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sabato 31 gennaio 2015

Chiedo scusa

Una persona che segue il blog mi ha detto che ha sofferto molto a causa mia, perché non ho ancora risposto a una sua e-mail scritta a fine dicembre. Dopo aver letto la sua e-mail di oggi ho tentato di chiamarla al telefono per chiarire la situazione in maniera cristiana, ma ha rifiutato la chiamata e adesso non vuole più che le scriva (me lo ha detto per sms). Pertanto utilizzo il blog per chiederle sinceramente scusa per il dispiacere involontariamente datole. Non è mia intenzione far soffrire la gente. Io non ho odio e rancore verso nessuno e spero che nessuno (soprattutto se è una persona seguace di Gesù Cristo) abbia odio e rancore nei miei confronti. Rimango a disposizione per un chiarimento cordiale e fraterno.

La lotta contro il demonio

1° Esistenza e perchè della tentazione diabolica. Abbiamo visto [...] come il demonio, geloso della felicità dei nostri progenitori, li indusse a peccare e non riuscì che troppo bene nella sua impresa; quindi il libro della Sapienza dichiara che "la morte entrò nel mondo per l'invidia del demonio: Invidia diaboli mors introivit in orbem". D'allora in poi non cessò mai d'infierire contro i discendenti d'Adamo e di tendere loro insidie; e benchè, dopo la venuta di Nostro Signore sulla terra e il suo trionfo sopra Satana, l'impero ne sia di molto diminuito, pure non è men vero che noi dobbiamo lottare non solo contro la carne e il sangue, ma anche contro le potenze delle tenebre e gli spiriti malvagi. Ce l'afferma S. Paolo: "Non dobbiamo lottare contro carne e sangue ma contro... spiriti malvagi: Quoniam non est nobis colluctatio adversus carnem et sanguinem, sed adversus... mundi rectores tenebrarum harum, contra spiritualia nequitiæ". S. Pietro paragona il demonio ad un leone ruggente che fa la ronda attorno a noi e cerca di divorarci: "Adversarius vester diabolus tanquam leo rugiens, circuit quærens quem devoret".

La Provvidenza permette questi assalti in virtù del principio generale che Dio governa le anima non solo direttamente ma anche per mezzo delle cause seconde, lasciando alle creature una certa libertà d'azione. D'altra parte ci avvisa di stare in guardia, e per proteggerci c'invia in aiuto gli angeli buoni e in particolare l'angelo custode [...], senza dire dell'aiuto che ci presta egli stesso o per mezzo del suo Figlio. Approfittandoci di quest'aiuto, noi trionfiamo del demonio, ci rassodiamo nella virtù e acquistiamo meriti per il cielo. Quest'ammirabile condotta della Provvidenza ci mostra anche meglio quale somma importanza dobbiamo dare alla nostra salvezza e alla nostra santificazione, dacchè vi prendono parte il cielo e l'inferno, e attorno all'anima nostra e talora dentro l'anima stessa avvengono tra le potenze celesti e le infernali fieri combattimenti la cui posta è la vita eterna. Per uscirne vittoriosi, vediamo come procede il demonio.

2° La tattica del demonio. A) Il demonio non può agire direttamente sulle nostre facoltà superiori, l'intelligenza e la volontà, avendo Dio riservato a sè questo santuario; Dio solo può penetrare nel centro dell'anima nostra e muovere i segreti congegni della nostra volontà senza farci violenza: Deus solus animæ illabitur.

Ma può operare direttamente sul corpo, sui sensi esterni ed interni, in particolare sulla fantasia e sulla memoria, come pure sulle passioni che risiedono nell'appetito sensitivo; in questo modo viene ad agire indirettamente sulla volontà, che dai vari moti della sensibilità è sollecitata a dare il suo consenso. Tuttavia, come osserva S. Tommaso, "essa resta sempre libera di acconsentire o di resistere a questi moti delle passioni: Voluntas semper remanet libera ad consentiendum vel resistendum passioni".

B) D'altra parte, benchè il potere del demonio sia molto esteso sulle facoltà sensibili e sul corpo, questo potere è limitato da Dio, che non gli permette di tentarci sopra le nostre forze: "Fidelis autem Deus est qui non patietur vos tentari supra id quod potestis; sed faciet etiam cum tentatione proventum". Chi dunque s'appoggia su Dio con umiltà e confidenza è sicuro di riuscire vittorioso.

C) Non bisogna poi credere, dice S. Tommaso, che tutte le tentazioni che abbiamo siano opera del demonio; la nostra concupiscenza, mossa da abitudini passate e da imprudenze presenti, basta a spiegarne un gran numero: "Unusquisque vero tentatur a concupiscentiâ suâ abstractus et illectus". Come pure sarebbe temerario l'affermare che non abbia influenza su nessuna contrariamente al chiaro insegnamento della Scrittura e della Tradizione; la sua gelosia contro gli uomini e il desiderio che ha di farseli schiavi, ne spiegano abbastanza il malefico intervento.

Or come riconoscere la tentazione diabolica? È cosa difficile, bastando la nostra concupiscenza a violentemente tentarci. Tuttavia si può dire che quando la tentazione è subitanea, violenta e di una durata eccessiva, il demonio vi ha certamente una larga parte. Si può argomentarlo specialmente quando la tentazione turba profondamente e a lungo l'anima, quando suggerisce il gusto delle cose chiassose, delle mortificazioni straordinarie ed appariscenti e principalmente quando si è fortemente inclinati a non dir nulla di tutto questo al proprio direttore e a diffidare dei propri superiori.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

venerdì 30 gennaio 2015

Coltivare la vita interiore

Pubblico un'e-mail di una gentile lettrice del blog.


Caro fratello in Cristo,
                                           […]. Vedo che ti sta molto a cuore l'educazione cristiana dei giovani fin dalla loro tenera età. Sono d'accordo con te in tutto, tuttavia, oltre alla scuola e ai compagni, la televisione è un'altra fonte di grande corruzione. Dovremmo togliere la televisione dalle nostre case o ridurne al minimo la sua visione. Si comincia permettendo ai nostri figli di guardare cartoni animati  innocenti, ma questo è un errore. Quando i figli crescono e i contenuti dei programmi a loro dedicati diventano più discutibili, diventa estremamente difficile impedirne loro la visione. Lo so per esperienza. Comunque anche i cartoni animati per i più piccoli non sono così innocenti. Secondo me enfatizzano troppo l'amicizia, mentre la famiglia viene messa in secondo piano. Viene preparato il terreno per insegnare la ribellione contro i genitori.

Per finire, sto leggendo con grande interesse le pillole di morale e ascetica che stai recentemente pubblicando. Grazie per il lavoro di selezione che fai per noi.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                           anche io penso che la televisione è meglio non usarla oppure usarla “col contagocce”. Purtroppo, molti programmi sono oggettivamente scandalosi, cioè inducono a commettere dei peccati, soprattutto contro il nono Comandamento, il quale proibisce di accettare volontariamente dei pensieri impuri (ad esempio di dilettarsi in pensieri di fornicazione, adulterio, eccetera). Poi ci sono altri programmi che apparentemente sembrano “innocenti”, ma in realtà hanno una visione materialista della vita e quindi allontanano il cuore da Dio. In questa vita tutto è vanità delle vanità fuorché amare e servire Dio solo, pertanto tutto ciò che non ci conduce a Lui (almeno indirettamente), non merita il nostro apprezzamento.

Non sto dicendo che si devono vedere solo buoni programmi di carattere religioso, infatti ogni tanto si possono vedere anche dei sani programmi culturali o anche di svago, ma bisogna sempre fare attenzione a non attaccare il cuore alle cose del mondo.

Sono contento che apprezzi molto sia i post riguardanti la morale che quelli di ascetica. Si tratta di due scienze teologiche trascurate dai modernisti, ma che in realtà sono importantissime. La morale è la scienza teologica che studia la liceità degli atti umani. Tutte le persone devono impegnarsi a fare ciò che Dio comanda di compiere ed evitare ciò che Lui proibisce di fare, poiché un giorno dovremo rendere conto di ogni nostra azione dinanzi all'inappellabile tribunale di Gesù Cristo. L'ascetica è la scienza teologica che ha come oggetto la perfezione della vita cristiana. Sarebbe un errore pensare che di queste cose devono occuparsene solo le monache di clausura, infatti tutti i cristiani dovrebbero tendere alla perfezione per dare maggior gusto a Dio.

Inoltre, sono convinto che il modernismo si combatte soprattutto coltivando la vita interiore. Un cristiano che pratica la vita devota può fare un gran bene al prossimo, non solo con l'arma della preghiera, ma anche con quella del buon esempio. San Luigi Gonzaga convertiva le anime anche semplicemente camminando in silenzio per strada, perché aveva un aspetto pio e raccolto che commuoveva i cuori dei passanti. Anche San Francesco d'Assisi era sufficiente vederlo camminare per strada per rimanere edificati. 

