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domenica 15 marzo 2026

Bisogna preparare i conti prima che giunga il giorno dei conti

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Patrono Universale dei confessori e dei moralisti.


Bisogna preparare i conti prima che giunga il giorno dei conti


"Estote parati [...]" (Luc. 12. 40). Il tempo della morte non è tempo atto per prepararsi a ben morire; per morire bene e con pace, bisogna trovarsi preparati prima della morte. Non è tempo allora di togliere dall'anima le cattive abitudini radicate, di svellere dal cuore le passioni dominanti e di estinguer l'affetto ai beni della terra. [...] Il cuore indurito, la mente ottenebrata, la confusione, lo spavento, l'ansia di guarire, rendono quasi impossibile l'aggiustare in punto di morte una coscienza imbrogliata di peccati. [...] O piaghe sante del mio Redentore, vi adoro, vi bacio e in voi confido.

I santi hanno stimato far poco, ancorché abbiano speso tutta la lor vita nel preparasi alla morte con penitenze, orazioni ed opere sante; eppure in punto di morte tremavano. Il venerabile Giovanni d'Avila, che fin da giovane fece una vita sì santa, quando gli fu annunziata l'ora della morte, rispose: "Oh avessi un altro poco di tempo per prepararmi alla morte!" E noi che diremo, quando ci sarà data la notizia della morte ormai imminente?

No, mio Dio, non voglio morire così inquieto e così ingrato, come ora morirei, se mi arrivasse la morte; voglio mutar vita, voglio piangere le ingiurie che vi ho fatto, voglio amarvi di cuore. Signore, aiutatemi voi, fatemi fare qualche cosa per voi, prima di morire; per voi, dico, che siete morto per me.

"Tempus breve est". Così ci avvisa l'Apostolo, è breve il tempo che ci resta di aggiustare i conti. [...] Quel che puoi far oggi, non aspettare a farlo domani: perché quest'oggi passa, e domani forse verrà la morte, che ti chiuderà i passi a fare alcun bene e a rimediare al male fatto. Poveri noi se la morte ci troverà anche attaccati al mondo!

Ah mio Signore, quanti anni son vissuto lontano da voi! E come voi avete potuto avere tanta pazienza con me nell'aspettarmi e chiamarmi tante volte a penitenza! Ve ne ringrazio, mio Salvatore, e spero di venire in cielo a ringraziarvene in eterno. "Misericordias Domini in aeternum cantabo". Ma in passato io non vi amavo, e poco curavo d'essere amato da voi; ora vi amo con tutto il cuore, vi amo più di ogni cosa, più di me stesso, ed altro non desidero che d'essere amato da voi; e pensando d'aver disprezzato l'amor vostro, vorrei morirne di dolore. Gesù mio, datemi la santa perseveranza.

Maria, madre mia, ottenetemi la grazia di essere fedele a Dio.



[Brani tratti da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori, e da me tradotti in italiano corrente, con qualche piccolo ritocco del testo, per renderne più agevole la lettura].


 lll

Pensiero del giorno

(...) è di fede che ciò che converte e santifica le anime è la grazia di Dio; noi non siamo che strumenti di cui Dio si degna servirsi ma che non producono frutto se non in proporzione della loro unione colla causa principale.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 14 marzo 2026

I peccati veniali non impediscono di poter ricevere la Comunione

Comunione
Uno studente universitario mi ha scritto per chiedermi se possa ricevere la Comunione sacramentale una persona che ha commesso un peccato veniale e non è pentita di averlo fatto. Dato che questo argomento potrebbe interessare anche altra gente, ho deciso di pubblicare la mia risposta.


Caro (...),
la ringrazio per avermi scritto, per me è una gioia aiutare coloro che vogliono progredire nel cammino di perfezione cristiana.

I classici manuali di Teologia Morale insegnano che le bugie, se non fanno danno ad alcuno o se fanno un piccolo danno, costituiscono materia lieve (veniale).

Ciò che lei ha detto al professore non ha causato nessun danno.

Siamo obbligati a confessare solo i peccati sicuramente mortali, invece la confessione dei peccati veniali è facoltativa. 

Se un penitente non è sinceramente pentito di qualche peccato veniale (a prescindere se sia stato confessato o meno), ciò non rende invalida l'assoluzione sacramentale, tuttavia i frutti spirituali del sacramento sono meno abbondanti.

