Per contattarmi: cordialiter@gmail.com


Se il blog ti piace e desideri aiutarmi affinché possa dedicare il tempo necessario per continuare ad aggiornarlo ogni giorno e rispondere alle e-mail dei lettori, puoi inviarmi una piccola donazione. Per info: clicca qui.


Visualizzazioni totali

mercoledì 11 marzo 2026

È peccato tatuarsi? (318)

La risposta breve è no, non è intrinsecamente un peccato, ma rischia di diventarlo. 
 
La Chiesa Cattolica non ha mai emanato una proibizione ufficiale contro i tatuaggi. Tuttavia, come spesso accade nella dottrina, la questione si sposta dal "cosa" al "perché" e al "come".

Come la morale tradizionale giudica i tatuaggi

🕊️ 1. Non è peccato intrinseco, ma atto moralmente “indifferente” che può diventare illecito

I moralisti classici non consideravano il tatuaggio un peccato in sé. Lo valutavano come:

  • modificazione del corpo (non mutilazione, perché non comporta perdita di funzione);

  • atto moralmente indifferente che può diventare peccaminoso in base a intenzione, contenuto, circostanze.

Questa impostazione deriva dal principio tomista: 👉 “Actus moralis speciem sumit ex fine et circumstantiis.”

🧭 2. I criteri morali usati dai manuali tradizionali

✔️ a) Rispetto del corpo (virtù della temperanza)

Il corpo è dono di Dio: non può essere deturpato senza motivo proporzionato. I moralisti distinguevano:

  • tatuaggi moderati → generalmente leciti;

  • tatuaggi deturpanti, eccessivi, volgari → moralmente illeciti.

Il criterio era la decorositas corporis, cioè la dignità esteriore.

✔️ b) Intenzione

Era il criterio più importante.

I moralisti condannavano come peccaminosi i tatuaggi fatti per:

  • vanità eccessiva;

  • ribellione all’autorità;

  • desiderio di imitare mode disordinate;

  • appartenenza a gruppi anticristiani;

  • motivazioni superstiziose o magiche.

Leciti invece se:

  • motivati da ragioni professionali (militari, marinai);

  • motivati da devozione (croci, simboli cristiani);

  • motivati da identificazione (pellegrini in Terra Santa).

✔️ c) Scandalo

Un tatuaggio che potesse:

  • indurre altri al peccato,

  • dare cattivo esempio,

  • creare confusione dottrinale,

era considerato illecito per scandalo.

Questo criterio era molto sentito nella morale tradizionale.

 

I moralisti Josuè Aertnys (1828-1907) e Cornelio Damen (1881-1953) nel loro maniale "Theologia Moralis secundum doctrinam S. Alfonsi de Ligorio" dicono che sono lecite le decorazioni del corpo che non corrompono la natura del corpo né offendono l’onestà, quelle invece che sono contro il decoro o i costumi cristiani sono illecite. Dicono anche che le spese inutili o troppo grandi, fatte per vana ostentazione o leggerezza, sono contro la virtù della temperanza e l’onestà cristiana.

Principio generale: la spesa inutile è di norma peccato veniale (cioè leggero).

Tutti i moralisti classici concordano: la spesa superflua, fatta per vanità o leggerezza, che non danneggia seriamente i doveri di stato, è peccato veniale. Perché? Perché viola la temperanza e la modestia cristiana, ma non comporta un danno grave.

Quando diventa peccato grave? I moralisti sono unanimi: la spesa diventa peccato mortale quando compromette un dovere grave. Esempi classici:

- sottrarre denaro necessario alla famiglia;

- spendere ciò che serve per pagare debiti urgenti;

- mettere a rischio il sostentamento proprio o dei figli;

- sperperare somme rilevanti che avrebbero un uso moralmente obbligato.

 


Curiosità storica: I tatuaggi dei pellegrini

Non tutti sanno che esiste una tradizione cattolica legata ai tatuaggi. Fin dal Medioevo e per secoli, i pellegrini che si recavano a Loreto o a Gerusalemme usavano tatuarsi piccoli simboli religiosi (come la croce di Gerusalemme o simboli mariani) come prova indelebile del loro viaggio e della loro devozione. Era un marchio d'onore e di fede.

E il Vecchio Testamento?

Spesso chi sostiene che il tatuaggio sia peccato cita il libro del Levitico (19,28): "Non vi farete incisioni nella carne per un defunto, né vi farete tatuaggi".

Tuttavia, la teologia cattolica interpreta quel divieto come una norma rituale dell'antico Israele volta a distinguere il popolo eletto dai popoli pagani vicini, che usavano i tatuaggi durante riti funebri o magici. Con il Nuovo Testamento, queste leggi cerimoniali sono considerate superate.

In sintesi: Se il tatuaggio non è offensivo, non è eccessivo e non danneggia la salute, è considerato una scelta di libertà personale che non pregiudica la vita di grazia, ma perché spendere tantui soldi per una cosa del genere? Non sarebbe meglio spendere quei soldi per qualcosa di più utile a sé stessi o al prossimo?