mercoledì 9 dicembre 2009

Giovanni XXIII, il Papa della Tradizione


Spesso sui mass-media la figura di Giovanni XXIII viene distorta sfacciatamente, facendolo apparire come un Papa progressista. La realtà è ben diversa. Il Cardinale Silvio Oddi (che lo conobbe bene) dichiarò che “Roncalli era il conservatore più incallito che Dio abbia mai creato sulla faccia della terra”.

Dopo essermi discretamente documentato sugli atti e gli scritti del Beato Giovanni XXIII sono giunto alla conclusione che questo Pontefice è stato uno dei più tradizionalisti che la Chiesa abbia mai avuto. Forse qualcuno, leggendo la parola “tradizionalista” si sarà scandalizzato, quasi fosse un insulto. Eppure San Pio X nella lettera apostolica “Notre charge apostolique” rivolta all'episcopato francese affermò che “i veri amici del popolo non sono nè rivoluzionari, nè novatori, ma tradizionalisti”.

Ecco alcuni dei provvedimenti presi dalla Sede Apostolica sotto il suo pontificato:

- Censura del libro "Esperienze pastorali" di Don Lorenzo Milani (parroco molto apprezzato dai cattolici che votano per i partiti progressisti).

- Rinnovo delle condanne verso il comunismo ateo e materialista. Infatti nel 1959 un nuovo decreto del Sant'Uffizio proibì di votare per i comunisti non solo alle elezioni politiche, ma anche alle elezioni amministrative. Inoltre nell'enciclica “Mater et magistra”, Papa Roncalli affermò chiaramente: “Tra comunismo e cristianesimo, il Pontefice ribadisce che l’opposizione è radicale, e precisa che non è da ammettersi in alcun modo che i cattolici aderiscano al socialismo moderato”.

- Il Cardinale Alfredo Ottaviani (il "carabiniere del Vaticano") porporato amatissimo dai tradizionalisti, venne promosso a segretario (equivalente all'odierno "prefetto") della "Suprema Sacra Congregazione del Sant’Offizio".

- Indizione e direzione del sinodo per la diocesi di Roma nel quale venne vietato ai preti di andare allo stadio, al cinema ed anche di viaggiare in auto con una donna. Venne inoltre ribadito l'obbligo dell'utilizzo dell'abito talare e della lingua latina nella liturgia.

- Approvazione del "Monitum" contro le opere del gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin: "Indipendentemente dal dovuto giudizio in quanto attiene alle scienze positive, in materia di Filosofia e Teologia si vede chiaramente che le opere menzionate racchiudono tali ambiguità ed anche errori tanto gravi, che offendono la dottrina cattolica. Di conseguenza, gli Eccellentissimi e Reverendissimi Padri della Suprema Congregazione del Santo Ufficio esortano tutti gli Ordinari e i superiori di Istituti Religiosi, i Rettori di Seminari e i Direttori delle Università, a difendere gli spiriti, particolarmente dei giovani, dai pericoli delle opere di P. Theilard de Chardin e dei suoi discepoli."

- Inserimento di San Giuseppe nel Canone Romano.

- Difesa strenua del latino che ricco di maestà e nobiltà, è la lingua che meglio di tutte eleva l'animo alla sacralità. A tal proposito promulgò la Costitutzione Apostolica "Veterum sapientia", una vera e propria apologia del latino. Ecco qualche breve passaggio: "Né bisogna dimenticare che la lingua latina ha nobiltà di struttura e di lessico, dato che offre la possibilità di «uno stile conciso, ricco, armonioso, pieno di maestà e di dignità», che singolarmente giova alla chiarezza ed alla gravità. [...] I medesimi Vescovi e Superiori Generali degli Ordini religiosi, mossi da paterna sollecitudine, vigileranno affinché nessuno dei loro soggetti, smanioso di novità, scriva contro l'uso della lingua latina nell'insegnamento delle sacre discipline e nei sacri riti della Liturgia e, con opinioni preconcette, si permetta di estenuare la volontà della Sede Apostolica in materia e di interpretarla erroneamente. [...] [la lingua latina] «è stimata la più adatta a spiegare l'intima e profonda natura delle nozioni e delle forme con assoluta chiarezza e lucidità»; tanto più che essa si è venuta arricchendo di vocaboli appropriati e precisi, adatti a difendere l'integrità della fede cattolica, e non poco adatta a recidere ogni vuota verbosità".

- Giovanni XXIII conferì personalmente l'ordinazione episcopale ad ecclesiastici tradizionalisti come Ottaviani, Browne, Tardini, Bacci, Roberti, Staffa, Larraona e Palazzini (solo per citarne alcuni).

Forse uno dei difetti che ebbe Papa Roncalli (difetto comune a molti santi) fu di essere talmente buono da non accorgersi di coloro che tramavano alle sue spalle, come avvenne in occasione dell'infausta alleanza tra democristiani e socialisti (trama che tempo dopo venne scoperta dal Cardinale Giuseppe Siri).


La persecuzione religiosa in Spagna

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lunedì 7 dicembre 2009

Tolentino, incontro sulla musica sacra con Mons. Miguel Ferrer Grenesche


Sabato 12 dicembre, presso l’auditorium “Fusconi”, annesso alla Basilica di San Nicola a Tolentino (MC), verrà presentato il secondo volume “Musica e Musicisti nella Basilica di San Nicola a Tolentino” del Professore Paolo Paoloni (dedicato ai secoli XIX-XX)”. Una parte del lavoro è stata dedicata anche alla storia della schola cantorum “Giuseppe Bezzi” e ai suoi illustri direttori, fra cui Giuseppe Bezzi, il suo fondatore e Luigi Renzi che ha composto molte musiche per la liturgia del santuario.

Interverrà il Reverendissimo Monsignor Miguel Ferrer Grenesche, sottosegretario della Congregazione per il Culto Divino. I due relatori saranno il Professore Paolo Peretti, musicologo, docente presso il Conservatorio di Fermo e la Professoressa Biancamaria Brumana, musicologa, docente presso l’Università degli Studi di Perugia.

Durante la cerimonia la Schola Cantorum della Basilica si esibirà in brani musicali di Maestri di Cappella dell’Ottocento e del Novecento con la collaborazione del Soprano Solista Anna Maria Mazza.

venerdì 4 dicembre 2009

Un bambino in lacrime per una Confessione negata


Mi trovavo a cena con alcuni sacerdoti stranieri. Uno di loro, un parroco portoghese (ex combattente della guerra in Angola ai tempi di Salazar), ci raccontò che un bambino di un'altra parrocchia era venuto a trovarlo in sacrestia chiedendo di potersi confessare, e tra le lacrime gli disse che il giorno dopo avrebbe dovuto ricevere la Prima Comunione, ma il suo parroco non voleva confessare i bambini comunicandi.

Questa pratica di rimandare il sacramento della Confessione a dopo la Prima Comunione, è una vera e propria assurdità pastorale. Le norme emanate dalla Santa Sede impongono che la Prima Comunione venga impartita dopo aver ricevuto il sacramento della Confessione (come è logico che sia), pertanto non è lecito ai parroci stabilire il contrario. Non si tratta solo di obbedire ad una legge ecclesiastica, ma anche di impedire che la Prima Comunione con Gesù, si trasformi nel primo sacrilegio della vita. Poveri bambini che hanno come parroco un prete con idee lassiste! Che rovina! Don Bosco diceva che "un prete o in paradiso o all'inferno non va mai solo: vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell'adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio".

Che altro dire? La Chiesa ha davvero urgente bisogno di numerosi e santi sacerdoti!

mercoledì 2 dicembre 2009

Don Nicola Bux, Messa tridentina per l'anniversario dell'ordinazione sacerdotale


Il teologo barese, Mons. Nicola Bux, Consultore dell'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, festeggerà l'anniversario della sua ordinazione sacerdotale, celebrando il Santo Sacrificio secondo l'antica e venerabile liturgia del rito romano. La Messa sarà celebrata domenica 6 dicembre, alle ore 11, presso la chiesa di San Giuseppe, sita nel suggestivo borgo antico di Bari.

La messa tridentina viene celebrata ordinariamente da Don Nicola Bux la prima domenica del mese alle ore 11, mentre nelle seguenti settimane è celebrata di sabato alle ore 19. Le celebrazioni avvengono sempre nella chiesa di San Giuseppe di Bari Vecchia, da non confondere (come erroneamente riportato da altri siti internet) con la chiesa parrocchiale di San Giuseppe sita nel quartiere Madonnella.

Nelle seguenti foto è raffigurata la piccola chiesa di San Giuseppe. Da notare la presenza nel presbiterio del solo altare "ad orientem". (Cliccare sulle foto per ingrandirle)



lunedì 30 novembre 2009

Querelato il parroco che ha abolito la Comunione sulla lingua


Alcuni giorni fa, vi ho raccontato dell'assurda vicenda avvenuta l'ultimo giorno dell'anno liturgico, quando un parroco (non il mio) ha imposto ai comunicandi di ricevere la Sacra Particola solo sulle mani.

