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domenica 24 maggio 2026

Dobbiamo opporci alle mode scandalose!

Utilizzare abiti osceni è immorale perché induce il prossimo a commettere dei peccati. Noi cristiani, se vogliamo essere davvero seguaci di Gesù Cristo, non dobbiamo seguire le mode scandalose che dilagano in questa società materialista e neopagana. Ho discusso di questo importante argomento con Maristella, che ringrazio vivamente per il frequente impegno che in maniera disinteressata dedica al blog pur avendo poco tempo libero, visto che lavora fuori casa e ha una famiglia da curare.


- Ti dà fastidio vedere in televisione, sui giornali, per strada, ecc. la mercificazione del corpo della donna?

- Guardando le immagini con cui vengono presentate le donne provo disagio e tristezza. Soprattutto la pubblicità spesso utilizza l'immagine della donna come se fosse un oggetto. Credo che noi dovremmo far sentire la nostra voce. 

- La Madonna di Fatima preannunciò che sarebbero venute delle mode che avrebbero molto offeso Nostro Signore. Purtroppo, queste mode indecenti sono arrivate davvero. Chissà quante anime stanno già bruciando all'inferno per aver utilizzato abiti scandalosi senza pentirsene! Padre Pio e altri santi criticavano duramente le mode indecenti. Hai anche tu l'impressione che oggi sia raro sentire qualcuno criticare l'uso degli abiti scandalosi?

- La moda propone abiti sempre più succinti, volgari, spesso indecenti, eppure quasi nessuno critica questa tendenza. Negli uffici, nelle scuole, in giro per la città si vedono persone che sembrano non avere in alcuna considerazione il rispetto di se stessi e del prossimo. Anche i genitori, gli insegnanti, i catechisti, gli stessi sacerdoti, spesso non dicono nulla... perché? Anni fa ricordo con imbarazzo una mamma che andava al colloquio con il sacerdote per il catechismo della figlia, vestita in un modo assolutamente inadeguato. 

- Certi abiti che un tempo sarebbero stati utilizzati solo dalle meretrici, oggi vengono utilizzati da tante donne cristiane persino quando vanno in chiesa! Non pensi che sia una grave irriverenza entrare in chiesa e ricevere il Corpo di Cristo vestite in quel modo vergognoso?

- Sì, mi rattrista molto vedere alcune persone entrare nelle Chiese e ricevere l'Eucaristia con abiti sconvenienti, come se fossero in spiaggia. Quando io ero bambina certi parroci le avrebbero immediatamente accompagnate all'uscita. Invece oggi spesso si fa finta di nulla.

- So che da quando ti sei convertita hai buttato nell'immondizia molti abiti mondani e adesso ti vesti in maniera castigata anche durante i mesi estivi. Hai difficoltà a trovare nei negozi vestiti che preservano il pudore? Costano di più rispetto a quelli spudorati?

- Io ho l'abitudine di vestirmi in modo "informale" e trovo tutto facilmente e a poco prezzo nei vari magazzini e nei mercati. Per gli abiti più eleganti qui, vicino a Milano, ci sono vari negozi in centri commerciali che propongono ottimi abiti per signore: belli, decorosi e a prezzi contenuti. Poi ci sono le raffinate boutiques che vendono abiti da signora eleganti ma molto costosi.

Papa Pio XII con le braccia alzate
- Il grande Papa Pio XII, di gloriosa e immortale memoria, incoraggiò le ragazze di Azione Cattolica a combattere la "Crociata della purezza", non solo vivendo in castità fino al matrimonio, ma anche indossando abiti degni di donne cristiane. Pensi che possa essere utile aprire dei negozi (magari anche on-line) dove poter acquistare abiti femminili moderni ma rispettosi della virtù della purezza?

- Sarebbe una bellissima idea: non sempre tutte le persone hanno il tempo per poter girare per i negozi cercando abiti adatti a persone cattoliche praticanti. Esistono vestiti rispettosi per ragazze, per signore, anche belli e colorati. Trasmettono il senso della purezza ma anche allegria e gioia di vivere. Io ho in mente vestiti dignitosi, non tristi.

- Io penso che se una ragazza pia e devota si sente chiamata da Dio ad eleggere lo stato di vita matrimoniale, se utilizza abiti rispettosi della virtù della purezza potrebbe trovare più facilmente un marito davvero cristiano, mentre se utilizza abiti indecenti potrebbe attirare l'interesse solo di uomini "poco virtuosi". Lo pensi anche tu?

- Penso anch'io che una persona dica molto di sé anche attraverso il proprio abbigliamento. Una ragazza autenticamente cristiana utilizzerà un modo di vestirsi decoroso. I mondani la considereranno stravagante e antiquata. Ma il ragazzo cristiano noterà la differenza e penso che ne apprezzerà la delicata bellezza.

