Buona cosa è il confidare in Dio, ma non si conviene mai presumere audacemente e pigliar baldanza di darsi in braccio alle passioni dicendo: - Dio è buono e mi perdonerà - perché quando meno si aspetta può coglierci la morte. Era alla corte di Arrigo VIII d'Inghilterra un gentiluomo il quale d'altro non si curava che di pigliarsi ogni piacere e di darsi bel tempo. Il gran cancelliere Tommaso Moro, ottimo cristiano, gli fu attorno con bella maniera confortandolo a lasciare la sozza vita che menava e provvedere per tempo all'anima sua. – Che, che? rispose colui, non vi date tanto pensiero dei fatti miei, caro Tommaso: io, vedete, ho due paroline che mi basteranno a ottenere intero perdono da Dio quando sarò in sul morire. - E che paroline sono codeste? disse Tommaso. - Eccovi: Signore, perdonatemi! Come io abbia pronunziato queste parole, tutte le me colpe restano cancellate. - Tommaso Moro gli dimostrò per varie maniere il grande pericolo a cui si metteva di dannare l'anima sua, ma il mal uomo, che di conversione e di penitenza non voleva saperne, seguitava pure dire e ripetere che quelle due paroline bastavano e sopravanzavano, e niuno mutamento fece nella sua malvagia vita.
Gli accadde un giorno che cavalcando per diporto nella campagna ebbe a passare un ponte, ed il cavallo appena vi fu sopra imbizzarrì improvvisamente, e dato un salto nella spalliera precipitò nell'acqua con addosso il cavaliere. Quello era il momento di dire le due paroline con cuor compunto e con vero proposito di cambiar vita, ma ahimè! invece di dire: Signore aiutatemi, ne disse di molto diverse: il diavolo ne porti te e me; e fu inghiottito dai flutti, dando troppo a temere che la presunzione di salvarsi lo conducesse all'eterna perdizione.
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