Essendo stato commesso un abuso liturgico e violato un diritto dei fedeli, ho esposto querela presso il vescovo diocesano. Infatti l'istruzione “Redemptionis sacramentum” della Congregazione per il Culto Divino, al n° 184 stabilisce che in caso di abusi liturgici, qualsiasi fedele ha il diritto di sporgere querela presso il vescovo diocesano o anche presso la Santa Sede. Non si tratta di attuare una vendetta, bensì di esporre in maniera veritiera come sono andati i fatti. Ovviamente ho approfittato dell'occasione per esporre altri abusi commessi da questo parroco, tra i quali (solo per citarne alcuni), la recita da parte dei fedeli (per sua disposizione) di preghiere riservate al celebrante e la concelebrazione con un vescovo scismatico della Chiesa Ortodossa.

Ho terminato la lettera al vescovo affermando che per il momento ho ritenuto opportuno non sporgere querela presso la Sede Apostolica (come mi consente di fare la “Redemptionis sacramentum”), nella speranza che il parroco querelato ripristini presto il diritto dei fedeli di comunicarsi sulla lingua.

Insomma, ho cercato di essere diplomatico, ma il messaggio era chiaro: o il parroco ritorna ad osservare le norme liturgiche oppure valuterò l'opportunità di presentare querela presso la Congregazione del Culto Divino. Non penso che possa esserci qualche vescovo al quale faccia piacere che a Roma vengano a sapere degli abusi liturgici che avvengono nella propria diocesi.

venerdì 27 novembre 2009

Alcune considerazioni del Cardinale Giuseppe Siri sulla Sacra Liturgia


[Brani tratti dalla lettera pastorale del 2 febbraio 1964].

Cari Confratelli, Diletti Figli! [...] la Chiesa ha voluto richiamare al mondo una verità tanto elementare quanto trascurata: il primo atto al quale sono tenuti gli uomini, come singoli e nella loro vita associata, è quello di rendere nell’intimo del cuore per la sincerità, nella pubblica espressione per la giustizia verso il Creatore, quel culto che Gli è dovuto come a dispositore di ogni cosa, salvatore ed eterno amore. Il culto solenne e pubblico a Dio sta prima del progresso, prima di ogni piacere e prima di ogni altro dovere sociale. Tutte le proporzioni si alterano nella vita individuale e sociale, quando questa legge non viene osservata ed il disordine, la insoddisfazione, la noia, la tristezza, la stessa disperazione si impossessano degli uomini e fanno impazzire gli stessi fatti della loro storia. Molti troveranno in questo la vera spiegazione del loro stato arido ed oscuro, pervaso di ombre e di inutili dolori. [...] la Liturgia è il primo strumento ordinario per la salvezza delle anime. Non vi sembri strano: il Santo Sacrificio, i Santi Sacramenti, la più grande preghiera, la erogazione della parola di Dio più autentica fanno parte della Divina Liturgia. Non solo, ma essa, col suo continuo dialogo con Dio, colla Vergine Madre nostra e coi Santi, ricostruisce sempre la famiglia di Dio, quella che resta al disopra delle nere vicissitudini umane. Colla Divina Liturgia, specialmente se capita e seguita, si insegna, si santifica, si eleva tutto.

lunedì 23 novembre 2009

La Comunione sulle mani e l'influenza suina


Quando assisto al Novus ordo Missæ, preferisco ricevere la Comunione direttamente sulla lingua per vari motivi. Uno di questi è che ricevendola sulle mani potrebbe rimanervi attaccato qualche frammento, col grave rischio che venga disperso e profanato. Domenica 22 novembre, sono andato in una parrocchia (non la mia), dove non sapevo che il parroco avesse deciso “motu proprio” di abolire la Comunione sulla lingua per evitare il contagio dell'influenza suina. Quando il parroco con sdegno ha detto che non avrebbe dato la Sacra Particola a coloro che non avessero presentato il palmo della mano, sono tornato a casa, ho preso l'auto e mi sono recato in un santuario dove ho potuto comunicarmi nel modo in cui preferisco. Reputo che l'accaduto sia un sopruso. Nessun parroco può abolire un diritto che è stato stabilito dalla Santa Sede. Nei prossimi giorni prenderò provvedimenti (vi terrò informati).

In realtà il rischio di morire con questa influenza è davvero remoto. Ci sono molte meno possibilità di morire rispetto persino alle classiche influenze stagionali. Dunque ogni allarmismo è ingiustificato. Se si volesse abolire la Comunione sulla lingua a causa dell'influenza suina, bisognerebbe abolirla stabilmente a causa delle influenze stagionali e delle altre malattie virali. Anzi, bisognerebbe vietare anche di andare a scuola, al lavoro, in chiesa e in qualsiasi luogo pubblico poiché il virus può essere trasmesso anche con un semplice starnuto, o anche solo parlando con una persona che non usa la mascherina. Del resto se il Papa sta continuando tranquillamente a distribuire la Comunione sulla lingua, significa che non c'è pericolo prossimo di morire.

Ciò che mi è capitato è assurdo. Basta con gli allarmismi! Se morirò a causa dell'influenza, non sarà certo per via della Comunione sulla lingua.

venerdì 20 novembre 2009

Circa la delicata questione delle nomine episcopali


Diceva Sant'Alfonso Maria de Liguori che principalmente dai vescovi dipende il culto divino e la salvezza delle anime. Infatti, quando un vescovo è zelante, i fedeli della sua diocesi vivono cristianamente, ma quando un vescovo è poco zelante e trascura il bene spirituale delle anime, i fedeli vivono in maniera rilassata e poco cristiana. Il Cardinale Castelli in procinto di entrare in un conclave, desiderava da S. Alfonso alcuni pareri circa i provvedimenti che avrebbe dovuto prendere il nuovo Sommo Pontefice. Questo grande Dottore della Chiesa, tra gli ottimi suggerimenti che espose, disse anche che desiderava che il nuovo Papa utilizzasse la massima diligenza nell'eleggere i vescovi. E se qualche membro dell'episcopato si fosse comportato da “trascurato” (li definiva così i vescovi poco zelanti), desiderava che il Pontefice lo sospendesse dalle sue funzioni ed inviasse un vicario apostolico a sistemare i danni arrecati alla vigna del Signore. Una misura così forte contro un vescovo trascurato, avrebbe (sempre secondo lui) suscitato un comportamento migliore anche negli altri vescovi trascurati.

Qualche secolo prima, San Pio V, quando venne eletto Papa, impallidì e tremando disse che quando entrò nell'ordine dei domenicani, aveva molte speranze di salvarsi l'anima, ma eletto vescovo cominciò a temere di dannarsi e divenuto Pontefice, quasi si disperava. Il motivo di tanto timore è che sia i vescovi, sia i Papi, devono dare stretto conto a Dio di ogni anima che gli era stata affidata. E' per questo motivo che Sant'Agostino diceva che è difficile che un vescovo riesca a salvarsi.

Sbagliano coloro che fanno indebite pressioni sul Papa affinché elegga all'episcopato Tizio o Caio. Il Pontefice deve scegliere liberamente, secondo coscienza. Prossimamente Benedetto XVI dovrà effettuare alcune importantissime nomine sia nella Curia vaticana, che in varie diocesi dell'orbe cattolico. Ognuno di noi può aiutarlo in queste delicatissime scelte, di cui dovrà dare stretto conto a Dio, poiché da queste nomine dipende la sorte eterna di milioni di anime. In che modo possiamo aiutarlo? Con la preghiera e con la penitenza. Non conosco altri modi per intervenire lecitamente, ma anche se ci fossero non sarebbero altrettanto potenti. C'è soprattutto una nomina che mi sta particolarmente a cuore (è meglio che non dica di quale si tratti), e sulla quale temo che ci saranno pressioni fortissime sul Papa. Ha davvero bisogno di aiuto, preghiamo per lui. Spero che questo appello venga accolto anche da qualche monastero di stretta osservanza. Le loro preghiere sono utilissime per il bene della Chiesa. Chissà quanti buoni vescovi e quante conversioni hanno ottenuto le preghiere di Santa Teresa di Lisieux, Santa Chiara d'Assisi, Santa Margherita Maria Alacoque, San Benedetto da Norcia, San Massimiliano Maria Kolbe e tutti gli altri religiosi di santa vita.

martedì 17 novembre 2009

Circa Mons. Athanasius Schneider, l'Opus Angelorum e i Canonici Regolari della Santa Croce