Ai tempi di Sant'Alfonso Maria de Liguori c'erano due scuole di pensiero al riguardo della Comunione: gli arcigni rigoristi sostenevano che per ricevere Gesù sacramentato fosse necessario essere distaccati dall'affetto non solo al peccato mortale ma persino al peccato veniale; invece i sostenitori della sentenza più benigna dicevano che anche le anime in stato di grazia che conservavano l'affetto a qualche peccato veniale fossero idonee a ricevere la Comunione. Sant'Alfonso sosteneva la sentenza benigna e scrisse che le persone legate al peccato veniale avrebbero fatto bene a comunicarsi perché il Santissimo Sacramento è un farmaco per l'anima, l'aiuta a resistere alle tentazioni. Dunque, secondo questo autorevole Dottore della Chiesa, chi ha commesso qualche peccato veniale, non solo può accostarsi alla Comunione, ma è raccomandabile che lo faccia, affinché possa guarire spiritualmente e resistere più tenacemente alle tentazioni future.

Gesù ci ha detto che chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto. Ciò significa che chi si impegna ad evitare i "peccati leggeri" fatti con piena avvertenza e deliberato consenso, sarà molto più pronto ed energico a resistere efficacemente alle tentazioni in materia grave.

Colui che vuole progredire nel cammino di perfezione cristiana, quando gli capita l'occasione di compiere un peccato "leggero", dovrebbe ragionare così: "So che questo atto costituisce solo colpa veniale, quindi commettendolo non meriterei l'inferno e non sarei tenuto a confessarlo, tuttavia rinuncio a compierlo per amor di Gesù che ha sofferto tanto per me ed è morto inchiodato alla croce per espiare i miei peccati e salvare la mia anima". 

Spero di esserle stato di qualche utilità. Qualora in futuro dovesse avere altri dubbi, non esiti a scrivermi ancora, per me è una gioia poter aiutare coloro che vogliono amare e servire il Signore.

La saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Solo l'amare Dio e salvarsi l'anima è necessario.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

venerdì 13 marzo 2026

È peccato uccidere gli animali?

Peccato e confessionale
Alcuni si pongono la domanda: "È peccato uccidere gli animali?"

La risposta sintetica è: se si uccide un animale per un fine buono (nutrirsi, vestirsi, ecc.) non è contrario alla Legge Eterna promulgata da Dio, mentre se lo si sopprime senza motivo o per un motivo futile si commette peccato veniale. A tal proposito pubblico un breve brano tratto da "Teologia Morale", di Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., Edizioni Paoline, 1964.

Gli animali sono stati creati da Dio per l'uomo (cfr. Gen. I, 26). Perciò egli non pecca né contro la giustizia, né contro l'amore se si serve di essi per la sua utilità. Può peccare, però, se si serve di essi per uno scopo non retto, o se usa maniere indebite, nel trattarli, senza un motivo sufficiente.

La crudeltà di cui uno si diletta nel maltrattare gli animali, procurando loro dolori senza giusto motivo, è indice di animo duro e insensibile, ma non supera la colpa veniale.

La vivisezione, cioè, qualsiasi esperimento biologico fatto su animali, è lecita purché essa serva al progresso scientifico. La zoofilia, in uso presso molti paesi, con cui si proteggono gli animali fino al punto da domandare il permesso all'autorità pubblica ogni qualvolta è necessario praticare la vivisezione, nonostante l'uso di anestesie generali e locali per impedire le sofferenze dell'animale in esperimento, è una esagerazione non ammissibile, perché costituisce un ostacolo al progresso della fisiopatologia ed un sovvertimento di valori e dell'ordine gerarchico delle creature voluto da Dio, che ha creato l'uomo re ed usufruttuario di tutti gli esseri inferiori.

Angustie di coscienza

Confessionale
Le anime nobili soffrono più per le angustie spirituali che per i dolori fisici. Per cercare di aiutare coloro che soffrono angustie di coscienza che tormentano l’anima, ho deciso di redigere un breve elenco di casi morali che interessano molti fedeli. Per rendere più coinvolgente la lettura ho redatto l’elenco sotto forma di domande e risposte. Ci tengo a precisare che le risposte non sono “mie opinioni personali”, bensì si basano su ciò che in proposito insegnano Sant’Alfonso Maria de Liguori o altri dotti e autorevoli autori.

