Per contattarmi: cordialiter@gmail.com


Se il blog ti piace e desideri aiutarmi affinché possa dedicare il tempo necessario per continuare ad aggiornarlo ogni giorno e rispondere alle e-mail dei lettori, puoi inviarmi una piccola donazione. Per info: clicca qui.


Visualizzazioni totali

lunedì 13 aprile 2026

Incrollabile fiducia di una bambina francese nella Divina Provvidenza

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Due poveri coniugi operai di Parigi giacevano in letto, la moglie per una grave malattia di cuore, il marito per una gravissima caduta. I loro poveri figli mancavano da varie settimane del necessario, che procuravano a loro le fatiche degli inermi genitori, anzi un giorno non avevano neppure il pane onde cavarsi la fame, che li tormentava. Poveri fanciulli! Fra queste miserabili creature vi era una fanciullina, che frequentava la scuola cristiana, ma che in quel giorno si era fermata, col permesso della sua maestra, nell'umile abituro per dar da bere ai suoi due poveri malati. Sentendosi oppressa dal dolore e dalla fame, che fa ella? Dice fra sé: La suora della nostra scuola ci dice sempre, che quando siamo in afflizione bisogna rivolgersi con confidenza al buon Dio. Ebbene io voglio indirizzarmi a Lui. Gli scriverò una bella lettera simile a quelle che la mamma mi fa scrivere per Natale, per Pasqua e per la sua festa alla mia madrina: - Sono sicura che anche il buon Dio mi manderà qualche regalo, come fa sempre la mia madrina. Ho ancora della carta, e la penna. Detto fatto. L'innocente fanciulla scrive la sua letterina, tutta naturalmente imbrattata di cancellature e d'inchiostro, ed in essa domandava al buon Dio la sanità per i suoi genitori, ed un pane per sé e per i suoi cari fratelli. La sigilla alla meglio, ci scrive sopra: Al mio buon Dio - sue proprie mani - in Cielo; e quando le parve che gli ammalati riposassero, corre frettolosa alla vicina chiesa di San Rocco, dove scorge la cassetta destinata a raccogliere le elemosine per i poveri. Le elemosine che si fanno ai poveri, dice tra sé, si fanno al buon Dio; dunque vuol dire che quando esso aprirà questa cassetta per prendere le elemosine dei suoi poverelli, troverà la mia lettera, leggerà ... E così dicendo si appressava alla cassetta, tutta guardinga e timorosa, osservandosi intorno per non essere veduta. In quel momento una rispettabile matrona, a cui dal fondo di una cappella niente era sfuggito, le si avvicina, e le chiede amorevolmente che cosa desiderasse, e che cosa intendesse di fare intorno alla cassetta delle elemosine. La meschinella, sorpresa e spaventata, si mette a piangere, ma calmata ed incoraggiata dalle amorose parole della pia donna, le racconta la sua triste storia, mostrandole in prova la lettera, che voleva inviare in Cielo, per ottenere un qualche aiuto dal suo buon Dio. La pietosa dama, tutta commossa dall'ingenuità di quel racconto, cerca di farle coraggio: quindi facendosi consegnare la lettera, le promette di incaricarsi ella stessa di farla giungere al suo destino. Però le soggiunse: Vi hai messo, cara bambina, il necessario indirizzo della tua abitazione? - No, signora, rispose l’innocente fanciulla; mi hanno sempre detto, che il buon Dio sa tutto, e vede tutto. - Ti fu detto la verità, replicò la matrona, sorridendo, e frenando le lagrime del suo cuore commosso: il buon Dio sa tutto, e vede tutto; ma la persona che Egli incaricherà di risponderti, potrebbe darsi che non ne sapesse come Lui. A queste parole la ragazzina indicò alla nobile donna il numero e la via del suo povero alloggio, le baciò la mano, poi tutta lieta e contenta se ne tornò al capezzale dei suoi parenti. Poche ore dopo uno dei più bravi medici di Parigi si presentava a visitare i due poveri ammalati: e dopo di lui, uno sconosciuto entrava nel povero abituro, e vi deponeva una immensa cesta piena di oggetti di vestiario da uomo e da donna, di zucchero, di caffè, di biancheria di ogni specie, e abbondante danaro. Il tutto bene aggiustato sotto un gran foglio di carta, che diceva a grosse lettere: Alla buona E. P. abitante in Parigi, via ecc. - Risposta del buon Dio.

