(Brano tratto dagli scritti di Padre Giuseppe M. Leone, C.SS.R.)
Anche se nel linguaggio di tutti i giorni li usiamo spesso come sinonimi, da un punto di vista teologico, filosofico e storico esiste un abisso tra carità e filantropia.
La differenza fondamentale non sta nel cosa si fa (entrambe aiutano chi è in difficoltà), ma nel perché lo si fa e nella fonte da cui nasce l'azione.
1. La Filantropia: l'amore per l'uomo in quanto uomo
La parola viene dal greco phílos (amico/amante) e ánthrōpos (uomo): significa letteralmente "amore per l'umanità".
La fonte: È un sentimento puramente umano, basato sull'empatia, sulla solidarietà sociale o su un dovere etico. Il filantropo aiuta gli altri perché riconosce la dignità della condizione umana o perché vuole migliorare la società.
La dinamica: È un rapporto prevalentemente a due: Io (filantropo) → Tu (beneficiario). Io ho le risorse (economiche, intellettuali, di tempo) e le metto a disposizione della comunità.
L'obiettivo: Risolvere un problema concreto, promuovere il progresso, eliminare un'ingiustizia sociale.
2. La Carità: l'amore che viene da Dio
Nel contesto cristiano, la carità (dal latino caritas, traduzione del greco agápe) non è semplicemente "fare l'elemosina". È la più alta delle tre virtù teologali (insieme a fede e speranza).
La fonte: La fonte non è l'altruismo umano, ma Dio stesso. Il cristiano non ama l'altro per uno sforzo di volontà proprio, ma perché si sente amato da Dio e lascia che quell'amore scorra attraverso di lui. Come scrive San Giovanni: "Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo".
La dinamica: È un rapporto a tre: Io → Dio → Tu. Nella carità, il credente non vede nell'altro solo un "essere umano in difficoltà", ma Cristo stesso ("Ogni volta che avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me").
L'obiettivo: Non è solo il benessere materiale o sociale (che pure è fondamentale), ma la comunione profonda, la salvezza e la condivisione di un destino eterno.
La sintesi perfetta di Benedetto XVI
Nella sua enciclica Deus caritas est, papa Benedetto XVI ha spiegato che la Chiesa non può ridursi a una semplice organizzazione assistenziale o a una Ong filantropica. Se l'attività caritativa perdesse la sua dimensione di fede, diventerebbe semplice filantropia e smetterebbe di essere "carità", la quale deve sempre rendere visibile l'amore di Dio per l'uomo.
In breve: la filantropia dice "Ti aiuto perché sei un uomo come me"; la carità dice "Ti amo perché sei amato da Dio come me, e in te vedo il volto di Gesù".
