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mercoledì 11 marzo 2026

Il matrimonio perfetto

[Brano Tratto da "La donna nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958]. 


La donna dovrà rendersi conto di quanto, come donna, deve a Cristo e alla Chiesa; dovrà comprendere che le leggi con cui la Chiesa circonda l'amore non hanno lo scopo di soffocarlo, ma di dargli la possibilità, sempre più e meglio, di vivere e di godere il grande amore a cui il suo cuore femminile aspira...

IL MATRIMONIO PERFETTO

" Non tantum caro, sed spiritus unus erat ". " Essi erano due in uno; nel corpo come nello spirito ". (Epitaffio di due sposi cristiani)

Esporremo la concezione cristiana del matrimonio, non come possiamo vederla realizzata in qualche caso particolare, ma come dovrebbe essere, come la Chiesa la descrive, la chiarisce e come si sforza di portarci a viverla. Il matrimonio è la comunione di vita di due persone di sesso diverso, nata da un dono libero e reciproco fatto per amore. Il matrimonio è comunione totale di vita: unione di corpi, di cuori, di spiriti, di anime (totalità nell'intensità), sino alla morte (totalità nella durata). L'unione dei corpi è uno degli elementi che distingue l'amore dall'amicizia. L'amicizia è possibile tra persone di eguale sesso, l'amore coniugale, no. L'amicizia è confidenza dei cuori, degli spiriti e delle anime. Anche l'amore coniugale è tutto questo, e in più intimità fisica, e completa e duratura convivenza nella stessa abitazione. Esso è perciò un'amicizia con una intimità più integrale, perché comprende tutto l'essere, sia fisico che psichico e perché permette gli arricchimenti speciali inerenti alla sessualità. Dall'unione dei cuori si sprigionano tutti gli elementi affettivi e sentimentali dell'amore, come la dolcezza e l'ebbrezza nel rivedersi, la gioia di vivere l'uno accanto all'altro, la felicità dell'essere assieme. Essa permette che l'uno cresca nell'altro, uno completi l'altro, lo sviluppi, e lo renda felice. Questa unione dei cuori, elevando il dono dei corpi, distingue l'amore degli uomini da quello delle bestie, l'amore per la sposa da quello per la compagna occasionale. L'unione degli spiriti comprende tutti gli elementi intellettuali dell'amore, la concordanza delle idee, dei giudizi, del modo di vedere e di pensare. Dicendo " concordanza ", intendiamo un amichevole e amorevole scambio, e non il dispotismo di un coniuge autoritario di fronte ad una povera moglie moralmente rimpicciolita o quasi annullata. [...] Tra l'uomo e la donna non vi è un grado diverso di umanità; vi sono tra loro soltanto differenze psicologiche e fisiologiche nell'ambito della stessa natura umana. Uomo e donna sono tra loro diversi, non disuguali, complementari e non subordinati in quanto persona umana. Come in ogni società, nella casa è necessaria una autorità. Psicologicamente il temperamento maschile è per natura più propenso ad esercitare tale autorità; il temperamento femminile è più incline ad accettarla. Ecco perché l'autorità indispensabile in una famiglia, spetta di per sé al marito. È d'altronde possibile ripartirne saggiamente i vari settori secondo l'attitudine dei sessi. L'autorità maschile non ha il diritto di opprimere la personalità femminile né di degenerare in dispotismo. Deve essere una amorevole e tenera risolutezza che giunge a conclusioni ragionevoli e comuni dopo uno scambio di vedute. Solo in questo senso, secondo la retta ragione e secondo la dottrina cristiana, lo sposo è il capo della donna. [...] Se questa unione degli spiriti s'aggiungesse a quella dei corpi e dei cuori, l'amore umano si distinguerebbe ancora maggiormente da quello delle bestie, e la sposa dalla donna di un giorno. Per unione delle anime, intendiamo tutti i moti naturali e soprannaturali fino alla profondità dell'essere, fino agli elementi tanto radicati nel substrato dell'individuo da non poter essere sufficientemente chiariti. È una sorta di osmosi, una specie di crescita intima di uno nell'altro, un vivere all'unisono, una intimità soprasensibile nella quale l'uno appartiene all'altro. L'uno vive tanto nell'altro che le sue gioie diventano le " nostre " gioie, [...] le sue contrarietà le " nostre " contrarietà, i suoi pericoli i " nostri " pericoli. Uno, in certo qual modo, diventa l'altro. In due sopportano le stesse prove, soffrono gli stessi dolori, godono le stesse gioie; e nelle ore tristi come in quelle liete sono sempre fedeli. L'unione delle anime che rafforza quella dei corpi, del cuore e degli spiriti distingue nettamente lo sposo e la sposa dall'amante e la sua amica. Questi ultimi sono spesso soltanto fedeli nel successo; solitamente soltanto i veri sposi sono uniti anche nelle più dure prove. L'unione sino alla morte: è la totalità in relazione alla durata. Uomo e donna si sono amati senza alcuna riserva; cammineranno assieme a fianco a fianco attraverso le gioie e le prove della vita, attraverso possibili urti, sino alla fine delle forze, quali compagni di entusiasmi nella giovinezza, del lavoro nella maturità e della solitudine nell'età avanzata. Questa unione nasce dalla dedizione reciproca e spontanea nell'amore. Il dono di sé deve essere reciproco. Ci si dà interamente, con le proprie ricchezze materiali, le proprie forze umane, corporali, sentimentali e intellettuali e si riceve dall'altro tutte le corrispondenti dovizie. Ci si dona per avere dall'altro la felicità e per rendere l'altro felice. Il matrimonio non è un puro possesso dell'altro o la ricerca della sola felicità individuale, poiché, in tal caso, sarebbe egoismo. Non è neanche solo dedizione all'altro, ma deve essere " unione ", cioè nello stesso tempo possesso e dono. La spontaneità della dedizione totale di sé e l'amore che la detta, costituiscono la grandezza e lo splendore umano del matrimonio. Non si può immaginare nessuna concezione del matrimonio più elevata di questa. È cosa che la Chiesa cerca di presentarla e farla vivere nel mondo. Purtroppo non è vissuta da molti nella sua reale perfezione. Certe donne hanno del matrimonio una concezione egoistica e terrena. Altre vi cercano una maggiore libertà personale e l'appagamento del proprio sentimento più che la felicità dello sposo; aspirano principalmente ad essere adulate, lusingate, e circondate da tenerezza. Però anche queste hanno quasi sempre, in qualche modo, il desiderio di sacrificarsi per il marito e per i figli. Si può difficilmente immaginare una fanciulla col cuore così arido, così egoista e poco femminile da pensare solo a se stessa. Donarsi completamente e per sempre; questa è la vita matrimoniale voluta da Dio. Quando gli sposi portano quest'amore nel matrimonio, quando la scelta dei loro cuori è stata buona, fonderanno una famiglia davvero fortunata, e vi spargeranno gioie e felicità a piene mani per poi in essa ritrovarvele entrambe.

