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sabato 17 gennaio 2026

Quattro briganti convertiti da San Vincenzo de Paoli

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].

Era una buia notte d'inverno, e un uomo dal cappello a larghe falde, ravvolto in nero mantello traversava una solitaria contrada di Parigi. Studiava egli il passo, ché una minuta pioggia cominciava a cadere, e soffiava una rigida tramontana. Teneva sotto il tabarro un involto che mostrava di portare con precauzione e di custodire gelosamente. Giunto ad un angolo della via, ecco che gli si presentano quattro malandrini armati di archibugi e di coltelli, e gli intimano di consegnar loro il fardello. - Questo miei cari, rispose loro dolcemente, non fa per voi; esso è prezioso, ma... - Che ma? interruppe con fiero piglio un malandrino, o consegnalo sull'istante, o sei morto. – Miei cari, deporre questo involto qui per terra in tanto fango! no, potrebbe patire; nemmeno levargli il riparo del mantello con questa brezza che tira sì forte ... Qui gli assassini perdettero la pazienza e violentemente apersero il mantello per rapir colla forza l'involto ... Ma, oh Dio! i vagiti di un piccolo infante colpiscono le loro orecchie, e partono appunto di sotto al tabarro dell'assalito. Scoprono, guardano, ah! è proprio un vezzoso piccino ravvolto in poveri cenci che costui si teneva sotto il mantello. Si mirano gli assassini l'un l'altro in faccia come smemorati, si parlano sotto voce, e uno di essi fissando meglio in faccia l'assalito: - Oh perdonate, gli dice, signor Vincenzo, non vi avevamo riconosciuto! - Non ve l'avevo detto, cari miei, che questo involto non faceva per voi? Ma, mio Dio! perché darvi a sì brutto mestiere? - La fame ci spinse a questo estremo, privi di lavoro, in un inverno così cattivo. - Venite con me, andiamo prima a porre in salvo questa innocente creatura, e poi provvederò anche per voi. 

Si avviarono insieme al ricovero degli esposti: quivi l'uomo dal mantello nero bussò alla porta che fu subito aperta, e consegnò il bambino ad una Suora di Carità. Fatto questo, condusse i quattro sicari alla propria casa, e acceso loro un buon fuoco, fece loro apprestare anche una buona cena, che divorarono avidamente. Allora, ad essi rivolto, li ammonì caritatevolmente, esortandoli a lasciar quell'infame mestiere che li avrebbe condotti alla forca e all'inferno, e parlò con tanta forza e soavità di parole, che i malandrini compunti gli si gettarono ai piedi supplicandolo che impetrasse loro il perdono del Signore. Lo sconosciuto si mise in ginocchio, pregò cogli assassini, e poco dopo rialzatosi, l'un dopo l'altro li confessò. Ma era dunque un prete quell'uomo misterioso? Sì, era un prete, era S. Vincenzo de' Paoli, l'istitutore dei Missionari e delle Suore di Carità, il fondatore dei ricoveri pei bambini esposti, l'apostolo dei galeotti. Il giorno dopo egli condusse quei quattro miserabili in un'officina ove guadagnare onestamente il pane col lavoro delle loro mani. Così la carità di un prete fece di quattro masnadieri, quattro laboriosi artigiani, quattro buoni cristiani ed utili cittadini.

Pensiero del giorno

[Pensiero tratto dalla Lettera Pastorale di Mons. Luigi Carlo Borromeo (1893 - 1975), vescovo di Pesaro, pubblicata in occasione della Pasqua del 1956].

Non giudichiamo secondo il mondo. Non cediamo alla tentazione di credere che l'avanzata del comunismo sia fatale; che fatale sia il declino del cristianesimo e della religione; che inutile sia ogni resistenza. Alla morbosità, alla svenevolezza, alla pigrizia che stanno alla radice di tali atteggiamenti, opponiamo la nostra incrollabile fede nella Provvidenza, la nostra illimitata fiducia nella Grazia, la nostra consapevole certezza che Cristo è con la sua Chiesa, e che Cristo ha vinto il mondo: confidite, ego vici mundum.

venerdì 16 gennaio 2026

Solo Dio può darci il vero conforto quando siamo immersi nella sofferenza

Perché Dio non impedì che a Padre Pio venisse proibito di confessare e di celebrare pubblicamente la Messa? Perché lasciò che lo zelante Don Dolindo Ruotolo venisse sospeso a divinis? Perché non impedì che nel 1773 la gloriosa Compagnia di Gesù venisse soppressa? Bisogna avere una visione soprannaturale della vita: non cade foglia che Dio non voglia. Infatti nella vita nulla capita per cieco caso, ma tutto è voluto, o almeno permesso, dalla Divina Provvidenza per il nostro bene spirituale.

