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venerdì 30 gennaio 2026

La nostra vita è un sogno che presto svanisce

Sant'Alfonso Maria de Liguori
Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori (1696 - 1787).


Ciò appunto disse Davide, quando scrisse che la felicità della presente vita è come un sogno di uno, che si sveglia da dormire. "Velut somnium surgentium". Tutte le grandezze e glorie di questo mondo nel punto della morte a' poveri mondani altro non compariscono, che come un sogno ad uno che si sveglia, e vede che col finir del sogno è finita la sua fortuna, che sognavasi d'avere. E perciò saggiamente scrisse un uomo disingannato sopra il teschio d'un morto: "Cogitanti vilescunt omnia". A chi pensa alla morte, tutti i beni di questa vita ben compariscono, quali sono, vili e passaggieri. Né può collocare il suo affetto alla terra, chi pensa che tra poco ha da lasciarla. Ah mio Dio, quante volte per questi miseri beni di terra ho disprezzata la vostra grazia! Da ogg'innanzi non voglio pensare ad altro, che a servirvi ed amarvi. Assistetemi col vostro aiuto.

"Così dunque finiscono le grandezze e le corone di questa terra"! Queste furono le parole, che disse S. Francesco Borgia alla vista del cadavere dell'Imperatrice Isabella morta nel fiore di sua gioventù; e questo pensiero lo fe' risolvere a licenziarsi dal mondo per darsi tutto a Dio, dicendo: "Voglio servire ad un padrone, che non mi possa più mancare". Bisogna staccarci da' beni presenti, prima che ce ne distacchi la morte. Ma che pazzia perdere l'anima per qualche attacco a questa terra, da cui presto avrem da partire, quando ci sarà detto: "Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo!"

O Gesù mio, vi avessi sempre amato! che me ne trovo di tante offese che v'ho fatte? Ditemi che ho da fare per dar rimedio alla mia vita così sconcertata, che tutto voglio farlo. Accettate ad amarvi un peccatore, che pentito ora v'ama più di se stesso e vi cerca pietà.

Pensate che in questo mondo non ci avete da star sempre. Il paese in cui vivete, un giorno avete da lasciarlo; e dalla casa che abitate, un giorno avete da uscirne per non tornarvi più. Pensate che molti vostri antenati hanno abitato in questa medesima camera, dove al presente leggete; han dormito in questo stesso letto, ove dormite, ed ora dove stanno? stanno all'eternità. Lo stesso ha da succedere a voi.

Mio Dio, fatemi conoscere l'ingiustizia, che v'ho fatta in voltar le spalle a voi bene infinito; e datemi dolore da pianger, come debbo, l'ingratitudine mia. Oh fossi morto prima, e non vi avessi offeso! Deh non mi fate vivere più ingrato all'amore, che m'avete portato. Caro mio Redentore, io v'amo sopra ogni cosa, e voglio amarvi quanto posso nella vita che mi resta. Aiutate voi la mia debolezza colla vostra grazia; e voi Madre di Dio Maria, soccorretemi colla vostra intercessione.



[Brani tratti da "Via della salute"]



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Pensiero del giorno

Salvare, salvare, questa deve essere la preoccupazione di ogni sacerdote e di ogni cristiano, salvare le anime dall'eterna rovina, confortarle nel terreno cammino, aiutarle nelle stesse necessità della vita. Salvare perché non sia sperperato il prezzo del Sangue di un Dio, salvare perché una cosa tanto preziosa come un'anima non sia miseramente perduta.

[Brano tratto dal commento di Don Dolindo Ruotolo alla Seconda lettera di San Paolo ai Corinzi, Apostolato Stampa].

giovedì 29 gennaio 2026

Meglio un anno allettato che un'ora in Purgatorio

Dagli scritti di Don Ildebrando Antonino Santangelo (1913-1992).


«Il peccato chi lo fa lo paga, o di qua o di là». Questa è un'inesorabile legge morale. Lo esige la giustizia di Dio; altrimenti tutti potrebbero rubare, seviziare, uccidere impunemente. Per questo dice Gesù: «Mettiti presto d'accordo col tuo avversario, mentre sei in cammino con lui, affinché egli non ti consegni al giudice e tu non sia messo in prigione. In verità ti dico: non ne uscirai finché non avrai pagato l'ultimo centesimo». (Mt. 5, 25). Per questo tutte le preghiere e le opere buone che facciamo da vivi hanno un valore immensamente superiore a quelle che altri fanno per noi quando siamo morti.

Padre Samuele Cultrera [...] negli anni trenta mi raccontò:

- Avevo un fratello molto pio, di nome Sebastiano. Caduto ammalato restò immobilizzato per sette anni. Fu sempre paziente, ma alla fine cominciò a pregare il Signore di farlo morire. Un giorno sentì una voce: «Cosa ti contenti: altri sette anni di simile vita o tre giorni di purgatorio?». «Tre giorni di purgatorio», egli rispose. L'indomani confidò la cosa a una cugina. L'indomani ancora si aggravò e venne a morire. La sera, la cugina assistendolo, credette che la morte non fosse immediata; lo salutò e se ne andò. Giunta a casa, mangiò, disse le preghiere e andò a letto. Erano le ore 0,30 del nuovo giorno; aveva lasciato il cugino alle ore 23. Mentre stava per mettersi a letto, si aprì la porta ed entrò, avvolto nelle fiamme, il cugino dicendo: «Come mai il Signore mi ha dimenticato in purgatorio?». La cugina spaventata rispose: «Anche se sei morto solo mezz'ora dopo la mia partenza, è solo un'ora che sei morto». «Sventurato che sono! Come dovrò trascorrere qui tre giorni? Meglio un anno a letto, che un'ora sola in purgatorio!», disse il cugino e scomparve.

Un mezzo efficacissimo per diminuire il purgatorio nostro è la penitenza che ci dà il sacerdote. […] Il grosso del nostro purgatorio lo potremmo facilmente scontare in terra pregando molto, facendo molte opere di carità e di apostolato e sopportando pazientemente le sofferenze fisiche e morali della vita.

Dice s. Pietro: «La carità copre la moltitudine dei peccati». (1 Pt 4, 8). Nella vita di s. Margherita Alacoque si legge: «Un giorno morì il padre a una suora sua compagna: la suora si mise a piangere inconsolabile. S. Margherita allora si mise in preghiera. Ebbe una visione. Subito dopo andò dalla compagna e le disse: "Sorella mia, io so perché piangete: perché pensate quanto stia soffrendo vostro padre in purgatorio. Non piangete più. Mi è apparso vostro padre bellissimo e felice e mi ha detto: in vita ho fatto sempre carità a tutti [...]. Appena morto, Gesù mi ha accolto subito in Paradiso, come aveva detto: Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia"».

Dice s. Giacomo: «Fratelli miei, se qualcuno di voi si è smarrito lontano dalla verità, e uno ve lo riconduce, sappiate che colui che ricondurrà un peccatore dalla via del suo traviamento, salverà l'anima sua dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati». (Gc. 5, 19).


[Brano tratto da “Liberazione”, di Don Ildebrando Antonino Santangelo, Comunità Editrice di Adrano].

Pensiero del giorno

Sacro Cuore di Gesù Cristo
Le prove provvidenziali, fisiche o morali, come le malattie, i lutti di famiglia, le angustie dell'animo, i rovesci di fortuna, sono spesso accompagnate da grazie interne che ci stimolano a vita più perfetta. Ci distaccano da tutto ciò che non è Dio, purificano l'anima col dolore, ci fanno desiderare il cielo e la perfezione che ne è la via, a patto però che l'anima si giovi di queste prove per volgersi a Dio.

(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928)

mercoledì 28 gennaio 2026

Continuano le persecuzioni da parte dei modernisti e dei loro amici massoni

Altare Messa Tridentina
Maristella mi ha scritto un messaggio al quale rispondo volentieri.


Caro fratello in Cristo, 
[…] Stiamo attraversando tempi burrascosi: ma quando mai ci sono stati tempi tranquilli? Anticamente risuonava la preghiera con cui si invocava la protezione di Dio contro pestilenza, guerra e carestia.

La Chiesa attraversa momenti difficili. Spesso la barca di san Pietro ha affrontato venti di tempesta: eresie, persecuzioni, scismi. Nostro Signore ci ha dato la Sua parola: "Le porte degli inferi non prevarranno". Capito? Sembrerà tutto perso eppure la Chiesa non si perderà, mai. Cosa fare? Potremmo passare il tempo a lamentarci, una tentazione molto insidiosa. Oppure potremo iniziare a pregare e lavorare, con semplicità, in famiglia, al lavoro, dove ci troviamo. Chiediamo aiuto a Dio e ne riceveremo in abbondanza; quasi sicuramente in modi molto diversi da come avremmo immaginato. Preghiamo sempre, senza stancarci, senza sosta. Il nostro lavoro, la nostra preghiera, la nostra fatica, le nostre disillusioni e le nostre lacrime saranno come pioggia di primavera su un terreno arido. Dio ha vinto il peccato e la morte attraverso il Sangue Preziosissimo del suo Figlio Divino. Dobbiamo solo smettere di brontolare e iniziare a camminare prendendo giorno per giorno la propria croce e seguendo Gesù.

Uniti nella preghiera nei Cuori Immacolati

Maristella



Carissima sorella in Cristo, 
innanzitutto ti ringrazio per il tempo che dedichi al blog. Ti ringrazio anche per le donazioni che mi invii. Senza il tuo aiuto e di quello di altri generosi lettori, penso che anche avrei già dovuto chiudere da tempo, come hanno chiuso tanti altri blog.

Ho apprezzato molto le parole che hai scritto al riguardo del comportamento da tenere in questo drammatico periodo storico che stiamo vivendo a causa del tradimento dei modernisti, i quali hanno “siglato” coi nemici di Gesù Cristo il più infamante degli armistizi, basti pensare a tante questioni morali (contraccezione, adulterio, fornicazione, ecc.) che il Magistero perenne della Chiesa ha sempre considerato come argomenti “non negoziabili”, mentre loro fanno iniqui compromessi al ribasso.

Dobbiamo opporci all’eresia modernista, ma dobbiamo farlo in modo cristiano, ossia utilizzando le armi della fede: preghiera, penitenza, apostolato e buon esempio. Invece ci sono molti tradizionalisti che si oppongono in modo “non intelligente”, controproducente e persino peccaminoso. I nostri modelli da imitare devono essere i santi. Padre Pio e tanti altri che ora sono cittadini del Cielo, quando furono esuli in questa valle di lacrime, subirono molte persecuzioni da parte di altri cattolici, ma non reagirono con incomposte agitazioni o addirittura formando nuove Chiese scismatiche.

Dio non impedisce le tentazioni proprio perché in questo modo vaglia le anime e distingue il grano dalla zizzania: i buoni resistono e accumulano meriti per il Cielo, i cattivi invece cedono e meritano i giusti castighi del Signore. Ho l’impressione che molti tradizionalisti stiano sentendo la tentazione di passare coi sedevacantisti, cioè coloro che credono che la Sede Apostolica sia vacante dal 1958, anno in cui morì il grande Papa Pio XII. Ciò sarebbe un grande errore. 

Lo so che dal fronte modernista arrivano quotidianamente continue provocazioni, ma noi dobbiamo fare attenzione a non commettere “falli di reazione”, anche per evitare di fornire ai nostri avversari il pretesto per farci la guerra con ancor più accanimento. Insomma, se alcuni modernisti fossero alla ricerca di un “casus belli” per aggredirci, non dovremmo essere così ingenui da fornirglielo. Qualsiasi cosa facciano i modernisti contro di noi, dobbiamo mantenere la calma e impegnarci a reagire cristianamente, come ci hanno insegnato a fare i santi.

In Cordibus Iesu et Mariae,

Cordialiter

Pensiero del giorno

[...] la correzione fraterna [...] è un vero atto di carità. Ma perché sia davvero tale non deve mai essere fatta con l’intento di umiliare, di mortificare e tanto meno di offendere il colpevole [...]. In questi casi la correzione, lungi dall’essere un atto di carità, è totalmente contraria a questa virtù e, anziché fare del bene, produrrà piuttosto l’effetto contrario. Solo un desiderio spassionato e sincero del bene altrui può rendere caritatevole ed efficace la correzione fraterna e questa deve essere fatta con tanta bontà che in essa il fratello senta molto di più l’amore che gli portiamo, che non l’umiliazione di venir ripreso.

[Brano tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 27 gennaio 2026

La Messa tridentina sfonda anche in Inghilterra (lk)

Ripubblico l'interessante intervista che diversi anni fa mi rilasciò un carissimo lettore (e sostenitore) del blog, che all'epoca viveva in Inghilterra.


- Come è nato il tuo amore per la Messa tradizionale?

- Sono stato invitato per la prima volta ad una Messa tradizionale da due mie amiche italiane, conosciute all’interno di un gruppo carismatico italiano presente a Londra. Esse furono subito entusiaste, io invece le prime volte la trovavo molto strana tanto che sentivo l’esigenza di ascoltare un’altra Messa Novus Ordo per ‘compensare’. Il loro entusiasmo e le omelie di un bravissimo sacerdote che diceva delle cose che non avevo mai sentito dire (per esempio di pregare il Rosario quotidianamente) mi ha spronato a continuare a frequentarla e partecipare anche ad altre iniziative come la “Sodality of the five Holy Wounds”, serie di incontri mensili con un allocutio su un tema spirituale, momento sociale a seguire e tour alla National Gallery con la guida di un sacerdote che ci spiegava il messaggio spirituale dell’opera. Di seguito mi sono allontanato per un periodo dalla Messa per poi ritornare dopo aver letto un articolo che citava una testimonianza di Padre Amorth.

- È interessante sapere che le tue amiche che ti hanno fatto conoscere Messa tridentina sono “carismatiche”. Ciò conferma che la liturgia tradizionale sta sfondando anche in ambienti distanti da quelli storicamente legati al rito antico. So che a Londra frequenti il celebre Brompton Oratory, appartenente alla Congregazione dei seguaci di San Filippo Neri. Viene molta gente alla Messa tradizionale?

- Dio mi benedice perché mi dà l’opportunità di frequentare la Messa tradizionale quotidianamente prima di cominciare il lavoro. Questa è una grande grazia. Alla Messa quotidiana nei giorni infra settimanali è frequentata da alcune decine di persone. Il numero lievita nelle feste comandate. Alla Messa domenicale invece ho la grazia di andare a St. Bede Clapham Park, dove settimanalmente si celebra la Messa cantata (Sung Mass) e una volta al mese si ha la possibilitá di ascoltare un coro di cantori professionisti. Spero ciò possa continuare anche in futuro e chiedo le preghiere dei lettori per questa mia intenzione.

- Tra voi fedeli c'è uno spirito di collaborazione? Vi incontrate solo alla Messa domenicale, oppure vi vedete anche in settimana per partecipare alle attività parrocchiali?

- In Inghilterra è tradizione che dopo la Messa domenicale ci si riunisce per un momento conviviale, generalmente in un locale adiacente la Chiesa. In questa occasione c’è l'opportunità di parlare ed approfondire la propria fede e coltivare rapporti di amicizia. L’Oratory ha diverse attività che non sono direttamente legate alla Messa Tradizionale.

- I sacerdoti del Brompton Oratory, oltre che a celebrare devotamente il Santo Sacrificio della Messa, sono bravi anche a confessare e a dirigere spiritualmente le anime?

- Grazie alla lettura del blog Cordialiter ho messo in pratica il consiglio su come scegliere il direttore spirituale. Dopo esser rimasto colpito dal modo di celebrare il Santo Sacrificio da parte di un giovanissimo prete, ho chiesto di confessarmi e gli ho fatto delle domande su dei problemi che mi stavano a cuore ed ho valutato l’efficacia dei suggerimenti ricevuti.

- Che tu sappia, ci sono altri italiani che frequentano il  Brompton Oratory?

- Immagino che qualche italiano frequenta il Brompton Oratory forse la domenica. Io non ne ho mai conosciuti. Se qualche italiano che ama la Messa Tridentina si trova a Londra di domenica consiglio di partecipare alla Messa a St. Bede, Clapham Park.

- Sei mai andato a Messa in una chiesa dell'Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham, cioè degli ex anglicani passati alla Chiesa Cattolica ai tempi di Benedetto XVI?

- No, non sono mai andato. 

- La società inglese ti sembra più secolarizzata di quella italiana?

- In Inghilterra si percepisce di non vivere in un paese cattolico, la maggior parte delle persone non si pone la domanda su Dio ma tutto è molto orientato al business. Però in ambienti cattolici si rimane molto edificati per l'ardore per la Tradizione che caratterizza gli inglesi. Prima di venire in Inghilterra vivevo nel Sud Italia dove le Messe tradizionali sono rare. Se non fossi venuto a Londra forse non avrei mai conosciuto questa straordinaria Messa. Ho trovato qui in Inghilterra una società che ha a cuore le tradizioni, anche la Messa Novus Ordo conserva delle cose che in Italia non avevo mai visto (velare le statue durante l’ultima settimana di Quaresima, l’uso del campanello alla Consacrazione che suona per tre volte come nella Messa Tradizionale, anche se nella Novus Ordo non si capisce bene il perché, la giusta traduzione della formula della Consacrazione del vino […”versato per voi e per molti” / non “per tutti”] e la Comunione in ginocchio alla balaustra [anche se nel Novus Ordo c’è la possibilitá di prenderla nella mano]).

- Ritieni che l'esperienza della Tradizione (cioè la “pastorale tradizionale”) possa essere efficace anche in un Paese secolarizzato come il Regno Unito?

- Io penso che la Tradizione sarà la forza che convertirà il Regno Unito al cattolicesimo facendolo ritornare di nuovo la dote della Madonna (la devozione dell’Inghilterra alla Madonna in passato era molto forte, Ella era vista come la protettrice della nazione – esiste anche una pala d’altare che mostra Riccardo II in ginocchio di fronte alla Madonna che Le dona un globo e si può leggere l’iscrizione Dos tua Virgo pia hæc est). Moltissimi giovani si stanno avvicinando alla Messa tradizionale. Di certo la pastorale tradizionale unisce persone di varia estrazione sociale ed offre un valido aiuto nella lotta al relativismo e nel cammino verso la verità. Abbiamo bisogno di credere che la verità esiste ed è immutabile e di imparare la strada per raggiungerla.

Pensiero del giorno

Parole che Gesù disse a suor Consolata Betrone (1903 - 1946) il 16 novembre del 1935:

Io voglio essere amato, Io voglio l'amore dalle mie creature; e quando mi ameranno, non mi offenderanno più.

[Brano tratto da "Il Cuore di Gesù al mondo", a cura di Padre Lorenzo Sales, Edizioni Paoline, imprimatur: Mons. Giulio Tobia, Vic. Gen., Pescara, 10-12-1966].

lunedì 26 gennaio 2026

Il soldato francese che non voleva confessarsi

Beata Vergine Maria
[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Maria Santissima ama tanto gli uomini, che li aiuta perché possano riparare almeno con una buona morte gli scandali dati nel corso della vita. In un ospedale di Roma si trovava il 23 settembre 1848 un soldato francese di fanteria, che oppresso da un mortale morbo si avvicinava a gran passi al termine di sua vita. Erano già scorsi 14 giorni dacché il meschino languiva in quel luogo, ed aveva rifiutato con disprezzo ogni conforto della religione, quando un sacerdote si accostò per la prima volta al letto dei suoi dolori. Per motivo di prudenza scansò di parlargli di religione alla prima visita. Passati frattanto alcuni giorni il sacerdote approfittò di una occasione propizia per esortarlo a rivolgere a Dio i suoi pensieri e il suo cuore. - Lasciatemi in pace, egli rispose bruscamente e con disdegno, io sono protestante; levatevi di qui! 

Quegli si ritrasse all'istante, e fece ricorso alla Regina del Paradiso a cui raccomandò caldamente questo disgraziato infermo. Anche le Dame del Sacro Cuore, ed altre pie persone si unirono con lui a pregare per la conversione di questo povero peccatore ostinato. Il 26 ottobre il sacerdote uscì dalla cappella delle dette religiose dedicata a Maria, per fare un nuovo tentativo di guadagnare a Cristo il peccatore. Portava seco una medaglia benedetta della Santissima Vergine, sperando dalla potenza e intercessione di Maria il più splendido risultato. L'infermo cominciava già a lottare colla morte, e ciò nonostante non dava segno alcuno di miglioramento in ordine ai sentimenti di religione. Pochi momenti prima aveva confessato apertamente ad un suo camerata di non essere protestante, ma di essersi spacciato per tale, al fin di liberarsi una volta per sempre dalle continue premure che gli verrebbero fatte, perché ricevesse gli ultimi Sacramenti. Allora il prete mise in opera tutto quello che sapeva suggerirgli la ragione e la fede, per ridurre il malato a più savi consigli; ma tutto fu indarno. - Andatevene, andatevene - era l'unica parola che uscisse dalle sue labbra. 

Finalmente il sacerdote si prostrò in ginocchio appiè del malato, e pregò in silenzio Maria Santissima per l'anima di questo sciagurato. Dopo un po' di silenzio si alzò e tenendo la medaglia in mano disse al moribondo: Amico mio, giacché non volete neppur confessarvi, ricevete almeno questa medaglia; - Alla buon'ora si tratta di una cosa molto diversa: fate pure quel che vi aggrada. Avvertite però che la vostra medaglia non sarà sufficiente a farmi confessare; questo poi non lo farò giammai a nessun patto. Dette queste parole l'infermo sollevò il capo dal guanciale e lo piegò sul davanti affinché gli si mettesse la medaglia. Questa però non sì tosto venne a posarsi su quel cuore duro e impietrito, che lo ebbe cangiato all'istante. L'infermo mandò un profondo sospiro, e questo sospiro, appunto annunziava il trionfo della grazia. - Orsù, mio caro, disse il sacerdote, accorgendosi del felice cambiamento, bramate voi dunque di confessarvi? - Sì, Padre, io mi voglio confessare. Ritornate domani, e vi prometto di far la mia confessione. - E perché non subito, avendovi Iddio ispirato adesso questo buon pensiero? - Sì, sì - voi avete ragione, diamo principio senza indugio: aiutatemi però, ve ne prego. Ciò detto incominciò la confessione e la terminò con ammirabile presenza di spirito. Una mezz'ora dopo ricevette il santo Viatico, indi l'estrema Unzione, e decorse appena 40 ore spirò con gran quiete di spirito e con segni di vera divozione.

Pensiero del giorno

Ordinariamente una croce, accolta almeno con rassegnazione, è la vera medicina che risana un'anima, è il titolo di elevazione che la predestina a cose grandi. Sembrerebbe un assurdo, ma è una verità: essendo la croce un tesoro, essa fruttifica, germina, cresce quando è accolta almeno con rassegnazione.



[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

domenica 25 gennaio 2026

L’ideale apostolico

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


Accendi in me, Signore, la fiamma dell’apostolato e alimentala col tuo amore. 

1 - Come il seme non può germinare lo stelo che porterà una nuova spiga se prima non affonda le radici nel terreno, così l’anima non può dar frutti per l’apostolato, se prima non mette le radici di una seria vita interiore, mediante la quale trarrà da Dio stesso la linfa che la renderà feconda. La vita interiore è il principio vitale, è la forza, è la fiamma dell’apostolato; ma d’altra parte anche l’apostolato può portare il suo contributo alla vita interiore, cooperando a renderla più generosa, più intensa. Quando un’anima è presa dall’ideale apostolico, il suo stesso desiderio di conquistare altre anime a Dio la spinge ad impegnarsi con maggiore generosità nella preghiera, nella mortificazione, nell’esercizio delle virtù proprio con l’intento di rendersi maggiormente capace di un apostolato fecondo. Così, mentre la vita interiore è l’anima dell’apostolato, l’apostolato è a sua volta una molla assai potente per spingere l’anima all’unione con Dio, alla perfezione, alla santità. L’ideale apostolico è di per sè suscitatore di energie spirituali, di vita generosa, santa. [...]

Questo stesso ideale ha fatto sorgere recentemente nella Chiesa un nuovo stato di perfezione, quello degli Istituti secolari, in cui anime desiderose di consacrarsi alla salvezza dei fratelli s’impegnano a vivere nel mondo secondo la perfezione evangelica. […] Quando l’ideale apostolico è vivo e ben compreso, anzichè gettare sventatamente le anime nell’azione, le conduce ad una vita interiore più profonda, al dono totale di sé, alla santità, perchè è necessario santificarsi per santificare. [...]

2 - Una vita interiore in cui non brilla l’ideale apostolico non potrà mai essere piena, rigogliosa. Ciò dipende dalla natura della grazia e della carità che sono per se stesse espansive, apostoliche. Sebbene la grazia aderisca in modo intimo ed incomunicabile all’anima che ne è dotata, tuttavia giova al bene di tutta la comunità cristiana. Il dogma della comunione dei santi ci dice appunto che la grazia e la santità di un membro di Cristo ridonda a vantaggio di tutte le altre membra. Parimenti la carità, compagna inseparabile della grazia, è per sua natura espansiva e, abbracciando Dio, abbraccia tutte le creature in Dio. Essa imprime all’anima un duplice slancio: verso Dio e verso il prossimo; se l’uno o l’altro di questi slanci viene represso, la carità resta soffocata nella sua essenza. Questa virtù si sviluppa e giunge a maturità solo quando sono in piena efficienza i suoi due aspetti: amore di Dio e amore del prossimo; escludendo o diminuendo la carità fraterna, di cui l’apostolato è l’espressione più alta, si viene inevitabilmente a diminuire anche l’amore verso Dio. 

Perciò una vita interiore fredda, indifferente per il bene delle anime è necessariamente una vita sminuita, rimpicciolita, ridotta ad una forma di pietà gretta, meschina e spesso anche egoista; ha perso il calore vitale, il calore della carità e non merita neppure il nome di vita. 

Dove invece la fiamma dell’apostolato è viva, si ha una vita interiore più che mai rigogliosa, capace di grande generosità. Non è forse vero che talvolta il desiderio della nostra perfezione non è sufficiente a darci il coraggio per accettare certi sacrifici, certe rinunce che costano tanto alla natura? Ma quando si pensa che dalla nostra generosità, dalla nostra fedeltà alla grazia, dalla nostra immolazione può dipendere la salvezza di altre anime, allora non si può rifiutare nulla al Signore e si trova la forza per abbracciare anche le cose più aspre e penose. 

Così l’ideale apostolico diventa una leva potente per la santificazione personale e l’anima, resa più ricca da una fervorosa vita interiore, può mettere a disposizione di questo ideale nuove energie, nuova fecondità. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Ma specialmente con l'esempio un prete edifica nella conversazione; quando tutto, nel suo contegno e nelle sue parole, rispecchia la semplicità, la bonarietà, una schietta allegria, la carità, in una parola la santità, produce su quanti lo vedono e lo sentono una impressione profonda; non si finisce mai di ammirare quelli che vivono secondo le proprie convinzioni, e si stima una religione che sa ispirare così sode virtù. 

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 24 gennaio 2026

I missionari devono essere attivi... ma non troppo!

Dagli scritti di Padre Paolo Manna (1872-1952).


I nostri missionari sono talvolta un po’ troppo missionari: troppo al di fuori, troppo per gli altri. Bisogna evitare gli eccessi, e saper meglio contemperare la vita attiva con la contemplativa (...).

La smodata attività... è quella di cui ho paura, e alla quale vedo specialmente portati i giovani del nostro tempo. 

È questa attività febbrile, tutta esteriore, che ci fa mettere cuore, anima, tutte le forze del corpo e dello spirito in tante faccende pure buone, ma non sempre volute da Dio o in una misura non voluta da Dio: questa è da correggere con un maggior raccoglimento di vita interiore (...).

Ho visto missionari così impegnati nelle opere, così effusi all'esterno che hanno paura della solitudine della loro camera; che hanno quasi un bisogno di correre, di affaccendarsi sempre e quando non hanno da correre, pare non sappiano che il tempo si può anche impiegarlo studiando e pregando nella quiete della propria camera. Missionari così effusi non pregano più bene, affrettano l’ufficio e la meditazione, trascurano la lettura spirituale, la visita al SS. Sacramento, gli esami, e si trovano a disagio con N. Signore anche nel breve ringraziamento dopo la S. Messa! 

Questi uomini che così smodatamente si affannano, sia pure nelle opere dello zelo, perdono la loro libertà di spirito, non sono più padroni di se stessi, perciò soggetti a mille difetti, s’affievoliscono nella pietà e si espongono a mille illusioni e delusioni. 

Oh! se si seguisse la regola d’oro che suggeriva Mons. Marinoni: I missionari devono comportarsi in modo che nel cercare la salvezza del prossimo non abbiano mai a trascurare se stessi. La prima e più cara missione al cuore di Dio, quella che deve dare la forma ed il modello a tutte le altre, è l’assidua cura che il missionario deve avere dell’anima propria.


[Brano tratto da "Virtù apostoliche", Padre Paolo Manna, EMI]

Pensiero del giorno


Nelle vostre Comunioni abbiate intenzione di unire il vostro cuore al cuore di quel Signore che realmente ricevete dentro di voi. La vostra principale intenzione, nel comunicarvi, sia di avanzarvi, fortificarvi e consolarvi nell'amore di Dio.
 

(Pensiero di San Francesco di Sales)

venerdì 23 gennaio 2026

Dixit insipiens in corde suo: non est Deus

Gesù Cristo
Lettera di Don Giulivo ai giovani


Carissimi,

un altro anno sta per cominciare e tutti lo sospiriamo migliore. Ma la bontà degli anni non dipende dal tempo: dipende dalla bontà degli uomini che li vivono. E se voi volete passarne uno migliore ricordatevi di quello che diceva S. Giovanni Bosco: Vuoi diventar buono ed essere contento? Pensa a Dio. Pensate a Dio sovente, miei cari giovani, ed ispirate al pensiero di Dio la vostra condotta. Nè lasciatevi mai traviare da coloro che pretendessero d'insinuarvi che Dio non c'è. Credono di esser figli del progresso gli empi che negano Dio. Ma noi leggiamo nei salmi di Davide, secoli e secoli prima di Cristo: « Dixit insipiens in corde suo: non est Deus: ha detto lo stolto nel suo cuore: Dio non c'è » (Salmi 13 e 52). Come vedete, lo Spirito Santo li ha bollati fin d'allora con un marchio di infamia: il marchio della stoltezza. E la marca di fabbrica di tutti gli spregiudicati che perdono il senno e lo vorrebbero far perdere anche ai savi.

[...]

Che se mai nel corso dei vostri studi vi dovesse accadere di incontrare insegnanti che pretendano di sostituirsi a N. S. Gesù Cristo, aspettate che si facciano crocifiggere anch'essi per vostro amore, e che dopo morte risuscitino come Gesù; allora ne riparleremo. Badate però che non basta credere: bisogna vivere secondo la fede di N. S. Gesù Cristo. Solo così la vita è buona e gli anni scorrono felici anche in mezzo alle prove ed alle tribolazioni elevando l'anima nell'amore di Dio e nell'amore del prossimo, facendola degna della terra e del Cielo. Ve l'augura di gran cuore il

vostro aff.mo Don Giulivo


[Articolo pubblicato sul "Bollettino Salesiano" del dicembre del 1941].