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martedì 21 aprile 2015

Il sacerdote deve essere santo

Di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


In virtù della sua missione, il sacerdote deve glorificar Dio in nome di tutte le creature e più specialmente del popolo cristiano. È dunque veramente, in virtù del sacerdozio quale fu istituito da Nostro Signore, il religioso di Dio "pro hominibus constituitur in iis quæ sunt ad Deum, ut offerat dona et sacrificia". Questo dovere egli adempie principalmente col santo sacrifizio della messa e con la recita del Divino Officio; ma tutte le sue azioni, anche le più comuni, possono contribuirvi, come già abbiamo detto, se sono fatte per piacere a Dio. Or questa missione non può essere adempita che da un prete santo o almeno disposto a diventarlo.

A) Quale santità si richiede pel Santo Sacrificio? i sacerdoti dell'Antica Legge che volevano accostarsi a Dio, dovevano essere santi (si tratta principalmente di santità legale) sotto pena di venir puniti: "Sacerdotes, qui accedunt ad Dominum, sanctificentur, ne percutiat eos". Santi dovevano essere per poter offrire l'incenso e i pani destinati all'altare: "Incensum enim Domini et panes Dei sui offerunt, et ideo sancti erunt".

Or quanto più santi, di interna santità, non devono essere coloro che offrono non più ombre e figure ma il sacrificio per eccellenza, la vittima infinitamente santa? Tutto è santo in questo divino sacrifizio: santi la vittima e il sacerdote principale, che altri non è che Gesù, il quale, come dice S. Paolo, "è santo, innocente, immacolato, segregato dai peccatori, elevato al di sopra dei cieli: Talis decebat ut nobis esset pontifex, sanctus, innocens, impollutus, segregatus a peccatoribus et excelsior cælis factus"; santa la Chiesa, in cui nome il sacerdote offre la santa mess, santificata da Cristo, a prezzo del suo sangue "seipsum tradidit pro eâ ut illam sanctificaret... ut sit sancta et immaculata"; santo il fine, che è di glorificare Dio e di produrre nelle anime frutti di santità; sante le preghiere e le cerimonie, che richiamano il sacrifizio del Calvario e gli effetti di santità da lui meritati; santa specialmente la comunione, che ci unisce alla fonte di ogni santità. -- Non è dunque necessario che il sacerdote, il quale, come rappresentante di Gesù Cristo e della Chiesa, offre questo augusto sacrifizio, sia egli pure rivestito di santità? Come potrebbe rappresentar degnamente Gesù Cristo, così da essere alter Christus, se mediocre ne fosse la vita e senza aspirazioni alla perfezione? Come potrebbe essere ministro della Chiesa immacolata, se l'anima sua, attaccata al peccato veniale, non si desse pensiero di spirituale progresso? Come potrebbe glorificar Dio, se il suo cuore fosse vuoto d'amore e di sacrificio? Come potrebbe santificar le anime, se non avesse egli stesso sincero desiderio di santificarsi?

Come oserebbe salire il santo altare e recitare le preghiere della messa, che spirano i più puri sentimenti di penitenza, di fede, di religione, di amore, d'abnegazione, se l'anima sua ne fosse aliena? Come potrebbe offrirsi con la vittima divina "in spiritu humilitatis, et in animo contrito suscipiamur a te, Domine", se questi sentimenti fossero in contraddizione con la sua vita? Con che coraggio chiedere di partecipare alla divinità di Gesù "ejus divinitatis esse consortes", se la nostra vita è tutta umana? Come ripetere quella protesta d'innocenza: "Ego autem in innocentia mea ingressus sum", se non si fa sforzo alcuno per scuotere la polvere di mille peccati veniali deliberati? Con che animo recitare il Sanctus, in cui si proclama la santità di Dio, e consacrare identificandosi con Gesù, autore d'ogni santità, se non c'è studio di santificarsi con lui e per lui? Come recitare il Pater senza rammentare che dobbiamo essere perfetti come il Padre celeste? E l'Agnus Dei, senza avere un cuore contrito ed umiliato? E le belle preghiere preparatorie alla comunione: "Fac me tuis semper inhærere mandatis et a te numquam separari permittas", se il cuore è lontano da Dio, lontano da Gesù? E come sumere ogni giorno il Dio di ogni santità, senza il desiderio sincero di partecipare a questa santità, di avvicinarvisi almeno ogni giorni con progressivo sforzo? Non sarebbe questa un'aperta contraddizione, una mancanza di lealtà, una provocazione, un abuso della grazia, un'infedeltà alla propria vocazione?



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

lunedì 20 aprile 2015

Come ha fatto a conservare la fede

Pubblico l'e-mail che mi ha scritto una lettrice del blog, la quale mi ha raccontato come ha fatto a conservare la fede.

Circa un anno fa mi sono chiesta come ho fatto a mantenere la fede nonostante tutte le difficoltà. Da quando sono nata vado in chiesa, frequento i sacramenti, sono contraria ad aborto, divorzio e convivenza, e per questo ho trovato sempre molte difficoltà per fidanzarmi, frequento da sempre le parrocchie della mia città ma ho ricevuto forza solo dai sacramenti. Dieci anni fa potevo dire che ero cristiana e qualcuno ancora rispondeva: "Non sono d’accordo con te ma almeno ti rispetto perché sei una brava persona". Adesso invece se dico di essere cristiana qualcuno dice: "Se sei cristiana NON SEI UNA BRAVA PERSONA". Dal punto di vista dottrinale non ho mai avuto sostegno dalla mia parrocchia, era come se io avessi un’altra religione, non sento molto di appartenere a una comunità che la pensa come me. Per poco tempo ho frequentato un gruppo religioso, ma l’ho lasciato quando ho scoperto le sue radici protestanti e quando mi sono accorta che consideravano più importante il loro modo di ricevere lo Spirito Santo che la Cresima, e sinceramente non so da dove vengano i loro carismi!... e perché nessuno dica nulla!

Ho mantenuto la fede nonostante tutto perché da piccola ho avuto l’esempio della mia famiglia, in particolare di un mio zio prete e di mia zia che lo aiutava. Vivevano al centro di un piccolo paese, semplicemente ed in modo essenziale, non avevano la tv, non sprecavano nulla. Mia zia mi portava in chiesa, loro avevano in casa tanti libri e libretti di devozione e di santi degli anni ’30, ’40, ’50 e io ne ero affascinata! Ne avevano uno scaffale pieno in un ripostiglio e io avrei voluto vederli tutti! Adesso che sono passati tanti anni ne conservo ancora parecchi. Ultimamente ne ho comprati alcuni in un mercatino per poterli salvare.

Quando frequentavo l’università al centro di una vecchia città, entravo nelle Chiese, pregavo e restavo un po’ di tempo davanti al Santissimo, ci si poteva confessare e si poteva fare la comunione subito dopo anche se non c’era la messa. I Sacramenti, la Madonna, il Rosario, il Sacro Cuore di Gesù, Fatima e Lourdes, santa Maria Goretti, santa Teresa di Gesù Bambino e altri santi, la Medaglia Miracolosa e i miei libri e libretti, le visite alle chiese, l’esempio  sono queste le cose che mi hanno consentito di mantenere la fede.

Non ho mai assistito a una messa in latino e sinceramente non so se lo farò ma trovo giuste molte delle idee di fede e morale dei siti che ne parlano, per questo ho preso a leggerli, ci ritrovo la vera Chiesa anche se non mi interesso di liturgia. Io prego Dio che anche se piccolo gregge noi cristiani abbiamo sempre dei punti di riferimento e che si conservino in Italia anche fisicamente le Chiese perché custodiscono i Sacramenti e lì dentro nel silenzio parla Dio.

Quando sento dire che che bisogna svecchiare la Chiesa penso due cose:

1- in questi ultimi trenta anni (io sono sui quaranta) ho visto molti cambiamenti nella Chiesa ma non ho visto crescere la fede, all’interno della Chiesa propongono come nuova una linea di cambiamento che ha creato la crisi della fede;

2- mi dispiace perché non hanno conosciuto la Chiesa che contrastano,piena di verità e semplicità, e che la considerino una cosa vecchia e infruttuosa, se la conoscessero non la combatterebbero ma capirebbero che è la vera Chiesa.

Saluti

(lettera firmata)

domenica 19 aprile 2015

Un'errata interpretazione del concetto di "aggiornamento"

Siamo in un periodo di lassismo, di contestazione, di inosservanza del codice morale; in un periodo in cui la libertà è invocata, non per fare il bene, come sarebbe nella natura delle cose, ma per non farlo, per godere d’un’emancipazione da ogni norma che sia dal di fuori intimata, e per lasciare la nostra attività nell’indifferenza o forse anche nell’opposizione d’ogni regola prestabilita.