Noi non conosciamo gli arcani decreti del Signore, tuttavia sappiamo che Egli è infinitamente sapiente, e certamente ci sono stati dei motivi per cui ha lasciato che nella Chiesa accadessero certe cose. Un giorno vedremo chiaramente il bene che Dio ha tratto da certi avvenimenti che, umanamente parlando, erano difficili da accettare con rassegnazione cristiana.

Perché noi fedeli legati alla Messa tridentina dobbiamo subire ingiuste persecuzioni? Perché siamo condannati all'ostracismo? Nei momenti di difficoltà è inutile cercare la comprensione altrui, solo Dio può consolarci davvero. Molto spesso anche gli amici più stretti voltano le spalle senza comprendere e compatire le sofferenze altrui. Solo Dio non ci abbandona mai. Il Santo Giobbe nonostante fosse diventato povero e infermo senza avere colpe, subì l'incomprensione dei suoi amici, che lo fece soffrire più della stessa malattia e della povertà. Così pronunciò la celebre frase “Il mio occhio piange rivolto verso Dio”, che nel maestoso latino dell'antica Vulgata suona così: “Ad Deum stillat oculus meus”. Nel momento del dolore e della sofferenza, solo Dio può consolarci, come un papà consola il bimbo piccino che piange. Don Dolindo Ruotolo ha scritto bellissime meditazioni sulla Sacra Scrittura. Ecco come ha commentato la frase di Giobbe “Ad Deum stillat oculus meus”:

“Perché ci angustiamo tanto? Volgiamo gli occhi al Signore con fiducia, poiché non è sulla terra il nostro conforto ma nel Cielo. Dio solo ci conosce, Dio solo può compatirci, Dio solo può consolarci. Gli uomini della terra sono verbosi, non sanno dire che parole, non possono dire che parole, spesso urtanti nel medesimo sforzo di renderle consolanti. L’occhio nostro lacrimi in Dio solo: Ad Deum stillat oculus meus. Come è bella questa parola di Giobbe! Stilli a Dio questo occhio che non può essere saziato da nessuna visione terrena, stilli a Dio, poiché non può trovare un padre più tenero di Lui, stilli a Dio depositando nel suo cuore, in mezzo alle lacrime, l’angoscia, la fiducia, l’amore, la speranza, l’unione perfetta alla sua Volontà: Ad Deum stillat oculus meus! Gli anni passano, la via che percorriamo non conosce il ritorno su questa terra, tutto muta intorno a noi, rimane solo Dio come nostra unica speranza: Ad Deum stillat oculus meus! Il nostro testimone è nel Cielo! Dio infatti conosce la nostra fralezza e la compatisce; conosce le nostre miserie e le perdona quando noi ricorriamo alla sua misericordia con sincero pentimento; conosce la condizione del nostro pellegrinaggio e ci aiuta. Quale conforto quando le creature irrompono contro di noi e ci giudicano male, il pensare che il nostro testimonio è nel Cielo e che Dio ci conosce! Oh! il Signore non rende mai vana la nostra speranza, e quando tutto ci sembra perduto, interviene Lui per difenderci e per far luce nelle tenebre. [...] Ripetiamo con Giobbe, quando le tempeste sono più fiere: Ad Deum stillat oculus meus.”

Pensiero del giorno

Ciò che ti turba e ti toglie la pace non viene dal Signore. Caccialo via!  

(Consiglio dato da San Giovanni Bosco a San Domenico Savio, uno dei ragazzi dell'oratorio di Valdocco).

giovedì 15 gennaio 2026

Desiderare la salvezza eterna dei figli

I genitori non devono limitarsi a desiderare la salute corporale e il bene materiale dei figli, ma soprattutto il loro bene spirituale.


Caro D.,
               credo anch'io che una santa vita matrimoniale, vissuta in comunione di intenti tra uno sposo e una sposa devoti e innamorati di Cristo, possa essere splendida, un assaggio di Paradiso. Ho letto ora il brano del Beato Giacomo Alberione che mi hai segnalato, nel quale afferma che la donna è stata creata da Dio per aiutare l'uomo nella vita spirituale. Ritengo giuste e sante le sue affermazioni. La donna ha in sé una dolcezza che deve impiegare in primo luogo verso il marito e i figli. E cosa c'è di più dolce e meritorio che convertire anime così vicine, quelle che Dio le ha posto accanto nella Sua infinita bontà o quelle che le dà la grazia di mettere al mondo?

Riguardo l'homeschooling, non ci avevo mai pensato finora e il primo pensiero è stato di timore. Timore di assumersi questo grande compito. Riflettendoci però, ho capito che è un grandissimo atto di amore verso i figli oltre ad essere un dovere. Chi meglio di un genitore può educare amorevolmente un figlio? Perché si deve delegare questo dovere ad un estraneo pagato per farlo? I figli non si mettono solo al mondo, si devono crescere come gigli, ma la scuola di oggi è un terreno arido e poco adatto alla fioritura di gigli: ideologia gender, bullismo, iniziazione a piaceri illeciti e droghe... Anche il giglio più bello potrebbe appassire in queste condizioni. Un altro dubbio che mi era venuto riguarda la socializzazione, il timore che potrebbero isolarsi. Ma potrebbero esserci diversi modi per evitare che questo accada, ad esempio invitando bambini a giocare in casa, ecc.

