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mercoledì 26 agosto 2026

Leonarda Collin ha patito 17 anni in purgatorio

Dagli Scritti di Padre François Xavier Schouppe (1823-1904).


«Il fatto seguente ha qualche cosa di sì meraviglioso, che esiteremmo, dice il canonico Postel, a riprodurlo, se non fosse stato inserito in molte opere, secondo il Padre Teofilo Raynaud, distinto teologo e controversista del secolo XVII che lo riferisce come un fatto avvenuto ai suoi tempi e quasi sotto i suoi occhi. L'abate Louvet aggiunge che il vicario generale dell'arcivescovo di Besançon, dopo averne esaminato tutti i particolari, ne aveva riconosciuta la verità. - Nell'anno 1629, a Dòle, nella Franca Contea, Uga Roy, donna di mediocre condizione, era obbligata al letto per una pneumonia che faceva temere per la sua vita. Il medico, avendo creduto doverla salassare, ebbe l'inettezza di tagliarle l'arteria del braccio sinistro, il che la ridusse propriamente agli estremi.

L'indomani sul far del giorno, vide entrare nella sua stanza una giovane tutta vestita di bianco, con un contegno di bella modestia, che le chiede se è contenta di ricevere i suoi servizi e d'essere curata da lei. L'inferma, felice per questa offerta, risponde che niente le tornerà più gradito, e tosto la forestiera accende il fuoco, s'accosta ad Uga, dolcemente la ripone nel suo letto; poscia comincia a vegliarla e servirla come farebbe la più affezionata infermiera. Cosa meravigliosa! Il contatto delle mani di quella sconosciuta fu tanto benefico, che la moribonda se ne trovò grandemente sollevata e ben tosto si sentì interamente guarita. Allora essa volle assolutamente sapere chi fosse l'amabile sconosciuta, e la chiamò per interrogarla; ma questa si allontanò dicendo che ritornerebbe alla sera. Intanto lo sbalordimento, la curiosità furono estremi, quando si seppe di quella subitanea guarigione, e nella città di Dòle non si parlava che del misterioso avvenimento.

Quando la sconosciuta ritornò alla sera, disse ad Uga Roy, senza più cercare di nascondersi: «Sappiate, mia cara nipote, che io sono la vostra zia Leonarda Collin, morta da diciassette anni, lasciandovi erede della poca mia sostanza. Grazie alla divina bontà, io sono salva, e di tanta felicità sono debitrice alla Santa Vergine Maria, per la quale ebbi una grande divozione. Senza di lei io sarei perduta. Quando subitamente mi colpì la morte, era in peccato mortale, ma la Vergine misericordiosa in quel momento mi ottenne una perfetta contrizione, e così mi scampò dall'eterna dannazione. D'allora in poi io sono nel Purgatorio, ed il Signore mi permette di venire a compiere la mia espiazione servendovi per quaranta giorni. Terminato questo tempo, sarò liberata dalle mie pene se da parte vostra avrete la Carità di fare per me tre pellegrinaggi a tre santuari della Santa Vergine».

Uga, sbalordita, non sapendo che pensare di questo linguaggio, non potendo credere alla realtà di quella apparizione e temendo qualche insidia dello spirito maligno, consultò il suo confessore, il P. Antonio Rolland, gesuita, che la consigliò a minacciare alla sconosciuta gli esorcismi della Chiesa. Questa minaccia non la inquietò: tranquillamente disse che non temeva gli esorcismi della Chiesa. «Essi hanno forza, aggiunse, contro i demoni ed i dannati, ma nessuna contro le anime predestinate ed in grazia di Dio, come sono io». - Uga non era convinta. «Come mai, chiese alla giovane, potete essere la mia zia Leonarda? Questa era vecchia, debole, spiacevole e bisbetica, mentre voi siete giovane, dolce ed amabile. - Ah! mia nipote, rispose l'apparsa, il vero mio corpo si trova nella tomba, ove rimarrà fino alla risurrezione; quello che voi vedete è un altro corpo, miracolosamente formato dall'aria, per darmi modo di parlarvi, di servirvi e d'avere i vostri suffragi. Quanto al mio carattere difficile, collerico, diciassette anni di terribili sofferenze ben m'insegnarono la pazienza e la dolcezza. D'altronde, sappiate che in Purgatorio si è confermati in grazia, segnati col sigillo degli eletti, e perciò stesso esenti da ogni vizio».