Pensiero del giorno

San Giovanni Bosco
Un giorno Don Bosco fu invitato da una signora alla sua villeggiatura. Non avendo potuto recarvisi, ricevette dalla signora irritata una lettera furiosa, nella quale essa protestava che non gli avrebbe mai più dato alcun soccorso. Don Bosco alcun tempo dopo si recò da lei e le disse con tutta pace: «Le riporto la sua lettera, perché non vorrei che si conservasse pel giorno del giudizio». La dama nell'udire queste parole senz'altro si rabbonì.

[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].

domenica 12 aprile 2026

Umanità perfetta e carità apostolica

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


Addolcisci, Signore, il mio cuore con la fiamma della tua carità. 

1 - L’apostolato è espressione e frutto della charitas apostolica, ossia dell’amore di Dio e del prossimo, cresciuto fino a diventare zelo delle anime. Ma, accanto a questo, che è l’aspetto essenziale della carità che deve animare l’apostolo, vi sono aspetti secondari, direi quasi umani e che, tuttavia, hanno una grande importanza per permettere all'apostolo di far presa sulle anime. Intendiamo parlare di tutte quelle doti di affabilità, finezza di tratto, cortesia, socievolezza, sincerità, comprensione che di per sé sono doti umane, ma che, sopraelevate dalla grazia e usate ai fini dell’apostolato, acquistano un valore soprannaturale. Si tratta, in sostanza, di quelle qualità che S. Paolo attribuisce all'amore: « L’amore è longanime, è benigno… non s’irrita, non pensa il male,... gode della verità » (I Cor. 13, 4-6). 

Non basta amare le anime nel segreto del nostro cuore, lavorando e sacrificandoci per esse, ma bisogna che questo amore trapeli anche all'esterno attraverso un tratto amabile e piacevole in modo che, avvicinandoci, si sentano benvolute e quindi incoraggiate alla confidenza ed alla fiducia. Certi modi rudi, bruschi, impazienti sono la causa per cui molti si allontanano disgustati e forse anche scandalizzati. L’apostolo può ben avere un cuore d’oro, ricco di carità e di zelo, ma se conserva una scorza rozza e pungente si preclude da sè la via per giungere alle anime, diminuendo notevolmente il bene che potrebbe fare. I Santi, pur essendo molto soprannaturali, non hanno mai trascurato questi aspetti più umani della carità; S. Francesco di Sales inculcava continuamente che, come si attirano più mosche con una stilla di miele che con un barile di aceto, così si conquistano più cuori con una briciola di dolcezza che con tante maniere ruvide. E S. Teresa di Gesù, che voleva le sue figlie unite dal vincolo di una pura carità soprannaturale, non credeva superfluo fare raccomandazioni come queste: « Più siete sante, più dovete mostrarvi affabili con le sorelle [...]. Se volete attirarvi il loro amore e fare ad esse del bene, dovete guardarvi da qualsiasi rustichezza » (Cam. 41, 7). Avviso utilissimo per chiunque voglia conquistare anime a Dio .

2 - […] Innalzando l’uomo al piano soprannaturale, Dio non ha inteso distruggere in lui ciò che già aveva creato, ma solamente sublimarlo, sopraelevarlo. Alla luce di questi principi si capisce perché è stato detto che l’apostolo, come il sacerdote, deve essere un « perfetto gentiluomo » (Newman); si capisce perché i santi sono anche gli uomini più perfetti nel senso che hanno portato alla maggior perfezione e sublimazione le virtù naturali; si capisce perché i santi, pur amando le creature con amore puramente soprannaturale, sono capaci, più degli altri, di circondarle di amabilità, di delicatezza, di comprensione, sì da conquistare con maggiore facilità il loro cuore. Del resto, è facile intendere che una perfetta cortesia sempre uguale a se stessa - anche con gli importuni ed anche nei momenti di stanchezza - può derivare solo da una profonda virtù soprannaturale, da una delicata carità. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

[...] è certo, che è in stato di dannazione un confessore che senza la sufficiente scienza si espone a sentir le confessioni.


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa).

sabato 11 aprile 2026

Un uomo che non voleva pregare per l'anima di suo padre defunto

Don Bosco>

[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].