- Oggi mi sono confessato con sincero pentimento dei miei peccati e domani vorrei fare la Comunione, ma mi sono ricordato di essermi dimenticato in buona fede di confessare un peccato certamente mortale. Posso fare la Comunione? Sì, in questo caso si può tranquillamente ricevere la Comunione. Il peccato mortale dimenticato lo confesserai nella prossima confessione.

- Mi sono confessato con compunzione dei miei peccati, ma il confessore non mi ha fatto recitare l’Atto di Dolore. È valida l’assoluzione? Se eri sinceramente pentito dei tuoi peccati non devi temere che l’assoluzione sia stata invalida. Recitare l’Atto di Dolore serve a fomentare il dispiacere soprannaturale dei peccati commessi, ma dato che, purtroppo, certi confessori non lo fanno più recitare, conviene recitarlo con devozione, nella propria mente, anche prima di entrare nel confessionale.

- Ho detto a un mio amico una piccola bugia di scusa, so di aver commesso un peccato veniale, sono obbligato a confessarlo? No, confessare i peccati veniali è facoltativo, non obbligatorio. I peccati veniali sono sia quelli la cui materia è leggera, sia quelli la cui materia, pur essendo grave, sono stati compiuti senza la piena avvertenza dell’intelletto (ad esempio quelli commessi in buona fede o in un momento di distrazione), oppure senza il pieno e deliberato consenso della volontà.

- Mi sono confessato con sincero pentimento ma il confessore non mi ha imposto una penitenza. È valida l’assoluzione? Sì, stai tranquillo, è valida, ma il confessore ha commesso un peccato (grave, se avevi confessato qualche peccato mortale; veniale, se avevi confessato solo colpe veniali).

- Il confessore mi ha detto che sono molto scrupoloso e mi ha ordinato che dalla prossima volta non dovrò più confessare i peccati commessi prima di oggi. È una cosa che si può fare? Sì, anche S. Alfonso parla di ciò nel capitolo dedicato agli scrupoli del libro “La vera sposa di Gesù Cristo”. Stai tranquillo, non commetti sacrilegio, anzi sei tenuto ad obbedire al confessore, altrimenti non guarirai mai da questa grave malattia spirituale!

- Sono obbligato a confessare i peccati mortali dubbi, ad esempio quando non ricordo di aver avuto la piena avvertenza dell’intelletto che un determinato atto fosse colpa grave oppure quando dubito di aver dato il pieno consenso della volontà? No, non c’è obbligo di confessare i peccati dubbi. Ma se per tranquillità di coscienza decidi di confessarli ugualmente, dovrai specificare che sono peccati dubbi, ad esempio dicendo “Ho commesso la tal cosa ma non sono sicuro di aver avuto piena avvertenza o di aver dato il pieno e deliberato consenso della volontà”. Però ai penitenti scrupolosi bisognerebbe vietare di confessare i peccati dubbi.

- Molti anni fa ho commesso un peccato certamente mortale, mi sembra di averlo già confessato, ma non ricordo bene, sono nel dubbio. Sono obbligato a confessarlo? Il dotto e autorevole Padre Eriberto Jone nel suo “Manuale di Teologia Morale” insegna che se si dubita che un peccato mortale sia già stato debitamente confessato, non c'è obbligo di confessarlo.

- Io non vorrei mai commettere un peccato mortale per nessun motivo al mondo, ma a volte nel sonno o nel dormiveglia mi capita di fare delle cose che sono materia grave, ad esempio di desiderare di fare del male ingiusto al prossimo. In questi casi pecco mortalmente? No, perché per peccare mortalmente non basta la “materia grave”, sono necessarie anche la piena avvertenza dell’intelletto della gravità della materia e il pieno e deliberato consenso della volontà, che nel sonno e nel dormiveglia sono totalmente o parzialmente assenti.

- Ho fatto una buona confessione ma successivamente ho commesso un peccato mortale dubbio. Posso fare la Comunione? Sì, ma è bene premettere un atto di contrizione perfetto, il quale può essere suscitato, ad esempio, recitando con attenzione e devozione l’Atto di Dolore.

Con queste “domande e risposte” spero di aver aiutato qualche anima a liberarsi da delle fastidiose angustie che, instillando tristezza e sconforto, rischiano di essere d’intralcio nel cammino di perfezione cristiana.

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Fare attenzione alle guide spirituali moderniste (lk)

Prete in abito talare
Tempo fa mi ha scritto un lettore del blog che non riesce a trovare una valida guida spirituale.


