Per chiedere informazioni all'autore del blog, scrivere all'indirizzo: cordialiter@gmail.com
_______________________________
Se il blog ti piace e desideri sostenerlo, puoi inviare un contributo. Per info: clicca qui.

lunedì 20 ottobre 2014

L'eroica resistenza del movimento tradizionale

Una fedelissima lettrice del blog mi ha confidato di aver pianto a causa della drammatica situazione in cui versa l'orbe cattolico. Ecco quel che le dico per animarla al combattimento in difesa della fede.


Cara sorella in Cristo,
                                           ti scrivo con la speranza di poter esserti qualche aiuto spirituale.

La situazione generale della Chiesa è semplicemente drammatica a causa di abusi liturgici, rilassamento disciplinare, ambiguità, eresie, ecc., che dilagano tra preti e fedeli. Anche in passato ci sono stati dei periodi burrascosi, penso ad esempio all'epoca dell'eresia ariana e a quella dell'insurrezione luterana, ma la Chiesa è riuscita sempre a risollevarsi. Il Corpo Mistico di Cristo non può morire, e non morirà nemmeno questa volta. È stato lo stesso Redentore Divino a prometterci che le porte dell'inferno non prevarranno giammai.

Quella che stiamo vivendo è una prova di fedeltà a Dio. Quante sofferenze stiamo patendo! Ma è proprio nei momenti difficili che si prova la propria fedeltà al Signore. È facile essere cristiani quando tutto va bene, ma un'anima è nell'ora della sofferenza che dimostra di amare davvero Dio, sopportando eroicamente i patimenti e rimanendo fedele al Signore, senza volgersi indietro verso le lusinghe del mondo traditore.

“Militia est vita hominis super terram”, diceva il Santo Giobbe. È proprio così, la vita su questa terra è un continuo combattimento contro i nemici dell'anima. Però non dobbiamo rattristarci. “Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo San Cipriano. È così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede.

Insomma, è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama veramente Gesù. Coloro che lo amano poco, si arrendono, mentre coloro che lo amano assai continuano con ardore la battaglia. I martiri combatterono tenacemente e preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Perdere la vita terrena per salvare la vita eterna dell'anima. “Un'anima, un'eternità!”, diceva Santa Teresa d'Avila alle sue seguaci.

L'antidoto alle ambiguità e alle eresie che circolano in giro sta nel nutrire la propria anima col Magistero perenne della Chiesa. Ti consiglio di nutrirti soprattutto degli insegnamenti di Pio XII, il quale non solo parlava chiaramente e confermava nella fede i cattolici, ma spesso usava anche un linguaggio combattivo che dona tanto entusiasmo nella battaglia spirituale. Il “Pastor Angelicus” è stato uno dei più grandi Condottieri della Chiesa Militante. Cerca di leggere tutto di Papa Pacelli, non solo le encicliche, ma anche i discorsi e i radiomessaggi. Ti daranno vigore all'anima!

Ovviamente puoi leggere anche il Magistero dei successori di Pio XII, per esempio di Papa Giovanni XXIII potresti leggere l'interessante Costituzione Apostolica “Veterum Sapientia” circa l'importanza del latino nella Chiesa, di Paolo VI ti consiglio l'Enciclica “Humanae Vitae”, mentre di Benedetto XVI potresti rileggere il Motu Proprio “Summorum Pontificum”, ecc.

Certo che fai bene a continuare ad andare alla Messa tridentina! Anzi, adesso ne hai bisogno più che in passato, perché hai la necessità di nutrire la tua anima con l'intramontabile Rito Romano antico, che con la sua ineffabile ricchezza dottrinale sprona al combattimento spirituale.

Non preoccuparti, non stai affatto cadendo nell'eresia, infatti tu stai soffrendo proprio perché vuoi rimanere ancorata agli insegnamenti del Magistero perenne della Chiesa. Mica Dio può condannarti perché accetti gli insegnamenti perenni della Chiesa! I santi furono fedeli al Magistero, eppure vennero spesso perseguitati ferocemente (pensa ad esempio a Sant'Atanasio). Ma mentre loro adesso godono in Cielo il premio eterno, chissà che fine hanno fatto i loro persecutori.

Coraggio, non arrenderti! Continua a combattere la buona battaglia in difesa della Fede! Devi essere come un valoroso soldato che non indietreggia di fronte al nemico, ma continua a lottare con indomita volontà e intrepido coraggio fino alla vittoria. In questo momento tutti i cuori dei cattolici fedeli alla Tradizione hanno un solo desiderio: continuare a combattere la buona battaglia!  Noi crediamo, noi vogliamo, noi dobbiamo vincere! 

Alcuni diranno: “Ma come fai ad essere così certo della vittoria finale, visto che il movimento modernista dispone di ingenti mezzi materiali, mentre noi siamo quasi a mani nude?” Rispondo con le parole dell'eroico e intrepido Condottiero delle fulgide vittorie militari dei Maccabei: “quoniam non in multitudine exercitus victoria belli, sed de cælo fortitudo est” (1 Machabæorum 3,19). È proprio così, la nostra vittoria non dipenderà dal numero dei combattenti o dai mezzi materiali a disposizione, la nostra forza viene dal Cielo! Certo, le difficoltà sono enormi, ma maggiori sono le avversità, più bella sarà la vittoria! Sursum corda!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Sub Christi Regis vexíllis militáre gloriámur!

domenica 19 ottobre 2014

Un ragazzo all'inferno

Viveva a Londra, nel 1848, una vedova di ventinove anni, molto ricca e assai mondana. Tra i damerini che frequentavano la sua casa, si notava un giovane Lord, di condotta poco edificante.

Una notte, verso le dodici, la donna stava a letto leggendo un romanzo per conciliare il sonno. Appena spenta la candela per addormentarsi, si accorse che una strana luce, proveniente dalla porta, si diffondeva nella camera, crescendo sempre più. Meravigliata, spalancò gli occhi non sapendo spiegarsi il fenomeno. La porta della camera si aprì lentamente ed apparve il giovane Lord, complice dei suoi disordini.

Prima che essa potesse proferire parola, il giovane le fu vicino, l'afferrò al polso e disse in inglese: «C'è un Inferno, dove si brucia!».

Il dolore che la poveretta sentì al polso fu tale che svenne. Rinvenuta mezz'ora dopo, chiamò la camerie­ra, la quale entrando nella stanza sentì un forte puzzo di bruciato. La cameriera constatò che la padrona aveva al polso una scottatura così profonda da lasciar vedere l'osso, avente la superficie di una mano di uomo. Osservò ancora che dalla porta il tappeto aveva le impronte di passi d'uomo e che ne era bruciato il tessuto da una parte all'altra.

Il giorno seguente la signora seppe che la stessa notte il giovane Lord era morto.


[Brano di Don Giuseppe Tomaselli tratto da "L'inferno c'è". Imprimatur: Catania, 22-11-1954, Sac. N. Ciancio Vic. Gen.]

sabato 18 ottobre 2014

Appello di un pellegrino

Da diversi anni mi scrive un gentilissimo lettore del blog, che attualmente ha 28 anni, è sposato e ha una bambina. Vorrebbe partecipare al Pellegrinaggio del Popolo Summorum Pontificum a Roma, ma non può permettersi di spendere troppi soldi in albergo. Pertanto chiede se qualche lettore del blog residente a Roma è disposto ad ospitarlo per due notti (verrà da solo, senza moglie e figlia). Mi ha detto che può dormire anche per terra con il sacco a pelo. 

Come ho già detto, mi scrive da diversi anni, quindi lo conosco bene, è una persona timorata di Dio. Se qualcuno è disposto ad ospitarlo, può scrivere al mio indirizzo, ed io provvederò a giragli l'e-mail. Grazie!

cordialiter@gmail.com

Avviso da Villafranca in Lunigiana


 Lunedì 20 ottobre 2014, ore 18.30 Santa Messa cantata nella forma straordinaria del Rito Romano.
Celebrante: Don Giovanni Poggiali
Fraternità San Filippo Neri
Viale dei Menhir 8
Villafranca in Lunigiana (MS)

xzx

Avviso da Piacenza

Martedì 21 ottobre, ore 18.30

Santa Messa nella Chiesa di San Giorgino in sopramuro, ove si venera l'effige e la reliquia del Beato.

La S.Messa sarà celebrata dall'assitente ecclesiastico don Romano Pozzi in rito romano antico.




xzx

Magistero del Venerabile Pio XII circa alcune "innovazioni" liturgiche


(Brano tratto dall'Enciclica “Mediator Dei” del Sommo Pontefice Pio XII)


È certamente cosa saggia e lodevolissima risalire con la mente e con l'anima alle fonti della sacra Liturgia, perché il suo studio, riportandosi alle origini, aiuta non poco a comprendere il significato delle feste e a indagare con maggiore profondità e accuratezza il senso delle cerimonie; ma non è certamente cosa altrettanto saggia e lodevole ridurre tutto e in ogni modo all'antico. Così, per fare un esempio, è fuori strada chi vuole restituire all'altare l'antica forma di mensa; chi vuole eliminare dai paramenti liturgici il colore nero; chi vuole escludere dai templi le immagini e le statue sacre; chi vuole cancellare nella raffigurazione del Redentore crocifisso i dolori acerrimi da Lui sofferti; chi ripudia e riprova il canto polifonico anche quando è conforme alle norme emanate dalla Santa Sede. 


venerdì 17 ottobre 2014

Un boomerang colpisce l'arroganza modernista

La superbia è la madre di tutte le eresie, soprattutto del modernismo, che è la sintesi di tutti gli errori dottrinali.

I seguaci del modernismo da qualche tempo si sono imbaldanziti, e sicuri di sé, forse pensando di non incontrare resistenze, hanno tentato di sfasciare la morale cattolica gettando la maschera e affermando platealmente di voler sdoganare “de facto” le convivenze “more uxorio”, le quali sono contrarie al Sesto Comandamento del Decalogo e offendono gravemente Dio, come ha sempre insegnato la Chiesa Cattolica in venti secoli di storia.

Ma la tracotanza dei modernisti si sta rivelando un boomerang che gli si sta ritorcendo contro. Infatti le loro tesi in campo morale, essendo contrarie alla Legge Eterna di Dio, e quindi non potendo in alcun modo essere accettate (infatti quando un atto umano è intrinsecamente perverso, non può essere compiuto per nessuna ragione al mondo), hanno provocato non solo la dura reazione degli ambienti tradizionali, ma persino quella di ambienti considerati “moderati”. Ormai è in corso una vera e propria sollevazione popolare contro questa deriva progressista. Insomma, i modernisti hanno tirato troppo la corda e adesso si stanno beccando la forte reazione di tutti i cattolici che hanno conservato un minimo di coerenza col Magistero perenne della Chiesa.

Li avete visti i modernisti? Da qualche tempo hanno facce da funerale. Pensavano che le loro tesi avrebbero trovato scarse resistenze, non si aspettavano una sollevazione popolare. Adesso abbassino la cresta e la smettano di diffondere con spavalderia e alterigia errori dottrinali che calpestano la Legge Eterna. Non siamo noi creature a stabilire quel che è giusto e quel che è sbagliato, ma è il Creatore nella sua infinita sapienza. Guai a chi osa sfidare Dio! La Chiesa Cattolica è immortale, nessuno può distruggerla. Sono stati sconfitti Robespierre, Napoleone, Stalin, Hitler, Ceaușescu, e tanti altri persecutori del Corpo Mistico di Cristo, saranno sconfitti anche i modernisti nonostante la prepotenza, l'arbitrio e la tirannide che li contraddistingue. 

giovedì 16 ottobre 2014

La “primavera modernista” è sul viale del tramonto

È da oltre mezzo secolo che la martellante propaganda modernista, “radiogonfiata” dai media gestiti dai loro compagni progressisti, continua a ripetere che la Tradizione Cattolica va accantonata e sostituita con una sorta di “nuova religione” aperta alla mentalità mondana, la quale, secondo loro, fa entrare nella Chiesa l'aria pura della primavera. Ma noi li conosciamo bene i frutti di questa tanto decantata “primavera modernista”: forte calo delle vocazioni sacerdotali, tracollo delle vocazioni religiose, conventi chiusi, seminari deserti, monasteri venduti e trasformati in agriturismo, chiese semivuote, confessionali abbandonati, ignoranza religiosa, templi sconsacrati e adibiti a ristoranti o ad altri usi profani, crollo della pratica religiosa, propagazione delle eresie, divorzi in forte aumento, diffusione delle convivenze prematrimoniali, ateismo dilagante, eccetera. Contro i fatti non c'è argomento che tenga: le “conquiste” e le “vittorie” dei modernisti, strombazzate da una bugiarda e sfrontata propaganda mediatica, sono in realtà dei veri e propri disastri spirituali, altro che primavera! Dove passa lo spirito modernistico avviene una desertificazione spirituale, come se fosse passata un'orda di barbari.

I miliziani della “primavera modernista” parlano tanto di pace, fratellanza, carità fraterna, e intanto perseguitano i cattolici rimasti fedeli al Magistero perenne della Chiesa. Ma cinquant'anni di persecuzioni non sono riusciti ad annientare l'eroica resistenza dei valorosi difensori della Tradizione, che hanno saputo tenere alta la bandiera della cattolicità, contro le aggressioni della vasta “coalizione liberal” dei nemici del Corpo Mistico di Cristo. Il movimento tradizionale si è aperto con la forza delle armi spirituali (preghiera, penitenza, apostolato, ecc.) gli sbocchi vitali necessari alla propria sopravvivenza, compiendo sacrifici di ogni tipo. Le catene moderniste che tentavano di ghettizzare e soffocare il movimento tradizionale sono state spezzate dall'indomita e incrollabile fede dei militanti del “battaglione tridentino”, che nonostante le mille avversità sono ancora in piedi, con la schiena dritta, pronti a continuare la battaglia spirituale per cancellare l'onta del tradimento modernista e riconquistare la completa libertà che consentirà di poter vivere in pace l'esperienza della Tradizione. 


L'immane incendio che divampa su vasti fronti dell'orbe cattolico si spegnerà solo col tramonto delle vegliarde e tracotanti milizie moderniste, le quali stanno rabbiosamente tentando l'ultimo assalto per scardinare la granitica resistenza dei fedeli tradizionali e ridurre in macerie la Chiesa, distruggendo dogmi, princìpi morali e liturgia. È una campale lotta spirituale tra il giovane, forte e virile movimento tradizionale, contro il vecchio e sterile popolo progressista, affamatore e carnefice delle anime. È una lotta tra due concezioni opposte della vita: soprannaturale da una parte, immanentista dall'altra. Bisogna ringraziare Dio per averci concesso l'onore di averci chiamato a combattere in quest'ora grave la buona battaglia della fede per la sua maggior gloria. Adesso stiamo soffrendo assai, mentre i “rossi” sghignazzano con arroganza, ma noi sappiamo bene che gioirà pienamente chi gioirà per ultimo. All'orizzonte già si intravvedono i primi bagliori della radiosa alba del trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!

mercoledì 15 ottobre 2014

I modernisti vogliono sdoganare gli anticoncezionali

Non solo molti semplici fedeli laici, ma persino molti teologi e sacerdoti osano affermare che l'uso degli anticoncezionali è lecito. Eppure il Magistero perenne della Chiesa insegna che gli anticoncezionali non possono essere mai usati (nemmeno tra marito e moglie), poiché il loro utilizzo è intrinsecamente immorale. Non si tratta di una legge ecclesiastica, ma di una legge stabilita da Dio, la quale non può essere modificata da nessuna creatura, nemmeno da un Papa o da un Concilio Ecumenico.

Ecco cosa scrisse in proposito il Sommo Pontefice Pio XI nella splendida Enciclica "Casti connubii" sul matrimonio cristiano:

Ma per venire ormai, Venerabili Fratelli, a trattare dei singoli punti che si oppongono ai diversi beni del matrimonio, il primo riguarda la prole, che molti osano chiamare molesto peso del connubio e affermano doversi studiosamente evitare dai coniugi, non già con l’onesta continenza, permessa anche nel matrimonio, quando l’uno e l’altro coniuge vi consentano, ma viziando l’atto naturale. E questa delittuosa licenza alcuni si arrogano perché, aborrendo dalle cure della prole, bramano soltanto soddisfare le loro voglie, senza alcun onere; altri allegano a propria scusa la incapacità di osservare la continenza, e la impossibilità di ammettere la prole a cagione delle difficoltà proprie, o di quelle della madre, o di quelle economiche della famiglia.

Senonché, non vi può esser ragione alcuna, sia pur gravissima, che valga a rendere conforme a natura ed onesto ciò che è intrinsecamente contro natura. E poiché l’atto del coniugio è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell’usarne lo rendono studiosamente incapace di questo effetto, operano contro natura, e compiono un’azione turpe e intrinsecamente disonesta.

Quindi non meraviglia se la Maestà divina, come attestano le stesse Sacre Scritture, abbia in sommo odio tale delitto nefando, e l’abbia talvolta castigato con la pena di morte, come ricorda Sant’Agostino: « Perché illecitamente e disonestamente si sta anche con la legittima sposa, quando si impedisce il frutto della prole. Così operava Onan, figlio di Giuda, e per tal motivo Dio lo tolse di vita ».