Nell'ottobre 1865 Don Bosco narrò:

«Un uomo vedovo sui trentacinque anni vive in Torino con la sua vecchia madre e coi figli, irreligioso, bestemmiatore. Avvicinan­dosi la commemorazione dei defunti la madre gli raccomanda di pre­gare per suo padre morto da vari anni. — Che pregare! se è all'inferno o in Paradiso non ha più bisogno delle nostre preghiere: se è in Pur­gatorio a suo tempo ne uscirà! — La notte seguente la madre sente dei rumori strani nella camera del figlio. Al mattino gli chiede spie­gazione, ma non ne ottiene. A sera il figlio si chiude in camera, la per­lustra in ogni angolo e si mette a letto. Verso mezzanotte sente dei passi sul ballatoio, e spaventato, vede passare davanti alla sua camera l’ombra di suo padre: la luna ne rifletteva sulle tendine il profilo nero.

Quindi l’ombra senza aprire la porta entra e passeggia su e giù presso il letto. Il povero uomo nel terrore trova la forza di parlare e chiede:

— Padre, avete bisogno di qualche cosa da me? Avete bisogno di preghiere?

Finalmente il padre risponde con voce fioca:

— Sono venuto per dirti di finirla una buona volta con gli scandali che dài ai tuoi figli: quei poveretti imparano da te la bestemmia, l’irreligione, il disprezzo alla Chiesa e ai suoi ministri, il vivere scostu­mato. Son venuto per dirti che Dio è stanco di te e che se tu non ti emendi saprai tra poco quanto pesino i suoi castighi! Muta vita! — e disparve.

Al mattino madre e figlio vengono in camera di Don Bosco e rac­contano il fatto. Il figlio quasi ebete dallo spavento, conferma ogni cosa, si confessa e la madre lo conduce a casa sostenendolo, perché non ha forza per reggersi in piedi.

Pensiero del giorno

Se il comunismo avanza e la Religione declina, non è certo per fatalità, ma perché noi non facciamo quanto dovremmo fare e come lo dovremmo fare.

[Pensiero tratto dalla Lettera Pastorale di Mons. Luigi Carlo Borromeo (1893 - 1975), vescovo di Pesaro, pubblicata in occasione della Pasqua del 1956].

venerdì 10 aprile 2026

La signorina comunista che voleva sposare un uomo cattolico

Padre Pietro Alagiani, S. J. (1894 - 1981), zelante cappellano militare dell'Armata Italiana in Russia, nel suo libro di memorie sulla prigionia in Unione Sovietica raccontò di una signorina comunista che, disgustata dalla perversità dei costumi della gioventù bolscevica, voleva sposarsi con un prigioniero cattolico che pensava fosse celibe.


Ma l'improvviso controllo delle nostre carte dei quaderni, oltre ad averci dato occasione di umoristici scherzi e di allegre canzonature, aveva anche aperto al nostro sguardo uno spiraglio per vedere tutto il marcio dei costumi della gioventù comunista.

Il giovane ufficiale G. P. [era un prigioniero, n.d.r.], che durante tutto il tempo del controllo aveva tenuto un'animata conversazione con una delle signorine [che lavoravano nel carcere, n.d.r.], ci raccontò strabilianti particolari intorno all'argomento trattato.

La ragazza s'era amaramente lamentata della corruzione della gioventù bolscevica. La sua compagna - che credevamo signorina - era già per la terza volta divorziata a soli 22 anni. Il giovane aveva osservato con meraviglia che non comprendeva la causa di tanti divorzi essendo quella ragazza - secondo lui - tutt'altro che brutta o di carattere insopportabile. «Tanto peggio per lei!» esclamò l'altra e prese a spiegare che da loro, per una ragazza, l'avere un aspetto leggiadro ed essere buona significava divenire zimbello dei giovinastri più scostumati, i quali, dapprima se ne disputavano la mano con ipocrito accanimento; quello poi che per primo giungeva ad ingannarla con una farsa di matrimonio, appena incontrasse una qualsiasi spudorata farfalla, non esitava a gettarla sul lastrico del disonore con uno specioso processo di divorzio.

Essa stessa era signorina non avendo ancora osato unirsi in matrimonio con alcuno e diceva di non voler mai maritarsi con un giovane sovietico [...]. Asseriva che, tra gli sposi comunisti di sua conoscenza, nessuna coppia aveva vissuto insieme neppure per dieci anni. La durata normale dei loro matrimoni era in genere di due o tre anni e alle volte anche solo di alcuni mesi.


La lezione della signorina comunista russa.

