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mercoledì 3 giugno 2026

Il fine primario del matrimonio (lk)

Papa Pio XII
Circa il tema del fine primario del matrimonio riporto alcuni brani del discorso alle partecipanti del congresso della Unione Cattolica Italiana Ostetriche, pronunciato in Vaticano il 29 ottobre 1951 dal Sommo Pontefice Pio XII.


[...] Ora la verità è che il matrimonio, come istituzione naturale, in virtù della volontà del Creatore non ha come fine primario e intimo il perfezionamento personale degli sposi, ma la procreazione e la educazione della nuova vita. Gli altri fini, per quanto anch'essi intesi dalla natura, non si trovano nello stesso grado del primo, e ancor meno gli sono superiori, ma sono ad esso essenzialmente subordinati. Ciò vale per ogni matrimonio, anche se infecondo; come di ogni occhio si può dire che è destinato e formato per vedere, anche se in casi anormali, per speciali condizioni interne ed esterne, non sarà mai in grado di condurre alla percezione visiva.

Precisamente per tagliar corto a tutte le incertezze e le deviazioni, che minacciavano di diffondere errori intorno alla scala dei fini del matrimonio e ai loro reciproci rapporti, redigemmo Noi stessi alcuni anni or sono (10 marzo 1944) una dichiarazione sull'ordine di quei fini, indicando quel che la stessa struttura interna della disposizione naturale rivela, quel che è patrimonio della tradizione cristiana, quel che i Sommi Pontefici hanno ripetutamente insegnato, quel che poi nelle debite forme è stato fissato dal Codice di diritto canonico 

[...]. Che anzi poco dopo, per correggere le contrastanti opinioni, la Santa Sede con un pubblico Decreto pronunziò non potersi ammettere la sentenza di alcuni autori recenti, i quali negano che il fine primario del matrimonio sia la procreazione e la educazione della prole, o insegnano che i fini secondari non sono essenzialmente subordinati al fine primario, ma equipollenti e da esso indipendenti (S. C. S. Officii, I aprile 1944 - Acta Ap. Sedis vol. 36, a. 1944, ).

Si vuole forse con ciò negare o diminuire quanto vi è di buono e di giusto nei valori personali risultanti dal matrimonio e dalla sua attuazione? No certamente, poichè alla procreazione della nuova vita il Creatore ha destinato nel matrimonio esseri umani fatti di carne e di sangue, dotati di spirito e di cuore, ed essi sono chiamati in quanto uomini, e non come animali irragionevoli, ad essere gli autori della loro discendenza. A questo fine il Signore vuole l'unione degli sposi. [...]

Tutto questo è dunque vero e voluto da Dio; ma non deve essere disgiunto dalla funzione primaria del matrimonio, cioè dal servizio per la vita nuova. Non soltanto l'opera comune della vita esterna, ma anche tutto l'arricchimento personale, lo stesso arricchimento intellettuale e spirituale, perfino tutto ciò che vi è di più spirituale e profondo nell'amore coniugale come tale, è stato messo, per volontà della natura e del Creatore, al servizio della discendenza. Per sua natura, la vita coniugale perfetta significa anche la dedizione totale dei genitori a beneficio dei figli, e l'amore coniugale nella sua forza e nella sua tenerezza è esso stesso un postulato della più sincera cura della prole e la garanzia della sua attuazione (cfr. S. Th. 3 p. q. 29 a. 2 in c.; Suppl. q. 4D a. 2 ad i).

Ridurre la coabitazione dei coniugi e l'atto coniugale ad una pura funzione organica per la trasmissione dei germi sarebbe come convertire il focolare domestico, santuario della famiglia, in un semplice laboratorio biologico. Perciò nella Nostra allocuzione del 29 settembre 1949 al Congresso internazionale dei medici cattolici abbiamo formalmente esclusa dal matrimonio la fecondazione artificiale. L'atto coniugale, nella sua struttura naturale, è un'azione personale, una cooperazione simultanea e immediata dei coniugi, la quale, per la stessa natura degli agenti e la proprietà dell'atto, è la espressione del dono reciproco, che, secondo la parola della Scrittura, effettua l'unione « in una carne sola ». 

[...]

