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mercoledì 14 gennaio 2026

Spie moderniste

Nella DDR, cioè la Germania Est guidata da Erich Honecker, vi era il famigerato “Ministero per la Sicurezza di Stato” (Ministerium für Staatssicherheit), conosciuto come “Stasi”. Quanta gente ha sofferto a causa della Stasi! 

Questo ministero gestiva una sorta di polizia segreta utilizzata dal feroce regime comunista per spiare la popolazione e scovare i dissidenti, i quali venivano duramente perseguitati. Nella Germania Est tanti cittadini vivevano nella paura e non osavano manifestare pubblicamente il proprio dissenso nei confronti del regime, onde evitare che qualche spia della Stasi lo venisse a sapere e li facesse arrestare. Se si desiderava fare qualcosa di non gradito al regime bisognava agire nell’ombra. Anche negli altri Stati comunisti vi erano le polizie segrete che perseguitavano i dissidenti, penso ad esempio alla “Securitate” della Romania di Ceausescu, alla “Stb” (“Státní Bezpečnost”, ossia “Sicurezza di Stato”) della Repubblica Socialista Cecoslovacca, al “KGB” dell’Unione Sovietica, ecc.

Anche i modernisti si avvalgono dello “spionaggio” e delle delazioni per scovare i cattolici fedeli alla Tradizione e perseguitarli in maniera accanita. Me ne accorsi nei primi tempi dopo l’entrata in vigore del motu proprio “Summorum Pontificum” di Benedetto XVI, quando diversi preti decisero di celebrare “more antiquo” il Santo Sacrificio della Messa, ma poi dovettero smettere. Ad esempio veniva comunicato sui blog che il tale giorno nella tale chiesa sarebbe stata celebrata la Messa tridentina, ma dopo breve tempo veniva data la notizia che la celebrazione era stata soppressa. Che era successo? Presumo che molti casi di “Messe soppresse” siano avvenuti perché i modernisti, dopo aver letto gli annunci sui siti internet filotradizionali, abbiano cominciato a fare forti pressioni affinché il celebrante cambiasse proposito. Il mio non è solo un sospetto, infatti ho avuto anche delle confidenze che confermano la repressione. Penso ad esempio a quei sacerdoti legati alla Messa di San Pio V che dovevano trasferirsi in una certa diocesi, accolti favorevolmente dal vescovo, ma poi la notizia è arrivata ai modernisti, i quali hanno fatto forti pressioni affinché ciò non avvenisse, riuscendo a far saltare il progetto. Vi faccio un altro esempio: in una località vi era un dottore (fedele laico) che si stava dando da fare per promuovere la Messa tridentina nella sua diocesi, ma quando lo hanno saputo i modernisti lo hanno ricattato dicendogli che se avesse proseguito nel suo intento gli avrebbero fatto perdere la collaborazione professionale che aveva con una struttura privata. Non penso di esagerare nell’etichettare il fronte modernista con l’epiteto di “regime”, visto che utilizza metodi spietati e malvagi di stampo comunista.

Ovviamente il mio intento non è quello di aizzare all’odio verso i nostri persecutori, anzi in passato ho già detto diverse volte che dobbiamo perdonarli di cuore e offrire queste sofferenze al Signore per la salvezza delle anime. Lo scopo di questo post consiste nel far riflettere i lettori sulla necessità di essere più prudenti nel diffondere certe informazioni. 

Tempo fa ho letto un interessantissimo e utilissimo articolo riguardante la liturgia antica pubblicato su alcuni siti internet. Tuttavia sono rimasto sorpreso nel vedere con quanta leggerezza siano state rilasciate pubblicamente certe informazioni, mentre sappiamo che i modernisti “spiano” i blog del movimento liturgico tradizionale. Poi non stupiamoci se i nostri persecutori ci bastonano, visto che sono stati alcuni di noi a svelare pubblicamente, quindi anche ai modernisti, certe informazioni sensibili. 

