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mercoledì 13 maggio 2026

Bilancio consuntivo di decenni di ecumenismo

Nel 1971 il grande Cardinale Giuseppe Siri auspicò che si facesse un “bilancio” sull'ecumenismo. Oggi, a decenni di distanza, penso che sia arrivato il momento di tirare le somme e vedere quali siano stati i risultati raggiunti. Delle centinaia di Chiese e Comunità Ecclesiali acattoliche presenti nel mondo negli anni sessanta, quante di esse hanno deciso di entrare nella Chiesa Cattolica fondata da Gesù Cristo? La somma è molto semplice da fare, non c'è bisogno di usare la calcolatrice: zero!

I numeri non sono né "tradizionalisti" né "modernisti", sono dati di fatto di cui prendere atto. Il bilancio di decenni di dialogo ecumenico è tutt'altro che entusiasmante, non ci sono stati i frutti sperati, evidentemente qualcosa deve essere andato storto. 

Non dico che tutto ciò che è stato fatto in ambito ecumenico sia sbagliato, e che tutti coloro che si sono cimentati in questo campo abbiano commesso qualche colpa grave, però bisogna riconoscere che, generalmente parlando, sono stati compiuti anche molti errori. Per esempio, durante un'omelia un sacerdote ha raccontato con rammarico un triste fatto avvenuto quando lui era studente universitario, quando un prete organizzò in una chiesa un incontro ecumenico coi protestanti, ma per non urtare la sensibilità dei seguaci di Lutero, il prete tolse il Santissimo Sacramento dal tabernacolo e lo “nascose” in sacrestia. L'allora studente universitario si domandò come si potesse ottenere l'unità dei cristiani in quel modo, cioè mettendo da parte Gesù Cristo. È ovvio che questi metodi ecumenici siano fallimentari.

Sia chiaro, io desidero ardentemente che gli acattolici si convertano ed entrino a far parte della Chiesa Cattolica, che è il Corpo Mistico di Cristo, tuttavia non penso che ciò possa avvenire coi metodi usati da coloro che hanno il prurito delle novità. Bisogna usare i metodi efficaci che usavano San Pietro Canisio e tanti altri zelanti cattolici. Non è con le ambiguità, le mezze verità e l'occultamento dei dogmi che si ottiene l'unità dei cristiani. 

Ma c'è un'altra triste considerazione da fare. Fino agli anni sessanta avvenivano spesso dalle conversioni dal protestantesimo al cattolicesimo, mentre oggi non solo le conversioni sono diminuite drasticamente, ma addirittura molti cattolici stanno passando nelle file delle nuove sette (soprattutto in Sud America). In un vecchio libro dei primi anni sessanta ho letto dei dati che fanno riflettere, ad esempio in Svizzera nell'arco di un secolo i cattolici erano passati da circa il 33% della popolazione totale al 45,5% del 1960 (mentre oggi sono calati al 38,6%). In Inghilterra i cattolici aumentavano di oltre 100.000 fedeli all'anno, ed era in corso una lenta e costante ricolonizzazione cattolica. Lo stesso trend si registrava in Germania e nei Paesi Bassi. In quest'ultimo Stato i cattolici erano arrivati al 42% della popolazione, mentre oggi la percentuale è crollata al 29%.  Nel 1962 i cattolici negli Stati Uniti d'America erano quasi 43 milioni, in aumento di circa 800.000 fedeli rispetto all'anno precedente. Dal 1952 al 1962 l'incremento era stato superiore al 40%. Ma il dato più eloquente è il calo della percentuale dei cattolici sulla popolazione mondiale, passata dal 18,7% dei primi anni sessanta all'attuale 17,3%.

“Contra factum non valet argumentum”, contro l'evidenza dei fatti i teologi modernisti non possono accampare scuse, bisogna riconoscere gli sbagli fatti e correggere la rotta. Dobbiamo tornare al “vero ecumenismo”, cioè all'apostolato concreto dei santi, i quali portavano anime a Dio, finiamola col falso ecumenismo delle chiacchiere e dei dialoghi inconcludenti!

Pensiero del giorno

Santa Giacinta Marto di Fatima
Verranno certe mode che offenderanno molto Nostro Signore. Le persone che servono Iddio non debbono seguire le mode. La Chiesa non ha mode. Nostro Signore è sempre lo stesso. I peccati che portano più anime all'inferno sono i peccati impuri. Se gli uomini sapessero che cos'è l'eternità, come farebbero di tutto per cambiare vita!... 

