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mercoledì 7 gennaio 2026

Fa' subito quello che ti ha ordinato Don Bosco, altrimenti questa è l'ultima Messa che celebri!

Don Bosco
Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902 - 1989).


Non si può omettere un caso di bilocazione, che quasi tutti i biografi riportano. Il Salesiano Don Branda, Direttore dell'Istituto di Sarrià, nella Spagna, era a letto, nella notte del 6 Febbraio 1886. Durante il sonno sentì chiamarsi: - Don Branda! Don Branda!  Era la voce di Don Bosco, il quale stava a Torino. Il Direttore aprì gli occhi e, quantunque piena notte, vide la camera illuminata a giorno. La voce continuò: - Ora tu non dormi! Alzati, dunque! Don Branda si alzò, si vestì, rimosse la tendina del letto e scorse nel mezzo della camera Don Bosco. Gli si avvicinò e gli prese la mano per baciarla. Don Bosco gli disse: - Vieni con me, conducimi a visitare la casa. Ti farò vedere cose, delle quali tu nemmeno sospetti. Eppure sono cose che fanno spavento.  Don Branda, prese le chiavi delle camerate ed uscito con Don Bosco dalla sua stanza, salì le scale ed entrò con lui nei dormitori. Il Santo gli indicò tre giovani. - Vedi questi tre infelici? Li ha guastati uno che tu non crederesti, se non fossi venuto io a dirtelo; e sono venuto perché c'era bisogno che io ti svelassi questo mistero d'iniquità. Tu te ne sei fidato, tu lo credi buono,... e tale sembra all'esterno. È il tizio...  e disse nome e cognome. Il Direttore sbalordì ad udire quel nome. Don Bosco continuò:  - Mandalo subito via dall'Istituto! Usciti dalle camerate, fecero un giro per tutta la casa. Scale, stanze, cortili, s'illuminavano a giorno al passaggio di Don Bosco. Si ritornò nella camera di Don Branda. Qui in un angolo, apparvero i tre poveri giovani nell'atto di nascondersi, per sfuggire alla vista di Don Bosco; avevano il volto ributtante; vicino ad essi stava colui che li aveva scandalizzati. La fisionomia di Don Bosco divenne terribilmente severa; poi con un tono di voce schiacciante gridò: - Scellerato, sei tu che rubi le anime al Signore! La tua colpa è enorme e tu l'hai continuata per mesi e mesi e l'hai sempre taciuta in confessione!  Poi ripetè al Direttore: - Manda via costoro! Don Branda osservò: Io non so come fare a mandarli e quali ragioni addurre. Don Bosco non disse altro e si mosse per uscire dalla stanza. In quel momento sparve la luce. Il Direttore rimase solo al buio, accese il lume e vide che l'orologio segnava le ore quattro. Era assai turbato e non ritornò a letto. Lungo il giorno studiava come rimediare all'inconveniente dell'Istituto, ma non sapeva decidersi a mandare quei giovani. Tutto questo, come si è detto sopra, avveniva nella Spagna. Don Bosco l'indomani dell'apparizione, stando a Torino, disse a Don Rua: Questa notte ho fatto una visita a Don Branda. Scrivigli una lettera e domandagli se ha eseguito i miei ordini. Don Rua mandò la lettera, ma Don Branda non si risolveva ad allontanare i giovani. Passati cinque giorni dall'apparizione, mentre Don Branda era al principio della Messa e stava per salire i gradini dell'Altare, fu invaso da terrore e tremore e gli risonò nell'intimo una voce misteriosa: - Fa' subito quello che ti ha ordinato Don Bosco, altrimenti questa è l'ultima Messa che celebri!  Lo stesso giorno si risolvette ad agire. Chiamati i colpevoli, si accertò di tutto e potè mandarli dall'Istituto. Dal carisma della bilocazione si rileva l'onnipotenza e l'onniscienza di Dio, che tutto vede e scruta.


[Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli].

Pensiero del giorno

Tra i vescovi, pochi sono quelli che hanno vero zelo delle anime.


(Pensiero tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

martedì 6 gennaio 2026

Interessante discorso di un vescovo sulla Comunione (1512 15-3-25)

Donna col velo che riceve la Comunione inginocchiata alla balaustra
[Brano tratto dal discorso pronunciato il 4 ottobre 2005 da Mons. Jan Paweł Lenga al Sinodo dei Vescovi sull'Eucarestia].

