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mercoledì 20 maggio 2026

I sacerdoti zelanti fanno apostolato persino nelle prigioni comuniste

I cristiani che amano veramente Gesù buono cercano di sfruttare ogni occasione per fare apostolato nella speranza di salvare le anime e dare gloria a Dio, come fece l'eroico gesuita Padre Pietro Alagiani, il quale nel 1942 partì per il fronte orientale come cappellano militare dell'Armata Italiana in Russia, ma dopo pochi mesi venne preso prigioniero dai sovietici. Anche durante gli anni della dura prigionia si impegnò a portare le anime a Dio mediante l'apostolato. Ecco uno degli episodi raccontati nel suo libro "Le mie prigioni nel paradiso sovietico", quando aiutò spiritualmente un prigioniero ucraino del Bacino del Don (Donbass).


Fra tante altre anime, su cui Gesù sacramentato sparse l'abbondanza delle sue grazie, merita particolare ricordo un operaio per la straordinaria e fervorosa sua prontezza nell'abbracciare e praticare la vera fede appena l'ebbe conosciuta.

Mi trovavo nella stanza a pianterreno n. 34 della prigione Lefortovskaia, trasferito dalla Lubianca per la seconda volta. Un giorno vi fecero entrare un uomo alto, magro e vestito con stracci neri; aveva un piccolo involto sotto il braccio: era un minatore ucraino delle miniere del bacino del Don.

Durante l'occupazione tedesca dell'Ucraina (orientale, ora sovietica), fu, insieme con un gran numero di uomini e donne, preso e mandato forzatamente in Germania a lavorare. Finita la guerra fu di nuovo con molti altri cittadini sovietici ricondotto in Patria. Già da due anni lavorava nelle miniere e per la sua laboriosità aveva conquistato il posto di caposquadra dei minatori, quando qualcuno, forse un pretendente al suo posto, sussurrò alle orecchie della polizia segreta ch'egli, durante la guerra, era stato in Germania. Fu immediatamente arrestato e mandato a Mosca, dove lo tormentarono, come me, - ma fino allora per soli cinque mesi - sotto il torchio degli interrogatori.

Costui mi diceva che sotto i Soviets, nonostante l'occupazione generale di tutti i lavoratori, il semplice popolo conduceva una vita molto stentata e, all'infuori di pochi privilegiati dell'esercito e degli alti impiegati dello Stato e del partito, erano ben pochi quelli che potevano permettersi una vita alquanto agiata. [...]

Ma ciò che mi commosse profondamente fu la constatazione dell'opera compiuta direttamente dallo Spirito Santo in quell'anima semplice e retta. [...] Indi, preso un aspetto serio, ma di tenerezza filiale raccontò come ritornando ogni volta dalle tormentose istruttorie si dava a camminare su e giù per la cella e a recitare in onore della Madonna Santissima l'unica preghiera che sapeva: l'Otce nasc - il Pater noster». Mi assicurava che quella preghiera lo consolava sempre delle angherie bolsceviche e infondeva in lui coraggio, dandogli piena speranza che la Madre di Dio - «Bogorodiza» - avrebbe certamente assistito lui e la sua famiglia. Non desiderava altro, poiché, ormai era rassegnato ai dieci anni di galera, secondo le assicurazioni dei giudici istruttori i quali negli ultimi tempi lo trattavano un po' più umanamente, esortandolo ad essere anche nei campi di lavoro forzato sempre laborioso come fu nelle miniere per meritare qualche aumento nel vitto e mitigazioni nel trattamento...

Ammirata così l'unzione dello Spirito Santo, non volli venir meno al mio dovere pastorale di cooperare all'attività divina per completare la grande opera della salute eterna di questo bravo figliolo. Gli parlai, in breve, di Dio, di Gesù Cristo, della vera religione e degli obblighi d'ogni cristiano, promisi di insegnargli altre preghiere e spiegai le cose necessarie per ben confessarsi e comunicarsi.

Sentendo che io possedevo presso di me, anche in quella celletta carceraria, il Santissimo, egli balzò dalla gioia dichiarando di esserne privo da molto tempo e mi supplicò di insegnargli tutte le preghiere e le cose necessarie protestandosi pronto e felice di divenire cattolico.

D'allora in poi egli divenne la mia gioia e felicità [...]. «Padre - s'affrettava a dirmi con un tono supplichevole e pieno di sincerità - io rispetto molto Voi e Vi voglio bene, perché Voi m'insegnate le preghiere e ad amare la Madonna e a servire fedelmente Iddio Benedetto». [...]

Nelle prime settimane, preparatolo sommariamente - per tema che lo portassero via - lo ammisi alla professione di fede, alla confessione generale ed alla prima Santa Comunione da cattolico. Indi continuai a completare l'istruzione e l'insegnamento delle preghiere, traducendo a memoria dal latino in russo e ripetendo infinite volte parola per parola per stampargliele in quella mente arrugginita. Il mio scolaretto non si distingueva per particolare facilità nell'apprendere, ma imparata una preghiera non c'era verso che la dimenticasse o la confondesse. Anzi, quando nel dire il credo o i misteri del rosario, io non facendo grande attenzione sbagliavo in russo, egli subito notava che io avevo usato un'altra parola o confuso l'ordine.

Ogni mattina e ogni sera insieme recitavamo le solite preghiere, il rosario e le invocazioni dopo la benedizione Eucaristica. Imparò perfettamente il Pater, Ave, Gloria, la Salve Regina, il Credo, gli atti di Fede, Speranza, Carità e Contrizione, L'Angelus con l'Oremus e i quindici misteri del Santo Rosario. In modo particolare insistetti perché imparasse, capisse e spesso ripetesse l'atto di perfetta contrizione, come pure facesse ogni cosa col motivo di un puro e perfetto amore di Dio.

Arrivò a tanto che - mentre prima rispondeva alle preci da me dette - poi volle sempre che io facessi la parte dei fedeli e lui quella del sacerdote nella recita della corona quotidiana, dell'Angelus e del Pater, Ave, Gloria prima e dopo i pasti. Spesso durante la giornata girava per la cella dicendo da sola l'intero rosario.

Non di rado dalla gioia saltava dicendo: «Ora vado nei campi di lavoro forzato e insegnerò anche agli altri condannati a pregare. Poverini essi non sanno le preghiere, come saranno contenti, come mi ringrazieranno!...».


[Brano tratto da "Le mie prigioni nel paradiso sovietico", di Padre Pietro Alagiani, S. J., Edizioni Paoline, imprimatur: e Vicariatu Urbis die 15 Apr. 1956, + Aloysius Traglia, Archiep. Caesarien. Vicesgerens].

Pensiero del giorno

Le scuole infatti offrono ai missionari il grande vantaggio di stabilire utili contatti con tutto il mondo pagano, e soprattutto di attrarre più facilmente la gioventù, malleabile come cera, a comprendere, stimare e abbracciare la dottrina cattolica. Questi giovani in tal maniera educati saranno i futuri reggitori della cosa pubblica, e la massa del popolo li seguirà come guide e maestri. [...] E se anche in questa maniera non saranno frequenti le conversioni alla pratica della morale del divin Redentore, molti tuttavia saranno soavemente commossi nel considerare la celestiale bellezza di questa religione e la carità dei suoi seguaci. Le scuole poi e i collegi sono utilissimi per confutare tutti quegli errori che vengono diffusi ogni giorno più, soprattutto per opera degli acattolici e dei comunisti, e vengono istillati più o meno apertamente specialmente nelle anime giovanili. 


[Citazione tratta dalla Lettera Enciclica "Evangelii Praecones" di Papa Pio XII].

martedì 19 maggio 2026

Pazzia di chi vive in disgrazia di Dio

[Brano tratto da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Patrono Universale dei Confessori e dei Moralisti].


I peccatori chiamano pazzi i Santi, che in questa vita fuggono gli onori, le ricchezze ed i piaceri di senso, ed abbracciano la povertà, i disprezzi e le penitenze. Ma nel giorno finale del giudizio confesseranno ch'essi sono stati pazzi in giudicare che la vita dei Santi era pazzia: "Nos insensati vitam illorum aestimabamus insaniam" (Sap. 5, 4). E qual maggior pazzia che vivere senza Dio? Cosa che porta seco il fare una vita infelice in questa terra, per andar poi a fare una vita più infelice nell'inferno.

No, mio Dio, non voglio aspettare quest'ultimo giorno a confessar la mia pazzia; ora la confesso, pazzo io sono stato in offendere voi, mio sommo bene. "Pater, non sum dignus vocari filius tuus". Io non sono degno, Padre mio, di perdono, ma io lo spero al sangue, che avete sparso per me. Gesù mio, mi pento di avervi disprezzato, e vi amo sopra ogni cosa.

Poveri peccatori! accecati dal peccato perdono il giudizio. Che si direbbe di un uomo, che per un quattrino vendesse un regno? E che dee dirsi di colui, che per un diletto, per un fumo, per un capriccio vende il paradiso e la grazia di Dio? Pensano solo a questa vita, che tra breve ha da finire; e frattanto si acquistano l'inferno per quella vita, che non finisce mai. Ah mio Dio, non permettete ch'io sia più cieco, come sono stato per lo passato, quando ho amate le mie soddisfazioni, e per quelle ho disprezzato voi bene infinito. Ora detesto quelle, ed amo voi sopra ogni cosa.

Miseri mondani! verrà tempo che piangeranno la loro pazzia; ma quando? quando non vi sarà più rimedio alla loro disgrazia. [...] Ecco, diranno, che tutti i nostri diletti son passati come un'ombra, ed altro non ci è rimasto che una pena ed un pianto eterno.

Caro Gesù mio, abbiate pietà di me. Io mi sono scordato di voi, ma vedo che voi non vi siete scordato di me. V'amo, amor mio, con tutta l'anima mia, ed abborrisco sopra ogni male tutte l'offese che v'ho fatte. Perdonatemi, Dio mio, e scordatevi di tutte l'amarezze che v'ho date. E giacché sapete la mia debolezza, non m'abbandonate; datemi luce, datemi forza di vincer tutto per darvi gusto.

O Maria, Madre di Dio, in voi ripongo le mie speranze.


lll

Pensiero del giorno

Ci è sommamente necessaria la mansuetudine quando dobbiamo far qualche riprensione agli altri. Le correzioni fatte con zelo amaro fanno spesso più danno che utile, specialmente quando colui che deve esser corretto sta turbato; allora bisogna trattenersi dal correggerlo ed aspettar il tempo che in lui si sia sedato il bollore dell'ira. E così anche bisogna che noi ci asteniamo di correggere altri quando stiamo di mal umore, perché allora l'ammonizione riuscirà sempre fatta con asprezza, e il reo, vedendosi ripreso in tal modo, farà poco conto dell'ammonizione come fatta per passione.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

lunedì 18 maggio 2026

Discorsi del Cardinale Ottaviani sull'arte sacra

Cardinale Alfredo Ottaviani
[Brani tratti da "Il baluardo", del Cardinale Alfredo Ottaviani, casa editrice Ares, 1961].


...Mi piace di applaudire con voi all'arte nuova che, messasi al servizio della Chiesa, collabora, come sempre nei tempi più civili, con la preghiera. Quando l'arte stava di casa nella chiesa, non ha avuto mai a dolersi né di piccineria né di cattiva riuscita né di povertà. La storia dell'arte è per i quattro quinti storia dell'arte sacra; e quale arte, figli miei, quanto grande e augusta, nello stesso tempo quanto vicina al cuore del popolo e intelligibile alla prima! Sembra un paradosso, ma quando l'arte mantenne buoni rapporti con la preghiera, era insieme talmente nobile, che teneva in soggezione i sovrani; ed era talmente popolare, che il popolo la sentiva come cosa sua. Le chiese più belle non erano forse la casa del Padre celeste e di tutti indistintamente i suoi figli? Vi prego di farci attenzione, quale edificio è più aperto di una chiesa a tutti e in tutte le ore ed è egualmente non dell'uno o dell'altro cittadino, ma di tutti? Quale casa è più bella della chiesa, casa di Dio e degli uomini? Non senza ragione la parola «duomo» viene da domus! La casa per eccellenza, in una città, è quella: ed è la casa del Creatore e delle sue creature.

Nello stesso tempo, la chiesa è la casa dell'intelligenza. Anche qui ricordatevi il termine «cattedrale»: la casa dove è la cattedra della sapienza. Le cattedrali sono state le prime scuole, le prime università della civiltà. Una truppa di facinorosi e disonesti vorrebbe oggi far credere il contrario e infestando i nostri paesi come incursioni di insetti esotici ed epidemie di morbi lontani, vorrebbe far passare le chiese per covi di oscurantismo. Oh no, veramente; e l'arte, come con Dio e con gli uomini, cosi è stata con l'intelligenza, stando e lavorando nella chiesa. Inoltre, la chiesa è la casa della bontà e l'arte, servendo la chiesa, ha servito la bontà: ha aiutato a sopportare il dolore e ha innalzato il sentimento della gioia. Non è stata, come spesso se non sempre altrove, la ministra del piacere e della crudeltà, bensì è stata la degna sorella della carità.