Dite dunque alla fidanzata o alla giovane sposa, che venisse a parlarvi dei valori della vita matrimoniale, che questi valori personali, sia nella sfera del corpo o dei sensi, sia in quella spirituale, sono realmente genuini, ma che dal Creatore nella scala dei valori sono stati messi non al primo, ma al secondo grado.

Pensiero del giorno

Accettiamo ancora con pazienza la morte dei parenti e degli amici. Alcuni per la morte d'un parente si rendono inconsolabili, e perciò lasciano l'orazione, i sacramenti e tutte le loro divozioni. E taluno giunge ancora a pigliarsela con Dio, dicendo: "Signore, perché l'hai fatto?" Che temerità! Ditemi che ne ricavate da quest'affanno che vi prendete? pensate forse di dar piacere alla persona defunta? no, dispiacete a lei ed a Dio. Quella desidera che per la sua morte voi più vi uniate con Dio e preghiate per essa, se sta in purgatorio.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)



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martedì 2 giugno 2026

Il numero di coloro che si professano nemici di Dio va oggi crescendo

Dagli scritti del Sommo Pontefice Pio XII, di gloriosa e immortale memoria.

[...] nel vedere che, purtroppo, il numero di coloro che si professano nemici di Dio va oggi crescendo, e che i princìpi del materialismo teorico e pratico si vanno spargendo sempre di più; dinanzi allo spettacolo dell’esaltazione delle cupidigie più sfrenate, come meravigliarsi che si vada raffreddando nell’animo di molti la carità, la quale ben sappiamo essere la legge suprema della religione cristiana, il fondamento solidissimo della vera e perfetta giustizia, la sorgente sovrana della pace e delle caste delizie? Del resto, il Salvatore stesso ha ammonito: «Per il moltiplicarsi delle iniquità si raffredderà la carità di molti». Dinanzi allo spettacolo di tanti mali, che oggi, più che nel passato, travagliano individui, famiglie, nazioni e il mondo intero, dove mai Venerabili Fratelli, cercheremo il rimedio? Si potrà forse trovare una devozione più eccellente del culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, più conforme all’indole propria della religione cattolica, più idonea a soddisfare le odierne necessità spirituali della Chiesa e del genere umano? Ma, quale atto di omaggio religioso più nobile, più dolce, più salutare del culto sullodato, dal momento che esso è tutto rivolto alla stessa carità di Dio? Infine, quale stimolo più potente della carità di Cristo — che la pietà verso il Cuore Sacratissimo di Gesù fomenta ed accresce — per spingere i fedeli alla perfetta osservanza della legge evangelica, senza la quale, come ammoniscono saggiamente le parole dello Spirito Santo: «Opera della giustizia sarà la pace», non è possibile instaurare la vera pace tra gli uomini?

[Brano tratto dall'Enciclica "Haurietis Aquas" di Pio XII, 15 maggio 1956].

Pensiero del giorno

Il buon esempio non può essere dato che da un sacerdote sollecito del suo progresso spirituale. (...) Vedendone la pietà, la bontà, la povertà, la mortificazione, i fedeli dicono: è un sacerdote convinto, un Santo; lo rispettano e si sentono tratti ad imitarlo: verba movent, exempla trahunt.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

lunedì 1 giugno 2026

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Messa per Padre Pellegrino Santucci

Messa tridentina
"Una Voce Bologna" comunica che venerdì 24 settembre verrà celebrata una Messa di suffragio per l'anima di Padre Pellegrino Santucci, dell'ordine dei Servi di Maria, morto il 24 luglio scorso all'età di 89 anni.

La messa verrà celebrata alle ore 16,15 presso la Chiesa della Madonna di Galliera e di San Filippo Neri, sita a Bologna in via Manzoni 3.

Padre Pellegrino, romagnolo "politicamente scorretto", è stato uno strenuo sostenitore del latino nella liturgia e della musica "veramente" sacra. Celebrò secondo il Messale di San Pio V, ma dovette subire le "solite" tribolazioni. Spero che il Signore lo abbia giudicato servo buono e fedele.

Quanto bene fa un prete ricco di zelo!

Dagli scritti di Don Antonio Zaccaria.

