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domenica 5 aprile 2026

Charitas est vinculum perfectionis

Gesù che abbraccia una persona
Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa, Patrono universale dei Confessori e dei Moralisti.


Tutta la nostra perfezione consiste nell’amare il nostro amabilissimo Dio: Charitas est vinculum perfectionis. (Col. 3.14). Ma poi tutta la perfezione dell’amore a Dio consiste nell’unire la nostra alla sua santissima volontà. Questo è il principale effetto dell’amore, dice S. Dionigi Areopagita, l’unire le volontà degli amanti, sicchè abbiano lo stesso volere. E perciò quanto più alcuno sarà unito alla divina volontà, tanto sarà maggiore il suo amore. 

[...]

Un atto di perfetta uniformità al divino volere basta a fare un santo. Ecco Saulo mentre va perseguitando la Chiesa, Gesù Cristo l’illumina, e lo converte. Che fa Saulo? che dice? non fa altro che offrirsi a fare la sua vonontà: Domine, quid me vis facere? (Act 9.6) Ed ecco, che il Signore lo dichiara vaso d’elezione ed Apostolo delle genti: Vas electionis est mihi iste, ut portet nomen meum coram gentibus. (Act 9.15) Sì, perché colui che dà la sua volontà a Dio, gli dà tutto; chi gli dà le robe con le elemosine, il sangue col flagellarsi, i cibi coi digiuni, dona a Dio parte di ciò che possiede, ma chi gli dona la sua volontà, gli dona tutto, onde può dirgli: Signore, io son povero, ma vi dono tutto quel che posso; dandovi la mia volontà, non ho più che darvi. Ma questo appunto è il tutto quel che da noi vuole il nostro Dio: Fili mi, praebe cor tuum mihi. (Prov 23.1) Figlio, dice il Signore a ciascuno, figlio, dammi il tuo cuore, cioè la tua volontà. Nihil gratius Deo (parla S. Agostino) possumus ei offerre, quam ut dicamus ei: Posside nos. No, che non possiamo offerire a Dio cosa più cara, che con dirgli: Signore possedeteci voi; noi vi doniamo tutta la nostra volontà, fateci intendere quello che da noi volete, e noi l’eseguiremo.

Se dunque vogliamo compiacere appieno il cuore di Dio, procuriamo in tutto di conformarci alla sua divina volontà; e non solo di conformarci, ma uniformarci a quanto Dio dispone. La conformità importa che noi congiungiamo la nostra volontà alla volontà di Dio; ma l’uniformità importa di più, che noi della volontà divina e della nostra ne facciamo una sola, sì che non vogliamo altro se non quello che vuole Dio, e la sola volontà di Dio sia la nostra. Ciò è il sommo della perfezione, a cui dobbiamo sempre aspirare; questa ha da esser la mira di tutte le nostre opere, di tutti i desideri, meditazione, e preghiere. In ciò abbiamo da pregare ad aiutarci tutti i nostri santi Avvocati, i nostri Angeli Custodi, e sopratutto la divina Madre Maria, la quale perciò fu la più perfetta di tutti i Santi, perché più perfettamente ella abbracciò sempre la divina volontà.

Ma il forte sta nell’abbracciare la volontà di Dio in tutte le cose che avvengono o prospere, o avverse ai nostri appetiti. Nelle cose prospere anche i peccatori ben sanno uniformarsi alla divina volontà; ma i santi si uniformano anche nelle contrarie e dispiacenti all’amor proprio. Qui si vede la perfezione del nostro amore a Dio. Diceva il V. S. Giovanni Avila: Vale più un benedetto sia Dio nelle cose avverse, che seimila ringraziamenti nelle cose a voi dilettevoli.

Di più bisogna uniformarci al divino volere non solo nelle cose avverse che ci vengono direttamente da Dio, come sono le infermità, le desolazioni di spirito, la povertà, la morte dei parenti, e simili; ma anche in quelle, che ci vengono per mezzo degli uomini, come sono i disprezzi, le infamie, le ingiustizie, i furti, e tutte le sorte di persecuzioni. In ciò bisogna intendere, che quando noi siamo offesi da qualcuno nella fama, nell’onore, nei beni materiali, benchè il Signore non voglia il peccato di colui che ci fa del male, vuole nondimeno la nostra umiliazione, la nostra povertà e mortificazione. E’ certo, e di fede, che quanto avviene nel mondo, tutto avviene per divina volontà.


[Brano tratto da "Uniformità alla Volontà di Dio" , di Sant'Alfonso Maria de Liguori].


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Pensiero del giorno

Affatto dimentica di sé, l’anima amante non pensa né al suo godere, né al suo patire, ma pensa solo ad amare ed a servire il suo Dio, pensa solo a contribuire quanto più può alla sua gloria, associandosi all’opera redentrice di Gesù. E se anela ad un’unione con Dio sempre più intima e perfetta, sia oggi sulla terra come domani nel cielo, è per amare con la massima intensità, è per far amare l’Amore dal maggior numero possibile di anime. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

sabato 4 aprile 2026

Della morte di Gesù Cristo

Gesù in croce
[Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori].

Ma come mai possiamo credere che 'l Creatore abbia voluto morire per gli uomini, per le sue creature! Ma è necessario di crederlo, perché così ce l'insegna la fede. [...] E se è vero, o Dio d'amore, che voi siete morto per amore degli uomini, sarà possibile che tra gli uomini si ritrovi uomo, che ciò creda, e non ami questo Dio così amante? Ma oh Dio, che di questi ingrati uno son io, mio Redentore, che non solo non v'ho amato, ma tante volte per miseri gusti ed avvelenati ho rinunziato alla vostra grazia e al vostro amore.

Dunque mio Signore e Dio, voi siete morto per me, e com'io ciò sapendo ho potuto tante volte sconoscervi e voltarvi le spalle? Ma voi mio Salvatore, siete venuto dal cielo in terra a salvare i perduti. "Venit Filius hominis salvum facere, quod perierat". La mia ingratitudine dunque non può privarmi della speranza del perdono. Sì, Gesù mio, spero che mi perdoniate tutte l'ingiurie, che v'ho fatte, appunto per quella morte che voi sul Calvario un giorno avete sofferta per me. Oh potessi morir di dolore e morir d'amore ogni volta che penso all'offese che v'ho fatte ed all'amore che m'avete portato! Ditemi, Signore, che ho da fare da oggi avanti per compensare tanta mia ingratitudine. E ricordatemi sempre la morte amara, che voi mio Dio avete voluto patire per me, affinché io v'ami e non vi offenda più.

Un Dio dunque è morto per me, ed io potrò amare altra cosa che Dio? No, Gesù mio, io non voglio amare altr'oggetto fuori di voi. Troppo voi mi avete amato. Voi non avete più che fare per obbligarmi ad amarvi. Io coi peccati miei vi ho obbligato a discacciarmi dalla vostra faccia, ma vedo che voi non m'avete abbandonato ancora; vedo che ancora mi guardate con affetto; sento che seguite a chiamarmi al vostro amore. Io non voglio resistere più. V'amo, mio sommo bene: v'amo, mio Dio degno d'infinito amore: v'amo, mio Dio, morto per me. V'amo, ma v'amo poco, datemi voi più amore. Fate ch'io lasci tutto e mi scordi di tutto, per non attendere ad altro che ad amare e dar gusto a voi, mio Redentore, mio amore, mio tutto.

O Maria, speranza mia, raccomandatemi al vostro Figlio.


[Brano tratto da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori].


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Pensiero del giorno

Maria non vince con la spada in mano, ma nel cuore.

(Gertrude von Le Fort)


venerdì 3 aprile 2026

Un Dio è morto per mio amore, ed io non l'amerò?

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.


