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mercoledì 18 marzo 2026

È peccato farsi leggere le carte?

Confessionale
Molte persone che vogliono confessarsi bene si domandano: "È peccato farsi leggere le carte?". Una cosa del genere è chiaramente un atto di superstizione, dato che solo Dio conosce il futuro. La superstizione è l'attribuzione di un potere soprannaturale o divino a creature, oggetti o azioni che non lo possiedono né per natura, né per istituzione divina, né per approvazione della Chiesa. 

I tradizionali manuali di Teologia Morale insegnano che i peccati di superstizione sono "colpe gravi" proibite dal Primo Comandamento, tuttavia alcuni autorevoli teologi ammettono la possibilità che il penitente possa aver peccato solo venialmente (cioè "non gravemente") per ignoranza, semplicità, errore, o se ha considerato la cosa più per scherzo che seriamente.

I manuali solitamente suddividono la superstizione in quattro rami principali:

  • Culto indebito a Dio (Indebitus Dei cultus): Si verifica quando si prega il vero Dio, ma in modo falso o superfluo (es. inventare riti bizzarri non approvati o credere che l'efficacia di una preghiera dipenda rigorosamente dal numero esatto di candele accese, scivolando nel "magismo").

  • Idolatria: Il grado massimo, in cui si offre il culto di latria (riservato solo a Dio) a una creatura (idoli, denaro, potere, astri).

  • Divinazione: La pretesa di conoscere il futuro o le cose occulte invocando, esplicitamente o implicitamente, l'aiuto del demonio (astrologia deterministica, chiromanzia, spiritismo).

  • Vane osservanze (Vanae observantiae): È la forma più comune. Consiste nel cercare di ottenere effetti straordinari (salute, fortuna, protezione) attraverso mezzi sproporzionati che non hanno né efficacia naturale né divina (es. amuleti, cornetti, il numero 13, o le "catene di Sant'Antonio").

3. La radice del peccato

Per la morale cattolica, la gravità della superstizione risiede nel fatto che essa:

  1. Offende la Sovranità di Dio: Si sposta la fiducia dalla Provvidenza a un oggetto creato.

  2. Cade nel Demoniaco: Molti manuali (come quelli di Prümmer o di Sant'Alfonso) avvertono che dietro le pratiche superstiziose si nasconde spesso un pactum implicitum (un patto implicito) con il maligno.


Differenza tra Religione e Magia

La distinzione fondamentale che i manualisti fanno è questa: nella religione, l'uomo si sottomette alla volontà di Dio; nella superstizione/magia, l'uomo cerca di "costringere" la divinità o le forze occulte a fare la propria volontà attraverso formule o oggetti.

Pace della coscienza dopo una buona Confessione

San Giuseppe con Gesù Bambino
[Brano tratto dal libretto "Piccolo mese di San Giuseppe" del Sac. Luigi Bo, 1929].


Mentre il P. Barri della Compagnia di Gesù scriveva un libro per pubblicare le grazie straordinarie ottenute per intercessione di S. Giuseppe, una persona che non volle si pubblicasse il suo nome, gli scrisse la seguente lettera: Ho saputo che voi raccogliete esempi di grazie ottenute dalla intercessione di S. Giuseppe: la riconoscenza mi obbliga a riferirne una grandissima ricevuta dall'intercessione del caro Santo. Negli anni miei giovanili mi ero consacrato a Dio offrendogli con voto la purezza del mio cuore. Un giorno ebbi la disgrazia di offendere il mio voto. La vergogna del mio peccato mi tolse il coraggio di confessarlo, ed incominciai una catena di sacrilegi con i quali il demonio mi tenne per alcun tempo legato. D'allora non ebbi più pace né giorno né notte. Detestavo la mia mancanza di coraggio; eppure non sapevo determinarmi a confessarmi bene. In tali angustie mi venne in mente di ricorrere per aiuto a S. Giuseppe. Lo pregai di volermi ottenere la grazia con la sua intercessione, e S. Giuseppe mi esaudì prontamente. Spero di aver fatto una buona confessione, perché da quel giorno che ai piedi del Ministro di Dio, sinceramente pentito, confessai la mia colpa e tutte le altre che eran venute in seguito, il Signore riempì il mio cuore di pace e di santa gioia, la quale più non mi abbandonò. Riconoscente a S. Giuseppe per questo grande favore, mi sono posto al collo una medaglia di questo Santo, la quale porterò con me nel sepolcro. Dal giorno della mia confessione ho vinto tutte le tentazioni cattive, ed ho ricevuto da S. Giuseppe tante altre grazie e favori.