Cari figli, mi rallegro con voi della vostra arte la quale ha saputo essere arte dei nostri giorni e non mero ricalco di moduli passati, creazione e non scopiazzatura, scoperta nuova e non rispolveratura scolastica; e tuttavia ha saputo stare, con tanta comprensione e bellezza, accanto alla preghiera. Così il vostro esempio giovasse tra coloro che si danno a credere, con qualche inesplicabile e indecifrabile sgorbio, di fare arte! Eppure, con tanto poco si fanno scrupolo, di ingiuriare la chiesa e darle dell'arretrata. Non dico nulla d'altri che presumono popolare la chiesa di mostruosità,  degnissime nel miglior caso, di semifolli, non però di Dio, del popolo e della nostra civiltà.

Ricordatevi, quando l'arte non sa stare con la preghiera, non sa pregare, è un gran brutto segno, è segno che, forse, non è nemmeno arte; ma puro inganno o di sé o degli altri o di sé e degli altri insieme.

[...]


La presente solenne chiusura della mostra del libro e dell'arte mariana può considerarsi come il sigillo posto al magnifico libro delle grandiose manifestazioni religiose e culturali che hanno impreziosito l'Anno Mariano. Questa riuscitissima mostra ha messo in evidenza quanto opportunamente anche essa è stata innestata ad altre solenni celebrazioni mariane. Essa, infatti, ha dato un saggio dell'eco grandiosa che nel corso dei secoli hanno avuto, anche nel campo librario e artistico, le profetiche parole di Maria: «Tutte le genti mi chiarneran beata». Per non parlare di tutti i monumenti sull'inno alto ed eloquente che specialmente le menti umane hanno elevato in lode di Maria, vorrei accennare soltanto a quel cantico sublime che hanno innalzato a Lei le belle fantasie degli artisti, le ardite geometrie degli architetti, le animose produzioni degli scultori, le sublimi armonie musicali dei compositori; le delicate finezze dei miniaturisti, le incantevoli visioni dei pittori, le alate espressioni dei poeti!

L'hanno amata e lodata con l'arte i regni e gli imperi, le città e le campagne, animate di statue, edicole, templi a Lei dedicati; dal gotico al barocco: in ogni fase dell'arte la Madonna è ovunque presente. Di fronte a questi misteri di amore di Dio e degli uomini verso Maria, che sono insostituibili nodi di luce, i quali per sterminatezza e splendore abbagliante non la cedono che agli splendori del Figlio divino, vien fatto di domandare perché mai, proprio nell'arte, Dio abbia scelto uno dei più sublimi temi illustranti le grandezze di Maria. E' chiaro che come il Signore dà ai santi il genio dell'amore di Dio e del prossimo, come ai sapienti concede il genio scrutatore delle più profonde verità, così agli artisti accorda il genio della creazione di capolavori non già per soddisfare l'orgoglio umano, ma per quei fini di supremo bene per i quali opera la divina sapienza. Cosi nell'arte mariana, come nella scienza mariologica, tutto deve tendere a render efficace dentro di noi il frutto della grazia divina e delle virtù che ci insegna Maria. Non c'è miglior maniera di far onore ai doni di Dio che rendere i suoi divini ammaestramenti efficaci dentro di noi, sí che noi viviamo quali altrettanti figli di Dio, simili in volto al primogenito Gesù ed imitatori delle virtù della celeste Madre. Solamente a condizione che le opere di arte contribuiscano a rendere operante la grazia di Dio in noi, potremo legittimamente rallegrarci di tanti capolavori. In caso contrario la nostra ammirazione per tutte queste cose belle come l'orgoglio di chi le ha prodotte non sarebbe che pura soddisfazione umana, una maschera dell'ambizione, una sosta permanente su ciò che dovrebbe essere tramite verso l'eterno: un capovolgimento dei fini, come vediamo spesso nel mondo moderno. Oggi infatti, vediamo che molti diventano potenti per curare le classi umili; molti arricchiscono per aiutare i poveri e molti artisti esibiscono se stessi, invece di dare il Paradiso a chi anela verso il Cielo. In fatto, poi, di prerogative dell'arte, occorre ricordare che contro Dio e contro le anime non esistono diritti di nessuno e da nessuna parte; e chi contro Dio e le anime invocasse l'arte e la modernità, oltre che darebbe prova, cosi facendo, di capire poco di tutte queste cose, non solo, cioè, di Dio e delle anime, ma anche di arte e di modernità - a parte tutto ciò - non farebbe che bestemmiare, anche se la sua bestemmia restasse nell'incognito. C'è chi sostiene che un'opera d'arte non perde la sua bellezza, perché è indecente; ma aggiungiamo subito che quella è una bellezza che disonora l'arte, come certe esibizioni disonorerebbero una donna; e coloro che la celebrassero, cercherebbero clienti non alla bellezza, ma alla turpitudine.

Quando, poi, si tratta di arte sacra, noi dobbiamo mettere l'accento su ciò che vuol dire la parola «sacra». A costo di passare per gente fuori di moda, noi sacerdoti, sopra tutto quando sopra le spalle ci pesasse diretta responsabilità di anime, siamo in diritto, anzi in dovere, di respingere dalle soglie della chiesa tutto ciò che a Dio non conduce. Che dire, di ciò che turbasse le menti e scandalizzasse i cuori? Meglio, cento volte meglio, un'opera d'arte mancata che non un'anima perduta; meglio ignorare una gloria della terra che ignorare la gloria di Dio. Ma oggi, più che altro, il pericolo è costituito piuttosto da coloro che, non sapendo raggiungere in arte la bellezza, vogliono emergere con la mostruosità, con la stranezza, emula della caricatura e dell'arte dei primitivi con lo scempio delle cose e delle persone sante. Sembra che un folle rancore devasti l'uomo che non riesce a raggiungere le altezze del passato, ma è rancore contro se stesso; ed è la giusta pena per aver obliato, o addirittura disprezzato i fini sublimi del dono di Dio. Orbene, a quel modo che non ci è permesso di mutilarci fisicamente, così non ci è consentito di calunniarci con l'arte e aiutar per tal via la disgregazione della persona umana. Siamo, o non siamo immagine di Dio? E se si, che può imbrattarla o deformarla? Più ancora, chi può imbrattarla e deformarla nei Santi, nella Madonna o perfino in Quegli che è speciosus forma prae filiis hominum?

Non si dica che vogliamo comprimere l'arte: sta di fatto che, nei secoli, anche con tutte le giuste esigenze dei sacri canoni, chi più ha fatto lavorare l'arte è stata per l'appunto la Chiesa; e oggi ancora, solo che certi artisti accettassero di non essere altrettanti semidei, ma figli di Dio e come tali lavorassero con la luce della fede e con l'ardore dell'amore cristiano, la casa di Dio sarebbe casa loro e l'arte sarebbe nello stesso istante più umana e più cristiana.

Pensiero del giorno

San Francesco di Sales

Non lasciamo di resistere e correggere con vigore i vizi di quelli che dipendono da noi, ma sempre con pace e dolcezza.


(San Francesco di Sales)

domenica 17 maggio 2026

La cresima

Santissima Trinità
Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


O Spirito Santo, conferma ancora una volta ciò che hai operato in me e rendimi capace di vivere da vero soldato dl Cristo. 

1 - Il battesimo è il sacramento dell’iniziazione cristiana, ossia c’introduce nella Chiesa, la grande famiglia di Dio, infonde in noi la grazia santificante, per cui diventiamo figli dell’Altissimo e fratelli di Gesù Cristo. La cresima, invece, è il sacramento della confermazione, ossia ci conferma e rafforza in quella vita cristiana a cui il battesimo ci ha generati. Il battesimo è l’atto di nascita alla vita cristiana, la cresima è l’atto di passaggio alla vita cristiana adulta. «La cresima - dice il catechismo - ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo, dandoci l’abbondanza dello Spirito Santo, cioè della sua grazia e dei suoi doni, i quali ci confermano o rafforzano nella fede e nelle altre virtù contro i nemici di Cristo». 

