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lunedì 1 giugno 2026

Quanto bene fa un prete ricco di zelo!

Dagli scritti di Don Antonio Zaccaria.

Un giovane, figlio di genitori senza religione, fin dall'adolescenza aveva viaggiato per acquistare cognizioni nella sua industria, ed era diventato così empio e libertino nelle officine dove aveva lavorato, che di ritorno alla sua parrocchia era lo scandalo di tutti. In conseguenza di eccessi di ogni genere si sviluppò in lui una malattia di petto, che lo conduceva lentamente ma con certezza alla tomba. Il curato cominciò a fargli qualche visita, usando ogni gentilezza per guadagnare la sua confidenza, ma l'infermo resisteva a tutto e il suo male si aggravava di giorno in giorno. Durante una crisi dell'ammalato, il curato corse al suo letto, ma quando fu passata, il giovane cacciò via il sacerdote caricandolo d'ingiurie. Già da un mese si raddoppiavano le preghiere e gli sforzi, ma sempre invano, che anzi al solo ricordargli il nome di Dio usciva in esecrande bestemmie. Quando finalmente venne una felice ispirazione al curato, il quale chiama un sacerdote, e: andate, gli dice, immediatamente a Paray le Monial, ivi chiederete preghiere per il nostro ammalato e metterete il suo nome nel Cuore di Gesù. Dopo avere eseguita la sua commissione il sacerdote ritornava felice dal suo viaggio, e col curato andava subito a far visita all'infermo, che si avvicinava a gran passi alla morte. Pieno di speranza nella misericordia del S. Cuore di Gesù, il sacerdote rimasto con l'infermo gli fece parola del suo viaggio. Il giovane operaio parve interessarsene. Ho pregato per voi, gli disse il buon prete: vi ringrazio rispose egli. Incoraggiato da quella parola, il ministro di Dio aggiunse: vi ho portato una medaglia. Ne voglio una bella, rispose il giovine, e me la metterò al collo. Intanto che il sacerdote dà la medaglia, l'infermo domanda a sua madre un cordoncino, indi se la pone al collo e la bacia con rispetto. Ora, disse egli, voglio confessarmi, ed oggi stesso: lasciatemi alcuni istanti per prepararmi. Il sacerdote con le lacrime agli occhi si ritira nella stanza vicina, e si mette in preghiera con i parenti. Il moribondo, confessatosi con le migliori disposizioni, riceve quella sera stessa gli ultimi Sacramenti della Chiesa con grande edificazione degli astanti. Mentre il sacerdote gli amministrava il Sacramento dell'Olio Santo: andate adagio, signor abate, disse egli, è necessario che vi tenga dietro e domandi perdono dei miei peccati. Oh! signor abate, quanto bene fa un prete, vorrei ancor io esser prete! — Egli morì tre giorni dopo, continuando a dire buone parole, che mostravano ognor più come il Sacro Cuor di Gesù sa prendere possesso delle anime ribelli. Animiamoci noi pure di zelo per la salute del nostro prossimo e per gloria di Dio, e il S. Cuor di Gesù benedirà l'opera nostra.

[Brano tratto da "Il Cuor di Gesù - Mese di Giugno", di Don Antonio Zaccaria, parroco in Faenza, stampato nell’anno 1902].

Pensiero del giorno

Le Suore maestre eviteranno per sistema nelle loro classi l’aria di tristezza, perché alienerebbe loro il cuore delle scolare [...] Parleranno sempre con la ragione alle colpevoli, facendo loro comprendere in che cosa hanno mancato e il pericolo di una simile condotta [...] Un tono di collera e di furore può spaventare una fanciulla, irritarla nel fondo dell’anima e stringerle in qualche modo il cuore, ma non correggerla: come un gran soffio di vento fa subito piegare un albero che, però, riprende subito la sua primitiva posizione. La ragione, le maniere dolci e gentili guadagnano il cuore delle ragazze; la passione lo opprime, lo scoraggia, lo rende timido e vile: grandi inconvenienti, che risultano quasi sempre dalla durezza, dall’umore biliare con cui certi maestri trattano i loro discepoli.

