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lunedì 16 marzo 2026
È peccato odiare una persona?
Pensiero del giorno
[Brano tratto da "Il matrimonio - Libro della giovane dai 17 ai 20 anni", di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline; imprimatur: in Curia Arch. Mediolani, die 23-2-1953, Bernareggi, Vic. Gen.].
domenica 15 marzo 2026
Bisogna preparare i conti prima che giunga il giorno dei conti
Pensiero del giorno
sabato 14 marzo 2026
I peccati veniali non impediscono di poter ricevere la Comunione
venerdì 13 marzo 2026
È peccato uccidere gli animali?
Angustie di coscienza
- Oggi mi sono confessato con sincero pentimento dei miei peccati e domani vorrei fare la Comunione, ma mi sono ricordato di essermi dimenticato in buona fede di confessare un peccato certamente mortale. Posso fare la Comunione? Sì, in questo caso si può tranquillamente ricevere la Comunione. Il peccato mortale dimenticato lo confesserai nella prossima confessione.
- Mi sono confessato con compunzione dei miei peccati, ma il confessore non mi ha fatto recitare l’Atto di Dolore. È valida l’assoluzione? Se eri sinceramente pentito dei tuoi peccati non devi temere che l’assoluzione sia stata invalida. Recitare l’Atto di Dolore serve a fomentare il dispiacere soprannaturale dei peccati commessi, ma dato che, purtroppo, certi confessori non lo fanno più recitare, conviene recitarlo con devozione, nella propria mente, anche prima di entrare nel confessionale.
- Ho detto a un mio amico una piccola bugia di scusa, so di aver commesso un peccato veniale, sono obbligato a confessarlo? No, confessare i peccati veniali è facoltativo, non obbligatorio. I peccati veniali sono sia quelli la cui materia è leggera, sia quelli la cui materia, pur essendo grave, sono stati compiuti senza la piena avvertenza dell’intelletto (ad esempio quelli commessi in buona fede o in un momento di distrazione), oppure senza il pieno e deliberato consenso della volontà.
- Mi sono confessato con sincero pentimento ma il confessore non mi ha imposto una penitenza. È valida l’assoluzione? Sì, stai tranquillo, è valida, ma il confessore ha commesso un peccato (grave, se avevi confessato qualche peccato mortale; veniale, se avevi confessato solo colpe veniali).
- Il confessore mi ha detto che sono molto scrupoloso e mi ha ordinato che dalla prossima volta non dovrò più confessare i peccati commessi prima di oggi. È una cosa che si può fare? Sì, anche S. Alfonso parla di ciò nel capitolo dedicato agli scrupoli del libro “La vera sposa di Gesù Cristo”. Stai tranquillo, non commetti sacrilegio, anzi sei tenuto ad obbedire al confessore, altrimenti non guarirai mai da questa grave malattia spirituale!
- Sono obbligato a confessare i peccati mortali dubbi, ad esempio quando non ricordo di aver avuto la piena avvertenza dell’intelletto che un determinato atto fosse colpa grave oppure quando dubito di aver dato il pieno consenso della volontà? No, non c’è obbligo di confessare i peccati dubbi. Ma se per tranquillità di coscienza decidi di confessarli ugualmente, dovrai specificare che sono peccati dubbi, ad esempio dicendo “Ho commesso la tal cosa ma non sono sicuro di aver avuto piena avvertenza o di aver dato il pieno e deliberato consenso della volontà”. Però ai penitenti scrupolosi bisognerebbe vietare di confessare i peccati dubbi.
- Molti anni fa ho commesso un peccato certamente mortale, mi sembra di averlo già confessato, ma non ricordo bene, sono nel dubbio. Sono obbligato a confessarlo? Il dotto e autorevole Padre Eriberto Jone nel suo “Manuale di Teologia Morale” insegna che se si dubita che un peccato mortale sia già stato debitamente confessato, non c'è obbligo di confessarlo.
- Io non vorrei mai commettere un peccato mortale per nessun motivo al mondo, ma a volte nel sonno o nel dormiveglia mi capita di fare delle cose che sono materia grave, ad esempio di desiderare di fare del male ingiusto al prossimo. In questi casi pecco mortalmente? No, perché per peccare mortalmente non basta la “materia grave”, sono necessarie anche la piena avvertenza dell’intelletto della gravità della materia e il pieno e deliberato consenso della volontà, che nel sonno e nel dormiveglia sono totalmente o parzialmente assenti.
- Ho fatto una buona confessione ma successivamente ho commesso un peccato mortale dubbio. Posso fare la Comunione? Sì, ma è bene premettere un atto di contrizione perfetto, il quale può essere suscitato, ad esempio, recitando con attenzione e devozione l’Atto di Dolore.
