Per contattarmi: cordialiter@gmail.com


Se il blog ti piace e desideri aiutarmi affinché io possa dedicare il tempo necessario per continuare ad aggiornarlo ogni giorno e rispondere alle numerose e-mail dei lettori, puoi inviare un contributo libero. Per info: clicca qui.


Visualizzazioni totali

lunedì 30 novembre 2009

Querelato il parroco che ha abolito la Comunione sulla lingua


Alcuni giorni fa, vi ho raccontato dell'assurda vicenda avvenuta l'ultimo giorno dell'anno liturgico, quando un parroco (non il mio) ha imposto ai comunicandi di ricevere la Sacra Particola solo sulle mani.

Essendo stato commesso un abuso liturgico e violato un diritto dei fedeli, ho esposto querela presso il vescovo diocesano. Infatti l'istruzione “Redemptionis sacramentum” della Congregazione per il Culto Divino, al n° 184 stabilisce che in caso di abusi liturgici, qualsiasi fedele ha il diritto di sporgere querela presso il vescovo diocesano o anche presso la Santa Sede. Non si tratta di attuare una vendetta, bensì di esporre in maniera veritiera come sono andati i fatti. Ovviamente ho approfittato dell'occasione per esporre altri abusi commessi da questo parroco, tra i quali (solo per citarne alcuni), la recita da parte dei fedeli (per sua disposizione) di preghiere riservate al celebrante e la concelebrazione con un vescovo scismatico della Chiesa Ortodossa.

Ho terminato la lettera al vescovo affermando che per il momento ho ritenuto opportuno non sporgere querela presso la Sede Apostolica (come mi consente di fare la “Redemptionis sacramentum”), nella speranza che il parroco querelato ripristini presto il diritto dei fedeli di comunicarsi sulla lingua.

Insomma, ho cercato di essere diplomatico, ma il messaggio era chiaro: o il parroco ritorna ad osservare le norme liturgiche oppure valuterò l'opportunità di presentare querela presso la Congregazione del Culto Divino. Non penso che possa esserci qualche vescovo al quale faccia piacere che a Roma vengano a sapere degli abusi liturgici che avvengono nella propria diocesi.