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mercoledì 8 aprile 2026
Motus in fine velocior
Pensiero del giorno
martedì 7 aprile 2026
Riflessioni di Maristella sul purgatorio
Caro fratello in Cristo, desidero ringraziare Dio e il buon sacerdote che ogni mese celebra per noi e per i nostri defunti il santo sacrificio della Messa.
Purtroppo nelle chiese, nelle prediche si parla troppo poco del valore immenso della Messa e dell'importanza della preghiera di intercessione per i defunti. I "nostri" preti, quelli del rito ambrosiano tradizionale, ne parlano spesso. I Novissimi sono le ultime cose che ci accadranno: morte, giudizio dell'anima e poi inferno o paradiso. Molti non hanno capito che in Paradiso difficilmente si arriva direttamente: la maggior parte delle anime (anche di quelle amanti di Dio e devote) passa dai tormenti di purificazione del Purgatorio. I grandi santi affermano che le sofferenze del Purgatorio sono più dolorose e intense di quelle che possiamo provare qui in questa vita.
Preghiamo sempre e applichiamo tutte le piccole e grandi croci che ci colpiscono nella vita quotidiana. Facciamo celebrare Messe, non dimentichiamoci mai delle anime benedette del Purgatorio. Esse non possono più pregare per se stesse ma non dimenticheranno mai chi ha pregato o offerto fioretti per loro.
In alcune chiese ho visto cassette delle offerte dedicate alle anime del Purgatorio: se siamo di fretta possiamo lasciare una piccola somma di denaro per chiedere la celebrazione di una santa Messa. In una parrocchia milanese hanno messo una cassettina speciale: ci sono buste su cui scrivere l'intenzione, poi si inserisce il denaro e si lascia cadere in una piccola cassaforte. Ogni settimana si può controllare sul calendario esposto quando verrà celebrata la Messa che abbiamo chiesto. Possiamo anche indicare "Per tutte le anime del Purgatorio".
Padre Pio ci ricorda che possiamo anche chiedere grazie alle anime del Purgatorio; esse intercederanno per noi.
Uniti nella Luce del cammino di Pasqua, nella preghiera ai Cuori Immacolati 🙏🙏🙏
Messa in suffragio dei parenti defunti
È raro che un'anima entri in paradiso senza passare prima dal purgatorio, ove si soffre atrocemente. Persino le anime di alcuni santi sono passate dal purgatorio, penso ad esempio all'anima di San Claudio de La Colombière (in questo caso lo sappiamo grazie a Santa Margherita Maria Alacoque, sua figlia spirituale e grande mistica).
Per questo motivo non dobbiamo dimenticarci dei nostri parenti defunti che, forse, attualmente si trovano a patire in purgatorio e hanno bisogno del nostro aiuto (Messe, preghiere, elemosine e altre opere buone compiute a loro suffragio) per poter finalmente uscire da quel luogo di sofferenza ed entrare nella Patria Celeste per lodare in eterno l'infinita misericordia di Dio.
Ringrazio di cuore il celebrante per tutto il bene che sta facendo a me e ai sostenitori del blog (lui stesso è uno dei principali sostenitori).
Un prete eroico
Un buon curato, il quale prima era stato soldato, dopo di aver fatto sacrifici d'ogni sorta pel bene dei suoi parrocchiani, e sostenuto gravi fatiche, si trovavain letto infermo, e si può dire quasi agli ultimi della vita. Ma anche un sacrificio gli era riserbato di fare prima di morire, e con uno sforzo supremo lo volle fare. Una persona entra nella sua camera, gli si accosta al letto e gli dice: - Oh! signor curato, siamo in un brutto impiccio. Il tale .... che voi ben conoscete, è stato colpito da una terribile malattia; egli muore, e rifiuta di ricevere un sacerdote! - Che disgrazia! rispose il buon curato. Se non fossi moribondo, proverei io: forse mi riceverebbe. - Sì, voi riuscirete, ma ohimè! ... e la persona non terminò la frase. Una sublime ispirazione colpì il sacerdote, che sollevandosi e giungendo le mani esclamò: - O mio Dio! sorreggetemi ancora per brevi istanti! Seguì un momento di silenzio, ma d'intensa preghiera. - Aiutatemi a vestirmi! disse a coloro che gli stavano d'intorno. Presi da timore, nessuno si moveva. Tutti credevano che egli delirasse. - Aiutatemi a vestirmi! ripeté, e questa volta con irresistibile autorità. Tutta la vita che gli rimaneva sembrava essersi concentrata nella sua indomita volontà. Egli stese le mani, ed i circostanti obbedendo in profondo silenzio lo vestirono. - Ora, disse il prete, portatemi dall'ammalato. Morirà per via! bisbigliavano fra loro gli astanti, ma egli non ascoltava, assorto com'era in un sol desiderio eroico: la salvezza di un'anima. Diede perfino gli ordini opportuni affinché gli fosse portato tutto l'occorrente per