- Il vecchio Codice di Diritto Canonico del 1917 prescriveva che le donne in chiesa avessero il capo coperto, soprattutto al momento della Comunione. Invece il Codice attualmente in vigore non prescrive nulla al riguardo, pertanto le donne non sono più obbligate ad avere il capo coperto. Tuttavia molte fedeli laiche legate alla liturgia tradizionale continuano a mantenere in vita questa pia pratica, secondo l'insegnamento di San Paolo Apostolo. Tu perché utilizzi il velo in chiesa?

- Io ho iniziato a usare il velo in Chiesa da quando frequento la Messa tradizionale. Sento così intensamente la Presenza del Signore che mi sembra indispensabile coprire il capo: è un segno evidente di rispetto coprire la chioma. Ho alcuni veli da Messa e nella borsa ne tengo sempre uno insieme a un foulard. 

- A Milano quante siete all'incirca voi donne legate al rito ambrosiano antico ad utilizzare il velo (o un cappello) quando andate a Messa presso la chiesa di Santa Maria della Consolazione?

- Direi che siamo intorno al 15-20% Ultimamente alcune signore mi hanno chiesto informazioni per comprare un velo da Messa. Qui da noi non è facile trovarne. Io ho acquistato il mio su internet, è arrivato dagli Stati Uniti: se ne trovano di belli a vari prezzi. Purtroppo su tutto ciò che si acquista negli USA si pagano tasse doganali. Una buona alternativa, più economica, è comprare una mantilla spagnola, per evitare le tasse doganali. Sarebbe meraviglioso poter aprire un negozio, magari anche online, di articoli religiosi e anche di veli per la Messa.

- So che usi il velo anche quando entri in una chiesa non legata alla liturgia tradizionale. Come ti guarda la gente?

- Come se fossi appena arrivata da Marte e avessi parcheggiato l'astronave fuori dalla Chiesa! Però mi sento meglio con il velo in testa; il Signore è presente anche nella Messa novus ordo. Alcune volte ho sentito qualche commento tipo "è ortodossa" oppure "è romena/russa/polacca …". Sicuramente si stupirebbero di sapere che sono cattolica e italiana.

- Quando ero bambino (anni ottanta / primi anni novanta) le uniche donne che vedevo in chiesa col velo in testa erano alquanto anziane. Oggi invece quelle che utilizzano il velo nelle chiese legate alla liturgia tradizionale sono in maggioranza donne giovani o di mezza età come te. Ritieni che questo sia un segnale incoraggiante?

- Sì per me è davvero incoraggiante vedere ragazze, giovani donne, signore, con il velo in testa: penso che sia un segno che ci dice che anche loro percepiscono la Presenza Reale in modo tale da sentire la necessità di coprire il capo. Questa bella tradizione deve essere incoraggiata anche dai sacerdoti; io spero di poter vedere sempre più numerose Messe tradizionali, seguite da tanti fedeli di tutte le età. Spero anche di vedere tutte le persone con abiti adatti alla circostanza e le donne con il capo coperto da un velo o un foulard o un cappello.

Pensiero del giorno

Chi dunque vuol efficacemente lavorare alla salute delle anime, deve sforzarsi di quotidianamente progredire [nel cammino di perfezione cristiana]: la santità è l'anima dell'apostolato.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 23 maggio 2026

Suscipe, Sancte Pater...

Brano tratto da "Ripariamo!", di Padre Giuseppe M. Petazzi S.J., edizioni "Santa Lega Eucaristica", Milano, 1933.



Súscipe, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus, hanc immaculátam hóstiam, quam ego indígnus fámulus tuus óffero tibi, Deo meo vivo et vero, pro innumerabílibus peccátis, et offensiónibus, et neglegéntiis meis, et pro ómnibus circumstántibus, sed et pro ómnibus fidélibus christiánis vivis atque defúnctis: ut mihi et illis profíciat ad salútem in vitam ætérnam. Amen

Accetta, Padre santo, onnipotente eterno Dio, questa ostia immacolata, che io, indegno servo tuo, offro a Te Dio mio vivo e vero, per gli innumerevoli peccati, offese e negligenze mie, e per tutti i circostanti, come pure per tutti i fedeli cristiani vivi e defunti, affinché a me ed a loro torni di salvezza per la vita eterna. Amen.

Come mai, o mio Dio, il Sacerdote in questo momento chiama Ostia immacolata quel po’ di pane che si trova ora sulla patena, e per tale offerta ti chiede grazie di salvezza eterna per se stesso e per tutti i fedeli vivi e defunti? Oh, mio Gesù, con questa santa preghiera Tu mi riveli una grande consolante verità. Sì, nella patena dell’Offertorio non si vede realmente che poco pane destinato a tramutarsi nel tuo Corpo adorabile. In virtù di tal destinazione può già considerarsi come un’Ostia immacolata, capace di ottenere ogni più grande grazia. Così dunque io stesso e tutte le mie piccole cose potranno costituire un’ostia immacolata, se fin dal principio di questo giorno mi metterò con Te, o Signore, sull’Altare del Sacrificio. Oh potere meraviglioso della Santa Messa! Oh ineffabile amore e condiscendenza del mio Signore! Tutto con Te e per Te diventa immacolato, prezioso, accettabile all’infinita Maestà di Dio. Davvero, o Signore, sono un indegno tuo servo, indignus famulus tuus: quali doni potrei sperare di offrirTi, mentre da un lato non sono che una misera creatura e dall’altro riconosco di aver commesso molte colpe? Eppure non solo ti degni di metterti proprio Tu stesso come offerta di infinito valore, perché possa ottenere ogni grazia ed ogni misericordia, ma nell’atto in cui ti poni nelle mie mani, ti degni di valorizzare tutto ciò che si trova in me, affinchè la mia povera offerta diventi gradita e fruttuosa, innanzi a Dio.

