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mercoledì 6 maggio 2026

Pensiero del giorno

Gesù Cristo con occhi misericordiosi
Per starcene sempre uniti con Gesù Cristo, bisogna che facciamo tutto con tranquillità, senza inquietarci di alcuna avversità che incontriamo.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

martedì 5 maggio 2026

Il doloroso spettacolo della spensieratezza e della leggerezza di vita a cui s'era abbandonata la gente nel dopoguerra

Padre Pietro Alagiani, cappellano militare dell'Armata Italiana in Russia e prigioniero di guerra nelle mani dei sovietici, quando venne rimpatriato rimase molto deluso nel constatare che dopo l'immane conflitto bellico molti italiani avevano cambiato in peggio il modo di vivere. Ecco i suoi ricordi al rientro in Italia dopo anni di brutale prigionia.


Però la delusione più grave che ci amareggiò l'animo non fu solo la tracotanza dei comunisti (ché conoscendoli a fondo ben potevamo immaginarla), né il vedere una buona parte dell'inesperto e povero popolo caduto nei lacci dei loro inganni, ma il doloroso spettacolo della spensieratezza e della leggerezza di vita a cui s'era abbandonata la gente del dopoguerra. Già, appena passata la frontiera ungaro-austriaca, il bravo cap. Magnani nel dare uno sguardo al primo giornale capitatoci in mano esclamò: «Oh! come è divenuta ampia ora la cronaca nera.».

Purtroppo, è divenuta molto ampia non solo la cronaca nera dei volgari delinquenti, ladri e assassini, ma anche quella della sfrenatezza di vita, che viene, per somma aberrazione, applaudita e invidiata. È ampia la cronaca della pazza corsa di moltissimi dietro l'idolo dello sfrenato lusso e del piacere, della alta posizione e della pingue fortuna, degli ininterrotti viaggi ed escursioni con avidità di sensazioni sempre più acute...

Quasiché ignorassero del tutto le quotidiane indigenze di tanti tra i propri fratelli e l'estrema povertà e abiezione di quelli d'oltrecortina... E come se non notassero l'imminente minaccia dell'uragano esterno che s'avvicina sempre più alle nostre porte e dell'esasperazione interna che, suscitata e gonfiata dagli estremisti, può scoppiare da un giorno all'altro.

Ed ora io invito tutti gli italiani a spingere il loro sguardo verso Nord-Est, lontano, lontano,... a entrare in una profonda riflessione e a prepararsi a radicali risoluzioni...

Vedete Voi quelle interminabili steppe bianche, seminate d'una lunga fila indiana di pastrani-grigioverde [il colore delle divise utilizzate dai militari italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, n.d.r.],... o quell'immenso fossato ripieno di cadaveri, (...)  od anche quei numerosi cimiteri, rasi al suolo e i sepolti rimasti senza croce, senza nome e senza segno alcuno?...

(...) Ma ecco che i pastrani grigioverde, i mucchi di cadaveri e i sepolcri rasi al suolo si scuotono, i vacillanti, gli ammucchiati e i curvi girovaghi si raddrizzano, i perseguitati, i vilipesi e i galeotti alzano la fronte, e tutti rivolti verso Sud-Ovest, tendono la scheletrica loro destra, molto più tremenda e minacciosa di quella di un Giove-vendicatore e gridano ai propri connazionali: «Voi, voi siete i nostri carnefici!!!»...

«Voi che con la vostra cooperazione coi comunisti ci avete gettato in questo mare di sciagure, d'agonia e di schiavitù e tramate la stessa infernale sorte ai nostri cari figli!».

«Voi che con i vostri dissidi e frazionamenti avete dato e continuate delittuosamente a dare agli estremisti forza e possibilità di sconvolgere, calpestate e annientate l'ordine e la religione nella nostra nobile e cattolica Patria!».

«Voi che con le vostre sfrenate e pazze passioni di piacere, passatempi e sregolatezze sprecate i soldi, la salute e il tempo vostro e così date giusto motivo di lamento ai diseredati e un ambìto pretesto di propaganda ai micidiali nemici della Chiesa Cattolica e della Nazione Italiana, di questi due sacri ideali, per i quali noi ci siamo sacrificati!...».

«Non ci compatite più dunque, con le vostre ipocrite dichiarazioni di cordoglio o dimostrazioni di onore».

«Voi, voi siete i nostri carnefici!...».