Non posso dimenticare quelle scene commoventi dai tempi della persecuzione della Chiesa [in Polonia ai tempi del comunismo, n.d.r.], quando in piccolissime stanze riempite di fedeli durante la S. Messa, bambini, anziani e malati si mettevano in ginocchio ricevendo con riverenza edificante il corpo del Signore. Tra le innovazioni liturgiche apportate nel mondo occidentale, ne emergono specialmente due che oscurano in un certo modo l'aspetto visibile dell'Eucaristia riguardante la sua centralità e sacralità; queste sono: la rimozione del tabernacolo dal centro e la distribuzione della comunione sulla mano. Quando si rimuove il Signore eucaristico, "l'Agnello immolato e vivo", dal posto centrale e quando nella distribuzione della comunione sulla mano si aumenta innegabilmente il pericolo della dispersione dei frammenti, delle profanazioni e dell'equiparazione pratica del pane eucaristico con il pane ordinario, si creano condizioni sfavorevoli per una crescita nella profondità della fede e nella devozione. La comunione sulla mano si sta divulgando e persino imponendo maggiormente come una cosa più comoda, come una specie di moda. Non siano in primo luogo gli specialisti accademici, ma l'anima pura dei bambini e della gente semplice che ci potrebbe insegnare il modo con cui dovremmo trattare il Signore eucaristico. Vorrei fare quindi umilmente le seguenti proposizioni concrete: che la Santa Sede stabilisca una norma universale motivata, secondo la quale il modo ufficiale di ricevere la comunione sia quello in bocca ed in ginocchio; la comunione sulla mano sarebbe riservata invece al clero. Che i vescovi dei luoghi, dove è stata introdotta la comunione sulla mano, si adoperino con prudenza pastorale a ricondurre gradualmente i fedeli al rito ufficiale della comunione, valido per tutte le chiese locali.

Pensiero del giorno

«O Signore Gesù che, morendo sulla croce, avevi un cuore sì dolce verso di noi e ci amavi tanto soavemente, laddove noi stessi eravamo la causa della tua morte, e ad altro non pensavi che ad ottenere il perdono dei tuoi crocifissori, mentre quelli ti martoriavano ed insultavano crudelmente, aiutami, ti prego, a sopportare con dolcezza le imperfezioni e i difetti del mio prossimo. […] Insegnami sempre a comportarmi con dolcezza e soavità, senza mai rompere la pace con nessuno. […] In conclusione, propongo col tuo aiuto, o Dio amabilissimo, di applicarmi per acquistare la soavità del cuore verso il prossimo, considerandolo come creatura tua, destinata a goderti in eterno in Paradiso. Quelli che sopporti Tu, o Signore Iddio, è ben giusto che li sopporti anch’io teneramente e con grande compassione per le loro infermità spirituali» (cfr. S. Francesco di Sales).

[Brano tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

lunedì 5 gennaio 2026

Le tenebre di oggi anche fra i cattolici!

Dagli scritti di Don Dolindo Ruotolo (1882 - 1970).


Ecco, noi viviamo in un’epoca di tenebre fitte, in un momento di frenesia collettiva, che ci fa correre verso la catastrofe; si affondano le navi, si distruggono immani ricchezze, si corre come esercito mobilitato verso la morte, e perché? Perché manca la luce di Gesù Cristo che è lume di vita! Si assiste al miserando spettacolo della creazione di nuove fedi, fondate sulla ignoranza, di nuove religioni fondate su idoli scelleratissimi, carichi di delitti, e persino di nuovi misticismi [...]  

Gli uomini sembrano impazziti, impazziti fino al delirio; sconvolgono tutto per creare, secondo essi, un ordine nuovo, e fanno rovinare tutto, tutto travolgendo nell’immane cataclisma delle rivoluzioni e delle guerre. Si presta fede cieca ai corifei dell’empietà, fino a considerarli come dèi, e si nega l’assenso nobilissimo dell’intelletto e del cuore a Gesù Cristo! 

È una cosa penosissima! È necessario spegnere le false luci del mondo e riaccendere la luce di Gesù Cristo, non solo nelle nazioni: ma anche tra i medesimi cattolici. Ci sono infatti fra essi gravi sintomi di assideramento e di disorientamento; serpeggiano fra loro a man salva errori funestissimi, e pochi se ne accorgono, assorbendone il veleno nella vita. C'è un forte infiltramento di razionalismo, di materialismo e di naturalismo nelle anime, un aborrimento del soprannaturale, una forzata paralisi degli slanci dell'anima verso vette più alte, con subcosciente disprezzo di tutto quello che è vita interiore e vita di santità, e soprattutto una viltà spinta fino ad ostentare rispetto e simpatia per gli eretici ed i perversi [...] è troppo importante che si riaccenda in pieno la luce che ci ha data Gesù Cristo: tra i fedeli e, bisogna dirlo, tra quelli stessi che li guidano, perché il disorientamento è anche tra le anime consacrate a Dio [...].