Pensiero del giorno - Modernismo pratico nel clero

San Pio X
Riporto un interessante brano tratto da una lettera del grande Papa San Pio X, datata 10 luglio 1913:

«Un altro dolor piuttosto, che mi turba ed angustia, è il diffondersi spaventoso del modernismo, specialmente nel clero secolare e regolare; un modernismo teorico in pochi, ma nei più pratico, che però trascina alle medesime conseguenze del primo, all'indebolimento e alla perdita totale della fede. In questo è l'avversario terribile che affligge la Chiesa e il papa e contro il quale devono combattere i buoni per mantenere intatto il deposito della fede e salvare tante anime che corrono alla rovina».

martedì 10 marzo 2026

Messa per i sostenitori del blog e i loro familiari

Venerdì 13 marzo verrà celebrata una Messa per le anime dei sostenitori del blog e dei loro familiari.
 
L’intramontabile Catechismo di San Pio X insegna che il Santo Sacrificio della Messa viene offerto per quattro fini:

- per onorare e adorare Dio come si conviene;

- per ringraziare il Signore per tutto ciò che ci dona;

- per placare Dio e dargli la dovuta soddisfazione per i nostri peccati, e anche per suffragare le anime sante del Purgatorio; per tali motivi il Sacrificio della Messa viene definito “propiziatorio”;

- per impetrare dalla Santissima Trinità nuove grazie, soprattutto spirituali.

Ringrazio di cuore il celebrante per tutto il bene che sta facendo per me e per i sostenitori del mio blog.

