Per contattarmi: cordialiter@gmail.com


Se il blog ti piace e desideri aiutarmi affinché possa dedicare il tempo necessario per continuare ad aggiornarlo ogni giorno e rispondere alle e-mail dei lettori, puoi inviarmi una piccola donazione. Per info: clicca qui.


Visualizzazioni totali

domenica 11 gennaio 2026

Discorso familiare ad una fanciulla che prende l'abito di monaca

Riporto alcuni brani di un interessante scritto di Sant'Alfonso Maria de Liguori intitolato "Discorso familiare ad una fanciulla che prende l'abito di monaca". Preciso solamente che per agevolare la lettura ho tradotto in italiano corrente i termini desueti e ho eseguito alcuni piccoli ritocchi.

Devota donzella, di questa giornata in cui avete la sorte di sposarvi con Gesù Cristo, dovete avere una continua memoria per ringraziarlo sempre di questo favore così grande. Non pensate che Gesù Cristo debba esservi debitore perché voi lasciate il mondo per suo amore; siete voi che dovete conservargli una gratitudine eterna, per la grazia che egli vi fa di chiamarvi a lasciare il mondo.

Voi oggi lasciate il mondo: credete forse di lasciare qualche gran cosa? Che cosa è mai questo mondo? Terra di spine, di lacrime e di dolori. Promette grandi cose il mondo ai suoi seguaci: spassi, gioie e pace, ma tutto poi si riduce ad inganni, amarezze e vanità. Le stesse ricchezze, onori e spassi mondani diventano alla fine pena e lutto: Extrema gaudii luctus occupat. E Dio faccia che per tanti accecati che amano il mondo questo lutto non diventi eterno; poiché in mezzo al mondo i pericoli sono molti, sono grandi e sono inevitabili, di perdere l'anima, il paradiso e Dio.

Povere quelle fanciulle che, ingannate dalle false promesse del mondo, lasciano Gesù Cristo e vanno al secolo! Sperano di trovare ivi piaceri e gioie, ma povere! dico, perché poi non vi trovano altro che fiele e spine, come dimostra l'esperienza. [...] Domandate, domandate a tutte le maritate, se ne trovate una contenta. Io per conto mio, a quante l'ho domandato, tutte le ho trovate scontente e piene di guai. Al contrario domandate a quelle monache che han lasciato il mondo per Dio e non vogliono altro che Dio, se vivono contente del loro stato; e vi risponderanno che ringraziano sempre il Signore di averle ritirate dal mondo.

[…] Insomma, se voi foste rimasta nel mondo, quale altro sposo più grande potevate sperare che un cavaliere, un titolato, un monarca di qualche regno? Ma ora prendete per sposo il re del cielo e di tutti i regni della terra. Quante vergini sante hanno rinunziato alle nozze dei primi signori della terra per essere spose di Gesù Cristo!

[…] Lasciate, figliuola mia, lasciate a quelle giovani che amano il mondo tutti i loro spassi, vanità, belle vesti, commedie, banchetti e festini, e godetevi voi Gesù Cristo. Egli nella vostra cella vi terrà più contenta che tutti i piaceri, gli sfarzi e le ricchezze che possiedono le regine della terra. Ivi nella vostra solitaria cella godrete un paradiso ed una continua pace. Se amate Gesù Cristo, amerete la solitudine che troverete nella vostra cella. In essa il vostro crocifisso sposo vi parlerà familiarmente al cuore; da quella croce vi manderà raggi di luce alla mente e saette infiammate di santo amore al cuore. E voi da sola a solo nella vostra cella gli paleserete l'affetto che gli portate, gli farete continuamente offerte di voi stessa e di tutte le cose vostre; gli chiederete le grazie di cui avete bisogno; gli comunicherete le vostre angustie, i timori che vi affliggono; ed egli vi consolerà. Non dubitate che lo sposo divino vi consolerà sempre in vita e maggiormente poi vi consolerà nell'ora della morte […].

Ho detto che le religiose che si son date tutte a Dio godono una continua pace; ciò s'intende di quella pace che può godersi in questa terra, che si chiama valle di lacrime. In cielo Dio ci prepara la pace perfetta e piena, esente da ogni travaglio. Questa terra al contrario è luogo per noi di meriti; e perciò è luogo di patimenti, ove col patire si acquistano le gioie del paradiso.