[Brano tratto dal commento di Don Dolindo Ruotolo al Vangelo di San Giovanni, diffuso dall'Apostolato Stampa di Napoli]. | 

Pensiero del giorno

[...] il valore della testimonianza dei genitori di famiglie numerose non solo consiste nel rigettare senza ambagi e con la forza dei fatti ogni compromesso intenzionale tra la legge di Dio e l'egoismo dell'uomo, ma nella prontezza ad accettare con gioia e riconoscenza gli inestimabili doni di Dio, che sono i figli, e nel numero che a lui piace.


[Brano tratto dal discorso del grande Papa Pio XII ai dirigenti e rappresentanti delle associazioni delle famiglie numerose, pronunciato presso la Città del Vaticano il 20 gennaio del 1958]

domenica 4 gennaio 2026

La fortezza

Volta della cupola del Santuario di Pompei
Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena.


Insegnami, o Signore, ad agire virilmente confidando in te. 

1 - « Il regno dei cieli si acquista con la forza » (Mt 11, 12). Non bastano le buone risoluzioni, i buoni desideri per farsi santi, occorre tradurli in pratica; ed è proprio in questa attuazione pratica che si incontrano le maggiori difficoltà, per cui spesso le anime si fermano scoraggiate o addirittura retrocedono dal cammino intrapreso. Sono anime deboli che si spaventano di fronte alla fatica, allo sforzo, alla lotta; sono anime cui manca, o per lo meno difetta, la virtù della fortezza. Questa virtù è appunto quella che ci rende capaci di affrontare e di sostenere qualsiasi difficoltà, qualsiasi disagio e sacrifìcio che possiamo incontrare nell’adempimento del dovere. Difficoltà e sacrifici che non mancheranno mai, perchè mentre « larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione,... stretta è la porta e angusta è la via che conduce alla vita » (Mt. 7, 13 e 14). Quindi, come sarebbe un’illusione pretendere di trovare facile e comoda la via del bene, così sarebbe un’illusione pensare di poterla battere senza un assiduo esercizio della virtù della fortezza. Anzi, quanto più un’anima aspira a maggior perfezione, tanto più deve essere forte e coraggiosa, giacchè maggiori saranno le difficoltà che dovrà affrontare.

Quando Gesù ha voluto fare l’elogio del Precursore ha detto: « Che siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? » (Mt. 11, 7); no, il Battista non era un debole che poteva essere scosso dal vento delle difficoltà, ma un forte che, per difendere la legge di Dio, non ebbe timore d’incorrere nella disgrazia del suo re e seppe affrontare con coraggio anche il martirio. Altrove, parlando della vittoria sul male e sul demonio, Gesù ha tracciato l’elogio dell’uomo forte: « Quando un uomo forte, ben armato, custodisce l’ingresso di casa sua, quanto egli possiede è al sicuro » (Lc. 11, 21). E' l’immagine dell‘anima che ha la virtù della fortezza: essa è bene armata e nessuna lotta, nessuna tentazione, nessun ostacolo può spaventarla, anzi, malgrado tutto ciò rimane sicura e tranquilla poichè trae la sua forza da Dio stesso.

2 - « Sua Maestà - scrive S. Teresa d’Avila - vuole anime coraggiose, ed è loro molto amico, purchè camminino con umiltà, diffidando sempre di se stesse » (Vi. 13, 2). La fortezza cristiana non è temerarietà nè presunzione delle proprie forze, ma si basa su Dio e sui grandi doni che Egli ha elargiti all’uomo. Se l’uomo è nulla per se stesso, è però grande per quel che Dio l’ha fatto e gli ha donato, per la dignità altissima che gli ha conferita: nell’ordine naturale è stato preposto al governo del mondo, tutte le altre creature gli sono state sottoposte, ed egli deve servirsene per meglio conoscere ed amare Dio; nell’ordine soprannaturale ha ricevuto la vocazione altissima di figlio di Dio, chiamato da lui a partecipare alla sua vita ed alla sua beatitudine eterna. Per conseguire tale mèta gli è stata conferita la grazia, la quale non è solo vita e luce soprannaturale, ma è anche forza divina, forza infusa in lui proprio per sanare le debolezze della sua natura, per corroborare la sua volontà, onde renderlo capace di adempiere tutti i doveri inerenti alla sua vocazione. Nel battesimo, assieme alle altre virtù infuse, ha ricevuto la virtù della fortezza, partecipazione della fortezza divina, depositata nell’anima sua come un germe capace di svilupparsi fino a piena perfezione. Nei doni naturali e soprannaturali ricevuti da Dio, nella dignità altissima cui l’uomo è stato da Dio inalzato, sta quindi il fondamento della fortezza cristiana.