Dopo tali spiegazioni, non era più possibile la incredulità. Uga, meravigliata al tempo stesso e riconoscente, con tutta contentezza ricevette i servizi che le erano resi durante i segnati quaranta giorni. Dessa sola poteva vedere ed udire la defunta, che veniva a certe ore e tosto scompariva. Appena le sue forze lo permisero, con tutta la divozione compì i pellegrinaggi che erano stati richiesti.

Al termine dei quaranta giorni, cessarono le apparizioni. Leonarda si mostrò un'ultima volta per annunziare la sua liberazione; allora trovavasi in uno stato d'incomparabile gloria, scintillante come un astro, e portava sul viso l’espressione della più perfetta beatitudine. Alla sua volta testificò alla nipote la propria riconoscenza, le promise di pregare per lei, per tutta la sua famiglia, e la impegnò a ricordarsi sempre, in mezzo alle pene della vita, del fine supremo di nostra esistenza, che è la salute dell'anima.


[Brano tratto da “Il dogma del Purgatorio”, di Padre Francesco Saverio Schouppe, traduzione di Don Antonio Buzzetti, tipografia e libreria San Giuseppe degli artigianelli, Imprimatur: Taurini, die 7 Aprilis, 1932, Can. Franciscus Paleari, Provic. Gen.].


Pensiero del giorno

Altare Messa Tridentina
La pazienza è la virtù che, per amore di Dio, ci fa accettare con generosità e con pace tutto quel che dispiace alla natura, senza lasciarci abbattere dalla tristezza che facilmente c’invade quando ci troviamo di fronte a cose spiacevoli.
 

[Pensiero tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 25 agosto 2026

Don Bosco approfittava di ogni circostanza per cercare di salvare qualche anima

Don Bosco

I Santi, al pensiero della eterna dannazione dei peccatori, moltiplicavano le loro fatiche per salvarne più che fosse possibile. Tra i Santi è da ricordare Don Bosco, giustamente denominato «pescatore di anime». Quanto disse e fece per l'altrui salvezza eterna!

Pensava sempre alle anime, anche nei suoi misteriosi «sogni». Conosciutane una bisognosa, non se la faceva scappare. Un giorno d'inverno era caduta la neve e Don Bosco era per via. Un operaio, passandogli vicino, scivolò e stava per battere a terra. Il Santo lo sostenne. L'operaio, riconoscente, disse: Se non fosse stato per lei, sarei caduto a terra! -

Don Bosco colse l'occasione per dirgli una buona parola: Oh, potessi aiutarla perché non abbia a cadere nell'inferno! -

L'operaio rifletté e rispose: Ho proprio bisogno del Sacerdote! E’ tanto che sto lontano da Dio! Verrò presto a trovarla per confessarmi. -

Don Bosco dopo qualche tempo ricevette la visita dell'operaio e così poté metterlo in carreggiata.


[Brano tratto da "Satana nel mondo", di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989), zelante sacerdote salesiano].

Pensiero del giorno

(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

Non invidiare i grandi del mondo delle loro ricchezze, onori, dignità ed applausi che ricevono dagli uomini; ma invidiare coloro che più amano Gesù Cristo, che certamente vivono più contenti dei primi re della terra; e ringraziare il Signore della luce con cui ci fa conoscere la vanità di tutti questi beni mondani, per cui tanti miseri si perdono.

lunedì 24 agosto 2026

Il gran pensiero: "Magna cogitatio"

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori.

Così chiamava S. Agostino il pensiero dell'eternità: Il gran pensiero: "Magna cogitatio". Questo è quel pensiero, che ha mandati tanti solitari a vivere ne' deserti, tanti religiosi (anche re e regine) a rinserrarsi ne' chiostri, e tanti martiri a finir la vita ne' tormenti, affin di acquistarsi l'eternità beata del paradiso e di evitare l'eternità infelice dell'inferno. Il ven. Giov. Avila convertì una certa dama con queste due parole: "Signora, le disse, pensate a queste due parole: Sempre e mai". Un certo monaco si chiuse in una fossa, ed ivi non faceva altro che esclamare: "O eternità! O eternità!" Ah mio Dio, quante volte io mi ho meritata l'eternità dell'inferno! Oh non vi avessi mai offeso! Datemi dolore de' peccati miei, abbiate pietà di me.