Con queste “domande e risposte” spero di aver aiutato qualche anima a liberarsi da delle fastidiose angustie che, instillando tristezza e sconforto, rischiano di essere d’intralcio nel cammino di perfezione cristiana.
cordialiter@gmail.com
Fare attenzione alle guide spirituali moderniste (lk)
Sono contento che apprezzi anche gli scritti delle persone che collaborano col blog. Approfitto dell'occasione per ringraziarle di cuore! È bello vedere che in questa società spietata ed egoista ci sia ancora gente buona disposta a dare una mano in maniera disinteressata.
Pensiero del giorno
giovedì 12 marzo 2026
Non ingannate voi e i fedeli!
Pensiero del giorno
mercoledì 11 marzo 2026
Il matrimonio perfetto
Pensiero del giorno - Modernismo pratico nel clero
martedì 10 marzo 2026
È peccato tatuarsi?
Come la morale tradizionale giudica i tatuaggi
🕊️ 1. Non è peccato intrinseco, ma atto moralmente “indifferente” che può diventare illecito
I moralisti classici non consideravano il tatuaggio un peccato in sé. Lo valutavano come:
modificazione del corpo (non mutilazione, perché non comporta perdita di funzione);
atto moralmente indifferente che può diventare peccaminoso in base a intenzione, contenuto, circostanze.
Questa impostazione deriva dal principio tomista: 👉 “Actus moralis speciem sumit ex fine et circumstantiis.”
🧭 2. I criteri morali usati dai manuali tradizionali
✔️ a) Rispetto del corpo (virtù della temperanza)
Il corpo è dono di Dio: non può essere deturpato senza motivo proporzionato. I moralisti distinguevano:
tatuaggi moderati → generalmente leciti;
tatuaggi deturpanti, eccessivi, volgari → moralmente illeciti.
Il criterio era la decorositas corporis, cioè la dignità esteriore.
✔️ b) Intenzione
Era il criterio più importante.
I moralisti condannavano come peccaminosi i tatuaggi fatti per:
vanità eccessiva;
ribellione all’autorità;
desiderio di imitare mode disordinate;
appartenenza a gruppi anticristiani;
motivazioni superstiziose o magiche.
Leciti invece se:
motivati da ragioni professionali (militari, marinai);
motivati da devozione (croci, simboli cristiani);
motivati da identificazione (pellegrini in Terra Santa).
✔️ c) Scandalo
Un tatuaggio che potesse:
indurre altri al peccato,
dare cattivo esempio,
creare confusione dottrinale,
era considerato illecito per scandalo.
Questo criterio era molto sentito nella morale tradizionale.
I moralisti Josuè Aertnys (1828-1907) e Cornelio Damen (1881-1953) nel loro maniale "Theologia Moralis secundum doctrinam S. Alfonsi de Ligorio" dicono che sono lecite le decorazioni del corpo che non corrompono la natura del corpo né offendono l’onestà, quelle invece che sono contro il decoro o i costumi cristiani sono illecite. Dicono anche che le spese inutili o troppo grandi, fatte per vana ostentazione o leggerezza, sono contro la virtù della temperanza e l’onestà cristiana.
Principio generale: la spesa inutile è di norma peccato veniale (cioè leggero).
Tutti i moralisti classici concordano: la spesa superflua, fatta per vanità o leggerezza, che non danneggia seriamente i doveri di stato, è peccato veniale. Perché? Perché viola la temperanza e la modestia cristiana, ma non comporta un danno grave.
Quando diventa peccato grave? I moralisti sono unanimi: la spesa diventa peccato mortale quando compromette un dovere grave. Esempi classici:
- sottrarre denaro necessario alla famiglia;
- spendere ciò che serve per pagare debiti urgenti;
- mettere a rischio il sostentamento proprio o dei figli;
- sperperare somme rilevanti che avrebbero un uso moralmente obbligato.
Curiosità storica: I tatuaggi dei pellegrini
Non tutti sanno che esiste una tradizione cattolica legata ai tatuaggi. Fin dal Medioevo e per secoli, i pellegrini che si recavano a Loreto o a Gerusalemme usavano tatuarsi piccoli simboli religiosi (come la croce di Gerusalemme o simboli mariani) come prova indelebile del loro viaggio e della loro devozione. Era un marchio d'onore e di fede.
E il Vecchio Testamento?
Spesso chi sostiene che il tatuaggio sia peccato cita il libro del Levitico (19,28): "Non vi farete incisioni nella carne per un defunto, né vi farete tatuaggi".
Tuttavia, la teologia cattolica interpreta quel divieto come una norma rituale dell'antico Israele volta a distinguere il popolo eletto dai popoli pagani vicini, che usavano i tatuaggi durante riti funebri o magici. Con il Nuovo Testamento, queste leggi cerimoniali sono considerate superate.
In sintesi: Se il tatuaggio non è offensivo, non è eccessivo e non danneggia la salute, è considerato una scelta di libertà personale che non pregiudica la vita di grazia, ma perché spendere tantui soldi per una cosa del genere? Non sarebbe meglio spendere quei soldi per qualcosa di più utile a sé stessi o al prossimo?












