Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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domenica 22 gennaio 2017

Pensare alla salvezza eterna delle anime

Maristella ogni tanto mi scrive dei pensieri spirituali che sono lieto di pubblicare sul blog.


Caro fratello in Cristo
                                   come stai? Io abbastanza bene, solo un poco di malessere stagionale. (...) Sto imparando ad offrire i piccoli malesseri, contrattempi e fastidi per la salvezza dell'anima mia e di quante più anime possibile. Stavo pensando alla situazione del mondo in cui viviamo, della Santa Chiesa, di tante persone che sembrano tanto lontane da Dio. Mi stavo chiedendo cosa posso fare io, cosa possiamo fare noi seguaci di Cristo. Come potrei per esempio pregare di più, offrire di più. Alle volte mi viene donato un piccolo suggerimento: cerco sempre di essere attenta a questa dolce voce che risuona nel mio cuore. Magari c'è qualcosa che mi pesa fare e allora mi dedico proprio a quell'attività sgradita e cerco di compierla per Gesù.

Sai certe volte mi si stringe il cuore. Cammino per strada, viaggio sull'autobus, guido nel traffico oppure faccio la spesa al supermercato... mi domando: ma io riuscirò a salvare la mia anima? La mia speranza comprende un timore. E poi mi chiedo: questa donna accanto a me, questo uomo che guida il bus, quella famiglia sull'auto rossa, quel giovane in moto, quella cassiera tanto simpatica... si salveranno? Oh Signore, ti prego, fa' che ci salviamo tutti! I miei familiari, i  fratelli, gli amici, i colleghi, le persone che incontro ... oh come desidero ritrovarle tutti nella gioia immensa del Paradiso!

Mi rendo conto che amando il Signore voglio bene a tutti e cerco di pregare anche per chi mi urta camminando per la strada. Chiedo a Lui il dono di poter portare con me la Sua luce e il Suo amore alle persone che incontro.



Carissima in Cristo, 
                              è bello sapere che pensi spesso alla salvezza delle anime. In effetti se amiamo Gesù buono dobbiamo desiderare ardentemente la salvezza eterna delle anime le quali vennero riscattate a caro prezzo dal Redentore Divino sulla croce del Golgota.

Mentre i modernisti, in maniera simile ai comunisti, pensano a realizzare il Paradiso sulla Terra (pensano solo alle cose sociali-materiali), noi ci interessiamo sia alle questioni sociali sia (e soprattutto) alle questioni spirituali. San Francesco Saverio, Santa Teresa d'Avila, Sant'Alfonso Maria de Liguori, San Giovanni Bosco, Santa Teresa di Lisieux, San Massimiliano Maria Kolbe, San Pio da Pietrelcina, e tanti altri santi ardevano dal desiderio di salvare le anime dalla dannazione eterna. 

Fai bene ad offrire il tuo lavoro a Dio, il quale diventa un mezzo con cui cooperi alla salvezza delle anime.

Ti saluto cordialmente in Corde Matris,

Cordialiter

I diversi gradi della perfezione cristiana

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


I gradi per cui uno si eleva alla perfezione sono numerosi; e non è qui il caso di enumerarli tutti ma solo di notare le principali tappe. Ora, secondo la dottrina comune, esposta da S. Tommaso, si distinguono tre tappe principali, o, come generalmente si dice, tre vie, quella degli incipienti, quella dei proficienti, quella dei perfetti, secondo lo scopo principale a cui si mira.

a) Nel primo stadio, la principale cura degli incipienti è di non perdere la carità che possiedono: lottano quindi per evitare il peccato, sopratutto il peccato mortale, e per trionfare delle male cupidigie, delle passioni e di tutto ciò che potrebbe far loro perdere l'amor di Dio. Questa è la via purgativa, il cui scopo è di mondar l'anima dalle sue colpe.

b) Nel secondo stadio si vuol progredire nella pratica positiva delle virtù, e fortificar la carità. Essendo già purificato, il cuore è più aperto alla luce divina e all'amor di Dio: si ama di seguire Gesù e imitarne le virtù, e poichè, seguendolo, si cammina nella luce, questa via si chiama illuminativa. L'anima si studia di schivare non solo il peccato mortale, ma anche il veniale.

c) Nel terzo stadio, i perfetti non hanno più che un solo pensiero, star uniti a Dio e deliziarsi in Lui. Costantemente studiandosi di unirsi a Dio, sono nella via unitiva. Il peccato fa loro orrore, perchè temono di dispiacere a Dio e di offenderlo; le virtù li attirano, specialmente le virtù teologali, perchè sono mezzi d'unirsi a Dio. La terra quindi sembra loro un esilio, e, come S. Paolo, desiderano di morire per andarsene con Cristo.

[...]

Dei limiti della perfezione sulla terra.

Quando si leggono le vite dei santi e principalmente dei grandi contemplativi, si resta meravigliati al vedere a quali sublimi altezze può elevarsi un'anima generosa che nulla rifiuta a Dio. Nondimeno vi sono dei limiti alla nostra perfezione su questa terra, limiti che non si deve voler oltrepassare, sotto pena di ricadere in un grado inferiore o anche nel peccato.

1° È certo che non si può amar Dio tanto quanto è amabile: Dio infatti è infinitamente amabile e il nostro cuore, essendo finito, non potrà mai amarlo, anche in cielo, che con amore limitato. Possiamo quindi sforzarci d'amarlo sempre più, anzi, secondo S. Bernardo, la misura d'amar Dio è d'amarlo senza misura. Ma non dimentichiamo che il vero amore, più che in pii sentimenti, consiste in atti di volontà, e che il miglior mezzo d'amar Dio è di conformare la nostra volontà alla sua, come spiegheremo più avanti, trattando della conformità alla divina volontà.

2° Sulla terra non si può amar Dio ininterrottamente e senza debolezze. Si può certamente con grazie particolari che non sono rifiutate alle anime di buona volontà, schivare ogni peccato veniale deliberato ma non ogni colpa di fragilità; nè si diventa mai impeccabili, come la Chiesa ha in parecchie circostanze dichiarato.

[...]

3° Sulla terra non si può amar Dio costantemente o anche abitualmente con amore così perfettamente puro e disinteressato che escluda ogni atto di speranza. A qualunque grado di perfezione si sia giunti, si è obbligati a fare di tanto in tanto degli atti di speranza, e non si può quindi in modo assoluto restare indifferente alla propia salvezza. Vi furono, è vero, dei santi che, nelle prove passive, s'acconciarono momentaneamente alla loro riprovazione in modo ipotetico, cioè se tale fosse la volontà di Dio, pur protestando che in tal caso non volevano cessare d'amar Dio, ma sono ipotesi che si devono ordinariamente scartare, perchè di fatto Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini.

Si possono però fare, di quando in quando, atti di amor puro senza alcuna mira a sè stesso e quindi senza attualmente sperare o desiderare il cielo. Tal è, per esempio, questo atto d'amore di S. Teresa: "Se vi amo, O Signore, non è per il cielo che m'avete promesso; se temo d'offendervi, non è per l'inferno di cui sarei minacciata; ciò che m'attira verso di voi, o Signore, siete voi, voi solo, che vedo inchiodato alla croce, col corpo straziato, tra agonie di morte. E il vostro amore si è talmente impadronito del mio cuore che, quand'anche non ci fosse il paradiso, io vi amerei lo stesso; quand'anche non ci fosse l'inferno, pure io vi temerei. Nulla voi avete da darmi per provocare il mio amore; perchè, quand'anche non sperassi ciò che spero, pure io vi amerei come vi amo".

Abitualmente vi è nel nostro amor di Dio un misto d'amor puro e d'amore di speranza, il che significa che noi amiano Dio e per sè stesso, perchè è infinitamente buono, e anche perchè è la fonte della nostra felicità. Questi due motivi non si escludono, perchè Dio volle che nell'amarlo e nel glorificarlo troviamo la nostra felicità.

Non ci affanniamo quindi di questo misto e, pensando al paradiso, diciamo soltanto che la nostra felicità consisterà nel posseder Dio, nel vederlo, nell'amarlo e nel glorificarlo; così il desiderio e la speranza del cielo non impediranno che il motivo dominante delle nostre azioni sia veramente l'amor di Dio.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

Procuri di fare le pratiche di pietà con pace e soavità di spirito, senza affaticarsi troppo e senza angustiarsi mai. Se talvolta è assalita da qualche pensiero di eccessiva preoccupazione, cerchi di allontanarlo subito, affinché non resti turbata la pace del cuore.


(Brano tratto dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello, 1879-1962)

sabato 21 gennaio 2017

Ritorno al Catechismo

Pubblico un post scritto da una gentile collaboratrice del blog.