[Brano tratto da "Regole e Costituzioni Generali della Congregazione delle Suore della Carità sotto la protezione di San Vincenzo de’ Paoli", Tipografia Vaticana, Roma, 1902].

domenica 31 maggio 2026

Avviso da Milano

Giovedì 4 giugno 2026 alle 18 santa Messa nella solennità del Corpus Domini.

Chiesa di santa Maria alla Consolazione Largo Cairoli fermata metro linea 1 (rossa) Cairoli-Castello.

Ringrazio Maristella per la segnalazione.

 

 

 

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Il pensiero dell'eternità

Sant'Alfonso Maria de Liguori
Ho rielaborato per renderne più agevole la lettura, alcune belle meditazioni del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Ecco a voi delle bellissime riflessioni sull'eternità e sul pellegrinaggio terreno.

Sant'Agostino definiva il pensiero dell'eternità come "magna cogitatio", ossia il gran pensiero. Questo pensiero ai santi ha fatto comprendere che tutti i tesori e le grandezze di questa terra non sono altro che paglia, fango, fumo e sterco. Questo pensiero ha convinto tanti giovani, anche nobili, re e imperatori ad entrare in convento. Questo pensiero ha dato coraggio a tanti martiri di sopportare gli atroci tormenti della morte anziché tradire Dio.

No, non siamo stati creati per questa terra; il fine per cui Dio ci ha posti nel mondo è di farci meritare la vita eterna con le buone opere. A tal proposito Sant'Eucherio diceva che l'unico affare di cui dobbiamo avere premura in questa vita è l'eternità, cioè di guadagnare l'eternità felice del paradiso e di evitare quella infelice dell'inferno: Negotium, pro quo contendimus, aeternitas est. Se ci salveremo saremo per sempre felici, se ci danneremo saremo per sempre infelici.

La fede è ciò che fa vivere i giusti in grazia di Dio e che dà vita alle anime, distaccando i cuori dagli affetti terreni e ricordando loro i beni eterni che Dio propone a coloro che l'amano. Per vincere le passioni e le tentazioni bisogna che spesso ravviviamo la fede, dicendo: Credo vitam aeternam, credo che dopo questa vita la quale presto per me finirà, vi è la vita eterna, o ripiena di gioie o ripiena di sofferenze, che mi toccherà secondo i meriti o demeriti miei. Santa Teresa ripeteva alle sue discepole: "Figlie, un'anima, un'eternità!", volendo dire: figlie, abbiamo un'anima; perduta questa, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. Insomma dall'ultimo istante di vita su questa terra dipende l'essere per sempre felici o per sempre disperati.

Un pensiero di viva fede circa l'eternità che ci aspetta può farci santi. Scrive San Gregorio che coloro che pensano all'eternità non si inorgogliscono nelle vicende prospere né si abbattono nelle avverse; poiché non desiderando nulla di questo mondo, di nulla temono. Quando ci tocca di patire qualche infermità o persecuzione ricordiamoci dell'inferno; facendo così ci sembrerà leggera ogni croce e ringrazieremo il Signore di non averci fatto morire quando stavamo in peccato mortale.

Mentre siamo in questa vita siamo pellegrini che vagano per la terra, lontani dalla nostra vera patria, il cielo, dove il Signore ci aspetta a godere eternamente la sua bella faccia: Dum sumus in corpore, peregrinamur a Domino, scrive l'Apostolo. Se dunque amiamo Dio, dobbiamo avere un continuo desiderio di uscire da questo esilio e di andare a vederlo. Questo desiderio era quel che sospirava sempre San Paolo.

Non c'è da meravigliarsi se i malvagi vorrebbero vivere sempre in questo mondo, poiché temono di passare dalle pene di questa vita alle pene eterne ed assai più terribili dell'inferno; ma chi ama Dio ed ha una moral certezza di stare in grazia, come può desiderare di continuare a vivere in questa valle di lacrime, in continue amarezze, angustie di coscienza, e pericoli di dannarsi? e come può non sospirare di andar presto ad unirsi con Dio nell'eternità beata, ove non c'è più pericolo di perderlo?

E quando siamo afflitti dai travagli o veniamo vilipesi dal mondo, consoliamoci con la gran mercede che apparecchia Dio a chi patisce per suo amore. Dice San Cipriano che il Signore vuole che gioiamo nei travagli e nelle persecuzioni, perché in quelle occasioni si provano i veri soldati di Dio e si distribuiscono le corone a coloro che sono fedeli: Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei.

