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martedì 2 giugno 2026

Il numero di coloro che si professano nemici di Dio va oggi crescendo

Dagli scritti del Sommo Pontefice Pio XII, di gloriosa e immortale memoria.

[...] nel vedere che, purtroppo, il numero di coloro che si professano nemici di Dio va oggi crescendo, e che i princìpi del materialismo teorico e pratico si vanno spargendo sempre di più; dinanzi allo spettacolo dell’esaltazione delle cupidigie più sfrenate, come meravigliarsi che si vada raffreddando nell’animo di molti la carità, la quale ben sappiamo essere la legge suprema della religione cristiana, il fondamento solidissimo della vera e perfetta giustizia, la sorgente sovrana della pace e delle caste delizie? Del resto, il Salvatore stesso ha ammonito: «Per il moltiplicarsi delle iniquità si raffredderà la carità di molti». Dinanzi allo spettacolo di tanti mali, che oggi, più che nel passato, travagliano individui, famiglie, nazioni e il mondo intero, dove mai Venerabili Fratelli, cercheremo il rimedio? Si potrà forse trovare una devozione più eccellente del culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, più conforme all’indole propria della religione cattolica, più idonea a soddisfare le odierne necessità spirituali della Chiesa e del genere umano? Ma, quale atto di omaggio religioso più nobile, più dolce, più salutare del culto sullodato, dal momento che esso è tutto rivolto alla stessa carità di Dio? Infine, quale stimolo più potente della carità di Cristo — che la pietà verso il Cuore Sacratissimo di Gesù fomenta ed accresce — per spingere i fedeli alla perfetta osservanza della legge evangelica, senza la quale, come ammoniscono saggiamente le parole dello Spirito Santo: «Opera della giustizia sarà la pace», non è possibile instaurare la vera pace tra gli uomini?

[Brano tratto dall'Enciclica "Haurietis Aquas" di Pio XII, 15 maggio 1956].

Pensiero del giorno

Il buon esempio non può essere dato che da un sacerdote sollecito del suo progresso spirituale. (...) Vedendone la pietà, la bontà, la povertà, la mortificazione, i fedeli dicono: è un sacerdote convinto, un Santo; lo rispettano e si sentono tratti ad imitarlo: verba movent, exempla trahunt.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

lunedì 1 giugno 2026

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Quanto bene fa un prete ricco di zelo!

Dagli scritti di Don Antonio Zaccaria.

Un giovane, figlio di genitori senza religione, fin dall'adolescenza aveva viaggiato per acquistare cognizioni nella sua industria, ed era diventato così empio e libertino nelle officine dove aveva lavorato, che di ritorno alla sua parrocchia era lo scandalo di tutti. In conseguenza di eccessi di ogni genere si sviluppò in lui una malattia di petto, che lo conduceva lentamente ma con certezza alla tomba. Il curato cominciò a fargli qualche visita, usando ogni gentilezza per guadagnare la sua confidenza, ma l'infermo resisteva a tutto e il suo male si aggravava di giorno in giorno. Durante una crisi dell'ammalato, il curato corse al suo letto, ma quando fu passata, il giovane cacciò via il sacerdote caricandolo d'ingiurie. Già da un mese si raddoppiavano le preghiere e gli sforzi, ma sempre invano, che anzi al solo ricordargli il nome di Dio usciva in esecrande bestemmie. Quando finalmente venne una felice ispirazione al curato, il quale chiama un sacerdote, e: andate, gli dice, immediatamente a Paray le Monial, ivi chiederete preghiere per il nostro ammalato e metterete il suo nome nel Cuore di Gesù. Dopo avere eseguita la sua commissione il sacerdote ritornava felice dal suo viaggio, e col curato andava subito a far visita all'infermo, che si avvicinava a gran passi alla morte. Pieno di speranza nella misericordia del S. Cuore di Gesù, il sacerdote rimasto con l'infermo gli fece parola del suo viaggio. Il giovane operaio parve interessarsene. Ho pregato per voi, gli disse il buon prete: vi ringrazio rispose egli. Incoraggiato da quella parola, il ministro di Dio aggiunse: vi ho portato una medaglia. Ne voglio una bella, rispose il giovine, e me la metterò al collo. Intanto che il sacerdote dà la medaglia, l'infermo domanda a sua madre un cordoncino, indi se la pone al collo e la bacia con rispetto. Ora, disse egli, voglio confessarmi, ed oggi stesso: lasciatemi alcuni istanti per prepararmi. Il sacerdote con le lacrime agli occhi si ritira nella stanza vicina, e si mette in preghiera con i parenti. Il moribondo, confessatosi con le migliori disposizioni, riceve quella sera stessa gli ultimi Sacramenti della Chiesa con grande edificazione degli astanti. Mentre il sacerdote gli amministrava il Sacramento dell'Olio Santo: andate adagio, signor abate, disse egli, è necessario che vi tenga dietro e domandi perdono dei miei peccati. Oh! signor abate, quanto bene fa un prete, vorrei ancor io esser prete! — Egli morì tre giorni dopo, continuando a dire buone parole, che mostravano ognor più come il Sacro Cuor di Gesù sa prendere possesso delle anime ribelli. Animiamoci noi pure di zelo per la salute del nostro prossimo e per gloria di Dio, e il S. Cuor di Gesù benedirà l'opera nostra.

