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venerdì 27 marzo 2015

Il Sacerdote, immagine di Cristo

L'autore del libro "Il Sacerdote, immagine di Cristo", desidera lanciare un appello.


Monsieur,

Une amie de longue date de ma famille, Mlle Virginia Coda-Nunziante m'a encouragé de vous contacter concernant le livre le Prêtre, Image du Christ.

Je ne sais pas si vous connaissez le livre "Il Sacredote, Immagine di Cristo" fait en grand partie avec l'Institut du Christ Roi et les monastères comme le Barroux, Lagrasse etc. 

Le livre a été entièrement financé par moi, donc à hauteur de 100.000 euro,  en trois langues,  entre autres en italien avec la maison d'édition Cantagalli. Malheureusement, cette dernière m'a fait imprimer 1000 copies de trop, qui maintenant restent dans leur dépôt. Je ne vais pas le vendre à une société de discount, car le livre est fait pour toucher des âmes de jeunes hommes et des jeunes prêtres. J'ai reçu des témoignages ou un jeune prêtre français m'a expliqué que le livre lui avait fait comprendre qu'il est un autre Christ, un  fait essentiel qu'il n'a pas compris dans son séminaire moderne près de Paris !

Mon idée est d'essayer de trouver un sponsor, qui aime l'Eglise, la Messe et la prêtrise et de donner une copie gratuitement à chaque séminariste en Italie et/ou jeune prêtre. Chaque livre m'a coûté 6 euro à imprimer plus 6 euro pour des droits de reproduction, recherches etc. Je serais content si je pouvais récupérer les 6 euro de l'imprimerie. Pour envoyer le livre, il faut compter autour de 5-6 euro (?). Donc au total pour 1000 livres, autour de 12.000 euro. Ma question est de savoir si vous pensez que vous pourriez m'aider à trouver un sponsor pour ce beau projet ? 

Je vous remercie d'avance pour toute l'aide que vous pourriez m'apporter.

Bien cordialement.
In Christo.
Steen Heidemann





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Circa l'obbligo dei sacerdoti di tendere alla perfezione cristiana

Di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


I sacerdoti, in virtù del loro ministero e della missione che loro incombe di santificare le anime, sono obbligati a una santità interiore più perfetta di quella dei semplici religiosi non elevati al sacerdozio. Tal è l'espressa dottrina di S. Tommaso, confermata dai più autentici documenti ecclesiastici: "quia per sacrum ordinem aliquis deputatur ad dignissima ministeria, quibus ipsi Christo servitur in sacramento altaris; ad quod requiritur major sanctitas interior, quam requirat etiam religionis status". I Concilii, massime quello di Trento, i Sommi Pontefici, specialmente Leone XIII e Pio X, insistono tanto sulla necessità della santità per sacerdote, che il negare la nostra tesi sarebbe un mettersi in flagrante contraddizione con queste irrefragabili autorità. Ci basti ricordare che Pio X, in occasione del cinquantesimo anniversario del suo sacerdozio, pubblicò una lettera indirizzata al clero cattolico, ove dimostra la necessità della santità per sacerdote e indica esattamente i mezzi necessari per acquistarla, mezzi che, a dirlo di passata, sono quelli stessi che inculchiamo noi nei nostri Seminarii. Dopo aver descritto la santità interiore (vitæ morumque sanctimonia), dichiara che sola questa santità ci rende quali la divina nostra vocazione richiede: uomini crocifissi al mondo, rivestiti dell'uomo nuovo, che non aspirino se non ai beni celesti e che si studino con ogni mezzi possibile d'inculcare agli altri gli stessi principi [...].

Il Codice sancì queste idee di Pio X, insistendo, più che l'antica legislazione non facesse, sulla necessità della santità pel sacerdote e sui mezzi di praticarla. Dichiara nettamente che "gli ecclesiastici devono condurre una vita interiore ed esteriore più santa dei laici e dar loro buon esempio con le virtù e le buone opere". Aggiunge che i Vescovi devono fare in modo "che gli ecclesiastici s'accostino frequentemente al Sacramento della Penitenza per purificarsi delle loro colpe; che ogni giorno attendano per un po' di tempo all'orazione mentale, visitino il SS. Sacramento, recitino il rosario in onore della Vergine Madre di Dio, e facciano l'esame di coscienza. [...]

Vi è poi una serie d'insegnamenti che sono direttamente ed esplicitamente riservati agli apostoli e ai loro successori: quelli che Gesù dà ai Dodici e ai Settantadue inviandoli a predicare nella Giudea e quelli che disse nell'ultima Cena. Ora questi discorsi contengono un codice di perfezione sacerdotale così alta da risultarne per i sacerdoti uno stretto dovere di tendere incessantemente alla perfezione. Dovranno infatti praticare il disinteresse assoluto, lo spirito di povertà e la povertà effettiva, contentandosi del necessario, lo zelo, la carità, la piena dedizione, la pazienza e l'umiltà in mezzo alle persecuzioni che li aspettano, la fortezza per confessar Cristo e predicare il Vangelo a tutti e contro tutti, il distacco dal mondo e dalla famiglia, il portamento della croce e la perfetta abnegazione.

Nell'ultima Cena Gesù dà loro quel comandamento nuovo che consiste nell'amare i fratelli come li ha amati lui, cioè sino alla intiera immolazione; raccomanda la fede viva, una piena confidenza nella preghiera fatta in suo nome; l'amor di Dio che si manifesti nell'osservanza dei precetti; la pace dell'anima per accogliere e gustare gl'insegnamenti dello Spirito Santo; l'intima e abituale unione con lui, condizione essenziale di santificazione e d'apostolato; la pazienza in mezzo alle persecuzioni del mondo che odierà loro come odiò il Maestro; la docilità allo Spirito Santo che verrà a consolarli nelle tribolazioni; la fermezza nella fede e il ricorso alla preghiera in mezzo alle prove: in una parola le essenziali condizioni di quella che oggi chiamiamo vita interiore o vita perfetta. E termina con quella preghiera sacerdotale, piena di tanta tenerezza, con cui domanda al Padre di custodire i suoi discepoli come li custodì lui nella sua vita mortale; di preservarli dal male in mezzo a quel mondo che devono evangelizzare e di santificarli in tutta verità.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928]

giovedì 26 marzo 2015

Settimana Santa in rito antico a Verbania e Arona


Domenica 29 di marzo 2015, ore 11.30

Chiesa di San Giuseppe a Verbania Pallanza (VB)

Santa Messa – Domenica delle Palme

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Giovedì Santo, 2 di aprile 2015, ore 18.00

Chiesa di Santa Marta a Arona (NO)

Santa Messa in Coena Domini

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Venerdì Santo, 3 di aprile 2015, ore 18.00

Chiesa di Santa Marta a Arona (NO)

Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo

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Sabato Santo, 4 di aprile 2015, ore 20.30

Chiesa di Santa Marta a Arona (NO)

Veglia Pasquale e Santa Messa

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Domenica di Pasqua, 5 di aprile 2015, ore 11.30

Chiesa di San Giuseppe a Verbania Pallanza (VB)

Santa Messa di Pasqua



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Settimana Santa in rito antico a Prato e Pistoia

Da



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Pendolarismo liturgico

Pubblico una breve testimonianza di un lettore di Torino, il quale da giovane andava in "trasferta" fino in Liguria, nella Genova del grande Cardinale Giuseppe Siri, per assistere ai suoi Pontificali.


[...] Siri era veramente un grande della Chiesa, pensa che tra gli anni '70 ed '80 quando sapevo che teneva il pontificale, andavo apposta da Torino a Genova per seguirlo. Andare a Messa a Genova poi era per me prendere una boccata d'aria pura: santa Comunione in ginocchio, altari "ad Deum", preti non in jeans, barbone alla "Che" ed eskimo. 

A Torino erano gli anni delle più audaci fantasie liturgiche, si era arrivati al punto che alla Comunione un chierichetto teneva in mano una coppa piena di Ostie consacrate e ognuno la pescava da sè. Una volta addirittura in una Messa solo per noi ragazzi dei gruppi il viceparroco (ora, ahimè, è vescovo) ha voluto che tenessimo ognuno in mano un'ostia durante il Canone, così che il pane sarebbe divenuto il Corpo di Cristo nelle nostre mani [...]. Pensandoci ora mi si accappona la pelle e mi vien da piangere. 