Per restringere ora la nostra osservazione al campo della nostra religione, interroghiamo noi stessi circa le ragioni per cui la Chiesa incontra nel mondo di oggi tanta avversione, tanta diffidenza, tanta ostilità nell’esercizio del suo ministero di guida morale e di magistero pastorale. E una di queste ragioni sembra a noi che si debba riscontrare nella difficoltà del programma morale, che la Chiesa propone ai suoi figli. Sì, la vita cristiana, e quella cattolica specialmente, non è facile. Ripetiamolo pure: considerata nel suo aspetto normativo, isolato dal suo complesso integrale e vitale, la via di Cristo non è facile.

[...]

E il senso della difficoltà ad accettare il codice morale della Chiesa aumenta, oggi, a mano a mano che il processo di secolarizzazione progredisce nell’applicazione radicale della formula sua propria: la religione non deve avere più niente a che fare con la vita autonoma e profana dell’uomo moderno, operante secondo i criteri specifici del suo campo d’azione, il che nessuno per sé, entro certi limiti ragionevoli, gli contesta, ma nemmeno per assegnare all’attività umana la sua finalità suprema, e neppure per conservare quei rapporti ancora superstiti con il sentimento religioso naturale, o tradizionale, che fino ai nostri giorni è pur sopravvissuto in tanti uomini probi ed onesti e nel cuore del popolo, per cui la religione è stata costume storico e glorioso. L’ateismo rivendica a sé anche il dominio della morale.

[...]

La vita morale cristiana è difficile perché è forte. E perché, come insegna San Paolo, l’apostolo della libertà, essa è una milizia (Eph. 6 , 17; 1 Thess. 5 , 8). È difficile perché è tesa verso la perfezione! La perfezione, sì, del nostro essere, così debole, così difettoso, così agitato, così insidiato dal mondo circostante, è proposta a tutti come dovere dal recente Concilio (Lumen Gentium, 40), di cui molti abusano interpretandone l’«aggiornamento» come il permesso, l’invito quasi, a rendere secolare, e perfino molle e mondano tanto lo stile esteriore, quanto la mentalità interiore della vita cristiana, non esclusa talvolta quella religiosa.

Ai forti, ai coraggiosi, ai pazienti, agli ardenti di fede e di carità sono destinate le celebri parole risolutive e consolatrici di Gesù: «Il mio giogo è soave, e leggero il mio peso» (Matth. 11, 30).

[Brani tratti dal discorso pronunciato dal Sommo Pontefice Paolo VI all'Udienza generale del 6 settembre 1972].

sabato 18 aprile 2015

Avviso da Arezzo




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L'abitudine di veder Dio in tutte le cose

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


Il frequente e affettuoso pensiero di Dio durante il giorno continua e compie i felici effetti dell'orazione: pensando a Dio lo amiamo di più e l'amore affina la nostra conoscenza. [...] Allora si contrae più facilmente l'abitudine di inalzarsi dalle creature al Creatore, e di veder Dio in tutte le sue opere: le cose, le persone, gli avvenimenti.

Il fondamento di questa pratica è l'esemplarismo divino, insegnato da Platone, perfezionato da S. Agostino e da S. Tommaso, posto in luce dalla Scuola di S. Vittore e ripreso poi dalla Scuola francese di spiritualità del secolo XVII. Tutte le cose esistono nel pensiero di Dio prima di essere create: Dio le concepì nella sua intelligenza prima di produrle al di fuori e volle che fossero, in gradi diversi, un riflesso delle divine sue perfezioni. Se contempliamo quindi le cose create non solo con gli occhi del corpo ma anche con gli occhi dell'anima, al lume della fede vedremo:

a) che tutte le creature, secondo il grado di perfezione, sono o un vestigio o un'immagine o una somiglianza di Dio; che tutte ci dicono di aver Dio per autore e c'invitano a lodarlo, non essendo tutto l'essere che è in loro, tutta la loro bellezza e tutta la loro bontà, che una creata e finita partecipazione dell'essere divino;

b) che specialmente le creature intelligenti, elevate all'ordine soprannaturale, sono immagini, sono viventi somiglianze di Dio, che ne partecipano, benchè in modo finito, la vita intellettuale; che essendo tutti i battezzati membri di Cristo, Lui dobbiamo vedere in loro: in omnibus Christus;

c) che tutti gli avvenimenti, lieti o tristi, sono nel pensiero divino destinati a perfezionare la vita soprannaturale da lui comunicataci e a facilitare la raccolta degli eletti, così che di tutto possiamo giovarci per santificarci.

Aggiungiamo tuttavia che, nell'ordine cronologico, le anime vanno prima a Gesù Cristo, e solamente per lui vanno al Padre, e che, arrivate a Dio, non lasciano di tenersi strettamente unite a Gesù.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

venerdì 17 aprile 2015

Messa del Cardinale Burke a Catania


Una mia amica mi ha segnalato che a Catania il Cardinale Burke domenica 19 aprile celebrerà alle 10.30 una Messa in rito antico presso la chiesa di San Giuseppe al Transito. 






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Messa serale a Torino

S. Messa cantata in forma straordinaria (messale latino/gregoriano del 1962) 

nella seconda Domenica dopo Pasqua

Domenica 19 aprile 2015 ore 21,00


Chiesa della Arciconfraternita della Misericordia
 Torino, V. Barbaroux 41



Celebrante: rev. don Giovanni Falchero, Parroco, Clero diocesano di Acqui




Programma musicale della celebrazione:

Proprio gregoriano del giorno - kyriale I (Lux et Origo)  - Credo III - Ad regias Agni dapes (inno) - Regina coeli (tonus simplex)
Al termine della S. Messa canto dell'inno Gloriam sacram con versetti e oremus in onore della S. Sindone nella vigilia dell'inizio della ostensione



Si ringrazia l'Arciconfraternita della Misericordia per l'ospitalità concessa






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Avviso da Torino

S. Messa  in forma straordinaria (messale latino-gregoriano di S. Giovanni XXIII del 1962)


Forma della celebrazione: S. Messa letta


Nel memento: ricordo del card. Giovanni Saldarini nel quarto anniversario della morte



Sabato 18 aprile 2015 - ore 16.30

Parrocchia Beato Pier Giorgio Frassati

V. Pietro Cossa 280/2, Torino

Celebrante rev. prof. don Francesco Saverio Venuto


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Stare alla larga dai conventi "pericolosi"

Riporto alcuni brani della lettera di un lettore.

Gent.mo fratello,
                              la seguo da molto tempo attraverso il suo blog Cordialiter e anche con il blog dedicato alle vocazioni. Grazie per tutto ciò che lei ci dona. Ho avuto modo di vivere alcuni anni in un Ordine religioso, esperienza sofferta ma rivelatrice di come e quanto sia inutile, infecondo per l'anima vivere in un ordine religioso "rilassato". Sconsiglio vivamente ai giovani vocati alla vita religiosa di accostarsi a detto Ordine, glorioso nei tempi passati ma oggi assai pericoloso. […] Credo di essere l'unico "tradizionalista" in questa mia vasta Arcidiocesi dove purtroppo la Messa antica è rimasta nella memoria e tra le cose più care dei nostri anziani, i quali ne hanno una grande nostalgia. […] ho scoperto con una certa interiore sofferenza che di "simpatizzanti" o richiedenti della Messa antica ci sono, esistono, ma per ragioni che non riesco a comprendere, essi faticano ad uscire fuori dall'anonimato nel quale preferiscono vivere senza nulla mai ottenere. […]

Cordiali saluti.

(Lettera firmata)


Carissimo in Cristo,
                               dammi pure del tu, lo preferisco. Hai ragione, la vita negli ordini religiosi rilassati è un'esperienza deludente e dannosa per l'anima. Purtroppo, molti giovani ingenui, dopo aver letto la biografia di qualche santo fondatore, decidono di entrare nel suo istituto religioso, ma quando fanno un'esperienza vocazionale rimangono profondamente delusi perché si accorgono che non si vive più come ai tempi del fondatore. Ho dato vita al blog sulla vocazione religiosa appunto per aprire gli occhi ai giovani in ricerca vocazionale. Se tutti i giovani vocati (soprattutto i candidati al sacerdozio) decidessero di entrare in istituti religiosi fervorosi e osservanti, nel giro di pochi decenni gli istituti rilassati scomparirebbero dalla circolazione, e non saremmo più costretti a vedere frati e suore fare balli mondani, o fare altre sconcezze che allontanano le anime dalla Chiesa. La vita religiosa è una cosa seria, chi non se la sente di vivere da vero religioso, rimanga a casa propria e non vada a vivere da secolare in qualche convento.

