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martedì 16 settembre 2014

Scoutismo tradizionale

È edificante constatare che in Francia sono presenti numerosi gruppi scout legati alla liturgia tradizionale, i quali vivono lo scoutismo in maniera cristiana, non accontentandosi di fare delle escursioni nei boschi, ma impegnandosi ad approfondire la propria fede e a viverla coerentemente. 

Bisogna fare qualcosa per salvare la gioventù, spero che anche in Italia possa svilupparsi uno scoutismo di stampo tradizionale che offra ai giovani la possibilità di ricevere una buona formazione. Bisogna infondere nei loro cuori lo spirito di abnegazione, lo spirito di sacrificio, il disprezzo per la vita comoda, l'amore per le virtù cristiane, la stima per l'ordine e la disciplina, il cameratismo tra esploratori, l'interesse per i valori evangelici, ecc.

Che tristezza vedere tanti ragazzi fare una vita smidollata e crescere senza sani valori, legati solamente alle cose vane della terra (discoteche, gossip, successo, vita comoda, divertimenti sfrenati, ecc.) che svaniscono nell'ora della morte. La colpa di ciò è principalmente degli adulti che non danno ai giovani un'educazione davvero cristiana.

Ma noi che possiamo fare per salvare la gioventù italiana? Io penso che non possiamo limitarci a criticare il degrado morale e spirituale causato dall'ideologia progressista che dilaga nel mondo. È arrivato il momento di rimboccarci le maniche e fare qualcosa di concreto per contrastare il regime culturale “liberal”. A volte penso: “...E se noi fedeli legati alla Tradizione Cattolica fondassimo una nuova associazione scoutista-tradizionale?” Lo so che sarebbe un'impresa titanica e con molte difficoltà, ma a mio avviso ne varrebbe la pena. A me sembra una “buona battaglia” che merita di essere combattuta.

Ho scritto questo post per “sondare il terreno” e vedere se ci sono altre persone interessate all'idea. Se unissimo le forze potremmo fare qualcosa di buono per la maggior gloria di Dio.

lunedì 15 settembre 2014

Conversione del cuore


Vorrei farvi leggere dei brani di alcune edificanti lettere che tempo fa ho ricevuto da una lettrice.


Salve,
          ti do del tu, perché tu stesso dici che così desideri, e ti faccio i complimenti per i tuoi blog, che propongono delle riflessioni sempre interessanti.

Io ero una pecorella smarrita nel mondo, nella carriera in una grande città, nei costumi moderni. Poi nel giro di due settimane ho lasciato tutto e sono tornata a casa, in ogni senso. Inizialmente non capivo quale forza mi avesse spinto a liberarmi dalla mia schiavitù, poi ho sempre più cercato la vicinanza ai luoghi sacri, alle letture sacre e ho capito chi mi aveva dato la forza. Ora mi segue un buon frate per cercare di capire cosa devo fare di questa mia fede ritrovata così fortemente. Spesso sogno la vita di clausura, ma so bene che è troppo presto! Chiedo anche a te, se puoi, di ricordarmi nelle tue preghiere così da aiutarmi a capire la natura di questo nuovo dialogo con il Signore.

La mia storia è molto lunga e la prima volta che parlai con il frate che mi segue mi disse che gli ricordava quella di Agostino - naturalmente facendo le debite proporzioni!!!

Da sempre ho cercato la verità, ma spesso nei luoghi sbagliati. Mi sono laureata in filosofia e ho preso un dottorato, sempre in filosofia. Ho studiato all'estero e al mio ritorno ho cominciato a lavorare a Milano nel luccicante mondo della cultura. E delle bugie. Già ai tempi dell'università la mia anima era straziata dal dubbio e dal dolore che mi procuravo da me allontanandomi da Dio, tanto che a 21 anni fui ricoverata in ospedale per un esaurimento nervoso. La vita a Milano e il lavoro, le persone che ero costretta a incontrare e le vanità a cui assistevo quotidianamente non hanno fatto altro che acuire il mio malessere. Ma questa volta non mi sono lasciata sopraffare dalla disperazione e ho finalmente seguito il forte sentimento di Amore che provavo, e che era soffocato dalla mia vita artificiale e falsa. Ho ricominciato a leggere Agostino, che mi ha aiutato tantissimo, Teresa D'Avila e la Bibbia. Ho deciso di lasciare tutte quelle falsità, sono tornata a casa e mi sono iscritta a teologia. Ma ancora non mi basta!

La persona che mi segue è, giustamente, molto cauta. E poi se il buon Gesù mi ha aspettata fino ad ora forse è giusto che anche io impari ad essere paziente. Anche perché il cammino è lungo e io voglio affrontarlo con il massimo rispetto. Ho certamente pensato ad un ritiro [...] e anzi, è un momento che sogno!! Ma voglio essere davvero pronta quindi se sai indicarmi qualche ordine accetto volentieri il consiglio, ma aspetterò comunque di sapere cosa ne pensa anche il mio buon frate. Faccio anche parte di un coro gregoriano da un po', insomma sto cercando di lodare il nostro Signore in ogni aspetto della mia vita!

[...] A presto allora e grazie

(lettera firmata)

domenica 14 settembre 2014

Pellegrinaggio al Santuario di Montenero (Livorno)

Il programma definitivo del pellegrinaggio, che si terrà sabato 27 settembre 2014, sarà il seguente:

Ore 9,30 - Ritrovo dei pellegrini in Piazza delle Carrozze (Montenero Basso).

Ore 10,00 - Processione in salita al Santuario con recita del Santo Rosario.

Ore 11,00 - Santa Messa in rito romano antico (Missa in tertiis), celebrata da Padre Stefano Bertolini C.O., con assistenza di S. Ecc.za Rev.ma Mons. Alberto Silvani, Vescovo di Volterra, che pronuncerà l'omelia. 

I canti saranno eseguiti dal coro di San Donato di Lucca, diretto dal Maestro M. Tomei. Il servizio liturgico sarà svolto a cura dell'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote di Gricigliano, che come ogni anno prenderà parte attiva, con i propri sacerdoti e seminaristi, alla processione e alla celebrazione conclusiva del pellegrinaggio. Dopo la S.Messa, sarà possibile fermarsi a pranzo presso la foresteria del Santuario. Onde evitare alcuni problemi verificatisi negli anni scorsi per il pagamento, per il pranzo occorrerà versare preventivamente l'importo di 18 euro, corrispondente al prezzo del pasto completo.  Invitiamo tutti coloro che volessero trattenersi, a contattarci per tempo (e comunque non oltre il 17 settembre) inviando una e-mail al Coordinamento (coordinamentotoscano@hotmail.it) o telefonando al numero 329/0538893. Chiunque non volesse fermarsi a pranzo, ma restare per la conferenza successiva, potrà comunque consumare un pasto al sacco o in altro luogo.

Ore 16.00 - Conferenza Bene psallite Ei. Lo spirito liturgico nell'arte musicale, presso la Sala San Gualberto del Santuario. Interverrà: Rev.mo Mons. Valentino Miserachs Grau, Preside emerito del Pontificio Istituto di musica sacra.

Settimo anniversario della liberalizzazione della Messa tradizionale

Oggi ricorre il settimo anniversario dell'entrata in vigore del Motu Proprio “Summorum Pontificum” che ha liberalizzato l'utilizzo del Missale Romanum del 1962. Senza alcun dubbio si è trattato di un avvenimento epocale che sta già apportando, e apporterà ancora di più in futuro, dei benefici spirituali inestimabili. Il rito antico non è più un qualcosa di “tollerato”, ora è un vero e proprio diritto dei fedeli e dei sacerdoti. Benedetto XVI ha abbattuto la “cortina di ferro" liturgica che per anni ha impedito a tanti cattolici di poter soddisfare le proprie legittime aspirazioni.

