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sabato 6 giugno 2026
Riporre il Santissimo sull'altare maggiore
Pensiero del giorno
(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)
venerdì 5 giugno 2026
L'Amicizia secondo San Tommaso d’Aquino (lk)
Per San Tommaso d'Aquino l’amicizia è un amore reciproco che nasce quando due persone si comportano l’una verso l’altra come verso se stesse: l’amico è considerato quasi un prolungamento del sé, amato per il suo bene intrinseco e non per utilità o piacere momentaneo. Non basta volere il bene in senso astratto; l’amicizia richiede che l’amore sia reciproco. Questo scambio è ciò che distingue l’amicizia da altri tipi di affetto. L’amico è voluto come bene, cioè si desidera attivamente la sua perfezione e felicità; senza questa benevolenza non si ha amicizia ma solo concupiscenza o interesse. L’amicizia si fonda su una qualche comunanza (virtù, valori, modo di sentire) e sulla "communicatio", cioè la condivisione di parole, vita e affetti. L’amicizia è quindi un rapporto reciproco, virtuoso e comunicativo che unisce due persone in vista del bene comune e della crescita morale.
Cause e condizioni
La causa prossima dell’amicizia è la conoscenza del bene nell’altro. Si ama ciò che si riconosce come bene; perciò la conoscenza reciproca e la stima del bene dell’altro sono condizioni necessarie perché nasca e persista l’amicizia.
Tipologie e grado morale
- Amicizia naturale e sensitiva basata su affetti naturali, piacere o utilità; legittima ma meno perfetta.
- Amicizia razionale fondata sulla volontà deliberata del bene altrui; è più stabile e virtuosa.
- Amicizia soprannaturale nella carità, che è l’amicizia perfetta con Dio e, per partecipazione, con il prossimo.
Funzioni etiche e sociali
L’amicizia favorisce la crescita morale: attraverso l’amicizia si esercitano e si consolidano le virtù come la generosità, la fedeltà e la giustizia. È un elemento importante per la vita sociale e per l’orientamento verso la beatitudine, se ordinata al bene ultimo.
Il principio della "communicatio" (condivisione)
Secondo San Tommaso, l'amicizia non può esistere nell'isolamento o nel puro sentimento interiore, ma esige necessariamente una communicatio, cioè una messa in comune o comunione di vita. Non c'è vera amicizia se non c'è qualcosa di condiviso: a livello umano, gli amici condividono il tempo, i pensieri, le fatiche e la ricerca della virtù; a livello soprannaturale, la carità si fonda sulla communicatio della beatitudine divina che Dio offre all'uomo. Questa condivisione attiva e reciproca è ciò che trasforma la semplice benevolenza (il generico augurare il bene a qualcuno) in una reale e vitale relazione d'amicizia.
Implicazioni pratiche
- Volere il bene dell’altro come atto centrale dell’amicizia.
- Coltivare la conoscenza reciproca per riconoscere e amare il bene nell’altro.
- Ordinare le amicizie privilegiando relazioni che promuovono la virtù e l’orientamento a Dio, evitando legami fondati solo su utilità o piacere.
Per Tommaso l’amicizia è amore razionale e virtuoso che mira al bene dell’altro; può essere imperfetta nelle forme naturali, perfezionarsi nella virtù e raggiungere la sua pienezza nella carità, cioè nell’amicizia con Dio.
giovedì 4 giugno 2026
Il Concilio di Trento non è roba da museo
Pensiero del giorno ("Siamo all'apostasia")
mercoledì 3 giugno 2026
Il fine primario del matrimonio (lk)
[...] Ora la verità è che il matrimonio, come istituzione naturale, in virtù della volontà del Creatore non ha come fine primario e intimo il perfezionamento personale degli sposi, ma la procreazione e la educazione della nuova vita. Gli altri fini, per quanto anch'essi intesi dalla natura, non si trovano nello stesso grado del primo, e ancor meno gli sono superiori, ma sono ad esso essenzialmente subordinati. Ciò vale per ogni matrimonio, anche se infecondo; come di ogni occhio si può dire che è destinato e formato per vedere, anche se in casi anormali, per speciali condizioni interne ed esterne, non sarà mai in grado di condurre alla percezione visiva.
Precisamente per tagliar corto a tutte le incertezze e le deviazioni, che minacciavano di diffondere errori intorno alla scala dei fini del matrimonio e ai loro reciproci rapporti, redigemmo Noi stessi alcuni anni or sono (10 marzo 1944) una dichiarazione sull'ordine di quei fini, indicando quel che la stessa struttura interna della disposizione naturale rivela, quel che è patrimonio della tradizione cristiana, quel che i Sommi Pontefici hanno ripetutamente insegnato, quel che poi nelle debite forme è stato fissato dal Codice di diritto canonico
[...]. Che anzi poco dopo, per correggere le contrastanti opinioni, la Santa Sede con un pubblico Decreto pronunziò non potersi ammettere la sentenza di alcuni autori recenti, i quali negano che il fine primario del matrimonio sia la procreazione e la educazione della prole, o insegnano che i fini secondari non sono essenzialmente subordinati al fine primario, ma equipollenti e da esso indipendenti (S. C. S. Officii, I aprile 1944 - Acta Ap. Sedis vol. 36, a. 1944, ).
Si vuole forse con ciò negare o diminuire quanto vi è di buono e di giusto nei valori personali risultanti dal matrimonio e dalla sua attuazione? No certamente, poichè alla procreazione della nuova vita il Creatore ha destinato nel matrimonio esseri umani fatti di carne e di sangue, dotati di spirito e di cuore, ed essi sono chiamati in quanto uomini, e non come animali irragionevoli, ad essere gli autori della loro discendenza. A questo fine il Signore vuole l'unione degli sposi. [...]
Tutto questo è dunque vero e voluto da Dio; ma non deve essere disgiunto dalla funzione primaria del matrimonio, cioè dal servizio per la vita nuova. Non soltanto l'opera comune della vita esterna, ma anche tutto l'arricchimento personale, lo stesso arricchimento intellettuale e spirituale, perfino tutto ciò che vi è di più spirituale e profondo nell'amore coniugale come tale, è stato messo, per volontà della natura e del Creatore, al servizio della discendenza. Per sua natura, la vita coniugale perfetta significa anche la dedizione totale dei genitori a beneficio dei figli, e l'amore coniugale nella sua forza e nella sua tenerezza è esso stesso un postulato della più sincera cura della prole e la garanzia della sua attuazione (cfr. S. Th. 3 p. q. 29 a. 2 in c.; Suppl. q. 4D a. 2 ad i).
Ridurre la coabitazione dei coniugi e l'atto coniugale ad una pura funzione organica per la trasmissione dei germi sarebbe come convertire il focolare domestico, santuario della famiglia, in un semplice laboratorio biologico. Perciò nella Nostra allocuzione del 29 settembre 1949 al Congresso internazionale dei medici cattolici abbiamo formalmente esclusa dal matrimonio la fecondazione artificiale. L'atto coniugale, nella sua struttura naturale, è un'azione personale, una cooperazione simultanea e immediata dei coniugi, la quale, per la stessa natura degli agenti e la proprietà dell'atto, è la espressione del dono reciproco, che, secondo la parola della Scrittura, effettua l'unione « in una carne sola ».
[...]
Dite dunque alla fidanzata o alla giovane sposa, che venisse a parlarvi dei valori della vita matrimoniale, che questi valori personali, sia nella sfera del corpo o dei sensi, sia in quella spirituale, sono realmente genuini, ma che dal Creatore nella scala dei valori sono stati messi non al primo, ma al secondo grado.
Pensiero del giorno
(Sant'Alfonso Maria de Liguori)
lll
martedì 2 giugno 2026
Il numero di coloro che si professano nemici di Dio va oggi crescendo
[...] nel vedere che, purtroppo, il numero di coloro che si professano nemici di Dio va oggi crescendo, e che i princìpi del materialismo teorico e pratico si vanno spargendo sempre di più; dinanzi allo spettacolo dell’esaltazione delle cupidigie più sfrenate, come meravigliarsi che si vada raffreddando nell’animo di molti la carità, la quale ben sappiamo essere la legge suprema della religione cristiana, il fondamento solidissimo della vera e perfetta giustizia, la sorgente sovrana della pace e delle caste delizie? Del resto, il Salvatore stesso ha ammonito: «Per il moltiplicarsi delle iniquità si raffredderà la carità di molti». Dinanzi allo spettacolo di tanti mali, che oggi, più che nel passato, travagliano individui, famiglie, nazioni e il mondo intero, dove mai Venerabili Fratelli, cercheremo il rimedio? Si potrà forse trovare una devozione più eccellente del culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, più conforme all’indole propria della religione cattolica, più idonea a soddisfare le odierne necessità spirituali della Chiesa e del genere umano? Ma, quale atto di omaggio religioso più nobile, più dolce, più salutare del culto sullodato, dal momento che esso è tutto rivolto alla stessa carità di Dio? Infine, quale stimolo più potente della carità di Cristo — che la pietà verso il Cuore Sacratissimo di Gesù fomenta ed accresce — per spingere i fedeli alla perfetta osservanza della legge evangelica, senza la quale, come ammoniscono saggiamente le parole dello Spirito Santo: «Opera della giustizia sarà la pace», non è possibile instaurare la vera pace tra gli uomini?
[Brano tratto dall'Enciclica "Haurietis Aquas" di Pio XII, 15 maggio 1956].
Pensiero del giorno
lunedì 1 giugno 2026
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Tutti i Riti Liturgici della Chiesa Cattolica: l'elenco completo e le differenze (lk)
Questi modi di celebrare i sacramenti si raggruppano in 6 grandi famiglie di riti liturgici.
Ecco l'elenco completo, suddiviso per famiglie di appartenenza:
1. Il Rito Occidentale (o Latino)
È il rito più diffuso al mondo, ma al suo interno non esiste solo la "messa normale" (il Rito Romano). Comprende diverse varianti storiche e geografiche:
Rito Romano: Il rito principale della Chiesa Latina, utilizzato globalmente. Benedetto XVI distinse tra Forma Ordinaria (la messa in lingua volgare introdotta dopo il Concilio Vaticano II) e Forma Straordinaria (la messa tradizionale in latino).
Rito Ambrosiano: Utilizzato nell'Arcidiocesi di Milano e in alcune zone limitrofe. Ha un calendario liturgico leggermente diverso (la Quaresima inizia più tardi) e varianti nella struttura della messa.
Rito Mozarabico (o Ispanico): Un rito antichissimo sopravvissuto in Spagna, celebrato principalmente nella cattedrale di Toledo.
Rito di Braga: Rito storico della tradizione portoghese, ancora permesso nell'arcidiocesi di Braga.
Riti degli Ordini Religiosi: Alcuni antichi ordini monastici e mendicanti conservano varianti proprie del rito latino (es. Rito Domenicano, Rito Certosino, Rito Carmelitano).
Uso Personale dell'Ordinariato della Cattedra di San Pietro: Una variante del rito romano che incorpora elementi della tradizione anglicana, creata per gli ex anglicani entrati in piena comunione con la Chiesa Cattolica.
2. Il Rito Bizantino
Deriva dalla tradizione della Chiesa di Costantinopoli. È il rito orientale cattolico numerosamente più grande e si caratterizza per l'uso profondo delle icone, dei canti polifonici senza strumenti e dell'incenso. Viene utilizzato da ben 14 Chiese cattoliche orientali, tra cui:
Chiesa Greco-Cattolica Ucraina
Chiesa Cattolica Italo-Albanese (presente in Italia, ad esempio a Piana degli Albanesi e Lungro)
Chiesa Greco-Cattolica Melchita
Chiese greco-cattoliche di Romania, Grecia, Bulgaria, Slovacchia e altre zone dell'Est Europa.
3. Il Rito Alessandrino
Originario dell'antico patriarcato di Alessandria d'Egitto. Si divide storicamente in due rami liturgici principali:
Rito Copto: Utilizzato dalla Chiesa Cattolica Copta (in Egitto).
Rito Ge'ez (o Etiopico/Eritreo): Utilizzato dalla Chiesa Cattolica Etiopica e dalla Chiesa Cattolica Eritrea. Si distingue per l'uso di danze liturgiche rituali e tamburi sacri.
4. Il Rito Antiocheno (o Siro-Occidentale)
Sviluppatosi ad Antiochia di Siria, una delle prime grandi culle del cristianesimo. Le Chiese che lo utilizzano celebrano spesso in siriaco (un dialetto dell'aramaico, la lingua parlata da Gesù):
Rito Maronita: La Chiesa Maronita (centrata in Libano) è l'unica Chiesa orientale a essere rimasta sempre in piena comunione con Roma.
Rito Siro-Cattolico: Utilizzato dalla Chiesa Siro-Cattolica in Siria, Iraq e Libano.
Rito Siro-Malankarese: Utilizzato in India (nello stato del Kerala) dalla Chiesa Cattolica Siro-Malankarese.
5. Il Rito Caldeo (o Siro-Orientale)
Originario dell'antica Mesopotamia (attuale Iraq e Iran), storicamente legato alla Chiesa d'Oriente. Anche questo rito utilizza la lingua siriaca:
Rito Caldeo: Utilizzato dalla Chiesa Cattolica Caldea, diffusa principalmente in Iraq e tra la diaspora mediorientale.
Rito Siro-Malabarese: Utilizzato in India dalla Chiesa Cattolica Siro-Malabarese, una comunità vastissima che fa risalire le sue origini alla predicazione di San Tommaso Apostolo.
6. Il Rito Armeno
È un rito unico nel suo genere, che non si divide in sottogruppi. Ha forti legami storici sia con il rito bizantino che con quello latino (da cui ha ereditato, ad esempio, l'uso della mitria per i vescovi), ma mantiene una sua identità rigidamente definita.
Rito Armeno: Utilizzato esclusivamente dalla Chiesa Cattolica Armena.
Una curiosità: Un cattolico di rito latino può ricevere i sacramenti in una qualsiasi di queste Chiese orientali. Nonostante le differenze esteriori nei riti, i sacramenti sono considerati identici e validi a tutti gli effetti.
Messa per Padre Pellegrino Santucci

La messa verrà celebrata alle ore 16,15 presso la Chiesa della Madonna di Galliera e di San Filippo Neri, sita a Bologna in via Manzoni 3.
Padre Pellegrino, romagnolo "politicamente scorretto", è stato uno strenuo sostenitore del latino nella liturgia e della musica "veramente" sacra. Celebrò secondo il Messale di San Pio V, ma dovette subire le "solite" tribolazioni. Spero che il Signore lo abbia giudicato servo buono e fedele.
Quanto bene fa un prete ricco di zelo!
Un giovane, figlio di genitori senza religione, fin dall'adolescenza aveva viaggiato per acquistare cognizioni nella sua industria, ed era diventato così empio e libertino nelle officine dove aveva lavorato, che di ritorno alla sua parrocchia era lo scandalo di tutti. In conseguenza di eccessi di ogni genere si sviluppò in lui una malattia di petto, che lo conduceva lentamente ma con certezza alla tomba. Il curato cominciò a fargli qualche visita, usando ogni gentilezza per guadagnare la sua confidenza, ma l'infermo resisteva a tutto e il suo male si aggravava di giorno in giorno. Durante una crisi dell'ammalato, il curato corse al suo letto, ma quando fu passata, il giovane cacciò via il sacerdote caricandolo d'ingiurie. Già da un mese si raddoppiavano le preghiere e gli sforzi, ma sempre invano, che anzi al solo ricordargli il nome di Dio usciva in esecrande bestemmie. Quando finalmente venne una felice ispirazione al curato, il quale chiama un sacerdote, e: andate, gli dice, immediatamente a Paray le Monial, ivi chiederete preghiere per il nostro ammalato e metterete il suo nome nel Cuore di Gesù. Dopo avere eseguita la sua commissione il sacerdote ritornava felice dal suo viaggio, e col curato andava subito a far visita all'infermo, che si avvicinava a gran passi alla morte. Pieno di speranza nella misericordia del S. Cuore di Gesù, il sacerdote rimasto con l'infermo gli fece parola del suo viaggio. Il giovane operaio parve interessarsene. Ho pregato per voi, gli disse il buon prete: vi ringrazio rispose egli. Incoraggiato da quella parola, il ministro di Dio aggiunse: vi ho portato una medaglia. Ne voglio una bella, rispose il giovine, e me la metterò al collo. Intanto che il sacerdote dà la medaglia, l'infermo domanda a sua madre un cordoncino, indi se la pone al collo e la bacia con rispetto. Ora, disse egli, voglio confessarmi, ed oggi stesso: lasciatemi alcuni istanti per prepararmi. Il sacerdote con le lacrime agli occhi si ritira nella stanza vicina, e si mette in preghiera con i parenti. Il moribondo, confessatosi con le migliori disposizioni, riceve quella sera stessa gli ultimi Sacramenti della Chiesa con grande edificazione degli astanti. Mentre il sacerdote gli amministrava il Sacramento dell'Olio Santo: andate adagio, signor abate, disse egli, è necessario che vi tenga dietro e domandi perdono dei miei peccati. Oh! signor abate, quanto bene fa un prete, vorrei ancor io esser prete! — Egli morì tre giorni dopo, continuando a dire buone parole, che mostravano ognor più come il Sacro Cuor di Gesù sa prendere possesso delle anime ribelli. Animiamoci noi pure di zelo per la salute del nostro prossimo e per gloria di Dio, e il S. Cuor di Gesù benedirà l'opera nostra.
[Brano tratto da "Il Cuor di Gesù - Mese di Giugno", di Don Antonio Zaccaria, parroco in Faenza, stampato nell’anno 1902].










