Ecco come si struttura l'uso delle lingue nelle loro celebrazioni:
1. Il binomio Arabo-Greco
Storicamente, il greco era la lingua della liturgia imperiale di Costantinopoli (da qui il termine "Greco"-Melchita). Tuttavia, con il radicamento nelle terre del Levante (Siria, Libano, Giordania, Palestina), l'arabo è diventato la lingua del popolo e, di conseguenza, della preghiera.
* L'Arabo: È la lingua principale della liturgia odierna. Viene usato per la maggior parte delle letture, delle preghiere e dei canti, affinché i fedeli possano comprendere appieno il mistero celebrato.
* Il Greco: Non è sparito, ma ha mantenuto un ruolo onorifico e rituale. Viene spesso usato per i canti più solenni o per le parti fisse della Divina Liturgia (come il Kyrie Eleison, il Trisagion o l'invocazione dello Spirito Santo).
2. Una liturgia "Trilingue" (e oltre)
A causa della forte diaspora melchita nel mondo, non è raro assistere a celebrazioni che mescolano tre o più lingue:
* Arabo e Greco: Per mantenere il legame con le radici e l'identità mediorientale.
* Lingua Locale: Nelle comunità melchite in Italia, Stati Uniti o Brasile, si inseriscono ampie parti in italiano, inglese o portoghese.
Le parti solitamente cantate in Greco
Anche nelle parrocchie più "arabizzate", è comune sentire in greco:
* L'Apolytikion: Il tropario (canto) finale o specifico della festa.
* L'Axion Estin: L'inno alla Madre di Dio.
* Il Segno della Croce: Spesso recitato o cantato con formule che richiamano la tradizione bizantina greca.
> Nota di colore: I Melchiti sono famosi per il loro canto liturgico, che fonde la struttura bizantina con le microtonalità e il calore della musica araba tradizionale. Il risultato è un'esperienza sonora unica nel panorama cristiano.