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sabato 10 ottobre 2026

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Sacro Cuore
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Don Bosco piangeva al pensiero del Purgatorio

Don Bosco
Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli.


Si presentano verità profonde, che hanno fatto meditare i più grandi Santi, non escluso San Giovanni Bosco.

Scendeva dal pulpito Don Bosco, dopo aver toccato il cuore degli uditori, e si avviava alla sacrestia. Al suo passaggio i fedeli s'inginocchiavano, gli baciavano la mano ed anche il lembo della veste. Non pochi dicevano: E' Santo! E' Santo! -

Don Bosco giunse in sacrestia piangendo.

- Che cosa le è capitato? - gli si chiese.

- Povero me! Quando morrò, mi lasceranno in Purgatorio! Si penserà: Don Bosco è Santo! - e così nessuno pregherà per me!... Ah, il mio Purgatorio! -

Che cosa è dunque questo Purgatorio, temuto anche dai Santi? Chi ci assicura della sua esistenza? Che cosa si soffre? Come liberarsene? In che modo sollevare le anime che vi si trovano?

Con ragionamenti e fatti verranno chiariti questi concetti.


La sorte eterna

Iddio ci ha formati di anima e di corpo. Ci ha messi su questa terra per darci la possibilità di guadagnarci il premio eterno. Nel mondo siamo di passaggio e da un momento all'altro possiamo essere chiamati all'eternità. E' da incoscienti, o meglio, è da pazzi il credere che la vita sia fine a se stessa. La vera vita è quella futura, che ci attende.

Gesù Cristo, Dio-Uomo, l'ha detto e ripetuto con insistenza: Fatevi dei tesori per l'altra vita!... E' meglio andare in Paradiso con un occhio solo, anziché all'inferno con due... Nella Casa del Padre mio ci sono molte mansioni!... Vado a prepararvi un posto!... Che cosa giova all'uomo se avrà guadagnato tutto il mondo e poi perderà l'anima sua?... Nell'altra vita sarete come gli Angeli di Dio!... Morì il ricco epulone e fu sepolto nell'inferno!... -

Dunque il Figlio di Dio, Verità per essenza, c'insegna che dopo questa vita ce n'è un'altra, che non finirà mai. Per conseguenza quando si muore, non si muore del tutto, ma solo avviene la separazione dell'anima dal corpo. Va a marcire il corpo nella tomba, in attesa dell'universale risurrezione; l'anima invece, appena spirata, vede Iddio ed in un batter d'occhio, viene giudicata. Se ha trascorsa la vita senza macchia e quindi non ha alcun debito di pena, subito entra nel gaudio eterno e viene inabissata in un oceano di delizie, al cui confronto sono un nulla tutte le gioie terrene. Se l'anima è spirata nella disgrazia di Dio, cioè macchiata di grave colpa, è destinata all'inferno, secondo le parole di Gesù: Va', maledetta, nel fuoco eterno, preparato a Satana ed ai suoi seguaci! -


Il Purgatorio

Ma oltre al Paradiso e all'inferno, ci deve essere un altro luogo, dimora temporanea, dove l'anima possa purificarsi. Lo richiede la ragione e lo insegna Dio stesso.

Un'anima ha peccato gravemente e molte volte; prima di partire da questo mondo, si pente, chiede perdono a Dio e riceve anche l'Assoluzione Sacramentale. All'inferno non può andare, perché è in grazia di Dio; subito in Paradiso non può essere ammessa, perchè ha debiti da scontare e non può avere l'identica sorte di un'anima innocente. Dunque, prima di entrare in Cielo, deve andare in luogo di purificazione.

Similmente un'altra anima non ha commesso mai un grave peccato; è però caduta in molte colpe leggere, che non ha detestato e riparato abbastanza in vita. All'inferno, supplizio eterno, non può andare; siccome in Paradiso nulla può entrare di macchiato, quest'anima deve purificarsi prima di essere ammessa alla visione beatifica di Dio.