Più di una volta ho sentito propagandare da alcuni cristiani un nuovo metodo di evangelizzazione che secondo la mia osservazione già esiste da tempo e che in questi decenni non ha funzionato. Lo sento propagandare come nuovo e moderno quando invece sono un po’ di decenni che viene sperimentato. Le persone che dopo una vita di vuoto religioso si avvicinano da poco alla fede possono di certo considerarlo nuovo ed efficace visto che non l’hanno mai visto in azione ma io non lo considero così dopo che ho visto le conseguenze nelle parrocchie della mia città. Chi lo propone lo spaccia per efficace contro il vecchio metodo, quello tradizionale che dicono essere inefficace. Più che un metodo inefficace, come dicono loro,  io direi che quello tradizionale invece è un metodo inattuato e per questo non essendo stato attuato è a torto considerato inefficace. Alcune caratteristiche del cosiddetto nuovo metodo sono:

- far fare il catechismo a persone che non conoscono il Catechismo della Chiesa Cattolica, che non si preparano a questo compito, che non apprezzano e vivono i Sacramenti e che durante l’estate non vanno alla Messa;

- fare molti discorsi insistendo solo su valori umani come bontà, solidarietà, aiuto reciproco, diritti umani, ecc.;

- eliminare discorsi su ciò che è bene e male, sui Comandamenti, sui Sacramenti, sui miracoli e rendere il libro del Vangelo antico e disadatto alla realtà presente, mettere al primo posto la ragione umana e non la parola di Gesù;

- accettare e giustificare comportamenti non cristiani con la scusa di non offendere;

- eliminare la preghiera e gli aspetti della religione che rimandano al sacro e alla vita eterna;

- considerare la religione cristiana una fra tante tra cui la ragione umana, sovrana, può scegliere.

L’atteggiamento di quelli che propugnano questo metodo è quello di considerare le persone come se non avessero mai sentito parlare di Gesù cercando di non scandalizzare parlando di Gesù troppo esplicitamente. Ma la verità è che noi viviamo in un paese che si dice cristiano e che molte delle persone a cui si rivolge l’evangelizzazione sono già state battezzate, hanno ricevuto anche altri Sacramenti e hanno già letto qualcosa del Vangelo. Per evangelizzare persone come queste che non conoscono comunque il Vangelo non possiamo usare lo stesso metodo di evangelizzazione che le ha portate a questo stato di totale dimenticanza del Vangelo in cui sono quando ritornano a bussare alla porta della Chiesa. Questo metodo non funziona. Sono anni che non funziona. Non ha riempito le Chiese, non ha propagato la fede. Bisogna usare un metodo diverso e semplicemente offrire il Vangelo per quello che è, il pensiero della Chiesa per quello che è, senza distorcerlo dal di dentro. Se io mi avvicinassi per la prima volta alla fede della Chiesa vorrei saper in modo semplice ciò in cui la Chiesa crede e i principi di vita e di morale che offre. Non vorrei stare a sentire solo discorsi sull’umanità, la bontà, i diritti dell’uomo e la solidarietà, così in modo generico, se fossero solo queste cose il fine della mia ricerca non ci sarebbe motivo di cercarle in una Chiesa, in una religione particolare perché sono cose di cui già si parla abbastanza in molti ambienti diversi e a cui ci posso arrivare da sola col ragionamento. Ma la figura di Cristo e il suo pensiero ce le offre la Chiesa, questo è quello che Gesù ha stabilito, questo è quello che il vero Catechismo dovrebbe dare. C’è bisogno di un Catechismo esplicito che non viene più fatto. C’è bisogno di un Catechismo che dica cosa sono i Sacramenti, i Comandamenti, i principi della fede, che spieghi il Credo. Molti agiscono come se il Catechismo come quello antico venisse fatto e dicono che non funziona, in realtà questo tipo di Catechismo non viene fatto, non si può imputare la colpa della mancata fede della gente a un Catechismo che non si fa più. Non si può prendere il Catechismo antico a scusa per proporre un nuovo metodo che è sempre il solito e che non funziona. Chi ha conosciuto il Catechismo antico mantiene la fede. Conosciamo il nostro Catechismo, quello antico e quello di Papa Benedetto, dobbiamo usarli per insegnare la Dottrina ai giovani!

A gloria di Dio, 

Teodolinda

Pensiero del giorno

Maria Santissima è veramente la mistica scala per la quale è disceso il Figlio di Dio sulla terra e per cui salgono gli uomini al cielo. 


(Sant'Agostino)

venerdì 20 gennaio 2017

Don Orione contro le "vocazioni dubbie"

La crisi della Chiesa è causata principalmente dai numerosi preti che si comportano in maniera "poco zelante" e che non portano anime a Dio. Per far rifiorire la Chiesa è necessario preparare con cura i seminaristi e scartare quelli che non sembrano avere una sicura vocazione. Ecco ciò che scrisse in proposito San Luigi Orione (1872-1940), uno dei santi a cui sono più devoto, ai superiori della sua Congregazione:

“A voi dico: scuotete la pianta e fate cadere le foglie che non fossero ben attaccate: non aspettate, fate questo subito: questo vi dico nel nome del Signore. Sono contento si siano tenute le ordinazioni, ma non si promuovano che quelli i quali hanno un vero spirito di fede, sicura vocazione, spirito d’umiltà, d’orazione, di sacrificio: se non siete più che sicuro, non promuovete, non promuovete. Liberate la Congregazione dagli sfruttatori e dalle sanguisughe: i nec nec guastano gli altri e pregiudicano terribilmente, sono come i malati contagiosi. Vi raccomando molto questo”.

"Scrollate la pianta, perché cada ciò che non vi è fortemente attaccato. Guai a quei Superiori che, per malintesa tolleranza, tengono in Congregazione elementi non nostri e sonnecchiano e lasciano illanguidire i chierici. Non si tolleri il vizio, né lo scandalo, né i tiepidi: non si guardi in faccia a nessuno: si vigili e si faccia tutto con vera coscienza." 

“La troppa tolleranza infiacca il corpo della Congregazione, indebolisce gli spiriti e produce nelle case un male contagioso, un malessere morale deleterio”.

“La nostra Congregazione ha bisogno d'essere non solo una forza religiosa, una forza di fede, una forza di carità, una forza d’apostolato per le anime ma anche una forza dottrinale, una forza di sana e purissima e forte dottrina filosofica e teologica. Essa, la Piccola Opera, deve portare tra le mani e sul cuore i santi Evangeli e san Tommaso; - né la sana dottrina nuocerà alla fede ma la sosterrà - non nuocerà alla carità, ma la alimenterà, renderà più efficace e fruttuoso l'apostolato per le anime. Ora tutti sanno, sapranno male, ma sanno: è di suprema necessità essere forti e ben corazzati a difesa della fede e della Chiesa. Non sarà l'ignoranza che ci farà santi, ma molto gioverà a portarci a Dio non solo la virtù dell'umiltà e della carità, ma la scienza di Dio”.

Pensiero del giorno

Maria non vince con la spada in mano, ma nel cuore.


(Gertrude von Le Fort)

giovedì 19 gennaio 2017

Amare la propria moglie

Dagli scritti di Pierre Dufoyer.


Lo scopo, che caratterizza l'aspetto propriamente coniugale del matrimonio, è il progresso reciproco degli sposi, attraverso lo scambio che li arricchisce. Così ci è offerto il compito di delineare quello che uno sposo deve donare alla moglie, per farla felice. Egli deve conoscere quello che la donna attende da lui e quello che essa veramente cerca nel matrimonio. Studiando la psicologia della donna, l'uomo è in grado di penetrare sempre più la natura della compagna della sua vita e di farsi un concetto esatto delle sue idee sull'amore. L'esperienza dimostra che vi sono numerosi matrimoni infelici, nei quali l'uomo e la donna non si comprendono sufficientemente e non si fanno reciprocamente e totalmente felici. Vorremmo perciò aiutare gli sposi ad evitare gli errori ed a realizzare meglio il loro compito. Noi ci atterremo ai soli elementi essenziali ed universali dell'anima femminile. Si incontrano però sempre sfumature ed ombreggiature individuali ed anche casi anormali, che tralasceremo di considerare perché richiederebbero uno studio speciale. La chiave per conoscere la psicologia della donna è costituita prevalentemente dalla ricchezza del suo cuore, dalla sua vita sentimentale e dalla sua sensibilità psichica spiccata (...). La sua forza è il suo cuore. Essa possiede una capacità di sentimento particolarmente sveglia, perciò reagisce anche in modo straordinariamente intenso a tutte le impressioni. Un contegno gentile e premuroso nei suoi riguardi, le prove tangibili di affetto le recano una vivida gioia, quale raramente o per nulla si riscontra nell'uomo. Al contrario, una canzonatura, una indifferenza, una distrazione, un biasimo ed una critica lasciano nella donna un'impressione più durevole che nell'uomo. (...)

Una donna che ama conosce mille possibilità per essere premurosa, mostrare delicatezze e recare piacere. In quest'arte è straordinariamente ingegnosa. Essa sì domanda di continuo che cosa possa piacere all'amato e si dà premura per realizzarla. D'altra parte, nelle donne dominano antipatie, scaltrezze, malignità più marcate, piccole gelosie più accentuate. Il marito non trascuri mai queste caratteristiche psicologiche e pensi quale importanza possano aver per la moglie quelle minime piccolezze, che ai suoi occhi sono “ridicole”, può essere certo che non esagererà mai mostrandosi pieno di riguardi e di gentilezze, poiché la felicità della sua sposa dipende ampiamente dalla sua accentuata sensibilità psicologica.

(...)