[Brano tratto da "Il Cuor di Gesù - Mese di Giugno", di Don Antonio Zaccaria, parroco in Faenza, stampato nell’anno 1902].

Pensiero del giorno

Le Suore maestre eviteranno per sistema nelle loro classi l’aria di tristezza, perché alienerebbe loro il cuore delle scolare [...] Parleranno sempre con la ragione alle colpevoli, facendo loro comprendere in che cosa hanno mancato e il pericolo di una simile condotta [...] Un tono di collera e di furore può spaventare una fanciulla, irritarla nel fondo dell’anima e stringerle in qualche modo il cuore, ma non correggerla: come un gran soffio di vento fa subito piegare un albero che, però, riprende subito la sua primitiva posizione. La ragione, le maniere dolci e gentili guadagnano il cuore delle ragazze; la passione lo opprime, lo scoraggia, lo rende timido e vile: grandi inconvenienti, che risultano quasi sempre dalla durezza, dall’umore biliare con cui certi maestri trattano i loro discepoli.

[Brano tratto da "Regole e Costituzioni Generali della Congregazione delle Suore della Carità sotto la protezione di San Vincenzo de’ Paoli", Tipografia Vaticana, Roma, 1902].

domenica 31 maggio 2026

Avviso da Milano

Giovedì 4 giugno 2026 alle 18 santa Messa nella solennità del Corpus Domini.

Chiesa di santa Maria alla Consolazione Largo Cairoli fermata metro linea 1 (rossa) Cairoli-Castello.

Ringrazio Maristella per la segnalazione.

 

 

 

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Il pensiero dell'eternità

Sant'Alfonso Maria de Liguori
Ho rielaborato per renderne più agevole la lettura, alcune belle meditazioni del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Ecco a voi delle bellissime riflessioni sull'eternità e sul pellegrinaggio terreno.

Sant'Agostino definiva il pensiero dell'eternità come "magna cogitatio", ossia il gran pensiero. Questo pensiero ai santi ha fatto comprendere che tutti i tesori e le grandezze di questa terra non sono altro che paglia, fango, fumo e sterco. Questo pensiero ha convinto tanti giovani, anche nobili, re e imperatori ad entrare in convento. Questo pensiero ha dato coraggio a tanti martiri di sopportare gli atroci tormenti della morte anziché tradire Dio.

No, non siamo stati creati per questa terra; il fine per cui Dio ci ha posti nel mondo è di farci meritare la vita eterna con le buone opere. A tal proposito Sant'Eucherio diceva che l'unico affare di cui dobbiamo avere premura in questa vita è l'eternità, cioè di guadagnare l'eternità felice del paradiso e di evitare quella infelice dell'inferno: Negotium, pro quo contendimus, aeternitas est. Se ci salveremo saremo per sempre felici, se ci danneremo saremo per sempre infelici.