Dicea lo stesso P. Avila che chi crede all'eternità e non si fa santo, merita star chiuso nella carcere de' pazzi. Ognuno che si fabbrica una casa, molto si studia per farla venire comoda, ariosa e bella, e dice: "Fatico, perché in questa casa ci ho da stare tutta la mia vita". E poi per la casa dell'eternità tanto poco si pensa! Giunti che saremo all'eternità, allora non si tratterà di stare in una casa più o meno comoda, più o meno ariosa; si tratterà di stare o in una reggia piena di tutte le delizie, o in una fossa piena di tutti i tormenti. E per quanto tempo? non per quaranta o cinquant'anni, ma per sempre, mentre Dio sarà Dio. I santi per salvarsi hanno stimato far poco, menar tutta la lor vita in penitenze, orazioni ed opere buone. E noi che facciamo? Ah mio Dio, già son passati tanti anni di mia vita, già la morte si accosta, e finora che bene mi trovo fatto per voi? Datemi luce, datemi forza a vivere per voi questi giorni che mi restano. Basta quanto vi ho offeso; ora vi voglio amare.

"Cum metu, et tremore vestram salutem operamini (Phil. 2. 12). Per salvarci bisogna che tremiamo di dannarci, e tremiamo non tanto dell'inferno, quanto del peccato, che solo può condurci all'inferno. Chi trema del peccato, fugge le occasioni pericolose, spesso si raccomanda a Dio, piglia i mezzi per conservarsi in grazia. Chi fa così, si salva; e chi non fa così, è moralmente impossibile che si salvi. Ed avvertiamo quel che dice S. Bernardo: "Nulla nimia securitas, ubi periclitatur aeternitas". Non v'è sicurtà che basta, per assicurare la eternità. Ah mio Redentore, il sangue vostro è la mia sicurtà. Io era già perduto per li peccati miei, ma voi m'offerite il perdono, s'io mi pento d'averli commessi. Sì che mi pento con tutto il cuore d'avere offeso voi, bontà infinita. Io v'amo, sommo bene, più d'ogni bene. Vedo che voi mi volete salvo, ed io voglio salvarmi per amarvi in eterno.

O Maria Madre di Dio, pregate Gesù per me.


[Brani tratti da "Via della salute"]



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Pensiero del giorno

Quali che siano gli eventi, ricordatevi di due cose: Dio non abbandona nessuno. Quanto più vi sentite solo, trascurato, vilipeso, incompreso, e quanto più vi sentirete presso a soccombere sotto il peso di una grave ingiustizia, avrete la sensazione di un'infinita forza arcana, che vi sorregge, che vi rende capaci di propositi buoni e virili, della cui possanza vi meraviglierete, quando tornerete sereno. E questa forza è Dio!


(San Giuseppe Moscati)

domenica 23 agosto 2026

Un assassino pentito

Don Giuseppe Tomaselli
Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902 - 1989), zelante sacerdote salesiano.


Nel novembre del 1967 partivo in macchina da Ancona; feci una visita alla Santa Casa di Loreto, poi una tappa a Recanati per vedere l'abitazione di Giacomo Leopardi e dopo mi spinsi sino a Macerata.

Qui cercai e trovai chi da tempo desideravo vedere: l'uccisore di Santa Maria Goretti, Alessandro Serenelli.

Era ed è tuttora nel convento dei Padri Francescani; non è Frate, ma vive con loro.

Ci scambiammo un abbraccio ed un bacio. Parlammo a lungo.

Guardavo il Serenelli e pensavo: Ecco qui un assassino, che ha dato una Santa alla Chiesa di Dio! È grande la Provvidenza Divina, che dal male sa ricavare il bene!

A diciotto anni, spinto da malvagia passione, crivellò di coltellate il puro corpo di Mariettina Goretti.

Il suo delitto indignò il mondo.

È vero che il Serenelli è stato un assassino, però si è riabilitato con il vero pentimento e la lunga penitenza.

Gli domandai:

- Lei che concetto aveva della Goretti prima ancora di ucciderla?

- Era una santina. Il mio fu un momento di pazzia. Sono tanto pentito del mio delitto. Scontai nelle varie Case Penali; quattro anni mi furono tolti per amnistia e ventisei anni li trascorsi nella cella. Appena uscito dal carcere, andai a gettarmi ai piedi di Assunta, la madre di Mariettina, domandando perdono. Ebbi una dolce visione della Santa, che poi narrai a Roma ai Monsignori prima che la fanciulla fosse santificata.