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente in Gesù e Maria,

Cordialiter

giovedì 16 aprile 2015

Nel fronte modernista c'è un'atmosfera da fine impero

Una lettrice del blog mi ha scritto col cuore in lacrime per la confusione dottrinale che serpeggia tra i cristiani. Ecco la mia risposta.


Cara sorella in Cristo,
                                      stai facendo benissimo a leggere gli scritti dei Sommi Pontefici, è come se stessi prendendo un vaccino contro i morbi pestilenziali (cioè le eresie e le ambiguità dottrinali) che imperversano nel mondo facendo strage di anime. Per esempio la “Humanae Vitae” afferma esplicitamente che l'uso degli anticoncezionali è intrinsecamente perverso, pertanto non possono mai essere utilizzati per impedire la procreazione. Invece i modernisti seminano un sacco di confusione facendo credere che in alcuni casi (ad esempio se i coniugi sono poveri) possono essere utilizzati lecitamente. Ciò è falso, ma purtroppo sono tanti quelli che credono alle loro menzogne.

Adesso la battaglia principale è quella in difesa dell'indissolubilità del matrimonio. Gesù ha affermato esplicitamente che non è lecito lasciare il proprio coniuge per prenderne un altro. Lui è Dio, e se ha vietato il divorzio lo ha fatto per il bene della società e di ciascuno di noi. Ma ora i novatori vorrebbero sdoganare il divorzio separando la pastorale sulla famiglia dalla tradizionale dottrina cattolica sul matrimonio. Ma questa è un'assurdità! La pastorale per dare buoni frutti deve essere ancorata alla dottrina, non può esserle in contrasto. I novatori affermano: “Gesù ha vietato il divorzio, ma noi per motivi pastorali dobbiamo permetterlo”. Ma una cosa del genere sarebbe un calpestare la Legge di Dio! Allora ragionando allo stesso modo i novatori potrebbero chiedere (sempre per motivi pastorali) di sdoganare anche l'aborto, la contraccezione, la fornicazione, la sodomia, il furto, la menzogna, e qualsiasi altro peccato.

I divorziati risposati non possono ricevere la Comunione, perché per ricevere il Corpo di Cristo è necessario essere sinceramente pentiti dei peccati commessi. Ma se un divorziato non vuole lasciare la concubina con la quale vive “more uxorio”, come può essere davvero pentito del peccato di adulterio? Se un divorziato risposato, pur senza essere pentito delle sue colpe, può essere ammesso alla Comunione, allora per “par condicio” bisognerebbe ammettere tutti coloro che hanno commesso dei peccati mortali e non vogliono chiedere perdono a Dio col proposito di non peccare più. Quindi per motivi pastorali e per non discriminare nessuno dovrebbero essere ammessi alla Comunione tutti coloro che non vogliono pentirsi delle proprie colpe, magari anche quelli che sono convintamente massoni, eretici, apostati, atei, e mafiosi? Assurdità delle assurdità! Roba da comiche finali! Penso che presto il movimento modernista verrà spazzato via e finalmente ci sarà il trionfo del Cuore di Maria promesso a Fatima. 

Dio ci ha messo su questa terra in un periodo particolarmente difficile per la Chiesa, si tratta di una vera e propria prova d'amore. Coloro che lo amano poco si arrendono e si lasciano trascinare dalla mentalità mondana che dilaga nella società. Al contrario, coloro che lo amano assai, decidono di non arrendersi e di continuare a combattere senza tregua la buona battaglia in difesa della fede, costi quel che costi. Militia est vita hominis super terram (Iob 7,1). Non siamo stati messi in questo mondo per “fare vacanza” e godere una vita comoda, ma per combattere la battaglia spirituale per la salvezza eterna dell'anima. Anche se la battaglia è dura e faticosa, non dobbiamo rattristarci. 

“Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo San Cipriano. È così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede.

In Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

mercoledì 15 aprile 2015

Circa la falsa accusa di essere un denigratore del matrimonio cristiano

Ogni tanto qualcuno mi scrive per accusarmi di essere contro il matrimonio, o almeno di avere una scarsa considerazione nei suoi confronti. Questa accusa è falsa! Io mi limito semplicemente a dire quel che il Magistero perenne della Chiesa ha sempre insegnato in proposito, e cioè che il matrimonio è santo, ma lo stato verginale è superiore ad esso. Ciò non è una semplice opinione teologica sostenuta da autorevoli autori, bensì è un dogma di fede definito dal Sacrosanto Concilio di Trento, che nel canone 10 della  XXIV sessione afferma testualmente: "Si quis dixerit statum coniugalem anteponendum esse statui virginitatis vel coelibatus et non esse melius ac beatius manere in virginitate aut coelibatu quam iungi matrimonio: anathema sit" (se qualcuno dirà che lo stato coniugale debba essere anteposto allo stato di verginità o al celibato e di non essere cosa migliore e più beata rimanere nella verginità o nel celibato piuttosto che essere uniti in matrimonio: sia scomunicato).

Ma è possibile che al giorno d'oggi se un cattolico afferma un canone del Concilio di Trento rischia di essere considerato quasi un eretico? La confusione che c'è in giro è talmente tanta che se una persona è fedele al Magistero che la Chiesa ha sempre insegnato, subisce persecuzioni e viene accusata di seguire delle dottrine quasi “extra ecclesiali”. Assurdo!

Io ho una grande stima del matrimonio cristiano, ma considero più perfetto lo stato verginale. Le false accuse nei miei confronti non solo non mi intimidiscono, ma anzi mi spingono ad affermare in maniera ancora più forte quel che la Chiesa Cattolica ha sempre insegnato al riguardo della dottrina della superiorità della verginità sul matrimonio, ribadita dal grande Papa Pio XII (di gloriosa e immortale memoria) nella splendida Enciclica “Sacra virginitas”:

Vi sono, però, oggi alcuni che, allontanandosi in questa materia dal retto sentiero, esaltano tanto il matrimonio da anteporlo alla verginità; essi disprezzano la castità consacrata a Dio e il celibato ecclesiastico. Per questo crediamo dovere del Nostro apostolico ufficio proclamare e difendere, al presente in modo speciale, l'eccellenza del dono della verginità, per difendere questa verità cattolica contro tali errori.

[...]

La dottrina che stabilisce l'eccellenza e la superiorità della verginità e del celibato sul matrimonio, come già dicemmo, annunciata dal divin Redentore e dall'apostolo delle genti, fu solennemente definita dogma di fede nel concilio di Trento e sempre concordemente insegnata dai santi padri e dai dottori della chiesa. I Nostri predecessori, e Noi stessi, ogni qualvolta se ne presentava l'occasione, l'abbiamo più e più volte spiegata e vivamente inculcata. Tuttavia, poiché di recente vi sono stati alcuni che hanno impugnato con serio pericolo e danno dei fedeli questa dottrina tramandataci dalla chiesa, Noi, spinti dall'obbligo del Nostro ufficio, abbiamo creduto opportuno nuovamente esporla in questa enciclica, indicando gli errori, proposti spesso sotto apparenza di verità.

[…] 

Abbiamo recentemente condannato con tristezza l'opinione che presenta il matrimonio come il solo mezzo di assicurare alla personalità umana il suo sviluppo e la sua perfezione naturale. Alcuni infatti sostengono che la grazia, concessa dal sacramento ex opere operato, santifica l'uso del matrimonio fino a farne uno strumento più efficace ancora che la verginità, per unire le anime a Dio, poiché il matrimonio cristiano è un sacramento, mentre la verginità non lo è. Noi denunziamo in questa dottrina un errore pericoloso. Certo, il sacramento accorda agli sposi la grazia d'adempiere santamente i loro doveri coniugali e consolida i vincoli dell'amore reciproco che li unisce, ma non fu istituito per rendere l'uso del matrimonio quasi il mezzo in sé più atto ad unire a Dio l'anima degli sposi col vincolo della carità. Quando l'apostolo san Paolo riconosce agli sposi il diritto di astenersi per qualche tempo dall'uso del matrimonio per attendere alla preghiera (cf. 1 Cor 7, 5), non viene precisamente a dire che una tale rinunzia procura all'anima maggiore libertà per attendere alle cose divine e pregare?