(Lo sposo) dovrà ricordarsi che farà felice la moglie innanzi tutto e soprattutto quando la circonderà di un amore ricco di sentimento e che sgorga dal cuore, di quell'amore che rimane il primo sogno di una fidanzata. (...) Senza amore, la sua anima s'atrofizza. Certamente da suo marito si attende fermezza, però una fermezza amorevole. In lui ricerca forza, però una forza unita alla delicatezza. Vuole forza maschia, che però deve essere intessuta di amore e di affetto. Allorché si sforza di scoprire cautamente la natura della propria moglie, l'uomo deve preoccuparsi di possedere tutte le qualità veramente maschili, però senza i difetti concomitanti. Sia calmo, padrone di sé, dotato di carattere, sicuro ed energico nel suo contegno. Con il suo comportamento risoluto nelle vicende e difficoltà della vita, egli infonde alla moglie un rasserenante sentimento di sicurezza e di fiducia. Per contro, le brame di dominio conducono facilmente ad un atteggiamento che si estrinseca in violenza brutale o mancanza di riguardo, in freddezza glaciale o in gretto sfoggio di potenza, di boria e tirannia: tutti pericoli che minacciano l'uomo incapace di disciplinare le sue forze e di frenare il suo impeto. Chi ha capito il segreto della vera autorità, saprà pure unire fermezza e delicatezza, forza e dolcezza. Ma allora riuscirà anche a scoprire la natura della moglie e farla felice. In uno sposo di tal sorta, v'è tanta fermezza e coraggio, che può compiere i doveri e sopportare le prove della vita. Però v'è pure il rovescio della medaglia. La natura della donna, particolarmente sensibile ed emotiva, per quanto possa sembrare incantevole anche all'uomo, non è immune da alcuni difetti. Talvolta il suo modo di fare urta la suscettibilità dello sposo.

(...)

A contatto della donna amata l'uomo ha trovato quei tesori del cuore che nessun'altra creatura umana offrirà mai più. Perciò è obbligato a tollerarne con indulgenza le debolezze del carattere. (...) II marito non perda mai la calma, neppure per reagire alla vita emotiva della moglie. In questo caso è necessario un valido aiuto e non un acerbo biasimo, poiché non vi è alcuna disposizione cattiva. Lo sposo premuroso deve assumere il compito che lo destina ad essere sostegno e protezione della propria moglie. Con fermezza, commista a dolcezza, ne guidi la sensibilità, che costituisce il tratto fondamentale della sua natura e ne fa un essere incantevole, anche se cosi irrazionale, eccitabile e, perciò, così esuberante.


(Brani tratti da "L'uomo nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline, 1957).

Pensiero del giorno

La nostra pietà deve essere dolce, affettuosa, premurosa, attraente. Bisogna dimostrare che l'egoismo e la pietà non possono stare insieme. Vivere soli, rinchiusi nel proprio guscio, lasciar gli altri nell'impaccio... Certo sarebbe più comodo, ma, finché resti in famiglia devi far consistere la tua virtù a non trascurare alcuno dei tuoi doveri verso di essa, pur dando al Signore i tuoi esercizi di pietà e il ricordo costante del tuo cuore.

(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

mercoledì 18 gennaio 2017

Don Alessandto Minutella a Verona



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Chi ama Gesù Cristo deve disprezzare le vanità del mondo

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


Chi ama Gesù Cristo con vero amore ben si rallegra quando si vede trattato dal mondo come fu trattato Gesù Cristo, che dal mondo fu odiato, vituperato e perseguitato, sino a farlo morir di dolore appeso ad un patibolo di obbrobrio. Il mondo è tutto contrario a Gesù Cristo, e perciò odiando Gesù Cristo odia tutti i servi suoi. Quindi il Signore animava i suoi discepoli a soffrir con pace le persecuzioni del mondo, dicendo loro, che avendo essi lasciato il mondo non poteano non essere odiati dal mondo (...).

Or siccome gli amanti di Dio sono odiosi al mondo, così il mondo deve essere odioso a chi ama Dio. (...). Il nostro Salvatore avendoci chiamati al suo amore vuole che ci rendiamo superiori alle promesse del mondo ed alle sue minacce. Vuole che non facciamo più conto né delle sue censure né delle sue approvazioni. Bisogna pregare Dio che ci faccia scordare affatto del mondo e ci faccia rallegrare quando vediamo che il mondo ci ributta.

Non basta poi per essere tutto di Dio abbandonare il mondo, ma bisogna desiderare che il mondo ci abbandoni e si scordi affatto di noi. Alcuni abbandonano il mondo, ma non lasciano poi di voler esser lodati dal mondo, almeno per averlo abbandonato; costoro nutrendo ancora il desiderio di essere stimati dal mondo, fanno che in essi viva ancor il mondo. Siccome poi il mondo odia i servi di Dio, e perciò odia i loro buoni esempi e massime sante; così bisogna che noi odiamo tutte le massime del mondo. (...) Dice l'apostolo nec potest, sì perché il mondo non ha altro fine che il proprio interesse e piacere; e così non può accordarsi con coloro che cercano di piacere solo a Dio.

Sì, Gesù mio crocifisso e morto per me, solo a voi io voglio piacere. Che mondo, che ricchezze, che dignità! voi mio Redentore voglio che siate tutto il mio tesoro; l'amare voi è la ricchezza mia. Se mi volete povero, voglio esser povero: se mi volete umiliato e disprezzato da tutti, tutto abbraccio e ricevo dalle vostre mani; la vostra volontà sarà sempre la mia consolatrice. Ma questa è la grazia che vi cerco, fate che in tutti gli eventi io non mi parta punto dai vostri santi voleri.


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Disprezzo del mondo

Il pensiero della vanità del mondo, e che tutte le cose che il mondo pregia non sono che bugia ed inganno, ha fatto risolvere a molte anime di darsi tutte a Dio. Quid prodest homini si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur? A che servirà l'aver acquistato tutto il mondo a chi avrà perduta l'anima in eterno? Questa gran sentenza del vangelo a quanti giovani ha fatto lasciare i parenti, la patria, le robe, gli onori, ed anche le corone per andare a chiudersi in un chiostro o in un deserto, per ivi non pensare che a Dio! Il giorno della morte si chiama il giorno della perdita: Iuxta est dies perditionis. Giorno di perdita, perché tutti i nostri beni acquistati in questa terra, tutti nel giorno della morte abbiamo da lasciarli. Onde saggiamente dice s. Ambrogio che noi falsamente chiamiamo questi beni beni nostri, giacché non possiamo portarli con noi nell'altro mondo ove abbiamo a dimorare per sempre: Non nostra sunt (scrive il santo) quae non possumus auferre nobiscum; sola virtus nos comitatur. Le sole opere sante ci accompagneranno ed elle sole ci consoleranno nell'eternità.

Tutte le fortune terrene, le dignità più grandi, gli argenti, gli ori, le gemme più preziose, mirate dal letto della morte perdono il loro splendore: l'ombra funesta della morte oscura anche gli scettri e le corone, e fa vedere che quanto il mondo pregia non è che fumo, loto, vanità e miseria. E in verità a che servono in morte tutte le ricchezze acquistate da uno che muore, se altro non gli tocca dopo la morte, che una cassa di legno per esservi posto a marcire? a che serve la bellezza vantata del corpo, allorché di quello non resterà che un poco di polvere puzzolente e quattro ossa spolpate?

Che cosa è la vita dell'uomo in questa terra? (...) È un vapore che fa una breve comparsa, e poi più non comparisce; oggi quel grande è stimato, temuto, lodato; domani è disprezzato, mormorato e maledetto: Vidi impium superexaltatum…et transivi, et ecce non erat. Non vi è più in quella sua diletta villa, in quel gran palazzo che si ha fatto, e dov'è? sta fatto polvere nella sepoltura.

Statera dolosa in manu eius. Ci avvisa lo Spirito santo a non lasciarci ingannare dal mondo, perché il mondo pesa i beni colla sua bilancia falsa; ma noi dobbiamo pesar le cose colla bilancia verace della fede che ci fa conoscere i veri beni, quali non possono mai dirsi quei che presto finiscono. Dicea s. Teresa: Non dee farsi conto di ogni cosa che finisce colla morte. Oh Dio, che mai è restato di grande a tanti primi ministri di stato, a tanti comandanti di eserciti, a tanti principi, a tanti imperatori romani, ora che per essi è finita la scena e si trovan nell'eternità? Periit memoria eorum cum sonitu. Han fatta una gran figura nel mondo, ha risonato il loro nome da per tutto; ma dopo che son morti per essi è finita la figura, il nome ed ogni cosa. 

(...)

La nostra vita in somma non è che una scena che passa e presto finisce; ed ha da finire per tutti, pe' nobili e pe' villani, pe' re e pe' vassalli, pe' ricchi e per li poveri. Beato chi in questa scena ha fatta bene la sua parte davanti a Dio! Filippo III re di Spagna moriva giovine in età di 42 anni: prima di morire disse a coloro che l'assisteano: quando sarò morto predicate lo spettacolo che ora vedete; predicate che in morte l'essere stato re non serve ad altro che per sentire la pena di aver regnato. E poi concluse con un sospiro dicendo: Oh in questo tempo fossi stato in un deserto a farmi santo, ché ora comparirei con più confidenza al tribunale di Gesù Cristo!

È nota la mutazione di vita che fece s. Francesco Borgia alla vista del cadavere dell'imperatrice Isabella, la quale in vita era bellissima, ma dopo morte dava orrore a chi la mirava. Onde il Borgia disse allora: Così dunque finiscono i beni di questo mondo? e si diè tutto a Dio. Oh l'imitassimo tutti prima che ci colga la morte! ma facciamo presto, perché la morte corre e non sappiamo quando arriva. Non facciamo che della luce che Dio ora ci dona ce ne resti solamente il rimorso e il conto che ne abbiamo da rendere a Dio quando terremo in mano la candela della morte. Risolviamo di fare ora quel che allora desidereremo d'aver fatto, e non potremo più fare.

No, mio Dio, basta quanto mi avete sopportato: non voglio farvi più aspettare di vedermi dato a voi. Voi mi avete chiamato più volte a finirla col mondo e darmi tutto al vostro amore. Ora mi tornate a chiamare: eccomi, ricevetemi nelle vostre braccia, mentre in questo punto tutto in voi mi abbandono. O Agnello immacolato che un giorno vi siete sagrificato sul Calvario morendo in croce per me, prima lavatemi col vostro sangue e perdonatemi tutte le ingiurie da me ricevute; e poi infiammatemi del vostro santo amore. Io v'amo sopra ogni cosa, v'amo con tutta l'anima mia. E quale oggetto fuori di voi io posso trovare nel mondo più degno d'amore e che più mi abbia amato? Madre di Dio e mia avvocata Maria, pregate per me ed ottenetemi una vera e costante mutazione di vita: in voi confido.



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Pensiero del giorno

Per far del bene attorno a noi, per convertire qualche peccatore o incredulo e confermare nel bene le anime vacillanti, non vi è nulla di più efficace dello sforzo che si fa per meglio praticare il cristianesimo: se la mediocrità della vita attira sulla religione le critiche degli increduli, la vera santità ne eccita l'ammirazione per una religione che sa produrre tali effetti: "dal frutto si giudica l'albero: ex fructibus eorum cognoscetis eos". L'apologetica migliore è quella dell'esempio, quando vi si sa unire la pratica di tutti i doveri sociali. Ed è pure ottimo stimolo per i mediocri, che s'addormenterebbero nella tiepidezza se il progresso delle anime fervorose non li scotesse dal loro torpore.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

martedì 17 gennaio 2017

Avviso da Milano

Nei prossimi giorni saranno celebrate due Sante Messe Tridentine presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Mercoledì 18 gennaio 2017, ore 17.45: Santa Messa votiva del Santissimo Nome di Gesù.

Giovedì 19 gennaio 2017, ore 9.30: Santa Messa nella Festa di San Bassiano, vescovo e confessore.

Il luogo delle celebrazioni sarà la Cappella San Francesco sita al primo piano dell'edificio monumentale di Largo Gemelli, lungo l'ambulacro 3 e presso la sommità della scala D.







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Lettera dalla Spagna liberata

Quest'anno ricorre il 78° anniversario della liberazione della Spagna dalla feroce e sanguinaria tirannide rossa. A tal proposito riporto un articolo pubblicato sul "Bollettino Salesiano" del 1 maggio 1939 (nella foto a lato, la salma di un salesiano martirizzato dai rossi).


Dalla Spagna liberata.
Cominciano a giungerci notizie dalla Spagna liberata dall'eroismo dei suoi figli migliori e dei nostri valorosi volontari. Le comunicheremo man mano ai nostri Cooperatori cui raccomandiamo caldamente confratelli ed opere. Ecco la prima da Barcellona:

Amatissimo Padre,
Deo gratias! Finalmente siamo liberi! liberi, amatissimo Padre!

Liberi dai marxisti che, per lo spazio di due anni e mezzo, ci hanno perseguitato con umiliazioni e motteggi, con carceri e tormenti e con la minaccia continua di morte. Quanto buono è stato Iddio con noi che non fummo degni di seguire il calvario fino alla vetta come altri nostri confratelli, gloria della nostra Congregazione e della nostra Patria! Ora il cuore si apre alla speranza. Il seme che con tanti sacrifici hanno generosamente gettato tutti i buoni Salesiani, irrorato dal sangue dei nostri eroici confratelli che hanno saputo morire per Cristo, non tarderà a dare i suoi frutti. Abbiam quasi finito di sbarazzarci da tutta la lordura che hanno lasciato i rossi in questa nostra casa di Sarrià, insieme alle rovine dalle quali non ci potremo rimettere tanto presto.

Ella non può immaginarsi come ho trovato questa cara casa, quando ne presi possesso, un'ora appena dopochè parte dei nostri laboratori erano stati fatti saltare, mentre entravano le truppe liberatrici. Dal 26 febbraio fino ad oggi non abbiam fatto che pulire. Oggi finalmente respiriamo. E ci sentiamo in casa nostra, dopo avere peregrinato in varie case private di cui la carità ci ha aperto, con grave rischio, le porte, negli anni di inferno.

Io non le so dire quel che ho provato nel rimetter piede in questa casa ove ero entrato all'età di 11 anni e n'ero uscito a 57, dopo più di 40 anni di continuo lavoro tra figli di operai, scacciato colle pistole puntate alla gola, perquisito e minacciato di morte, se non fossi scomparso all'istante. Cacciato di casa, come gli altri confratelli, randagio per le strade, ho trovato anch'io nella fede e nello spirito salesiano la forza di sopportare gli innumerevoli maltrattamenti di chi ci perseguitava come fannulloni, come arnesi inutili, come nemici della cultura e della classe operaia! Lei può quindi comprendere la gioia provata nel poter ritornare e prendere nuovamente possesso di questa casa, abitata, durante la dominazione dei rossi, da nemici nostri implacabili! Ma la consolazione più grande fu quella di poter rintracciare e radunare tutti gli altri confratelli dispersi in questa città e dintorni, ognuno con la sua terribile storia di sofferenze inaudite. Man mano che ne compariva uno, era una emozione indescrivibile. Eravamo circa una dozzina e stavamo raccolti in conferenza spirituale nella Cappella di Don Bosco, quando comparve il Sig. Ispettore don Massana a farci la prima visita ed a portarci la sua benedizione. Ora il numero dei ritrovati è salito a 25. Si fa vita regolare e di lavoro. Si cerca di ricuperare ciò che fu rapito al collegio. Abbiamo già ricuperato tutto il materiale della tipografia, che ha ripreso subito a lavorare. Il laboratorio dei falegnami, tutto in rovina, l'abbiamo provvisoriamente montato in un altro locale per far porte e finestre, e le riparazioni indispensabili alla casa che deve ospitare nuovamente i giovani. Abbiamo già scoperto le macchine della falegnameria che furono asportate qua e là e speriamo di riaverle tutte quanto prima. Così pure il materiale della sartoria. Per quelle di meccanica ci vorrà un po' di tempo; ma ne abbiamo già ricuperato una buona parte. Lavoriamo tutti con grande entusiasmo. Ieri 9 marzo abbiamo inaugurato ufficialmente la nostra nuova Comunità. Abbiamo invitato i Cooperatori, gli ex-allievi e gli Amici dell'Opera e la chiesa si riempì completamente. La cerimonia riuscì molto commovente. Ora, siamo ai suoi ordini, disposti a tutto; ma soprattutto ad essere sempre buoni Salesiani.

Eccole in particolare come abbiam trovato le cose. Tutta la Casa di Don Bosco (l'antica prima residenza che ospitò il Santo nel 1886) orrendamente sudicia e deteriorata, è intatta e l'abbiamo subito abitata. Ora la stiamo disinfettando ed imbiancando. Il teatro ha perduto solo il palcoscenico. La parte antica della casa, intatta, con cortili, portici, scuole e dormitori: si sta ripulendo e disinfettando. Intatti anche il parlatorio, la portineria e la tipografia. La chiesa: l'edificio è intatto; ma altari, pulpiti, confessionali, Via Crucis e banchi, tutti bruciati nel cortile. L'abbiamo ripresa a funzionare alla meglio fin dal giorno seguente al nostro ritorno. Incominciammo con l'atto della riconciliazione secondo il rituale. La chiesa era gremita di gente, e continua ad affollarsi a tutte le funzioni che celebriamo. Così abbiamo festeggiato S. Francesco di Sales e il nostro Santo Padre Don Bosco con un concorso straordinario. Stiamo ricuperando alcuni paramenti sacri, trafugati qua e là.

L'edificio delle scuole è pur esso intatto. Il pianterreno coi portici era stato convertito in fabbrica di materiali da guerra. I refettori e la cucina, tanto dei giovani come dei confratelli, intatti. Così pure l'infermeria. Sono invece stati distrutti: i laboratori dei falegnami, dei sarti, degli scultori e indoratori, la scuola di disegno, ecc.: tutto fatto saltare. Durante il terrorismo, i rossi avevano adibito l'edificio, con enormi padiglioni costruiti da loro nell'orto, a fabbrica di guerra, in particolare per fucili Mauser e munizioni da cannone. Non è rimasto che un mucchio di macerie! Naturalmente, di tutto il deposito dei lavori di stampa, di libreria, ecc. non rimane più nulla. Tutto asportato o distrutto. Bisogna ricominciare da capo. La stessa sorte è toccata al reparto di arte sacra: sculture, immagini, stampe; tutto frantumato o bruciato. L'organo della chiesa, harmoniums, pianoforti, tutti rovinati. Un vandalismo! Non si possono ancora calcolare i danni.

Amatissimo Padre, ci son rimasti però intatti più di tutto la volontà e lo spirito salesiano; e in nome di Dio faremo tutto quello che umanamente è possibile per riattivare la vita ordinaria delle scuole. Ci sono ancora delle gravissime difficoltà, non essendo ancora terminata la guerra. Tra le altre, la difficoltà di approvvigionamento. Ce ne vuole a mettere insieme il vitto pei 25 che siamo in casa: ma ci facciamo coraggio e speriamo di risolvere presto anche questo problema. Mi preme poter raccogliere quanto prima una cinquantina di orfani di guerra; siamo già in trattative. Piovono domande di accettazioni da tutte le parti. Qualcuno speriamo di poterlo accettare in aprile. I confratelli sono in pieno fervore.

Tutti la salutano e salutano con lei tutti i Superiori del Capitolo. La terrò al corrente di quanto facciamo ed abbiamo in mente di fare. Grazie di tutto. Per tutti

Suo aff.mo in C. J. Barcellona, 10 marzo 1939.

Sac. GUGLIELMO VIÑAS.

Pensiero del giorno

Diliges proximum tuum sicut te ipsum.


(Mt 22,39)

lunedì 16 gennaio 2017

Intervista a una professoressa universitaria

La Messa tridentina affascina soprattutto persone che hanno un elevato livello culturale, pertanto non mi stupisco del fatto che numerosi lettori e lettrici del blog svolgono (o hanno svolto in passato) la professione di insegnante. Una professoressa universitaria ha gentilmente accettato di rilasciarmi un'intervista. La ringrazio per la cortesia e soprattutto per la pazienza che ha dimostrato nel rispondere alle mie numerose domande.  :-)  


- Quando hai cominciato a seguire la Messa tradizionale? 

- Dal 2013. La prima volta è stato per curiosità, le volte successive per attrazione.

- Che cos'è che ti affascina del rito antico? 

- L’atmosfera che favorisce la devozione e l’adorazione, la compostezza del sacerdote e dei chierichetti, i gesti carichi di simbolismo, la musica celestiale, ma anche i momenti di silenzio. In alcuni momenti della seconda parte della Messa sembra che il cielo si apra sopra di me. In questi anni, proprio durante questa Messa, sono riuscita a capire interiormente, in un istante, tante cose la cui conoscenza era rimasta fino ad allora solo a livello intellettuale. 

- Spesso quando parliamo di Messa tridentina il pensiero va alla Messa cantata con i canti gregoriani. Vai volentieri anche alla Messa letta? 

- Sì. La Messa letta, fatta di lunghi silenzi e niente canti, non è da meno alla Messa cantata. Dopo essere andata ad alcune Messe cantate ho cominciato a capire, apprezzare e vivere intensamente anche la Messa letta che, senza la dovuta preparazione e abituata alla Messa del Novus Ordo, da principio percepivo come un po’ “insipida”.

- So che uno dei tuoi figli viene con te alla Messa tridentina. Si distrae oppure rimane incantato dalla liturgia tradizionale? 

- Hai detto bene. Rimane incantato. In questi due anni non mi ha mai chiesto l’ora, com’era invece sua abitudine fare quando andavamo alla Messa del Novus Ordo. Non ha mai protestato per la sua durata (un’ora e mezza) e quando ha la possibilità di andare all’altra Messa (Novus Ordo) immancabilmente preferisce venire con me alla Messa tridentina.

- Cerchi di far conoscere la Messa Tridentina ad altri? 

- Cerco di farlo quando capisco che il terreno è favorevole, ma purtroppo fino ad ora non ho avuto successo. Mi ascoltano, sembrano entusiasti, ma quando li invito a venire con me a una Messa tridentina trovano sempre qualche scusa (la distanza dalla chiesa, la lunghezza della Messa, l’orario non favorevole, particolari situazioni familiari, ecc.). Eppure so che basterebbe una sola Messa!

- Hai stretto un rapporto di amicizia con gli altri fedeli della tua diocesi che frequentano la Messa tridentina? Vi frequentate anche dopo la Messa? 

- Ho avuto l’opportunità di conoscere altri fedeli, ma non ci frequentiamo. Siccome la parrocchia dove vado è una parrocchia personale e non territoriale, non abitiamo vicino. Alcuni abitano anche a 2-3 ore di distanza. Io sono fortunata perchè abito a soli 10 km dalla chiesa. Tuttavia sono sicura che alcune famiglie si frequentano anche al di fuori.  Desidero aggiungere che, dove vivo, sia nelle parrocchie del Novus Ordo sia in quelle del Vetus Ordo tutte le domeniche dopo la Messa e in altre particolari occasioni si organizzano dei momenti conviviali. In queste occasioni possiamo conoscerci e trascorrere un po’ di tempo insieme.

- Vivi all'estero e lavori come insegnante presso un'università “cattolica” gestita dai modernisti. Quali errori dottrinali vengono insegnati dai tuoi colleghi?  

- Non so esattamente che cosa si insegna nelle singole aule, ma la missione dell’università è molto sbilanciata verso i problemi di giustizia sociale e i diritti umani. C’è inoltre una certa insofferenza e presa di distanza verso i dogmi cattolici. Tutto questo si capisce dalle iniziative prese dall’università, dai corsi offerti, dalle pubblicazioni dei professori, dagli ospiti invitati e dai contenuti delle loro presentazioni.

- Un giorno uno dei dirigenti della tua università ha affermato sarcasticamente una frase del tipo: “Ah, se i genitori degli alunni sapessero le cose che gli insegniamo!”. È possibile che i genitori non si siano accorti di nulla? 

- Sì, è possibile. Molti genitori si fidano del fatto che l’università sia cattolica. Inoltre non tutti hanno la preparazione, la capacità critica, il tempo e forse anche la voglia di indagare un po’ più a fondo. 

- Tu insegni una materia non strettamente collegata con la Religione, tuttavia tra professori avete modo di parlare di questioni religiose? 

- Nel mio dipartimento non tutti sono cattolici e la stragrande maggioranza di quelli cattolici non vivono in maniera coerente col Vangelo. Non credo nemmeno vadano a messa la domenica. Per questo motivo, quindi, non si parla di religione. Si commentano però i fatti di attualità e in queste occasioni partono gli strali dei modernisti contro la Chiesa e la dottrina cattolica. 

- Oltre a te ci sono altri insegnanti che aderiscono al Magistero perenne della Chiesa? 

- Non lo so. Quando credo che qualcuno lo sia, ad una conoscenza più approfondita, scopro che non lo è o lo è “a metà”.

- Quando i tuoi colleghi modernisti notano che accetti gli insegnamenti del Magistero, rispettano le tue idee, oppure si mostrano intolleranti? 

- Qualche volta capita di fare qualche discorso con i colleghi con cui ho un rapporto di maggiore amicizia. Per la conoscenza e il rispetto che nel tempo hanno sviluppato nei miei confronti, questi miei colleghi in genere rispettano le mie idee.

- Il demonio ti ha mai tentato suggerendoti di saltare sul carro dei modernisti, i quali beneficiano degli applausi del mondo? 

- Sì, ma non è mai riuscito a convincermi. Cresciuta e protetta da una solida famiglia e formata durante i primi anni delle elementari da un catechismo ancora tradizionale, negli anni dell’adolescenza sono stata assalita da dubbi (quello che imparavo a scuola e quello che vedevo e sperimentavo nel mondo era in contraddizione diretta con tutto quello che sentivo e pensavo). Pur adeguandomi a certi comportamenti mondani, qualcosa mi impediva di abbracciare il mondo completamente. Sono stati anni tristi in cui mi sono chiusa in me stessa, convinta di essere strana, poco intelligente, egoista, retrograda e incapace di slanci. Non credevo nemmeno di avere fede. Allo stesso tempo non riuscivo a credere che la mia famiglia, le suore (una in particolare) che avevano avuto una parte importante nella mia formazione e la Chiesa mi avessero insegnato cose sbagliate. Sentivo ancora il loro amore per me e questo mi ha salvata. Chi ti vuole veramente bene non può volere il tuo male. E poi avevo anche una testa che, anche se piena di molti, ma veramente molti dubbi, ragionava. La mia guarigione è avvenuta quando sono diventata mamma ed è arrivato il mio turno di insegnare le cose di Dio ai miei figli. Internet era agli inizi, ma c’erano già delle risorse a cui attingere. Pian piano ho scoperto siti con contenuti veramente cattolici. Ho ritrovato tutti gli insegnamenti ricevuti nei primi anni della mia vita. Ho allora cominciato a capire chi sbagliava. Ci sono voluti degli anni per ripulire il mio intelletto dalle incrostazioni che, mio malgrado, si erano formate e forse c’è ancora del lavoro da fare, ma ora so che sono sulla giusta strada. Dubbi me ne vengono ancora, ma sono dubbi che mi confondono solo temporaneamente, perché adesso ho delle guide ferme e sicure.

- Secondo te, se venisse fondata dalle tue parti un'università cattolica davvero fedele alla Tradizione, riuscirebbe ad attrarre l'interesse delle famiglie? 

- Non lo so. Ho l’impressione che il genitore “medio” la considererebbe un po’ “estrema”. Qui ci sono già università veramente cattoliche, ma sono piccole, di nicchia, e in genere non hanno facoltà scientifiche. Inoltre non preparano direttamente ad una professione, ma sono piuttosto università formative dopo le quali i ragazzi di solito si iscrivono in altre università a corsi quali medicina, giurisprudenza, ingegneria, ecc.

- Non sappiamo cosa accadrà in futuro, tuttavia c'è il rischio che le persecuzioni moderniste possano aumentare ancora. Sei determinata a resistere a qualunque costo e a rimanere fedele alla Dottrina Cattolica per dare gusto al Redentore Divino?  

- Sì. So che potrebbero esserci delle sofferenze. Ci penso spesso. Non voglio arrivare impreparata. Mi sto preparando a questa possibilità e sto anche preparando i miei figli.

Pensiero del giorno

Un'anima perfetta dà a Dio maggior gloria di mille anime ordinarie: moltiplica infatti ogni giorno gli atti d'amore, di riconoscenza, di riparazione, e dirige in questo senso tutta la vita con l'offerta spesso rinnovata delle azioni ordinarie, glorificando così Dio.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

domenica 15 gennaio 2017

Pensiero del giorno

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa [...]. A chi ha Dio non manca nulla. Dio solo basta.


(Santa Teresa d'Avila)

sabato 14 gennaio 2017

Fecondazione artificiale imperfetta o impropria

Ogni tanto mi scrive un caro lettore del blog (verso il quale nutro gratitudine per ciò che ha fatto per me), il quale mi chiede informazioni e "consigli" su questioni religiose.


Caro D.,
(...) come stai? E' da tanto tempo che non ci sentiamo, come sai, godi della mia fiducia, quindi quando ho dei dubbi importanti mi permetto di approfittare della tua amicizia e usarti come mio consigliere, tu sei un Cattolico equilibrato e mi dai sempre risposte sagge, mentre, a volte, anche tra i sacerdoti ho trovato molta confusione e poca chiarezza su molti quesiti. Da qualche anno mi sono sposato con la ragazza di cui ti parlai, che mi dà l'opportunità di migliorare sia come uomo e come Cristiano, infatti la mia richiesta al Signore era di donarmi una donna che avesse questi requisiti, altrimenti sarei rimasto single, e Dio mi ha accontentato.

Purtroppo, ci è capitato di perdere un bambino, e ora da più di un anno stiamo riprovando a concepire, ma senza risultati, pertanto ci siamo rivolti a uno specialista che prima ha tentato con vari medicinali ma ora ci ha proposto la fecondazione assistita. (…) Puoi darmi un tuo parere per favore?

Grazie mille carissimo amico in Cristo.

Un caro Saluto.

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo,
                               sono contento di risentirti. Hai fatto bene a prendere in moglie una donna cristiana, non una donna mondana e “poco timorata di Dio”. Purtroppo, molte persone si accontentano che il futuro coniuge abbia un grazioso aspetto esteriore, senza preoccuparsi troppo dell’aspetto interiore, che è di gran lunga più importante. Se una moglie è davvero cristiana, sarà di valido aiuto nel raggiungere il supremo ed eterno traguardo, mentre se è “poco cristiana”, sarà di ostacolo alla salvezza eterna dell’anima del coniuge.

Sono contento di esserti stato di aiuto in passato, spero di esserlo anche in questa occasione. Diverse persone mi hanno ringraziato per i “buoni consigli” che ho fornito loro dopo che mi avevano posto dei quesiti, ma in realtà in questi casi c’è ben poca farina del mio sacco, poiché io cerco di limitarmi a riferire ciò che ho letto sui libri di Sant’Alfonso Maria de Liguori o di altri dotti e autorevoli autori. Anche in questo caso, per rispondere in maniera seria alla tua domanda, sono andato a rivedere un vecchio libro di Teologia Morale pubblicato ai tempi di Pio XII, sul quale si fa la distinzione tra “fecondazione artificiale perfetta”, la quale è sempre immorale, e “fecondazione artificiale imperfetta” (detta anche “fecondazione artificiale impropria”), la quale invece è lecita. Quest’ultima consiste nell’utilizzare degli strumenti per spingere il liquido seminale che il marito ha effuso nell'apparato riproduttivo della moglie mediante un rapporto sessuale, onde aiutare il seme virile a fecondare la sposa. Quindi per rispettare la Legge Eterna è necessario che il liquido seminale del marito venga effuso all'interno dell'apparato riproduttivo della moglie solo ed esclusivamente mediante un rapporto coniugale effettuato in modo naturale. I medici possono solo aiutare il seme virile spingendolo con degli strumenti fino a destinazione, onde agevolare la fecondazione della sposa.

Spero tanto che in Italia ci siano dei medici davvero cattolici che pratichino inseminazioni artificiali imperfette o improprie, onde poter dare a tante coppie la gioia di diventare genitori, senza però calpestare la Legge Eterna di Dio. Supplichiamo San Francesco da Paola e Sant’Antonio da Padova (i quali vengono spesso invocati dalle coppie che hanno difficoltà a concepire) affinché vi aiutino intercedendo per voi presso Dio e vi ottengano la grazia di procreare un bimbo da educare cristianamente.

I rapporti coniugali rimangono leciti anche se una coppia è sterile. Non solo sono leciti (se compiuti nel rispetto della Legge naturale che Dio ha scolpito nei nostri cuori) ma sono anche opere buone che fanno ottenere meriti per il paradiso. Ovviamente, per ottenere una ricompensa eterna, le opere buone, oltre che con retta intenzione, vanno compiute in stato di grazia, mentre se si è in peccato mortale fanno meritare ricompense materiali o anche le grazie necessarie alla conversione.

È importante "soprannaturalizzare" i rapporti coniugali, compiendoli non tanto con l'intento di provare piacere per se stessi, quanto piuttosto per rendere felice il proprio coniuge (i rapporti converrebbe considerarli non come un "voler possedere" il corpo altrui, ma come un "voler donarsi" alla persona che si ama) e soprattutto per dare gloria a Dio, il quale desidera che in questo modo si propaghi il genere umano. Oltre ad essere un onesto rimedio per la concupiscenza della carne, i rapporti coniugali sono utilissimi a fomentare l'affetto reciproco degli sposi (anche per questo motivo sono leciti e utili anche quando la coppia non è più fertile).

Se la vita matrimoniale viene vissuta in maniera altruista e cristiana, non in modo egoista e materialista, allora procura tanta gioia agli sposi e li fa avanzare a passo svelto nel cammino di perfezione delle proprie anime.

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Dixit insipiens in corde suo: Non est Deus.


(Psalm 13, Vulgata)

venerdì 13 gennaio 2017

La spiritualizzazione dell'amore

In Italia negli anni 50 e 60 vennero pubblicati con regolare imprimatur dell'autorità ecclesiastica numerosi volumetti di Pierre Dufoyer sulla vita matrimoniale, i quali trattano con cristiana delicatezza argomenti molto interessanti, come ad esempio la spiritualizzazione dei rapporti coniugali. 


Se l'unione dei corpi non è guidata dall'anima che la innalza e le dà il suo significato, diventa una funzione esercitata a vuoto, una caricatura di ciò che dovrebbe essere. (Christian)

La castità matrimoniale non sta nella negazione della carne a vantaggio dell'anima, ma nella spiritualizzazione della carne ad opera dell'anima. (Thibon)

Sotto l'aspetto matrimoniale, l'unione dei corpi ha il compito provvidenziale di intensificare l'amore vicendevole degli sposi. Essa può svolgere questo compito magnificamente, ma può anche sfigurare e rovinare gradatamente l'amore trasformandolo in egoismo. Basta considerare come in certi matrimoni si spenga rapidamente il fuoco della passione, per capire che anche i più ricercati piaceri della carne non bastano da soli ad assicurare il rigoglio dell'amore. Se si vuole far perseverare e crescere l'amore, bisogna spiritualizzarlo. Gli istinti umani, fondamentalmente buoni, sono facilmente eccessivi nelle loro esigenze. Per se stessi non sono né coordinati né subordinati a vicenda; sregolati dalla concupiscenza, cercano solo la loro soddisfazione immediata, sottraendosi volentieri al controllo della ragione e della coscienza; l'istinto della carne più di qualsiasi altro, perché i suoi piaceri sono più intensi e i suoi desideri più vivaci. Se non ci si impone uno sforzo costante per spiritualizzare il richiamo dei sensi trasformandolo in attaccamento dei cuori e delle anime, si arriverà a indebolire e far morire l'amore. Quanto più la unione cessa di essere "dono" per diventare "possesso", o quanto più nell'orchestra dell'amore la nota carnale del piacere personale ha il sopravvento e domina le note spirituali dell'affetto e del dono di sé, tanto più velocemente l'amore si raffredderà e morirà. Quindi gli atti di unione saranno ricchi di valore umano solo quando i diversi elementi sono collocati al posto che loro compete secondo il rispettivo valore; cioè il fervore del cuore che si dona e cerca la felicità dell'amato, e l'ardore dei sensi che raggiunge e gusta la gioia reciproca. Se esiste solo il fervore dei cuori o è così dominante che i sensi non raggiungono il loro piacere completo, è salvaguardato il valore essenziale dell'unione ma non raggiunge la piena efficacia stabilita dalla Provvidenza; si dovrebbe cercare di rimediare per quanto possibile alla deficienza. Se invece l'ardore dei sensi è preponderante sul fervore di cuori, è scomparso il giusto ordine dei valori umani, e si è sulla strada che porta alla decadenza dell'amore e allo sviluppo dell'egoismo. Se questa condotta diverrà una abitudine porterà gradatamente al rafforzarsi dell'egoismo, e parallelamente alla morte dell'amore. Quando poi il senso domina incontrastato e non arde più nessun sentimento, l'amore è morto e solo sussiste l'egoismo. Se l'atto dell'unione porta in sé le note del cuore e della carne, a seconda del modo con cui risuoneranno, entreranno in gioco delle forze che arricchiranno l'amore umano e lo faranno crescere, oppure forze spregevoli, che lo avviliranno e lo faranno spegnere. Perché l'atto dell'unione sia veramente umano, realizzi il suo scopo del vicendevole perfezionamento, arricchisca e intensifichi l'amore dei coniugi, l'anima deve ispirare i corpi, l'amore spirituale deve condurre a quello fisico in modo che possa esprimersi attraverso di esso più totalmente ed eloquentemente, e l'amore dei cuori deve essere il melodioso accompagnamento dell'amore dei corpi. Se invece il corpo domina l'anima, il tema principale della melodia sarà il piacere; se il dono delle anime diventa un accompagnamento sempre più debole, allora l'atto dell'unione non raggiungerà i suoi scopi provvidenziali, l'amore si allontanerà, i coniugi perderanno la loro dignità, e trionferà l'egoismo. [...] Per difendere la sua dignità e la sua elevazione spirituale, per proteggere il suo amore, la donna procurerà di spiritualizzarlo. Deve quindi guardarsi dal cercare o chiedere l'unione esclusivamente o principalmente con lo scopo del suo personale piacere. Senza rinnegare la gioia dei corpi, deve però aver cura che l'unione sia principalmente desiderata e compiuta come dono di amore derivato dall'affetto e per la felicità di suo marito. Deve perciò sforzarsi di mettere nel suo amore un certo ordine gerarchico e di porre tutte le note della melodia amorosa al posto che loro compete a seconda del valore. Questo naturalmente non significa che nei momenti fervidi della donazione debba conservare un completo controllo di sé e un impossibile dominio su se stessa. Si giunge per vie più lunghe alla spiritualizzazione dell'amore; attraverso un abituale, consapevole e volontario rafforzamento dell'affetto, della tenerezza, della generosità, dell'amore. Il tono dell'accompagnamento della carne è dato dalla natura ed è fuori posto sminuirlo; si deve quindi approfondire la purezza e la risonanza dei toni della melodia spirituale che dipendono dalla nostra volontà. In questo modo potrà salvare l'amore, e accrescerlo progressivamente. 

"[...] Si possono trovare mille varianti dell'amore, ma se non è nobilitato, trasfigurato da un'idea più alta, dal pensiero che serve a creare un nuovo essere o a legarci anima e corpo a qualcuno, e se non diventa un simbolo e quasi una gioia degli spiriti, allora l'amore fisico ai miei occhi è la più grande fanfaronata, uno degli inganni più grandi che gli uomini inseguono " (Van Der Meersch). 

Colui che non lascia libero corso ai sensi, chi si impone una disciplina, che comanda all'istinto di subordinarsi all'affetto, non soltanto salva la dignità dell'uomo e la durata dell'amore, ma imprime anche un carattere di freschezza alle sue gioie fisiche. In questo, come in molti altri campi, l'insegnamento cristiano offre una prova del meraviglioso equilibrio dei suoi principi e dell'adeguato adattamento alla natura degli uomini. I suoi insegnamenti sull'amore coniugale scaturiscono da una psicologia profonda e perfetta. Essi non chiedono l’effettivo rifiuto del dono dei corpi, né una ripugnanza puritana in confronto ad esso, né tanto meno una ricerca del maggior godimento sensuale ma il rafforzamento delle note spirituali dell'amore. E questo per accentuare l'affetto e la dedizione che nobilitano l'unione dei corpi e le gioie dei sensi.


[Brano Tratto da "La donna nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958]. 

Portare le anime a Cristo


Ripubblico volentieri una breve e-mail che tempo fa mi scrisse una gentilissima lettrice di Madrid.



Caro fratello,
                     non sai quanto mi ha fatto bene la lettera di Maristella e la tua risposta che hai pubblicato sul blog! Da molto tempo mi preoccupano grandemente i problemi della Chiesa e del mondo, e prego il Signore di farmi sapere come aiutarlo perché non si perdano le anime, la mia per prima. […] Ho capito che l'uso della ragione può diventare un pericolo se non viene fondato sull'amore di Dio. La pietà e l'adorazione, i consigli di tanti santi e i loro esempi d'umiltà sono il principio su cui tutto questo glorioso edificio della Tradizione ha sempre portato le anime a Dio. Non smettere di regalarci i tuoi blog, fai molto bene alle anime e alla Chiesa.

Uniti in preghiera,

(lettera firmata)


Querida hermana en Cristo,
                                             le tue lettere, quelle di Maristella e di tante altre persone spirituali che seguono regolarmente il blog, mi sono di grande incoraggiamento. Grazie di cuore!

Noi fedeli legati alla Tradizione Cattolica dobbiamo lottare contro due pericoli: da una parte il progressismo e il rilassamento, dall'altra l'estremismo e il rigorismo spietato. Non sempre è facile seguire la strada giusta ed equilibrata. Alcuni si ergono a difensori della Dottrina e della Sacra Liturgia, ma poi si comportano in maniera mondana, ad esempio andando in discoteca, vedendo al cinema film “poco edificanti”, frequentando senza giustificazione cattive compagnie, ecc. (mi riferisco ai tradizionalisti con tendenze “liberal”). Altri ancora (adesso mi riferisco a coloro che hanno posizioni estremiste) hanno spesso un comportamento “poco cristiano” che allontana le anime dalla Religione; ad esempio hanno atteggiamenti aspri, arcigni, severi, rigoristi, poi stanno sempre a piagnucolare sulle avversità che stiamo vivendo, seminano sconforto, rabbia, tristezza, e col prossimo hanno comportamenti “poco caritatevoli”. Chi segue costoro difficilmente riuscirà ad avere la serenità interiore necessaria per praticare con profitto la vita devota.

Il mio blog è rivolto alle anime interessate al cammino ascetico di perfezione cristiana e che desiderano praticare un'intensa vita spirituale impegnandosi a vivere in maniera profonda gli intramontabili insegnamenti del Redentore Divino. Certo, anche noi abbiamo dei difetti, ma sono convinto che la via ascetica che abbiamo deciso di seguire sia quella giusta. L'eresia modernista è il morbo pestilenziale che sta uccidendo innumerevoli anime, ma questa piaga non si combatte con le chiacchiere, bensì con la pratica fervorosa delle virtù cristiane. 

Ogni settimana il blog riceve migliaia di visite dall'Italia e da altri Paesi del mondo. Sarebbe meraviglioso se vivessimo tutti assieme in una “cittadella cristiana” simile alle reducciones (le comunità cristiane che tra il XVI e il XVII secolo gli eroici gesuiti eressero nelle foreste del Sud America). Purtroppo, per diversi motivi, questo sogno non è al momento realizzabile (almeno non da tutti), pertanto dobbiamo continuare a vivere lontano gli uni dagli altri. Per questo motivo vorrei che il blog diventasse una sorta di “luogo di aggregazione virtuale” che consenta a tutti noi di sentirci uniti, di incoraggiarci a vicenda nel combattimento spirituale, di approfondire la Dottrina Cattolica, di fare letture edificanti, ecc. Non è mia intenzione comportarmi da “solista”, infatti sto cercando di coinvolgere altre persone al fine di rendere il blog più “partecipato”, più “comunitario” (la “comunità virtuale” dei cattolici fedeli alla Tradizione e attratti dalla vita ascetica). Ad alcune persone che seguono con particolare interesse il blog ho chiesto di scegliersi uno pseudonimo con cui pubblicare gli scritti che gentilmente mi inviano.

Dobbiamo rigettare la tentazione di vivere il cristianesimo in modo aspro, accigliato e rigorista, infatti se vogliamo davvero fare del bene alle anime e avvicinarle a Cristo, unico Salvatore del genere umano, dobbiamo seguire l'esempio di San Francesco di Sales, il santo della dolcezza. Chi ama Gesù ama la dolcezza. Lo spirito di dolcezza è proprio di Dio. L'anima che ama Dio ama anche tutti coloro che sono amati da Dio, pertanto cerca volentieri di soccorrere, consolare e contentare tutti, per quanto gli è possibile. Dice San Francesco di Sales: “L'umile dolcezza è la virtù delle virtù che Dio tanto ci ha raccomandato; perciò bisogna praticarla sempre e dappertutto.” Questa dolcezza bisogna praticarla specialmente con le persone sofferenti e abbandonate, le quali ordinariamente sono trattate aspramente dal mondo. Non vi è cosa che tanto edifichi il prossimo quanto la caritatevole benignità nel trattare. I santi ordinariamente avevano il sorriso sulle labbra e il loro volto spirava benignità, accompagnata dalle parole e dai gesti. Oh quanto si ottiene più con la dolcezza che con l'asprezza! L'affabilità, l'amore e l'umiltà catturano i cuori delle persone.

Ma per portare avanti questo progetto del “blog comunitario” bisogna dedicare diverse ore al giorno (non tanto per pubblicare i post, quanto per rispondere alle numerose e-mail, alle telefonate, e ad intessere una fitta rete di contatti e di amicizie necessarie per rendere il blog sempre più “comunitario”). Pertanto ringrazio di cuore tutti coloro che fino ad ora hanno supportato questo progetto inviandomi un libero contributo economico per consentirmi di continuare a dedicarmi quasi a tempo pieno alla “comunità virtuale” del blog. Senza l'aiuto di questi lettori e lettrici, penso che avrei dovuto smettere già da tempo.

In alto i cuori!

Cordialiter

Pensiero del giorno

La pace dell'anima, il gaudio della buona coscienza, la fortuna di essere uniti a Dio, di progredire nel suo amore, di giungere a una sempre maggiore intimità con Nostro Signore: ecco alcune delle ricompense che Dio largisce fin di quaggiù ai fedeli suoi servi, in mezzo alle prove, con la gioconda speranza della beatitudine eterna.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

giovedì 12 gennaio 2017

Devo morire

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


È un ricordo molto utile per la salute eterna il dire spesso fra noi: Ho da morire un giorno. La chiesa ogni anno nel giorno delle ceneri dà questo ricordo a' fedeli: Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris. Ma questa verità della morte ci vien ricordata molto spesso fra l'anno, ora da' cimiteri che incontriamo nelle vie, ora dalle tombe che vediamo nelle chiese, ed ora dai morti che si portano a seppellire.

I mobili più preziosi che portavansi gli anacoreti nelle loro grotte erano una croce ed un teschio di morto: la croce per ricordarsi dell'amore portato a noi da Gesù Cristo, e il teschio per ricordarsi del giorno della loro morte. E così perseveravano essi nella penitenza sino alla fine de' loro giorni; e morendo da poveri in quel deserto, morivano più contenti che non muoiono i monarchi nelle loro reggie.

(...) In questa terra chi vive più, chi vive meno; ma per ognuno o più presto o più tardi ha da venire la fine; ed in questa fine che sarà il punto di morte, niun'altra cosa ci consolerà, che l'aver amato Gesù Cristo, e l'aver patito con pazienza per amor suo i travagli di questa vita. No che non consolano allora né le ricchezze acquistate né gli onori avuti né i diletti presi. Tutte le grandezze di questo mondo non consolano i moribondi, ma loro dan pena; e quante più se ne son procurate, tanto più crescerà la pena. Dicea suor Margarita di sant'Anna monaca carmelitana scalza e figlia di Ridolfo II. Imperatore: A che servono i regni nell'ora della morte?

Oimè a quanti mondani avviene che quando sono più occupati a procurarsi guadagni, poderi e cariche, venga detto loro colla nuova della morte: Dispone domui tuae, quia morieris et non vives. Signor tale, è tempo che pensiate a far testamento, perché state male! Oh Dio, qual pena avrà colui che sta vicino a guadagnar quella lite, a prender possesso di quel palagio o di quel feudo, in sentirsi dire dal sacerdote ch'è venuto a raccomandargli l'anima: Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo! Partiti da questo mondo e va a rendere i conti a Gesù Cristo! Ma ora non mi trovo apparecchiato bene. Ma che importa? ora bisogna partire.

Ah mio Dio, datemi luce, datemi forza di spender la vita che mi resta in servirvi ed amarvi! Se ora dovessi morire non morrei contento, morrei inquieto. Dunque che aspetto? che mi colga la morte con gran pericolo della mia salute eterna? Signore, se sono stato pazzo per lo passato non voglio esserlo più. Ora mi do tutto a voi, accettatemi voi e soccorretemi colla vostra grazia.

In somma per ognuno ha da venir la fine, e colla fine giungerà quel momento decisivo di avere una felice o infelice eternità: Oh momentum a quo pendet aeternitas! Oh pensassero tutti a questo gran momento ed al conto che in esso deve rendersi al Giudice di tutta la vita! (...) Certamente che non attenderebbero ad ammassar danari, e faticare per farsi grandi in questa vita che finisce; ma penserebbero a farsi santi e a diventar grandi in quella che non finisce mai.

Se dunque abbiamo fede e crediamo che vi è morte, giudizio ed eternità, procuriamo ne' giorni che ci restano di vivere solo a Dio. E perciò procuriamo di vivere da pellegrini in questa terra, pensando che presto avremo a lasciarla. Viviamo sempre a vista della morte, e negli affari di questa vita eleggiamo di fare quel che faremmo in punto di morte. Tutte le cose della terra o ci lasciano o le abbiamo da lasciare. Sentiamo Gesù Cristo che ci dice: Thesaurizate vobis thesauros in coelo, ubi neque aerugo neque tinea demolitur. Disprezziamo i tesori della terra che non possono contentarci e presto finiscono, e guadagniamoci i tesori del cielo che ci faranno beati e non finiranno mai.

Misero me, Signore, che per le cose della terra ho tante volte voltate le spalle a voi bene infinito! Conosco la mia pazzia di aver cercato nel tempo passato di acquistare gran nome e di far fortuna nel mondo. La fortuna mia voglio che non sia altra da ogg'innanzi che l'amarvi e fare in tutto la vostra volontà. Gesù mio, toglietemi voi il desiderio di comparire, fatemi amare i disprezzi e la vita nascosta. Datemi forza di negarmi tutto ciò che a voi non piace. Fate ch'io abbracci con pace le infermità, le persecuzioni, le desolazioni e tutte le croci che m'inviate. Oh! potessi morire per amor vostro abbandonato da tutti, come voi siete morto per me! Vergine santa, le vostre preghiere possono farmi trovare la vera fortuna ch'è d'amare assai il vostro Figlio; deh! pregatelo per me, in voi confido.

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La morte è certa (...). È incerto all'incontro il tempo e la qualità della nostra morte: onde ci esorta Gesù Cristo: Estote parati, quia, qua hora non putatis filius hominis veniet4. Dice estote parati, onde per salvarci non basta apparecchiarci a morire quando viene la morte, ma bisogna che allora ci troviamo apparecchiati ad abbracciarla in quel modo e con quegli accidenti ch'ella ci accadrà. Pertanto giova che ciascuno almeno una volta il mese replichi gli atti seguenti.

Eccomi, Dio mio, pronto ad abbracciare quella morte che voi mi destinate. Io da ora l'accetto e vi sacrifico la mia vita in onore della vostra maestà, ed anche in penitenza de' miei peccati, compiacendomi che questa mia carne, per cui contentare tanto vi offesi, sia divorata da' vermi e ridotta in polvere.

Gesù mio, unisco i dolori e l'agonia che allora dovrò patire ai dolori ed agonia che voi mio Salvatore soffriste nella vostra morte. Accetto la morte con tutte le circostanze che voi volete: accetto il tempo, tra molti anni o tra breve: accetto il modo, nel letto o fuori di letto, con prevenzione o all'improvviso, e con quella infermità dolorosa o meno dolorosa come a voi piace. In tutto mi rassegno nella vostra s. volontà. Datemi voi la forza di soffrire tutto con pazienza.

Quid retribuam Domino pro omnibus quae retribuit mihi? Vi ringrazio, Dio mio, primieramente del dono della fede, protestandomi di voler morire figlio della s. Chiesa cattolica. Vi ringrazio di non avermi fatto morire quando io stava in peccato e di avermi perdonato tante volte con tanta misericordia. Vi ringrazio di tanti lumi e grazie con cui avete cercato di tirarmi al vostro amore.

Vi prego a farmi morire ricevendovi nel s. Viatico, acciocché unito con voi io venga a presentarmi al vostro tribunale. Io non merito sentire dalla vostra bocca: Euge, serve bone et fidelis, quia super pauca fuisti fidelis, supra multa te constituam; intra in gaudium Domini tui. Nol merito; perché in nulla vi sono stato perfetto fedele; ma la vostra morte mi dà speranza d'esser ammesso in cielo per amarvi colà eternamente e con tutte le mie forze.

Amor mio crocifisso, abbiate pietà di me, guardatemi con quell'amore con cui mi guardaste dalla croce morendo per me. Delicta iuventutis meae et ignorantias meas ne memineris, Domine. I peccati mi spaventano, ma mi consola questa croce su cui vi miro morto per amor mio: Ecce lignum crucis in quo salus mundi pependit. Io desidero di finir la mia vita per finire di offendervi; deh voi pel sangue sparso per me perdonatemi tutte le offese fatte prima che mi giunga la morte! O sanguis innocentis, lava sordes poenitentis.

Gesù mio, io mi abbraccio alla vostra croce e bacio le piaghe de' vostri s. piedi, nelle quali voglio spirare l'anima mia. Deh! non mi abbandonate in quell'ultimo punto: Te ergo quaesumus, tuis famulis subveni, quos pretioso sanguine redemisti. Io v'amo con tutto il cuore, v'amo più di me stesso, e mi pento con tutta l'anima d'avervi disprezzato per lo passato. Signore, io era perduto, ma voi per vostra bontà mi avete liberato dal mondo; ricevete dunque fin d'ora l'anima mia, per quell'ora in cui lascerà la terra (...).

O Vergine s., soccorretemi nel punto di mia morte. Sancta Maria mater Dei, ora pro me peccatore, nunc et in hora mortis meae; in te, Domina, speravi, non confundar in aeternum. Protettor mio s. Giuseppe, ottenetemi una s. morte: angelo mio custode, s. Michele Arcangelo, difendetemi dall'inferno in quell'ultimo contrasto. Santi miei avvocati, santi tutti del paradiso, soccorretemi in quel punto estremo. Gesù, Giuseppe e Maria, siate in mia compagnia nell'ora della mia morte.



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