Pensiero del giorno

Sacro Cuore di Gesù
Per convertire un incredulo più che la scienza e l'eloquenza è necessaria la dolcezza.


(San Vincenzo de' Paoli)

martedì 17 marzo 2026

Don Giuseppe Tomaselli contro le bugie sui morti

Don Giuseppe Tomaselli
Tra gli scrittori verso i quali ho maggiore gratitudine per i preziosi insegnamenti contenuti nei loro libri, vi è certamente anche l'eroico salesiano Don Giuseppe Tomaselli (1902 – 1989). Due parole per descriverlo: apostolo della buona stampa cattolica, eccellente confessore e direttore spirituale, impavido esorcista, strenuo difensore dell'abito talare, sacerdote di sicura fede, degnissimo seguace di San Giovanni Bosco.

Tra i suoi numerosi libretti, ce n'è uno che è particolarmente indicato in questo mese di novembre, ed è intitolato "I nostri morti - La casa di tutti". Eccovi un breve brano nel quale racconta di una sua visita al cimitero:

« Il viale è lungo; a destra ed a sinistra si ergono delle tombe, ma sono molte e non è possibile considerarle tutte. Qualcuna mi colpisce e mi obbliga a fermarmi. ... Il sepolcro è sontuosissimo, sormontato da un mezzo busto; fiori all'intorno ed una lampada accesa; gli emblemi delle virtù teologali sono artistici: la croce, l'àncora, la fiaccola; l'iscrizione del seguente tenore: « Mente eletta - Cuore nobile - beneficò gli altri, dimentico di sé - Sposa e figli straziati ne piangono il trapasso ». Bugie! Bugie! Il mondo è un ammasso di menzogne! Nel Cimitero però la menzogna regna sovrana: Tutti i morti sono onesti e caritatevoli. Pare che la morte scelga soltanto i buoni! Ho conosciuto quest'uomo... dalla mente eletta e dal cuore nobile! Ricordo bensì ciò che si diceva alla sua morte: Avrebbe fatto meglio a morire cinquant'anni prima!... Quanti padri di famiglia ha fatto piangere!... A quanti operai ha succhiato il sangue!... Quante prepotenze ed angherie ha fatto!... Prima di spirare colpito da male improvviso, invece di chiamare Dio, disse al servo: La chiave della cassaforte alle figlie femmine! - E cessò di vivere. Il suo corteo funebre fu di primo ordine: ghirlande senza numero e lunghe teorie di automobili. Ora sei qui, nobile signore, in pasto ai vermi! Hai gabbato il mondo, ma non certamente Dio. Avresti fatto meglio ad essere più caritatevole. Le ricchezze ammassate non sono più tue. Quante campagne possedevi! Adesso ti bastano pochi palmi di terra! O infelici ricchi! Siete invidiati dai mondani, ma Gesù ha lanciato contro di voi un «guai» terribile: Guai a voi, o ricchi! E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, anziché un ricco entrare in Paradiso! »

Pensiero del giorno

Ben sapete, venerabili fratelli, che vi sono pastori che si sforzano di strappare le pecore da quest'unico ovile [la Chiesa Cattolica, n.d.r.], da quest'unico porto di salvezza; e vi è pur noto quanto un tale pericolo in qualche luogo si faccia sempre più grave. Perciò Noi, meditando davanti a Dio su questa sterminata moltitudine di uomini che non conosce ancora la verità dell'evangelo, e insieme considerando, com'è giusto, quel grave pericolo verso cui tanti sono sospinti o per la diffusione del materialismo ateo, o per una certa dottrina che usurpa il nome cristiano e che realmente risente degli errori e delle dottrine del comunismo, Ci sentiamo spinti con impellente urgenza e con ansia a promuovere in ogni dove e con ogni sforzo le opere dell'apostolato [...].  

[Citazione tratta dalla Lettera Enciclica "Evangelii Praecones" di Papa Pio XII].

lunedì 16 marzo 2026

È peccato odiare una persona?

Alcuni si pongono la domanda: "È peccato odiare una persona?" Mentre amare significa "volere il bene del prossimo", odiare significa "volerne il male".
 
Da un punto di vista della morale cattolica, odiare una persona è considerato uno dei disordini più gravi della volontà. 
 