Pertanto, essendovi alcuni che, abbandonando manifestamente la cristiana dottrina, insegnata fin dalle origini, né mai modificata, hanno ai giorni nostri, in questa materia, preteso pubblicamente proclamarne un’altra, la Chiesa Cattolica, cui lo stesso Dio affidò il mandato di insegnare e difendere la purità e la onestà dei costumi, considerando l’esistenza di tanta corruttela di costumi, al fine di preservare la castità del consorzio nuziale da tanta turpitudine, proclama altamente, per mezzo della Nostra parola, in segno della sua divina missione, e nuovamente sentenzia che qualsivoglia uso del matrimonio, in cui per la umana malizia l’atto sia destituito della sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura, e che coloro che osino commettere tali azioni, si rendono rei di colpa grave.

Perciò, come vuole la suprema autorità Nostra e la cura commessaCi della salute di tutte le anime, ammoniamo i sacerdoti che sono impegnati ad ascoltare le confessioni e gli altri tutti che hanno cura d’anime, che non lascino errare i fedeli loro affidati, in un punto tanto grave della legge di Dio, e molto più che custodiscano se stessi immuni da queste perniciose dottrine, e ad esse, in qualsiasi maniera, non si rendano conniventi. Se qualche confessore o pastore delle anime, che Dio non lo permetta, inducesse egli stesso in simili errori i fedeli a lui commessi, o, se non altro, ve li confermasse, sia con approvarli, sia colpevolmente tacendo, sappia di dovere rendere severo conto a Dio, Giudice Supremo, del tradito suo ufficio, e stimi a sé rivolte le parole di Cristo: « Sono ciechi, e guide di ciechi: e se il cieco al cieco fa da guida, l’uno e l’altro cadranno nella fossa ».

________________________________________________________________________________
N. B. Onde evitare che qualche persona scrupolosa possa interpretare male le parole di Pio XI, preciso che i rapporti coniugali non sono vietati se uno dei coniugi è sterile o se la moglie è già gravida, perché in questi casi la procreazione non è impedita in maniera "artificiale", cioè calpestando la legge naturale.

martedì 14 ottobre 2014

Avviso da Lucca

Dal mese di ottobre a Lucca, presso la Chiesa di San Macario in Piano (via della Chiesa di San Macario in Piano), nota anche come Chiesa di Sant'Jacopo Apostolo, verrà recitato il Santo Rosario in latino, ogni primo e terzo mercoledì del mese, alle ore 21.15. Fra le intenzioni, vi sarà specificamente quella di ottenere una celebrazione stabile festiva secondo il rito antico, attraverso l'applicazione del motu proprio Summorum Pontificum. Sono invitati a partecipare tutti gli interessati. Prossimo appuntamento Mercoledì 15 ottobre, ore 21.15









xzx

Criticare il modernismo è un atto di carità

I modernisti ci accusano ingiustamente di fomentare le divisioni nella Chiesa. In realtà ad alimentare le divisioni sono loro con le eresie e con l'accanita persecuzione nei confronti di noi cattolici colpevoli di voler restare fedeli alla Tradizione.

Criticare gli errori e la barbarie del movimento modernista non costituisce peccato, anzi è un atto di carità. San Francesco di Sales nel suo celebre capolavoro "Filotea" esorta la sua figlia spirituale a parlare male dei nemici della Chiesa, perché è un atto di carità gridare "al lupo" quando tenta di sbranare le pecore. San Pio X nell'enciclica "Pascendi Dominici gregis" afferma che non sono lontani dal vero coloro che considerano i modernisti come i più pericolosi nemici della Chiesa. 

Dunque, bisogna continuare a gridare "al lupo", dobbiamo aprire gli occhi a tanta gente che ingenuamente si è lasciata ingannare dai mostruosi errori del modernismo, per esempio alle dottrine eretiche di quei teologi che negano la Risurrezione di Cristo, la Presenza Reale di Gesù nel Santissimo Sacramento, la verginità perpetua della Madonna, l'eternità dell'inferno, l'esistenza del purgatorio, l'essenza sacrificale della Messa, e tante altre verità di fede.

Grazie ad internet abbiamo strappato il bavaglio mediatico che i modernisti ci avevano stretto alla bocca, e stiamo riuscendo a propagare la buona dottrina, la quale sta affascinando sempre più persone. Ormai il movimento tradizionale è un fiume in piena che sta dilagando e spazzando via le barricate delle anziane e demoralizzate truppe moderniste.

lunedì 13 ottobre 2014

Appello del Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum

Pubblico l'appello del Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum relativo al prossimo pellegrinaggio a Roma POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM. 

Contiene alcune indicazioni pratiche tra cui si chiede di riservare la massima attenzione a quella relativa al pullman per Norcia, dato che nei giorni scorsi sono stati rilevati alcuni disguidi informatici nelle mail di adesione e nelle relative risposte.



CARI AMICI DEL POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM!

Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum - CNSP partecipa attivamente al III Pellegrinaggio Internazionale del Populus Summorum Pontificum (Roma - Norcia, 23-26 ottobre 2014) ed aderisce con entusiasmo all'appello lanciato dal CISP a tutti i fedeli italiani perché partecipino numerosi agli eventi del Pellegrinaggio.

In questi giorni di confusione e disorientamento, ritrovarci con tanti altri fratelli nella fede cattolica, provenienti da ogni parte del mondo, per pregare insieme al ritmo della liturgia tradizionale, sarà anche un modo per manifestare la nostra incrollabile adesione alla perenne dottrina della Chiesa, che si esprime così mirabilmente nella S. Messa gregoriana, giacchè legem credendi lex statuit supplicandi.

Sforziamoci, dunque, di essere tutti presenti a Roma, e partecipiamo alla processione che ci porterà in San Pietro insieme a quanti, da ogni parte del mondo, si raccoglieranno attorno al Card. Burke per unirsi all'offerta della Santa Messa presso la tomba dell'Apostolo.

Per concorrere concretamente alla realizzazione del pellegrinaggio, il CNSP ha assunto con gioia sia l'incarico di curare l'Adorazione Eucaristica che, presso la Basilica di S. Lorenzo in Damaso, presieduta da don Marino Neri, precederà la processione verso San Pietro; sia l’organizzazione della trasferta Roma-Norcia-Roma, per assistere alla S. Messa solenne che p. Cassian Folson osb celebrerà nella Basilica di S. Benedetto domenica 26 ottobre, con l’assistenza e l’omelia del Card. Brandmüller.

VI CHIEDIAMO ANCHE UN AIUTO CONCRETO!

Invitiamo TUTTI I MINISTRANTI ad accorrere numerosi per prestare il loro prezioso servizio durante la processione e il successivo Pontificale in San Pietro. L'appuntamento è per sabato 25 ottobre, non oltre le ore 9,00, in veste e cotta, presso la Basilica di San Lorenzo in Damaso, piazza della Cancelleria, Roma. Se potete, preannunciate la vostra presenza all'indirizzo lazio.cnsp@gmail.com

A TUTTI COLORO CHE HANNO PRENOTATO IL PULLMAN PER NORCIA: ricordiamo che la prenotazione può ritenersi perfezionata solo quando riceverete una mail di conferma dall’agenzia organizzatrice. Se, pur avendo inviato la mail di prenotazione, non avete ancora ricevuto conferma, segnalatecelo all’indirizzo lazio.cnsp@gmail.com o all’indirizzo emiliaromagna.cnsp@gmail.com: provvederemo noi stessi a verificare che la vostra prenotazione sia andata a buon fine.

Tutti a Roma e a Norcia, dunque, per testimoniare la nostra fede, la nostra perseveranza, il nostro amore per la Santa Messa, la nostra riconoscenza per il dono inestimabile del Motu Proprio Summorum Pontificum, e la nostra volontà di proseguire lungo il cammino per la sua piena e serena applicazione nelle nostre diocesi e nelle nostre parrocchie!



xzx

I lebbrosi della Chiesa

In una lettera scritta nel 1999 a Padre Matias Augé, l'allora Cardinale Joseph Ratzinger denunciò il fatto che spesso i "tradizionalisti" vengono trattati come lebbrosi (sì, nella lettera usò più volte il termine "tradizionalisti"). Io aggiungo soltanto che siamo felici di essere perseguitati a causa della nostra fedeltà alla Tradizione Cattolica. A noi gli applausi del mondo non ci interessano. Riporto alcuni brani della lettera.