Carissimo D.,
                   [...] Avevo pensato di scriverti in questi giorni, chiedendoti come fai per il direttore spirituale [...]. Io non lo riesco proprio a trovare [...]. 

Il blog è sempre molto bello. Complimenti! È davvero un'oasi di tranquillità e spiritualità. Mi fa sempre molto piacere leggerlo e poi complimenti per le tue collaboratrici, sono davvero brave. Ti prego ricordami nelle tue preghiere [...].

In corde Matris,

(lettera firmata)


Caro fratello in Cristo,
                                   [...] Circa la direzione spirituale posso dirti che oggi è davvero molto difficile trovare una guida davvero adatta a tale scopo. Non è colpa tua se oggi molti preti sono contaminati dallo spirito modernistico e quindi non sono idonei a dirigere un’anima nel cammino di perfezione cristiana. Molti di loro non hanno mai letto un buon manuale di ascetica! Io penso che se tu avessi trovato un Padre Felice Cappello, un Padre Garrigou-Lagrange, un Padre Tanquerey, saresti stato felicissimo di farti dirigere spiritualmente da uno di loro. Invece affidare la propria anima a un prete modernista sarebbe come farsi operare al cuore da un tizio che non ha studiato chirurgia. Dice San Francesco di Sales che se un direttore non è ricco di dottrina, carità e prudenza, c’è pericolo nel farsi dirigere da lui.

Bisogna cambiare padre spirituale se ci si accorge che la direzione è inutile o dannosa. È inutile quando non si sente fiducia nei suoi confronti, oppure se lui non corregge i nostri difetti, non ci stimola sulla strada della perfezione cristiana, non ci aiuta a risolvere i nostri problemi, non dimostra di essere molto interessato alla nostra santificazione, ecc. La direzione spirituale diventa addirittura dannosa se ci rendiamo conto che il direttore non è sufficientemente istruito, prudente e caritatevole; se tollera le nostre mancanze, o se vede le cose da un punto di vista troppo naturale e umano; se durante la direzione perde tempo parlando di cose frivole e totalmente estranee alla vita spirituale; se cerca di imporre pesi troppo pesanti; se i suoi consigli ci fanno regredire, anziché avanzare sulla strada della perfezione cristiana.

Certamente Dio illumina i direttori spirituali… ma solo se questi sono persone davvero umili e zelanti. Se invece sono persone superbe e poco zelanti, diranno un mucchio di cose contrarie alla Legge Eterna e anche al buon senso. Per esempio ci sono dei confessori che giustificano l’uso degli anticoncezionali, ma ciò è palesemente contrario alla Legge Eterna stabilita da Dio. Tutti i preti sanno che i Sommi Pontefici hanno definito “atti contro natura” l’utilizzo di queste cose, pertanto se dicono ai penitenti che possono usarli tranquillamente la colpa non è di Dio, ma è la loro che non vogliono seguire i lumi del Signore.

Se un figlio spirituale è nel dubbio, allora in questo caso non pecca se obbedisce al direttore, anche se costui dovesse sbagliare nel dirigerlo. Ma se invece il figlio spirituale sa che il direttore sta sbagliando (ad esempio se gli dicesse che i rapporti prematrimoniali sono leciti), in questo caso non deve seguire quel che gli ha detto. Se lo seguisse peccherebbe di “servilismo”, che è appunto l’obbedire ad un ordine peccaminoso (come fecero i soldati di Erode che eseguirono il criminale ordine del re di uccidere gli innocenti bambini di Betlemme).

Mi fa piacere sapere che il blog per te sia “un'oasi di tranquillità e spiritualità”. In effetti desidero che il blog, con l'aiuto di Dio, produca buoni frutti spirituali, infondendo nelle anime dei lettori conforto, coraggio nel combattimento in difesa della fede, distacco del cuore dalle cose futili, amore per la Santissima Trinità, un ardente desiderio di praticare con fervore le virtù cristiane, l'ansia apostolica per la salvezza eterna delle anime, la premura per le vocazioni sacerdotali e religiose, una tenera devozione per la Beata Vergine Maria, ecc.