Quella signorina, nella sua giovane età, aveva mostrato una maturità di giudizio e di saggezza da far stupire perfino l'ufficiale G. P. Ella riconosceva la fonte della corruzione della gioventù comunista nella legislazione matrimoniale sovietica con la sua larga possibilità di divorzi e condannava la spudoratezza della «morale comunista», bandita dai primi capi del comunismo, con cui - secondo lei - erano state corrose le sane radici delle costumanze patriarcali del buon popolo russo. Se, diceva essa, la prima redazione della legge sul divorzio (per cui bastava la semplice e non motivata dichiarazione d'una parte per riavere la piena libertà), era stata più tardi alquanto ristretta, tuttavia anche nella presente forma la legge stessa offriva un abbondante pascolo alla scostumatezza pubblica.

Si scagliava così contro la dottrina morale di Lunaciarski, primo commissario della Pubblica Istruzione sovietica, e raccontava, come, fra tante altre aberrazioni dei capi comunisti, costui a suo tempo avesse proclamato in pubbliche conferenze che la vergogna e il pudore erano dei pregiudizi capitalistici e insegnasse nelle università agli studenti ed alle studentesse che nelle reciproche loro relazioni di benevolenza per i comunisti non esiste né peccato né male morale, ma solo prudenza e misura per non ammalarsi […].

Essa, assicurando d'aver inteso tutte queste cose da una sua zia, una delle studentesse presenti alle lezioni di Lunaciarski, aggiungeva due esempi (pure raccontatile dalla zia) per mostrare fino a quale bassezza d'immoralità e di spudoratezza fosse arrivata la gioventù comunista.

Un medico di Leningrado ogni qualvolta aveva l'occasione di presentare alla società od agli amici la propria moglie, ne approfittava con particolare soddisfazione per usare una sua preferita formula: «Compagni, Vi presento la mia quinta, ma non ultima moglie», volendo così alludere alle prime quattro già divorziate e alla propria volontà di sbarazzarsi anche di quella dopo qualche tempo, né più né meno come si farebbe con un paio di scarpe o con una giacca per il variare della moda.

[...]

Perciò essa avvilita di quello ch'aveva udito e letto, e atterrita di ciò che vedeva di continuo attorno a sé, sentiva un vero abborrimento contro il matrimonio sovietico stimando - e non a torto - che nella società comunista la donna abbia perduto tutta la sua dignità di venerata sposa, di tenera madre e di sacro legame di amore nel dolce focolare domestico, e persuadendosi sempre più che nelle famiglie sovietiche sia impossibile trovare la vera felicità dell'amore coniugale, della cura per la prole e della pace domestica. Cose sole che essa aveva unicamente bramato e cercato per il proprio avvenire.

In fine la poverina, mossa dalla sua ingenuità tipicamente russa e ispirata dal modo di fare dei comunisti e dall'educazione da loro ricevuta, proponeva al giovane ufficiale G. P. (credendolo celibe) un suo ben studiato piano. Da un pezzo aveva seguito le vicende di lui e lo aveva trovato un uomo dabbene. Fra un anno egli avrebbe già scontato la sua pena. Restasse, dunque, in quella città che ella si prenderebbe cura di trovare per lui un ottimo impiego di direttore di un magazzino della cooperativa, promessole da un suo parente, pezzo grosso nella Cooperazione provinciale. Per sé, essa aveva già assicurato un posto lucroso negli uffici del «gorsoviet - comune». Quindi potrebbero essere molto felici unendosi in matrimonio, essendo essa l'unica figlia di madre vedova e avendo ereditato dal padre un bel patrimonio.

«Io lo so - affermava essa - che voi europei siete cattolici e non ammettete il divorzio. Solo i giovani cattolici possono formare una felice famiglia con un inviolabile vincolo di amore, di pace e di benessere!...».

L'ufficiale G. P., non bastandogli l'animo di far crollare in un attimo i bei castelli in aria - elaborati e preparati forse con tante pene e suppliche e raccomandazioni dalla povera e disgraziata ma buona e saggia ragazza - dichiarandole d'essere ammogliato, di avere quattro vispi figlioli e di non sentire alcuna pazza voglia di condividere con lei la schiavitù sovietica, aveva semplicemente risposto che, oltre tutto, era prematuro parlare di ciò, non sapendo se, alla fine della sua reclusione, egli sarebbe stato rilasciato in libertà oppure avrebbe avuto un nuovo termine di reclusione, come tanti altri. [...]

Penso, a conclusione, che se tutte le donne europee riflettessero all'episodio della signorina comunista ed alle sue parole non avrebbero la sconsigliatezza di cooperare all'avvento di un ordine sociale, in cui per prima la donna sarebbe calpestata e resa disgraziata e infelice nell'irrimediabile perdita della sua vita d'amore, delle sue naturali esigenze, delle dolci e tenere soddisfazioni e pene materne, della missione tutta sua propria di angelo tutelare nel sublime santuario familiare.

E mi vien fatto d'aggiungere che se tutti i cattolici d'Europa vivessero nella loro vita privata - come saggiamente supponeva questa comunista russa - i principi di fede e di morale che professano, allora anche i nemici della verità non troverebbero mai le tanto cercate ed esagerate occasioni per gettare fango sull'immacolato manto della Sposa di Cristo,... allora i nostri giovani si accingerebbero con maggiore serietà e preparazione alla tremenda scelta della compagna con la quale portare insieme il giogo, le pene e le gioie della vita terrestre e raggiungere sempre insieme, accompagnati dai germogli di un sacro amore, il porto della vita celeste,... allora tutti i coniugi cristiani troverebbero nelle proprie famiglie le delizie del regno d'amore e trasformerebbero il proprio focolare domestico in vero Paradiso terrestre!...


[Brano tratto da "Le mie prigioni nel paradiso sovietico", di Padre Pietro Alagiani, S. J., Edizioni Paoline, imprimatur: e Vicariatu Urbis die 15 Apr. 1956, + Aloysius Traglia, Archiep. Caesarien. Vicesgerens].

Pensiero del giorno

Don Bosco con Maria Ausiliatrice e Gesù Bambino
Giovannino Bosco nei primi anni di Chieri [cittadina ove studiò per diventare sacerdote n.d.r.] divise i suoi compagni in tre categorie: buoni, indifferenti, cattivi. Questi ultimi li evitava assolutamente e sempre, appena conosciuti; cogli indifferenti si in tratteneva per cortesia e per bisogno; coi buoni contraeva amicizia, ma familiarità solo con gli ottimi, quando ne incontrò che veramente fossero tali.

[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].

giovedì 9 aprile 2026

Una predica sull'inferno

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Ludovico Strambi era un padre disamorato, che viveva ad Arezzo. Abbandonata la moglie ed i figli, si era dato in preda ad ogni vizio, ed aveva estinto nel suo cuore ogni senso di affetto per tutto ciò, che di più caro l'uomo possa avere al mondo. Quel patrimonio, che ogni padre di famiglia cura, se non di avanzare, certo di conservare per i propri figli, egli aveva sprecato in divertimenti, in giuochi e pranzi; e non curante dell'avvenire dei figli, era divenuto la croce della sua famiglia. La corruzione del cuore aveva fatto salire all'intelligenza i vapori del dubbio e della incredulità, e non dubitava gettare sulle verità più incontrastate la pietra della negazione, e sulle pratiche della Chiesa e della pietà la polvere della calunnia ed il fango dell'empietà. La povera sposa, esaurita ogni buona maniera, era ricorsa alla protezione di Maria, e una lampada ardeva in un luogo recondito della casa innanzi ad una immagine della Vergine, perché le tornasse al seno il suo amato sposo. Un giorno era andato ad una partita di caccia presso Cortona, quando si copre il cielo di nuvoli, guizza spesso il lampo, romba il tuono, ed una tempestosa pioggia vien giù a catinelle. Non trovando riparo per la campagna, corre sino a Cortona e si ricovera presso un'osteria. Là sciala e sbevazza coi suoi compagni imprecando al cielo, che gli aveva interrotto il piacevole divertimento. Quando, chetata la pioggia, e fattosi sulla porta, vede molta gente andare raccolta per una strada. Chiede all'oste la ragione di ciò, e viene a sapere, come in una chiesa della città si era incominciato un corso di sante Missioni. Ludovico, mosso da curiosità e dalla voglia di cavarne argomento alle sue berte, s'avanza a quella chiesa, vi entra, e sta lì ad ascoltare la predica. In quella sere il predicatore trattava la grande e terribile verità dell'inferno, atta da sé sola a scuotere le anime indifferenti e sonnacchiose nel peccato. Lo Strambi ascoltò tutta la predica, la quale finita, entrò in sagrestia chiedendo di conferire col predicatore. Questi, sebbene stanco, si prestò volentieri a contentare lo sconosciuto, che così prese a dirgli: Padre, ho ascoltato con attenzione la vostra predica sull'inferno. L'ho trovata buona per i gonzi, che son facili ad ingoiare tutto ciò che i preti sballano dalla cattedra cristiana. Ma a me, che non sono del maggior numero, le vostre cantilene non garbano punto. Vorrei, che mi provaste con sodi argomenti l'esistenza dell'inferno e l'eternità delle pene, che, secondo voi, soffrono nell'altro mondo. Il P. Missionario, ch'era uomo tutto di Dio, ed all'aspetto ed alle parole conobbe con chi aveva da fare, sorridente e pieno di dolcezza, per nulla imbarazzato dalle parole del forestiero, così prese a dirgli: Ma voi ci credete, caro signore; né c'è d'uopo sciorinare prove ed argomenti a convincervi, voi mi parlate dell'inferno perché ne provate paura; e le cose che non esistono, le ombre non hanno mai intimorito persona ragionevole. È vano il ripiego della passione, la quale per allontanare questo spettro, che funesta ogni vita spensierata, ricorre all'inutile spediente della incredulità. L'inferno esiste purtroppo, ed è opera dell'amor di Dio, che con quell'eterno castigo ci atterrisce dal peccato per tirarci a lui. 