Comunque, ne parlerei in modo approfondito con mio marito per valutare bene tutti i pro e, se ce sono, i contro e poi giungeremmo di comune accordo a scegliere il bene dei nostri figli/gigli. :)

Un caro saluto

Siano lodati Gesù e Maria

(Lettera firmata)



Carissima in Cristo,
                                   in una delle tue e-mail mi hai detto che la pensi come me al 100%. Sono rimasto sorpreso nel constatare che condividi la mia visione di vita matrimoniale vissuta in maniera ascetica e persino l'idea di praticare l'homeschooling, qualora Dio ti donasse dei figli. Di questi temi ne abbiamo parlato anche al telefono, si tratta infatti di questioni molto importanti. Mi hai edificato assai quando mi hai confidato il tuo desiderio di voler impegnarti molto per aiutare a salvarsi l'anima la prole che eventualmente il Signore ti donerà in futuro. Penso sinceramente che saresti un'ottima madre, poiché oltre a preoccuparti del bene materiale dei tuoi figli ti preoccuperesti soprattutto del loro bene spirituale, educandoli cristianamente e aiutandoli a raggiungere il supremo ed eterno traguardo.

Uno degli scopi del mio blog è quello di far conoscere e incoraggiare i lettori a praticare l'homeschooling per il bene spirituale dei propri figli, evitando che possano essere indottrinati dalla propaganda delle scuole del regime culturale massonico-progressista (pensiamo ad esempio all'ideologia gender che dilaga persino nelle scuole materne) e anche che possano essere rovinati dai cattivi e scandalosi compagni di classe. È vero che i bambini hanno bisogno di socializzare, ma ci sono altri modi leciti per poterlo fare, ad esempio invitando a casa propria altri fanciulli buoni e farli giocare con giochi onesti o istruttivi, sotto l'occhio vigile dei genitori. Comunque penso sia meglio non avere amici che avere cattive amicizie.  Molti bambini buoni si sono rovinati frequentando cattive compagnie. Magari si potrebbe fare qualcosa per consentire ai lettori del blog di far socializzare insieme i propri figli, per esempio organizzando delle colonie estive per bambini. Tra l'altro al riguardo dell'homeschooling bisogna dire che spesso i risultati sono molto positivi anche dal punto di vista didattico, cioè i bambini imparano molte più cose rispetto agli alunni che frequentano le scuole del regime culturale progressista. Ovviamente non intendo criticare i buoni insegnanti cattolici che insegnano nelle scuole statali, ci mancherebbe altro!

Da quando nel 2008 ho aperto il blog sono stato contattato da tante persone. Tu sei una delle più spirituali, cioè una di quelle che ha una visione più soprannaturale della vita. Pensa che quando leggevo le tue edificanti e-mail pensavo fossi una donna attratta dalla vita monastica, pertanto sono rimasto sorpreso quando mi hai confidato che invece ti senti attrarre alla vita matrimoniale e a divenire madre. In effetti c'è tanto bisogno di famiglie davvero cristiane, nelle quali genitori e figli vivano un'intensa vita spirituale, praticando con fervore le virtù cristiane e aspirando davvero alla santità per la maggior gloria di Dio. Vivere in una famiglia del genere è davvero un piccolo assaggio di paradiso. Che edificazione vedere gli sposi amarsi profondamente in Cristo, i figli onorare il papà e la mamma, i genitori educare cristianamente la prole, e tutti i membri della famiglia trattarsi con rispetto, dolcezza, affetto e vera carità! Ubi charitas et amor, Deus ibi est! 

Ti ringrazio per avermi concesso il permesso di pubblicare le tue edificanti e-mail, spero tanto di poter allacciare con te qualche forma di collaborazione più intensa, visto che abbiamo tante cose in comune. 

In Corde Matris,

Cordialiter 

Pensiero del giorno

Solo fissando lo sguardo su Gesù, il Paziente divino, s’impara a esercitare la pazienza. Quando vediamo lui, venuto al mondo per salvarci, vivere fin dai primi istanti della sua esistenza terrena in mezzo ai disagi, alle privazioni, alla povertà, e poi alle incomprensioni, alle persecuzioni, fatto segno all'odio dei suoi stessi concittadini, calunniato, cercato a morte, tradito da un amico, processato e condannato come un malfattore, il nostro animo si scuote e comprende che non possiamo essere suoi discepoli, se non battendo il suo stesso cammino. Se Gesù, innocentissimo, ha tanto sopportato per amor nostro, non sapremo noi, peccatori e quindi meritevoli di sofferenza, sopportare qualche cosa per amor suo? Per quanto nella nostra vita ci possa essere da soffrire, sarà sempre ben poco, anzi nulla di fronte alle infinite sofferenze di Gesù, perché Gesù nella sua Passione non ha abbracciato il dolore di una sola vita o di molte vite umane, ma il dolore di tutta l’umanità.

