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sabato 24 gennaio 2026

I missionari devono essere attivi... ma non troppo!

Dagli scritti di Padre Paolo Manna (1872-1952).


I nostri missionari sono talvolta un po’ troppo missionari: troppo al di fuori, troppo per gli altri. Bisogna evitare gli eccessi, e saper meglio contemperare la vita attiva con la contemplativa (...).

La smodata attività... è quella di cui ho paura, e alla quale vedo specialmente portati i giovani del nostro tempo. 

È questa attività febbrile, tutta esteriore, che ci fa mettere cuore, anima, tutte le forze del corpo e dello spirito in tante faccende pure buone, ma non sempre volute da Dio o in una misura non voluta da Dio: questa è da correggere con un maggior raccoglimento di vita interiore (...).

Ho visto missionari così impegnati nelle opere, così effusi all'esterno che hanno paura della solitudine della loro camera; che hanno quasi un bisogno di correre, di affaccendarsi sempre e quando non hanno da correre, pare non sappiano che il tempo si può anche impiegarlo studiando e pregando nella quiete della propria camera. Missionari così effusi non pregano più bene, affrettano l’ufficio e la meditazione, trascurano la lettura spirituale, la visita al SS. Sacramento, gli esami, e si trovano a disagio con N. Signore anche nel breve ringraziamento dopo la S. Messa! 

Questi uomini che così smodatamente si affannano, sia pure nelle opere dello zelo, perdono la loro libertà di spirito, non sono più padroni di se stessi, perciò soggetti a mille difetti, s’affievoliscono nella pietà e si espongono a mille illusioni e delusioni. 

Oh! se si seguisse la regola d’oro che suggeriva Mons. Marinoni: I missionari devono comportarsi in modo che nel cercare la salvezza del prossimo non abbiano mai a trascurare se stessi. La prima e più cara missione al cuore di Dio, quella che deve dare la forma ed il modello a tutte le altre, è l’assidua cura che il missionario deve avere dell’anima propria.


[Brano tratto da "Virtù apostoliche", Padre Paolo Manna, EMI]

Pensiero del giorno


Nelle vostre Comunioni abbiate intenzione di unire il vostro cuore al cuore di quel Signore che realmente ricevete dentro di voi. La vostra principale intenzione, nel comunicarvi, sia di avanzarvi, fortificarvi e consolarvi nell'amore di Dio.
 

(Pensiero di San Francesco di Sales)

venerdì 23 gennaio 2026

Dixit insipiens in corde suo: non est Deus

Gesù Cristo
Lettera di Don Giulivo ai giovani


Carissimi,

un altro anno sta per cominciare e tutti lo sospiriamo migliore. Ma la bontà degli anni non dipende dal tempo: dipende dalla bontà degli uomini che li vivono. E se voi volete passarne uno migliore ricordatevi di quello che diceva S. Giovanni Bosco: Vuoi diventar buono ed essere contento? Pensa a Dio. Pensate a Dio sovente, miei cari giovani, ed ispirate al pensiero di Dio la vostra condotta. Nè lasciatevi mai traviare da coloro che pretendessero d'insinuarvi che Dio non c'è. Credono di esser figli del progresso gli empi che negano Dio. Ma noi leggiamo nei salmi di Davide, secoli e secoli prima di Cristo: « Dixit insipiens in corde suo: non est Deus: ha detto lo stolto nel suo cuore: Dio non c'è » (Salmi 13 e 52). Come vedete, lo Spirito Santo li ha bollati fin d'allora con un marchio di infamia: il marchio della stoltezza. E la marca di fabbrica di tutti gli spregiudicati che perdono il senno e lo vorrebbero far perdere anche ai savi.

[...]

Che se mai nel corso dei vostri studi vi dovesse accadere di incontrare insegnanti che pretendano di sostituirsi a N. S. Gesù Cristo, aspettate che si facciano crocifiggere anch'essi per vostro amore, e che dopo morte risuscitino come Gesù; allora ne riparleremo. Badate però che non basta credere: bisogna vivere secondo la fede di N. S. Gesù Cristo. Solo così la vita è buona e gli anni scorrono felici anche in mezzo alle prove ed alle tribolazioni elevando l'anima nell'amore di Dio e nell'amore del prossimo, facendola degna della terra e del Cielo. Ve l'augura di gran cuore il

vostro aff.mo Don Giulivo


[Articolo pubblicato sul "Bollettino Salesiano" del dicembre del 1941].