Un giovane, figlio di genitori senza religione, fin dall'adolescenza aveva viaggiato per acquistare cognizioni nella sua industria, ed era diventato così empio e libertino nelle officine dove aveva lavorato, che di ritorno alla sua parrocchia era lo scandalo di tutti. In conseguenza di eccessi di ogni genere si sviluppò in lui una malattia di petto, che lo conduceva lentamente ma con certezza alla tomba. Il curato cominciò a fargli qualche visita, usando ogni gentilezza per guadagnare la sua confidenza, ma l'infermo resisteva a tutto e il suo male si aggravava di giorno in giorno. Durante una crisi dell'ammalato, il curato corse al suo letto, ma quando fu passata, il giovane cacciò via il sacerdote caricandolo d'ingiurie. Già da un mese si raddoppiavano le preghiere e gli sforzi, ma sempre invano, che anzi al solo ricordargli il nome di Dio usciva in esecrande bestemmie. Quando finalmente venne una felice ispirazione al curato, il quale chiama un sacerdote, e: andate, gli dice, immediatamente a Paray le Monial, ivi chiederete preghiere per il nostro ammalato e metterete il suo nome nel Cuore di Gesù. Dopo avere eseguita la sua commissione il sacerdote ritornava felice dal suo viaggio, e col curato andava subito a far visita all'infermo, che si avvicinava a gran passi alla morte. Pieno di speranza nella misericordia del S. Cuore di Gesù, il sacerdote rimasto con l'infermo gli fece parola del suo viaggio. Il giovane operaio parve interessarsene. Ho pregato per voi, gli disse il buon prete: vi ringrazio rispose egli. Incoraggiato da quella parola, il ministro di Dio aggiunse: vi ho portato una medaglia. Ne voglio una bella, rispose il giovine, e me la metterò al collo. Intanto che il sacerdote dà la medaglia, l'infermo domanda a sua madre un cordoncino, indi se la pone al collo e la bacia con rispetto. Ora, disse egli, voglio confessarmi, ed oggi stesso: lasciatemi alcuni istanti per prepararmi. Il sacerdote con le lacrime agli occhi si ritira nella stanza vicina, e si mette in preghiera con i parenti. Il moribondo, confessatosi con le migliori disposizioni, riceve quella sera stessa gli ultimi Sacramenti della Chiesa con grande edificazione degli astanti. Mentre il sacerdote gli amministrava il Sacramento dell'Olio Santo: andate adagio, signor abate, disse egli, è necessario che vi tenga dietro e domandi perdono dei miei peccati. Oh! signor abate, quanto bene fa un prete, vorrei ancor io esser prete! — Egli morì tre giorni dopo, continuando a dire buone parole, che mostravano ognor più come il Sacro Cuor di Gesù sa prendere possesso delle anime ribelli. Animiamoci noi pure di zelo per la salute del nostro prossimo e per gloria di Dio, e il S. Cuor di Gesù benedirà l'opera nostra.

[Brano tratto da "Il Cuor di Gesù - Mese di Giugno", di Don Antonio Zaccaria, parroco in Faenza, stampato nell’anno 1902].

Pensiero del giorno

Le Suore maestre eviteranno per sistema nelle loro classi l’aria di tristezza, perché alienerebbe loro il cuore delle scolare [...] Parleranno sempre con la ragione alle colpevoli, facendo loro comprendere in che cosa hanno mancato e il pericolo di una simile condotta [...] Un tono di collera e di furore può spaventare una fanciulla, irritarla nel fondo dell’anima e stringerle in qualche modo il cuore, ma non correggerla: come un gran soffio di vento fa subito piegare un albero che, però, riprende subito la sua primitiva posizione. La ragione, le maniere dolci e gentili guadagnano il cuore delle ragazze; la passione lo opprime, lo scoraggia, lo rende timido e vile: grandi inconvenienti, che risultano quasi sempre dalla durezza, dall’umore biliare con cui certi maestri trattano i loro discepoli.

[Brano tratto da "Regole e Costituzioni Generali della Congregazione delle Suore della Carità sotto la protezione di San Vincenzo de’ Paoli", Tipografia Vaticana, Roma, 1902].

domenica 31 maggio 2026

La Messa di Padre Pio da Pietrelcina

Messa celebrata da Padre Pio

La Messa di Padre Pio da Pietrelcina non era una celebrazione liturgica ordinaria: per chi vi assisteva, era un'esperienza sconvolgente. Migliaia di persone da tutto il mondo si accampavano sul sagrato della chiesa di San Giovanni Rotondo fin da piena notte, affrontando freddo e fatiche, solo per riuscire a entrare e vedere il frate celebrare.