Ogni giorno il blog viene visitato da un discreto numero di persone. Se volessi potrei facilmente incrementare il numero dei lettori pubblicando pettegolezzi che circolano negli ambienti ecclesiali, scrivendo post che incitano all'odio e al rancore verso i nostri nemici, seminando polemiche qualunquiste, e cose di questo genere. Ma a cosa gioverebbe tutto ciò? Queste cose non edificano le anime. Pertanto ho deciso di fare una scelta mirata: indirizzare il mio blog a una determinata categoria di persone, ossia quella delle anime attratte dalla vita devota. Lo so che questa scelta è penalizzante dal punto di vista del numero dei visitatori, ma a me interessa la qualità degli utenti, non la quantità. A che mi servirebbe avere 5 milioni di visite all'anno se poi le anime non restassero edificate? Sono consapevole che questa decisione condanna “Cordialiter” ad essere un blog di nicchia, perché sono poche le persone (anche tra i “cattolici praticanti”) interessate all'ascetica, cioè alla ricerca delle perfezione cristiana. Il mio lavoro è diretto a sostenere anime come la tua, cioè che aspirano a praticare un'intensa vita spirituale. Infatti quando scelgo di pubblicare un post penso a te e ad altri lettori e lettrici spirituali coi quali sono in contatto. In pratica voi siete il mio modello di riferimento: se presumo che un post possa edificarvi, allora lo pubblico, se invece mi sembra che possa lasciarvi indifferenti, allora preferisco non pubblicarlo (tranne se c'è qualche altra seria ragione per cui ritengo opportuno pubblicarlo ugualmente).

Sono contento che apprezzi anche gli scritti delle persone che collaborano col blog. Approfitto dell'occasione per ringraziarle di cuore! È bello vedere che in questa società spietata ed egoista ci sia ancora gente buona disposta a dare una mano in maniera disinteressata.

Nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Un prete o in paradiso o all'inferno non va mai solo: vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell'adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio.


(Pensiero di San Giovanni Bosco).

giovedì 12 marzo 2026

Non ingannate voi e i fedeli!

Coloro che seguono da tempo questo blog, sanno che apprezzo moltissimo l'illuminante magistero del Cardinale Giuseppe Siri e il suo coraggio nel difendere la purezza della Dottrina Cattolica. Ho ascoltato la registrazione dell'omelia di commiato dalla diocesi di Genova, pronunciata nella Cattedrale di San Lorenzo il 15 ottobre del 1987. Avrebbe potuto fare un discorso “politically correct” per ottenere gli applausi del mondo almeno per una volta in vita sua. Invece, da vero combattente qual era (con la Cresima si diventa soldati di Gesù Cristo), questo eroico Principe di Santa Romana Chiesa esortò i suoi confratelli a non ingannare i fedeli. Ecco un brano dell'omelia:

Abbiamo vissuto un periodo in cui anche la Chiesa ha sofferto. Si capisce benissimo che quando c’è una sofferenza, qualche cosa succede che non è desiderabile. Ma vorrei richiamare coloro che, perduta - perduta, dico - la capacità di capire le cose anche semplici, hanno dedotto, da questo periodo di transizione dell’intero genere umano, conseguenze irrazionali, illogiche, dannose, forse fatali. Bisogna che impariamo a vivere senza diventare i poveri servi delle tenebre e delle nubi che vanno camminando nel cielo e restano nubi. E’ meglio essere servi di Dio che paurosi delle nubi. Questo periodo l’abbiamo vissuto insieme. Domando: chi ha capito? E se non avesse capito faccia presto. Mi rivolgo in modo speciale ai miei confratelli che, dovendo dare agli altri la verità, non possono accettare le tenebre. E questo è l’ultimo invito. Guardatevene bene! Non ingannate voi e i fedeli che hanno il dovere di apprendere da noi la verità di Cristo.

Pensiero del giorno

La sofferenza ha un valore soprannaturale solo quando si soffre con Cristo e per Cristo: è Gesù che santifica il dolore; lontano da lui il dolore non vale nulla, non serve a nulla. Ma, abbracciato per amor suo, diventa moneta preziosa, capace di redimere, di santificare le anime, diventa prolungamento della sua Passione.

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

mercoledì 11 marzo 2026

Il matrimonio perfetto

[Brano Tratto da "La donna nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958]. 


La donna dovrà rendersi conto di quanto, come donna, deve a Cristo e alla Chiesa; dovrà comprendere che le leggi con cui la Chiesa circonda l'amore non hanno lo scopo di soffocarlo, ma di dargli la possibilità, sempre più e meglio, di vivere e di godere il grande amore a cui il suo cuore femminile aspira...