I cristiani che vogliono essere coerenti col Vangelo devono necessariamente perdonare i propri nemici, eliminando dal proprio cuore ogni sentimento di odio, rancore e vendetta verso il prossimo.

Per la rubrica “Pillole di Teologia Morale” pubblico un interessante brano che spiega in che modo bisogna comportarsi con coloro che ci hanno fatto soffrire. L'autore del testo è Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., celebre teologo moralista del secolo scorso.

Vi è un precetto divino che ci ordina di amare il prossimo: «Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mt. 22, 39).

[…]

125. - II. In specie, in forza di questo precetto siamo tenuti ad amare anche i nemici (cfr. Mt. 15, 44)·

L'amore dei nemici comporta: a) il perdono.

Nemico è colui che volontariamente e continuamente ci ingiuria o ci danneggia ingiustamente. Non bisogna, però, confondere l'inimicizia con l'antipatia, la quale consiste in un'istintiva avversione verso una persona per motivi giusti. L'antipatia deve essere repressa con la gentilezza, amabilità, e col rendersi servizievole verso la persona antipatica, perché, per quanto i moti istintivi di avversione non siano peccaminosi, tuttavia, possono sempre creare un pericolo di peccato, la cui colpevolezza dipende dalla gravità di questo pericolo.

Al nemico si deve perdonare di cuore e spontaneamente l'offesa, non conservando odio o rancore, né vendicandosi. Tuttavia non è illecito esigere (anche in giudizio) la riparazione, dell'ingiuria e del danno arrecato all'onore, alla fama ed ai beni di fortuna, purché non vi subentri l'odio o la passione. L'odio, oltre a costituire peccato grave, spinge ad atti nocivi alla persona odiata. Non si può dire che si odia il prossimo, quando si odia non la persona, ma il male che in essa si vede, per es. l'avarizia, la superbia, la lussuria in Tizio.

b) Bisogna manifestare anche esternamente il perdono, dando all'offensore dei segni comuni di amicizia, cioè:

I) non desiderargli alcun male e non escluderlo dalle preghiere comuni; 2) [...] rispondere alle sue domande ed alle sue lettere, trattare con lui con la stessa maniera con cui si tratta con un proprio simile. Solo qualche volta possiamo omettere questi segni di benevolenza comune, se la carità e la giustizia lo richiede; così p. es. molte volte privando il nemico dei segni comuni di benevolenza potrebbe essere per lui un monito perché rinsavisca; oppure, se questi segni possono venire interpretati malamente, ecc. Anzi molte volte è la giustizia stessa che richiede di privare il nemico dei segni di benevolenza, per fargli maggiormente comprendere il mal fatto; 3) non si è tenuti, però, a dare al nemico i segni di speciale benevolenza che si sogliono dare a persone legate con speciali vincoli di parentela, amicizia, ecc., eccetto che ciò sia necessario o per evitare in lui il pericolo di peccare contro la carità, o per evitare lo scandalo che ne potrebbe seguire, o per dimostragli il perdono dopo che l'ha domandato.

c) La riconciliazione; cioè, deporre quell'odio e quel desiderio di vendetta che si ha verso di lui.

L'offensore è obbligato a domandare perdono all'offeso, purché non scusi un grave incomodo, o l'offeso sia assente, o si preveda che l'offesa non sarà condonata. Se l'offesa è mutua la riconciliazione deve partire da colui che ha offeso prima, se essa è di uguale portata, altrimenti da colui che ha offeso più gravemente. Colui che è stato offeso è tenuto a ristabilire la pace col suo nemico. Spesso basta domandare perdono in modo tacito p. es., coll'avvicinare l'offeso e parlargli, trattandolo amichevolmente, ecc.

Il confessore si astenga dall'imporre all'offensore l'obbligo di domandare formalmente ed espressamente perdono all'offeso; né l'offeso deve pretendere dall'offensore l'umiliazione di un formale ed espresso perdono.


(Brano tratto da "Teologia Morale", di Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., Edizioni Paoline, 1964).

Pensiero del giorno

Il matrimonio richiede dapprima l'unione delle anime. Con queste parole si intende tutto ciò che ha relazione con la vita religiosa e soprannaturale. Il vero matrimonio attua questa comunanza spirituale: marito e moglie si aiutano a considerare la loro vita come la missione che Dio ha loro affidata e ad accettarne coraggiosamente gli impegni. Carlo D'Austria [nella foto a lato, n.d.r.] in una lettera alla sua fidanzata, la principessa Zita, riassumeva in una espressione magnifica l'impegno che essi volevano realizzare in due mediante la loro unione: "Noi dovremo santificarci in uno". Fortunate le famiglie in cui gli sposi condividono le stesse convinzioni profonde e si aiutano a metterle in pratica!