amministrare gli ultimi Sacramenti. - Andiamo! disse quando tutto fu pronto: non abbiamo un minuto da perdere. Con indescrivibile emozione, diversi uomini si fecero avanti: sollevarono il suo corpo morente, nel quale però l'anima regnava sovrana. Durante il tragitto, non si lasciò sfuggire un sospiro, benché ad ogni passo gli prendesse intenso dolore. Pregando ancora a testa china, egli giunse al capezzale dell'altro morente. - Amico, gli disse, con debolissima voce, stiamo ambedue per comparire innanzi a Dio, non perdiamo questi momenti preziosi: io sono venuto per assistervi, per darvi l'aiuto di cui tutti abbisogniamo all'ultima ora. L'ammalato, sopraffatto dall'emozione, emise un grido, ed afferrata la mano del suo parroco, con grande affetto, la portò alle labbra. - Amico mio, continuò il curato, il tempo stringe, non ricuserete certamente di confessarvi?Vinto da tanta carità e da tanta fede, il malato proruppe in lagrime e disse: Oh! sì, mi confesserò a voi. Un sorriso celeste sfiorò le labbra del parroco; egli fece un cenno, e gli astanti si ritirarono. Poco dopo, il ministro di Dio con uno sforzo supremo alzò la voce per pronunziare la assoluzione, la quale scese come rugiada su quell'anima infondendole nuova vita. - L'Olio Santo! esclamò il sacerdote, e poi pregò gli assistenti di tenergli il braccio, e di guidargli la mano. Così fatto, e al suo tocco e per l'efficacia del Sacramento il malato sembrò riaversi. Quando l'opera fu compiuta, il sacerdote piegò il capo sull'infermo che aveva unto, e gli sussurrò con un sospiro di soddisfazione: Arrivederci, amico mio. Conducetemi a casa, soggiunse debolmente, e poi, un po' più forte; Nunc dimittis servum tuum, Domine, secundum verbum tuum in pace. Quindi la sua testa cadde, le sue braccia si abbandonarono inanimate, gli occhi si chiusero, e se non fosse stato che le sue labbra si movevano, mentre pregava, chi lo assisteva lo avrebbe creduto morto; pian piano lo posero sul letto, e indi a poco spirò. Tutti questi dettagli sono esattissimi, scrive l'egregio giornale irlandese Irish Catholic, e sono stati confermati dallo stesso infermo, oggetto di sì eroica abnegazione da parte del buon prete, e che cominciò a rimettersi dal momento ch'ebbe l'estrema unzione. Allorché gli si diceva che doveva esser pieno di fede, avendo ricevuto una grazia sì segnalata, rispondeva: Io morirei per la mia fede; devo raggiungere il mio buon curato.
Pensiero del giorno
(Sant'Alfonso Maria de Liguori)
lunedì 6 aprile 2026
Da amante di D'Annunzio a sposa di Gesù Cristo
Alcuni pensano che per divenire frate o suora sia necessario aver custodito intatto il giglio della purezza sin dalla fanciullezza. In realtà anche coloro che hanno conosciuto il peccato possono entrare in convento, purché siano sinceramente pentiti e risoluti a tutto pur di non peccare più. Sentite la storia di una delle amanti di Gabriele D'Annunzio. Alessandra di Rudinì nacque a Napoli nel 1876. Suo padre era marchese e celebre politico (fu anche Ministro degli Interni e Capo del Governo). Da bambina ebbe un'infanzia “vivace”, e a causa della sua incontenibile indisciplinatezza venne “cacciata” dal collegio. Viveva in un'ambiente razionalista e la sua fede si indebolì molto; pensava che il cristianesimo fosse un fenomeno puramente politico-sociale. Poi, leggendo un pessimo libro di Renan, la sua fede crollò a terra. Era considerata una ragazza molto bella e vari giovanotti altolocati le fecero proposte di matrimonio. Tra i suoi spasimanti vi era anche il Marchese Marcello Carlotti, col quale accettò di sposarsi, e dal quale ebbe due figli. Ma dopo pochi anni di matrimonio, rimase vedova. Aveva solo 24 anni, ed essendo ricca e bella, non sarebbe stato difficile per lei trovare un nuovo marito. Nel 1903 conobbe Gabriele D'Annunzio, famoso sia come poeta che come forsennato conquistatore di donne. Prima le conquistava, poi le abbandonava e passava a corteggiare qualche altra sventurata. D'Annunzio corteggiò anche Alessandra, la quale inizialmente lo respinse, ma alla fine capitolò, e andò a convivere “more uxorio” (cioè come se fossero coniugi) nella lussuosa villa del poeta. Ciò era (e lo è ancora oggi) un grave peccato contrario al sesto comandamento che proibisce di commettere fornicazione (rapporti sessuali fuori dal matrimonio). Ma la Madonna, essendo una madre affettuosa, vegliava su di lei, e il buon Dio le inviò un salutare castigo. Il Signore è amore infinito, e quando ci invia qualche croce, lo fa per il nostro bene, ossia per trarne un bene maggiore. Così, Alessandra si ammalò gravemente, e rischiò di morire senza ricevere gli ultimi sacramenti. Quando guarì, D'Annunzio la lasciò. Dopo la malattia, la giovane marchesa di Rudinì Carlotti non era più bella come prima, e poi il poeta si era già innamorato di un'altra donna. Ecco come è fragile l'amore mondano e come svanisce velocemente! Alessandra pianse amaramente il suo amore perduto, ma ben presto si accorse che quell'amore era solo vanità: “vanitas vanitatum et omnia vanitas”, dice la Sacra Scrittura. Dopo un lungo periodo di ricerca, si sentì attrarre da un Uomo speciale, il migliore di tutti gli uomini, Colui che non tradisce mai: Gesù Cristo, il Re del Cielo. Dopo essersi consigliata col suo direttore spirituale, e aver preso contatti con le suore, entrò in un monastero di clausura francese, dove le venne imposto il nome religioso di suor Maria di Gesù, e visse in maniera esemplare la sua vocazione. I peccatori scellerati che si convertono sinceramente a Dio, in genere diventano zelantissimi seguaci del Vangelo. E così, suor Maria di Gesù venne eletta priora del suo monastero, ed ella si dimostrò un'ottima superiora, e fondò altri monasteri in Francia. Morì in concetto di santità nel gennaio del 1931, felice di aver abbandonato il mondo traditore e di essersi donata a Gesù buono. Gabriele D'Annunzio non poté riempire di gioia e di pace il cuore di Alessandra, il quale era stato creato per amare Dio e solo in Lui riuscì a trovare la felicità. “Inquietum est cor nostrum”, il nostro cuore è inquieto sin tanto che non riposa in Dio.
Pensiero del giorno
domenica 5 aprile 2026
Charitas est vinculum perfectionis
Pensiero del giorno
sabato 4 aprile 2026
Della morte di Gesù Cristo
[Brano tratto da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori].
venerdì 3 aprile 2026
Un Dio è morto per mio amore, ed io non l'amerò?
"Dilexit me, et tradidit semetipsum pro me" (Gal. 2. 20). Dove mai nel mondo si è veduto morire un padrone per amor del suo servo? Un re per amor del suo vassallo? E pur è certo che 'l mio Creatore, il Signore del cielo e della terra, il Figlio di Dio ha voluto morire per me vile ed ingrata sua creatura. S. Bernardo: "Ne perderet servum sibi ipsi non pepercit". Per perdonare a me, non ha voluto perdonare a se stesso, condannandosi a morir di dolore sopra una croce.
Gesù mio, io credo che siete morto per me: ma come poi credendo ciò, ho potuto vivere tanti anni senza amarvi?
Ma voi, mio Redentore, avete data la vita non solo per una vostra vil creatura, ma per una creatura ingrata e ribelle, che tante volte vi ha voltate le spalle, e per qualche misera soddisfazione vi ha rinunziata in faccia la vostra grazia e 'l vostro amore. Voi con tante finezze avete cercato di mettermi in necessità d'amarvi; ma io con tanti peccati ho cercato di mettervi in necessità di odiarmi e mandarmi all'inferno. Quell'amore però che vi ha fatto morire per me, ora mi dà animo a sperare che non mi discaccerete, se a voi ritorno. Perdonatemi, Gesù mio, conosco il torto che vi ho fatto: e conosco ancora che gran torto vi farei, se vi amassi poco; no, io vi voglio amare assai; troppo voi ve lo meritate, datemi il vostro aiuto.
Ah mio caro Salvatore, e che più potevate voi fare per guadagnarvi il mio cuore, che morire per me? Qual maggior amore può dimostrarsi ad un amico, che di morire per suo amore? "Maiorem hac dilectionem nemo habet, ut animam suam ponat quis pro amicis suis" (Io. 15. 13). Dunque, o Verbo incarnato, voi non avete più che fare per farvi amare, ed io seguirò ad esservi ingrato? Ma no, che già si accosta la mia morte, e forse mi sarà vicina; non voglio morire così sconoscente, come vi sono stato per lo passato.
V'amo, amor mio Gesù. Voi tutto a me vi siete donato, io tutto a voi mi dono. Ligatemi e stringetemi colle catene del vostro amore, acciocché io viva, e muoia sempre innamorato della vostra bontà.
O divina Madre Maria, tenetemi sotto il vostro manto, e qui fatemi ardere d'amore per quel Dio, ch'è morto per amor mio.
[Brano tratto da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori].
Una generosa donazione di una signora facoltosa
Don Bosco una sera del 1860 raccontava agli alunni che avevano pregato per lui: «[...] Sapevo che nella parrocchia dei Martiri abitava una signora facoltosa che non voleva saperne di beneficenza. Anche il Parroco aveva più volte chiesto inutilmente. Vi andai e la signora commossa di me e di voi mi diede 10.000 lire. Ne parlai al Parroco che ne rimase altamente meravigliato». Così più volte il Signore mosse i cuori anche più avari a venire in soccorso dell’Opera del suo servo fedele.