IL MATRIMONIO PERFETTO

" Non tantum caro, sed spiritus unus erat ". " Essi erano due in uno; nel corpo come nello spirito ". (Epitaffio di due sposi cristiani)

Esporremo la concezione cristiana del matrimonio, non come possiamo vederla realizzata in qualche caso particolare, ma come dovrebbe essere, come la Chiesa la descrive, la chiarisce e come si sforza di portarci a viverla. Il matrimonio è la comunione di vita di due persone di sesso diverso, nata da un dono libero e reciproco fatto per amore. Il matrimonio è comunione totale di vita: unione di corpi, di cuori, di spiriti, di anime (totalità nell'intensità), sino alla morte (totalità nella durata). L'unione dei corpi è uno degli elementi che distingue l'amore dall'amicizia. L'amicizia è possibile tra persone di eguale sesso, l'amore coniugale, no. L'amicizia è confidenza dei cuori, degli spiriti e delle anime. Anche l'amore coniugale è tutto questo, e in più intimità fisica, e completa e duratura convivenza nella stessa abitazione. Esso è perciò un'amicizia con una intimità più integrale, perché comprende tutto l'essere, sia fisico che psichico e perché permette gli arricchimenti speciali inerenti alla sessualità. Dall'unione dei cuori si sprigionano tutti gli elementi affettivi e sentimentali dell'amore, come la dolcezza e l'ebbrezza nel rivedersi, la gioia di vivere l'uno accanto all'altro, la felicità dell'essere assieme. Essa permette che l'uno cresca nell'altro, uno completi l'altro, lo sviluppi, e lo renda felice. Questa unione dei cuori, elevando il dono dei corpi, distingue l'amore degli uomini da quello delle bestie, l'amore per la sposa da quello per la compagna occasionale. L'unione degli spiriti comprende tutti gli elementi intellettuali dell'amore, la concordanza delle idee, dei giudizi, del modo di vedere e di pensare. Dicendo " concordanza ", intendiamo un amichevole e amorevole scambio, e non il dispotismo di un coniuge autoritario di fronte ad una povera moglie moralmente rimpicciolita o quasi annullata. [...] Tra l'uomo e la donna non vi è un grado diverso di umanità; vi sono tra loro soltanto differenze psicologiche e fisiologiche nell'ambito della stessa natura umana. Uomo e donna sono tra loro diversi, non disuguali, complementari e non subordinati in quanto persona umana. Come in ogni società, nella casa è necessaria una autorità. Psicologicamente il temperamento maschile è per natura più propenso ad esercitare tale autorità; il temperamento femminile è più incline ad accettarla. Ecco perché l'autorità indispensabile in una famiglia, spetta di per sé al marito. È d'altronde possibile ripartirne saggiamente i vari settori secondo l'attitudine dei sessi. L'autorità maschile non ha il diritto di opprimere la personalità femminile né di degenerare in dispotismo. Deve essere una amorevole e tenera risolutezza che giunge a conclusioni ragionevoli e comuni dopo uno scambio di vedute. Solo in questo senso, secondo la retta ragione e secondo la dottrina cristiana, lo sposo è il capo della donna. [...] Se questa unione degli spiriti s'aggiungesse a quella dei corpi e dei cuori, l'amore umano si distinguerebbe ancora maggiormente da quello delle bestie, e la sposa dalla donna di un giorno. Per unione delle anime, intendiamo tutti i moti naturali e soprannaturali fino alla profondità dell'essere, fino agli elementi tanto radicati nel substrato dell'individuo da non poter essere sufficientemente chiariti. È una sorta di osmosi, una specie di crescita intima di uno nell'altro, un vivere all'unisono, una intimità soprasensibile nella quale l'uno appartiene all'altro. L'uno vive tanto nell'altro che le sue gioie diventano le " nostre " gioie, [...] le sue contrarietà le " nostre " contrarietà, i suoi pericoli i " nostri " pericoli. Uno, in certo qual modo, diventa l'altro. In due sopportano le stesse prove, soffrono gli stessi dolori, godono le stesse gioie; e nelle ore tristi come in quelle liete sono sempre fedeli. L'unione delle anime che rafforza quella dei corpi, del cuore e degli spiriti distingue nettamente lo sposo e la sposa dall'amante e la sua amica. Questi ultimi sono spesso soltanto fedeli nel successo; solitamente soltanto i veri sposi sono uniti anche nelle più dure prove. L'unione sino alla morte: è la totalità in relazione alla durata. Uomo e donna si sono amati senza alcuna riserva; cammineranno assieme a fianco a fianco attraverso le gioie e le prove della vita, attraverso possibili urti, sino alla fine delle forze, quali compagni di entusiasmi nella giovinezza, del lavoro nella maturità e della solitudine nell'età avanzata. Questa unione nasce dalla dedizione reciproca e spontanea nell'amore. Il dono di sé deve essere reciproco. Ci si dà interamente, con le proprie ricchezze materiali, le proprie forze umane, corporali, sentimentali e intellettuali e si riceve dall'altro tutte le corrispondenti dovizie. Ci si dona per avere dall'altro la felicità e per rendere l'altro felice. Il matrimonio non è un puro possesso dell'altro o la ricerca della sola felicità individuale, poiché, in tal caso, sarebbe egoismo. Non è neanche solo dedizione all'altro, ma deve essere " unione ", cioè nello stesso tempo possesso e dono. La spontaneità della dedizione totale di sé e l'amore che la detta, costituiscono la grandezza e lo splendore umano del matrimonio. Non si può immaginare nessuna concezione del matrimonio più elevata di questa. È cosa che la Chiesa cerca di presentarla e farla vivere nel mondo. Purtroppo non è vissuta da molti nella sua reale perfezione. Certe donne hanno del matrimonio una concezione egoistica e terrena. Altre vi cercano una maggiore libertà personale e l'appagamento del proprio sentimento più che la felicità dello sposo; aspirano principalmente ad essere adulate, lusingate, e circondate da tenerezza. Però anche queste hanno quasi sempre, in qualche modo, il desiderio di sacrificarsi per il marito e per i figli. Si può difficilmente immaginare una fanciulla col cuore così arido, così egoista e poco femminile da pensare solo a se stessa. Donarsi completamente e per sempre; questa è la vita matrimoniale voluta da Dio. Quando gli sposi portano quest'amore nel matrimonio, quando la scelta dei loro cuori è stata buona, fonderanno una famiglia davvero fortunata, e vi spargeranno gioie e felicità a piene mani per poi in essa ritrovarvele entrambe.