[Brano tratto da "Il matrimonio - Libro della giovane dai 17 ai 20 anni", di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline; imprimatur: in Curia Arch. Mediolani, die 23-2-1953, Bernareggi, Vic. Gen.].

domenica 15 marzo 2026

Angustie di coscienza

Confessionale
Le anime nobili soffrono più per le angustie spirituali che per i dolori fisici. Per cercare di aiutare coloro che soffrono angustie di coscienza che tormentano l’anima, ho deciso di redigere un breve elenco di casi morali che interessano molti fedeli. Per rendere più coinvolgente la lettura ho redatto l’elenco sotto forma di domande e risposte. Ci tengo a precisare che le risposte non sono “mie opinioni personali”, bensì si basano su ciò che in proposito insegnano Sant’Alfonso Maria de Liguori o altri dotti e autorevoli autori.

- Oggi mi sono confessato con sincero pentimento dei miei peccati e domani vorrei fare la Comunione, ma mi sono ricordato di essermi dimenticato in buona fede di confessare un peccato certamente mortale. Posso fare la Comunione? Sì, in questo caso si può tranquillamente ricevere la Comunione. Il peccato mortale dimenticato lo confesserai nella prossima confessione.

- Mi sono confessato con compunzione dei miei peccati, ma il confessore non mi ha fatto recitare l’Atto di Dolore. È valida l’assoluzione? Se eri sinceramente pentito dei tuoi peccati non devi temere che l’assoluzione sia stata invalida. Recitare l’Atto di Dolore serve a fomentare il dispiacere soprannaturale dei peccati commessi, ma dato che, purtroppo, certi confessori non lo fanno più recitare, conviene recitarlo con devozione, nella propria mente, anche prima di entrare nel confessionale.

- Ho detto a un mio amico una piccola bugia di scusa, so di aver commesso un peccato veniale, sono obbligato a confessarlo? No, confessare i peccati veniali è facoltativo, non obbligatorio. I peccati veniali sono sia quelli la cui materia è leggera, sia quelli la cui materia, pur essendo grave, sono stati compiuti senza la piena avvertenza dell’intelletto (ad esempio quelli commessi in buona fede o in un momento di distrazione), oppure senza il pieno e deliberato consenso della volontà.

- Mi sono confessato con sincero pentimento ma il confessore non mi ha imposto una penitenza. È valida l’assoluzione? Sì, stai tranquillo, è valida, ma il confessore ha commesso un peccato (grave, se avevi confessato qualche peccato mortale; veniale, se avevi confessato solo colpe veniali).

- Il confessore mi ha detto che sono molto scrupoloso e mi ha ordinato che dalla prossima volta non dovrò più confessare i peccati commessi prima di oggi. È una cosa che si può fare? Sì, anche S. Alfonso parla di ciò nel capitolo dedicato agli scrupoli del libro “La vera sposa di Gesù Cristo”. Stai tranquillo, non commetti sacrilegio, anzi sei tenuto ad obbedire al confessore, altrimenti non guarirai mai da questa grave malattia spirituale!

- Sono obbligato a confessare i peccati mortali dubbi, ad esempio quando non ricordo di aver avuto la piena avvertenza dell’intelletto che un determinato atto fosse colpa grave oppure quando dubito di aver dato il pieno consenso della volontà? No, non c’è obbligo di confessare i peccati dubbi. Ma se per tranquillità di coscienza decidi di confessarli ugualmente, dovrai specificare che sono peccati dubbi, ad esempio dicendo “Ho commesso la tal cosa ma non sono sicuro di aver avuto piena avvertenza o di aver dato il pieno e deliberato consenso della volontà”. Però ai penitenti scrupolosi bisognerebbe vietare di confessare i peccati dubbi.

- Molti anni fa ho commesso un peccato certamente mortale, mi sembra di averlo già confessato, ma non ricordo bene, sono nel dubbio. Sono obbligato a confessarlo? Il dotto e autorevole Padre Eriberto Jone nel suo “Manuale di Teologia Morale” insegna che se si dubita che un peccato mortale sia già stato debitamente confessato, non c'è obbligo di confessarlo.

