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domenica 3 maggio 2026

Fare un ritiro spirituale

È molto utile partecipare a un ritiro spirituale o a degli esercizi spirituali (ad esempio a quelli fatti secondo gli insegnamenti di Sant'Ignazio di Loyola). A tal proposito pubblico un messaggio che tempo fa mi ha scritto Maristella, che ringrazio per avermi concesso dal 2015 il permesso di pubblicare i suoi scritti.


Caro fratello in Cristo, ieri sera sono tornata da un ritiro spirituale di tre giorni in Toscana. Ringrazio di cuore mio marito per non aver sollevato obiezioni (chiedo sempre il suo parere) e per avermi fatto da taxista nei viaggi tra casa e la stazione ferroviaria. Ho partecipato agli esercizi di don Stefano [...]. Don Stefano è un santo sacerdote, un dono di Dio. Il gruppo era di 16 persone: siamo stati ospiti in un monastero benedettino femminile (monache di clausura) [ovviamente non all'interno della clausura n.d.r.]. Durante le conferenze ho imparato moltissimo sui comandamenti, ne sapevo davvero poco! Ho vissuto nel silenzio, tenendo il cellulare quasi sempre spento (qualcuno è riuscito a tenerlo sempre spento!!!!). Durante il pranzo e la cena silenzio tra noi, ma ascoltando le vite dei santi. È stata un'esperienza di fede molto forte! Ringrazio Dio e tutte le persone che hanno permesso tutto questo. Abbiamo avuto una testimonianza di una monaca: io resto sempre stupita di fronte alla letizia che queste donne diffondono. Ho visto una stupenda comunità con novizie e postulanti: dall'altra parte della grata ho potuto sentire le loro voci angeliche che cantavano i vespri.

Abbiamo avuto sante Messe celebrate con grande devozione, abbiamo sempre ricevuto l'Eucarestia in bocca restando in ginocchio. Nei brevi momenti di condivisione in cui potevamo dialogare tra noi ho conosciuto persone meravigliose: madri e padri di famiglie numerose. Una coppia mi ha gentilmente portato dal monastero alla stazione, ci siano scambiati i numeri per poter restare in contatto. Al termine delle tre giornate ero triste per la fine di questa esperienza ma felice di tornare nel mondo con la speranza di portare qualche piccolo raggio di tutta la luce che ho ricevuto.

Questa dimensione raccolta degli esercizi spirituali per me è molto fruttuosa!

A Dio piacendo vorrei tornare ancora e ancora al monastero per le prossime "puntate"!!!!

Oggi la mia bella Messa in rito ambrosiano antico mi ha permesso di restare concentrata sul cammino spirituale.

Uniti nella preghiera nei Cuori Immacolati🙏🙏🙏🙏🙏

Maristella

Pensiero del giorno

Dio è l'unico e vero bene.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

sabato 2 maggio 2026

Preghiere eucaristiche

Un lettore del blog, mentre assisteva alla Messa, è rimasto perplesso nel sentire una preghiera eucaristica che non aveva mai sentito prima. Ecco la mia risposta.


Carissimo in Cristo,
                                         dammi pure del tu, lo preferisco.

Comprendo bene il disagio che provi quando partecipi alla Messa in chiese in cui viene celebrata in maniera “poco devota” (eufemismo). Ciò è un vero dramma per coloro che amano davvero il Redentore Divino.

Per quanto riguarda le preghiere eucaristiche del Messale di Paolo VI, oltre alle 4 più famose, ce ne sono altre (ad esempio ne hanno fatto anche qualcuna specifica per la Messa dei bambini), quindi non sempre è facile capire se un sacerdote sta inventando le parole della liturgia, oppure sta usando qualche preghiera eucaristica poco nota.

Se un prete aggiunge o toglie alcune parole alla preghiera eucaristica, la Messa è valida lo stesso? Per darti una risposta seria (non una mia opinione), sono andato a rivedere alcuni manuali di Teologia Morale di autori molto amati dai fedeli legati alla Tradizione Cattolica. Ebbene, affinché la Messa sia valida, cioè avvenga davvero la transustanziazione, le parole “essenziali” che il sacerdote deve pronunciare sono: “Hoc est corpus meum” per la consacrazione del pane, e “Hic est calix sanguinis meis” per la consacrazione del vino. Questo non significa che le altre parole prescritte dalle rubriche liturgiche siano “facoltative”, ma se il prete le omette, pur commettendo peccato, la transustanziazione avviene lo stesso.

Se qualche volta ti capita di vedere durante la messa qualche grave abuso liturgico, a mio avviso è inutile fare la “correzione fraterna” al sacerdote colpevole, perché troverà mille scuse per giustificarsi (del tipo: “Adesso i tempi sono cambiati, tu hai una mentalità all'antica”, ecc.), oppure potrebbe arrabbiarsi e cacciarti fuori dalla sacrestia in maniera scortese. Queste cose sono successe ad altri.

Quindi che fare? L'Istruzione “Redemptionis sacramentum” emanata dalla Santa Sede nel 2004 stabilisce che i fedeli (anche laici) hanno la facoltà di segnalare al vescovo diocesano o alla Congregazione del Culto Divino gli abusi liturgici commessi dai sacerdoti.

Nella speranza di esserti stato di qualche utilità, approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Il santo sacrifizio della Messa contribuisce, con tutti i suoi effetti, alla nostra santificazione; e ciò tanto più efficacemente in quanto che noi non vi preghiamo da soli ma uniti a tutta la Chiesa e principalmente al Capo invisibile della Chiesa, a Gesù sacrificatore e vittima, che, rinnovando l'offerta del Calvario, chiede, per la virtù del suo sangue e per le sue suppliche, che [...] i suoi meriti ci vengano applicati.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

venerdì 1 maggio 2026

Spiritualità coniugale

Dagli scritti di Pierre Dufoyer.

Il dogma cattolico ci rivela che il matrimonio con tutti i suoi elementi naturali, entra nei piani soprannaturali di Dio nel mondo e che è un "sacramento". [...] Come sacramento, il matrimonio accresce la grazia santificante. [...] Il matrimonio di cristiani viene elevato ad un piano soprannaturale. Mentre l'unione sessuale di due battezzati non legittimamente sposati costituisce un peccato grave, la convivenza degli sposi diventa invece una vita di santificazione generatrice di meriti celesti, non solo in se stessa ma pure in ciascuno degli atti coniugali ed educativi che vi saranno compiuti. Come presupposto, certo è che gli sposi possiedano la grazia santificante e agiscano con rettitudine. Questa santificazione dello stato matrimoniale come tale, è la vera grazia del sacramento. Che essa dia frutti è il grande compito degli sposi. Contemporaneamente a questa grazia basilare, il sacramento del matrimonio dona un diritto costante alle grazie attuali che sono necessarie nel corso della vita coniugale per il conseguimento del perfetto amore. Se i coniugi pregheranno a tale scopo, queste grazie attuali li aiuteranno a compiere i doveri del loro stato di scambievole sviluppo e di fecondità. Sopporteranno con coraggio le prove esterne ed interne del matrimonio. Vivranno il loro matrimonio completamente secondo la volontà di Dio. […] Il matrimonio vissuto nel significato del suo fondatore, è missione nel mondo, simbolo dell'amore e della fecondità di Cristo e della Chiesa e nello stesso tempo, via della santità per i coniugi. Smisurata è la ricchezza che esso racchiude.

SPIRITUALITÀ CONIUGALE

Nella normale vocazione del matrimonio è necessario che gli sposi ne accettino completamente i lati naturali per poterli vivere in uno spirito profondamente religioso. (CHRISTIAN)

Lo stato matrimoniale ha ricevuto da Dio origine, natura, efficienza e fini. Non è una invenzione umana, ma divina. Dio lo volle il giorno in cui creò l'umanità distinta in due sessi, diede all'uomo e alla donna la loro particolare struttura psichica e la loro attitudine a generare. Da Cristo il matrimonio fu elevato alla dignità di sacramento. I coniugi non debbono perciò santificarsi ad onta o al di fuori del matrimonio, ma nel matrimonio e per mezzo del matrimonio. Il loro perfezionamento umano e soprannaturale non deve essere realizzato individualmente, ma a due, o per dir meglio, nella famiglia. Non deve essere un'elevazione di uno nonostante l'altro e nonostante i figli, bensì di uno mediante l'altro, e di entrambi mediante i figli e con i figli. [...] Se è vero che Dio ha stabilito il matrimonio e ne ha fissato le leggi per realizzare i suoi piani, ne segue che il matrimonio è una missione di Dio. La scelta del consorte è libera, e libere sono le innumerevoli e svariate strade pratiche per raggiungere gli scopi della convivenza; ma questi scopi in sé sono tanto poco liberi quanto le leggi del matrimonio. Si ha il dovere di seguirle e osservarle. Una missione onora quelli ai quali è affidata. Il matrimonio è un segno di fiducia che Dio dona agli sposi, un onore del quale hanno il diritto di essere fieri, ma del quale dovranno mostrarsi degni. Non è infatti un incarico onorifico l'avere il compito dell'aiuto vicendevole e della santificazione reciproca, l'essere collaboratori di Dio e obbedire al Suo appello per dare la vita a nuovi esseri viventi? Una missione porta sempre con sé anche delle difficoltà. Nella vita sociale i compiti sono spesso onerosi, e magari pericolosi, piuttosto che puramente onorifici. Far migliorare il proprio marito, mettere al mondo i figli e allevarli è un lavoro grandioso ma anche duro, che richiede giorno per giorno le più svariate dedizioni e numerosi sacrifici. Gli sposi cristiani considerino perciò il loro matrimonio come una missione della quale hanno l'incarico dalla Provvidenza, e vivranno in corrispondenza a questo incarico. A quale altezza viene elevato il matrimonio per mezzo di tali visioni suggerite dalla ragione e dalla fede! Non è più una semplice ricerca del piacere sessuale, o di sola tenerezza e di appoggio morale. È qualcosa di infinitamente più grande, più forte: è la volontà, mediante l'amore, di servire la società e Dio. Questa volontà e questo amore debbono essere tanto costanti da vincere tutti gli ostacoli suscitati dagli eventi della vita, dalle differenze di carattere dei coniugi e dalle difficoltà inevitabili causate dall'educazione dei figli, e da simboleggiare e realizzare, nell'ambito familiare, nella propria casa, l'affetto indefettibile e fecondo che Cristo nutre per la Sua Chiesa. Queste sono la grandezza e la nobiltà dei piani di Dio per il matrimonio. Da quelli che lo intendono bene sotto questa luce, può essere vissuto con generosità ed entusiasmo. Ben lungi dal fare del coniugo uno strumento di divertimento o una fonte di piaceri egoistici e sensibili, rispetta ognuno la personalità dell'altro. È delicato e amorevole per incoraggiarlo e renderlo felice. Ben lungi dall'essere un impedimento alla vita cristiana del consorte e dall'istigarlo al peccato, ciascuno degli sposi aiuterà l'altro a formarsi moralmente e a santificarsi. In questo caso il matrimonio sarà una competizione a due per una più nobile umanità e per la santità. Lo spirito di fede vivificherà ogni particolare della vita matrimoniale, ogni ora, ogni azione. Ogni giorno sarà considerato un dono di Dio: ognuno porta un divino compito da assolvere, e tutto verrà offerto a Dio nella comune preghiera mattutina degli sposi. Ciascuno degli sposi si accingerà con coraggio al suo lavoro quotidiano. [...] A qualunque lavoro possano applicarsi - con le mani o con l'intelletto, per la famiglia o per la società - lo considereranno come voluto da Dio, come utile per gli uomini, come adempimento dei piani divini per l'umanità. Ognuno viva nella carità fuori di casa, ma soprattutto in casa, poiché il marito e la moglie saranno consapevoli di non avere alcun prossimo più vicino di loro stessi e dei loro figli. Entrambi si prodigheranno con sforzo comune all'educazione dei loro bambini come doni di Dio. Li ameranno con tutte le forze senza viziarli, perché avranno come meta la formazione della loro personalità, cioè di farne uomini buoni e cristiani perfetti. Alla luce della fede, vedranno pure le prove e i casi luttuosi da sopportare in due. Non considereranno la vita come una pura ricerca di una felicità terrena durevole, bensì come una grande opera per possedere Dio e a Lui donare degli altri esseri. Quando avranno compiuto questo dovere, allora non avrà più, in fondo, grande importanza la loro presenza più o meno lunga su questa terra. Anche l'unione dei corpi deve essere vista e vissuta nella luce di Dio, nel rispetto dei suoi fini provvidenziali e nella gerarchia dei suoi valori. Essa si realizzerà, costantemente, senza malizia e in nobile gioia. Così nutrirà l'amore degli sposi. Quando scoccherà l'ora inevitabile della continenza, saranno più lievi gli sforzi necessari, poiché la loro unione è fondata nel profondo dell'anima più ancora che nella carne. Nelle avversità tali sposi cristiani sanno accettare la volontà di Dio e nelle gioie sono stimolati a ringraziarLo. Da questa visione di fede, i coniugi attingono un nuovo slancio per compiere i loro doveri, perché sanno che sono voluti da Dio. L'amore spontaneo dei loro cuori li spinge al rispetto dei doveri coniugali, paterni e materni che hanno scelto liberamente, ma ve li spinge anche la coscienza che ingrandisce il loro amore e ne supplisce le deficienze. Vedono nel lavoro quotidiano un dovere di stato da compiere [...]. E se succedesse che il fuoco dell'affetto sensibile venisse a indebolirsi, e se lo spirito diventasse smanioso di novità e di sensazioni inesplorate, allora la coscienza troncherebbe decisamente gli sbandamenti fuori della strada della fedeltà e richiamerebbe inesorabilmente il cuore instabile e l'animo vagabondo ai doveri familiari. Lasciamo alle persone di corte vedute l'intonare un inno alla bellezza transitoria del libero amore e l'ostentare disprezzo verso i doveri del matrimonio. Rimane assodato che lo spirito del dovere ha trattenuto innumerevoli volte i passi dei cuori che si sviavano e ha così salvato l'amore e la felicità dei coniugi e dei loro figli. Coscienza e spirito del dovere non sono nocivi alla profondità dell'amore, ma lo salvano rafforzando la sua spontaneità con la loro stabilità. Lo spirito di fede accenderà nei coniugi, accanto all'amore naturale, l'amore cristiano, "il quale è paziente, benefico, non è invidioso, non è insolente, non si gonfia, non è ambizioso, non cerca il proprio interesse, non s'irrita, non pensa al male, non gode dell'ingiustizia, ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta; e non verrà mai meno" (San Paolo). Ognuno dei coniugi ponga nel suo dovere quotidiano tutto il suo cuore, tutta la sua volontà, la sua fede e il suo amore. Le preghiere del mattino e della sera, la preghiera prima e dopo il pasto non sono quindi solo un gesto, un rito abituale, un atto senza anima; è, al contrario, l'anima che ispira e forma gesti e parole. Così le loro giornate saranno una preghiera a due, poiché essi vivono come figli di Dio e pellegrini incamminati verso l'eternità. Ma essi amano la loro unione perché è opera di Dio e vedono in essa la via verso la loro eternità. I coniugi cristiani assisteranno anche gli altri con le parole, i consigli e i fatti, e mostreranno loro la strada che conduce al vero amore cristiano. Gli uomini hanno la nostalgia dell'amore cristiano, perché è la migliore qualità dell'amore umano.

[Brano tratto da “La donna nel matrimonio”, di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958].

Pensiero del giorno

[Pensiero tratto dalla celebre Lettera Pastorale "Domine, salva nos! Perimus” di Mons. Luigi Carlo Borromeo (1893 - 1975), vescovo di Pesaro, pubblicata in occasione della Quaresima del 1961].

Noi dobbiamo avere orrore di una negazione così rovinosa e totale di Dio e dello Spirito, della moralità e della Religione qual è il comunismo ed il socialismo marxista; noi dobbiamo combattere l'errore con tutte le nostre forze. Noi non possiamo, non dobbiamo odiare l'errante, ma noi quando occorra, lo dobbiamo criticare, lo dobbiamo rimproverare, lo dobbiamo evitare. La nostra fiacchezza, la nostra mollezza non ha nulla di evangelico; e la tattica di chi, per allargare l'area democratica, cerca di addormentare le coscienze e confondere verità ed errore è una tattica detestabile.

giovedì 30 aprile 2026

Fidanzamento e aspetto esteriore

Pubblico alcuni brani di una lettera di una ragazza che mi aveva confidato di non essere entusiasta dell'aspetto esteriore del giovanotto che stava frequentando.


Salve,

[…] Da un mese e mezzo sto frequentando un ragazzo. Sembra una persona a posto. Preghiamo il rosario anche tutti i giorni. C’è qualcosa però che mi domando da sempre. Questo ragazzo non è fisicamente il mio tipo. Preghiamo, parliamo della fede, andiamo d’accordo [...] lui è già deciso a impegnarsi con me diventando ufficialmente il mio ragazzo. [...]

La mia domanda è: se siamo volenterosi a fare la volontà di Dio e destinati alla vocazione matrimoniale, dovrei ignorare completamente i miei gusti per quanto riguarda l’aspetto esteriore di una persona? […] Cosa dicono i grandi Santi al riguardo? Bisogna ignorare i propri gusti?

Mi spiego ancora nel caso non sia stata chiara: quanto è importante essere attratti fisicamente ad un ipotetico futuro marito? E se non è il tuo tipo e piace solo un po’? [...]

Spero di non aver fatto troppe domande. Alla fine sono tutte connesse allo stesso argomento. Mi scuso del disturbo!

Che il Signore la Benedica.

In Gesù e Maria,

(lettera firmata)


Gent.ma [...], 

la ringrazio di avermi scritto, spero di poter esserle di qualche aiuto.

Sul tema del fidanzamento consiglio di leggere i libri scritti da Pierre Dufoyer (si trovano gratis on-line in formato elettronico). Sono libri "datati", risalenti in gran parte ai tempi di Pio XII, però per molte cose sono ancora utili.

Ecco cosa scrisse in uno dei suoi libri: "Perché l'amore arda sempre si devono verificare certe condizioni: fisiche, economiche, affettive, sentimentali, spirituali. Se si trascurano, darà più fumo che calore, poi morirà" (Brano tratto da "Ama tuo marito", di Pierre Dufoyer e dott. Lefranc, Edizioni Paoline, 1962).

Dunque è molto importante anche l'aspetto fisico. Ovviamente ciò non significa che per sposarsi con un uomo lui debba essere per forza bello come un fotomodello, è sufficiente che piaccia almeno "abbastanza" da un punto di vista estetico. Se un uomo ha un aspetto esteriore ripugnante, sarebbe difficile vivere felicemente accanto a lui. 

L'affetto che si prova per un uomo conta molto di più. Infatti a volte capita che delle persone molto belle si innamorino profondamente di persone mediocri da un punto di vista estetico, ma "molto belle" da un punto di vista interiore. Se una persona, oltre ad accettare il Magistero perenne della Chiesa, è anche dolce, affettuosa, caritatevole, affabile, simpatica, intelligente, coraggiosa, sincera, generosa, ecc., diventa facile affezionarsi a lei, anche se esteticamente è solamente "accettabile".

Non mi sembra saggio fidanzarsi col primo "bravo ragazzo cattolico" che capita di incontrare, se non si sente nei suoi confronti un grande affetto.

Se leggerà gli scritti di Pierre Dufoyer sul fidanzamento troverà tanti suggerimenti che potranno esserle di grande utilità.

La saluto cordialmente in Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Volto di Gesù Cristo
È troppo poco un cuore per amar questo Dio così amante e così amabile che merita un infinito amore.

(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

mercoledì 29 aprile 2026

Vita interiore

Altare Messa Tridentina
Sono molto contento che il blog sia seguito da molte persone attratte dalla vita ascetica, le quali cercano di vivere il cristianesimo in maniera profonda. Tempo fa Eleonoram mi ha domandato come nacque l'idea di aprire dei blog su temi religiosi. Ecco la mia risposta seguita dalla sua replica.


Cara sorella in Cristo,
ti ringrazio per le parole piene di unzione spirituale che mi hanno edificato molto.