Hanno suscitato molto interesse le prese di posizione di Mons. Athanasius Schneider O.R.C., vescovo ausiliare di Karaganda (Kazakistan), in difesa della riverenza dovuta al Santissimo Sacramento. Quando nel 2006 è stato consacrato vescovo, ho pensato che sarebbe stato un degno successore degli Apostoli. Non lo conoscevo di persona, ma conoscevo molto bene i suoi confratelli, i Canonici Regolari della Santa Croce. Sono religiosi che celebrano il Santo Sacrificio in maniera esemplare. Da alcuni anni ho perso i contatti con loro. In passato utilizzavano il Novus Ordo Missæ in “stile tridentino” (latino, canti gregoriani, canone romano, sacerdote rivolto “ad orientem”, Comunione in ginocchio, piattino sotto il mento dei comunicandi, ecc.), non escludo che dopo il Motu Proprio “Summorum Pontificum” siano passati in massa al rito antico (almeno per quanto riguarda le Messe conventuali). L'ordine dei Canonici Regolari della Santa Croce venne fondato nel 1131 a Coimbra (Portogallo). Tra i suoi appartenenti più illustri figurano San Teutonio e Sant'Antonio di Padova (che in seguito passò tra i francescani). Nel XIX secolo venne ingiustamente soppresso dalle autorità civili portoghesi che perseguivano una politica anticlericale, ma nel 1979 la Santa Sede lo ha ricostituito per consentire ad alcuni membri dell'Opus Angelorum di donarsi completamente a Dio. Nel 1992 la Congregazione della Dottrina della Fede emanò un decreto per disciplinare alcuni aspetti della vita dell'Opus Angelorum, dedita alla diffusione della devozione ai Santi Angeli secondo gli insegnamenti dell'austriaca Gabriele Bitterlich. L'Opus Angelorum si adeguò a queste norme e ancora oggi opera in vari Stati del mondo in obbedienza alle autorità ecclesiastiche.

domenica 15 novembre 2009

Don Giuseppe Tomaselli contro le bugie sui morti


Tra gli scrittori verso i quali ho maggiore gratitudine per i preziosi insegnamenti contenuti nei loro libri, vi è certamente anche l'eroico salesiano Don Giuseppe Tomaselli (1902 – 1989). Due parole per descriverlo: apostolo della buona stampa cattolica, eccellente confessore e direttore spirituale, impavido esorcista, strenuo difensore dell'abito talare, sacerdote di sicura fede, degnissimo seguace di San Giovanni Bosco.

Tra i suoi numerosi libretti, ce n'è uno che è particolarmente indicato in questo mese di novembre, ed è intitolato "I nostri morti - La casa di tutti". Eccovi un breve brano nel quale racconta di una sua visita al cimitero:

« Il viale è lungo; a destra ed a sinistra si ergono delle tombe, ma sono molte e non è possibile considerarle tutte. Qualcuna mi colpisce e mi obbliga a fermarmi. ... Il sepolcro è sontuosissimo, sormontato da un mezzo busto; fiori all'intorno ed una lampada accesa; gli emblemi delle virtù teologali sono artistici: la croce, l'àncora, la fiaccola; l'iscrizione del seguente tenore: « Mente eletta - Cuore nobile - beneficò gli altri, dimentico di sé - Sposa e figli straziati ne piangono il trapasso ». Bugie! Bugie! Il mondo è un ammasso di menzogne! Nel Cimitero però la menzogna regna sovrana: Tutti i morti sono onesti e caritatevoli. Pare che la morte scelga soltanto i buoni! Ho conosciuto quest'uomo... dalla mente eletta e dal cuore nobile! Ricordo bensì ciò che si diceva alla sua morte: Avrebbe fatto meglio a morire cinquant'anni prima!... Quanti padri di famiglia ha fatto piangere!... A quanti operai ha succhiato il sangue!... Quante prepotenze ed angherie ha fatto!... Prima di spirare colpito da male improvviso, invece di chiamare Dio, disse al servo: La chiave della cassaforte alle figlie femmine! - E cessò di vivere. Il suo corteo funebre fu di primo ordine: ghirlande senza numero e lunghe teorie di automobili. Ora sei qui, nobile signore, in pasto ai vermi! Hai gabbato il mondo, ma non certamente Dio. Avresti fatto meglio ad essere più caritatevole. Le ricchezze ammassate non sono più tue. Quante campagne possedevi! Adesso ti bastano pochi palmi di terra! O infelici ricchi! Siete invidiati dai mondani, ma Gesù ha lanciato contro di voi un «guai» terribile: Guai a voi, o ricchi! E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, anziché un ricco entrare in Paradiso! »



Don Giuseppe Tomaselli

giovedì 12 novembre 2009

¡ A las barricadas ! (La resistenza contro la liturgia antica)


Allo scoppio della guerra civile spagnola, gli anarchici (che insieme a comunisti-trotzkisti, comunisti-stalinisti, socialisti e compagnia bella, formavano il fronte dei “rossi”) al grido di “¡ A las barricadas !” incitavano la popolazione civile a prendere le armi e a ergere le barricate per impedire l'avanzata delle truppe nazionali. Intanto, Dolores Ibárruri, la “pasionaria” segretaria del partito comunista spagnolo, alla radio incitava alla lotta lanciando il motto ¡No pasarán! non passeranno!

La Chiesa Cattolica è il Corpo Mistico di Cristo, pertanto non dovrebbero esserci tensioni, litigi e fratture al suo interno. Purtroppo però ci sono taluni elementi che perseguitano tenacemente i poveri tradizionalisti, i quali non chiedono altro che poter vivere in pace “l'esperienza della Tradizione”. Pubblicamente nessuno ha lanciato slogan da guerra civile spagnola, ma “de facto” sembra che certe persone abbiano eretto delle “barricate” quasi che l'antica liturgia latina sia un pericolo da combattere. Quando dei cattolici vengono ingiustamente perseguitati a causa delle loro legittime aspirazioni liturgiche, è come se risuonasse il grido ¡No pasarán! Del resto non mi stupirei più di tanto se qualcuno dei denigratori della Messa di San Pio V affermasse che preferirebbe leggere i discorsi dell'anarchico Buenaventura Durruti o della marxista filo-sovietica Dolores Ibárruri, anziché leggere i magnifici canoni del Concilio di Trento sul Santo Sacrificio della Messa.

Comunque le persecuzioni non devono spaventarci. Così come il sangue dei martiri fu semente per la moltiplicazione dei cristiani, anche le lacrime dei tradizionalisti stanno facendo moltiplicare il numero dei fedeli legati alla Messa tradizionale. Dio non vuole le persecuzioni, ma permette che avvengano per trarne un bene maggiore. Quindi si può dire che i nostri persecutori, anche se indirettamente, sono i più efficaci propagatori della Messa tridentina. Adesso, accanendosi con maggiore tenacia nelle persecuzioni, indirettamente stanno spianando la strada alla definitiva risoluzione della “questione tradizionalista”, in senso a noi favorevole.

lunedì 9 novembre 2009

Circa la Costituzione Apostolica “Anglicanorum coetibus”


Ho letto con attenzione la Costituzione Apostolica “Anglicanorum coetibus” con la quale Benedetto XVI ha spalancato le porte della Chiesa Cattolica agli anglicani che desiderano entrare in comunione col Romano Pontefice. Certamente è un fatto molto positivo che dei gruppi di anglicani abbiano chiesto al Papa di voler aderire al cattolicesimo, tuttavia non mi è ancora chiaro quanti siano grossomodo coloro che hanno manifestato l'intenzione di “attraversare il Tevere”.

Gli anglicani nel mondo sono circa 70 milioni, ma i fedeli praticanti sono una piccola minoranza. Se non ricordo male, ho letto da qualche parte che in Inghilterra i praticanti sono all'incirca il 5%. Dunque si tratta di pochi milioni di persone, e molto divise tra di loro. Ci sono infatti varie correnti; si va da quelle ultra progressiste (favorevoli alle unioni omosessuali, alla contraccezione, alle donne prete, ai vescovi gay e altre cose di questo genere), alle correnti filo-cattoliche che utilizzano riti liturgici che assomigliano parecchio alla Messa tridentina (ad esempio il rito di Sarum). E' logico supporre che sia soprattutto dalle file di questi anglo-cattolici che giungeranno le adesioni agli ordinariati personali previsti dalla suddetta Costituzione Apostolica. A mio avviso, il successo o l'insuccesso di questo documento vaticano, sarà decretato principalmente dal numero dei vescovi e dei preti che decideranno di abbandonare lo scisma. I fedeli in genere seguono i propri pastori, quindi dobbiamo sperare (e pregare) che il clero già anglicano prenda in massa la via di Roma. Staremo a vedere cosa accadrà. Spero solamente che questi nostri fratelli anglo-cattolici che aderiranno al cattolicesimo non vengano condannati all'ostracismo, come purtroppo ancora oggi accade a non pochi cattolici legati alla celebrazione del Santo Sacrificio secondo l'antica forma liturgica.

venerdì 6 novembre 2009

Kyriale gregoriano mp3


Davvero grande è il bene spirituale che produce il glorioso e immortale canto gregoriano. I religiosi e i cantori che difendono e propagano il gregoriano, compiono un'opera che va a vantaggio delle anime e quindi coopera alla maggior gloria di Dio. Non possiamo permetterci che questo prezioso tesoro che ci è stato tramandato dai nostri antenati vada disperso. Il modernismo ( maledetta eresia modernista! ) ha tentato di estirpare il principe dei canti liturgici, ma l'operazione è fallita. Troppo forte è la sacralità che emanano questi devotissimi canti, pertanto Iddio non ha permesso che morissero. Stiamo infatti assistendo ad un graduale ritorno della vera musica sacra, e questo è solo l'inizio. Immagino che tra qualche decennio non sarà un evento raro ascoltare i cori parrocchiali cantare la Missa de Angelis, per l'edificazione spirituale delle anime e la maggior gloria di Dio.

Sono stati registrati in maniera amatoriale numerosi canti gregoriani eseguiti dai monaci benedettini di San Paolo del Brasile. E' possibile scaricarli e diffonderli liberamente (non a scopo di lucro), ma il server su cui sono alloggiati è molto lento. Ad esempio per scaricare il kyriale, bisogna impiegare un'intera serata. Pertanto ho raccolto in un unico file zippato l'intero kyriale (circa un'ottantina di file) e l'ho caricato su un server molto più veloce. La qualità delle registrazioni non è professionale, ma questi file sono comunque utili a familiarizzare col gregoriano. Io in genere li ascolto come sottofondo mentre leggo qualche libro spirituale e a volte anche quando prego. Per scaricare il file zippato cliccate qui. Buon ascolto.

martedì 3 novembre 2009

Medjugorje, non constat de supernaturalitate


Fino ad ora il giudizio delle autorità ecclesiastiche sul fenomeno “Medjugorje” può essere riassunto con la formula “non constat de supernaturalitate”, ossia non si constata la soprannaturalità delle pretese “apparizioni”. In effetti, leggendo sul caso Medjugorje alcuni dossier scritti da persone degne di stima, si possono osservare numerose “zone d'ombra”.

Secondo quanto riferito recentemente dal card. Vinko Puljic, presidente della Conferenza episcopale bosniaca, pare che prossimamente ci sarà una stretta della Santa Sede sui pellegrinaggi a Medjugorje. Se ne discuterà tra alcuni giorni in Vaticano. Io mi rendo conto che tanti devoti della Madonna (magari affezionati ascoltatori di Radio Maria, diretta da Padre Livio Fanzaga) hanno creduto alla soprannaturalità di queste “apparizioni” ed ora non sarà semplice per loro accettare eventuali restrizioni. Già oggi è vietato organizzare pellegrinaggi a Medjugorje che presuppongono il carattere soprannaturale delle apparizioni.

Vedremo cosa verrà deciso e la reazione che avranno i fedeli. Per il momento vi propongo la lettura della trascrizione di un interessante intervento di Mons. Ratko Peric, vescovo di Mostar (Bosnia Erzegovina). Leggete qui.

lunedì 2 novembre 2009

Pensiero sul latino


Ricco di maestà e nobiltà, il latino è la lingua che meglio di tutte eleva l'animo alla sacralità. (Giovanni XXIII)

venerdì 30 ottobre 2009

I chierichetti con la talare devono utilizzare il colletto romano


Nei vecchi film o nelle vecchie fotografie, l'abito talare indossato dai chierichetti, generalmente era munito del classico colletto romano bianco. Purtroppo, ho notato che nelle Messe tridentine dei nostri giorni, i chierichetti ne sono spesso sprovvisti. Qualcuno si è chiesto se l'uso del colletto romano sia riservato ai soli sacerdoti. Qualche tempo fa, Daniele Di Sorco ha risposto a questo quesito sul forum del Movimento Liturgico Benedettiano. Riporto alcuni stralci del suo interessante intervento:

Non esistono documenti della Santa Sede che regolino l'uso del colletto romano. […] Questo abuso [di aver ridotto il colletto ad unico distintivo sacerdotale. n.d.r.] ha probabilmente generato la convinzione che il colletto in particolare, e non la veste talare (o - in via di eccezione - il clergyman) in generale, sia il distintivo del clerico. Di qui le difficoltà per alcuni di ammettere l'uso del colletto da parte dei laici che, nelle funzioni liturgiche, indossano la talare.

Come si può rispondere a tale difficoltà? In tre modi: mettendo in luce la vera funzione del colletto, analizzando la prassi antica della Chiesa ed esaminando i manuali di etichetta ecclesiastica che trattano della questione.

Dobbiamo pensare, innanzi tutto, che il colletto è un necessario complemento della veste talare, da cui è separato unicamente per ragioni di praticità (come i gemelli dalla camicia o le calze dalle scarpe). Senza colletto romano, il collo della talare appare come qualcosa di vistosamente incompleto: troppo basso, troppo largo, inspiegabilmente deformato dall'apertura quadrata che mostra la nuda pelle o il colletto (spesso multicolore) del capo d'abbigliamento sottostante. È proprio la particolare conformazione della talare che ci fa capire come il colletto ne sia parte integrante, e non semplice accessorio (a differenza, per esempio, della fascia: ma nel caso della talare ambrosiana, che senza fascia non potrebbe star chiusa, essa è indispensabile quanto il colletto).

Un'ulteriore prova ci viene dal fatto che i documenti ecclesiastici parlano della talare senza mai menzionare il colletto: segno che questo era considerato indispensabile complemento di quella […]. Ma se da questi e da altri documenti si può a ragione dedurre che l'abito habitus ecclesiasticus o clericalis di cui parla il codice di diritto canonico del 1917 (can. 136, § 1) è la talare completa di colletto, ne consegue che anche i laici, nei casi in cui il codice accorda loro di portare il medesimo habitus clericalis (can. 683), possono e devono utilizzarlo. Il testo, infatti, non fa distinzioni di sorta tra le due vesti. Che poi i laici non abbiano il diritto di indossare insegne onorifiche è cosa scontata, essendo queste strettamente riservate al clero. Il nuovo codice di diritto canonico ha lasciato immutata tale disciplina, non restringendo né modificando l'uso del colletto.

Ciò che risulta dall'esame del diritto è confermato dalla prassi vigente prima della riforma liturgica. In molte fotografie d'epoca si vede chiaramente che la talare indossata dai ministranti è munita di colletto esattamente come quella dei chierici. Laddove esso non era utilizzato, ciò dipendeva dalla difficoltà di procurarsi un numero consistente di colletti nelle diverse misure, non dalla convinzione che fosse riservato al clero.

I manuali di etichetta ecclesiastica che ho consultato, di solito molto accurati nel determinare quali categorie di persone possano o non possano usare determinate insegne, non parlano mai del colletto come di un indumento riservato al clero o distintivo dello stato clericale. Se non menzionano esplicitamente la possibilità per i laici di utilizzarlo, è perché anch'essi lo considerano un normale complemento della veste talare. J. A. Nainfa (Custom of Prelates of the Catholich Church, Baltimore 1926), che si preoccupa di specificare che i chierichetti non possono usare la fascia (alla quale, del resto, non hanno diritto neppure tutti i sacerdoti), non fa alcuna distinzione del genere per quanto riguarda il colletto, né nel capitolo ad esso dedicato né altrove. Lo stesso si dica di J. Nabuco (Ius pontificalium, Parisiis-Tornaci-Romae 1956).

In definitiva si può dire che il colletto è certamente un insegna distintiva dello stato clericale, ma non più di quanto lo sia la talare. Quindi se il ministrante, che nelle funzioni liturgiche svolge il ruolo di un chierico (precisamente dell'accolito), può indossare la talare, non si vede perché dovrebbe astenersi dal colletto.

mercoledì 28 ottobre 2009

Circa la devozione necessaria per celebrare degnamente il Santo Sacrificio della Messa


[...] nel celebrare la Messa è necessaria la riverenza e la devozione. È noto che l'uso del manipolo fu introdotto per comodo di asciugare le lagrime; poiché anticamente i preti, celebrando, per la devozione non facevano altro che piangere. Già si è detto che il sacerdote all'altare rappresenta la stessa persona di Gesù Cristo [...] Ma [...] parlando del modo nel quale dicono la Messa la maggior parte dei sacerdoti, bisognerebbe piangere, ma piangere a lagrime di sangue! È una compassione, diciam così, veder lo strapazzo che fanno di Gesù Cristo molti preti e religiosi ed anche taluni di ordini religiosi riformati. Si osservi con quale attenzione ordinariamente dai sacerdoti si celebra la Messa. A costoro bene starebbe detto quel che rimproverava Clemente alessandrino ai sacerdoti gentili, cioè ch'essi facevano diventar scena il cielo, e Dio il soggetto della commedia: O impietatem! scenam coelum fecistis, et Deus factus est actus. Ma no, che dico, commedia? oh che attenzione ci metterebbero questi tali, se dovessero recitare una parte in commedia! E per la Messa che attenzione vi pongono? Parole mutilate, genuflessioni che sembrano piuttosto atti di disprezzo che di riverenza, benedizioni che non si sa che cosa siano, si muovono per l'altare e si voltano in modo che quasi muovono a ridere, complicano le parole colle cerimonie, anticipandole prima del tempo prescritto dalle rubriche; [...] Tutto avviene per la fretta di finir presto la Messa. Come dicono alcuni la Messa? come se la chiesa stesse per crollare o stessero per venire i corsari e non ci fosse tempo di fuggire. Sarà stato due ore a ciarlare inutilmente o a trattare faccende di mondo, e poi tutta la fretta dove la mette? a dir la Messa. E nel modo poi con cui questi tali la cominciano così procedono a consacrare ed a prender tra le mani Gesù Cristo ed a comunicarsi con tanta irriverenza come se fosse in realtà un pezzo di pane.

[Brano di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da “Selva di materie predicabili”. Per rendere il brano facilmente comprensibile ho tradotto in italiano corrente i termini desueti e ho effettuato qualche piccolo ritocco ortografico].

sabato 24 ottobre 2009

Circa le donne immodeste che causano peccati e rovine


Quando l'uomo si lascia attrarre e dominare dalla bellezza sensuale di una donna, non guarda più a Dio, non vive più di Lui, non l'ama, non l'onora, anzi Lo sente come un fastidio; allora i piaceri dei sensi lo abbruttiscono ed egli decade miseramente. [...] Noi lo vediamo anche oggi nella corruzione che inonda il mondo. Si vive di senso, perché si cerca unicamente la bellezza materiale ed il piacere; non si guarda più a nulla, si vive per questo, e i delitti si moltiplicano sulla terra. Se le donne riflettessero che la loro bellezza è spesso causa di peccato e di rovina, non esibirebbero se stesse come fanno, ma si ammanterebbero di santa modestia. [...] Le donne che oggi ostentano il loro corpo, si accomunano alle sfacciate figliuole della razza di Caino, e diventano la rovina del mondo. [...] Quando si vive di materia, svaniscono tutti gli ideali più belli di virtù e la grazia di Dio, quest'ineffabile rugiada del Cielo, non trova dove penetrare, e si svapora, per così dire, sul cuore umano, fatto macigno.

[Brano tratto da “La Sacra Scrittura” volume I “La Genesi”, di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

mercoledì 21 ottobre 2009

Clergyman? Meglio l'abito talare!


Ritengo di attirare la attenzione su un problema, che sta diventando della massima importanza: quello dell'abito ecclesiastico. […] Di fatto si sta assistendo alla più grande decadenza dell'abito ecclesiastico. […] L'abito condiziona fortemente e talvolta forgia addirittura la psicologia di chi lo porta . L'abbigliamento, infatti, impegna per la vestizione, per la sua conservazione, per la sostituzione. È la prima cosa che si vede, l'ultima che si depone. Esso ricorda impegni, appartenenze, decoro, colleganze, spirito di corpo, dignità! Questo fa in modo continuo. Crea pertanto dei limiti alla azione, richiama incessantemente tali limiti, fa scattare la barriera del pudore, del buon nome, del proprio dovere, della risonanza pubblica, delle conseguenze, delle malevoli interpretazioni. […] L'abito non fa il monaco al 100%, ma lo fa certamente in parte notevole; in parte maggiore, secondo che cresce la sua debolezza di temperamento. […] Per tale motivo la questione della divisa ingigantisce nel campo ecclesiastico e si impone alla attenzione di quanti vogliono salvare vocazioni, perseveranza negli accettati doveri, disciplina, pietà, santità! […] succede che in talune città d'Italia (non citiamo ovviamente i nomi, ma siamo ben sicuri di quello che diciamo) per l'assenza di ritegno imposto dalla sacra divisa si arriva ai divertimenti tuttavia proibiti dal Codice di Diritto Canonico, ai night clubs, alle case malfamate e peggio. Sappiamo di retate di seminaristi fatte in cinema malfamati ed in altri non più consigliabili locali. Tutto per colpa dell'abito tradito! […] Il bilancio che ne consegue . Eccolo:
- disistima;
- sfiducia;
- insinuazioni facili e talvolta gravi;
- preti che, cominciando dall'abito e dallo smantellamento della prima umile difesa, finiscono dove finiscono...
- crisi sacerdotali, del tutto colpevoli, perché cominciate col rifiuto delle necessarie cautele, richieste dal Diritto Canonico e dal consiglio dei Vescovi..., con risultati disgraziati e spostati...
- seminari che si svuotano e non resistono; mentre nel mondo, tanto in Europa che in America, rigurgitano i seminari, ordinati secondo la loro genuina origine, col rigoroso abito ecclesiastico, nella vera obbedienza al Decreto conciliare Optatam totius;
- anime che si trascinano innanzi senza più alcuna capacità decisionale, dopo la loro contaminazione col mondo.

[…] Credo difficile possa esistere nel nostro tempo, proprio per le sue caratteristiche, lo spirito ecclesiastico senza il desiderio e il rispetto dell'abito ecclesiastico. […] Qui non parliamo solo di «abito ecclesiastico», ma di talare. E guardiamo bene le cose in faccia, senza alcun timore di quel che si può dire. […] Alcuni, per boicottare l'uso della talare o per giustificarsi nell'aver ceduto alla moda corrente contraria all'abito talare, affermano: «Tanto la talare è un abito liturgico», volendo così esaurire l'eventuale uso della talare alla sola liturgia. Questo è apertamente falso e capziosamente ipocrita! […] Francamente è chiaro che il clergyman […] non è la soluzione più desiderata. Chi non ama la sua talare resisterà ad amare il suo servizio a Dio? Il prossimo non sostituisce Dio! Non è soldato chi non ama la sua divisa. […] L'indirizzo da darsi è:
- che anche se la legge ammette il clergyman, esso non rappresenta in mezzo al nostro popolo la soluzione ideale;
- che chi intende avere l'integro spirito ecclesiastico deve amare la sua talare;
[…]
- che la difesa della talare è la difesa della vocazione e delle vocazioni.

Il mio dovere di Pastore mi obbliga a guardare assai lontano. Ho dovuto constatare che la introduzione del clergyman oltre la legge e le depravazioni dell'abito ecclesiastico sono una causa, probabilmente la prima, del grave decadimento della disciplina ecclesiastica in Italia. Chi vuol bene al sacerdozio, non scherzi con la sua divisa!


[Testo tratto da: Card. Giuseppe Siri, A Te sacerdote, vol. II, Frigento: Casa Mariana, 1987, pp. 67-73].

lunedì 19 ottobre 2009

In memoriam di Mons. Salvatore Boccaccio


Molti di voi ricorderanno le assurde polemiche che divamparono contro Benedetto XVI, “colpevole” di aver promulgato il Motu Proprio “Summorum Pontificum”. Si vocifera che in quei giorni il Papa abbia sofferto molto. Fortunatamente, ci furono moltissimi cattolici che espressero la propria gratitudine al Vicario di Cristo. Tra questi benemeriti fedeli, vi fu anche Mons. Salvatore Boccaccio, allora vescovo della diocesi di Frosinone - Veroli – Ferentino, il quale indirizzò al Pontefice una lettera piena di affetto filiale e gratitudine, apprezzando “lo sforzo di Vostra Santità di operare, anche per mezzo del Motu Proprio, una riconciliazione interna nel seno della Chiesa attraverso una illuminata disposizione che [...] ribadisce la sacralità e la dignità di una forma celebrativa che costituisce un intramontabile patrimonio a cui sarebbe insano rinunciare. [...] In piena unione con il mio Presbiterio Le garantisco, Padre Santo, che nelle situazioni concrete sapremo far tesoro delle preziose indicazioni offerteci dal Motu Proprio [...] ”.

E' stato davvero esemplare questo modo di accogliere un documento del Romano Pontefice. Il 18 ottobre 2008, Mons. Boccaccio ha terminato il suo pellegrinaggio terreno. Aveva 70 anni. Spero tanto che Dio misericordioso lo abbia giudicato servo buono e fedele. Una preghiera di suffragio per la sua anima.

venerdì 16 ottobre 2009

Della condanna di Gesù Cristo e suo viaggio al Calvario


video

Il testo di questa meditazione è di Sant'Alfonso Maria de Liguori.

lunedì 12 ottobre 2009

Ecumenismo ed intercomunione


Il problema dell’intercomunione è un problema di estrema gravità e può costituire una deviazione dal retto metodo ecumenico, presentarsi come un vero trabocchetto per molti cattolici in buona fede ed offrire una nuova testimonianza dello sviamento di teologi dalla teologia. [...] L'unità non si farà mai sulle mezze parole, sui concetti detti a metà, sulle aperture ed interpretazioni volontarie. Se questa qualcuno la chiamasse unità, o non saprebbe quello che dice, o mentirebbe sapendo di mentire. [...] Un falso approccio ecumenico è inficiato di relativismo sul piano dogmatico; è il tema che oggi è trattato eufemisticamente con il termine di pluralismo. Nella sostanza della dottrina accettata come rivelata o certa dalla Chiesa Cattolica non può esistere pluralismo. Questo suppone il relativismo, il quale porta logicamente al disfacimento di tutto; non dunque unità, ma distruzione. E' forse l'unità un'opera di distruzione? Il pluralismo sta nei gusti, negli aspetti, nelle simpatie, negli onesti adattamenti al linguaggio delle culture - salva veritate -, mai nella sostanza della verità e degli stessi fatti. Sta nelle cose umane, che «Dio ha lasciato alle dispute degli uomini», ma non certo nelle cose, che stabilmente ha definito Lui per il tempo e per l'eternità.

[Brano tratto da un editoriale del Cardinale Giuseppe Siri, pubblicato su “Renovatio”, IX - 1974]

venerdì 9 ottobre 2009

Karl Rahner - Il Concilio tradito


Per ben due volte, talune autorità religiose hanno impedito l'uscita del libro intitolato "Karl Rahner - Il Concilio tradito”, scritto da Padre Giovanni Cavalcoli, dell'Ordine dei Frati Predicatori (domenicani). Ora il prof. Giovanni Zenone, direttore della casa editrice "Fede & Cultura" di Verona, informa che il suddetto libro è stato finalmente pubblicato, anche se è stato necessario ingaggiare un "titanico braccio di ferro".

Purtroppo, Karl Rahner (1900-1984) è tuttora considerato un nume della Teologia, nonostante i suoi insegnamenti siano spesso in contrasto con la tradizionale Dottrina Cattolica. Teologi eminenti, come il Fabro, Lakebrink, Von Balthasar, i cardinali Parente, Siri, Ratzinger e molti altri, segnalarono le gravi insidie contenute nel rahnerismo.

Fortunatamente sta sorgendo un movimento teologico internazionale, fedele alla Tradizione Cattolica, il quale si è impegnato a correggere le vedute rahneriane, le cui conseguenze si sono rivelate dannose in campo morale, come hanno segnalato alcuni moralisti, tra cui Don Dario Composta.

mercoledì 7 ottobre 2009

Il pensiero di Joseph Ratzinger


Nella nostra riforma liturgica c'è la tendenza, a parer mio sbagliata, ad adattare completamente la liturgia al mondo moderno. Essa dovrebbe quindi diventare ancora più breve e da essa dovrebbe essere allontanato tutto ciò che si ritiene incomprensibile; alla fin fine, essa dovrebbe essere tradotta in una lingua ancora più semplice, più "piatta". In questo modo, però, l'essenza della liturgia e la stessa celebrazione liturgica vengono completamente fraintese. Perché in essa non si comprende solo in modo razionale, così come si capisce una conferenza, bensì in modo complesso, partecipando con tutti i sensi e lasciandosi compenetrare da una celebrazione che non è inventata da una qualsiasi commissione di esperti, ma che ci arriva dalla profondità dei millenni e, in definitiva, dall'eternità. [...] Personalmente ritengo che si dovrebbe essere più generosi nel consentire l'antico rito a coloro che lo desiderano. Non si vede proprio che cosa debba esserci di pericoloso o inaccettabile. Una comunità mette in questione se stessa, quando considera improvvisamente proibito quello che fino a poco tempo prima le appariva sacro e quando ne fa sentire riprovevole il desiderio. Perché le si dovrebbe credere ancora? Non vieterà forse domani, ciò che oggi prescrive? [...] Purtroppo da noi c'è una tolleranza quasi illimitata per le modifiche spettacolari e avventurose, mentre praticamente non ce n'è per l'antica liturgia. Così siamo sicuramente su una strada sbagliata.

[Riflessioni del Card. Joseph Ratzinger tratte dal libro “Il sale della terra”, Ed. San Paolo, pp. 199-202].

venerdì 2 ottobre 2009

Video sulla Tradizione Cattolica


Com'era edificante l'atmosfera di sacralità e di devozione che in passato si respirava in molte chiese. Quando vedo fotografie di devozione e pietas cristiana, mi sento edificato quasi come quando leggo un libro spirituale. A tal fine ho realizzato un breve video che raccoglie delle bellissime foto del passato. Il canto gregoriano di sottofondo è la splendida sequenza del Corpus Domini.

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giovedì 1 ottobre 2009

Sondaggio sulla Messa tradizionale


Il blog sulla “Messa in latino” più letto in Italia, ha lanciato una raccolta fondi alfine di poter commissionare un sondaggio sulla Messa tradizionale. Qualche tempo fa, il noto sito francese che sostiene la "pace liturgica" nella Chiesa, aveva commissionato un sondaggio analogo, il quale ha rivelato che una parte consistente dei fedeli transalpini è interessata alla liturgia tradizionale.

E' utile una campagna del genere? Io credo che se l'esito del sondaggio fosse favorevole per l'antica liturgia, e se venisse rilanciato dalla stampa nazionale, potrebbe contribuire a migliorare il “clima liturgico”. E' importante che sui mass-media si continui a parlare della Messa tridentina, affinché non ritorni il clima di ostracismo del passato, quando quasi nessuno sapeva che in certe chiese si continuava a celebrare secondo l'antica e venerabile forma liturgica. Io fino al 2001 (avevo 21 anni), non solo non sapevo cosa fosse la Messa tridentina, o a cosa servissero le balaustre; ma non sapevo nemmeno che la Messa fosse la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio del Redentore Divino (lo stesso sacrificio che avvenne sulla Croce del Golgota). Bisogna assolutamente impedire che cali il silenzio su questi argomenti così importanti. Per questo motivo bisogna tenere vivo l'interesse sul nuovo movimento liturgico che sta ottenendo importanti risultati. Dieci anni fa, chi l'avrebbe mai pensato che la Messa tradizionale sarebbe stata liberalizzata dal Romano Pontefice? Chissà quante altre cose buone, che oggi difficilmente possiamo immaginare, potranno avvenire nei prossimi dieci anni, se il movimento tradizionale continuerà a combattere la buona battaglia spirituale in difesa della liturgia e della dottrina cattolica.

Riusciranno a realizzare il sondaggio? Vedremo. Raccogliere i circa 6.000 euro necessari non sarà facile, ma hanno tanti lettori, dunque non è un'impresa impossibile. 6.000 euro sono tanti se vengono versati da un solo contribuente, ma se vengono ripartiti tra gli oltre 1.000 lettori del blog, diventano circa cinque o sei euro ciascuno, che ordinariamente parlando sono alla portata di tutti.

Se dovessero raccogliere più fondi del necessario, o se per caso non riuscissero a racimolare la somma sufficiente a commissionare il sondaggio, propongo che le somme raccolte vengano date in beneficenza a qualche monastero di clausura di stretta osservanza legato alla liturgia tradizionale, come ad esempio le Clarisse dell'Immacolata, le quali si sostentano grazie alle donazioni dei benefattori. Loro pregano per noi (chissà quante conversioni sono avvenute grazie alle loro preghiere), e noi dobbiamo contribuire al loro sostentamento.

martedì 29 settembre 2009

Buone notizie dall'Istituto del Buon Pastore


Numerose novità giungono dall'Istituto del Buon Pastore, società di vita apostolica di diritto pontificio legata in maniera esclusiva all'antica forma liturgica.

La notizia più bella riguarda l'America latina. L'abbè Philippe Laguérie (superiore generale dell'istituto), ha ordinato al superiore del distretto sudamericano, l'abbé Navas, di aprire un seminario a Santiago del Cile o in qualche altro luogo ritenuto opportuno, per poter soddisfare alle crescenti richieste di giovani latino-americani, desiderosi di accedere al sacerdozio cattolico.

Intanto nel cuore della Francia, l'IBP ha aperto “l'Angélus”, un centro polivalente che ospita un collegio per giovani studenti, scuola primaria, liceo, strutture per accogliere gruppi di scouts e di fedeli in ritiro spirituale. Questo progetto è molto importante poiché consente a molte famiglie di poter far ricevere ai propri figli un'educazione scolastica basata sui principi cristiani e non sui principi illuministi, come purtroppo avviene in molte scuole statali.

Sempre in Francia, l'abbè Philippe Laguérie ha deciso di dar vita «ad experimentum», al ramo dei Fratelli dell'Istituto del Buon Pastore, cioè uomini che vogliono consacrarsi al Signore con i voti di obbedienza, povertà e castità, ma senza accedere al sacerdozio. I Fratelli dell'IBP si suddividono in due branchie: i Fratelli insegnanti e i Fratelli coadiutori. I primi si occuperanno dell'istruzione dei giovani, mentre i secondi si occuperanno soprattutto dei lavori manuali necessari alla gestione delle strutture dell'Angelus.

giovedì 24 settembre 2009

Omaggio ai liberatori di Spagna


Alcuni giorni fa vi ho mostrato le immagini di quel che avveniva nei territori della Spagna repubblicana (cioè la Spagna sotto il dominio dei "rossi"), durante la guerra civile spagnola. Avete visto chiese devastate, statue sfregiate, bare profanate, preti assassinati, ecc.

Nel video che vi presento oggi, vedrete invece esattamente l'opposto. Sono foto scattate nei territori conquistati dalle truppe nazionali (un vasto movimento comprendente militari, cattolici tradizionalisti, monarchici, ed altri movimenti anticomunisti). Nei territori rossi era praticamente proibito celebrare la Messa (si rischiava la fucilazione), ma man mano che “los nacionales” liberavano le città precedentemente oppresse dai “senza Dio”, finalmente i fedeli potevano tornare ad assistere tranquillamente al Santo Sacrificio.

Ovviamente secondo la propaganda progressista che oggi domina la società, i rossi combattevano dalla parte giusta, mentre i nazionali stavano dalla parte del torto. Non la pensavano così Pio XI, Pio XII e le migliaia di cattolici (preti, suore e fedeli laici) uccisi a causa della loro fede in Gesù Cristo.

La musica di sottofondo è la Marcha Real, ossia l'inno della Spagna nazionale (attualmente è ancora l'inno ufficiale spagnolo). Nella Spagna repubblicana si cantava invece l'Inno di Riego.

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A quei cattolici che ritengono sbagliato rendere omaggio alle eroiche truppe nazionali, rispondo citando alcuni passaggi del radiomessaggio con il quale l'allora Vicario di Cristo, il grande Pontefice Pio XII, si complimentò per la vittoria conseguita dai nazionali:

“Con immensa gioia Ci rivolgiamo a voi, figli dilettissimi della Cattolica Spagna, per esprimervi la Nostra paterna felicitazione per il dono della pace e della vittoria con il quale Dio si è degnato di coronare l’eroismo cristiano della vostra fede e carità, provato da tante e così generose sofferenze.

Il Nostro Predecessore di s.m. attendeva con ansia questa pace provvidenziale, frutto senza dubbio di quella feconda Benedizione che fin dai primi tempi del conflitto inviava « a quanti si erano proposti il difficile e pericoloso compito di difendere e restaurare i diritti e l’onore di Dio e della Religione »; e Noi non dubitiamo che questa pace sarà quella da Lui auspicata, « annunziatrice di un avvenire di tranquillità nell’ordine e di onore nella prosperità ».

I disegni della Provvidenza, amatissimi figli, si sono manifestati ancora una volta sopra l’eroica Spagna. La Nazione eletta da Dio come principale strumento di evangelizzazione del Nuovo Mondo e come baluardo inespugnabile della fede cattolica, ha testé dato ai proseliti dell’ateismo materialista del nostro secolo la più elevata prova che al di sopra di ogni cosa stanno i valori eterni della religione e dello spirito. La propaganda tenace ed i costanti sforzi dei nemici di Gesù Cristo fanno pensare che essi abbiano voluto fare in Spagna una prova suprema delle forze dissolvitrici, a loro disposizione, sparse in tutto il mondo; e benché l’Onnipotente non abbia per ora permesso che essi raggiungessero il loro intento, ha tuttavia tollerato la realizzazione di alcuni terribili effetti, affinché il mondo vedesse come la persecuzione religiosa, minando le basi stesse della giustizia e della carità, che sono l’amore a Dio ed il rispetto alla santa sua legge, può trascinare la società moderna ad insospettati abissi di iniqua distruzione e di appassionata discordia.

Persuaso di questa verità, il sano popolo spagnolo, con quella generosità e franchezza che costituiscono le due caratteristiche del nobilissimo suo spirito, insorse deciso in difesa degli ideali della fede e della civiltà cristiana, profondamente radicati nel suolo fecondo di Spagna; ed aiutato da Dio « che non abbandona quelli che in Lui sperano », seppe resistere all’attacco di coloro che, ingannati da quello che essi credevano un ideale umanitario di elevazione dell’umile, in realtà combattevano in favore dell’ateismo.
[...]
Esprimiamo inoltre la Nostra doverosa gratitudine verso quanti hanno saputo sacrificarsi fino all’eroismo in difesa dei diritti inalienabili di Dio e della religione, sia nei campi di battaglia, sia ancora, consacrati alle opere sublimi di carità cristiana, nelle carceri e negli ospedali [...] facciamo discendere su di voi, dilettissimi Nostri figli della Spagna Cattolica, sul capo dello Stato, e sul suo illustre Governo, sullo zelante Episcopato e sul suo Clero così pieno di abnegazione, sugli eroici combattenti e sui fedeli tutti la Nostra Apostolica Benedizione.


(Radiomessaggio “Con inmenso gozo”, 16 aprile 1939, LEV).



Nella foto, un gruppo di requetés (la milizia dei carlisti ai tempi della guerra civile), assiste in maniera disciplinata al Santo Sacrificio della Messa. I carlisti costituiscono ancora oggi un movimento di cattolici tradizionalisti spagnoli.

martedì 22 settembre 2009

Non ingannate voi e i fedeli!


Coloro che seguono da tempo questo blog, sanno che apprezzo moltissimo l'illuminante magistero del Cardinale Giuseppe Siri e il suo coraggio nel difendere la purezza della Dottrina Cattolica. Ho ascoltato la registrazione dell'omelia di commiato dalla diocesi di Genova, pronunciata nella Cattedrale di San Lorenzo, il 15 ottobre del 1987. Avrebbe potuto fare un discorso “politically correct” per ottenere gli applausi del mondo almeno per una volta in vita sua. Invece, da vero combattente qual'era (con la Cresima si diventa soldati di Gesù Cristo), questo eroico Principe di Santa Romana Chiesa, esortò i suoi confratelli a non ingannare i fedeli. Ecco un brano dell'omelia:

Abbiamo vissuto un periodo in cui anche la Chiesa ha sofferto. Si capisce benissimo che quando c’è una sofferenza, qualche cosa succede che non è desiderabile. Ma vorrei richiamare coloro che, perduta - perduta, dico - la capacità di capire le cose anche semplici, hanno dedotto, da questo periodo di transizione dell’intero genere umano, conseguenze irrazionali, illogiche, dannose, forse fatali. Bisogna che impariamo a vivere senza diventare i poveri servi delle tenebre e delle nubi che vanno camminando nel cielo e restano nubi. E’ meglio essere servi di Dio che paurosi delle nubi. Questo periodo l’abbiamo vissuto insieme. Domando: chi ha capito? E se non avesse capito faccia presto. Mi rivolgo in modo speciale ai miei confratelli che, dovendo dare agli altri la verità, non possono accettare le tenebre. E questo è l’ultimo invito. Guardatevene bene! Non ingannate voi e i fedeli che hanno il dovere di apprendere da noi la verità di Cristo.

sabato 19 settembre 2009

La persecuzione religiosa in Spagna


E' bene non dimenticare i crimini commessi dai marxisti durante la persecuzione religiosa scatenatasi nel corso della guerra civile spagnola (1936 – 1939). A tal fine ho realizzato un breve video che documenta con tanto di fotografie, i barbari misfatti commessi nelle zone della Spagna controllate dai repubblicani, ossia i “rossi”. Vedrete chiese devastate, statue sfregiate, bare profanate, preti assassinati, ecc.

Attenzione, il mio scopo non è quello di aizzare all'odio e alla vendetta contro i rossi. Anzi, il mio desiderio è che si preghi per la conversione di coloro che ancora oggi sostengono ideologie atee ed anti-cristiane come il comunismo e l'anarchismo.

Come sottofondo ascolterete alcuni dei più famosi canti dei miliziani rossi. Si tratta di:

-“¡A las barricadas!” (Alle barricate!), canto anarchico che incita ad innalzare la bandiera rivoluzionaria e ad ergere le barricate nella lotta contro le truppe nazionali (cioè coloro che liberarono eroicamente la Spagna dalla tirannide rossa).

-“El paso del Ebro” (conosciuta anche come “¡Ay Carmela!”), canto repubblicano che incita alla strenua resistenza contro l'avanzata delle truppe nazionali nei pressi del fiume Ebro.

-“Hijos del pueblo” (Figli del popolo), canto anarchico che incita alla lotta e promette che “con los anarquistas, hará que triunfe la libertad” (con gli anarchici trionferà la libertà).

Tra i miliziani rossi, gli anarchici della C.N.T. - F.A.I., furono tra i più accaniti nel perseguitare la Chiesa. Altro che “libertà!”; le immagini testimoniano invece che erano portatori di massacri e macerie.


Ricorda: odio per il comunismo e l'anarchismo; preghiera per i seguaci di queste ideologie.

video

martedì 15 settembre 2009

Messa tradizionale nel Galles


Il gentilissimo Richard Collins, mi ha inviato alcune belle fotografie dal Galles. Si riferiscono ad una Messa “usus antiquior” celebrata il 14 settembre in occasione del secondo anniversario del Motu Proprio “Summorum Pontificum”, in una piccola cappella costruita da soldati italiani presi prigionieri durante la seconda guerra mondiale.

I nostri connazionali per “affrescare” la cappella si industriarono a ricavare delle “vernici” traendole dai succhi di verdure. Inoltre utilizzarono altri materiali di fortuna, come il cartone per realizzare pilastri di finto marmo, scatolette di carne bovina per i candelieri (sì, quelli che vedete nelle foto!), cemento per le balaustre, ecc. Il risultato è sorprendente. Preferisco cento volte questa umile cappella che certe costosissime chiese moderne. L'ex prigioniero Mario Polito, uno dei principali artefici delle immagini di San Giuseppe, della Madonna del Monte Carmelo e della bandiera pontificia, è morto quest'anno.

Il Santo Sacrificio è stato celebrato da P. Jason Jones, Rettore del Santuario Nazionale di Nostra Signora del Galles.

Per ulteriori informazioni si prega di contattare Richard Collins r.collinsassoc @ btinternet.com

(cliccare sulle foto per ingrandirle)







lunedì 14 settembre 2009

Due anni di Summorum Pontificum


Il 14 settembre ricorre il secondo anniversario dell'entrata in vigore del Motu Proprio “Summorum Pontificum” che ha liberalizzato l'utilizzo del Missale Romanum del 1962. Innanzitutto voglio esprimere la mia gratitudine al Romano Pontefice Benedetto XVI per tutto ciò che ha fatto in favore dei fedeli legati all'usus antiquior della liturgia. A mio avviso, il merito principale del Motu Proprio è l'aver sgretolato quella sorta di “cortina di ferro liturgica” che per anni ha impedito a tanti fedeli di poter assecondare le proprie legittime aspirazioni. Certo, rimangono ancora delle “sacche di resistenza”, ma ormai è impossibile per i denigratori della liturgia antica fermare il nuovo movimento liturgico, sarebbe come tentare di fermare un fiume in piena. Quasi ogni giorno su blog e forum cattolici di tutto il mondo, si leggono notizie di nuove celebrazioni secondo l'antica forma liturgica, o di altre iniziative concernenti tale tematica. Nelle librerie sono usciti numerosi libri sull'argomento, che hanno riscosso un discreto successo editoriale. In Germania la casa editrice “Dominus Verlag” ha recentemente pubblicato il commentario giuridico del Motu Proprio, scritto dal Dott. Wolfgang F. Rothe ed intitolato “Liturgische Versöhnung”. Tra breve dovrebbe uscire la versione in inglese. Speriamo che questo testo di oltre 200 pagine possa contribuire ad eliminare gli ultimi ostacoli che impediscono una serena applicazione del Motu Proprio.

sabato 12 settembre 2009

Aiutiamo un'anima in ricerca vocazionale


Qualche tempo fa, una persona mi ha scritto un'e-mail per chiedermi delle informazioni su un determinato ordine religioso. Questa persona è in ricerca vocazionale, ma giustificati motivi familiari le impediscono attualmente di poter fare un'esperienza di vita religiosa per poter discernere nella preghiera, lontano dalle lusinghe e dal frastuono del mondo, il disegno che il Signore sin dall'eternità ha progettato per il suo bene. Anche se la situazione può apparire un po' ingarbugliata, Iddio onnipotente è capace di trovare una soluzione al problema familiare. Nulla è impossibile a Colui che ha creato il cielo, miriadi di stelle, la terra e tutto ciò che esiste nell'universo. Se lo desiderate, potete recitare qualche preghiera per aiutare questa persona. Affidiamo il caso alla potentissima intercessione di Maria Mediatrice di tutte le grazie e di San Giuseppe suo castissimo sposo. Supplichiamo il Signore di inviarci anche numerosi e santi sacerdoti, poiché la Chiesa ne ha urgentemente bisogno, non solo nelle terre di missione. C'è bisogno soprattutto di buoni confessori e di validi direttori spirituali che siano dotti, prudenti e caritatevoli secondo l'insegnamento di San Francesco di Sales.

martedì 8 settembre 2009

Mons. Pascal N'Koué, un vescovo straordinario


Rimango edificato nel sentir parlare delle gesta di quei vescovi che sono particolarmente zelanti del bene delle anime. Uno di questi degnissimi successori degli apostoli è Mons. Pascal N'Koué. Quando Giovanni Paolo II nel 1987 lo nominò vescovo di Natitingou nello Stato africano del Benin, aveva soltanto 38 anni. Nella sua diocesi i cattolici erano circa il 3% della popolazione, oggi invece sono oltre il 20%. Con questi tassi di crescita i cattolici potrebbero diventare presto la maggioranza assoluta. Mons. Pascal N'Koué è molto interessato alla liturgia tradizionale. Ai suoi numerosi seminaristi (circa un'ottantina), ha prescritto l'insegnamento del latino, e una volta alla settimana li fa assistere al Santo Sacrificio celebrato secondo l'usus antiquior. Inoltre ha accolto nella sua diocesi un gruppo di monache benedettine francesi provenienti dall'abbazia di Notre-Dame de Fidélité di Jouques, le quali utilizzano la liturgia tradizionale. Altro fatto degno di nota è l'erezione, per i fedeli legati all'antica forma liturgica, di una parrocchia personale, per la quale, Mons. Pascal N'Koué ha voluto fermamente che l'altare fosse attaccato al muro absidale. Che vescovo esemplare!

giovedì 3 settembre 2009

Avanziamo su tutti i fronti!


In un'epoca in cui impera nella società la mentalità “politically correct”, onde evitare fraintendimenti, credo sia conveniente fare alcune precisazioni al riguardo di alcune espressioni contenute nel post che segue. Quando parlo di “nemici”, intendo riferirmi al demonio e agli errori che ammorbano il mondo. Per “armi” mi riferisco ovviamente solo a quelle “spirituali”, ossia la preghiera, la penitenza, l'apostolato, il buon esempio, ecc.

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La Chiesa pellegrina sulla terra è chiamata anche “Chiesa militante”, poiché i suoi membri sono continuamente impegnati nella dura lotta contro il demonio, il mondo e la carne. In questo quadro bellico giungono da tutti i fronti notizie incoraggianti. Continua infatti inarrestabile la poderosa avanzata della Tradizione Cattolica. Certo non si tratta di una “guerra lampo”, il conflitto sarà ancora lungo, ma è evidente che la devastante avanzata dell'eresia neo-modernista (sviluppatasi a dismisura a partire dagli anni sessanta) è stata arrestata ed ora batte rovinosamente in ritirata. Al nemico infernale non resta che leccarsi le ferite inferte dai colpi della martellante artiglieria tradizionalista.

Mi diranno: Non pensi di stare esagerando nel descrivere la situazione? Come fai a dire che stiamo avanzando su tutti i fronti?

No, non penso di esagerare. I fatti sono fatti, osserviamoli insieme. Pensiamo ad esempio alla liturgia tradizionale. Fino ad una decina di anni fa, quanti erano i fedeli interessati ad essa? Molti di noi ne ignoravano persino l'esistenza. Oggi possiamo affermare che in questi anni c'è stato un travolgente aumento di fedeli legati a questa antica e venerabile forma liturgica, che addirittura è stata liberalizzata dal Sommo Pontefice (solo dieci anni fa era inimmaginabile). E' vero o non è vero ciò che ho detto? Pensiamo anche al forte incremento del numero dei fedeli attratti dal canto gregoriano, dal canto polifonico, dalla “Somma Teologica” di San Tommaso d'Aquino, dal Catechismo di San Pio X, dalle opere di Sant'Alfonso Maria de Liguori. Ed ancora, pensiamo al rifiorire degli ordini religiosi di stretta osservanza, al ritorno d'interesse per l'abito talare, alla costruzione di nuove chiese in stile tradizionale.

L'ermeneutica della rottura sta battendo in ritirata perché non è coerente con il Vangelo e non riesce più ad attrarre i giovani, i quali non sopportano un cattolicesimo mediocre e insipido. Le linee difensive neo-moderniste sono state sfondate ed è cominciata la controffensiva della Tradizione. Come ho già detto, non si tratta di una guerra lampo, ma ormai abbiamo in pugno la vittoria. Ai giovani non interessa un cristianesimo annacquato. O scelgono la Tradizione Cattolica oppure confluiscono nell'ateismo pratico. Tertium non datur. Non c'è più spazio per l'ermeneutica della rottura, la quale emancipandosi dalla Tradizione, ha perso attrattiva sui fedeli.

Non dico che oggi la situazione sia tutta rose e fiori, ma è innegabile che si respira un'aria diversa. Dieci anni fa se uno si azzardava a dire che apprezzava la Tradizione Cattolica, rischiava di essere considerato un fanatico estremista. Ora l'atmosfera è diversa, la buona battaglia è ancora in corso, ma si incominciano a vedere i segnali della riscossa.

La battaglia decisiva non è ancora giunta, il combattimento spirituale continua serrato. Coraggio! Non demoralizziamoci per qualche sconfitta che ogni tanto subiamo. Confidiamo nella promessa del Redentore Divino: non prævalebunt!