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mercoledì 4 febbraio 2026

Un uomo davvero felice

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Viveva a Colonia nel secolo XIV un celebre predicatore Domenicano, Giovanni Tauler, famoso per la scienza e per la carità di cui era fornito. Trovandosi egli un giorno in chiesa, pregava Iddio di gran cuore, affinché gli facesse conoscere la maniera migliore di servirlo. Finita la sua orazione, esce di chiesa, e vede rannicchiato sopra un gradino della porta un povero malamente coperto di panni, e così sfigurato, che al solo vederlo moveva a pietà. Aveva la testa per metà corrosa da un'ulcera, aveva perduto un braccio ed una gamba, e tutto il suo corpo era coperto di orribili piaghe. Mosso da compassione il P. Tauler, si avvicina al povero uomo, si toglie di tasca una moneta d’argento, e nel dargliela gli dice: - Buon giorno, mio caro. - Grazie, signore, rispose il poverello, ma io non ho mai avuto giorni cattivi. Il religioso credette che lo sventurato non avesse inteso il saluto, e gli ripete: Io vi ho augurato il buon giorno, cioè che siate felice, e che abbiate tutto quello che potete desiderare. - Vi ho inteso benissimo, soggiunse il tapino, e vi ringrazio della vostra carità, ma torno a dirvi che da molto tempo il vostro augurio si è verificato. Tauler disse tra sé: questo infelice ha perduto la testa, od è sordo. Quindi alzando la voce, ritornò a dire: Ma voi non mi avete inteso! Vi ho augurato che possiate essere contento. Ma sì, mio signore, disse il mendicante, non vi affaticate: vi ho già detto che vi ho inteso benissimo, e vi ripeto che sono felicissimo, e che non passo mai cattive giornate. Il pio Domenicano resta attonito. Poi si avvicina di più a quell'apparente infelice, e lo prega di spiegargli meglio ciò che prima gli aveva detto. Il povero storpio e gravemente malato gli risponde: Signore, fino dalla infanzia imparai che Dio è sapiente, giusto e buono. Dopo la mia infanzia soffro di una infermità che ormai ha divorato gran parte del mio corpo; sono sempre stato povero, ed ho perduto un braccio ed una gamba. Ho detto a me stesso: nulla accade senza la volontà o la permissione di Dio! Il Signore sa meglio di me ciò che mi conviene perché egli mi ama come un padre ama i suoi figli! Sono quindi certo che queste sofferenze sono per me un gran bene! Così mi sono abituato a non volere mai altro che ciò che vuole il mio amato e buon Signore: e se mi manda le malattie le ricevo con gioia come fossero mie sorelle: se nulla mi invia per limosina, digiuno volentieri per espiare i peccati miei e quegli degli altri: se non ho di che meglio vestirmi, vado rammentando la nudità del mio Salvatore nel Presepio e sulla Croce, e mi pare di essere più ricco di Lui. Se soffro ora sulla terra, so che sarò immensamente e per sempre felice nel cielo. Che debbo dirvi di più? Sono sempre contento; e se piango talvolta con un occhio, sorrido coll'altro e non desidero che il compimento della sua santissima volontà. Vedete dunque, o signore, che io sono felicissimo, che non passo mai cattive giornate, e che ho tutto quello che posso desiderare. Il P. Tauler pianse... Non aveva mai inteso discorso così edificante. Donò al povero il suo mantello, e l'unica moneta che gli restava in tasca; poi abbracciò il mendico e rientrò nella chiesa per ringraziare il Signore che lo aveva esaudito, facendogli conoscere il mezzo migliore di servirlo, cioè la piena uniformità al divino volere.

Pensiero del giorno

Santissima Trinità
Un solo ideale: Dio solo!


[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

martedì 3 febbraio 2026

L'unica cosa necessaria

Questa mattina Maristella mi ha inviato un breve messaggio in cui ricorda qual è l'unica cosa necessaria nella vita.


Caro fratello in Cristo, una santa Messa per chiedere la grazia di morire in stato di grazia è un dono prezioso!!!!

La cosa più importante è salvare la propria anima e cercare di portare con sé quante più anime possibile 🙏🙏🙏

Grazie di cuore 🙏 a te e al sacerdote che la celebra.


Carissima in Cristo,

sono contento che tu abbia apprezzato l'intenzione della Messa che verrà celebrata domani per chiedere a Dio per tutti i sostenitori del blog la grazia di morire in stato di grazia (quando vorrà Lui). C'è gente che chiede a Dio solo beni temporali (salute, lavoro, casa, ecc.) che, pur essendo richieste lecite, sono secondarie rispetto all'unica cosa davvero necessaria: salvare l'anima.

Buon proseguimento di giornata! :-)

Affidarsi a Dio durante le avversità

Anni fa una lettrice ha voluto raccontarmi un fattto che le è capitato.


Sai, in questi giorni mi è successa cosa che ti volevo raccontare. Ho messo un annuncio su un gruppo Facebook per regalare alcune cose che i precedenti proprietari mi avevano lasciato nella casa nuova. Ha risposto una famiglia egiziana. Sono venuti sabato a ritirare delle cose e approfittando della distrazione di mio padre mi hanno rubato i soprammobili. Mi sono arrabbiata tantissimo, poi ho capito che dovevo affidare la cosa nelle mani di Gesù buono affinché li perdonasse e mi desse la forza di perdonarli, e ho sentito una grande pace...


Carissima in Cristo, non è la prima volta che la gente si approfitta della tua bontà. Anche altre persone che avevi beneficato ti hanno ricompensato tradendo la tua fiducia. Dio non vuole il male, ma tollera che venga compiuto poiché desidera trarne un bene maggiore.

In questo caso è umano sentirsi traditi e dispiaciuti per quanto successo, tuttavia sei riuscita a sfruttare questa spiacevole esperienza per dare gusto a Dio perdonando di cuore gli autori del furto. E il Signore paga bene poiché fa sentire la pace del cuore, che è un bene di gran lunga superiore dei beni materiali.

In Corde Matris,

Cordialiter

Roberto Nittolo, un ragazzo devoto dell'Immacolata e dell'Eucaristia

 

 Pubblico un articolo scritto da un lettore del blog.

 

"Beati i puri di cuore perché vedranno Dio"
(Mt 5, 8)


Roberto è un giovane che a Grottolella, un paese in provincia di Avellino dove ha trascorso l’adolescenza, tutti hanno amato e conosciuto nonostante la sua vita breve ma vissuta intensamente, in pienezza, fatta di giornate spese a servizio del prossimo, meditando nel cuore un futuro da religioso.

Roberto nacque ad Avellino il 28 agosto 1990, ultimo di tre fratelli e fin da piccolo si distingueva per la sua sensibilità e l’amore verso Dio e il prossimo. La madre racconta che da ragazzo aveva avuto il presentimento che la sua vita sarebbe stata breve, lo diceva spesso. Sempre sereno e sorridente, mentre serve Messa all’altare o visita gli anziani, senza farsi notare e schivo nella sua generosità, era attratto dalla povertà francescana e dalla semplicità della vita dei frati. A 17 anni era stato alcuni giorni presso i Carmelitani di Arenzano (Ge) e i Francescani dell’Immacolata di Frigento (Av), restando attratto da questi ultimi, intenzionato ad abbracciare la loro forma di vita francescana nella luce dell’Immacolata, secondo lo spirito di San Massimiliano Kolbe. Nell’agosto 2009 però, compaiono i primi segni della malattia che porteranno Roberto ad abbracciare diversamente la Volontà di Dio.


Da adolescente - racconta ancora la madre - ebbe un sogno-visione: gli venne mostrata da un lato la via larga rappresentata da un’autovettura con dei giovani che andavano verso divertimenti non sani e dall’altra vide Gesù che con le braccia aperte, in gesto di accoglienza ma anche di croce, invitava a seguirlo. È un episodio che ricorda un po’ le “due corone” di san Massimiliano, quando da ragazzo la Madonna gli presentò una corona bianca e una rossa; fu unico fatto straordinario nella vita del Santo, da cui tutto il suo futuro ricevette significato e valore; eccetto la mamma - come per il piccolo Raimondo, futuro Massimiliano, così per Roberto - nessuno seppe mai qualcosa di quel fatto, e fu la mamma a rivelarlo dopo l’eroica morte del suo santo figlio nei campi di concentramento di Auschwitz. Roberto scelse Gesù e volle restargli fedele fino alla fine; con la semplicità che lo caratterizzava abbracciò la croce, offrendola a Dio, dimenticando sé stesso per andare incontro agli altri. In famiglia la prova è vissuta con dignità e tanta Grazia di Dio, papà e mamma lo seguono nel percorso di cura iniziato a Brescia, aiutati e sostenuti dall’affetto dei parenti e dalla comunità.