Tanto più che lo sposo che voi, donzella, questa mattina vi prendete, sebbene è il più nobile, il più ricco, il più grande che potete avere, nondimeno si chiama ed è sposo di sangue […] il quale ha sparso tutto il sangue a causa di flagelli, di spine e di chiodi, per salvare l'anima vostra e di tutti gli uomini. Ecco che vi va innanzi l'amante Gesù e vi chiama a seguirlo da sposa. Miratelo dunque come va: non va coronato di fiori, ma di spine; non va vestito di oro e di gemme, ma di sangue e di piaghe: guardate poi il trono regale ove giace, il quale non è che una dura croce, dove agonizza e dove in un mar di dolori e di ignominie muore per vostro amore.

[…] Vi prego poi, per quando avrete preso il santo abito, a rinnovare ogni giorno la promessa che avete fatta a Gesù Cristo di essere fedele. L'amore e la fedeltà sono i pregi primari di una sposa. A questo fine sappiate che poi vi sarà dato l'anello, in segno della fedeltà che dovete osservare del vostro amore che avete promesso a Gesù Cristo. Ma per esser fedele non vi fidate della vostra promessa; è necessario che sempre preghiate Gesù Cristo e la sua santa Madre che vi ottengano la santa perseveranza; e procurate di avere una gran confidenza nell'intercessione di Maria che si chiama la madre della perseveranza. E se vi sentirete raffreddata nel divino amore e tirata ad amare qualche oggetto che non è Dio, ricordatevi di quest'altro mio avvertimento; allora, affinché non vi abbandoniate alla tiepidezza o all'affetto delle cose terrene, dite così a voi stessa: E perché mai ho lasciato il mondo, la mia casa ed i miei parenti? forse per dannarmi? Questo pensiero rinvigoriva s. Bernardo a riprendere la via della perfezione quando si sentiva intiepidito […]. Ma bisogna che io termini di parlare, mentre me lo comanda il vostro sposo, che ha premura di vedervi presto entrata nella sua casa. Ecco, mirate da qui con quanto giubilo vi aspetta e uditelo con quanto affetto vi chiama, affinché presto entriate in questo suo palazzo regale, quale appunto è questo monastero. Andate dunque ed entrate allegramente, mentre l'accoglienza che stamattina vi sarà fatta dal vostro sposo, nel ricevervi in questa sua casa, vi è come una caparra dell'accoglienza ch'egli vi farà in vostra morte quando vi riceverà nel suo regno del paradiso.

Pensiero del giorno

Padre Felice Maria Cappello
Tutto passa, tutto si dilegua, tutto finisce. L’eternità non finisce mai.


[Pensiero di Padre Felice Maria Cappello (1879 - 1962) tratto da "Il segreto del confessionale" di Marc Lindeijer, Edizioni AdP].