(Santa Giacinta Marto di Fatima).

martedì 12 maggio 2026

Guarito grazie a Don Bosco

Don Bosco
(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Il Santo aveva bisogno di tremila lire, per pagare gli operai che costruivano la Chiesa di Maria Ausiliatrice. Uscì in cerca di denaro. Un domestico appena lo riconobbe, lo invitò ad andare a visitare il suo padrone gravemente infermo. Vi andò. Giunto all'abitazione, gli si fece incontro una signora piangente: - Oh, Don Bosco! Se sapesse da quanto tempo l'aspettiamo! Avrei desiderato che mi avesse ottenuta la guarigione di mio marito; ma adesso è troppo tardi; è quasi alla fine; due giorni addietro i medici tennero il consulto.  
Rispose Don Bosco: - C'era anche la Madonna? Se non c'era la Madonna, il consulto fu incompleto, poichè ci mancava il medico curante. E di che malattia si tratta?  
- La malattia ha preso varie forme e da parecchi mesi è degenerata in idropisia; è stato operato più volte, ma ora è di nuovo gonfio, da fare pietà.  
- Ebbene, se loro si sentono di aiutare la Madonna in un certo affare, nella costruzione della sua Chiesa, io mi proverò a fare guarire dalla Madonna suo marito.  
- Volentieri, le darò qualunque cosa.  
Don Bosco fu introdotto nella camera dell'infermo, che disse: Quanto bisogno ho delle sue preghiere! Non c'è altro che lei che possa cavarmi da questo letto. 
- È molto tempo che si trova in tale stato?  
- Da tre anni; soffro orribilmente; non posso fare il minimo movimento da solo ed i medici non mi danno ormai più speranza di guarire.  
- Vuol fare una passeggiata? 
- Oh, povero me! Non ne farò più; ma... me la faranno fare!...  
- Se ella è d'accordo con la sua signora, la farà oggi con le sue gambe e con la sua vettura.  
- Oh, se potessi avere almeno un po' di sollievo, farei volentieri qualche cosa per le sue. opere!  
- Veda, signore, il momento sarebbe propizio; avrei bisogno di tremila lire.  
- Ebbene, mi ottenga un po' di sollievo ai miei mali ed io verso la fine dell'anno cercherò di accontentarla.  
- Ma io ne avrei bisogno questa sera stessa.  
- Questa sera?... Ma bisognerebbe uscire, andare alla Banca Nazionale, cambiare cedole...  
- E perchè non andare alla Banca? 
- Chi?  
- Lei!  
- Uscire io?... 
- Ma lei scherzai È impossibile!...  
- Impossibile a noi, ma non a Dio! Orsù, dia gloria, a Dio ed a Maria SS. Ausiliatrice! Mettiamoci alla prova.  
Don Bosco fece radunare nella camera tutte le persone della casa, comprese quelle di servizio, una trentina, e le invitò a recitare particolari preghiere a Gesù Sacramentato ed all'Ausiliatrice. 
Finita la preghiera, impartì la Benedizione all'infermo; questi avvertì un fortissimo disturbo addominale, tanto che la moglie si diede a gridare: - Muore! Muore!  
Il Santo soggiunse: - Stia tranquilla, che non muore! Anzi, faccia portare qui i vestiti del marito perché ora dovrà uscire.  
Mentre si facevano i preparativi, entrò il medico curante, che gridò all'imprudenza e tentò di dissuadere l'infermo; ma questi disse: - Sono padrone di me e voglio seguire i suggerimenti di Don Bosco!  
I familiari volevano aiutarlo ad alzarsi ed il Santo li trattenne. In pochi minuti l'infermo era vestito e cominciò a passeggiare per la camera. Si diede ordine che si tenesse pronta la carrozza con i cavalli. Prima di uscire il guarito volle prendere cibo; poi fece, senza aiuto alcuno, quattro rampe di scale, montò sulla vettura, riscosse alla Banca le tremila lire e, ritornato a casa, consegnando l'offerta a Don Bosco, disse: - Sono completamente guarito! Non so come ringraziare!  


(Brano tratto da "Un prete straordinario", di Don Giuseppe Tomaselli)

Messa per i sostenitori del blog e i loro familiari

Venerdì 15 maggio verrà celebrata una Messa per le anime dei sostenitori del blog e dei loro familiari.
 