Mediante il battesimo siamo consacrati templi dello Spirito Santo, mediante la cresima questo divino Spirito sopravviene in noi con maggior pienezza, consacrandoci cavalieri di Cristo, atti a combattere per la difesa della fede e della Chiesa. Di questo sacramento abbiamo un bisogno immenso, soprattutto oggi, in cui, moltiplicandosi sempre più i nemici di Dio, moltiplicandosi le insidie e le seduzioni del male, è spesso necessario grande coraggio, e talvolta perfino eroismo, per resistere saldi nella fede e nella morale cattolica. Imprimendo nelle anime nostre il carattere di «soldati» di Cristo, la cresima infonde in noi la forza corrispondente e ci conferisce il diritto di ricevere, al momento opportuno, le grazie attuali necessarie per mantenerci fedeli a Dio nonostante tutte le difficoltà e le lotte che potremo incontrare; appunto in questo consiste «la grazia sacramentale» della cresima. 

Si può dunque dire che, almeno virtualmente, la cresima è il sacramento che consacra gli eroi del dovere, che consacra i martiri, ossia che conferisce all’uomo la forza di vivere e di professare apertamente la propria fede, anche a costo di grandi sacrifici, non escluso quello della vita, qualora ciò fosse necessario. 

Quando la pusillanimità od il rispetto umano tentano di travolgerti, ripeti a te stesso le parole ardite di San Francesco d’Assisi: «Cavaliere di Cristo, hai paura?!», ed il ricordo della tua solenne consacrazione a cavaliere di Cristo, avvenuta nel giorno benedetto della tua cresima, ti dia la forza per reagire e vincere. 

[…] 

Colloquio - […] «O Spirito Santo, abbeverami al torrente della tua dolcezza, affinché più nulla io ami di gustare dell’avvelenata dolcezza del mondo» (S. Agostino). 

«O Spirito Santo, amore infinito, che procedi dal Padre e dal Figlio, donami lo spirito di adozione, insegnami ad agire sempre come vero figlio di Dio. Dimora in me, fa’ che io dimori in te, per amare come ami Tu. Senza di te sono niente: sine tuo numine nihil est in homine... Io non valgo niente, ma tienimi unito a te, riempimi del tuo amore, perché io resti unito col tuo aiuto al Padre e al Figlio» (Dom C. Marmion). 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Noi otteniamo tanto maggiori grazie quanto più siamo santi, più ferventi, più uniti a Nostro Signore.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 16 maggio 2026

Coltivare la vita interiore

Riporto un breve messaggio che tempo fa mi ha inviato Riesina, una collaboratrice del blog.


Salve D.!
[...] conosco il tuo blog grazie ad una segnalazione di Chantal, e lo trovo veramente ben fatto! Oltre ai contenuti sempre molto esaurienti, attenti e rispettosi della verità, vorrei complimentarmi per il fatto che è "impaginato" in modo molto chiaro e leggibile, il che è una caratteristica da non sottovalutare affatto, in quanto sempre più spesso a fare la fortuna di un blog, o di un sito, è il fatto che esso sia chiaro e ben leggibile.


Cara sorella in Cristo,
                                     se un sito internet è strutturato in maniera confusa e intricata, oppure con dei caratteri troppo piccoli, rischia di disaffezionare e allontanare i lettori. Per questo motivo penso sia importante cercare di "confezionare" il blog in modo che risulti facilmente leggibile sia dai monitor dei computer che dagli smartphone.

Molte persone mi hanno detto che si sentono edificate quando leggono i post che pubblico sul blog. In effetti il mio obiettivo consiste appunto nel pubblicare scritti che possano edificare l'animo dei lettori, incoraggiandoli a coltivare la vita interiore e a praticare con fervore le virtù cristiane, soprattutto la carità, che è la regina delle virtù.

A coloro che apprezzano questo blog consiglio di farlo conoscere ad altre persone, nella speranza che tanta altra gente possa sentirsi confortata e spinta a praticare la vita devota. So bene che "Cordialiter" è un blog non apprezzato né dai modernisti né dai "tradizionalisti arrabbiati" (cioè coloro che pur dichiarando di essere fedeli alla Tradizione Cattolica si comportano in maniera aspra e antipatica col prossimo, e poi stanno sempre a piagnucolare diffondendo sconforto e tristezza tramite internet). Pertanto penso sia meglio consigliare di leggere il blog solo a persone pie interessate a praticare un'intensa vita spirituale e a progredire nel cammino di perfezione cristiana.

Ringrazio di cuore tutti coloro che mi aiuteranno a far conoscere maggiormente il blog!

