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giovedì 2 aprile 2026

Gratitudine verso Dio

Don Bosco con Maria Ausiliatrice e Gesù Bambino
«[…] Non fa elemosina solamente colui che dà pane ai poveri. Domandano pure riconoscenza i benefizi intellettuali e gli spirituali. La gratitudine non si deve fermar solo alle persone, ma deve andare a Dio rappresentato dalle persone stesse. È per mezzo di esse che il Signore ci benefica». Così parlava Don Bosco il 22 giugno 1864 ai giovani.

 [Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].

Passione di Gesù Cristo e il Sacramento dell'altare

Oh che due gran misteri di speranza e di amore sono per noi la Passione di Gesù Cristo e il Sacramento dell'altare! Misteri che, se la fede non ce ne accertasse, e chi mai potrebbe crederli? Un Dio onnipotente voler farsi uomo, spargere tutto il suo sangue e morir di dolore sovra d'un legno; e perchè? per pagare i nostri peccati e salvare noi vermi ribelli! E poi il medesimo suo corpo, un giorno sacrificato per noi sulla croce, volercelo dare in cibo per così unirsi tutto con noi! Oh Dio che questi due misteri dovrebbero incenerire d'amore tutti i cuori degli uomini. E qual peccatore dissoluto che sia, potrà disperare del perdono, se si pente del male che ha fatto, vedendo un Dio così innamorato degli uomini ed inclinato a far loro bene?


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)


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Pensiero del giorno

Nell’assistere alla Santa Messa rinnova la tua fede e medita quale vittima s’immola per te alla divina giustizia per placarla e renderla propizia. Non allontanarti dall’altare senza versare lagrime di dolore e di amore per Gesù, crocefisso per la tua eterna salute.



(Pensiero di San Pio da Pietrelcina)

mercoledì 1 aprile 2026

Passione di Cristo

Diceva S. Agostino che vale più una sola lacrima sparsa meditando sulla Passione di Cristo, che un pellegrinaggio sino a Gerusalemme ed un anno di digiuno a pane ed acqua. Sì, il nostro amante Salvatore ha patito tanto affinché vi pensassimo, poiché pensandovi non è possibile non infiammarsi del divino amore. Gesù da pochi è amato, perché pochi sono quelli che considerano le pene che ha patito per noi; ma chi le considera spesso, non può vivere senza Gesù. Si sentirà talmente stringere dal suo amore che non gli sarà possibile resistere a non amare un Dio così innamorato che tanto ha patito per farsi amare. S. Francesco piangeva nel meditare le sofferenze di Gesù Cristo. Una volta mentre lacrimava gli venne chiesto che problema avesse, egli rispose che piangeva per i dolori e gli affronti dati al Signore e si dispiaceva nel vedere gli uomini ingrati che non l'amano e non lo pensano.

[Brano tratto da "Meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo", di S. Alfonso Maria de Liguori, casa editrice "Fede & Cultura"].

Pensiero del giorno

Gesù CristoAltro punto importante da tener sempre presente nell’esame di coscienza è quello di sorvegliare e tener desta la tendenza verso la santità, il desiderio di far sempre quel che più piace a Dio, perché questa è la molla della vita spirituale, della generosità. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 31 marzo 2026

Devo morire

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


È un ricordo molto utile per la salute eterna il dire spesso fra noi: Ho da morire un giorno. La chiesa ogni anno nel giorno delle ceneri dà questo ricordo ai fedeli: Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris. Ma questa verità della morte ci vien ricordata molto spesso fra l'anno, ora dai cimiteri che incontriamo nelle vie, ora dalle tombe che vediamo nelle chiese, ed ora dai morti che si portano a seppellire.

I mobili più preziosi che portavansi gli anacoreti nelle loro grotte erano una croce ed un teschio di morto: la croce per ricordarsi dell'amore portato a noi da Gesù Cristo, e il teschio per ricordarsi del giorno della loro morte. E così perseveravano essi nella penitenza sino alla fine de' loro giorni; e morendo da poveri in quel deserto, morivano più contenti che non muoiono i monarchi nelle loro reggie.