Stava per morire in peccato mortale

Anni fa un lettore ha scritto una "lettera aperta" in cui rimpiange di non aver eletto lo stato di vita al quale in gioventù lo chiamava il Signore. In un'e-mail successiva mi ha raccontato che quando viveva in peccato mortale stava per cadere da una montagna...


Caro D., fratello in Cristo,
                                                    ti ringrazio per l' attenzione che mi hai riservato e ti chiedo di pregare per me, come io farò per te.

Che il Signore mi dia la forza perseverare nell'essergli fedele, dopo tanti anni lontano da Lui. Non voglio ricadere nel peccato mortale, sia per non recargli immensa offesa, sia per non rischiare di perderlo in eterno, Lui che non ha voluto che mi perdessi. A questo proposito ti racconto un fatto.

Parecchi anni fa ebbi un serio incidente alpinistico: eravamo fermi su di una cresta prossimi alla cima, slegati, quando per un capogiro od un calo di pressione mi accascio, cado e scivolo per alcuni metri su di un piano inclinato verso il precipizio, ma mi schianto contro delle roccette che mi fermano, le ho mirate con precisione, potevo scivolare a destra o a sinistra. Me la cavo con trauma cranico, ablazione di alcuni denti, e frattura al braccio. Ero in stato di peccato mortale, ma Dio non ha voluto che morissi così; allora, stoltamente, non diedi peso alla cosa, ma ora se ci penso mi tremano i polsi, mi viene un groppo alla gola, mi vien da piangere per la gioia e riconoscenza che provo verso il Signore, e considera che non sono un tipo emotivo, ma freddo e molto razionale (...).

Scusami per il tempo che ti ho sottratto, e che Dio ti ricompensi, quaggiù e lassù, per il bene che fai con i tuoi blog.     

Un abbraccio in Gesù e Maria.

(Lettera firmata)

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(*) Ecco l'interessante "lettera aperta" che scrisse questo gentile signore che rimpiange di non aver abbracciato la vita religiosa.


Carissimo fratello in Cristo, sono un uomo di 56 anni. Ti scrivo perchè voglio dire ai giovani: se pensate di essere chiamati dal Signore a seguirlo, non soffocate questa chiamata, non siate timidi, paurosi ed egoisti, non abbiate timore a "saltare il fosso".  Non fate come me.  Da ragazzo sentivo di amare Cristo e la sua Chiesa, volevo dedicare loro la vita, a tempo pieno, ma ho avuto paura e non l'ho fatto. Ho soffocato questa voce, ho fatto un po' come in certi film noirs in cui l'assassino cerca di fare andare a picco il cadavere, ma questi per legge di natura tende a riemergere. Non che volessi fare una vita gaudente e da ricco, ma non volevo rinunciare alle mie piccole cose, le gite al mare ed in montagna, i viaggi, la macchina, etc. Mi dicevo che potevo essere un buon cristiano anche senza essere né carne né pesce, ma in realtà volevo una vita mediocre. Certo è meglio un buon laico che un cattivo religioso, ma con l'aiuto della Grazia si può essere buoni religiosi, e se si fa scivolare Dio verso il fondo della classifica delle proprie priorità si diventa cattivi laici. Poi invece sono caduto nel vizio, son divenuto non mediocre ma cattivo, alternando lunghi periodi lontano da Dio a brevi rientri in carreggiata, ma senza volontà vera di conversione, anche se son sempre stato conscio che la via vera è seguire Lui, ma semplicemente non me ne importava, preferivo fare altro. Poi Dio mi ha donato nausea per l'insulsità di una vita lontano da Lui, ho ripreso a pregare, ad accostarmi con frequenza ai Sacramenti, a fare buone letture. Ora provo questo rimpianto che mi affligge, ma dato che "di propositi e rimpianti sono pieni i camposanti", non voglio che esso sia sterile, ma faccio sì che sia una croce offerta a Dio per le vocazioni.