Pensiero del giorno

Gesù Cristo con occhi misericordiosi
Se noi stessimo uniti colla divina volontà in tutte le avversità, ci faremmo certamente santi e saremmo i più felici del mondo. Questa dunque deve essere tutta la nostra attenzione, di tenere unita la nostra volontà a quella di Dio in tutte le cose che ci succedono, o piacevoli o dispiacevoli. [...] Taluni fanno come le banderuole che si voltano secondo tira il vento; se il vento è prospero, com'essi desiderano, si vedono tutti allegri e mansueti; ma se il vento è contrario, che le cose non accadono come vorrebbero, si vedono tutti mesti ed impazienti; e perciò non si fanno santi, e fanno una vita infelice, perché in questa vita assai più sono le cose avverse che le prospere ad accaderci.

(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

venerdì 15 maggio 2026

San Giuseppe sfama i poveri

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].

A Torino c'è la « Piccola Casa della Provvidenza », ove al presente sono rac­colti circa diecimila sofferenti, ciechi, sordo-muti, paralitici, minorati... Essi so­no mantenuti gratuitamente. Non ci so­no fondi, nè registri di contabilità. Ogni giorno si dispensano circa trenta quin­tali di pane. E poi... quante spese! Da più di cent'anni mai è mancato il necessario ai ricoverati. Nel 1917 ci fu in Italia la penuria del pane, essendo un periodo cri­tico di guerra. Scarseggiava il pane an­che tra i benestanti e tra i militari; ma nella « Piccola Casa della Provvidenza » ogni giorno entravano i carri carichi di pane.

La « Gazzetta del Popolo », di Torino, commentò: Da dove venivano quei carri? Chi li mandava? Nessuno, neppure i conducenti, hanno mai potuto conoscere e disvelare il nome del munifico donatore. -

Nei momenti difficili, davanti ad impe­gni gravissimi, quando pareva che ai ri­coverati dovesse mancare il necessario, si presentava alla «Piccola Casa» un si­gnore sconosciuto, che lasciava quanto abbisognava e poi scompariva, senza la­sciare tracce di sé. Nessuno ha mai saputo chi fosse questo signore.

Ecco il segreto della Provvidenza nella « Piccola Casa » : il fondatore di questa opera è stato il Santo Cottolengo. Questi portava il nome di Giuseppe; sin dal principio costituì San Giuseppe Procu­ratore Generale della «Piccola Casa», affinchè puntualmente provvedesse ai ri­coverati, come in terra provvedeva il necessario alla Sacra Famiglia; e San Giu­seppe ha continuato e continua a fare il suo ufficio di Procuratore Generale. Fioretto - Privarsi di qualche cosa non necessaria e darla ai bisognosi.

Pensiero del giorno

[Citazione tratta dal radiomessaggio pronunziato dal grande Papa Pio XII il 24 dicembre 1955].


Noi respingiamo il comunismo come sistema sociale in virtù della dottrina cristiana, e dobbiamo affermare particolarmente i fondamenti del diritto naturale. [...] Ma Noi, al tempo stesso, ammoniamo i cristiani dell’era industriale, nuovamente e nello spirito dei Nostri ultimi Predecessori nel supremo ufficio pastorale e di magistero, di non contentarsi di un anticomunismo fondato sul motto e sulla difesa di una libertà vuota di contenuto; ma li esortiamo piuttosto a edificare una società in cui la sicurezza dell’uomo riposi su quell’ordine morale, del quale abbiamo già più volte esposto la necessità e i riflessi e che rispecchia la vera natura umana. 

giovedì 14 maggio 2026

Ritorno in Patria dopo la prigionia in Unione Sovietica

Alpini
Nell'estate del 1946 Padre Guido Maurilio Turla (1910-1976), cappellano militare degli alpini, e un gruppo di commilitoni sopravvissuti alla brutale prigionia nei gulag stalinisti, tornarono in Patria. Quante lacrime di commozione versarono i nostri reduci dopo aver finalmente attraversato il confine di Tarvisio! Ecco il racconto di Padre Turla.


7 luglio 1946

[Dall'Austria, n.d.r.] Abbiamo viaggiato ottimamente fino a Tarvisio. Qui ci saluta il tricolore italiano. Un grido di entusiasmo e di amore si eleva: «Italia! Italia!». Tutti sono ai finestrini, ogni sguardo è rivolto alla bandiera. [...] Appena la tradotta si ferma, tutti scendiamo, abbracciandoci l’un l’altro. I volti sono rigati di lacrime; molti di noi baciano la terra della patria. Liberi finalmente i figli di questa santa Italia, quelli che non l’hanno tradita nei giorni della sofferenza disperata [...].