La fede è ciò che fa vivere i giusti in grazia di Dio e che dà vita alle anime, distaccando i cuori dagli affetti terreni e ricordando loro i beni eterni che Dio propone a coloro che l'amano. Per vincere le passioni e le tentazioni bisogna che spesso ravviviamo la fede, dicendo: Credo vitam aeternam, credo che dopo questa vita la quale presto per me finirà, vi è la vita eterna, o ripiena di gioie o ripiena di sofferenze, che mi toccherà secondo i meriti o demeriti miei. Santa Teresa ripeteva alle sue discepole: "Figlie, un'anima, un'eternità!", volendo dire: figlie, abbiamo un'anima; perduta questa, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. Insomma dall'ultimo istante di vita su questa terra dipende l'essere per sempre felici o per sempre disperati.

Un pensiero di viva fede circa l'eternità che ci aspetta può farci santi. Scrive San Gregorio che coloro che pensano all'eternità non si inorgogliscono nelle vicende prospere né si abbattono nelle avverse; poiché non desiderando nulla di questo mondo, di nulla temono. Quando ci tocca di patire qualche infermità o persecuzione ricordiamoci dell'inferno; facendo così ci sembrerà leggera ogni croce e ringrazieremo il Signore di non averci fatto morire quando stavamo in peccato mortale.

Mentre siamo in questa vita siamo pellegrini che vagano per la terra, lontani dalla nostra vera patria, il cielo, dove il Signore ci aspetta a godere eternamente la sua bella faccia: Dum sumus in corpore, peregrinamur a Domino, scrive l'Apostolo. Se dunque amiamo Dio, dobbiamo avere un continuo desiderio di uscire da questo esilio e di andare a vederlo. Questo desiderio era quel che sospirava sempre San Paolo.

Non c'è da meravigliarsi se i malvagi vorrebbero vivere sempre in questo mondo, poiché temono di passare dalle pene di questa vita alle pene eterne ed assai più terribili dell'inferno; ma chi ama Dio ed ha una moral certezza di stare in grazia, come può desiderare di continuare a vivere in questa valle di lacrime, in continue amarezze, angustie di coscienza, e pericoli di dannarsi? e come può non sospirare di andar presto ad unirsi con Dio nell'eternità beata, ove non c'è più pericolo di perderlo?

E quando siamo afflitti dai travagli o veniamo vilipesi dal mondo, consoliamoci con la gran mercede che apparecchia Dio a chi patisce per suo amore. Dice San Cipriano che il Signore vuole che gioiamo nei travagli e nelle persecuzioni, perché in quelle occasioni si provano i veri soldati di Dio e si distribuiscono le corone a coloro che sono fedeli: Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei.

Ecco, sono pronto ad ogni croce che mi invierà il Signore. No, non voglio delizie e piaceri in questa vita; non merita piaceri chi ha offeso Dio. Sono pronto a patire tutte le infermità e traversie che mi colpiranno, son pronto ad abbracciare tutti i disprezzi degli uomini. Sono contento, se così piace a Gesù, che io venga privato di tutti i sollievi corporali e spirituali, purché non venga separato dall'amore di Dio. Ciò non lo merito, ma lo spero da quel sangue che il Redentore ha sparso per me. Voglio amare per sempre Dio, mio amore, mio tutto. Io vivrò in eterno ed in eterno lo amerò, come spero, e il mio paradiso sarà godere del suo gaudio infinito e lodare la sua infinita misericordia.

Pensiero del giorno

Coloro che ci fanno soffrire dobbiamo considerarli i nostri più grandi benefattori. Infatti le sofferenze, se sopportate cristianamente e offerte a Dio, sono preziose per la vita spirituale e ci arricchiscono di meriti per la Patria Celeste.

sabato 30 maggio 2026

Vogliono annientare i diritti di Dio!

[Brano tratto dalla lettera circolare dell'8 dicembre 1882 della Beata Maria Deluil-Martiny, zelantissima Fondatrice delle “Figlie del Cuore di Gesù”].