In Italia durante la Seconda Guerra Mondiale le autorità politiche dell’epoca fecero affiggere dei manifesti nei quali si esortava la popolazione a “tacere” al riguardo di informazioni sensibili (ad esempio lo spostamento di truppe, la partenza di convogli navali, la produzione di armamenti, ecc.) onde evitare che finissero alle orecchie dello spionaggio nemico e poi venissero silurate le nostre navi, fossero bombardate le nostre industrie belliche, ecc. Un famoso manifesto di Gino Boccasile riportava la scritta: “Il nemico vi ascolta. Tacete!”.

Noi stiamo lottando contro la feroce e spietata “internazionale modernista”. Dobbiamo agire con prudenza, come facevano i cattolici che vivevano negli Stati al di là della “Cortina di ferro”, ove spadroneggiavano efferati regimi comunisti. Certe informazioni è meglio non pubblicarle su siti che possono essere letti da chiunque, anche dai seguaci di Alfred Loisy  (1857 - 1940), uno dei principali fondatori dell’eresia modernista.

Come finirà la guerra spirituale che stiamo combattendo? La nostra incrollabile certezza nella vittoria non si basa sulle nostre forze, bensì sull’aiuto di Gesù Cristo, il quale ha promesso che le forze infernali non prevarranno. È verità di fede che la Chiesa Cattolica è indefettibile, cioè non può mai venir meno, perché è Dio stesso che l’ha istituita e la difende dai suoi nemici. Secondo San Pio X non sono lontani dal vero coloro che considerano i modernisti i più pericolosi nemici della Chiesa. Ma il Signore non ci abbandonerà, ci aiuterà anche nel combattimento spirituale contro questi accesi nemici della Tradizione Cattolica. La storia insegna che in venti secoli abbiamo subìto numerose e brutali persecuzioni, ma adesso dove sono Nerone, Valeriano, Diocleziano, Enrico VIII, Durruti, Honecker, Breznev, Andropov, Cernienko, Mao Tse-tung, Ho Chi Minh e tutti gli altri acerrimi nemici della Chiesa? Un tempo venivano osannati dalle masse, oggi i loro nomi sono sconosciuti ai più e i loro corpi sono divenuti polvere, mentre il Corpo Mistico di Cristo, del quale noi siamo le membra, è vivo e vivrà per sempre.

Stiamo vivendo un periodo di grandi sofferenze, i nostri numerosi persecutori (modernisti, comunisti, massoni, laicisti, seguaci dell’ideologia gender, plutocrati, relativisti, ecc.) ci assediano da tutte le parti. Ma noi cattolici non ci arrendiamo, vogliamo continuare a resistere ad oltranza con la dogmatica certezza nella Vittoria!

Pensiero del giorno

[...] se al prossimo adirato rispondiamo con ira, non facciamo che aumentare l’incendio, mentre bisogna cercare di spegnere la collera opponendovi dolcezza e mansuetudine.

[Brano tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 13 gennaio 2026

Il velo della Prima Comunione

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Una fanciulla (ci narra l'ab. Mullois) aveva fatto la sua prima Comunione, e provato in quel giorno nel suo cuore la gioia più pura e soave. E lungo tempo appresso, trovandosi sola nella sua cameretta, amava di riporsi sul capo il suo velo e la sua corona, e poi con una perdonabile vanità infantile si rimirava nello specchio e sorrideva di piacere e di gioia, ripensando a quel giorno che ne era stata adorna nella chiesa. Ma ahimè! passarono gli anni, sopravvennero passioni, e la povera fanciulla circondata dalle seduzioni, fu debole e cadde nel vizio e nel disonore. Allora non amò più il suo velo né la corona della prima Comunione: quando le cadevano sott'occhio rivolgeva altrove il suo sguardo per attutire il rimorso. Un giorno che frettolosa e impaziente cercava qualche cosa nel suo armadio, ecco che il bianco velo le viene fra le mani, ed ella lo piglia, lo getta a terra dicendo: - Maledetto velo, è sempre qui quando non so che farne! e furiosamente lo calpesta. Ma tutto ad un tratto fermandosi, s'abbandona sopra una seggiola col cuore commosso, colle lagrime agli occhi, e dice: Ah! misera me! che feci?... che vita è mai la mia? Ah! io era ben più felice quando portava quel velo nel più bel giorno della mia vita! Divenuta infedele a miei religiosi principii, alle promesse di virtù della mia prima Comunione, ho sofferto, sempre sofferto: è tempo di finirla! - E poi ripiglia di terra il suo velo, e ridiventa cristiana virtuosa.