"Dilexit me, et tradidit semetipsum pro me" (Gal. 2. 20). Dove mai nel mondo si è veduto morire un padrone per amor del suo servo? Un re per amor del suo vassallo? E pur è certo che 'l mio Creatore, il Signore del cielo e della terra, il Figlio di Dio ha voluto morire per me vile ed ingrata sua creatura. S. Bernardo: "Ne perderet servum sibi ipsi non pepercit". Per perdonare a me, non ha voluto perdonare a se stesso, condannandosi a morir di dolore sopra una croce.

Gesù mio, io credo che siete morto per me: ma come poi credendo ciò, ho potuto vivere tanti anni senza amarvi?

Ma voi, mio Redentore, avete data la vita non solo per una vostra vil creatura, ma per una creatura ingrata e ribelle, che tante volte vi ha voltate le spalle, e per qualche misera soddisfazione vi ha rinunziata in faccia la vostra grazia e 'l vostro amore. Voi con tante finezze avete cercato di mettermi in necessità d'amarvi; ma io con tanti peccati ho cercato di mettervi in necessità di odiarmi e mandarmi all'inferno. Quell'amore però che vi ha fatto morire per me, ora mi dà animo a sperare che non mi discaccerete, se a voi ritorno. Perdonatemi, Gesù mio, conosco il torto che vi ho fatto: e conosco ancora che gran torto vi farei, se vi amassi poco; no, io vi voglio amare assai; troppo voi ve lo meritate, datemi il vostro aiuto.

Ah mio caro Salvatore, e che più potevate voi fare per guadagnarvi il mio cuore, che morire per me? Qual maggior amore può dimostrarsi ad un amico, che di morire per suo amore? "Maiorem hac dilectionem nemo habet, ut animam suam ponat quis pro amicis suis" (Io. 15. 13). Dunque, o Verbo incarnato, voi non avete più che fare per farvi amare, ed io seguirò ad esservi ingrato? Ma no, che già si accosta la mia morte, e forse mi sarà vicina; non voglio morire così sconoscente, come vi sono stato per lo passato.

V'amo, amor mio Gesù. Voi tutto a me vi siete donato, io tutto a voi mi dono. Ligatemi e stringetemi colle catene del vostro amore, acciocché io viva, e muoia sempre innamorato della vostra bontà.

O divina Madre Maria, tenetemi sotto il vostro manto, e qui fatemi ardere d'amore per quel Dio, ch'è morto per amor mio.


[Brano tratto da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori].


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Una generosa donazione di una signora facoltosa

Don Bosco
[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].

Don Bosco una sera del 1860 raccontava agli alunni che avevano pregato per lui: «[...] Sapevo che nella parrocchia dei Martiri abitava una signora facoltosa che non voleva saperne di beneficenza. Anche il Parroco aveva più volte chiesto inutilmente. Vi andai e la signora commossa di me e di voi mi diede 10.000 lire. Ne parlai al Parroco che ne rimase altamente meravigliato». Così più volte il Signore mosse i cuori anche più avari a venire in soccorso dell’Opera del suo servo fedele.



Pensiero del giorno

La Passione SS. di Gesù è un mare di dolori, ma è altresì un mare di amore.


(San Paolo della Croce)

giovedì 2 aprile 2026

Gratitudine verso Dio

Don Bosco con Maria Ausiliatrice e Gesù Bambino
«[…] Non fa elemosina solamente colui che dà pane ai poveri. Domandano pure riconoscenza i benefizi intellettuali e gli spirituali. La gratitudine non si deve fermar solo alle persone, ma deve andare a Dio rappresentato dalle persone stesse. È per mezzo di esse che il Signore ci benefica». Così parlava Don Bosco il 22 giugno 1864 ai giovani.

 [Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].

