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mercoledì 23 agosto 2017

Anche i ricchi possono salvarsi l'anima

Tempo fa mi ha scritto un gentile lettore del blog per precisare che anche i ricchi possono evitare l'inferno se non attaccano esageratamente il proprio cuore alle ricchezze.


Carissimo, 
                 ho scoperto da qualche tempo il suo bellissimo blog e la ringrazio perché vi ho trovato molti spunti di riflessione e tanto buon senso: un buon senso, sia nelle cose alte dello spirito che nelle cose ordinarie della vita quotidiana, che mi sembra inscindibilmente connesso al modo tradizionale di vivere e professare la Fede, e che pare invece latitante nelle visioni moderne e progressiste della religione, della società e dell’uomo. 

(...) però ho letto una sua risposta alla lettera di un lettore sullo spirito sociale, nella quale afferma che secondo il Vangelo è molto difficile che un ricco si converta e che i ricchi possano salvarsi, e questo un po’ mi è dispiaciuto. Non vorrei affrontare il tema sul piano teologico, anche perché rischierei di dire sciocchezze, però vorrei osservare che la ricchezza in se stessa non dovrebbe essere un peccato, così come non dovrebbe essere un merito in se stessa la povertà materiale. 

Credo invece che il Signore giudichi il cuore e le azioni del ricco, cioè il modo con cui ha saputo impiegare i talenti che gli sono stati gratuitamente concessi, più che il suo stato materiale: personalmente mi consta, anche per esperienza diretta, che esistano e siano sempre esistite persone o famiglie abbienti capaci di usare dei propri mezzi per dar gloria in vari modi a Dio: con opere di misericordia, con l’istituzione di fondazioni benefiche, ad esempio, o supportando iniziative di sacerdoti e religiosi, e in molte altre ben note maniere. 

[…] Può essere che il benessere materiale ottunda la coscienza e renda più difficile salvarsi ad un benestante che a un indigente (...), tuttavia esistono parecchi esempi, come il caso dell’editore Leonardo Mondadori, raccontato da Vittorio Messori in un famoso libro-intervista, o quello della principessa Alessandra Borghese, che mi sembrano mostrare come il Signore, nella sua misericordia infinita, non usi il redditometro per concedere la grazia della conversione. 

Forse la povertà di spirito andrebbe intesa come distacco del cuore dai beni materiali, cercando, con la Grazia di Dio, di concepirli come un mezzo (per fare il bene) e non come un fine (da amare in sé e per sé) […]. 

Spero possa accogliere con simpatia questa superficiale riflessione, e le auguro ogni successo per il suo blog di cui continuerò ad essere affezionato lettore e propagandista .

Un caro saluto in Gesù e Maria,

(lettera firmata)


Carissimo in Cristo,
                                     dammi pure del tu, lo preferisco.

Sono contento che sul mio blog hai trovato spesso degli utili spunti di riflessione. Per quanto riguarda i ricchi, mi dispiace di aver dato quasi l'impressione che per loro non ci sia possibilità di salvezza; non è mia intenzione far disperare la gente, anzi cerco sempre di esortare a confidare nella Divina Misericordia.

Le cose che ho scritto sulla ricchezza non sono delle mie semplici opinioni personali, ma sono concetti che ho appreso da autorevoli e dotti autori come Sant'Alfonso Maria de Liguori (penso ad esempio al capitolo sulla povertà del celebre libro “La vera sposa di Gesù Cristo”). Come tu stesso hai notato, la ricchezza in se stessa non è un peccato, come la povertà non è in se stessa un merito. Tuttavia le ricchezze rappresentano un pericolo per l'anima, poiché l'esperienza dimostra che spesso (non sempre) coloro che le possiedono finiscono col mettere al primo posto nella vita i beni materiali, trascurando di accumulare i beni celesti, che sono eterni. Del resto non è necessario citare Sant'Alfonso, visto che è stato Gesù Cristo, il nostro amabile Redentore Divino, a dire che difficilmente i ricchi entreranno nel Regno dei Cieli, e che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, anziché un ricco si salvi (cfr. Matteo 19, 23 – 24). 

Coloro che possiedono delle ricchezze materiali non devono scoraggiarsi e pensare che per loro non ci sia possibilità di salvezza. Le porte della Divina Misericordia sono spalancate per tutti, anche per i ricchi. San Francesco di Sales nel suo aureo libro “Filotea” (cfr. parte terza, capitoli XIV e XV ) spiega come ci si deve comportare con i beni materiali: bisogna considerarli come avuti in prestito da Dio, senza attaccarvi il proprio cuore. Un ricco, se è vero seguace di Cristo, non si rifiuta di aiutare i bisognosi, cerca di avere uno stile di vita sobrio, evita gli sperperi e le spese eccessive (pensiamo ad esempio ai sandali griffati da 1.000 euro e alle automobili lussuose da 90.000 euro), dà un giusto salario ai dipendenti, ecc.

A volte penso al grande bene che potrebbero fare i ricchi che imperano a Wall Street e sugli altri mercati finanziari, se usassero i loro beni materiali per la maggior gloria di Dio. Ad esempio potrebbero aprire scuole cattoliche gratuite per i poveri, produrre film edificanti, stampare e diffondere a prezzi popolari i classici del cattolicesimo ("Storia di un'anima", “Filotea”, “Imitazione di Cristo”, “Le Glorie di Maria”, ecc.), finanziare la costruzione di nuovi seminari tradizionali, lanciare campagne pubblicitarie per far conoscere ai giovani la bellezza della vita religiosa, costruire delle “cittadelle della Tradizione” in stile reducciones gesuitiche, finanziare il lavoro apostolico dei missionari, dar vita a nuove associazioni cattoliche in campo sportivo, culturale, scoutistico, che contribuiscano a risanare la mentalità pagana della società, ecc. Quante cose buone si potrebbero fare utilizzando saggiamente le ricchezze materiali!

Bisognerebbe lanciare una crociata di preghiere per la conversione dei ricchi, perché con la conversione di uno di loro si salverebbero tante altre anime.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter