lunedì 9 novembre 2009

Circa la Costituzione Apostolica “Anglicanorum coetibus”


Ho letto con attenzione la Costituzione Apostolica “Anglicanorum coetibus” con la quale Benedetto XVI ha spalancato le porte della Chiesa Cattolica agli anglicani che desiderano entrare in comunione col Romano Pontefice. Certamente è un fatto molto positivo che dei gruppi di anglicani abbiano chiesto al Papa di voler aderire al cattolicesimo, tuttavia non mi è ancora chiaro quanti siano grossomodo coloro che hanno manifestato l'intenzione di “attraversare il Tevere”.

Gli anglicani nel mondo sono circa 70 milioni, ma i fedeli praticanti sono una piccola minoranza. Se non ricordo male, ho letto da qualche parte che in Inghilterra i praticanti sono all'incirca il 5%. Dunque si tratta di pochi milioni di persone, e molto divise tra di loro. Ci sono infatti varie correnti; si va da quelle ultra progressiste (favorevoli alle unioni omosessuali, alla contraccezione, alle donne prete, ai vescovi gay e altre cose di questo genere), alle correnti filo-cattoliche che utilizzano riti liturgici che assomigliano parecchio alla Messa tridentina (ad esempio il rito di Sarum). E' logico supporre che sia soprattutto dalle file di questi anglo-cattolici che giungeranno le adesioni agli ordinariati personali previsti dalla suddetta Costituzione Apostolica. A mio avviso, il successo o l'insuccesso di questo documento vaticano, sarà decretato principalmente dal numero dei vescovi e dei preti che decideranno di abbandonare lo scisma. I fedeli in genere seguono i propri pastori, quindi dobbiamo sperare (e pregare) che il clero già anglicano prenda in massa la via di Roma. Staremo a vedere cosa accadrà. Spero solamente che questi nostri fratelli anglo-cattolici che aderiranno al cattolicesimo non vengano condannati all'ostracismo, come purtroppo ancora oggi accade a non pochi cattolici legati alla celebrazione del Santo Sacrificio secondo l'antica forma liturgica.

venerdì 6 novembre 2009

Kyriale gregoriano mp3


Davvero grande è il bene spirituale che produce il glorioso e immortale canto gregoriano. I religiosi e i cantori che difendono e propagano il gregoriano, compiono un'opera che va a vantaggio delle anime e quindi coopera alla maggior gloria di Dio. Non possiamo permetterci che questo prezioso tesoro che ci è stato tramandato dai nostri antenati vada disperso. Il modernismo ( maledetta eresia modernista! ) ha tentato di estirpare il principe dei canti liturgici, ma l'operazione è fallita. Troppo forte è la sacralità che emanano questi devotissimi canti, pertanto Iddio non ha permesso che morissero. Stiamo infatti assistendo ad un graduale ritorno della vera musica sacra, e questo è solo l'inizio. Immagino che tra qualche decennio non sarà un evento raro ascoltare i cori parrocchiali cantare la Missa de Angelis, per l'edificazione spirituale delle anime e la maggior gloria di Dio.

Sono stati registrati in maniera amatoriale numerosi canti gregoriani eseguiti dai monaci benedettini di San Paolo del Brasile. E' possibile scaricarli e diffonderli liberamente (non a scopo di lucro), ma il server su cui sono alloggiati è molto lento. Ad esempio per scaricare il kyriale, bisogna impiegare un'intera serata. Pertanto ho raccolto in un unico file zippato l'intero kyriale (circa un'ottantina di file) e l'ho caricato su un server molto più veloce. La qualità delle registrazioni non è professionale, ma questi file sono comunque utili a familiarizzare col gregoriano. Io in genere li ascolto come sottofondo mentre leggo qualche libro spirituale e a volte anche quando prego. Per scaricare il file zippato cliccate qui. Buon ascolto.

martedì 3 novembre 2009

Medjugorje, non constat de supernaturalitate


Fino ad ora il giudizio delle autorità ecclesiastiche sul fenomeno “Medjugorje” può essere riassunto con la formula “non constat de supernaturalitate”, ossia non si constata la soprannaturalità delle pretese “apparizioni”. In effetti, leggendo sul caso Medjugorje alcuni dossier scritti da persone degne di stima, si possono osservare numerose “zone d'ombra”.

Secondo quanto riferito recentemente dal card. Vinko Puljic, presidente della Conferenza episcopale bosniaca, pare che prossimamente ci sarà una stretta della Santa Sede sui pellegrinaggi a Medjugorje. Se ne discuterà tra alcuni giorni in Vaticano. Io mi rendo conto che tanti devoti della Madonna (magari affezionati ascoltatori di Radio Maria, diretta da Padre Livio Fanzaga) hanno creduto alla soprannaturalità di queste “apparizioni” ed ora non sarà semplice per loro accettare eventuali restrizioni. Già oggi è vietato organizzare pellegrinaggi a Medjugorje che presuppongono il carattere soprannaturale delle apparizioni.

Vedremo cosa verrà deciso e la reazione che avranno i fedeli. Per il momento vi propongo la lettura della trascrizione di un interessante intervento di Mons. Ratko Peric, vescovo di Mostar (Bosnia Erzegovina). Leggete qui.

lunedì 2 novembre 2009

Pensiero sul latino


Ricco di maestà e nobiltà, il latino è la lingua che meglio di tutte eleva l'animo alla sacralità. (Giovanni XXIII)

venerdì 30 ottobre 2009

I chierichetti con la talare devono utilizzare il colletto romano


Nei vecchi film o nelle vecchie fotografie, l'abito talare indossato dai chierichetti, generalmente era munito del classico colletto romano bianco. Purtroppo, ho notato che nelle Messe tridentine dei nostri giorni, i chierichetti ne sono spesso sprovvisti. Qualcuno si è chiesto se l'uso del colletto romano sia riservato ai soli sacerdoti. Qualche tempo fa, Daniele Di Sorco ha risposto a questo quesito sul forum del Movimento Liturgico Benedettiano. Riporto alcuni stralci del suo interessante intervento:

Non esistono documenti della Santa Sede che regolino l'uso del colletto romano. […] Questo abuso [di aver ridotto il colletto ad unico distintivo sacerdotale. n.d.r.] ha probabilmente generato la convinzione che il colletto in particolare, e non la veste talare (o - in via di eccezione - il clergyman) in generale, sia il distintivo del clerico. Di qui le difficoltà per alcuni di ammettere l'uso del colletto da parte dei laici che, nelle funzioni liturgiche, indossano la talare.

Come si può rispondere a tale difficoltà? In tre modi: mettendo in luce la vera funzione del colletto, analizzando la prassi antica della Chiesa ed esaminando i manuali di etichetta ecclesiastica che trattano della questione.

Dobbiamo pensare, innanzi tutto, che il colletto è un necessario complemento della veste talare, da cui è separato unicamente per ragioni di praticità (come i gemelli dalla camicia o le calze dalle scarpe). Senza colletto romano, il collo della talare appare come qualcosa di vistosamente incompleto: troppo basso, troppo largo, inspiegabilmente deformato dall'apertura quadrata che mostra la nuda pelle o il colletto (spesso multicolore) del capo d'abbigliamento sottostante. È proprio la particolare conformazione della talare che ci fa capire come il colletto ne sia parte integrante, e non semplice accessorio (a differenza, per esempio, della fascia: ma nel caso della talare ambrosiana, che senza fascia non potrebbe star chiusa, essa è indispensabile quanto il colletto).