Pensiero del giorno

Le famiglie numerose sono le aiuole più splendide del giardino della Chiesa, nelle quali, come su terreno favorevole, fiorisce la letizia e matura la santità. Ogni nucleo familiare, anche il più ristretto, è nelle intenzioni di Dio un'oasi di spirituale serenità.

[Brano tratto dal discorso del grande Papa Pio XII ai dirigenti e rappresentanti delle associazioni delle famiglie numerose, pronunciato presso la Città del Vaticano il 20 gennaio del 1958]

giovedì 22 gennaio 2026

I moribondi ostinati

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli.


Il caso più comune, specialmente nel sesso maschile, si ha quando è proprio l'ammalato a non volere il Sacerdote, mentre i parenti bramano di averlo.

Qui si tratta di miracolo morale, di vera conversione; si tratta o d'inferno o di Paradiso. Se i congiunti amano davvero il moribondo, non tralascino nulla per la sua salvezza.

I mezzi principali sono: fare celebrare delle Messe, possibilmente in onore della Passione di Gesù; raccomandare l'infermo alle preghiere di qualche Comunità Religiosa; fare a Dio delle promesse. A qualche anima generosa si raccomanda di offrirsi vittima a Dio, per un certo tempo, accettando qualche croce particolare. Con questo cumulo di aiuti spirituali, la grazia di Dio agisce potentemente nel cuore dell'infermo e difficilmente potrà resistere all'invito della grazia.

Quanti peccatori ostinati ho potuto riconciliare con Dio, dopo l'applicazione di questi mezzi!

Una signorina m'invitò ad assistere il padre moribondo, il quale da circa trenta anni non andava in Chiesa. Quando questi mi vide, esclamò: Andate via!

- Ma io sono venuto per aiutarvi a salvare l'anima!

- Ed io non voglio!

- Allontanando me, cacciate Gesù Cristo! - e gli mostrai il Crocifisso. 

- Non m'importa né di voi né del vostro Crocifisso! Via di qua!

- Non abbiate timore! Gesù vi perdona ogni cosa! Egli per noi è morto in Croce!

- Se è morto in Croce, vuol dire che se lo meritava!...

- ...Ve ne andrete all'inferno, se morite così... -

Che cosa fare davanti ad un uomo così duro e perverso?

Una persona presente si offrì subito vittima a Dio per la sua conversione. Dopo tre giorni fui chiamato: Reverendo, quell'uomo ancora non è morto; desidera confessarsi con voi. - Era completamente cambiato! Si confessò, baciò il Crocifisso e ricevette tutti i Sacramenti; potei ancora comunicarlo parecchie altre volte e poi spirò serenamente.

Ogni giorno quanti di questi peccatori sono alla soglia dell'eternità! I fedeli non dimentichino di pregare ogni giorno per i moribondi, specie se peccatori ostinati. Una semplice opera buona, potrebbe salvare un'anima.

La vittima straordinaria, Josefa Menendez, una mattina fece un sacrificio per amore di Gesù. Nel pomeriggio le apparve la Madonna, che le disse: Quel tuo sacrificio ha salvato un'anima. C'era un peccatore sul letto di morte, prossimo a cadere nell'inferno. Il mio Figliuolo Gesù ha applicato a lui il tuo sacrificio e si è salvato. Vedi, figlia mia, con i piccoli atti quante anime si possono salvare! –


I destituiti dai sensi

I moribondi si aiutino col suggerire buoni pensieri. Anche quando pare che un agonizzante abbia perduto la conoscenza, potrà darsi che ancora comprenda; conviene quindi parlargli un po' forte all'orecchio, nella speranza che comprenda qualche cosa.