Se siamo deboli, ciò non proviene da insufficienza dei doni divini, ma dalla nostra insufficienza, ossia da non aver trafficato abbastanza i talenti di natura e di grazia che il Signore ci ha dati. E, se siamo forti, il merito non è nostro, ma di Dio che ci ha resi tali. Il cristiano è umile nella sua fortezza perchè sa che questa non scaturisce da lui come da fonte propria, ma dai doni che Dio gli ha dati, ed egli rimane sempre dipendente da Dio, tanto nella considerazione del suo nulla, come in quella della sua grandezza, tanto nella sua umiltà, come nella sua fortezza. Ecco perchè il Signore, pur amando le anime coraggiose, le vuole umili e sempre diffidenti di sè; ecco perchè lo Spirito Santo dice: « rinfrancati, fatti cuore e spera nel Signore » (Sal. 26, 14).

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Volto misericordioso e dolcissimo di Gesù Cristo
Gesù è l'unico vero amico che non ci abbandona mai, e che solo ci può rendere veramente felici.

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].

sabato 3 gennaio 2026

Le ragazze serie... esistono ancora

Ragazza seria
I modernisti insegnano che i rapporti prematrimoniali tra fidanzati non sono peccati, o almeno non sono peccati gravi. Invece per noi cattolici fedeli alla Tradizione, i rapporti sessuali tra persone non sposate (fornicazione) sono peccati mortali proibiti dalla Legge naturale che Dio ha scritto nei nostri cuori.

A tal proposito ripubblico un'intervista a Riesina, la quale ha avuto la grazia di avere un parroco fedele al Magistero perenne della Chiesa, che le ha impartito una buona formazione cristiana. La ringrazio per la cordiale disponibilità mostrata nel rispondere alle mie domande su questioni importanti per la vita del cristiano.


- Il Vangelo insegna che "Porro unum est necessarium", solo una cosa è necessaria: la salvezza dell'anima. Invece i modernisti parlano di lotta alla povertà dell'Africa, difesa dell'ambiente, pace nel mondo, e altre cose che pur essendo buone e condivisibili, tuttavia non sono importanti come il tema della salvezza eterna. Non pensi che noi cattolici fedeli alla Tradizione dovremmo impegnarci di più per far sapere a tutti che la cosa più importante è salvare l'anima dalla perdizione eterna?

- Certamente. Credo che sia quasi inutile dedicare tutti i propri sforzi a rendere questo mondo ottimale, se poi si ignora completamente la prospettiva della vita eterna. Qualche tempo fa il mio parroco, nel corso di una sua omelia, parlava di queste persone che cercano di rendere perfetta la propria vita terrena, ed ha proposto una metafora che calzava a pennello: “sarebbe come se io stessi viaggiando per trasferirmi in un’altra città e mi sforzassi per rendere perfetto il viaggio in macchina. E qui capite dov’è il tranello: si tratta di una condizione temporanea, non duratura! Sarebbe meglio allora dedicare i propri sforzi a rendere migliore la permanenza nella nuova città”. E in questo senso io muovo una critica in particolare contro certi cristiani che si avvicinano molto all’ecologia: è sì importante proteggere il nostro pianeta, ma è molto più importante tener presente alle anime che queste devono principalmente dedicare i propri sforzi all’ottenimento della Salvezza Eterna.

- Molti giovani sono attratti dall'occultismo. Conosci degli amici che "giocano" a fare sedute spiritiche o vanno dai maghi?

- Conosco una ragazza molto vicina a questo mondo. Ha ricevuto tutti i sacramenti, ma dopo la Cresima ha smesso di frequentare la parrocchia e, nel giro di qualche anno, è diventata una persona che vive in maniera “neopagana”. Poi, nell’ambito dell’università, ha conosciuto un ragazzo con cui ha avuto una storia. Pure lui vive in modo neopagano. Mi ricordo che un giorno mi hanno chiamato dicendomi che “leggevano le rune” e chiedendomi se anche io avessi voluto partecipare. Ho declinato l’offerta con fermezza: io so che queste pratiche (nel cui insieme rientrano anche gli oroscopi e il possesso di oggetti “portafortuna”) a prima vista sembrano dei giochi innocui con cui trascorrere un pomeriggio, ma in realtà celano un significato secondario che trascina le persone lontano da Dio e vicino a Satana.

- San Remigio diceva che dei cristiani adulti, pochi si salvano, e tutti gli altri si dannano a causa dei peccati della lussuria (ecco le testuali parole: “Ex adultis propter carnis vitium pauci salvantur”). Oggi sono pochi i giovani non sposati che vivono in totale castità. Cosa potremmo fare per far capire alla gioventù che i rapporti sessuali fuori dal matrimonio sono peccati mortali?

- Credo che in questo senso la cosa più utile da fare sia educare i bambini, sin da piccoli, ad assumere un tipo di cultura che abbia un rispetto della sessualità come una cosa seria e che non va presa alla leggera. Mi rendo conto, però, che nella società in cui viviamo adesso e in cui si ha un’esaltazione dell’essere disinibiti nell’approcciarsi al sesso, educare i propri figli a rispettare la dimensione sessuale sia sempre più difficile. Ma non è impossibile. Si può, per esempio, spiegare loro quali siano i rischi cui si va incontro facendo del sesso occasionale (in particolare le malattie veneree), aggiungendo che le persone che hanno rapporti occasionali anche protetti comunque sia in qualche modo finiscono per rovinarsi e diventare dipendenti dal sesso e, non meno importante, ad avere una visione del prossimo non come un individuo ma come un mezzo di raggiungimento del piacere. Credo che i genitori debbano pertanto parlare spesso a quattr’occhi con i propri figli, allo scopo di far conoscere loro l’importanza di determinati argomenti, non solo riguardanti il sesso: se i genitori facessero così, credo che non ci sarebbe il problema della perdizione dei giovani.

- Qualcuno ti ha mai deriso o criticato per il fatto che non vivi in maniera libertina come tante altre ragazze della tua età?

- Alle superiori, in particolare nei primi anni, le mie compagne andavano tutti i sabato sera in discoteca ed avevano tutte il fidanzatino con cui avevano le proprie esperienze sessuali. Io sono sempre stata “single”, per cui loro premevano affinché mi trovassi il fidanzato (talvolta si “offrivano” pure di combinarmi il fidanzamento), ma io ho sempre declinato. Loro mi spiegavano cosa fare e come mi sarei dovuta comportare nel corso di un eventuale incontro amoroso. E io spiegavo, tranquillamente, che non volevo saperne di avere incontri di quel tipo. Loro mi spiegavano che non c’era nulla di male, che non dovevo avere il paraocchi e che io ero decisamente troppo bigotta secondo i loro canoni, ma io non ho dato loro ascolto. Poi, hanno capito com’ero fatta e non me l’hanno più chiesto.

- I mondani, quando vengono a sapere che una ragazza è entrata in un monastero di clausura, la criticano o al massimo la compatiscono. Se una tua amica ti confidasse di voler abbracciare la vita consacrata, saresti felice per lei?

- Eccome! Tempo fa sono stata alle vestizioni delle suore del convento di Gricigliano. Vedere le novizie mi ha fatto un bell’effetto: ragazze giovani che decidono di offrire la propria vita a Dio è veramente bello. Pertanto, credo proprio che ne sarei felice. Nella mia città universitaria sorge un monastero di clausura in cui vivono suore agostiniane, e una mia amica mi ha raccontato di una ragazza che seguiva il suo stesso corso e che, a un certo punto, ha deciso di farsi suora. Non ho potuto che provare felicità per lei, e anche un po’ di rammarico per non aver avuto la stessa fortuna: vedere un’amica che decide di prendere la strada religiosa dev’essere una buona occasione per crescere ed arricchirsi dal punto di vista spirituale. Un’altra prospettiva di vita, che purtroppo viene quasi ignorata, è la possibilità di dedicarsi all’”Ordo Virginum”, una scelta di vita in cui si vive la castità pur non essendo consacrati.

- Se la vita matrimoniale viene vissuta in maniera profondamente cristiana da entrambi i coniugi, praticando un'intensa vita spirituale, pensi che possa essere fonte di gioia?

- Certamente. In quel caso lo vedrei come un matrimonio in cui regna la consapevolezza della presenza reale di Dio, il quale non va visto certo come un “terzo incomodo”, ma come un Qualcuno che possa aiutare i due coniugi a vivere la propria serenità matrimoniale e a compiere le giuste scelte familiari. Se più famiglie avessero questa consapevolezza, sicuramente non si sentirebbe la crisi che sta indubbiamente attraversando la famiglia; non ci sarebbero tradimenti e bugie tra i due coniugi. Non so se mi sposerò, ma se lo farò, spero di trovare un marito cattolico con cui condividere questa consapevolezza.

- Hai mai sentito parlare dell'homeschooling, cioè della possibilità di istruire i figli a casa propria per salvarli dalle scuole del regime culturale progressista? Cosa ne pensi?

- Sì, ne ho sentito parlare, anche se un po’ di sfuggita. Credo che sia importante offrire ai bambini una proposta educativa alternativa rispetto a quella statale.

Papa Pio XII
- Il grande Papa Pio XII elogiò le famiglie numerose. Anche tu hai stima delle coppie che procreano tanti bimbi e li educano cristianamente nella speranza che un giorno possano diventare futuri cittadini del Cielo?

- Certo. Anche se mi rendo conto, più che mai, che l’attuale società non aiuti le famiglie numerose, anzi le ponga in condizioni svantaggiose. E, come se non bastasse, diverse volte mi è capitato di sentire discorsi del tipo “hanno scelto loro di fare tutti quei bambini, quindi non devono lamentarsi se hanno problemi economici”. Quando in realtà questa è una lettura sbagliata, in quanto le famiglie numerose spesso sono anche famiglie cristiane e dunque rappresentano un baluardo che impedisce alla nostra società di soccombere di fronte al secolarismo. Certamente non è facile mandar avanti una famiglia con molti figli, soprattutto tenendo conto delle necessità di ognuno e del fatto che la nostra società consumistica detta leggi che i bambini e gli adolescenti faticano a non rispettare. Una famiglia numerosa dà delle ricchezze inestimabili: penso ai racconti di mio zio, uno degli otto fratelli della nonna materna, che mi spiega com’era la sua vita insieme ai genitori e agli otto fratelli: erano gli anni difficili del Secondo Dopoguerra, ma si trattava di una famiglia molto unita e in cui non mancavano certo le gioie, che venivano moltiplicate per tutti i componenti della famiglia. E la bisnonna, molto cattolica, ha sicuramente contribuito a forgiare una famiglia “come Dio vuole”.

- La Chiesa Cattolica insegna che l'aborto è un abominevole delitto. Cosa provi al pensiero che in Italia ogni anno decine di migliaia di bimbi innocenti vengono soppressi mediante la cosiddetta "interruzione volontaria di gravidanza"?

- Penso che sia un genocidio molto subdolo, in quanto viene manifestato come “espressione della libertà della donna”. In realtà, mi è capitato di leggere molti resoconti di donne che hanno abortito, di propria volontà o dietro pressione altrui (in genere del partner). Tutte queste donne parlano di una certa angoscia provata dopo aver abortito, e quasi nessuna di esse ha affermato di aver vissuto l’aborto con serenità. Svariate volte ho visto dei video in cui viene mostrato cosa avviene durante un aborto, e sono immagini veramente raccapriccianti. Corpicini fatti e formati che vengono abbandonati sul tavolo operatorio a morire di stenti. Questo poi non viene assolutamente fatto sapere alla donna che si è sottoposta all’aborto, la quale viene tenuta all’oscuro e a cui viene fatto credere che “era solo un grumo di cellule”. La cosa che più mi fa rabbrividire è come negli USA si voglia speculare pure su questo, commercializzando le parti del corpo dei feti abortiti. Tempo fa ho letto un’intervista in cui un’ex infermiera abortista spiegava come il personale fosse spinto a sdrammatizzare il più possibile l’aborto nel momento in cui si confrontava con la donna incinta, proibendole persino di vedere lo schermo nel momento dell’ecografia, nel timore che potesse avere dei ripensamenti. Giungendo addirittura a respingere con veemenza le sue richieste di vedere lo schermo. Non è questa la vera libertà della donna!

Pensiero del giorno

San Francesco di Sales
Chi riceve la Santa Comunione vi riceve il vivo Figlio di Dio, e con Lui la sua vita, che ha forza di vivificare le anime. La Santa Comunione è un mezzo validissimo per acquistare la santità e perfezione, ma conviene accostarglisi con gran desiderio e con ferma risoluzione di purgare il cuore da tutto ciò che può dispiacere ad un Ospite sì degno.
 

(Pensiero di San Francesco di Sales)

venerdì 2 gennaio 2026

La nostra vita è un cammino verso l'eternità

 

Pubblico uno scritto che mi ha gentilmente inviato Maristella qualche tempo fa.

 

Caro fratello in Cristo, 

in un breve momento di calma ti scrivo qualche piccola riflessione.

La nostra vita è un cammino verso l'eternità. Non sappiamo quanto durerà. La nostra anima vive qualche momento di pace e frequenti turbamenti. Il nostro cuore è "inquieto finché non riposa in Dio" come dice Sant'Agostino, ma il nemico non ci dà tregua con i suoi assalti. Il mondo che ci circonda sembra essere avvolto dalle tenebre anche se non mancano motivi di speranza: Gesù stesso ci ha assicurato che "sarà con noi tutti i giorni fino alla fine dei tempi"

Per la mia esperienza vedo che nelle tribolazioni e nelle difficoltà è un grande aiuto la frequenza ai Sacramenti (Comunione e Confessione), alla Messa domenicale e alla preghiera assidua.

Per me è un aiuto ritirarmi nell'anima, in una preghiera del cuore quando mi trovo in mezzo a persone che sembrano vivere lontano da Dio. Solo Lui conosce le loro anime, il giudizio non spetta a me che sono polvere e cenere. Nelle conversazioni mondane cerco di non intervenire, se posso resto in silenzio.

Dio opera in ogni istante, in ogni piccolo movimento della nostra vita. Ieri nella predica il prete ha spiegato benissimo la risposta della Vergine Maria all'Angelo: "Avvenga di me secondo la tua parola". Una ragazza sconosciuta, in un paesino della Palestina dice di sì a Dio e questo diventa l'evento più importante della storia del mondo.