Il motivo di tanto afflusso risiedeva interamente nel modo straordinario, mistico e visibilmente doloroso con cui il santo viveva il sacrificio eucaristico.

Come viveva la Messa Padre Pio?

Per Padre Pio la Messa non era una memoria astratta, ma la reale e mistica ripetizione della Passione di Cristo sul Calvario. Chi lo guardava sull'altare non vedeva un sacerdote che recitava delle preghiere, ma un uomo che saliva fisicamente sul Golgota insieme a Gesù. 

Il modo in cui celebrava si distingueva per alcuni aspetti impressionanti:

  • Una durata straordinaria: La sua Messa, celebrata rigorosamente in latino (secondo il rito antico), poteva durare da un'ora e mezza fino a tre ore. Gran parte di questo tempo era occupato da lunghissimi silenzi, specialmente durante il memento (le preghiere di intercessione per i vivi e per i morti) e dopo la consacrazione.

  • La sofferenza fisica: Durante la celebrazione, le sue stigmate ricominciavano a sanguinare copiosamente. Padre Pio indossava dei guanti senza dita durante il giorno, ma per la Messa li toglieva: tutti potevano vedere le piaghe aperte e sanguinanti sulle sue mani. Ogni movimento gli costava una fatica immensa. Si vedeva il suo corpo sussultare per il dolore, specialmente durante la consacrazione.

  • Le lacrime e il dialogo visibile: Il santo piangeva quasi ininterrottamente dall'inizio alla fine della celebrazione. Chi gli era vicino riferiva che il suo volto cambiava espressione continuamente: a volte era contratto dal dolore, altre volte illuminato da una gioia radiosa. Sembrava chiaramente interloquire con qualcuno di invisibile agli occhi altrui. 

I momenti culminanti: la Consacrazione e l'Elevazione

Il momento in cui la folla tratteneva il respiro era la consacrazione. Quando Padre Pio pronunciava le parole di Cristo, il tempo sembrava fermarsi.

Al momento di elevare l'Ostia e il Calice, il frate rimaneva immobile, con le braccia tese verso l'alto, anche per più di dieci minuti consecutivi. Il suo sguardo era fisso, come in estasi, rapito dalla visione del mistero che si compiva tra le sue mani sanguinanti. In quei minuti, all'interno della chiesa affollata da migliaia di persone, calava un silenzio assoluto, quasi irreale.

Perché tanta gente accorreva?

La risposta teologica e umana è che alla Messa di Padre Pio il soprannaturale diventava visibile.

In un'epoca che si avviava verso una forte secolarizzazione, le persone trovavano in quel frate cappuccino una prova vivente della verità del Vangelo. Andare alla sua Messa significava assistere a un "miracolo continuo". Molti entravano in chiesa per pura curiosità o persino con scetticismo e ne uscivano profondamente convertiti, scossi dal pianto e desiderosi di accostarsi al sacramento della Confessione (dove Padre Pio passava il resto della sua giornata, confessando anche per 15 ore di fila).

Quando una volta gli chiesero di spiegare che cosa fosse la Messa, Padre Pio rispose con una frase che riassume perfettamente il suo legame con questo sacramento:

"Il mondo potrebbe stare anche senza sole, ma non può stare senza la Santa Messa". 

Avviso da Milano

Giovedì 4 giugno 2026 alle 18 santa Messa nella solennità del Corpus Domini.

Chiesa di santa Maria alla Consolazione Largo Cairoli fermata metro linea 1 (rossa) Cairoli-Castello.

Ringrazio Maristella per la segnalazione.

