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venerdì 17 luglio 2026

I massoni sono favorevoli al divorzio

Riporto alcuni brani tratti dall'Enciclica "Humanum genus", del Sommo Pontefice Leone XIII.

Per quanto riguarda la comunità domestica, quasi tutta la dottrina dei Naturalisti può essere espressa in questi termini. Il matrimonio è un contratto civile; può essere legalmente rescisso ad arbitrio di coloro che l’hanno contratto; appartiene ai pubblici ufficiali il potere sul vincolo coniugale. Nell’educare i figli, nulla di certo e di preciso si insegni sulla religione; sia lasciato libero ognuno di seguire quel credo che più gli aggrada, quando abbia raggiunto una certa età. Ora, questi principi sono pienamente accolti dai Massoni; né questi si limitano solo ad accoglierli, ma da tempo studiano il modo di introdurli nel costume e nella consuetudine. Già in molti Paesi, e anche in quelli cattolici, si è stabilito che le nozze non siano legali se non celebrate con rito civile; altrove è lecito divorziare; altrove si agisce in modo che quanto prima sia lecito il divorzio. Così rapidamente si tende a trasformare la natura del matrimonio in un rapporto instabile e passeggero che la libidine rinsalda e poi scioglie, quando si va spegnendo. Inoltre, con unanime concorso di volontà, la setta dei Massoni mira anche ad impadronirsi della educazione degli adolescenti. Infatti essi sentono di poter facilmente plasmare e piegare a proprio arbitrio quell’età tenera e flessibile; perciò non vi è nulla di più adatto per consegnare la prole dei cittadini a uno Stato quale essi vagheggiano. Quindi nella educazione e nella istruzione dei fanciulli non lasciano ai ministri della Chiesa parte alcuna né di insegnamento né di vigilanza; e già in molti luoghi hanno ottenuto che l’educazione degli adolescenti sia tutta in mano ai laici e che nella formazione del costume non interferiscano quei principi che uniscono l’uomo a Dio e a nobili e santissimi doveri.

[...] 

In siffatto tenebroso e folle proposito sembra quasi si possa riconoscere quell’odio implacabile, quella furia vendicativa che infiamma Satana contro Gesù Cristo. Similmente l’altra impresa che tanto impegna i Massoni, di sovvertire i più solidi fondamenti di una corretta moralità e di offrirsi come collaboratori a coloro che, a guisa di animali, vorrebbero fosse lecito tutto ciò che piace, altro non significa che sospingere il genere umano alla rovina con ignominia e abiezione. Aggravano il male i pericoli che minacciano sia la famiglia, sia la società civile. Come infatti esponemmo altra volta, nel matrimonio è presente alcunché di sacro e di religioso, per consenso di quasi tutte le genti di quasi tutti i tempi: poi la legge divina ha disposto che non è lecito sciogliere i matrimoni. Se questi diventano profani, se è lecito annullarli, ne consegue di necessità che nella famiglia subentrino turbamento e confusione, in quanto le donne perderanno la loro dignità e la prole non avrà più la sicurezza che rimarranno integri i suoi beni.

Pensiero del giorno

Quando taluno riceve qualche affronto o disgusto da un altro, dica: Dio ti faccia santo: Dio ti dia luce. E quando sta accesa la collera, meglio è che taccia senza dir niente. Quando avviene qualche cosa contraria, dica: Sia fatta la volontà di Dio: Signore, me lo piglio per li peccati miei.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori)




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giovedì 16 luglio 2026

Scapolare del Monte Carmelo

Madonna del Monte Carmelo
A diverse persone conosciute tramite i miei blog ho regalato lo scapolare della Beata Vergine del Carmine. Tra di esse c'è pure Letizia, che ringrazio di cuore per tutto il bene che mi dona.