Invece dove passano i modernisti notiamo la desertificazione spirituale, perché essendo immanentisti distruggono nelle anime la visione soprannaturale della vita. Per riparare le macerie causate dal modernismo è necessario che il movimento tradizionale dia un forte impulso alla riscoperta del cammino di perfezione, praticando un'intensa vita spirituale.

Per il momento i numerosi post di morale e ascetica non hanno causato un crollo delle visite al blog. Lo ritengo un segnale interessante, tuttavia anche se ci fosse stato un calo avrei continuato sulla stessa strada. Più che il numero dei lettori mi intessa la loro qualità.

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter

giovedì 29 gennaio 2015

Vincere la battaglia spirituale contro il mondo

Per resistere a questa pericolosa corrente [cioè le tentazioni del mondo, ndr], bisogna porsi animosamente in faccia dell'eternità e considerare il mondo alla luce della fede. Allora ci apparirà come il nemico di Gesù Cristo che bisogna combattere energicamente per salvarci l'anima, e come il teatro del nostro zelo ove dobbiamo portare le massime del Vangelo.

A) Essendo il mondo il nemico di Gesù Cristo, noi dobbiamo far tutto il rovescio delle massime e degli esempi del mondo, ripetendo il dilemma di S. Bernardo: "O Cristo s'inganna o il mondo è in errore; ma è impossibile che la sapienza divina s'inganni: Aut iste (Christus) fallitur aut mundus errat: sed divinam falli impossibile est sapientiam". Essendovi opposizione aperta tra il mondo e Gesù Cristo, bisogna assolutamente far la scelta, perchè non si può servire nello stesso tempo due padroni. Ora Gesù è sapienza infallibile; chi dunque ha le parole di vita eterna è Lui, ed è il mondo che s'inganna. La nostra scelta sarà quindi presto fatta; perchè, dice San Paolo, noi abbiamo ricevuto non lo spirito di questo mondo, ma lo Spirito che viene da Dio: "Non spiritum huius mundi accepimus, sed Spiritum qui ex Deo est". Voler piacere al mondo, aggiunge, è voler spiacere a Gesù Cristo: "Si hominibus placerem, servus Christi non essem". E S. Giacomo afferma che "chi vuol essere amico del mondo si fa nemico di Dio: Quicumque ergo voluerit amicus esse sæculi huius, inimicus Dei constituitur". Dunque in pratica:

a) Leggiamo e rileggiamo il Vangelo, ripensando dentro di noi che qui ci parla l'eterna verità, e pregando colui che l'ha ispirato di farcene ben intendere, gustare e praticare le massime; solo a questa condizione si è veramente cristiani ossia discepoli di Cristo. Quindi, leggendo o ascoltando massime contrarie a quelle del Vangelo, diciamo coraggiosamente; questo è falso perchè opposto alla infallibile verità.

b) Evitiamo le occasioni pericolose che così spesso s'incontrano nel mondo. Certamente coloro che non vivono in clausura, sono fino a un certo punto obbligati a mescolarsi col mondo, ma devono preservarsi dallo spirito del mondo, vivendo nel mondo come se non fossero del mondo; perchè Gesù chiese al Padre di non togliere i suoi discepoli dal mondo ma di preservarli dal male: "Non rogo ut tollas eos de mundo, sed ut serves eos a malo". E San Paolo vuole che usiamo del mondo come se non ne usassimo: "Qui utuntur hoc mundo tanquam non utantur".

c) Questo debbono fare specialmente gli ecclesiastici; debbono, come S. Paolo, poter dire che sono crocifissi al mondo e il mondo ad essi: "Mihi mundus cruxifixus est et ego mundo". Il mondo, sede della concupiscenza, non può avere attrattive per noi; non può ispirarci che ripugnanza, come noi siamo a nostra volta cosa ributtante per lui, essendo il nostro carattere e il nostro abito una condanna dei suoi vizi. Dobbiamo quindi evitare le relazioni puramente mondane, dove noi ci troveremmo fuori posto. Abbiamo, è vero, visite di cortesia, d'affari e specialmente d'apostolato da fare e da ricevere; ma queste visite dovranno essere brevi, e non dobbiamo dimenticare ciò che è detto di Nostro Signore dopo la sua risurrezione, cioè che non faceva più ai suoi discepoli che rare apparizioni e soltanto per dare l'ultima mano alla loro formazione e parlar loro del regno di Dio: "Apparens eis et loquens de regno Dei".

B) Non andremo quindi nel mondo se non per praticarvi direttamente o indirettamente l'apostolato, vale a dire per portarvi le massime e gli esempi del Vangelo. a) Non dimenticheremo che siamo la luce del mondo: "Vos estis lux mundi"; e senza convertire le nostre conversazioni in prediche (ciò che sarebbe inopportuno) giudicheremo tutto, persone, avvenimenti e cose, alla luce del Vangelo; invece di proclamare beati i ricchi e i forti, faremo notare con tutta semplicità che ci sono altre sorgenti di felicità fuori della ricchezza e della fortuna; che la virtù trova già la sua ricompensa fin di questa terra; che le gioie pure gustate in seno alla famiglia sono le più dolci; che la soddisfazione di aver fatto il proprio dovere consola molti sventurati e che una buona coscienza vale anche meglio dell'ebbrezza del piacere. E potremo citare qualche fatto particolare per far meglio intendere queste osservazioni. Ma specialmente con l'esempio un prete edifica nella conversazione; quando tutto, nel suo contegno e nelle sue parole, rispecchia la semplicità, la bonarietà, una schietta allegria, la carità, in una parola la santità, produce su quanti lo vedono e lo sentono una impressione profonda; non si finisce mai di ammirare quelli che vivono secondo le proprie convinzioni, e si stima una religione che sa ispirare così sode virtù. Mettiamo dunque in pratica quanto dice Nostro Signore: "Splenda la vostra luce dinanzi agli uomini, affinchè vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che sta nei cieli: Sic luceat lux vestra coram hominibus ut videant opera vestra bona et glorificent Patrem vestrum qui in cælis est". Ma non sono solo i preti che praticano questo genere d'apostolato, i laici convinti vi riescono anche meglio in quanto che si è meno diffidenti contro l'efficacia del loro esempio.

b) Spetta a questi uomini scelti e ai sacerdoti di ispirare ai cristiani più timidi il coraggio di lottare contro la tirannia del rispetto umano, della moda o della persecuzione legale. Uno dei mezzi migliori è la formazione di leghe o società composte di cristiani autorevoli e coraggiosi che non temono di parlare e d'operare secondo le proprie convinzioni. A questo modo i Santi riformarono i costumi dei loro tempi. E a questo modo si fondarono nelle nostre Scuole superiori e persino in Parlamento dei gruppi compatti che sanno far rispettare le loro pratiche religiose e trascinare gli esitanti. Il giorno in cui questi gruppi si saranno moltiplicati non solo nelle città ma anche nelle campagne, il rispetto umano sarà presto ucciso e la vera pietà, se non sarà praticata da tutti, sarà per lo meno rispettata.

In pratica dunque nessun compromesso col mondo nel senso che l'abbiamo definito, nessuna concessione per piacergli o attirarsene la stima. A ragione dice S. Francesco di Sales: "Comunque da noi si operi, il mondo ci farà sempre guerra... Lasciamo questo cieco, o Filotea; strida pure come il gufo per molestare gli uccelli diurni. Stiamo saldi nei nostri disegni, invariabili nei nostri propositi; la perseveranza mostrerà se davvero e di buona voglia ci siamo consacrati a Dio e dati alla vita devota".


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

mercoledì 28 gennaio 2015

Intervista a una professoressa universitaria

La Messa tridentina affascina soprattutto persone che hanno un elevato livello culturale, pertanto non mi stupisco del fatto che numerosi lettori e lettrici del blog svolgono (o hanno svolto in passato) la professione di insegnante. Una professoressa universitaria ha gentilmente accettato di rilasciarmi un'intervista. La ringrazio per la cortesia e soprattutto per la pazienza che ha dimostrato nel rispondere alle mie numerose domande.  :-)  


- Da quanti anni segui la Messa tradizionale? 

- Da quasi due anni. La prima volta è stato per curiosità, le volte successive per attrazione.

- Che cos'è che ti affascina del rito antico? 

- L’atmosfera che favorisce la devozione e l’adorazione, la compostezza del sacerdote e dei chierichetti, i gesti carichi di simbolismo, la musica celestiale, ma anche i momenti di silenzio. In alcuni momenti della seconda parte della Messa sembra che il cielo si apra sopra di me. In questi due anni, proprio durante questa Messa, sono riuscita a capire interiormente, in un istante, tante cose la cui conoscenza era rimasta fino ad allora solo a livello intellettuale. 

- Spesso quando parliamo di Messa tridentina il pensiero va alla Messa cantata con i canti gregoriani. Vai volentieri anche alla Messa letta? 