[Brano tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


mercoledì 14 gennaio 2026

Spie moderniste

Nella DDR, cioè la Germania Est guidata da Erich Honecker, vi era il famigerato “Ministero per la Sicurezza di Stato” (Ministerium für Staatssicherheit), conosciuto come “Stasi”. Quanta gente ha sofferto a causa della Stasi! 

Questo ministero gestiva una sorta di polizia segreta utilizzata dal feroce regime comunista per spiare la popolazione e scovare i dissidenti, i quali venivano duramente perseguitati. Nella Germania Est tanti cittadini vivevano nella paura e non osavano manifestare pubblicamente il proprio dissenso nei confronti del regime, onde evitare che qualche spia della Stasi lo venisse a sapere e li facesse arrestare. Se si desiderava fare qualcosa di non gradito al regime bisognava agire nell’ombra. Anche negli altri Stati comunisti vi erano le polizie segrete che perseguitavano i dissidenti, penso ad esempio alla “Securitate” della Romania di Ceausescu, alla “Stb” (“Státní Bezpečnost”, ossia “Sicurezza di Stato”) della Repubblica Socialista Cecoslovacca, al “KGB” dell’Unione Sovietica, ecc.

Anche i modernisti si avvalgono dello “spionaggio” e delle delazioni per scovare i cattolici fedeli alla Tradizione e perseguitarli in maniera accanita. Me ne accorsi nei primi tempi dopo l’entrata in vigore del motu proprio “Summorum Pontificum” di Benedetto XVI, quando diversi preti decisero di celebrare “more antiquo” il Santo Sacrificio della Messa, ma poi dovettero smettere. Ad esempio veniva comunicato sui blog che il tale giorno nella tale chiesa sarebbe stata celebrata la Messa tridentina, ma dopo breve tempo veniva data la notizia che la celebrazione era stata soppressa. Che era successo? Presumo che molti casi di “Messe soppresse” siano avvenuti perché i modernisti, dopo aver letto gli annunci sui siti internet filotradizionali, abbiano cominciato a fare forti pressioni affinché il celebrante cambiasse proposito. Il mio non è solo un sospetto, infatti ho avuto anche delle confidenze che confermano la repressione. Penso ad esempio a quei sacerdoti legati alla Messa di San Pio V che dovevano trasferirsi in una certa diocesi, accolti favorevolmente dal vescovo, ma poi la notizia è arrivata ai modernisti, i quali hanno fatto forti pressioni affinché ciò non avvenisse, riuscendo a far saltare il progetto. Vi faccio un altro esempio: in una località vi era un dottore (fedele laico) che si stava dando da fare per promuovere la Messa tridentina nella sua diocesi, ma quando lo hanno saputo i modernisti lo hanno ricattato dicendogli che se avesse proseguito nel suo intento gli avrebbero fatto perdere la collaborazione professionale che aveva con una struttura privata. Non penso di esagerare nell’etichettare il fronte modernista con l’epiteto di “regime”, visto che utilizza metodi spietati e malvagi di stampo comunista.

Ovviamente il mio intento non è quello di aizzare all’odio verso i nostri persecutori, anzi in passato ho già detto diverse volte che dobbiamo perdonarli di cuore e offrire queste sofferenze al Signore per la salvezza delle anime. Lo scopo di questo post consiste nel far riflettere i lettori sulla necessità di essere più prudenti nel diffondere certe informazioni. 

Tempo fa ho letto un interessantissimo e utilissimo articolo riguardante la liturgia antica pubblicato su alcuni siti internet. Tuttavia sono rimasto sorpreso nel vedere con quanta leggerezza siano state rilasciate pubblicamente certe informazioni, mentre sappiamo che i modernisti “spiano” i blog del movimento liturgico tradizionale. Poi non stupiamoci se i nostri persecutori ci bastonano, visto che sono stati alcuni di noi a svelare pubblicamente, quindi anche ai modernisti, certe informazioni sensibili. 

In Italia durante la Seconda Guerra Mondiale le autorità politiche dell’epoca fecero affiggere dei manifesti nei quali si esortava la popolazione a “tacere” al riguardo di informazioni sensibili (ad esempio lo spostamento di truppe, la partenza di convogli navali, la produzione di armamenti, ecc.) onde evitare che finissero alle orecchie dello spionaggio nemico e poi venissero silurate le nostre navi, fossero bombardate le nostre industrie belliche, ecc. Un famoso manifesto di Gino Boccasile riportava la scritta: “Il nemico vi ascolta. Tacete!”.