Anche noi, nel nostro piccolo e nella nostra miseria, possiamo lasciare a Dio il governo della nostra vita perché tutto si realizzi secondo i Suoi piani. Una prospettiva incredibile!
È bello ripetere queste parole come una preghiera: "Avvenga di me secondo la Tua parola".

Uniti nella fede e nella preghiera 🙏🙏🙏🙏

 

 

lll 

La liberazione dal modernismo

Tra i canti patriottici che apprezzo maggiormente da un punto di vista artistico, ce n’è uno che ogni tanto mi risuona nella mente e che canticchio volentieri, non solo quando mi faccio la barba. :-) Mi riferisco a “La campana di San Giusto”, canto scritto da Giovanni Drovetti nel 1915, ai tempi della Prima Guerra Mondiale, quando Trieste, la principale città della “Venezia Giulia”, non faceva ancora parte dell’Italia (preciso che “San Giusto” è la cattedrale della diocesi triestina). Queste sono le principali strofe:

Per le spiagge e per le rive di Trieste
suona e chiama di San Giusto la campana,
l'ora suona l'ora suona non lontana
che più schiava non sarà!

Le ragazze di Trieste
cantan tutte con ardore:
"O Italia, o Italia del mio cuore
tu ci vieni a liberar!"


Non so bene il perché, ma ho l’impressione che presto anche nell’orbe cattolico assisteremo alla nostra liberazione dall’oppressione del regime modernista. Noi fedeli legati alla Tradizione Cattolica non abbiamo cercato compromessi inaccettabili sulla Dottrina per accaparrarci gli applausi del mondo. Anzi da molti anni ci siamo opposti strenuamente alla tracotante tirannide modernista che voleva imporci compromessi immorali. Questa non è stata solo una battaglia spirituale, ma è divenuta una vera e propria battaglia in difesa della civiltà cristiana dalla barbarie. Il vandalismo dei novatori ha calpestato i diritti dei fedeli e la Legge Eterna di Dio. In questi anni di tempesta abbiamo resistito ad oltranza, ricordando le valorose gesta dei militanti della Tradizione Cattolica che ci hanno preceduto nei venti secoli della nostra storia. Abbiamo continuato a combattere strenuamente la buona battaglia della fede per risollevare il vessillo della cattolicità vergognosamente ammainato e macchiato dall'onta del tradimento dei modernisti. La battaglia spirituale non è ancora finita, questa è ancora l’ora del dovere, del sacrificio, dell’azione! La vittoria è alla nostra portata se lo spirito della riscossa è pronto e se la volontà non piega. Già una volta sul fronte ariano la Tradizione fu salvata dai difensori eroici che tennero alto il suo nome in faccia al mondo e al nemico. Abbiano i combattenti di oggi l'austera coscienza del grave e glorioso compito a loro affidato. Sappia ogni soldato di Gesù Cristo qual è questo sacro dovere: non retrocedere di un passo, lottare, vincere! Noi siamo inflessibilmente decisi: sulla nuova “linea del Piave” (spirituale) si difende l'onore e la vita delle anime. Sappia ogni combattente qual è il grido e il comando che viene dalla coscienza di tutto il popolo della Tradizione: noi crediamo, noi vogliamo, noi dobbiamo vincere!

Presto non solo “le ragazze di Trieste”, ma tutti i “cattolici militanti” esulteranno di gioia per la liberazione dall'oppressione modernista. I nemici della Chiesa tramontano, la vittoria della Tradizione rimane!

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Pensiero del giorno

Gesù con gli occhi elevati al Cielo
[...] dice S. Tommaso, «la mansuetudine rende l’uomo padrone di sé» [...]. Senza questo dominio interiore di tutti i propri impulsi - movimenti di animosità, di antipatia, di sdegno, di collera, ecc. - si potrà rivestire la propria condotta di un’apparenza di dolcezza, come fanno i mondani per opportunismo, ma non si potrà avere quella mansuetudine profonda che regge imperturbata di fronte agli urti della vita.

[...] Se vogliamo giovare ai nostri fratelli e conquistare i loro cuori per orientarli al bene, alla verità, a Dio, dobbiamo servirci, non già della forza e dell’imposizione che inasprisce e provoca reazioni contrarie, ma della mansuetudine, della pazienza, della longanimità. È il metodo usato da Gesù, la cui missione è stata annunciata da lui stesso come un’opera di dolcezza [...].

Come Gesù, l’Agnello di Dio, ha conquistato il mondo con la sua mansuetudine, così noi conquisteremo il cuore dei nostri fratelli a misura che, dominando noi stessi, diventeremo agnelli di dolcezza [...]. 


[Brani tratti da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

giovedì 1 gennaio 2026

Conversione di un sergente

Brano tratto dal secondo volume delle “Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco” raccolte dal sacerdote salesiano Giovanni Battista Lemoyne (1839-1916) e pubblicate nel 1901.


[...] Perciò non mi fa meraviglia che la Madonna santissima scendesse talora in quelle carceri, per cooperare all'apostolato di D. Bosco, di D. Cafasso e del Teologo Borel animati dallo stesso spirito di eroismo. Una ammirabile conversione accadde in questi anni, della quale abbiamo udita la istoria dalla bocca stessa di colui che ne fu protagonista. Fuggito da casa, essendo ancor fanciullo, ingaggiatosi poi nell'esercito, guadagnavasi i galloni da sergente e col suo reggimento era acquartierato in Nizza Marittima. Essendo vizioso, odiava quanto apparteneva a religione. Andato per curiosità a visitare il santuario della Madonna del Laghetto, avea visto coi suoi stessi occhi essere portata innanzi alla sacra immagine una giovanetta paralitica, quasi moribonda; avea notato la sua fisionomia cadaverica, avea udite le preghiere e i singhiozzi dei circostanti, e ad un tratto avea pur visto rifiorire il colore, di quei volto, e la fanciulla, emettendo grida di gioia, alzarsi in piedi perfettamente guarita. Fu un vero trionfo della bontà di Maria. Il miracolo era così evidente che esso ne era persuaso, ma invece di commuoversi diventò furioso contro quel Dio del quale ei negava l'esistenza, poichè simil fatto era la condanna della sua condotta. Più di quaranta soldati si erano trovati presenti a questo prodigio, perchè, giunti allora per scambio di guarnigione, accorrevano a visitar una chiesa di tanta fama in quelle parti. Tornati costoro in quartiere, facevano un gran parlare cogli altri compagni del miracolo visto. Ma il Sergente indispettito per quei discorsi, prese a negare il fatto, chiamando bigotti ed imbecilli coloro che lo affermavano. I soldati insistettero. Esso allora gridò che trovandosi presente non avea visto nessun miracolo in quella guarigione: e impose a tutti silenzio. Un soldato osò replicare, e il Sergente lo fece mettere in prigione.

Non andò però impunita la sua empietà e per un grave delitto commesso venne condannato a dieci anni di carcere. L'infelice in preda a cupa rabbia e bestemmiando, non poteva rassegnarsi alla perdita della libertà. Visto appeso al muro un quadro con l'immagine di Maria SS. Addolorata, sentissi invadere da una specie di furore demoniaco e procuratosi un zolfanello, lo accese per incenerire quella santa effigie. Senonchè mentre il forsennato era per commettere quell'empietà, sente all'improvviso una forza misteriosa che lo afferra e lo arresta. Pieno di sgomento si volge attorno, e non vedendo alcuno, ben si accorge essere una mano celeste quella che lo tiene, si mutano intieramente i sentimenti del suo cuore, cade in ginocchio e rompe in lungo e dirottissimo pianto. Chiesto il ministro di Dio, si confessò, e avuta l'assoluzione fu preso da tanta contentezza che sentissi felice. Il suo ravvedimento fu simile a quello di Saulo sulla via di Damasco. Da quel momento ebbe costante impegno di espiare le sue colpe con rassegnata e allegra obbedienza ai duri regolamenti carcerarii, e riparare agli scandali dati col buon esempio e colle sante parole, inducendo così molti dei suoi compagni di pena, anche i più ostinati, a mettersi in pace con Dio con una buona confessione. Uscito finalmente di prigione continuò ad essere modello di virtù religiosa e civile, sicchè potè in breve riacquistare l'onore perduto e la stima e la confidenza dei suoi compatrioti.

Il suo esempio ebbe imitatori nella costanza e fervore del ravvedimento. Fra questi vi fu chi ritornato alla propria casa, lasciava che i poveri andassero a cogliere uva nelle sue vigne e ciò che rimaneva lo conservava per donarlo nell'inverno agli ammalati. Tutto il suo patrimonio lo destinava e consumava per opere di carità. Sorgeva sempre in difesa della religione tutte le volte che udiva vilipenderla da cattivi cristiani, in qualunque luogo si trovasse. Superiore ad ogni umano rispetto, nei caffè, nelle osterie, in piazza, intimava di tacere a chi osava incominciare discorsi immorali, e se qualcuno, per risposta, azzardavasi ricordargli la sua passata condotta: - Sì, esclamava, anch'io una volta parlava così, ma quando apparteneva al reggimento degli immondi animali, al quale ora appartenete voi. - Riconoscente a D. Bosco pel gran bene che gli aveva fatto, si mantenne sempre in cordiale relazione con lui, divenne a sua volta insigne benefattore delle opere sue e spesso si recava a visitarlo. Iddio con questa ed altre simili conversioni, ricompensava adunque grandemente la carità di D. Bosco, il quale benediceva le croci chieste e portate per amore delle anime.