Un caro saluto in Gesù e Maria,

(Lettera firmata)

Pensiero del giorno - È dovere di ogni Cristiano il concorrere alla salvezza delle anime

Gesù Cristo con occhi misericordiosi
Nel grande combattimento della Chiesa le anime inattive sono più numerose di quelle dedite veramente al bene di tutti, con piena ed assoluta fiducia nel Signore. Il timore ed il rispetto umano vince tanta parte dei Cristiani, i quali si contentano di stare accampati nella Chiesa, ma non si muovono all'azione […]. Eppure è dovere di ogni Cristiano il concorrere alla salvezza delle anime; se un peccatore si sentisse rimproverato, esortato, aiutato, assalito magari dalle insistenze dei suoi fratelli, più difficilmente cadrebbe nel fondo dell'abisso. Noi vediamo dolorosamente, al contrario, che i peccatori sono lasciati marcire nel loro deplorevole stato, ed i giusti sono aggrediti dall'ostilità e dal motteggio altrui. E' una cosa orribile!

[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", volume V, di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa

lunedì 9 marzo 2026

I falsi amici la fecero morire senza sacramenti

Memento mori
[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


In una sala vasta e maestosa addobbata di tutto punto, sopra un ricco letto adorno come il resto della stanza, giaceva una signora gravemente inferma. Il volto scarno, il respiro affannoso, il pallore, tutto denotava che era alla fine dei suoi giorni. Stava appoggiata a molti cuscini che la sostenevano, e il suo fare era ancora altero, orgoglioso. Discorreva cogli astanti, tra i quali era un ufficiale di marina, due eleganti giovanotti, una elegantissima damigella, un vecchio medico e due domestiche. L'infelice si sforzava di parer tranquilla e sorridente. Sul letto era qualche gazzetta, e sul tavolino da notte tre o quattro romanzi presso ad una tazza d'argento. Acqua santa, libri di pietà, immagini di Gesù Cristo, di Maria Vergine, di Santi neppur per ombra. Intanto che parlavano, un servo alzò leggermente la tendina della porta e disse: Il signor curato domanda se può visitare la signora. L'ufficiale rispose in modo sprezzante: Che cosa vuole il signor curato? vuol forse confessarla? andate e ditegli che dorma pure tranquillo; la signora è stata sempre buona cittadina, non ha fatto male ad alcuno, anzi ha sempre aiutato i suoi simili, e se morirà, essi pregheranno per lei. Pensi a sé e non si pigli dei batticuori per l'anima altrui. La signora sorrise all'ufficiale quasi volesse dirgli: Bravo, vi ringrazio. - Fu coraggio? Tutt'altro, fu vile rispetto umano, temeva di passar per cristiana. Il servo si ritirò, e gli astanti risposero al sorriso della signora con un ridere fragoroso, facendosi beffe del curato. Ma una convulsione improvvisa scompose quel forzato sorriso sulle labbra all'inferma, la sua faccia si trasformò in modo che fece scappare spaventati i due giovinotti, la damigella elegante e persino il coraggioso ufficiale. Il medico si accostò al letto, e dopo pochi minuti disse alle domestiche: È spirata. Allora queste alzarono grida, corsero alla damigella a darle notizia, ed essa in fretta in fretta a gridare: Correte subito a chiamare il signor curato! Il medico se ne uscì, i due giovanotti e l'ufficiale se la batterono senza nemmeno voltarsi indietro, e della signora restò un cadavere abbandonato. E l'anima sua dove è andata?... Ah! impariamo a tener lungi da noi i falsi amici e a fare gran conto in vita nel Ministro di Dio, che al punto della nostra morte potrà solo consolarci, e assolvendoci dei peccati ci potrà dire: Anima cristiana, Dio ti perdona, va in Paradiso. 

Pensiero del giorno

Don Bosco
Nel 1886 Don Viglietti pregò Don Bosco di astenersi dal confessare perché ciò gli costava troppa fatica [...]. Don Bosco rispose: — Eh! caro Viglietti, se non confesso i giovani che cosa farò io ancora per essi? Ho promesso a Dio che fino l’ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani!

[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].


domenica 8 marzo 2026

La donna è stata creata da Dio per aiutare l'uomo a salvarsi l'anima

Dagli scritti del Beato Giacomo Alberione.


Il Bougaud (...) esclama: «Initium et finis mulier»: in ogni cosa grande vi trovate come principio e fine la donna. E Tacito: «Inesse in eis quid divinum»: la donna ha in sé una orma della potenza di Dio. Ma perché mai questo Dio, che fa bene ogni cosa, che tutto rettamente dispone in peso e misura, secondo i suoi altissimi fini, perché questo Dio fu così largo colla donna? Non vi ha dubbio sulla risposta: perché l’aveva destinata ad una nobilissima vocazione: i doni fatti alla donna sono nulla più che mezzi necessari alla sua missione.