Anticamente i fedeli, nel momento dell’Offertorio si accostavano processionalmente all’altare per offrire il pane e il vino, la materia del tuo Sacrificio, ed esprimere così la loro unione con Te, Vittima Santa. Ebbene anch’io ora ti voglio offrire, o Signore, la mistica mia materia del tuo Sacrificio, cioè tutte le mie azioni, tutte le mie pene, tutti i voti, i sospiri, i palpiti di questo mio povero cuore. Sono ben misera cosa, lo so, o Signore. L’offro con Te, l’offro con la tua offerta; così sarà Ostia immacolata, che salirà accetta al trono di Dio. Intendo, dunque, o Gesù, dare a tutte le mie azioni di questo giorno e di tutti i giorni della mia vita quelle intenzioni sante che hai Tu nel compiere il tuo sacrificio su questo Altare. Tutto quanto farò e patirò, tutto voglio che con Te e per Te sia primariamente in espiazione delle mie innumerevoli colpe, delle offese e negligenze. Riconosco, o Dio, di dover fare di tutta la mia vita una espiazione continua: ma quand’anche avessi ad incontrare ogni pena e umiliazione, ancora non potrei espiare degnamente le mie gravissime colpe; ma Tu, o Signore, nell’infinita tua Bontà, hai voluto espiare per me e con me. Mi inviti ad offrire le piccole pene in unione con le tue, perché così possa divenire una Vittima santa ed immacolata. Sarà mai possibile che dopo un tale eccesso di amore e di generosità da parte tua, io abbia a rifiutarti quel minimo contributo che mi domandi perché possa ottenere il perdono di tutte le mie colpe, offese e negligenze? Cosa saranno i miei dolori, le umiliazioni, le lacrime di oggi, di tutti i giorni della mia vita, di fronte a ciò che Tu hai voluto sopportare per amor mio? O Vittima, o Ostia immacolata e santa, accetto con tutto l’entusiasmo del cuore, tale condizione che hai posto per trasformarmi in una vittima immacolata, gradita alla divina Maestà che ho offeso per il peccato. Né solo io accetto tutto ciò che in questo giorno mi donerai di penoso ed umiliante, in espiazione dei miei peccati, ma domando di darmi una partecipazione sempre maggiore delle tue pene, delle tue umiliazioni, perché io pure possa divenire un’ostia immacolata, una vera vittima di propiziazione. Ad infiammarmi sempre più in questo sano proposito mi dilati infinitamente l’orizzonte del mio sacrificio: mi additi tante anime che hanno bisogno del contributo delle mie pene di questo giorno per ottenere salvezza e vita eterna: per tutti quelli che sono presenti, per tutti i fedeli vivi e defunti, perché a me e ad essi giovi a salvezza per la vita eterna. Posso sperare di ottenere un frutto così stupendo? Posso sperare di dare alla mia umile immolazione un valore così meraviglioso? Posso sperare che dalla mia fedeltà nel mio sacrificio di questo giorno abbia a dipendere la salvezza di tante anime? Ah! Mio Signore, le industrie del tuo amore superano davvero ogni umana apprensione. Che cosa potevi fare di più per indurmi ad abbracciare generosamente quella croce che dovrei portare anche solo in espiazione delle mie gravissime colpe? Questa croce, ancorché pesantissima, non sarebbe sufficiente per espiare le mie colpe: eppure Tu mi fai intendere che non solo varrà per espiare le mie, ma insieme anche quelle di tante altre anime; varrà ad introdurle nelle vie della salvezza e della vita. Credo, o Gesù e adoro! Adoro non solo la tua croce, ma anche la mia, che per virtù del tuo amore diventa un mezzo così potente per la redenzione del mondo: quia per crucem tuam redemisti mundum! Ti benedico e ti ringrazio con tutto il mio cuore: benedicimus tibi! In ogni istante di questo giorno ti voglio benedire: ma specialmente in quegli istanti che saranno più penosi per me: momentaneum et leve tribulationis nostrae (2Cor 4,17), per quanto si possano sembrare terribili, per quanto possano sconcertare la mia fiacca natura, mi saranno carissimi, preziosissimi di fronte al peso di gloria che procureranno a me e a tante altre anime, per la virtù taumaturga del tuo Sacrificio: aeternum gloriae pondus operatur in nobis (2Cor 4,17). Ogni istante di questo giorno ha un riscontro nell’eternità, da ognuno di essi dipende la vita eterna di tante anime. Deh! Fa, o Signore, che io non lo dimentichi mai; fa che neppure uno me ne lasci sfuggire. Fammi santamente industrioso per raccoglierlo, per valorizzarlo, per trasformarlo in un peso di gloria immortale. Sia il frutto specialissimo di questa Santa Messa che io celebro e voglio celebrare con Te, fino all’ultimo istante di mia vita, fino a quello auspicatissimo che mi introdurrà nella vita eterna: in vitam aeternam! Amen!



lll

Pensiero del giorno

Sant'Alfonso Maria de Liguori
Il Signore ci paga ogni buon pensiero che abbiamo di dargli gusto ed ogni tribolazione che abbracceremo con pace uniformandoci alla sua santa volontà.

(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

venerdì 22 maggio 2026

Immortalità dell'anima

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Un principe polacco, incredulo materialista confesso, componeva un'opera contro l’immortalità dell'anima, era anzi in procinto di consegnarla alla stampa, quando, passeggiando un giorno nel suo parco, una donna tutta piangente si getta ai suoi piedi, e col più grande dolore gli dice: Mio buon principe, il mio marito è morto ... In questo momento, la sua anima si trova forse nel purgatorio, fra i patimenti! Io sono in tanto bisogno che non ho neppure la piccola somma necessaria per la celebrazione d'una messa da morto. Degnatevi aiutarmi in favore del mio povero marito. 

Sebbene il gentiluomo ridesse in cuor suo della credulità di quella donna, non ardì tuttavia di rimandarla. Si trova fra le mani una moneta d'oro, gliela dà e la donna corre alla chiesa e prega il sacerdote di offrire alcune messe pel suo marito. Cinque giorni dopo, il principe [...] rileggeva il suo manoscritto, e ritoccava alcune cose, quando, alzando gli occhi, a due passi da lui vede un uomo vestito come i paesani del luogo. Principe, gli dice lo sconosciuto, io vi ringrazio. Io sono il marito di quella povera donna, che or sono pochi giorni vi supplicò di farle una limosina, onde poter fare celebrare la santa messa pel riposo dell’anima mia. La vostra carità è stata aggradita da Dio, ed egli mi ha permesso di venirvi a ringraziare. Dette queste parole, il paesano polacco disparve come un'ombra. Indicibile fu la commozione del principe, e la conseguenza ne fu che gettò sul fuoco la sua opera, che aveva scritto contro l'immortalità dell’anima, e tanto di cuore si diede alla pietà, che splendida fu la sua conversione, e perseverò sino alla morte.

Pensiero del giorno

Si abbia occhio, nella scelta del compagno della vita, alla sua religione, alle sue pratiche, ai suoi costumi. Questa cosa non è mai abbastanza detta e capita per la spensieratezza giovanile.


[Brano tratto da "La donna associata allo zelo sacerdotale", di Don Giacomo Alberione, Edizioni San Paolo].

giovedì 21 maggio 2026

La regina delle virtù

Volta della cupola del Santuario di Pompei
Tempo fa un gentile e generoso lettore veneto mi ha scritto una lettera che pubblico volentieri.


Carissimo D.,
sono un tuo fedele lettore e nel passato ti ho scritto, se non sbaglio, 2-3 volte. Ti scrivo […] in un momento di grande pace e gioia che il Signore mi ha donato grazie a un sant'uomo che nella Sua infinita Misericordia mi ha fatto incontrare per correggermi dai miei gravi errori e consigliarmi sul cammino spirituale.

Quanto è bella e sublime la Carità autentica vissuta fra cristiani che si amano nel Signore! La Carità è la regina delle virtù, il Signore nei Vangeli vuol dircelo in ogni sua parola... "amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati", "non c'è amore più grande di questo.. dare la vita per gli amici", "dove 2 o 3 sono riuniti nel Mio Nome, io sarò con loro"... per non parlare del bellissimo inno alla Carità di S. Paolo o della lettera di S. Giovanni che spiegano tutto benissimo. Ma un conto è capirlo intellettualmente... un altro viverlo realmente. 

Carissimo amico... da oggi ti eleggo (se sei d'accordo eh...) come fratello spirituale per essere uniti sempre nella Carità e nella preghiera in Cristo Gesù. Esorto tutti i lettori a diventare fratelli e sorelle spirituali fra di noi per formare una famiglia spirituale nel Signore! Ovviamente è necessario che ognuno si cerchi dei fratelli spirituali "reali" (nel senso di amici con cui condivide il cammino spirituale). Per chi vuole rispondere all'infinito amore di Dio inoltrandosi nella vita devota di preghiera, nella santificazione quotidiana, nell'unione continua col Signore è necessario un padre spirituale. Ma ora vedo chiaramente che anche i fratelli spirituali sono importantissimi per vivere in Carità, condividere le esperienze e consigliarsi, camminando insieme in questo pellegrinaggio verso il Cielo che è al tempo stesso una "buona battaglia". Chi cammina da solo sarà facilmente ingannato, spinto verso esagerazioni e errori e, infine, abbattuto dal Nemico, questo è un grandissimo pericolo da non sottovalutare! Ovviamente il Signore è pronto a sostenere nella lotta chi è solo suo malgrado perché ha cercato ma non ha trovato padri e fratelli spirituali; ma chi è solo per superbia spirituale, per convinzione di farcela da solo nel cammino spirituale... cadrà senza dubbio, e voglia il Signore che possa rialzarsi con maggior umiltà!