18 febbraio 1999



Reverendo Padre,

ho letto con attenzione la Sua lettera del 16 novembre u.s., nella quale Lei ha formulato alcune critiche alla Conferenza da me tenuta il giorno 24 ottobre 1998, in occasione del 10° anniversario del Motu proprio “Ecclesia Dei”.

Capisco che Lei non condivida le mie opinioni sulla riforma liturgica, la sua attuazione, e la crisi che deriva da talune tendenze in essa nascoste, come la desacralizzazione.

Mi sembra, però, che la sua critica non prenda in considerazione due punti:

1. è il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II che ha concesso, con l’Indulto del 1984, l’uso della liturgia anteriore alla riforma paolina, sotto certe condizioni; in seguito lo stesso Pontefice ha pubblicato, nel 1988, il Motu proprio “Ecclesia Dei”, che manifesta la sua volontà di andare incontro ai fedeli, che si sentono attaccati a certe forme della liturgia latina anteriore, e pertanto chiede ai vescovi di concedere “in modo ampio e generoso” l’uso dei libri liturgici del 1962.

2. una parte non piccola dei fedeli cattolici, anzitutto di lingua francese, inglese e tedesca, rimangono fortemente attaccati alla liturgia antica, e il Sommo Pontefice non intende ripetere nei loro confronti ciò che era accaduto nel 1970, dove si imponeva la nuova liturgia in maniera estremamente brusca, con un tempo di passaggio di soli 6 mesi, mentre il prestigioso Istituto liturgico di Treviri, infatti, per tale questione, che tocca in maniera così viva il nervo della fede, giustamente aveva pensato ad un tempo di 10 anni, se non sbaglio.

Sono dunque questi due punti, cioè l’autorità del Sommo Pontefice regnante e il suo atteggiamento pastorale e rispettoso verso i fedeli tradizionalisti, che sarebbero da prendere in considerazione.

Mi permetta, pertanto, di aggiungere alcune risposte alle Sue critiche circa il mio intervento.

1. Quanto al Concilio di Trento non ho mai detto che esso avrebbe riformato i libri liturgici, al contrario ho sempre sottolineato che la riforma postridentina, situandosi pienamente nella continuità della storia della liturgia, non ha voluto abolire le altre liturgie latine ortodosse (i cui testi esistevano da più di 200 anni) e neppure imporre una uniformità liturgica.

[...]

2. La citazione di Newman vuole significare che l’autorità della Chiesa non ha mai abolito nella sua storia con un mandato giuridico una liturgia ortodossa. Si è verificato invece il fenomeno di una liturgia che scompare, e poi appartiene alla storia, non al presente.

3. Non vorrei entrare in tutti i dettagli della Sua lettera, anche se non sarebbe difficile rispondere alle Sue diverse critiche dei miei argomenti. Mi sta però a cuore quello che riguarda l’unità del Rito Romano. Questa unità oggi non è minacciata dalle piccole comunità che fanno uso dell’Indulto e si trovano spesso trattati come lebbrosi, come persone che fanno qualcosa di indecoroso, anzi di immorale; no, l’unità del Rito Romano è minacciata dalla creatività selvaggia, spesso incoraggiata da liturgisti (per esempio in Germania si fa la propaganda del progetto “Missale 2000”, dicendo, che il Messale di Paolo VI sarebbe già superato). Ripeto quanto ho detto nel mio intervento, che la differenza tra il Messale di 1962 e la messa fedelmente celebrata secondo il Messale di Paolo VI è molto minore che la differenza fra le diverse applicazioni cosiddette “creative” del Messale di Paolo VI. In questa situazione la presenza del Messale precedente può divenire una diga contro le alterazioni della liturgia purtroppo frequenti, ed essere così un appoggio della riforma autentica. Opporsi all’uso dell’Indulto del 1984 (1988) in nome dell’unità del Rito Romano è, secondo la mia esperienza, un atteggiamento molto lontano dalla realtà. Del resto mi rincresce un po’, che Lei non abbia percepito, nel mio intervento, l’invito rivolto ai “tradizionalisti” [...] a venirsi incontro verso la riconciliazione [...].

Tuttavia, La ringrazio per la Sua parresia, che mi ha permesso di discutere francamente su una realtà che ci sta ugualmente a cuore.

Con sentimenti di gratitudine per il lavoro che Lei svolge nella formazione dei futuri sacerdoti, La saluto

Suo nel Signore
+ Joseph Card. Ratzinger 

domenica 12 ottobre 2014

Avviso da Moncalieri (Torino)


Sabato 18 ottobre 2014, ore 18

Chiesa dell'Arciconfraternita della S. Croce
Via S. Croce 20
Moncalieri

SANTA MESSA CANTATA LATINO- GREGORIANA 
nella festa di San Luca Evangelista

(MESSALE LATINO DI S. GIOVANNI XXIII - 1962)

Celebrante: Mons. Massimo Degregori


Programma musicale della celebrazione

Introito: Mihi autem (proprio gregoriano del giorno)

Kyrie VII (De angelis) alternatim Schola/fedeli

Gloria VII (De angelis) alternatim Schola/fedeli
Graduale In omnem terram (proprio gregoriano del giorno)

Alleluia - Ego vos elegi ( alleluia proprio gregoriano del giorno con versetto salmodiato)

Offertorio: Mihi autem nimis (proprio gregoriano del giorno)

Sanctus VII (De angelis)

Agnus Dei VII (De angelis)

Communio:Vos qui secutis estis me  (proprio gregoriano del giorno)

Ite Missa est VII (De angelis)

All'ultimo vangelo: Salve Regina (antifona gregoriana del tempo) tonus simplex


xzx

Convegno su Mons. Pietro Fiordelli

"La battaglia per la vita e la famiglia"
venerdì 7 novembre, ore 21.15
in ricordo di Mons. Pietro Fiordelli, a dieci anni dalla morte

INTERVERRANNO
Giuseppe Brienza  - Giornalista Vaticanista
Mons. Franco Agostinelli - Vescovo di Prato


Parrocchia Gesù Divin Lavoratore - Via Donizetti, 62 - Prato

Introduce
P. Giovanni Giannalia IVE

___________________________________________________________________

Giuseppe Brienza 
La difesa sociale della famiglia. 
Diritto naturale e dottrina cristiana nella pastorale di Pietro Fiordelli, Vescovo di Prato

Invito alla lettura di Luigi Negri 
Case editrice Leonardo da Vinci
Roma 2014
pp. 161

Mons. Pietro Fiordelli (1916-2004), per 37 anni vescovo di Prato (dal 1954 al 1991), è da considerarsi fra i più intrepidi difensori della vita e della famiglia in una Italia, come quella del post-Concilio e del Sessantotto, nella quale anche molti cattolici si sono adeguati al liberalismo ed al marxismo imperanti.

Fra i suoi meriti vi sono quello di aver promosso, nei primi anni Settanta, l’organizzazione capillare di “Centri” e “Servizi di aiuto alla vita” che, ancora oggi, cercano di far evitare l’aborto alle donne che vi si rivolgono e, nel 1979, di essersi inventato quella “Giornata nazionale per la vita”, doverosamente  celebrata ogni anno in tutte le parrocchie d’Italia, a partire dall’approvazione della legge che ha introdotto l’uccisione volontaria dei nascituri nel nostro Paese (la famigerata l. n. 194 del 1978).

Quella di mons. Fiordelli presentata in questo saggio biografico pubblicato nel decimo anniversario della sua morte (2004-2014), corrisponde esattamente alla visione di vescovo che la Chiesa “vuole avere”. Determinato a compiere sempre scelte libere, questo vescovo si è adoperato in un’opera indefessa per la restaurazione della dignità del matrimonio e contro il comunismo.

Noncurante delle calunnie e delle accuse mossegli da coloro che avversavano la sua concezione sociale cristiana, Fiordelli si è fatto senza compromessi araldo dei valori morali e familiari, coniando fra l’altro durante il Concilio Vaticano II una delle espressioni che è oggi comunemente utilizzata, cioè la famiglia «Chiesa domestica», destinata ad edificare, in chiave civica, quella famiglia di famiglie sicuro ancoraggio di Tradizione e futuro.

xzx

In memoriam di Mons. Salvatore Boccaccio

Molti di voi ricorderanno le assurde polemiche che divamparono contro Benedetto XVI, “colpevole” di aver promulgato il Motu Proprio “Summorum Pontificum”. Si vocifera che in quei giorni il Papa abbia sofferto molto. Fortunatamente, ci furono moltissimi cattolici che espressero la propria gratitudine al Vicario di Cristo. Tra questi benemeriti fedeli, vi fu anche Mons. Salvatore Boccaccio, allora vescovo della diocesi di Frosinone - Veroli – Ferentino, il quale indirizzò al Pontefice una lettera piena di affetto filiale e gratitudine, apprezzando “lo sforzo di Vostra Santità di operare, anche per mezzo del Motu Proprio, una riconciliazione interna nel seno della Chiesa attraverso una illuminata disposizione che [...] ribadisce la sacralità e la dignità di una forma celebrativa che costituisce un intramontabile patrimonio a cui sarebbe insano rinunciare. [...] In piena unione con il mio Presbiterio Le garantisco, Padre Santo, che nelle situazioni concrete sapremo far tesoro delle preziose indicazioni offerteci dal Motu Proprio [...] ”.