- Sì. La Messa letta, fatta di lunghi silenzi e niente canti, non è da meno alla Messa cantata. Dopo essere andata ad alcune Messe cantate ho cominciato a capire, apprezzare e vivere intensamente anche la Messa letta che, senza la dovuta preparazione e abituata alla Messa del Novus Ordo, da principio percepivo come un po’ “insipida”.

- So che uno dei tuoi figli viene con te alla Messa tridentina. Si distrae oppure rimane incantato dalla liturgia tradizionale? 

- Hai detto bene. Rimane incantato. In questi due anni non mi ha mai chiesto l’ora, com’era invece sua abitudine fare quando andavamo alla Messa del Novus Ordo. Non ha mai protestato per la sua durata (un’ora e mezza) e quando ha la possibilità di andare all’altra Messa (Novus Ordo) immancabilmente preferisce venire con me alla Messa tridentina.

- Cerchi di far conoscere la Messa Tridentina ad altri? 

- Cerco di farlo quando capisco che il terreno è favorevole, ma purtroppo fino ad ora non ho avuto successo. Mi ascoltano, sembrano entusiasti, ma quando li invito a venire con me a una Messa tridentina trovano sempre qualche scusa (la distanza dalla chiesa, la lunghezza della Messa, l’orario non favorevole, particolari situazioni familiari, ecc.). Eppure so che basterebbe una sola Messa!

- Hai stretto un rapporto di amicizia con gli altri fedeli della tua diocesi che frequentano la Messa tridentina? Vi frequentate anche dopo la Messa? 

- Ho avuto l’opportunità di conoscere altri fedeli, ma non ci frequentiamo. Siccome la parrocchia dove vado è una parrocchia personale e non territoriale, non abitiamo vicino. Alcuni abitano anche a 2-3 ore di distanza. Io sono fortunata perchè abito a solo 10 km dalla chiesa. Tuttavia sono sicura che alcune famiglie si frequentano anche al di fuori.  Desidero aggiungere che, dove vivo, sia nelle parrocchie del Novus Ordo sia in quelle del Vetus Ordo tutte le domeniche dopo la Messa e in altre particolari occasioni si organizzano dei momenti conviviali. In queste occasioni possiamo conoscerci e trascorrere un po’ di tempo insieme.

- Vivi all'estero e lavori come insegnante presso un'università “cattolica” gestita dai modernisti. Quali errori dottrinali vengono insegnati dai tuoi colleghi?  

- Non so esattamente che cosa si insegna nelle singole aule, ma la missione dell’università è molto sbilanciata verso i problemi di giustizia sociale e i diritti umani. C’è inoltre una certa insofferenza e presa di distanza verso i dogmi cattolici. Tutto questo si capisce dalle iniziative prese dall’università, dai corsi offerti, dalle pubblicazioni dei professori, dagli ospiti invitati e dai contenuti delle loro presentazioni.

- Un giorno uno dei dirigenti della tua università ha affermato sarcasticamente una frase del tipo: “Ah, se i genitori degli alunni sapessero le cose che gli insegniamo!”. È possibile che i genitori non si siano accorti di nulla? 

- Sì, è possibile. Molti genitori si fidano del fatto che l’università sia cattolica. Inoltre non tutti hanno la preparazione, la capacità critica, il tempo e forse anche la voglia di indagare un po’ più a fondo. 

- Tu insegni una materia non strettamente collegata con la Religione, tuttavia tra professori avete modo di parlare di questioni religiose? 

- Nel mio dipartimento non tutti sono cattolici e la stragrande maggioranza di quelli cattolici non vivono in maniera coerente col Vangelo. Non credo nemmeno vadano a messa la domenica. Per questo motivo, quindi, non si parla di religione. Si commentano però i fatti di attualità e in queste occasioni partono gli strali dei modernisti contro la Chiesa e la dottrina cattolica. 

- Oltre a te ci sono altri insegnanti che aderiscono al Magistero perenne della Chiesa? 

- Non lo so. Quando credo che qualcuno lo sia, ad una conoscenza più approfondita, scopro che non lo è o lo è “a metà”.

- Quando i tuoi colleghi modernisti notano che accetti gli insegnamenti del Magistero, rispettano le tue idee, oppure si mostrano intolleranti? 

- Qualche volta capita di fare qualche discorso con i colleghi con cui ho un rapporto di maggiore amicizia. Per la conoscenza e il rispetto che nel tempo hanno sviluppato nei miei confronti, questi miei colleghi in genere rispettano le mie idee.

- Il demonio ti ha mai tentato suggerendoti di saltare sul carro dei modernisti, i quali beneficiano degli applausi del mondo? 

- Sì, ma non è mai riuscito a convincermi. Cresciuta e protetta da una solida famiglia e formata durante i primi anni delle elementari da un catechismo ancora tradizionale, negli anni dell’adolescenza sono stata assalita da dubbi (quello che imparavo a scuola e quello che vedevo e sperimentavo nel mondo era in contraddizione diretta con tutto quello che sentivo e pensavo). Pur adeguandomi a certi comportamenti mondani, qualcosa mi impediva di abbracciare il mondo completamente. Sono stati anni tristi in cui mi sono chiusa in me stessa, convinta di essere strana, poco intelligente, egoista, retrograda e incapace di slanci. Non credevo nemmeno di avere fede. Allo stesso tempo non riuscivo a credere che la mia famiglia, le suore (una in particolare) che avevano avuto una parte importante nella mia formazione e la Chiesa mi avessero insegnato cose sbagliate. Sentivo ancora il loro amore per me e questo mi ha salvata. Chi ti vuole veramente bene non può volere il tuo male. E poi avevo anche una testa che, anche se piena di molti, ma veramente molti dubbi, ragionava. La mia guarigione è avvenuta quando sono diventata mamma ed è arrivato il mio turno di insegnare le cose di Dio ai miei figli. Internet era agli inizi, ma c’erano già delle risorse a cui attingere. Pian piano ho scoperto siti con contenuti veramente cattolici. Ho ritrovato tutti gli insegnamenti ricevuti nei primi anni della mia vita. Ho allora cominciato a capire chi sbagliava. Ci sono voluti degli anni per ripulire il mio intelletto dalle incrostazioni che, mio malgrado, si erano formate e forse c’è ancora del lavoro da fare, ma ora so che sono sulla giusta strada. Dubbi me ne vengono ancora, ma sono dubbi che mi confondono solo temporaneamente, perché adesso ho delle guide ferme e sicure.

- Secondo te, se venisse fondata dalle tue parti un'università cattolica davvero fedele alla Tradizione, riuscirebbe ad attrarre l'interesse delle famiglie? 

- Non lo so. Ho l’impressione che il genitore “medio” la considererebbe un po’ “estrema”. Qui ci sono già università veramente cattoliche, ma sono piccole, di nicchia, e in genere non hanno facoltà scientifiche. Inoltre non preparano direttamente ad una professione, ma sono piuttosto università formative dopo le quali i ragazzi di solito si iscrivono in altre università a corsi quali medicina, giurisprudenza, ingegneria, ecc.

- Non sappiamo cosa accadrà in futuro, tuttavia c'è il rischio che le persecuzioni moderniste possano aumentare ancora. Sei determinata a resistere a qualunque costo e a rimanere fedele alla Dottrina Cattolica per dare gusto al Redentore Divino?  

- Sì. So che potrebbero esserci delle sofferenze. Ci penso spesso. Non voglio arrivare impreparata. Mi sto preparando a questa possibilità e sto anche preparando i miei figli.

martedì 27 gennaio 2015

La lotta contro il mondo

Il mondo di cui parliamo non è il complesso delle persone che vivono nel mondo, fra cui si trovano ed anime elette ed increduli. È il complesso di coloro che si oppongono a Gesù Cristo e sono schiavi della triplice concupiscenza. Sono dunque: 1) gli increduli, ostili alla religione appunto perchè condanna il loro orgoglio, la loro sensualità, la loro sete smodata di ricchezze; 2) gl'indifferenti, che non si curano d'una religione che li obbligherebbe ad uscire dalla loro indolenza; 3) i peccatori impenitenti, che amano il loro peccato, perchè amano il piacere e non vogliono distaccarsene; 4) i mondani che credono ed anche praticano la religione, ma associandola all'amore del piacere, del lusso, delle lautezze, e che talvolta scandalizzano i fratelli, credenti o increduli, facendo lor dire che la religione ha ben poco influsso sulla vita morale. È questo il mondo che Gesù maledisse per i suoi scandali: "Vae mundo a scandalis!" e che S. Giovanni dice immerso tutto nel male: "Mundus totus in maligno positus est".

1° I Pericoli del mondo. Il mondo che penetra anche nelle famiglie cristiane e perfino nelle comunità, con le visite fatte o ricevute, con le corrispondenze, con la lettura di libri o di giornali mondani, è un grande ostacolo alla salvezza e alla perfezione; risveglia e attizza in noi il fuoco della concupiscenza; ci seduce e ci atterrisce.