Sentivo l'urgenza di avvisare i tuoi lettori su questo punto per l'esperienza personale e i gli errori fatti che vorrei venissero evitati.

Cordialissimi saluti nei SS. Cuori di Gesù e Maria,

(lettera firmata)


Caro fratello in Cristo, 
innanzitutto sento il bisogno di ringraziarti di cuore per la generosa donazione che mi hai inviato. È grazie a persone come te (purtroppo, non molte) se il mio blog “Cordialiter” continua ad essere in piedi, cercando di diffondere scritti spirituali che siano di edificazione per le anime per la maggior gloria di Dio.

Nella tua lettera hai scritto molte frasi piene di unzione spirituale. In effetti tutti i cristiani dovrebbero volersi bene in Cristo. Ai tempi di San Paolo i pagani restavano meravigliati nel vedere i cristiani volersi bene come fratelli. Del resto è stato lo stesso Redentore Divino a dirci che se ci vorremo bene gli uni gli altri, tutti ci riconosceranno per suoi seguaci.

Rinnovandoti la mia gratitudine e la mia amicizia fraterna, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Quanto più l’anima concentra in Dio i suoi desideri ed affetti, tanto più si libera dalle sollecitudini terrene; non si affanna più per nessuna cosa, poiché sa che una sola cosa è necessaria: «cercare Dio» e che in Dio troverà tutto ciò di cui ha bisogno.


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

mercoledì 20 maggio 2026

I sacerdoti zelanti fanno apostolato persino nelle prigioni comuniste

I cristiani che amano veramente Gesù buono cercano di sfruttare ogni occasione per fare apostolato nella speranza di salvare le anime e dare gloria a Dio, come fece l'eroico gesuita Padre Pietro Alagiani, il quale nel 1942 partì per il fronte orientale come cappellano militare dell'Armata Italiana in Russia, ma dopo pochi mesi venne preso prigioniero dai sovietici. Anche durante gli anni della dura prigionia si impegnò a portare le anime a Dio mediante l'apostolato. Ecco uno degli episodi raccontati nel suo libro "Le mie prigioni nel paradiso sovietico", quando aiutò spiritualmente un prigioniero ucraino del Bacino del Don (Donbass).


Fra tante altre anime, su cui Gesù sacramentato sparse l'abbondanza delle sue grazie, merita particolare ricordo un operaio per la straordinaria e fervorosa sua prontezza nell'abbracciare e praticare la vera fede appena l'ebbe conosciuta.

Mi trovavo nella stanza a pianterreno n. 34 della prigione Lefortovskaia, trasferito dalla Lubianca per la seconda volta. Un giorno vi fecero entrare un uomo alto, magro e vestito con stracci neri; aveva un piccolo involto sotto il braccio: era un minatore ucraino delle miniere del bacino del Don.

Durante l'occupazione tedesca dell'Ucraina (orientale, ora sovietica), fu, insieme con un gran numero di uomini e donne, preso e mandato forzatamente in Germania a lavorare. Finita la guerra fu di nuovo con molti altri cittadini sovietici ricondotto in Patria. Già da due anni lavorava nelle miniere e per la sua laboriosità aveva conquistato il posto di caposquadra dei minatori, quando qualcuno, forse un pretendente al suo posto, sussurrò alle orecchie della polizia segreta ch'egli, durante la guerra, era stato in Germania. Fu immediatamente arrestato e mandato a Mosca, dove lo tormentarono, come me, - ma fino allora per soli cinque mesi - sotto il torchio degli interrogatori.

Costui mi diceva che sotto i Soviets, nonostante l'occupazione generale di tutti i lavoratori, il semplice popolo conduceva una vita molto stentata e, all'infuori di pochi privilegiati dell'esercito e degli alti impiegati dello Stato e del partito, erano ben pochi quelli che potevano permettersi una vita alquanto agiata. [...]

Ma ciò che mi commosse profondamente fu la constatazione dell'opera compiuta direttamente dallo Spirito Santo in quell'anima semplice e retta. [...] Indi, preso un aspetto serio, ma di tenerezza filiale raccontò come ritornando ogni volta dalle tormentose istruttorie si dava a camminare su e giù per la cella e a recitare in onore della Madonna Santissima l'unica preghiera che sapeva: l'Otce nasc - il Pater noster». Mi assicurava che quella preghiera lo consolava sempre delle angherie bolsceviche e infondeva in lui coraggio, dandogli piena speranza che la Madre di Dio - «Bogorodiza» - avrebbe certamente assistito lui e la sua famiglia. Non desiderava altro, poiché, ormai era rassegnato ai dieci anni di galera, secondo le assicurazioni dei giudici istruttori i quali negli ultimi tempi lo trattavano un po' più umanamente, esortandolo ad essere anche nei campi di lavoro forzato sempre laborioso come fu nelle miniere per meritare qualche aumento nel vitto e mitigazioni nel trattamento...

Ammirata così l'unzione dello Spirito Santo, non volli venir meno al mio dovere pastorale di cooperare all'attività divina per completare la grande opera della salute eterna di questo bravo figliolo. Gli parlai, in breve, di Dio, di Gesù Cristo, della vera religione e degli obblighi d'ogni cristiano, promisi di insegnargli altre preghiere e spiegai le cose necessarie per ben confessarsi e comunicarsi.

Sentendo che io possedevo presso di me, anche in quella celletta carceraria, il Santissimo, egli balzò dalla gioia dichiarando di esserne privo da molto tempo e mi supplicò di insegnargli tutte le preghiere e le cose necessarie protestandosi pronto e felice di divenire cattolico.

D'allora in poi egli divenne la mia gioia e felicità [...]. «Padre - s'affrettava a dirmi con un tono supplichevole e pieno di sincerità - io rispetto molto Voi e Vi voglio bene, perché Voi m'insegnate le preghiere e ad amare la Madonna e a servire fedelmente Iddio Benedetto». [...]

Nelle prime settimane, preparatolo sommariamente - per tema che lo portassero via - lo ammisi alla professione di fede, alla confessione generale ed alla prima Santa Comunione da cattolico. Indi continuai a completare l'istruzione e l'insegnamento delle preghiere, traducendo a memoria dal latino in russo e ripetendo infinite volte parola per parola per stampargliele in quella mente arrugginita. Il mio scolaretto non si distingueva per particolare facilità nell'apprendere, ma imparata una preghiera non c'era verso che la dimenticasse o la confondesse. Anzi, quando nel dire il credo o i misteri del rosario, io non facendo grande attenzione sbagliavo in russo, egli subito notava che io avevo usato un'altra parola o confuso l'ordine.

Ogni mattina e ogni sera insieme recitavamo le solite preghiere, il rosario e le invocazioni dopo la benedizione Eucaristica. Imparò perfettamente il Pater, Ave, Gloria, la Salve Regina, il Credo, gli atti di Fede, Speranza, Carità e Contrizione, L'Angelus con l'Oremus e i quindici misteri del Santo Rosario. In modo particolare insistetti perché imparasse, capisse e spesso ripetesse l'atto di perfetta contrizione, come pure facesse ogni cosa col motivo di un puro e perfetto amore di Dio.

Arrivò a tanto che - mentre prima rispondeva alle preci da me dette - poi volle sempre che io facessi la parte dei fedeli e lui quella del sacerdote nella recita della corona quotidiana, dell'Angelus e del Pater, Ave, Gloria prima e dopo i pasti. Spesso durante la giornata girava per la cella dicendo da sola l'intero rosario.

Non di rado dalla gioia saltava dicendo: «Ora vado nei campi di lavoro forzato e insegnerò anche agli altri condannati a pregare. Poverini essi non sanno le preghiere, come saranno contenti, come mi ringrazieranno!...».


[Brano tratto da "Le mie prigioni nel paradiso sovietico", di Padre Pietro Alagiani, S. J., Edizioni Paoline, imprimatur: e Vicariatu Urbis die 15 Apr. 1956, + Aloysius Traglia, Archiep. Caesarien. Vicesgerens].

Pensiero del giorno

Le scuole infatti offrono ai missionari il grande vantaggio di stabilire utili contatti con tutto il mondo pagano, e soprattutto di attrarre più facilmente la gioventù, malleabile come cera, a comprendere, stimare e abbracciare la dottrina cattolica. Questi giovani in tal maniera educati saranno i futuri reggitori della cosa pubblica, e la massa del popolo li seguirà come guide e maestri. [...] E se anche in questa maniera non saranno frequenti le conversioni alla pratica della morale del divin Redentore, molti tuttavia saranno soavemente commossi nel considerare la celestiale bellezza di questa religione e la carità dei suoi seguaci. Le scuole poi e i collegi sono utilissimi per confutare tutti quegli errori che vengono diffusi ogni giorno più, soprattutto per opera degli acattolici e dei comunisti, e vengono istillati più o meno apertamente specialmente nelle anime giovanili. 


[Citazione tratta dalla Lettera Enciclica "Evangelii Praecones" di Papa Pio XII].

martedì 19 maggio 2026

Pazzia di chi vive in disgrazia di Dio

[Brano tratto da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Patrono Universale dei Confessori e dei Moralisti].