E' stato davvero esemplare questo modo di accogliere un documento del Romano Pontefice. Il 18 ottobre 2008, Mons. Boccaccio ha terminato il suo pellegrinaggio terreno. Aveva 70 anni. Spero tanto che Dio misericordioso lo abbia giudicato servo buono e fedele. Una preghiera di suffragio per la sua anima.

Appetito e vergogna

Il signor Ravagnan, poi famoso predicatore gesuita, in un pranzo si era trovato al fianco di una signorina elegante, poco vestita. Egli rimase male, e fu taciturno. Alla fine la giovane azzardò:
- Signor Ravagnan, non avete dunque appetito?
- E voi, signorina, non avete dunque vergogna? replicò pronto il vicino interpellato.
A sua volta, anche la signorina perdette l'appetito...
Vent'anni dopo se ne ricordava ancora con amarezza; come lei stessa confessò dopo la sua conversione.

[Tratto da “Catechesi in esempi” di Fratel Remo di Gesù, Edizione “Sussidi”, 1956].

sabato 11 ottobre 2014

Messa tridentina

È importante parlare della "Messa tridentina" su blog e forum, se non altro in questo modo si contribuisce a mantenere il tema “liturgia tradizionale” tra i principali argomenti di dibattito nell'orbe cattolico. Veniamo da decenni di ostracismo, dove quasi mai si sentiva parlare di Messa gregoriana in termini positivi. Da qualche anno la “cortina di ferro liturgica” è caduta, dunque possiamo parlarne liberamente.

Secondo me uno dei principali problemi da affrontare è la scarsa preparazione dei “novizi” della Messa “more antiquo”. Molti fedeli sentono parlare su internet della sacralità della liturgia antica, della maestosità del latino, del decoro dei paramenti sacri, dell'armonia dell'intramontabile canto gregoriano, della riverenza della Comunione in ginocchio, e di altri aspetti del rito antico; così decidono di andare di persona a vedere di che si tratta. Ma andandoci senza nessuna preparazione, si ritrovano disorientati dalle “novità” alle quali non erano abituati, e finiscono per deporre l'entusiasmo che avevano prima di entrare in chiesa. È importantissimo prepararsi prima della Messa, imparando a memoria le preghiere riservate ai fedeli e i principali canti gregoriani. Inoltre è bene prepararsi spiritualmente prima della Messa facendo un po' di meditazione sul Santo Sacrificio di Gesù Cristo.

Per quanto riguarda il numero dei fedeli che partecipano alla Messa tridentina, sono fiducioso che in futuro la situazione generale possa migliorare. Ricordo che alla prima Messa “usus antiquior” alla quale assistetti (era il 2002, ma sembra passato un secolo), la chiesa era strapiena di fedeli ben preparati, e persino i bambini erano attenti e devoti. Dunque anche in Italia, come avviene già in Francia e in altri Paesi, è possibile avere Messe gregoriane “affollate” di fedeli. A mio avviso, la soluzione di tutte (o quasi) le problematiche connesse alla liturgia tradizionale termineranno il giorno in cui verrà istituita un'amministrazione apostolica (o qualcosa di simile) per i fedeli “more antiquo”. Spero che questo giorno non sia troppo lontano.

L’amore di Dio, dal Sacro Cuore alla Divina Misericordia


A Cecina (Livorno), sabato  18  ottobre, alle ore 18,
nei locali del Circolo “Il Fitto”, in Corso Matteotti 101, 
verrà presentato da don Federico Pozza
il libro di Piero Mainardi:
“L’amore di Dio, dal Sacro Cuore alla Divina Misericordia”


xzx

venerdì 10 ottobre 2014

Amarcord

Il 26 ottobre 2008 è stata una giornata storica per il nuovo movimento liturgico: per la prima volta dal 1970 un vescovo cattolico ha celebrato una Messa Pontificale al Trono. Riporto parte dell'interessante cronaca scritta il giorno seguente da Daniele Di Sorco per Rinascimento Sacro (foto di JP Sonnen).


Imperia, 27 Ottobre 2008 - Se è difficile esprimere in modo adeguato una sensazione senza correre il rischio di sminuirla o addirittura di deformarla, ancor più difficile è descrivere a parole un’esperienza straordinaria sotto ogni punto di vista, che non si limita alla pura emozione, ma coinvolge la totalità della propria persona e del proprio essere cattolico. Tale, a mio avviso, è stata la solenne Messa pontificale officiata ieri pomeriggio dal vescovo d’Imperia mons. Mario Oliveri, durante la quale sette suore Francescane dell’Immacolata hanno consacrato la loro vita a Dio mediante i voti perpetui di obbedienza, povertà e castità. Spero, quindi, che i lettori mi scuseranno se il mio resoconto non riesce a dare un’idea sufficientemente vivida di ciò a cui ho partecipato. 

I motivi che hanno reso straordinario l’evento sono tanti. Quello più vistoso è senza dubbio il rito, straordinario non solo nella forma, ma anche nelle modalità, vista l’occasione, oggi rarissima, per i fedeli di assistere alla liturgia tradizionale celebrata nella sua espressione più compiuta e perfetta – quella pontificale – dalla quale derivano per riduzione e adattamento tutte le altre. Questo ai cultori delle antiche forme liturgiche potrebbe apparire scontato; meno scontato, forse, è il fatto che la funzione non è stata celebrata da uno di quei pochi Vescovi che di volta in volta si mettono a disposizione dei gruppi «tradizionalisti» sparsi per il mondo, ma dall’Ordinario del luogo di una diocesi come tante altre, nella basilica cattedrale della sua città e circondato dal suo clero. Queste considerazioni basterebbero da sole a far capire che si è trattato di un evento eccezionale. Ma c’è molto di più. 

Una delle critiche più comuni che circolano tra i detrattori della liturgia tradizionale è quella di «passatismo»: il rito antico, secondo costoro, non sarebbe che un nostalgico attaccamento al passato da parte di chi non può o non vuole prendere atto della realtà presente. Ora, la funzione di ieri pomeriggio ha dimostrato nella pratica l’infondatezza di tale obiezione. In effetti, non sembrava affatto di trovarsi di fronte a una riproposizione del passato. Quasi tutti i ministri dell’altare, compresi il diacono e il suddiacono, avevano un’età compresa tra i venti e i trentacinque anni. Giovani erano anche le suore che hanno emesso la professione, come pure le consorelle e i frati della stessa Congregazione che le accompagnavano, e molti giovani si contavano tra le fila degli oltre duecentocinquanta fedeli che affollavano la navata. 

Ma non è solo questione di età: ad allontanare definitivamente l’idea di una mera «rievocazione storica» ha contribuito soprattutto il santo entusiasmo con il quale i presenti hanno partecipato al rito. I ministri del Vescovo, in particolare, hanno svolto le cerimonie con tale impegno e devozione che non potevano esserci dubbi sul loro amore ai divini misteri. Anche in questo caso, non si trattava di clero «specializzato»: il servizio all’altare era per lo più composto da seminaristi e giovani sacerdoti della diocesi; e al presbiterio diocesano appartenevano i canonici che, rivestiti di rocchetto e mozzetta paonazza o svolgendo l’ufficio di diaconi assistenti, erano presenti in coro. 

Devo confessare, però, che l’impressione più grande suscitata in me dall’evento di ieri è stata la sua inaspettata efficacia pastorale. La cattedrale d’Imperia è la più grande chiesa della Liguria ed era piena di popolo. Tra i presenti ci saranno stati alcuni cultori dell’antica liturgia, come l’autore di questo scritto, ma la stragrande maggioranza era costituita da fedeli comuni, che conoscevano la Messa «in latino» solamente per sentito dire, e da «non praticanti», invitati alla professione di una suora loro parente. Ebbene, il fatto veramente straordinario è che tutte queste persone hanno assistito a una funzione durata tre ore e mezza e officiata in una lingua ad essi sconosciuta in devoto raccoglimento, senza fughe dalla chiesa (diversamente da quanto avviene abitualmente ai matrimoni, nonostante la cerimonia sia in italiano e duri un’ora scarsa), senza chiacchiericcio e, quel che più conta, senza disattenzione, partecipando attivamente sia alle risposte che al canto. 