(...) In questa terra chi vive più, chi vive meno; ma per ognuno o più presto o più tardi ha da venire la fine; ed in questa fine che sarà il punto di morte, niun'altra cosa ci consolerà, che l'aver amato Gesù Cristo, e l'aver patito con pazienza per amor suo i travagli di questa vita. No che non consolano allora né le ricchezze acquistate né gli onori avuti né i diletti presi. Tutte le grandezze di questo mondo non consolano i moribondi, ma loro dan pena; e quante più se ne son procurate, tanto più crescerà la pena. Dicea suor Margarita di sant'Anna monaca carmelitana scalza e figlia di Ridolfo II. Imperatore: A che servono i regni nell'ora della morte?

Oimè a quanti mondani avviene che quando sono più occupati a procurarsi guadagni, poderi e cariche, venga detto loro colla nuova della morte: Dispone domui tuae, quia morieris et non vives. Signor tale, è tempo che pensiate a far testamento, perché state male! Oh Dio, qual pena avrà colui che sta vicino a guadagnar quella lite, a prender possesso di quel palagio o di quel feudo, in sentirsi dire dal sacerdote ch'è venuto a raccomandargli l'anima: Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo! Partiti da questo mondo e va a rendere i conti a Gesù Cristo! Ma ora non mi trovo apparecchiato bene. Ma che importa? ora bisogna partire.

Ah mio Dio, datemi luce, datemi forza di spender la vita che mi resta in servirvi ed amarvi! Se ora dovessi morire non morrei contento, morrei inquieto. Dunque che aspetto? che mi colga la morte con gran pericolo della mia salute eterna? Signore, se sono stato pazzo per lo passato non voglio esserlo più. Ora mi do tutto a voi, accettatemi voi e soccorretemi colla vostra grazia.

In somma per ognuno ha da venir la fine, e colla fine giungerà quel momento decisivo di avere una felice o infelice eternità: Oh momentum a quo pendet aeternitas! Oh pensassero tutti a questo gran momento ed al conto che in esso deve rendersi al Giudice di tutta la vita! (...) Certamente che non attenderebbero ad ammassar danari, e faticare per farsi grandi in questa vita che finisce; ma penserebbero a farsi santi e a diventar grandi in quella che non finisce mai.

Se dunque abbiamo fede e crediamo che vi è morte, giudizio ed eternità, procuriamo ne' giorni che ci restano di vivere solo a Dio. E perciò procuriamo di vivere da pellegrini in questa terra, pensando che presto avremo a lasciarla. Viviamo sempre a vista della morte, e negli affari di questa vita eleggiamo di fare quel che faremmo in punto di morte. Tutte le cose della terra o ci lasciano o le abbiamo da lasciare. Sentiamo Gesù Cristo che ci dice: Thesaurizate vobis thesauros in coelo, ubi neque aerugo neque tinea demolitur. Disprezziamo i tesori della terra che non possono contentarci e presto finiscono, e guadagniamoci i tesori del cielo che ci faranno beati e non finiranno mai.

Misero me, Signore, che per le cose della terra ho tante volte voltate le spalle a voi bene infinito! Conosco la mia pazzia di aver cercato nel tempo passato di acquistare gran nome e di far fortuna nel mondo. La fortuna mia voglio che non sia altra da ogg'innanzi che l'amarvi e fare in tutto la vostra volontà. Gesù mio, toglietemi voi il desiderio di comparire, fatemi amare i disprezzi e la vita nascosta. Datemi forza di negarmi tutto ciò che a voi non piace. Fate ch'io abbracci con pace le infermità, le persecuzioni, le desolazioni e tutte le croci che m'inviate. Oh! potessi morire per amor vostro abbandonato da tutti, come voi siete morto per me! Vergine santa, le vostre preghiere possono farmi trovare la vera fortuna ch'è d'amare assai il vostro Figlio; deh! pregatelo per me, in voi confido.



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Pensiero del giorno

Le anime, le anime, quanto sono belle le anime, e quanto è sublime il compito di salvarle! [...] non c'è soddisfazione più bella e più piena che rintracciarle e portarle a Dio, come pecorelle smarrite tra i dirupi, [...] come figli fuggiti dal cuore paterno di Dio che sempre le ricerca e sempre le ama, perché sono sue creature. 

[Brano tratto dal commento di Don Dolindo Ruotolo alla Seconda lettera di San Paolo ai Corinzi, Apostolato Stampa].

lunedì 30 marzo 2026

Insegnare bene l'ascetica nei seminari

Ripubblico alcuni brani di una lettera che tempo fa mi scrisse Giustina (pseudonimo scelto da una signora che mi ha concesso la facoltà di poter pubblicare sul blog i suoi scritti).