Noi stiamo lottando contro la feroce e spietata “internazionale modernista”. Dobbiamo agire con prudenza, come facevano i cattolici che vivevano negli Stati al di là della “Cortina di ferro”, ove spadroneggiavano efferati regimi comunisti. Certe informazioni è meglio non pubblicarle su siti che possono essere letti da chiunque, anche dai seguaci di Alfred Loisy  (1857 - 1940), uno dei principali fondatori dell’eresia modernista.

Come finirà la guerra spirituale che stiamo combattendo? La nostra incrollabile certezza nella vittoria non si basa sulle nostre forze, bensì sull’aiuto di Gesù Cristo, il quale ha promesso che le forze infernali non prevarranno. È verità di fede che la Chiesa Cattolica è indefettibile, cioè non può mai venir meno, perché è Dio stesso che l’ha istituita e la difende dai suoi nemici. Secondo San Pio X non sono lontani dal vero coloro che considerano i modernisti i più pericolosi nemici della Chiesa. Ma il Signore non ci abbandonerà, ci aiuterà anche nel combattimento spirituale contro questi accesi nemici della Tradizione Cattolica. La storia insegna che in venti secoli abbiamo subìto numerose e brutali persecuzioni, ma adesso dove sono Nerone, Valeriano, Diocleziano, Enrico VIII, Durruti, Honecker, Breznev, Andropov, Cernienko, Mao Tse-tung, Ho Chi Minh e tutti gli altri acerrimi nemici della Chiesa? Un tempo venivano osannati dalle masse, oggi i loro nomi sono sconosciuti ai più e i loro corpi sono divenuti polvere, mentre il Corpo Mistico di Cristo, del quale noi siamo le membra, è vivo e vivrà per sempre.

Stiamo vivendo un periodo di grandi sofferenze, i nostri numerosi persecutori (modernisti, comunisti, massoni, laicisti, seguaci dell’ideologia gender, plutocrati, relativisti, ecc.) ci assediano da tutte le parti. Ma noi cattolici non ci arrendiamo, vogliamo continuare a resistere ad oltranza con la dogmatica certezza nella Vittoria!

Pensiero del giorno

[...] se al prossimo adirato rispondiamo con ira, non facciamo che aumentare l’incendio, mentre bisogna cercare di spegnere la collera opponendovi dolcezza e mansuetudine.

[Brano tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 13 gennaio 2026

Il velo della Prima Comunione

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Una fanciulla (ci narra l'ab. Mullois) aveva fatto la sua prima Comunione, e provato in quel giorno nel suo cuore la gioia più pura e soave. E lungo tempo appresso, trovandosi sola nella sua cameretta, amava di riporsi sul capo il suo velo e la sua corona, e poi con una perdonabile vanità infantile si rimirava nello specchio e sorrideva di piacere e di gioia, ripensando a quel giorno che ne era stata adorna nella chiesa. Ma ahimè! passarono gli anni, sopravvennero passioni, e la povera fanciulla circondata dalle seduzioni, fu debole e cadde nel vizio e nel disonore. Allora non amò più il suo velo né la corona della prima Comunione: quando le cadevano sott'occhio rivolgeva altrove il suo sguardo per attutire il rimorso. Un giorno che frettolosa e impaziente cercava qualche cosa nel suo armadio, ecco che il bianco velo le viene fra le mani, ed ella lo piglia, lo getta a terra dicendo: - Maledetto velo, è sempre qui quando non so che farne! e furiosamente lo calpesta. Ma tutto ad un tratto fermandosi, s'abbandona sopra una seggiola col cuore commosso, colle lagrime agli occhi, e dice: Ah! misera me! che feci?... che vita è mai la mia? Ah! io era ben più felice quando portava quel velo nel più bel giorno della mia vita! Divenuta infedele a miei religiosi principii, alle promesse di virtù della mia prima Comunione, ho sofferto, sempre sofferto: è tempo di finirla! - E poi ripiglia di terra il suo velo, e ridiventa cristiana virtuosa.

Pensiero del giorno - Falsificatori e corruttori delle anime

Quando l'anima si raccoglie tutta nella speranza soprannaturale per sfuggire alle insidie del demonio e del mondo, i falsificatori ed i corruttori […], cioè le tentazioni di Satana e gli scandali del mondo, tentano di strapparla alla dolce speranza del Cielo. Falsificatori e corruttori sono i piaceri del mondo, poiché falsano l'idea del vero bene e corrompono l'anima; falsificatori e corruttori sono i maestri dell'errore e dell'immoralità, la presentano nei libri, sulle scene, negli esempi tristi che danno. Questi falsificatori e corruttori sono i nemici più insidiosi, poiché attirano sulle anime la morte […], e le gettano nel fetido sepolcro dei vizi più turpi.