Alla vostra fede c'è un po' di nebbia, che ha sollevato la passione; diradarla è cosa di poco conto, e potete farlo adesso, acconciandovi nell'anima con la confessione, ed implorando l'aiuto della Vergine, ch'è rifugio dei peccatori. Anzi v'invito a recitare con me un’Ave a Nostra Signora, perché vi aiuti in questa santa impresa. Ludovico Strambi, quasi ammaliato dalla soavità del Missionario, cadde ai suoi piedi, e recitò pieno di compunzione l'Ave Maria, e con gli occhi molli di pianto chiese di confessarsi. L'ora di Dio era sonata, e lo Strambi si levò dal tribunale di penitenza mutato di cuore e saldo nel proposito di emendarsi dei suoi vizi. Tornò ad Arezzo, alla sua cara famiglia, ma quanto mutato nell'anima! La parola di Dio lo aveva convertito ed aveva ridonato un padre amorevole ed uno sposo virtuoso a quella famiglia, che aveva impetrato questa grazia dalla potenza di Maria.

Pensiero del giorno

Questo dovere di sottomissione al beneplacito di Dio negli avvenimenti tristi è dovere di giustizia e d'obbedienza, perchè Dio è Supremo nostro Padrone che ha su di noi ogni autorità; è dovere di sapienza, perchè sarebbe follia volersi sottrarre all'azione della Provvidenza, mentre che nell'umile rassegnazione troviamo la pace; è dovere d'interesse, perchè la volontà di Dio non ci prova che per nostro bene, per esercitarci nella virtù e farci acquistare dei meriti; ma è sopratutto dovere d'amore perchè l'amore è dono di sè fino all'immolazione.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

mercoledì 8 aprile 2026

Motus in fine velocior

Ripubblico volentieri una lettera che mi ha inviato Maristella (pseudonimo utilizzato da una gentilissima signora di Milano).


Caro fratello in Cristo, 
da tempo desideravo scrivere questo messaggio.

Oggi ho trovato il tempo per farlo: ho notato che quando si invecchia, sembra scorrere più rapidamente. "Motus in fine velocior".

Osservo con trepidazione gli avvenimenti nella Chiesa e nella nostra società: molti elementi mi rattristano, ma la speranza non cede. Nella storia, nel cammino dei popoli nel tempo, la Città di Dio ha sempre subito gli attacchi del demonio, e ne è sempre uscita vincente.

Piano piano sto imparando a chiedere continuamente a Dio i doni della Fede, della Speranza e della Carità. 

Così posso affrontare questi tempi con la consapevolezza che qualunque cosa accada, "le porte degli inferi non prevarranno" e quindi impegnarmi sempre di più per combattere "la buona battaglia". Sto comprendendo che questa battaglia si combatte nella quotidianità delle nostre giornate: in un certo modo di stare dinanzi alla vita con tutte le sue difficoltà, in famiglia, al lavoro, per la strada... in ogni istante mi sento chiamata a testimoniare con la mia vita l'appartenenza al Signore Gesù.

(...) Avremo incertezze e cadute ma ogni volta basterà tendere la mano e lasciarci rialzare da Lui. Fino all'ultimo istante, che io attendo con desiderio e timore, in cui verrà a toglierci da questa vita.