Ecco, sono pronto ad ogni croce che mi invierà il Signore. No, non voglio delizie e piaceri in questa vita; non merita piaceri chi ha offeso Dio. Sono pronto a patire tutte le infermità e traversie che mi colpiranno, son pronto ad abbracciare tutti i disprezzi degli uomini. Sono contento, se così piace a Gesù, che io venga privato di tutti i sollievi corporali e spirituali, purché non venga separato dall'amore di Dio. Ciò non lo merito, ma lo spero da quel sangue che il Redentore ha sparso per me. Voglio amare per sempre Dio, mio amore, mio tutto. Io vivrò in eterno ed in eterno lo amerò, come spero, e il mio paradiso sarà godere del suo gaudio infinito e lodare la sua infinita misericordia.

Pensiero del giorno

Coloro che ci fanno soffrire dobbiamo considerarli i nostri più grandi benefattori. Infatti le sofferenze, se sopportate cristianamente e offerte a Dio, sono preziose per la vita spirituale e ci arricchiscono di meriti per la Patria Celeste.

sabato 30 maggio 2026

Vogliono annientare i diritti di Dio!

[Brano tratto dalla lettera circolare dell'8 dicembre 1882 della Beata Maria Deluil-Martiny, zelantissima Fondatrice delle “Figlie del Cuore di Gesù”].



[Cristo] è nato, ha sofferto ed è morto per redimere e salvare l'uomo colpevole. Ha fondato la Chiesa, la cui missione soprannaturale è di distribuire alle anime, con i Sacramenti, i meriti infiniti del Salvatore, di insegnare al mondo la verità, di smascherare l'errore, di combattere il male, di condurre le anime alla felicità eterna e anche di custodire il deposito delle verità naturali, misconosciute dalle passioni, ma che sono la base dell'ordine civile.

Il male morale è la ribellione dell'uomo contro l'ordine che Dio ha stabilito; la negazione pratica della subordinazione di tutte le cose al loro vero ed ultimo fine. Senza dubbio, dopo il peccato originale, il male è sempre esistito: l'antico nemico del genere umano, che è pure e soprattutto il nemico di Dio, ha in ogni tempo cospirato alla perdita delle anime; ma mai come oggi ha osato far guerra con tanta audacia, tanto cinismo e tanta perfidia. La lotta riveste da un secolo e mezzo in qua un carattere particolare che deve ispirare le più serie riflessioni. Non si tratta più, come una volta, di un attacco a qualche punto del dogma o della morale cattolica, di un errore che, dopo funeste agitazioni, non riuscendo ad impadronirsi, come avrebbe voluto, di una società le cui fondamenta non erano ancora scosse alla loro base, era costretto a contenersi sopra dati punti; e neppure di una rivolta accidentale e locale contro qualche principio. Si tratta ora di un vasto movimento generale contrario a tutti i dogmi religiosi, a tutti i principi della morale e a tutte le basi della società religiosa e civile. Questo male è universale, esso si estende a tutti i popoli del mondo, senza differenza di clima, di razza, di governo, avviluppando le intelligenze in una vasta rete di menzogne, coperte da parole seducenti. Nella mente di moltissimi tutte le verità sono minimizzate; le più strane aberrazioni accreditate; gli errori più evidenti acclamati, i principi più sovversivi proclamati e accettati.

Di fronte alla Chiesa di Cristo si erge quasi svelata, resa ardita dalle sventure dei tempi, l'infernale chiesa di Satana, che per lungo tempo ha ordito le sue congiure nell'ombra e ha coperto col segreto più profondo i suoi abominevoli errori, i suoi ignobili misteri e i suoi odiosi disegni. Essa cerca pazzamente di annientare i diritti di Dio in questo mondo, di rovesciare la Chiesa e ogni base dell'ordine sociale cristiano; di esaltare la pretesa perfezione naturale dell'uomo e la sua indipendenza da Dio, la distruzione di ogni autorità, il dominio della materia, del disordine, dell'empietà; infine la negazione stessa di Dio: né Dio, né padrone! Ecco, care Sorelle, il riassunto delle dottrine di questa scuola infernale.