Adesso rispondo alla tua domanda. Il blog "Cordialiter" l'ho aperto nel 2008 sull'onda dell'entusiasmo del Motu Proprio "Summorun Pontificum" promulgato l'anno precedente da Benedetto XVI. All'inizio era principalmente un "notiziario", ma col tempo ho capito che era importante dare ampio spazio a scritti ascetici, infatti sono convinto che il modernismo vada combattuto principalmente col rilancio della vita devota. Infatti quella che stiamo combattendo è una battaglia spirituale, quindi solo usando le armi della fede (preghiera, penitenza, buon esempio, ecc.) possiamo riuscire a prevalere. Se noi cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa praticassimo in maniera eroica le virtù cristiane e vivessimo un'intensa vita spirituale, otterremmo molte più grazie da Dio, le conversioni si moltiplicherebbero in maniera esponenziale, i buoni seminari e monasteri si propagherebbero dappertutto, ecc. L'apologetica da sola non basta a debellare la piaga del modernismo, è necessario curare la vita interiore e impegnarsi a vivere il cristianesimo in maniera coerente e fervorosa.

Il blog vocazionale è sorto nel 2010 riflettendo sul fatto che le crisi ecclesiali sono state affrontate da Dio sempre nello stesso modo, e cioè rilanciando la vita religiosa, inviando nella Chiesa San Benedetto, San Domenico, San Francesco, Sant'Ignazio, Santa Teresa, Sant'Alfonso e tanti altri santi religiosi. Pertanto ho pensato che anche oggi sia necessario rilanciare la vita consacrata, soprattutto facendo conoscere gli istituti religiosi migliori. Se tutti i giovani vocati entrassero nei buoni istituti, la crisi ecclesiale terminerebbe nel giro di pochi decenni, perché gli istituti rilassati e quelli in odor di modernismo si estinguerebbero per mancanza di nuove reclute.

In Corde Matris,

Cordialiter



Caro D.,
vorrei parlarti di alcuni pensieri legati alla tua mail. Infatti ci sono due cose che mi hanno colpita in merito ai tuoi blog. La prima è quando dici: “ho capito che era importante dare ampio spazio a scritti ascetici, infatti sono convinto che il modernismo si combatte principalmente col rilancio della vita devota”. La seconda quando aggiungi: “Il blog vocazionale è sorto nel 2010 riflettendo sul fatto che le crisi ecclesiali sono state affrontate da Dio sempre nello stesso modo, e cioè rilanciando la vita religiosa, inviando nella Chiesa San Benedetto, San Domenico, San Francesco, Sant'Ignazio, Santa Teresa, Sant'Alfonso e tanti altri santi religiosi. Pertanto ho pensato che anche oggi sia necessario rilanciare la vita consacrata…”.

Queste due ramificazioni – una dedicata ai laici devoti e una ai religiosi fervorosi - mi hanno fatto pensare alle parole che S. Giovanni Paolo II rivolgeva a tutti i credenti: “La Chiesa siamo noi”. Era bellissimo questo “noi”, perché voleva dire religiosi e laici insieme. (...) Ecco, mi sembra sia proprio quello che stai facendo tu, con il blog devozionale per i laici e quello vocazionale per i religiosi, sollecitando e favorendo una spiritualità fervorosa, militante, innamorata di Cristo, in entrambi i casi.

Forse Gesù intendeva anche questo - laici e religiosi insieme - quando manda i suoi 72 discepoli “a due a due”. I Padri della Chiesa hanno notato che il numero settantadue ricorda i popoli della "tavola delle nazioni" nel libro della Genesi (cap. 10), quindi questo numero indicherebbe in pratica tutti gli uomini della terra. Un altro Padre, S. Gregorio Magno, osservava che i discepoli devono essere anzitutto messaggeri della carità di Cristo, la quale si esercita ed è visibile nell'amore reciproco, per questo camminano “a due a due”.

Perciò questo essere inviati “a due a due” ha una meravigliosa ricchezza di lettura, può anche voler dire religiosi e laici che camminano insieme fianco a fianco nella Chiesa. Pensando ad esempi noti, mi viene in mente la scrittrice e poetessa Gertrud Le Fort e la sua amicizia con la carmelitana suor Teresa Benedetta della Croce (l’ex filosofa Edith Stein), ma anche Guglielmo Marconi e il suo padre spirituale gesuita che era uno scienziato come lui, lo scrittore Tolkien autore del Signore degli Anelli e il suo padre spirituale a cui faceva leggere le bozze (ad esempio il personaggio Tom Bombadil ha molti tratti in comune con S. Francesco d’Assisi) o, ancora, il poeta Clemente Brentano e la Beata Caterina Emmerick…

“A due a due” può naturalmente voler dire anche un marito e una moglie, come i coniugi Guerin da poco canonizzati dal Papa. Ma anche una madre e un figlio (penso subito a S. Monica e S. Agostino, o S. Elena e il figlio Costantino). Pure un confratello e una consorella: come non pensare a S. Giovanni della Croce e a S. Teresa d’Avila che insieme hanno riformato il Carmelo.

Ma, tornando al ruolo congiunto dei religiosi e dei laici nella Chiesa (...) mi sembra che Cordialiter possa veramente dare il suo contributo in una crescita spirituale cristiana che, per la matematica sovrabbondante di Dio e la logica della comunione dei santi, può avere benefiche ricadute su tutti.

Eleonoram

Pensiero del giorno

La dolcezza e il gaudio dell’intimità con Dio, hanno lo scopo di rendere l’anima più coraggiosa nel servizio divino, più generosa nel dono di sé, più forte nel portare la croce. Sì, finché siamo quaggiù la sofferenza non può mai mancare e non manca neppure in mezzo alle delizie dell’unione divina, perché dobbiamo conformarci a Gesù crocifisso, dobbiamo seguirlo sulla via del Calvario fino alla completa immolazione con lui per la gloria del Padre e la salvezza dei fratelli. Le opere che l’unione con Dio deve produrre sono appunto le opere dell’amore, è l’attività intensa dell’amore puro, mediante la quale l’anima sì dona incessantemente a Dio, desiderosa di trascinare con sé uno stuolo immenso di altre anime. Così, dall’intimità divina, dall’unione totale col Signore, dall’amore puro sgorga spontaneo l’apostolato più fecondo.

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 28 aprile 2026

Il grande castigo

Carissimi lettori, noi seguaci di Gesù Cristo dobbiamo avere una visione soprannaturale della vita. Nulla capita per cieco caso, ma tutto ciò che avviene nel mondo è voluto, o perlomeno permesso, da Dio per nostro bene. Noi siamo tanto piccoli al cospetto della Santissima Trinità, pertanto non siamo in grado di comprendere gli arcani decreti divini. Dobbiamo solamente affidarci a Lui come fanno i neonati con le mamme.

Da un punto di vista spirituale la situazione del mondo è disastrosa a causa del dilagante secolarismo. Sembra di vivere ai tempi di Sodoma e Gomorra. Anche la situazione della Chiesa è drammatica a causa della confusione seminata dai modernisti. L'umanità sta andando verso l'abisso, basti pensare al fatto che molti abitanti della Terra, anche tra i cristiani, non considerano più come peccaminosi certi atti umani contrari alla Legge naturale che il Signore ha scolpito nei nostri cuori. Pensiamo ad esempio all'aborto, ai rapporti prematrimoniali, agli atti impuri contro natura, ecc. Per salvare il mondo c'è bisogno di una “scossa”, di un qualcosa di grosso che faccia tremare tutto e svegliare le coscienze assopite. La Madonna ad Akita in Giappone (apparizioni riconosciute dalla competente autorità ecclesiastica), ha preannunciato un castigo epocale per il mondo intero. Dopodiché ci sarà il trionfo del suo Cuore Immacolato preannunciato a Fatima.

Quando a Padre Pio venne chiesto quando avverrà il trionfo del Cuore Immacolato, il santo frate cappuccino rispose che lo avrebbero visto i piccoli, cioè coloro che in quegli anni erano bambini. Da allora sono passati tanti anni, e ormai i fanciulli dell'epoca stanno diventando anziani. Quindi nel giro di alcuni anni finalmente avverrà il tanto auspicato trionfo della Madonna.

I materialisti stanno costruendo un mondo senza Dio, un mondo che fa orrore perché calpestando gli insegnamenti evangelici è diventato inumano. Ma “Deus non irridetur”, Dio non si lascia prendere in giro dal mondo, prima o poi il castigone verrà davvero. Anche nella Bibbia sono numerosi gli esempi di castighi esemplari inferti dal Signore, pensiamo ad esempio alla cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, al diluvio universale, all'incenerimento di Sodoma, Gomorra e le altre tre città in cui dilagava l'omosessualità, alla morte inferta ad Onan per aver fatto un atto impuro contro natura, alla cattura e deportazione del popolo di Israele a Babilonia, alla distruzione del Tempio di Gerusalemme e alla diaspora degli ebrei ad opera dei Romani, ecc.

Dio è infinitamente buono ma è anche infinitamente giusto, e quando i peccati dei popoli raggiungono un certo livello, scattano i castighi divini. Durante la prima guerra mondiale la Madonna a Fatima disse chiaramente che se l'umanità non si fosse convertita, il Signore avrebbe permesso che gli uomini scatenassero una guerra ancora più disastrosa (la seconda guerra mondiale) e che la Russia avrebbe diffuso nel mondo gli errori del comunismo. Se a quei tempi Dio castigò il mondo con una terribile guerra, chissà che cosa avverrà adesso che pochi arrivano vergini al matrimonio, gli aborti si sono moltiplicati in maniera esponenziale, dilaga la contraccezione (che è un peccato contro natura che grida vendetta al cospetto di Dio), milioni di bambini innocenti vengono assassinati con l'aborto, le famiglie vengono disgregate dalla piaga del divorzio, gli omosessuali si sposano e adottano i bambini orfani o sottratti dai tribunali alle famiglie povere, in televisione imperversano programmi immorali, tra i cristiani si diffondono le mode indecenti, ecc. Insomma, la situazione dell'umanità è disastrosa, ormai il “grande castigo” è inevitabile (lo diceva anche lo zelantissimo Don Giuseppe Tomaselli nell'opuscoletto intitolato “Il mondo di oggi sotto la schiavitù di Satana”). I mondani vogliono farsi beffa della Legge eterna di Dio, ma Deus non irridetur!

Pensiero del giorno

Don Bosco
Tutti hanno bisogno della frequente Comunione: i buoni per mantenersi buoni e i cattivi per farsi buoni e così acquistare quella vera sapienza che viene dal Signore.


(Pensiero di Don Bosco)

lunedì 27 aprile 2026

Per avere dei buoni sacerdoti servono buoni seminari

Prete in talare
Tempo fa un ragazzo mi ha scritto lamentandosi della formazione scadente che si impartisce in certi seminari.


Caro D., 
ti scrissi già in passato per esprimerti la stima che ho di te in Dio per la tua opera di bene spirituale che fai alle anime a Gloria di Gesù. Ti scrivo oggi sicuro di poter contare sulla tua disponibilità e carità che doni a tante anime che ti scrivono.

Ho raggiunto l’età di 24 anni e mi trovo nella situazione e nella necessità di discernere lo stato di vita da eleggere. Sin dalla mia conversione al Buon Gesù sentii il desiderio di donarmi tutto a Lui. Questo desiderio, delicato e soave, è quello del sacerdozio che, solo al pensare a un dono così sublime, il cuore mi si riempie d’amore. Però ahimè, che dolore è il comprendere che i luoghi dediti alla formazione dei chiamati di Dio, possano essere rischio di perdita di questa sublime vocazione. Si sente provenire da questi seminari voce che si impartisca una formazione scadente se non addirittura eterodossa, una scarsa pietà e vita spirituale, e vari ostacoli a coloro che manifestano sensibilità tradizionali o semplicemente cattoliche. Faccio mio ciò che disse il grande Dottore della Chiesa Sant’Alfonso Maria De Liguori, in risposta ad un ragazzo che chiedeva consigli in merito alla vocazione religiosa, che se non fosse entrato in un monastero di “osservanza” (nel mio caso un seminario), sarebbe stato meglio starsene a casa, ed attendere lì a salvarsi l’anima; «poiché, entrando in una comunità, ove sta rilasciato lo spirito, vi metterete in pericolo di perdervi».

Ora, cosa fare caro amico mio in Cristo? Cosa puoi dirmi? Esistono ancora seminari di “osservanza”?

In Gesù

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo,
                                     purtroppo, la situazione è proprio come l'hai descritta tu. Diversi seminaristi mi hanno parlato della drammatica situazione in cui versano certi seminari, basti pensare alla scadente formazione ascetica e ai gravi errori dogmatici e morali che vengono profusi a piene mani. A volte ho sentito delle lamentale riguardanti anche certi ambienti di area tradizionale.

Secondo me esistono ancora dei seminari che, pur non essendo la perfezione assoluta, potrebbero essere considerati "accettabili", nel senso che riescono a fornire una formazione che consente di poter avere dei sacerdoti alquanto preparati a svolgere abbastanza bene il loro importantissimo ministero.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

San Giovanni Bosco
(Brano tratto da “Storia d’Italia” di San Giovanni Bosco)

Finalmente vi rimanga altamente radicato nell'animo il pensiero che la religione fu in ogni tempo riputata il sostegno dell’umana società e della famiglia, e che dove non vi è religione non vi è che immoralità e disordine, che perciò noi dobbiamo adoperarci per promuoverla, amarla e farla amare anche dai nostri simili e guardarci cautamente da quelli che non la onorano o la disprezzano. Gesù Cristo nostro Salvatore ha fondato la sua Chiesa e unicamente in questa Chiesa conservasi la vera religione. Questa religione è la cattolica, unica vera, unica santa [...].

domenica 26 aprile 2026

L’apostolato dell’esempio


Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


O Signore, fa’ che la mia condotta sia tale da procurarti gloria ed attirare molte anime al tuo amore. 

1 - Accanto alla preghiera e al sacrificio, altra potente arma di apostolato, accessibile a tutti, è quella di una vita buona, di una vita santa. Non tutti possono predicare, non tutti hanno il dovere di ammonire o di esortare, non tutti possono attendere ad opere apostoliche, ma non vi è nessuno che non possa cooperare al bene spirituale del prossimo con l’esempio di una vita integralmente cristiana, coerente ai princìpi professati e fedele ai propri doveri. « Ognuno può giovare al prossimo se adempie il suo dovere », afferma il Crisostomo e aggiunge: « Nessuno sarebbe più pagano, se i cristiani fossero cristiani davvero, se davvero osservassero i precetti. La vita buona è una voce più acuta e più forte di una tromba ». La vita buona s’impone da sè, ha un’autorità ed esercita un fascino assai superiore a quello delle parole. 

Per un’anima che cerca la verità, che cerca la virtù, non è difficile trovare libri o maestri che ne parlino anche in forma attraente, ma è ben più difficile trovare persone la cui vita ne sia una testimonianza pratica. La mentalità moderna, assetata di esperienza, ha particolare bisogno di questi esemplari, capaci di offrire non solo belle teorie di vita spirituale, ma, soprattutto, incarnazioni concrete della virtù, dell’ideale di santità e di unione con Dio. Molto più che dal pensiero puro, le anime sono attratte dal pensiero vissuto, dagli ideali tradotti nella realtà della vita. Del resto, è questa la grande linea seguita da Dio stesso per manifestarsi agli uomini: il Verbo eterno si è incarnato e, attraverso la realtà così concreta e così umana della sua vita terrena, ci ha mostrato l’immenso amore di Dio per noi e le sue infinite perfezioni. Gesù, che possedeva le perfezioni divine, ha potuto dirci: « Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli » (Mt. 5 , 48) e dicendoci così non solo ci mostrava l’ideale supremo della santità, ma ce ne offriva in se stesso il modello. L’apostolo deve battere la via battuta da Gesù incarnando nella sua vita quell’ideale di santità che vuol proporre agli altri; solo così si potrà affermare di lui, come del Signore: « coepit facere et docere » (At. 1, 1), cominciò prima a fare e poi ad insegnare. E solo così l’apostolo potrà ripetere, molto più con la sua condotta che con le parole, l’ardita frase paolina: « Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo » (I Cor. 4, 16). 

2 - Gesù, che ci ha insegnato a pregare, a digiunare, a fare elemosina nel segreto, affinchè solo il Padre celeste lo sappia e ce ne dia la ricompensa, ci ha insegnato anche ad agire in modo che le nostre opere siano, per coloro che le vedono, un tacito incitamento al bene: « La vostra luce risplenda dinanzi agli uomini in modo tale che, vedendo le vostre opere buone, diano gloria al Padre vostro, che è nei cieli » (Mt. 5, 16). S. Gregorio ci insegna come conciliare i due insegnamenti del Signore: « L’opera sia pubblica - egli dice - ma l’intenzione rimanga occulta, affinchè così diamo al prossimo l’esempio di un’opera buona e, nello stesso tempo, con l’intenzione, con la quale cerchiamo di piacere a Dio solo, desideriamo sempre il segreto ». Vi è una grande differenza tra colui che fa ostentazione del bene compiendolo per attirarsi le lodi altrui, o forse anche per guadagnarsi una certa fama di santità, e colui che, agendo con retta intenzione unicamente per piacere a Dio, è con la sua condotta luce e guida per coloro che gli vivono accanto. Quando l’intenzione è retta - ossia dar gloria a Dio e procurare di attirare altre anime al suo servizio - non dobbiamo temere che le nostre opere buone siano vedute, anzi dobbiamo sentire la responsabilità di comportarci in modo che la nostra condotta sia di edificazione agli altri. 

Ogni anima di vita interiore, pur cercando di piacere soltanto al Padre celeste, deve essere un’apostola dell’esempio; la sua vita di pietà sincera, di virtù soda, di unione con Dio deve risplendere davanti agli uomini e deve richiamarli alla preghiera, al raccoglimento, alla ricerca delle cose celesti. Ciò è possibile a tutti ed in ogni ambiente di vita: lo può fare il professionista in mezzo al mondo, tra i colleghi, gli alunni o i clienti; lo può fare la sposa e la madre nella cerchia della famiglia; può farlo il religioso e la religiosa nell’ambito della propria Comunità; può farlo il sacerdote nel raggio della sua azione. 

Un’anima di vera vita interiore è di per sè un apostolo, è, come dice Gesù, « una città posta sul monte [che] non può rimanere nascosta », è una lucerna accesa messa « sul candeliere, perchè faccia lume a tutti quelli che sono in casa » (Mt. 5, 14 e 15). Quanto più la vita interiore è profonda, tanto più la lucerna splende, illumina le anime e le attira a Dio. 

Colloquio - « Dio mio, nulla è più freddo di un cristiano che non si cura della salvezza degli altri! Per dispensarmene non posso addurre come pretesto la povertà. Pietro diceva: ‘ Non ho argento, nè oro ’; Paolo era tanto povero che spesso soffriva la fame. Non posso addurre la mia umile condizione, perchè anch’essi non erano nobili e non avevano nobili genitori. 

« Non posso neppure scusarmi, o Signore, dicendo che sono ignorante, perchè anch’essi lo erano. Anche se io fossi uno schiavo e per giunta fuggitivo, potrei assolvere il mio compito: anche Onesimo era tale. Non posso obiettare che sono malato, perchè anche Timoteo era spesso infermo. 

« O Signore, la tua luce mi fa comprendere che anch’io posso giovare al prossimo, se adempio il mio dovere. E questo lo farò, se osserverò la tua legge e specialmente la legge dell’amore con la quale s’insegna la bontà a quelli che ci offendono. I mondani sono commossi più dalla vita buona che dai miracoli; e Tu mi dici che nulla rende buona la vita più della carità e dell’amore del prossimo. Aiutami dunque, o Signore, a condurre una vita santa, a fare opere buone, in modo che chi mi osserva possa dar lode al tuo nome » (cfr. S. Giovanni Crisostomo). 

« O Signore, concedimi di credere col cuore, di professare con la bocca e di mettere in pratica la tua parola, affinchè gli uomini, vedendo le mie opere buone, glorifichino te, Padre nostro che sei nei cieli, per Gesù Cristo nostro Signore, al quale spetta la gloria nei secoli dei secoli. Amen » (Origene). 



[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].