[Cristo] è nato, ha sofferto ed è morto per redimere e salvare l'uomo colpevole. Ha fondato la Chiesa, la cui missione soprannaturale è di distribuire alle anime, con i Sacramenti, i meriti infiniti del Salvatore, di insegnare al mondo la verità, di smascherare l'errore, di combattere il male, di condurre le anime alla felicità eterna e anche di custodire il deposito delle verità naturali, misconosciute dalle passioni, ma che sono la base dell'ordine civile.

Il male morale è la ribellione dell'uomo contro l'ordine che Dio ha stabilito; la negazione pratica della subordinazione di tutte le cose al loro vero ed ultimo fine. Senza dubbio, dopo il peccato originale, il male è sempre esistito: l'antico nemico del genere umano, che è pure e soprattutto il nemico di Dio, ha in ogni tempo cospirato alla perdita delle anime; ma mai come oggi ha osato far guerra con tanta audacia, tanto cinismo e tanta perfidia. La lotta riveste da un secolo e mezzo in qua un carattere particolare che deve ispirare le più serie riflessioni. Non si tratta più, come una volta, di un attacco a qualche punto del dogma o della morale cattolica, di un errore che, dopo funeste agitazioni, non riuscendo ad impadronirsi, come avrebbe voluto, di una società le cui fondamenta non erano ancora scosse alla loro base, era costretto a contenersi sopra dati punti; e neppure di una rivolta accidentale e locale contro qualche principio. Si tratta ora di un vasto movimento generale contrario a tutti i dogmi religiosi, a tutti i principi della morale e a tutte le basi della società religiosa e civile. Questo male è universale, esso si estende a tutti i popoli del mondo, senza differenza di clima, di razza, di governo, avviluppando le intelligenze in una vasta rete di menzogne, coperte da parole seducenti. Nella mente di moltissimi tutte le verità sono minimizzate; le più strane aberrazioni accreditate; gli errori più evidenti acclamati, i principi più sovversivi proclamati e accettati.

Di fronte alla Chiesa di Cristo si erge quasi svelata, resa ardita dalle sventure dei tempi, l'infernale chiesa di Satana, che per lungo tempo ha ordito le sue congiure nell'ombra e ha coperto col segreto più profondo i suoi abominevoli errori, i suoi ignobili misteri e i suoi odiosi disegni. Essa cerca pazzamente di annientare i diritti di Dio in questo mondo, di rovesciare la Chiesa e ogni base dell'ordine sociale cristiano; di esaltare la pretesa perfezione naturale dell'uomo e la sua indipendenza da Dio, la distruzione di ogni autorità, il dominio della materia, del disordine, dell'empietà; infine la negazione stessa di Dio: né Dio, né padrone! Ecco, care Sorelle, il riassunto delle dottrine di questa scuola infernale.

Peccati di lussuria puniti con l'inferno eterno

Demonio all'inferno
Molti si domadano se i peccati di lussuria vengano puniti con la pena eterna dell'inferno. Secondo la dottrina tradizionale della Chiesa Cattolica, i peccati di lussuria, se non ci si pente, possono condurre alla dannazione eterna.

Tuttavia, per capire esattamente come funziona questa dinamica nella teologia cattolica, bisogna guardare a come viene definito un peccato mortale. Non basta che l'azione in sé sia considerata un'offesa; il Catechismo della Chiesa Cattolica specifica che devono coesistere contemporaneamente tre condizioni precise:

Materia grave: L'atto (in questo caso, una violazione della castità come l'adulterio o la fornicazione) deve essere oggettivamente grave. Nella morale cattolica tradizionale, i peccati sessuali deliberati sono considerati materia grave. 

Piena avvertenza: La persona deve essere pienamente consapevole che l'azione che sta per compiere è un peccato grave davanti a Dio. 

Deliberato consenso: L'azione deve essere compiuta con una scelta deliberata, intenzionale e libera da costrizioni esterne o gravi condizionamenti.

Se mancano la piena consapevolezza o la totale libertà di scelta, il peccato non è considerato "mortale" ma "veniale" (meno grave), e di conseguenza non comporta la pena dell'inferno eterno. 

Il ruolo del pentimento Nella teologia cattolica, l'inferno non è visto come una punizione inflitta a tradimento, ma come la conseguenza di una scelta di autoesclusione definitiva da Dio. Anche nel caso di un peccato di lussuria grave, la misericordia divina è sempre accessibile: basta un pentimento sincero (espresso normalmente attraverso il sacramento della Confessione, o tramite un atto di contrizione perfetta in punto di morte) per cancellare la colpa e la pena eterna. L'inferno scatta solo se l'anima rifiuta di pentirsi sinceramente del peccato mortale comesso fino all'ultimo istante. 

Pensiero del giorno

Sant'Alfonso Maria de Liguori
(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

[La pace del cuore] è un bene che supera tutti gli altri beni di questo mondo. Diceva S. Francesco di Sales: «Che vale tutto il mondo in paragone della pace del cuore?» Ed in verità, a che servono tutte le ricchezze, tutti gli onori del mondo a chi vive inquieto e non ha il cuore in pace?

venerdì 29 maggio 2026

Pellegrinaggio a La Salette e Laus

Beata Vergine Maria

Tra Vette e Silenzio: Viaggio Spirituale tra La Salette e Notre-Dame du Laus

Esistono luoghi in cui il confine tra cielo e terra sembra farsi più sottile. Nel cuore delle Alpi francesi, due santuari mariani distanti poche decine di chilometri offrono un itinerario di rara intensità spirituale e paesaggistica: Nostra Signora di La Salette e Notre-Dame du Laus.

Un pellegrinaggio combinato in queste due mete non è semplicemente un viaggio devozionale, ma un percorso di profonda rigenerazione interiore, dove la maestosità della natura si fonde con messaggi di conversione, consolazione e riconciliazione.

Nostra Signora di La Salette: Il Santuario tra le Nuvole

Arrivare a La Salette significa salire. Arroccato a circa 1800 metri di altitudine nel dipartimento dell'Isère, il santuario si inserisce in un anfiteatro naturale di montagne solenni e silenziose.

Qui, il 19 settembre 1846, la Vergine Maria apparve a due pastorelli, Maximin Giraud e Mélanie Calvat. L'immagine impressa nella memoria del pellegrino è quella della "Vergine in lacrime", seduta con il volto tra le mani, addolorata per l'allontanamento degli uomini dalla fede e dal rispetto del sacro.

  • Il Messaggio: Un forte richiamo alla conversione, alla preghiera e alla santificazione della domenica, ma accompagnato da una promessa di immensa misericordia.

  • L'Esperienza: La Salette impone il silenzio. Camminare lungo i sentieri che circondano la basilica, partecipare alla suggestiva processione serale con le fiaccole (flambeau) e osservare il tramonto che tinge di rosso le vette alpine sono momenti che toccano anche i cuori più distaccati.

Notre-Dame du Laus: Il Rifugio della Riconciliazione

Scendendo verso il dipartimento delle Alte Alpi, il paesaggio si addolcisce. Immerso in una valle accogliente e profumata di lavanda e pini, si trova il santuario di Notre-Dame du Laus (Madonna del Lago).

La storia del Laus è legata a una giovane pastorella, la venerabile Benoîte Rencurel, che ricevette le visite della Vergine Maria per ben 54 anni, dal 1664 al 1718. Si tratta delle apparizioni mariane più lunghe della storia della Chiesa. Il Laus è stato esplicitamente voluto dalla Vergine come un "rifugio per i peccatori", un luogo destinato a riportare la pace nelle anime attraverso il sacramento della confessione.

  • I Segni del Laus: Il santuario è celebre per due fenomeni particolari: il profumo soave che spesso i pellegrini avvertono nell'aria (legato alla presenza mistica di Maria) e l'olio della lampada che arde davanti al tabernacolo, utilizzato come segno di benedizione e guarigione spirituale e fisica.

  • L'atmosfera: Rispetto alla solennità quasi ascetica di La Salette, il Laus avvolge il pellegrino con una dolcezza materna e una profonda intimità spirituale.