L’intramontabile Catechismo di San Pio X insegna che il Santo Sacrificio della Messa viene offerto per quattro fini:

- per onorare e adorare Dio come si conviene;

- per ringraziare il Signore per tutto ciò che ci dona;

- per placare Dio e dargli la dovuta soddisfazione per i nostri peccati, e anche per suffragare le anime sante del Purgatorio; per tali motivi il Sacrificio della Messa viene definito “propiziatorio”;

- per impetrare dalla Santissima Trinità nuove grazie, soprattutto spirituali.

Ringrazio di cuore il celebrante per tutto il bene che sta facendo per me e per i sostenitori del mio blog.

Pensiero del giorno

Chi dice di non avere tempo da dedicare al Rosario, non dice il vero; dovrebbe piuttosto dire che non ne ha volontà.

[Pensiero tratto da "L'Ora presente", di Don Giuseppe Tomaselli].

lunedì 11 maggio 2026

Pio XII sui castighi divini

Papa Pio XII
[Brano tratto dal discorso di Papa Pio XII ai giuristi cattolici del 26 maggio 1957].


[…] Finalmente voi dovete conoscere il senso e il fine della pena. È un argomento che Noi abbiamo trattato ampiamente in precedenti allocuzioni. Senza ripetere ciò che allora abbiamo detto, vorremmo invitarvi a riflettere sul fatto che «Dio punisce», come appare chiaramente dalla rivelazione, dalla storia e dalla vita.

Qual è il senso di questo castigo divino? L'Apostolo Paolo lo lascia intendere, quando esclama : «Ciò che uno avrà seminato, quello mieterà» (Gal. 6, 8). L'uomo, che semina la colpa, raccoglie il castigo. Il castigo di Dio è la risposta di Lui ai peccati degli uomini. Voi direte forse che ben conoscete ed accettate gl'insegnamenti della religione e della morale in questa materia, ma che siete costretti a vedere la pena in un'altra luce e dovete discuterla in un altro piano, vale a dire come un provvedimento preso dalla pubblica autorità a riguardo del colpevole, che ha infranto il diritto positivo, per mezzo del quale lo Stato intende di tutelare la ordinata vita sociale. Ed è giusto: l'aspetto giuridico e positivo conserva il suo carattere proprio e distinto da quello religioso e morale. Senza dubbio la pena può essere considerata come una funzione sia del diritto umano che del diritto divino, ma è egualmente, od anche più vero, che l'aspetto giuridico non è mai un concetto puramente astratto, pienamente tagliato da qualunque relazione con l'aspetto morale. Ogni diritto umano, infatti, meritevole di questo nome trova finalmente il suo vero fondamento nel diritto divino; il che non porta seco nè diminuzione nè limitazione, ma piuttosto un aumento della sua forza e della sua stabilità.

Quali sono dunque il senso ed il fine della pena data da Dio? In primo luogo ed essenzialmente, essa è la riparazione della colpa e la restituzione dell'ordine violato. Commettendo il peccato, l'uomo si sottrae ai precetti divini e oppone la sua volontà a quella di Dio. In questo confronto personale l'uomo preferisce sè stesso e respinge Dio. Nel castigo persiste il confronto fra le stesse due persone, Iddio e l'uomo, fra le stesse volontà; ma ora, imponendo alla volontà del ribelle la sofferenza, Iddio lo costringe a sottomettersi al suo volere, alla legge e al diritto del Creatore, e a restaurare così l'ordine infranto.

Il castigo divino però non esaurisce in tal guisa tutto il suo senso, almeno in questo mondo e per il tempo della vita terrena. Esso ha anche altri scopi, che sono anzi, in parte, preponderanti. Spesso infatti le pene volute da Dio sono piuttosto un rimedio che un mezzo di espiazione, piuttosto «poenae medicinales» che «poenae vindicativae». Esse ammoniscono il reo a riflettere sulla sua colpa e sul disordine delle sue azioni, e lo inducono a distaccarsene ed a convertirsi.

In tal guisa, subendo la pena inflitta da Dio, l'uomo intimamente si purifica, rafforza le disposizioni della sua rinnovata volontà verso il bene ed il giusto. Nel campo sociale, l'accettazione della pena contribuisce alla rieducazione del colpevole, lo rende più atto ad inserirsi nuovamente come membro utile nella comunità degli uomini, contro la quale il suo delitto l'aveva messo in opposizione.