Infine non si può affermare - come fanno alcuni - che il «mutuo aiuto» ricercato dagli sposi nel matrimonio, sia un aiuto più perfetto per giungere alla santità che la solitudine del cuore delle vergini e dei celibi. Difatti, nonostante la loro rinuncia a un tale amore umano, le anime consacrate alla castità perfetta non impoveriscono per questo la propria personalità umana, poiché ricevono da Dio stesso un soccorso spirituale immensamente più efficace che il «mutuo aiuto» degli sposi. Consacrandosi interamente a Colui che è il loro principio e comunica loro la sua vita divina, non si impoveriscono, ma si arricchiscono. Chi, con maggiore verità che i vergini, può applicare a sé la mirabile espressione dell'apostolo san Paolo: «Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me»? (Gal 2, 20).

Questa è la ragione per cui la chiesa sapientemente ritiene che si deve mantenere il celibato dei sacerdoti, poiché sa bene quale sorgente di grazie spirituali esso costituisca per una sempre più intima unione con Dio.

Crediamo opportuno ricordare brevemente un altro errore ancora: alcuni allontanano i giovani dai seminari e le giovani dagli istituti religiosi sotto pretesto che la chiesa abbia oggi maggior bisogno dell'aiuto e dell'esercizio delle virtù cristiane da parte di fedeli uniti in matrimonio e viventi in mezzo agli altri uomini, che non da parte di sacerdoti e di vergini, che per il voto di castità vivono come appartati dalla società. Tale opinione, venerabili fratelli, è evidentemente quanto mai falsa e perniciosa.

Non è Nostra intenzione, certamente, negare che gli sposi cattolici con una vita esemplarmente cristiana possano produrre frutti abbondanti e salutari in ogni luogo e in ogni circostanza con l'esercizio delle virtù. Chi però consigliasse, come preferibile alla consacrazione totale a Dio, la vita matrimoniale, invertirebbe e confonderebbe il retto ordine delle cose. Senza dubbio, venerabili fratelli, Noi auspichiamo ardentemente che si istruiscano convenientemente quanti aspirano al matrimonio e i giovani sposi, non solo sul grave dovere di educare rettamente e diligentemente i figli, ma anche sulla necessità di aiutare gli altri, secondo le possibilità, con la professione della fede e l'esempio della virtù. Dobbiamo, tuttavia, per dovere del Nostro ufficio condannare energicamente coloro che si applicano a distogliere i giovani dall'entrare in seminario, negli ordini o congregazioni religiose o dall'emissione dei santi voti, insegnando loro che sposandosi faranno un bene spirituale maggiore con la pubblica professione della loro vita cristiana, come padri e madri di famiglia. Si farebbe molto meglio a esortare col maggiore impegno possibile i molti laici sposati, affinché cooperino con premura alle imprese d'apostolato laico, piuttosto che cercare di distogliere dal servizio di Dio nello stato di verginità quei giovani, troppo rari, purtroppo, oggi, che desiderano consacrarvisi. Molto opportunamente scrive a questo proposito sant'Ambrogio: «È stato sempre proprio della grazia sacerdotale spargere il seme della castità e suscitare l'amore per la verginità».

Inoltre giudichiamo opportuno avvertire che è completamente falsa l'asserzione, secondo cui le persone consacrate a una vita di castità perfetta diventano quasi estranee alla società. Le sacre vergini che spendono tutta la loro vita al servizio dei poveri e dei malati, senza distinzione di razza, di condizione sociale e di religione, non partecipano forse intimamente alle loro miserie e alle loro sofferenze, e non li compatiscono forse con la tenerezza di una mamma? E il sacerdote non è forse il buon pastore che, sull'esempio del divin Maestro, conosce le sue pecorelle e le chiama per nome? (cf. Gv 10, 14; 10, 3). Ebbene, è proprio in forza della castità perfetta, da loro abbracciata, che questi sacerdoti, religiosi e religiose possono dedicarsi interamente a tutti gli uomini e amarli del medesimo amore di Cristo. E anche quelli di vita contemplativa contribuiscono certamente molto al bene della chiesa, con le supplici preghiere e con l'offerta della loro immolazione per la salvezza altrui; sono anzi sommamente da lodare perché, nelle circostanze presenti, si consacrano all'apostolato e alle opere di carità secondo le norme da Noi date nella lettera apostolica Sponsa Christi, né possono quindi venir considerati come estranei alla società, dal momento che doppiamente ne promuovono il bene spirituale.

Altri mi rimproverano di dire che lo stato di vita religioso è più perfetto dello stato matrimoniale. Anche in questo caso la mia coscienza è tranquilla, perché mi sono limitato ad affermare quel che insegna il Magistero perenne della Chiesa. Ancora una volta cito l'amatissimo Papa Pacelli, l'eroico “Pastor Angelicus”, che in un'allocuzione del 23 novembre 1952 affermò: "Se è vero che la famiglia è la cellula della società e che dalla ricostruzione di essa dipende il rinnovamento del mondo, quale potente impulso una gioventù come la vostra potrà dare al conseguimento di un così alto e urgente fine! D'altra parte, la vostra consacrazione prepara le anime giovanili ad accogliere - quando il Signore la ispiri — la vocazione alla vita religiosa, che rimarrà sempre uno stato più perfetto di quello — anch'esso santo — del matrimonio."

Dopo aver citato un canone infallibile del Concilio di Trento e alcuni atti del Magistero Pontificio, non penso che possa esserci ancora qualche persona che in buona fede possa pensare che considerare lo stato verginale superiore allo stato matrimoniale sia una sorta di eresia.

martedì 14 aprile 2015

Circa le polemiche sulle canonizzazioni

Tempo fa un lettore del blog mi ha chiesto cosa penso al riguardo di alcune canonizzazioni sulle quali sono sorte delle polemiche. Ecco la mia risposta.



Salve,
           San Dismas è venerato come santo dalla Chiesa Cattolica anche se la Sacra Scrittura ci dice che fu un ladrone e osò pure ingiuriare il Redentore Divino. Anche se per gran parte della sua vita non mostrò particolari virtù eroiche di santità, ciò nonostante tutti noi siamo certi che adesso è nella gloria dei santi, visto che è morto in grazia di Dio, pentendosi delle sue colpe poco prima di morire.

Nel Giorno del Giudizio vedremo tra i santi tante persone che a noi non sembravano “particolarmente sante”, e vedremo tra i dannati tanti altri personaggi che invece ci sembravano pii e zelanti. Solo Dio conosce davvero le nostre coscienze ed è in grado di giudicarci equamente.

Molte persone fanno cose che in sé per sé sono peccaminose o perlomeno "non opportune", ma se compiute in buone fede possono addirittura essere meritorie per la vita eterna. Lasciamo che a giudicare gli altri sia Dio, e viviamo tranquilli.

Anche se una persona viene dichiarata santa, questo non significa che noi dobbiamo condividere tutte le scelte, le idee e le azioni da lei fatte nel corso della vita terrena. Per esempio io non condivido che San Pietro, prima di essere rimproverato da San Paolo, evitava di farsi vedere in pubblico in compagnia dei cristiani non circoncisi, non condivido che San Vincenzo Ferrer abbia appoggiato per un certo periodo un antipapa, non condivido che San Giuseppe Calasanzio abbia dato la sua fiducia a una persona che poi ne abusò e gli fece passare dei guai, non condivido alcune sentenze morali di Sant'Alfonso Maria de Liguori che non sono condivise da altri gravi e dotti autori, ecc. Eppure considero sante queste persone, le amo e mi affido alla loro intercessione (specialmente di Sant'Alfonso).

Del resto, non ho mai sentito in giro che qualcuno abbia avuto un miracolo dopo aver invocato Erode, Giuda, Stalin, ecc. Mentre in genere i santi, prima di essere canonizzati, devono aver compiuto alcuni miracoli. O meglio, Dio deve aver compiuto dei miracoli per loro intercessione. Dunque, se il Signore ha ritenuto opportuno esaudire le loro preghiere di intercessione, mica posso oppormi all'operato dell'Altissimo. Dio sapeva bene che quei miracoli sarebbero stati utilizzati per innalzare agli onori degli altari certe determinate persone, eppure li ha compiuti lo stesso. Posso io criticare i decreti della Santissima Trinità? Assolutamente no! Ciò che a Lui piace, piace anche a me, ciò che Lui vuole, lo voglio anche io.

I classici manuali di Teologia insegnano che le canonizzazioni sono atti infallibili. Bene, ne prendo atto e mi adeguo senza problemi, venerando come sante tutte le persone canonizzate. Se poi qualcuno crede alle assurde teorie sedevacantiste, a me queste cose non interessano e non le condivido per nulla.

Cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

lunedì 13 aprile 2015

Non può esser vera la religione sedevacantista

Mi dispiace molto quando qualche cattolico passa nelle file dei sedevacantisti, cioè di coloro che affermano che l'ultimo Papa della Chiesa Cattolica è stato Pio XII. Non è dichiarando vacante la Cattedra di Pietro dal 1958 che si risolvono i problemi che affliggono il Corpo Mistico di Cristo.

Le tesi sedevacantiste sono insostenibili per un cattolico. Ammetterle significherebbe negare l'indefettibilità della Chiesa, e inoltre Gesù verrebbe accusato di non aver mantenuto la promessa che le porte dell'inferno non avrebbero mai prevalso contro di essa.

Del resto, nessun santo vissuto nel periodo postconciliare ha mai aderito alle tesi sedevacantiste. Pensiamo ad esempio a San Pio da Pietrelcina e a Santa María Maravillas (degnissima seguace di Santa Teresa), che ebbero frequenti estasi e visioni, ma mai nessun angelo venuto dal Cielo gli disse che Paolo VI non era vero Papa.

Tra l'altro i sedevacantisti non sono nemmeno d'accordo tra di loro; infatti sono divisi in tanti gruppetti, ognuno dei quali segue una particolare tesi sedevacantista. Se un tale decidesse di aderire a questa eresia, avrebbe “l'imbarazzo della scelta” nel decidere a quale di questi gruppetti dare ragione. Sarebbe inutile cercare di comprendere quale gruppetto sedevacantista ha conservato il “Depositum Fidei”, poiché nessuno di essi è stato fondato da Gesù Cristo.

domenica 12 aprile 2015

Le “unioni civili” di fatto sono nozze tra persone dello stesso sesso

Comunicato delle "Sentinelle in Piedi".

Carissimi amici,
come forse ben sapete lo scorso 26 marzo il ddl Cirinnà sul simil matrimonio gay è stato approvato dalla Commissione Giustizia del Senato.

Le chiamano “unioni civili” perché ancora una volta cercano di ingannarci modificando il linguaggio. Il ddl Cirinnà infatti, adottato dalla commissione Giustizia del Senato, altro non è che un testo che mira ad equiparare le unioni tra persone dello stesso sesso al matrimonio, consentendo quindi a due uomini o due donne di accedere a meccanismi di filiazione vari: per esempio attraverso l’istituto della cosiddetta “stepchild adoption”, che di facto legittimerà il ricorso anche all’utero in affitto, pratica abominevole che porta alla produzione di bambini ad uso e consumo di adulti benestanti in grado di alimentare lo sfruttamento di donne spesso povere, per produrre bambini come prodotti privati del diritto di conoscere le loro madri.

Tutto questo però viene taciuto o edulcorato dal falso mito del progresso, della civiltà e dalla menzogna dei desideri trasformati in diritti per cui si introducono nel nostro paese leggi e pratiche contro la natura dell’uomo e contro la famiglia, cellula della nostra società. Non solo, opporsi a questo oggi significa essere accusati di omofobia, altro termine creato ad arte per ingannare le persone e confondere le idee. Termine che sta alla base di un disegno di legge fermo ma sempre pendente, studiato per mandare in carcere chiunque sostenga che la famiglia è fondata sull’unione stabile e fedele tra un uomo e una donna, che non esiste il diritto al figlio ma solo quello di crescere con un papà e una mamma.

Di fronte a questo le Sentinelle in Piedi instancabilmente resistono. Da oltre un anno e mezzo, da quando il ddl Scalfarotto ha iniziato il suo iter in Parlamento, e mentre l’ideologia gender penetra nelle scuole mascherata da pseudo corsi contro la discriminazione o contro il bullismo, ogni fine settimana, uomini e donne di diversa cultura, estrazione sociale, religione, nazionalità e storia occupano un piccolo spazio pubblico, ciascuno il proprio, come in una rete, con il proprio corpo, il proprio volto, il proprio nome. Stiamo in piedi, perché ci rifiutiamo di piegarci alla menzogna del pensiero dominante, stiamo in silenzio perché solo nel silenzio e nel tempo di un’ora si può riflettere e scoprire che dipendiamo e non possiamo autodeterminarci senza tradire la nostra natura.

Per ognuna delle 225 veglie dell’ultimo anno e mezzo migliaia di persone hanno vigilato, vigilano e vigileranno nella vita: a scuola, al lavoro, nei tribunali, nelle sedi politiche e in ogni luogo denunciamo ogni tentativo di distruggere l’identità dell’uomo e resistiamo con ogni strumento possibile.

La nostra è una resistenza spontanea, cresciuta per contagio, costruita con l’amicizia, basata sull’amore comune per l'uomo e sulla necessità di essere liberi di dire che esiste una verità iscritta nel cuore di ciascuno di noi. Il nostro no alle crescenti leggi anti umane, all’ideologia gender nelle scuole, alle sentenze dei tribunali che rendono i bambini degli oggetti, si impone con la forza di questa testimonianza.

Siamo in piazza per il bene anche di chi ha la coscienza addormentata, di chi ci contesta perché vittima cosciente o incosciente dell ’ ideologia. Vegliamo perché sia tutelata l’essenza dell’uomo, vegliamo per la ragione, vegliamo in silenzio perché emerga la voce della verità presente nel cuore di ciascuno, anche nel tuo.





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sabato 11 aprile 2015

La Settimana Santa in rito antico a Pistoia e Prato

Quest’anno 2015, per il terzo anno consecutivo, i sacerdoti e i laici legati al rito antico di Prato e Pistoia hanno unito in un unico programma le celebrazioni in Latino della Settimana Santa e del Triduo Pasquale per dare la possibilità, a tutti i fedeli che lo desiderano, di scegliere gli orari e i luoghi più adatti per seguire questi suggestivi e solenni riti che ci ricordano il mistero della passione, morte e resurrezione del Salvatore. Fra tutte le numerose celebrazioni di questi giorni, ci preme mettere in evidenza la festosa processione delle Palme in piazza del Collegio a Prato al canto dell’antifona “Pueri Hebraeorum”, dell’inno “Gloria, laus et honor” e dell’antifona “Ingrediente Domino” cui faceva da commovente contrasto il canto del “Passio” dal Vangelo di Matteo nella Messa solenne che si è svolta nella chiesa dello Spirito Santo a Prato; i canti sono stati eseguiti magistralmente dalla Società Corale “Corte Bardi” di Vernio, diretta dal M° Elisabetta Ciani. Sempre nella chiesa dello Spirito Santo si è svolta l’austera azione liturgica il Venerdì Santo con il canto del “Passio”, nella versione del Vangelo di Giovanni, il canto delle Orazioni solenni e l’adorazione della S. Croce. Nella chiesa di Santa Cristina a Pimonte si è svolta la solenne veglia pasquale con la benedizione del fuoco e del cero pasquale, il canto del preconio e delle litanie dei santi, la benedizione dell’acqua battesimale; la veglia è sfociata nella gioiosa Messa dominata dal canto degli alleluia pasquali e del “Gloria in excelsis”, preceduto dal fragoroso suono delle campane e dei campanelli. Infine nella chiesa di San Martino a Paperino si è svolta martedì 7 aprile la Messa solenne per la conclusione delle Quarantore, iniziate la domenica di Pasqua: l’altare maggiore è stato anche quest’anno ornato con il tradizionale e ricchissimo apparato (nella foto), vero trono d’onore per l’Eucaristia solennemente esposta all’adorazione dei fedeli. Nello spirito autentico del motu proprio “Summorum Pontificum” del 2007 e dell’istruzione “Universae Ecclesiae” del 2011, le chiese sono quelle dove si celebra regolarmente la Messa in rito antico durante tutto l’anno, significativamente si tratta di quattro chiese parrocchiali, che rappresentano la “normalità” dell’attività della Chiesa Cattolica: in queste chiese si svolgono regolarmente sia le celebrazioni nel nuovo rito in Italiano, sia in quello antico in Latino. Nella Parrocchia di San Pantaleo all’Ombrone a Pistoia la Messa in rito antico si celebra ogni sabato alle ore 18:30 mentre per le celebrazioni pasquali l’Associazione “Madonna dell’Umiltà” di Pistoia si è avvalsa della generosa collaborazione dei sacerdoti dell’Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote di Gricigliano (FI); nella Parrocchia di Santa Cristina a Pimonte, tenuta dai Padri dell’Oratorio di San Filippo Neri, la Messa in rito antico si celebra ogni domenica alle ore 10:00; nella Parrocchia di San Martino a Paperino la Messa Vetus Ordo si celebra la prima domenica del mese alle ore 16:00 e ogni giovedì alle ore 7:30; infine nella Parrocchia dello Spirito Santo a Prato la Messa in Latino si celebra ogni domenica e festa di precetto alle ore 17:00. Una nuova occasione di collaborazione si avrà nel prossimo mese di maggio quando i sacerdoti e i fedeli sensibili al rito antico si ritroveranno uniti per la recita del Rosario e per la S. Messa durante il mese mariano, alternativamente a Prato e Pistoia: quest’anno la celebrazione si terrà in una chiesa o in uno dei santuari mariani pratesi.



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venerdì 10 aprile 2015

Avviso da Alessandria


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Commosso dalla Messa tridentina

Ho rivolto alcune domande a un gentile lettore di Torino, il quale mi ha confidato che quando da grande ha riascoltato una Messa tridentina si è commosso...


- La prima volta che sei andato a una Messa in rito antico, ti sei trovato subito a tuo agio, oppure sei rimasto un po' spaesato? 

- La prima volta che riascoltai la Messa tridentina (dopo quelle da bambino che avevo dimenticato) mi emozionai e mi commossi, ricordo l' "Introibo ad altare Dei", finalmente lo sentivo dal vivo, non solo letto a casa sul messalino. Quindi tutt'altro che spaesato! Mi sentivo a mio agio, capivo che era qualcosa di celebrato rivolto a Dio e per Dio. Avevo 17 anni, non avevo fatto grandi letture di teologia e di liturgia, ma "sentivo" che era vera azione sacra.

- Come hai conosciuto gli scritti e l'opera del grande Cardinale Giuseppe Siri? 

- Tantissimi anni fa, non conoscevo Siri, ma sui giornali laici lo sentivo definire "ultraconservatore", "all'antica", etc. il che già me lo rendeva simpatico ed affine ai miei gusti... Poi in un viaggio in Umbria trovai in una chiesa un libricino, "Ritorno alla Santa Messa", edito da Casa Mariana, che raccoglieva scritti ed omelie del card. Siri su Messa ed Eucarestia; da lì cominciai a capirne ed apprezzarne lo spessore morale, spirituale, teologico ed il suo appassionato amore per Nostro Signore e la sua Chiesa. Scoprii che mio zio tutti gli anni il 29 agosto, il giorno della festa, andava a piedi al santuario N.S. della Guardia e presi ad accompagnarlo (quando si tratta poi di scarpinare in montagna  non mi faccio ripetere l'invito). Fu là che vidi Siri la prima volta, celebrare, tenere omelia. Mi colpì anche vedere i suoi seminaristi tutti vestiti in talare, mentre i pochi seminaristi che avevo visto a Torino erano in jeans, camiciona a quadri o dolce-vita, capelli lunghi e l'aria un po' fricchettona...

- Quando negli anni settanta eri ancora ragazzo, cosa pensavi al riguardo degli abusi liturgici?

- Pur non avendo una preparazione liturgica-teologica, provavo un senso istintivo di fastidio di fronte a certi abusi liturgici. Ad esempio se veramente nell'Eucarestia c'è Gesù tutto intero, perchè lasciare che ogni fedele peschi con le sue manacce sporche l'ostia dal contenitore tenuto in mano dal chierichetto? Oppure se nella sua saggezza la Chiesa ha stabilito che il posto giusto per il Credo è dopo Vangelo ed omelia, perchè un celebrante deve avere il capriccio di farlo recitare dopo la Comunione? Pensandoci ora avevo forse intuito, in modo inconscio, che la Liturgia è un qualcosa che ci è stato dato, donato, non il nostro agitarci per essere creativi ed originali.

- So che a un certo punto della tua vita hai cominciato a commettere molti peccati mortali e a vivere lontano da Dio, ma poi ti sei pentito e hai ricominciato a vivere in maniera più fedele al Vangelo. Come è avvenuta la tua conversione?

- A partire dai trent'anni circa ho cominciato ad avere lunghi periodi, anni, in cui vivevo assolutamente lontano da Dio, alternati a brevi rientri in carreggiata, ma senza vera volontà di cambiare. Per dono di Dio ho però sempre avuto la convinzione di essere sulla strada sbagliata, ho sempre avuto quella che chiamo "la spia rossa accesa sul cruscotto", ma volutamente ignoravo quella spia. Penso spesso a quelli che non hanno questa spia accesa, non si rendono più conto di andare verso il baratro, e mi dico che non ho assolutamente più meriti di loro, voglio che anche loro si salvino, e chiedo a Dio che accenda anche a loro una spia rossa. Un po' di tempo fa, mentre ero a Genova per vedere una mostra, passando davanti alla chiesa dell'Oratorio dei Filippini ho avuto l'impulso di entrare ed inginocchiarmi ad un confessionale, e ora Dio mi aiuti a non perdermi più.

- Secondo te, andando a Messa in chiese in cui si praticano gravi abusi liturgici, si corre un po' il rischio di perdere o almeno di assopire la fede?

- Senz'altro se non si vive la Liturgia come qualcosa che ci è dato per santificarci rendendo il culto dovuto a Dio, corriamo il rischio di rimanere incentrati su di noi, di "cantarcela da noi", come diciamo qui in Piemonte. 

Lex orandi - Lex credendi - Lex amandi. Sono realtà interconnesse in tutte le direzioni, e saltando una saltano le altre. Se preghi nel modo giusto, sei aiutato a credere nel modo giusto, e puoi amare nel modo giusto Dio ed i fratelli per amore Suo. 

- La Madonna a Fatima ha promesso che un giorno il suo Cuore Immacolato trionferà. Speri che questo giorno possa essere ormai vicino?

- Io credo che Maria sia apparsa realmente a Fatima, e che non abbia raccontato fandonie, anche se le rivelazioni private non aggiungono nulla alla Rivelazione. È un discorso complesso. Credere al Paradiso compiuto sulla terra è contrario alla nostra Fede, non so se Maria alluda alla Parusia, che può essere domattina, tra sei mesi, nell'anno 3954. Quando per ognuno di noi sarà il momento della morte terrena e avremo meritato di salvarci, e dopo un Purgatorio si spera breve, verremo presi per mano da una parte da Gesù e dall'altra da Maria e condotti a vedere Dio viso-a-viso, allora per noi il Cuore di Maria avrà trionfato. Non so se poi avremo, non il Paradiso quaggiù, ma tempi in po' meno malvagi, col Diavolo un po' meno scatenato, comunque sia non cambia il nostro sforzo a salvarci l'anima e a vivere qui ed ora più secondo l'insegnamento di Gesù, nostro Signore, maestro, modello.

giovedì 9 aprile 2015

Il Pontificale è come il "Codice sacerdotale"

Di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


Sarebbe facile dimostrare che i Padri, commentando il Vangelo e le Epistole, svolsero e determinarono questi insegnamenti; potremmo anzi aggiungere che scrissero Lettere e Trattati intieri sulla dignità e santità del sacerdozio. Ma, per non dilungarci di troppo, staremo paghi a citare l'autorità del Pontificale che è come il Codice sacerdotale della Nuova legge e contiene il compendio di ciò che la Chiesa Cattolica vuole dai suoi ministri. Questa semplice esposizione mostrerà quale alto grado di perfezione si richiede dagli Ordinandi e a più forte ragione dai sacerdoti che esercitano il ministero.

1° Dal giovane tonsurato la Chiesa richiede il totale distacco da tutto ciò che è di ostacolo all'amor di Dio, e l'intima unione con Nostro Signore, per combattere le inclinazioni dell'uomo vecchio e rivestirsi delle disposizioni dell'uomo nuovo. Il Dominus pars, che deve recitare ogni giorno, gli rammenta che Dio e Dio solo è la sua porzione e la sua eredità e che tutto ciò che non si riferisce a Dio dev'essere calpestato. L'Induat me gli dice che la vita è un combattimento, una lotta contro le inclinazioni della guasta natura, uno sforzo per coltivare le virtù soprannaturali piantateci nell'anima nel giorno del battesimo. Gli viene così proposto fin da principio come scopo l'amor di Dio, come mezzo il sacrificio, com l'obbligo di perfezionare queste due disposizioni per potersi avanzare nel chiericato.

2° Con gli Ordini Minori, il chierico riceve un doppio potere, uno sul corpo eucaristico di Gesù, l'altro sul suo corpo mistico, cioè sulle anime; e da lui si richiede, oltre il distacco, un doppio amore, l'amore del Dio del tabernacolo, e l'amor delle anime, che suppongono entrambi il sacrificio.