[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", vol. V, di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa.]

lunedì 12 gennaio 2026

Frasi d’amore di San Francesco di Sales

San Francesco di Sales
Si rimane positivamente sorpresi quando si leggono le frasi d’amore che San Francesco di Sales scrisse a Santa Giovanna Francesca de Chantal (ovviamente si tratta di amore puro, casto e soprannaturale). Forse nemmeno i mariti più innamorati hanno mai scritto alle loro mogli delle frasi così affettuose, tenere e piene di unzione spirituale. Ciò che mi colpisce in modo particolare è l’amore che San Francesco di Sales nutriva per l’anima della Chantal. Certamente è una cosa splendida poter amare un’anima in questo modo. L’esempio più bello è quello del Redentore Divino, il quale si sarebbe immolato in croce per salvare anche una singola anima. Un’altra cosa che mi stupisce nel leggere queste frasi d’amore, è che il santo vescovo di Ginevra e la cofondatrice delle Monache Visitandine si amavano così intensamente che le loro belle anime erano come fuse assieme. Chissà quanti gradi di gloria hanno meritato in Cielo per essersi amati su questa terra in questo modo così puro e soprannaturale! Infatti per ogni atto di carità (l’amore soprannaturale che nasce da Dio) compiuto in stato di grazia, l’anima riceve da Dio una ricompensa eterna. Un conto è salvarsi l’anima per un soffio, altro conto è salvarsi coi meriti di un grande santo. Ecco alcune frasi d’amore estrapolate dalle lettere che San Francesco di Sales (il santo della dolcezza) scrisse a Santa Giovanna Francesca:


* Amo più teneramente che mai ciò che amo, in primo luogo la vostra anima.

* Io so che la mia anima è in voi e la vostra è in me... Non celebro mai la Messa senza di voi e non mi comunico mai senza di voi; in sostanza sono tanto vostro quanto potete desiderare. 

* Il mio desiderio di amarvi e di essere amato da voi non ha una misura che sia minore dell’eternità. 

* Dio mi ha dato a voi in modo unico, intero, irrevocabile. 

* Non sarà mai possibile che qualcosa mi separi dalla vostra anima. 

* Non ho mai sentito tanto affetto come sento ora per la nostra anima e il nostro unitissimo cuore. 

* Vorrei potervi esprimere il sentimento che oggi, mentre mi comunicavo, ho avuto della nostra cara unità, perché è stato un sentimento grande, perfetto, dolce, potente e tale da potersi quasi dire un voto o una consacrazione. 

* Io non cambierò nulla al proposito che ho fatto di essere un uomo verissimamente vostro e tutto vostro, senza riserve e senza eccezioni. Uso il linguaggio del mio cuore e non quello del nostro tempo. E, secondo il mio modo di vedere, quando ho detto che sono tutto vostro ho detto tutto; e se non ho detto questo ho detto troppo poco. 

* [È Dio] che col suo amore mi ha obbligato ed anzi mi ha consacrato per essere, vivere, morire e rivivere per sempre vostro e tutto vostro. 

* Sono vostro. Gesù lo vuole e io lo sono. 

* Sono colui che Gesù ha reso vostro senza fine, senza riserva, senza paragone. 

* Sono per voi quello che Dio sa. 

* In Lui e per Lui il nostro cuore unico e indivisibile. 

* Io ho una luce tutta particolare che mi fa vedere come l’unità del nostro cuore sia opera di quel grande Unificatore e, quindi, d’ora in poi intendo non solo rispettare, ma amare e onorare questa unità come cosa sacra. 

* Per me nulla ha più importanza se non Dio, per il quale e in grazia del quale, tuttavia, amo più teneramente che mai ciò che amo, in primo luogo la vostra anima. Io sono più vostro di quanto possa dir in questo mondo, perché le parole che esprimono questo amore non esistono. 

* Carissima Madre, amate sempre la vostra povera cara anima che ho io, perché io amo senza misura, senza paragone, e più di quanto si possa dire, la mia carissima anima che avete voi. Voglio dire: amiamo molto quest’unica anima e quest’unica vita che a Dio è piaciuto darci per il suo servizio.


[Brani tratti da “Tutte le lettere - San Francesco di Sales”, Edizioni Paoline, 1967, edizione italiana a cura di Luigi Rolfo].

Pensiero del giorno

Per mantenere acceso il fuoco del santo amore sull'altare del vostro cuore, dovete fare frequenti atti di umiltà, tenere sveglio il vostro cuore con orazioni giaculatorie, fare frequenti visite al SS. Sacramento e fare la comunione spirituale frequentissima.