La ragione dunque spinge a credere che deve esistere il Purgatorio. La fede lo insegna espressamente.

Nella Sacra Scrittura, e precisamente nel Libro Secondo dei Maccabei, si legge: E' cosa santa e salutare il pregare per i defunti, affinché siano sciolti dai loro peccati. -

Si potrebbe chiedere: Ma i peccati non ci sono perdonati da Dio soltanto mentre siamo in questa vita? - No; anche dopo la morte c'è la remissione dei peccati. Dice infatti Gesù: Chi avrà bestemmiato contro il Figlio dell'Uomo, sarà perdonato; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo (...cioè resistendo alle verità rivelate da Dio... ) non sarà perdonato né in questo secolo, né nell'altro. -

Dunque ci sono peccati che saranno rimessi dopo la morte; e non saranno certamente le anime condannate all'inferno ad usufruire di questo perdono, ma soltanto quelle che hanno dei debiti temporanei verso la Divina Giustizia. Siccome noi non possiamo sapere, senza una particolare rivelazione, chi sia salvo o no, conviene pregare per tutti i defunti, buoni o cattivi.

Tutti i popoli, anche pagani, hanno il culto dei morti ed offrono sacrifici a Dio in riparazione. Noi cattolici abbiamo un culto specialissimo, per cui rendiamo gloria al Creatore e tanto vantaggio e conforto arrechiamo ai nostri morti.

In aiuto a queste affermazioni, vengono le innumerevoli apparizioni di trapassati.


Da quarant'anni sconto!

Il seguente episodio avvenne nel Monastero di San Lorenzo in Montefalco, Archidiocesi di Spoleto, ove vive una Comunità di Suore Clarisse; l'apparizione, o meglio la manifestazione, si ripetè ventotto volte; ebbe inizio il 2 settembre 1918 e si chiuse il 9 novembre 1919. Eminenti personaggi, tra cui Cardinali,Vescovi e medici primari, fecero il processo nel tribunale ecclesiastico e si concluse: E' una vera manifestazione d'oltre tomba! -

Le Suore di Clausura per mettersi in relazione con persone secolari, parlano, attraverso la ruota.

Suor Maria Teresa di Gesù, Abbadessa del Monastero, il 2 settembre 1918, udito il suono del campanello, si presentò alla ruota. Udì una voce gentile, ma mesta: Devo lasciare qui questa offerta. - Serve per qualche Messa o per preghiere? - Senza alcun obbligo. - Se è lecito, lei chi è? - Non occorre saperlo! -

Non si sentì altro, neppure il rumore dei passi. Sulla ruota era un biglietto di lire dieci. Il fatto si ripetè diverse volte, sempre con le stesse circostanze.

Sospettandosi qualche cosa di strano, si vigilò che tutte le porte esterne fossero ben chiuse e si controllassero i vari ambienti. Si ripeteva il suono del campanello, la voce mesta e la solita offerta e tutto ciò anche a notte inoltrata. Alle volte andavano alla ruota tre o quattro Suore; una volta erano presenti parecchi Sacerdoti.

L'Abbadessa, istruita sul modo di comportarsi, un giorno chiese: In nome di Dio, chi sei? - Non è ancora permesso dirlo. Sono la solita persona. - L'offerta che lei lascia, io non la piglio! - No, la prenda; è una misericordia! Serve a soddisfare la Divina Giustizia. -

Il 3 ottobre, verso le nove di sera, dopo il suono del campanello, la Suora così parlò: Io temo che quanto accade sia uno scherzo del demonio! - No; sono un'anima del Purgatorio; sono Sacerdote; da quarant'anni sconto per avere dissipati beni ecclesiastici. - Erano di questo Monastero tali beni? - No; ma ho il permesso di portarli qui. - E dove li prende? - Il giudizio di Dio è giusto! - Ma temo che non sia un'anima del Purgatorio! - Vuole un segno? - Per carità; ho paura!... Con le offerte che lei ha portato, ho fatto celebrare tante Messe. Se una sola Messa può liberare un'anima, come mai lei non è libera? - Di queste Messe a me giunge la minima parte. -

Si celebrarono altre Messe; in tutto trentotto. Nel frattempo si ripetevano i suoni di campanello e le richieste dell'anima, anche qualche ora dopo la mezzanotte. L'ultima Messa fu celebrata nella Chiesa del Gesù in Roma da Padre Luigi Bianchi, Gesuita.