 

 

 

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Ringraziamento dopo la Comunione (lk)

Comunione
Sant'Alfonso Maria de Liguori raccomandava vivamente ai fedeli di intrattenersi un po' di tempo con Gesù dopo la Comunione, per ringraziarlo e per offrirgli affetti d'amore. Un giorno gli chiesero quanto tempo dovesse durare il “ringraziamento”. Egli rispose almeno un'ora. Ma i suoi interlocutori dissero che un'ora era troppo, avevano altri impegni... allora Sant'Alfonso propose almeno mezz'ora. Nuovamente gli risposero che era troppo. Con le lacrime agli occhi, il grande Dottore della Chiesa chiese che il ringraziamento durasse almeno un quarto d'ora. Non bisogna stupirsi, Sant'Alfonso era un uomo innamorato del Redentore Divino, e gli sembrava una cosa di gran profitto spirituale il colloquiare amorevolmente con Gesù Eucaristico.

Donne in preghiera in chiesa
Il Sommo Pontefice Pio XII (di gloriosa e immortale memoria), nell'enciclica “Mediator Dei” affermava: “L'azione sacra, che è regolata da particolari norme liturgiche, dopo che è stata compiuta, non dispensa dal ringraziamento colui che ha gustato il nutrimento celeste; è cosa, anzi, molto conveniente che egli, dopo aver ricevuto il cibo Eucaristico e dopo la fine dei riti pubblici, si raccolga, e, intimamente unito al Divino Maestro, si trattenga con Lui, per quanto gliene diano opportunità le circostanze, in dolcissimo e salutare colloquio. Si allontanano, quindi, dal retto sentiero della verità coloro i quali, fermandosi alle parole più che al pensiero, affermano e insegnano che, finita la Messa, non si deve prolungare il ringraziamento [...] Per cui, se si deve sempre ringraziare Dio e non si deve mai cessare dal lodarlo, chi oserebbe riprendere e disapprovare la Chiesa che consiglia ai suoi sacerdoti e ai fedeli di trattenersi almeno per un po' di tempo, dopo la Comunione, in colloquio col Divin Redentore [...] Al Divin Redentore piace ascoltare le nostre preghiere, parlare a cuore aperto con noi, e offrirci rifugio nel suo Cuore fiammeggiante. Anzi, questi atti, propri dei singoli, sono assolutamente necessari per godere più abbondantemente di tutti i soprannaturali tesori di cui è ricca la Eucaristia e per trasmetterli agli altri secondo le nostre possibilità affinché Cristo Signore consegua in tutte le anime la pienezza della sua virtù. Perché, dunque, Venerabili Fratelli, non loderemmo coloro i quali, ricevuto il cibo Eucaristico, anche dopo che è stata sciolta ufficialmente l'assemblea cristiana, si indugiano in intima familiarità col Divin Redentore, non solo per trattenersi dolcemente con Lui, ma anche per ringraziarlo e lodarlo, e specialmente per domandargli aiuto, affinché tolgano dalla loro anima tutto ciò che può diminuire l'efficacia del Sacramento, e facciano da parte loro tutto ciò che può favorire la presentissima azione di Gesù? Li esortiamo, anzi, a farlo in modo particolare, sia traducendo in pratica i propositi concepiti ed esercitando le cristiane virtù, sia adattando ai propri bisogni quanto hanno ricevuto con regale liberalità. Veramente parlava secondo precetti e lo spirito della Liturgia l'autore dell'aureo libretto della Imitazione di Cristo, quando consigliava a chi si era comunicato: "Raccogliti in segreto e goditi il tuo Dio, perché possiedi colui che il mondo intero non potrà toglierti".

Dunque, se il Vicario di Cristo consiglia ai fedeli di praticare il ringraziamento dopo la Comunione, significa che è davvero un bene per le anime. Non c'è un tempo minimo da osservare, tuttavia conviene non essere avari con Gesù, dopo tutto quello che ha patito per noi.

Grande Promessa della Madonna a Santa Matilde

Madonna
La Vergine benedetta, apparsa a S. Matilde le fece questa solenne promessa: Tutti quelli che reciteranno devotamente ogni giorno « Tre Ave Maria» in onore della potenza, sapienza e misericordia, di cui la SS. Trinità ha ricolmato il mio Cuore, otterranno la perseveranza finale, vale a dire: SI SALVERANNO.

Preghiera delle « TRE AVE »
da recitarsi mattina e sera:

Beneditemi o Figlia dell’Eterno Padre — nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo; così sia — e non permettete che offenda mai il mio Dio con pensieri. Ave Maria gratia plena, ecc. aggiungendo la giaculatoria: O Maria, mia buona Madre, preservatemi in questo giorno dal peccato mortale.