Roberto, ragazzo della porta accanto, puro, trasparente e di intensa e sentita preghiera, nel suo già esile corpo porta il peso di un linfoma celebrale affidandosi a Dio, trovando forza in Gesù Eucaristia, fiducioso nella presenza della Vergine Maria costantemente pregata con il Rosario che ama recitare fin da bambino, e spesso con anziani e persone sole nelle frequenti visite che faceva loro prima della Messa quotidiana, alla quale si mantiene fedele fin che può. Roberto non si ribella alla croce, si abbandona nonostante la fatica e la stanchezza, col rammarico nell’ultimo ricovero ad Avellino dove proseguì le cure, di non poter pregare come avrebbe voluto. Prega ormai nel suo corpo, conformato al Crocifisso, lì dove le labbra del cuore non hanno mai smesso di pronunciare i dolci nomi di Gesù e della Vergine Madre, in una ininterrotta ‘Ave Maria’. La Santa Vergine è stata una presenza costante, come un filo rosso nella vita di questo ragazzo, fin dal parto difficile per il quale la mamma si affidò proprio a Lei.

L’incontro con Gesù, accolto nella freschezza dell’infanzia, aveva trasformato Roberto e reso apostolo fra i suoi amici e quanti incontrava che accoglieva con gioia e cercava di avvicinare a Dio, donando la luce del suo sorriso e del suo esempio nella vita ordinaria, e tutti portava nella preghiera. Roberto si è distinto per questa nota dominante che ha dato il tono e il senso alla sua vita e ad ogni attività, dalle visite agli anziani e ammalati al raccogliere i ragazzi del paese per il gruppo ministranti, alla vita in famiglia, dove è ricordato anche per i buoni dolci che amava fare: tutto partiva da Dio e a Dio ritornava, per Maria, in un dialogo semplice e costante coltivato nella preghiera. Nella cameretta di Roberto il libro della liturgia delle ore, tuttora aperto sull’altarino domestico dove campeggia una bella statuetta dell’Immacolata, ancora fa eco a questo dialogo nutrito dalla Parola di Dio; così le corone del Rosario alla testiera del letto, quelle rimaste, altre furono subito “saccheggiate” dagli amici che ne volevano un ricordo; e così, tra altre cose, due scatolette con tanti foglietti sui quali i nomi di tante persone (papa, vescovo, parroco, preti, ammalati, suore, parenti e amici, una signora conosciuta casualmente in autobus) o intenzioni di preghiera (pace nel mondo, drogati, gruppo di Azione Cattolica, bambini, sindaco, musulmani, ‘i nemici’, e finanche ‘prostitute’) ricordavano a Roberto per chi offrire la sua preghiera: una piccola invenzione che solo la Luce che viene da Dio Amore è capace di brevettare. Sono cose queste che non si improvvisano e che non erano frutto di facili entusiasmi o infatuazioni adolescenziali, altalenanti secondo i bisogni del momento, o idealizzazioni tipiche dell’adolescenza ma segni di una risposta data con naturalezza, come un giovane poteva darla e con la consapevolezza che poteva avere, ad uno Sguardo di predilezione di Dio. Dio è semplice e chiama i piccoli e i semplici per rivelare i misteri del Regno e dare loro la Sapienza che fa gustare la vita come dono di Dio per i fratelli, riflesso della Sua bontà, raggio della Sua Misericordia che salva.

Madre Teresa di Calcutta, santa, diceva: “Se volete salvare i giovani di oggi, che sono tristi e violenti, non moltiplicate i divertimenti, moltiplicate invece le occasioni per fare del bene. Date ai vostri figli occasioni per fare del bene, per servire, per rendersi utili: saranno più sereni, saranno più contenti”. È questa la strada che ci ha insegnato Gesù e la vita di Roberto - e di tanti ragazzi e giovani che vivono con Gesù un rapporto di amicizia - ne è la prova.