Un uomo mi diceva: Sono arrivato all'orlo della tomba; grazie a Dio, sono fuori pericolo, anzi presto lascerò il letto. In quei momenti supremi mi piangevano per morto ed io sentivo tutto. Sentii anche mio cognato che diceva: La mobilia di questa camera ora tocca a me! - Udivo, ragionavo e non potevo muovermi! -

Un'altra volta andai ad assistere un tale, che aveva rissato ed era ricoperto di coltellate. Era dissanguato, dagli occhi vitrei e dal colore cadaverico. Si diceva: E' morto! - Gli suggerii qualche buon pensiero e gli diedi l'assoluzione. Il povero uomo non morì, andai a trovarlo all'ospedale e mi disse: Io sentivo tutto quello che voi mi dicevate in quel momento! -

Questi esempi servano d'insegnamento: Ricordate all'agonizzante la bontà di Dio, la gioia del Paradiso, il vero pentimento di avere offeso Gesù ed il desiderio di confessarsi.

Può avvenire che, avvertita la gravità del caso, dopo un collasso o uno svenimento, mentre si corre a chiamare il Sacerdote, l'ammalato muoia. Prima che giunga al capezzale il Ministro di Dio, qualcuno dei presenti suggerisca all'orecchio dell'ammalato l'atto di dolore perfetto, con tutto il cuore: Signore, mi pento che ho offeso Voi coi miei peccati!... Perdonatemi i dispiaceri che vi ho dato!... Per i meriti della vostra morte, abbiate pietà di me!... Se potrò, mi confesserò!... -

Alle volte, basta in fine di vita un vero atto di dolore e di amore di Dio, col proposito di confessarsi, per sfuggire alle pene dell'inferno.


Morte apparente

Quando si dice: il tale è morto ora improvvisamente! - ci si può sbagliare. Si è provato che la vita ancora può continuare in modo latente. Difatti si danno dei casi in cui il cosiddetto cadavere, disteso sul letto, dopo parecchie ore o qualche giorno, si muova e riprenda la vita normale, come avvenne l'anno 1952, ad una vecchietta nella città di Modica, la quale, qualche momento prima di essere deposta nella cassa funebre, si svegliò e riprese le attività.

Per questo motivo è prescritto che il cadavere non si seppellisca prima delle ventiquattro ore, dopo avvenuta la morte, la quale potrebbe essere apparente.

Questa istruzione giova, specialmente nelle morti improvvise, per recare qualche aiuto spirituale all'interessato. In questi casi, se il Sacerdote non ha amministrato i Sacramenti, si vada a chiamarlo. Il Ministro di Dio sa come comportarsi; egli dice: Se tu sei ancora vivo, ti assolvo! -

Per un paio di ore dopo la cosiddetta morte, è lecito agire così.

L'aiuto di Dio

Il Padrone della vita è Dio; il medico ad un certo momento dice: Non ho più cosa fare! -

Alle volte Iddio aspetta in quei momenti estremi delle promesse speciali per prolungare la vita ad un uomo. E' bene farne qualcuna, ma con prudenza. Potrà darsi che il Signore accolga la promessa e faccia la grazia o il miracolo; potrà invece chiamare all'altra vita, concedendo però una santa morte che è grazia più importante della prima.

Per esperienza personale, raccomando ai fedeli di appigliarsi alla pratica dei Quindici Venerdì Consecutivi. Sono quindici Comunioni che si fanno al venerdì, ogni settimana; se qualche venerdì non fosse possibile comunicarsi, potrebbe farsi ciò in un altro giorno, prima che giunga il venerdì successivo. In casi urgentissimi può farsi questo in quindici giorni consecutivi. Più sono le persone che si comunicano, più facilmente può ottenersi la grazia. L'intenzione sia questa: Riparare il Cuore di Gesù delle offese che riceve ed ottenere la guarigione.

E' molto diffuso in Italia ed all'estero il manuale dei Quindici Venerdì [...].

Anni addietro fui chiamato ad assistere un moribondo, che era nelle ultime ore; da una settimana era sotto gli spasimi dell'angina pectoris. Gli consigliai di promettere a Gesù tre turni dei Quindici Venerdì; accettò lui e la sposa. Dopo un po' di ore era fuori pericolo. E' ancora in vita e son passati circa 30 anni.