8 luglio 

A Udine, calorose accoglienze della popolazione, convenuta numerosa alla stazione, per abbracciare i propri cari redivivi, dopo anni di silenzio. Il governo italiano non ha inviato sue rappresentanze [...]. L’unico valido conforto ci viene dalla commissione di assistenza pontificia con generi alimentari, medicine e premurose attenzioni agli ammalati trasportati in autoambulanza all’ospedale.

A nome di tutti gli ufficiali invio al papa [Pio XII, n.d.r.] un telegramma di ringraziamento. La magnanimità di colui che è padre di tutti, particolarmente di coloro che soffrono, ci fa sentire vicina la fiamma incandescente dell’amore che solo da Roma si diffonde. Quell’onda di umanità e di calore, che ci avvolge dopo tanti anni di gelo, ci riporta alla vita.

Siamo a Padova nel pomeriggio dell’otto luglio. Alla stazione ci attende una manifestazione studentesca, promossa dagli universitari padovani, convenuti a manifestare entusiasti con centinaia di vessilli goliardici e tricolori italiani. [...] Si forma poi un corteo, che accompagna i reduci di Russia all’università per rendere omaggio ai caduti universitari. La città di Padova esprime riconoscenza ai combattenti del fronte russo, gettando fiori e volantini tricolori sul corteo, che transita per le vie tra il popolo plaudente. Dopo la breve cerimonia alla memoria dei caduti, nel cortile dell’università, un nostro ufficiale, del gruppo «illuminati» [cioè coloro che durante la prigionia divennero spie e collaborazionisti dei sovietici, n.d.r.], ritratta pubblicamente la sua condotta e denuncia al popolo italiano la pericolosità dei compagni comunisti.

A Verona, Brescia, Bergamo, medesime accoglienze. I cappellani militari sono presi d’assalto da familiari, che implorano notizie dei loro cari dispersi. Il treno giunge a Milano un minuto dopo la mezzanotte, il 9 luglio. La stazione è semideserta; vi sono solo i parenti interessati. Tra scene commoventi di baci e lacrime, io debbo trovare parole valide a dar rassegnazione ai coniugi Fant di Milano, che provano una immensa delusione. Per una falsa omonimia attendono il loro figliolo, capitano Emilio Fant, il quale purtroppo non ha fatto ritorno in patria.

Espletate presso il comando tappa le formalità, i reduci si abbracciano prima di separarsi. In noi vive imperituro quest’attimo di gioia: «Siamo a casa!».

Il triste passato è un lugubre incubo finito. Solo il ricordo dei compagni scomparsi nella bufera del fronte e delle epidemie, abbandonati senza una croce, perduti nella malinconica steppa, ci preme sul cuore. Sulle nostre labbra torna la preghiera: «Dona ad essi, o Signore, la pace!»


[Brano tratto dal libro intitolato “Sette rubli per il cappellano”, scritto dal sac. Guido Maurilio Turla, edito da Longanesi].


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Pensiero del giorno

La nostra pietà deve essere dolce, affettuosa, premurosa, attraente. Bisogna dimostrare che l'egoismo e la pietà non possono stare insieme. Vivere soli, rinchiusi nel proprio guscio, lasciar gli altri nell'impaccio... Certo sarebbe più comodo, ma, finché resti in famiglia devi far consistere la tua virtù a non trascurare alcuno dei tuoi doveri verso di essa, pur dando al Signore i tuoi esercizi di pietà e il ricordo costante del tuo cuore.

[Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV].

mercoledì 13 maggio 2026

Messa per i sostenitori del blog e i loro familiari

Venerdì 15 maggio verrà celebrata una Messa per le anime dei sostenitori del blog e dei loro familiari.
 
L’intramontabile Catechismo di San Pio X insegna che il Santo Sacrificio della Messa viene offerto per quattro fini:

- per onorare e adorare Dio come si conviene;

- per ringraziare il Signore per tutto ciò che ci dona;

- per placare Dio e dargli la dovuta soddisfazione per i nostri peccati, e anche per suffragare le anime sante del Purgatorio; per tali motivi il Sacrificio della Messa viene definito “propiziatorio”;

- per impetrare dalla Santissima Trinità nuove grazie, soprattutto spirituali.

Ringrazio di cuore il celebrante per tutto il bene che sta facendo per me e per i sostenitori del mio blog.