Uniti nella preghiera
Nei Cuori Immacolati

Maristella

Pensiero del giorno

Gesù Cristo con occhi misericordiosi
Ecco quello che dobbiamo sempre cercare e che ci deve bastare: Gesù solo, Dio solo. Tutto il resto - consolazioni, aiuti, amicizie anche spirituali, comprensione, stima, appoggio anche dei superiori - può essere buono nella misura in cui Dio ci permette di goderne e molto spesso Egli se ne serve proprio per sostenere la nostra debolezza; ma quando, attraverso le circostanze, la Mano divina ci priva di tutto ciò, non dobbiamo né sgomentarci, né smarrirci. Sono proprio questi i casi in cui, più che mai, possiamo testimoniare a Dio con i fatti e non con le parole che Egli è il nostro Tutto e che Egli solo ci basta. È questa una delle più belle testimonianze che un’anima amante può rendere al suo Dio: essergli fedele, fidarsi di lui, perseverare nel proposito di una dedizione totale, anche quando Egli, ritirando tutti i suoi doni, la lascia sola, al buio, forse nell’incomprensione, nell’amarezza, nella solitudine materiale e spirituale accoppiata con la desolazione interiore. È allora il momento di ripetere: «Gesù solo» e di scendere con lui dal Tabor per seguirlo con gli Apostoli fino al Calvario, dove Egli stesso agonizzerà abbandonato […]. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 7 aprile 2026

Riflessioni di Maristella sul purgatorio

Pubblico un messaggio che mi ha scritto Maristella sul tema del Purgatorio.

 

Caro fratello in Cristo, desidero ringraziare Dio e il buon sacerdote che ogni mese celebra per noi e per i nostri defunti il santo sacrificio della Messa.

Purtroppo nelle chiese, nelle prediche si parla troppo poco del valore immenso della Messa e dell'importanza della preghiera di intercessione per i defunti. I "nostri" preti, quelli del rito ambrosiano tradizionale, ne parlano spesso. I Novissimi sono le ultime cose che ci accadranno: morte, giudizio dell'anima e poi inferno o paradiso. Molti non hanno capito che in Paradiso difficilmente si arriva direttamente: la maggior parte delle anime (anche di quelle amanti di Dio e devote) passa dai tormenti di purificazione del Purgatorio. I grandi santi affermano che le sofferenze del Purgatorio sono più dolorose e intense di quelle che possiamo provare qui in questa vita.

Preghiamo sempre e applichiamo tutte le piccole e grandi croci che ci colpiscono nella vita quotidiana. Facciamo celebrare Messe, non dimentichiamoci mai delle anime benedette del Purgatorio. Esse non possono più pregare per se stesse ma non dimenticheranno mai chi ha pregato o offerto fioretti per loro.

In alcune chiese ho visto cassette delle offerte dedicate alle anime del Purgatorio: se siamo di fretta possiamo lasciare una piccola somma di denaro per chiedere la celebrazione di una santa Messa. In una parrocchia milanese hanno messo una cassettina speciale: ci sono buste su cui scrivere l'intenzione, poi si inserisce il denaro e si lascia cadere in una piccola cassaforte. Ogni settimana si può controllare sul calendario esposto quando verrà celebrata la Messa che abbiamo chiesto. Possiamo anche indicare "Per tutte le anime del Purgatorio".

Padre Pio ci ricorda che possiamo anche chiedere grazie alle anime del Purgatorio; esse intercederanno per noi.

Uniti nella Luce del cammino di Pasqua, nella preghiera ai Cuori Immacolati 🙏🙏🙏

Messa in suffragio dei parenti defunti

Messa per le anime del purgatorio
Giovedì 9 aprile verrà celebrata una Messa in suffragio dei parenti defunti dei sostenitori del mio blog "Cordialiter".

È raro che un'anima entri in paradiso senza passare prima dal purgatorio, ove si soffre atrocemente. Persino le anime di alcuni santi sono passate dal purgatorio, penso ad esempio all'anima di San Claudio de La Colombière (in questo caso lo sappiamo grazie a Santa Margherita Maria Alacoque, sua figlia spirituale e grande mistica).

Per questo motivo non dobbiamo dimenticarci dei nostri parenti defunti che, forse, attualmente si trovano a patire in purgatorio e hanno bisogno del nostro aiuto (Messe, preghiere, elemosine e altre opere buone compiute a loro suffragio) per poter finalmente uscire da quel luogo di sofferenza ed entrare nella Patria Celeste per lodare in eterno l'infinita misericordia di Dio.

Ringrazio di cuore il celebrante per tutto il bene che sta facendo a me e ai sostenitori del blog (lui stesso è uno dei principali sostenitori).

Un prete eroico

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Un buon curato, il quale prima era stato soldato, dopo di aver fatto sacrifici d'ogni sorta pel bene dei suoi parrocchiani, e sostenuto gravi fatiche, si trovavain letto infermo, e si può dire quasi agli ultimi della vita. Ma anche un sacrificio gli era riserbato di fare prima di morire, e con uno sforzo supremo lo volle fare. Una persona entra nella sua camera, gli si accosta al letto e gli dice: - Oh! signor curato, siamo in un brutto impiccio. Il tale .... che voi ben conoscete, è stato colpito da una terribile malattia; egli muore, e rifiuta di ricevere un sacerdote! - Che disgrazia! rispose il buon curato. Se non fossi moribondo, proverei io: forse mi riceverebbe. - Sì, voi riuscirete, ma ohimè! ... e la persona non terminò la frase. Una sublime ispirazione colpì il sacerdote, che sollevandosi e giungendo le mani esclamò: - O mio Dio! sorreggetemi ancora per brevi istanti! Seguì un momento di silenzio, ma d'intensa preghiera. - Aiutatemi a vestirmi! disse a coloro che gli stavano d'intorno. Presi da timore, nessuno si moveva. Tutti credevano che egli delirasse. - Aiutatemi a vestirmi! ripeté, e questa volta con irresistibile autorità. Tutta la vita che gli rimaneva sembrava essersi concentrata nella sua indomita volontà. Egli stese le mani, ed i circostanti obbedendo in profondo silenzio lo vestirono. - Ora, disse il prete, portatemi dall'ammalato. Morirà per via! bisbigliavano fra loro gli astanti, ma egli non ascoltava, assorto com'era in un sol desiderio eroico: la salvezza di un'anima. Diede perfino gli ordini opportuni affinché gli fosse portato tutto l'occorrente per amministrare gli ultimi Sacramenti. - Andiamo! disse quando tutto fu pronto: non abbiamo un minuto da perdere. Con indescrivibile emozione, diversi uomini si fecero avanti: sollevarono il suo corpo morente, nel quale però l'anima regnava sovrana. Durante il tragitto, non si lasciò sfuggire un sospiro, benché ad ogni passo gli prendesse intenso dolore. Pregando ancora a testa china, egli giunse al capezzale dell'altro morente. - Amico, gli disse, con debolissima voce, stiamo ambedue per comparire innanzi a Dio, non perdiamo questi momenti preziosi: io sono venuto per assistervi, per darvi l'aiuto di cui tutti abbisogniamo all'ultima ora. L'ammalato, sopraffatto dall'emozione, emise un grido, ed afferrata la mano del suo parroco, con grande affetto, la portò alle labbra. - Amico mio, continuò il curato, il tempo stringe, non ricuserete certamente di confessarvi?Vinto da tanta carità e da tanta fede, il malato proruppe in lagrime e disse: Oh! sì, mi confesserò a voi. Un sorriso celeste sfiorò le labbra del parroco; egli fece un cenno, e gli astanti si ritirarono. Poco dopo, il ministro di Dio con uno sforzo supremo alzò la voce per pronunziare la assoluzione, la quale scese come rugiada su quell'anima infondendole nuova vita. - L'Olio Santo! esclamò il sacerdote, e poi pregò gli assistenti di tenergli il braccio, e di guidargli la mano. Così fatto, e al suo tocco e per l'efficacia del Sacramento il malato sembrò riaversi. Quando l'opera fu compiuta, il sacerdote piegò il capo sull'infermo che aveva unto, e gli sussurrò con un sospiro di soddisfazione: Arrivederci, amico mio. Conducetemi a casa, soggiunse debolmente, e poi, un po' più forte; Nunc dimittis servum tuum, Domine, secundum verbum tuum in pace. Quindi la sua testa cadde, le sue braccia si abbandonarono inanimate, gli occhi si chiusero, e se non fosse stato che le sue labbra si movevano, mentre pregava, chi lo assisteva lo avrebbe creduto morto; pian piano lo posero sul letto, e indi a poco spirò. Tutti questi dettagli sono esattissimi, scrive l'egregio giornale irlandese Irish Catholic, e sono stati confermati dallo stesso infermo, oggetto di sì eroica abnegazione da parte del buon prete, e che cominciò a rimettersi dal momento ch'ebbe l'estrema unzione. Allorché gli si diceva che doveva esser pieno di fede, avendo ricevuto una grazia sì segnalata, rispondeva: Io morirei per la mia fede; devo raggiungere il mio buon curato.