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venerdì 8 aprile 2016

Intervista a un'archeologa

Da quando ho aperto i miei blog sono stato contattato da tantissime persone, con alcune delle quali è nata un'amicizia. Tra questi lettori e lettrici c'è anche una ragazza lombarda laureata in archeologia che ho avuto modo di conoscere personalmente (nel 2015 siamo stati per alcuni mesi “vicini di casa” in un paese dell'Italia centrale, quindi mangiavamo spesso assieme e trascorrevamo molto tempo a discutere di temi importanti). Adesso viviamo lontano ma ogni tanto ci sentiamo ancora. Le ho rivolto alcune domande alle quali ha risposto volentieri.

- So che hai assistito diverse volte alla liturgia tradizionale. È solo un interesse per il latino, oppure ti affascina la grande sacralità del rito antico?

- Entrambe le cose. Amo molto la lingua latina, ma credo anche che nel rito antico si esprima con più forza la sacralità di quella che non solo è memoria, ma memoriale del sacrificio di Cristo. Gesti come la comunione in ginocchio, ci ricordano di Chi siamo alla presenza. Siamo in un secolo di grande confusione spirituale: nel nuovo rito l'importanza dell'Eucarestia dovrebbe essere resa meglio visibile attraverso i gesti, dato che oggi molti non credono più a questo grande Mistero. Inoltre i canti del vecchio rito portano alla contemplazione, mentre molte canzonette moderne, spesso prive di contenuto, non riescono ad elevare l'animo a Dio che è Suprema Bellezza: non dovrebbe quindi esservi nulla di banale nel culto che Gli si rende!

- Tu sei laureata in archeologia. Quali sono i siti archeologici italiani riguardanti la cristianità che ti affascinano maggiormente?

- Con questa domanda mi mandi un po' in crisi: è difficile scegliere! E' sempre emozionante camminare dove hanno camminato i tuoi fratelli cristiani prima di te, ma devo dire che le catacombe hanno per me un fascino particolare. Tali luoghi, come certamente saprai, erano cimiteri collettivi cristiani, il luogo del riposo in attesa della resurrezione (infatti il termine cimitero, con cui venivano indicate le prime aree sepolcrali comuni, significa dormitorio). Le motivazioni che spinsero i cristiani a creare dei veri e propri cimiteri collettivi - non da subito sotterranei - furono il forte senso comunitario (che oggi pare essersi perso in molte parrocchie), ma anche l'esigenza di garantire anche ai più poveri una sepoltura e il compiere riti funebri connotati in senso cristiano (e quindi necessitanti di spazi appositi). Erano anche il luogo del riposo dei martiri e questo le portò ad essere vere e proprie mete di pellegrinaggio, con la costruzione di basiliche soprastanti, a partire dell'epoca costantiniana. Nelle catacombe tendenzialmente non troviamo aggiunte posteriori, come può accadere per una basilica: in esse tutto è rimasto come allora e sembra davvero di fare un viaggio nel tempo!

- Noi ci conosciamo di persona. Abbiamo parlato tante volte e fatto assieme delle "passeggiate" in alcuni centri storici. Mi facevi praticamente da "guida turistica", e devo dirti che mi piaceva ascoltarti. Sai parlare di archeologia, arte e storia senza essere noiosa. Da qualche tempo hai deciso di dedicarti a realizzare opere di arte sacra. Lo fai per passione o solo per cercare di guadagnarti onestamente di che vivere?

- Entrambe le cose. Nel corso della mia vita ho svolto innumerevoli lavori, ma non mi hanno mai lasciata soddisfatta. Di recente ho scoperto quanto mi piaccia realizzare oggetti religiosi con le mie mani: è un lavoro che mi permette di pensare molto a Dio e di pregare. E poi è bello sapere che qualcuno si servirà dei miei oggetti per pregare o meditare. E' un mio modo per fare qualcosa per Dio che tanto ha fatto per me. Sono però consapevole di dover ancora imparare molto, per questo penso di investire un po' del mio tempo in corsi che mi permettano di perfezionarmi, e per fare ciò sto cercando in questo modo di incrementare le mie risorse economiche.

- Dopo aver fatto del decoupage pittorico ti sei sentita affascinata dall'idea di "scrivere" vere icone e hai frequentato delle lezioni private di iconografia per perfezionare la tecnica. A te interessa solo l'aspetto puramente artistico, oppure anche tutto il discorso spirituale che sta dietro la "scrittura" delle icone, come insegnato dai monaci bizantini?

- Ammetto che fino a un anno fa non mi ero mai interessata di icone. Sì, mi piacevano, ma non avevo mai approfondito l'argomento. Poi, facendo il decoupage pittorico di un Cristo Pantocratore mi sono accorta che non ero solo io a guardare l'immagine, ma era anche l'Immagine che guardava me. Per citare Oliver Clement, poeta e teologo orientale: "Qualcuno m'ha guardato. Lui, sull'icona". Ho scoperto un mondo! Gli orientali vedono nella bellezza delle icone un modo per elevare l'animo alla contemplazione delle realtà celesti, una via di conoscenza del mondo divino. L'icona viene vista come mediatrice tra visibile e invisibile, tra il mondo della materia e quello dell'intelligibile: attraverso infatti la contemplazione del mondo visibile si rende possibile accostarsi all'invisibile.

- Oltre alle icone, quali oggetti artistici ti piace realizzare?

- Realizzo rosari (li faccio in pasta di mais colorata), quadretti con soggetti sacri o con preghiere, segnalibri, portachiavi con simboli cristiani e altri piccoli oggetti. In realtà mi piacerebbe specializzarmi nella creazione di paramenti sacri, ma ho ancora tantissimo da imparare!

- Se qualcuno desidera avere informazioni sulle tue opere artistiche (nelle foto pubblicate nel post), a quale indirizzo può scriverti?

- Per richiedere qualche oggetto o per avere semplici informazioni mi si può scrivere a questo indirizzo: artigianatosangiuseppe@gmail.com 


Alcune foto delle opere che ha realizzato la mia amica.









N. B. La foto della vera icona in stile bizantino che sta realizzando con l'aiuto della sua insegnante iconografa non l'ho pubblicata perché non è ancora completamente terminata.