Alle quattro del mattino, il 9 novembre 1919, ci fu l'ultima manifestazione. La voce era lieta: Sia lodato in eterno Gesù e Maria! Sono già uscito dal Purgatorio. Ringrazio coloro che mi hanno aiutato e pregherò per tutti! –


A Torino

Interessante è il fatto avvenuto nel 1946 nella persona dell'ingegnere Enzo Crozza, domiciliato a Torino, in via Ilarione Petitti, 34.

Questo ingegnere, ammalatosi nel 1942 si era fatto assistere in famiglia nelle ore notturne da una Suora del Cottolengo, certa Suor Angela Curti. Nel 1944 la Suora moriva nel Cottolengo; l'ingegnere non ne sapeva nulla.

Il Signor Crozza fu operato di appendicite nella sua abitazione nel 1946 e, memore delle delicate cure di Suor Curti, mandò la moglie al Cottolengo per invitarla a venire ad assisterlo.

Mentre la moglie faceva le scale, incontrò la Suora.

- E voi, qui?... Venivo proprio in cerca di voi!

- Ho saputo che vostro marito sta male e son venuta a cercarlo! -

Per quindici notti consecutive Suor Angela vegliò al capezzale dell'ingegnere; veniva la sera e partiva al mattino.

Finita la sua missione, si licenziò senza chiedere alcun compenso.

Quando il Signor Crozza si ristabilì discretamente, andò al Cottolengo con la moglie per ringraziare ancora una volta la Suora. Quale non fu la sua meraviglia a sentirsi dire: Cercate di Suor Angela?... Ma da due anni è al cimitero!... E' morta qui! - Eppure la Suora che mi assisteva era lei, in carne ed ossa! E non sono io solo a constatare il fatto, ma tutta la famiglia!... -

Come spiegare questo avvenimento? O la Suora era entrata in Paradiso e veniva in aiuto a persona cara, oppure era in Purgatorio ed il Signore le permetteva di compiere ancora qualche atto di carità.

Di simili fatti potrei riportarne non pochi; sono testimonianze di oltre tomba. Ma poichè qui si parla del Purgatorio, giova sapere che in Roma, poco distante dalla città del Vaticano, esiste il Museo del Purgatorio, ove si possono vedere, con i relativi documenti storici, oggetti bruciati da anime del Purgatorio, apparse in forma umana.


[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli].

Pensiero del giorno

Se siamo peccatori e abbiamo meritato l'inferno, questo deve essere il nostro conforto nelle tribolazioni che ci avvengono, il vederci castigati da Dio in questa vita; perché questo è segno sicuro che Iddio vuol liberarci dal castigo eterno.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

venerdì 9 ottobre 2026

Pace nel cuore

Insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori che bisogna praticar la benignità con tutti, in ogni occasione. Alcune persone sono mansuete finché le cose vanno a loro genio, ma appena son toccati da qualche avversità o contraddizione, subito vanno in escandescenza. Chi vuol farsi santo bisogna che in questa vita sia come un giglio tra le spine, che per quanto venga da quelle punto non lascia di esser giglio, cioè rimane sempre egualmente soave e benigno. L'anima che ama Dio conserva sempre la pace nel cuore, e la dimostra anche sul volto sia nei momenti felici che in quelli avversi.