A) Ci seduce con le sue massime, con la pompa delle sue vanità, coi perversi suoi esempi.

a) Con le sue massime, che sono in opposizione diretta con le massime del Vangelo. Il mondo infatti vanta la felicità dei ricchi, dei forti o anche dei violenti, degli arricchiti, degli ambiziosi, di quelli che sanno godersi la vita; predica volentieri l'amor dei piaceri [...].

b) Con la pompa delle sue vanità e dei suoi piaceri; la maggior parte delle riunioni mondane non hanno altro scopo che di sollecitare la curiosità, la sensualità ed anche la voluttà. Per rendere il vizio attraente, si dissimula sotto forma di divertimenti che si dicono onesti ma che non lasciano di essere pericolosi, come le vesti scollacciate, le danze, alcune specialmente che sembra non abbiano altro scopo che favorire sguardi lascivi e sensuali abbracciamenti. E che dire della maggior parte delle rappresentazioni teatrali, degli spettacoli offerti al pubblico, dei libri licenziosi che vengono esposti dappertutto?

c) I cattivi esempi vengono, ahimè! ad aumentare il pericolo; quando si vedono tanti giovani divertirsi, tanti sposi diventare infedeli ai loro doveri, tanti commercianti e uomini d'affari arricchirsi con mezzi poco scrupolosi, si è fortemente tentati di lasciarsi trascinare a simili disordini. -- Del resto il mondo è così indulgente verso le umane debolezze che pare che le incoraggi: il seduttore è una persona galante; il finanziere, il commerciante che si arricchisce con mezzi disonesti, è un uomo svelto; il libero pensatore è uno spregiudicato che segue i lumi della sua coscienza. Quanti si sentono incoraggiati al vizio da giudizi così benigni!

B) Quando non può sedurci, il mondo tenta di atterrirci.

a) Talora è una vera persecuzione ordita contro i credenti: in certe amministrazioni, si nega l'avanzamento a quelli che compiono pubblicamente i doveri religiosi o a quelli che mandano i figli alle scuole cattoliche.

b) Talora si cerca di distogliere dalle pratiche religiose i timidi col burlarsi piacevolmente dei devoti, dei Tartufi, dei semplicioni che prestano ancor fede a vieti dommi, canzonando le madri di famiglia che continuano a vestire modestamente le figlie, con ironiche interrogazioni se è così che sperano di maritarle. E quante infatti, per rispetto umano e non ostante le proteste della coscienza, si fanno schiave di quelle mode tiranniche che non hanno più rispetto alcuno al pudore!

c) In altre circostanze si usano minacce: se fate tanta mostra della vostra religione, non c'è più posto per voi nei nostri uffici; se siete così schifiltoso, è inutile che veniate nei nostri saloni; se siete scrupoloso, non posso prendervi al mio servizio; bisogna fare come fanno tutti e ingannare il pubblico per guadagnare di più.

È molto facile lasciarsi così sedurre o atterrire, perchè il mondo trova un complice nel nostro cuore e nel naturale desiderio che tutti abbiamo dei buoni posti, degli onori e delle ricchezze.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

lunedì 26 gennaio 2015

Aggiornamento al riguardo della “comunità” di fedeli laici

Tempo fa ho parlato sul blog dell'idea di dar vita a un “qualcosa” che raggruppasse dei fedeli laici desiderosi di vivere in maniera più profonda il Vangelo, lontano dalla corruzione morale che dilaga nella società materialista e neopagana nella quale viviamo attualmente. Circa una ventina di persone mi hanno manifestato il proprio interesse per il progetto e mi hanno chiesto di tenerle informate al riguardo. A tal proposito riporto alcuni brani di un'e-mail di una carissima lettrice.


Caro D.,
             per quanto riguarda il progetto [...], devo dirti che è davvero entusiasmante [...]. Anch'io ho un pezzo di terra con una bellissima vista sul golfo di Trieste ed è situato lontano dalla città e dai suoi rumori, è su un colle dove regnano pace e silenzio. [...] Ogni tanto ci penso e non mi viene nessuna idea, ma so che quando sarà il momento, pregando intensamente il Signore mi dirà cosa farci. […]

Ti saluto caramente e fraternamente in Gesù e Maria,

(lettera firmata)


Carissima in Cristo,
                                 approfitto della tua e-mail per aggiornare i lettori del blog al riguardo del progetto. Quasi tutte le persone che mi hanno contattato sono donne che come te, almeno una volta nella vita, hanno pensato di poter abbracciare la vita religiosa, ma per diversi motivi sono rimaste nel mondo e adesso si sentono come “pesci fuor d'acqua” in questa società scristianizzata. Ciò le fa soffrire molto interiormente, perché essendo persone spirituali vorrebbero poter condurre una vita raccolta e devota, lontano dal degrado morale che dilaga nelle città. 

I pilastri del progetto sono: semplicità, condivisione delle scelte, dolcezza cristiana (in stile San Francesco di Sales) e carità fraterna. Chi ama Gesù ama la dolcezza. Lo spirito di dolcezza è proprio di Dio. L'anima che ama Dio ama anche tutti coloro che sono amati da Dio, pertanto cerca volentieri di soccorrere, consolare e contentare tutti, per quanto gli è possibile.  I santi ordinariamente avevano il sorriso sulle labbra e il loro volto spirava benignità, accompagnata dalle parole e dai gesti. Oh quanto si ottiene più con la dolcezza che con l'amarezza! L'affabilità, l'amore e l'umiltà catturano i cuori delle persone.

Per il momento il progetto è ancora nella fase iniziale, cioè del semplice scambio di idee per capire cosa abbiamo in mente e se sono cose fattibili. Probabilmente, all'inizio il gruppo sarà composto quasi esclusivamente da donne, poi si spera di espanderlo anche agli uomini (i quali ovviamente vivranno separati dalle donne) e alle famiglie. Non essendo suore, tutte saranno libere di scegliere se rimanere nubili oppure contrarre matrimonio con altre persone fedeli alla Dottrina Cattolica e formare delle giovani famiglie davvero cristiane. Ovviamente coloro che dovessero decidere di sposarsi potranno continuare a partecipare al progetto continuando a vivere nello stesso paese. In questo modo in pochi anni potrebbe formarsi una vera e propria “cittadella cristiana”, cioè un posto in cui si cerca di vivere in maniera fedele al Vangelo. 

Le abitanti della casa potranno occuparsi di vari lavori: curare i campi, eseguire lavori di artigianato, confezionare abiti femminili cristiani (cioè non scandalosi), fare lezione ai bambini (il cosiddetto homeschooling), ecc. Uno degli scopi è dare ospitalità a persone esterne che vorranno trascorrere un periodo di pace nella natura per raccogliersi interiormente ed elevare il cuore a Dio (cioè fare delle “vacanze spirituali”). Probabilmente non ci sarà un tariffario per gli sopiti esterni, i quali verranno accolti gratuitamente. Ovviamente, chi vorrà, potrà lasciare una libera offerta secondo le proprie disponibilità. In questo modo anche i poveri (studenti, precari, disoccupati, cassintegrati, ecc.) potranno fare delle “vacanze spirituali” ricevendo vitto e alloggio gratis, e magari dando una mano nel lavoro dei campi o in altri lavori all'interno della cascina, ad esempio facendo lezione ai bambini dell'homeschooling. Sì, perché potrebbero essere ospitate stabilmente anche giovani coppie “tradizionali” con bambini piccoli, i quali riceveranno un'istruzione didattica “fatta in casa”, onde evitare di fargli frequentare le scuole progressiste, nelle quali gli studenti vengono indottrinati dai numerosi insegnanti comunisti, modernisti e laicisti (nelle scuole statali ci sono anche dei bravi insegnanti cattolici, tra cui diversi miei lettori e lettrici, ma sono una minoranza).

Sono rimasto colpito dall'entusiasmo con cui è stata accolta la mia proposta. Le persone interessate sono quasi tutte laureate o comunque con un elevato livello di cultura, con le quali è arricchente poter dialogare sia su questioni spirituali che su altri importanti argomenti. Attualmente sto cercando di selezionare un gruppo omogeneo di persone che abbiano le caratteristiche giuste per poter partecipare al progetto. Sto allestendo una bella squadra, anche se io non voglio fare “la parte dell'allenatore”, nel senso che ci tengo molto al fatto che le scelte siano condivise, non imposte da me o da qualche altra persona. Se la “cittadella cristiana” dovesse nascere, sarà necessario dar vita a un innovativo sistema di gestione che favorisca la concordia e la condivisione delle scelte. Infatti, non essendo né religiosi né legati da alcun vincolo, bisognerà fare in modo che tutti si trovino bene, altrimenti la gente se ne andrà via e il progetto fallirà miseramente.

Lo scopo del progetto è quello di dare maggior gloria a Dio dando la possibilità ai fedeli laici di poter condurre uno stile di vita più raccolto, devoto e cristiano. I membri del gruppo si sostenteranno col lavoro delle proprie mani e vivranno in maniera umile, senza attaccare il cuore alle cose materiali che con la morte dovremo lasciare.