Caro D.,
               [...] Leggo sempre il tuo blog, appena possibile invierò un piccolo contributo per questa bellissima opera di evangelizzazione e per le iniziative che porti avanti. Non immagini quanto possa essere utile. Ho letto con molto interesse tutte le riflessioni sulla penitenza e mi si è allargato il cuore: quasi nessuno cita i compendi di teologia ascetica e mistica. [...]

Speriamo davvero che la Santa Vergine ci invii anche dei bravi sacerdoti: lo scorso venerdì sono andata in quella che dovrebbe essere la mia parrocchia, qui a [...]. Il Parroco organizza per ogni venerdì di Quaresima una spiegazione dei sacramenti e toccava appunto alla confessione. Non ho mai sentito tanto l'esigenza di pregare per lui e per le cose scorrette che stava dicendo, tra cui l'irrisione della confessione generale [...].

E' abbastanza sconfortante, ma non c'è da meravigliarsi: purtroppo l'ascetica non si insegna più nei seminari e le conseguenze sono anche queste. [...] La conversione di mio marito continua a sembrarmi davvero una grande grazia, tuttavia fai molto bene a suggerire nel blog di cercare un consorte autenticamente cattolico a chi si pone interrogativi sul proprio futuro matrimoniale. [...]

Quanto ad altre questioni che tratti nel blog, "Maristella" ha ragione:  ho letto delle difficoltà che si trovano nelle scuole pubbliche [...]. Davvero bisognerebbe creare una rete di scuole autenticamente cattoliche, lo condivido veramente. Sarebbe un temporaneo supporto in un momento in cui nella politica più in generale manca il pensiero e l'intervento cattolico. Cosa che incide a cascata su tutto.

Nel rinnovarti i miei auguri ti assicuro la mia preghiera, raccomando te e tutto ciò che stai portando avanti ai sacri cuori di Gesù e di Maria. Non dimenticare di pregare anche tu per me. Tengo davvero al tuo contatto e se dovessi aver bisogno di riferimenti, messe, etc., non esiterò a chiederti consigli.

A presto!

Giustina


Cara sorella in Cristo,
                                   il grande Cardinale Giuseppe Siri, in una lettera rivolta a un prete della sua diocesi, scrisse: "Di quanto riguarda la cura parrocchiale una cosa sola raccomando: bada di dare una formazione ascetica a tutti. Le parrocchie spesso sono divenute smorte perché non si è dato ai fedeli quel divino nutrimento, ossia la via concreta della perfezione cristiana".

Noi sappiamo che "nemo dat quod non habet", cioè nessuno può dare ciò che non possiede. Se un parroco non ha una buona formazione ascetica, come potrà insegnare ai suoi parrocchiani la strada da percorrere per progredire nel cammino di perfezione cristiana e giungere alla santità, la quale consiste essenzialmente nella perfezione della carità? 

Se si vuole che la situazione ecclesiale migliori è necessario tornare ad insegnare bene l'ascetica nei seminari. Buoni libri di testo su questo argomento non mancano, basti pensare al "Compendio di Teologia Ascetica e Mistica" di Padre Adolphe Tanquerey, ma anche a "Le tre età della vita interiore" di Padre Réginald Garrigou-Lagrange e alla "Teologia della perfezione cristiana" di Padre Antonio Royo Marín.

Ma affinché nei seminari l'ascetica venga insegnata bene è necessario che alla guida delle diocesi ci siano vescovi ricchi di zelo per le anime, come lo furono San Francesco di Sales, Sant'Alfonso Maria de Liguori, Sant'Antonio Maria Gianelli, Mons. Giuseppe Sarto (ossia il grande San Pio X che, quando fu vescovo a Mantova, fece rifiorire la diocesi) e tanti altri degni successori degli Apostoli.

Noi fedeli laici, con le lacrime agli occhi, dovremmo supplicare ogni giorno il Signore di donarci solo vescovi veramente desiderosi di impegnarsi per salvare le anime per la maggior gloria di Dio.

In Cordibus Iesu et Mariae,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Siamo chiamati non solo ad amar Dio, ma anche a farlo amare. Non ci basti dunque amare il Signore, ma adoperiamoci perché anche altri lo amino.