Passione di Gesù Cristo e il Sacramento dell'altare

Oh che due gran misteri di speranza e di amore sono per noi la Passione di Gesù Cristo e il Sacramento dell'altare! Misteri che, se la fede non ce ne accertasse, e chi mai potrebbe crederli? Un Dio onnipotente voler farsi uomo, spargere tutto il suo sangue e morir di dolore sovra d'un legno; e perchè? per pagare i nostri peccati e salvare noi vermi ribelli! E poi il medesimo suo corpo, un giorno sacrificato per noi sulla croce, volercelo dare in cibo per così unirsi tutto con noi! Oh Dio che questi due misteri dovrebbero incenerire d'amore tutti i cuori degli uomini. E qual peccatore dissoluto che sia, potrà disperare del perdono, se si pente del male che ha fatto, vedendo un Dio così innamorato degli uomini ed inclinato a far loro bene?


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)


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Pensiero del giorno

Nell’assistere alla Santa Messa rinnova la tua fede e medita quale vittima s’immola per te alla divina giustizia per placarla e renderla propizia. Non allontanarti dall’altare senza versare lagrime di dolore e di amore per Gesù, crocefisso per la tua eterna salute.



(Pensiero di San Pio da Pietrelcina)

mercoledì 1 aprile 2026

Passione di Cristo

Diceva S. Agostino che vale più una sola lacrima sparsa meditando sulla Passione di Cristo, che un pellegrinaggio sino a Gerusalemme ed un anno di digiuno a pane ed acqua. Sì, il nostro amante Salvatore ha patito tanto affinché vi pensassimo, poiché pensandovi non è possibile non infiammarsi del divino amore. Gesù da pochi è amato, perché pochi sono quelli che considerano le pene che ha patito per noi; ma chi le considera spesso, non può vivere senza Gesù. Si sentirà talmente stringere dal suo amore che non gli sarà possibile resistere a non amare un Dio così innamorato che tanto ha patito per farsi amare. S. Francesco piangeva nel meditare le sofferenze di Gesù Cristo. Una volta mentre lacrimava gli venne chiesto che problema avesse, egli rispose che piangeva per i dolori e gli affronti dati al Signore e si dispiaceva nel vedere gli uomini ingrati che non l'amano e non lo pensano.

[Brano tratto da "Meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo", di S. Alfonso Maria de Liguori, casa editrice "Fede & Cultura"].

Pensiero del giorno

Gesù CristoAltro punto importante da tener sempre presente nell’esame di coscienza è quello di sorvegliare e tener desta la tendenza verso la santità, il desiderio di far sempre quel che più piace a Dio, perché questa è la molla della vita spirituale, della generosità. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 31 marzo 2026

Devo morire

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


È un ricordo molto utile per la salute eterna il dire spesso fra noi: Ho da morire un giorno. La chiesa ogni anno nel giorno delle ceneri dà questo ricordo ai fedeli: Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris. Ma questa verità della morte ci vien ricordata molto spesso fra l'anno, ora dai cimiteri che incontriamo nelle vie, ora dalle tombe che vediamo nelle chiese, ed ora dai morti che si portano a seppellire.

I mobili più preziosi che portavansi gli anacoreti nelle loro grotte erano una croce ed un teschio di morto: la croce per ricordarsi dell'amore portato a noi da Gesù Cristo, e il teschio per ricordarsi del giorno della loro morte. E così perseveravano essi nella penitenza sino alla fine de' loro giorni; e morendo da poveri in quel deserto, morivano più contenti che non muoiono i monarchi nelle loro reggie.

(...) In questa terra chi vive più, chi vive meno; ma per ognuno o più presto o più tardi ha da venire la fine; ed in questa fine che sarà il punto di morte, niun'altra cosa ci consolerà, che l'aver amato Gesù Cristo, e l'aver patito con pazienza per amor suo i travagli di questa vita. No che non consolano allora né le ricchezze acquistate né gli onori avuti né i diletti presi. Tutte le grandezze di questo mondo non consolano i moribondi, ma loro dan pena; e quante più se ne son procurate, tanto più crescerà la pena. Dicea suor Margarita di sant'Anna monaca carmelitana scalza e figlia di Ridolfo II. Imperatore: A che servono i regni nell'ora della morte?