Pensiero del giorno - Modernismo pratico nel clero

San Pio X
Riporto un interessante brano tratto da una lettera del grande Papa San Pio X, datata 10 luglio 1913:

«Un altro dolor piuttosto, che mi turba ed angustia, è il diffondersi spaventoso del modernismo, specialmente nel clero secolare e regolare; un modernismo teorico in pochi, ma nei più pratico, che però trascina alle medesime conseguenze del primo, all'indebolimento e alla perdita totale della fede. In questo è l'avversario terribile che affligge la Chiesa e il papa e contro il quale devono combattere i buoni per mantenere intatto il deposito della fede e salvare tante anime che corrono alla rovina».

martedì 10 marzo 2026

Messa per i sostenitori del blog e i loro familiari

Venerdì 13 marzo verrà celebrata una Messa per le anime dei sostenitori del blog e dei loro familiari.
 
L’intramontabile Catechismo di San Pio X insegna che il Santo Sacrificio della Messa viene offerto per quattro fini:

- per onorare e adorare Dio come si conviene;

- per ringraziare il Signore per tutto ciò che ci dona;

- per placare Dio e dargli la dovuta soddisfazione per i nostri peccati, e anche per suffragare le anime sante del Purgatorio; per tali motivi il Sacrificio della Messa viene definito “propiziatorio”;

- per impetrare dalla Santissima Trinità nuove grazie, soprattutto spirituali.

Ringrazio di cuore il celebrante per tutto il bene che sta facendo per me e per i sostenitori del mio blog.

Stava per morire in peccato mortale

Anni fa un lettore ha scritto una "lettera aperta" in cui rimpiange di non aver eletto lo stato di vita al quale in gioventù lo chiamava il Signore. In un'e-mail successiva mi ha raccontato che quando viveva in peccato mortale stava per cadere da una montagna...


Caro D., fratello in Cristo,
                                                    ti ringrazio per l' attenzione che mi hai riservato e ti chiedo di pregare per me, come io farò per te.