(San Vincenzo de' Paoli)

domenica 29 marzo 2026

La Madonna ricompensa le persone generose

San Giovanni Bosco
[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].

Nel 1871 Don Bosco si recava a Mornese, dove tra poco doveva sorgere il primo centro della seconda famiglia salesiana: quella delle Figlie di Maria Ausiliatrice. La Vergine Ausiliatrice volle dar un segno di predilezione al suo devotissimo servo. Gli fu presentato un bambino di non ancora un anno, al quale la rottura d’un braccio rendeva necessaria l’amputazione per impedire che andasse in cancrena. La madre nel presentare il fanciullino a Don Bosco perché lo benedicesse, faceva una generosa offerta (i suoi ori di sposa) e pregò il Santo a dirle in qual giorno sarebbe guarito. Don Bosco sorridendo rispose: «Giacché voi siete generosa colla Madonna, credo fermamente che sarete esaudita, e che alla fine di maggio il figlio sarà guarito. Intanto pregate». La malattia durò nella stessa gravezza fino all'ultimo giorno del mese, alla mattina stessa della festa di chiusura. Ma ecco che suonando le campane di mezzogiorno, il ragazzetto si mise a muovere, a sbattersi tutto allegro e a tentare col braccio infermo, che prima non aveva mai mosso, di togliere il velo che copriva la culla. Era perfettamente guarito.

L'elemosina della marchesa

Don Bosco con Maria Ausiliatrice e Gesù Bambino
Sul finire di aprile del 1867 Don Bosco fu chiamato a Vercelli per visitare una marchesa ammalata che era pronta a dare 500 lire se fosse guarita. Don Bosco andò, benedisse l’inferma e quindi ripartì. Non era ancora molto lontano, che una voce lo chiamò. Si volge e vede il marchese il quale, commosso gli disse come la sua signora lo pregasse a ri­tornare da lei. Don Bosco vi si recò e trovò una signora che lo aspettava in sala e gli chiese se cercasse della marchesa. Don Bosco rispose di sì. « Ebbene — quella soggiunse — andiamola a vedere ». Il letto era vuo­to. Quella signora, era la marchesa in persona, la quale, guarita istantaneamente, gli rimise i 500 franchi promessi per la chiesa di Maria Ausiliatrice.


[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].

Pensiero del giorno

Rivolga spesso la sua mente ed il suo cuore a Gesù Crocifisso, si specchi in quelle sacratissime Piaghe, perché in tal modo le tentazioni e travagli le saranno di gran merito e le faranno acquistare la santa umiltà e le altre virtù cristiane.

(San Paolo della Croce)

sabato 28 marzo 2026

I cristiani devono avere una visione soprannaturale della vita

Sono molto grato a Maristella, la quale mi ha scritto tante lettere piene di unzione spirituale. È proprio innamorata di Gesù buono! Tempo fa le ho inviato diversi libri spirituali tra cui l'intramontabile "Uniformità alla volontà di Dio", di Sant'Alfonso Maria de Liguori...


Caro fratello in Cristo, 
                                  vorrei davvero rinnovare i miei ringraziamenti per i bellissimi libri che mi hai inviato!

[…] Ho iniziato la lettura subito e la mia anima sta traendo grandissimo beneficio: sto cercando di imparare a conformare la mia vita alla volontà del Signore e a tentare di mantenere con Lui un dialogo affettuoso e costante. Quasi tutti i giorni riesco a passare in Chiesa e mi trattengo lì a far riposare l'anima, a dire al Signore quanto gli voglio bene e spesso a piangere perché mi rendo conto di non poter contraccambiare il Suo infinito amore.

Sto cercando di fare sempre più spazio al Signore nel mio cuore, nella mia anima, nella mia vita; smettendo di agitarmi e lasciandomi condurre dalle Sue mani misericordiose. Provo a fare ogni giorno piccole rinunce, minuscoli fioretti, tento di offrire tutto al Signore: le mie piccole gioie, il dolore, la tristezza, la sensazione di mancanza, il desiderio di infinito, le mie cadute, i miei errori...

Che gioia quando, nel silenzio del cuore, il Signore mi fa udire la Sua voce, mi suggerisce cose buone da fare, gesti di amicizia, incoraggiamenti a perseverare, aiuto contro le tentazioni del Nemico. Che grande felicità il momento in cui chiudo la mia giornata con la Compieta, dopo aver recitato il Rosario. Prima di addormentarmi penso al Signore e al mattino appena sveglia, Gli auguro buongiorno. Nelle giornate difficili, quando i cattivi pensieri rischiano di farmi vacillare, e il Nemico si scatena contro di me, io cerco di pregare, come riesco... certe volte arrivo in Chiesa e inizio a piangere vicino alla statua di Gesù crocifisso. Poi mi arriva una buona parola nel breviario, o il mio fratello spirituale mi scrive un pensiero, o sento risuonare una voce nel cuore e le lacrime si asciugano e sono pronta a ripartire!

Scusa se ho scritto tanto, ma avevo proprio nel cuore un grande desiderio di raccontarti queste cose. Grazie ancora di tutto (mi hanno fatto molto piacere le tue parole "sembro quasi una suora") ti ricordo sempre nella preghiera.

Nei Cuori Immacolati di Gesù e di Maria.

Maristella


Cara sorella in Cristo, 
                                  leggo sempre volentieri le tue e-mail, si vede che sei una persona molto attratta dalla vita devota. Ecco perché penso che pur essendo una fedele laica... “sembri una suora” (detto da me è un complimento).  :-)

Sono contento che stai leggendo con vivo interesse “Uniformità alla volontà di Dio” del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Te l'ho inviato perché sapevo che ti sarebbe piaciuto assai. Si tratta di un vero e proprio gioiello della spiritualità cristiana che tutti i cattolici dovrebbero leggere e meditare, poiché è davvero molto istruttivo. Spesso si vedono dei cristiani che quando le cose gli vanno bene nella vita, vivono con fervore il cristianesimo. Poi, però, quando giungono le avversità della vita, si arrabbiano contro Dio e si allontanano dalla fede. Sant'Alfonso nel suddetto scritto spirituale insegna ad avere una visione soprannaturale della vita e ad accettare con pace le malattie, i lutti, le persecuzioni, le difficoltà materiali, e tutte le avversità, perché nulla capita per cieco caso, ma tutto è voluto (o almeno tollerato) da Dio per il bene della nostra anima. È facile essere cristiani nei momenti gioiosi, ma è nell'ora della croce che si vede se un'anima ama davvero il Signore. Su questa Terra siamo solo di passaggio per breve tempo, il nostro vero scopo deve essere quello di salvarci l'anima. Tutto ciò che non tende a questo fine è vanità delle vanità. Se il Signore ci invia una croce, cioè una sofferenza, lo fa per il bene della nostra anima.

Se durante l'assedio di Pamplona il valoroso soldato Ignazio di Loyola non fosse stato ferito alla gamba, non sarebbe andato in quell'ospedale dove trovò dei libri spirituali che lo convertirono e lo fecero diventare un gran santo. Se Margherita da Cortona non fosse stata colpita dal lutto per la morte dell'uomo che amava in maniera disordinata, forse sarebbe vissuta tutta la vita in peccato mortale e si sarebbe dannata. Se Padre Pio non fosse stato brutalmente perseguitato da molti ecclesiastici, avrebbe offerto meno sofferenze al Signore, e probabilmente avrebbe convertito meno anime. 

Io penso che se non subissimo le persecuzioni dei modernisti, probabilmente cadremmo nel rilassamento, rischiando anche di conformarci alla mentalità mondana, come purtroppo fanno i nostri persecutori. Pensiamo ai primi secoli della Chiesa: sin quando i seguaci di Gesù venivano ferocemente perseguitati e uccisi dagli imperatori romani, i cristiani superstiti vivevano in maniera più fervorosa e coerente con Vangelo, e in questo modo convertivano facilmente i pagani, ma quando le persecuzioni terminarono ci fu un rilassamento generale che portò a un periodo di decadenza.

Anche oggi possiamo constatare che nonostante decenni di persecuzioni, i modernisti non solo non sono riusciti ad estirparci dall'orbe cattolico, ma anzi hanno indirettamente contribuito (facendoci soffrire assai) a far sviluppare enormemente il movimento tradizionale, basti pensare alla crescita esponenziale delle Messe tridentine celebrate nel mondo, al numero elevato di seminaristi legati alla Tradizione Cattolica, agli innumerevoli fedeli laici che nonostante tutto rimangono fedeli al Magistero perenne della Chiesa e praticano la vita ascetica, ecc. Noi diventiamo sempre di più, loro invece sono vittime della desertificazione spirituale che stanno provocando, e diventano sempre di meno. 