Rifacciamoci all’origine del mondo: là apparirà la verità di questa asserzione. Quando Dio ebbe creato l’uomo, dice la Sacra Scrittura, egli guardò a lui e, tocco il cuore di compassione alla vista della sua solitudine, pronunciò questa parola, una delle più tenere uscite dal suo labbro: Non è bene che l’uomo sia solo: facciamogli una compagna simile a lui che gli serva d’aiuto. E creò la donna per aiuto dell’uomo. Ed aiutarlo in che? Nei suoi lavori, nelle sue angosce: è così acerbo il dolore quando si soffre da soli! Nelle gioie, nei sogni di felicità: si gode sì poco, quando si gode soli! E siccome l’uomo non è creato per la terra, ma pel cielo, siccome Dio collocò in lui speranze celesti, slanci e desideri sublimi, siccome il mondo è l’esilio, il cielo invece la patria: sorreggere l’uomo in questo cammino, condurlo all’eternità, andarvi con lui forma l’altissima missione della donna: adiutorium simile sibi. L’uomo curvo sulla terra che doveva lavorare, avrebbe spesso perduto di vista il cielo: e Dio gli diede un angelo, un apostolo, un amico intimo, persuasivo, amabile che doveva conservargli la luce ed il gusto del cielo.

(...)

Eva, è vero, si valse di questo dolce ascendente su Adamo per trascinarlo seco nella colpa: ma Dio, punendolo, non cambiò la missione della donna: l’uomo caduto ne abbisognava ancor più. (...) Maria fu l’alto tipo della donna cristiana: Essa compì il suo ufficio di sollevare l’uomo, di distaccarlo dalla terra, di condurlo al cielo. La donna riabilitata da Gesù Cristo venne con paziente lavoro riammessa al suo posto primitivo. Dopo diciannove secoli la donna cristiana gode di nuovo quel santo ed universale rispetto, quel tenero e religioso amore, quegli onori e quei riguardi pieni di delicatezza che rendono possibile la sua missione. Quel certo spirito di cavalleria, che, non ostante le naturali esagerazioni, dominò tanto nel medio evo ed oggi ancora forma come l’incanto ed il profumo della società civile, è tutto uno spirito ed un portato delle dottrine cristiane sulla donna. Di nuovo in essa troviamo quella purezza, quell’aureola di modestia, quella bellezza grave, quell’amabile libertà, quella virtù generosa e quel desiderio intenso di attrarre il cuore dell’uomo per innalzarlo al cielo e là seco condurlo.

Quanti uomini, specialmente nel turbinio presente della vita, dimenticherebbero forse Dio, l’anima, l’eternità, se non avessero una sorella, una sposa, una madre, una figlia! Sono misteri questi che ci si riveleranno solo nell’eternità.

L’uomo (...) in mezzo agli affari ed alle occupazioni del presente e del caduco, facilmente dimentica l’idea del futuro: il visibile lo soffoca, il suo volto si abbassa. (...) Ciò che l’uomo dimentica è precisamente quanto la donna più facilmente ricorda, perché lo sente sempre vivo. Ella non cura tanto la logica, ma se si tratta delle cose spirituali meglio le intuisce, meglio le gusta, più facilmente vi si inclina. Qualcuno ha detto: la religione è per le donne. Non è per le donne nel senso di escludere gli uomini; ma è per le donne nel senso che la donna naturalmente è più religiosa. Anche la Chiesa, disse il papa alle donne cattoliche, vi rende questo onore, chiamandovi il sesso devoto. E voi dovete colla religione e per la religione essere l’aiuto dell’uomo.

Chi mette la donna fuori di tal missione, la mette fuori di vocazione: la rende una spostata. La donna che non fa questo è inutile, se non dannosa, nel mondo. Alla donna che si insuperbisce o si lamenta di dover lavorare alla conversione del marito si potrebbe dire: non fai che compire il tuo dovere.