Beneditemi o Madre del Divin Figlio — nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo; così sia — e non permettete che offenda il mio Dio con parole. Ave Maria, ecc. come sopra.

Beneditemi, o Sposa dello Spirito Santo — nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo, così sia — e non permettete che offenda il mio Dio con opere ed omissioni: anzi fate che io l’ami con tutto il mio cuore, e lo faccia amare ancora dagli altri. Così sia, o dolce, pietosa, o amabile Maria. Ave Maria, ecc, come sopra.


Imprimatur — Montepulciano, 13 febbraio 1934
+ AEMILIUS, Ep.

Il pensiero dell'eternità

Sant'Alfonso Maria de Liguori
Ho rielaborato per renderne più agevole la lettura, alcune belle meditazioni del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Ecco a voi delle bellissime riflessioni sull'eternità e sul pellegrinaggio terreno.

Sant'Agostino definiva il pensiero dell'eternità come "magna cogitatio", ossia il gran pensiero. Questo pensiero ai santi ha fatto comprendere che tutti i tesori e le grandezze di questa terra non sono altro che paglia, fango, fumo e sterco. Questo pensiero ha convinto tanti giovani, anche nobili, re e imperatori ad entrare in convento. Questo pensiero ha dato coraggio a tanti martiri di sopportare gli atroci tormenti della morte anziché tradire Dio.

No, non siamo stati creati per questa terra; il fine per cui Dio ci ha posti nel mondo è di farci meritare la vita eterna con le buone opere. A tal proposito Sant'Eucherio diceva che l'unico affare di cui dobbiamo avere premura in questa vita è l'eternità, cioè di guadagnare l'eternità felice del paradiso e di evitare quella infelice dell'inferno: Negotium, pro quo contendimus, aeternitas est. Se ci salveremo saremo per sempre felici, se ci danneremo saremo per sempre infelici.

La fede è ciò che fa vivere i giusti in grazia di Dio e che dà vita alle anime, distaccando i cuori dagli affetti terreni e ricordando loro i beni eterni che Dio propone a coloro che l'amano. Per vincere le passioni e le tentazioni bisogna che spesso ravviviamo la fede, dicendo: Credo vitam aeternam, credo che dopo questa vita la quale presto per me finirà, vi è la vita eterna, o ripiena di gioie o ripiena di sofferenze, che mi toccherà secondo i meriti o demeriti miei. Santa Teresa ripeteva alle sue discepole: "Figlie, un'anima, un'eternità!", volendo dire: figlie, abbiamo un'anima; perduta questa, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. Insomma dall'ultimo istante di vita su questa terra dipende l'essere per sempre felici o per sempre disperati.

Un pensiero di viva fede circa l'eternità che ci aspetta può farci santi. Scrive San Gregorio che coloro che pensano all'eternità non si inorgogliscono nelle vicende prospere né si abbattono nelle avverse; poiché non desiderando nulla di questo mondo, di nulla temono. Quando ci tocca di patire qualche infermità o persecuzione ricordiamoci dell'inferno; facendo così ci sembrerà leggera ogni croce e ringrazieremo il Signore di non averci fatto morire quando stavamo in peccato mortale.

Mentre siamo in questa vita siamo pellegrini che vagano per la terra, lontani dalla nostra vera patria, il cielo, dove il Signore ci aspetta a godere eternamente la sua bella faccia: Dum sumus in corpore, peregrinamur a Domino, scrive l'Apostolo. Se dunque amiamo Dio, dobbiamo avere un continuo desiderio di uscire da questo esilio e di andare a vederlo. Questo desiderio era quel che sospirava sempre San Paolo.

Non c'è da meravigliarsi se i malvagi vorrebbero vivere sempre in questo mondo, poiché temono di passare dalle pene di questa vita alle pene eterne ed assai più terribili dell'inferno; ma chi ama Dio ed ha una moral certezza di stare in grazia, come può desiderare di continuare a vivere in questa valle di lacrime, in continue amarezze, angustie di coscienza, e pericoli di dannarsi? e come può non sospirare di andar presto ad unirsi con Dio nell'eternità beata, ove non c'è più pericolo di perderlo?