Come sono andati questi anni? Se devo essere sincero, quando venne pubblicato il Motu Proprio pensavo che i denigratori della Messa tridentina si sarebbero “limitati” all'ostracismo silenzioso, non mi aspettavo affatto una ribellione così sfacciata, arrivando ad esercitare pressioni, minacce e punizioni nei confronti dei "cattolici di rito antico", e a pubbliche manifestazioni di dissenso nei confronti di Benedetto XVI. Insomma, ci è mancato solo l'olio di ricino nei nostri confronti! :-) Ma come è possibile tutta questa rabbiosa avversione nei confronti di un rito sacro che ha nutrito innumerevoli anime nel corso dei secoli? Questo indica che la situazione spirituale generale è decisamente più grave del previsto. Odiare la Messa di San Pio V significa essere a un passo dalle tesi di Lutero. Comunque, le “purghe moderniste” non sono riuscite ad arrestare l'avanzata del movimento tradizionale. I fedeli interessati alla liturgia antica sono aumentati in maniera esponenziale, nelle librerie hanno spopolato numerosi testi filo-tridentini, i centri di Messa si sono moltiplicati a dismisura, alcuni istituti religiosi hanno aderito in massa al rito antico, circa 400 vescovi di tutto l'orbe cattolico hanno celebrato pubblicamente il Santo Sacrificio secondo l'usus antiquior. Dunque il bilancio è nettamente positivo visto che la situazione è decisamente migliorata rispetto al passato. Certo, bisogna riconoscere che ci sono delle accanite “sacche di resistenza”, ma ormai è impossibile per i denigratori della liturgia antica fermare il movimento tradizionale; sarebbe come tentare di fermare un fiume in piena.

sabato 13 settembre 2014

Non ingannate voi e i fedeli!

Coloro che seguono da tempo questo blog, sanno che apprezzo moltissimo l'illuminante magistero del Cardinale Giuseppe Siri e il suo coraggio nel difendere la purezza della Dottrina Cattolica. Ho ascoltato la registrazione dell'omelia di commiato dalla diocesi di Genova, pronunciata nella Cattedrale di San Lorenzo il 15 ottobre del 1987. Avrebbe potuto fare un discorso “politically correct” per ottenere gli applausi del mondo almeno per una volta in vita sua. Invece, da vero combattente qual era (con la Cresima si diventa soldati di Gesù Cristo), questo eroico Principe di Santa Romana Chiesa esortò i suoi confratelli a non ingannare i fedeli. Ecco un brano dell'omelia:

Abbiamo vissuto un periodo in cui anche la Chiesa ha sofferto. Si capisce benissimo che quando c’è una sofferenza, qualche cosa succede che non è desiderabile. Ma vorrei richiamare coloro che, perduta - perduta, dico - la capacità di capire le cose anche semplici, hanno dedotto, da questo periodo di transizione dell’intero genere umano, conseguenze irrazionali, illogiche, dannose, forse fatali. Bisogna che impariamo a vivere senza diventare i poveri servi delle tenebre e delle nubi che vanno camminando nel cielo e restano nubi. E’ meglio essere servi di Dio che paurosi delle nubi. Questo periodo l’abbiamo vissuto insieme. Domando: chi ha capito? E se non avesse capito faccia presto. Mi rivolgo in modo speciale ai miei confratelli che, dovendo dare agli altri la verità, non possono accettare le tenebre. E questo è l’ultimo invito. Guardatevene bene! Non ingannate voi e i fedeli che hanno il dovere di apprendere da noi la verità di Cristo.

venerdì 12 settembre 2014

Avviso da Monopoli (Bari)

Domenica 14 settembre ricorre il 7 anniversario dell'entrata in vigore del Motu Proprio Summorum pontificum di Benedetto XVI. Per l'occasione nella chiesa di S. Francesco d' Assisi in Monopoli (Ba), alle ore 18,45, celebreremo una S. Messa col messale edito da S. Giovanni XXIII, presieduta da don Nicola Bux. Al termine esposizione e benedizione della reliquia della S. Croce. All'organo il M° D'Amico e la sezione maschile della Schola Cantorum S. Cecilia. 







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Teilhard de Chardin, tra il mito e l'eresia

Anni fa acquistai da un mercante di libri antichi un volumetto intitolato "Teilhard de Chardin, tra il mito e l'eresia", scritto da P. Giacinto Scaltriti O. P. e pubblicato con imprimatur ecclesiastico nei primi anni '60. Nel libro, il dotto sacerdote domenicano confutava alcune tesi del noto teologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin, considerato uno dei maggiori esponenti della "nuova teologia".

Qualcuno dirà che quel che pensava Padre Scaltriti gli importa poco, poiché ciò che conta davvero è quel che dice la Santa Sede. Ebbene, la Suprema Sacra Congregazione del Sant'Uffizio, ai tempi dell'eroico Cardinale Alfredo Ottaviani, pubblicò un "Monitum" firmato da Mons. Sebastiano Masala, per mettere in guardia i Vescovi, i Superiori degli Istituti Religiosi, i Rettori di Seminari e i Direttori delle Università, dai pericoli delle opere di P. Theilard de Chardin, poiché (cito) "in materia di Filosofia e Teologia si vede chiaramente che le opere menzionate racchiudono tali ambiguità ed anche errori tanto gravi, che offendono la dottrina cattolica."

Nello stesso giorno in cui veniva pubblicato il Monitum (30 giugno 1962), “L'Osservatore Romano” pubblicava un articolo nel quale venivano confutate alcune tesi teilhardiane. Ecco alcuni passi: “[...] le ambiguità pericolose e gli errori che si riscontrano in certe espressioni del Teilhard riguardanti il concetto cattolico tradizionale di creazione (riportarsi ai Concili Laterano IV e Vaticano I). […] Nella sua concezione dei rapporti tra il Cosmo e Dio, Teilhard de Chardin ha dei punti deboli che non si possono passare sotto silenzio. Egli, è vero, afferma esplicitamente e più volte la necessità e la personalità trascendente di Dio. Tuttavia, nella logica del pensiero teilhardiano la trascendenza divina non viene espressa in un modo sufficiente. Dio viene raffigurato come suprema unità che in qualche modo s'incorpora l'universo; così l'unità divina in qualche maniera diviene partecipe della molteplicità cosmica e Dio in un certo senso viene reso più perfetto dall'assimilazione del Cosmo. […] Nel saggio già citato, “Le Christique”, si legge addirittura - e dice “en sens vrai” - di una “troisième nature” di Cristo, non umana, non divina, ma “cosmica”! Non vogliamo prendere alla lettera e “en sens vrai” quanto scrive il Teilhard a questo punto, altrimenti si tratterebbe di una vera eresia. [...] Anche noi sappiamo che il Teilhard ha fatto non poche volte affermazioni non del tutto coerenti, se non talvolta contrarie o contraddittorie; e vogliamo concedere che il pensiero del Teilhard sia rimasto in una fase di problematicità. Tuttavia, i suoi scritti in molti punti rimangono sempre più o meno contrastanti con la dottrina cattolica. […] Veramente il nostro secolo ha un estremo bisogno di autentici testimoni di Cristo; ma noi ci auguriamo che essi non si abbiano ad ispirare al “sistema” scientifico-religioso del Teilhard. Abbiamo ritenuto necessario formulare le nostre critiche al pensiero, non alla persona - ripetiamo - per mettere in guardia gli studiosi, e specialmente i giovani, contro gli errori e le ambiguità contenute negli scritti del Teilhard. E facendo le nostre riflessioni, riteniamo di avere agito nella mente del Monitum, che viene oggi pubblicato sul nostro giornale.”

giovedì 11 settembre 2014

Riaprono le scuole... anche quelle in mano ai sessantottini

In questi giorni stanno riaprendo le scuole dopo la lunga pausa estiva. Purtroppo, c'è da piangere nel vedere in che condizioni è conciata la “pubblica istruzione”, basti pensare ai professori progressisti che indottrinano i poveri studenti con i loro sofismi e le loro idee perniciose. Certo, ci sono anche degli insegnanti cattolici con la schiena dritta (tra cui diversi lettori del blog), ma sono in minoranza e non possono fare molto per contrastare il bombardamento ideologico dei progressisti, i quali “giocano in casa”.