(...) la donna può esercitare un’influenza decisiva sullo spirito religioso del marito. Noi sappiamo che fu Eva a trascinare nella colpa Adamo: noi sappiamo che Cecilia convertì lo sposo Valeriano, (...) noi abbiamo nelle lettere di san Paolo che l’uomo infedele viene santificato dalla donna fedele.

Non è qui il luogo di insistere perché si abbia occhio, nella scelta del compagno della vita, alla sua religione, alle sue pratiche, ai suoi costumi. Questa cosa non è mai abbastanza detta e capita per la spensieratezza giovanile. Ma comunque sia stata la cosa: se il giovane sposo è buon cristiano, alla donna sarà più facile il conservarlo tale: se invece è indifferente o avverso alla religione, alla donna sarà più meritorio il convertirlo.

 
[Brano tratto da "La donna associata allo zelo sacerdotale", di Don Giacomo Alberione, Edizioni San Paolo].

Pensiero del giorno

Donna col velo in testa in chiesa mentre fa la Comunione in ginocchio
[Pensiero tratto da “La Vita di N. S. Gesù Cristo”, di Don Dolindo Ruotolo (1882-1970), Apostolato Stampa] 

La donna ha nel suo cuore un tesoro di tenerezza e di esattezza: essa intuisce le sofferenze altrui, le sente, vi provvede con accuratezza… È sempre una madre, ogni qual volta benefica. Se dà sfogo alla sua vanità, ai suoi pettegolezzi, alle sue passioni, diventa pessima tiranna e, dove mette mani, ivi semina la rovina […]. Ma quando diventa umile benefattrice […], allora ha una forza mirabile d'attività, che fa nascere fiori olezzanti per dove passa. […] La donna ha una grande missione nelle opere di Dio, ma al solo patto che si conservi pura ed umile […].

sabato 7 marzo 2026

Angustie di coscienza

Confessionale
Le anime nobili soffrono più per le angustie spirituali che per i dolori fisici. Per cercare di aiutare coloro che soffrono angustie di coscienza che tormentano l’anima, ho deciso di redigere un breve elenco di casi morali che interessano molti fedeli. Per rendere più coinvolgente la lettura ho redatto l’elenco sotto forma di domande e risposte. Ci tengo a precisare che le risposte non sono “mie opinioni personali”, bensì si basano su ciò che in proposito insegnano Sant’Alfonso Maria de Liguori o altri dotti e autorevoli autori.

- Oggi mi sono confessato con sincero pentimento dei miei peccati e domani vorrei fare la Comunione, ma mi sono ricordato di essermi dimenticato in buona fede di confessare un peccato certamente mortale. Posso fare la Comunione? Sì, in questo caso si può tranquillamente ricevere la Comunione. Il peccato mortale dimenticato lo confesserai nella prossima confessione.

- Mi sono confessato con compunzione dei miei peccati, ma il confessore non mi ha fatto recitare l’Atto di Dolore. È valida l’assoluzione? Se eri sinceramente pentito dei tuoi peccati non devi temere che l’assoluzione sia stata invalida. Recitare l’Atto di Dolore serve a fomentare il dispiacere soprannaturale dei peccati commessi, ma dato che, purtroppo, certi confessori non lo fanno più recitare, conviene recitarlo con devozione, nella propria mente, anche prima di entrare nel confessionale.

- Ho detto a un mio amico una piccola bugia di scusa, so di aver commesso un peccato veniale, sono obbligato a confessarlo? No, confessare i peccati veniali è facoltativo, non obbligatorio. I peccati veniali sono sia quelli la cui materia è leggera, sia quelli la cui materia, pur essendo grave, sono stati compiuti senza la piena avvertenza dell’intelletto (ad esempio quelli commessi in buona fede o in un momento di distrazione), oppure senza il pieno e deliberato consenso della volontà.

- Mi sono confessato con sincero pentimento ma il confessore non mi ha imposto una penitenza. È valida l’assoluzione? Sì, stai tranquillo, è valida, ma il confessore ha commesso un peccato (grave, se avevi confessato qualche peccato mortale; veniale, se avevi confessato solo colpe veniali).

- Il confessore mi ha detto che sono molto scrupoloso e mi ha ordinato che dalla prossima volta non dovrò più confessare i peccati commessi prima di oggi. È una cosa che si può fare? Sì, anche S. Alfonso parla di ciò nel capitolo dedicato agli scrupoli del libro “La vera sposa di Gesù Cristo”. Stai tranquillo, non commetti sacrilegio, anzi sei tenuto ad obbedire al confessore, altrimenti non guarirai mai da questa grave malattia spirituale!