Un'ulteriore prova ci viene dal fatto che i documenti ecclesiastici parlano della talare senza mai menzionare il colletto: segno che questo era considerato indispensabile complemento di quella […]. Ma se da questi e da altri documenti si può a ragione dedurre che l'abito habitus ecclesiasticus o clericalis di cui parla il codice di diritto canonico del 1917 (can. 136, § 1) è la talare completa di colletto, ne consegue che anche i laici, nei casi in cui il codice accorda loro di portare il medesimo habitus clericalis (can. 683), possono e devono utilizzarlo. Il testo, infatti, non fa distinzioni di sorta tra le due vesti. Che poi i laici non abbiano il diritto di indossare insegne onorifiche è cosa scontata, essendo queste strettamente riservate al clero. Il nuovo codice di diritto canonico ha lasciato immutata tale disciplina, non restringendo né modificando l'uso del colletto.

Ciò che risulta dall'esame del diritto è confermato dalla prassi vigente prima della riforma liturgica. In molte fotografie d'epoca si vede chiaramente che la talare indossata dai ministranti è munita di colletto esattamente come quella dei chierici. Laddove esso non era utilizzato, ciò dipendeva dalla difficoltà di procurarsi un numero consistente di colletti nelle diverse misure, non dalla convinzione che fosse riservato al clero.

I manuali di etichetta ecclesiastica che ho consultato, di solito molto accurati nel determinare quali categorie di persone possano o non possano usare determinate insegne, non parlano mai del colletto come di un indumento riservato al clero o distintivo dello stato clericale. Se non menzionano esplicitamente la possibilità per i laici di utilizzarlo, è perché anch'essi lo considerano un normale complemento della veste talare. J. A. Nainfa (Custom of Prelates of the Catholich Church, Baltimore 1926), che si preoccupa di specificare che i chierichetti non possono usare la fascia (alla quale, del resto, non hanno diritto neppure tutti i sacerdoti), non fa alcuna distinzione del genere per quanto riguarda il colletto, né nel capitolo ad esso dedicato né altrove. Lo stesso si dica di J. Nabuco (Ius pontificalium, Parisiis-Tornaci-Romae 1956).

In definitiva si può dire che il colletto è certamente un insegna distintiva dello stato clericale, ma non più di quanto lo sia la talare. Quindi se il ministrante, che nelle funzioni liturgiche svolge il ruolo di un chierico (precisamente dell'accolito), può indossare la talare, non si vede perché dovrebbe astenersi dal colletto.

mercoledì 28 ottobre 2009

Circa la devozione necessaria per celebrare degnamente il Santo Sacrificio della Messa


[...] nel celebrare la Messa è necessaria la riverenza e la devozione. È noto che l'uso del manipolo fu introdotto per comodo di asciugare le lagrime; poiché anticamente i preti, celebrando, per la devozione non facevano altro che piangere. Già si è detto che il sacerdote all'altare rappresenta la stessa persona di Gesù Cristo [...] Ma [...] parlando del modo nel quale dicono la Messa la maggior parte dei sacerdoti, bisognerebbe piangere, ma piangere a lagrime di sangue! È una compassione, diciam così, veder lo strapazzo che fanno di Gesù Cristo molti preti e religiosi ed anche taluni di ordini religiosi riformati. Si osservi con quale attenzione ordinariamente dai sacerdoti si celebra la Messa. A costoro bene starebbe detto quel che rimproverava Clemente alessandrino ai sacerdoti gentili, cioè ch'essi facevano diventar scena il cielo, e Dio il soggetto della commedia: O impietatem! scenam coelum fecistis, et Deus factus est actus. Ma no, che dico, commedia? oh che attenzione ci metterebbero questi tali, se dovessero recitare una parte in commedia! E per la Messa che attenzione vi pongono? Parole mutilate, genuflessioni che sembrano piuttosto atti di disprezzo che di riverenza, benedizioni che non si sa che cosa siano, si muovono per l'altare e si voltano in modo che quasi muovono a ridere, complicano le parole colle cerimonie, anticipandole prima del tempo prescritto dalle rubriche; [...] Tutto avviene per la fretta di finir presto la Messa. Come dicono alcuni la Messa? come se la chiesa stesse per crollare o stessero per venire i corsari e non ci fosse tempo di fuggire. Sarà stato due ore a ciarlare inutilmente o a trattare faccende di mondo, e poi tutta la fretta dove la mette? a dir la Messa. E nel modo poi con cui questi tali la cominciano così procedono a consacrare ed a prender tra le mani Gesù Cristo ed a comunicarsi con tanta irriverenza come se fosse in realtà un pezzo di pane.

[Brano di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da “Selva di materie predicabili”. Per rendere il brano facilmente comprensibile ho tradotto in italiano corrente i termini desueti e ho effettuato qualche piccolo ritocco ortografico].

sabato 24 ottobre 2009

Circa le donne immodeste che causano peccati e rovine


Quando l'uomo si lascia attrarre e dominare dalla bellezza sensuale di una donna, non guarda più a Dio, non vive più di Lui, non l'ama, non l'onora, anzi Lo sente come un fastidio; allora i piaceri dei sensi lo abbruttiscono ed egli decade miseramente. [...] Noi lo vediamo anche oggi nella corruzione che inonda il mondo. Si vive di senso, perché si cerca unicamente la bellezza materiale ed il piacere; non si guarda più a nulla, si vive per questo, e i delitti si moltiplicano sulla terra. Se le donne riflettessero che la loro bellezza è spesso causa di peccato e di rovina, non esibirebbero se stesse come fanno, ma si ammanterebbero di santa modestia. [...] Le donne che oggi ostentano il loro corpo, si accomunano alle sfacciate figliuole della razza di Caino, e diventano la rovina del mondo. [...] Quando si vive di materia, svaniscono tutti gli ideali più belli di virtù e la grazia di Dio, quest'ineffabile rugiada del Cielo, non trova dove penetrare, e si svapora, per così dire, sul cuore umano, fatto macigno.

[Brano tratto da “La Sacra Scrittura” volume I “La Genesi”, di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

mercoledì 21 ottobre 2009

Clergyman? Meglio l'abito talare!


Ritengo di attirare la attenzione su un problema, che sta diventando della massima importanza: quello dell'abito ecclesiastico. […] Di fatto si sta assistendo alla più grande decadenza dell'abito ecclesiastico. […] L'abito condiziona fortemente e talvolta forgia addirittura la psicologia di chi lo porta . L'abbigliamento, infatti, impegna per la vestizione, per la sua conservazione, per la sostituzione. È la prima cosa che si vede, l'ultima che si depone. Esso ricorda impegni, appartenenze, decoro, colleganze, spirito di corpo, dignità! Questo fa in modo continuo. Crea pertanto dei limiti alla azione, richiama incessantemente tali limiti, fa scattare la barriera del pudore, del buon nome, del proprio dovere, della risonanza pubblica, delle conseguenze, delle malevoli interpretazioni. […] L'abito non fa il monaco al 100%, ma lo fa certamente in parte notevole; in parte maggiore, secondo che cresce la sua debolezza di temperamento. […] Per tale motivo la questione della divisa ingigantisce nel campo ecclesiastico e si impone alla attenzione di quanti vogliono salvare vocazioni, perseveranza negli accettati doveri, disciplina, pietà, santità! […] succede che in talune città d'Italia (non citiamo ovviamente i nomi, ma siamo ben sicuri di quello che diciamo) per l'assenza di ritegno imposto dalla sacra divisa si arriva ai divertimenti tuttavia proibiti dal Codice di Diritto Canonico, ai night clubs, alle case malfamate e peggio. Sappiamo di retate di seminaristi fatte in cinema malfamati ed in altri non più consigliabili locali. Tutto per colpa dell'abito tradito! […] Il bilancio che ne consegue . Eccolo:
- disistima;
- sfiducia;
- insinuazioni facili e talvolta gravi;
- preti che, cominciando dall'abito e dallo smantellamento della prima umile difesa, finiscono dove finiscono...
- crisi sacerdotali, del tutto colpevoli, perché cominciate col rifiuto delle necessarie cautele, richieste dal Diritto Canonico e dal consiglio dei Vescovi..., con risultati disgraziati e spostati...
- seminari che si svuotano e non resistono; mentre nel mondo, tanto in Europa che in America, rigurgitano i seminari, ordinati secondo la loro genuina origine, col rigoroso abito ecclesiastico, nella vera obbedienza al Decreto conciliare Optatam totius;
- anime che si trascinano innanzi senza più alcuna capacità decisionale, dopo la loro contaminazione col mondo.

[…] Credo difficile possa esistere nel nostro tempo, proprio per le sue caratteristiche, lo spirito ecclesiastico senza il desiderio e il rispetto dell'abito ecclesiastico. […] Qui non parliamo solo di «abito ecclesiastico», ma di talare. E guardiamo bene le cose in faccia, senza alcun timore di quel che si può dire. […] Alcuni, per boicottare l'uso della talare o per giustificarsi nell'aver ceduto alla moda corrente contraria all'abito talare, affermano: «Tanto la talare è un abito liturgico», volendo così esaurire l'eventuale uso della talare alla sola liturgia. Questo è apertamente falso e capziosamente ipocrita! […] Francamente è chiaro che il clergyman […] non è la soluzione più desiderata. Chi non ama la sua talare resisterà ad amare il suo servizio a Dio? Il prossimo non sostituisce Dio! Non è soldato chi non ama la sua divisa. […] L'indirizzo da darsi è:
- che anche se la legge ammette il clergyman, esso non rappresenta in mezzo al nostro popolo la soluzione ideale;
- che chi intende avere l'integro spirito ecclesiastico deve amare la sua talare;
[…]
- che la difesa della talare è la difesa della vocazione e delle vocazioni.

Il mio dovere di Pastore mi obbliga a guardare assai lontano. Ho dovuto constatare che la introduzione del clergyman oltre la legge e le depravazioni dell'abito ecclesiastico sono una causa, probabilmente la prima, del grave decadimento della disciplina ecclesiastica in Italia. Chi vuol bene al sacerdozio, non scherzi con la sua divisa!


[Testo tratto da: Card. Giuseppe Siri, A Te sacerdote, vol. II, Frigento: Casa Mariana, 1987, pp. 67-73].

lunedì 19 ottobre 2009

In memoriam di Mons. Salvatore Boccaccio


Molti di voi ricorderanno le assurde polemiche che divamparono contro Benedetto XVI, “colpevole” di aver promulgato il Motu Proprio “Summorum Pontificum”. Si vocifera che in quei giorni il Papa abbia sofferto molto. Fortunatamente, ci furono moltissimi cattolici che espressero la propria gratitudine al Vicario di Cristo. Tra questi benemeriti fedeli, vi fu anche Mons. Salvatore Boccaccio, allora vescovo della diocesi di Frosinone - Veroli – Ferentino, il quale indirizzò al Pontefice una lettera piena di affetto filiale e gratitudine, apprezzando “lo sforzo di Vostra Santità di operare, anche per mezzo del Motu Proprio, una riconciliazione interna nel seno della Chiesa attraverso una illuminata disposizione che [...] ribadisce la sacralità e la dignità di una forma celebrativa che costituisce un intramontabile patrimonio a cui sarebbe insano rinunciare. [...] In piena unione con il mio Presbiterio Le garantisco, Padre Santo, che nelle situazioni concrete sapremo far tesoro delle preziose indicazioni offerteci dal Motu Proprio [...] ”.

E' stato davvero esemplare questo modo di accogliere un documento del Romano Pontefice. Il 18 ottobre 2008, Mons. Boccaccio ha terminato il suo pellegrinaggio terreno. Aveva 70 anni. Spero tanto che Dio misericordioso lo abbia giudicato servo buono e fedele. Una preghiera di suffragio per la sua anima.

venerdì 16 ottobre 2009

Della condanna di Gesù Cristo e suo viaggio al Calvario


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Il testo di questa meditazione è di Sant'Alfonso Maria de Liguori.

lunedì 12 ottobre 2009

Ecumenismo ed intercomunione


Il problema dell’intercomunione è un problema di estrema gravità e può costituire una deviazione dal retto metodo ecumenico, presentarsi come un vero trabocchetto per molti cattolici in buona fede ed offrire una nuova testimonianza dello sviamento di teologi dalla teologia. [...] L'unità non si farà mai sulle mezze parole, sui concetti detti a metà, sulle aperture ed interpretazioni volontarie. Se questa qualcuno la chiamasse unità, o non saprebbe quello che dice, o mentirebbe sapendo di mentire. [...] Un falso approccio ecumenico è inficiato di relativismo sul piano dogmatico; è il tema che oggi è trattato eufemisticamente con il termine di pluralismo. Nella sostanza della dottrina accettata come rivelata o certa dalla Chiesa Cattolica non può esistere pluralismo. Questo suppone il relativismo, il quale porta logicamente al disfacimento di tutto; non dunque unità, ma distruzione. E' forse l'unità un'opera di distruzione? Il pluralismo sta nei gusti, negli aspetti, nelle simpatie, negli onesti adattamenti al linguaggio delle culture - salva veritate -, mai nella sostanza della verità e degli stessi fatti. Sta nelle cose umane, che «Dio ha lasciato alle dispute degli uomini», ma non certo nelle cose, che stabilmente ha definito Lui per il tempo e per l'eternità.

[Brano tratto da un editoriale del Cardinale Giuseppe Siri, pubblicato su “Renovatio”, IX - 1974]

venerdì 9 ottobre 2009

Karl Rahner - Il Concilio tradito


Per ben due volte, talune autorità religiose hanno impedito l'uscita del libro intitolato "Karl Rahner - Il Concilio tradito”, scritto da Padre Giovanni Cavalcoli, dell'Ordine dei Frati Predicatori (domenicani). Ora il prof. Giovanni Zenone, direttore della casa editrice "Fede & Cultura" di Verona, informa che il suddetto libro è stato finalmente pubblicato, anche se è stato necessario ingaggiare un "titanico braccio di ferro".

Purtroppo, Karl Rahner (1900-1984) è tuttora considerato un nume della Teologia, nonostante i suoi insegnamenti siano spesso in contrasto con la tradizionale Dottrina Cattolica. Teologi eminenti, come il Fabro, Lakebrink, Von Balthasar, i cardinali Parente, Siri, Ratzinger e molti altri, segnalarono le gravi insidie contenute nel rahnerismo.

Fortunatamente sta sorgendo un movimento teologico internazionale, fedele alla Tradizione Cattolica, il quale si è impegnato a correggere le vedute rahneriane, le cui conseguenze si sono rivelate dannose in campo morale, come hanno segnalato alcuni moralisti, tra cui Don Dario Composta.

mercoledì 7 ottobre 2009

Il pensiero di Joseph Ratzinger


Nella nostra riforma liturgica c'è la tendenza, a parer mio sbagliata, ad adattare completamente la liturgia al mondo moderno. Essa dovrebbe quindi diventare ancora più breve e da essa dovrebbe essere allontanato tutto ciò che si ritiene incomprensibile; alla fin fine, essa dovrebbe essere tradotta in una lingua ancora più semplice, più "piatta". In questo modo, però, l'essenza della liturgia e la stessa celebrazione liturgica vengono completamente fraintese. Perché in essa non si comprende solo in modo razionale, così come si capisce una conferenza, bensì in modo complesso, partecipando con tutti i sensi e lasciandosi compenetrare da una celebrazione che non è inventata da una qualsiasi commissione di esperti, ma che ci arriva dalla profondità dei millenni e, in definitiva, dall'eternità. [...] Personalmente ritengo che si dovrebbe essere più generosi nel consentire l'antico rito a coloro che lo desiderano. Non si vede proprio che cosa debba esserci di pericoloso o inaccettabile. Una comunità mette in questione se stessa, quando considera improvvisamente proibito quello che fino a poco tempo prima le appariva sacro e quando ne fa sentire riprovevole il desiderio. Perché le si dovrebbe credere ancora? Non vieterà forse domani, ciò che oggi prescrive? [...] Purtroppo da noi c'è una tolleranza quasi illimitata per le modifiche spettacolari e avventurose, mentre praticamente non ce n'è per l'antica liturgia. Così siamo sicuramente su una strada sbagliata.

[Riflessioni del Card. Joseph Ratzinger tratte dal libro “Il sale della terra”, Ed. San Paolo, pp. 199-202].

venerdì 2 ottobre 2009

Video sulla Tradizione Cattolica


Com'era edificante l'atmosfera di sacralità e di devozione che in passato si respirava in molte chiese. Quando vedo fotografie di devozione e pietas cristiana, mi sento edificato quasi come quando leggo un libro spirituale. A tal fine ho realizzato un breve video che raccoglie delle bellissime foto del passato. Il canto gregoriano di sottofondo è la splendida sequenza del Corpus Domini.

Per scaricare il video sul tuo computer clicca qui

Se vuoi scaricare anche le foto utilizzate per il video clicca qui

Per pubblicare il video sul proprio blog (piattaforma blogspot), è sufficiente copiare questo codice.

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giovedì 1 ottobre 2009

Sondaggio sulla Messa tradizionale


Il blog sulla “Messa in latino” più letto in Italia, ha lanciato una raccolta fondi alfine di poter commissionare un sondaggio sulla Messa tradizionale. Qualche tempo fa, il noto sito francese che sostiene la "pace liturgica" nella Chiesa, aveva commissionato un sondaggio analogo, il quale ha rivelato che una parte consistente dei fedeli transalpini è interessata alla liturgia tradizionale.

E' utile una campagna del genere? Io credo che se l'esito del sondaggio fosse favorevole per l'antica liturgia, e se venisse rilanciato dalla stampa nazionale, potrebbe contribuire a migliorare il “clima liturgico”. E' importante che sui mass-media si continui a parlare della Messa tridentina, affinché non ritorni il clima di ostracismo del passato, quando quasi nessuno sapeva che in certe chiese si continuava a celebrare secondo l'antica e venerabile forma liturgica. Io fino al 2001 (avevo 21 anni), non solo non sapevo cosa fosse la Messa tridentina, o a cosa servissero le balaustre; ma non sapevo nemmeno che la Messa fosse la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio del Redentore Divino (lo stesso sacrificio che avvenne sulla Croce del Golgota). Bisogna assolutamente impedire che cali il silenzio su questi argomenti così importanti. Per questo motivo bisogna tenere vivo l'interesse sul nuovo movimento liturgico che sta ottenendo importanti risultati. Dieci anni fa, chi l'avrebbe mai pensato che la Messa tradizionale sarebbe stata liberalizzata dal Romano Pontefice? Chissà quante altre cose buone, che oggi difficilmente possiamo immaginare, potranno avvenire nei prossimi dieci anni, se il movimento tradizionale continuerà a combattere la buona battaglia spirituale in difesa della liturgia e della dottrina cattolica.

Riusciranno a realizzare il sondaggio? Vedremo. Raccogliere i circa 6.000 euro necessari non sarà facile, ma hanno tanti lettori, dunque non è un'impresa impossibile. 6.000 euro sono tanti se vengono versati da un solo contribuente, ma se vengono ripartiti tra gli oltre 1.000 lettori del blog, diventano circa cinque o sei euro ciascuno, che ordinariamente parlando sono alla portata di tutti.

Se dovessero raccogliere più fondi del necessario, o se per caso non riuscissero a racimolare la somma sufficiente a commissionare il sondaggio, propongo che le somme raccolte vengano date in beneficenza a qualche monastero di clausura di stretta osservanza legato alla liturgia tradizionale, come ad esempio le Clarisse dell'Immacolata, le quali si sostentano grazie alle donazioni dei benefattori. Loro pregano per noi (chissà quante conversioni sono avvenute grazie alle loro preghiere), e noi dobbiamo contribuire al loro sostentamento.

martedì 29 settembre 2009

Buone notizie dall'Istituto del Buon Pastore


Numerose novità giungono dall'Istituto del Buon Pastore, società di vita apostolica di diritto pontificio legata in maniera esclusiva all'antica forma liturgica.

La notizia più bella riguarda l'America latina. L'abbè Philippe Laguérie (superiore generale dell'istituto), ha ordinato al superiore del distretto sudamericano, l'abbé Navas, di aprire un seminario a Santiago del Cile o in qualche altro luogo ritenuto opportuno, per poter soddisfare alle crescenti richieste di giovani latino-americani, desiderosi di accedere al sacerdozio cattolico.

Intanto nel cuore della Francia, l'IBP ha aperto “l'Angélus”, un centro polivalente che ospita un collegio per giovani studenti, scuola primaria, liceo, strutture per accogliere gruppi di scouts e di fedeli in ritiro spirituale. Questo progetto è molto importante poiché consente a molte famiglie di poter far ricevere ai propri figli un'educazione scolastica basata sui principi cristiani e non sui principi illuministi, come purtroppo avviene in molte scuole statali.

Sempre in Francia, l'abbè Philippe Laguérie ha deciso di dar vita «ad experimentum», al ramo dei Fratelli dell'Istituto del Buon Pastore, cioè uomini che vogliono consacrarsi al Signore con i voti di obbedienza, povertà e castità, ma senza accedere al sacerdozio. I Fratelli dell'IBP si suddividono in due branchie: i Fratelli insegnanti e i Fratelli coadiutori. I primi si occuperanno dell'istruzione dei giovani, mentre i secondi si occuperanno soprattutto dei lavori manuali necessari alla gestione delle strutture dell'Angelus.

giovedì 24 settembre 2009

Omaggio ai liberatori di Spagna


Alcuni giorni fa vi ho mostrato le immagini di quel che avveniva nei territori della Spagna repubblicana (cioè la Spagna sotto il dominio dei "rossi"), durante la guerra civile spagnola. Avete visto chiese devastate, statue sfregiate, bare profanate, preti assassinati, ecc.

Nel video che vi presento oggi, vedrete invece esattamente l'opposto. Sono foto scattate nei territori conquistati dalle truppe nazionali (un vasto movimento comprendente militari, cattolici tradizionalisti, monarchici, ed altri movimenti anticomunisti). Nei territori rossi era praticamente proibito celebrare la Messa (si rischiava la fucilazione), ma man mano che “los nacionales” liberavano le città precedentemente oppresse dai “senza Dio”, finalmente i fedeli potevano tornare ad assistere tranquillamente al Santo Sacrificio.

Ovviamente secondo la propaganda progressista che oggi domina la società, i rossi combattevano dalla parte giusta, mentre i nazionali stavano dalla parte del torto. Non la pensavano così Pio XI, Pio XII e le migliaia di cattolici (preti, suore e fedeli laici) uccisi a causa della loro fede in Gesù Cristo.

La musica di sottofondo è la Marcha Real, ossia l'inno della Spagna nazionale (attualmente è ancora l'inno ufficiale spagnolo). Nella Spagna repubblicana si cantava invece l'Inno di Riego.

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video

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A quei cattolici che ritengono sbagliato rendere omaggio alle eroiche truppe nazionali, rispondo citando alcuni passaggi del radiomessaggio con il quale l'allora Vicario di Cristo, il grande Pontefice Pio XII, si complimentò per la vittoria conseguita dai nazionali:

“Con immensa gioia Ci rivolgiamo a voi, figli dilettissimi della Cattolica Spagna, per esprimervi la Nostra paterna felicitazione per il dono della pace e della vittoria con il quale Dio si è degnato di coronare l’eroismo cristiano della vostra fede e carità, provato da tante e così generose sofferenze.

Il Nostro Predecessore di s.m. attendeva con ansia questa pace provvidenziale, frutto senza dubbio di quella feconda Benedizione che fin dai primi tempi del conflitto inviava « a quanti si erano proposti il difficile e pericoloso compito di difendere e restaurare i diritti e l’onore di Dio e della Religione »; e Noi non dubitiamo che questa pace sarà quella da Lui auspicata, « annunziatrice di un avvenire di tranquillità nell’ordine e di onore nella prosperità ».

I disegni della Provvidenza, amatissimi figli, si sono manifestati ancora una volta sopra l’eroica Spagna. La Nazione eletta da Dio come principale strumento di evangelizzazione del Nuovo Mondo e come baluardo inespugnabile della fede cattolica, ha testé dato ai proseliti dell’ateismo materialista del nostro secolo la più elevata prova che al di sopra di ogni cosa stanno i valori eterni della religione e dello spirito. La propaganda tenace ed i costanti sforzi dei nemici di Gesù Cristo fanno pensare che essi abbiano voluto fare in Spagna una prova suprema delle forze dissolvitrici, a loro disposizione, sparse in tutto il mondo; e benché l’Onnipotente non abbia per ora permesso che essi raggiungessero il loro intento, ha tuttavia tollerato la realizzazione di alcuni terribili effetti, affinché il mondo vedesse come la persecuzione religiosa, minando le basi stesse della giustizia e della carità, che sono l’amore a Dio ed il rispetto alla santa sua legge, può trascinare la società moderna ad insospettati abissi di iniqua distruzione e di appassionata discordia.

Persuaso di questa verità, il sano popolo spagnolo, con quella generosità e franchezza che costituiscono le due caratteristiche del nobilissimo suo spirito, insorse deciso in difesa degli ideali della fede e della civiltà cristiana, profondamente radicati nel suolo fecondo di Spagna; ed aiutato da Dio « che non abbandona quelli che in Lui sperano », seppe resistere all’attacco di coloro che, ingannati da quello che essi credevano un ideale umanitario di elevazione dell’umile, in realtà combattevano in favore dell’ateismo.
[...]
Esprimiamo inoltre la Nostra doverosa gratitudine verso quanti hanno saputo sacrificarsi fino all’eroismo in difesa dei diritti inalienabili di Dio e della religione, sia nei campi di battaglia, sia ancora, consacrati alle opere sublimi di carità cristiana, nelle carceri e negli ospedali [...] facciamo discendere su di voi, dilettissimi Nostri figli della Spagna Cattolica, sul capo dello Stato, e sul suo illustre Governo, sullo zelante Episcopato e sul suo Clero così pieno di abnegazione, sugli eroici combattenti e sui fedeli tutti la Nostra Apostolica Benedizione.


(Radiomessaggio “Con inmenso gozo”, 16 aprile 1939, LEV).



Nella foto, un gruppo di requetés (la milizia dei carlisti ai tempi della guerra civile), assiste in maniera disciplinata al Santo Sacrificio della Messa. I carlisti costituiscono ancora oggi un movimento di cattolici tradizionalisti spagnoli.

martedì 22 settembre 2009

Non ingannate voi e i fedeli!


Coloro che seguono da tempo questo blog, sanno che apprezzo moltissimo l'illuminante magistero del Cardinale Giuseppe Siri e il suo coraggio nel difendere la purezza della Dottrina Cattolica. Ho ascoltato la registrazione dell'omelia di commiato dalla diocesi di Genova, pronunciata nella Cattedrale di San Lorenzo, il 15 ottobre del 1987. Avrebbe potuto fare un discorso “politically correct” per ottenere gli applausi del mondo almeno per una volta in vita sua. Invece, da vero combattente qual'era (con la Cresima si diventa soldati di Gesù Cristo), questo eroico Principe di Santa Romana Chiesa, esortò i suoi confratelli a non ingannare i fedeli. Ecco un brano dell'omelia:

Abbiamo vissuto un periodo in cui anche la Chiesa ha sofferto. Si capisce benissimo che quando c’è una sofferenza, qualche cosa succede che non è desiderabile. Ma vorrei richiamare coloro che, perduta - perduta, dico - la capacità di capire le cose anche semplici, hanno dedotto, da questo periodo di transizione dell’intero genere umano, conseguenze irrazionali, illogiche, dannose, forse fatali. Bisogna che impariamo a vivere senza diventare i poveri servi delle tenebre e delle nubi che vanno camminando nel cielo e restano nubi. E’ meglio essere servi di Dio che paurosi delle nubi. Questo periodo l’abbiamo vissuto insieme. Domando: chi ha capito? E se non avesse capito faccia presto. Mi rivolgo in modo speciale ai miei confratelli che, dovendo dare agli altri la verità, non possono accettare le tenebre. E questo è l’ultimo invito. Guardatevene bene! Non ingannate voi e i fedeli che hanno il dovere di apprendere da noi la verità di Cristo.

sabato 19 settembre 2009

La persecuzione religiosa in Spagna


E' bene non dimenticare i crimini commessi dai marxisti durante la persecuzione religiosa scatenatasi nel corso della guerra civile spagnola (1936 – 1939). A tal fine ho realizzato un breve video che documenta con tanto di fotografie, i barbari misfatti commessi nelle zone della Spagna controllate dai repubblicani, ossia i “rossi”. Vedrete chiese devastate, statue sfregiate, bare profanate, preti assassinati, ecc.

Attenzione, il mio scopo non è quello di aizzare all'odio e alla vendetta contro i rossi. Anzi, il mio desiderio è che si preghi per la conversione di coloro che ancora oggi sostengono ideologie atee ed anti-cristiane come il comunismo e l'anarchismo.

Come sottofondo ascolterete alcuni dei più famosi canti dei miliziani rossi. Si tratta di:

-“¡A las barricadas!” (Alle barricate!), canto anarchico che incita ad innalzare la bandiera rivoluzionaria e ad ergere le barricate nella lotta contro le truppe nazionali (cioè coloro che liberarono eroicamente la Spagna dalla tirannide rossa).

-“El paso del Ebro” (conosciuta anche come “¡Ay Carmela!”), canto repubblicano che incita alla strenua resistenza contro l'avanzata delle truppe nazionali nei pressi del fiume Ebro.

-“Hijos del pueblo” (Figli del popolo), canto anarchico che incita alla lotta e promette che “con los anarquistas, hará que triunfe la libertad” (con gli anarchici trionferà la libertà).

Tra i miliziani rossi, gli anarchici della C.N.T. - F.A.I., furono tra i più accaniti nel perseguitare la Chiesa. Altro che “libertà!”; le immagini testimoniano invece che erano portatori di massacri e macerie.

Chi volesse scaricare il video sul proprio computer può cliccare qui

Ricorda: odio per il comunismo e l'anarchismo; preghiera per i seguaci di queste ideologie.

video

Per scaricare il video sul tuo computer clicca qui

martedì 15 settembre 2009

Messa tradizionale nel Galles


Il gentilissimo Richard Collins, mi ha inviato alcune belle fotografie dal Galles. Si riferiscono ad una Messa “usus antiquior” celebrata il 14 settembre in occasione del secondo anniversario del Motu Proprio “Summorum Pontificum”, in una piccola cappella costruita da soldati italiani presi prigionieri durante la seconda guerra mondiale.

I nostri connazionali per “affrescare” la cappella si industriarono a ricavare delle “vernici” traendole dai succhi di verdure. Inoltre utilizzarono altri materiali di fortuna, come il cartone per realizzare pilastri di finto marmo, scatolette di carne bovina per i candelieri (sì, quelli che vedete nelle foto!), cemento per le balaustre, ecc. Il risultato è sorprendente. Preferisco cento volte questa umile cappella che certe costosissime chiese moderne. L'ex prigioniero Mario Polito, uno dei principali artefici delle immagini di San Giuseppe, della Madonna del Monte Carmelo e della bandiera pontificia, è morto quest'anno.