I peccatori chiamano pazzi i Santi, che in questa vita fuggono gli onori, le ricchezze ed i piaceri di senso, ed abbracciano la povertà, i disprezzi e le penitenze. Ma nel giorno finale del giudizio confesseranno ch'essi sono stati pazzi in giudicare che la vita dei Santi era pazzia: "Nos insensati vitam illorum aestimabamus insaniam" (Sap. 5, 4). E qual maggior pazzia che vivere senza Dio? Cosa che porta seco il fare una vita infelice in questa terra, per andar poi a fare una vita più infelice nell'inferno.

No, mio Dio, non voglio aspettare quest'ultimo giorno a confessar la mia pazzia; ora la confesso, pazzo io sono stato in offendere voi, mio sommo bene. "Pater, non sum dignus vocari filius tuus". Io non sono degno, Padre mio, di perdono, ma io lo spero al sangue, che avete sparso per me. Gesù mio, mi pento di avervi disprezzato, e vi amo sopra ogni cosa.

Poveri peccatori! accecati dal peccato perdono il giudizio. Che si direbbe di un uomo, che per un quattrino vendesse un regno? E che dee dirsi di colui, che per un diletto, per un fumo, per un capriccio vende il paradiso e la grazia di Dio? Pensano solo a questa vita, che tra breve ha da finire; e frattanto si acquistano l'inferno per quella vita, che non finisce mai. Ah mio Dio, non permettete ch'io sia più cieco, come sono stato per lo passato, quando ho amate le mie soddisfazioni, e per quelle ho disprezzato voi bene infinito. Ora detesto quelle, ed amo voi sopra ogni cosa.

Miseri mondani! verrà tempo che piangeranno la loro pazzia; ma quando? quando non vi sarà più rimedio alla loro disgrazia. [...] Ecco, diranno, che tutti i nostri diletti son passati come un'ombra, ed altro non ci è rimasto che una pena ed un pianto eterno.

Caro Gesù mio, abbiate pietà di me. Io mi sono scordato di voi, ma vedo che voi non vi siete scordato di me. V'amo, amor mio, con tutta l'anima mia, ed abborrisco sopra ogni male tutte l'offese che v'ho fatte. Perdonatemi, Dio mio, e scordatevi di tutte l'amarezze che v'ho date. E giacché sapete la mia debolezza, non m'abbandonate; datemi luce, datemi forza di vincer tutto per darvi gusto.

O Maria, Madre di Dio, in voi ripongo le mie speranze.


lll

Pensiero del giorno

Ci è sommamente necessaria la mansuetudine quando dobbiamo far qualche riprensione agli altri. Le correzioni fatte con zelo amaro fanno spesso più danno che utile, specialmente quando colui che deve esser corretto sta turbato; allora bisogna trattenersi dal correggerlo ed aspettar il tempo che in lui si sia sedato il bollore dell'ira. E così anche bisogna che noi ci asteniamo di correggere altri quando stiamo di mal umore, perché allora l'ammonizione riuscirà sempre fatta con asprezza, e il reo, vedendosi ripreso in tal modo, farà poco conto dell'ammonizione come fatta per passione.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

lunedì 18 maggio 2026

Is it a sin for an engaged couple to kiss? (lk)

boyfriend and girlfriend
Is it a sin for an engaged couple to kiss or morally permissible? Some time ago, a reader of my blog wrote to me to ask what traditional Catholic Moral Theology manuals teach about kissing between engaged couples (she wanted to know so she could explain it to her son). Here is my response.

Dear sister in Christ,
It brings me great joy to be of help to you, so please feel free to write to me whenever you have any doubts. Responding to you is never a burden for me—in fact, I do it very willingly because I care deeply about your spiritual growth and that of your children.

Now, to answer your question. In the well-known text titled "Per meglio confessare" ("To Confess Better") by A. Chanson (a manual for confessors from the time of Pius XII), the topic of what is permissible and what is not between engaged couples is addressed. Chanson distinguishes between two types of kisses: passionate kisses (open-mouthed) are grave sins because they obviously provide carnal pleasure, which is only lawful for married couples. On the other hand, chaste kisses (closed-mouthed, what I would call "little pecks"), according to Chanson, can be tolerated if they are given as a sign of affection, without the intention of seeking carnal pleasure.

However, I share your view: it often starts with a little peck, and then it becomes impossible to stop, as passion is strong, and one may end up committing grave sins—what are known as acts of uncompleted lust or even fornication.

If I had a fiancée, I would avoid even these chaste little pecks on the lips (though they are tolerable, and thus permissible) precisely out of fear of not being able to restrain my passion and subsequently falling into serious sin. St. Alphonsus Maria de Liguori, speaking about lust, says that just as straw placed near fire will also burn, so too, if two people not bound by the marriage bond engage in excessive familiarity, they will likely end up committing some mortal sin. Once a person is inflamed by passion, it is very difficult for them to restrain themselves.