- Sono obbligato a confessare i peccati mortali dubbi, ad esempio quando non ricordo di aver avuto la piena avvertenza dell’intelletto che un determinato atto fosse colpa grave oppure quando dubito di aver dato il pieno consenso della volontà? No, non c’è obbligo di confessare i peccati dubbi. Ma se per tranquillità di coscienza decidi di confessarli ugualmente, dovrai specificare che sono peccati dubbi, ad esempio dicendo “Ho commesso la tal cosa ma non sono sicuro di aver avuto piena avvertenza o di aver dato il pieno e deliberato consenso della volontà”. Però ai penitenti scrupolosi bisognerebbe vietare di confessare i peccati dubbi.

- Molti anni fa ho commesso un peccato certamente mortale, mi sembra di averlo già confessato, ma non ricordo bene, sono nel dubbio. Sono obbligato a confessarlo? Il dotto e autorevole Padre Eriberto Jone nel suo “Manuale di Teologia Morale” insegna che se si dubita che un peccato mortale sia già stato debitamente confessato, non c'è obbligo di confessarlo.

- Io non vorrei mai commettere un peccato mortale per nessun motivo al mondo, ma a volte nel sonno o nel dormiveglia mi capita di fare delle cose che sono materia grave, ad esempio di desiderare di fare del male ingiusto al prossimo. (Continua nel post successivo...)

In questi casi pecco mortalmente? No, perché per peccare mortalmente non basta la “materia grave”, sono necessarie anche la piena avvertenza dell’intelletto della gravità della materia e il pieno e deliberato consenso della volontà, che nel sonno e nel dormiveglia sono totalmente o parzialmente assenti.

- Ho fatto una buona confessione ma successivamente ho commesso un peccato mortale dubbio. Posso fare la Comunione? Sì, ma è bene premettere un atto di contrizione perfetto, il quale può essere suscitato, ad esempio, recitando con attenzione e devozione l’Atto di Dolore.

Con queste “domande e risposte” spero di aver aiutato qualche anima a liberarsi da delle fastidiose angustie che, instillando tristezza e sconforto, rischiano di essere d’intralcio nel cammino di perfezione cristiana.

cordialiter@gmail.com

Pensiero del giorno

Per far del bene attorno a noi, per convertire qualche peccatore o incredulo e confermare nel bene le anime vacillanti, non vi è nulla di più efficace dello sforzo che si fa per meglio praticare il cristianesimo: se la mediocrità della vita attira sulla religione le critiche degli increduli, la vera santità ne eccita l'ammirazione per una religione che sa produrre tali effetti: "dal frutto si giudica l'albero: ex fructibus eorum cognoscetis eos". L'apologetica migliore è quella dell'esempio, quando vi si sa unire la pratica di tutti i doveri sociali. Ed è pure ottimo stimolo per i mediocri, che s'addormenterebbero nella tiepidezza se il progresso delle anime fervorose non li scotesse dal loro torpore.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

venerdì 6 marzo 2026

Feriti che soffrivano pazientemente

Dagli scritti del Beato Carlo Gnocchi (1902-1956), cappellano militare del Battaglione alpini "Val Tagliamento" sul fronte greco-albanese e della Divisione alpina "Tridentina" sul fronte russo.


Siamo al fronte, durante l’azione bellica. Nevica. I feriti affluiscono numerosi dalla linea del fuoco alla tenda di prima medicazione. Ce n’è uno, deposto in barella sulla neve, che aspetta fuori e si lamenta monotono, a intervalli, forse più per il freddo che per la ferita. Allora esce il Cappellano. «Abbi pazienza, figliuolo: fra poco siamo anche da te... Pensa un po’ al Signore sulla Croce...». 

Il ferito china lo sguardo mortificato e mormora confusamente: «Avete ragione, signor Tenente». [I cappellani militari italiani sono degli ufficiali e, come minimo, hanno il grado di tenente, n.d.r.] Poi si tira addosso la coperta e non parla più, per quanto l’attesa duri ancora a lungo. 