Pensiero del giorno - Falsificatori e corruttori delle anime

Quando l'anima si raccoglie tutta nella speranza soprannaturale per sfuggire alle insidie del demonio e del mondo, i falsificatori ed i corruttori […], cioè le tentazioni di Satana e gli scandali del mondo, tentano di strapparla alla dolce speranza del Cielo. Falsificatori e corruttori sono i piaceri del mondo, poiché falsano l'idea del vero bene e corrompono l'anima; falsificatori e corruttori sono i maestri dell'errore e dell'immoralità, la presentano nei libri, sulle scene, negli esempi tristi che danno. Questi falsificatori e corruttori sono i nemici più insidiosi, poiché attirano sulle anime la morte […], e le gettano nel fetido sepolcro dei vizi più turpi.

[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", vol. V, di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa.]

lunedì 12 gennaio 2026

Frasi d’amore di San Francesco di Sales

San Francesco di Sales
Si rimane positivamente sorpresi quando si leggono le frasi d’amore che San Francesco di Sales scrisse a Santa Giovanna Francesca de Chantal (ovviamente si tratta di amore puro, casto e soprannaturale). Forse nemmeno i mariti più innamorati hanno mai scritto alle loro mogli delle frasi così affettuose, tenere e piene di unzione spirituale. Ciò che mi colpisce in modo particolare è l’amore che San Francesco di Sales nutriva per l’anima della Chantal. Certamente è una cosa splendida poter amare un’anima in questo modo. L’esempio più bello è quello del Redentore Divino, il quale si sarebbe immolato in croce per salvare anche una singola anima. Un’altra cosa che mi stupisce nel leggere queste frasi d’amore, è che il santo vescovo di Ginevra e la cofondatrice delle Monache Visitandine si amavano così intensamente che le loro belle anime erano come fuse assieme. Chissà quanti gradi di gloria hanno meritato in Cielo per essersi amati su questa terra in questo modo così puro e soprannaturale! Infatti per ogni atto di carità (l’amore soprannaturale che nasce da Dio) compiuto in stato di grazia, l’anima riceve da Dio una ricompensa eterna. Un conto è salvarsi l’anima per un soffio, altro conto è salvarsi coi meriti di un grande santo. Ecco alcune frasi d’amore estrapolate dalle lettere che San Francesco di Sales (il santo della dolcezza) scrisse a Santa Giovanna Francesca:


* Amo più teneramente che mai ciò che amo, in primo luogo la vostra anima.

* Io so che la mia anima è in voi e la vostra è in me... Non celebro mai la Messa senza di voi e non mi comunico mai senza di voi; in sostanza sono tanto vostro quanto potete desiderare. 

* Il mio desiderio di amarvi e di essere amato da voi non ha una misura che sia minore dell’eternità. 

* Dio mi ha dato a voi in modo unico, intero, irrevocabile. 

* Non sarà mai possibile che qualcosa mi separi dalla vostra anima. 

* Non ho mai sentito tanto affetto come sento ora per la nostra anima e il nostro unitissimo cuore. 

* Vorrei potervi esprimere il sentimento che oggi, mentre mi comunicavo, ho avuto della nostra cara unità, perché è stato un sentimento grande, perfetto, dolce, potente e tale da potersi quasi dire un voto o una consacrazione. 

* Io non cambierò nulla al proposito che ho fatto di essere un uomo verissimamente vostro e tutto vostro, senza riserve e senza eccezioni. Uso il linguaggio del mio cuore e non quello del nostro tempo. E, secondo il mio modo di vedere, quando ho detto che sono tutto vostro ho detto tutto; e se non ho detto questo ho detto troppo poco. 

* [È Dio] che col suo amore mi ha obbligato ed anzi mi ha consacrato per essere, vivere, morire e rivivere per sempre vostro e tutto vostro. 

* Sono vostro. Gesù lo vuole e io lo sono. 