Roberto rese la sua anima a Dio il 29 gennaio 2011, in giorno di sabato, circondato dall’affetto dei suoi cari, in un abbraccio col papà e il fratello. Nell’ultima settimana su questa terra, tra le preghiere che riusciva a ripetere - racconta il fratello - cantava i canti della liturgia; si dice che “si muore come si vive”, e Roberto è partito proprio così, col sorriso sul volto. 

I suoi funerali, celebrati dal vescovo diocesano mons. Francesco Marino che conosceva Roberto e che lo aveva visitato anche in ospedale, furono partecipatissimi e molti già allora erano convinti di aver conosciuto un ragazzo speciale, dalla vita ordinaria ma non comune.

Tanti amici e conoscenti, grandi e piccoli, lo accompagnarono alla sepoltura quel giorno freddo e piovoso di gennaio; le loro lacrime sembravano mescolarsi con quelle del Cielo che piangeva a dirotto, ma poi si aprì, facendosi sereno, per accogliere una vita deposta come seme nella terra, che nasceva alla Gloria. Tutti gettarono un ultimo sguardo su quella bara bianca, in quella tomba dove Roberto riposa in attesa della Resurrezione nel cimitero di Grottolella (Av).

Pensiero del giorno

Né è da temere che la coscienza della fratellanza universale, fomentata dalla dottrina cristiana, e il sentimento che essa ispira, siano in contrasto con l'amore alle tradizioni e alle glorie della propria patria, o impediscano di promuoverne la prosperità e gli interessi legittimi, poiché la medesima dottrina insegna che nell'esercizio della carità esiste un ordine stabilito da Dio, secondo il quale bisogna amare più intensamente e beneficare di preferenza coloro che sono a noi uniti con vincoli speciali.

[Brano tratto dall'Enciclica "Summi Pontificatus" di Papa Pio XII].


lunedì 2 febbraio 2026

Crisi del protestantesimo nella Patria di Lutero

[Riflessioni del Cardinale Joseph Ratzinger tratte dall'intervista rilasciata alla rivista “Spectacle du monde” n° 464, gennaio 2001].


La mentalità generale che prevale in Occidente prende sempre più le distanze dalla fede della Chiesa. E' un fatto. C’è da notare che quando si attacca la “Dominus Iesus” come fosse una espressione di intolleranza, la verità è proprio il contrario: non si tollera più che la Chiesa cattolica possa esprimersi sulla propria identità e sulla propria fede, che essa non impone a nessuno, ma che esprime e difende. [...] Non si sentirebbe il bisogno di attaccare la Chiesa, né la fede, se fossero considerate come delle realtà trapassate o sul punto di esserlo. Si può dire, dunque, che questi attacchi sono anche un segno della vitalità della fede e della forza che essa conserva nel mondo spirituale. Aggiungerei che questa emarginazione della Chiesa non è così forte in tutte le regioni d'Europa, né in tutte le parti del mondo. Così possiamo vedere che in Germania è in atto una paganizzazione, soprattutto nelle zone che prima erano comuniste, e comunque nel nord del paese, in cui il protestantesimo si decompone e lascia il posto ad un paganesimo che non ha più bisogno di attaccare la Chiesa, perché la fede è diventata talmente assente che non si sente più il bisogno di aggredirla. Ma vi sono anche delle situazioni del tutto diverse. Ai giorni nostri si possono constatare delle nuove manifestazioni di fede: vi sono tra i giovani dei movimenti molto forti che dimostrano la realtà sempre presente di bisogno di assoluto, con una riscoperta della bellezza della fede e del sacro. Questo desiderio del sacro, di recupero di tutte le bellezze perdute, è molto presente presso la nuova generazione. [...] La Chiesa è destinata certamente a vivere in una situazione di minoranza nel nostro continente, ma rafforzandosi spiritualmente e interiormente, tanto da diventare una speranza per molti uomini.

Pensiero del giorno - Riformare gli Ordini religiosi

C'è tanto da purificare fra gli Ordini religiosi, tanto da rinnovare. Se si entrasse nei migliori ordini religiosi, oggi, a... spazzare un poco, si solleverebbe un uragano di polvere!


[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

domenica 1 febbraio 2026

Avviso da Milano


Domani 2 febbraio 2026 ricorrenza della Purificazione di Maria (popolarmente chiamata la Candelora) processione e santa Messa cantata alle ore 18 nella chiesa di Santa Maria alla Consolazione. Domenica 22 febbraio inizio della Quaresima (In capite Quadragesimae) celebrazione dei vespri alle ore 15 nella chiesa di Santa Maria alla Consolazione. Ringrazio Maristella per la segnalazione.



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Molte persone sono vittime della propaganda laicista che semina odio verso i sacerdoti

Don Giuseppe Tomaselli
Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989).

Da parecchi anni sono a Messina, alla Giostra, in una contrada misera, economicamente e moralmente. Tanta gente vive ancora in baracchette di legno, ormai tarlate. M'informano che in una baracca c'è un vecchio ammalato ed è solo. Vado a visitarlo. La celletta è nella più squallida miseria. Il vecchietto tossisce ripetutamente e sputa sangue; osservo il pavimento e vedo grosse chiazze di sangue raggrumato.
- Ma voi siete solo?
- Sì, Padre!
- E se vi occorre qualche cosa, come fate?
- Batto alla parete e viene in aiuto la vicina. Anch'essa è povera ed è zoppa e va in giro a chiedere l'elemosina. Non mi porta altro che un po' di acqua.
- E per mangiare?
- Se qualcuno me lo porta mangio, se no sto a digiuno.
- Ma voi state al buio notte e giorno?
- Non c'è finestra e non posso lasciare la porta aperta. -
Mi accorgo che il misero uomo è assediato dagli insetti e mi muove a maggior compassione. Lasciarlo in abbandono sarebbe un vero delitto morale. Prometto di ritornare. Con l'aiuto di pie persone posso riuscire nell'intento. Si appresta al povero il cibo quotidiano ed ogni giorno riceve visite. Quando, ritornato a visitarlo, trovo la baracca in assetto e ben pulita, il suo corpo rinfrescato da un bagno e ricoperto di nuova biancheria, provo nell'anima una profonda gioia.
L'ammalato ringrazia: Che Iddio vi ricompensi tutto con la salute ed il Paradiso! -
Ritorno in Parrocchia. Lungo il torrente Giostra mi tocca attraversare un ponticello ed ecco un cane corrermi dietro in atto minaccioso. La donna, certamente la padrona, richiama il cane. Suo marito la rimprovera: Lascia che il cane se lo mangi! Che cosa farne dei Preti? 
- Io non rispondo; soltanto mi limito a guardare quell'uomo, che penso non essere... un galantuomo. Non è possibile nutrire sì perfidi sentimenti ed essere onesti e coscienziosi!

(...)

Dopo una discreta anticamera sono ammesso a parlare al Prefetto della città.
- Reverendo, quale lo scopo della vostra visita?
- Vostra Eccellenza conoscerà, almeno per fama, la miseria della contrada Giostra. Come Sacerdote, ho il dovere di interessarmi dei bisogni del popolo. La gente muore di fame; la sporcizia è al colmo; la tubercolosi fa strage! So io quanti ne muoiono per la tisi! E prima muore il padre, poi il figlio, dopo alcuni mesi una figlia... si distruggono intere famiglie. Bisogna dar da mangiare ed isolare gl'infetti!
- Problema difficile! Bisognerebbe bruciare tutta quella zona. I sanatori sono rigurgitanti.
- Invece di spendere denaro in altre opere, impiegatelo per la povera gente!
Io faccio qualche cosa, ma posso fare ben poco.
- Fate quello che potete e Dio vi compenserà. Non si può arrivare a tutto.
- Esco dal colloquio con il cuore amareggiato. In città: bar, cinema, passeggi, divertimenti... alla periferia invece miseria e morte.
Lungo la via mi scorge un muratore, sui diciotto anni. Egli sta in alto, sulla fabbrica in costruzione. Dapprima fa una grossa risata e poi esclama: Abbasso il Prete!
Questa volta mi fermo e richiamo il giovanotto, il quale riprende il lavoro. L'appaltatore comprende e fa le scuse.

[Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli].

Pensiero del giorno

Dagli scritti di Padre Paolo Manna (1872-1952).

Quello che ci deve soprattutto importare è la nostra personale santificazione. Solo se i missionari saranno santi potranno santificare gli altri. Ogni apostolato fondato su altra base è puro spreco di energie. E per questo che di nuovo prego tutti voi, amatissimi Confratelli, a tener sempre ben presenti i ricordi che vi ho lasciato sulla necessità che abbiamo di coltivare seriamente la nostra vita interiore, unica sorgente e vero fondamento dello zelo apostolico e della fruttuosità del lavoro missionario.

[Brano tratto da "Virtù apostoliche", Padre Paolo Manna, EMI]

sabato 31 gennaio 2026

Morte di Don Bosco

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli.


È preziosa al cospetto del Signore la morte dei suoi Santi. Don Bosco soleva ripetere spesso e lo scriveva sulle immaginette che donava: In fine di vita si raccoglie il frutto delle buone opere. Quanto bene seminò nella sua laboriosa vita! Quante anime portò a Dio e quante lacrime asciugò agli afflitti! Sul letto di morte avrebbe potuto essere soddisfatto e gioire nel suo cuore. Ma il demonio, non potendo fare altro contro il suo grande nemico, gli diede un assalto di turbamento. La camera del Santo era onorata dalla presenza del Cardinale Alimonda, Arcivescovo di Torino, di Monsignor Giovanni Cagliero e di altre benemerite persone, quale Don Michele Rua. All'improvviso Don Bosco fu visto piangere. Il Cardinale gli disse: - Non pianga; lei non deve temere la morte. Ha raccomandato tante volte agli altri di stare preparati!  - Penso che presto mi presenterò a Dio e dovrò dargli conto di tutto!... L'ho detto agli altri di stare preparati ed ora ho bisogno che altri lo dica a me!... Eminenza, le raccomando che preghi, perché possa salvare l'anima mia!... Domando la Santa Benedizione!...  Il Cardinale, commosso, lo benedisse e nel congedarsi lo abbracciò e lo baciò con trasporto. A coloro che andavano a visitarlo diceva: - Pregate tutti per me, affinché muoia in grazia di Dio. Non desidero altro.  Ricevette il Santo Viatico con le più edificanti disposizioni. Mentre entrava nella sua camera il SS. Sacramento, disse piangendo agli astanti: - Aiutatemi voi a ricevere Gesù... Io sono confuso! - 

Quando si seppe a Torino e fuori che Don Bosco era gravemente infermo, s'innalzarono al Signore preghiere private e pubbliche e non pochi offrirono a Dio il sacrificio della propria vita per la conservazione di quella del Santo Sacerdote. Si constatò un grande miglioramento e si sperava che l'infermo si rimettesse completamente; ma Don Bosco era maturo per il Cielo; l'ora della sua morte era prossima. Fu pregato da molti a domandare a Dio la salute, ma non volle acconsentire; ripeteva: - Sia fatta in me la santa volontà di Dio!  

LA MORTE 

Don Bosco, che fu grande nella vita, apparve ancora più grande nell'ultima ora. Vicino a morire, era sereno; si era distaccato da tutto. (...)

All'alba del 31 Gennaio 1888, mentre le campane del Santuario di Maria Ausiliatrice suonavano l'Angelus, l'Angelo della morte scese nella camera di Don Bosco e ne recise il filo della vita. Un astro si spense sulla terra; un astro più luminoso cominciò a brillare nella Corte Celeste. Come un lampo si sparse la notizia della sua morte. La città di Torino tenne il lutto. Botteghe e negozi si chiusero con la scritta: « Chiuso per la morte di Don Bosco ».  I giornali, che recavano la triste notizia, andavano a ruba. Signori e popolani, a fiumane, accorrevano alla salma di Don Bosco, che era esposta nella Chiesa di San Francesco di Sales, facendo toccare medaglie, corone, orologi e fazzoletti. Tra la folla non si udiva che una sola esclamazione: - Era un Santo!  I funerali furono imponenti. Cento mila persone resero onore al corteo funebre, mentre il feretro veniva trasportato a Valsalice. Mai Torino aveva visto un concorso così straordinario di gente attorno ad una salma. Più che un corteo funebre, quello fu un avvenimento trionfale. Don Bosco cercò in vita la gloria di Dio e fu glorificato da Dio, non solo in Cielo, ma anche sulla terra. I miracoli avvenuti per sua intercessione mossero la Suprema Autorità della Chiesa a dichiararlo Beato e nella Pasqua del 1934 il Sommo Pontefice Pio XI lo proclamò Santo. Don Bosco non è morto; egli vive nelle sue opere e milioni di cuori sparsi su tutti gli angoli della terra lo inneggiano e lo invocano con fede.