- Signor Alessandro, non pensi più al passato. Ripari sempre il suo delitto, facendo opere buone e pregando. Le raccomando la Comunione.

- Tutti i giorni mi comunico; e poi ... preghiere, Rosari, visite a Gesù Sacramentato. -

Serenelli è così pentito del suo omicidio, che vuol lasciare un documento ai posteri. Con i piccoli risparmi ha pensato di fare erigere un monumento di marmo « La statua del perdono », raffigurante la giovane Goretti in posizione eretta e lui in ginocchio, ai suoi piedi, implorante perdono.

Un solo delitto commise il Serenelli e per tutta la vita lo sta riparando.

E quelli che hanno le mani macchiate di sangue e non per uno ma forse per più delitti, togliendo la vita ai pargoli, quale pentimento ne hanno e quale penitenza ne fanno?

Per costoro: o dura penitenza e forte riparazione, oppure eterna dannazione! 


[Brano tratto da "Satana nel mondo" di Don Giuseppe Tomaselli; imprimatur: + Francesco Tortora, Vescovo-Prelato, S. Lucia del Mela 13 - 5 - 1968].

Pensiero del giorno

Padre Felice Cappello
Nel Cuore di Gesù l'anima trova l'asilo di pace, il conforto e sollievo. Nel Cuore divino si depongano le pene, le contrarietà, le sofferenze fisiche e morali. Gesù ripete ad ogni momento: Venite a me, o voi tutti che siete afflitti ed amareggiati, ed io vi consolerò.



[Pensiero di Padre Felice Maria Cappello (1879 - 1962) tratto da "Il segreto del confessionale" di Marc Lindeijer, Edizioni AdP].

sabato 22 agosto 2026

Lo sport può essere una "scuola spirituale"

Riporto alcuni interessanti brani tratti dall'allocuzione pronunciata in Piazza San Pietro il 9 ottobre 1955 dal grande Papa Pio XII per i membri del Centro Sportivo Italiano.


(...) Nella menzionata circostanza del sorgere del vostro Centro fu ancora una volta necessario spiegare che la Chiesa non può trascurare, come opera a lei estranea, la cura dei corpi e la cultura fisica, quasi fossero di sua competenza soltanto le « cose puramente religiose » ed « esclusivamente spirituali »; che esistono delle virtù naturali e cristiane, senza le quali lo sport non potrebbe svilupparsi, ma decadrebbe inevitabilmente in un materialismo chiuso, fine a sè stesso; che i principî e le norme cristiane applicate allo sport gli schiudono più elevati orizzonti, illuminati perfino da raggi di mistica luce. Ci studiammo perciò, in quella ed in altre occasioni, di tracciare le linee maestre concernenti l'armonia dei rapporti tra i principi cristiani e le attività sportive, spesso a voi ricordate e spiegate.

(...) Anzitutto, quanto al lato organizzativo e tecnico, converrà incrementare la diffusione del sano sport, anche tra la gioventù non abbiente, come del resto lodevolmente il Centro si è proposto di fare fin dall'inizio. Se siete persuasi che lo sport tempra e fortifica i corpi, educa lo spirito e l'addestra a più alte vittorie, non potrete permettere che numerose schiere di giovani siano privati di questi beni a causa della povertà.

(...) L'educazione sportiva vuole inoltre formare i giovani alle virtù proprie di questa attività. Esse sono, tra le altre, la lealtà che vieta di ricorrere a sotterfugi, la docilità ed obbedienza ai saggi ordini di chi guida un esercizio di squadra, lo spirito di rinunzia quando occorre tenersi in ombra a vantaggio dei propri « colori », la fedeltà agli impegni, la modestia nei trionfi, la generosità per i vinti, la serenità nell'avversa fortuna, la pazienza verso il pubblico non sempre moderato, la giustizia se lo sport agonistico è legato ad interessi finanziari liberamente pattuiti, ed in generale la castità e la temperanza già raccomandata dagli stessi antichi. Tutte queste virtù, sebbene abbiano come oggetto una attività fisica ed esteriore, sono genuine virtù cristiane, che non possono acquistarsi ed esercitarsi in grado esimio senza un intimo spirito religioso e, aggiungiamo, senza il frequente ricorso alla preghiera.