* Sono colui che Gesù ha reso vostro senza fine, senza riserva, senza paragone. 

* Sono per voi quello che Dio sa. 

* In Lui e per Lui il nostro cuore unico e indivisibile. 

* Io ho una luce tutta particolare che mi fa vedere come l’unità del nostro cuore sia opera di quel grande Unificatore e, quindi, d’ora in poi intendo non solo rispettare, ma amare e onorare questa unità come cosa sacra. 

* Per me nulla ha più importanza se non Dio, per il quale e in grazia del quale, tuttavia, amo più teneramente che mai ciò che amo, in primo luogo la vostra anima. Io sono più vostro di quanto possa dir in questo mondo, perché le parole che esprimono questo amore non esistono. 

* Carissima Madre, amate sempre la vostra povera cara anima che ho io, perché io amo senza misura, senza paragone, e più di quanto si possa dire, la mia carissima anima che avete voi. Voglio dire: amiamo molto quest’unica anima e quest’unica vita che a Dio è piaciuto darci per il suo servizio.


[Brani tratti da “Tutte le lettere - San Francesco di Sales”, Edizioni Paoline, 1967, edizione italiana a cura di Luigi Rolfo].

Pensiero del giorno

Per mantenere acceso il fuoco del santo amore sull'altare del vostro cuore, dovete fare frequenti atti di umiltà, tenere sveglio il vostro cuore con orazioni giaculatorie, fare frequenti visite al SS. Sacramento e fare la comunione spirituale frequentissima.


(San Paolo della Croce)

domenica 11 gennaio 2026

Discorso familiare ad una fanciulla che prende l'abito di monaca

Riporto alcuni brani di un interessante scritto di Sant'Alfonso Maria de Liguori intitolato "Discorso familiare ad una fanciulla che prende l'abito di monaca". Preciso solamente che per agevolare la lettura ho tradotto in italiano corrente i termini desueti e ho eseguito alcuni piccoli ritocchi.

Devota donzella, di questa giornata in cui avete la sorte di sposarvi con Gesù Cristo, dovete avere una continua memoria per ringraziarlo sempre di questo favore così grande. Non pensate che Gesù Cristo debba esservi debitore perché voi lasciate il mondo per suo amore; siete voi che dovete conservargli una gratitudine eterna, per la grazia che egli vi fa di chiamarvi a lasciare il mondo.

Voi oggi lasciate il mondo: credete forse di lasciare qualche gran cosa? Che cosa è mai questo mondo? Terra di spine, di lacrime e di dolori. Promette grandi cose il mondo ai suoi seguaci: spassi, gioie e pace, ma tutto poi si riduce ad inganni, amarezze e vanità. Le stesse ricchezze, onori e spassi mondani diventano alla fine pena e lutto: Extrema gaudii luctus occupat. E Dio faccia che per tanti accecati che amano il mondo questo lutto non diventi eterno; poiché in mezzo al mondo i pericoli sono molti, sono grandi e sono inevitabili, di perdere l'anima, il paradiso e Dio.

Povere quelle fanciulle che, ingannate dalle false promesse del mondo, lasciano Gesù Cristo e vanno al secolo! Sperano di trovare ivi piaceri e gioie, ma povere! dico, perché poi non vi trovano altro che fiele e spine, come dimostra l'esperienza. [...] Domandate, domandate a tutte le maritate, se ne trovate una contenta. Io per conto mio, a quante l'ho domandato, tutte le ho trovate scontente e piene di guai. Al contrario domandate a quelle monache che han lasciato il mondo per Dio e non vogliono altro che Dio, se vivono contente del loro stato; e vi risponderanno che ringraziano sempre il Signore di averle ritirate dal mondo.

[…] Insomma, se voi foste rimasta nel mondo, quale altro sposo più grande potevate sperare che un cavaliere, un titolato, un monarca di qualche regno? Ma ora prendete per sposo il re del cielo e di tutti i regni della terra. Quante vergini sante hanno rinunziato alle nozze dei primi signori della terra per essere spose di Gesù Cristo!