Nelle avversità della vita si conosce lo spirito di una persona. San Francesco di Sales amava con tenerezza l'ordine della Visitazione che gli costava tante fatiche. Più volte egli lo vide in pericolo di essere annientato a causa delle persecuzioni che pativa, ma il santo non perdette mai la pace interiore, essendo disposto anche a vederlo soppresso, se quella fosse stata la volontà di Dio; e fu allora che disse: “Da qualche tempo in qua le tante opposizioni e contraddizioni che ho subito mi recano una pace sì dolce che non ha pari, e mi presagiscono il prossimo stabilimento dell'anima mia in Dio che è l'unico mio desiderio.”

Quando ci occorre di dover risponder a chi ci maltratta, stiamo attenti a rispondere sempre con dolcezza, poiché una risposta dolce basta a spegnere ogni fuoco di collera. E quando ci sentiamo innervositi, è meglio tacere, perché allora ci sembra giusto di dir quel che ci viene sulle labbra; ma sedata poi la passione, vedremo che tutte le parole da noi proferite erano difetti contro la carità.

E quando accade che commettiamo qualche difetto, bisogna che anche con noi stessi usiamo la dolcezza: l'adirarci dopo il difetto commesso non è umiltà, ma è fine superbia, come se noi non fossimo quei deboli e miserabili che siamo. Diceva Santa Teresa che l'umiltà che inquieta non viene mai da Dio, ma dal demonio. L'adirarci con noi stessi dopo il difetto è un difetto più grande del difetto fatto, e porterà con sé la conseguenza di molti altri difetti: ci farà lasciare le nostre devozioni, l'orazione, la Comunione; e se le faremo riusciranno poco ben fatte. Dunque, allorché cadiamo in qualche difetto, voltiamoci a Dio con umiltà e confidenza, e chiediamogli perdono con mansuetudine.

Pensiero del giorno

Mi tornarono gli scrupoli: volevo ancora una volta confessarmi sui peccati della vita passata e mi fu proibito. Mi sentii di nuovo un sacrilego! Fu questa esperienza dolorosa che nel mio ministero mi fece poi comprendere e salvare tante anime. Senza aver provato io stesso gli stessi tormenti non avrei potuto e saputo mai tranquillizzare.


[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

giovedì 8 ottobre 2026

Per quale motivo si va al purgatorio

Anime del purgatorio
[Brano tratto da "Il mese di novembre santificato, ossia la divozione verso le anime del Purgatorio promossa per via di brevi considerazioni e scelti esempi”,  Tipografia dell'oratorio di San Francesco di Sales, 1869].

 

Due ragioni conducono al purgatorio: i peccati veniali non perdonati, ed i peccati veniali o mortali perdonati ma non espiati pienamente. E facile comprendere quale sia la malizia della benché minima colpa, quando si considera chi è colui che la commette e colui contro cui è commessa. Se si rivolge il pensiero particolarmente all'amabilità ed alla bontà infinita di Dio, non vi è più meraviglia che la più lieve offesa venga severamente punita; ci rendiamo conto del rigore delle fiamme espiatrici, e le terribili rivelazioni fatte ai santi ci diventano facilmente credibili. 

Si va pure al purgatorio per peccati mortali o veniali perdonati, ma non espiati abbastanza. In fatto due sono le cose da distinguere in ogni peccato o mortale o veniale: l'offesa e la pena. L'offesa è l'ingiuria che il peccato fa a Dio; la pena è il castigo più o meno rigoroso che Dio infligge al peccatore in questa o nell'altra vita. Se il peccato è mortale, l'offesa ci fa perdere la grazia santificante, e la pena dovuta al peccato è pena eterna; se il peccato è solo veniale l' offesa non distrugge l'amicizia di Dio, e la pena dovutagli è temporale. 