(San Paolo della Croce)

domenica 11 gennaio 2026

Discorso familiare ad una fanciulla che prende l'abito di monaca

Riporto alcuni brani di un interessante scritto di Sant'Alfonso Maria de Liguori intitolato "Discorso familiare ad una fanciulla che prende l'abito di monaca". Preciso solamente che per agevolare la lettura ho tradotto in italiano corrente i termini desueti e ho eseguito alcuni piccoli ritocchi.

Devota donzella, di questa giornata in cui avete la sorte di sposarvi con Gesù Cristo, dovete avere una continua memoria per ringraziarlo sempre di questo favore così grande. Non pensate che Gesù Cristo debba esservi debitore perché voi lasciate il mondo per suo amore; siete voi che dovete conservargli una gratitudine eterna, per la grazia che egli vi fa di chiamarvi a lasciare il mondo.

Voi oggi lasciate il mondo: credete forse di lasciare qualche gran cosa? Che cosa è mai questo mondo? Terra di spine, di lacrime e di dolori. Promette grandi cose il mondo ai suoi seguaci: spassi, gioie e pace, ma tutto poi si riduce ad inganni, amarezze e vanità. Le stesse ricchezze, onori e spassi mondani diventano alla fine pena e lutto: Extrema gaudii luctus occupat. E Dio faccia che per tanti accecati che amano il mondo questo lutto non diventi eterno; poiché in mezzo al mondo i pericoli sono molti, sono grandi e sono inevitabili, di perdere l'anima, il paradiso e Dio.

Povere quelle fanciulle che, ingannate dalle false promesse del mondo, lasciano Gesù Cristo e vanno al secolo! Sperano di trovare ivi piaceri e gioie, ma povere! dico, perché poi non vi trovano altro che fiele e spine, come dimostra l'esperienza. [...] Domandate, domandate a tutte le maritate, se ne trovate una contenta. Io per conto mio, a quante l'ho domandato, tutte le ho trovate scontente e piene di guai. Al contrario domandate a quelle monache che han lasciato il mondo per Dio e non vogliono altro che Dio, se vivono contente del loro stato; e vi risponderanno che ringraziano sempre il Signore di averle ritirate dal mondo.

[…] Insomma, se voi foste rimasta nel mondo, quale altro sposo più grande potevate sperare che un cavaliere, un titolato, un monarca di qualche regno? Ma ora prendete per sposo il re del cielo e di tutti i regni della terra. Quante vergini sante hanno rinunziato alle nozze dei primi signori della terra per essere spose di Gesù Cristo!

[…] Lasciate, figliuola mia, lasciate a quelle giovani che amano il mondo tutti i loro spassi, vanità, belle vesti, commedie, banchetti e festini, e godetevi voi Gesù Cristo. Egli nella vostra cella vi terrà più contenta che tutti i piaceri, gli sfarzi e le ricchezze che possiedono le regine della terra. Ivi nella vostra solitaria cella godrete un paradiso ed una continua pace. Se amate Gesù Cristo, amerete la solitudine che troverete nella vostra cella. In essa il vostro crocifisso sposo vi parlerà familiarmente al cuore; da quella croce vi manderà raggi di luce alla mente e saette infiammate di santo amore al cuore. E voi da sola a solo nella vostra cella gli paleserete l'affetto che gli portate, gli farete continuamente offerte di voi stessa e di tutte le cose vostre; gli chiederete le grazie di cui avete bisogno; gli comunicherete le vostre angustie, i timori che vi affliggono; ed egli vi consolerà. Non dubitate che lo sposo divino vi consolerà sempre in vita e maggiormente poi vi consolerà nell'ora della morte […].

Ho detto che le religiose che si son date tutte a Dio godono una continua pace; ciò s'intende di quella pace che può godersi in questa terra, che si chiama valle di lacrime. In cielo Dio ci prepara la pace perfetta e piena, esente da ogni travaglio. Questa terra al contrario è luogo per noi di meriti; e perciò è luogo di patimenti, ove col patire si acquistano le gioie del paradiso.

Tanto più che lo sposo che voi, donzella, questa mattina vi prendete, sebbene è il più nobile, il più ricco, il più grande che potete avere, nondimeno si chiama ed è sposo di sangue […] il quale ha sparso tutto il sangue a causa di flagelli, di spine e di chiodi, per salvare l'anima vostra e di tutti gli uomini. Ecco che vi va innanzi l'amante Gesù e vi chiama a seguirlo da sposa. Miratelo dunque come va: non va coronato di fiori, ma di spine; non va vestito di oro e di gemme, ma di sangue e di piaghe: guardate poi il trono regale ove giace, il quale non è che una dura croce, dove agonizza e dove in un mar di dolori e di ignominie muore per vostro amore.