Il Santo Sacrificio è stato celebrato da P. Jason Jones, Rettore del Santuario Nazionale di Nostra Signora del Galles.

Per ulteriori informazioni si prega di contattare Richard Collins r.collinsassoc @ btinternet.com

(cliccare sulle foto per ingrandirle)







lunedì 14 settembre 2009

Due anni di Summorum Pontificum


Il 14 settembre ricorre il secondo anniversario dell'entrata in vigore del Motu Proprio “Summorum Pontificum” che ha liberalizzato l'utilizzo del Missale Romanum del 1962. Innanzitutto voglio esprimere la mia gratitudine al Romano Pontefice Benedetto XVI per tutto ciò che ha fatto in favore dei fedeli legati all'usus antiquior della liturgia. A mio avviso, il merito principale del Motu Proprio è l'aver sgretolato quella sorta di “cortina di ferro liturgica” che per anni ha impedito a tanti fedeli di poter assecondare le proprie legittime aspirazioni. Certo, rimangono ancora delle “sacche di resistenza”, ma ormai è impossibile per i denigratori della liturgia antica fermare il nuovo movimento liturgico, sarebbe come tentare di fermare un fiume in piena. Quasi ogni giorno su blog e forum cattolici di tutto il mondo, si leggono notizie di nuove celebrazioni secondo l'antica forma liturgica, o di altre iniziative concernenti tale tematica. Nelle librerie sono usciti numerosi libri sull'argomento, che hanno riscosso un discreto successo editoriale. In Germania la casa editrice “Dominus Verlag” ha recentemente pubblicato il commentario giuridico del Motu Proprio, scritto dal Dott. Wolfgang F. Rothe ed intitolato “Liturgische Versöhnung”. Tra breve dovrebbe uscire la versione in inglese. Speriamo che questo testo di oltre 200 pagine possa contribuire ad eliminare gli ultimi ostacoli che impediscono una serena applicazione del Motu Proprio.

sabato 12 settembre 2009

Aiutiamo un'anima in ricerca vocazionale


Qualche tempo fa, una persona mi ha scritto un'e-mail per chiedermi delle informazioni su un determinato ordine religioso. Questa persona è in ricerca vocazionale, ma giustificati motivi familiari le impediscono attualmente di poter fare un'esperienza di vita religiosa per poter discernere nella preghiera, lontano dalle lusinghe e dal frastuono del mondo, il disegno che il Signore sin dall'eternità ha progettato per il suo bene. Anche se la situazione può apparire un po' ingarbugliata, Iddio onnipotente è capace di trovare una soluzione al problema familiare. Nulla è impossibile a Colui che ha creato il cielo, miriadi di stelle, la terra e tutto ciò che esiste nell'universo. Se lo desiderate, potete recitare qualche preghiera per aiutare questa persona. Affidiamo il caso alla potentissima intercessione di Maria Mediatrice di tutte le grazie e di San Giuseppe suo castissimo sposo. Supplichiamo il Signore di inviarci anche numerosi e santi sacerdoti, poiché la Chiesa ne ha urgentemente bisogno, non solo nelle terre di missione. C'è bisogno soprattutto di buoni confessori e di validi direttori spirituali che siano dotti, prudenti e caritatevoli secondo l'insegnamento di San Francesco di Sales.

martedì 8 settembre 2009

Mons. Pascal N'Koué, un vescovo straordinario


Rimango edificato nel sentir parlare delle gesta di quei vescovi che sono particolarmente zelanti del bene delle anime. Uno di questi degnissimi successori degli apostoli è Mons. Pascal N'Koué. Quando Giovanni Paolo II nel 1987 lo nominò vescovo di Natitingou nello Stato africano del Benin, aveva soltanto 38 anni. Nella sua diocesi i cattolici erano circa il 3% della popolazione, oggi invece sono oltre il 20%. Con questi tassi di crescita i cattolici potrebbero diventare presto la maggioranza assoluta. Mons. Pascal N'Koué è molto interessato alla liturgia tradizionale. Ai suoi numerosi seminaristi (circa un'ottantina), ha prescritto l'insegnamento del latino, e una volta alla settimana li fa assistere al Santo Sacrificio celebrato secondo l'usus antiquior. Inoltre ha accolto nella sua diocesi un gruppo di monache benedettine francesi provenienti dall'abbazia di Notre-Dame de Fidélité di Jouques, le quali utilizzano la liturgia tradizionale. Altro fatto degno di nota è l'erezione, per i fedeli legati all'antica forma liturgica, di una parrocchia personale, per la quale, Mons. Pascal N'Koué ha voluto fermamente che l'altare fosse attaccato al muro absidale. Che vescovo esemplare!

giovedì 3 settembre 2009

Avanziamo su tutti i fronti!


In un'epoca in cui impera nella società la mentalità “politically correct”, onde evitare fraintendimenti, credo sia conveniente fare alcune precisazioni al riguardo di alcune espressioni contenute nel post che segue. Quando parlo di “nemici”, intendo riferirmi al demonio e agli errori che ammorbano il mondo. Per “armi” mi riferisco ovviamente solo a quelle “spirituali”, ossia la preghiera, la penitenza, l'apostolato, il buon esempio, ecc.

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La Chiesa pellegrina sulla terra è chiamata anche “Chiesa militante”, poiché i suoi membri sono continuamente impegnati nella dura lotta contro il demonio, il mondo e la carne. In questo quadro bellico giungono da tutti i fronti notizie incoraggianti. Continua infatti inarrestabile la poderosa avanzata della Tradizione Cattolica. Certo non si tratta di una “guerra lampo”, il conflitto sarà ancora lungo, ma è evidente che la devastante avanzata dell'eresia neo-modernista (sviluppatasi a dismisura a partire dagli anni sessanta) è stata arrestata ed ora batte rovinosamente in ritirata. Al nemico infernale non resta che leccarsi le ferite inferte dai colpi della martellante artiglieria tradizionalista.

Mi diranno: Non pensi di stare esagerando nel descrivere la situazione? Come fai a dire che stiamo avanzando su tutti i fronti?

No, non penso di esagerare. I fatti sono fatti, osserviamoli insieme. Pensiamo ad esempio alla liturgia tradizionale. Fino ad una decina di anni fa, quanti erano i fedeli interessati ad essa? Molti di noi ne ignoravano persino l'esistenza. Oggi possiamo affermare che in questi anni c'è stato un travolgente aumento di fedeli legati a questa antica e venerabile forma liturgica, che addirittura è stata liberalizzata dal Sommo Pontefice (solo dieci anni fa era inimmaginabile). E' vero o non è vero ciò che ho detto? Pensiamo anche al forte incremento del numero dei fedeli attratti dal canto gregoriano, dal canto polifonico, dalla “Somma Teologica” di San Tommaso d'Aquino, dal Catechismo di San Pio X, dalle opere di Sant'Alfonso Maria de Liguori. Ed ancora, pensiamo al rifiorire degli ordini religiosi di stretta osservanza, al ritorno d'interesse per l'abito talare, alla costruzione di nuove chiese in stile tradizionale.

L'ermeneutica della rottura sta battendo in ritirata perché non è coerente con il Vangelo e non riesce più ad attrarre i giovani, i quali non sopportano un cattolicesimo mediocre e insipido. Le linee difensive neo-moderniste sono state sfondate ed è cominciata la controffensiva della Tradizione. Come ho già detto, non si tratta di una guerra lampo, ma ormai abbiamo in pugno la vittoria. Ai giovani non interessa un cristianesimo annacquato. O scelgono la Tradizione Cattolica oppure confluiscono nell'ateismo pratico. Tertium non datur. Non c'è più spazio per l'ermeneutica della rottura, la quale emancipandosi dalla Tradizione, ha perso attrattiva sui fedeli.