L'assoluzione sacramentale rimette l'offesa del peccato mortale e la pena eterna: effetti ammirabili prodotti anche dall'atto di carità perfetta o di contrizione, purché racchiuda almeno implicitamente il desiderio del sacramento della penitenza. L'offesa del peccato veniale è rimessa non solo dall'assoluzione del sacerdote, ma ancora dall'atto di contrizione, da un atto di pietà o di carità congiunti con l'amor di Dio e con il pentimento. 

Con l'assoluzione o con l'atto d'amor di Dio, il peccatore può, in virtù della divina grazia, avere un dolore così intenso delle sue colpe, od un grado di carità così perfetto, da ottenere l'intera remissione della pena meritata; ma per ordinario la giustificazione del peccatore non è congiunta con la remissione di tutta la colpa esatta dalla divina Giustizia. resta una pena temporale da soffrirsi in questo mondo con opere soddisfattorie, ovvero nell'altra vita con le pene del purgatorio; le quali pene sono rigorosissime, e talvolta molto lunghe. Perchè Dio misericordiosissimo è pure giustissimo; e se accorda grazia al peccatore con il perdonargli il peccato, ne vuole però l'espiazione, Ed in vero, si può pensare che il peccatore che visse lunghi anni lontano da Dio, ne riceva del tutto il perdono solo per aver detestato un istante la sua colpa nel timore dell'inferno? No, senza dubbio, ed in ciò Dio pare che operi come l'uomo, il quale d'ordinario, anche dopo il perdono esige una soddisfazione. Ora certi peccatori pesino la loro vita con la bilancia della santità di Dio, e vedranno che forse, avuto riguardo al numero ed all'enormità delle loro colpe, migliaia d'anni non basterebbero all'intera soddisfazione, Per convincersi appieno, pensino alle pene canoniche imposte ai peccatori dalla primitiva Chiesa. 

In questo mondo noi non sappiamo che cosa sia l'infinita santità di Dio; ma ben «la intendono le anime del purgatorio, dice santa Caterina da Genova; finchè esse conserveranno il minimo atomo d'imperfezione, preferirebbero precipitarsi in mille inferni, anzichè presentarsi in tale stato dinanzi l'infinita santità di Dio». Non diciamo dunque essere il peccato veniale piccola colpa, s'esso si merita castighi tanto terribili, e facciamo penitenza in questa vita dei peccati perdonati; perchè dopo la morte, «noi non arriveremo al monte del Signore,» vale, a dire al cielo, «se non saremo senza macchia.» 

Pensiero del giorno

Volto misericordioso e dolcissimo di Gesù Cristo
La carità è l'essenza della perfezione cristiana, perché solo la carità ha il potere di unire l'uomo a Dio, suo ultimo fine.


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

mercoledì 7 ottobre 2026

Non ci servono preti mediocri

Dagli scritti di Padre Paolo Manna (1872-1952).

Vivissima, dopo questo viaggio, ho nell'anima l'immagine di quello che è e dev'essere la vita dell'uomo apostolico nelle nostre Missioni. Preti mediocri non ci servono: abbiamo bisogno di una vera schiera di uomini superiori, ripieni dello Spirito di Dio, capaci di fondare, organizzare nuove cristianità e Chiese, capaci anche di molto soffrire: non semplici soldati, ma condottieri, non mercenari o dilettanti, ma veri Pastori di anime nel senso più sublime della parola, che sappiano dare Gesù Cristo alle anime dalla sovrabbondanza del loro tesoro di grazia e di virtù.

[Brano tratto da "Virtù apostoliche", Padre Paolo Manna, EMI]

Gratitudine verso Dio

Don Bosco con Maria Ausiliatrice e Gesù Bambino
«[…] Non fa elemosina solamente colui che dà pane ai poveri. Domandano pure riconoscenza i benefizi intellettuali e gli spirituali. La gratitudine non si deve fermar solo alle persone, ma deve andare a Dio rappresentato dalle persone stesse. È per mezzo di esse che il Signore ci benefica». Così parlava Don Bosco il 22 giugno 1864 ai giovani.

[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].

Pensiero del giorno

Se siete divoto di Maria, procurate d'insinuare a quanti potete, parenti, amici, servi, la divozione a questa gran Madre di Dio.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

martedì 6 ottobre 2026

Continua il crollo del numero dei preti diocesani in Francia

ordinazione sacerdotale
I numeri non sono né tradizionalisti né modernisti, sono dati di fatto di cui prendere atto. In Francia ci sono ormai solo circa 12.000 preti, dei quali circa la metà ha un'età media superiore ai 75 anni. Ciò significa che la situazione è drammatica. Guidare una sola parrocchia è già un compito impegnativo, ma in Francia è divenuta una cosa “normale” per un parroco (magari anche anziano) occuparsi di una decina di parrocchie, in ognuna delle quali la Messa viene celebrata solo una volta ogni tanto. Addirittura nella diocesi di Langres ci sono preti che devono occuparsi di una cinquantina di parrocchie. Insomma è una catastrofe spirituale. Quel che fa quasi “cascare le braccia” dallo sconforto, è il numero delle ordinazioni sacerdotali che da tempo si aggira intorno alle 100 unità annuali, del tutto insufficienti a sostituire i preti che muoiono. Questi numeri sembrano un bollettino di guerra, c'è davvero da piangere.

Fortunatamente dagli istituti legati alla liturgia tradizionale giungono notizie incoraggianti circa l'elevato numero di vocazioni sacerdotali. Infatti sono numerosi i giovani che sentono interesse per “l'esperienza della Tradizione”.

Pensiero del giorno

Sacro Cuore di Gesù
Ergo dum tempus habemus, operemur bonum ad omnes, maxime autem ad domesticos fidei.


(Epistola B. Pauli Apostoli ad Galatas 6,10)

lunedì 5 ottobre 2026

In un mondo normale il PD non supererebbe lo 0,1% dei voti

Stiamo assistendo a un'impressionante allontanamento della società dai valori cristiani. Penso che una delle principali cause di questo fenomeno sia la radicale e sistematica propaganda effettuata dai mezzi di informazione che manipolano e indottrinano le masse all'ideologia progressista.

Faccio un esempio concreto: il Partito Democratico è, secondo me, una delle formazioni politiche peggiori della storia del genere umano. In un mondo normale un partito del genere non supererebbe nemmeno lo 0,1% dei voti, e invece alle scorse elezioni europee del 2024 è riuscito ad ottenere circa il 24% dei suffragi. Ma come è possibile che un partito così pessimo riesca ad ottenere milioni di voti? La risposta è semplice: in Italia quasi tutti i principali mezzi di informazione fanno direttamente o indirettamente propaganda a favore del PD e dell'ideologia progressista, riuscendo a convincere milioni di elettori a votare per il principale partito favorevole al matrimonio LGBT, alle adozioni gay, all'educazione sessuale in salsa arcobaleno nelle scuole, al liberticida ddl Zan (che se approvato metterebbe il bavaglio ai cattolici che si oppongono alle nozze omosessuali), e ad altre cose contrarie alla Dottrina Cattolica.

Fino a quando giornali e televisioni continueranno a fare propaganda per l'ideologia progressista, le cose nella società continueranno ad andare di male in peggio.

Pensiero del giorno

Padre Felice Cappello
I principii sono principii. Restano fermi e vanno sempre difesi. Ma le coscienze non sono tutte uguali. Nell'applicare i principii alle coscienze ci vuole tanta prudenza, tanto buon senso, tanta bontà.


(Pensiero di Padre Felice Maria Cappello S. J. - 1879-1962)

domenica 4 ottobre 2026

Il peccato veniale

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


Infiammami, o Signore, col tuo santo zelo affinché non sappia tollerare in me la più piccola cosa che ti dispiaccia. 