Praticato in questo modo, ed inserito nel campo soprannaturale, lo sport può diventare quasi un'ascesi, poichè l'Apostolo S. Paolo esorta a rivolgere a gloria di Dio tutto ciò che il cristiano opera (cfr. 1 Cor. 10, 31).

Tornerà forse a danno della tecnica una tale concezione spirituale e quasi ascetica dello sport? Al contrario! È accaduto di recente che da più parti si è invocato il ritorno degli atleti allo sport « puro », cioè a quelle finalità e a quei metodi, che nulla hanno di comune col cosiddetto « mercantilismo » e « divismo », ai quali vengono sacrificati gli alti ideali, la giustizia, la sanità degli atleti e il buon nome della nazione, che si vuol rappresentare nelle gare.

Se tutto ciò ha qualche importanza, nulla potrà meglio affrancare lo sport dalle lamentate deviazioni, quanto lo spirito cristiano e le virtù che da esso promanano.

(...) Lo sport, quando sia inteso cristianamente, è di per sè un'efficace scuola per quel grande cimento che è la vita terrena, le cui mete sono la perfezione dell'anima, il premio della beatitudine, la gloria immarcescibile dei santi. Di questo agone più alto lo sport non è che una pallida immagine, ma con quali differenze! Mentre ai cimenti sportivi si è liberi di partecipare, nell'agone spirituale è necessario che tutti entrino e perseverino; mentre in quelli un solo tra molti ottiene la palma, in questo la vittoria è disposta ad incoronare tutti e ciascuno; ma, soprattutto, mentre in quelli, ove manchino le energie, altro non resta che ritirarsi e dichiararsi vinti, in questo è sempre pronta a sollevare e rinvigorire le declinanti forze la forza stessa di Dio, che vuole tutti gli uomini salvi e vincitori.

Vi esortiamo dunque, carissimi giovani, fervidi di vita, di forza, di ardore, a riserbare la miglior parte della vostra ambizione e delle vostre energie all'agone dello spirito, nella ferma fiducia di giungere vittoriosi alla palma, mediante l'indomita volontà e con la grazia e l'esempio dell'unico Vincitore del mondo, Gesù Cristo.

Pensiero del giorno

Che deve fare un'anima stando innanzi al Sacramento? deve amare e cercare. Non deve già ivi stare per sentir dolcezze e consolazioni, ma solo per dar gusto a Dio, con far atti di amore, con darsi tutta a Dio senza riserba, spogliandosi di ogni proprio volere.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

venerdì 21 agosto 2026

Il mondo odia i servi di Gesù Cristo

Gesù Cristo con occhi misericordiosi
Brano di Sant'Alfonso de Liguori tratto da "Riflessioni Divote".

Chi ama Gesù Cristo con vero amore ben si rallegra quando si vede trattato dal mondo come fu trattato Gesù Cristo, che dal mondo fu odiato, vituperato e perseguitato, sino a farlo morir di dolore appeso ad un patibolo di obbrobrio. Il mondo è tutto contrario a Gesù Cristo, e perciò odiando Gesù Cristo odia tutti i servi suoi. Quindi il Signore animava i suoi discepoli a soffrir con pace le persecuzioni del mondo, dicendo loro, che avendo essi lasciato il mondo non poteano non essere odiati dal mondo [...] Il nostro Salvatore avendoci chiamati al suo amore vuole che ci rendiamo superiori alle promesse del mondo ed alle sue minacce. Vuole che non facciamo più conto né delle sue censure né delle sue approvazioni. [...] Non basta poi per essere tutto di Dio abbandonare il mondo, ma bisogna desiderare che il mondo ci abbandoni e si scordi affatto di noi. Alcuni abbandonano il mondo, ma non lasciano poi di voler esser lodati dal mondo, almeno per averlo abbandonato; costoro nutrendo ancora il desiderio di essere stimati dal mondo, fanno che in essi viva ancor il mondo. Siccome poi il mondo odia i servi di Dio, e perciò odia i loro buoni esempi e massime sante; così bisogna che noi odiamo tutte le massime del mondo. [...] il mondo non ha altro fine che il proprio interesse e piacere; e così non può accordarsi con coloro che cercano di piacere solo a Dio. Sì, Gesù mio crocifisso e morto per me, solo a voi io voglio piacere. Che mondo, che ricchezze, che dignità! voi mio Redentore voglio che siate tutto il mio tesoro; l'amare voi è la ricchezza mia. Se mi volete povero, voglio esser povero: se mi volete umiliato e disprezzato da tutti, tutto abbraccio e ricevo dalle vostre mani; la vostra volontà sarà sempre la mia consolatrice.