Non dico che oggi la situazione sia tutta rose e fiori, ma è innegabile che si respira un'aria diversa. Dieci anni fa se uno si azzardava a dire che apprezzava la Tradizione Cattolica, rischiava di essere considerato un fanatico estremista. Ora l'atmosfera è diversa, la buona battaglia è ancora in corso, ma si incominciano a vedere i segnali della riscossa.

La battaglia decisiva non è ancora giunta, il combattimento spirituale continua serrato. Coraggio! Non demoralizziamoci per qualche sconfitta che ogni tanto subiamo. Confidiamo nella promessa del Redentore Divino: non prævalebunt!

mercoledì 10 giugno 2009

Il canto liturgico


Dobbiamo rivolgere ogni nostra cura e studio per far rifiorire nelle chiese e tra il popolo il sacro canto che si denomina da Ambrogio, così come nella Chiesa Universale rifioriscono le caste ed angeliche melodie che tolgono il nome dal Magno Gregorio. Punto non dubitiamo di quello che tante volte è stato affermato dagli antichi padri: che è stato, cioè, lo stesso Spirito Santo quello che ha ispirato alla Chiesa il suo canto liturgico, canto che, se viene eseguito con quella pietà e squisitezza di magistero che si richiede, possiede come una virtù arcana per commuovere i cuori, per sollevare gli animi, per sublimare le menti sino a Dio. Ben lo sa Agostino, il quale, divenuto già Vescovo d'Ippona, soleva ricordare le pie lagrime da lui versate a Milano [Confess. IX, 6], quando nei giorni del suo catecumenato, assisteva ai sacri riti ed ascoltava i nostri canti Ambrosiani, eseguiti a pieno coro da tutto il popolo. La Chiesa non potrebbe mai disinteressarsi d'un patrimonio così sacro, com'è questo del canto liturgico; non potrebbe trascurare un mezzo così efficace di santificazione delle anime, com'è quello delle nostre caste melodie; non le sarebbe davvero lecito di disinteressarsi d'una cosa così intimamente connessa col Divin Culto e colla gloria di Dio, come è la soave salmodia e l'armonioso canto degli inni sacri nelle diverse Ore dell'Ufficio Divino. [Brano del Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster tratto da “La Sacra Liturgia - Il cuore della Chiesa orante”, Piemme].

Diffusione della buona stampa cattolica


Riporto alcuni brani tratti dalla circolare di San Giovanni Bosco ai Salesiani per la diffusione dei buoni libri, del 19 marzo 1885.

Carissimi figlioli [...] desideroso di vedervi ogni giorno più crescere in zelo ed in meriti al cospetto di Dio, non lascerò di suggerirvi di quando in quando i vari mezzi che io credo migliori [...] Fra questi quello che io intendo caldamente raccomandarvi, per la gloria di Dio e la salute delle anime, è la diffusione dei buoni libri. [...] I libri buoni, diffusi nel popolo, sono uno dei mezzi atti a mantenere il regno del Salvatore in tante anime. I pensieri, i principi, la morale di un libro cattolico sono sostanziati dai libri e dalla tradizione Apostolica. Sono tanto più necessari in quanto che l'empietà e l'immoralità oggigiorno si attiene a quest'arma per fare strage nell'ovile di Gesù Cristo, per condurre e per trascinare in perdizione gli incauti [...] Quante anime furono salvate dai libri buoni. [...] Chi dona un libro buono, non avesse altro merito che destare un pensiero di Dio, ha già acquistato un merito incomparabile presso Dio. [...] Vi prego e vi scongiuro dunque di non trascurare questa parte importantissima della nostra missione. [...] Persuadetevi, o cari miei figlioli che simili industrie attireranno su di voi e sui nostri fanciulli le benedizioni più elette del Signore.

Pensiero della settimana


La Messa è un tesoro ineffabile, più grande mille volte di tutta la creazione [...] Non vi è un apostolato più bello di una Messa celebrata bene e santamente. La rovina del mondo è dovuta principalmente alla Messa celebrata male! E' un orrore che non distrugge l'essenza della Messa, ma ne devasta la fioritura. [brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

lunedì 8 giugno 2009

Foto della settimana


Com'era edificante l'atmosfera di sacralità e di devozione che in passato si respirava in molte chiese. Quando vedo fotografie di devozione e pietas cristiana, mi sento edificato quasi come quando leggo un libro spirituale.

sabato 6 giugno 2009

Lettera di un visitatore


Ho ricevuto una cortese e-mail da parte di un visitatore del blog. Qui di seguito riporto gran parte dei passaggi della lettera.

Continuo a leggere con interesse il suo blog. Personalmente ho anche apprezzato un suo sfogo verso certi modi di essere tradizionalista. Quest'estate ad Ars, un sacerdote del posto, mi diceva, non tutto quello che c'è nei tradizionalisti è bello e buono. Ha ragione. E' così in ogni ambiente umano, siamo imperfetti. Talvolta su certi blog, si assiste a insulti per chi non è sulla stessa linea, a volte, non vengono postate note, perché pur educate non in linea con l'editore...... non è questa una forma di sostanziale chiusura e mancanza di rispetto? Per certi versi sono fortunato, non ho nessuna casa da difendere. Vorrei invitarla a spendere qualche parola su quello che e' avvenuto in Lussemburgo. Il Granduca, non ha approvato la legge sull'eutanasia [...] Non ho sentito molte voci di solidarietà a suo favore, e mi sembra ingiusto...

Cordialmente
Carlo C.

Caro Carlo,
qualche mese fa avrei voluto scrivere qualche riga di elogio per il coraggioso Granduca del Lussemburgo, il quale nel dicembre scorso si era rifiutato di promulgare l'iniqua legge che legalizzava l'eutanasia. E' stato davvero un comportamento degno di un seguace di Gesù Cristo. Anche suo zio, l'ex Re del Belgio Baldovino, nel 1990 si rifiutò di promulgare la legge che legalizzava il mostruoso crimine dell'aborto. Purtroppo, in Italia la legge sull'aborto del 1978 venne firmata da politici democristiani tra i quali Giulio Andreotti (Presidente del Consiglio), Tina Anselmi (Ministro della Sanità) e Giovanni Leone (Presidente della Repubblica).

Colgo l'occasione per lanciare un appello al voto in occasione delle imminenti elezioni dei rappresentanti al Parlamento dell'Unione Europea. Bisogna andare a votare. I cattolici che disertano le urne non fanno altro che avvantaggiare indirettamente i politici laicisti. Bisogna fare attenzione a non votare quei politici che si definiscono cattolici, ma vogliono promuovere leggi immorali come l'equiparazione delle coppie contro natura (omosessuali) a quelle secondo natura. Se devo essere sincero sono molto preoccupato della piega che sta prendendo l'Unione Europea. Ci sono stati vari pronunciamenti in favore di cose immorali come l'aborto e l'omosessualità. Temo che prima o poi simili cose possano essere imposte agli Stati nazionali che non si sono ancora adeguati.