[Brano tratto da "Le mie prigioni nel paradiso sovietico", di Padre Pietro Alagiani, S. J., Edizioni Paoline, imprimatur: e Vicariatu Urbis die 15 Apr. 1956, + Aloysius Traglia, Archiep. Caesarien. Vicesgerens].

Pensiero del giorno

L'intento di un'anima che ama Dio non è che di unirsi tutta con Dio.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

lunedì 4 maggio 2026

Avviso da Milano

Giovedì 14 maggio 2026 alle 18 santa Messa nella solennità dell'Ascensione.

Lunedì 18 maggio 2026 alle 18 Litanie triduane, imposizione delle Ceneri, Processione e Santa Messa.

Chiesa di santa Maria alla Consolazione Largo Cairoli fermata metro linea 1 (rossa) Cairoli-Castello.

Ringrazio Maristella per la segnalazione.

 

 

 

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Combattere l'eresia modernista in modo intelligente

Un breve consiglio per tutti i lettori: l'eroica battaglia contro il modernismo va combattuta in maniera intelligente, senza pessimismi, piagnistei e incomposte agitazioni, come purtroppo fanno alcuni. È con lo stile cordiale e costruttivo che si difende la Tradizione, non con inutili disfattismi che fanno solo cascare le braccia e infiacchiscono il morale dei cattolici militanti. 

L'umanità va rapidamente dividendosi in due schiere opposte, con Cristo o contro Cristo

Dagli scritti di Papa Pio XII.

Vi è ben noto, venerabili fratelli, che oggi quasi tutta l'umanità va rapidamente dividendosi in due schiere opposte, con Cristo o contro Cristo. Il genere umano al presente attraversa una formidabile crisi che si risolverà in salvezza con Cristo o in funestissime rovine. L'alacre opera dei predicatori dell'evangelo s'adopera, sì, a diffondere il regno di Cristo; ma vi sono altri banditori, che predicano il materialismo e, rigettando ogni speranza di un'eternità beata, cercano di ridurre gli uomini a una condizione di vita quanto mai indegna.


[Brano tratto dalla Lettera Enciclica "Evangelii Praecones" del 1951].

Pensiero del giorno

Gesù CristoSi ama Dio con amore sommo apprezzativo, quando si stimano Dio e la sua grazia sopra tutte le altre cose più care.


[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

domenica 3 maggio 2026

Fare un ritiro spirituale

È molto utile partecipare a un ritiro spirituale o a degli esercizi spirituali (ad esempio a quelli fatti secondo gli insegnamenti di Sant'Ignazio di Loyola). A tal proposito pubblico un messaggio che tempo fa mi ha scritto Maristella, che ringrazio per avermi concesso dal 2015 il permesso di pubblicare i suoi scritti.


Caro fratello in Cristo, ieri sera sono tornata da un ritiro spirituale di tre giorni in Toscana. Ringrazio di cuore mio marito per non aver sollevato obiezioni (chiedo sempre il suo parere) e per avermi fatto da taxista nei viaggi tra casa e la stazione ferroviaria. Ho partecipato agli esercizi di don Stefano [...]. Don Stefano è un santo sacerdote, un dono di Dio. Il gruppo era di 16 persone: siamo stati ospiti in un monastero benedettino femminile (monache di clausura) [ovviamente non all'interno della clausura n.d.r.]. Durante le conferenze ho imparato moltissimo sui comandamenti, ne sapevo davvero poco! Ho vissuto nel silenzio, tenendo il cellulare quasi sempre spento (qualcuno è riuscito a tenerlo sempre spento!!!!). Durante il pranzo e la cena silenzio tra noi, ma ascoltando le vite dei santi. È stata un'esperienza di fede molto forte! Ringrazio Dio e tutte le persone che hanno permesso tutto questo. Abbiamo avuto una testimonianza di una monaca: io resto sempre stupita di fronte alla letizia che queste donne diffondono. Ho visto una stupenda comunità con novizie e postulanti: dall'altra parte della grata ho potuto sentire le loro voci angeliche che cantavano i vespri.

Abbiamo avuto sante Messe celebrate con grande devozione, abbiamo sempre ricevuto l'Eucarestia in bocca restando in ginocchio. Nei brevi momenti di condivisione in cui potevamo dialogare tra noi ho conosciuto persone meravigliose: madri e padri di famiglie numerose. Una coppia mi ha gentilmente portato dal monastero alla stazione, ci siano scambiati i numeri per poter restare in contatto. Al termine delle tre giornate ero triste per la fine di questa esperienza ma felice di tornare nel mondo con la speranza di portare qualche piccolo raggio di tutta la luce che ho ricevuto.

Questa dimensione raccolta degli esercizi spirituali per me è molto fruttuosa!

A Dio piacendo vorrei tornare ancora e ancora al monastero per le prossime "puntate"!!!!

Oggi la mia bella Messa in rito ambrosiano antico mi ha permesso di restare concentrata sul cammino spirituale.

Uniti nella preghiera nei Cuori Immacolati🙏🙏🙏🙏🙏

Maristella

Pensiero del giorno

Dio è l'unico e vero bene.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

sabato 2 maggio 2026

Preghiere eucaristiche

Un lettore del blog, mentre assisteva alla Messa, è rimasto perplesso nel sentire una preghiera eucaristica che non aveva mai sentito prima. Ecco la mia risposta.


Carissimo in Cristo,
                                         dammi pure del tu, lo preferisco.

Comprendo bene il disagio che provi quando partecipi alla Messa in chiese in cui viene celebrata in maniera “poco devota” (eufemismo). Ciò è un vero dramma per coloro che amano davvero il Redentore Divino.

Per quanto riguarda le preghiere eucaristiche del Messale di Paolo VI, oltre alle 4 più famose, ce ne sono altre (ad esempio ne hanno fatto anche qualcuna specifica per la Messa dei bambini), quindi non sempre è facile capire se un sacerdote sta inventando le parole della liturgia, oppure sta usando qualche preghiera eucaristica poco nota.

Se un prete aggiunge o toglie alcune parole alla preghiera eucaristica, la Messa è valida lo stesso? Per darti una risposta seria (non una mia opinione), sono andato a rivedere alcuni manuali di Teologia Morale di autori molto amati dai fedeli legati alla Tradizione Cattolica. Ebbene, affinché la Messa sia valida, cioè avvenga davvero la transustanziazione, le parole “essenziali” che il sacerdote deve pronunciare sono: “Hoc est corpus meum” per la consacrazione del pane, e “Hic est calix sanguinis meis” per la consacrazione del vino. Questo non significa che le altre parole prescritte dalle rubriche liturgiche siano “facoltative”, ma se il prete le omette, pur commettendo peccato, la transustanziazione avviene lo stesso.

Se qualche volta ti capita di vedere durante la messa qualche grave abuso liturgico, a mio avviso è inutile fare la “correzione fraterna” al sacerdote colpevole, perché troverà mille scuse per giustificarsi (del tipo: “Adesso i tempi sono cambiati, tu hai una mentalità all'antica”, ecc.), oppure potrebbe arrabbiarsi e cacciarti fuori dalla sacrestia in maniera scortese. Queste cose sono successe ad altri.

Quindi che fare? L'Istruzione “Redemptionis sacramentum” emanata dalla Santa Sede nel 2004 stabilisce che i fedeli (anche laici) hanno la facoltà di segnalare al vescovo diocesano o alla Congregazione del Culto Divino gli abusi liturgici commessi dai sacerdoti.

Nella speranza di esserti stato di qualche utilità, approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Il santo sacrifizio della Messa contribuisce, con tutti i suoi effetti, alla nostra santificazione; e ciò tanto più efficacemente in quanto che noi non vi preghiamo da soli ma uniti a tutta la Chiesa e principalmente al Capo invisibile della Chiesa, a Gesù sacrificatore e vittima, che, rinnovando l'offerta del Calvario, chiede, per la virtù del suo sangue e per le sue suppliche, che [...] i suoi meriti ci vengano applicati.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

venerdì 1 maggio 2026

Spiritualità coniugale

Dagli scritti di Pierre Dufoyer.

Il dogma cattolico ci rivela che il matrimonio con tutti i suoi elementi naturali, entra nei piani soprannaturali di Dio nel mondo e che è un "sacramento". [...] Come sacramento, il matrimonio accresce la grazia santificante. [...] Il matrimonio di cristiani viene elevato ad un piano soprannaturale. Mentre l'unione sessuale di due battezzati non legittimamente sposati costituisce un peccato grave, la convivenza degli sposi diventa invece una vita di santificazione generatrice di meriti celesti, non solo in se stessa ma pure in ciascuno degli atti coniugali ed educativi che vi saranno compiuti. Come presupposto, certo è che gli sposi possiedano la grazia santificante e agiscano con rettitudine. Questa santificazione dello stato matrimoniale come tale, è la vera grazia del sacramento. Che essa dia frutti è il grande compito degli sposi. Contemporaneamente a questa grazia basilare, il sacramento del matrimonio dona un diritto costante alle grazie attuali che sono necessarie nel corso della vita coniugale per il conseguimento del perfetto amore. Se i coniugi pregheranno a tale scopo, queste grazie attuali li aiuteranno a compiere i doveri del loro stato di scambievole sviluppo e di fecondità. Sopporteranno con coraggio le prove esterne ed interne del matrimonio. Vivranno il loro matrimonio completamente secondo la volontà di Dio. […] Il matrimonio vissuto nel significato del suo fondatore, è missione nel mondo, simbolo dell'amore e della fecondità di Cristo e della Chiesa e nello stesso tempo, via della santità per i coniugi. Smisurata è la ricchezza che esso racchiude.

SPIRITUALITÀ CONIUGALE

Nella normale vocazione del matrimonio è necessario che gli sposi ne accettino completamente i lati naturali per poterli vivere in uno spirito profondamente religioso. (CHRISTIAN)

Lo stato matrimoniale ha ricevuto da Dio origine, natura, efficienza e fini. Non è una invenzione umana, ma divina. Dio lo volle il giorno in cui creò l'umanità distinta in due sessi, diede all'uomo e alla donna la loro particolare struttura psichica e la loro attitudine a generare. Da Cristo il matrimonio fu elevato alla dignità di sacramento. I coniugi non debbono perciò santificarsi ad onta o al di fuori del matrimonio, ma nel matrimonio e per mezzo del matrimonio. Il loro perfezionamento umano e soprannaturale non deve essere realizzato individualmente, ma a due, o per dir meglio, nella famiglia. Non deve essere un'elevazione di uno nonostante l'altro e nonostante i figli, bensì di uno mediante l'altro, e di entrambi mediante i figli e con i figli. [...] Se è vero che Dio ha stabilito il matrimonio e ne ha fissato le leggi per realizzare i suoi piani, ne segue che il matrimonio è una missione di Dio. La scelta del consorte è libera, e libere sono le innumerevoli e svariate strade pratiche per raggiungere gli scopi della convivenza; ma questi scopi in sé sono tanto poco liberi quanto le leggi del matrimonio. Si ha il dovere di seguirle e osservarle. Una missione onora quelli ai quali è affidata. Il matrimonio è un segno di fiducia che Dio dona agli sposi, un onore del quale hanno il diritto di essere fieri, ma del quale dovranno mostrarsi degni. Non è infatti un incarico onorifico l'avere il compito dell'aiuto vicendevole e della santificazione reciproca, l'essere collaboratori di Dio e obbedire al Suo appello per dare la vita a nuovi esseri viventi? Una missione porta sempre con sé anche delle difficoltà. Nella vita sociale i compiti sono spesso onerosi, e magari pericolosi, piuttosto che puramente onorifici. Far migliorare il proprio marito, mettere al mondo i figli e allevarli è un lavoro grandioso ma anche duro, che richiede giorno per giorno le più svariate dedizioni e numerosi sacrifici. Gli sposi cristiani considerino perciò il loro matrimonio come una missione della quale hanno l'incarico dalla Provvidenza, e vivranno in corrispondenza a questo incarico. A quale altezza viene elevato il matrimonio per mezzo di tali visioni suggerite dalla ragione e dalla fede! Non è più una semplice ricerca del piacere sessuale, o di sola tenerezza e di appoggio morale. È qualcosa di infinitamente più grande, più forte: è la volontà, mediante l'amore, di servire la società e Dio. Questa volontà e questo amore debbono essere tanto costanti da vincere tutti gli ostacoli suscitati dagli eventi della vita, dalle differenze di carattere dei coniugi e dalle difficoltà inevitabili causate dall'educazione dei figli, e da simboleggiare e realizzare, nell'ambito familiare, nella propria casa, l'affetto indefettibile e fecondo che Cristo nutre per la Sua Chiesa. Queste sono la grandezza e la nobiltà dei piani di Dio per il matrimonio. Da quelli che lo intendono bene sotto questa luce, può essere vissuto con generosità ed entusiasmo. Ben lungi dal fare del coniugo uno strumento di divertimento o una fonte di piaceri egoistici e sensibili, rispetta ognuno la personalità dell'altro. È delicato e amorevole per incoraggiarlo e renderlo felice. Ben lungi dall'essere un impedimento alla vita cristiana del consorte e dall'istigarlo al peccato, ciascuno degli sposi aiuterà l'altro a formarsi moralmente e a santificarsi. In questo caso il matrimonio sarà una competizione a due per una più nobile umanità e per la santità. Lo spirito di fede vivificherà ogni particolare della vita matrimoniale, ogni ora, ogni azione. Ogni giorno sarà considerato un dono di Dio: ognuno porta un divino compito da assolvere, e tutto verrà offerto a Dio nella comune preghiera mattutina degli sposi. Ciascuno degli sposi si accingerà con coraggio al suo lavoro quotidiano. [...] A