Che il Signore mi dia la forza perseverare nell'essergli fedele, dopo tanti anni lontano da Lui. Non voglio ricadere nel peccato mortale, sia per non recargli immensa offesa, sia per non rischiare di perderlo in eterno, Lui che non ha voluto che mi perdessi. A questo proposito ti racconto un fatto.

Parecchi anni fa ebbi un serio incidente alpinistico: eravamo fermi su di una cresta prossimi alla cima, slegati, quando per un capogiro od un calo di pressione mi accascio, cado e scivolo per alcuni metri su di un piano inclinato verso il precipizio, ma mi schianto contro delle roccette che mi fermano, le ho mirate con precisione, potevo scivolare a destra o a sinistra. Me la cavo con trauma cranico, ablazione di alcuni denti, e frattura al braccio. Ero in stato di peccato mortale, ma Dio non ha voluto che morissi così; allora, stoltamente, non diedi peso alla cosa, ma ora se ci penso mi tremano i polsi, mi viene un groppo alla gola, mi vien da piangere per la gioia e riconoscenza che provo verso il Signore, e considera che non sono un tipo emotivo, ma freddo e molto razionale (...).

Scusami per il tempo che ti ho sottratto, e che Dio ti ricompensi, quaggiù e lassù, per il bene che fai con i tuoi blog.     

Un abbraccio in Gesù e Maria.

(Lettera firmata)

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(*) Ecco l'interessante "lettera aperta" che scrisse questo gentile signore che rimpiange di non aver abbracciato la vita religiosa.


Carissimo fratello in Cristo, sono un uomo di 56 anni. Ti scrivo perchè voglio dire ai giovani: se pensate di essere chiamati dal Signore a seguirlo, non soffocate questa chiamata, non siate timidi, paurosi ed egoisti, non abbiate timore a "saltare il fosso".  Non fate come me.  Da ragazzo sentivo di amare Cristo e la sua Chiesa, volevo dedicare loro la vita, a tempo pieno, ma ho avuto paura e non l'ho fatto. Ho soffocato questa voce, ho fatto un po' come in certi film noirs in cui l'assassino cerca di fare andare a picco il cadavere, ma questi per legge di natura tende a riemergere. Non che volessi fare una vita gaudente e da ricco, ma non volevo rinunciare alle mie piccole cose, le gite al mare ed in montagna, i viaggi, la macchina, etc. Mi dicevo che potevo essere un buon cristiano anche senza essere né carne né pesce, ma in realtà volevo una vita mediocre. Certo è meglio un buon laico che un cattivo religioso, ma con l'aiuto della Grazia si può essere buoni religiosi, e se si fa scivolare Dio verso il fondo della classifica delle proprie priorità si diventa cattivi laici. Poi invece sono caduto nel vizio, son divenuto non mediocre ma cattivo, alternando lunghi periodi lontano da Dio a brevi rientri in carreggiata, ma senza volontà vera di conversione, anche se son sempre stato conscio che la via vera è seguire Lui, ma semplicemente non me ne importava, preferivo fare altro. Poi Dio mi ha donato nausea per l'insulsità di una vita lontano da Lui, ho ripreso a pregare, ad accostarmi con frequenza ai Sacramenti, a fare buone letture. Ora provo questo rimpianto che mi affligge, ma dato che "di propositi e rimpianti sono pieni i camposanti", non voglio che esso sia sterile, ma faccio sì che sia una croce offerta a Dio per le vocazioni.

Un caro saluto in Gesù e Maria,

(Lettera firmata)

Pensiero del giorno - È dovere di ogni Cristiano il concorrere alla salvezza delle anime

Gesù Cristo con occhi misericordiosi
Nel grande combattimento della Chiesa le anime inattive sono più numerose di quelle dedite veramente al bene di tutti, con piena ed assoluta fiducia nel Signore. Il timore ed il rispetto umano vince tanta parte dei Cristiani, i quali si contentano di stare accampati nella Chiesa, ma non si muovono all'azione […]. Eppure è dovere di ogni Cristiano il concorrere alla salvezza delle anime; se un peccatore si sentisse rimproverato, esortato, aiutato, assalito magari dalle insistenze dei suoi fratelli, più difficilmente cadrebbe nel fondo dell'abisso. Noi vediamo dolorosamente, al contrario, che i peccatori sono lasciati marcire nel loro deplorevole stato, ed i giusti sono aggrediti dall'ostilità e dal motteggio altrui. E' una cosa orribile!

[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", volume V, di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa