Solo fissando lo sguardo su Gesù, il Paziente divino, s’impara a esercitare la pazienza. Quando vediamo lui, venuto al mondo per salvarci, vivere fin dai primi istanti della sua esistenza terrena in mezzo ai disagi, alle privazioni, alla povertà, e poi alle incomprensioni, alle persecuzioni, fatto segno all'odio dei suoi stessi concittadini, calunniato, cercato a morte, tradito da un amico, processato e condannato come un malfattore, il nostro animo si scuote e comprende che non possiamo essere suoi discepoli, se non battendo il suo stesso cammino. Se Gesù, innocentissimo, ha tanto sopportato per amor nostro, non sapremo noi, peccatori e quindi meritevoli di sofferenza, sopportare qualche cosa per amor suo? Per quanto nella nostra vita ci possa essere da soffrire, sarà sempre ben poco, anzi nulla di fronte alle infinite sofferenze di Gesù, perché Gesù nella sua Passione non ha abbracciato il dolore di una sola vita o di molte vite umane, ma il dolore di tutta l’umanità.
[Brano tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].