Alcune foto del compianto Cardinale Siri 






Avviso da Bari

- Sabato 28 Marzo 2015 ore 19:15 - presso la sala "Padre Girolamo de Vito" - cortile interno Basilica di San Nicola a Bari

"L'AGGRESSIONE della teoria gender ALLA FAMIGLIA"
relatori:
Antonio BRANDI, direttore della rivista Notizie ProVita

Alexey KOMOV, ambasciatore presso l'Onu del Congresso Mondiale delle Famiglie


- Giovedì 09 Aprile 2015 ore 19.00  - presso ARS (Biblioteca Comunale Adelfia) 

"Affettività e sessualità - Che "genere" di educazione vogliamo per i nostri figli?"
relatrice:
dott.ssa Lodovica CARLI, presidente dell'associazione "Bottega dell'Orefice" e presidente regionale del Forum delle Associazioni Familiari




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mercoledì 25 marzo 2015

Stava per morire in peccato mortale

Tempo fa un lettore ha scritto una "lettera aperta" (l'ho pubblicata sul blog vocazionale) in cui rimpiange di non aver eletto lo stato di vita al quale in gioventù lo chiamava il Signore. In un'e-mail successiva mi ha raccontato che quando viveva in peccato mortale stava per cadere da una montagna...


Caro D., fratello in Cristo,
                                                    ti ringrazio per l' attenzione che mi hai riservato e ti chiedo di pregare per me, come io farò per te.

Che il Signore mi dia la forza perseverare nell'essergli fedele, dopo tanti anni lontano da Lui.
Non voglio ricadere nel peccato mortale, sia per non recargli immensa offesa, sia per non rischiare di perderlo in eterno, Lui che non ha voluto che mi perdessi. A questo proposito ti racconto un fatto.

Parecchi anni fa ebbi un serio incidente alpinistico: eravamo fermi su di una cresta prossimi alla cima, slegati, quando per un capogiro od un calo di pressione mi accascio, cado e scivolo per alcuni metri su di un piano inclinato verso il precipizio, ma mi schianto contro delle roccette che mi fermano, le ho mirate con precisione, potevo scivolare a destra o a sinistra. Me la cavo con trauma cranico, ablazione di alcuni denti, e frattura al braccio. Ero in stato di peccato mortale, ma Dio non ha voluto che morissi così; allora, stoltamente, non diedi peso alla cosa, ma ora se ci penso mi tremano i polsi, mi viene un groppo alla gola, mi vien da piangere la gioia e riconoscenza che provo verso il Signore, e considera che non sono un tipo emotivo, ma freddo e molto razionale, direi "cartesiano".

Scusami per il tempo che ti ho sottratto, e che Dio ti ricompensi, quaggiù e lassù, per il bene che fai con i tuoi blog.     

Un abbraccio in Gesù e Maria.

(Lettera firmata)

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(*) Chi volesse leggere la sua "lettera aperta" sull'errore che ha commesso al riguardo dell'elezione dello stato di vita, può farlo cliccando qui.

martedì 24 marzo 2015

Unire le forze e coltivare amicizie spirituali

In questi anni mi hanno contattato svariate centinaia di persone che seguono i miei blog. Con alcune di loro è nata spontaneamente una vera e propria amicizia spirituale...


Carissimo fratello in Cristo,
                                                    sono appena tornata da fare un sacco di commissioni, quali spesa, visita al [...], dove ho avuto modo di incontrare il mio ex parroco. Purtroppo non sta molto bene...ti chiedo fraternamente di pregare per lui, affinché stia presto meglio [...].

Non smetterò mai di ringraziare nostro Signore per avermi concesso di conoscerti; ora so di avere una presenza di sincera amicizia spirituale, e ciò mi da molta gioia. Fino a prima di conoscerti, stavo per perdere la fiducia in alcune persone,che tanto mi hanno delusa, dalle quali mi aspettavo comprensione, affetto sincero e disinteressato,ed amicizia vera...

Ora mi rendo conto che ci sono altre splendide creature, che, amando con tutto il cuore Gesù, sanno amare in modo puro e sincero anche il prossimo, proprio come Lui ci ha insegnato e raccomandato di fare.

Anche io ti auguro una buona domenica,nella pace del Signore Gesù,che tanto ci ama e che non ci deluderà mai.

Ciao,

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                        come hai potuto leggere negli scritti di San Francesco di Sales, è molto importante avere delle amicizie spirituali, cioè delle amicizie fondate sulle virtù cristiane, e quindi legate dalla carità, che è l'amore soprannaturale che nasce da Dio. Nel mondo invece ci sono tante false amicizie perché non sono fondate sulle virtù cristiane, ma solo su cose materiali (interessi economici, attrazione fisica, e altri interessi non soprannaturali). 

Il demonio odia ferocemente tutti gli esseri umani, ma ha un odio particolare verso coloro che cercano di praticare la vita devota. Dunque odia anche noi due, e certamente non vuole che tra noi possa svilupparsi un'amicizia spirituale, perché essa sarebbe di vero vantaggio per le nostre anime. Quindi potrebbe tentare in tutti i modi di seminare tra noi discordie, incomprensioni, contrasti e cose di questo genere, oppure potrebbe tentare di distruggere l'amicizia spirituale cercando di inquinarla con interessi non basati sulle virtù cristiane.

Perché ti dico tutto questo? Certamente sono contento del fatto che stai sentendo dei benefici spirituali dalla nostra amicizia, ma cosa succederebbe se io morissi oggi? Temo che soffriresti come se perdessi un cugino o forse un fratello. E se invece io mi arrabbiassi con te e decidessi di interrompere tutti i contatti? Soffriresti ancora di più, perché oltre alla perdita dell'amicizia si aggiungerebbe il dolore per la fiducia tradita. Ciò non mi stupirebbe perché le anime nobili soffrono più per i “dolori spirituali” che per i dolori del corpo. 

Insomma dobbiamo coltivare l'amicizia in maniera tale da evitare rotture che potrebbero causare tanta sofferenza. Per esempio, se dovessero sorgere delle incomprensioni o delle divergenze, invece di arrabbiarci e metterci a litigare dovremo cercare di trovare un chiarimento in maniera cristiana, cioè con dolcezza e carità fraterna (come faceva San Francesco di Sales).

Da parte mia prego Iddio di farmi morire prima che io possa darti un dispiacere, tradire la tua fiducia, e farti soffrire ingiustamente dicendo o facendo qualcosa di contrario agli insegnamenti di Gesù. Già hai sofferto abbastanza in passato con altre persone, non voglio farti soffrire anche io.

Dobbiamo pregare tanto affinché la nostra amicizia spirituale sia sempre di natura soprannaturale e dunque ancorata nella carità. Se smarrissimo la carità rischieremmo di farci troppo del male. Se avremo sempre la carità, l'amicizia potrà durare anche per tutta la vita, se questa è la volontà di Dio.

Tu sei una persona particolarmente portata per la vita devota. Questa è una grazia di Dio, ma adesso sei tenuta ad amare Gesù molto più di quanto lo amano mediamente gli altri cristiani. Troppo grande sarebbe la tua ingratitudine se amassi poco il Redentore Divino. Voglio vederti ardere d'amore per il Signore e infiammare il prossimo col fuoco della divina carità. Chi ama davvero Dio desidera che Egli sia amato anche dagli altri.

Con fraterna amicizia ti saluto cordialmente in Corde Matris,

Cordialiter

lunedì 23 marzo 2015

Circa il ricatto nei confronti di Benedetto XVI

Una cara lettrice del blog è molto preoccupata a causa della drammatica situazione ecclesiale.


Caro D.,
                   spero che tu stia bene. Ho letto che comincia a prendere corpo il progetto di una comunità laica; mi fa piacere, so che la cosa ti sta molto a cuore. Tutto per la maggior gloria di Dio. Quanto a me, vado avanti come al solito, cercando quotidianamente di convertirmi un po' di più. C'è la sofferenza nel vedere la situazione della Chiesa. Sì, lo so, che le forze del male non prevarranno, ma ciò non toglie il dolore. Cerco di offrire anche questo, insieme al dolore fisico, a Nostro Signore. Più di tanto non mi scandalizza ciò che sta succedendo: lo stesso Gesù venne tradito da uno dei suoi, rinnegato da Pietro e abbandonato da quasi tutti, e la Chiesa, Sua sposa, ne segue le orme e forse verrà rinnegata, tradita, abbandonata di nuovo, come lo fu in epoche passate, da coloro che più di tutti dovrebbero sostenerla e amarla. Ci sono cose che mi ricordano Akita e c'è il sangue dei martiri - quanto sangue! - che mi fa ricordare il messaggio di Fatima; martiri di fronte ai quali ci si sente piccoli piccoli e indegni.