Oimè a quanti mondani avviene che quando sono più occupati a procurarsi guadagni, poderi e cariche, venga detto loro colla nuova della morte: Dispone domui tuae, quia morieris et non vives. Signor tale, è tempo che pensiate a far testamento, perché state male! Oh Dio, qual pena avrà colui che sta vicino a guadagnar quella lite, a prender possesso di quel palagio o di quel feudo, in sentirsi dire dal sacerdote ch'è venuto a raccomandargli l'anima: Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo! Partiti da questo mondo e va a rendere i conti a Gesù Cristo! Ma ora non mi trovo apparecchiato bene. Ma che importa? ora bisogna partire.

Ah mio Dio, datemi luce, datemi forza di spender la vita che mi resta in servirvi ed amarvi! Se ora dovessi morire non morrei contento, morrei inquieto. Dunque che aspetto? che mi colga la morte con gran pericolo della mia salute eterna? Signore, se sono stato pazzo per lo passato non voglio esserlo più. Ora mi do tutto a voi, accettatemi voi e soccorretemi colla vostra grazia.

In somma per ognuno ha da venir la fine, e colla fine giungerà quel momento decisivo di avere una felice o infelice eternità: Oh momentum a quo pendet aeternitas! Oh pensassero tutti a questo gran momento ed al conto che in esso deve rendersi al Giudice di tutta la vita! (...) Certamente che non attenderebbero ad ammassar danari, e faticare per farsi grandi in questa vita che finisce; ma penserebbero a farsi santi e a diventar grandi in quella che non finisce mai.

Se dunque abbiamo fede e crediamo che vi è morte, giudizio ed eternità, procuriamo ne' giorni che ci restano di vivere solo a Dio. E perciò procuriamo di vivere da pellegrini in questa terra, pensando che presto avremo a lasciarla. Viviamo sempre a vista della morte, e negli affari di questa vita eleggiamo di fare quel che faremmo in punto di morte. Tutte le cose della terra o ci lasciano o le abbiamo da lasciare. Sentiamo Gesù Cristo che ci dice: Thesaurizate vobis thesauros in coelo, ubi neque aerugo neque tinea demolitur. Disprezziamo i tesori della terra che non possono contentarci e presto finiscono, e guadagniamoci i tesori del cielo che ci faranno beati e non finiranno mai.

Misero me, Signore, che per le cose della terra ho tante volte voltate le spalle a voi bene infinito! Conosco la mia pazzia di aver cercato nel tempo passato di acquistare gran nome e di far fortuna nel mondo. La fortuna mia voglio che non sia altra da ogg'innanzi che l'amarvi e fare in tutto la vostra volontà. Gesù mio, toglietemi voi il desiderio di comparire, fatemi amare i disprezzi e la vita nascosta. Datemi forza di negarmi tutto ciò che a voi non piace. Fate ch'io abbracci con pace le infermità, le persecuzioni, le desolazioni e tutte le croci che m'inviate. Oh! potessi morire per amor vostro abbandonato da tutti, come voi siete morto per me! Vergine santa, le vostre preghiere possono farmi trovare la vera fortuna ch'è d'amare assai il vostro Figlio; deh! pregatelo per me, in voi confido.



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Pensiero del giorno

Le anime, le anime, quanto sono belle le anime, e quanto è sublime il compito di salvarle! [...] non c'è soddisfazione più bella e più piena che rintracciarle e portarle a Dio, come pecorelle smarrite tra i dirupi, [...] come figli fuggiti dal cuore paterno di Dio che sempre le ricerca e sempre le ama, perché sono sue creature. 

[Brano tratto dal commento di Don Dolindo Ruotolo alla Seconda lettera di San Paolo ai Corinzi, Apostolato Stampa].

lunedì 30 marzo 2026

Quali sono le diocesi italiane più vaste territorialmente? (ims 255)

Stilare una classifica delle diocesi italiane per estensione territoriale è un esercizio affascinante: ci ricorda che i confini ecclesiastici spesso ignorano le delimitazioni civili (province e regioni) per seguire storie millenarie, crinali montuosi o antiche rotte di pellegrinaggio.