Rimarrebbero ancora da considerare le eguali funzioni della pena nel diritto umano, per analogia a ciò che abbiamo esposto intorno al castigo divino. Ma tale passo voi potete compierlo facilmente, perchè siete giuristi, e simili pensieri vi sono familiari. D'altra parte, abbiamo già bastantemente attirato la vostra attenzione sui rapporti che si stabiliscono necessariamente fra i due ordini […].

Pensiero del giorno

Il Signore come giusto giudice, se punisce spesso i peccati dei privati soltanto dopo la morte, tuttavia colpisce talora i governanti e le nazioni stesse anche in questa vita, per le loro ingiustizie, come la storia ci insegna.


(Papa Pio XII, Enciclica “Datis Nuperrime”, 5 - 11 - 1956).

domenica 10 maggio 2026

Pensiero del giorno

Solo in Dio si trova la vera pace.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

sabato 9 maggio 2026

La Chiesa Cattolica Copta: Storia, Rito e Tradizione Alessandrina (lk 66)

 

La Chiesa Cattolica Copta è una delle 23 Chiese cattoliche orientali sui iuris, che, pur mantenendo il proprio rito e le proprie tradizioni storico-liturgiche, è in piena comunione con il Vescovo di Roma, il Papa. La sua origine è profondamente radicata nella storia del cristianesimo egiziano, risalente all'evangelizzazione attribuita a San Marco Evangelista nel I secolo.


 

Storia e Riconciliazione

La Chiesa Cattolica Copta è nata dalla separazione di una parte della comunità dalla storica Chiesa Ortodossa Copta, a seguito di un movimento di riavvicinamento a Roma promosso principalmente da missionari, in modo particolare Francescani e Gesuiti, a partire dal XVII secolo.

  • Le Prime Comunità: Comunità cattoliche iniziarono a formarsi in Egitto nel XVII secolo, grazie all'opera di missionari latini.

  • Il Patriarcato Ristabilito: Dopo vari tentativi, il Patriarcato cattolico copto di Alessandria fu formalmente ristabilito da Papa Leone XIII con la lettera apostolica "Christi Domini" il 26 novembre 1895. Il capo della Chiesa Cattolica Copta porta il titolo di Patriarca di Alessandria dei Copti.

  • Diffusione: I fedeli copti cattolici risiedono prevalentemente in Egitto e in Sudan.


 

Il Rito Copto: Eredità Alessandrina

Il rito liturgico utilizzato è il Rito Copto, che appartiene alla più ampia tradizione liturgica alessandrina (la stessa usata dalla Chiesa Ortodossa Copta e dalla Chiesa Etiopica). Nonostante l'influenza del cattolicesimo latino, i Copti Cattolici hanno in gran parte preservato la ricchezza delle loro usanze.

  • Le Liturgie Eucaristiche: Il rito copto si distingue per l'uso di tre diverse liturgie eucaristiche (o Anafore) in base al periodo dell'anno liturgico:

    1. Anafora di San Basilio: La più utilizzata.

    2. Anafora di San Gregorio di Nazianzo.

    3. Anafora di San Cirillo di Alessandria: Considerata l'erede della storica Liturgia di San Marco Apostolo, e unica tra le liturgie copte a presentare una somiglianza con il canone romano.

  • Sacramenti: La liturgia battesimale è complessa e prevede l'unzione con l'olio. Il sacramento della Cresima (Confermazione) viene amministrato immediatamente dopo il Battesimo con 36 unzioni di Santo Crisma, secondo l'antica prassi orientale. La comunione è distribuita ai fedeli sotto entrambe le specie (pane e vino).

  • Clero: A differenza della Chiesa Latina e in comune con molte Chiese Orientali, il clero secolare (preti) può accedere al sacerdozio anche se sposato, pur non potendo accedere all'episcopato (i vescovi devono essere celibi, spesso scelti tra il clero monastico).

  • Iconografia: Nelle chiese copte sono presenti le icone (immagini sacre dipinte), ma non le statue.


 

Calendario e Digiuni

I Copti Cattolici mantengono l'uso del Calendario Copto (o calendario dei martiri) che è distinto dal Calendario Giuliano e Gregoriano, e che determina le loro festività:

  • Natale: Viene celebrato il 7 gennaio (che corrisponde al 29 Kiahk del calendario copto).

  • Pasqua: La Pasqua cade solitamente la seconda domenica dopo il primo plenilunio di primavera.

  • Digiuni: Il calendario liturgico copto prevede cinque periodi di digiuno durante l'anno, che precedono le maggiori feste.