A Barriera del Bosco un bambino di sette anni era in fine di vita per avvelenamento al sangue; aveva perduto la conoscenza. Esortai i genitori, i fratelli e le sorelle a promettere i Quindici Venerdì.

L'indomani mattina tutti si comunicarono. Dopo meno di una settimana il bambino giocava fuori di casa.

Pochi mesi or sono fui invitato ad andare con urgenza in una clinica di Catania, ove stava per morire un giovane, per avvelenamento al sangue in seguito ad operazione chirurgica.

Il caso era disperato. I parenti del moribondo, poco religiosi, si accorsero che solo Dio poteva salvare il congiunto. Mi promisero che non avrebbero più bestemmiato, che sarebbero andati in Chiesa uomini e donne. Consigliai i Quindici Venerdì al moribondo ed ai parenti e Dio intervenne subito. L'ex moribondo oggi attende al lavoro.

Di questi esempi potrei portarne ancora. Alle volte Iddio non dà la salute, ma la santa morte. Ad un infermo, operato di gravissima peritonite, feci promettere i Quindici Venerdì per tutta la vita. Morì lo stesso. Ma che morte edificante! Mi diceva: Reverendo, sia fatta la volontà di Dio! - Esclamava: O Gesù, la mia sete è spasimante! La unisco alla sete che tu hai avuto sulla Croce!... Gesù mio, fa' di me quello che vuoi!.... Accetta i miei dolori in riparazione dei peccati che si commettono nella mia città!... -

Che nobili sentimenti di un uomo, che muore nel fiore degli anni! Quale grazia maggiore di questa?


[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli, imprimatur: Catanae die 3 novembris 1953, Can. Nicolaus Ciancio, Vic. Gen.].

Pensiero del giorno

Gesù Cristo con occhi misericordiosi
Ogni sofferenza che ci viene dalle creature ci purifica, ci avvicina a Dio, ci fa sentire la ineffabile e profonda gioia della solitudine interiore, e ci fa sentire sorretti dalla divina carità.



[Pensiero di Don Dolindo Ruotolo tratto dal suo commento al Libro dell'Apocalisse]. 

mercoledì 21 gennaio 2026

Bisogna pregare sia per i "cattivi" che per i "buoni"

Donne cattoliche in preghiera col velo in testa
Ripubblico un vecchio messaggio che anni fa mi scrisse una lettrice della Venezia Giulia.


Caro D., io sto bene. Sto cercando di vivere questo periodo in ascolto, trascurando tutto il resto. Ammetto che sono triste perché vedo attorno a me persone che perdono la fede senza grandi scrupoli, come se il Signore fosse solo Misericordia e non Giustizia divina, come se si potesse prendersi gioco di Gesù tanto è buono. (…) Seguo sempre il tuo blog e ti penso ogni giorno, non prego per te, quasi mai. Il male che c'è intorno a me, in famiglia e al lavoro mi impegna molto in termini di preghiera e quando penso che ora devo dedicare del tempo a te credo, sbagliando, che non ne hai bisogno. Ma non credere che non ti voglia più bene. Io ti voglio sempre tanto bene e il posto che occupi nel mio cuore oramai è tuo, tu sei in me e sono in pace quando ogni giorno mi ricordo che quello spazio è tuo e ti porto con me ovunque io vada. Sei piacevolmente e sorprendentemente indelebile. Ti ringrazio per tutto ciò che fai per me, non ti sarò mai sufficientemente grata. Ma lo vorrei, vorrei esprimerti la mia gratitudine. Ti voglio bene…