As you told your son, not kissing his fiancée is an act of great respect toward her. It shows that he truly cares for her and that he is not with her purely out of physical attraction. If she does not understand these subtleties and takes offense, in my opinion, it is better to leave her, as it would be difficult to build something serious with someone like that. I would never marry a woman who does not want to live in perfect chastity during the engagement period. I would not trust such a person, and without trust, it is impossible to build a truly happy marriage. How could I be happy with a woman who is willing to trample on the Eternal Law established by God?

Kisses Between Spouses Are Not Sinful

For married couples, however, kisses, hugs, and similar expressions of affection are not only permitted but also useful in fostering mutual conjugal love. The crucial point is to prevent these actions from causing an involuntary emission—that is, the dispersion of semen, which may be deliberately effused only within the wife's reproductive tract and only during a marital act performed in a natural manner. (When the emission is involuntary, it is not sinful if it was caused by an action that possessed a certain utility, such as a doctor examining a beautiful girl, a confessor hearing a woman's confession, or someone taking a shower for reasons of hygiene, etc.). Chanson advises spouses to engage in hugs, passionate kisses, caresses, etc., especially before and after marital copulation, thus reviving the affection between the couple.

If you’d like to help your son, you could recommend that he read a book by Pierre Dufoyer for engaged and newlywed couples, which teaches many interesting things. I hope I’ve been of some use to you. Do not hesitate to contact me whenever you want to learn more about what traditional manuals of Moral Theology teach. For me, friendship means putting myself at the service of the person I consider a friend, with the aim of being of benefit to them—especially from a spiritual perspective.

I send you my warmest greetings in Jesus and Mary.

Cordialiter

Pensiero del giorno

San Francesco di Sales

Non lasciamo di resistere e correggere con vigore i vizi di quelli che dipendono da noi, ma sempre con pace e dolcezza.


(San Francesco di Sales)

domenica 17 maggio 2026

La cresima

Santissima Trinità
Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


O Spirito Santo, conferma ancora una volta ciò che hai operato in me e rendimi capace di vivere da vero soldato dl Cristo. 

1 - Il battesimo è il sacramento dell’iniziazione cristiana, ossia c’introduce nella Chiesa, la grande famiglia di Dio, infonde in noi la grazia santificante, per cui diventiamo figli dell’Altissimo e fratelli di Gesù Cristo. La cresima, invece, è il sacramento della confermazione, ossia ci conferma e rafforza in quella vita cristiana a cui il battesimo ci ha generati. Il battesimo è l’atto di nascita alla vita cristiana, la cresima è l’atto di passaggio alla vita cristiana adulta. «La cresima - dice il catechismo - ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo, dandoci l’abbondanza dello Spirito Santo, cioè della sua grazia e dei suoi doni, i quali ci confermano o rafforzano nella fede e nelle altre virtù contro i nemici di Cristo». 

Mediante il battesimo siamo consacrati templi dello Spirito Santo, mediante la cresima questo divino Spirito sopravviene in noi con maggior pienezza, consacrandoci cavalieri di Cristo, atti a combattere per la difesa della fede e della Chiesa. Di questo sacramento abbiamo un bisogno immenso, soprattutto oggi, in cui, moltiplicandosi sempre più i nemici di Dio, moltiplicandosi le insidie e le seduzioni del male, è spesso necessario grande coraggio, e talvolta perfino eroismo, per resistere saldi nella fede e nella morale cattolica. Imprimendo nelle anime nostre il carattere di «soldati» di Cristo, la cresima infonde in noi la forza corrispondente e ci conferisce il diritto di ricevere, al momento opportuno, le grazie attuali necessarie per mantenerci fedeli a Dio nonostante tutte le difficoltà e le lotte che potremo incontrare; appunto in questo consiste «la grazia sacramentale» della cresima. 

Si può dunque dire che, almeno virtualmente, la cresima è il sacramento che consacra gli eroi del dovere, che consacra i martiri, ossia che conferisce all’uomo la forza di vivere e di professare apertamente la propria fede, anche a costo di grandi sacrifici, non escluso quello della vita, qualora ciò fosse necessario. 

Quando la pusillanimità od il rispetto umano tentano di travolgerti, ripeti a te stesso le parole ardite di San Francesco d’Assisi: «Cavaliere di Cristo, hai paura?!», ed il ricordo della tua solenne consacrazione a cavaliere di Cristo, avvenuta nel giorno benedetto della tua cresima, ti dia la forza per reagire e vincere. 

[…] 

Colloquio - […] «O Spirito Santo, abbeverami al torrente della tua dolcezza, affinché più nulla io ami di gustare dell’avvelenata dolcezza del mondo» (S. Agostino). 

«O Spirito Santo, amore infinito, che procedi dal Padre e dal Figlio, donami lo spirito di adozione, insegnami ad agire sempre come vero figlio di Dio. Dimora in me, fa’ che io dimori in te, per amare come ami Tu. Senza di te sono niente: sine tuo numine nihil est in homine... Io non valgo niente, ma tienimi unito a te, riempimi del tuo amore, perché io resti unito col tuo aiuto al Padre e al Figlio» (Dom C. Marmion). 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].