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domenica 29 maggio 2022

La speranza apostolica

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).

O Gesù, nella tua potenza, nel tuo amore infinito, nella tua Passione ripongo ogni speranza per le anime che mi hai affidate. 

1 - Nel suo lavoro l’apostolo ha bisogno di essere sostenuto da una forte speranza. I momenti di entusiasmo sono brevi, ai successi presto seguono gli insuccessi, le difficoltà sono molte, la lotta sferrata dalle forze nemiche è aspra ed incessante e, se l’apostolo non fosse ancorato in Dio mediante una salda speranza teologale, prima o dopo finirebbe per desistere, sfiduciato, dall’impresa. «Io ho vinto il mondo» (Gv. 16, 33), ha detto Gesù e, inviando gli Apostoli a continuare la sua missione vittoriosa, li ha assicurati: «Sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo» (Mt. 28, 20). Ecco il fondamento della speranza apostolica: la vittoria di Cristo, la sua incessante assistenza. Sì, Egli è con noi tutti i giorni, quindi anche nei giorni tenebrosi quando l’orizzonte è buio, senza uno spiraglio di luce, quando il nemico trionfa, gli amici se ne vanno e, umanamente parlando, non si vede alcuna possibilità di riuscita. Se confidassimo nelle nostre risorse, nelle nostre capacità, nelle nostre opere, avremmo ragione di disperare e di arrenderci, ma non è così. Noi speriamo, e siamo certi nella nostra speranza, perché Dio è onnipotente, perché Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi, perché Cristo ci ha redenti col suo Sangue, perché è morto per noi e per noi è risorto, perché infine le sue promesse - promesse di un Dio - son infallibili: «il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Mt. 24,35).

Appoggiandosi appunto alla volontà salvifica di Dio, alla sua potenza infinita, alla Redenzione di Cristo, l’apostolo deve nutrire la speranza certa che, in definitiva, la grazia trionferà. Ma nello stesso tempo, per non esporsi ad illusioni, deve essere convinto che alla vittoria non si arriva se non passando attraverso il Calvario. «L’apostolo non è da più di Colui che l’ha mandato» (Gv. 13, 16); se Gesù è giunto al trionfo della Risurrezione solo dopo la sua Passione e morte dolorosissima, non può l’apostolo pretendere di battere altra via. Verranno necessariamente anche per lui le ore delle tenebre, ma, anziché essere segno di sconfitta, esse saranno il preludio della vittoria; anziché essere segno di abbandono da parte di Dio, saranno la riprova che Dio è con lui, appunto perché lo conduce per la medesima via per la quale ha condotto il suo Figlio divino. 

2 - [...] Attraverso le persecuzioni, le umiliazioni, gli insuccessi l’apostolo imparerà a non confidare nelle proprie forze, a ritenersi servo inutile anche dopo aver molto faticato, a convincersi della propria insufficienza e dell'insufficienza di tutti i mezzi umani e, quindi, a riporre solo in Dio tutte le sue speranze. Imparerà a lavorare unicamente per amor di Dio, senza cercare il conforto della riuscita, rinunciando anche alla legittima soddisfazione di costatare i risultati delle sue fatiche; imparerà a svincolarsi dall’opinione e dal giudizio degli uomini, ad agire indipendentemente dalla loro approvazione o disapprovazione e ad attendere solo al giudizio ed all’approvazione di Dio. Le traversie e i dispiaceri che l’apostolo incontra nel suo lavoro costituiscono la sua notte oscura, paragonabile a quella dei contemplativi; notte dolorosa, ma preziosissima, perché ordinata a purificare il suo spirito da tutti i residui dell’amor proprio, dell’egoismo, della vanità, dell’attacco alle creature e alla loro stima. Se bene accettata, questa notte lo condurrà grado grado ad una purezza interiore sempre più grande e perciò ad un’unione con Dio sempre più piena. Egli dunque, deve rimanere saldo nella sua speranza e, nonostante le lotte, le difficoltà, gli insuccessi, deve essere sicuro della riuscita non solo per la salvezza delle anime a lui affidate, ma anche per la sua personale santificazione. Che se, permettendolo Dio, questa riuscita gli resterà nascosta e tutto il suo lavoro, come quello di Gesù, terminerà in un’apparente sconfitta, nelle Piaghe e nel Sangue del divin Crocifisso troverà la forza di sperare ancora, sperare contro ogni speranza. 

Colloquio - «O Signore, voglio attirare la tua misericordia su questo povero mondo, non solo con la generosità del mio sacrificio, del mio distacco, ma anche con la generosità della mia confidenza. Voglio credere contro ogni evidenza, sperare contro ogni speranza. Voglio credere con fiducia incrollabile anche quando le cose sembrano diventare sempre più penose e difficili a risolversi. O Signore, voglio commuoverti con la fermezza e la generosità della mia confidenza! 

«So e credo fermamente che Tu mi ami, che tutto permetti per la tua maggior gloria e per il mio maggior bene; so ch’io posso cooperare alla salvezza delle anime e che le sofferenze del tempo non hanno proporzione con la futura gloria, so che per farsi santi bisogna soffrir molto e che si giunge all’amore puro attraverso il puro patire; so che tutto mi è possibile in te che sei il mio sostegno. 

«Anche quando fossi affranta, oppressa da tenebre, angoscia, agonia, guardando te, Gesù Crocifisso, potrei sempre gustare una gioia intima, soprannaturale, poiché Tu mi ammetti a condividere le tue sofferenze onde conformarmi alla tua Passione e un giorno ammettermi alla partecipazione della tua gloria. 

«O Gesù, di fronte a qualsiasi sofferenza, umiliazione, prova, dolore interno od esterno, posso sempre rallegrarmi pensando che Tu mi fai l’onore d’invitarmi a partecipare alla tua Passione, alla tua opera redentrice per le anime. Perciò, lungi dal considerare questi dolori come dei mali, insegnami ad abbracciarli e ad accoglierli come favori e mezzi preziosi per la mia santificazione, vivificandoli con l’amore e con la pacifica, totale adesione alla tua volontà. O Signore, con questo spirito intendo offrirti la mia preghiera, la mia mortificazione, la quotidiana rinuncia, la continua accettazione delle sofferenze che mi manderai, per attirare grazie sulla Chiesa tutta, per salvare le anime » (cfr. Sr. Carmela d. Spirito S., o.c.d.). 

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


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