Dove realizzare questo progetto? Stiamo pensando di ricolonizzare qualche paesino appenninico in via di spopolamento. L'ideale sarebbe trovare un posto vicino a qualche chiesa “tradizionale” per poter ricevere assistenza spirituale.

Forse tra qualche mese ci sarà una riunione di un gruppetto di “volenterosi” per pianificare il progetto e cercare di metterlo in pratica. Come fare per reperire le risorse necessarie per dar vita al progetto? A tal proposito sono tranquillo: se ciò che abbiamo in mente è voluto da Dio, ci penserà Lui a trovare i mezzi necessari. Se invece non è Sua volontà, allora è giusto che non se ne faccia nulla.

Da parte mia c'è la volontà di impegnarmi seriamente in questa Opera per la maggior gloria di Dio. Sono giovane e non ho nessuna intenzione di arrivare a 80 anni col rimpianto di non averci provato.

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter
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Le persone interessate la progetto, possono contattarmi scrivendo al mio indirizzo di posta elettronica: cordialiter@gmail.com

Debito coniugale

Per la rubrica "Pillole di Teologia Morale", oggi affronto la delicata questione del "debito coniugale" (cioè dell'obbligo di ogni persona sposata di concedere il proprio corpo al coniuge che chiede di avere rapporti coniugali per procreare la prole, o anche per altri giusti motivi, come il voler rafforzare l'amore vicendevole; avere un onesto rimedio alla concupiscenza della carne; eccetera). Si tratta di un tema che interessa non solo le persone sposate, ma anche i sacerdoti (per sapere come regolarsi in confessionale), e anche i fedeli laici che non sono sposati ma stanno riflettendo se abbracciare lo stato di vita matrimoniale. Per affrontare tale argomento riporto alcuni brani tratti da un manuale intitolato "Teologia Morale", scritto per preti e fedeli laici da Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., edito dalle Edizioni Paoline (sesta edizione, 1964). Preciso che quando si fa un uso immorale della sessualità tra i coniugi, ad esempio utilizzando i preservativi, in questo caso non solo non si è tenuti a rendere il debito coniugale, ma anzi si è tenuti ad opporsi categoricamente. Chiedere consiglio ai preti modernisti sul tema della sessualità, non solo può essere inutile (perché in genere sono poco istruiti in Teologia Morale), ma anche pericoloso (perché spesso danno cattivi consigli), pertanto è raccomandabile leggere attentamente i seguenti brani scritti da Padre Teodoro.

Liceità delle relazioni coniugali.

Essendo il matrimonio istituito col fine primario, nobile e sublime, della procreazione della prole, è necessario, per il raggiungimento di questo fine l'unione dei due sessi per l'atto procreativo. S. Paolo esplicitamente afferma: «Il marito renda alla moglie il debito coniugale, e la moglie faccia altrettanto col marito» (1Cor 7, 3). Tale atto nei coniugi è ricco di contenuto spirituale, è l'espressione sensibile di due anime che tendono a fondersi insieme, per essere quasi collaboratori di Dio nell'opera della creazione.

È necessario, però, che i coniugi agiscano con retta intenzione, cioè, l'atto deve rispondere al suo fine, che è la procreazione della prole. A questo fine principale possono aggiungersi anche altri fini onesti, come p. es. il rafforzamento dell'amore, evitare l'incontinenza non solo dell'altra parte ma anche propria. Le relazioni coniugali, perciò, sono lecite anche se si sa che non hanno conseguenze procreative, purché possa essere compiuto l'atto coniugale nel modo naturale.  [...]

Il debito coniugale. I coniugi sono su un piano di perfetta uguaglianza, il domandare, perciò, e l'accettare l'atto coniugale fa parte dei mutui diritti e doveri. Altro tuttavia è il diritto e altro è l'uso di esso. Il primo è essenziale al matrimonio, mentre non è essenziale né obbligatorio in modo assoluto l'altro. I coniugi possono dunque di comune accordo rinunciare all'uso sia per un determinato tempo, sia anche per sempre. Tale rinuncia però deve essere compiuta con molta prudenza, senza alcuna imposizione [...]. Per arrivare a questo sacrificio occorre un certo grado di virtù che non tutti hanno.

Ragioni particolari possono rendere obbligatoria la richiesta, quando p. es. l'atto coniugale serve ad allontanare dubbi e sospetti o serve per fomentare l'affetto, oppure per allontanare la tentazione di compiere tale atto da solo o con una terza persona.

1. È invece obbligatorio rendere il debito quando l'altra parte lo domanda seriamente e ragionevolmente, e il rifiutarsi esporrebbe il marito o la moglie a una penosa e forzata continenza, con tutti i pericoli che ne potrebbero seguire. Rifiutarsi, in questo caso, senza alcun motivo, si commetterebbe una grave ingiustizia, poiché si verrebbe a ledere quel diritto essenziale che i coniugi hanno acquistato sul corpo dell'altra parte all'atto della celebrazione del matrimonio. Ed i confessori, all'occasione, devono far presente, specialmente alla donna, che, accondiscendere alle richieste del proprio marito, costituisce per lei un grave dovere. [A tal proposito, Padre Eriberto Jone (1885 - 1967), un altro moralista cappuccino molto apprezzato negli ambienti tradizionali, esorta i mariti alla moderazione, ndr].

Il negare il debito non è, però, colpa grave se ciò avviene raramente e non vi è il pericolo di incontinenza, specialmente se l'altra parte lo domanda troppo spesso. [Padre Eriberto Jone specifica che rifiutarsi di concedere il debito coniugale è solamente peccato veniale quando il coniuge richiedente rinuncia facilmente alla sua richiesta, ndr].

L'obbligo di rendere il debito cessa in un coniuge quando nell'altro cessa il diritto di esigerlo. Tale diritto può cessare o per la cattiveria dell'atto (debito onanistico o sodomidico) o per infedeltà (a meno che la parte innocente non condoni l'offesa) o per un'altra giusta causa o grave incomodo, p. es. se il debito è nocivo alla salute o è immoderato o il richiedente non è in sé. [Padre Eriberto Jone aggiunge che la moglie non è tenuta a rendere il debito coniugale se il marito sperpera i soldi inutilmente facendo vivere la famiglia nelle ristrettezze economiche. Inoltre afferma che se un coniuge chiede talmente spesso il debito coniugale col rischio di cagionare un danno piuttosto grave alla salute dell'altro coniuge, in questo caso si è scusati dal rendere il debito. In questa situazione bisogna rimettersi al giudizio di un medico coscienzioso, ndr].

La facoltà di esigerlo può anche venir tolta dallo stesso diritto, p. es., vi è una causa di separazione perpetua o temporanea, come l'adulterio.

[...]

L'atto coniugale, in via ordinaria, in nessun tempo è proibito; in alcune circostanze, tuttavia, è consigliabile astenersi.

1° Solo nel caso di prossimo pericolo di aborto [...] o di un pericolo per la salute del corpo o dell'anima può diventare gravemente illecito l'atto coniugale; ma se il pericolo è leggero, anche l'atto diventa leggermente illecito e qualunque giusta causa basta per essere scusati dal peccato veniale.

2° Nulla proibisce che l'atto coniugale possa essere compiuto anche durante i tempi sacri e nei giorni in cui i coniugi si accostano alla Comunione [...].

3° Per sé l'atto coniugale non è proibito neppure durante il tempo delle mestruazioni; è tuttavia sconsigliabile [...].

4° In tempo di malattia l'atto coniugale è illecito quando prudentemente si teme un notevole danno per la salute.

[...]

Un coniuge legato dal voto di castità, per sé non può domandare il debito, è tenuto però a renderlo. Lo stesso vale se ambedue i coniugi dopo aver contratto matrimonio, hanno emesso il voto di castità per mutuo consenso. Il coniuge che ha emesso il voto è tenuto a domandare il debito solo in due casi, cioè: se vede che l'altro non può contenersi, oppure se l'altro lo domanda tacitamente, cioè quando vede che la moglie per vergogna non ardisce domandare.

[...]

Gli atti incompleti. Questi atti possono essere tutti gli atti di lussuria imperfetti (baci, abbracci, sguardi, toccamenti ecc.) che dispongono i coniugi all'atto coniugale. Tali atti:

a) Se si riferiscono all'atto coniugale da essere come una preparazione ad esso, sono sempre permessi sia sul proprio corpo, sia su quello dell'altra parte.

I coniugi, però, devono evitare che tali atti, per essere troppo prolungati, abbiano a causare una polluzione benché non voluta. [...]

b) Se non si riferiscono all'atto coniugale: I) gli atti mutui sono leciti se si fanno per un motivo onesto, p. es. per fomentare l'amore, e sia lontano il pericolo di polluzione volontaria.