sabato 10 gennaio 2026

La bambina che non voleva che suo padre morisse senza sacramenti

Croce nera
[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Frequentava il catechismo la giovinetta Luigia, tenera e cara ragazzina sui 10 anni, e la lezione versava sul sacramento dell'Estrema Unzione; il buon parroco fra le altre cose si studiava a dimostrare ai fanciulli, intorno a sé raccolti, qual gran bene sarebbe che nelle famiglie si procurasse per tempo l'amministrazione dei Sacramenti agli infermi; che il più sovente, pel timore che i congiunti hanno di far disgusto all'ammalato, quasi gli annunciassero una cattiva nuova, si aspetta a chiamar il curato quando più non vi è tempo, e l'infermo è quasi destituito dei sensi. Raccomandava per tanto ai fanciulli che avvenendo il caso, facessero essi questa buona opera di carità presso i loro genitori, cioè procacciassero loro per tempo la visita di un sacerdote ed il ricevimento dei sacramenti dell'Estrema Unzione e dell'Eucaristia. Di lì a non molto il padre della ragazzina ammala, il male peggiora, si succedono medici e medicine, ma invano. Il medico infine dice con rammarico alla famiglia che non vi è più speranza, l'arte salutare aver esauriti ormai i suoi rimedi, non resta più che amministrargli i Sacramenti. Ma né la moglie né i parenti, né gli amici si sentono da tanto di annunciar al malato la triste nuova. La buona ragazzina intanto lagrimava e pregava in un angolo della camera. Quando si vede sola, prende uno sgabello, vi monta sopra (ché il letto era alto, ed ella piccola), si getta colle braccia aperte addosso al padre, lo bacia teneramente: - Oh! caro padre, gli dice, se tu mi ami, devi farmi un piacere, ma non disgustarti. Ho sentito che sei, caro padre, in fin di vita, ma ho pur sentito dal nostro parroco che è una gran carità il prevenirne i genitori; e perciò siccome nessuno te l'ha detto, io ti avverto che il dottore ha dichiarato non esservi più nulla a fare, che amministrarti i santi Sacramenti; ah! dunque, caro padre, prendili, e oltre il dolore della tua partenza, non darmi quello di vederti morire senza metterti in compagnia del buon Gesù. - Ah! cara, rispose il padre, dammi ancora un bacio, non ti posso rifiutare questo piacere, di' alla mamma che io farò come tu vuoi, e chiami pure il parroco. Arriva il curato, prepara l'infermo al gran trapasso con tutti i conforti della religione. Ma ricevuto i SS. Sacramenti il padre facendo come un ultimo sforzo, quasi per liberarsi dal peso della gratitudine e dell'affetto che l'opprimevano: - Sappiate voi tutti, disse, che se colla grazia e misericordia di Dio io andrò in paradiso, dopo Dio lo dovrò più che agli altri alla pietà della mia Luigina. Ah! non temete mai di dar disgusto ai moribondi; ché voi non sapete ancora cosa sia il morire in grazia di Dio. - Ed in così dire, chinato il capo, dolcemente spirò.

Pensiero del giorno

[...] la storia non erra quando addita nella manomissione delle leggi del matrimonio e della procreazione la causa prima della decadenza dei popoli.


[Brano tratto dal discorso del grande Papa Pio XII ai dirigenti e rappresentanti delle associazioni delle famiglie numerose, pronunciato presso la Città del Vaticano il 20 gennaio del 1958]

venerdì 9 gennaio 2026

Se si vuole ottenere qualcosa di buono dalla gioventù bisogna utilizzare modi caritatevoli

Don Bosco
Brano tratto dal secondo volume delle “Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco” raccolte dal sacerdote salesiano Giovanni Battista Lemoyne e pubblicate nel 1901.


Intanto da queste visite ai carcerati D. Bosco traeva molti ammaestramenti per la buona riuscita nell'educazione della gioventù. Egli si persuadeva sempre meglio della necessità di usare modi caritatevoli con questi infelici e con tutti i giovanetti, se si vuol ottenere da loro qualche cosa; e più tardi insisteva su questo punto ed assicurava i suoi cooperatori che un giovane d'indole anche aspra e riottosa facilmente si piega al bene, quando si vede trattato amorevolmente. Apprendeva pure sempre più vivamente quale era la causa che trascinava tanta povera gioventù in quei luoghi di espiazione. Colle lagrime agli occhi narrava a' suoi giovanetti, corredando il suo racconto con commoventi aneddoti avvenutigli durante questo suo ufficio di catechista alle carceri, come molti dei carcerati, specialmente giovani, asserivano di essere stati condotti al mal fare o dal cattivo esempio di un compagno o dalla trascuranza dei genitori, specialmente per ciò che si riferisce all'istruzione religiosa. E però inculcava sempre la fuga dei cattivi compagni ed insisteva sul buon esempio nei genitori e sulla necessità di istruire bene i giovanetti nelle cose di religione, per tenerli sulla retta via e salvarli.

Un bambino in lacrime per una Confessione negata

Anni fa mi trovavo a cena con alcuni sacerdoti stranieri. Uno di loro, un parroco portoghese, ci raccontò che un bambino di un'altra parrocchia era venuto a trovarlo in sacrestia chiedendo di potersi confessare e, con le lacrime agli occhi, gli disse che il giorno dopo avrebbe dovuto ricevere la Prima Comunione ma il suo parroco non voleva confessare i bambini comunicandi.

Questa pratica di rimandare il sacramento della Confessione a dopo la Prima Comunione è un'assurdità pastorale. Il canone 914 del Codice di Diritto Canonico impone che la Prima Comunione venga impartita dopo aver ricevuto il sacramento della Confessione, come è logico che sia, pertanto non è lecito ai parroci stabilire il contrario. Non si tratta solo di obbedire ad una legge ecclesiastica ma anche di impedire che la Prima Comunione con Gesù si trasformi nel primo sacrilegio della vita. Poveri bambini che hanno come parroco un prete con idee lassiste! Che rovina! Don Bosco diceva che "un prete o in paradiso o all'inferno non va mai solo: vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell'adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio".

Che altro dire? La Chiesa ha davvero urgente bisogno di numerosi e santi sacerdoti!

Pensiero del giorno

Confessare i propri peccati, tali quali sono, con sincerità e schiettezza, [...] l'orecchio del Confessore sta aperto per udire, non le virtù, ma i soli peccati d'ogni sorta. Quando sarete dinanzi al Confessore, immaginatevi di essere sopra il Monte Calvario, ai piedi di Gesù Crocifisso, per essere lavato d'ogni vostra iniquità col suo Sangue.


(Pensiero di San Francesco di Sales)


giovedì 8 gennaio 2026

Voleva sputare in faccia al grande Cardinale Siri

Il cardinale Siri andava a trovare tutti i suoi preti ammalati ovunque degenti. Un giorno chiese a Padre Candido Capponi, per molti anni suo confessore e padre spirituale, di accompagnarlo a visitare un tale (non era un sacerdote) ricoverato in fase terminale. Quel paziente, anni prima, aveva scritto a Siri una lettera di questo tenore: “Non vedo l’ora di incontrarla per sputarle sul muso!”: firmata nome, cognome, indirizzo. In meno di ventiquattr’ore il cardinale aveva risposto: “Il giorno tale all’ora tale sono a sua disposizione perché lei possa fare quanto desidera. L’attendo”. Nel giorno e all’ora stabiliti si presenta al cardinale l’autore della lettera. E Siri: “Eccomi, faccia quanto desidera”. Tanto bastò per conquistare l’individuo che, congedandosi, disse: “Io non credo a niente, ma guai a lei se quando sentisse che sono ammalato non mi verrà a trovare”. E così avvenne. 


[Cfr.  "Magna cum parvis componere - I fioretti del Cardinale Siri", di P. Candido Capponi, Ed. Culturali Internazionali, Genova, 2006].

Pensiero del giorno - Infelicità dei miscredenti

Il miscredente sistematico è il più infelice degli uomini, non gode di nessuna luce dell'anima e nel dolore diventa un disperato.


[Citazione tratta da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

mercoledì 7 gennaio 2026

Fa' subito quello che ti ha ordinato Don Bosco, altrimenti questa è l'ultima Messa che celebri!

Don Bosco
Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902 - 1989).


Non si può omettere un caso di bilocazione, che quasi tutti i biografi riportano. Il Salesiano Don Branda, Direttore dell'Istituto di Sarrià, nella Spagna, era a letto, nella notte del 6 Febbraio 1886. Durante il sonno sentì chiamarsi: - Don Branda! Don Branda!  Era la voce di Don Bosco, il quale stava a Torino. Il Direttore aprì gli occhi e, quantunque piena notte, vide la camera illuminata a giorno. La voce continuò: - Ora tu non dormi! Alzati, dunque! Don Branda si alzò, si vestì, rimosse la tendina del letto e scorse nel mezzo della camera Don Bosco. Gli si avvicinò e gli prese la mano per baciarla. Don Bosco gli disse: - Vieni con me, conducimi a visitare la casa. Ti farò vedere cose, delle quali tu nemmeno sospetti. Eppure sono cose che fanno spavento.  Don Branda, prese le chiavi delle camerate ed uscito con Don Bosco dalla sua stanza, salì le scale ed entrò con lui nei dormitori. Il Santo gli indicò tre giovani. - Vedi questi tre infelici? Li ha guastati uno che tu non crederesti, se non fossi venuto io a dirtelo; e sono venuto perché c'era bisogno che io ti svelassi questo mistero d'iniquità. Tu te ne sei fidato, tu lo credi buono,... e tale sembra all'esterno. È il tizio...  e disse nome e cognome. Il Direttore sbalordì ad udire quel nome. Don Bosco continuò:  - Mandalo subito via dall'Istituto! Usciti dalle camerate, fecero un giro per tutta la casa. Scale, stanze, cortili, s'illuminavano a giorno al passaggio di Don Bosco. Si ritornò nella camera di Don Branda. Qui in un angolo, apparvero i tre poveri giovani nell'atto di nascondersi, per sfuggire alla vista di Don Bosco; avevano il volto ributtante; vicino ad essi stava colui che li aveva scandalizzati. La fisionomia di Don Bosco divenne terribilmente severa; poi con un tono di voce schiacciante gridò: - Scellerato, sei tu che rubi le anime al Signore! La tua colpa è enorme e tu l'hai continuata per mesi e mesi e l'hai sempre taciuta in confessione!  Poi ripetè al Direttore: - Manda via costoro! Don Branda osservò: Io non so come fare a mandarli e quali ragioni addurre. Don Bosco non disse altro e si mosse per uscire dalla stanza. In quel momento sparve la luce. Il Direttore rimase solo al buio, accese il lume e vide che l'orologio segnava le ore quattro. Era assai turbato e non ritornò a letto. Lungo il giorno studiava come rimediare all'inconveniente dell'Istituto, ma non sapeva decidersi a mandare quei giovani. Tutto questo, come si è detto sopra, avveniva nella Spagna. Don Bosco l'indomani dell'apparizione, stando a Torino, disse a Don Rua: Questa notte ho fatto una visita a Don Branda. Scrivigli una lettera e domandagli se ha eseguito i miei ordini. Don Rua mandò la lettera, ma Don Branda non si risolveva ad allontanare i giovani. Passati cinque giorni dall'apparizione, mentre Don Branda era al principio della Messa e stava per salire i gradini dell'Altare, fu invaso da terrore e tremore e gli risonò nell'intimo una voce misteriosa: - Fa' subito quello che ti ha ordinato Don Bosco, altrimenti questa è l'ultima Messa che celebri!  Lo stesso giorno si risolvette ad agire. Chiamati i colpevoli, si accertò di tutto e potè mandarli dall'Istituto. Dal carisma della bilocazione si rileva l'onnipotenza e l'onniscienza di Dio, che tutto vede e scruta.


[Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli].

Pensiero del giorno

Tra i vescovi, pochi sono quelli che hanno vero zelo delle anime.


(Pensiero tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

martedì 6 gennaio 2026

Interessante discorso di un vescovo sulla Comunione (1512 15-3-25)

Donna col velo che riceve la Comunione inginocchiata alla balaustra
[Brano tratto dal discorso pronunciato il 4 ottobre 2005 da Mons. Jan Paweł Lenga al Sinodo dei Vescovi sull'Eucarestia].

Non posso dimenticare quelle scene commoventi dai tempi della persecuzione della Chiesa [in Polonia ai tempi del comunismo, n.d.r.], quando in piccolissime stanze riempite di fedeli durante la S. Messa, bambini, anziani e malati si mettevano in ginocchio ricevendo con riverenza edificante il corpo del Signore. Tra le innovazioni liturgiche apportate nel mondo occidentale, ne emergono specialmente due che oscurano in un certo modo l'aspetto visibile dell'Eucaristia riguardante la sua centralità e sacralità; queste sono: la rimozione del tabernacolo dal centro e la distribuzione della comunione sulla mano. Quando si rimuove il Signore eucaristico, "l'Agnello immolato e vivo", dal posto centrale e quando nella distribuzione della comunione sulla mano si aumenta innegabilmente il pericolo della dispersione dei frammenti, delle profanazioni e dell'equiparazione pratica del pane eucaristico con il pane ordinario, si creano condizioni sfavorevoli per una crescita nella profondità della fede e nella devozione. La comunione sulla mano si sta divulgando e persino imponendo maggiormente come una cosa più comoda, come una specie di moda. Non siano in primo luogo gli specialisti accademici, ma l'anima pura dei bambini e della gente semplice che ci potrebbe insegnare il modo con cui dovremmo trattare il Signore eucaristico. Vorrei fare quindi umilmente le seguenti proposizioni concrete: che la Santa Sede stabilisca una norma universale motivata, secondo la quale il modo ufficiale di ricevere la comunione sia quello in bocca ed in ginocchio; la comunione sulla mano sarebbe riservata invece al clero. Che i vescovi dei luoghi, dove è stata introdotta la comunione sulla mano, si adoperino con prudenza pastorale a ricondurre gradualmente i fedeli al rito ufficiale della comunione, valido per tutte le chiese locali.

Pensiero del giorno

«O Signore Gesù che, morendo sulla croce, avevi un cuore sì dolce verso di noi e ci amavi tanto soavemente, laddove noi stessi eravamo la causa della tua morte, e ad altro non pensavi che ad ottenere il perdono dei tuoi crocifissori, mentre quelli ti martoriavano ed insultavano crudelmente, aiutami, ti prego, a sopportare con dolcezza le imperfezioni e i difetti del mio prossimo. […] Insegnami sempre a comportarmi con dolcezza e soavità, senza mai rompere la pace con nessuno. […] In conclusione, propongo col tuo aiuto, o Dio amabilissimo, di applicarmi per acquistare la soavità del cuore verso il prossimo, considerandolo come creatura tua, destinata a goderti in eterno in Paradiso. Quelli che sopporti Tu, o Signore Iddio, è ben giusto che li sopporti anch’io teneramente e con grande compassione per le loro infermità spirituali» (cfr. S. Francesco di Sales).

[Brano tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

lunedì 5 gennaio 2026

Le tenebre di oggi anche fra i cattolici!

Dagli scritti di Don Dolindo Ruotolo (1882 - 1970).


Ecco, noi viviamo in un’epoca di tenebre fitte, in un momento di frenesia collettiva, che ci fa correre verso la catastrofe; si affondano le navi, si distruggono immani ricchezze, si corre come esercito mobilitato verso la morte, e perché? Perché manca la luce di Gesù Cristo che è lume di vita! Si assiste al miserando spettacolo della creazione di nuove fedi, fondate sulla ignoranza, di nuove religioni fondate su idoli scelleratissimi, carichi di delitti, e persino di nuovi misticismi [...]  

Gli uomini sembrano impazziti, impazziti fino al delirio; sconvolgono tutto per creare, secondo essi, un ordine nuovo, e fanno rovinare tutto, tutto travolgendo nell’immane cataclisma delle rivoluzioni e delle guerre. Si presta fede cieca ai corifei dell’empietà, fino a considerarli come dèi, e si nega l’assenso nobilissimo dell’intelletto e del cuore a Gesù Cristo! 

È una cosa penosissima! È necessario spegnere le false luci del mondo e riaccendere la luce di Gesù Cristo, non solo nelle nazioni: ma anche tra i medesimi cattolici. Ci sono infatti fra essi gravi sintomi di assideramento e di disorientamento; serpeggiano fra loro a man salva errori funestissimi, e pochi se ne accorgono, assorbendone il veleno nella vita. C'è un forte infiltramento di razionalismo, di materialismo e di naturalismo nelle anime, un aborrimento del soprannaturale, una forzata paralisi degli slanci dell'anima verso vette più alte, con subcosciente disprezzo di tutto quello che è vita interiore e vita di santità, e soprattutto una viltà spinta fino ad ostentare rispetto e simpatia per gli eretici ed i perversi [...] è troppo importante che si riaccenda in pieno la luce che ci ha data Gesù Cristo: tra i fedeli e, bisogna dirlo, tra quelli stessi che li guidano, perché il disorientamento è anche tra le anime consacrate a Dio [...].


[Brano tratto dal commento di Don Dolindo Ruotolo al Vangelo di San Giovanni, diffuso dall'Apostolato Stampa di Napoli]. | 

Pensiero del giorno

[...] il valore della testimonianza dei genitori di famiglie numerose non solo consiste nel rigettare senza ambagi e con la forza dei fatti ogni compromesso intenzionale tra la legge di Dio e l'egoismo dell'uomo, ma nella prontezza ad accettare con gioia e riconoscenza gli inestimabili doni di Dio, che sono i figli, e nel numero che a lui piace.


[Brano tratto dal discorso del grande Papa Pio XII ai dirigenti e rappresentanti delle associazioni delle famiglie numerose, pronunciato presso la Città del Vaticano il 20 gennaio del 1958]