In Italia, la maglia delle diocesi è molto fitta (oltre 220), ma alcune "super-diocesi" coprono territori vastissimi, specialmente nelle zone alpine, in Sardegna e lungo l'Appennino centrale.

Ecco le 50 diocesi più vaste d'Italia per superficie territoriale espressa in chilometri quadrati .


Classifica delle 50 Diocesi per Estensione ($km^2$)

Pos.DiocesiRegione EcclesiasticaSuperficie (km2)
1Bolzano-BressanoneTriveneto7.400
2TrentoTriveneto6.212
3MilanoLombardia4.235
4SassariSardegna4.115
5Arezzo-Cortona-SansepolcroToscana3.425
6TorinoPiemonte3.350
7AostaPiemonte3.263
8OristanoSardegna3.112
9NuoroSardegna2.806
10CagliariSardegna2.571
11L'AquilaAbruzzo-Molise2.516
12OzieriSardegna2.288
13Alghero-BosaSardegna2.012
14Spoleto-NorciaUmbria1.836
15VolterraToscana1.743
16Belluno-FeltreTriveneto1.720
17Potenza-Muro Lucano-Marsico NuovoBasilicata1.634
18BeneventoCampania1.609
19GrossetoToscana1.592
20VicenzaTriveneto1.551
21UdineTriveneto1.550
22Piazza ArmerinaSicilia1.515
23PadovaTriveneto1.506
24Reggio Calabria-BovaCalabria1.486
25Massa Marittima-PiombinoToscana1.450
26CaltagironeSicilia1.447
27CaltanissettaSicilia1.391
28MacerataMarche1.341
29PattiSicilia1.332
30CataniaSicilia1.332
31Rossano-CariatiCalabria1.315
32NicosiaSicilia1.281
33Siena-Colle di Val d'Elsa-MontalcinoToscana1.258
34Urbino-Urbania-Sant'Angelo in VadoMarche1.235
35CefalùSicilia1.218
36Isernia-VenafroAbruzzo-Molise1.213
37Tursi-LagonegroBasilicata1.210
38Camerino-San Severino MarcheMarche1.198
39VeronaTriveneto1.189
40LanuseiSardegna1.143
41MondovìPiemonte1.139
42FermoMarche1.121
43Chieti-VastoAbruzzo-Molise1.114
44GubbioUmbria1.100
45Altamura-Gravina-Acquaviva delle FontiPuglia1.096
46Cosenza-BisignanoCalabria1.092
47TriventoAbruzzo-Molise1.084
48Ales-TerralbaSardegna1.082
49RietiLazio1.050
50SaluzzoPiemonte1.036

Alcune osservazioni interessanti:

  • Il primato Alpino: Le diocesi di Bolzano-Bressanone e Trento dominano la classifica poiché i loro confini coincidono sostanzialmente con le intere province autonome, territori montuosi e molto estesi.

  • L'eccezione metropolitana: Milano è un caso unico. Pur essendo un'area densamente popolata, è la terza diocesi più vasta d'Italia, coprendo quasi tutta la provincia di Milano, Monza, Lecco, Varese e parti di Como e Pavia. È anche la diocesi più popolosa d'Europa.

  • La Sardegna: La Sardegna ha una densità abitativa bassa ma diocesi molto grandi (Sassari, Oristano, Nuoro). Qui la vastità territoriale serve a raggruppare un numero sufficiente di fedeli dispersi in piccoli comuni rurali.

  • Toscana e Marche: Molte diocesi in queste regioni (come Arezzo o Macerata) risultano molto vaste a causa delle accorpamenti (fusioni aeque principaliter o plena unione) avvenuti negli anni '80 per razionalizzare le circoscrizioni ecclesiastiche.

Nota: I dati sulle superfici possono variare leggermente tra le diverse fonti (Annuario Pontificio vs ISTAT/BeWeb) a causa dei diversi criteri di misurazione dei confini, spesso definiti da antiche proprietà parrocchiali piuttosto che da coordinate GPS millimetriche.