Caro D., 
             qualche tempo fa ti dissi che avevo ascoltato con interesse una catechesi sullo scapolare della Madonna del Carmelo (...). Ad un certo punto del discorso, [il sacerdote], riferendosi allo scapolare, dice che chi non ce l'ha non sa cosa si perde. Si è espresso in maniera spontanea e divertente, ma non per questo meno convincente, anzi, questa sua battuta mi è rimasta nella testa e ha sortito un notevole e benefico effetto! Sembra uno slogan di una pubblicità; nella società odierna e consumistica ti fanno credere che se non hai talune cose chissà cosa ti perdi, anzi forse il messaggio che passa è che non conti nulla, se non possiedi tutta una serie di oggetti, simboli di appartenenza al mondo moderno. Ma lo scapolare, oggetto di questa mia mail, è simbolo di appartenenza al Cielo ed è grazie a te se ora io lo indosso, caro fratello, tu che me l'hai donato. Mi sono recata dai (...) e ora indosso lo scapolare del Carmelo. Il rito è stato emozionante, semplice, dolce, vero, mi sono sentita amata, ora mi sento anche più impegnata, maggiormente responsabilizzata. I doni di Maria Santissima, come anche il santo rosario, sono un materno aiuto per perseverare nella fede e accrescerla. Io vorrei che le persone che incontro potessero scorgere un raggio anche debole di luce, proveniente da questo preziosissimo dono di Maria e che sentissero di voler e poter uscire dalle tenebre, che io ben conosco, dalle quali ne sono uscita ferita, stremata, ma ne sono uscita. Non dimentico però, mai scorderò che sono stata salvata dall'Amore, senza merito alcuno e che le tenebre sono sempre in agguato. Vorrei poter gridare al mondo intero di servirsi di questi doni, di pregare incessantemente e di mantenersi semplici in tutto come nel vestirsi, nel mangiare, nel parlare e di tener sempre presente che siamo creature, siamo nulla, Dio è tutto. Maledetta superbia dalla quale devo difendermi ogni giorno! Guardo Gesù sulla Croce e la tentazione passa.

Fraterni saluti in Gesù e Maria.

Letizia


Cara sorella in Cristo,
                                      sono davvero contento di averti donato lo scapolare del Carmine e la medaglietta del Sacro Cuore. Hai fatto bene ad andare da quei sacerdoti per farti imporre lo scapolare. So che anche loro ci tengono molto a questo sacramentale. Se fossi andata da qualche modernista, forse te lo avrebbe imposto senza recitare nessuna preghiera, o addirittura ti avrebbe deriso accusandoti di credere a delle "superstizioni". Eppure diversi Sommi Pontefici, tra cui il grande San Pio X, hanno raccomandato l'uso dello scapolare della Beata Vergine del Monte Carmelo. La Madonna a San Simone Stock ha promesso che chi morirà con lo scapolare non andrà all'inferno (evidentemente la nostra Mamma del Cielo prima di morire otterrà una sincera penitenza a coloro che fossero in peccato mortale).

Ti ringrazio per la splendida amicizia spirituale che mi stai donando dal 2013. Restiamo uniti nella preghiera.

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Gesù con gli occhi elevati al Cielo
Ecco l’amore perfetto che l’Apostolo ci chiede di avere verso il prossimo: misericordia, compatimento; perdono scambievole, cordiale, che non lascia luogo a divisioni, ad attriti, che supera i contrasti, che dimentica le offese; carità longanime che fa qualsiasi sacrificio e supera qualsiasi difficoltà pur di andare d’accordo con tutti, perché tutti formiamo in Cristo «un sol corpo», perché tutti siamo figli dello stesso Padre celeste. 

Una simile carità fraterna è la garanzia più certa di una vita spirituale in cammino verso la santità. 

[Pensiero tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

mercoledì 15 luglio 2026

Ecumenismo ed intercomunione

Il problema dell’intercomunione è un problema di estrema gravità e può costituire una deviazione dal retto metodo ecumenico, presentarsi come un vero trabocchetto per molti cattolici in buona fede ed offrire una nuova testimonianza dello sviamento di teologi dalla teologia. [...] L'unità non si farà mai sulle mezze parole, sui concetti detti a metà, sulle aperture ed interpretazioni volontarie. Se questa qualcuno la chiamasse unità, o non saprebbe quello che dice, o mentirebbe sapendo di mentire. [...] Un falso approccio ecumenico è inficiato di relativismo sul piano dogmatico; è il tema che oggi è trattato eufemisticamente con il termine di pluralismo. Nella sostanza della dottrina accettata come rivelata o certa dalla Chiesa Cattolica non può esistere pluralismo. Questo suppone il relativismo, il quale porta logicamente al disfacimento di tutto; non dunque unità, ma distruzione. E' forse l'unità un'opera di distruzione? Il pluralismo sta nei gusti, negli aspetti, nelle simpatie, negli onesti adattamenti al linguaggio delle culture - salva veritate -, mai nella sostanza della verità e degli stessi fatti. Sta nelle cose umane, che «Dio ha lasciato alle dispute degli uomini», ma non certo nelle cose, che stabilmente ha definito Lui per il tempo e per l'eternità.

[Brano tratto da un editoriale del Cardinale Giuseppe Siri, pubblicato su “Renovatio”, IX - 1974]

Pensiero del giorno

Don Bosco
Il diavolo ha paura della gente allegra.


(Don Bosco)

martedì 14 luglio 2026

Un ragazzo all'inferno

Diavolo all'inferno
Viveva a Londra, nel 1848, una vedova di ventinove anni, molto ricca e assai mondana. Tra i damerini che frequentavano la sua casa, si notava un giovane Lord, di condotta poco edificante.

Una notte, verso le dodici, la donna stava a letto leggendo un romanzo per conciliare il sonno. Appena spenta la candela per addormentarsi, si accorse che una strana luce, proveniente dalla porta, si diffondeva nella camera, crescendo sempre più. Meravigliata, spalancò gli occhi non sapendo spiegarsi il fenomeno. La porta della camera si aprì lentamente ed apparve il giovane Lord, complice dei suoi disordini.

Prima che essa potesse proferire parola, il giovane le fu vicino, l'afferrò al polso e disse in inglese: «C'è un Inferno, dove si brucia!».

Il dolore che la poveretta sentì al polso fu tale che svenne. Rinvenuta mezz'ora dopo, chiamò la camerie­ra, la quale entrando nella stanza sentì un forte puzzo di bruciato. La cameriera constatò che la padrona aveva al polso una scottatura così profonda da lasciar vedere l'osso, avente la superficie di una mano di uomo. Osservò ancora che dalla porta il tappeto aveva le impronte di passi d'uomo e che ne era bruciato il tessuto da una parte all'altra.

Il giorno seguente la signora seppe che la stessa notte il giovane Lord era morto.


[Brano di Don Giuseppe Tomaselli tratto da "L'inferno c'è". Imprimatur: Catania, 22-11-1954, Sac. N. Ciancio Vic. Gen.]

Pensiero del giorno

Chi rinunzia a tutto, per seguire Gesù, riceverà la vita eterna e il centuplo in questo mondo.


[Pensiero di Padre Felice Maria Cappello (1879 - 1962) tratto da "Il segreto del confessionale" di Marc Lindeijer, Edizioni AdP].

lunedì 13 luglio 2026

Servono numerosi e santi sacerdoti!

San Vincenzo de Paoli

Da una lettera di San Vincenzo de' Paoli al canonico di S. Martin.


Certo, signore, i preti del nostro tempo hanno gran motivo di temere i giudizi di Dio, poiché, oltre che dei loro peccati, Egli chiederà loro conto di quelli dei popoli, perché non hanno cercato di soddisfare per loro alla sua giustizia irritata, come ne avrebbero avuto obbligo. E quel ch'è peggio, Egli imputerà loro la causa dei castighi che manda loro, perché non s’oppongono, come bisogna, ai flagelli che affliggono la Chiesa, come sono la peste, la guerra, la fame e le eresie che l’attaccano da ogni parte. Diciamo di più, signore, che proprio dalla cattiva vita degli ecclesiastici sono venuti tutti i disordini che hanno desolato questa santa Sposa del Salvatore e l'hanno così grandemente sfigurata, che appena è riconoscibile. 

Vi prego d’informarvi dal signor... di ciò che si disse in una conferenza che fu tenuta qui quand’egli vi era, a proposito d'un parroco di Bretagna che ha scritto un libro, dove ha detto che i preti che vivono come oggi per la maggior parte, sono i più grandi nemici che abbia la Chiesa di Dio.


[Brano tratto da "San Vincenzo de' Paoli - Pagine scelte" a cura di Luigi Mezzadri e Luigi Nuovo, CLV Edizioni Vincenziane].

Pensiero del giorno

Le pene della vita sono in realtà una valvola di sicurezza che impedisce al nostro orgoglio di giungere a tale pressione da scoppiare.


[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", Volume IX, Giobbe; scritto da Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa]

domenica 12 luglio 2026

Avviso da Milano

Adorazione Eucaristica con padre Riccardo Dell'Acqua giovedì 16 luglio 2026 ore 18. 

Chiesa di Santa Maria alla Consolazione Largo Cairoli: fermata metro linea 1 (rossa) Cairoli-Castello.

Ringrazio Maristella per la segnalazione.

 

 

 

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Aridità e contemplazione

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


O Signore, attirami a te per la via che Tu vuoi e come Tu vuoi; ti chiedo solo la grazia di saperti seguire sempre. 

1 - L’aridità che proviene da Dio non ha solo il vantaggio di farci progredire nella virtù, ma anche quello di introdurci in un’orazione più elevata. San Giovanni della Croce insegna che proprio mediante questa specie di aridità il Signore invita le anime ad una forma di orazione più semplice e più profonda che egli chiama «contemplazione iniziale»; e, affinché si possa distinguere tale aridità da quella proveniente da altre cause, ci dà tre contrassegni. Il primo è questo: come l’anima «non sente piacere e consolazione nelle cose di Dio, così neppure in alcuna delle cose create» (N. I. 9, 2). Anche quando l’aridità proviene da mancanze commesse, l’anima perde il gusto delle cose di Dio; allora però va in cerca di soddisfazioni umane, mentre in questo caso, pur non sentendo più la gioia di stare col Signore, non ritorna alle creature, anzi rimane ferma nella decisione di mantenere il suo cuore distaccato da esse. Il secondo segno è che, malgrado la sua aridità, l’anima «ordinariamente volge il pensiero a Dio con sollecitudine e cura penosa, temendo di non servirlo» (ivi, 3); in altre parole, l’anima soffre della sua insensibilità spirituale, teme di non amare il Signore, di non servirlo e intanto continua a cercarlo con l’ansia di chi non riesce più a trovare il suo tesoro. Rimane quindi sempre occupata di Dio, benché in modo negativo e penoso, simile a quello di chi soffre per l’assenza di una persona amata. Quando invece l’aridità è colpevole, particolarmente poi se deriva da uno stato di tiepidezza abituale, l’anima non si preoccupa affatto di non amare Dio; essa è diventata indifferente. L’ultimo segno consiste nel «non poter più meditare né discorrere valendosi, come soleva, del senso dell’immaginazione, per quanto faccia da parte sua» (ivi, 8). L’anima vorrebbe meditare, vi si applica, si sforza quanto può e tuttavia non vi riesce. Quando questo stato è continuo - giacché se durasse solo per qualche periodo potrebbe provenire da particolari circostanze fisiche o morali - e pur fluttuando tra giorni di maggiore o di minore intensità, tende ad invadere tutta l’anima, così da renderle abitualmente impossibile la meditazione, allora è proprio il caso di vedere in tale aridità la chiamata del Signore ad una orazione più profonda. 

2 - Immergendo l’anima nell’aridità, il Signore vuole elevarla, da un modo ancora troppo umano e basso di trattare con lui ad un modo più soprannaturale. Nella meditazione l’anima andava a Dio mediante il lavoro della sua intelligenza, mezzo ottimo, ma pur sempre tanto limitato e inadeguato per farci conoscere Dio che, essendo infinito, supera immensamente la capacità del nostro intelletto. Ora Dio, ponendo l’anima nell’aridità, le rende impossibile la meditazione obbligandola, per così dire, ad andare a lui per altra via. 