- Io non vorrei mai commettere un peccato mortale per nessun motivo al mondo, ma a volte nel sonno o nel dormiveglia mi capita di fare delle cose che sono materia grave, ad esempio di desiderare di fare del male ingiusto al prossimo. In questi casi pecco mortalmente? No, perché per peccare mortalmente non basta la “materia grave”, sono necessarie anche la piena avvertenza dell’intelletto della gravità della materia e il pieno e deliberato consenso della volontà, che nel sonno e nel dormiveglia sono totalmente o parzialmente assenti.

- Ho fatto una buona confessione ma successivamente ho commesso un peccato mortale dubbio. Posso fare la Comunione? Sì, ma è bene premettere un atto di contrizione perfetto, il quale può essere suscitato, ad esempio, recitando con attenzione e devozione l’Atto di Dolore.

Con queste “domande e risposte” spero di aver aiutato qualche anima a liberarsi da delle fastidiose angustie che, instillando tristezza e sconforto, rischiano di essere d’intralcio nel cammino di perfezione cristiana.

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È peccato non andare a Messa a Capodanno? (ims 268)

Santa Messa
Per rispondere alla domanda: "È peccato non andare a Messa a Capodanno?" bisogna verificare se il fedele si trova in un Paese in cui la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio è "Messa di precetto" oppure no. Il Codice di Diritto Canonico stabilisce che questa solennità sia di precetto, ma concede alle Conferenze Episcopali dei vari Paesi la facoltà di renderla non di precetto. La Conferenza Episcopale Italiana ha confermato che in Italia questa solennità sia di precetto. Dunque, in Italia, non andare a Messa il 1° gennaio è peccato grave, a meno che non vi sia una causa grave che ne giustifichi l'assenza.

Ecco la spiegazione dettagliata secondo la dottrina tradizionale:

1. La Solennità di Maria Santissima Madre di Dio

Il 1° gennaio non è celebrato dai cattolici solo come "Capodanno" civile, ma come la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Nella Chiesa universale, questa festa è un precetto festivo (o festa di precetto).

Il Codice di Diritto Canonico (can. 1247) stabilisce:

"Domenica e nelle altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all'obbligo di partecipare alla Messa".

2. La valutazione morale: Grave o Veniale?

La teologia morale classica (come quella di Prümmer o Jone) applica qui la distinzione tra materia, avvertenza e consenso:

  • Materia Grave: La violazione di un precetto della Chiesa su una questione importante (come il culto divino) è considerata "materia grave". Pertanto, mancare alla Messa di Capodanno per pigrizia, per aver fatto tardi la notte di San Silvestro o per semplice noncuranza è considerato un peccato mortale.

  • Nessun Peccato: Se l'omissione è dovuta a una causa proporzionatamente grave.

3. Le cause che scusano dall'obbligo

I manuali elencano diverse circostanze in cui non andare a Messa a Capodanno non costituisce peccato:

  • Malattia o infermità: Se la persona è malata o deve assistere un infermo che non può essere lasciato solo.

  • Distanza eccessiva: Se non ci sono chiese raggiungibili con mezzi ordinari.

  • Lavoro necessario: Se si è tenuti a turni di lavoro che non possono essere spostati (es. medici, forze dell'ordine, servizi essenziali).

  • Calamità o impedimenti fisici: Neve eccessiva, mancanza di trasporti o altre situazioni di forza maggiore.


Una nota sulla "Messa di Pre-festiva"

Ricorda che, secondo il diritto vigente, l'obbligo può essere soddisfatto partecipando alla Messa la sera del 31 dicembre (Messa vespertina).

Pensiero del giorno

(...) è di fede che ciò che converte e santifica le anime è la grazia di Dio; noi non siamo che strumenti di cui Dio si degna servirsi ma che non producono frutto se non in proporzione della loro unione colla causa principale.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 14 marzo 2026

È peccato non inginocchiarsi durante la consacrazione? (ims 468)

Ragazza inginocchiata in chiesa
È peccato non inginocchiarsi durante la consacrazione? Secondo i "parametri" dei tradizionali manuali di teologia morale, la risposta dipende quasi interamente dalla causa e dall'intenzione di chi compie l'atto.

L'inginocchiarsi alla consacrazione è considerato un atto di latria (adorazione dovuta solo a Dio). Ecco come viene classificato il comportamento:

1. Quando NON è peccato

Non vi è alcuna colpa (né grave né veniale) se il fedele non si inginocchia per:

  • Impossibilità fisica: Malattia, dolori articolari, età avanzata o disabilità.