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Pensiero del giorno

Chi vuole infiammarsi certamente di amore verso Gesù Cristo, procuri di meditare spesso la sua passione. Fu rivelato ad un santo solitario che non v'è esercizio più atto ad accendere l'amor divino che il considerare spesso le pene e l'ignominie che Gesù Cristo ha patite per nostro amore. Io dico non esser possibile che un'anima la quale spesso medita la passione di Gesù Cristo non s'innamori di Gesù Cristo. Egli a questo fine, potendo salvarci con una sola goccia di sangue, anzi con una sola preghiera, volle tanto patire e spargere tutto il suo sangue, per tirare i nostri cuori ad amarlo; onde chi medita la sua passione, fa una cosa molto a lui grata. Pertanto, lettor mio, fate voi spesso la vostra meditazione sopra i dolori di Gesù Cristo, almeno fatela in ogni venerdì, giorno in cui egli morì per nostro amore.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

giovedì 20 agosto 2026

Attenzione al fariseismo in salsa tradizionale

Pubblico alcuni brani di una lettera di una gentile lettrice.

[...] C'è troppa divisione nel mondo tradizionalista! A volte vedo, purtroppo, molta superbia... fanno i saputelli ma senza mai spiegare con carità e pazienza dove si annidano gli errori, e senza fare discernimento su ciò che è veramente errore da ciò che non lo è. Così è per certi tradizionalisti, esistono solo le regole... dimenticando che l'errore dei farisei era proprio questo, era il medesimo! Infatti Gesù non rimproverava loro di essere atei o idolatri [...] Gesù li rimproverava di avere, diremmo oggi, il paraocchi... non vedevano al di là delle regole, erano ossessionati dalle regole!

In tanti anni da catechista non ho mai incontrato una collega o un collega tradizionalista a fare questo servizio... eppure ne avevamo immenso bisogno, ne abbiamo bisogno, ma loro dove stanno? Sono pronti a criticare e a fulminare chi non applica le regole alla lettera, ma quanto al cimentarsi per prestare questo servizio alla Chiesa, mettersi a servizio della parrocchia, non ne vedi..... :-(

Non comprendono che non abbiamo bisogno di giudici, di chi mettendosi come spettatore sta lì pronto a criticare ogni minimo errore, ma che abbiamo bisogno di "tradizionalisti" preparati a fare i catechisti.....

Preghiamo per questo, caro D., e se il Signore lo vorrà, lasciati illuminare affinché tu possa scrivere anche su questo, facendo appello che i Parroci cerchino autentici Catechisti bene istruiti sulla vera fede, e che con carità, PAZIENZA.... e amore, si prestino a questo nobile servizio....

Grazie ancora, e sia lodato Gesù Cristo e il Cuore di Maria.


Cara sorella in Cristo,
                                  sono d'accordo con te quando critichi il comportamento di alcune frange del movimento tradizionale. È chiaro che le regole ecclesiastiche vanno rispettate, però bisogna farlo con carità, altrimenti è inutile. Se una persona rispetta scrupolosamente tutte le norme liturgiche e poi si comporta in maniera poco caritatevole, il suo comportamento rischia di diventare uno sterile formalismo. Ti faccio un esempio davvero accaduto. In passato credevo che i preti "tradizionalisti" fossero tutti zelanti come Sant'Alfonso Maria de Liguori. Una volta scrissi un'e-mail a un prete che celebra solo la Messa tradizionale per chiedergli se organizzava degli esercizi spirituali. Passarono molti giorni e non ottenni nessuna risposta, nemmeno una di due righe, che costa solo pochi secondi. Pensai che forse non aveva tempo per rispondere, o forse aveva avuto dei problemi tecnici. Per vedere se le cose stessero davvero così, gli riscrissi per chiedergli come potevo fare una donazione. Questa volta mi rispose subito e anche in maniera molto gentile, indicandomi le coordinate bancarie del conto corrente presso lo IOR (la famosa banca vaticana). Rimasi dispiaciuto nel constatare il suo comportamento. I santi trovavano sempre il tempo per rispondere alle lettere che ricevevano, non solo quando gli si offriva del denaro.