Quindi, come ostiario, si distacca dalle occupazioni domestiche per diventare il custode ufficiale della casa di Dio e per invigilare sulla decenza del luogo santo e delle sacre suppellettili. Lettore, si distacca dagli studi profani per darsi alla lettura dei Libri santi da cui attingere quella dottrina che l'aiuterà a santificare sè e gli altri. Esorcista, si distacca dal peccato e dai suoi residui per sottrarsi più sicuramente al dominio del demonio. Accolito, si distacca dai piaceri sensuali per praticare già quella purità che è richiesta dal servizio degli altari. Si rinvigorisce nello stesso tempo il suo amore per Dio: ama il Dio del tabernacolo di cui è il custode, ama il Verbo nascosto sotto la corteccia della lettura nella Sacra Scrittura, ama Colui che impera agli spiriti malvagi, ama Colui che s'immola sugli altari. E quest'amore fiorisce in zelo: ama le anime che gode di portare a Dio con la parola e con l'esempio, di edificare con le virtù, di purificare con gli esorcismi, di santificare con la parte che prende nel Santo Scarifizio. S'avanza così a poco a poco verso la perfezione.

3° Il suddiacono, consacrandosi definitivamente a Dio, s'immola per suo amore, preludendo così, come già fece la SS. Vergine, a quel più nobile sacrifizio che offrirà più tardi al Santo Altare: præludit meliori quam mox offeret hostiam. Immola il corpo col voto di continenza, l'anima con l'obbligo di recitare ogni giorno la pubblica preghiera. La continenza suppone la mortificazione dei sensi interni ed esterni, della mente e del cuore, la recita dell'ufficio richiede lo spirito di raccoglimento e di preghiera, lo sforzo perseverante per vivere unito a Dio. L'uno e l'altro dovere non si può fedelmente adempiere senza un ardente amore a Dio, che solo gli può proteggere il cuore contro le lusinghe dell'amor sensibile e aprirgli l'anima alla preghiera col raccoglimento interno. Sacrifizio ed amore richiede dunque per sempre la Chiesa dal suddiacono. Sacrificio più profondo di quello praticato fin allora, perchè la pratica della continenza per tutta la vita esige in certi giorni sforzi eroici e abitualmente poi un assiduo spirito di vigilanza, d'umile diffidenza di sè e di mortificazione; sacrificio irrevocabile: "Quod si hunc Ordinem susceperitis, amplius non licebit a proposito resilire, sed Deo, cui servire regnare est, perpetuo famulari". E perchè questo sacrificio sia possibile e durevole, bisogna mettervi di molta carità: soltanto l'intenso amore di Dio e delle anime può preservare dall'amore profano, può far gustare le dolcezze dell'assidua preghiera, rivolgendo i pensieri e gli affetti verso Colui che solo può appagarli. Quindi il Pontefice invoca su di lui i doni dello Spirito Santo perchè possa adempire gli austeri doveri che gli sono imposti.

4° Dai diaconi, che diventano i cooperatori del sacerdote nell'offerta del S. Sacrifizio, "comministri et cooperatores estis corporis et sanguinis Domini", il Pontificale richiede una purità ancor più perfetta: "Estote nitidi, mundi, puri, casti". E avendo essi il diritto di predicare il Vangelo, si vuol da loro che lo predichino più con l'esempio che con la bocca: "curate ut quibus Evangelium ore annuntiatis, vivis operibus exponatis". La loro vita deve quindi essere una traduzione vivente del Vangelo, e perciò una costante imitazione di Nostro Signore. Onde il Pontefice, pregando perchè lo Spirito Santo discenda sopra di loro con tutti i suoi doni, specialmente con quello della fortezza, rivolge a Dio questa bella preghiera: "Abundet in eis totius forma virtutis, auctoritas modesta, pudor constans, innocentiæ puritas, et spiritualis observantia disciplinæ". Non è questo un chiedere per loro la pratica delle virtù che conducono alla santità? Infatti nella preghiera finale il vescovo domanda che siano ornati di tutte le virtù "virtutibus universis... instructi".

5° Eppure esige ancora qualche cosa di più dal sacerdote. Offrendo il santo sacrifizio della messa, è necessario che il sacerdote sia insieme vittima e sacrificatore; e lo sarà immolando le sue passioni: "Agnoscite quod agitis; imitamini quod tractatis; quatenus mortis dominicæ mysterium celebrantes, mortificare membra vestra a vitiis et concupiscentiis omnibus procuretis"; lo sarà rinnovando continuamente in sè lo spirito di santità: "innova in visceribus eorum spiritum sanctitatis". A tal fine mediterà giorno e notte la legge di Dio, per insegnarla agli altri e praticarla egli stesso e dare così l'esempio di tutte le cristiane virtù; ut in lege tua die ac nocte meditantes, quod legerint, credant; quod crediderint, doceant; quod docuerint, imitentur; justitiam, constantiam, misericordiam, fortitudinem, ceterasque virtutes in se ostendant". E dovendosi pure spendere per le anime, praticherà la carità fraterna sotto forma di dedizione: "accipe vestem sacerdotalem per quam caritas intelligitur"; come S. Paolo, si spenderà intieramente per le anime: "omnia impendam et superimpendar ipse pro animabus vestris". Il che del resto deriva pure dagli uffici sacerdotali che ora esporremo.

Così dunque ad ogni nuova tappa verso il sacerdozio, il Pontificale richiede sempre maggior virtù, maggior amore, maggior sacrificio; giunto poi al sacerdozio, vuole senz'altro la santità, come dice S. Tommaso, affinchè il sacerdote possa offrir degnamente il santo sacrificio e santificare le anime che gli sono affidate. L'Ordinando è libero di andare avanti o no; ma se riceve gli ordini, è chiaro che accetta le condizioni così esplicitamente fissate dal Pontefice, vale a dire l'obbligo di tendere alla perfezione, obbligo che non solo non viene diminuito dall'esercizio del santo ministero ma diventa anzi più urgente come dimostreremo.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

mercoledì 8 aprile 2015

Messa tridentina a Ferrara



Tutte le Domeniche ed i Festivi
Chiesa di S. Chiara – Corso Giovecca 179, Ferrara

Ore 17
S.Messa in Latino nella Forma Straordinaria del Rito Romano

Ore 16.30

Recita del S. Rosario





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Circa le donne che si accostano alla Comunione vestite indecentemente

Molte donne, specialmente nei mesi estivi, vanno a Messa vestite con abiti spudorati, e così svestite osano addirittura accostarsi alla Sacra Mensa. Ecco cosa scrisse in proposito Don Giuseppe Frassinetti, un pio, dotto e zelantissimo sacerdote genovese del XIX secolo, autore di numerosi libri edificanti. Per rendere più agevole la lettura ho tradotto in italiano corrente qualche termine desueto.


Per le donne che si accostano alla Sacra Mensa vestite indecentemente. 

È grande profanazione che le donne entrino in Chiesa ed assistano alle sacre funzioni vestite indecentemente; ma profanazione maggiore, se così vestite si presentino alla SS. Comunione. E veramente i Ministri di Dio devono adoperarsi quanto possono per impedire tali profanazioni, che sono sempre con grande scandalo dei fedeli. Pare che singolarmente riguardi queste donne il testo nolite dare Sanctum canibus; perché quelle che portano l'immodestia, non solo in Chiesa, ma anche alla santa Mensa nell'atto stesso si sublime e venerando di ricevere le carni dell'Agnello Immacolato, bisogna ben dire che abbiano perduto tutto il pudore. Tuttavia poiché i Sacramenti non si possono negare a coloro che pubblicamente li domandano, se non ne siano apertamente indegni, non si dovrà negare la SS. Comunione se non a quelle donne che sono evidentemente e gravemente immodeste. La gravità poi del disordine dovrà misurarsi dagli usi, e dal senso comune del paese. Infatti dove generalmente è invalsa maggiore libertà nel vestire, ivi fa meno colpo una moda di vestire più libera; e così viceversa. Per la qual cosa il Sacerdote non dovrebbe mai negare la SS. Comunione ad una donna che si presentasse vestita con indecenza, se non vedesse chiaramente che atteso il costume del paese quella donna desse col suo vestire un grave scandalo, giudicato tale ivi universalmente. Se poi non presentasse una indecenza così grave, potendosi, si dovrebbe correggere privatamente, chiamandola dopo la Comunione in Sacrestia, ed ivi facendole osservare il disordine, la profanazione e lo scandalo. Ciò s'intende quando cautamente e prudentemente si potesse fare. Sarebbe poi anche meglio farla avvisare da qualche pia donna, la quale potrebbe farle la correzione all'orecchio in Chiesa.

[Brano tratto da "Compendio della Teologia Morale di S. Alfonso M. de' Liguori" di Don Giuseppe Frassinetti] 

martedì 7 aprile 2015

Rilanciare l'apologetica

Un gentile lettore del blog propone di rilanciare l'apologetica per debellare la pestilenziale eresia modernista. 


Carissimo  Cordialiter,
                                           seguo da tempo i tuoi blog: sei davvero un grande! I testi che pubblichi sono bellissimi, trasmettono un misterioso senso di meraviglia e stupore per l’antica Tradizione della Chiesa e portano l’animo ad amarla intensamente!...Scusami, non mi sono presentato: mi chiamo […], sono un ragazzo di 27 anni. 

[...] Lo scorso anno ho conseguito la laurea magistrale in scienze religiose e mi piacerebbe servire la causa della nostra fede come scrittore o giornalista. Si tratta di un campo d’azione delicato ma decisivo. Faccio dunque parte di quella “quinta colonna” della Tradizione da te più volte ricordata. A parer mio, la battaglia contro il modernismo può essere vinta in tre mosse.

In primo luogo è necessaria e quanto mai urgente una nuova apologetica. Un’apologetica convinta e agguerrita, come piacerebbe al cardinale Siri, magari sullo stile delle Letture Cattoliche di san Giovanni Bosco. I potenti media di ispirazione atea e laicista hanno infatti una forza preponderante. In maniera subdola sono capaci di uniformare le coscienze al pensiero anticristiano che li guida facendo apparire qualsiasi visione critica o alternativa come qualcosa di pericoloso. Essi mirano senza dubbio a gettare discredito sulla Chiesa Cattolica, ad infangarla in ogni modo, mettendo in piedi una costante “strategia del rimorso”. E non trovano alcuna resistenza in quest’opera nefasta. Descrivono così la storia cristiana come un concentrato di crimini contro l’umanità: le crociate, l’inquisizione, il caso Galileo, la caccia alle streghe, il colonialismo, il razzismo antisemita, la connivenza con i potenti a danno dei poveri…la Chiesa è accusata di tutto! Il Cattolicesimo, visto come un’essenza oscurantista, come il principale avversario delle libertà umane, è messo perennemente sul banco degli imputati. Ora, basterebbe una ricerca approfondita, una maggiore documentazione, studiare le fonti e non accontentarsi dei luoghi comuni, per demolire questo cumulo di menzogne ma, purtroppo, la tendenza a rappresentare ad ogni costo la storia cristiana come qualcosa di detestabile e vergognoso fa ampiamente breccia nell’animo dei semplici fedeli che iniziano quindi a perdere quel santo orgoglio di essere battezzati e di appartenere alla Sposa di Cristo. In tale ambito poi, i modernisti si allineano alla perfezione e nei seminari, nelle università, addirittura nelle parrocchie, diffondono la visione laicista e credono, così facendo, di svolgere un servizio alla Chiesa, di renderla più evangelica. 

Noi non possiamo stare a guardare, non possiamo permettere che la fede dei nostri padri venga oltraggiata in tal modo, che la memoria dei nostri santi della Chiesa Celeste sia fatta oggetto di disprezzo. Non posso accettare che il beato Pio IX, di immortale memoria, sia descritto sui libri di scuola, come un tiranno nemico del risorgimento quando a quei tempi era invece la massoneria a perseguitare con tutta la sua ferocia quanti amavano il Signore. Non posso accettare che il grande Pio XII venga accusato di essere complice del nazismo: è necessario annunciare con forza la Verità! Del resto, tutto ciò che di splendido l’Europa ha in sé, nell’ambito dell’arte, della musica, della cultura, dei valori, lo deve al Cristianesimo. Siamo dunque chiamati a ribattere colpo su colpo, a difendere la nostra santa religione per essere degni di militare sotto lo stendardo della croce.

In secondo luogo bisogna puntare con decisione sull’agiografia, ovviamente di stampo tradizionale. Come il male si diffonde tramite i cattivi esempi così anche il bene può conquistare attraverso il racconto delle virtù eroiche dei nostri santi. Nella società postmoderna occidentale si assiste quasi inerti, con senso di sconforto e di impotenza, al dilagare del male. Addirittura i modelli negativi sono proposti come figure vincenti, capaci di raggiungere e ottenere successo nella vita. Tuttavia, questa società anela al bene. A quel bene che solo il Cristianesimo può dare e di cui se ne sente terribilmente la mancanza. Ecco allora, abbiamo una foltissima schiera di eroi positivi da proporre e far conoscere. Le vite dei santi, proprio perché ne mettono in risalto la grandezza, allargano il cuore, sono balsamo per l’anima, ispirano pensieri sublimi, stimolano a grandi cose. Insomma, leggerle fa un gran bene: lo sperimento in prima persona. [...]

Infine c’è da combattere quel sincretismo religioso che, nato da un malinteso ecumenismo, si è diffuso e radicato in vasti ambiti della cultura cattolica. Si tratta di una questione di logica. Il Vangelo parla chiaro dicendo: “Andate e battezzate, fate discepoli tra tutte le genti”. Di conseguenza, il dialogo interreligioso deve avere come finalità quella della conversione alla Chiesa di Cristo. Così insegnavano gli Apostoli, così si comportarono i primi cristiani. Fu tale assoluta convinzione che permise al nostro credo di trionfare in tutto l’impero. Il dialogo perseguito con il semplice intento di dialogare, fatto secondo la matrice modernista, è antievangelico. E per di più, spiana la strada o all’agnosticismo o all’ideale massonico, quello in cui tutte le religioni si annullano a vicenda per confluire nell’unico, fumoso, credo della dea ragione o nel panteismo illuminista dell’ente supremo. La teologia dei modernisti porta dunque solo all’annichilimento dell’identità cattolica, alla negazione del Cristianesimo. Anzi, di fatto, il pensiero di questi teologi si inserisce a pieno titolo nel “processo delle negazioni”: il protestantesimo negò la Chiesa, il modernismo nega Cristo, il comunismo materialista giunge alla negazione stessa di Dio. 

Mio caro amico, sono convinto che attuando queste tre mosse il modernismo sarà debellato. Tuttavia, leggendo uno dei tuoi ultimi post, ho capito che non possiamo immaginare di ottenere il trionfo in una tale battaglia impiegando solo le nostre forze e capacità: è necessaria la preghiera, la fiducia in Dio, l’intercessione della Vergine SS.ma e una vita cristiana autentica. Purtroppo, ti confesso che in questi ambiti sono davvero carente. Spero che le mie riflessioni ti siano state di qualche utilità. Conto sulle tue preghiere e ti auguro ogni benedizione dal cielo perché l’opera che svolgi sia sempre più fruttuosa!

(Lettera firmata)

lunedì 6 aprile 2015

Testimonianze sul compianto Cardinale Siri

Pubblico un'interessante e-mail di un gentilissimo lettore del blog. Le seguenti testimonianze sfatano l'immagine di uomo freddo e arcigno, come ingiustamente il grande Cardinale Giuseppe Siri veniva spesso dipinto dai media progressisti.


Carissimo fratello in Cristo,
                                                    scusami se ti scrivo a puntate, tipo soap opera, ma cerco di sfruttare i momenti liberi. Volevo riportare due testimonianze indirette sul card. Siri. 

Faccio parte di un' associazione di appassionati di tram storici, e durante una gita a Bergamo (per visitare la nuova tranvia interurbana) mi son trovato sul bus vicino a due soci, una signora ed un signore, entrambi originari di una zona del basso Piemonte in provincia di Alessandria ma in diocesi di Genova. Il discorso dopo un po' è finito sul card. Siri e il signore ricordava da bambino come tanto solenne e ieratico era in chiesa il Cardinale, tanto era dolce ed affettuoso come un nonno con i bambini cresimandi che aveva voluto conoscere ed incontrare uno per uno in parrocchia.

La signora invece ha raccontato che essendo amica di una parente di Siri, una volta recandosi a casa dell'amica e trovandovi il Cardinale in visita ai parenti, era impaurita e confusa, ma lui l'ha salutata con calore e le ha detto: "Guarda che nella dieta che mi ha prescritto il dottore non ci sono le ragazzine!".

Poi la signora ha aggiunto che Siri con i parenti era amabile, affettuoso, scherzoso e per nulla altero. 

[...]

In J et M.

(Lettera firmata)