Non te l'ho detto a suo tempo, ma mi è rimasto impresso l'intervento che hai fatto la scorsa estate sulle dimissioni di Benedetto XVI. Anche senza tenere conto della rivelazioni che hai fatto, ora, a distanza di due anni, ciò che è successo è molto chiaro ed evidente [...]. Non dico altro per non farti perdere tempo con cose che sappiamo molto bene (purtroppo!).

Un caro saluto

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                  tutti coloro che amano davvero la Chiesa Cattolica, che è il Corpo Mistico del Redentore Divino, stanno soffrendo assai interiormente a causa delle devastazioni spirituali prodotte dalla barbara e tirannica ideologia modernista. Ma nonostante tutto continuiamo a conservare la pace nel cuore: noi conosciamo la vera Religione e la buona Dottrina, sappiamo cosa insegna l'immutabile Legge Eterna di Dio, abbiamo la viva speranza di poter salvarci l'anima. Ciò che dispiace è il pensiero che tante anime si dannano a causa del modernismo. Se la Madonna nel 1917 a Fatima disse che molte anime vanno all'inferno, chissà cosa direbbe oggi.

Per quanto riguarda il post sulle dimissioni di Benedetto XVI che ho scritto la scorsa estate, e che è stato citato anche da Antonio Socci in un suo libro che ha fatto molto scalpore, ribadisco che se un Pontefice si dimettesse a causa di pressioni esterne, le dimissioni sarebbero invalide, e non penso che Papa Ratzinger abbia potuto commettere un errore così grave.

Nel 2017 ricorrerà il centenario delle apparizioni di Fatima. Chissà, forse entro quella data accadrà qualcosa di grosso, che sfocerà nel trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Speriamo!

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter

(*) Chi desidera rileggere il famoso post dell'agosto 2014 sul ricatto dei modernisti nei confronti di Benedetto XVI, può farlo cliccando qui.

domenica 22 marzo 2015

Come predisporre i fedeli al passaggio alla liturgia tradizionale?

Pubblico l'e-mail di un'affezionata lettrice del blog e la mia risposta.


Caro fratello in Cristo,
                                           […] Ho visto che hai ripubblicato la lettera che ti inviai tempo fa relativa alla mia partecipazione alla messa Vetus Ordo (lettera ripresa anche da 'Messa in latino'). Mi sono sentita in imbarazzo: oggi infatti non scriverei più quel che scrissi allora. Ho partecipato ad altre Messe secondo il rito antico e ho cercato di documentarmi, per cui oggi non direi più che l'importante è celebrare bene o piuttosto non solo: è altrettanto importante il rito e come! Il rito forma, educa, secondo l'espressione 'lex orandi lex credendi'.

Purtroppo, per una serie di ragioni, mi è possibile partecipare alla messa in rito antico solo saltuariamente. Ma anche se una persona potesse andarvi tutte le domeniche, nel corso della settimana per forza (tranne forse rarissime e fortunatissime eccezioni) deve partecipare alla messa Novus Ordo, quindi servirsi delle due forme del rito. In questo senso allora si può dire che è importante che la celebrazione sia ben fatta. Sacerdoti poco zelanti ci sono oggi come ce ne sono sempre stati in passato. 

[...] Nel frattempo ci sono state imposte nuove chiese, così brutte che più brutte non si può […]. Se ci si ferma solo un po' a pensarci, se ne traggono tante conclusioni.

Scusa se ho fatto un po' di polemica. Ne approfitto per farti tanti auguri di Buona Pasqua. Christus vincit.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                          circa la Liturgia è chiaro che tutti noi abbiamo “l'opzione preferenziale” per il rito tradizionale, perché lo viviamo con più profondità e percepiamo maggiormente l'aspetto sacrificale della Messa. Tuttavia, coi tempi che corrono, sarebbe già molto se il “Nuovo Rito” venisse celebrato con devozione e senza abusi liturgici. Penso che assistere al Novus Ordo celebrato degnamente può essere d'aiuto per un passaggio più morbido al Vetus Ordo. La prima volta che andai alla Messa tridentina (gennaio 2002) ammetto di essere rimasto “spaesato”. Poi ho assistito numerose volte alla Messa di Paolo VI celebrata in “stile tridentino” (latino, canti gregoriani, Canone Romano, sacerdote rivolto “versus Deum”, Comunione in ginocchio, ecc.) e devo dire che ciò mi ha aiutato ad approdare in seguito alla Messa tridentina. 

Molti di coloro che vanno per la prima volta alla Messa tradizionale rimangono spaesati perché non vi sono abituati. Per questo motivo dico che se il Novus Ordo venisse celebrato in modo dignitoso già sarebbe un grosso passo avanti, perché predisporrebbe i fedeli al passaggio alla liturgia antica.

Ti saluto cordialmente in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Cercasi "maestra" per bambine

Molte persone mi hanno manifestato il proprio interesse a ricevere aggiornamenti al riguardo del progetto per fedeli laici. Attualmente siamo nella fase iniziale, abbiamo trovato delle persone dal cuore grande (grazie a Dio ci sono buoni cristiani anche tra coloro che non seguono la Messa tridentina) che ci stanno aiutando assai mettendo a nostra disposizione degli alloggi, senza chiederci nulla di materiale in cambio. Ormai sono più di 20 i bambini poveri che stanno beneficiando del dopo-scuola (gratuito), ma il loro numero è in continua crescita. Io sono tornato a casa dei miei genitori per un breve periodo, ma tra poco tempo tornerò nel bellissimo paese in cui ci stiamo insediando (vi ho già trascorso 3 settimane tra febbraio e marzo). La ragazza che principalmente si occupa del dopo-scuola tra poco tornerà per alcune settimane a casa sua, pertanto per un po' di tempo io e un'altra ragazza potremmo trovarci in difficoltà senza di lei. Per farla breve: sarei molto contento se qualche lettrice del blog volesse venire a darci una mano, almeno per qualche mese. Non è necessario che sia una "maestra" giovane, può essere anche anziana (anche in pensione). Non è necessario che abbia esperienza come maestra, l'importante è avere buona volontà e tanta pazienza coi bambini (in realtà sono in netta maggioranza bambine).

L'idea non è di aprire una "cooperativa" o qualche altra "azienda", infatti i nostri "clienti" sono i poveri, i quali non hanno possibilità di retribuirci. Pensate che c'è qualche mamma che si vergogna a mandare i figli a scuola, perché non può comprargli la merenda. In una famiglia hanno staccato l'allacciamento del gas perché non riuscivano a pagare le bollette (il paese di trova in collina e di notte fa freddo). 

Per il momento abbiamo cominciato coi bambini, ma in futuro abbiamo in mente di fornire aiuto gratuito ad ogni sorta di persone emarginate e considerate "rifiuti" da questa società pagana ed edonista. Alcuni diranno: "Ciò che avete cominciato a fare è bello, ma come pensate di vivere?". A costoro rispondo: "Adiutorium nostrum in nomine Domini". Il progetto sta evolvendo serenamente, senza ansie e preoccupazioni che tolgono il sonno. Non si tratta di un progetto elaborato a tavolino, infatti si sta sviluppando spontaneamente, in maniera un po' diversa da come l'avevo immaginato qualche mese fa. Sono tranquillo: se Dio vuole che il progetto continui ci penserà Lui ad aprirci le porte giuste (fino ad ora si sono aperte diverse porte in maniera serena, senza incomposte agitazioni). Staremo a vedere come evolveranno le cose in futuro. Se son rose fioriranno...

Se qualche lettrice è interessata a fare il dopo-scuola alle bambine (per poche settimane o per periodi più lunghi) e vuole avere ulteriori informazioni, può contattarmi all'indirizzo: cordialiter@gmail.com

Settimana Santa "more antiquo" a Tolentino (Macerata)

Tolentino, Centro Storico, Chiesa del Sacro Cuore ( vulgo "dei sacconi", via Corridoni )

Per l'imminente Settimana Santa in rito romano antico  il Parroco Don Andrea Leonesi ha stabilito i seguenti orari  :


Domenica delle Palme, 29 marzo 2015 : 

a) ore 16,00 Benedizione e distribuzione delle palme; processione con le palme benedette; ecc ecc 

b) ore 17,10 Santa Messa solenne e Canto del Passio

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(Martedì Santo 31 marzo 2015 centro storico medioevale di Petriolo , vicino Tolentino, ore 21 Processione Eucaristica per la conclusione delle Quarantore)

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Giovedì Santo 2 aprile 2015 Chiesa Sacro Cuore Tolentino, apertura ore 16 per le Sante Confessioni; ore 16,30 , Messa solenne In Coena Domini 

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Venerdì Santo 3 aprile 2015 Bas.Concattedrale di San Catervo Tolentino ore 13,30 TRE ORE di Agonia di N.S.G.C. 

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Sabato Santo 4 aprile 2015 Chiesa del Sacro Cuore di Tolentino  
a) ore 18,30 Veglia Pasquale 

b) ore 19,45 Messa Solenne della Risurrezione

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Domenica di Pasqua 5 aprile 2015 Chiesa del Sacro Cuore di Tolentino ore 17,00 Santa Messa Solenne

Chiesa riscaldata, spazi interni a disposizione delle Mamme per i bambini piccoli, ( a richiesta due Maestre d’asilo ) servizi efficienti.

Preparazione : L’Ufficio delle Tenebre del Mercoledì Santo nella Chiesa del Sacro Cuore; la Santa Messa vespertina della Domenica in Albis ( 12 aprile 2015) nella Chiesa del Sacro Cuore e la consueta celebrazione mattutina di Sabato 25 aprile 2015 a Grottammare ( AP ) nella Chiesa di San Giovanni Battista


Quest'anno avremo un motivo in più per ringraziare il Signore: la Provvidenza ha infatti disposto che per il  Sacro Triduo , di cui abbiamo fornito gli orari, avremo la presenza di tre giovani Sacerdoti che saranno disponibili anche per le Sante Confessioni prima e dopo le celebrazioni.

Preghiamo per la Chiesa, il Papa , i Consacrati e particolarmente per tutti i Seminari Cattolici. 


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sabato 21 marzo 2015

Settimana Santa a Poggibonsi (Siena)

Castello della Magione
Via della Magione, 1, 53036 Poggibonsi


- Domenica 29 Marzo: Ore 9,30: Processione e S. Messa delle Palme

- Giovedì Santo 2 Aprile: Ore 18,00: Messa ”in Cena Domini”

- Venerdì Santo 3 Aprile: Ore 15,00: Commemorazione della Passione e Morte del Signore; Messa dei Presantificati.
Ore 21,00: Via Crucis nel parco del Castello.

- Sabato Santo 4 Aprile Ore 21,00: Veglia Pasquale e S. Messa della Resurrezione. Benedizione delle uova.

- Domenica 5 Aprile: Ore 10,00: S. Messa di Pasqua. Benedizione delle uova.

La Domenica di Pasqua la S. Messa a S. Donato a Siena sarà celebrata al consueto orario delle 17,30.



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Amicizia spirituale

È molto importante avere degli amici spirituali. A tal proposito riporto il capitolo XIX "Le vere amicizie" del libro di San Francesco di Sales intitolato "Filotea - Introduzione alla vita devota", ed. Paoline.


Ama tutti, Filotea, con un grande amore di carità, ma legati con un rapporto di amicizia soltanto con coloro che possono operare con te uno scambio di cose virtuose. Più le virtù saranno valide, più l'amicizia sarà perfetta.

Se lo scambio avviene nel campo delle scienze, la tua amicizia sarà, senza dubbio, molto lodevole; più ancora se il campo sarà quello delle virtù, come la prudenza, la discrezione, la fortezza, la giustizia.

Ma se questo scambio avverrà nel campo della carità, della devozione, della perfezione cristiana, allora sì, che si tratterà di un'amicizia perfetta. Sarà ottima perché viene da Dio, ottima perché tende a Dio, ottima perché il suo legame è Dio, ottima perché sarà eterna in Dio.

È bello poter amare sulla terra come si ama in cielo, e imparare a volersi bene in questo mondo come faremo eternamente nell'altro. Non parlo qui del semplice amore di carità, perché quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini; parlo dell'amicizia spirituale, nell'ambito della quale, due, tre o più persone si scambiano la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo spirito. A ragione quelle anime felici possono cantare: Com'è bello e piacevole per i fratelli abitare insieme. Ed è vero, perché il delizioso balsamo della devozione si effonde da un cuore all'altro con una comunicazione ininterrotta, di modo che si può veramente dire che Dio ha effuso la sua benedizione e la sua vita su simile amicizia per i secoli dei secoli.

Mi sembra che tutte le altre amicizie siano soltanto fantasmi a confronto di questa e i loro legami anelli di vetro e di giaietto, a confronto del legame della devozione che è tutta di oro fino.

Non stringere amicizie di altro genere; intendo dire quelle che dipendono da te. Non devi lasciar cadere, né disprezzare quelle che la natura e i doveri precedenti ti obbligano a intrattenere: quali quelle con i parenti, i soci, i benefattori, i vicini e altri; ripeto, mi riferisco a quelle che tu scegli liberamente di persona.

Può darsi che qualcuno ti dica che non bisogna avere alcun genere di particolare affetto o amicizia, perché ciò ingombra il cuore, distrae lo spirito, dà luogo ad invidie; ma si sbagliano. Negli scritti di molti santi e devoti autori, hanno letto che le amicizie particolari e gli affetti fuori dell'ordine sono molto dannosi per i religiosi; pensano che la regola valga per tutti, ma su questo ci sarebbe molto da dire.

Premesso che in un monastero ben ordinato, il progetto comune è di tendere tutti insieme alla vera devozione, è evidente che non sono necessari questi scambi particolari, per timore che, mentre si cerca in particolare ciò che è comune, non si passi dalle particolarità alle parzialità. Ma per coloro che vivono tra la gente del mondo e abbracciano la vera virtù, è indispensabile stringere un'alleanza reciproca con una santa amicizia; infatti appoggiandosi ad essa, ci si fa coraggio, ci si aiuta, ci si sostiene nel cammino verso il bene.

Coloro che camminano in piano non hanno bisogno di prendersi per mano, ma coloro che si trovano in un cammino scabroso e scivoloso si sostengono l'un l'altro per camminare con maggiore sicurezza. I religiosi non hanno bisogno di amicizie particolari, ma coloro che vivono nel mondo, sì, per darsi reciprocamente sicurezza e aiuto in tutti i passaggi pericolosi che devono affrontare. Nel mondo, non tutti tendono allo stesso fine, non tutti hanno lo stesso spirito; bisogna dunque riflettere e stringere amicizie secondo i nostri programmi; questa particolarità crea veramente una parzialità, ma è una santa parzialità che non crea divisioni se non quella del bene dal male, delle pecore dalle capre, delle api dai fuchi, che sono separazioni necessarie.

È fuor di dubbio, e nessuno si sogna di negarlo, che Nostro Signore nutrisse un'amicizia più tenera e personale per Giovanni, Lazzaro, Marta, Maddalena; lo dice la Scrittura. Sappiamo che S. Pietro aveva una predilezione per Marco e per Santa Petronilla; S. Paolo per S. Timoteo e S. Tecla. S. Gregorio di Nazianzo si gloria cento volte dell'amicizia che aveva per S. Basilio e così la descrive: " Si aveva l'impressione che in noi due ci fosse una sola anima con due corpi. È vero che non bisogna prestare fede a coloro che dicono che tutto è in tutto; tuttavia è vero che tutti e due eravamo in ciascuno e ciascuno nell'altro; coltivare la virtù e ordinare i programmi della nostra vita alle speranze future; questo era il modo di uscire da questa terra mortale, prima di morire ".

S. Agostino dice che S. Ambrogio voleva molto bene a S. Monica, per le rare virtù che ammirava in lei, ed ella gli voleva bene come a un angelo di Dio.

Ma ho torto a farti perdere tempo per una cosa così chiara. S. Girolamo, S. Agostino, S. Gregorio, S. Bernardo e tutti i più grandi Servi di Dio hanno avuto amicizie personali senza pregiudizio per la loro perfezione. S. Paolo, rimproverando ai Gentili il disordine morale della vita, li accusa di essere gente senza affetto, ossia gente incapace di amicizia. S. Tommaso, come del resto tutti i buoni filosofi, dice che l'amicizia è una virtù: certamente parla dell'amicizia personale perché, dice, la vera amicizia non può essere estesa a molte persone.

La perfezione dunque, non consiste nel non avere amicizie, ma nell'averne una buona, santa e bella.

venerdì 20 marzo 2015

Avvisi da Moncalieri e Torino

Celebrazioni in forma straordinaria per il tempo di Passione, Settimana Santa e S. Pasqua:

-       Domenica 22 marzo 2015, ore 19, Domenica I di Passione:  S. Messa cantata presso la parrocchia S. Giovanna Antida Thouret, corso Roma 25, Moncalieri (TO).

Celebrante: don Giovanni Falchero, Parroco del clero diocesano di Acqui.

Programma musicale della celebrazione: proprio gregoriano del giorno parzialmente salmodiato - Kyriale delle domeniche di Avvento e Quaresima (XVII, Kyrie t. 6)–– Credo III – Vexilla Regis –  Ave verum gregoriano - Stabat Mater - Ave Regina Coelorum  (t. simplex) – Ti saluto o Croce santa.

-   Domenica 29 marzo 2015, ore 18, Domenica delle Palme:  Benedizione e processione dei rami  e S. Messa cantata con proclamazione della Passione del Signore, in ritu simplici, presso la parrocchia Gesù Crocifisso e Madonna delle Lacrime, V. Giaveno 39, Torino.

Celebrante: don Stefano Cheula, Parroco

Programma musicale della celebrazione: proprio gregoriano del giorno parzialmente salmodiato - Kyriale delle domeniche di Avvento e Quaresima (XVII, Kyrie t. 6) – Credo III – Vexilla Regis– Ave verum gregoriano - Miserere salmodico - Ave Regina Coelorum  (t. simplex) – Ti saluto o Croce santa.

-       Domenica 5 aprile 2015 ore 18, S. Pasqua: S. Messa cantata in forma straordinaria presso la Cappella dell’Ospedale S. Giovanni Bosco (‘Cappella Mastroianni’), Piazza del Donatore di Sangue 3, 7° piano, Torino.

Celebrante: don Massimo Degregori, attaché presso la Missione Permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra


Programma musicale della celebrazione: Proprio gregoriano del giorno parzialmente salmodiato – Kyriale I (Lux et origo) - Credo III – O filii et filiae– Regina Coeli (t. simplex) – Christus Vincit.



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Quando i turchi volevano fagocitare la cristianità

(Brano tratto dal libro “Alla scuola di Maria – Catechismo mariano con esempi”, di Andrea Damino, Società Apostolato Stampa, 1947) 


Nel 1683, 200 mila Turchi stringevano d'assedio la capitale dell'Austria, Vienna, allora uno dei più forti baluardi della cristianità. Gli assediati compivano inauditi prodigi di valore, ma si vedevano sopraffatti dal numero dei nemici. Ancora pochi giorni e Vienna sarebbe stata distrutta dal ferro e dal fuoco; sarebbero state abbattute le sue chiese, venduti schiavi i suoi figli. La costernazione era generale. Nel grave pericolo i Viennesi ricorsero all'aiuto della Vergine, invocarono in pubbliche processioni il nome di Maria. Ed ecco giungere in tempo opportuno in aiuto degli assedianti un prode generale, il giovane re di Polonia, Giovanni Sobieschi, con 40 mila soldati.

Prima di gettarsi sul nemico, il generale gridò con fatidica voce: «Nel nome di Maria moviamo all'assalto; la vittoria sarà nostra!» La battaglia s'impegnò furibonda, e le scimitarre turche ebbero una completa disfatta. Maometto IV, colpito da una palla, cadde a terra in una pozza di sangue; il suo vessillo, preso dai polacchi, fu mandato al Pontefice Innocenzo XI, il quale riconoscente alla Vergine SS. di tale prodigiosa vittoria, ordinava che ne rimanesse perpetuo ricordo nell'orbe cattolico, istituendo a tal fine la festa del S. Nome di Maria, da celebrarsi ogni anno il 12 settembre.

giovedì 19 marzo 2015

Un devoto di San Giuseppe

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

Un ricco signore da anni si era sposato ed aveva avuto da Dio il dono di tre fi­gliuoli. Era devoto di San Giuseppe ed ogni anno solennizzava il 19 Marzo, im­plorando la benedizione del Patriarca sui figli.

Accadde che proprio nel giorno della festa di San Giuseppe venne a morire un figlio. L'anno seguente, e precisamente il 19 Marzo, morì il secondo figlio. Il pio genitore non cessò di onorare il Santo; ma all'avvcinarsi dell'anniversario dei lutti era afflittissimo, temendo che mo­risse il terzo figlio.

Assorto in tristi pensieri, trovavasi un giorno in campagna ed ebbe il dono di una visione spiegativa. Vide pendere dai rami di un albero due giovanetti impic­cati; apparve un Angelo che gli disse: Vedi tu questi due giovanetti appesi al­la corda? Tale fine avrebbero fatto i tuoi figliuoli, se fossero giunti a matura età! Ma poiché sei stato devoto di San Giu­seppe, egli ti ottenne da Dio che moris­sero in tenera età, per risparmiare a te l'afflizione ed il disonore e ad essi la dan­nazione eterna. Non lasciare dunque di celebrare la festa del Santo, al quale de­vi essere obbligato anche per un'altra grazia, poiché il figlio che ti resta me­nerà vita santa ed un giorno sarà Ve­scovo. -

Sparita la visione, il buon padre riac­quistò la serenità. Le cose in seguito si avverarono come l'Angelo aveva predetto.

mercoledì 18 marzo 2015

La Messa in latino per una Chiesa in uscita?

“La Messa in latino per una Chiesa in uscita?” è il provocatorio titolo della conferenza che il prof. Roberto Spataro, docente presso la Pontifica Università Salesiana, terrà venerdì 20 marzo alle ore 18,30 presso l’Istituto Marcelline, viale Otranto 67, in Lecce. 

Un titolo che dietro l’apparente ossimoro (che riecheggia uno dei principi più noti di Papa Francesco) intende proporre una lettura vivace ed attualissima della “Messa in latino” che, a partire dal Summorum Pontificum di Benedetto XVI, tanto favore sta ottenendo tra i giovani, contraddicendo nei fatti una diffusa ostilità di coloro che la considerano un orpello “per vecchi nostalgici”. Ancor più chiaro è il sottotitolo della conferenza “fecondità pastorale della Messa vetus ordo nella Chiesa di Francesco”, ad indicare l’efficacia insuperata della Messa antica quale strumento della nuova evangelizzazione, voluta da San Giovanni Paolo II e di cui tanti parlano senza riuscire ad individuare gli antidoti al dilagante analfabetismo religioso che - quando non è indifferenza - si risolve in un vago e accomodante sentimentalismo che lascia campo libero alle invenzioni più spettacolari e avventurose della liturgia. 

Un’occasione per scoprire (o riscoprire) – nel tempo del minimalismo sciatto e delle improvvisazioni - i grandi tesori della liturgia, a partire dalla insuperata forza della lingua latina, nervatura della civiltà europea e archetipo di chiarezza espressiva, per riflettere sul lapidario nitore del linguaggio che per secoli è stato forma della liturgia e del diritto. L’introduzione è affidata a padre Vladimiro Caroli, giovane sacerdote domenicano, docente presso la Facoltà Teologica Pugliese.

L’incontro è organizzato da UNA VOCE ITALIA che sin dal 1964 opera per la salvaguardia della liturgia latino-gregoriana e che autorizzando la costituzione della “Sezione di Lecce”, ha voluto accogliere tra le sue fila il gruppo di fedeli che ormai da sei anni a Lecce opera per la celebrazione regolare della Messa antica e che da pochi mesi ha anche ottenuto l’avallo della Curia leccese. Hanno collaborato all’organizzazione il Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum, la Scuola Ecclesia Mater e l’Associazione ex-Allievi Marcelline di Lecce.   

Infine, Domenica 22 marzo alle 11,00 don Roberto Spataro celebrerà la Messa in latino presso la chiesa di San Francesco di Paola.




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Avviso da Rivarolo Canavese


Parrocchia San Giacomo
Rivarolo Canavese (TO)

VENERDI’ 24 APRILE Ore 21: Santa Messa nella Forma Straordinaria



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lunedì 16 marzo 2015

Circa il prossimo Giubileo

Pubblico un'e-mail che ho scritto a una carissima lettrice del blog che sta soffrendo molto sia a causa della confusione seminata dai modernisti nell'orbe cattolico sia per le persecuzioni che sta subendo da parte di alcune sue "amiche".


Cara sorella in Cristo,
                                    l'infinita misericordia della Santissima Trinità è l'attributo divino che mi rincuora maggiormente. È meraviglioso sapere che Dio può creare dal nulla innumerevoli mondi con un solo atto di volontà, ma è ancora più straordinario riflettere sul fatto che il Signore perdona i peccatori sinceramente pentiti. Gesù è incapace di scacciare da sé il peccatore che torna ai suoi piedi col cuore contrito. Pertanto ben venga il “Giubileo della misericordia” se grazie ad esso anche una sola anima si convertirà e tornerà in stato di grazia. Ma ormai conosciamo bene i modernisti, sappiamo che sono capaci di sfruttare ogni occasione pur di combinare le loro “marachelle”, dunque comprendo la preoccupazione di coloro che temono che i seguaci della “sintesi di tutte le eresie” possano strumentalizzare il Giubileo per tentare di sdoganare i loro errori teologici. Nessuno di noi cattolici legati alla Tradizione nega l'infinita misericordia di Dio, anzi! Tuttavia sappiamo che per ricevere il perdono dal Signore è necessario essere sinceramente pentiti delle colpe commesse e avere il fermo proposito di non peccare più in avvenire. Invece i modernisti affermano erroneamente che Dio perdona anche coloro che non si pentono, ad esempio i divorziati-risposati che vogliono continuare a convivere “more uxorio” (vogliono addirittura legalizzare il sacrilegio dando a costoro la Comunione). Ma con Dio non si scherza. Prima o poi i modernisti faranno la fine del Faraone che ai tempi di Mosè osò ribellarsi alla volontà del Signore.

Per quanto riguarda le tue “amiche” che ti stanno facendo soffrire con varie persecuzioni, penso che indirettamente ti stanno offrendo una ghiotta occasione per progredire nel cammino spirituale. Dio non vuole che qualcuno ti faccia del male ingiusto, tuttavia tollera che ciò accada perché spera di trarne un bene maggiore. Io non conosco gli arcani decreti del Signore, però so che le sofferenze sono di grande utilità per noi, perché spingono le nostre anime a ricorrere all'aiuto di Colui che può davvero consolare i nostri cuori. Dio permette la sofferenza perché ci ama assai. I santi erano felici di soffrire in questa terra, perché soffrendo con pazienza cresceva il loro amore per la Santissima Trinità. Ecco perché San Giovanni Crisostomo stimava più felice San Paolo in catene che San Paolo rapito al terzo cielo. Coloro che sopportano cristianamente la croce dimostrano di amare veramente Dio e accumulano tanti meriti spirituali per il Cielo. I santi insegnano che Dio invia le croci soprattutto alle persone che ama di più. Senza le croci, in genere le persone si allontanano da Dio. Invece quando sono nella sofferenza, si stringono maggiormente a Lui, che è l'unico nostro vero bene.

Ecco quel che scrisse la grande mistica Santa Gemma Galgani: ...Mi ha detto poi Gesù: «Sai, figlia mia, in che maniera io mi diverto a mandare le croci alle anime a me care? Io desidero possedere l'anima loro, ma intera, e per questo la circondo di croci, e la chiudo nelle tribolazioni, perché non mi scappi di mano; e per questo io spargo le sue cose di spine, perché non si affezioni a nessuno, ma provi ogni suo contento in me solo. È l'unica via per vincere il demonio e giungere a salvezza: Figlia mia, quanti mi avrebbero abbandonato, se non li avessi crocifissi! La croce è un dono troppo prezioso, e da esso si apprendono molte virtù!»

Comprendo le sofferenze che stai patendo, poiché quando si soffre interiormente non è facile restare sereni. Purtroppo, quando una persona soffre, è difficile che trovi un po' di comprensione, soprattutto da parte di persone mondane. Ma è inutile cercare la comprensione altrui, solo Dio può consolarci davvero. Molto spesso anche gli amici più stretti voltano le spalle senza comprendere e compatire le sofferenze altrui. Solo Dio non ci abbandona mai. Il Santo Giobbe nonostante fosse diventato povero e infermo senza avere colpe, subì l'incomprensione dei suoi amici, che lo fece soffrire più della stessa malattia e della povertà. Così pronunciò la celebre frase “Il mio occhio piange rivolto verso Dio”, che nel maestoso latino dell'antica Vulgata suona così: “Ad Deum stillat oculus meus”. Nel momento del dolore e della sofferenza, solo Dio può consolarci, come un papà consola il bimbo piccino che piange. Don Dolindo Ruotolo ha scritto bellissime meditazioni sulla Sacra Scrittura. Ecco come ha commentato nel Libro di Giobbe la frase “Ad Deum stillat oculus meus”:

“Perché ci angustiamo tanto? Volgiamo gli occhi al Signore con fiducia, poiché non è sulla terra il nostro conforto ma nel Cielo. Dio solo ci conosce, Dio solo può compatirci, Dio solo può consolarci. Gli uomini della terra sono verbosi, non sanno dire che parole, non possono dire che parole, spesso urtanti nel medesimo sforzo di renderle consolanti. L’occhio nostro lacrimi in Dio solo: Ad Deum stillat oculus meus. Come è bella questa parola di Giobbe! Stilli a Dio questo occhio che non può essere saziato da nessuna visione terrena, stilli a Dio, poiché non può trovare un padre più tenero di Lui, stilli a Dio depositando nel suo cuore, in mezzo alle lacrime, l’angoscia, la fiducia, l’amore, la speranza, l’unione perfetta alla sua Volontà: Ad Deum stillat oculus meus! Gli anni passano, la via che percorriamo non conosce il ritorno su questa terra, tutto muta intorno a noi, rimane solo Dio come nostra unica speranza: Ad Deum stillat oculus meus! Il nostro testimone è nel Cielo! Dio infatti conosce la nostra fralezza e la compatisce; conosce le nostre miserie e le perdona quando noi ricorriamo alla sua misericordia con sincero pentimento; conosce la condizione del nostro pellegrinaggio e ci aiuta. Quale conforto quando le creature irrompono contro di noi e ci giudicano male, il pensare che il nostro testimonio è nel Cielo e che Dio ci conosce! Oh! il Signore non rende mai vana la nostra speranza, e quando tutto ci sembra perduto, interviene Lui per difenderci e per far luce nelle tenebre. [...] Ripetiamo con Giobbe, quando le tempeste sono più fiere: Ad Deum stillat oculus meus.”

Spero tanto di esserti stato di qualche utilità. Coraggio, combatti con ardore la buona battaglia, e non dimenticarti mai quel che diceva San Francesco: “Tanto è quel che mi aspetto che ogni pena mi è diletto”.

Prego la Regina del Cielo di darti la forza di restare fedele a Gesù buono fino alla morte. Così sia.

Cordialiter

domenica 15 marzo 2015

Disposizioni necessarie per ben ricevere i Sacramenti

Dipendendo la quantità di grazia prodotta dai sacramenti e da Dio e da noi, vediamo come possiamo aumentarla così da una parte come dall'altra.

A) Dio è certamente libero nella distribuzione dei suoi favori; e può quindi, nei Sacramenti, concedere maggiore o minore grazia secondo i disegni della sua sapienza e della sua bontà. Ma vi sono leggi ch'egli stesso stabilì, alle quali vuole sottomettersi. Così ripetutamente ci dichiara che nulla sa rifiutare alla preghiera ben fatta: "Domandate e riceverete, cercate e troverete, picchiate e vi sarà aperto: petite et accipietis, quærite et invenietis, pulsate et aperietur vobis"; principalmente se è appoggiata sui meriti infiniti di Gesù: "In verità, in verità vi dico, tutto ciò che domanderete al Padre in nome mio, ve lo darà: Amen, amen dico vobis, si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis". Se quindi preghiamo con umiltà e fervore, in unione con Gesù, per avere, mentre riceviamo un Sacramento, maggior copia di grazia, l'otterremo.

B) Da parte nostra, due disposizioni contribuiscono a farci ricevere più copiosa grazia sacramentale: i santi desideri prima di ricevere i sacramenti, e il fervore nel riceverli.

a) L'ardente desiderio di ricevere un sacramento con tutti i suoi frutti, ci apre e ci dilata l'anima. È un'applicazione del principio generale posto da Nostro Signore: "Beati coloro che hanno fame e sete di santità perchè saranno saziati: Beati qui esuriunt et sitiunt justitiam, quoniam ipsi saturabuntur". Aver fame e sete della comunione, della confessione e dell'assoluzione, è un aprire più ampiamente l'anima alle comunicazioni divine; e allora Dio ci sazierà le anima affamate: "Esurientes implebit bonis". Siamo dunque, come Daniele, uomini di desiderio e sospiriamo le fonti d'acqua viva che sono i sacramenti.

b) Il fervore aumenterà anche di più quest'apertura dell'anima, consistendo nella disposizione generosa di non rifiutar nulla a Dio, di lasciarlo agire nella pienezza della sua virtù e di collaborare con lui con tutta la nostra energia. Una tal disposizione approfondisce e dilata l'anima, la rende più atta alle effusioni della grazia, più docile all'azione dello Spirito Santo, più attiva nel corrispondervi. Da questa mutua collaborazione scaturiscono copiosi frutti di santificazione.

Potremo qui aggiungere che tutte le condizioni che rendono le nostre opere più meritorie [...], perfezionano in pari modo le disposizioni che dobbiamo avere nel ricevere i sacramenti e aumentano quindi la misura di grazia che ci è conferita. Ma ciò si capirà anche meglio quando avremo fatto l'applicazione di questo principio alla confessione e alla comunione.

(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928)

sabato 14 marzo 2015

Notizie incoraggianti dal fronte vocazionale

Spesso si sentono lamentele al riguardo della situazione ecclesiale, perché il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio. Certamente non possiamo affermare che tutto va bene, però non dobbiamo pensare nemmeno che tutto vada male.

Voglio dirvi una cosa che è molto incoraggiante. Da quando ho aperto il blog sulla vocazione religiosa ho ricevuto un fiume di lettere di persone attratte dalla vita consacrata. In genere non faccio mai domande personali, mi limito a rispondere alle loro richieste. Le cose che so, me le hanno dette spontaneamente. Ebbene con grande gioia constato che molti giovani in discernimento vocazionale sono attratti dalla liturgia tradizionale, o comunque sono interessati a ordini religiosi filo-tradizionali. Ma la cosa più confortante è che quasi tutti hanno mostrato interesse per gli ordini religiosi osservanti, mentre gli ordini rilassati sembra che ormai non interessino quasi più a nessuno. I dati in mio possesso non hanno un valore statistico, ma indicano chiaramente la nuova tendenza vocazionale: adesso soffia il vento della Tradizione.

Una cosa interessante è che ci sono giovani legati alla Messa tridentina che stanno entrando in ordini religiosi che pur essendo osservanti, per il momento non utilizzano la liturgia antica. Tra alcuni anni, quando questi giovani avranno preso in mano le redini dei monasteri, faranno "cambiare la musica". I nemici della Tradizione stanno perdendo terreno, ormai la loro capitolazione è solo una questione di tempo. Se vogliamo affrettare i tempi della vittoria nella guerra al modernismo, dobbiamo continuare a combattere la "battaglia vocazionale" che consiste innanzitutto nella preghiera e in secondo luogo nel fare "propaganda vocazionale" specialmente su internet in favore degli ordini religiosi che zelano il bene delle anime. Più ragazzi e ragazze entreranno negli ordini zelanti, prima avremo la vittoria.

venerdì 13 marzo 2015

Circa la devozione necessaria per celebrare degnamente il Santo Sacrificio della Messa

[Brano tratto da “Selva di materie predicabili” di Sant'Alfonso Maria de Liguori]


[...] nel celebrare la Messa è necessaria la riverenza e la devozione. È noto che l'uso del manipolo fu introdotto per comodo di asciugare le lacrime  poiché anticamente i preti, celebrando, per la devozione non facevano altro che piangere. Già si è detto che il sacerdote all'altare rappresenta la stessa persona di Gesù Cristo [...]. Ma [...] parlando del modo nel quale dicono la Messa la maggior parte dei sacerdoti, bisognerebbe piangere, ma piangere a lacrime di sangue! È una compassione, diciam così, veder lo strapazzo che fanno di Gesù Cristo molti preti e religiosi e anche taluni di ordini religiosi riformati. Si osservi con quale attenzione ordinariamente dai sacerdoti si celebra la Messa. A costoro bene starebbe detto quel che rimproverava Clemente alessandrino ai sacerdoti gentili, cioè ch'essi facevano diventar scena il cielo, e Dio il soggetto della commedia: O impietatem! scenam coelum fecistis, et Deus factus est actus. Ma no, che dico, commedia? oh che attenzione ci metterebbero questi tali, se dovessero recitare una parte in commedia! E per la Messa che attenzione vi pongono? Parole mutilate, genuflessioni che sembrano piuttosto atti di disprezzo che di riverenza, benedizioni che non si sa che cosa siano, si muovono per l'altare e si voltano in modo che quasi muovono a ridere, complicano le parole colle cerimonie, anticipandole prima del tempo prescritto dalle rubriche; [...] Tutto avviene per la fretta di finir presto la Messa. Come dicono alcuni la Messa? come se la chiesa stesse per crollare o stessero per venire i corsari e non ci fosse tempo di fuggire. Sarà stato due ore a ciarlare inutilmente o a trattare faccende di mondo, e poi tutta la fretta dove la mette? a dir la Messa. E nel modo poi con cui questi tali la cominciano così procedono a consacrare e a prender tra le mani Gesù Cristo e a comunicarsi con tanta irriverenza come se fosse in realtà un pezzo di pane.

giovedì 12 marzo 2015

Milioni di uomini si prostrano ogni giorno ad adorare gli idoli

Riporto un brano tratto da "Operarii autem pauci! - Riflessioni sulla vocazione alle Missioni Estere" scritto da Padre Paolo Manna e pubblicato nel 1909.

Lo spettacolo si fa ancora più desolante se ci proviamo a spingere lo sguardo in queste profonde tenebre, per scorgervi qualche cosa dello stato di abbandono, di abbrutimento e di infelicità, nel quale giace questa massa immensa di povere anime.

In luogo del vero Dio chi si adora?

Milioni e milioni di uomini si prostrano ogni giorno ad adorare gli idoli più fantastici e mostruosi.

I loro sacerdoti sono degni rappresentanti di tali dei. Ce ne fa descrizione lo Spirito Santo per bocca di S. Paolo: "Ripieni di ingiustizia, malvagità, avidità, malizia, pieni di invidia, di omicidio, di contesa, di inganno, superbi, millantatori, inventori di cattive azioni ". (Romani I, 29-30).

Che dire poi dello stato di avvilimento nel quale tutte quelle immense popolazioni giacciono ? " Il culto degli idoli nefandi è causa, principio e fine di ogni male" (Sapienza XIV, 22-29).

Contemplando tali e tante miserie nelle terre degli infedeli, il cuore del Missionario si accende di zelo e di pietà; prova quanto provò S. Paolo ad Atene che " sentivasi dentro nell' anima amareggiato nel vedere la città piena di idoli " (Atti, XVII, 16).

Il cuore del divino Redentore si commosse "nel vedere quelle turbe, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli " La messe è veramente molta ma gli operai sono pochi " (Matt. IX, 36-37).

Oh se si riflettesse dai Sacerdoti in quale stato giace tanta gran parte del genere umano; se si avessero presenti gli orrori e le abominazioni dell'idolatria, delle superstizioni più avvilenti

Se si pensasse un po' più a quanto solennemente dice l'Apostolo: " È stato rivelato che i gentili sono coeredi, concorporali e conpartecipi della promessa fatta da Gesù Cristo nel suo Vangelo" (Efes III,5), forse molti di più si muoverebbero in loro soccorso, molte anime di più sarebbero rigenerate e salvate, e molti mali sarebbero alleviati

"Una delle principali ragioni perché non molti si consacrano all'Apostolato è la poca riflessione che si fa, dal clero dei paesi cattolici al compassionevole stato di quelle nazioni, che non hanno ricevuto la verità della Santa Religione. Molti dei sacerdoti, nati ed educati nell'unità della Fede, non si trovano in tali circostanze da sentire al vivo quel crepacuore che cagiona la vista della strage spirituale fatta dalle tenebre dell'ignoranza e dalle numerose eresie.

Oh se sapessero il dono di Dio a loro accordato, d'essere nati nell'abbondanza delle ricchezze spirituali, di sedersi giornalmente alla Mensa Eucaristica, di frequentare quando loro piace la casa del Signore, d'aver sempre pronti i divini rimedi per guarire le infermità dell'anima, di godere a loro grado dei misteri tutti della bontà e grandezza del Salvatore, allora sì che molti si sentirebbero accendere in cuore uno zelo più efficace, e, non contenti di semplicemente compatire da lontano la miseria altrui, metterebbero mano all'opera, memori di quel comando di Cristo. "Andate, istruite tutte le genti.

mercoledì 11 marzo 2015

Le Messe celebrate con devozione edificano l'anima

Tempo fa una lettrice del blog ha assistito per la prima volta alla Messa tradizionale dopo la promulgazione del Motu Proprio "Summorum Pontificum" di Papa Benedetto XVI.


Caro D.,
                 ti scrivo per dirti che ieri sera ho partecipato alla S. Messa secondo il rito straordinario a Moncalieri. Dopo la Messa è seguita l'adorazione della reliquia della S. Croce, un momento molto commovente. Ho avuto notizia di tale funzione dal tuo blog.

Si è trattato di una Messa cantata, quindi si è protratta più a lungo del solito, ma non mi sono per nulla stancata, anzi non mi sono quasi distratta (devo sempre fare uno sforzo di attenzione mentre prego o partecipo alla messa e rinnovarlo più di una volta). […] E' la prima volta che prendo parte a una Messa secondo il rito straordinario dopo il Motu Proprio “Summorum Pontificum”, ma non è stata la prima volta in assoluto: ho vissuto di nuovo la messa della mia infanzia. Sono infatti nata nel '54 [...]. Sì, ci sono molte differenze tra le due forme del rito, non si tratta solo di lingua. C'è ad esempio l'orientamento del sacerdote e dei fedeli, ad Deum nell'antica Messa (devo dire che questa importanza l'ho capita da Benedetto XVI). Dalla mia semplice esperienza e dai miei ricordi posso dire: la cosa più importante non è cercare di stabilire una preferenza per l'una o l'altra forma, l'importante è celebrare bene e partecipare bene alla Messa, sapere e pensare cosa si va a fare, sacerdote e fedeli (anche se la responsabilità del sacerdote, il parroco soprattutto, è maggiore; non c'è bisogno di spiegarlo: se un parroco tollera o non tollera certe cose, di conseguenza la celebrazione sarà o non sarà in certo modo).

 Nella mia parrocchia di bambina si celebrava bene e io andavo quasi sempre lì. Però, siccome noi abitavamo ai confini del paese, eravamo più vicini alla chiesa di un'altra parrocchia. Quando mia madre aveva poco tempo, mi portava a Messa in quest'ultima parrocchia. Che pena! [...] Intanto in 20 minuti era tutto finito. Poi la scena: entrava il sacerdote col chierichetto al seguito già farfugliando le prime formule (ho scritto farfugliando, perché andava talmente in fretta, a macchinetta, che non si capiva una sola parola); quando doveva girarsi al 'Dominus vobiscum' faceva una piroetta senza fermarsi, talmente in fretta che era tutto uno svolazzare di tonaca [...]; sulla sinistra le donne più pie recitavano il loro rosario; sulla destra gli uomini erano più scarsi, la maggior parte di loro se ne stava verso il fondo, a mezza via tra dentro e fuori la chiesa: ogni tanto qualcuno sghignazzava in direzione del sacerdote, molti parlavano tra loro, anche con le mani in tasca, di vacche, latte, lavori in campagna e simili (era un ambiente contadino). [...] Ovviamente questo andazzo era impensabile nella mia parrocchia, nessuno si sarebbe sognato di sgarrare. Tra l'altro, l'arciprete che ne era a capo, era un uomo che sapeva farsi intendere al punto tale che gli atei di allora (siamo nell'Emilia comunista) gli portavano rispetto e lo stimavano; lui d'altra parte andava da loro e parlava con loro (il don Camillo di Guareschi non è stato solo un'invenzione, ce n'erano da quelle parti di preti così).

Ci sarebbe anche altro da dire, ma lo hai già fatto tu in diverse occasioni. Ad esempio, è importante non perdere di vista la sacralità del rito. Secondo me una messa ben celebrata vale molto di più per la formazione dei fedeli di quegli incontri che si fanno in tante parrocchie per attirare le persone; conta molto saper e far mantenere il silenzio in chiesa, soprattutto durante la celebrazione. Mi fermo qui perché è tardi e non finirei a raccontare le cose che non sopporto durante la messa (non credo di essere io troppo esigente, ma c'è una sciatteria certe volte!). L'uomo ha bisogno di cose belle, ne ha bisogno come l'aria che respira; Dio è bellezza, bellezza infinita, e bisogna mostrarlo in modo bello (che strazio certe chiese moderne) e degno.

Cordiali saluti.
Gesù e Maria ti proteggano.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                               sono contento che hai potuto assistere nuovamente alla Messa celebrata nella forma liturgica che ha allietato la tua giovinezza.

Quando una Messa è celebrata con sacralità e devozione, aiuta le anime ad elevare il cuore a Dio. Viene voglia di piangere quando una Messa viene celebrata in maniera irriverente, con sciatteria e poca devozione. Purtroppo, il problema delle Messe celebrate malamente non riguarda solo i nostri tempi, infatti nel XVIII secolo anche Sant'Alfonso Maria de Liguori si lamentava dei preti che celebravano male il Santo Sacrificio. Ecco cosa scriveva in proposito: “[...] qual conto dovranno dare a Dio i sacerdoti che con poca riverenza celebrano questo gran sacrificio. [...] dov'è la devozione e la riverenza in tanti sacerdoti che dicono messa? Questa, che è l'azione (come abbiam detto) la più eccelsa e sacrosanta, onde dice il Concilio di Trento, che bisogna fare con la maggior devozione interna ed esterna [...] quest'azione, dico, è la più strapazzata dalla maggior parte dei sacerdoti. [...] Parlando di questo punto, ci vorrebbero lacrime, ma lacrime di sangue. Nel giorno del giudizio, poveri sacerdoti che celebrano così! E poveri vescovi che li ammettono a celebrare, perché essi, come avvertono comunemente i dottori, ed è certo dal Concilio Tridentino, son tenuti con obbligo stretto a proibire la celebrazione a tali sacerdoti che dicono la messa con tale irriverenza, chiamata empietà dal Concilio [...].  Quindi i vescovi, per adempiere il precetto del Concilio [...] sono obbligati a vigilare continuamente, ed informarsi del come si celebrano le messe nelle loro diocesi, e sospendere dalla celebrazione coloro che dicono la messa senza la conveniente attenzione e gravità. E questa obbligazione dei vescovi non è solo verso i sacerdoti secolari, ma anche verso i religiosi [...]. Ma con tutto ciò fa compassione (diciam così) il vedere lo strapazzo che fanno ordinariamente i sacerdoti di Gesù Cristo nel celebrare questo gran mistero. E ciò che fa più meraviglia è che si vedono anche religiosi di ordini osservanti e riformati celebrare le messe in modo che darebbero scandalo anche ai turchi e agli idolatri. È vero che il sacrificio dell'altare è sufficiente a placare Dio per tutti i peccati del mondo; ma come può placarlo per le ingiurie che gli fanno i sacerdoti nello stesso tempo che glielo offrono? poiché, celebrando con tanto poca riverenza, gli recano più disonore che onore. [...] È reo l'eretico che non crede la presenza reale di Gesù Cristo nella messa; ma è più reo chi la crede e non le usa rispetto; e di più si fa causa, come si fa causa il sacerdote che celebra con poca riverenza, che gli astanti perdano il concetto e la venerazione che si deve alla maestà d'un sì gran sacrificio. Il popolo dei giudei ebbe inizialmente una gran venerazione per Gesù Cristo; ma quando poi lo vide disprezzato dai sacerdoti, ne perdette in tutto la stima: e così al presente i popoli nel veder la messa trattata con tanta negligenza e indevozione dai sacerdoti, ne perdono la venerazione. Così come una messa celebrata con devozione infonde devozione anche agli altri; così al contrario l'irriverenza del sacerdote diminuisce la venerazione ed anche la fede negli astanti.”

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente in Corde Matris,

Cordialter