Purtroppo di casi di mancanze di carità fraterna potrei raccontarne tanti. Ecco perché critico spesso il "formalismo": non voglio che nel movimento tradizionale prendano il sopravvento quei personaggi attentissimi agli aspetti esteriori della Sacra Liturgia, ma che poi si comportano in maniera poco caritatevole, altrimenti si rischia di divenire simili ai farisei, i quali erano dei sepolcri imbiancati, sembravano essere dei fedeli di "stretta osservanza", ma in realtà la loro vita spirituale era solo sterile formalismo senza nessuna sostanza.

In Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter 

Pensiero del giorno

Nulla dunque è più nobile, più importante, più utile della Teologia ascetica ben compresa.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

mercoledì 19 agosto 2026

Attenti ai siti web "pseudo-tradizionalisti"

Ci sono tanti siti internet che si proclamano fedeli alla Tradizione Cattolica, ma quanti sono quelli davvero buoni? Il Vangelo ci insegna a valutare le cose in base ai frutti: un albero è buono se dà frutti buoni; è cattivo se dà frutti cattivi. Pertanto, se la lettura di un sito internet che tratta temi religiosi vi conforta e vi incoraggia a continuare senza tregua il combattimento spirituale, vi stimola ad amare Dio e il Corpo Mistico di Cristo, a praticare le virtù cristiane, ad avere una visione soprannaturale della vita, a sperare in Dio anche nei periodi di persecuzione, insomma se la lettura di un sito vi edifica l'anima, allora significa che è buono e potete continuare a frequentarlo.

Se invece la lettura di un sito internet “religioso” vi fa sentire sconfortati e demoralizzati, vi fa venire in mente dei dubbi sulla Fede (ad esempio sulla promessa di Cristo al riguardo della perenne vittoria della Chiesa sulle forze infernali), vi fa passare la voglia di pregare, vi fa venire la voglia di abbandonare la Chiesa Cattolica per aderire a qualche setta scismatica apparentemente tradizionalista, oppure vi fa venir voglia di mollare la Fede, di non interessarvi più alla Religione e di tuffarvi nel materialismo edonista che dilaga nella società, e cose di questo genere, allora significa che quel sito è cattivo, visto che i suoi frutti sono pessimi. Dio è incapace di fare o desiderare qualcosa di male, pertanto gli alberi che danno cattivi frutti spirituali, certamente non agiscono secondo la volontà del Signore.

Ci sono anche dei siti che sono sempre pronti a vedere deviazioni moderniste (e quindi peccaminose) nelle dichiarazioni teologiche che fanno altre persone, poi però usano liberamente un linguaggio spudorato e osceno che non dovrebbe essere usato né dai seguaci di Cristo né da nessun altro. Non ha senso fare i “guardiani” della Teologia Dogmatica se poi non si osserva ciò che i buoni manuali di Teologia Morale hanno sempre insegnato al riguardo dei discorsi turpi: “Si verba obscoena sint nimis lasciva […] sunt peccata mortalia” (cfr. Don Giuseppe Frassinetti, “Compendio della Teologia Morale”, editrice SEI).

Sconsiglio vivamente di frequentare siti web che pur simpatizzando per la Messa tradizionale, tuttavia non danno frutti buoni. Una persona mi ha detto che diversi suoi amici legati alla Messa tridentina hanno abbandonato la religione Cattolica. Ciò non mi stupisce, perché se si frequentano certi siti o certi gruppi, è ovvio che prima o poi si rischia di perdere la Fede e di abbandonare la Chiesa. Il demonio cerca di far cadere le anime dal lato per cui pendono: se un battezzato ha tendenze progressiste, il diavolo cercherà di farlo precipitare nel più sfrenato modernismo dogmatico e morale, mentre se ha delle tendenze tradizionali cercherà di trascinarlo allo scisma oppure allo sconforto e alla disperazione per poi indurlo ad abbandonare la pratica religiosa.

Io non ho fatto nomi di altri blog o di altri siti web, sia perché non ho nulla di personale contro nessuno, sia perché non voglio scatenare polemiche con qualcuno. Tra i blogger che simpatizzano per la liturgia tradizionale, spero che nessuno si senta offeso da questo mio post. Del resto chi si sentisse “offeso” dimostrerebbe di avere la coda di paglia.

Dobbiamo continuare la lotta contro la piaga del modernismo, ma dobbiamo farlo con saggezza, evitando qualsiasi deriva estremista, la quale ci porterebbe lontano da Dio, fine ultimo della nostra esistenza.