venerdì 5 giugno 2009

Pio XII e la crociata contro le mode indecenti


La Madonna a Fatima aveva preannunciato che sarebbero giunte mode che avrebbero molto offeso Gesù Cristo. Ciò si è effettivamente avverato. Oggi, molte donne (non solo loro) vanno in giro svestite in maniera indecente. Purtroppo, anche molte cattoliche praticanti si sono lasciate influenzare dalle mode immorali. Addirittura alcune fedeli si permettono di utilizzare abiti scandalosi persino in chiesa. Non si chiede che le donne vadano vestite con abiti medioevali o con il burqa afghano. E' lecito ed opportuno utilizzare indumenti moderni, purché non siano "provocanti". Molte persone si domandano che cosa ci sia di male nel vestirsi in modo spudorato. La risposta è semplice: si commette scandalo (cioè si induce il prossimo a commettere peccato). Tutto ciò che è peccato fare materialmente (uccidere, rubare, fornicare, commettere adulterio, ecc.) è peccato anche desiderare. Le mode spudorate inducono il prossimo (come minimo) a dilettarsi deliberatamente in pensieri turpi. Nel 1953 il grande Pontefice Pio XII (di gloriosa ed immortale memoria) nell'allocuzione "Una gioia", benedisse ed incoraggiò le giovani di Azione Cattolica a combattere la crociata della purezza contro le mode indecenti. Ovviamente le "armi" da utilizzare in questo tipo di battaglie sono il buon esempio, i buoni consigli, la preghiera, e cose di questo genere. Diceva il Santo Giobbe: "militia est vita hominis super terram" (Iob 7,1). E' vero, la vita degli uomini sulla terra è una continua battaglia. Continuiamo dunque a combattere la "crociata della purezza" ed anche se non riuscissimo ad ottenere la sconfitta delle mode immorali almeno avremo dato gloria a Dio nel combattere questa buona battaglia.

giovedì 4 giugno 2009

Circa il tracollo vocazionale


Una volta mi è capitato di leggere un articolo che parlava della situazione delle vocazioni sacerdotali. Non ricordo le parole esatte utilizzate dall'autore, ma il senso era che secondo lui la situazione non è poi tanto drammatica poiché il numero dei sacerdoti dagli anni '60 ad oggi è rimasto sostanzialmente stabile.

Io non sono d'accordo con questo modo di affrontare il calo delle vocazioni. Infatti, non è pubblicando dati parziali che si risolve il problema. E' vero che il numero dei sacerdoti è più o meno le stesso di quarant'anni fa, ma per correttezza bisognerebbe ricordare che nel frattempo il numero dei cattolici è più che raddoppiato. Ciò significa che la densità dei sacerdoti è diminuita in maniera drammatica. Del resto lo vediamo coi nostri occhi che in molti paesi dove c'erano tre o quattro preti, adesso ne è rimasto solo uno, ed anche anziano.

Dunque come affrontare questo drammatico problema? Se osserviamo i dati risulta evidente che mentre in certe diocesi la situazione è catastrofica, in altre le cose vanno abbastanza bene. Per esempio, la diocesi di Saint Louis (U.S.A.) nei pochi anni di governo di Mons. Burke ha avuto un incremento esplosivo dei seminaristi, aumentati all'incirca del 100%. Io penso che se venisse applicata la stessa “ricetta” liturgica e formativa, i risultati sarebbero positivi anche in altre diocesi.

lunedì 1 giugno 2009

Gli uomini retti sono in abominio ai malvagi


Il Redentore ci ammoní a guardarci non tanto dai demòni, quanto dagli uomini: «Guardatevi dagli uomini» (Cavete autem ab hominibus - Mt 10, 17). Gli uomini spesso sono peggiori dei demòni, perché i demòni fuggono quando si prega o si invocano i nomi santissimi di Gesú e Maria. Ma se qualcuno dà una risposta di tipo spirituale ai cattivi compagni che lo tentano al peccato, essi anziché fuggire, aumentano la tentazione e lo deridono, definendolo essere spregevole, maleducato, persona di nessun valore. E nel caso non possano dire altro, lo chiamano ipocrita che si finge santo. Per non sentire questi rimproveri o derisioni, certe anime deboli si accodano sciaguratamente a tali ministri di Lucifero e tornano al vomito.

Fratello mio, persuaditi che se vuoi vivere santamente, senza dubbio dovrai venir preso in giro e disprezzato dai malvagi: «Gli uomini retti sono in abominio ai malvagi» (Abominantur impii eos, qui in recta via sunt - Pr 29, 27)

[…] Non esiste alternativa a questo, perché le massime del mondo sono diametralmente opposte a quelle di Gesú. Ciò che è stimato dal mondo, è chiamato da Gesú stoltezza: «Perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio» (Sapientia enim huius mundi stultitia est apud Deum - 1 Cor 3, 19). Al contrario, il mondo chiama stoltezza ciò che è stimato da Gesú, come le croci, i dolori, il disprezzo: «La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione» (Verbum enim crucis pereuntibus quidem stultitia est - 1 Cor 1, 18). […] Il Signore rivelò a Santa Brigida che chi soffre le punture delle spine prima, mentre pratica la virtú con pazienza e coraggio, vedrà poi le spine trasformarsi in rose.


[Sant'Alfonso Maria de Liguori, Apparecchio alla morte, Gribaudi Editore].

sabato 30 maggio 2009

Il pensiero della settimana


Cari figli, mi rallegro con voi della vostra arte la quale ha saputo essere arte dei nostri giorni e non mero ricalco di moduli passati, creazione e non scopiazzatura, scoperta nuova e non rispolveratura scolastica; e tuttavia ha saputo stare, con tanta comprensione e bellezza, accanto alla preghiera. Così il vostro esempio giovasse tra coloro che si danno a credere, con qualche inesplicabile e indecifrabile sgorbio, di fare arte! Eppure, con tanto poco si fanno scrupolo, di ingiuriare la Chiesa e darle dell'arretrata. Non dico nulla d'altri che presumono popolare la Chiesa di mostruosità, degnissime nel miglior caso, di semifolli, non però di Dio, del popolo e della nostra civiltà. Ricordatevi, quando l'arte non sa stare con la preghiera, non sa pregare, è un brutto segno, è segno che , forse, non è nemmeno arte; ma puro inganno o di sé o degli altri o di sé e degli altri insieme. [...] Ma oggi, più che altro, il pericolo è costituito piuttosto da coloro che, non sapendo raggiungere in arte la bellezza, vogliono emergere con la mostruosità, con la stranezza, emula della caricatura e dell'arte dei primitivi con lo scempio delle cose e delle persone sante. (Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", Ares).

giovedì 28 maggio 2009

O Comunismo, o Cristo


Ora, sotto il nome di comunismo, non s’intende più semplicemente un sistema economico, ma si vede la semplice negazione di tutto intero l’ordine spirituale, tutto riducendo al trionfo della materia. Alla stessa Provvidenza si sostituisce ora il materialismo storico.
I diversi governi hanno fin qui creduto di poter opporre alla marea comunista una diga in grazia di tutto un sistema di leggi in favore del proletariato. L’intenzione può bensì essere degna d’encomio, ma il rimedio non è questo, perché non è questa la malattia di cui soffre oggi la società.

Oggi comunismo non significa più semplicemente un sistema economico, come ancora lo concepiscono parecchi credenti che tempo addietro vollero intitolarsi: Comunisti Cristiani.
Oggi il Comunismo integrale è essenzialmente un sistema religioso, che vuole distruggere i valori dello spirito in grazie del più puro ed assoluto materialismo. Dio, Patria e Famiglia nel sistema Comunista integrale non hanno più senso alcuno. L’anima del mondo è il materialismo storico.

Per combattere questa speciale forma di occulto Satanismo, avversario non meno della Religione, che di tutte le Patrie, non c’è che Cristo. Egli solo può vincere Satana ed incatenarlo ai suoi piedi, come ce lo spiega Abacuc nel suo Cantico: (Deus) stetit et mensus est terram; ante faciem Eius ibit mors. Et egredietur diabolus ante pedes eius…

Le sole forze umane non bastano a trattenere l’avanzata travolgente del Comunismo. Forse, tra mezzo secolo apparirà ancora più evidente la natura essenzialmente religiosa della guerra che fin d’ora scuote il mondo: o Comunismo, o Cristo. Chi non vuole soccombere al materialismo assoluto, si schieri con Cristo vincitore.

[Tratto da una lettera pastorale del Cardinale Ildefonso Schuster, datata 10 febbraio 1945].

La foto della settimana


Il Cardinale Ildefonso Schuster, zelantissimo Arcivescovo di Milano dal 1929 al 1954.