La soluzione è una sola: bisogna aprire dappertutto delle scuole davvero cattoliche, scuole di stampo tradizionale, senza cedimenti nei confronti della mentalità progressista che dilaga nella società. Devono essere accessibili a tutti, anche ai "figli dei proletari". Il problema è che per aprire queste scuole c'è bisogno di una montagna di soldi. Dove reperirli? Ma c'è soprattutto bisogno di uomini valorosi disposti a combattere questa crociata in favore dei giovani studenti. Ah, ci vorrebbero dei nuovi Don Bosco, San Giovanni Battista de La Salle, San Giuseppe Calasanzio!

mercoledì 10 settembre 2014

Bisogna essere pronti al combattimento spirituale


Non può marciare degnamente nella Chiesa chi non è di animo forte, e chi non è pronto al combattimento.


[Citazione tratta da "La Sacra Scrittura", vol. III, "Numeri - Deuteronomio", di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa.]

Avviso da Castelfranco Veneto

Il CNSP (Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum) ha organizzato per il giorno sabato 27 settembre, alle ore 16.00, presso il Duomo di Castelfranco Veneto (TV) - Vicolo del Cristo 10 -, la celebrazione di una S. Messa votiva in forma straordinaria in onore di San Pio X.

Celebrerà mons. Marco Agostini, cerimoniere pontificio.

È a Castelfranco che San Pio X ricevette il sacramento dell'ordine sacro il 18 settembre 1858 dal vescovo di Treviso, Mons. Giovanni Antonio Farina, fondatore delle suore dorotee.


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Preghiera da recitare prima della Santa Messa

Tempo fa una gentilissima lettrice mi ha inviato una bella preghiera scritta ai tempi del grande San Pio X, da recitare prima della Santa Messa.


Carissimo Cordialiter, 
                                         come ti ho già scritto in precedenza seguo i tuoi blog molto "salutari" dagli Stati Uniti. Oggi ti scrivo per condividere con te alcune gioie recenti. 

1. Devi sapere che circa un anno fa ho notato che c'erano tre statue non certo angeliche nel giardino di una casa davanti alla quale passo quasi tutte le mattine per andare a Messa o per portare mio figlio a scuola. In inglese queste figure si chiamano gargoyles. Ebbene, dopo avere letto sui tuoi blog e sul Settimanale di Padre Pio quanto anche una sola Ave Maria può essere efficace contro il nostro nemico, ho deciso di pregare la Madonna perché intervenisse in qualche modo a togliere quei tre mostriciattoli da quella casa. Ho così coinvolto mio figlio e tutte le volte che passavamo davanti a quella casa dicevamo un'Ave Maria. Devo essere sincera, dopo alcuni mesi il nostro fervore si era un po' attenuato, ma mai spento del tutto. La Madonna però ci ascolta sempre e al mio ritorno dalle vacanze in Italia ho trovato quella casa disabitata. Chi vi abitava ha traslocato e con le altre cose si è portato via anche le tre statue. Non puoi immaginare la nostra gioia. Adesso, quando passo davanti a quella casa mi viene spontaneo innalzare un canto alla Madonna. Per fortuna sono in macchina. Se qualcuno mi sentisse penserebbe che sono matta. A dire il vero mi sento anche un po' in colpa, perché in qualche momento mi sono un po' scoraggiata e ho dubitato che la mia preghiera sarebbe stata esaudita. 

2. Ho iniziato da alcuni mesi ad andare alla Messa in latino e sto cercando di coinvolgere anche i miei figli. Mio figlio quindicenne ne è entusiasta. Mio marito purtroppo non è cattolico, ma si è un po' incuriosito ed ha espresso il desiderio di venire con noi qualche domenica. Spero tanto che quando deciderà di accompagnarci se ne innamorerà anche lui e comincerà ad avvicinarsi alla nostra religione. 

In questa parrocchia il catechismo viene insegnato solo da sacerdoti e seminaristi. Il velo e un abbigliamento modesto è richiesto e ne è la regola. Addirittura all'entrata della chiesa, in un cestino, ci sono alcuni veli a disposizione di chi non l'ha o se l'è dimenticato. In un armadietto ci sono anche dei vestiti "più coprenti" per chi per qualsiasi ragione ne avesse bisogno. Il silenzio regna in chiesa anche prima e dopo la Messa. Un sacerdote è sempre a disposizione per le confessioni prima di ogni messa e qualche volta anche durante. E la qualità delle omelie! Solo  queste sarebbero un motivo sufficiente per scegliere di andare in questa chiesa. Penso sia una mia immensa fortuna avere questa parrocchia dedicata esclusivamente alla Messa latina a solo quindici minuti da casa mia. Il nostro precedente vescovo, ora in pensione, è stato veramente generoso nel concedere questa parrocchia. 

3. Vorrei condividere con te una preghiera da offrire prima della S. Messa. L'ho trovata sul messalino della Fraternità Sacerdotale S. Pietro a disposizione dei fedeli per seguire la S. Messa. Ti ho allegato un file. Questa preghiera e' stata scritta al tempo di Papa Pio X. 

Il motivo per cui desidero condividerla con te è perché tutte le volte che leggo questa preghiera provo una grande pace interiore. Mi aiuta enormemente a predispormi per la S. Messa. È come se la mia anima si alleggerisse perché Gesù si fa carico di tutto. 

Da una ricerca su internet questa preghiera è tra le preghiere che i messali tridentini editi qui negli Usa suggeriscono di recitare prima della S. Messa. Mi ci è voluto un po' di tempo prima di trovarla in italiano. Forse tu la conosci già. Conosci la preghiera di S. Ambrogio e S. Giovanni Crisostomo da recitare prima della S. Messa? 

Grazie per avermi ascoltata. 
Cordiali, anzi cordialissimi saluti.

(Lettera firmata)


OFFERTA DA FARSI AL PRINCIPIO DELLA S. MESSA

Eterno Padre, mi unisco alle intenzioni e agli affetti che ebbe Maria SS. Addolorata sul Calvario, e vi offro il Sacrifizio che di se stesso fece sulla croce ed ora rinnova su questo santo altare il vostro diletto Figlio Gesù:

1. Per adorarvi e darvi l’onore che meritate, confessando in Voi il supremo dominio su tutte le cose, da Voi l’assoluta dipendenza delle medesime, in Voi il nostro unico ed ultimo fine.

2. Per ringraziarvi degli innumerevoli benefici ricevuti;

3. Per placare la vostra giustizia irritata per tanti peccati e darvene degna soddisfazione.

4. Per implorare grazia e misericordia per me, per... (si indica la persona per cui si vuol pregare), per gli afflitti e tribolati, per i poveri peccatori, per il mondo tutto e per le anime benedette del Purgatorio.


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martedì 9 settembre 2014

L'inno del movimento tradizionale

Se si effettuasse una consultazione del “popolo della Tradizione” per scegliere l'inno del “movimento tradizionale”, probabilmente vincerebbe il celebre canto “Noi vogliam Dio”. In effetti questo canto popolare riassume gli scopi della battaglia spirituale che stiamo combattendo. A noi non interessano gli applausi del mondo, pertanto ci rifiutiamo di ammainare la bandiera della cattolicità per avere in cambio l'approvazione dei “senza Dio” e degli altri nemici di Gesù Cristo. 

Noi vogliam Dio nelle famiglie, nelle scuole, nelle officine, ovunque. Vogliamo che la società venga plasmata dai princìpi cristiani, gli unici che possono contribuire al bene materiale e spirituale dei popoli. Questa non è l'ora dei rimpianti, è l'ora del dovere e del sacrificio, è l'ora del combattimento spirituale. Il vero cristiano legato alla Tradizione Cattolica lotta, soffre e vince per la maggior gloria di Dio. Chi è legato ai valori, alle tradizioni, alla dottrina dell'immortale Chiesa Cattolica, deve avere il coraggio, da vero soldato di Gesù Cristo, di testimoniare in faccia al mondo la propria fede, senza temere la disapprovazione dei mondani. Ai modernisti gli applausi del mondo, a noi la vittoria!

Per dare un nuovo slancio all'inarrestabile avanzata del movimento tradizionale è necessario ravvivare lo spirito combattentistico che dovrebbe caratterizzare ogni membro della Chiesa “militante” (termine caduto quasi in disuso negli ultimi decenni). Militia est vita hominis super terram (Iob 7,1). Dio non ci ha messo su questa terra per fare una vita comoda e ricca di piaceri, ma per combattere la battaglia spirituale per la salvezza eterna dell'anima. Ma mentre i modernisti si sono macchiati dell'onta del tradimento per aver ammainato la bandiera della cattolicità ed essersi piegati alla mentalità mondana, noi non abbiamo nessuna intenzione di deporre la fiaccola della fede.

La feroce repressione modernista ci ha duramente provato, ma non è riuscita a piegare la nostra volontà e a farci perdere la fede nell'incrollabile certezza della vittoria finale promessa dal Redentore Divino alla sua Chiesa. Le difficoltà, le ingiustizie, le persecuzioni nei nostri confronti, invece di farci arrendere, ci hanno temprato ad ogni rinuncia, ad ogni sacrificio, pur di vincere il combattimento spirituale contro la “sintesi di tutte le eresie”.


A noi le “svolte antropologiche” non ci interessano, noi vogliam Dio! La nostra fedeltà alla Tradizione Cattolica non è una questione di “nostalgia”, ma è una testimonianza schietta ed aperta nella soprannaturalità del Corpo Mistico di Cristo. Parafrasando il Vangelo dobbiamo domandarci: “Che giova all'uomo ottenere gli applausi del mondo, se poi perde l'anima sua?”. Non possiamo tradire la Santissima Trinità per ottenere in cambio la misera approvazione dei seguaci della mentalità mondana. Un'anima, un'eternità!


Con l'aiuto divino noi vogliamo, noi possiamo, noi dobbiamo continuare a credere! E alle lusinghe del mondo che è pronto ad applaudirci se prostrati l'adoreremo, noi vogliamo rispondere sino all'ultimo respiro che vogliam Dio che è nostro Padre, vogliam Dio che è nostro Re!

lunedì 8 settembre 2014

Solo Dio può darci il vero conforto quando siamo immersi nella sofferenza

Perché Dio non impedì che a Padre Pio venisse proibito di confessare e di celebrare pubblicamente la Messa? Perché lasciò che il zelante Don Dolindo Ruotolo venisse sospeso a divinis? Perché non impedì che nel 1773 la gloriosa Compagnia di Gesù venisse soppressa? Bisogna avere una visione soprannaturale della vita: non cade foglia che Dio non voglia. Infatti nella vita nulla capita per cieco caso, ma tutto è voluto, o almeno permesso, dalla Divina Provvidenza per il nostro bene spirituale.

Noi non conosciamo gli arcani decreti del Signore, tuttavia sappiamo che Egli è infinitamente sapiente, e certamente ci sono stati dei motivi per cui ha lasciato che nella Chiesa accadessero certe cose. Un giorno vedremo chiaramente il bene che Dio ha tratto da certi avvenimenti che, umanamente parlando, erano difficili da accettare con rassegnazione cristiana.

Perché noi fedeli legati alla Messa tridentina dobbiamo subire ingiuste persecuzioni? Perché siamo condannati all'ostracismo? Nei momenti di difficoltà è inutile cercare la comprensione altrui, solo Dio può consolarci davvero. Molto spesso anche gli amici più stretti voltano le spalle senza comprendere e compatire le sofferenze altrui. Solo Dio non ci abbandona mai. Il Santo Giobbe nonostante fosse diventato povero e infermo senza avere colpe, subì l'incomprensione dei suoi amici, che lo fece soffrire più della stessa malattia e della povertà. Così pronunciò la celebre frase “Il mio occhio piange rivolto verso Dio”, che nel maestoso latino dell'antica Vulgata suona così: “Ad Deum stillat oculus meus”. Nel momento del dolore e della sofferenza, solo Dio può consolarci, come un papà consola il bimbo piccino che piange. Don Dolindo Ruotolo ha scritto bellissime meditazioni sulla Sacra Scrittura. Ecco come ha commentato la frase di Giobbe “Ad Deum stillat oculus meus”:

“Perché ci angustiamo tanto? Volgiamo gli occhi al Signore con fiducia, poiché non è sulla terra il nostro conforto ma nel Cielo. Dio solo ci conosce, Dio solo può compatirci, Dio solo può consolarci. Gli uomini della terra sono verbosi, non sanno dire che parole, non possono dire che parole, spesso urtanti nel medesimo sforzo di renderle consolanti. L’occhio nostro lacrimi in Dio solo: Ad Deum stillat oculus meus. Come è bella questa parola di Giobbe! Stilli a Dio questo occhio che non può essere saziato da nessuna visione terrena, stilli a Dio, poiché non può trovare un padre più tenero di Lui, stilli a Dio depositando nel suo cuore, in mezzo alle lacrime, l’angoscia, la fiducia, l’amore, la speranza, l’unione perfetta alla sua Volontà: Ad Deum stillat oculus meus! Gli anni passano, la via che percorriamo non conosce il ritorno su questa terra, tutto muta intorno a noi, rimane solo Dio come nostra unica speranza: Ad Deum stillat oculus meus! Il nostro testimone è nel Cielo! Dio infatti conosce la nostra fralezza e la compatisce; conosce le nostre miserie e le perdona quando noi ricorriamo alla sua misericordia con sincero pentimento; conosce la condizione del nostro pellegrinaggio e ci aiuta. Quale conforto quando le creature irrompono contro di noi e ci giudicano male, il pensare che il nostro testimonio è nel Cielo e che Dio ci conosce! Oh! il Signore non rende mai vana la nostra speranza, e quando tutto ci sembra perduto, interviene Lui per difenderci e per far luce nelle tenebre. [...] Ripetiamo con Giobbe, quando le tempeste sono più fiere: Ad Deum stillat oculus meus.”

domenica 7 settembre 2014

Precisazione

Temo che il mio post precedente non sia stato compreso bene da tutti. Non era mia intenzione disprezzare gli aspetti marginali della liturgia, ci mancherebbe altro! Anche a me piacciono le belle “opere d'arte” (pianete romane ben decorate, calici cesellati in oro, carteglorie artistiche, ecc.), e desidero che vengano preservate nella liturgia. Tuttavia queste cose devono rimanere “secondarie”, non possono diventare l'aspetto principale della vita cristiana, sostituendosi all'ascetica e alla carità (che è l'amore che nasce da Dio).

La Tradizione Cattolica è dalla parte dei poveri

Uno degli errori che bisogna assolutamente evitare è quello di lasciare la “questione sociale” in mano ai modernisti e ai loro amici comunisti. Il vero tradizionalista si interessa della questione sociale ed è schierato dalla parte dei poveri e della gente che soffre. Purtroppo circola qua e là la falsa opinione secondo cui i tradizionalisti sono una massa di liberisti appartenenti alla medio-alta borghesia o addirittura alla nobiltà, disinteressati alle sofferenze dei poveri, e dediti solo a una vita comoda e a conversazioni salottiere su cappe magne, fibbie d'argento, pianete broccate, carteglorie cesellate in oro, tessuti damascati, eccetera. Anche se alcuni tradizionalisti fossero davvero così (mi auguro di no), non è giusto infangare tutto il movimento tradizionale. Bisogna assolutamente evitare certi comportamenti “snob” che potrebbero dare adito a questa infame accusa. I tradizionalisti sono “i veri amici del popolo” (come disse San Pio X), pertanto non possono essere seguaci né del comunismo ateo e fallimentare, né del liberismo selvaggio e sfruttatore. Lo ripeto, bisogna assolutamente evitare di lasciare la “questione sociale” in mano ai modernisti e ai comunisti.

sabato 6 settembre 2014

Messa tradizionale nel più grande seminario del mondo

Pubblico un brano di un recente articolo scritto da Paix Liturgique.


Guadalajara è la sede di una delle principali arcidiocesi messicane. Di solida tradizione cattolica, conta 2000 sacerdoti e, soprattutto, il più grande seminario maggiore del mondo. Fondato nel 1696, conta oggi più di 600 seminaristi, che vuol dire il 20% del totale dei seminari italiani e più o meno quanto la totalità dei seminari diocesani francesi...

Il 2 giugno 2014, per la prima volta dalla riforma liturgica, un sacerdote è veramente salito all'altare del Signore nella cappella del seminario San Giuseppe di Guadalajara per celebrarvi la Santa Messa secondo il messale di San Giovanni XXIII. E' padre Jonathan Romanoski, uno dei sacerdoti della Fraternità San Pietro installata a Guadalajara, che ha celebrato questa messa alla presenza di circa 300 studenti del seminario. Bisogna dire che anche prima della promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, la diocesi di Guadalajara aveva lasciato uno spazio alla liturgia tradizionale in modo tale che la coabitazione fra le due forme si svolgesse senza intoppi.

Padre Romanoski, originario della Pennsylvania e ordinato nel 2008 dal Cardinale Castrillón Hoyos, aveva precedentemente già avuto occasione di animare degli incontri per la scoperta della forma straordinaria del rito nel quadro del seminario. Tuttavia questi corsi avevano un carattere limitato mentre la messa del 2 giugno ha radunato circa la metà dei seminaristi ed è stata cantata in modo molto ufficiale dalla schola cantorum del seminario.

Prima della celebrazione, organizzata a richiesta dei seminaristi, padre Romanoski ha potuto esporre brevemente le principali caratteristiche della forma straordinaria del rito romano. Scommettiamo dunque che questa messa del 2 giugno 2014 lascerà il segno perché ha consentito a numerosi futuri preti di scoprire le bellezze e le ricchezze della liturgia tradizionale in un ambito assolutamente ufficiale e molto "normale" come quello del loro seminario.

Dando notizia di questi fatti l'articolista spagnolo Fernández de La Cigoña, direttore di un blog ben conosciuto nel mondo ispanico, ha voluto sottolineare che quella celebrata a Guadalajara era la messa dei Cristeros: "Loro non ne conscevano altra. Da lei avevano la grazia di essere cattolici. Ma non semplicemente dei cattolici come noi. Degli eroi, dei martiri, dei santi."

venerdì 5 settembre 2014

Avviso da Pistoia

L’associazione Madonna dell’Umiltà comunica che da sabato 6 settembre la Santa Messa in rito romano antico sara’ celebrata presso la chiesa di San Pantaleo all’Ombrone, Via San Pantaleo, 2 a Pistoia. Dalle ore 17,00 verrà recitato il Santo Rosario e ci sarà la disponibilità per le confessioni, alle ore 17,30 la Santa Messa.









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Atti di carità verso Dio

È molto importante fare spesso degli atti di carità verso Dio. A tal proposito riporto, con l'esplicito incoraggiamento del mittente, una lettera di un caro lettore del blog, alla quale segue la mia risposta.

Caro amico,
                      ormai ti chiamo amico perché tale ti considero anche senza conoscerti, visto che i tuoi consigli valgono molto di più di quelli di tanti amici che si rifanno alla cultura del mondo, tu invece attingi da ben altre fonti e sei sempre così gentile da non lesinare spiegazioni. Poi, leggendo i tuoi articoli, non si può far altro che avere fiducia in un amico come te che pur dicendo le cose come stanno lasci vedere sempre un barlume di speranza, non come tanti autori di blog e riviste che confondono e demoralizzano. Oggi, approfittando sempre della tua disponibilità, volevo un tuo parere su qualcosa che mi tocca personalmente in questo periodo. Come ti dissi io vivo in un Paese dove la nostra Religione non è permessa, quindi non ho l'opportunità di ricevere i sacramenti, inoltre, come ti spiegai, sono in un periodo particolare di fragilità emotiva e confusione sul futuro a causa di problemi materiali e spirituali, tuttavia cerco di non farmi mai mancare la preghiera e ogni giorno cerco di essere costante, anche se non provo più il gusto della preghiera come prima. Però, mi capita a volte di commettere dei peccati gravi, e qui non posso confessarmi, quindi cado in un tunnel di senso di colpa che sfiora la depressione e inizio a pensare alla morte e cose del genere, e mi chiedo addirittura se tutte le mie preghiere in questa situazione diventino vane e inutili, essendo io in stato di peccato, o se il Signore, dall'infinito della sua bontà, le ascolti lo stesso. Spero di avere bene esposto i miei dubbi, ti prego dammi un consiglio.

Grazie, che Dio ti benedica sempre,
(lettera firmata)

Carissimo fratello in Cristo,
                                         hai fatto bene a scrivermi, spero tanto di poter esserti di qualche utilità. Anche se tu fossi l'uomo più cattivo del mondo, il mio Re è morto in croce anche per te, nonostante sapesse che l'avresti tradito col peccato. Dunque, se Lui ti ha amato sin dall'eternità, anche io sono tenuto ad avere nei tuoi confronti sentimenti di carità fraterna. Se devo essere sincero, nutro molte speranze che riuscirai a risollevarti. Infatti, quando una persona si riconosce peccatrice, è già sulla buona strada che la condurrà, se sarà perseverante, ad un'autentica conversione.

È triste sapere che esistono degli Stati in cui il cristianesimo è proibito. Tuttavia, anche se non ci sono sacerdoti, puoi tornare oggi stesso in stato di grazia di Dio. In che modo? Ti basterà recitare con contrizione del cuore un “Atto di dolore”. Poi quando avrai la possibilità di confessarti, i peccati che hai commesso verranno definitivamente cancellati per l'eternità. Per “contrizione del cuore” intendo dire che devi essere dispiaciuto di tutti i peccati mortali che hai commesso, e questo dispiacere deve essere causato non tanto dalla consapevolezza di aver meritato l'inferno, quanto piuttosto dalla considerazione che col peccato hai offeso Dio che è infinitamente buono, e sei stato la causa dell'atroce e dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Se in questo momento hai questo “dolore perfetto” dei peccati mortali commessi e hai l'intenzione di confessarti quando ne avrai la possibilità, ti ritrovi già in stato di grazia, e se per un incidente dovessi morire, non andresti all'inferno. Per questo motivo è cosa buona recitare ogni giorno l'atto di dolore, oppure potresti anche fare degli atti di carità perfetta verso Dio, dicendogli sinceramente che gli vuoi bene e che preferisci morire anziché offenderlo col peccato. Insegna San Tommaso d'Aquino che la carità non può convivere col peccato mortale, dunque se una persona fa un atto di carità perfetta verso Dio, implicitamente è anche contrita del male fatto, e così nel suo cuore non può più albergare il peccato mortale che viene spazzato via dalla carità perfetta verso Dio. Il Venerabile Don Giuseppe Frassinetti spiega diligentemente questa dottrina nel suo aureo “Compendio della Teologia Morale”.

In certi casi è lecito desiderare la morte, però bisogna dire che ovviamente non è mai lecito uccidersi, ma bisogna uniformarsi alla volontà di Dio. Lui ci ha creato, Lui è nostro Padrone, solo Lui sa quando è giusto far terminare il nostro esilio in questa valle di lacrime. Sant'Alfonso insegna che non è lecito desiderare la morte per rabbia o disperazione, però è lecito desiderarla quando qualcuno stimasse “meno dura la morte che la sua vita penosa, per causa dell'infermità, della povertà, o d'altra tribolazione che patisce.” Inoltre afferma che è lecito desiderare la morte per poter liberarsi dalle tentazioni che infestano il mondo e andare in Cielo ad amare Dio senza più paura di perderlo col peccato. Santa Teresa d'Avila desiderava ardentemente la morte per poter unirsi con Dio, e a tal proposito scrisse una bella poesia il cui ritornello è “Muero porque no muero”.

La preghiera non è mai vana. Se un cristiano è in stato di grazia, la preghiera accresce in lui la carità e i meriti per il Cielo. Se invece è in stato di peccato mortale, la preghiera serve ad ottenere da Dio la grazia della conversione. Quindi, qualsiasi sia lo stato della tua coscienza, continua a pregare senza scoraggiarti. Non è detto che tu debba usare le normali formule, puoi anche parlare in modo familiare con Dio, raccontandogli i tuoi problemi, le tue preoccupazioni, le tue sofferenze. Parlando da cuore a Cuore col Signore, è bene inframmezzare il discorso con degli atti d'amore nei suoi confronti. Devi dirgli che lo ami, che tutte le ricchezze della terra non potranno mai far felice il tuo cuore, poiché l'unica cosa che brami è il suo amore, che vuoi convertirti per dargli gusto, eccetera. Chissà, forse leggendo questa lettera hai fatto qualche atto di carità perfetta verso la Santissima Trinità e sei tornato in stato di grazia. Lo spero tanto!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cristo Re e Maria Regina di tutte le Vittorie della Chiesa,

Cordialiter

giovedì 4 settembre 2014

No ai paramenti sporchi!

Pubblico un breve messaggio di un lettore del blog.

Vivissimi complimenti per l'articolo intitolato "sterili polemiche"! Finalmente qualcuno che ha il coraggio di censurare con garbo e umorismo certi comportamenti al limite del patologico! Mi piacerebbe in futuro leggere un intervento anche su coloro i quali confondono la messa antica con un'occasione per mettere in mostra tutti i gioielli parrocchiali, indipendentemente dal fatto che la necessità lo richieda, utilizzando paramenti sporchi e bisognosi di intensi restauri solo perché "sono antichi" o "il cognato della mia prozia se lo ricordava" o simili amenità.

Grazie

La guerra al modernismo

Il Sommo Pontefice Pio X condannò il modernismo definendolo “la sintesi di tutte le eresie”. Dunque, essendo l'eresia un male intrinsecamente perverso, è cosa degna di lode combatterla e debellarla dall'orbe cattolico. Come denunciò lo stesso San Pio X, il modernismo si è infiltrato non solo tra i comuni fedeli, ma anche tra non pochi del ceto sacerdotale, i quali diffondono errori gravi contro la fede e la morale dai pulpiti e nei confessionili (ammesso che confessino ancora). Pertanto i danni che stanno subendo le anime sono incalcolabili, è una vera e propria strage. Ormai è “normale” sentire dei fedeli affermare che tutte le religioni sono uguali, Gesù è presente nell'Ostia solo simbolicamente, la Madonna ebbe altri figli, e altre fesserie di questo tipo.

Siamo in guerra; guerra spirituale, ma pur sempre guerra. Ma come bisogna combattere la crociata contro il modernismo? Non di certo con i carri armati e le molotov, ma con le armi del cristiano, ossia la preghiera, la penitenza, il buon esempio, l'apostolato e l'apologetica. Militia est vita hominis super terram. I modernisti hanno un potenziale bellico impressionante, dispongono di giornali, riviste, case editrici, emittenti radiofoniche, amicizie influenti nel mondo mediatico e nella massoneria. Noi in confronto a loro siamo praticamente a mani nude, ma abbiamo la fede nel cuore e tanta voglia di lottare fino all'ultimo respiro, siamo risoluti a tutto pur di vincere, anche a combattere con le unghie e coi denti contro i panzer modernisti.

Dal fronte giungono ogni giorno notizie incoraggianti, l'avanzata modernista è stata arrestata, in vari luoghi le loro linee difensive sono state sfondate, e le vegliarde truppe avversarie stanno rovinosamente battendo in ritirata. Ormai è solo una questione di tempo: loro hanno un'età media di settant'anni, noi siamo nel pieno vigore della giovinezza. La Waterloo modernista non è ancora giunta, ma ormai abbiamo in pugno la vittoria; loro non potranno resistere ancora a lungo.

Lo slogan della feroce propaganda modernista è: ¡Los tradicionalistas no pasarán! I tradizionalisti non passeranno! Cari modernisti, rassegnatevi: in venti secoli di storia abbiamo sconfitto Ario, Pelagio, Valdo, Lutero, Calvino e tanti altri eresiarchi; presto sconfiggeremo anche voi!

mercoledì 3 settembre 2014

Esercizi spirituali per sacerdoti

Comunicato dell'associazione "Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum":


Roma, 3 settembre 2014
Memoria di San Pio X, Papa

Reverendi Confratelli nel Sacerdozio,

Cari amici, 

si annuncia con gioia -a diverso titolo e interesse- che il 5° corso degli esercizi spirituale per i sacerdoti, organizzato dal Sodalizio Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum, si terrà a Roma dall' 8 al 14 febbraio 2015 nella Casa dei padri Passionisti al Celio, e sarà predicato da S.E.R. Mons. Vitus Huonder vescovo di Coira (Svizzera).

Vada all'illustre  e stimato Presule, la gratitudine del Sodalizio per aver accettato l'invito.

Agli amici, chiediamo la carità della preghiera per questa nuova iniziativa di ASSP.

Si invitano i sacerdoti interessati a provvedere fin d'adesso all'iscrizione via email (amiciziasacerdotale@gmail.com) e a far conoscere l'iniziativa. 

Affidiamo all'intercessione del  Papa San Pio X, di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita al Cielo, i sacerdoti che parteciperanno al Ritiro, e in particolare il Rev. mo Predicatore.

A tutti vada la nostra gratitudine e l'assicurazione del ricordo orante.

Cordiali saluti.

In Domino,

p. Vincenzo M. Nuara O.P. (moderatore)

d. Marino Neri (segretario)


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Avviso da Torino

S. Messa letta in forma straordinaria (messale latino di S. Giovanni XXIII editio typica 1962) cum canticis
"Missa Sancta Maria in Sabbato"
Sabato 6 settembre 2014 ore 17


Parrocchia di Santa Giulia
Piazza S. Giulia s.n.- Torino

Celebrante: Rev. don Primo Soldi, Parroco


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Il “Summorum Pontificum” non verrà mai abolito

Tempo fa qualcuno mi ha chiesto se il Motu Proprio "Summorum Pontificum", con cui Papa Benedetto XVI ha liberalizzato il Rito Romano tradizionale, possa un giorno essere abolito. Rispondo a questa domanda con un'altra domanda: "Chi è che ci guadagnerebbe maggiormente da un provvedimento del genere?"

È evidente che se il "Summorum Pontificum" venisse soppresso, ad avvantaggiarsi sarebbero i detestati (dai modernisti) lefebvriani e i simpatizzanti di Mons. Richard Williamson, i quali si ritroverebbero in mano il "monopolio" della Messa tridentina e crescerebbero a dismisura. Per questo motivo penso che se per ipotesi un giorno dovesse essere eletto un Papa che non simpatizzi per il rito antico, non abolirebbe il "Summorum Pontificum" pur di non avvantaggiare i lefebvriani.

Comunque sia, penso che nel giro dei prossimi vent'anni le persecuzioni contro i fedeli legati alla liturgia tradizionale sono destinate quasi ad esaurirsi. Infatti tra gli "under 50" è raro trovare qualcuno che abbia un odio cieco verso il "Missale Romanum" di San Pio V; al massimo c'è indifferenza, ma non odio cieco. I più rancorosi nemici della Messa tridentina hanno un'età media superiore ai sessant'anni, dunque prima o poi per motivi biologici dovranno farsi da parte e finalmente ci lasceranno in pace. Dobbiamo stingere i denti e continuare a resistere ad oltranza. Presto o tardi ci libereremo dall'oppressione modernista e potremo finalmente vivere serenamente l'esperienza della Tradizione.

martedì 2 settembre 2014

Repetita iuvant

Una lettrice del blog mi ha scritto per ringraziarmi per il post intitolato “Sterili polemiche”.

NON HO PAROLE, ma solo un grazie dal cuore e di cuore. Primo per avermi strappato un sorriso, secondo per averlo fatto dicendo una grandissima verità.

Grazie D. e avanti così, avanti tutta!!!

Cara sorella in Cristo,
                                     sono contento che quel post ti è piaciuto! :-) So che è piaciuto anche ad altri, ma sembra che non tutti abbiano compreso quel che ho voluto dire. Non era mia intenzione affermare che le Messe tridentine debbano essere celebrate in maniera minimalista e con sciatteria, senza rispettare le norme liturgiche. Ci mancherebbe altro! È chiaro che bisogna celebrare la Messa osservando tutto ciò che è prescritto, ed evitando ogni forma di desacralizzazione.

Io ho voluto semplicemente esprimere il mio disappunto nei confronti di coloro che invece di esultare per il ritorno della Messa tridentina in una parrocchia, hanno linciato verbalmente il celebrante per qualche piccolo dettaglio.

Lo ripeto, bisogna rispettare tutte le leggi liturgiche, ma può capitare che un prete alle prime armi con l'antico rito dimentichi qualche dettaglio microscopico. In questo caso è meglio “chiudere un occhio”, anziché litigare furiosamente. Del resto, “nessuno nasce imparato”. :-) Dobbiamo apprezzare piuttosto il coraggio e la buona volontà del celebrante, e poi diamogli almeno il tempo di perfezionarsi! Non è mica colpa sua se ha dovuto imparare da autodidatta.

Le polemiche rissose su piccoli dettagli a che giovano? Si dà erroneamente al mondo un'immagine antipatica dei fedeli tradizionali, facendoli sembrare sempre pronti a brontolare anche nei giorni in cui ci sarebbe da festeggiare. Non è giusto che per colpa di una piccola minoranza, tutti i fedeli “more antiquo” vengano considerati scontrosi e arroganti. Inoltre le critiche esasperate potrebbero scoraggiare i preti dall'avvicinarsi alla liturgia antica per paura di fare qualche gaffe. Ma il problema principale è che queste gazzarre non solo non producono nulla di buono, ma creano anche astio e discordie tra di noi. Insomma, invece di accapigliarci per qualche pizzo o merletto “fuori ordinanza”, dovremmo concentrare le forze nella lotta contro il cancro modernista, che è il vero nemico da combattere.

In Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

lunedì 1 settembre 2014

Avviso da Firenze

Domenica 7 Settembre, alle ore 10, presso l'Oratorio di S. Francesco Poverino, dopo la pausa estiva, riprenderà regolarmente la celebrazione della S. Messa in Rito Romano Antico.

Tra Luglio ed Agosto, fra gli altri interventi di manutenzione allo storico immobile, sono stati restaurati i due bei portali in pietra della facciata che dà su piazza SS.ma Annunziata.

Il Governatore della Confraternita

Dante Pastorelli


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Sterili polemiche

A volte su blog e forum appaiono post che informano che in una determinata parrocchia, dopo oltre quarant'anni di assenza, è stata finalmente celebrata la Messa in rito antico. Alcuni commentatori, invece di rallegrarsi della lieta notizia, si scatenano in polemiche assurde e spesso anche ridicole, più o meno di questo tipo:

- È meglio non avere la Messa tridentina, anziché celebrarla col manipolo spostato di mezzo centimetro al di sopra di quanto stabilito dal manuale liturgico di Sempronio!

- Ma che stai dicendo? Sul manuale di Caio invece c'è scritto che può essere usato anche alcuni centimetri al di sotto del solito, ma se si superano i cinque centimetri si commette peccato veniale.

- Ignorante! Caio si riferiva solo alle Messe celebrate nelle diocesi alpine, non a quelle appenniniche!

- Ma dove hai studiato le cerimonie? Sui fumetti di Peperino? Non lo sai che nel 1729 l'Arcivescovo concesse un indulto per usare il manipolo più in alto?

- Sì, lo so, ma è stato abolito da un decreto del 1802!

- Però, è rimasta la consuetudine locale, quindi stai zitto!

- Il problema è che tu sei un modernista camuffato!

- Io modernista? E tu sei un apostata!

Coloro che fanno sceneggiate del genere sono solo una piccola minoranza tra coloro che seguono la Messa tridentina, tuttavia sono “pericolosi” poiché rischiano di danneggiare tutto il movimento tradizionale. Infatti, spesso la gente fa di un erba un fascio, e così tutti i fedeli tradizionali rischiano di essere etichettati come arcigni, rissosi e formalisti. 

Cresce l'opposizione al modernismo

Nell'ultimo decennio c'è stata una poderosa avanzata delle forze che si oppongono alla tirannide modernista. Il movimento tradizionale è riuscito ad infliggere duri colpi al fronte progressista, i cui miliziani, sempre più vegliardi, stanno perdendo sempre più terreno e fanno sempre più fatica a reggere l'impeto dell'onda d'urto degli indomiti e intrepidi militi del “battaglione tridentino”. Varie barricate dei novatori sono state sfondate, e ai miliziani modernisti non è rimasto altro da fare che battere in disperata e rovinosa ritirata.

Sempre più cattolici stanno aprendo gli occhi di fronte alle devastazioni spirituali causate dalle orde moderniste. Il movimento tradizionale ingrossa sempre di più le sue fila, sono soprattutto i giovani ad arruolarsi e a darsi da fare nell'immane lotta contro gli errori dottrinali e la desacralizzazione della liturgia. La testa d'ariete del vasto movimento antimodernista è costituita principalmente da fedeli laici, i quali stanno combattendo la battaglia in prima linea. Pensiamo alla liturgia tradizionale: sono principalmente i “Christifideles Laici” a farla conoscere tra amici e parenti, ad organizzare i Pellegrinaggi e convegni, a fare la propaganda sul web, e a spingere i preti a celebrare “more antiquo”. Ad esempio so che vari sacerdoti hanno imparato a celebrare la Messa tridentina grazie alle lezioni ricevute da giovani fedeli laici espertissimi di liturgia.

Siamo in guerra. Guerra spirituale, ma pur sempre guerra. I modernisti sono armati di soldi, giornali, riviste, case editrici, scuole, ecc., e hanno influenti amicizie negli ambienti politici, massonici, e del mondo dell'alta finanza. Noi non disponiamo di ingenti risorse economiche, le nostre armi sono essenzialmente la preghiera, la penitenza, l'apostolato e il buon esempio. È entusiasmante osservare l'ardimento dei valorosi legionari del “battaglione tridentino”, che con abnegazione e spirito di sacrificio affrontano aspri combattimenti spirituali in difesa della Tradizione Cattolica e per la propagazione della fede per la maggior gloria di Dio. Giovani cattolici di tutto il mondo, affratellati dal comune amore per il Corpo Mistico di Cristo, stanno immolando la propria giovinezza in difesa della civiltà cattolica, minacciata dalla vandalica barbarie delle orde moderniste.

Militia est vita hominis super terram (Iob 7,1). Non siamo stati messi su questa terra per “fare vacanza” e godere una vita comoda, ma per combattere la battaglia spirituale in difesa della Fede. Sono anni che i cattolici rimasti fedeli alla Tradizione subiscono ogni sorta di persecuzione a causa della propria fedeltà a Dio. Le innumerevoli sofferenze spirituali, lungi dall'indurre alla resa, hanno temprato al fuoco e alla lotta i soldati di Gesù Cristo. I veri seguaci del Redentore Divino non hanno nessuna intenzione di arrendersi all'apostasia che dilaga nel mondo. Al contrario, hanno un solo desiderio nel cuore: continuare a combattere fino alla vittoria!

Noi vogliamo, noi possiamo, noi DOBBIAMO continuare la buona battaglia! La liberazione del Corpo Mistico di Cristo dall'oppressione modernista non è una vana speranza, è un'incrollabile certezza fondata sulla fede in Colui che ha vinto il mondo. Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat! È proprio nei momenti difficili che la fede viene provata nel crogiolo. È adesso che bisogna dimostrare di avere fede nell'indefettibile promessa del Redentore Divino: le forze infernali non prevarranno mai sulla Chiesa Cattolica.

I fedeli laici stanno lottando come leoni, ma non possono fare tutto. C'è urgente bisogno di numerosi e santi sacerdoti. Per questo motivo bisognerebbe sferrare una vasta offensiva vocazionale per allestire un esercito di preti valorosi e zelanti che diano la spallata finale al barcollante fronte modernista rimasto disperatamente a corto di rincalzi.

La storia insegna che molte volte le eresie tentarono di demolire la Chiesa, basti pensare all'aggressiva eresia ariana che negava la divinità di Gesù. Il cattolicesimo sembrò sul punto di capitolare, ma ciò non accadde, perché la Chiesa è indefettibile, essendo stata istituita da Cristo. Alla fine il cattolicesimo vinse e l'arianesimo venne spazzato via. State certi che anche il modernismo, cioè “la sintesi di tutte le eresie”, prima o poi verrà estirpato. La tirannica barbarie modernista non prevarrà!

domenica 31 agosto 2014

Mancano i preti, niente Messa a San Giacomo di Cavriana

Fa molto riflettere il caso della chiesa di San Giacomo, frazione di Cavriana (Mantova), dove da un po' di tempo sono state sospese le Messe nei giorni festivi a causa della scarsità di preti. Il drammatico tracollo vocazionale che sta flagellando l'Italia da una cinquantina d'anni a questa parte sta portando alla desertificazione spirituale, come è avvenuto in Russia ai tempi dell'Unione Sovietica, quando i preti c'erano, ma il regime stalinista li faceva arrestare e rinchiudere nei gulag con l'accusa di essere nemici del popolo. Oggi Stalin non c'è più, ma i preti scarseggiano perché i seminari sono quasi vuoti, e dunque molte chiese vengono chiuse, oppure rimangono aperte ma senza che venga celebrata la Messa.

Dunque, che fare? Una delle soluzioni al tracollo vocazionale consiste nel rilanciare la Messa tridentina, che è una potente calamita che attrae tanti giovani al sacerdozio cattolico. Ma fin quando i modernisti continueranno a mettere il bastone tra le ruote alla diffusione della liturgia tradizionale, dovremo continuare ad assistere alla chiusura delle chiese e alla desertificazione spirituale, come ai tempi dell'URSS.

Il ritorno del paganesimo

Per la verità, due sono oggi le passioni predominanti in questa incredibile perversità di costumi, l’amore sconfinato delle ricchezze e un’insaziabile sete di piaceri. Da qui la vergogna e il disonore del nostro secolo, il quale, mentre fa continui progressi in ciò che appartiene ai comodi ed ai conforti della vita, per quanto riguarda il dovere di vivere onestamente — il che ben più importa — pare che voglia ritornare a gran passi verso la corruzione del paganesimo. In realtà, quanto più gli uomini perdono di vista i beni eterni che sono loro preparati nei cieli, tanto più sono attratti verso i caduchi; e una volta che si siano vilmente incurvati verso la terra, facilmente si intorpidisce in essi ogni virtù: così che nauseati di tutto ciò che sa di spirituale, non agognano che l’ebbrezza dei volgari piaceri. Perciò, Noi vediamo in generale che mentre da un lato non si ha alcun ritegno ad accumulare ricchezze, manca dall’altro la rassegnazione d’un tempo nel sopportare quei disagi che sogliono accompagnare la povertà e la miseria; e mentre fra i proletari ed i ricchi già esiste quella lotta accanita che abbiamo detto, ad acuire l’avversione dei non abbienti s’aggiunge il lusso smodato di molti, congiunto a impudente dissolutezza. Al qual proposito non possiamo deplorare abbastanza la cecità di tante donne di ogni età e condizione, le quali, infatuate dall’ambizione di piacere non vedono quanto sia stolta certa foggia di vestire, con cui non solo suscitano la disapprovazione degli onesti, ma, ciò che è più grave, recano offesa a Dio. E in tale abbigliamento — che esse stesse in passato avrebbero respinto con orrore come troppo disdicevole alla modestia cristiana — non si limitano a presentarsi soltanto in pubblico, ma neppure si vergognano di entrare così indecentemente nelle chiese, di assistere alle sacre funzioni e di recare persino alla stessa mensa Eucaristica (nella quale si va a ricevere il divino Autore della purezza) i lenocini delle turpi passioni. Tralasciamo poi di parlare di quei balli esotici e barbari, uno peggiore dell’altro, venuti ora di moda nel gran mondo elegante; non si potrebbe trovare un mezzo più adatto per togliere ogni resto di pudore.

[Brano tratto dall'enciclica "Sacra Propediem" di Papa Benedetto XV]

sabato 30 agosto 2014

Ultimi colpi del calciomercato, mentre le anime si dannano in massa

Nonostante la grave crisi economica che sta flagellando la secolarizzata Europa, molte società di calcio stanno spendendo enormi somme di denaro per acquistare calciatori famosi e pagare i loro esorbitanti stipendi. A che serve vincere scudetti e coppe internazionali? Vanitas vanitatum! In questa vita l'unica cosa davvero importante è salvarci l'anima per dare gloria a Dio. Invece le cose materiali di questa terra sono vanità delle vanità destinate a svanire per sempre nell'ora della morte.

Provate ad immaginare il bene che potrebbe fare un presidente di una squadra di calcio se invece di sperperare denaro per comprare giocatori, decidesse di utilizzare quei soldi per aiutare gli istituti religiosi zelanti ad incrementare il loro apostolato. Ah, quanto bene si potrebbe fare! Ad esempio si potrebbero costruire chiese, monasteri, oratori per bambini, scuole, ospedali, orfanotrofi, case di riposo per anziani, mense per i poveri, stazioni radiofoniche cattoliche, si potrebbero inoltre stampare milioni di libri devozionali e diffonderli gratuitamente tra i fedeli, e tante altre opere buone.

È assurdo spendere svariati milioni di euro per finanziare una squadra di calcio, mentre quei soldi potrebbero essere utilizzati per opere caritative e apostoliche. Ah, se quelle montagne di denaro sciupate nel mondo dello sport, fossero utilizzate per la maggior gloria di Dio, quante anime in più si salverebbero! Anime che costarono il Sangue del Redentore Divino!