[…] Lasciate, figliuola mia, lasciate a quelle giovani che amano il mondo tutti i loro spassi, vanità, belle vesti, commedie, banchetti e festini, e godetevi voi Gesù Cristo. Egli nella vostra cella vi terrà più contenta che tutti i piaceri, gli sfarzi e le ricchezze che possiedono le regine della terra. Ivi nella vostra solitaria cella godrete un paradiso ed una continua pace. Se amate Gesù Cristo, amerete la solitudine che troverete nella vostra cella. In essa il vostro crocifisso sposo vi parlerà familiarmente al cuore; da quella croce vi manderà raggi di luce alla mente e saette infiammate di santo amore al cuore. E voi da sola a solo nella vostra cella gli paleserete l'affetto che gli portate, gli farete continuamente offerte di voi stessa e di tutte le cose vostre; gli chiederete le grazie di cui avete bisogno; gli comunicherete le vostre angustie, i timori che vi affliggono; ed egli vi consolerà. Non dubitate che lo sposo divino vi consolerà sempre in vita e maggiormente poi vi consolerà nell'ora della morte […].

Ho detto che le religiose che si son date tutte a Dio godono una continua pace; ciò s'intende di quella pace che può godersi in questa terra, che si chiama valle di lacrime. In cielo Dio ci prepara la pace perfetta e piena, esente da ogni travaglio. Questa terra al contrario è luogo per noi di meriti; e perciò è luogo di patimenti, ove col patire si acquistano le gioie del paradiso.

Tanto più che lo sposo che voi, donzella, questa mattina vi prendete, sebbene è il più nobile, il più ricco, il più grande che potete avere, nondimeno si chiama ed è sposo di sangue […] il quale ha sparso tutto il sangue a causa di flagelli, di spine e di chiodi, per salvare l'anima vostra e di tutti gli uomini. Ecco che vi va innanzi l'amante Gesù e vi chiama a seguirlo da sposa. Miratelo dunque come va: non va coronato di fiori, ma di spine; non va vestito di oro e di gemme, ma di sangue e di piaghe: guardate poi il trono regale ove giace, il quale non è che una dura croce, dove agonizza e dove in un mar di dolori e di ignominie muore per vostro amore.

[…] Vi prego poi, per quando avrete preso il santo abito, a rinnovare ogni giorno la promessa che avete fatta a Gesù Cristo di essere fedele. L'amore e la fedeltà sono i pregi primari di una sposa. A questo fine sappiate che poi vi sarà dato l'anello, in segno della fedeltà che dovete osservare del vostro amore che avete promesso a Gesù Cristo. Ma per esser fedele non vi fidate della vostra promessa; è necessario che sempre preghiate Gesù Cristo e la sua santa Madre che vi ottengano la santa perseveranza; e procurate di avere una gran confidenza nell'intercessione di Maria che si chiama la madre della perseveranza. E se vi sentirete raffreddata nel divino amore e tirata ad amare qualche oggetto che non è Dio, ricordatevi di quest'altro mio avvertimento; allora, affinché non vi abbandoniate alla tiepidezza o all'affetto delle cose terrene, dite così a voi stessa: E perché mai ho lasciato il mondo, la mia casa ed i miei parenti? forse per dannarmi? Questo pensiero rinvigoriva s. Bernardo a riprendere la via della perfezione quando si sentiva intiepidito […]. Ma bisogna che io termini di parlare, mentre me lo comanda il vostro sposo, che ha premura di vedervi presto entrata nella sua casa. Ecco, mirate da qui con quanto giubilo vi aspetta e uditelo con quanto affetto vi chiama, affinché presto entriate in questo suo palazzo regale, quale appunto è questo monastero. Andate dunque ed entrate allegramente, mentre l'accoglienza che stamattina vi sarà fatta dal vostro sposo, nel ricevervi in questa sua casa, vi è come una caparra dell'accoglienza ch'egli vi farà in vostra morte quando vi riceverà nel suo regno del paradiso.

Pensiero del giorno

Padre Felice Maria Cappello
Tutto passa, tutto si dilegua, tutto finisce. L’eternità non finisce mai.