E quando siamo afflitti dai travagli o veniamo vilipesi dal mondo, consoliamoci con la gran mercede che apparecchia Dio a chi patisce per suo amore. Dice San Cipriano che il Signore vuole che gioiamo nei travagli e nelle persecuzioni, perché in quelle occasioni si provano i veri soldati di Dio e si distribuiscono le corone a coloro che sono fedeli: Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei.

Ecco, sono pronto ad ogni croce che mi invierà il Signore. No, non voglio delizie e piaceri in questa vita; non merita piaceri chi ha offeso Dio. Sono pronto a patire tutte le infermità e traversie che mi colpiranno, son pronto ad abbracciare tutti i disprezzi degli uomini. Sono contento, se così piace a Gesù, che io venga privato di tutti i sollievi corporali e spirituali, purché non venga separato dall'amore di Dio. Ciò non lo merito, ma lo spero da quel sangue che il Redentore ha sparso per me. Voglio amare per sempre Dio, mio amore, mio tutto. Io vivrò in eterno ed in eterno lo amerò, come spero, e il mio paradiso sarà godere del suo gaudio infinito e lodare la sua infinita misericordia.

Clarisas de la Inmaculada (ims 336)


Clarisas de la InmaculadaDeseosas de vivir la primitiva Regla de Santa Clara de Asís según la espiritualidad kolbiana‑mariana, un grupo de religiosas dio vida a una nueva familia religiosa: las Hermanas Clarisas de la Inmaculada ("Clarisse dell'Immacolata" en italiano). En estos tiempos de escasez de vocaciones y con muchas órdenes en riesgo de desaparecer, las Clarisas de la Inmaculada han experimentado, en cambio, una fuerte expansión. Es realmente admirable constatar el poder de Dios al atraer nuevas vocaciones a la vida de clausura. De hecho, las monjas contemplativas, viviendo escondidas del mundo, no tienen la posibilidad de salir a hacer propaganda vocacional; sin embargo, el Señor, de las maneras más inesperadas, consigue atraer a numerosas jóvenes a la clausura. Dios es verdaderamente grande. En poco tiempo, las Clarisas de la Inmaculada han fundado varios monasterios. Es un resultado extraordinario.

Las Clarisas de la Inmaculada tienen fuertes vínculos espirituales con las Hermanas Franciscanas de la Inmaculada, también de estricta observancia. Siguen reglas distintas, pero comparten la devoción a San Maximiliano María Kolbe y el voto de consagración ilimitada a la Inmaculada. Las Hermanas Franciscanas de la Inmaculada llevan una vida activa, pero dedican al menos cinco horas al día a la oración. Dentro de su instituto existe también un ramo contemplativo que vive en monasterios de clausura llamados “Palomares de la Inmaculada”, donde viven unas cincuenta religiosas, casi todas jóvenes.

En el panorama de la vida contemplativa femenina, las Clarisas de la Inmaculada representan una joya escondida, un oasis de oración y silencio que continúa irradiando luz en el corazón de la Iglesia. Hijas espirituales de Santa Clara de Asís, estas monjas viven la radicalidad del Evangelio en su forma más pura: la clausura, la pobreza, la fraternidad y la adoración.

Su nombre revela ya su identidad profunda: Clarisas, es decir, herederas de la espiritualidad franciscana; de la Inmaculada, consagradas de modo especial a la Virgen María, que se convierte para ellas en Madre, Maestra y modelo de total pertenencia a Cristo. Ser “de la Inmaculada” no es un detalle ornamental. Expresa una elección precisa: vivir la propia consagración bajo la mirada y la protección de la Virgen María, imitando su pureza de corazón, su obediencia a la voluntad de Dios, su pobreza evangélica y su total disponibilidad a la acción del Espíritu Santo.

María es la “Puerta del Cielo”, el camino más seguro para llegar a Cristo. Por eso las Clarisas de la Inmaculada la contemplan, la invocan y la imitan a lo largo del día. 

Pensiero del giorno

Coloro che ci fanno soffrire dobbiamo considerarli i nostri più grandi benefattori. Infatti le sofferenze, se sopportate cristianamente e offerte a Dio, sono preziose per la vita spirituale e ci arricchiscono di meriti per la Patria Celeste.