(Brano tratto da "Un prete straordinario", di Don Giuseppe Tomaselli).

Pensiero del giorno

La prima felicità di un fanciullo è il sapere di essere amato.



(Don Bosco)

venerdì 30 gennaio 2026

La nostra vita è un sogno che presto svanisce

Sant'Alfonso Maria de Liguori
Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori (1696 - 1787).


Ciò appunto disse Davide, quando scrisse che la felicità della presente vita è come un sogno di uno, che si sveglia da dormire. "Velut somnium surgentium". Tutte le grandezze e glorie di questo mondo nel punto della morte a' poveri mondani altro non compariscono, che come un sogno ad uno che si sveglia, e vede che col finir del sogno è finita la sua fortuna, che sognavasi d'avere. E perciò saggiamente scrisse un uomo disingannato sopra il teschio d'un morto: "Cogitanti vilescunt omnia". A chi pensa alla morte, tutti i beni di questa vita ben compariscono, quali sono, vili e passaggieri. Né può collocare il suo affetto alla terra, chi pensa che tra poco ha da lasciarla. Ah mio Dio, quante volte per questi miseri beni di terra ho disprezzata la vostra grazia! Da ogg'innanzi non voglio pensare ad altro, che a servirvi ed amarvi. Assistetemi col vostro aiuto.

"Così dunque finiscono le grandezze e le corone di questa terra"! Queste furono le parole, che disse S. Francesco Borgia alla vista del cadavere dell'Imperatrice Isabella morta nel fiore di sua gioventù; e questo pensiero lo fe' risolvere a licenziarsi dal mondo per darsi tutto a Dio, dicendo: "Voglio servire ad un padrone, che non mi possa più mancare". Bisogna staccarci da' beni presenti, prima che ce ne distacchi la morte. Ma che pazzia perdere l'anima per qualche attacco a questa terra, da cui presto avrem da partire, quando ci sarà detto: "Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo!"

O Gesù mio, vi avessi sempre amato! che me ne trovo di tante offese che v'ho fatte? Ditemi che ho da fare per dar rimedio alla mia vita così sconcertata, che tutto voglio farlo. Accettate ad amarvi un peccatore, che pentito ora v'ama più di se stesso e vi cerca pietà.

Pensate che in questo mondo non ci avete da star sempre. Il paese in cui vivete, un giorno avete da lasciarlo; e dalla casa che abitate, un giorno avete da uscirne per non tornarvi più. Pensate che molti vostri antenati hanno abitato in questa medesima camera, dove al presente leggete; han dormito in questo stesso letto, ove dormite, ed ora dove stanno? stanno all'eternità. Lo stesso ha da succedere a voi.

Mio Dio, fatemi conoscere l'ingiustizia, che v'ho fatta in voltar le spalle a voi bene infinito; e datemi dolore da pianger, come debbo, l'ingratitudine mia. Oh fossi morto prima, e non vi avessi offeso! Deh non mi fate vivere più ingrato all'amore, che m'avete portato. Caro mio Redentore, io v'amo sopra ogni cosa, e voglio amarvi quanto posso nella vita che mi resta. Aiutate voi la mia debolezza colla vostra grazia; e voi Madre di Dio Maria, soccorretemi colla vostra intercessione.



[Brani tratti da "Via della salute"]



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Pensiero del giorno

Salvare, salvare, questa deve essere la preoccupazione di ogni sacerdote e di ogni cristiano, salvare le anime dall'eterna rovina, confortarle nel terreno cammino, aiutarle nelle stesse necessità della vita. Salvare perché non sia sperperato il prezzo del Sangue di un Dio, salvare perché una cosa tanto preziosa come un'anima non sia miseramente perduta.

[Brano tratto dal commento di Don Dolindo Ruotolo alla Seconda lettera di San Paolo ai Corinzi, Apostolato Stampa].