Pensiero del giorno

Sant'Alfonso Maria de Liguori
(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

[La pace del cuore] è un bene che supera tutti gli altri beni di questo mondo. Diceva S. Francesco di Sales: «Che vale tutto il mondo in paragone della pace del cuore?» Ed in verità, a che servono tutte le ricchezze, tutti gli onori del mondo a chi vive inquieto e non ha il cuore in pace?

venerdì 29 maggio 2026

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Dio è con noi anche in questi tempi di grandi tribolazioni

Chiesa di Santa Maria della Consolazione a MilanoPubblico alcuni pensieri spirituali che mi ha inviato Maristella perché penso che possano essere di conforto anche ad altre persone.


Caro fratello in Cristo,

[...] ringrazio Dio quando fa delicatamente sentire la Sua voce e mi permette di riposare l'anima innalzando a Lui i miei pensieri. Sono brevi sprazzi di luce che riscaldano l'anima e aiutano nel viaggio della vita. Provo stupore quando esco di casa per andare al lavoro: prima di inserirmi nel traffico della città alzo lo sguardo verso il cielo, anche quando piove. Mi aiuta a cercare di rimanere con il pensiero rivolto a Dio. Perfino le gocce di pioggia che cadono mi sembrano un miracolo.

Un attimo di silenzio e via nel traffico caotico della città. Come vorrei essere in cima a una montagna e ammirare il panorama della natura!

Per noi cristiani questo è un momento storico molto difficile, spesso ho l'impressione che Dio ci abbia abbandonato. Poi prego, nella mente mi stringo alla Sacra Famiglia, e nella mente ritorna il versetto del vangelo "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi". Mi sento come i discepoli sulla barca sul mare in tempesta, mi viene in mente il dettaglio di Gesù che riposa proprio mentre il mare sembra voler inghiottire tutto.

Gesù è la mia luce, la mia salvezza, la mia vita. Grazie a Lui io vivo, esisto e mi muovo in questo mondo così turbato.

La mia ancora di stabilità e di pace è la santa Messa nel rito tradizionale; per me è come una lampada che illumina i miei giorni, come un focolare che riscalda i miei brividi di paura.

Nella Messa imparo, in modo molto semplice e piano, molte cose che poi cerco di mettere in pratica, grazie all'aiuto indispensabile del Signore. Così il mio cuore trova pace e posso cercare di diffonderla intorno a me. Sono come un povero pezzo di vetro che riflette un poco della luce immensa di Dio.

Mi piace pensare all'immagine della vite e dei tralci: se noi restiamo uniti a Dio portiamo molto frutto. Quando passo nelle zone collinari dove si stendono i vigneti mi ricordo sempre di queste parole.

Provo gratitudine per ogni cosa, per le gioie e i dolori, per i sorrisi e le lacrime. Cerco di ricordare ogni volta che posso che siamo tutti in viaggio verso l'eternità. Il mondo cerca di dimenticare tutto ma noi sappiamo bene quali saranno le cose ultime, i Novissimi. Morte, giudizio, inferno, paradiso.

Mi scuso se il messaggio è lungo e disorganizzato ma desideravo da tempo condividere questi pensieri con te.

In alto i cuori, uniti nella preghiera, nei Cuori Immacolati 🙏

Pensiero del giorno

Dio, infatti, non castiga il peccatore per annientarlo, ma per indurlo alla conversione: è proprio così che in questa vita le disposizioni della giustizia divina sono sempre ordinate alla misericordia, ossia hanno sempre lo scopo di mettere il peccatore in condizione di approfittare della divina misericordia. Perciò, anche quando Dio punisce, è sempre misericordioso; i suoi castighi non sono mai solo punizioni, ma sono anche e soprattutto rimedi per sanare le anime nostre dal peccato. Rimangono puramente punizioni soltanto per chi non vuole in nessun modo convertirsi.
 

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

giovedì 28 maggio 2026

Pensiero del giorno

O Signore che sei dolce e soave, insegnami la dolcezza del cuore, la soavità del tratto. 

[Brano tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


mercoledì 27 maggio 2026

Cartas de amor de San Francisco de Sales

San Francisco de Sales
Me he quedado positivamente maravillado al leer las frases de amor (evidentemente amor puro, casto, sobrenatural) que San Francisco de Sales escribió a Santa Juana Francisca de Chantal. Lo que más me impresiona es el amor que San Francisco de Sales sentía por el alma de Chantal. Otra cosa que me sorprende al leer estas frases de amor es que el santo obispo de Ginebra y la cofundadora de las Monjas Visitandinas se amaban con tal intensidad que sus bellas almas parecían fundidas juntas. ¡Quién sabe cuántos grados de gloria habrán merecido en el Cielo por haberse amado en esta tierra de manera tan pura y sobrenatural! De hecho, por cada acto de caridad (el amor sobrenatural que nace de Dios) realizado en estado de gracia, el alma recibe de Dios una recompensa eterna. Una cosa es salvar el alma por los pelos, y otra muy distinta es salvarse con los méritos de un gran santo.

Aquí tienes algunas frases de amor extraídas de las cartas que San Francisco de Sales (el santo de la dulzura) escribió a Santa Juana Francisca (¡qué afortunada ella, que encontró a un hombre santo que la amó de esta manera!):


- Amo más tiernamente que nunca lo que amo, y en primer lugar, vuestra alma.

- Sé que mi alma está en vos y la vuestra en mí... Nunca celebro la Misa sin vos ni me comulgo sin vos; en el fondo, soy tan vuestro como podáis desear.

- Mi deseo de amaros y de ser amado por vos no tiene una medida menor que la eternidad.

- Dios me ha dado a vos de manera única, entera, irrevocable.

- Nunca será posible que algo me separe de vuestra alma.

- Nunca he sentido tanto afecto como el que ahora siento por nuestra alma y nuestro corazón unidísimo.

- Me gustaría poder expresaros el sentimiento que hoy, mientras me comulgaba, he tenido de nuestra querida unidad, porque ha sido un sentimiento grande, perfecto, dulce, poderoso y tal que casi podría decirse un voto o una consagración.

- No cambiaré nada en el propósito que he hecho de ser un hombre verdaderamente vuestro y todo vuestro, sin reservas y sin excepciones. Uso el lenguaje de mi corazón y no el de nuestro tiempo. Y, según mi modo de ver, cuando he dicho que soy todo vuestro, lo he dicho todo; y si no he dicho esto, he dicho demasiado poco.

- [Es Dios] quien, con su amor, me ha obligado y, más aún, me ha consagrado para ser, vivir, morir y revivir para siempre vuestro y todo vuestro.

- Soy vuestro. Jesús lo quiere y yo lo soy.

- Soy aquel a quien Jesús ha hecho vuestro sin fin, sin reserva, sin comparación.

- soy para vos lo que Dios sabe.

- En Él y por Él, nuestro corazón único e indivisible.

- Tengo una luz muy particular que me hace ver cómo la unidad de nuestro corazón es obra de aquel gran Unificador y, por tanto, de ahora en adelante pretendo no solo respetar, sino amar y honrar esta unidad como cosa sagrada.

- Para mí nada tiene más importancia que Dios, por quien y en gracia de quien, sin embargo, amo más tiernamente que nunca lo que amo, y en primer lugar, vuestra alma. Soy más vuestro de lo que pueda decir en este mundo, porque no existen palabras que expresen este amor.

- Queridísima Madre, amad siempre vuestra pobre y querida alma que tengo yo, porque yo amo sin medida, sin comparación y más de lo que pueda decirse, mi queridísima alma que tenéis vos. Quiero decir: amemos mucho esta única alma y esta única vida que a Dios ha placido darnos para su servicio.



[The translation was made starting from the Italian version of the above mentioned thoughts taken from “Tutte le lettere - San Francesco di Sales”, Edizioni Paoline, 1967, edizione italiana a cura di Luigi Rolfo].

Il modernismo si combatte soprattutto coltivando la vita interiore

Santo Sacrificio della Messa
Ho notato che molti lettori e lettrici del blog non si limitano ad apprezzare gli aspetti esteriori della Sacra Liturgia, ma coltivano la vita interiore, sono fortemente attratti dall'ascetica, e si impegnano ad approfondire il cammino di perfezionamento spirituale. 

La Teologia Ascetica è la scienza teologica che ha come oggetto la perfezione della vita cristiana. Lo studio dell'Ascetica è necessario per i sacerdoti ed è utile per i fedeli laici. A tal proposito riporto un brano tratto dall'interessantissimo “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, scritto dallo zelante Padre Adolphe Tanquerey (1854-1932).

1° Necessità pel Sacerdote.

35.   Il sacerdote deve santificare se stesso e santificare i suoi fratelli, e per questo doppio rispetto è obbligato a studiare la scienza dei santi.

A) Il sacerdote, come dimostreremo più innanzi con S. Tommaso, è obbligato non solamente a tendere alla perfezione ma a possederla in un grado più elevato del semplice religioso. Ora la conoscenza della vita cristiana e dei mezzi che contribuiscono a perfezionarla, è normalmente necessaria per giungere alla perfezione: nil volitum quin præcognitum.

a) La conoscenza accende e stimola il desiderio. Sapere che cos'è la santità, la sua eccellenza, l'obbligo di tendervi, i suoi mirabili effetti nell'anima, la sua fecondità, è già un desiderarla. La conoscenza d'un bene tende a farcelo desiderare; non si può lungamente e attentamente contemplare un frutto delizioso senza che nasca il desiderio di gustarlo. Ora il desiderio, principalmente quando è ardente e prolungato, è già un principio d'azione: mette in moto la volontà e la spinge verso il conseguimento del bene percepito dall'intelligenza, le dà slancio ed energia per raggiungerlo, e ne sostiene gli sforzi per conquistarlo; il che è tanto più necessario in quanto che molti ostacoli s'oppongono al nostro progresso spirituale.

b) La considerazione particolare delle numerose tappe da percorrere per giungere alla perfezione, gli sforzi perseveranti fatti dai santi per trionfare delle difficoltà e avanzare continuamente verso il fine desiderato, infiamma i cuori, sostiene l'ardore in mezzo alla lotta, impedisce il rilassamento e la tiepidezza, tanto più se si considerano nello stesso tempo gli aiuti e le consolazioni che Dio tiene preparate alle anime di buona volontà.

c) Questo studio è tanto più necessario ai nostri giorni: "Viviamo infatti in un'atmosfera di dissipazione, di razionalismo, di naturalismo, di sensualismo che si insinua, anche a loro insaputa, in una moltitudine di anime cristiane, e che invade financo il santuario". I due o tre anni passati in caserma inducono i giovani chierici, specialmente quelli che non ricevettero in famiglia una educazione profondamente cristiana, a partecipare a questo tristo spirito. Ora qual è il mezzo migliore per reagire contro queste funeste tendenze del nostro tempo, se non il vivere in compagnia di Nostro Signore e dei Santi con lo studio metodico e continuato dei principii di spiritualità, che sono in opposizione diretta con la triplice concupiscenza?

B) Per la santificazione delle anime che gli sono affidate. a) Anche quando si tratta di peccatori, il sacerdote ha bisogno di conoscere l'Ascetica per insegnar loro il modo di evitare le occasioni di peccato, combattere le passioni, resistere alle tentazioni, praticare le virtù contrarie ai vizi che si debbono fuggire. È vero che la teologia morale suggerisce già brevemente queste cose, ma l'Ascetica le sintetizza e le sviluppa.

b) E poi vi sono in quasi tutte le parocchie delle anime elette che Dio chiama alla perfezione, e che, se sono ben dirette, aiuteranno il sacerdote nell'esercizio dell'apostolato con le loro preghiere, con i loro esempi, e con mille piccole industrie. In ogni caso se ne possono formare alcune tra i giovinetti del catechismo e del patronato. Ora per riuscire in quest'opera così importante, è necessario che il sacerdote sia un buon direttore, che possegga le regole tracciate dai santi e contenute nei libri di spiritualità; altrimenti non si ha nè il gusto nè la capacità richiesta per l'arte così difficile di formare le anime.

c) A più forte ragione lo studio delle vie spirituali è necessario per la direzione delle anime ferventi chiamate alla santità, e che talora s'incontrano anche nei più piccoli villaggi. Per guidarle sino all'orazione di semplicità e alla contemplazione ordinaria, bisogna conoscere non solamente l'Ascetica ma anche la Mistica sotto pena di smarrirsi e di ostacolare il progresso di queste persone. L'osservava già S. Teresa: "Per questo è necessarissimo un direttore, ma è a desiderare che abbia esperienza... La mia opinione è e sarà sempre che ogni cristiano deve, potendolo, conferire con uomini dotti; e quanto più dotti saranno, tanto meglio. Coloro che camminano per le vie dell'orazione ne hanno più bisogno degli altri; e ciò tanto più quanto più saranno spirituali... Ciò di cui io sono persuasissima è che il demonio non riuscirà mai con i suoi artifizi a sedurre una persona d'orazione che consulta i teologi, tranne che non voglia ingannarsi da sè stessa. Secondo me, il demonio paventa grandemente la scienza umile e virtuosa, perchè sa che ne sarà smascherato e che dovrà ritirarsi sconfitto". Lo stesso linguaggio tiene S. Giovanni della Croce: "Siffatti maestri spirituali (che ignorano le vie mistiche) non comprendono le anime avviate in questa contemplazione quieta e solitaria... le costringono a riprendere il cammino della meditazione e del lavoro della memoria, a fare atti interni in cui queste anime non trovano che aridità e distrazione... Che si sappia bene: colui che s'inganna per la sua ignoranza, quando il suo ministero gli impone il dovere d'acquistare le cognizioni necessarie, non sfuggirà al castigo, che sarà proporzionato al male prodotto".

Nè si dica: Se io incontrerò di queste anime, le abbandonerò allo Spirito Santo perchè le guidi Lui. Lo Spirito Santo vi risponderebbe che egli le ha affidate a voi e che voi dovete lavorare con Lui alla loro direzione. Egli può certamente dirigerle da sè; ma per evitare ogni pericolo d'illusione, vuole che questa direzione sia sottoposta all'approvazione d'un direttore visibile.
 
2° Utilità per i laici.

Diciamo utilità e non necessità; perchè i laici possono lasciarsi guidare da un direttore istruito e sperimentato, e non sono quindi assolutamente obbligati a studiare la Teologia ascetica. Tuttavia questo studio sarà loro utilissimo per tre ragioni principali: a) Per stimolare e tener vivo il desiderio della perfezione, come anche per dar loro una certa conoscenza della natura della vita cristiana e dei mezzi che ci aiutano a perfezionarla. Non si desidera ciò che non si conosce, ignoti nulla cupido, mentre che la lettura dei libri spirituali eccita o aumenta il desiderio sincero di praticare ciò che si è letto. Quante anime, per esempio, si sono slanciate con ardore verso la perfezione, leggendo l'Imitazione, il Combattimento spirituale, l'Introduzione alla vita devota, la Pratica di amar Gesù Cristo?

b) E anche quando si abbia una guida spirituale, la lettura d'una buona Teologia ascetica facilita e compie la direzione. Si sa meglio ciò che bisogna dire nella confessione o nella direzione; si capiscono e si ritengono meglio i consigli del direttore, quando si ritrovano in un libro che si può rileggere. Il direttore, dal canto suo, si vede dispensato dall'entrare in numerosi particolari, e si contenta, dopo alcuni avvisi sostanziali, di far leggere qualche trattato ove il diretto troverà gli schiarimenti e i compimenti necessari. Così la direzione potrà diventar più breve senza nulla perdere dei suoi vantaggi, perchè il libro continuerà e compirà l'azione del direttore.

c) Finalmente la lettura d'un trattato di vita spirituale potrà supplire, fino a un certo punto, la direzione che non si potesse ricevere per mancanza di guida spirituale o che si ricevesse raramente. La direzione, come diremo appresso, è certamente il mezzo normale per formarsi alla perfezione; quando però, per una ragione o per un'altra, non si può trovare un buon direttore, il Signore vi supplisce, e uno dei mezzi di cui si serve è appunto qualcuno di quei libri che, in modo preciso e metodico, tracciano la via da tenere per diventar perfetti.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928] 

Pensiero del giorno

Sant'Alfonso Maria de Liguori
Bisogna che usiamo la mansuetudine anche con noi stessi. Il demonio ci fa vedere che sia cosa lodevole l'adirarci con noi quando commettiamo qualche difetto; ma no, ella è opera del nemico che cerca di tenerci inquieti, affinché non siamo atti a far niente di bene. Diceva S. Francesco di Sales: «Tenete per certo che tutti quei pensieri che ci danno inquietudine non sono da Dio ch'è principe di pace, ma provengono o dal demonio o dall'amor proprio, o dalla stima che facciamo di noi stessi. Queste sono le tre fonti da cui nascono tutti i nostri disturbi. E perciò quando ci vengono pensieri che c'inquietano, bisogna subito rigettarli e disprezzarli».


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

martedì 26 maggio 2026

Lettres d’amour de Saint François de Sales

Saint François de Sales
J’ai été positivement émerveillé en lisant les phrases d’amour (un amour évidemment pur, chaste et surnaturel) que Saint François de Sales écrivit à Sainte Jeanne-Françoise de Chantal. Ce qui me frappe d’une manière particulière, c’est l’amour que Saint François de Sales nourrissait pour l’âme de la sainte de Chantal. Une autre chose qui me stupéfie à la lecture de ces phrases d’amour, c’est que le saint évêque de Genève et la cofondatrice des sœurs de la Visitation s’aimaient si intensément que leurs belles âmes étaient comme fusionnées.

Qui sait combien de degrés de gloire ils ont mérités au Ciel pour s’être aimés sur cette terre d’une manière aussi pure et surnaturelle ! En effet, pour chaque acte de charité (l’amour surnaturel qui naît de Dieu) accompli en état de grâce, l’âme reçoit de Dieu une récompense éternelle. C'est une chose de sauver son âme de justesse, c'en est une autre de la sauver avec les mérites d'un grand saint.

Voici quelques phrases d’amour extraites des lettres que Saint François de Sales (le saint de la douceur) écrivit à Sainte Jeanne-Françoise:


* J’aime plus tendrement que jamais ce que j’aime, au premier rang votre âme.

* Je sais que mon âme est en vous et que la vôtre est en moi... Je ne célèbre jamais la Messe sans vous et je ne communie jamais sans vous ; en substance, je suis autant vôtre que vous pouvez le désirer.

* Mon désir de vous aimer et d’être aimé de vous n’a d’autre mesure que l’éternité.

* Dieu m’a donné à vous d’une manière unique, entière, irrévocable.

* Il ne sera jamais possible que quelque chose me sépare de votre âme.

* Je n’ai jamais ressenti autant d’affection que j’en ressens à présent pour notre âme et notre cœur si étroitement unis.

* Je voudrais pouvoir vous exprimer le sentiment que j'ai eu aujourd'hui, pendant que je communiais, de notre chère unité, car ce fut un sentiment grand, parfait, doux, puissant, et tel qu'on pourrait presque dire un vœu ou une consécration.

* Je ne changerai rien à la résolution que j’ai prise d’être un homme très véritablement vôtre et tout vôtre, sans réserve et sans exception. J’emploie le langage de mon cœur et non celui de notre temps. Et, selon ma manière de voir, quand j’ai dit que je suis tout vôtre, j’ai tout dit ; et si je n’ai pas dit cela, j’ai dit trop peu.

* C'est [Dieu] qui, par son amour, m’a obligé et même m’a consacré pour être, vivre, mourir et revivre à jamais vôtre et tout vôtre.

* Je suis vôtre. Jésus le veut et je le suis.

* Je suis celui que Jésus a fait vôtre sans fin, sans réserve, sans comparaison.

* Je suis pour vous ce que Dieu sait.

* En Lui et pour Lui, notre cœur unique et indivisible.

* J’ai une lumière toute particulière qui me fait voir combien l’unité de notre cœur est l’œuvre de ce grand Unificateur et, par conséquent, j’entends désormais non seulement respecter, mais aimer et honorer cette unité comme une chose sacrée.

* Pour moi, plus rien n’a d’importance sinon Dieu, pour lequel et en grâce duquel, pourtant, j’aime plus tendrement que jamais ce que j’aime, au premier rang votre âme. Je suis plus vôtre que je ne saurais le dire en ce monde, car les mots pour exprimer cet amour n’existent pas.

* Très chère Mère, aimez toujours votre pauvre chère âme que j’ai, car j’aime sans mesure, sans comparaison, et plus qu’on ne saurait le dire, ma très chère âme que vous avez. Je veux dire : aimons beaucoup cette unique âme et cette unique vie qu’il a plu à Dieu de nous donner pour son service.


[The translation was made starting from the Italian version of the above mentioned thoughts taken from “Tutte le lettere - San Francesco di Sales”, Edizioni Paoline, 1967, edizione italiana a cura di Luigi Rolfo].