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lunedì 24 agosto 2026

Il gran pensiero: "Magna cogitatio"

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori.

Così chiamava S. Agostino il pensiero dell'eternità: Il gran pensiero: "Magna cogitatio". Questo è quel pensiero, che ha mandati tanti solitari a vivere ne' deserti, tanti religiosi (anche re e regine) a rinserrarsi ne' chiostri, e tanti martiri a finir la vita ne' tormenti, affin di acquistarsi l'eternità beata del paradiso e di evitare l'eternità infelice dell'inferno. Il ven. Giov. Avila convertì una certa dama con queste due parole: "Signora, le disse, pensate a queste due parole: Sempre e mai". Un certo monaco si chiuse in una fossa, ed ivi non faceva altro che esclamare: "O eternità! O eternità!" Ah mio Dio, quante volte io mi ho meritata l'eternità dell'inferno! Oh non vi avessi mai offeso! Datemi dolore de' peccati miei, abbiate pietà di me.

Dicea lo stesso P. Avila che chi crede all'eternità e non si fa santo, merita star chiuso nella carcere de' pazzi. Ognuno che si fabbrica una casa, molto si studia per farla venire comoda, ariosa e bella, e dice: "Fatico, perché in questa casa ci ho da stare tutta la mia vita". E poi per la casa dell'eternità tanto poco si pensa! Giunti che saremo all'eternità, allora non si tratterà di stare in una casa più o meno comoda, più o meno ariosa; si tratterà di stare o in una reggia piena di tutte le delizie, o in una fossa piena di tutti i tormenti. E per quanto tempo? non per quaranta o cinquant'anni, ma per sempre, mentre Dio sarà Dio. I santi per salvarsi hanno stimato far poco, menar tutta la lor vita in penitenze, orazioni ed opere buone. E noi che facciamo? Ah mio Dio, già son passati tanti anni di mia vita, già la morte si accosta, e finora che bene mi trovo fatto per voi? Datemi luce, datemi forza a vivere per voi questi giorni che mi restano. Basta quanto vi ho offeso; ora vi voglio amare.

"Cum metu, et tremore vestram salutem operamini (Phil. 2. 12). Per salvarci bisogna che tremiamo di dannarci, e tremiamo non tanto dell'inferno, quanto del peccato, che solo può condurci all'inferno. Chi trema del peccato, fugge le occasioni pericolose, spesso si raccomanda a Dio, piglia i mezzi per conservarsi in grazia. Chi fa così, si salva; e chi non fa così, è moralmente impossibile che si salvi. Ed avvertiamo quel che dice S. Bernardo: "Nulla nimia securitas, ubi periclitatur aeternitas". Non v'è sicurtà che basta, per assicurare la eternità. Ah mio Redentore, il sangue vostro è la mia sicurtà. Io era già perduto per li peccati miei, ma voi m'offerite il perdono, s'io mi pento d'averli commessi. Sì che mi pento con tutto il cuore d'avere offeso voi, bontà infinita. Io v'amo, sommo bene, più d'ogni bene. Vedo che voi mi volete salvo, ed io voglio salvarmi per amarvi in eterno.

O Maria Madre di Dio, pregate Gesù per me.


[Brani tratti da "Via della salute"]



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