Secondo S. Giovanni della Croce questa via è quella della contemplazione iniziale che consiste nel cominciare a conoscere Dio non più solo con l’intelligenza, ma mediante l’esperienza dell’amore, esperienza che non comunicherà all’anima nuove idee di Dio, ma le darà il «senso» delle sue grandezze. Infatti abbiamo già visto che proprio in mezzo all’aridità nasce nell’anima quella pena tormentosa di non amare più il Signore, di non sentirlo più, pena che non esisterebbe se l’anima non avesse acquistato un senso profondo delle grandezze di Dio e di quanto Egli sia degno di essere amato. Tale senso non è frutto di ragionamenti - che ora l’anima non è più in grado di fare - ma della sua esperienza di amore; e di fatto l’anima, benché non se ne renda conto, ama Dio assai più di prima, e la più bella prova è appunto quella forte pena che la tormenta per il timore di non amarlo. Ecco quindi che, proprio attraverso questa penosa esperienza d’amore, consistente nella preoccupazione di non amare e servire il suo Dio, nasce nell’anima la conoscenza contemplativa, ossia il «senso» di Dio. Si arma, è vero, di una conoscenza che per ora non ha nulla di confortante per l’anima, ma che tuttavia è preziosissima, perché, assai meglio di qualsiasi meditazione, le infonde il «senso» della Divinità e quindi l’innamora sempre più di quel Dio di cui ora intuisce maggiormente l’infinita amabilità. E tali vantaggi sono così preziosi, che in vista di essi l’anima, non solo deve abbracciare con coraggio l’aridità che il Signore le ha inviata, ma riconoscere in questa una delle più grandi misericordie che Egli possa farle. 

Colloquio - [...] Dio mio, una cosa sola ti chiedo: che in questa aridità il mio amore cresca ed io ti rimanga fedele ad ogni costo; che, quanto meno sento di amarti, tanto più ti ami con la realtà dei fatti; che, quanto meno il mio amore dà gioia a me, tanto più dia gloria a te. E, se per crescere nell’amore mi è necessario soffrire, sia benedetta questa prova, poiché Tu mi percuoti per ammaestrarmi, mi mortifichi per sanarmi e per darmi maggior vita. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


(.)

Pensiero del giorno

Vi esorto con santa Teresa a far qualche preghiera con parole vostre. Il Signore non pretende che gli si parli con eleganza; Egli osserva il desiderio del cuore.

[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

sabato 11 luglio 2026

La “quinta colonna” del Movimento Tradizionale

Era in corso la guerra civile spagnola. Il Generale Emilio Mola Vidal, comandante delle truppe nazionali dell'armata del nord, stava per sferrare un attacco su Madrid per liberarla dalla sanguinaria tirannide rossa. I giornalisti stranieri gli domandarono con quale delle sue quattro colonne avrebbe conquistato la capitale della Spagna. Il Generale Mola rispose: “La quinta colonna”, riferendosi ai gruppi anticomunisti presenti in città.

Ho l'impressione che una cosa del genere stia avvenendo anche nella lotta contro il neomodernismo. Infatti ho scoperto che all'interno delle “roccaforti” moderniste sono presenti dei militanti del movimento tradizionale. Si tratta di elementi in prevalenza giovani, che simpatizzano per la liturgia tradizionale, ma che al momento non possono esternare le proprie legittime aspirazioni onde evitare di essere epurati. Verrà il giorno in cui la quinta colonna uscirà allo scoperto e i seguaci dell'eretico teologo modernista Alfred Loisy verranno costretti alla resa incondizionata. Altro che “onore delle armi”! Ai modernisti, traditori della Tradizione Cattolica, bisognerà imporre una bella penitenza espiatrice: gettare al macero tutti i loro libri nei quali affermano tante eresie condannate dal Magistero perenne della Chiesa.

Pensiero del giorno

I nemici del nome di Dio, con la suprema audacia loro propria, s’impadroniscono di ogni mezzo e di tutti gli espedienti, libri, opuscoli, giornali, radio-trasmissioni, comizi, pubbliche adunanze, colloqui privati, le scienze e le arti, tutto è in loro potere per spargere il disprezzo delle cose sacre. 


[Brano tratto dall'Esortazione Apostolica "Conflictatio Bonorum" di Pio XII].