[…] Vi prego poi, per quando avrete preso il santo abito, a rinnovare ogni giorno la promessa che avete fatta a Gesù Cristo di essere fedele. L'amore e la fedeltà sono i pregi primari di una sposa. A questo fine sappiate che poi vi sarà dato l'anello, in segno della fedeltà che dovete osservare del vostro amore che avete promesso a Gesù Cristo. Ma per esser fedele non vi fidate della vostra promessa; è necessario che sempre preghiate Gesù Cristo e la sua santa Madre che vi ottengano la santa perseveranza; e procurate di avere una gran confidenza nell'intercessione di Maria che si chiama la madre della perseveranza. E se vi sentirete raffreddata nel divino amore e tirata ad amare qualche oggetto che non è Dio, ricordatevi di quest'altro mio avvertimento; allora, affinché non vi abbandoniate alla tiepidezza o all'affetto delle cose terrene, dite così a voi stessa: E perché mai ho lasciato il mondo, la mia casa ed i miei parenti? forse per dannarmi? Questo pensiero rinvigoriva s. Bernardo a riprendere la via della perfezione quando si sentiva intiepidito […]. Ma bisogna che io termini di parlare, mentre me lo comanda il vostro sposo, che ha premura di vedervi presto entrata nella sua casa. Ecco, mirate da qui con quanto giubilo vi aspetta e uditelo con quanto affetto vi chiama, affinché presto entriate in questo suo palazzo regale, quale appunto è questo monastero. Andate dunque ed entrate allegramente, mentre l'accoglienza che stamattina vi sarà fatta dal vostro sposo, nel ricevervi in questa sua casa, vi è come una caparra dell'accoglienza ch'egli vi farà in vostra morte quando vi riceverà nel suo regno del paradiso.

Pensiero del giorno

Padre Felice Maria Cappello
Tutto passa, tutto si dilegua, tutto finisce. L’eternità non finisce mai.


[Pensiero di Padre Felice Maria Cappello (1879 - 1962) tratto da "Il segreto del confessionale" di Marc Lindeijer, Edizioni AdP].

sabato 10 gennaio 2026

La bambina che non voleva che suo padre morisse senza sacramenti

Croce nera
[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Frequentava il catechismo la giovinetta Luigia, tenera e cara ragazzina sui 10 anni, e la lezione versava sul sacramento dell'Estrema Unzione; il buon parroco fra le altre cose si studiava a dimostrare ai fanciulli, intorno a sé raccolti, qual gran bene sarebbe che nelle famiglie si procurasse per tempo l'amministrazione dei Sacramenti agli infermi; che il più sovente, pel timore che i congiunti hanno di far disgusto all'ammalato, quasi gli annunciassero una cattiva nuova, si aspetta a chiamar il curato quando più non vi è tempo, e l'infermo è quasi destituito dei sensi. Raccomandava per tanto ai fanciulli che avvenendo il caso, facessero essi questa buona opera di carità presso i loro genitori, cioè procacciassero loro per tempo la visita di un sacerdote ed il ricevimento dei sacramenti dell'Estrema Unzione e dell'Eucaristia. Di lì a non molto il padre della ragazzina ammala, il male peggiora, si succedono medici e medicine, ma invano. Il medico infine dice con rammarico alla famiglia che non vi è più speranza, l'arte salutare aver esauriti ormai i suoi rimedi, non resta più che amministrargli i Sacramenti. Ma né la moglie né i parenti, né gli amici si sentono da tanto di annunciar al malato la triste nuova. La buona ragazzina intanto lagrimava e pregava in un angolo della camera. Quando si vede sola, prende uno sgabello, vi monta sopra (ché il letto era alto, ed ella piccola), si getta colle braccia aperte addosso al padre, lo bacia teneramente: - Oh! caro padre, gli dice, se tu mi ami, devi farmi un piacere, ma non disgustarti. Ho sentito che sei, caro padre, in fin di vita, ma ho pur sentito dal nostro parroco che è una gran carità il prevenirne i genitori; e perciò siccome nessuno te l'ha detto, io ti avverto che il dottore ha dichiarato non esservi più nulla a fare, che amministrarti i santi Sacramenti; ah! dunque, caro padre, prendili, e oltre il dolore della tua partenza, non darmi quello di vederti morire senza metterti in compagnia del buon Gesù. - Ah! cara, rispose il padre, dammi ancora un bacio, non ti posso rifiutare questo piacere, di' alla mamma che io farò come tu vuoi, e chiami pure il parroco. Arriva il curato, prepara l'infermo al gran trapasso con tutti i conforti della religione. Ma ricevuto i SS. Sacramenti il padre facendo come un ultimo sforzo, quasi per liberarsi dal peso della gratitudine e dell'affetto che l'opprimevano: - Sappiate voi tutti, disse, che se colla grazia e misericordia di Dio io andrò in paradiso, dopo Dio lo dovrò più che agli altri alla pietà della mia Luigina. Ah! non temete mai di dar disgusto ai moribondi; ché voi non sapete ancora cosa sia il morire in grazia di Dio. - Ed in così dire, chinato il capo, dolcemente spirò.