Quando però si fanno per grave causa, p. es. per evitare sospetti, per allontanare la comparte da eventuale adulterio ecc. anche se vi è il pericolo prossimo di polluzione sono leciti.

2) Se gli atti mutui si fanno solo per voluttà, anche senza intenzione di compiere la copula, sono peccati veniali se non vi è pericolo prossimo di polluzione; sono peccati mortali, se si prevede con sicurezza questo pericolo.

La dilettazione morosa in un coniuge circa la copula avuta o da aversi è lecita, purché non vi sia il pericolo di polluzione. Lo stesso deve dirsi dei pensieri e dei desideri.

Un "babbo" interessato all'homeschooling

Un giovane papà marchigiano sta pensando di fornire l'istruzione didattica alla sua prole mediante l'homeschooling.


Salve, la ringrazio anticipatamente per l'attenzione che mi presta leggendo queste righe. Le scrivo per chiederle un'informazione: sono un giovane padre (babbo come ha cominciato a chiamarmi mio figlio) di un bambino di circa due anni, e con mia moglie siamo intenzionati ad avventurarci nel mondo dell'homeschooling [...].

In questo tempo di distruzione morale e valoriale, più che mai sentiamo la necessità di educare personalmente il nostro figlio (e forse un altro in arrivo, se Dio ce lo donerà, visto che ci sono state alcune problematiche). La nostra difficoltà è quella di trovare dei riferimenti e soprattutto delle persone con cui condividere (anche saltuariamente) questo percorso: ogni sito che parla di scuola familiare sottolinea la propria laicità, come espressione di libertà. Noi  cerchiamo invece iniziative di homeshooling di Tradizione cattolica, magari vicino a noi. Per questo ci rivolgiamo a lei, perchè ci indichi la possibilità di conoscere realtà di scuola familiare e tradizione cattolica nel contempo.
Noi abitiamo in un piccolo paese dell'entroterra urbinate [...]. Lavoro solo io in casa (in affitto) e mia moglie si sta laureando con il piccolo a casa, lei prima di tutto vuole essere mamma e dedicarsi alla sua famiglia, questo rende economicamente difficile un auspicato trasferimento...per cui la condivisione con altre realtà di genitori ci darebbe quella forza di accettare le battaglie che si stanno delineando davanti a noi.

La saluto e spero di avere la possibilità di riscriverle. 

(Lettera firmata)


Carissimo in Cristo,
                                       dammi pure del tu, lo preferisco.

Apprezzo molto il fatto che stai pensando all'homeschooling per la tua prole. Infatti lo scopo principale del matrimonio non è solo di procreare i figli, ma anche di dargli un'educazione cristiana, la quale non viene data né nelle scuole progressiste né in quelle private moderniste. Nelle scuole statali ci sono anche validi insegnanti davvero cattolici (tra cui numerosi lettori del blog), ma sono una minoranza rispetto ai laicisti e ai loro “compagni” modernisti. Tra le scuole private ce ne sono alcune che sono abbastanza buone, ma spesso si trovano troppo lontano, e comunque costano un bel po' di soldi, e non tutti i genitori possono permettersi di sborsare migliaia di euro all'anno per ogni figlio.  Spesso a "rovinare" i propri figli nelle scuole non sono solo gli insegnanti ostili a Cristo, ma anche i compagni di classe che vivono in maniera immorale, come se Dio non ci fosse.

Oggi in molte scuole si fa propaganda dell'ideologia gender. Papa Francesco, il quale non può certo essere accusato di essere un uomo retrogrado e medievale, ha affermato pubblicamente che occorre: «sostenere il diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei propri figli. [...] Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del “pensiero unico”. Mi diceva, poco più di una settimana fa, un grande educatore: “A volte, non si sa se con questi progetti - riferendosi a progetti concreti di educazione - si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione”». (Discorso alla Delegazione dell’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia, 11 aprile 2014, LEV).

Dunque, che fare? Se io fossi sposato e avessi dei figli opterei certamente per l'homeschooling. Anche nel tuo caso penso sia l'unica soluzione possibile. Tua moglie è una persona istruita, quindi non penso che avrà difficoltà a fare da insegnante ai tuoi figli, almeno per quanto riguarda l'istruzione elementare e media. 

Una lettrice del blog mi ha detto che lei si occupa di homeschooling (segue numerosi studenti, anche tramite Skype), e sta ottenendo risultati molto positivi. Infatti spesso i professori delle scuole statali presso cui i suoi homeschooler fanno gli esami per convalidare gli studi fatti, si complimentano per l'elevato grado di preparazione. Insomma, se l'homeschooling viene fatto bene, non solo gli studenti vengono preservati dalla propaganda progressista, ma ricevono pure una preparazione didattica di gran lunga migliore. Se vuoi contattare questa mia lettrice per chiederle consigli su come poter fare homeschooling, oppure per sapere se conosce nella tua zona qualche altra persona interessata all'homeschooling, puoi scriverle al seguente indirizzo:  […].

Ti incoraggio a perseverare su questa strada. I figli sono un dono troppo prezioso, non bisogna consentire che vengano indottrinati e rovinati dagli insegnanti laicisti.

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter

domenica 25 gennaio 2015

Come ottenere la scienza necessaria alla direzione delle anime

Riporto un interessante scritto che potrebbe interessare molto i numerosi sacerdoti e seminaristi che seguono il blog.


Per acquistare la scienza necessaria alla direzione delle anime si richiedono tre condizioni: un Manuale, la lettura dei grandi maestri, la pratica.

A) Lo studio d'un Manuale [di ascetica, ndr]. Le letture spirituali che si fanno in un seminario, la pratica della direzione, e specialmente l'acquisto progressivo delle virtù aiutano certamente molto il seminarista a formarsi alla direzione delle anime. Ma pure ci vuole anche lo studio d'un buon Manuale. 1) Le letture spirituali sono anzitutto un esercizio di pietà, una serie d'istruzioni, di consigli e d'esortazioni sulla vita spirituale, ed è ben raro che vi si trattino in modo metodico e completo tutte le questioni di spiritualità. 2) In ogni caso, se i seminaristi non hanno un Manuale, a cui possano logicamente riferire i vari consigli che lor si danno, e che possano rileggere di quando in quando, presto dimenticheranno ciò che hanno inteso e mancheranno della competente scienza. Ora questa scienza è una di quelle che il giovane clero deve acquistare in Seminario, come ben disse Pio X: "Scientiam pietatis et officiorum quam asceticam vocant". 39-1

40.   B) Lo studio approfondito dei Maestri spirituali, specialmente degli autori canonizzati, o di quelli, che senza essere tali, sono vissuti da santi. a) Al loro contatto, infatti, il cuore si riscalda, l'intelligenza, illuminata dalla fede, percepisce più chiaramente e gusta meglio che in un libro didattico i grandi principii della vita spirituale, e la volontà, sorretta dalla grazia, è stimolata alla pratica delle virtù così vivamente descritte da coloro che vi si sono valorosamente esercitati. Aggiungendovi la lettura delle vite dei santi, si capirà anche meglio perchè e come si devono imitare, e l'irresistibile efficacia dei loro esempi darà nuova forza ai loro insegnamenti: "Verba movent, exempla trahunt".

b) Questo studio, cominciato in Seminario, dovrà continuare e perfezionarsi nel ministero: la direzione delle anime lo renderà più pratico; come un buon medico non cessa di perfezionare i suoi studi con la pratica dell'arte e l'arte con nuovi studi, così un savio direttore darà compimento alle sue cognizioni teoriche con la direzione delle anime, e all'arte della direzione con nuovi studi riguardanti i bisogni speciali delle anime a lui affidate.

41.   C) La pratica delle virtù cristiane e sacerdotali sono sotto il savio stimolo d'un direttore. Per ben capire la varie tappe della perfezione, non c'è mezzo più efficace che percorrerle da sè stesso; infatti, la miglior guida attraverso le montagne non è forse colui che le ha percorse egli stesso in tutti i sensi? E quando si è stati ben diretti, si è, a parità di condizioni, più atti a dirigere gli altri, perchè si è visto per esperienza come si applicano le regole nei casi particolari.

Combinando queste tre condizioni, si studierà la Teologia ascetica con molto profitto per sè e per gli altri.

42.   Soluzione di alcune difficoltà. A) Si rimprovera talvolta all'Ascetica di falsare le coscienze, mostrandosi molto più esigente della Morale e chiedendo alle anime una perfezione inattuabile. Questo rimprovero sarebbe fondato se essa non distinguesse tra precetto e consiglio, tra le anime chiamate ad un'alta perfezione e quelle che non lo sono. Ora non è così: pur spingendo le anime elette verso altezze inaccessibili ai cristiani ordinari, non dimentica la differenza che passa tra precetto e consiglio, tra le condizioni essenziali per salvarsi e quelle che sono richieste per la perfezione; ma sa pure che, per osservar bene i comandamenti, bisogna osservare pure alcuni consigli.

43.   B) Viene accusata di favorire l'egoismo, a tutto anteponendo la propria santificazione. -- Ma Nostro Signore stesso c'insegna che la salvezza dell'anima nostra dev'essere il nostro primo pensiero: Quid enim prodest homini si mundum universum lucretur, animæ vero suæ detrimentum patiatur? 43-1 Nulla v'è d'egoistico in questo; perchè una delle condizioni essenziali per salvarsi è la carità verso il prossimo, la quale si manifesta tanto con le opere corporali quanto con le spirituali; e la perfezione vuole che si ami il prossimo al punto da sacrificarsi per lui, come fece Gesù per noi. Se questo è egoismo, è un egoismo poco temibile.

C) Si insiste: l'Ascetica spinge le anime alla contemplazione e quindi le distoglie dalla vita attiva. -- Bisogna assolutamente ignorare la storia, per affermare che la contemplazione nuoce all'azione: "I veri mistici, dice il signor De Montmorand, sono persone di pratica e di azione, non di ragionamento e di teoria. Hanno il senso dell'organizzazione, il dono del comando, e si palesano pieni di ottime doti per gli affari. Le opere che essi fondano sono vitali e durevoli; nella concezione e nella direzione delle loro imprese, danno prova di prudenza e di arditezza, e di quella giusta stima delle possibilità che costituisce il buon senso. Difatti sembra appunto che il buon senso sia la loro dote principale: un buon senso che non è turbato da alcuna esaltazione morbosa nè da alcuna immaginazione disordinata, al quale s'aggiunge anzi una rara potenza di discernimento." Non abbiamo forse visto, leggendo la storia della Chiesa, che la maggior parte dei santi che hanno scritto intorno alla vita spirituale erano nello stesso tempo uomini di scienza e d'azione? [...] La contemplazione non soltanto non è di ostacolo all'azione, ma la illumina anzi e la dirige.

Nulla dunque è più nobile, più importante, più utile della Teologia ascetica ben compresa.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

sabato 24 gennaio 2015

Disposizioni per trar profitto dalla comunione

Avendo l'Eucaristia per fine d'unirci a Gesù e a Dio in modo intimo, trasformante e permanente, tutto ciò che fomenterà quest'unione, nella preparazione o nel ringraziamento, ne intensificherà i lieti effetti.

a) La preparazione sarà quindi una specie d'unione anticipata a Nostro Signore. Si suppone che l'anima sia già unita a Dio con la grazia santificante, altrimenti la comunione sarebbe un sacrilegio. Ciò posto, la preparazione abbraccerà almeno queste tre cose:

1) Anzitutto l'adempimento più perfetto di tutti i doveri del nostro stato in unione con Gesù e per piacere a Lui. Non è forse questo infatti il mezzo migliore per attirare in noi Colui la cui vita si compendia nell'ubbidienza filiale al Padre a fine di piacergli? "Quæ placita sunt ei facio semper" [...].

2) Una sincera umiltà, fondata da un lato sulla grandezza e sulla santità di Nostro Signore e dall'altro sulla nostra bassezza e indegnità: "Domine, non sum dignus..." Questa disposizione fa, per così dire, il vuoto nell'anima nostra, sgombrandola dall'egoismo, dall'orgoglio, dalla presunzione; ora è proprio nel vuoto di sè che si opera l'unione con Dio; quanto più ci vuotiamo di noi stessi, tanto meglio prepariamo l'anima a lasciarsi prendere e possedere da Dio.

3) A questa umiltà terrà dietro un desiderio ardente d'unirsi al Dio dell'Eucaristia: sentendo vivamente la nostra impotenza e la nostra povertà, sospireremo a Colui che solo può fortificare la nostra debolezza, arricchirci dei suoi tesori e riempire il vuoto del nostro cuore. Or questo desiderio, dilatandoci l'anima, la spalancherà a Colui che desidera dare tutto se stesso a noi: "Desiderio desideravi hoc pascha manducare vobiscum".

b) Il migliore ringraziamento sarà quello che prolungherà la nostra unione con Gesù.

1) Principierà dunque con un atto di silenziosa adorazione, d'annientamento, e di intiera donazione di noi stessi a Colui che, essendo Dio, si dà interamente a noi: "Adoro te devote, latens deitas... Tibi se cor meum totum subjicit". In unione con Maria, la più perfetta adoratrice di Gesù, ci annienteremo davanti alla Maestà divina, per benedirla, lodarla, ringraziarla, prima il Verbo Incarnato e poi, con Lui e per Lui, la SS. Trinità. "Magnificat anima mea Dominum... fecit mihi magna qui potens est, et sanctum nomen ejus". Nulla fa meglio penetrar Gesù nel più intimo dell'anima nostra quanto quest'atto di annientamento di noi stessi; povere creature, è questo per noi il modo di darci a Colui che è tutto. Gli daremo tutto ciò che v'è di buono in noi, e sarà una restituzione perchè tutto viene da lui e non cessa d'appartenergli; offriremo pure le nostre miserie, perchè le consumi nel fuoco dell'amor suo e vi sostituisca le sue così perfette disposizioni. Quale mirabile cambio!

2) Vengono allora i dolci colloqui tra l'anima e l'ospite divino: "Loquere, Domine, quia audit servus tuus... Da mihi intellectum ut sciam testimonia tua. Inclina cor meum in verba oris tui" ... Si ascolta attentamente il Maestro, l'Amico; gli si parla rispettosamente, semplicemente, affettuosamente. Si apre l'anima alle comunicazioni divine; perchè è questo il momento in cui Gesù fa passare in noi le sue disposizioni interiori e le sue virtù; bisogna non solo riceverle ma attirarle, assaporarle, assimilarsele: "Os meum aperui et attraxi spiritum". Onde poi questi colloqui non degenerino in abitudine, è bene variare, se non ogni giorno almeno ogni tanto, l'argomento della conversazione, prendendo ora una virtù ora un'altra, meditando adagino qualche parola del Vangelo, e supplicando Nostro Signore di volercela far ben capire, gustare e praticare.

3) Non dimentichiamo di ringraziarlo dei lumi che si degna, per grazia sua, di comunicarci, dei pii affetti, come pure delle oscurità e delle aridità in cui ci lascia ogni tanto; cogliamo anzi l'occasione da quest'ultime per umiliarci, per riconoscerci indegni dei divini favori, e per aderire più frequentemente con la volontà a Colui che, anche nelle aridità, non cessa di far passare in noi, in modo segreto e misterioso, la sua vita e le sue virtù. Supplichiamolo di prolungare in noi la sua azione e la sua vita: "O Jesu, vivens in Mariâ, veni et vive in famulis tuis"; di ricevere, per trasformarlo, quel poco di bene che è in noi: "Sume, Domine, et suscipe omnem meam libertam...".

4) Offriamoci pronti a fare i sacrifici necessari per riformare e trasformare la nostra vita, specialmente su quel tal punto particolare; consapevoli della nostra debolezza, chiediamo istantemente la grazia di compiere questi sacrifizi. È questo un punto capitale, dovendo ogni comunione esser fatta allo scopo di progredire in una speciale virtù.

5) È questo pure il momento di pregare per tutte le persone che ci sono care, per tutti i grandi interessi della Chiesa, secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, per i Vescovi, i sacerdoti. Non temiamo di rendere la nostra preghiera universale quanto più è possibile: è questo in sostanza il miglior mezzo d'essere esauditi.

Infine si termina chiedendo a Nostro Signore, con una formola o con un'altra, la grazia di restare in lui come egli resta in noi e di fare tutte e ciascuna delle nostre azioni in unione con lui, in spirito di ringraziamento. Si affida a Maria quel Gesù da lei così ben custodito, perchè ci aiuti a farlo crescere nel nostro cuore; e così, riconfortati dalla preghiera, si passa al lavoro.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928)


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venerdì 23 gennaio 2015

Gesù Cristo ha tanti nemici



Come mai Gesù ha ancora tanti nemici? Il perché è uno solo: perché è sempre vivo. Nessuno, oggi combatte Giove o Minerva oppure Cesare e Alessandro Magno.

(Pensiero di Padre Mariano)

Della Comunione come mezzo di santificazione

A) Gli effetti. L'Eucaristia, come sacramento, produce direttamente in noi per sua propria virtù, ex opere operato, un aumento di grazia santificante. Infatti è stata istituita per essere cibo dell'anima nostra: "Caro mea vere est cibus et sanguis meus vere est potus"; i suoi effetti sono dunque simili a quelli del nutrimento materiale: sostiene, aumenta e ripara le forze spirituali, causandoci una letizia che, se non è sempre sensibile, è per altro reale. Gesù stesso è il nostro alimento, l'intiero Gesù, il suo corpo, il suo sangue, la sua anima, la sua divinità. Si unisce a noi per trasformarci in lui; questa unione è insieme fisica e morale, trasformante e di sua natura permanente. Tal è la dottrina di S. Giovanni che il P. Lebreton compendia così: "Nell'Eucaristia si compie l'unione di Cristo e del fedele e la vivificante trasformazione che ne è il frutto; non si tratta solo più dell'adesione a Cristo per mezzo della fede, nè dell'incorporazione a Cristo per mezzo del battesimo; è una nuova unione realissima insieme e spiritualissima: si può per lei dire che chi aderisce al Signore non solo è con lui un solo spirito, ma anche una sola carne. È unione così intima che Gesù non teme di dire: "Come io vivo per il Padre, così colui che si ciba di me vivrà per me"; abbiamo certamente qui solo un'analogia; ma resta sempre vero che, per mantenerla, bisogna intendervi non solo un'unione morale fondata sopra una comunanza di sentimenti ma una vera unione fisica, che importa la fusione di due vite, o meglio la partecipazione del cristiano alla vita stessa di Cristo".

Studiamoci di spiegare cotesta unione.

a) È un'unione fisica. È di fede, secondo il Concilio di Trento, che l'Eucaristia contiene veramente, realmente e sostanzialmente il corpo e il sangue di Gesù Cristo, con la sua anima e la sua divinità, e quindi tutto quanto Cristo. Onde, quando facciamo la comunione sacramentale, riceviamo realmente e fisicamente, nascosti sotto le sacre specie, il corpo e il sangue del Salvatore, con la sua anima e la sua divinità. Siamo quindi non solo tabernacoli ma anche pissidi ove Gesù abita e vive, ove gli angeli vengono ad adorarlo, e dove noi dobbiamo aggiungere le adorazioni nostre alle loro. Anzi c'è tra Gesù e noi una unione simile a quella che esiste tra il cibo e colui che se l'assimila; con questa differenza però che non siamo noi che trasformiamo Gesù nella nostra sostanza ma è Gesù che noi trasforma in lui: è infatti l'essere superiore che si assimila l'inferiore. È un'unione che tende a rendere la nostra carne più sottomessa allo spirito e più casta, e depone in lei un germe d'immortalità: "Et ego resuscitabo eum".

b) Su questa unione fisica viene ad innestarsi un'unione spirituale intimissima e trasformatrice. 1) È unione intimissima e santificantissima. L'anima di Gesù s'unisce alla nostra per non fare con lei che un cuore solo e un'anima sola: "cor unum et anima una". La sua immaginazione e la sua memoria, così ben regolate e così sante, s'uniscono alla immaginazione nostra e alla nostra memoria per disciplinarle e orientarle verso Dio e le cose divine, volgendone l'attività verso il ricordo dei benefici di Dio, verso l'incantevole sua bellezza e l'inesauribile sua bontà. La sua intelligenza, vero sole delle anime, ci illumina la mente con gli splendori della fede e ci fa veder tutto e tutto giudicare alla luce di Dio; tocchiamo allora con mano la vanità dei beni della terra, la follia delle massime del mondo, assaporiamo le massime evangeliche prima così oscure per noi perchè tanto contrarie ai naturali nostri istinti. La sua volontà così forte, così costante, così generosa, viene a correggere le nostre debolezze, la nostra incostanza, il nostro egoismo, comunicandoci le divine sue energie, tanto da poter dire con S. Paolo: "Io posso tutto in colui che mi fortifica: "omnia possum in eo qui me confortat". Ci pare allora che gli sforzi non ci costeranno più, che le tentazioni ci troveranno incrollabili, che la perseveranza nel bene non ci spaventi più, perchè non siamo più soli ma aderiamo a Cristo come l'edera alla quercia e ne partecipiamo quindi la fortezza. Il suo cuore, così ardente d'amore per Dio e per le anime, viene a infiammare il nostro così freddo per Dio, così tenero per le creature; come i discepoli d'Emmaus ripetiamo: "Non ci ardeva forse il cuore in petto mentre ei ci parlava? Nonne cor nostrum ardens erat in nobis, dum loqueretur in via?". Sotto l'azione di questo fuoco divino, sentiamo allora slanci quasi irresistibili verso il bene e una volontà guardinga ma ferma di far tutto, di tutto soffrire per Dio e di non rifiutargli nulla.

2) È chiaro che una cosiffatta unione è veramente trasformatrice. 1° A poco a poco i nostri pensieri, le nostre idee, le nostre convinzioni, i nostri giudizi si modificano: invece di giudicare le cose secondo le massime del mondo, facciamo nostri i pensieri e i giudizi di Gesù, amorosamente abbracciamo le massime evangeliche, e costantemente ci domandiamo: Che farebbe Gesù se fosse al mio posto? 2° Lo stesso è dei nostri desideri e dei nostri voleri; persuasi che il mondo e il nostro io hanno torto, che solo Gesù, Sapienza eterna, è nella verità, non desideriamo più che ciò che desidera lui, la gloria di Dio, la salvezza nostra e quella dei nostri fratelli; non vogliamo che ciò che vuol lui "non mea voluntas, sed tua fiat"; e anche quando questa volontà è dura per noi, l'accettiamo di gran cuore, sicuri che non mira se non al bene spirituale nostro e a quello del prossimo.

3° Il nostro cuore si libera egli pure a poco a poco del suo egoismo più o meno cosciente, delle sue affezioni naturali e sensibili, per amare ardentemente, generosamente, appassionatamente Dio e le anime guardate in Dio: non amiamo più le consolazioni divine, per quanto dolci elle siano, ma Dio stesso; non si mira più al piacere di trovarsi con quelli che si amano, ma al bene che si può lor fare. Viviamo quindi una vita più intensa e sopra tutto più soprannaturale e più divina che pel passato; non è più l'io, l'uomo vecchio che vive, pensa ed opera: è Gesù stesso, è il suo spirito che vive in noi e vivifica il nostro: "Vivo autem jam non ego, vivit vero in me Christus".

c) Questa unione spirituale si prolunga quanto vogliamo, affermando Gesù stesso: "Qui manducat meam carnem et bibit meum sanguinem, in me manet et ego in eo". Quanto a lui altro non brama che di restare eternamente in noi; da noi quindi dipende con la sua grazia, di restargli costantemente uniti.

Ma in che modo si perpetua quest'unione?

Alcuni autori pensarono, col P. Schram, che l'anima di Gesù si raccolga, a così dire, nel centro dell'anima nostra, per stabilmente rimanervi. -- Sarebbe questo un miracolo assolutamente straordinario, perchè l'anima di Gesù resta costantemente unita al suo corpo e il suo corpo sparisce con le specie sacramentali. Non possiamo quindi ammettere quest'opinione, perchè Dio non moltiplica i miracoli di tal genere senza necessità.

Ma se la sua anima umana si ritira da noi nello stesso tempo che il suo corpo, la sua divinità resta in noi finchè siamo in stato di grazia. Anzi, la sua santa umanità, unita alla sua divinità, conserva con l'anima nostra un'unione speciale. Il che può teologicamente spiegarsi nel modo seguente. Lo Spirito di Gesù o, in altri termini, lo Spirito Santo che vive nell'anima umana di Gesù, resta in noi in virtù dell'affinità speciale contratta nella comunione sacramentale con Gesù e vi opera delle disposizioni interne simili a quelle di Nostro Signore; a richiesta di Gesù, che prega continuamente per noi, ci largisce grazie attuali più copiose e più efficaci, ci preserva con cura speciale dalle tentazioni, produce in noi privilegiate impressioni, dirige l'anima nostra e le sue facoltà, ci parla al cuore, fortifica la nostra volontà, rinfiamma il nostro amore, e ci continua così nell'anima gli effetti della comunione sacramentale. Ma per godere di questi privilegi, è chiaro che bisogna vivere nel raccoglimento interiore, ascoltare attentamente la voce di Dio, ed essere pronti ad eseguirne i minimi desideri. A questo modo la comunione sacramentale si perfeziona con la comunione spirituale che ne perpetua i santi effetti.

d) Questa comunione trae seco un'unione speciale con le tre persone divine della SS. Trinità; perchè, in virtù della circumincessione (che è l'abitazione delle divine persone l'una nell'altra), il Verbo non viene solo nell'anima nostra; ci viene col Padre che continuamente lo genera nel suo seno, ci viene con lo Spirito Santo che continuamente procede dal mutuo amplesso del Padre e del Figlio: "Chi ama me, anche il Padre mio amerà lui, e verremo a lui e in lui faremo dimora". È vero che le tre divine persone sono già in noi per la grazia, ma, nel momento della comunione, vi sono per un titolo speciale: essendo noi fisicamente uniti al Verbo Incarnato, in lui e per lui esse sono unite a noi e ci amano come un prolungamento del Verbo Incarnato di cui siamo le membra. Portando Gesù nel nostro cuore, vi portiamo pure il Padre e lo Spirito Santo; la comunione è quindi un anticipato paradiso e, se avessimo viva fede, proveremmo a verità di quella parola dell'Imitazione, che essere con Gesù è il paradiso in terra: "Esse cum Jesu dulcis paradisus".




(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928)