Un altro. Lo portavan giù sulla barella, di notte, lungo il dorso viscido e dirupato della montagna. Ogni tanto i portaferiti, spossati, perdevano l’equilibrio, slittavano e pareva dovessero stramazzare col loro carico doloroso. Ma lui, il ferito, un addominale gravissimo, non pensava che ai compagni. A ogni passo falso stringeva i denti, sporgeva ansioso il capo dall’orlo della barella e continuava a dire: «Basta ragazzi. Lasciatemi qui. Continueremo domani mattina. Così finirete per farvi del male...». Ma quelli non davano retta e badavano a tirare innanzi affannosamente. Allora il ferito parve adattarsi e, con voce velata, mormorò: «Grazie, ragazzi. Penserà il Signore a ricompensarvi». E cominciò a pregare silenziosamente.


[Brano tratto da "Cristo tra gli alpini", di Don Carlo Gnocchi, casa editrice "La Scuola"].

Voleva rapinare Don Bosco

San Giovanni Bosco
Don Bosco raccontava: «Una volta venivo da Capriglio ai Becchi, recitando il Breviario, sull’imbrunire. Precisamente nel luogo detto Serra, dove si comincia a discendere, ad uno svolto di via, mi si pre­senta uno che con tono brusco mi dice: — Mi dia qualche cosa. Ma intanto metteva la mano destra sotto l’ascella e tirava fuori un’arma. Io lo guardo un po’, lo conosco e gli dico: — Cortese! — Egli mi guarda sbalordito. — E non ti ricordi delle molte promesse che mi hai fatto? — Oh lei, Don Bosco!! mi perdoni, mi perdoni, non sapevo! — E ti sei di nuovo messo per questa via scellerata? Quando eri nelle carceri senatorie a Torino, mi hai detto tante volte che se uscivi, non avresti mai più fatta questa vita. E senza muoverci da quel luogo lo persuasi a confessarsi. Si preparò un poco mentre io terminai il Breviario e poi egli inginocchiato per terra, io seduto sopra una pietra, fece la sua confessione, se ne andò con Dio, e pare che non abbia più fatta quella vita».


[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].


Pensiero del giorno

Ciò che santifica non è la sofferenza, ma la pazienza nella sofferenza.

(San Giovanni Bosco)

giovedì 5 marzo 2026

Riflettere sul tempo quaresimale

Ripubblico un breve messaggio che ho ricevuto anni fa da Maristella.


Caro fratello in Cristo,
                                            sto riflettendo sul tempo quaresimale: il Signore ci dona un'altra occasione per progredire nel cammino di fede verso la meta luminosa della Santa Pasqua. Per me questo tempo è segnato dalla fatica che la continua tensione nell'itinerario di fede mi impone, ma anche dalla consapevolezza di essere amata e sostenuta dal Padre celeste.

Senza di Lui io da sola non potrei fare nulla di buono. Così nelle alterne circostanze della vita cerco sempre di affidarmi a Lui e di lasciare che sia Lui a guidare le mie scelte e la mia vita. Lui mi dona la fede, la speranza, la carità, la luce e la pazienza per poter continuare a testimoniare la Buona Novella nella mia vita quotidiana.

In questo tempo di quaresima sto cercando di essere più assidua nella preghiera, chiedendo al Padre di rendere il mio cuore sempre più simile al Suo, aprendolo al Suo infinito amore.

Auguro a tutti un cammino di conversione verso la Città di Dio che possiamo iniziare a costruire in questo povero mondo, in attesa di raggiungere la nostra dimora celeste.

Dio ti benedica e ti accompagni lungo questo giorno e in tutti i giorni.

Maristella



Carissima in Cristo,
                                 apprezzo molto questi messaggi spirituali che mi scrivi. Pur essendo una signora sposata, ho notato che hai una visione soprannaturale della vita. I beni di cui sei "avida" non sono quelli materiali, bensì quelli celesti ed eterni. Quando mi scrivi non ho l'impressione di avere a che fare con una donna maritata, ma con una suora. Io sono amico di tante religiose, sia di vita attiva che di vita contemplativa, e tu mi sembri come loro! Ovviamente detto da me non è un'offesa, anzi! :-)

Spero tanto che prima o poi il Signore converta tuo marito e tua figlia. Con tutte le lacrime che stai versando! Santa Monica interceda per la tua famiglia!

In Corde Matris,

Cordialiter