Carissima in Cristo,
                                 tutti quanti hanno bisogno di preghiere: i cattivi affinché si convertano, i tiepidi affinché diventino fervorosi, i buoni affinché diventino ancora più santi e non tradiscano mai il Signore. La storia insegna che ci sono state tante persone che per un certo periodo di tempo si sono comportate bene, ma poi hanno fatto “naufragio”. Salomone è stato uno dei re più sapienti di tutti i tempi e per anni governò con saggezza il Regno di Israele, ma poi cadde nell’idolatria. Tertulliano fu un abile scrittore cristiano che scrisse interessanti opere di apologetica, ma poi cadde nell’eresia montanista. Sant’Alfonso Maria de Liguori racconta diverse apparizioni di anime dannate che in vita sembravano sante e che invece sono andate all’inferno. Pertanto, anche se una persona ti sembra vivere in maniera coerente col Vangelo, anche lei ha bisogno di preghiere affinché possa rimanere fedele a Cristo sino alla morte. Io prego spesso per te nella speranza che il Signore ti conceda la grande gioia di morire in stato di grazia (quando Lui vorrà). Inoltre chiedo a Dio di darti la forza di praticare con fervore le virtù cristiane, affinché tu possa meritare tanti gradi di gloria per il Cielo e gioire maggiormente della visione beatifica del Signore se ti salverai l’anima e andrai in Paradiso. Insomma voglio che tu possa diventare santa per la maggior gloria di Dio. Dopo la tua conversione hai cambiato radicalmente stile di vita, pertanto penso che se ti salverai l’anima sarai uno dei trofei più belli dell’infinita misericordia della Santissima Trinità.

Coloro che amano Gesù Cristo hanno il cuore in lacrime nel constatare che nella nostra società tante persone vivono come se Dio non ci fosse. Anche i santi piangevano al pensiero che molta gente non ama il Signore. Ciò provoca tristezza, ma dobbiamo cercare di sfruttare questo stato d’animo lacrimevole per stringerci maggiormente a Gesù buono e consolarlo col nostro amore. Se invece ci lasciamo prendere dalla rabbia diventa difficile conservare la pace interiore e praticare la vita devota con dolcezza, come voleva San Francesco di Sales.

Rinnovandoti la mia gratitudine per il tuo ordinato affetto verso di me, ti porgo i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Brevi sono i trionfi dell’iniquità: le vittorie degli empi passano come turbine, che lascia dietro a sè la desolazione e la morte; ma viene il Dio della Giustizia, un soffio solo di Lui è bastante a disperderli ed allora la Verità e la Giustizia tornano a brillare di più fulgida luce. Lo ha giurato Dio, che i desiderii degli empi periranno; e sillaba di Dio non si cancella.

[Brano tratto da "La Santa Guerriera" (Santa Giovanna d'Arco), di Padre Felice da Porretta, Unione Francescana, 1937].

martedì 20 gennaio 2026

Sofferenza per la morte di un figlio

Sacro Cuore di Gesù
Dagli scritti di Don Antonio Zaccaria.

Un giovane dotato d'un carattere eccellente e di una dolcezza incantevole fu dai suoi parenti inviato ad una casa di educazione per perfezionarsi nelle scienze, secondo quello che esigeva la sua condizione. Nel sesto mese del suo soggiorno in questo collegio una malattia fierissima lo condusse agli estremi. I suoi genitori, avvisati subito di tanta disgrazia, si misero in viaggio senza ritardo. Il primo ad arrivare fu il padre, che corse subito al letto del figliuolo, e lo trovò così male che s'avvide che l'avrebbe perduto: infatti il giorno dopo era morto. Bisognava pertanto dar questa notizia alla sua madre, che arrivata di fresco faceva istanza per essere condotta al letto del suo Gustavo. Due sacerdoti furono incaricati della dolorosa missione. Dopo averla disposta alla meglio, Madama, dissero, bisogna che voi facciate un atto di sottomissione alla divina volontà. Mio Dio, esclamò la madre, ho inteso tutto: Gustavo è morto! ahimè Gustavo mio! mio caro Gustavo!... Madama, soggiunsero i due preti, ci siamo dimenticati di dirvi che a voi resta un oggetto di consolazione, il crocifisso di Gustavo!... Oh! il crocifisso del mio caro figliuolo! che mi si porti subito. Quando la pia dama lo ebbe nelle sue mani, lo strinse al cuore, baciò commossa la piaga del S. Cuore di Gesù, e la bagnò di lacrime. Da tanto dolore si sentì subito sollevata e piena di un santo conforto esclamò: Il Crocifisso sarà da qui avanti unico oggetto del mio amore; niente più potrà attaccarmi alla terra; il Crocifisso sarà il mio conforto; Egli saprà ricompensarmi della perdita del mio figliuolo. Pensiamo noi pure bene spesso ai dolori che Gesù ha sofferto per noi, e nella piaga del suo S. Cuore troveremo coraggio e forza a portare la croce che Egli ci vorrà dare.

[Brano tratto da "Il Cuor di Gesù - Mese di Giugno", di Don Antonio Zaccaria, parroco in Faenza, stampato nell’anno 1902].

Pensiero del giorno

Cardinale Alfredo Ottaviani
Quando un sacerdote si corrompe, diventa l'agente peggiore e più rapido del disfacimento sociale.



[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961].

lunedì 19 gennaio 2026

Lettera di una lettrice "tridentina"

Anni fa una lettrice della Provincia Autonoma di Trento mi confidò la sua gioia nell'aver scoperto la Messa in rito antico. Ripubblico la sua e-mail.


Buongiorno. Sono (...), è da poco che seguo il Suo blog. Volevo esprimerLe il mio grazie per i ricchissimi scritti spirituali da Lei selezionati dei quali mai paga mi nutro. Grazie ad una ricerca nella mia regione ho poi trovato anche la celebrazione della s. Messa in rito antico (tutte le domeniche, presso la chiesa dell'Annunziata a Trento, ore 10:30). Domenica scorsa ho potuto partecipare per la prima volta: mi sembrava di vivere un pezzo di cielo. La chiesa era affollata, ma il silenzio che vi regnava non solo durante la consacrazione, ma anche prima e dopo la santa Messa, la partecipazione diretta ed aiutata da un messalino bilingue era segno di una fede viva... giovanissimi ed anziani insieme, niente chitarre solo la musica (...) con un cantore che guidava l'assemblea nelle belle preghiere cantate in latino. 

Volevo solo ringraziarla, è anche grazie alle Vostre esperienze condivise che anime come me in ricerca arrivano a porti sicuri. 

Che Dio benedica Lei e quanti collaborano.

In Gesù,

(lettera firmata)

Pensiero del giorno

Non confessarsi dei giudizi temerari, perché per lo più son sospetti, non giudizi. E se sono giudizi, saranno fondati su qualche ragione, onde non saranno temerari. I sospetti poi, per ogni minima ragione che vi sia, sono scusati anche del peccato veniale.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

domenica 18 gennaio 2026

La giustizia infinita

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


O Signore, fammi conoscere le bellezze della tua giustizia e insegnami ad amarla con zelo e con fiducia.

[...] La misericordia è l’effusione del sommo Bene che comunica la sua bontà alle creature; la giustizia è lo zelo che difende i diritti di questo sommo Bene che deve essere amato sopra tutte le cose. In questo senso la giustizia interviene quando la creatura, calpestando i diritti di Dio, invece di amarlo e di onorarlo, l’offende. Ecco allora il castigo che punisce il peccatore, castigo che è frutto della giustizia, ma che nello stesso tempo è frutto della misericordia: «perché Dio castiga colui che ama» (Pro. 3, 12). Dio, infatti, non castiga il peccatore per annientarlo, ma per indurlo alla conversione: è proprio così che in questa vita le disposizioni della giustizia divina sono sempre ordinate alla misericordia, ossia hanno sempre lo scopo di mettere il peccatore in condizione di approfittare della divina misericordia. Perciò, anche quando Dio punisce, è sempre misericordioso; i suoi castighi non sono mai solo punizioni, ma sono anche e soprattutto rimedi per sanare le anime nostre dal peccato. Rimangono puramente punizioni soltanto per chi non vuole in nessun modo convertirsi. 

Così nella nostra vita spirituale è tutto un alternarsi, un intrecciarsi di misericordia e di giustizia. Per misericordia Dio ci offre la sua amicizia divina, ma per giustizia non può ammettere alla sua intimità l’anima che conserva il minimo attacco al peccato e all’imperfezione e, quindi, la sottopone alle prove purificatrici. Queste prove hanno sempre un duplice scopo: farci riparare le nostre colpe - e questo è lo scopo della giustizia - e distruggere in noi le ultime radici del peccato per disporci all’unione con Dio - e questo è lo scopo della misericordia. Dobbiamo, dunque, accettare le nostre prove con umiltà, riconoscendo che le meritiamo, dobbiamo accettarle con zelo ed amore della giustizia, volendo rivendicare su di noi i diritti di Dio, diritti che troppo spesso dimentichiamo e trascuriamo; ma dobbiamo accettarle anche con amore perché ogni prova è una grande misericordia di Dio che vuol farci avanzare nella via della santità. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

(.)

Pensiero del giorno

Monaca di clausura dell'Ordine della Visitazione (monache visitandine)
È veramente incredibile ai mondani, ma evidente alle persone spirituali che quanto più santamente si vive in terra, tanto più si vive felicemente.


[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

sabato 17 gennaio 2026

Quattro briganti convertiti da San Vincenzo de Paoli

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].

Era una buia notte d'inverno, e un uomo dal cappello a larghe falde, ravvolto in nero mantello traversava una solitaria contrada di Parigi. Studiava egli il passo, ché una minuta pioggia cominciava a cadere, e soffiava una rigida tramontana. Teneva sotto il tabarro un involto che mostrava di portare con precauzione e di custodire gelosamente. Giunto ad un angolo della via, ecco che gli si presentano quattro malandrini armati di archibugi e di coltelli, e gli intimano di consegnar loro il fardello. - Questo miei cari, rispose loro dolcemente, non fa per voi; esso è prezioso, ma... - Che ma? interruppe con fiero piglio un malandrino, o consegnalo sull'istante, o sei morto. – Miei cari, deporre questo involto qui per terra in tanto fango! no, potrebbe patire; nemmeno levargli il riparo del mantello con questa brezza che tira sì forte ... Qui gli assassini perdettero la pazienza e violentemente apersero il mantello per rapir colla forza l'involto ... Ma, oh Dio! i vagiti di un piccolo infante colpiscono le loro orecchie, e partono appunto di sotto al tabarro dell'assalito. Scoprono, guardano, ah! è proprio un vezzoso piccino ravvolto in poveri cenci che costui si teneva sotto il mantello. Si mirano gli assassini l'un l'altro in faccia come smemorati, si parlano sotto voce, e uno di essi fissando meglio in faccia l'assalito: - Oh perdonate, gli dice, signor Vincenzo, non vi avevamo riconosciuto! - Non ve l'avevo detto, cari miei, che questo involto non faceva per voi? Ma, mio Dio! perché darvi a sì brutto mestiere? - La fame ci spinse a questo estremo, privi di lavoro, in un inverno così cattivo. - Venite con me, andiamo prima a porre in salvo questa innocente creatura, e poi provvederò anche per voi. 

Si avviarono insieme al ricovero degli esposti: quivi l'uomo dal mantello nero bussò alla porta che fu subito aperta, e consegnò il bambino ad una Suora di Carità. Fatto questo, condusse i quattro sicari alla propria casa, e acceso loro un buon fuoco, fece loro apprestare anche una buona cena, che divorarono avidamente. Allora, ad essi rivolto, li ammonì caritatevolmente, esortandoli a lasciar quell'infame mestiere che li avrebbe condotti alla forca e all'inferno, e parlò con tanta forza e soavità di parole, che i malandrini compunti gli si gettarono ai piedi supplicandolo che impetrasse loro il perdono del Signore. Lo sconosciuto si mise in ginocchio, pregò cogli assassini, e poco dopo rialzatosi, l'un dopo l'altro li confessò. Ma era dunque un prete quell'uomo misterioso? Sì, era un prete, era S. Vincenzo de' Paoli, l'istitutore dei Missionari e delle Suore di Carità, il fondatore dei ricoveri pei bambini esposti, l'apostolo dei galeotti. Il giorno dopo egli condusse quei quattro miserabili in un'officina ove guadagnare onestamente il pane col lavoro delle loro mani. Così la carità di un prete fece di quattro masnadieri, quattro laboriosi artigiani, quattro buoni cristiani ed utili cittadini.