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domenica 27 maggio 2018

O un matrimonio veramente cristiano, o niente

Tempo fa una giovane professoressa mentre navigava sul web è “incappata” in un mio scritto riguardante il matrimonio cristiano. È rimasta felicemente meravigliata nel leggere che aderisco alla Dottrina Cattolica tutta intera circa la vita coniugale e il comportamento da tenere durante il fidanzamento, e così ha deciso di contattarmi subito, con l’obiettivo di poter conoscermi meglio ed eventualmente allacciare una relazione sentimentale. Anche a voce le ho parlato a lungo di quel che la Chiesa o altri dotti autori cattolici insegnano sul tema del matrimonio cristiano, facendo crescere in lei l’entusiasmo. Mai nessun ragazzo le aveva fatto simili discorsi. Sentiva tanta gioia dentro di sé, il suo cuore sembrava di essere già in… luna di miele. Nel giro di pochi giorni si era già molto affezionata a me, anche perché la trattavo con grande rispetto, gentilezza e dolcezza (non era abituata ad essere trattata così bene). Tuttavia, per esperienza personale, sapendo che non proveniva da ambienti tradizionali, ho voluto affrontare certi argomenti (ad esempio il tema dell’educazione cristiana della prole secondo gli insegnamenti dell’enciclica “Divini Illius Magistri”) che con altre donne hanno messo in rilievo delle divergenze. 

Ormai i miei blog hanno sfondato da tempo la quota di 3 milioni di visite, ma ovviamente non si tratta solo di persone che hanno una mentalità tradizionale. Ogni mese, dopo essere “incappate” in qualche mio scritto sul tema del matrimonio vissuto rispettando la Legge Eterna di Dio, mi scrivono delle donne che sono alla “disperata ricerca” di un marito cristiano. Generalmente si tratta di insegnanti (specialmente di Religione) e di infermiere, ma quasi tutte non bazzicano ambienti tradizionali, pertanto ho notato che per loro l’impatto con un tradizionalista è troppo forte, sono abituate ad avere a che fare con altri tipi di uomini (quelli che hanno una mentalità mondana). Da un lato apprezzano tanto il modo rispettoso e gentile con cui le tratto, dall’altro ritengono un po’ esagerate alcune mie idee, ad esempio un’insegnante che lavora in Lombardia, dopo avermi contattato, si è tirata indietro dicendomi che le ricordo un suo ex fidanzato, il quale considerava pericolosi da un punto di vista morale certi svaghi che vanno di moda tra i mondani, mentre un’infermiera del sud Italia mi ha detto che sono troppo “inquadrato” (ha utilizzato esplicitamente questo vocabolo). :-) 

Purtroppo, mi rendo conto che è difficile far capire alle persone che non provengono da ambienti tradizionali, che quelle cose che loro ritengono delle “esagerazioni”, non sono frutto di mie elucubrazioni mentali, ma sono cose che ho letto su libri di Teologia Morale scritti da dotti autori (Sant’Alfonso, Frassinetti, Jone, Piscetta, Tillmann, ed altri) o addirittura fanno parte del Magistero della Chiesa (come la già citata enciclica “Divini Illius Magistri” di Pio XI, oppure l’allocuzione “Una gioia” con cui Pio XII incoraggiò le ragazze di Azione Cattolica ad utilizzare abiti degni di essere indossati da donne cristiane). Invece le donne che hanno una mentalità davvero tradizionale accolgono con maggiore docilità certi discorsi su temi morali, come ad esempio il dovere di utilizzare, anche nei caldi mesi estivi, abiti che tutelano il pudore. 

Non mi rattrista l’eventualità di rimanere celibe, non sono un tipo disposto a sposarsi ad ogni costo. Potrei sposarmi solo con qualche donna che ha intenzione di vivere la vita coniugale nella fedeltà alla Tradizione Cattolica.