1 - Benché in materia più lieve, anche il peccato veniale, come quello mortale, va contro la volontà di Dio e quindi, pur non distruggendo la carità, va in direzione opposta ad essa, con la conseguenza di diminuirne lo slancio, il vigore e di impedirne lo sviluppo. Questo è il disastroso effetto dei peccati veniali deliberati, ossia commessi ad occhi aperti, pur sapendo di far cosa che dispiace a Dio. 

Tale specie di peccati veniali, quando sono commessi abitualmente, diminuiscono la tendenza dell’anima verso Dio e invece aumentano la tendenza verso la soddisfazione egoistica, verso le creature. E così, un po’ alla volta, l’anima perde il fervore, perde la sensibilità all’offesa di Dio e si riduce allo stato di tiepidezza, caratterizzato appunto da una certa indifferenza per il peccato veniale; indifferenza che la mette in pericolo di offendere Dio anche in materia grave. È in questo senso che il peccato veniale può essere paragonato ad una malattia sottile, insidiosa - una specie di tubercolosi spirituale - che lentamente, ma fatalmente, mina l’organismo. Non è raro il caso di anime che, datesi in principio a Dio con sincero fervore, col passare del tempo, cedendo all’egoismo, alla pigrizia, al proprio comodo, non sapendo imporsi sforzi generosi per procedere nel cammino intrapreso, si lasciano andare a continue negligenze, svogliatezze, omissioni volontarie, atti di pigrizia. La loro vita spirituale si riduce ad una specie di letargo che non è ancora la morte, ma che non ha più nulla della freschezza, del vigore di una vita sana e robusta. Manca il fervore della carità, spento da continue, deliberate condiscendenze al peccato veniale. 

S. Teresa di Gesù, mettendo in guardia da simile stato, insegna: «Quando non sentite alcuna pena per un difetto che vi succede di commettere, temete, perché il peccato, sia pur veniale, vi deve penetrare di dolore fino al profondo dell’anima... Per amore di Dio, vegliate attentamente a non mai commettere un sol peccato veniale avvertito, ancorché piccolo... E che cosa vi può mai essere di piccolo nell’offesa di una Maestà così grande?» (P. 2, 5 e 20; Cam. 41, 3). 

2 - Ben diversi sono i peccati veniali che ci sfuggono per fragilità, per inavvertenza. Spesso l’anima non vorrebbe cedere a nessun costo, ma poiché è ancora debole, al momento della tentazione, soprattutto se è colta di sorpresa, cade; tuttavia, appena se ne avvede, ne prova un sincero dolore, subito se ne pente, domanda perdono al Signore, si rialza e si mette di nuovo in cammino. Tali peccati non portano gran danno all’anima, ma sono piuttosto indice della sua debolezza, della sua immaturità spirituale. Anzi, se di fronte a tali cadute l’anima sa umiliarsi sinceramente, ne ricava un vero vantaggio, e precisamente una più profonda coscienza della sua miseria che la porterà a diffidare totalmente delle proprie forze, per riporre in Dio solo tutta la sua fiducia. Sperimenterà in pratica la grande realtà delle parole di Gesù: «Senza di me, non potete far nulla» (Gv. 15, 5). Non di rado il Signore permette simili cadute, appunto per dare all’anima questa conoscenza pratica del suo nulla, per fondarla seriamente nell’umiltà, che è la base di ogni vita spirituale. 

S. Teresa di G. B., parlando di tali mancanze, credeva di poter asserire che «non fanno dispiacere al Signore», appunto perché non dipendono dalla cattiva volontà di chi, ad occhi aperti e a mente fredda, commette il peccato, ma piuttosto dalla debolezza della natura umana. 

Se per la nostra debolezza è impossibile non cadere ogni giorno in piccole venialità di sorpresa o di fragilità, l’importante è saperle subito detestare e riparare generosamente. Ma quanto ai peccati veniali avvertiti, l’anima deve essere ben decisa a non commetterne mai per tutto l’oro del mondo. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


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