[Pensiero di Padre Felice Maria Cappello (1879 - 1962) tratto da "Il segreto del confessionale" di Marc Lindeijer, Edizioni AdP].

sabato 10 gennaio 2026

La bambina che non voleva che suo padre morisse senza sacramenti

Croce nera
[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Frequentava il catechismo la giovinetta Luigia, tenera e cara ragazzina sui 10 anni, e la lezione versava sul sacramento dell'Estrema Unzione; il buon parroco fra le altre cose si studiava a dimostrare ai fanciulli, intorno a sé raccolti, qual gran bene sarebbe che nelle famiglie si procurasse per tempo l'amministrazione dei Sacramenti agli infermi; che il più sovente, pel timore che i congiunti hanno di far disgusto all'ammalato, quasi gli annunciassero una cattiva nuova, si aspetta a chiamar il curato quando più non vi è tempo, e l'infermo è quasi destituito dei sensi. Raccomandava per tanto ai fanciulli che avvenendo il caso, facessero essi questa buona opera di carità presso i loro genitori, cioè procacciassero loro per tempo la visita di un sacerdote ed il ricevimento dei sacramenti dell'Estrema Unzione e dell'Eucaristia. Di lì a non molto il padre della ragazzina ammala, il male peggiora, si succedono medici e medicine, ma invano. Il medico infine dice con rammarico alla famiglia che non vi è più speranza, l'arte salutare aver esauriti ormai i suoi rimedi, non resta più che amministrargli i Sacramenti. Ma né la moglie né i parenti, né gli amici si sentono da tanto di annunciar al malato la triste nuova. La buona ragazzina intanto lagrimava e pregava in un angolo della camera. Quando si vede sola, prende uno sgabello, vi monta sopra (ché il letto era alto, ed ella piccola), si getta colle braccia aperte addosso al padre, lo bacia teneramente: - Oh! caro padre, gli dice, se tu mi ami, devi farmi un piacere, ma non disgustarti. Ho sentito che sei, caro padre, in fin di vita, ma ho pur sentito dal nostro parroco che è una gran carità il prevenirne i genitori; e perciò siccome nessuno te l'ha detto, io ti avverto che il dottore ha dichiarato non esservi più nulla a fare, che amministrarti i santi Sacramenti; ah! dunque, caro padre, prendili, e oltre il dolore della tua partenza, non darmi quello di vederti morire senza metterti in compagnia del buon Gesù. - Ah! cara, rispose il padre, dammi ancora un bacio, non ti posso rifiutare questo piacere, di' alla mamma che io farò come tu vuoi, e chiami pure il parroco. Arriva il curato, prepara l'infermo al gran trapasso con tutti i conforti della religione. Ma ricevuto i SS. Sacramenti il padre facendo come un ultimo sforzo, quasi per liberarsi dal peso della gratitudine e dell'affetto che l'opprimevano: - Sappiate voi tutti, disse, che se colla grazia e misericordia di Dio io andrò in paradiso, dopo Dio lo dovrò più che agli altri alla pietà della mia Luigina. Ah! non temete mai di dar disgusto ai moribondi; ché voi non sapete ancora cosa sia il morire in grazia di Dio. - Ed in così dire, chinato il capo, dolcemente spirò.

Pensiero del giorno

[...] la storia non erra quando addita nella manomissione delle leggi del matrimonio e della procreazione la causa prima della decadenza dei popoli.


[Brano tratto dal discorso del grande Papa Pio XII ai dirigenti e rappresentanti delle associazioni delle famiglie numerose, pronunciato presso la Città del Vaticano il 20 gennaio del 1958]

venerdì 9 gennaio 2026

Se si vuole ottenere qualcosa di buono dalla gioventù bisogna utilizzare modi caritatevoli

Don Bosco
Brano tratto dal secondo volume delle “Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco” raccolte dal sacerdote salesiano Giovanni Battista Lemoyne e pubblicate nel 1901.


Intanto da queste visite ai carcerati D. Bosco traeva molti ammaestramenti per la buona riuscita nell'educazione della gioventù. Egli si persuadeva sempre meglio della necessità di usare modi caritatevoli con questi infelici e con tutti i giovanetti, se si vuol ottenere da loro qualche cosa; e più tardi insisteva su questo punto ed assicurava i suoi cooperatori che un giovane d'indole anche aspra e riottosa facilmente si piega al bene, quando si vede trattato amorevolmente. Apprendeva pure sempre più vivamente quale era la causa che trascinava tanta povera gioventù in quei luoghi di espiazione. Colle lagrime agli occhi narrava a' suoi giovanetti, corredando il suo racconto con commoventi aneddoti avvenutigli durante questo suo ufficio di catechista alle carceri, come molti dei carcerati, specialmente giovani, asserivano di essere stati condotti al mal fare o dal cattivo esempio di un compagno o dalla trascuranza dei genitori, specialmente per ciò che si riferisce all'istruzione religiosa. E però inculcava sempre la fuga dei cattivi compagni ed insisteva sul buon esempio nei genitori e sulla necessità di istruire bene i giovanetti nelle cose di religione, per tenerli sulla retta via e salvarli.

Un bambino in lacrime per una Confessione negata

Anni fa mi trovavo a cena con alcuni sacerdoti stranieri. Uno di loro, un parroco portoghese, ci raccontò che un bambino di un'altra parrocchia era venuto a trovarlo in sacrestia chiedendo di potersi confessare e, con le lacrime agli occhi, gli disse che il giorno dopo avrebbe dovuto ricevere la Prima Comunione ma il suo parroco non voleva confessare i bambini comunicandi.

Questa pratica di rimandare il sacramento della Confessione a dopo la Prima Comunione è un'assurdità pastorale. Il canone 914 del Codice di Diritto Canonico impone che la Prima Comunione venga impartita dopo aver ricevuto il sacramento della Confessione, come è logico che sia, pertanto non è lecito ai parroci stabilire il contrario. Non si tratta solo di obbedire ad una legge ecclesiastica ma anche di impedire che la Prima Comunione con Gesù si trasformi nel primo sacrilegio della vita. Poveri bambini che hanno come parroco un prete con idee lassiste! Che rovina! Don Bosco diceva che "un prete o in paradiso o all'inferno non va mai solo: vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell'adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio".

Che altro dire? La Chiesa ha davvero urgente bisogno di numerosi e santi sacerdoti!

Pensiero del giorno

Confessare i propri peccati, tali quali sono, con sincerità e schiettezza, [...] l'orecchio del Confessore sta aperto per udire, non le virtù, ma i soli peccati d'ogni sorta. Quando sarete dinanzi al Confessore, immaginatevi di essere sopra il Monte Calvario, ai piedi di Gesù Crocifisso, per essere lavato d'ogni vostra iniquità col suo Sangue.


(Pensiero di San Francesco di Sales)


giovedì 8 gennaio 2026

Voleva sputare in faccia al grande Cardinale Siri

Il cardinale Siri andava a trovare tutti i suoi preti ammalati ovunque degenti. Un giorno chiese a Padre Candido Capponi, per molti anni suo confessore e padre spirituale, di accompagnarlo a visitare un tale (non era un sacerdote) ricoverato in fase terminale. Quel paziente, anni prima, aveva scritto a Siri una lettera di questo tenore: “Non vedo l’ora di incontrarla per sputarle sul muso!”: firmata nome, cognome, indirizzo. In meno di ventiquattr’ore il cardinale aveva risposto: “Il giorno tale all’ora tale sono a sua disposizione perché lei possa fare quanto desidera. L’attendo”. Nel giorno e all’ora stabiliti si presenta al cardinale l’autore della lettera. E Siri: “Eccomi, faccia quanto desidera”. Tanto bastò per conquistare l’individuo che, congedandosi, disse: “Io non credo a niente, ma guai a lei se quando sentisse che sono ammalato non mi verrà a trovare”. E così avvenne. 


[Cfr.  "Magna cum parvis componere - I fioretti del Cardinale Siri", di P. Candido Capponi, Ed. Culturali Internazionali, Genova, 2006].

Pensiero del giorno - Infelicità dei miscredenti

Il miscredente sistematico è il più infelice degli uomini, non gode di nessuna luce dell'anima e nel dolore diventa un disperato.


[Citazione tratta da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].