  • Mancanza di spazio: Se la chiesa è così affollata da rendere impossibile il gesto senza arrecare grave disturbo agli altri.

  • Terreno o circostanze improprie: Se il suolo è estremamente sporco, bagnato o se ci si trova all'aperto in condizioni che renderebbero l'atto problematico.

In questi casi bisognerebbe cercare di supplire con un profondo inchino del busto o del capo al momento dell'elevazione.

2. Quando è Peccato Veniale

Si configura solitamente come peccato veniale se l'omissione deriva da:

  • Pigrizia o negligenza: Pur potendolo fare, si preferisce restare seduti o in piedi per comodità, senza però un intento di sfida o di disprezzo verso Gesù.

  • Rispetto umano: Il timore di apparire "troppo devoti" davanti agli altri, pur credendo internamente nella Presenza Reale.

3. Quando può diventare Peccato Grave

L'atto di non inginocchiarsi diventa materia di peccato grave (mortale) solo in presenza di circostanze specifiche che toccano la fede o la virtù della religione:

  • Disprezzo (Contemptus): Se il gesto è compiuto esplicitamente per deridere il rito, la Chiesa o per manifestare superiorità verso il sacro.

  • Eresia o Incredulità: Se il fedele rifiuta di inginocchiarsi perché nega deliberatamente la Presenza Reale di Cristo nell'Eucaristia (Transustanziazione).

  • Grave Scandalo: Se l'omissione è fatta apposta per indurre altri a perdere la fede o a mancare di rispetto al Sacramento.


La distinzione tra Norme Liturgiche e Morali

È importante notare una sottile distinzione che i manualisti facevano spesso:

  1. L'obbligo liturgico: È il comando della Chiesa di seguire certe rubriche.

  2. L'atto interno di adorazione: La teologia morale si cura principalmente dell'anima. Se una persona non può inginocchiarsi ma adora Dio nel cuore, non pecca. Se una persona si inginocchia ma bestemmia nel cuore, commette un peccato gravissimo nonostante l'apparenza corretta.

Nota storica: Dopo il Concilio Vaticano II, l'Ordinamento Generale del Messale Romano (n. 43) conferma che i fedeli devono inginocchiarsi alla consacrazione, a meno che non vi siano motivi di salute o di spazio. Tuttavia, la valutazione morale del "peccato" rimane legata alla volontà del soggetto, come descritto sopra.

I peccati veniali non impediscono di poter ricevere la Comunione

Comunione
Uno studente universitario mi ha scritto per chiedermi se possa ricevere la Comunione sacramentale una persona che ha commesso un peccato veniale e non è pentita di averlo fatto. Dato che questo argomento potrebbe interessare anche altra gente, ho deciso di pubblicare la mia risposta.


Caro (...),
la ringrazio per avermi scritto, per me è una gioia aiutare coloro che vogliono progredire nel cammino di perfezione cristiana.

I classici manuali di Teologia Morale insegnano che le bugie, se non fanno danno ad alcuno o se fanno un piccolo danno, costituiscono materia lieve (veniale).

Ciò che lei ha detto al professore non ha causato nessun danno.

Siamo obbligati a confessare solo i peccati sicuramente mortali, invece la confessione dei peccati veniali è facoltativa. 

Se un penitente non è sinceramente pentito di qualche peccato veniale (a prescindere se sia stato confessato o meno), ciò non rende invalida l'assoluzione sacramentale, tuttavia i frutti spirituali del sacramento sono meno abbondanti.

Ai tempi di Sant'Alfonso Maria de Liguori c'erano due scuole di pensiero al riguardo della Comunione: gli arcigni rigoristi sostenevano che per ricevere Gesù sacramentato fosse necessario essere distaccati dall'affetto non solo al peccato mortale ma persino al peccato veniale; invece i sostenitori della sentenza più benigna dicevano che anche le anime in stato di grazia che conservavano l'affetto a qualche peccato veniale fossero idonee a ricevere la Comunione. Sant'Alfonso sosteneva la sentenza benigna e scrisse che le persone legate al peccato veniale avrebbero fatto bene a comunicarsi perché il Santissimo Sacramento è un farmaco per l'anima, l'aiuta a resistere alle tentazioni. Dunque, secondo questo autorevole Dottore della Chiesa, chi ha commesso qualche peccato veniale, non solo può accostarsi alla Comunione, ma è raccomandabile che lo faccia, affinché possa guarire spiritualmente e resistere più tenacemente alle tentazioni future.

Gesù ci ha detto che chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto. Ciò significa che chi si impegna ad evitare i "peccati leggeri" fatti con piena avvertenza e deliberato consenso, sarà molto più pronto ed energico a resistere efficacemente alle tentazioni in materia grave.

Colui che vuole progredire nel cammino di perfezione cristiana, quando gli capita l'occasione di compiere un peccato "leggero", dovrebbe ragionare così: "So che questo atto costituisce solo colpa veniale, quindi commettendolo non meriterei l'inferno e non sarei tenuto a confessarlo, tuttavia rinuncio a compierlo per amor di Gesù che ha sofferto tanto per me ed è morto inchiodato alla croce per espiare i miei peccati e salvare la mia anima". 

Spero di esserle stato di qualche utilità. Qualora in futuro dovesse avere altri dubbi, non esiti a scrivermi ancora, per me è una gioia poter aiutare coloro che vogliono amare e servire il Signore.

La saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Solo l'amare Dio e salvarsi l'anima è necessario.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

venerdì 13 marzo 2026

È peccato uccidere gli animali?

Peccato e confessionale
Alcuni si pongono la domanda: "È peccato uccidere gli animali?"

La risposta sintetica è: se si uccide un animale per un fine buono (nutrirsi, vestirsi, ecc.) non è contrario alla Legge Eterna promulgata da Dio, mentre se lo si sopprime senza motivo o per un motivo futile si commette peccato veniale. A tal proposito pubblico un breve brano tratto da "Teologia Morale", di Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., Edizioni Paoline, 1964.

Gli animali sono stati creati da Dio per l'uomo (cfr. Gen. I, 26). Perciò egli non pecca né contro la giustizia, né contro l'amore se si serve di essi per la sua utilità. Può peccare, però, se si serve di essi per uno scopo non retto, o se usa maniere indebite, nel trattarli, senza un motivo sufficiente.

La crudeltà di cui uno si diletta nel maltrattare gli animali, procurando loro dolori senza giusto motivo, è indice di animo duro e insensibile, ma non supera la colpa veniale.

La vivisezione, cioè, qualsiasi esperimento biologico fatto su animali, è lecita purché essa serva al progresso scientifico. La zoofilia, in uso presso molti paesi, con cui si proteggono gli animali fino al punto da domandare il permesso all'autorità pubblica ogni qualvolta è necessario praticare la vivisezione, nonostante l'uso di anestesie generali e locali per impedire le sofferenze dell'animale in esperimento, è una esagerazione non ammissibile, perché costituisce un ostacolo al progresso della fisiopatologia ed un sovvertimento di valori e dell'ordine gerarchico delle creature voluto da Dio, che ha creato l'uomo re ed usufruttuario di tutti gli esseri inferiori.

Fare attenzione alle guide spirituali moderniste (lk)

Prete in abito talare
Tempo fa mi ha scritto un lettore del blog che non riesce a trovare una valida guida spirituale.


Carissimo D.,
                   [...] Avevo pensato di scriverti in questi giorni, chiedendoti come fai per il direttore spirituale [...]. Io non lo riesco proprio a trovare [...]. 

Il blog è sempre molto bello. Complimenti! È davvero un'oasi di tranquillità e spiritualità. Mi fa sempre molto piacere leggerlo e poi complimenti per le tue collaboratrici, sono davvero brave. Ti prego ricordami nelle tue preghiere [...].

In corde Matris,

(lettera firmata)


Caro fratello in Cristo,
                                   [...] Circa la direzione spirituale posso dirti che oggi è davvero molto difficile trovare una guida davvero adatta a tale scopo. Non è colpa tua se oggi molti preti sono contaminati dallo spirito modernistico e quindi non sono idonei a dirigere un’anima nel cammino di perfezione cristiana. Molti di loro non hanno mai letto un buon manuale di ascetica! Io penso che se tu avessi trovato un Padre Felice Cappello, un Padre Garrigou-Lagrange, un Padre Tanquerey, saresti stato felicissimo di farti dirigere spiritualmente da uno di loro. Invece affidare la propria anima a un prete modernista sarebbe come farsi operare al cuore da un tizio che non ha studiato chirurgia. Dice San Francesco di Sales che se un direttore non è ricco di dottrina, carità e prudenza, c’è pericolo nel farsi dirigere da lui.

Bisogna cambiare padre spirituale se ci si accorge che la direzione è inutile o dannosa. È inutile quando non si sente fiducia nei suoi confronti, oppure se lui non corregge i nostri difetti, non ci stimola sulla strada della perfezione cristiana, non ci aiuta a risolvere i nostri problemi, non dimostra di essere molto interessato alla nostra santificazione, ecc. La direzione spirituale diventa addirittura dannosa se ci rendiamo conto che il direttore non è sufficientemente istruito, prudente e caritatevole; se tollera le nostre mancanze, o se vede le cose da un punto di vista troppo naturale e umano; se durante la direzione perde tempo parlando di cose frivole e totalmente estranee alla vita spirituale; se cerca di imporre pesi troppo pesanti; se i suoi consigli ci fanno regredire, anziché avanzare sulla strada della perfezione cristiana.

Certamente Dio illumina i direttori spirituali… ma solo se questi sono persone davvero umili e zelanti. Se invece sono persone superbe e poco zelanti, diranno un mucchio di cose contrarie alla Legge Eterna e anche al buon senso. Per esempio ci sono dei confessori che giustificano l’uso degli anticoncezionali, ma ciò è palesemente contrario alla Legge Eterna stabilita da Dio. Tutti i preti sanno che i Sommi Pontefici hanno definito “atti contro natura” l’utilizzo di queste cose, pertanto se dicono ai penitenti che possono usarli tranquillamente la colpa non è di Dio, ma è la loro che non vogliono seguire i lumi del Signore.

Se un figlio spirituale è nel dubbio, allora in questo caso non pecca se obbedisce al direttore, anche se costui dovesse sbagliare nel dirigerlo. Ma se invece il figlio spirituale sa che il direttore sta sbagliando (ad esempio se gli dicesse che i rapporti prematrimoniali sono leciti), in questo caso non deve seguire quel che gli ha detto. Se lo seguisse peccherebbe di “servilismo”, che è appunto l’obbedire ad un ordine peccaminoso (come fecero i soldati di Erode che eseguirono il criminale ordine del re di uccidere gli innocenti bambini di Betlemme).

Mi fa piacere sapere che il blog per te sia “un'oasi di tranquillità e spiritualità”. In effetti desidero che il blog, con l'aiuto di Dio, produca buoni frutti spirituali, infondendo nelle anime dei lettori conforto, coraggio nel combattimento in difesa della fede, distacco del cuore dalle cose futili, amore per la Santissima Trinità, un ardente desiderio di praticare con fervore le virtù cristiane, l'ansia apostolica per la salvezza eterna delle anime, la premura per le vocazioni sacerdotali e religiose, una tenera devozione per la Beata Vergine Maria, ecc.

Ogni giorno il blog viene visitato da un discreto numero di persone. Se volessi potrei facilmente incrementare il numero dei lettori pubblicando pettegolezzi che circolano negli ambienti ecclesiali, scrivendo post che incitano all'odio e al rancore verso i nostri nemici, seminando polemiche qualunquiste, e cose di questo genere. Ma a cosa gioverebbe tutto ciò? Queste cose non edificano le anime. Pertanto ho deciso di fare una scelta mirata: indirizzare il mio blog a una determinata categoria di persone, ossia quella delle anime attratte dalla vita devota. Lo so che questa scelta è penalizzante dal punto di vista del numero dei visitatori, ma a me interessa la qualità degli utenti, non la quantità. A che mi servirebbe avere 5 milioni di visite all'anno se poi le anime non restassero edificate? Sono consapevole che questa decisione condanna “Cordialiter” ad essere un blog di nicchia, perché sono poche le persone (anche tra i “cattolici praticanti”) interessate all'ascetica, cioè alla ricerca delle perfezione cristiana. Il mio lavoro è diretto a sostenere anime come la tua, cioè che aspirano a praticare un'intensa vita spirituale. Infatti quando scelgo di pubblicare un post penso a te e ad altri lettori e lettrici spirituali coi quali sono in contatto. In pratica voi siete il mio modello di riferimento: se presumo che un post possa edificarvi, allora lo pubblico, se invece mi sembra che possa lasciarvi indifferenti, allora preferisco non pubblicarlo (tranne se c'è qualche altra seria ragione per cui ritengo opportuno pubblicarlo ugualmente).

Sono contento che apprezzi anche gli scritti delle persone che collaborano col blog. Approfitto dell'occasione per ringraziarle di cuore! È bello vedere che in questa società spietata ed egoista ci sia ancora gente buona disposta a dare una mano in maniera disinteressata.

Nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter