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domenica 8 marzo 2026

La donna è stata creata da Dio per aiutare l'uomo a salvarsi l'anima

Dagli scritti del Beato Giacomo Alberione.


Il Bougaud (...) esclama: «Initium et finis mulier»: in ogni cosa grande vi trovate come principio e fine la donna. E Tacito: «Inesse in eis quid divinum»: la donna ha in sé una orma della potenza di Dio. Ma perché mai questo Dio, che fa bene ogni cosa, che tutto rettamente dispone in peso e misura, secondo i suoi altissimi fini, perché questo Dio fu così largo colla donna? Non vi ha dubbio sulla risposta: perché l’aveva destinata ad una nobilissima vocazione: i doni fatti alla donna sono nulla più che mezzi necessari alla sua missione.

Rifacciamoci all’origine del mondo: là apparirà la verità di questa asserzione. Quando Dio ebbe creato l’uomo, dice la Sacra Scrittura, egli guardò a lui e, tocco il cuore di compassione alla vista della sua solitudine, pronunciò questa parola, una delle più tenere uscite dal suo labbro: Non è bene che l’uomo sia solo: facciamogli una compagna simile a lui che gli serva d’aiuto. E creò la donna per aiuto dell’uomo. Ed aiutarlo in che? Nei suoi lavori, nelle sue angosce: è così acerbo il dolore quando si soffre da soli! Nelle gioie, nei sogni di felicità: si gode sì poco, quando si gode soli! E siccome l’uomo non è creato per la terra, ma pel cielo, siccome Dio collocò in lui speranze celesti, slanci e desideri sublimi, siccome il mondo è l’esilio, il cielo invece la patria: sorreggere l’uomo in questo cammino, condurlo all’eternità, andarvi con lui forma l’altissima missione della donna: adiutorium simile sibi. L’uomo curvo sulla terra che doveva lavorare, avrebbe spesso perduto di vista il cielo: e Dio gli diede un angelo, un apostolo, un amico intimo, persuasivo, amabile che doveva conservargli la luce ed il gusto del cielo.

(...)

Eva, è vero, si valse di questo dolce ascendente su Adamo per trascinarlo seco nella colpa: ma Dio, punendolo, non cambiò la missione della donna: l’uomo caduto ne abbisognava ancor più. (...) Maria fu l’alto tipo della donna cristiana: Essa compì il suo ufficio di sollevare l’uomo, di distaccarlo dalla terra, di condurlo al cielo. La donna riabilitata da Gesù Cristo venne con paziente lavoro riammessa al suo posto primitivo. Dopo diciannove secoli la donna cristiana gode di nuovo quel santo ed universale rispetto, quel tenero e religioso amore, quegli onori e quei riguardi pieni di delicatezza che rendono possibile la sua missione. Quel certo spirito di cavalleria, che, non ostante le naturali esagerazioni, dominò tanto nel medio evo ed oggi ancora forma come l’incanto ed il profumo della società civile, è tutto uno spirito ed un portato delle dottrine cristiane sulla donna. Di nuovo in essa troviamo quella purezza, quell’aureola di modestia, quella bellezza grave, quell’amabile libertà, quella virtù generosa e quel desiderio intenso di attrarre il cuore dell’uomo per innalzarlo al cielo e là seco condurlo.

Quanti uomini, specialmente nel turbinio presente della vita, dimenticherebbero forse Dio, l’anima, l’eternità, se non avessero una sorella, una sposa, una madre, una figlia! Sono misteri questi che ci si riveleranno solo nell’eternità.

L’uomo (...) in mezzo agli affari ed alle occupazioni del presente e del caduco, facilmente dimentica l’idea del futuro: il visibile lo soffoca, il suo volto si abbassa. (...) Ciò che l’uomo dimentica è precisamente quanto la donna più facilmente ricorda, perché lo sente sempre vivo. Ella non cura tanto la logica, ma se si tratta delle cose spirituali meglio le intuisce, meglio le gusta, più facilmente vi si inclina. Qualcuno ha detto: la religione è per le donne. Non è per le donne nel senso di escludere gli uomini; ma è per le donne nel senso che la donna naturalmente è più religiosa. Anche la Chiesa, disse il papa alle donne cattoliche, vi rende questo onore, chiamandovi il sesso devoto. E voi dovete colla religione e per la religione essere l’aiuto dell’uomo.

Chi mette la donna fuori di tal missione, la mette fuori di vocazione: la rende una spostata. La donna che non fa questo è inutile, se non dannosa, nel mondo. Alla donna che si insuperbisce o si lamenta di dover lavorare alla conversione del marito si potrebbe dire: non fai che compire il tuo dovere.

(...) la donna può esercitare un’influenza decisiva sullo spirito religioso del marito. Noi sappiamo che fu Eva a trascinare nella colpa Adamo: noi sappiamo che Cecilia convertì lo sposo Valeriano, (...) noi abbiamo nelle lettere di san Paolo che l’uomo infedele viene santificato dalla donna fedele.

Non è qui il luogo di insistere perché si abbia occhio, nella scelta del compagno della vita, alla sua religione, alle sue pratiche, ai suoi costumi. Questa cosa non è mai abbastanza detta e capita per la spensieratezza giovanile. Ma comunque sia stata la cosa: se il giovane sposo è buon cristiano, alla donna sarà più facile il conservarlo tale: se invece è indifferente o avverso alla religione, alla donna sarà più meritorio il convertirlo.

 
[Brano tratto da "La donna associata allo zelo sacerdotale", di Don Giacomo Alberione, Edizioni San Paolo].

Pensiero del giorno

Donna col velo in testa in chiesa mentre fa la Comunione in ginocchio
[Pensiero tratto da “La Vita di N. S. Gesù Cristo”, di Don Dolindo Ruotolo (1882-1970), Apostolato Stampa] 

La donna ha nel suo cuore un tesoro di tenerezza e di esattezza: essa intuisce le sofferenze altrui, le sente, vi provvede con accuratezza… È sempre una madre, ogni qual volta benefica. Se dà sfogo alla sua vanità, ai suoi pettegolezzi, alle sue passioni, diventa pessima tiranna e, dove mette mani, ivi semina la rovina […]. Ma quando diventa umile benefattrice […], allora ha una forza mirabile d'attività, che fa nascere fiori olezzanti per dove passa. […] La donna ha una grande missione nelle opere di Dio, ma al solo patto che si conservi pura ed umile […].

sabato 7 marzo 2026

Angustie di coscienza

Confessionale
Le anime nobili soffrono più per le angustie spirituali che per i dolori fisici. Per cercare di aiutare coloro che soffrono angustie di coscienza che tormentano l’anima, ho deciso di redigere un breve elenco di casi morali che interessano molti fedeli. Per rendere più coinvolgente la lettura ho redatto l’elenco sotto forma di domande e risposte. Ci tengo a precisare che le risposte non sono “mie opinioni personali”, bensì si basano su ciò che in proposito insegnano Sant’Alfonso Maria de Liguori o altri dotti e autorevoli autori.

- Oggi mi sono confessato con sincero pentimento dei miei peccati e domani vorrei fare la Comunione, ma mi sono ricordato di essermi dimenticato in buona fede di confessare un peccato certamente mortale. Posso fare la Comunione? Sì, in questo caso si può tranquillamente ricevere la Comunione. Il peccato mortale dimenticato lo confesserai nella prossima confessione.

- Mi sono confessato con compunzione dei miei peccati, ma il confessore non mi ha fatto recitare l’Atto di Dolore. È valida l’assoluzione? Se eri sinceramente pentito dei tuoi peccati non devi temere che l’assoluzione sia stata invalida. Recitare l’Atto di Dolore serve a fomentare il dispiacere soprannaturale dei peccati commessi, ma dato che, purtroppo, certi confessori non lo fanno più recitare, conviene recitarlo con devozione, nella propria mente, anche prima di entrare nel confessionale.

- Ho detto a un mio amico una piccola bugia di scusa, so di aver commesso un peccato veniale, sono obbligato a confessarlo? No, confessare i peccati veniali è facoltativo, non obbligatorio. I peccati veniali sono sia quelli la cui materia è leggera, sia quelli la cui materia, pur essendo grave, sono stati compiuti senza la piena avvertenza dell’intelletto (ad esempio quelli commessi in buona fede o in un momento di distrazione), oppure senza il pieno e deliberato consenso della volontà.

- Mi sono confessato con sincero pentimento ma il confessore non mi ha imposto una penitenza. È valida l’assoluzione? Sì, stai tranquillo, è valida, ma il confessore ha commesso un peccato (grave, se avevi confessato qualche peccato mortale; veniale, se avevi confessato solo colpe veniali).

- Il confessore mi ha detto che sono molto scrupoloso e mi ha ordinato che dalla prossima volta non dovrò più confessare i peccati commessi prima di oggi. È una cosa che si può fare? Sì, anche S. Alfonso parla di ciò nel capitolo dedicato agli scrupoli del libro “La vera sposa di Gesù Cristo”. Stai tranquillo, non commetti sacrilegio, anzi sei tenuto ad obbedire al confessore, altrimenti non guarirai mai da questa grave malattia spirituale!

- Sono obbligato a confessare i peccati mortali dubbi, ad esempio quando non ricordo di aver avuto la piena avvertenza dell’intelletto che un determinato atto fosse colpa grave oppure quando dubito di aver dato il pieno consenso della volontà? No, non c’è obbligo di confessare i peccati dubbi. Ma se per tranquillità di coscienza decidi di confessarli ugualmente, dovrai specificare che sono peccati dubbi, ad esempio dicendo “Ho commesso la tal cosa ma non sono sicuro di aver avuto piena avvertenza o di aver dato il pieno e deliberato consenso della volontà”. Però ai penitenti scrupolosi bisognerebbe vietare di confessare i peccati dubbi.

- Molti anni fa ho commesso un peccato certamente mortale, mi sembra di averlo già confessato, ma non ricordo bene, sono nel dubbio. Sono obbligato a confessarlo? Il dotto e autorevole Padre Eriberto Jone nel suo “Manuale di Teologia Morale” insegna che se si dubita che un peccato mortale sia già stato debitamente confessato, non c'è obbligo di confessarlo.

- Io non vorrei mai commettere un peccato mortale per nessun motivo al mondo, ma a volte nel sonno o nel dormiveglia mi capita di fare delle cose che sono materia grave, ad esempio di desiderare di fare del male ingiusto al prossimo. (Continua nel post successivo...)

In questi casi pecco mortalmente? No, perché per peccare mortalmente non basta la “materia grave”, sono necessarie anche la piena avvertenza dell’intelletto della gravità della materia e il pieno e deliberato consenso della volontà, che nel sonno e nel dormiveglia sono totalmente o parzialmente assenti.

- Ho fatto una buona confessione ma successivamente ho commesso un peccato mortale dubbio. Posso fare la Comunione? Sì, ma è bene premettere un atto di contrizione perfetto, il quale può essere suscitato, ad esempio, recitando con attenzione e devozione l’Atto di Dolore.

Con queste “domande e risposte” spero di aver aiutato qualche anima a liberarsi da delle fastidiose angustie che, instillando tristezza e sconforto, rischiano di essere d’intralcio nel cammino di perfezione cristiana.

cordialiter@gmail.com

Pensiero del giorno

Per far del bene attorno a noi, per convertire qualche peccatore o incredulo e confermare nel bene le anime vacillanti, non vi è nulla di più efficace dello sforzo che si fa per meglio praticare il cristianesimo: se la mediocrità della vita attira sulla religione le critiche degli increduli, la vera santità ne eccita l'ammirazione per una religione che sa produrre tali effetti: "dal frutto si giudica l'albero: ex fructibus eorum cognoscetis eos". L'apologetica migliore è quella dell'esempio, quando vi si sa unire la pratica di tutti i doveri sociali. Ed è pure ottimo stimolo per i mediocri, che s'addormenterebbero nella tiepidezza se il progresso delle anime fervorose non li scotesse dal loro torpore.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

venerdì 6 marzo 2026

Feriti che soffrivano pazientemente

Dagli scritti del Beato Carlo Gnocchi (1902-1956), cappellano militare del Battaglione alpini "Val Tagliamento" sul fronte greco-albanese e della Divisione alpina "Tridentina" sul fronte russo.


Siamo al fronte, durante l’azione bellica. Nevica. I feriti affluiscono numerosi dalla linea del fuoco alla tenda di prima medicazione. Ce n’è uno, deposto in barella sulla neve, che aspetta fuori e si lamenta monotono, a intervalli, forse più per il freddo che per la ferita. Allora esce il Cappellano. «Abbi pazienza, figliuolo: fra poco siamo anche da te... Pensa un po’ al Signore sulla Croce...». 

Il ferito china lo sguardo mortificato e mormora confusamente: «Avete ragione, signor Tenente». [I cappellani militari italiani sono degli ufficiali e, come minimo, hanno il grado di tenente, n.d.r.] Poi si tira addosso la coperta e non parla più, per quanto l’attesa duri ancora a lungo. 

Un altro. Lo portavan giù sulla barella, di notte, lungo il dorso viscido e dirupato della montagna. Ogni tanto i portaferiti, spossati, perdevano l’equilibrio, slittavano e pareva dovessero stramazzare col loro carico doloroso. Ma lui, il ferito, un addominale gravissimo, non pensava che ai compagni. A ogni passo falso stringeva i denti, sporgeva ansioso il capo dall’orlo della barella e continuava a dire: «Basta ragazzi. Lasciatemi qui. Continueremo domani mattina. Così finirete per farvi del male...». Ma quelli non davano retta e badavano a tirare innanzi affannosamente. Allora il ferito parve adattarsi e, con voce velata, mormorò: «Grazie, ragazzi. Penserà il Signore a ricompensarvi». E cominciò a pregare silenziosamente.


[Brano tratto da "Cristo tra gli alpini", di Don Carlo Gnocchi, casa editrice "La Scuola"].

Voleva rapinare Don Bosco

San Giovanni Bosco
Don Bosco raccontava: «Una volta venivo da Capriglio ai Becchi, recitando il Breviario, sull’imbrunire. Precisamente nel luogo detto Serra, dove si comincia a discendere, ad uno svolto di via, mi si pre­senta uno che con tono brusco mi dice: — Mi dia qualche cosa. Ma intanto metteva la mano destra sotto l’ascella e tirava fuori un’arma. Io lo guardo un po’, lo conosco e gli dico: — Cortese! — Egli mi guarda sbalordito. — E non ti ricordi delle molte promesse che mi hai fatto? — Oh lei, Don Bosco!! mi perdoni, mi perdoni, non sapevo! — E ti sei di nuovo messo per questa via scellerata? Quando eri nelle carceri senatorie a Torino, mi hai detto tante volte che se uscivi, non avresti mai più fatta questa vita. E senza muoverci da quel luogo lo persuasi a confessarsi. Si preparò un poco mentre io terminai il Breviario e poi egli inginocchiato per terra, io seduto sopra una pietra, fece la sua confessione, se ne andò con Dio, e pare che non abbia più fatta quella vita».


[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].


Pensiero del giorno

Ciò che santifica non è la sofferenza, ma la pazienza nella sofferenza.

(San Giovanni Bosco)

giovedì 5 marzo 2026

Riflettere sul tempo quaresimale

Ripubblico un breve messaggio che ho ricevuto anni fa da Maristella.


Caro fratello in Cristo,
                                            sto riflettendo sul tempo quaresimale: il Signore ci dona un'altra occasione per progredire nel cammino di fede verso la meta luminosa della Santa Pasqua. Per me questo tempo è segnato dalla fatica che la continua tensione nell'itinerario di fede mi impone, ma anche dalla consapevolezza di essere amata e sostenuta dal Padre celeste.

Senza di Lui io da sola non potrei fare nulla di buono. Così nelle alterne circostanze della vita cerco sempre di affidarmi a Lui e di lasciare che sia Lui a guidare le mie scelte e la mia vita. Lui mi dona la fede, la speranza, la carità, la luce e la pazienza per poter continuare a testimoniare la Buona Novella nella mia vita quotidiana.

In questo tempo di quaresima sto cercando di essere più assidua nella preghiera, chiedendo al Padre di rendere il mio cuore sempre più simile al Suo, aprendolo al Suo infinito amore.

Auguro a tutti un cammino di conversione verso la Città di Dio che possiamo iniziare a costruire in questo povero mondo, in attesa di raggiungere la nostra dimora celeste.

Dio ti benedica e ti accompagni lungo questo giorno e in tutti i giorni.

Maristella



Carissima in Cristo,
                                 apprezzo molto questi messaggi spirituali che mi scrivi. Pur essendo una signora sposata, ho notato che hai una visione soprannaturale della vita. I beni di cui sei "avida" non sono quelli materiali, bensì quelli celesti ed eterni. Quando mi scrivi non ho l'impressione di avere a che fare con una donna maritata, ma con una suora. Io sono amico di tante religiose, sia di vita attiva che di vita contemplativa, e tu mi sembri come loro! Ovviamente detto da me non è un'offesa, anzi! :-)

Spero tanto che prima o poi il Signore converta tuo marito e tua figlia. Con tutte le lacrime che stai versando! Santa Monica interceda per la tua famiglia!

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Storicamente, il Cristianesimo ha imposto per il primo a tutto l'Occidente la concezione del matrimonio monogamico e indissolubile. I due coniugi devono donarsi definitivamente l'uno all'altro: essi saranno due, saranno solo due, e questo per sempre. [...] Diffondendo nell'umanità questa dottrina e facendone ai suoi fedeli un dovere di viverla, il Cristianesimo è stato un fattore di civilizzazione e di umanesimo ed ha contribuito all'attuazione del più perfetto matrimonio e, pertanto, del migliore amore e della più grande felicità nelle famiglie.

[Brano tratto da "Il matrimonio - Libro della giovane dai 17 ai 20 anni", di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline; imprimatur: in Curia Arch. Mediolani, die 23-2-1953, Bernareggi, Vic. Gen.].

mercoledì 4 marzo 2026

Atto eroico di carità per aiutare le anime del Purgatorio (*)

Anime del purgatorio
La Comunione dei Santi è la partecipazione che tutti i membri della Chiesa hanno alle orazioni e buone opere gli uni degli altri. Questo dogma è il fondamento di tutti gli atti di carità che hanno per oggetto il suffragio delle anime del Purgatorio, tra cui l'atto eroico di carità. Esso consiste nell'offerta spontanea che il fedele fa alla divina Maestà, in favore delle anime del Purgatorio, di tutte le sue opere soddisfattorie durante la vita, e di tutti i suffragi che possano essergli applicati dopo morte. Si dice eroico, perché apparentemente si richiede un'abnegazione sublime per cedere a un altro, ciò che potrebbe liberarci o almeno abbreviarci le pene del Purgatorio.

Anzitutto è necessario specificare bene la natura della donazione che costituisce l'oggetto dell'atto eroico. Ogni opera buona compiuta in stato di grazia, racchiude un triplice valore: la soddisfazione, il merito e l'impetrazione. Ogni azione buona del giusto è meritoria, in quanto procede da un principio soprannaturale, ed è soddisfattoria in quanto è penosa. Orbene, ogni azione soprannaturale, fatta in stato di grazia, merita la vita eterna: e quest'azione nulla perde in bontà e dignità perché Dio si degna di accettarla in soddisfazione d'una pena meritata. Dalla qual cosa ne segue che la medesima azione può esser allo stesso tempo meritoria e soddisfattoria. Inoltre, pregando per gli altri, possiamo ottenere loro da Dio la tale o la tal altra grazia, senza che per questo perdiamo il merito e la ricompensa inerenti alla nostra preghiera, e questa sarà perciò meritoria ed impetratoria allo stesso tempo.

Ciò posto, il cristiano che fa l'atto eroico, cede alle anime del Purgatorio le sue azioni sotto questo triplice aspetto? Si priva egli forse della ricompensa alla quale ha diritto per le buone opere fatte in stato di grazia e delle grazie e dei favori particolari che, per il compimento di opere accette a Dio, attira sempre sopra se stesso? No. Il merito e la ricompensa sono beni personali e non si possono cedere ad altri. In quanto alla soddisfazione che è il pagamento di un debito e l'espiazione d'una pena, essa si può applicare ad altri, affinché gli sia contata come se fosse propria. Conviene sommamente lodare e magnificare l'immensa bontà di Dio, che ha concesso alla debolezza umana, che uno possa soddisfare per l'altro. Coloro che possiedono la grazia divina possono in nome altrui pagare ciò che a Dio si deve. Noi dunque col fare l'atto eroico diamo alle anime che soffrono non già il nostro proprio merito, né una particella qualsiasi della gloria che ci è riservata in cielo, ma solamente ciò che le nostre buone opere hanno di soddisfattorio, con i suffragi che saranno fatti per noi dopo la morte. Quindi questo atto di carità non impedisce ai sacerdoti di offrire la Santa Messa secondo l'intenzione di coloro che gli hanno dato l'offerta, come non impedisce ai fedeli di pregare per se stessi, per i loro congiunti e di compiere le loro pratiche ordinarie di pietà e di devozione. I frutti meritori ed impetratori ci rimangono e alle anime che soffrono si concede solo la parte soddisfattoria delle nostre opere.

Ma qualcuno potrebbe dire: è forse carità ben ordinata il dare da se stessi agli altri ciò che ci sarebbe tanto utile, esponendoci per amore altrui a passare molto tempo in Purgatorio lontani da Dio? Il celebre teologo De Lugo risponde che l'uomo può sacrificare al prossimo i suoi vantaggi temporali purché non gli sacrifichi mai gli eterni, e questa generosità è non solo permessa ma degna di lode. E noi aggiungiamo anche che è una cosa vantaggiosa a chi contrae il merito di esercitarla. Infatti non ci si insegna che il merito d'un' azione è proporzionato alla carità che lo produce? Orbene, colui che per la salvezza del prossimo differisce la sua propria beatitudine e la felicità di veder Dio, pratica la carità nel più alto grado; dunque l'atto eroico di carità deve aumentare considerevolmente il nostro merito e la nostra ricompensa eterna, la qual cosa è assai più preziosa che tutta la remissione delle pene temporali che si possa ottenere in questa vita. Un pio autore commenta così questo pensiero. È da notarsi che il più piccolo aumento di merito e di grazia è senza paragone, più stimabile della liberazione della più grande di tutte le pene del Purgatorio. È incomparabilmente più vantaggioso, dico, passare venti anni in Purgatorio con una maggior quantità di merito e di gloria, che lo starvi solo un giorno, se il Paradiso ha da essere perciò meno bello.

S. Ambrogio dice: Tutto quanto diamo per carità alle anime dei defunti, si cambia in merito per noi, che riceveremo cento volte duplicato dopo la nostra morte. Secondo Santa Brigida, quando liberiamo dal Purgatorio qualche anima, compiamo un'azione tanto accetta e gradita a Gesù Cristo Nostro Signore, come se egli stesso fosse il liberato, e quando sarà giunta l'ora ce ne ricompenserà pienamente. Perciò non dobbiamo temere di arrecarci del danno con questo atto di carità, anzi guadagniamo molto facendolo, perché, rinunciando da noi stessi al merito soddisfattorio, ci rendiamo degni di un particolare amore della SS. Trinità, della SS. Vergine e di tutti i Santi. Di più l'atto eroico di carità ci dà anche un diritto speciale alla protezione ed intercessione delle anime del Purgatorio. Facendolo, ci leghiamo per sempre con quelle anime che abbiamo alleviate o liberate; e chi può dire tutto ciò che faranno per noi appresso Dio, visto che per loro la gratitudine non è solo un dovere ma anche una necessità?

Quando perciò imploriamo da Dio una grazia qualsiasi non saremo soli ad implorarla; migliaia di anime, alle quali Dio nulla sa negare, la imploreranno per noi e così avremo la certezza di ottenerla. Ed è anche probabile che il nostro Purgatorio, per aver noi rinunziato ad ogni suffragio, non si accresca, poiché l'aumento di grazie, che Dio ci elargisce in vista di quest'atto, ci preserverà da molti peccati. E non sono forse i peccati veniali che condannano al Purgatorio le anime?

Si noti che l'atto eroico di carità non è un voto propriamente detto, né obbliga sotto peccato. Neppure è necessario pronunciare alcuna formula determinata: basta un atto della volontà e l'offerta fatta col cuore. E cosa ottima e salutare rinnovare sovente quest'offerta a viva voce od almeno col cuore. Quando sarà suonata per noi l'ora della ricompensa, troveremo di nuovo tutti quei suffragi, non già tali quali uscirono dalle nostre mani, ma aumentati e trasformati in godimenti ineffabili, e questi godimenti dureranno in eterno lassù, dove si fruisce gioia e ineffabile allegrezza in una vita intera d'amore e di pace.

Pensiero del giorno

San Giovanni Bosco
Lo sappia o non lo sap­pia mio padre, se io rubo divento un ladro. Dato che mio padre non lo sap­pia, potrò evitare i castighi di lui, ma non quelli di Dio il quale vede tut­to in cielo, in terra ed in ogni luogo.

(Pensiero di Luigi Comollo, un amico di San Giovanni Bosco)

martedì 3 marzo 2026

Una professoressa contraria alle scuole del regime culturale progressista

Ci tengo molto a precisare che quando sul blog critico le scuole statali (e quelle private gestite dai modernisti), le mie critiche sono rivolte agli insegnanti laicisti e progressisti che diffondono l'ideologia gender e altre cose contrarie alla Legge Eterna, non a quelli cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa che cercano di fare del bene ai propri alunni. 

Dopo aver fatto questa precisazione, ripubblico la lettera che anni fa mi scrisse una professoressa contraria alle scuole progressiste.


Caro fratello in Cristo,
                                             […] Ho letto il tuo post sulle scuole familiari e, ancora una volta, lo Spirito Santo ti ha illuminato! Sottrarre i nostri figli alla programmazione ideologica sistematica ed implacabile prevista dai piani di studio europei è l'unica strada per poter sperare di "salvarli". In tutti i sensi. Molti cattolici, anche in questo, si sono addormentati da un bel pezzo, si sono dimessi dai loro doveri di genitori e hanno delegato allo Stato la "educazione" (ovvero la maleducazione) dei propri figli. Ed ora è tardissimo. Si sono bruciate varie generazioni, sia in senso strettamente culturale che in quello religioso. Ci ritroviamo, oggi, con dei giovani analfabeti in quasi tutti i campi, eccetto quello tecnologico. Da anni le varie cosiddette "riforme" educative hanno cancellato progressivamente tutto il patrimonio culturale, artistico e spirituale che la Cristianità aveva prodotto, per fare terra bruciata e in questo deserto "allevare” i giovani come polli d'allevamento. [...] I nostri figli devono essere non già educati, ma programmati ad eseguire un certo lavoro, senza pensare, senza quasi più nemmeno essere capaci di parlare (la riduzione della capacità linguistica è così drastica che persino i guru-scienziati dicono che siamo arrivati all'Homo Insipiens). Devono essere programmati solo per lavorare e consumare. Senza nessuna certezza: né a livello affettivo, né a livello corporale (l'ideologia gender genera un'insicurezza fisica fonte di patologie psichiatriche e di sofferenze inenarrabili), né ancor meno lavorativo... Ovviamente in questa maleducazione mascherata da grande evoluzione tecnologica, la parola Dio non deve esistere nemmeno nel dizionario della "neolingua" del Sistema Mondiale... Insomma, per farla breve, se vogliano che i nostri figli siano ancora persone e che, soprattutto, possano conoscere e trasmettere, a loro volta, la perla preziosa del Vangelo non c'è altra alternativa che sottrarli dal Leviatano ed educarli in casa. Sono arrivata a queste conclusioni dopo vent'anni di lavoro come professoressa, come cattolica e come madre.

Spero tanto che si facciano vivi tutti coloro che possano contribuire alla creazione di queste scuole familiari. E a te, D., grazie per le iniziative che lanci dai tuoi blog. Che Dio ti benedica e ti protegga.

Un abbraccio in Cristo.

(Lettera firmata)

Pensiero del giorno

Il Signore ci dia lume e forza d'impiegare i giorni che ci restano di vita ad amarlo e a far la sua volontà, poiché questo solo giova.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

lunedì 2 marzo 2026

Chi è father Mike Schmitz?

Father Mike Schmitz è uno dei sacerdoti cattolici più influenti e conosciuti al mondo, specialmente nell'era dei social media. È diventato un punto di riferimento per milioni di persone grazie alla sua capacità di comunicare temi spirituali complessi con un linguaggio moderno, rapido e molto empatico.
Ecco i punti chiave per capire chi è e perché è così famoso:

1. Il volto di "Ascension Presents"

La maggior parte delle persone lo conosce attraverso il canale "Ascension Presents". I suoi video sono caratterizzati da un ritmo incalzante e affrontano di tutto: dai dubbi esistenziali alla cultura pop, dai consigli sulle relazioni alle spiegazioni teologiche. Il suo stile è diretto, amichevole e privo di eccessivo formalismo.

2. Record di ascolti con i Podcast

Padre Mike ha raggiunto la vetta delle classifiche globali di Apple Podcast (superando spesso giganti come Joe Rogan) con due progetti enormi:
 * The Bible in a Year: Un percorso quotidiano che guida gli ascoltatori attraverso l'intera Bibbia in 365 giorni.
 * The Catechism in a Year: Un progetto simile dedicato al Catechismo della Chiesa Cattolica.

3. Il suo ruolo "ufficiale"

Nonostante la fama globale, mantiene i suoi impegni pastorali "sul campo":
 * È il direttore della pastorale giovanile universitaria presso l'Università del Minnesota-Duluth.
 * È un sacerdote della Diocesi di Duluth.
 * È un rinomato conferenziere, spesso ospite d'onore a grandi raduni come la SEEK Conference.

Perché piace così tanto?

Father Mike si presenta come un "compagno di viaggio". Parla spesso delle sue fragilità, del suo passato (era un atleta e pensava di recitare) e usa esempi tratti dalla vita quotidiana, dai film e dallo sport per rendere la fede accessibile.


Father Mike non cerca di indorare la pillola; il suo approccio è spesso definito "tough love" (amore esigente), dove la compassione si sposa con una chiamata radicale alla responsabilità.


Ecco alcuni dei pilastri della sua filosofia:


1. Il significato della sofferenza


Uno dei suoi temi più ricorrenti è il motivo per cui un Dio buono permetta il dolore. Father Mike spiega che Dio non "gode" della nostra sofferenza, ma la redime.
 * Il concetto: Dio non ci ha salvati dalla sofferenza, ma attraverso la sofferenza.
 * L'insegnamento: Invece di chiedere "Perché a me?", suggerisce di chiedere "Cosa vuoi che io faccia con questo dolore?". La sofferenza diventa così un'occasione per amare in modo sacrificale.


2. Definizione di Amore vs. Sentimento


Padre Mike combatte l'idea moderna che l'amore sia solo un'emozione piacevole.
 * Il concetto: L'amore è "volere il bene dell'altro", a prescindere da come ci si sente.
 * L'applicazione: Questo cambia radicalmente il modo di vedere il matrimonio e le amicizie. Se l'amore è una decisione, allora possiamo amare anche quando siamo stanchi, arrabbiati o delusi.
 

3. L'importanza del "Sì" quotidiano (Fidelity vs. Intensity)


Molti cristiani cercano l'emozione spirituale forte (l'intensità). Father Mike sposta l'attenzione sulla fedeltà.
 * L'insegnamento: Vale più una preghiera di 5 termini fatta ogni giorno quando non ne hai voglia, che un'ora di preghiera fatta una volta al mese perché ti senti ispirato. La santità si costruisce nella monotonia della fedeltà quotidiana.
 

4. Il valore del Tempo


In molti suoi video, insiste sul fatto che il modo in cui spendiamo il nostro tempo rivela cosa amiamo davvero.
 * La sfida: Se diciamo che Dio è importante ma non gli dedichiamo mai tempo, stiamo mentendo a noi stessi. Dice spesso: "Non è che non hai tempo, è che non ne hai fatto una priorità".
 

Una delle sue citazioni più famose:

"Dio non ti ama perché sei buono. Dio ti ama perché Lui è buono. E non c'è nulla che tu possa fare per fargli cambiare idea."


La struttura dei suoi podcast

 
Se decidi di ascoltare The Bible in a Year, noterai che non fa solo una lettura accademica. La sua struttura è sempre:
 * Lettura del testo sacro.
 * Preghiera per interiorizzare.
 * Spiegazione pratica: come quel testo (anche il più noioso dell'Antico Testamento) parli alla tua vita oggi, tra lavoro, famiglia e stress.

La Madonna convertì la venerabile suor Chiara Isabella Fornari dopo aver commesso numerosi sacrilegi

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


La Venerabile Maria Fornari Romana, giovanetta di non molti anni, commise qualche immodestia, e ne provò subito tal ribrezzo e vergogna, che trattandosi di confessarla com'era suo dovere, non poté riuscirvi. Conosceva di far male e di commettere sacrilegi, ma non sapeva mai risolversi ad una generosa e sincera confessione. Intanto la sua coscienza era tormentata dai più crudeli rimorsi e dalla più tetra malinconia. Cresceva negli anni, la difficoltà cresceva del pari, e i rimorsi e la malinconia divenivano per la povera giovane insopportabili. Pensò di farsi monaca e di fare una sincera confessione all'occasione della Vestizione. Scelse un monastero nella città di Todi nell'Umbria, e messo all'ordine quanto occorreva, vi si condusse, ed appagò in tal guisa il suo desiderio. Viene il giorno della Vestizione, si presenta al tribunale di penitenza colla volontà di confessare finalmente il suo peccato, ma vinta dalle insidie di Satana, anche in quella bella occasione non lo confessò altrimenti. Ecco nuova sorgente di affanni, di tristezza, di rimorso, di spavento. Oh, quanta strage di anime cagiona il maledetto rossore e quante ne trascina alla perdizione! Sarebbe stata questa la disgrazia di suor Maria se la gran Vergine non fosse venuta in soccorso di questa infelice, la quale neppure si era determinata a confessarsi nel giorno solenne della sua Professione. Giunse adunque per questa povera monaca il giorno solenne in cui l'anima sua doveva essere consolata ed illuminata della grazia; e fu il giorno in cui la Chiesa celebra la festa dell'Annunciazione di Maria. In quel dì la monaca si sentì un vivo impulso di ricorrere a Maria per ottenere la grazia tanto desiderata di accusare tutti i suoi peccati nel sacramento di Penitenza. Corse perciò a prostrarsi dinanzi ad un altare, ove era una devota immagine della Vergine, e quivi sfogò i suoi affetti e versò un torrente di lagrime, e poi a lei rivolta disse: O Madre, rifugio dei peccatori, ottenetemi da Gesù, ve ne prego caldamente, ottenetemi la grazia di riportare la vittoria di me medesima e di confessare francamente il mio peccato. Ah! se sarò esaudita, io vi dò parola, o dolce Madre mia, di farmi santa e di far penitenza delle tante mie iniquità in tutti i giorni della mia vita. Terminata che ebbe la fervorosa preghiera, eccola all'istante consolata, e incoraggiata per modo, che avrebbe fatta in pubblico la sua confessione. Mandò tosto in cerca di un confessore al quale manifestò con tutta schiettezza lo stato di sua coscienza e per prima disse quella colpa che fu cagione funesta di tante confessioni e comunioni sacrileghe: e tale le sopravvenne un impeto di dolore e la colse una sì gagliarda contrizione, che quasi veniva meno per l'eccesso del pentimento. Al dolore subentrò una grandissima consolazione e pace di coscienza. La monaca era divenuta tutt'altra, e questo fu il primo passo che la condusse all'apice della più sublime perfezione.



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