Mancava, in altre parole, quel senso di estraniamento, di disinteresse, di voglia di stare altrove che si legge sui volti dei fedeli in quasi tutte le funzioni un po’ più frequentate del solito. Merito, forse, degli accorgimenti del cerimoniere, che all’inizio della celebrazione ha ricordato alcuni princìpi di «igiene liturgica» ormai dimenticati, come la genuflessione al passaggio del Vescovo, e del commentatore, che con brevi e sobri interventi introduceva le singole cerimonie invitando alla preghiera. Ma io credo che la ragione principale sia stata un’altra. La liturgia romana tradizionale, con la sua elevatissima spiritualità, ha parlato. E il popolo ha risposto. 

Dopo aver passato in rassegna i motivi che, a mio parere, hanno contribuito a fare della Messa di ieri pomeriggio una efficacissima manifestazione di fede cattolica, professata e vissuta, resta ora da delinearne le principali caratteristiche rituali. 

Il Vescovo, in abito corale, è stato ricevuto alle porte della chiesa da mons. Amodeo, canonico del capitolo metropolitano di Milano, dal clero della cattedrale e dai seminaristi, i quali, in ossequio alle norme della liturgia tradizionale, si sono inginocchiati al suo passaggio; lo stesso hanno fatto i fedeli. Dopo una breve sosta in adorazione alla cappella del SS. Sacramento, il Presule si è recato in sacrestia per indossare i sacri paramenti. Nel frattempo il cerimoniere, salito all’ambone, ha illustrato brevemente ai fedeli alcune particolarità della liturgia tradizionale e ha raccomandato che la funzione si svolgesse in silenzioso raccoglimento. 

La puntualità con la quale i fedeli hanno osservato tali indicazioni dimostra che esse non sono, come molti credono, inutili. Terminata la vestizione, ha avuto inizio la solenne processione d’ingresso [...]. Appena il celebrante e i suoi ministri sono giunti in presbiterio, dalla cantoria le voci femminili del coro monastico hanno cominciato l’antifona all’Introito e la Messa è andata avanti con le consuete cerimonie fino al canto del graduale. 

A questo punto le suore che dovevano emettere i voti sono entrate in presbiterio, il vescovo si è seduto sul faldistorio preparato al centro della predella e ha avuto inizio il solenne rito della consacrazione. Esso si è svolto nella forma tanto lunga quanto suggestiva prevista dal «Rituale Romano-seraphicum» del 1955 (tit. VI, cap. III), con la sola modifica della formula di professione. Il Vescovo, dopo aver interrogato le suore circa le loro intenzioni, ha esortato tutti i presenti a pregare per loro, e ciò è avvenuto per mezzo delle Litanie dei Santi (si trattava delle cosiddette «Litanie dell’Ordine Serafico», alle quali cioè sono aggiunti i nomi dei Santi più eminenti appartenuti ai tre Ordini fondati da S. Francesco), durante le quali le suore si sono prostate a terra in segno di umiltà e di sottomissione alla volontà celeste. Il rito prevedeva poi l’invocazione dello Spirito Santo tramite l’inno Veni, Creator Spiritus e la recita, da parte del Vescovo, di una speciale preghiera di benedizione, seguita dal prefazio della consacrazione. 

Terminate queste cerimonie, ha avuto luogo la professione vera e propria, che ciascuna suora ha emesso nelle mani del fondatore della Congregazione dei Francescani dell’Immacolata, p. Stefano Maria Manelli. Ai voti di obbedienza, povertà e castità che le sette giovani si sono solennemente impegnate a rispettare per tutta la vita, il Vescovo ha risposto con una promessa e un ammonimento: «Et ego ex parte Dei omnipotentis, si haec observaveris, promitto tibi vitam aeterna.: Se osserverai queste cose, io ti prometto, a nome di Dio onnipotente, la vita eterna». Ma la cerimonia ha raggiunto il suo culmine nel mistico sposalizio tra le neoprofesse e Cristo, celebrato dal Vescovo mediante l’imposizione dell’anello e della corona di spine, quasi a voler significare che l’unione con Cristo può essere realizzata pienamente soltanto associandosi alla Sua passione redentrice. 

È in questo momento che le singole suore, con la voce rotta dalla commozione, hanno esclamato: Ecce quod concupivi iam video, quod speravi iam teneo: illi sum iuncta in caelis, quem in terris posita tota devotione dilexi. Ecco, finalmente vedo ciò che ho tanto desiderato, finalmente possiedo ciò che ho sperato: sono unita nei cieli a colui che in terra ho amato con dedizione perfetta». Le novelle spose di Cristo si sono poi avvicinate alle consorelle per scambiare con loro l’abbraccio di pace e raccomandarsi alle loro preghiere. Infine il Vescovo, dopo aver di nuovo benedetto le neoprofesse, le ha affidate alla custodia della Superiora. 

Terminata la cerimonia di consacrazione, la Messa è ripresa dal canto dell’Alleluia. Non avevo previsto tempi così lunghi (erano già passate due ore e mezza) e, visto che si stava facendo tardi, ho dovuto rinunciare, sia pure a malincuore, ad assistere al resto della cerimonia per fare ritorno a casa. Tra le tante impressioni che l’esperienza di ieri ha lasciato in me (e, credo, anche in molti dei presenti), c’è senza dubbio un atteggiamento di forte perplessità nei confronti di coloro che, opponendosi all'emanazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, hanno tentato di privarci di tanta ricchezza in ossequio alle presunte esigenze dei tempi moderni; ma c’è soprattutto speranza, speranza che iniziative come queste non siano che l’avanguardia di quella rinascita spirituale – da realizzarsi non solo nella liturgia, ma a tutti i livelli – che è il desiderio più grande di tutti i cattolici sinceri.





lll

giovedì 9 ottobre 2014

Al Papa il Nobel per la pace?

Ci sono alte probabilità che il prossimo premio Nobel per la pace venga assegnato a Papa Francesco. Nessun altro candidato all'ambito premio può reggere il confronto con lui come grado di popolarità.

Il fatto che a un Papa venga assegnato un premio Nobel, presenta dei pro e dei contro. Certamente la grossa somma di denaro allegata al premio potrebbe essere utile per essere utilizzata dal Pontefice per opere pie o per opere caritative, tuttavia c'è un aspetto negativo che non può essere sottovalutato. Infatti se un Papa accettasse il premio, la gente avrebbe la percezione che il Vicario di Cristo è un uomo al livello di tutti gli altri, che può essere valutato e giudicato da una giuria di laici. Insomma il prestigio di "Pontefice tra gli uomini e Cristo" rischierebbe di venire offuscato.

In secondo luogo c'è il rischio che si diffondi tra la gente una sorta di pregiudizio nei confronti dei Papi che in futuro non riceveranno il premio Nobel per la pace. I Romani Pontefici buoni saranno quelli che avranno ricevuto il premio, gli altri saranno considerati non dico "cattivi", ma perlomeno che si sono impegnati poco per la pace. In questo modo sorgerebbe una sorta di pressione psicologica: se vuoi essere un Papa buono devi cercare di vincere il Nobel, altrimenti sarai condannato all'oblio.

Se il premio venisse assegnato non al Papa in persona, ma a un'istituzione ecclesiastica (per esempio al Pontificio Consiglio "Cor Unum"), si riuscirebbe a ottenere la somma di denaro senza rischiare di offuscare la dignità del Romano Pontefice.

Al Sinodo sta vincendo la Dottrina Tradizionale?

Dalle prime indiscrezioni trapelate dal Sinodo dei Vescovi, sembra che la maggioranza dei Padri sinodali stia difendendo la tradizionale Dottrina sulla famiglia. Pare che i Vescovi africani siano i più compatti nel difendere eroicamente la Legge Eterna di Dio.

Insomma, nonostante sui media la propaganda progressista stia strombazzando “aperture” su tutti i fronti (persino sulle unioni omosessuali), in realtà le cose si stanno mettendo male per coloro che auspicavano una “rivoluzione dottrinale” all'interno della Chiesa. Continuiamo a pregare affinché le tesi moderniste non sfondino la “linea del Piave” della dottrina tradizionale sulla famiglia.

Il «progressismo» coincide col «relativismo»

[...] si leggono riviste e libri i quali contraddicono tranquillamente a quanto il Concilio di Trento ha definito, accettano modi di pensare che sono espressamente condannati nella enciclica «Pascendi» di S. Pio X, nonché nel suo Decreto «Lamentabili»; fanno le riabilitazioni di Loisy; mettono in dubbio il valore storico dei Libri storici della Sacra Scrittura, elevano a criterio le teorie distruttrici del protestante Bultman, sentono con indifferenza le proposizioni di qualche scrittore d’oltralpe, anche se toccano il centro della rivelazione divina, ossia la divinità di Cristo. Naturalmente trattati senza freno i Princìpi, si ha quel che si vuole della morale e della disciplina ecclesiastica. Sotto questo fondamentale angolo di visuale il progressismo consiste nel trattare come relativa la verità rivelata, nel cambiarla il più presto possibile, nel dare agli uomini una libertà della quale in breve non sapranno che farsi, di fronte all’Assoluto. Ridotto a questa frontiera il «progressismo» coincide col «relativismo» e all’uomo, «adorato», non si lascia più nulla, neppure delle sue speranze! Naturalmente non tutte le persone etichettate come progressisti sanno queste cose. Ma esse accettano le conseguenze e le logiche deduzioni di quello che ignorano. Se hanno una colpa — questo lo giudichi Dio! — questa consiste nel non domandare il perché di quello in cui si fanatizzano.

[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla "Rivista Diocesana Genovese" del gennaio 1975]

mercoledì 8 ottobre 2014

In cammino verso Roma

Messaggio dell'Associazione Paix Liturgique.

Le Loro Eminenze Brandmüller, Burke e Pell sono tre dei cardinali che, in occasione del Sinodo per la famiglia, hanno preso la penna per ribadire con forza e chiarezza come la Chiesa non possa che confermare la sua dottrina in materia, e che ogni altra opzione non sarebbe che un inganno sia per i credenti sia per i non credenti. Infatti, e per farla breve, basta ricordare con San Pio X che Dio “ci diede l'esempio di famiglia perfetta nella Sacra Famiglia” e “costituì ed ordinò la famiglia, acciocché in essa l'uomo trovi i primi mezzi necessari al suo perfezionamento materiale e spirituale” (Catechismo di San Pio X, 402 e 404). Istituzione divina, la famiglia non è dunque e non può ridursi a una qualsiasi organizzazione umana le cui struttura e composizione variano secondo gli umori e le mode.

Ovviamente, in questo mese del rosario, tutte le nostre preghiere sono indirizzate alla nostra Madre celeste affinché la confusione che caratterizza il mondo moderno non riesca a soffocare i lavori del Sinodo e che la Chiesa non abbia paura di ribadire che c'è una sola Vita, una sola Via, una sola Verità.

Ebbene, mentre i nostri cuori sono rivolti a Maria, i nostri sguardi si proiettano già oltre il sinodo, ad un importante evento che ci consentirà di incontrare i cardinali Brandmüller, Burke e Pell per pregare con loro secondo la liturgia antica della Chiesa: il terzo pellegrinaggio internazionale del popolo Summorum Pontificum. La lex orandi coincide con la lex credendi: non c'è da stupirsi, dunque, se i nostri reverendissimi paladini di Dio sono accomunati anche dalla loro ben favorevole disposizione verso la liturgia tradizionale.

Così come non c'è da stupirsi se, specularmente, i fautori della desacralizzazione della Comunione e del matrimonio sono fra gli oppositori alla liberazione della Messa tradizionale voluta da Papa Benedetto. Tuttavia, se incontriamo tuttora tanta diffidenza e ostilità nei confronti del Motu Proprio Summorum Pontificum non può essere solo perché ci sono ancora alcuni (vecchi) ecclesiastici amareggiati per aver visto l’agognata “primavera della Chiesa” trasformarsi in un gelido inverno, a immagine e somiglianza di quel mondo, da loro così intensamente amato, che è franato dalle utopie sessantottesche al terrorismo internazionale, alla precarietà sociale e alla miseria spirituale. No, la maggior parte delle troppe resistenze alla riconciliazione liturgica è dovuta alla grande ignoranza della tradizione liturgica della Chiesa da parte di tanti. Portare dunque questa liturgia nel cuore della Cristianità, pubblicamente e pacificamente, così come fanno gli organizzatori del pellegrinaggio, è una testimonianza essenziale per invitare tutti i cattolici ad arricchire la loro vita dottrinale e spirituale attingendo alla fonte dell'eterna gioventù.

Perciò, dal 23 al 26 ottobre, in un modo o nell'altro, saremo tutti uniti ai pellegrini del popolo Summorum Pontificum.




xzx

Appello del Cœtus Internationalis Summorum Pontificum

Cari pellegrini italiani,

quest'anno, il programma del pellegrinaggio internazionale “Populus Summorum Pontificum” offre la possibilità di partecipare in molti modi diversi.

Il primo consiste, ovviamente, nel seguire tutto il programma, così come faranno i gruppi di pellegrini americani, polacchi, danesi o ungheresi; ma poiché siamo ben consapevoli che l'attuale congiuntura economica può rendere difficile restare tre giorni a Roma per partecipare ad ogni evento, vi consigliamo caldamente anche queste altre modalità: 

> Se avete meno di 35 anni, potrete unirvi alla celebrazione del decimo anniversario della Federazione internazionale Juventutem, in particolare partecipando alla Messa pontificale che celebrerà Sua Eminenza il cardinale Pell alle ore 18:30 di venerdì 24 ottobre nella chiesa della Ss.ma Trinità dei Pellegrini.

> Alle famiglie che possono raggiungere facilmente Roma, diamo appuntamento per l'adorazione eucaristica, sabato 25 ottobre alle ore 9:30 nella basilica di San Lorenzo in Damaso (che si trova all'angolo tra piazza della Cancelleria e Corso Vittorio Emanuele; l'ingresso della basilica sembra un normale portone del palazzo della Cancelleria). Da lì partirà la processione solenne per raggiungere San Pietro dove Sua Eminenza il cardinale Burke celebrerà la Santa Messa pontificale alle ore 12. Sarà un bel segno raccogliere tante famiglie attorno a un prelato da sempre in prima linea nel ribadire che la famiglia è alla base della costruzione della Gerusalemme terrena.

> I fedeli delle Marche e dell'Umbria, ma anche del Teramano o del Reatino, potranno raggiungerci in macchina a Norcia domenica 26 ottobre per la Festa di Cristo Re. Alle ore 11:30, il Rev.mo Padre Folsom celebrerà una Messa solenne durante la quale Sua Eminenza il cardinale Brandmüller terrà l'omelia. Dopo la Santa Messa si potrà pranzare insieme a Sua Eminenza e ai monaci benedettini al prezzo di 15 euro a persona (è indispensabile la prenotazione all'indirizzo lazio.cnsp@gmail.com),

ACCORRIAMO NUMEROSI A ROMA E A NORCIA!

In questo periodo di grande disorientamento di tanti fedeli, che circonda anche il Sinodo sulla famiglia, dobbiamo dare più che mai testimonianza della nostra serena, gioiosa e tenace fedeltà alla ritrovata lex orandi, principale ed estremo baluardo dell'integrità della lex credendi.

Guillaume Ferluc, Segretario generale
Giuseppe Capoccia, Delegato generale


xzx

Avviso da Prato

Sabato 18 ottobre 1964 mons. Pietro Fiordelli, Vescovo di Prato, consacrava con la solennità propria della liturgia antica la chiesa parrocchiale del S. Cuore di Gesù a Prato, inserendo nel sacrario dell’altare maggiore le reliquie dei Santi Carlo Lwanga e Mattia Kalemba, i martiri ugandesi che quello stesso giorno Paolo Vi canonizzava nella Basilica Vaticana. Con il solenne rito della consacrazione di una nuova chiesa – proprio del ministero episcopale – mons. Fiordelli ricordava il decimo anniversario del suo ingresso a Prato, quale pprimo Vescovo residenziale.

Per ricordare questo importante ricorrenza, mons. Vittorio Aiazzi, parroco del S. Cuore dal 1959, ha indetto un triduo di celebrazioni che si aprono venerdì 17 ottobre alle 17.30 con il canto dei Primi Vespri della Solennità e la Benedizione Eucaristica. Il momento centrale dei festeggiamenti è sabato 18 ottobre, alle ore 10.30, con la Solenne Messa cantata, secondo il Vetus Ordo, dal rev,mo Can. Don Enrico Bini, con il servizio liturgico dei chierici e seminaristi dell’Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote. Il giorno seguente, domenica 19 alle ore 11 mons. Franco Agostinelli, Vescovo di Prato, presiederà la solenne concelebrazione eucaristica e al termine, per speciale facoltà del S. Padre, impartirà la Benedizione Papale.

Per sottolineare l’importanza di questa ricorrenza, nei tre giorni di festeggiamenti è stato concesso, da Papa Francesco, il dono dell’Indulgenza Plenaria, alle consuete condizioni della Chiesa, ai fedeli che si recheranno nella chiesa del S. Cuore e vi sosteranno in devota preghiera.



xzx

Gli stupri si contrastano efficacemente solo col santo timor di Dio

Sui media italiani si sente parlare spesso di violenze sessuali. Da più parti si è levata la richiesta di un inasprimento delle pene per coloro che si rendono colpevoli di questi orribili reati. A mio avviso, inasprire le pene per i violentatori è utile, ma se non si va alla radice del problema, gli stupri continueranno ad essere numerosi. Per quale motivo c'è questa esplosione di violenza sessuale? Ogni giorno siamo bombardati da immagini immorali (non solo in televisione), per strada anche col freddo molte donne utilizzano abiti scandalosi e provocanti ...alla fine qualcuno non resiste più e alla prima occasione dà libero sfogo alla passione. Se non ci fossero le mode indecenti e le trasmissioni televisive oscene, non ci sarebbero gli stupri o per lo meno sarebbero rari. Lo stesso discorso vale per tutti gli altri reati. Quando i popoli sono ubbidienti a Dio, sono ubbidienti anche verso le leggi giuste degli Stati. A tal proposito voglio riportare un brano di Sant'Alfonso Maria de Liguori, tratto dal volumetto ”La fedeltà de' vassalli”. Per rendere la lettura più scorrevole, ho tradotto in italiano corrente i termini desueti:

I re, se vogliono che i sudditi siano loro ubbidienti, devono procurare di renderli ubbidienti a Dio; e si prova.

1. Col promuovere i buoni costumi si promuove anche la pace comune dei cittadini e per conseguenza il bene di tutto lo stato. Questa è una verità così evidente che si prova dappertutto con l'esperienza: quei sudditi che sono ubbidienti ai precetti di Dio sono necessariamente ubbidienti anche alle leggi dei principi. La stessa fedeltà che conservano i vassalli verso Dio li rende fedeli ai loro sovrani. La ragione è chiara: quando i sudditi sono ubbidienti ai divini comandamenti, cessano le insolenze, i furti, le frodi, gli adulteri, gli omicidi; e così fiorisce lo stato, si conserva la sottomissione al sovrano e la pace tra le famiglie. Insomma coloro che stabiliscono di condurre una vita morigerata, stabiliscono anche di osservare i propri doveri; poiché allora si dedicano a reprimere le loro passioni e così vivono in pace con se stessi e con gli altri.

2. Ma a ciò bastano le leggi dei principi ed i supplizi destinati ai delinquenti. No (si risponde) non bastano; né le leggi né i supplizi umani bastano a frenar l'audacia e le passioni disordinate dei malvagi che ad altro non si dedicano che a migliorare i loro interessi ed a soddisfare i loro appetiti: e perciò quando si presenta loro l'occasione di disprezzare le leggi ed i castighi divini, facilmente disprezzano anche le leggi ed i castighi minacciati dai sovrani.

3. Giovano bensì le leggi umane a conservare i buoni costumi nei sudditi morigerati, ma non già ad ingerirli nei sudditi cattivi; la sola religione ingerisce e forma i santi costumi nelle anime, e così ella fa si che le leggi siano osservate. Se non vi fosse la religione, la quale insegna esservi un Giudice supremo che tutto vede e ben sa vendicare le malvagità degli empi, rare volte gli uomini si farebbero forza a soddisfare i loro doveri; e senza questo timore dei divini flagelli che tiene gli uomini a freno, gli empi dappertutto crescerebbero in eccesso.

4. La sola religione poi rende i vassalli veri ubbidienti ai loro principi, facendo ad essi intendere che son tenuti ad ubbidire ai sovrani, non solo per evitar le pene imposte ai trasgressori, ma anche per ubbidire a Dio e tenere in pace le loro coscienze [...].

5. Non bastano dunque le leggi né bastano i supplizi minacciati dalle leggi a reprimere le insolenze dei malvagi che poi disturbano la pubblica pace: poiché spesso i delitti restano impuniti, o perché restano occulti i delinquenti, o perché mancano le prove bastanti a poterli castigare; e non di rado, quantunque siano provati i delitti, i colpevoli con la fuga si sottraggono alla pena. [...].

6. Essendo poi vero che i re sono ministri di Dio e suoi luogotenenti, siccome i vassalli son tenuti anche per obbligo di coscienza di ubbidire ai loro monarchi; così i monarchi sono tenuti di vigilare sui loro vassalli affinché essi obbediscano a Dio. Ad un uomo privato basta che osservi la divina legge per salvarsi; ma ad un re non basta: c'è bisogno che si adoperi quanto può, affinché i suoi sudditi osservino la divina legge, procurando di riformare i cattivi costumi e di estirpare gli scandali.

7. E quando si tratta dell'onore di Dio, devono i principi aver coraggio e non tralasciare il loro dovere per timore di qualche avversità o contraddizione che possa esser loro fatta; mentre ogni re che adempie il suo obbligo, ha Dio che l'assiste con modo speciale; come Dio stesso disse a Giosuè allorché gli affidò il governo del popolo [...].

8. Pertanto il fine principale dei principi nel loro governo non dev'essere la gloria propria, ma la gloria di Dio. I principi che per la gloria propria trascurano quella di Dio vedranno perduta l'una e l'altra. Deve persuadersi ogni regnante, non esser possibile in questo mondo, pieno di uomini malvagi ed ignoranti, meritare coi suoi portamenti (per giusti e santi che siano) le lodi e l'applauso di tutti i suoi vassalli: se egli esercita la liberalità coi buoni e coi poveri lo chiamano prodigo: se poi fa eseguire la giustizia coi malvagi lo chiamano tiranno. Pertanto i re devono principalmente impegnarsi a piacere a Dio più che agli uomini; poiché allora, se non saranno lodati dai cattivi, ben saranno lodati dai buoni, e soprattutto da Dio che saprà rimunerarli in questa e nell'altra vita.

martedì 7 ottobre 2014

IV Convegno sul Motu Proprio “Summorum Pontificum”

Comunicato Stampa

Il Sodalizio “Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum”, in collaborazione coll’Associazione “Giovani e Tradizione”, organizza il IV Convegno sul Motu Proprio “Summorum Pontificum” di S.S. Benedetto XVI:

Roma, Pontificia Università San Tommaso d'Aquino (Angelicum) e Basilica Papale di San Pietro in Vaticano, 13-14 giugno 2015

Titolo: Il “Summorum Pontificum”, un tesoro per tutta la Chiesa.

Il convegno si articolerà in due sessioni, una mattutina e una pomeridiana nella giornata del 13 giugno.

A conclusione, verrà celebrata la Santa Messa Pontificale nella Basilica di San Pietro all’Altare della Cattedra, domenica 14 giugno 2015 alle ore 12,15.



xzx

Il demonio dietro l'ostracismo per la Messa tridentina

Un cattolico non può, in coscienza, odiare la Messa tradizionale. Non si può disprezzare un rito così venerabile che ha aiutato a santificare innumerevoli anime nel corso dei secoli. Eppure ci sono tanti modernisti che usano parole di sommo disprezzo nei confronti della liturgia antica. Ma chi è che li spinge a nutrire sentimenti di avversione verso tutto ciò che ha un sapore “tradizionale” nella vita cristiana? Chi è che li aizza a perseguitare e a ostracizzare i cattolici rimasti fedeli alla Tradizione? Il demonio!

Il Beato Gabriele Maria Allegra (1907-1976), un pio missionario francescano che tradusse l'intera Sacra Scrittura in lingua cinese, scrisse parole forti in proposito:

Quando penso che il latino non si studia più, che anche in questo abbiamo seguito l'andazzo dei protestanti, o più esattamente di alcune sette protestanti, quando penso che l'immensa letteratura patristica latina, i più insigni documenti della storia della Chiesa di Dio in Cina, che sono scritti in latino, sono ormai libri sigillati per i futuri sacerdoti, e aggiungo, quando penso che per noi francescani tutte le nostre antiche fonti e tutte le grandi opere sono scritte in latino, mi vengono le lacrime agli occhi, e non metaforicamente. […] In certe ambiguità liturgiche e disciplinari, nell'ostracismo del latino, della Messa di San Pio V e del canto gregoriano, [...] nel pluralismo teologico, nell'indigenizzazione delle Chiese locali, io ci vedo la presenza dell’hinimicus homo, l’opera di satana [...].

(Citazione tratta da “Ideo multum tenemur Ei”, quaderno III, 23 agosto 1975).