Con una visione soprannaturale della vita possiamo uniformarci facilmente alla volontà di Dio e cogliere del bene anche dalle situazioni più difficili e di grande sofferenza. In futuro ti invierò altri libri spirituali che ti aiuteranno molto nel cammino di perfezione cristiana. 

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Quando ci troviamo davanti a situazioni oscure e dolorose che vengono a spezzare o ad intralciare i nostri progetti, i nostri desideri, ci smarriamo e sulle labbra ci sale la domanda angosciosa: perchè Dio permette questo? Eppure la risposta non manca mai ed è universale ed infallibile come universale ed infallibile è la provvidenza divina: Dio lo permette unicamente per il nostro bene. È questa la grande convinzione di cui abbiamo bisogno per non scandalizzarci di fronte alle prove della vita. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

venerdì 27 marzo 2026

Che cos'è lo zelo amaro?

Lo "zelo amaro" è una forma di zelo che è contaminato da elementi negativi come l’orgoglio, la superbia, l’ira o la mancanza di carità. In altre parole, è uno zelo che non è guidato dall’amore di Dio e del prossimo, pertanto, invece di edificare, finisce col ferire, dividere e allontanare le anime dal cammino di perfezione cristiana.

Differenza tra zelo buono e zelo amaro

  • Zelo buono: nasce dalla carità, è paziente, umile, rispettoso della libertà altrui, cerca il bene dell’altro anche a costo di sacrifici personali. È lo zelo di Cristo, che si sacrifica e muore per i peccatori.

  • Zelo amaro: è aggressivo, acido, aspro, impaziente, spesso accompagnato da indignazione morale esagerata, senso di superiorità, desiderio di punizione. Può nascondere invidia, gelosia o frustrazione personale.

 

Cause dello zelo amaro

Lo zelo amaro nasce spesso dal desiderio di affermare se stessi, di essere riconosciuti o di imporre la propria volontà, piuttosto che dal desiderio di servire Dio e il prossimo. È causato dalla superbia spirituale, dalla mancanza di carità, dalla falsa giustizia, eccetera. Coloro che sono affetti dalla peste dello zelo amaro credono di essere i soli depositari della verità, guardando gli altri con disprezzo. Dimenticano che la correzione fraterna deve essere animata dall’amore, non dal desiderio di umiliare. Proiettano le proprie paure e fragilità sugli altri, diventando rigidi e intolleranti. Confondono la giustizia con la vendetta e il rigore con la crudeltà. Giudicano i peccati altrui con severità mentre minimizzano i propri.

 

Conseguenze dello zelo amaro

  • Allontana le persone dalla fede e dalla Chiesa, anziché attrarle. 

  • Distrugge la comunione tra i credenti, creando divisioni e rancori.

  • Rende sterile l’apostolato, perché manca la forza attraente dell’amore e della testimonianza gioiosa.

 

Come guarire dallo zelo amaro?

Bisogna chiedere a Dio di purificare il cuore da ogni amarezza. Bisogna praticare l'umiltà riconoscendo i propri limiti e la necessità della misericordia di Dio. Quando si compie la correzione fraterna bisogna seguire l’esempio di San Francesco di Sales, il santo della dolcezza, il quale sosteneva che “Si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto”.

 

Fonti classiche

  • San Giovanni della Croce parla dello zelo amaro come di una “malattia spirituale” che ostacola la vera unione col Signore, perché nasce dall’amor proprio e non dall’amore di Dio.

  • Santa Teresa d’Avila avverte che lo zelo senza carità è come un fuoco che brucia senza riscaldare.

  • San Francesco di Sales dedica pagine preziose alla “dolcezza” come virtù essenziale per l’apostolo. Distingue tra lo zelo buono, che è dolce e paziente, e quello amaro, che è aspro e divisivo. Per lui lo zelo vero deve essere sempre accompagnato dalla mansuetudine e dalla prudenza.

 

Lo zelo amaro è una tentazione che può colpire anche le persone più devote, ma la tradizione spirituale cattolica insegna che solo lo zelo dolce, umile e caritatevole è veramente gradito a Dio e fa del bene alle anime.