qualunque lavoro possano applicarsi - con le mani o con l'intelletto, per la famiglia o per la società - lo considereranno come voluto da Dio, come utile per gli uomini, come adempimento dei piani divini per l'umanità. Ognuno viva nella carità fuori di casa, ma soprattutto in casa, poiché il marito e la moglie saranno consapevoli di non avere alcun prossimo più vicino di loro stessi e dei loro figli. Entrambi si prodigheranno con sforzo comune all'educazione dei loro bambini come doni di Dio. Li ameranno con tutte le forze senza viziarli, perché avranno come meta la formazione della loro personalità, cioè di farne uomini buoni e cristiani perfetti. Alla luce della fede, vedranno pure le prove e i casi luttuosi da sopportare in due. Non considereranno la vita come una pura ricerca di una felicità terrena durevole, bensì come una grande opera per possedere Dio e a Lui donare degli altri esseri. Quando avranno compiuto questo dovere, allora non avrà più, in fondo, grande importanza la loro presenza più o meno lunga su questa terra. Anche l'unione dei corpi deve essere vista e vissuta nella luce di Dio, nel rispetto dei suoi fini provvidenziali e nella gerarchia dei suoi valori. Essa si realizzerà, costantemente, senza malizia e in nobile gioia. Così nutrirà l'amore degli sposi. Quando scoccherà l'ora inevitabile della continenza, saranno più lievi gli sforzi necessari, poiché la loro unione è fondata nel profondo dell'anima più ancora che nella carne. Nelle avversità tali sposi cristiani sanno accettare la volontà di Dio e nelle gioie sono stimolati a ringraziarLo. Da questa visione di fede, i coniugi attingono un nuovo slancio per compiere i loro doveri, perché sanno che sono voluti da Dio. L'amore spontaneo dei loro cuori li spinge al rispetto dei doveri coniugali, paterni e materni che hanno scelto liberamente, ma ve li spinge anche la coscienza che ingrandisce il loro amore e ne supplisce le deficienze. Vedono nel lavoro quotidiano un dovere di stato da compiere [...]. E se succedesse che il fuoco dell'affetto sensibile venisse a indebolirsi, e se lo spirito diventasse smanioso di novità e di sensazioni inesplorate, allora la coscienza troncherebbe decisamente gli sbandamenti fuori della strada della fedeltà e richiamerebbe inesorabilmente il cuore instabile e l'animo vagabondo ai doveri familiari. Lasciamo alle persone di corte vedute l'intonare un inno alla bellezza transitoria del libero amore e l'ostentare disprezzo verso i doveri del matrimonio. Rimane assodato che lo spirito del dovere ha trattenuto innumerevoli volte i passi dei cuori che si sviavano e ha così salvato l'amore e la felicità dei coniugi e dei loro figli. Coscienza e spirito del dovere non sono nocivi alla profondità dell'amore, ma lo salvano rafforzando la sua spontaneità con la loro stabilità. Lo spirito di fede accenderà nei coniugi, accanto all'amore naturale, l'amore cristiano, "il quale è paziente, benefico, non è invidioso, non è insolente, non si gonfia, non è ambizioso, non cerca il proprio interesse, non s'irrita, non pensa al male, non gode dell'ingiustizia, ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta; e non verrà mai meno" (San Paolo). Ognuno dei coniugi ponga nel suo dovere quotidiano tutto il suo cuore, tutta la sua volontà, la sua fede e il suo amore. Le preghiere del mattino e della sera, la preghiera prima e dopo il pasto non sono quindi solo un gesto, un rito abituale, un atto senza anima; è, al contrario, l'anima che ispira e forma gesti e parole. Così le loro giornate saranno una preghiera a due, poiché essi vivono come figli di Dio e pellegrini incamminati verso l'eternità. Ma essi amano la loro unione perché è opera di Dio e vedono in essa la via verso la loro eternità. I coniugi cristiani assisteranno anche gli altri con le parole, i consigli e i fatti, e mostreranno loro la strada che conduce al vero amore cristiano. Gli uomini hanno la nostalgia dell'amore cristiano, perché è la migliore qualità dell'amore umano.

[Brano tratto da “La donna nel matrimonio”, di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958].

Pensiero del giorno

[Pensiero tratto dalla celebre Lettera Pastorale "Domine, salva nos! Perimus” di Mons. Luigi Carlo Borromeo (1893 - 1975), vescovo di Pesaro, pubblicata in occasione della Quaresima del 1961].

Noi dobbiamo avere orrore di una negazione così rovinosa e totale di Dio e dello Spirito, della moralità e della Religione qual è il comunismo ed il socialismo marxista; noi dobbiamo combattere l'errore con tutte le nostre forze. Noi non possiamo, non dobbiamo odiare l'errante, ma noi quando occorra, lo dobbiamo criticare, lo dobbiamo rimproverare, lo dobbiamo evitare. La nostra fiacchezza, la nostra mollezza non ha nulla di evangelico; e la tattica di chi, per allargare l'area democratica, cerca di addormentare le coscienze e confondere verità ed errore è una tattica detestabile.

giovedì 30 aprile 2026

Fidanzamento e aspetto esteriore

Pubblico alcuni brani di una lettera di una ragazza che mi aveva confidato di non essere entusiasta dell'aspetto esteriore del giovanotto che stava frequentando.


Salve,

[…] Da un mese e mezzo sto frequentando un ragazzo. Sembra una persona a posto. Preghiamo il rosario anche tutti i giorni. C’è qualcosa però che mi domando da sempre. Questo ragazzo non è fisicamente il mio tipo. Preghiamo, parliamo della fede, andiamo d’accordo [...] lui è già deciso a impegnarsi con me diventando ufficialmente il mio ragazzo. [...]

La mia domanda è: se siamo volenterosi a fare la volontà di Dio e destinati alla vocazione matrimoniale, dovrei ignorare completamente i miei gusti per quanto riguarda l’aspetto esteriore di una persona? […] Cosa dicono i grandi Santi al riguardo? Bisogna ignorare i propri gusti?

Mi spiego ancora nel caso non sia stata chiara: quanto è importante essere attratti fisicamente ad un ipotetico futuro marito? E se non è il tuo tipo e piace solo un po’? [...]

Spero di non aver fatto troppe domande. Alla fine sono tutte connesse allo stesso argomento. Mi scuso del disturbo!

Che il Signore la Benedica.

In Gesù e Maria,

(lettera firmata)


Gent.ma [...], 

la ringrazio di avermi scritto, spero di poter esserle di qualche aiuto.

Sul tema del fidanzamento consiglio di leggere i libri scritti da Pierre Dufoyer (si trovano gratis on-line in formato elettronico). Sono libri "datati", risalenti in gran parte ai tempi di Pio XII, però per molte cose sono ancora utili.

Ecco cosa scrisse in uno dei suoi libri: "Perché l'amore arda sempre si devono verificare certe condizioni: fisiche, economiche, affettive, sentimentali, spirituali. Se si trascurano, darà più fumo che calore, poi morirà" (Brano tratto da "Ama tuo marito", di Pierre Dufoyer e dott. Lefranc, Edizioni Paoline, 1962).

Dunque è molto importante anche l'aspetto fisico. Ovviamente ciò non significa che per sposarsi con un uomo lui debba essere per forza bello come un fotomodello, è sufficiente che piaccia almeno "abbastanza" da un punto di vista estetico. Se un uomo ha un aspetto esteriore ripugnante, sarebbe difficile vivere felicemente accanto a lui. 

L'affetto che si prova per un uomo conta molto di più. Infatti a volte capita che delle persone molto belle si innamorino profondamente di persone mediocri da un punto di vista estetico, ma "molto belle" da un punto di vista interiore. Se una persona, oltre ad accettare il Magistero perenne della Chiesa, è anche dolce, affettuosa, caritatevole, affabile, simpatica, intelligente, coraggiosa, sincera, generosa, ecc., diventa facile affezionarsi a lei, anche se esteticamente è solamente "accettabile".

Non mi sembra saggio fidanzarsi col primo "bravo ragazzo cattolico" che capita di incontrare, se non si sente nei suoi confronti un grande affetto.

Se leggerà gli scritti di Pierre Dufoyer sul fidanzamento troverà tanti suggerimenti che potranno esserle di grande utilità.

La saluto cordialmente in Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Volto di Gesù Cristo
È troppo poco un cuore per amar questo Dio così amante e così amabile che merita un infinito amore.

(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")