Nota per il pellegrino: Secondo me i periodi migliori per vivere al meglio questo pellegrinaggio sono la primavera e l'autunno. Invece in inverno le condizioni meteo a La Salette possono essere estreme, rendendo l'accesso alle alte quote più complesso ma incredibilmente suggestivo.

Unire La Salette e il Laus in un solo viaggio permette di vivere un'esperienza spirituale completa: a La Salette ci si scuote dal torpore e si riconosce il bisogno di cambiare rotta; al Laus si trova la carezza del perdono e la forza per ripartire.

Dio è con noi anche in questi tempi di grandi tribolazioni

Chiesa di Santa Maria della Consolazione a MilanoPubblico alcuni pensieri spirituali che mi ha inviato Maristella perché penso che possano essere di conforto anche ad altre persone.


Caro fratello in Cristo,

[...] ringrazio Dio quando fa delicatamente sentire la Sua voce e mi permette di riposare l'anima innalzando a Lui i miei pensieri. Sono brevi sprazzi di luce che riscaldano l'anima e aiutano nel viaggio della vita. Provo stupore quando esco di casa per andare al lavoro: prima di inserirmi nel traffico della città alzo lo sguardo verso il cielo, anche quando piove. Mi aiuta a cercare di rimanere con il pensiero rivolto a Dio. Perfino le gocce di pioggia che cadono mi sembrano un miracolo.

Un attimo di silenzio e via nel traffico caotico della città. Come vorrei essere in cima a una montagna e ammirare il panorama della natura!

Per noi cristiani questo è un momento storico molto difficile, spesso ho l'impressione che Dio ci abbia abbandonato. Poi prego, nella mente mi stringo alla Sacra Famiglia, e nella mente ritorna il versetto del vangelo "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi". Mi sento come i discepoli sulla barca sul mare in tempesta, mi viene in mente il dettaglio di Gesù che riposa proprio mentre il mare sembra voler inghiottire tutto.

Gesù è la mia luce, la mia salvezza, la mia vita. Grazie a Lui io vivo, esisto e mi muovo in questo mondo così turbato.

La mia ancora di stabilità e di pace è la santa Messa nel rito tradizionale; per me è come una lampada che illumina i miei giorni, come un focolare che riscalda i miei brividi di paura.

Nella Messa imparo, in modo molto semplice e piano, molte cose che poi cerco di mettere in pratica, grazie all'aiuto indispensabile del Signore. Così il mio cuore trova pace e posso cercare di diffonderla intorno a me. Sono come un povero pezzo di vetro che riflette un poco della luce immensa di Dio.

Mi piace pensare all'immagine della vite e dei tralci: se noi restiamo uniti a Dio portiamo molto frutto. Quando passo nelle zone collinari dove si stendono i vigneti mi ricordo sempre di queste parole.

Provo gratitudine per ogni cosa, per le gioie e i dolori, per i sorrisi e le lacrime. Cerco di ricordare ogni volta che posso che siamo tutti in viaggio verso l'eternità. Il mondo cerca di dimenticare tutto ma noi sappiamo bene quali saranno le cose ultime, i Novissimi. Morte, giudizio, inferno, paradiso.

Mi scuso se il messaggio è lungo e disorganizzato ma desideravo da tempo condividere questi pensieri con te.

In alto i cuori, uniti nella preghiera, nei Cuori Immacolati 🙏

Pensiero del giorno

Dio, infatti, non castiga il peccatore per annientarlo, ma per indurlo alla conversione: è proprio così che in questa vita le disposizioni della giustizia divina sono sempre ordinate alla misericordia, ossia hanno sempre lo scopo di mettere il peccatore in condizione di approfittare della divina misericordia. Perciò, anche quando Dio punisce, è sempre misericordioso; i suoi castighi non sono mai solo punizioni, ma sono anche e soprattutto rimedi per sanare le anime nostre dal peccato. Rimangono puramente punizioni soltanto per chi non vuole in nessun modo convertirsi.
 

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

giovedì 28 maggio 2026

Pensiero del giorno

O Signore che sei dolce e soave, insegnami la dolcezza del cuore, la soavità del tratto. 

[Brano tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].