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mercoledì 29 aprile 2026

Vita interiore

Altare Messa Tridentina
Sono molto contento che il blog sia seguito da molte persone attratte dalla vita ascetica, le quali cercano di vivere il cristianesimo in maniera profonda. Tempo fa Eleonoram mi ha domandato come nacque l'idea di aprire dei blog su temi religiosi. Ecco la mia risposta seguita dalla sua replica.


Cara sorella in Cristo,
ti ringrazio per le parole piene di unzione spirituale che mi hanno edificato molto.

Adesso rispondo alla tua domanda. Il blog "Cordialiter" l'ho aperto nel 2008 sull'onda dell'entusiasmo del Motu Proprio "Summorun Pontificum" promulgato l'anno precedente da Benedetto XVI. All'inizio era principalmente un "notiziario", ma col tempo ho capito che era importante dare ampio spazio a scritti ascetici, infatti sono convinto che il modernismo vada combattuto principalmente col rilancio della vita devota. Infatti quella che stiamo combattendo è una battaglia spirituale, quindi solo usando le armi della fede (preghiera, penitenza, buon esempio, ecc.) possiamo riuscire a prevalere. Se noi cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa praticassimo in maniera eroica le virtù cristiane e vivessimo un'intensa vita spirituale, otterremmo molte più grazie da Dio, le conversioni si moltiplicherebbero in maniera esponenziale, i buoni seminari e monasteri si propagherebbero dappertutto, ecc. L'apologetica da sola non basta a debellare la piaga del modernismo, è necessario curare la vita interiore e impegnarsi a vivere il cristianesimo in maniera coerente e fervorosa.

Il blog vocazionale è sorto nel 2010 riflettendo sul fatto che le crisi ecclesiali sono state affrontate da Dio sempre nello stesso modo, e cioè rilanciando la vita religiosa, inviando nella Chiesa San Benedetto, San Domenico, San Francesco, Sant'Ignazio, Santa Teresa, Sant'Alfonso e tanti altri santi religiosi. Pertanto ho pensato che anche oggi sia necessario rilanciare la vita consacrata, soprattutto facendo conoscere gli istituti religiosi migliori. Se tutti i giovani vocati entrassero nei buoni istituti, la crisi ecclesiale terminerebbe nel giro di pochi decenni, perché gli istituti rilassati e quelli in odor di modernismo si estinguerebbero per mancanza di nuove reclute.

In Corde Matris,

Cordialiter



Caro D.,
vorrei parlarti di alcuni pensieri legati alla tua mail. Infatti ci sono due cose che mi hanno colpita in merito ai tuoi blog. La prima è quando dici: “ho capito che era importante dare ampio spazio a scritti ascetici, infatti sono convinto che il modernismo si combatte principalmente col rilancio della vita devota”. La seconda quando aggiungi: “Il blog vocazionale è sorto nel 2010 riflettendo sul fatto che le crisi ecclesiali sono state affrontate da Dio sempre nello stesso modo, e cioè rilanciando la vita religiosa, inviando nella Chiesa San Benedetto, San Domenico, San Francesco, Sant'Ignazio, Santa Teresa, Sant'Alfonso e tanti altri santi religiosi. Pertanto ho pensato che anche oggi sia necessario rilanciare la vita consacrata…”.

Queste due ramificazioni – una dedicata ai laici devoti e una ai religiosi fervorosi - mi hanno fatto pensare alle parole che S. Giovanni Paolo II rivolgeva a tutti i credenti: “La Chiesa siamo noi”. Era bellissimo questo “noi”, perché voleva dire religiosi e laici insieme. (...) Ecco, mi sembra sia proprio quello che stai facendo tu, con il blog devozionale per i laici e quello vocazionale per i religiosi, sollecitando e favorendo una spiritualità fervorosa, militante, innamorata di Cristo, in entrambi i casi.

Forse Gesù intendeva anche questo - laici e religiosi insieme - quando manda i suoi 72 discepoli “a due a due”. I Padri della Chiesa hanno notato che il numero settantadue ricorda i popoli della "tavola delle nazioni" nel libro della Genesi (cap. 10), quindi questo numero indicherebbe in pratica tutti gli uomini della terra. Un altro Padre, S. Gregorio Magno, osservava che i discepoli devono essere anzitutto messaggeri della carità di Cristo, la quale si esercita ed è visibile nell'amore reciproco, per questo camminano “a due a due”.

Perciò questo essere inviati “a due a due” ha una meravigliosa ricchezza di lettura, può anche voler dire religiosi e laici che camminano insieme fianco a fianco nella Chiesa. Pensando ad esempi noti, mi viene in mente la scrittrice e poetessa Gertrud Le Fort e la sua amicizia con la carmelitana suor Teresa Benedetta della Croce (l’ex filosofa Edith Stein), ma anche Guglielmo Marconi e il suo padre spirituale gesuita che era uno scienziato come lui, lo scrittore Tolkien autore del Signore degli Anelli e il suo padre spirituale a cui faceva leggere le bozze (ad esempio il personaggio Tom Bombadil ha molti tratti in comune con S. Francesco d’Assisi) o, ancora, il poeta Clemente Brentano e la Beata Caterina Emmerick…

“A due a due” può naturalmente voler dire anche un marito e una moglie, come i coniugi Guerin da poco canonizzati dal Papa. Ma anche una madre e un figlio (penso subito a S. Monica e S. Agostino, o S. Elena e il figlio Costantino). Pure un confratello e una consorella: come non pensare a S. Giovanni della Croce e a S. Teresa d’Avila che insieme hanno riformato il Carmelo.

Ma, tornando al ruolo congiunto dei religiosi e dei laici nella Chiesa (...) mi sembra che Cordialiter possa veramente dare il suo contributo in una crescita spirituale cristiana che, per la matematica sovrabbondante di Dio e la logica della comunione dei santi, può avere benefiche ricadute su tutti.

Eleonoram

Pensiero del giorno

La dolcezza e il gaudio dell’intimità con Dio, hanno lo scopo di rendere l’anima più coraggiosa nel servizio divino, più generosa nel dono di sé, più forte nel portare la croce. Sì, finché siamo quaggiù la sofferenza non può mai mancare e non manca neppure in mezzo alle delizie dell’unione divina, perché dobbiamo conformarci a Gesù crocifisso, dobbiamo seguirlo sulla via del Calvario fino alla completa immolazione con lui per la gloria del Padre e la salvezza dei fratelli. Le opere che l’unione con Dio deve produrre sono appunto le opere dell’amore, è l’attività intensa dell’amore puro, mediante la quale l’anima sì dona incessantemente a Dio, desiderosa di trascinare con sé uno stuolo immenso di altre anime. Così, dall’intimità divina, dall’unione totale col Signore, dall’amore puro sgorga spontaneo l’apostolato più fecondo.

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 28 aprile 2026

Il grande castigo

Carissimi lettori, noi seguaci di Gesù Cristo dobbiamo avere una visione soprannaturale della vita. Nulla capita per cieco caso, ma tutto ciò che avviene nel mondo è voluto, o perlomeno permesso, da Dio per nostro bene. Noi siamo tanto piccoli al cospetto della Santissima Trinità, pertanto non siamo in grado di comprendere gli arcani decreti divini. Dobbiamo solamente affidarci a Lui come fanno i neonati con le mamme.

Da un punto di vista spirituale la situazione del mondo è disastrosa a causa del dilagante secolarismo. Sembra di vivere ai tempi di Sodoma e Gomorra. Anche la situazione della Chiesa è drammatica a causa della confusione seminata dai modernisti. L'umanità sta andando verso l'abisso, basti pensare al fatto che molti abitanti della Terra, anche tra i cristiani, non considerano più come peccaminosi certi atti umani contrari alla Legge naturale che il Signore ha scolpito nei nostri cuori. Pensiamo ad esempio all'aborto, ai rapporti prematrimoniali, agli atti impuri contro natura, ecc. Per salvare il mondo c'è bisogno di una “scossa”, di un qualcosa di grosso che faccia tremare tutto e svegliare le coscienze assopite. La Madonna ad Akita in Giappone (apparizioni riconosciute dalla competente autorità ecclesiastica), ha preannunciato un castigo epocale per il mondo intero. Dopodiché ci sarà il trionfo del suo Cuore Immacolato preannunciato a Fatima.

Quando a Padre Pio venne chiesto quando avverrà il trionfo del Cuore Immacolato, il santo frate cappuccino rispose che lo avrebbero visto i piccoli, cioè coloro che in quegli anni erano bambini. Da allora sono passati tanti anni, e ormai i fanciulli dell'epoca stanno diventando anziani. Quindi nel giro di alcuni anni finalmente avverrà il tanto auspicato trionfo della Madonna.

I materialisti stanno costruendo un mondo senza Dio, un mondo che fa orrore perché calpestando gli insegnamenti evangelici è diventato inumano. Ma “Deus non irridetur”, Dio non si lascia prendere in giro dal mondo, prima o poi il castigone verrà davvero. Anche nella Bibbia sono numerosi gli esempi di castighi esemplari inferti dal Signore, pensiamo ad esempio alla cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, al diluvio universale, all'incenerimento di Sodoma, Gomorra e le altre tre città in cui dilagava l'omosessualità, alla morte inferta ad Onan per aver fatto un atto impuro contro natura, alla cattura e deportazione del popolo di Israele a Babilonia, alla distruzione del Tempio di Gerusalemme e alla diaspora degli ebrei ad opera dei Romani, ecc.

Dio è infinitamente buono ma è anche infinitamente giusto, e quando i peccati dei popoli raggiungono un certo livello, scattano i castighi divini. Durante la prima guerra mondiale la Madonna a Fatima disse chiaramente che se l'umanità non si fosse convertita, il Signore avrebbe permesso che gli uomini scatenassero una guerra ancora più disastrosa (la seconda guerra mondiale) e che la Russia avrebbe diffuso nel mondo gli errori del comunismo. Se a quei tempi Dio castigò il mondo con una terribile guerra, chissà che cosa avverrà adesso che pochi arrivano vergini al matrimonio, gli aborti si sono moltiplicati in maniera esponenziale, dilaga la contraccezione (che è un peccato contro natura che grida vendetta al cospetto di Dio), milioni di bambini innocenti vengono assassinati con l'aborto, le famiglie vengono disgregate dalla piaga del divorzio, gli omosessuali si sposano e adottano i bambini orfani o sottratti dai tribunali alle famiglie povere, in televisione imperversano programmi immorali, tra i cristiani si diffondono le mode indecenti, ecc. Insomma, la situazione dell'umanità è disastrosa, ormai il “grande castigo” è inevitabile (lo diceva anche lo zelantissimo Don Giuseppe Tomaselli nell'opuscoletto intitolato “Il mondo di oggi sotto la schiavitù di Satana”). I mondani vogliono farsi beffa della Legge eterna di Dio, ma Deus non irridetur!

Pensiero del giorno

Don Bosco
Tutti hanno bisogno della frequente Comunione: i buoni per mantenersi buoni e i cattivi per farsi buoni e così acquistare quella vera sapienza che viene dal Signore.


(Pensiero di Don Bosco)

lunedì 27 aprile 2026

Per avere dei buoni sacerdoti servono buoni seminari

Prete in talare
Tempo fa un ragazzo mi ha scritto lamentandosi della formazione scadente che si impartisce in certi seminari.


Caro D., 
ti scrissi già in passato per esprimerti la stima che ho di te in Dio per la tua opera di bene spirituale che fai alle anime a Gloria di Gesù. Ti scrivo oggi sicuro di poter contare sulla tua disponibilità e carità che doni a tante anime che ti scrivono.

Ho raggiunto l’età di 24 anni e mi trovo nella situazione e nella necessità di discernere lo stato di vita da eleggere. Sin dalla mia conversione al Buon Gesù sentii il desiderio di donarmi tutto a Lui. Questo desiderio, delicato e soave, è quello del sacerdozio che, solo al pensare a un dono così sublime, il cuore mi si riempie d’amore. Però ahimè, che dolore è il comprendere che i luoghi dediti alla formazione dei chiamati di Dio, possano essere rischio di perdita di questa sublime vocazione. Si sente provenire da questi seminari voce che si impartisca una formazione scadente se non addirittura eterodossa, una scarsa pietà e vita spirituale, e vari ostacoli a coloro che manifestano sensibilità tradizionali o semplicemente cattoliche. Faccio mio ciò che disse il grande Dottore della Chiesa Sant’Alfonso Maria De Liguori, in risposta ad un ragazzo che chiedeva consigli in merito alla vocazione religiosa, che se non fosse entrato in un monastero di “osservanza” (nel mio caso un seminario), sarebbe stato meglio starsene a casa, ed attendere lì a salvarsi l’anima; «poiché, entrando in una comunità, ove sta rilasciato lo spirito, vi metterete in pericolo di perdervi».

Ora, cosa fare caro amico mio in Cristo? Cosa puoi dirmi? Esistono ancora seminari di “osservanza”?

In Gesù

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo,
                                     purtroppo, la situazione è proprio come l'hai descritta tu. Diversi seminaristi mi hanno parlato della drammatica situazione in cui versano certi seminari, basti pensare alla scadente formazione ascetica e ai gravi errori dogmatici e morali che vengono profusi a piene mani. A volte ho sentito delle lamentale riguardanti anche certi ambienti di area tradizionale.

Secondo me esistono ancora dei seminari che, pur non essendo la perfezione assoluta, potrebbero essere considerati "accettabili", nel senso che riescono a fornire una formazione che consente di poter avere dei sacerdoti alquanto preparati a svolgere abbastanza bene il loro importantissimo ministero.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

San Giovanni Bosco
(Brano tratto da “Storia d’Italia” di San Giovanni Bosco)

Finalmente vi rimanga altamente radicato nell'animo il pensiero che la religione fu in ogni tempo riputata il sostegno dell’umana società e della famiglia, e che dove non vi è religione non vi è che immoralità e disordine, che perciò noi dobbiamo adoperarci per promuoverla, amarla e farla amare anche dai nostri simili e guardarci cautamente da quelli che non la onorano o la disprezzano. Gesù Cristo nostro Salvatore ha fondato la sua Chiesa e unicamente in questa Chiesa conservasi la vera religione. Questa religione è la cattolica, unica vera, unica santa [...].

domenica 26 aprile 2026

L’apostolato dell’esempio


Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


O Signore, fa’ che la mia condotta sia tale da procurarti gloria ed attirare molte anime al tuo amore. 

1 - Accanto alla preghiera e al sacrificio, altra potente arma di apostolato, accessibile a tutti, è quella di una vita buona, di una vita santa. Non tutti possono predicare, non tutti hanno il dovere di ammonire o di esortare, non tutti possono attendere ad opere apostoliche, ma non vi è nessuno che non possa cooperare al bene spirituale del prossimo con l’esempio di una vita integralmente cristiana, coerente ai princìpi professati e fedele ai propri doveri. « Ognuno può giovare al prossimo se adempie il suo dovere », afferma il Crisostomo e aggiunge: « Nessuno sarebbe più pagano, se i cristiani fossero cristiani davvero, se davvero osservassero i precetti. La vita buona è una voce più acuta e più forte di una tromba ». La vita buona s’impone da sè, ha un’autorità ed esercita un fascino assai superiore a quello delle parole. 

Per un’anima che cerca la verità, che cerca la virtù, non è difficile trovare libri o maestri che ne parlino anche in forma attraente, ma è ben più difficile trovare persone la cui vita ne sia una testimonianza pratica. La mentalità moderna, assetata di esperienza, ha particolare bisogno di questi esemplari, capaci di offrire non solo belle teorie di vita spirituale, ma, soprattutto, incarnazioni concrete della virtù, dell’ideale di santità e di unione con Dio. Molto più che dal pensiero puro, le anime sono attratte dal pensiero vissuto, dagli ideali tradotti nella realtà della vita. Del resto, è questa la grande linea seguita da Dio stesso per manifestarsi agli uomini: il Verbo eterno si è incarnato e, attraverso la realtà così concreta e così umana della sua vita terrena, ci ha mostrato l’immenso amore di Dio per noi e le sue infinite perfezioni. Gesù, che possedeva le perfezioni divine, ha potuto dirci: « Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli » (Mt. 5 , 48) e dicendoci così non solo ci mostrava l’ideale supremo della santità, ma ce ne offriva in se stesso il modello. L’apostolo deve battere la via battuta da Gesù incarnando nella sua vita quell’ideale di santità che vuol proporre agli altri; solo così si potrà affermare di lui, come del Signore: « coepit facere et docere » (At. 1, 1), cominciò prima a fare e poi ad insegnare. E solo così l’apostolo potrà ripetere, molto più con la sua condotta che con le parole, l’ardita frase paolina: « Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo » (I Cor. 4, 16). 

2 - Gesù, che ci ha insegnato a pregare, a digiunare, a fare elemosina nel segreto, affinchè solo il Padre celeste lo sappia e ce ne dia la ricompensa, ci ha insegnato anche ad agire in modo che le nostre opere siano, per coloro che le vedono, un tacito incitamento al bene: « La vostra luce risplenda dinanzi agli uomini in modo tale che, vedendo le vostre opere buone, diano gloria al Padre vostro, che è nei cieli » (Mt. 5, 16). S. Gregorio ci insegna come conciliare i due insegnamenti del Signore: « L’opera sia pubblica - egli dice - ma l’intenzione rimanga occulta, affinchè così diamo al prossimo l’esempio di un’opera buona e, nello stesso tempo, con l’intenzione, con la quale cerchiamo di piacere a Dio solo, desideriamo sempre il segreto ». Vi è una grande differenza tra colui che fa ostentazione del bene compiendolo per attirarsi le lodi altrui, o forse anche per guadagnarsi una certa fama di santità, e colui che, agendo con retta intenzione unicamente per piacere a Dio, è con la sua condotta luce e guida per coloro che gli vivono accanto. Quando l’intenzione è retta - ossia dar gloria a Dio e procurare di attirare altre anime al suo servizio - non dobbiamo temere che le nostre opere buone siano vedute, anzi dobbiamo sentire la responsabilità di comportarci in modo che la nostra condotta sia di edificazione agli altri. 

Ogni anima di vita interiore, pur cercando di piacere soltanto al Padre celeste, deve essere un’apostola dell’esempio; la sua vita di pietà sincera, di virtù soda, di unione con Dio deve risplendere davanti agli uomini e deve richiamarli alla preghiera, al raccoglimento, alla ricerca delle cose celesti. Ciò è possibile a tutti ed in ogni ambiente di vita: lo può fare il professionista in mezzo al mondo, tra i colleghi, gli alunni o i clienti; lo può fare la sposa e la madre nella cerchia della famiglia; può farlo il religioso e la religiosa nell’ambito della propria Comunità; può farlo il sacerdote nel raggio della sua azione. 

Un’anima di vera vita interiore è di per sè un apostolo, è, come dice Gesù, « una città posta sul monte [che] non può rimanere nascosta », è una lucerna accesa messa « sul candeliere, perchè faccia lume a tutti quelli che sono in casa » (Mt. 5, 14 e 15). Quanto più la vita interiore è profonda, tanto più la lucerna splende, illumina le anime e le attira a Dio. 

Colloquio - « Dio mio, nulla è più freddo di un cristiano che non si cura della salvezza degli altri! Per dispensarmene non posso addurre come pretesto la povertà. Pietro diceva: ‘ Non ho argento, nè oro ’; Paolo era tanto povero che spesso soffriva la fame. Non posso addurre la mia umile condizione, perchè anch’essi non erano nobili e non avevano nobili genitori. 

« Non posso neppure scusarmi, o Signore, dicendo che sono ignorante, perchè anch’essi lo erano. Anche se io fossi uno schiavo e per giunta fuggitivo, potrei assolvere il mio compito: anche Onesimo era tale. Non posso obiettare che sono malato, perchè anche Timoteo era spesso infermo. 

« O Signore, la tua luce mi fa comprendere che anch’io posso giovare al prossimo, se adempio il mio dovere. E questo lo farò, se osserverò la tua legge e specialmente la legge dell’amore con la quale s’insegna la bontà a quelli che ci offendono. I mondani sono commossi più dalla vita buona che dai miracoli; e Tu mi dici che nulla rende buona la vita più della carità e dell’amore del prossimo. Aiutami dunque, o Signore, a condurre una vita santa, a fare opere buone, in modo che chi mi osserva possa dar lode al tuo nome » (cfr. S. Giovanni Crisostomo). 

« O Signore, concedimi di credere col cuore, di professare con la bocca e di mettere in pratica la tua parola, affinchè gli uomini, vedendo le mie opere buone, glorifichino te, Padre nostro che sei nei cieli, per Gesù Cristo nostro Signore, al quale spetta la gloria nei secoli dei secoli. Amen » (Origene). 



[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

La carità è non solo la sintesi ma l'anima di tutte le virtù, e ci unisce a Dio in modo più perfetto e più diretto delle altre; è quindi lei quella che costituisce l'essenza stessa della perfezione.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 25 aprile 2026

Padre Leone Casagranda, cappellano militare degli Alpini

Ritengo sia una cosa buona ricordare saltuariamente sul blog l’eroismo dei cappellani militari che hanno servito Dio e la Patria in tempo di guerra.

Uno dei questi eroi fu Padre Leone da Brusago Bedollo, al secolo Attilio Casagranda, il quale nacque nel 1912 in un paesino di montagna del Trentino. Nel 1924 entrò nel seminario dei Frati Minori Cappuccini e nel 1936 venne ordinato sacerdote, dopodiché insegnò presso un liceo di Rovereto gestito dai “religiosi con la barba”. Padre Leone desiderava partire come missionario in Abissinia, territorio situato nell'Africa Orientale Italiana, ma i superiori gli affidarono l'incarico di Direttore del Terzo Ordine Regolare di San Francesco. Nel 1941 venne chiamato a servire la Patria come cappellano militare degli Alpini del Battaglione Sciatori Monte Cervino, successivamente partì con i suoi soldati per il Fronte Orientale, ove si prodigò in opere di misericordia corporale, oltre che a svolgere la sua missione sacerdotale a beneficio dei militari italiani.

Nel gennaio 1943, dopo aspri combattimenti durante i quali incoraggiò i suoi valorosi soldati a resistere strenuamente all’avanzata delle truppe staliniane, venne preso prigioniero dall’Armata Rossa. I sovietici trattavano i prigionieri di guerra in maniera talmente dura da causare la morte a gran parte dei soldati dell’ARMIR (Armata Italiana in Russia) che riuscirono a catturare. Padre Leone morì di inedia il 16 marzo 1943 in un gulag sovietico situato nei pressi di Tambov.

Per il suo eroismo venne decorato con una Croce di Ferro di II classe e con due Medaglie di bronzo al valor militare, con le seguenti motivazioni:

«Prendeva volontariamente parte ad un combattimento con una compagnia d'attacco. Con serenità ed ardimento e sprezzo del pericolo si prodigava a soccorrere sotto l'intenso fuoco nemico i numerosi feriti e li aiutava nell'opera di soccorso spirituale e materiale fino a cadere esaurito dall'inusitato sforzo».
— Klinowyj (Fronte Russo) - 18 maggio 1942

«Presente coi primi nel duro contrattacco, portava la sua parola, il suo esempio, la sua opera dove maggiore era la necessità. Oltre che provvedere ai morti ed ai feriti, incitava i restanti due plotoni sciatori ormai senza ufficiali a tenacemente persistere verso l'obiettivo indicato, partecipava volontariamente due giorni dopo, quando già il suo reparto aveva lasciato le posizioni avanzate, ad un contrattacco con altro reparto alpino e, noncurante della reazione avversaria, si spingeva coi primi sino a contatto del nemico per adempiere alla sua alta missione».

— Quota 204,8 Iwanowka (Fronte Russo) - 22 dicembre 1942

Pensiero del giorno

È il più grande pericolo di oggi: certo attivismo, che non è secondo il Vangelo, perché dominato da un pauroso vuoto spirituale di chi avvicina l'uomo senza la preoccupazione di portarlo a Cristo.

(Cardinale Giulio Bevilacqua)

venerdì 24 aprile 2026

Dio benedice coloro che santificano le feste

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Un calzolaio di Lione, chiamato Bertier, aveva il pessimo costume di lavorare tutta la mattina della domenica. Un pio mercante che abitava lì vicino, mirava con dolore un tal disprezzo delle feste, e un giorno non poté trattenersi di fare al Bertier qualche caritatevole osservazione su questa biasimevole usanza. Ma il calzolaio non lo voleva intendere, e poneva in campo mille pretesti. Voi, mio caro vicino avete un bel dire, perché siete ricco, e quindi senza alcun danno potete riposare la domenica, ma io non ho che la mia arte, con cui possa sostenere me e la numerosa mia famiglia, che sta a mio carico. D'altronde, sono tanti gli avventori e le commissioni che ricevo, che al sabato non trovo mai finiti i miei lavori. Il mercante a tali scuse scoteva il capo, e stringendo gli affettuosamente la mano: - Sentite, ripigliò, non è certo mia intenzione che abbiate a patire voi e la vostra famiglia; facciamo un patto: Voi proponetemi di non lavorare più la domenica per sei mesi, e di intervenire alle sante funzioni, ed io da parte mia m'impegno di compensarvi di tutti i danni che perciò andrete a soffrire, e voi tenetene conto esatto. Accettate voi la mia proposta? - Molto volentieri, riprese il calzolaio: per me certo è più comodo l'andarmi a riposare in chiesa, di quello che lo starmene nella bottega, e tanto meglio quando venga rimborsato di tutto il danno. L'accordo adunque fu conchiuso. Passati i sei mesi, il negoziante si recò alla casa del calzolaio. - Mio caro amico, disse, voi avete mantenuta la vostra promessa, ed io pure manterrò la mia. Prendete il vostro registro, e vediamo a quanto sommano i danni di cui vi debbo rifare. - Oh! io confesso che il vostro consiglio mi fu più di vantaggio che di danno, giacché mi ha portato la felicità; d'allora in poi le cose mie andarono sempre di bene in meglio. Invece di lavorare, ho assistito alle sacre funzioni, ho ascoltato le prediche che prima trascuravo, imparai molte cose che prima ignoravo o che avevo già dimenticate: appresi, quanto era necessario frenar la passione e far forza alla collera; ho acquistato un po' da pazienza, di timore di Dio e di gusto per la preghiera e pei Sacramenti, a cui mi sono accostato con gran contento del mio cuore. D'altra parte il lavoro del lunedì e della settimana mi riusciva più facile e più spedito dopo di aver riposato la domenica. Prima, per ogni piccola cosa, montava sulle furie ed allora stracciava un pezzo di cuoio, o rompeva qualche strumento, o mandava in malora qualche lavoro. Due volte la rabbia mi cagionò la febbre biliosa, che mi impedì il lavoro per parecchie settimane, e mi apportò non piccole spese. Adesso per grazia del Signore, sono diventato più calmo e paziente, e mi par d'aver il corpo più vigoroso e più agile. Di solito la sera del sabato, tutto il lavoro è ultimato, sebbene gli avventori vadano crescendo. Una volta la mia ira, cagionava alterchi e discorsi assai frequenti in famiglia, e per mia colpa ebbero luogo scene tali che mi vergogno al solo pensarvi. Ora regna la pace e la buona armonia, e dietro il mio mutamento, anche i figliuoli sono diventati migliori. Il buon mercante non capiva in sé dalla gioia all'udire si bene notizie, e ringraziava Iddio d'un tanto benefizio. Cavata quindi la borsa, e preso un pezzo da 40 franchi: - Prendete, gli disse, sia questo come un pegno del mio affetto e della consolazione che provo a vostro vantaggio. Continuate a santificare esattamente le feste, e vedrete che la benedizione del Signore scenderà copiosa sempre più sopra di voi, sopra la famiglia, e sopra gli affari vostri, e quel che è più, vi sarà di mezzo efficace a santificarvi e salvarvi.

Pensiero del giorno

Santa Zelia Guerin
Come per l’uomo, la «cavalleria» rappresenta l’ornamento più nobile, più bello e più apprezzato, così per la donna l’ornamento più nobile e più desiderato istintivamente è il «sentimento materno», che è in fondo il suo vero distintivo.

(Brano tratto da "Pratica di caratterologia" di Luigi Maria Rossetti, Elle Di Ci, 1969)


giovedì 23 aprile 2026

Recitare l'Atto di dolore

Soldati italiani degli alpini
Vedendo un documentario che narrava un triste episodio di guerra, rimasi colpito da un fatto. Molti soldati italiani presi prigionieri, erano stati concentrati in un luogo di campagna. Credevano che sarebbero stati condotti in un campo di prigionia e si preparavano a marciare, ma un ufficiale italiano, che forse capiva la lingua del nemico, o comunque aveva capito quel che stava per accadere, gridò ai nostri soldati: “Recitate l'atto di dolore!”. Pochi istanti dopo dalle mitragliatrici del nemico partirono raffiche incrociate che massacrarono quasi tutti i soldati (qualcuno rimase ferito e venne salvato dalla popolazione del posto, dopo che il nemico abbandonò il luogo del misfatto). Mi ha fatto riflettere molto quel “Recitate l'atto di dolore!” gridato dall'ufficiale italiano. Sì, un atto di dolore, se recitato devotamente, può salvare la propria anima, poiché causa una contrizione perfetta del cuore, cioè procura un dolore perfetto delle proprie colpe, dolore causato principalmente dall'aver offeso Dio infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Chissà quanti soldati in quell'occasione riuscirono a fare un atto di contrizione. Chissà quanti sapevano recitare l'atto di dolore. Ohimè, se accadesse oggi un fatto del genere, temo che ben pochi saprebbero recitare questa importantissima preghiera. Il tempo per dire barzellette, chiacchiere e pettegolezzi non manca mai, ma se si tratta di imparare a memoria una preghiera, si dice che non si ha tempo. Un giorno San Roberto Bellarmino andò a visitare un moribondo. Tentò di prepararlo alla confessione e alla buona morte facendogli fare un atto di contrizione, ma il moribondo affermò di non capire quei concetti, e in quello stato se ne morì.

Pensiero del giorno

Bisogna guardar le cose con l'occhio della fede e dell'eternità, della gloria di Dio e della salute degli uomini. Chi si ferma alla vita presente e alla terrena felicità, non riuscirà mai a intendere i disegni di Dio, che volle assoggettarci alla prova quaggiù per ricompensarci poi nel cielo. Tutto è subordinato a questo fine, non essendo i mali presenti che un mezzo per purificarci l'anima, rinsaldarla nella virtù, e farci acquistare dei meriti; ogni cosa poi per la gloria di Dio che resta il fine ultimo della creazione.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

mercoledì 22 aprile 2026

Confessione dei recidivi

Tempo fa un lettore mi ha chiesto se Dio perdona un penitente che si pente sinceramente dei peccati mortali commessi e li confessa, ma che poi ritorna a commettere spesso le stesse colpe. Essendo una questione che potrebbe interessare anche altre persone, ho deciso di pubblicare la mia risposta.


Caro fratello in Cristo, 
                               un autorevole manuale di Teologia Morale afferma: "Dicesi recidivo chi senza nessuna emenda ricade sempre negli stessi peccati ripetutamente confessati. (...) Il recidivo ordinariamente deve essere assolto ogni qualvolta promette seriamente di usare i mezzi atti a prevenire le ricadute. Infatti tal penitente non manca delle disposizioni richieste per l'assoluzione; cioè del dolore dei peccati e del proposito di non peccare più in avvenire. Né vi si oppone il timore di future ricadute; perché alla vera disposizione non è necessaria la futura correzione, ma basta la presente volontà di non ricadere" (cfr. “Sommario di Teologia Morale” di Don Luigi Piscetta e Don Andrea Gennaro, traduzione dal latino di Don Antonio Cavasin, casa editrice SEI, 1952).

Nella speranza di esserti stato di qualche utilità, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter