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venerdì 6 marzo 2015

Dilaga la piaga del sincretismo religioso

Purtroppo, anche tra i cristiani si fa strada il sincretismo religioso...

Carissimo Cordialiter,
                                               permettimi di fare innanzitutto i miei complimenti per la gestione del blog, per gli interessanti pezzi pubblicati che scuotono le nostre coscienze. Personalmente il tuo blog mi ha dato negli ultimi tempi un grande conforto e nuovo coraggio per continuare sulla strada della fede. Sono in una Diocesi, quella di [...], dove ormai dilaga il modernismo e il sincretismo, e sembra che nulla possa più salvare la vera fede cattolica. Ormai io chiamo questa fede "la fede dei miei padri" perché io l'ho imparata dai miei nonni e dai miei genitori, grazie ai quali oggi ho una robusta e salda fede, ben lontana da quel buonismo di cui cianciavano i miei catechisti in gioventù, e che ha portato tutti i miei coetanei, nessuno escluso, ai più brutti frutti di questo mondo: convivenze, divorzi, bestemmia, abiura, ed altro ancora.

Sposato da quasi due anni, ho un bimbo di nove mesi, nei confronti del quale sono molto preoccupato per il futuro, soprattutto per la sua educazione, come ben scrivevi sul blog. So che in diocesi di [...] purtroppo sono pochissimi i fedeli legati alla Tradizione, ma in ogni caso io mi metto a disposizione, se in futuro vi fosse l'occasione, per eventuali lezioni di lettere, geografia, e storia. Sono laureato in Lettere a pieni voti, ed ho fatto diversi laboratori coi ragazzi della scuola primaria, nonché scritto molti testi divulgativi di cultura locale.

Se non altro spero che questa mia disponibilità possa dare sostegno a questa bella iniziativa, auspicando che porti molto frutto!

In Cristo.
(Lettera firmata)


Carissimo in Cristo,
                                    come hai notato anche tu, oggi molti cristiani seguono la mentalità progressista e fanno dei compromessi tra il Vangelo e la mondanità, giustificando comportamenti peccaminosi come la fornicazione, l'adulterio, la sodomia, e cose di questo genere.

Il buonismo dilagante tende a far pensare erroneamente che le religiosi in fondo sono tutte uguali, e quindi un giorno potrebbero unificarsi tutte assieme in una sorta di minestrone in salsa massonica. 

Ormai siamo al “regime culturale”, e coloro che non vogliono uniformarsi vengono accusati di essere fanatici fondamentalisti. Purtroppo, il regime culturale controlla gran parte del sistema scolastico, mediante il quale i poveri alunni vengono indottrinati con princìpi che si oppongono al Vangelo di Gesù Cristo.

Spero tanto che tu e tua moglie possiate optare per l'home schooling, preservando così vostro figlio dalle dottrine perverse che dilagano nelle scuole progressiste e in quelle moderniste.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

giovedì 5 marzo 2015

Circa il progetto per fedeli laici


Approfitto dell'ennesimo contributo che mi ha inviato un generoso sostenitore del blog, per aggiornare i lettori circa il progetto della comunità per fedeli laici.



Carissimo in Cristo, 
                         oggi mi è stato accreditato il bonifico che mi hai generosamente inviato. Te ne sono sinceramente grato! 


Dallo scorso 19 febbraio sono ospitato presso [...]. Sto discutendo con diverse persone circa il progetto di dar vita a una comunità per fedeli laici dediti all'apostolato e alla vita devota. Non si tratterà di un "istituto secolare", ma di un "movimento" aperto ai fedeli laici (anche sposati).

Una ragazza laureata (anche lei interessata al progetto) che è ospitata in un'abitazione sotto a quella in cui sono ospitato io, da alcuni mesi sta facendo gratuitamente ripetizioni ai bambini poveri (mi ha detto che alcuni di loro sono quasi analfabeti dopo diversi anni di scuola). Ha cominciato con un bambino, poi si è sparsa la voce e adesso sono diventati 18 e probabilmente prossimamente aumenteranno ancora. 

Coloro che hanno manifestato il proprio interesse a partecipare al progetto, in genere sono persone spirituali attratte dalla vita devota e desiderose di vivere il cristianesimo in maniera profonda. Si tratta in gran parte di gente che in passato aveva pensato di abbracciare la vita religiosa, ma per vari motivi (salute, età, problemi familiari, crisi d'identità di molti istituti di vita consacrata, eccetera) non è riuscita a farlo. 

Se Dio vorrà, nei prossimi mesi avremo in gestione una struttura [...] in disuso (in questi giorni ho avuto dei colloqui in proposito) per iniziare la vita comunitaria dedicandoci ad aiutare le persone in difficoltà (bambini, anziani, poveri, eccetera). Sarà un tentativo di andare "a modo nostro" (cioè in modo davvero cattolico, senza "strane contaminazioni") nelle famose "periferie esistenziali" di cui oggi si sente spesso parlare. L'adesione al progetto è totalmente gratuita, non bisogna versare nulla per entrare nel gruppo (in questo modo anche persone povere potranno aderire). Nei primi tempi per sostenere il gruppo che sto allestendo penso che utilizzerò gran parte delle somme che in questi mesi mi hanno inviato i sostenitori del blog. Insomma sarà anche per mezzo delle generose donazioni che tu mi hai inviato sino ad ora se il progetto nascerà. Grazie di cuore!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Iesu et Mariae,

Cordialiter

mercoledì 4 marzo 2015

Avviso da Arezzo






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Avviso da Correggio

Circa il ciclo di conferenze del Card. Burke, si segnala che oltre agli eventi già indicati, Sua Eminenza presenterà il libro "Permanere nella verità di Cristo" anche a Correggio (RE), domenica 15 marzo alle ore 16, presso la chiesa di San Pietro (via Giovannetti, 2). Si segnala inoltre che venerdì 6 marzo, alle ore 18, presso il santuario Madonna della Rosa a Correggio, sarà celebrata la Santa Messa in forma straordinaria in suffragio dell'anima di Mario Palmaro.


 

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Il più efficace mezzo di apostolato


Ma il più efficace mezzo di apostolato tra le folle dei poveri e degli umili è l’esempio del sacerdote, l’esempio di tutte le virtù sacerdotali, quali le abbiamo descritte nella Nostra Enciclica Ad catholici sacerdotii; ma nel caso presente in modo speciale è necessario un luminoso esempio di vita umile, povera, disinteressata, copia fedele del Divino Maestro che poteva proclamare con divina franchezza: « Le volpi hanno delle tane e gli uccelli dell’aria hanno dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo ». Un sacerdote veramente ed evangelicamente povero e disinteressato fa miracoli di bene in mezzo al popolo, come un San Vincenzo de’ Paoli, un Curato d’Ars, un Cottolengo, un Don Bosco e tanti altri; mentre un sacerdote avaro e interessato, come abbiamo ricordato nella già citata Enciclica, anche se non precipita come Giuda, nel baratro del tradimento, sarà per lo meno un vano « bronzo risonante » e un inutile « cembalo squillante », e troppo spesso un impedimento piuttosto che uno strumento di grazia in mezzo al popolo. E se il sacerdote secolare o regolare per obbligo del suo ufficio deve amministrare dei beni temporali, si ricordi che non soltanto deve scrupolosamente osservare tutto ciò che prescrivono la carità e la giustizia, ma deve mostrarsi in modo particolare veramente un padre dei poveri.

[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI].

martedì 3 marzo 2015

Avviso da Lavagna (Genova)

Mercoledì 4 marzo 2015, alle ore 18, presso l'Abazia di N.S. del Ponte in Lavagna, verrà celebrata una Santa Messa Solenne (rito Latino romano antico) in onore del Beato Umberto III di Savoia, al quale è dedicato un altare della Chiesa.




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Avviso da Piacenza

Martedì 31 marzo 2015 (in anticipazione vigilare rispetto al 1° aprile, giorno del passaggio del Beato Carlo alla Casa del Padre, nel 1922) Santa Messa in rito romano tradizionale, celebrata dal nostro Assistente Don Romano Pozzi presso la chiesa di San Giorgino in Sopramuro, alle ore 18,30, in omaggio al Beato e in preparazione alla Santa Pasqua.






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Apostolato del Cardinale Burke in Italia

Prossime conferenze del Cardinale Burke sul tema della Comunione ai divorziati risposati. Le conferenze sono organizzate dai ragazzi del Coordinamemto Nazionale del Summorum Pontificum.

-- 12 marzo 2015, h. 17.30: Piacenza, Sala “Panini” della Banca di Piacenza, Palazzo Galli, via Mazzini 14;

-- 13 marzo 2015, h. 18: Biella, Sala Conferenze di Biverbanca, via Carso 15, in collaborazione con Federvita Piemonte e Valle d’Aosta, Gruppo Vita e Famiglia Biella e Movimento per la Vita Biella;

-- 14 marzo 2015, h. 17: Verona, Biblioteca Capitolare, piazza Duomo 19, in collaborazione con Una Voce Verona, Sezione San Pietro Martire.


Sante Messe in rito antico celebrate dal Cardinale Burke:

-- sabato 14 marzo 2015, alle h. 10,30, a Verona, presso la Rettoria di Santa Toscana, Piazzetta XVI Ottobre, 27 (Porta Vescovo);

-- domenica 15 marzo 2015, alle h. 11.15, a Piacenza, presso la Chiesa di San Giorgio in Sopramuro, via Sopramuro 63.




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lunedì 2 marzo 2015

Avviso da Trieste

Lunedì 9 Marzo, come ogni secondo lunedì del mese, nella cappella dell'Adorazione della chiesa dei santi Pietro e Paolo a Trieste incontro di preghiera della Gebetsliga.




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Avviso da Brescia

Venerdì 6 Marzo, Primo Venerdì del mese,  ore 20,30 ,  Parrocchia di San Gottardo, esposizione del S.S. Sacramento, Via Crucis, riflessione, adorazione personale e comunitaria, Benedizione Eucaristica. Evento organizzato dalla Gebetsliga (un'associazione di devoti del Beato Carlo d'Asburgo).



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Avviso da Roma

Giovedì 26 Marzo, ultimo giovedì del mese la Gebetsliga, in Santa Maria dell’ Anima, Via di S. Maria dell’’Anima, 64, preghiera guidata dalla Gebetsliga di adorazione al SS Sacramento, dalle 21,00 alle 22,00, con la condivisione delle intenzioni mensili di preghiera e la invocazione per la canonizzazione del Beato Carlo




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Circa l'inarrestabile avanzata della Messa tridentina

Tempo fa un lettore mi ha chiesto se sono sicuro che la liturgia tradizionale abbia fatto breccia anche tra i neocatecumenali.


Gentile Cordialiter,
                                     ho letto in un suo post che tra i vari gruppi aperti alla Messa tridentina ci sarebbero i neocatecumenali. È sicuro di questo? 

[…] La mia vuole essere una semplice segnalazione, mentre la ringrazio degli spunti interessanti che leggo sul suo blog.

(Lettera firmata)


Carissimo in Cristo,
                                        confermo quel che ho detto, e cioè che la Messa tridentina ha fatto breccia anche tra neocatecumenali, gesuiti, salesiani, domenicani, cappellani militari, ecc.

Ovviamente non sto dicendo che tutti costoro siano improvvisamente passati in blocco alla liturgia tradizionale. Magari fosse così!  :-)  Per il momento si tratta solo di una piccola parte, ma fino a una decina di anni fa era una cosa inimmaginabile, visto che il rito antico era ghettizzato in ristretti ambienti ecclesiali. 

So per certo che alcuni preti “neocatecumenali” hanno celebrato la Messa di San Pio V. Anche tra i fedeli laici del “Cammino Neocatecumenale” ci sono alcuni che amano e frequentano la liturgia antica. Addirittura ci sono alcune donne neocatecumenali che lavano e stirano gratuitamente la biancheria liturgica usata per la Messa tradizionale.

Che voglio dire con ciò? La liturgia antica è talmente bella che affascina anche persone che non hanno legami con i classici gruppi ecclesiali che sostenevano la Messa tridentina prima ancora che venisse emanato il Motu Proprio “Summorum Pontificum”. Inoltre è entusiasmante constatare che nonostante l'ostracismo e la persecuzione attutata da coloro che disprezzano tutto ciò che ha un sapore tradizionale, la Messa tridentina continua a diffondersi sempre più. Come ho già detto in passato, non si tratta di una “guerra lampo”, infatti ci sono ancora delle accanite resistenze da parte di gruppi novatori, formati soprattutto da persone anziane. Man mano che passano gli anni, i  novatori “resistenti” perdono sempre più vigore, e presumo che nel giro di una ventina d'anni si saranno praticamente estinti.

Noi siamo in maggioranza giovani e spiritualmente virili, loro sono anziani e spiritualmente isteriliti (cioè non riescono a fare proseliti). Non ci resta che stringere i denti e continuare a resistere ad oltranza. È solo una questione di tempo, prima o poi il fronte modernista collasserà, ormai abbiamo in pugno la vittoria.

Cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

domenica 1 marzo 2015

Convegno sul Summorum Pontificum

Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum

Giovani e Tradizione

4° Convegno sul Motu proprio Summorum Pontificum di S.S. Benedetto XVI

“Un tesoro per tutta la Chiesa”

Roma, Pontificia Università San Tommaso (Angelicum), 13-14 giugno 2015



Programma:

Sabato 13 giugno 2015



Chiesa dei Ss. Domenico e Sisto (Angelicum)

Ore 8,30 Santa Messa Prelatizia di S.E.R. il Sig. Card. Raymond Leo Burke, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta.

Servizio liturgico: Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum



Aula Minor

Ore 9,15: Accoglienza e iscrizioni in segreteria.

Canto del Veni Creator.

Ore 9.45: Prolusione di P. Vincenzo M. Nuara O.P., Moderatore del Sodalizio Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum e Presidente onorario dell’Associazione Giovani e Tradizione.

Sessione mattutina.  

Ore 10,00: Introduzione: S.E. R. il Sig. Card. Raymond Leo Burke, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta: “La Tradizione come fondamento della liturgia cattolica”.

Ore 10.30: 1^ Relazione:“Lex orandi-lex credendi nel Motu proprio Summorum Pontificum: un approccio teologico”, Prof. Dom. Cassian Folsom, O.S.B. (Pontificio Ateneo Sant’Anselmo- Roma).

Ore 11.10: pausa 

Ore 11.30: 2^ Relazione: “Giustizia, religione, vero culto : la prospettiva di San Tommaso d’Aquino”, Prof. Giovanni Turco (Università degli Studi- Udine).

Ore 12.10: 3^ Relazione: “Il culto in spirito e verità: liturgia e simbolismo”, Don Marino Neri (Università degli Studi- Pavia).



Ore 13.00: pausa pranzo (Sala delle Colonne)



Sessione pomeridiana. 

Ore 15.30: Introduzione:  S.E. R. il Sig. Card. Gerhard Ludwig  Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei : “La Tradizione come principio proprio della teologia cattolica”. 

Ore 16.00: 4^ Relazione: “Dove il cielo si apre: l’altare paleocristiano in  liturgia e arte”, Prof. Mons. Stefan Heid (Pontificio Istituto di Archeologia cristiana – Roma). 

Ore 16.45: pausa

Ore:17.00: 5^ Relazione: “La dimora di Dio tra gli uomini: l’altare e i suoi tesori”, Mons. Marco Agostini (Segreteria di Stato – Città del Vaticano). 

Ore 17.30: 6^ Relazione: “Il tesoro dell’altare: l’ineffabile maestà della santa Comunione” S.E.R. Mons. Athanasius Schneider (Vescovo ausiliare della diocesi della SS. Madre di Dio in Astana).

Ore 18.10: Conclusioni



Chiesa dei Ss. Domenico e Sisto (Angelicum)

Ore 18,30: Canto del Te Deum e Benedizione eucaristica

Presiede: S.E. R. il Sig. Card. Walter Brandmüller, Presidente emerito del Pontificio Comitato di Scienze storiche.

Servizio liturgico: Fraternità Sacerdotale San Pietro



Domenica 14 giugno 2015

(III domenica dopo Pentecoste)

(Mattina)



Basilica papale di San Pietro in Vaticano, Solenne Santa Messa Pontificale.

Celebrante: S.E.R. il Sig. Card. Velasio De Paolis, Presidente emerito della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede.  

Servizio liturgico: Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote

(Coro della Cappella Musicale di Trinità dei Monti in Roma diretta dal M° Ildebrando Mura che eseguirà la “Missa quatuor vocum” di Domenico Scarlatti). 



Sede del convegno:

Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum) P.U.S.T.

Largo Angelicum, 1 – 00184 ROMA –

Organizzazione: info@giovanietradizione.org
amiciziasacerdotale@gmail.com


Quota di partecipazione (light lunch incluso): E. 20.00





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Circa il Pellegrinaggio internazionale Parigi - Chartres

Il 2015 è l’anno del ritorno dell’Italia al pellegrinaggio internazionale di Pentecoste Notre-Dame de Chrétienté, da Parigi a Chartres.

Questo emozionante cammino consente di riscoprire il valore universale della tradizione cattolica condividendolo con i fedeli di molte altre nazioni. Le date del pellegrinaggio sono dal 23 al 25 Maggio. Oltre 10 mila persone sono attese per innalzare il vessillo della Croce in un'esperienza di fede indimenticabile.

Il CNSP è lieto di sostenere ed incoraggiare la presenza italiana al pellegrinaggio, e condivide con gli organizzatori il sogno di un Capitolo Italiano numeroso. Chi è interessato ad unirsi al gruppo, può contattarne i promotori alla e-mail ndc@sanremigioverona.org




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Circostanze che contribuiscono a rendere l'azione più perfetta

Non le sole disposizioni della persona aumentano il merito, ma tutte le circostanze che contribuiscono a rendere l'azione più perfetta. Le principali sono quattro:

a) L'eccellenza dell'oggetto o dell'atto che si compie. Vi è gerarchia nelle virtù: le virtù teologali sono più perfette delle virtù morali, quindi gli atti di fede, di speranza e massime quelli di carità sono più meritori degli atti di prudenza, di giustizia, di temperanza, ecc. Ma, come abbiamo detto, questi ultimi possono, per ragione dell'intenzione, diventare atti d'amore e parteciparne quindi lo speciale valore. Similmente gli atti di religione, che tendono direttamente alla gloria di Dio, sono più perfetti di quelli che hanno per fine diretto la nostra santificazione.

b) Per certe azioni, la quantità può influire sul merito; così, a parità di condizioni, un dono generoso di mille lire sarà più meritorio di uno di dieci centesimi. Ma ove si tratti di quantità relativa, l'obolo della vedova che si priva d'una parte del necessario, moralmente vale di più della ricca offerta di colui che si spoglia d'una parte del superfluo.

c) Anche la durata rende l'azione più meritoria: pregare, soffrire per un'ora vale più che farlo per cinque minuti, perchè questo prolungamento esige maggiore sforzo e maggior amore.

d) La difficoltà dell'atto, non per sè stessa ma in quanto richiede maggior amor di Dio, sforzo più energico e più sostenuto, quando non provenga da imperfezione attuale della volontà, accresce anch'essa il merito. Così resistere a una tentazione violenta è più meritorio che resistere a una tentazione leggiera; praticare la dolcezza quando si ha un temperamento portato alla collera e quando si è frequentemente provocati da chi ci sta attorno, è più difficile e più meritorio che farlo quando si ha un naturale dolce e timido e si è circondati da persone benevoli.

Non se ne deve però conchiudere che la facilità, acquistata con ripetuti atti di virtù, diminuisca necessariamente il merito; questa facilità, quando uno se ne giovi per continuare e anche aumentare lo sforzo soprannaturale, favorisce l'intensità o il fervore dell'atto, e sotto quest'aspetto aumenta il merito, come abbiamo già spiegato. Come un buon operaio, perfezionandosi nel suo mestiere, evita ogni sciupìo di tempo, di materia e di forza e ottiene maggior frutto con minor fatica; così un cristiano che sa meglio servirsi degli strumenti di santificazione, evita le perdite di tempo, molti sforzi inutili, e con minor fatica guadagna maggiori meriti. I Santi, che con la pratica delle virtù riescono a fare più facilmente degli altri atti di umiltà, d'obbedienza, di religione, non ne hanno minor merito per il fatto che praticano più facilmente e più frequentemente l'amor di Dio; e d'altra parte essi continuano a fare sforzi e sacrifizi nelle circostanze in cui sono necessari. In conclusione, la difficoltà accresce il merito, non in quanto è ostacolo da vincere ma in quanto eccita maggiore slancio e maggior amore.

Aggiungiamo solamente che queste condizioni oggettive non influiscono realmente sul merito se non in quanto sono liberamente accettate e volute e reagiscono quindi sulla perfezione delle interne nostre disposizioni.

CONCLUSIONE.

La conclusione che spontaneamente ne viene è la necessità di santificare tutte e ciascuna delle nostre azioni, anche le più comuni. Come infatti abbiamo detto, possono essere tutte meritorie, se le facciamo con mire soprannaturali, in unione con l'Operaio di Nazareth, il quale, lavorando nella sua bottega, meritava continuamente per noi. E se è così, qual progresso non possiamo fare in un sol giorno! Dal primo svegliarsi del mattino fino al riposo della sera, centinaia di atti meritori un'anima raccolta e generosa può compire; perchè non solo ogni azione, ma, quando si prolunga, ogni sforzo per farla meglio, per esempio, per cacciar le distrazioni nella preghiera, per applicare la mente al lavoro, per schivare una parola poco caritatevole, per rendere al prossimo il minimo servizio; ogni parola ispirata dalla carità; ogni buon pensiero da cui si trae profitto; in una parola, tutti i movimenti interni dell'anima liberamente diretti verso Dio, sono altrettanti atti meritori che fanno crescere Dio e la grazia nell'anima nostra.

Si può quindi dire con tutta verità che non c'è mezzo più efficace, più pratico, più facile a tutti per santificarsi, che rendere soprannaturali tutte le proprie azioni; questo mezzo basta da solo ad elevare in breve tempo un'anima al più alto grado di santità. Ogni atto è allora un germe di grazia, perchè la fa germogliare e crescere nell'anima, e un germe di gloria, perchè aumenta nello stesso tempo i nostri diritti alla beatitudine celeste.

Il mezzo pratico di convertire a questo modo tutti i nostri atti in meriti, è di raccoglierci un momento prima di operare, di rinunziare positivamente a ogni intenzione naturale o cattiva, di unirci a Nostro Signore, nostro modello e nostro mediatore, col sentimento della nostra impotenza, e offrire per mezzo di Lui le nostre azioni a Dio per la gloria sua e per il bene delle anime; così intesa l'offerta spesso rinnovata delle nostra azioni è un atto di rinunzia, di umiltà, di amore a Nostro Signore, di amore di Dio, di amore del prossimo; è un'accorciatoia per giungere alla perfezione. A pervenirvi più efficacemente abbiamo pure a nostra disposizione i Sacramenti.

(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

sabato 28 febbraio 2015

La concupiscenza della carne è l'amore disordinato dei piaceri dei sensi

Il piacere non è cattivo in se stesso; Dio lo permette ordinandolo ad un fine superiore, il bene onesto; se annette il piacere a certi atti buoni, lo fa per renderli più facili e attirarci così all'adempimento del dovere. Gustare moderatamente il piacere riferendolo al suo fine che è il bene morale e soprannaturale, non è male; anzi è atto buono, perchè tende a fine buono, che in ultima analisi è Dio. Ma volere il piacere indipendentemente da questo fine che lo giustifica, volerlo quindi come fine in cui uno si ferma, è un disordine, perchè è un andare contro l'ordine sapientissimo stabilito da Dio. E questo disordine ne trae seco un altro: quando si opera per il piacere, si è esposti ad amarlo con eccesso, perchè non si è più guidati dal fine che impone dei limiti a questa smodata sete del piacere che tutti ci punge.

[...]

Il rimedio a un sì gran male è la mortificazione dei sensuali diletti; perchè, dice S. Paolo: "Quelli che sono di Cristo, crocifiggono la carne con i suoi vizi e le sue cupidigie: Qui sunt Christi, carnem suam crucifixerunt cum vitiis et concupiscentiis". Ora crocifiggere la carne, come dice l'Olier, significa legare, infrenare, soffocare internamente tutti gli impuri e sregolati desideri che sentiamo nella nostra carne; significa pure mortificare i sensi esterni che ci mettono in comunicazione con gli oggetti del di fuori ed eccitano in noi pericolosi desideri. Il motivo fondamentale che ci obbliga a praticare questa mortificazione sono le promesse battesimali.

[...]

Così grave è quest'obbligo di mortificare i sensuali diletti che ne dipende la nostra salvezza e la nostra vita spirituale: "Perchè, se vivete secondo la carne, spiritualmente morrete; se poi con lo spirito darete morte alle azioni della carne, vivrete: Si autem secundum carnem vixeritis, moriemini; si autem spiritu facta carnis mortificaveritis, vivetis".



(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

venerdì 27 febbraio 2015

Avviso da Torino

S. Messa cantata in forma straordinaria (messale latino/gregoriano del 1962 di S. Giovanni XXIII) 

Domenica 1° marzo 2015, ore 17:00 II

 Domenica di Quaresima “Reminiscere”

 SANTUARIO DI S. GIUSEPPE, VIA S. TERESA 22, TORINO


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I più pericolosi nemici della Chiesa

Fanno le meraviglie costoro [i modernisti n.d.r.] perché Noi li annoveriamo fra i nemici della Chiesa; ma non potrà stupirsene chiunque, poste da parte le intenzioni di cui Dio solo è giudice, si faccia ad esaminare le loro dottrine e la loro maniera di parlare e di operare. Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi. Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond'è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro. Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde. Intaccata poi questa radice della immortalità, continuano a far correre il veleno per tutto l'albero in guisa, che niuna parte risparmiano della cattolica verità, niuna che non cerchino di contaminare. Inoltre, nell'adoperare le loro mille arti per nuocere, niuno li supera di accortezza e di astuzia: giacché la fanno promiscuamente da razionalisti e da cattolici, e ciò con sì fina simulazione da trarre agevolmente in inganno ogni incauto; e poiché sono temerari quanto altri mai, non vi è conseguenza da cui rifuggano e che non ispaccino con animo franco ed imperterrito. Si aggiunga di più, e ciò è acconcissimo a confonder le menti, il menar che essi fanno una vita operosissima, un'assidua e forte applicazione ad ogni fatta di studi, e, il più sovente, la fama di una condotta austera. [...] Fa dunque mestieri di uscir da un silenzio, che ormai sarebbe colpa, per far conoscere alla Chiesa tutta chi sieno infatti costoro che così mal si camuffano.

[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X]

giovedì 26 febbraio 2015

Vera nozione della perfezione della vita cristiana

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932)



Stato della questione. Per ben risolvere questo problema, cominciamo con determinar lo stato della questione:

1° Nell'ordine naturale un essere è perfetto (perfectum) quando è finito e compito, e quindi quando consegue il suo fine: "Unumquodque dicitur esse perfectum in quantum attingit proprium finem, qui est ultima rei perfectio" 306-2. Questa è la perfezione assoluta; ve n'è però un'altra, relativa e progressiva, che consiste nell'avvicinarsi a questo fine, sviluppando tutte le proprie facoltà e praticando tutti i propri doveri secondo le prescrizioni della legge naturale manifestata dalla retta regione.

2° Il fine dell'uomo, anche nell'ordine naturale, è Dio. 1) Creati da Lui, siamo necessariamente creati per Lui, poichè è chiaro che non può Dio trovare un fine più perfetto di Sè, essendo la pienezza dell'Essere; e d'altra parte creare per un fine imperfetto sarebbe indegno di Lui. 2) Di più, essendo Dio la perfezione infinita e quindi la fonte di ogni perfezione, l'uomo è tanto più perfetto quanto più s'avvicina a Lui e ne partecipa le divine perfezioni; ecco perchè il cuore umano non trova nelle creature nulla che possa soddisfarne le legittime aspirazioni: "Ultimus hominis finis est bonum increatum, scilicet Deus, qui solus sua infinita bonitate potest voluntatem hominis perfecte implere". A Dio quindi convien rivolgere tutte le nostre azioni; conoscerlo, amarlo, servirlo, e così glorificarlo, tal è il fine della vita e la fonte d'ogni perfezione.

3° Il che è anche più vero nell'ordine soprannaturale. Gratuitamente elevati da Dio ad uno stato che supera le nostre esigenze e le nostre possibilità, chiamati a contemplarlo un giorno con la visione beatifica e possedendolo già con la grazia, dotati di un intiero organismo soprannaturale per unirci a Lui con la pratica delle virtù cristiane, è chiaro che non possiamo perfezionarci se non avvicinandoci continuamente a Lui. E non potendo far questo senza unirci a Gesù, che è la via necessaria per andare al Padre, la nostra perfezione consisterà nel vivere per Dio in unione con Gesù Cristo: "Vivere summe Deo in Christo Jesu". Il che facciamo praticando le virtù cristiane, teologali e morali, che tutte hanno per fine di unirci in modo più o meno diretto a Dio, facendoci imitare N. S. Gesù Cristo. 

4° Sorge quindi la questione di sapere se, tra queste virtù, non ve ne sia una che compendi e contenga tutte le altre, e costituisca, a così dire, l'essenza della perfezione. S. Tommaso, sintetizzando la dottrina della S. Scrittura e dei Padri, risponde affermativamente e c'insegna che la perfezione consiste essenzialmente nell'amor di Dio e del prossimo amato per Dio: "Per se quidem et essentialiter consistit perfectio christianæ vitæ in caritate, principaliter quidem secundum dilectionem Dei, secundario autem secundum dilectionem proximi". Ma, poichè nella vita presente l'amor di Dio non può praticarsi senza rinunziare all'amore disordinato di se stessi, ossia alla triplice concupiscenza, in pratica all'amore bisogna aggiungere il sacrificio. Questo verremo esponendo col dimostrare:

1) come l'amor di Dio e del prossimo costituisca l'essenza della perfezione;
2) perchè quest'amore debba giungere fino al sacrifizio;
3) in che modo si debbano conciliare questi due elementi;
4) come la perfezione abbracci insieme precetti e consigli;
5) quali ne siano i gradi e fin dove possa arrivare sulla terra.


L'essenza della perfezione consiste nella carità.

Spieghiamo anzitutto il senso della tesi. L'amore di Dio e del prossimo, di cui trattiamo, è soprannaturale nel suo oggetto come nel suo motivo e nel suo principio. Il Dio che noi amiamo è il Dio manifestatoci dalla rivelazione, il Dio della Trinità; e l'amiamo perchè la fede ce lo mostra infinitamente buono e infinitamente amabile; l'amiamo con la volontà perfezionata dalla virtù della carità e aiutata dalla grazia attuale. Non è dunque un amore di sensibilità; è vero che, essendo l'uomo composto d'anima e di corpo, spesso si mescola ai nostri più nobili affetti un elemento sensibile; ma un tal sentimento manca talora intieramente, e in ogni caso è del tutto accessorio. L'essenza stessa dell'amore è la dedizione, è la volontà ferma di darsi e, occorrendo, d'immolarsi intieramente per Dio e per la sua gloria, di preferire il suo beneplacito al nostro e a quello delle creature.

Conviene dire altrettanto, salve le proporzioni, dell'amor del prossimo. In lui amiamo Dio, un'immagine, un riflesso delle sue divine perfezioni; il motivo quindi che ce lo fa amare è la bontà divina in quanto è manifestata, espressa, irradiata nel prossimo; o, in parole più intelligibili, noi vediamo e amiamo nei nostri fratelli un'anima abitata dallo Spirito Santo, ornata della grazia divina, riscattata dal sangue di Gesù Cristo; e amandola, ne vogliamo il bene soprannaturale, lo spirituale perfezionamento, la salute eterna.

Non vi sono quindi due virtù di carità, l'una verso Dio e l'altra verso il prossimo; ve n'è una sola che abbraccia insieme Dio amato per se stesso e il prossimo amato per Dio.

Con queste nozioni ci sarà facile intendere come la perfezione consiste proprio nella virtù della carità.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928]

mercoledì 25 febbraio 2015

Sodalizio del pio transito

Pubblico un'interessante lettera di una lettrice del blog.


Gent.mo Cordialiter, Le scrivo innanzitutto per congratularmi del Suo preziosissimo blog, perché gli interventi ivi contenuti sono per me un arricchimento spirituale e dottrinale molto importante e purtroppo assai raro di questi tempi. In particolare, l'altro giorno (lunedì 16 febbraio, n.d,r.) leggendo l'articolo in prima pagina, mi sono letteralmente commossa da quanto ho letto: mi riferisco al Sodalizio del Pio transito. Deve sapere che, proprio negli ultimi due mesi, ho nel cuore il grande desiderio di pregare accanto alle persone sofferenti e morenti. E stavo cercando,con l'aiuto della preghiera, il modo di concretizzare questa chiamata. Per questo, leggere l'articolo pubblicato lunedì mi ha letteralmente impressionato: è proprio quello che stavo cercando! Il mio interesse nasce dall'esperienza personale: io e la mia famiglia ci prendiamo cura, da molti anni, di una nonna molto malata, che vive a casa con noi. In questi anni, a motivo della grave malattia della nonna, ho avuto modo di stare quotidianamente a contatto con la sofferenza, con la malattia di un caro che mese dopo mese peggiora. Ho perso il conto dei ricoveri urgenti e dei giorni e delle notti trascorsi negli ospedali ad assisterla. Ecco, grazie all'esperienza con la nonna, seppure sicuramente molto forte e dolorosa (non solo per lei, ma anche per un familiare), io non so quantificare quanto io sia debitrice alla mia nonna, quanto lei riesca ad insegnarmi attraverso la sua agonia e quanto, quando sono accanto a lei, io mi senta vicina a Dio. Con la nonna cerco di recitare quotidianamente il Santo Rosario, sia a casa che durante i ricoveri ospedalieri. Ebbene, durante l'ultimo, a fine novembre dello scorso anno, nel letto d'ospedale accanto alla nonna c'era una signora anziana, con la sua badante. I familiari della signora non venivano mai, tranne l'ultimo giorno, quando i dottori li hanno chiamati per riferirgli che la paziente stava per morire. In pratica, è arrivato solo un suo nipote e in 5 minuti se n'è andato. Inoltre, nella stanza d'ospedale, nonostante ci fosse una persona che stava per rendere l'anima a Dio, i familiari di un altro degente ed il personale ospedaliero erano totalmente indifferenti alla cosa e, come se niente fosse, parlavano di sciocchezze varie. Ma in che mondo viviamo? Sapesse quanta indifferenza c'è negli ospedali riguardo la morte. Io, che ero accanto alla mia nonna, chiesi alla badante della signora se volesse pregare insieme a me per la moribonda e, insieme, abbiamo recitato la Coroncina della Divina Misericordia e parte del Santo Rosario. Avevo nella borsa alcune immagini sante, tra le quali una raffigurante Gesù Misericordioso e l'altra la Madonna di Lourdes e gliele ho donate. Che dire, è stata un'esperienza stupenda per me, di un'intensità unica: avevo il timore che pregare accanto ad una persona morente fosse difficile, ma non so dirle quanto mi sentissi forte e serena mentre recitavo le preghiere per quell'anima vicina al grande Incontro. Da qui (e siamo agli inizi di dicembre) ho pregato molto il Signore (sono molto devota a Gesù Eucarestia ed è per me un bisogno quotidiano inginocchiarmi in preghiera davanti al Tabernacolo) affinchè mi illuminasse su come concretizzare questo grande desiderio: mi sono informata su come potessi fare,ma il cappellano dell'ospedale, al quale mi sono rivolta, ha saputo solo dirmi di iscrivermi all'AVO (associazione laica di volontari ospedalieri: in pratica coloro che imboccano i ricoverati nella consumazione dei pasti principali). Ma non è quello che cerco. Pertanto,leggendo la bozza dello statuto del Pio Sodalizio pubblicata sul sito, dato che riporta esattamente quello verso cui mi sento chiamata, mi sono molto emozionata e Le ho scritto, sperando di ricevere una risposta al mio vero e concreto interesse riguardo la meravigliosa iniziativa. Mi creda, c'è molto bisogno di portare il conforto della preghiera negli ospedali e nelle case di cura, dove, paradossalmente, è assente. In Domino.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo, dammi pure del tu, lo preferisco.

Mi è piaciuta molto la tua e-mail, sono davvero contento che tra i lettori del blog ci sono molte persone spirituali attratte dalla vita devota e dall'apostolato per riuscire ad espandere il Corpo Mistico di Cristo. Il nostro amore per la Tradizione Cattolica non può ridursi solo a questioni liturgiche e dogmatiche, ma deve tradursi in un concreto impegno per la propria personale santificazione e per la salvezzza delle anime. Chi ama davvero Dio desidera che Egli sia amato da tutti.

Ti chiedo se posso dare il tuo indirizzo di posta elettronica al sacerdote che desidera dar vita al Sodalizio per le anime dei moribondi.

Ti saluto cordialmente nei cuori di Cristo Re e Maria Regina,

Cordialiter

martedì 24 febbraio 2015

La carità sulla terra suppone il sacrificio

In paradiso ameremo senza bisogno di immolarci, ma sulla terra la cosa corre altrimenti. Nello stato attuale di natura decaduta ci è impossibile di amare Dio con amore vero ed effettivo senza sacrificarci per Lui.

[...] Noi non possiamo amar Dio senza combattere e mortificare queste tendenze; è lotta che comincia col primo svegliarsi della ragione e termina solo con l'ultimo respiro. Vi sono, è vero, momenti di sosta, in cui la lotta è meno viva; ma anche allora non possiamo disarmare senza esporci ai contrattacchi del nemico. È un fatto provato dalla testimonianza della Sacra Scrittura.

1° La Sacra Scrittura ci dichiara apertamente la necessità assoluta del sacrificio o dell'abnegazione per amar Dio e il prossimo.

A) A tutti i suoi discepoli rivolge Nostro Signore questo invito: "Chi vuol seguir me, rinneghi sè stesso, prenda la sua croce e mi segua: "Si quis vult post me venire, abnegat semetipsum, tollat crucem suam et sequatur me". Per seguire Gesù ed amarlo, è condizione essenziale il rinunziare a sè stesso, cioè alle cattive tendenze della natura, all'egoismo, all'orgoglio, all'ambizione, alla sensualità, alla lussuria, all'amore disordinato delle comodità e delle ricchezze; è il portare la propria croce, accettare i patimenti, le privazioni, le umiliazioni, i rovesci di fortuna, le fatiche, le malattie, in una parola tutte quelle croci provvidenziali che Dio ci manda per provarci, per rassodarci nella virtù e facilitarci l'espiazione delle colpe. Allora, e allora soltanto, si può essere suoi discepoli e camminare per le vie dell'amore e della perfezione.

Gesù conferma questa lezione col suo esempio. Egli che era venuto dal cielo espressamente per mostrarci il cammino della perfezione, non tenne altra via che quella della croce: Tota vita Christi crux fuit et martyrium. Dal presepio al Calvario è una lunga serie di privazioni, d'umiliazioni, di pene, di fatiche apostoliche, coronate dalle angoscie e dalle torture della dolorosa sua passione. È il commento più eloquente del "Si quis vult venire post me"; se ci fosse stata altra via più sicura, ei ce l'avrebbe mostrata, ma sapendo che non c'era, tenne quella per trarci a seguirlo: "Quando sarò elevato da terra, attirerò a me tutti gli uomini: "Et ego, si exaltatus fuero a terra, omnia traham ad me ipsum". Così l'intesero gli Apostoli che ci ripetono, con S. Pietro, che se Cristo patì per noi, lo fece per trarci alla sua sequela: "Christus passus est pro nobis, vobis relinquens exemplum ut sequamini vestigia ejus".

B) Tal è pur l'insegnamento di S. Paolo: per lui la perfezione cristiana consiste nello spogliarsi dell'uomo vecchio e rivestirsi del nuovo, "exspoliantes vos veterem hominem cum actibus suis et induentes novum". Or l'uomo vecchio è il complesso delle cattive tendenze ereditate da Adamo, è la triplice concupiscenza che bisogna combattere e infrenare con la pratica della mortificazione. Dice quindi nettamente che coloro che vogliono essere discepoli di Cristo devono crocifiggere i loro vizi e i loro cattivi desideri: "Qui sunt Christi, carnem suam crucifixerunt cum vitiis et concupiscentiis". È condizione essenziale, tanto ch'egli stesso si sente obbligato a castigare il suo corpo e a reprimere la concupiscenza per non rischiare di essere riprovato: "Castigo corpus meum et in servitutem redigo, ne forte, cum aliis prædicaverim, ipse reprobus efficiar".

C) S. Giovanni, l'apostolo dell'amore, non è meno chiaro e netto: insegna che, per amar Dio, bisogna osservare i comandamenti e combattere la triplice concupiscenza che regna da padrona nel mondo; e aggiunge che se si ama il mondo e ciò che è nel mondo, cioè la triplice concupiscenza, non si può possedere l'amor di Dio: "Si quis diligit mundum, non est caritas Patris in eo". Ora per odiare il mondo e le sue seduzioni, è chiaro che bisogna praticare lo spirito di sacrificio, privandosi dei piaceri cattivi e pericolosi.

2° Ed è del resto necessaria conseguenza dello stato di natura decaduta [...], e della triplice concupiscenza che dobbiamo combattere [...]. È impossibile infatti amar Dio e il prossimo senza sacrificar generosamente ciò che si oppone a questo amore. Ora, come abbiamo dimostrato, la triplice concupiscenza s'oppone all'amor di Dio e del prossimo; bisogna quindi combatterla senza tregua e pietà, se vogliamo progredire nella carità.

Rechiamo qualche esempio. I nostri sensi esterni corrono avidamente verso tutto ciò che li solletica e mettono in pericolo la fragile nostra virtù. Che fare per resistervi? Ce lo dice Nostro Signore coll'energico suo linguaggio: "Se il tuo occhio destro è per te occasione di caduta, cavalo e gettalo via da te: è meglio per te che perisca uno dei tuoi membri, anzichè tutto il tuo corpo venga gettato nell'inferno". Il che significa che bisogna saper staccare con la mortificazione gli occhi, le orecchie, tutti i sensi da ciò che è occasione di peccato; altrimenti non c'è nè salvezza nè perfezione.

Lo stesso si dica dei nostri sensi interni, specialmente della fantasia e della memoria; chi non sa a quali pericoli ci esponiamo se non ne reprimiamo sul nascere i traviamenti?

Le stesse nostre facoltà superiori, l'intelligenza e la volontà, sono soggette a molte deviazioni, alla curiosità, all'indipendenza, all'orgoglio; quanti sforzi non sono necessari, quante lotte sempre rinascenti per tenerle sotto il giogo della fede e dell'umile sottomissione alla volontà di Dio e dei suoi rappresentanti!

Dobbiamo dunque confessare che, se vogliamo amar Dio ed il prossimo per Dio, bisogna saper mortificare l'egoismo, la sensualità, l'orgoglio, l'amore disordinato delle richezze, onde il sacrifizio diventa necessario come condizione essenziale dell'amor di Dio sulla terra.

È questo in sostanza il pensiero di S. Agostino quando dice: "Due amori hanno fatto due città: l'amor di sè spinto fino al disprezzo di Dio ha fatto la città terrestre; l'amor di Dio spinto fino al disprezzo di sè ha fatto la città celeste". Non si può, in altre parole, amar veramente Dio che disprezzando se stesso, cioè disprezzando e combattendo le cattive tendenze. In quanto a ciò che vi è di buono in noi, bisogna esserne grati al primo suo autore e coltivarlo con sforzi incessanti.

La conclusione che logicamente ne viene è che, se per essere perfetti bisogna moltiplicare gli atti d'amore, non è meno necessario moltiplicare gli atti di sacrificio, poichè sulla terra non si può amare che immolandosi. Del resto si può dire che tutte le nostre opere buone sono insieme atti d'amore e atti di sacrificio: atti di sacrificio in quanto ci distaccano dalle creature e da noi stessi, atti di amore in quanto ci uniscono a Dio. Resta quindi da vedere in che modo si possano conciliare insieme questi due elementi.



(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928)

lunedì 23 febbraio 2015

Attenti ai siti web "pseudo-tradizionalisti"

Ci sono tanti siti internet che si proclamano fedeli alla Tradizione Cattolica, ma quanti sono quelli davvero buoni? Il Vangelo ci insegna a valutare le cose in base ai frutti: un albero è buono se dà frutti buoni; è cattivo se dà frutti cattivi. Pertanto, se la lettura di un sito internet che tratta temi religiosi vi conforta e vi incoraggia a continuare senza tregua il combattimento spirituale, vi stimola ad amare Dio e il Corpo Mistico di Cristo, a praticare le virtù cristiane, ad avere una visione soprannaturale della vita, a sperare in Dio anche nei periodi di persecuzione, insomma se la lettura di un sito vi edifica l'anima, allora significa che è buono e potete continuare a frequentarlo.

Se invece la lettura di un sito internet “religioso” vi fa sentire sconfortati e demoralizzati, vi fa venire in mente dei dubbi sulla Fede (ad esempio sulla promessa di Cristo al riguardo della perenne vittoria della Chiesa sulle forze infernali), vi fa passare la voglia di pregare, vi fa venire la voglia di abbandonare la Chiesa Cattolica per aderire a qualche setta scismatica apparentemente tradizionalista, oppure vi fa venir voglia di mollare la Fede, di non interessarvi più alla Religione e di tuffarvi nel materialismo edonista che dilaga nella società, e cose di questo genere, allora significa che quel sito è cattivo, visto che i suoi frutti sono pessimi. Dio è incapace di fare o desiderare qualcosa di male, pertanto gli alberi che danno cattivi frutti spirituali, certamente non agiscono secondo la volontà del Signore.

Ci sono anche dei siti che sono sempre pronti a vedere deviazioni moderniste (e quindi peccaminose) nelle dichiarazioni teologiche che fanno altre persone, poi però usano liberamente un linguaggio spudorato e osceno che non dovrebbe essere usato né dai seguaci di Cristo né da nessun altro. Non ha senso fare i “guardiani” della Teologia Dogmatica se poi non si osserva ciò che i buoni manuali di Teologia Morale hanno sempre insegnato al riguardo delle parole turpi: “Si verba obscoena sint nimis lasciva […] sunt peccata mortalia” (cfr. Don Giuseppe Frassinetti, “Compendio della Teologia Morale”, editrice SEI).

Sconsiglio vivamente di frequentare siti web che pur simpatizzando per la Messa tradizionale, tuttavia non danno frutti buoni. Una persona mi ha detto che diversi suoi amici legati alla Messa tridentina hanno abbandonato la religione Cattolica. Ciò non mi stupisce, perché se si frequentano certi siti o certi gruppi, è ovvio che prima o poi si rischia di perdere la Fede e di abbandonare la Chiesa. Il demonio cerca di far cadere le anime dal lato per cui pendono: se un battezzato ha tendenze progressiste, il diavolo cercherà di farlo precipitare nel più sfrenato modernismo dogmatico e morale, mentre se ha delle tendenze tradizionali cercherà di trascinarlo allo scisma oppure allo sconforto e alla disperazione per poi indurlo ad abbandonare la pratica religiosa.

Io non ho fatto nomi di altri blog o di altri siti web, sia perché non ho nulla di personale contro nessuno, sia perché non voglio scatenare polemiche con qualcuno. Tra i blogger che simpatizzano per la liturgia tradizionale, spero che nessuno si senta offeso da questo mio post. Del resto, chi si sentisse “offeso” dimostrerebbe di avere la coda di paglia.

Dobbiamo continuare la lotta contro la piaga del modernismo, ma dobbiamo farlo con saggezza, evitando qualsiasi deriva estremista, la quale ci porterebbe lontano da Dio, fine ultimo della nostra esistenza.

domenica 22 febbraio 2015

Le condizioni principali che contribuiscono all'aumento dei meriti

Quattro sono le condizioni principali che contribuiscono all'aumento dei meriti:

- il grado di grazia abituale o di carità;
- l'unione con Nostro Signore;
- la purità d'intenzione;
- il fervore.

a) Il grado di grazia santificante. Per meritare in senso proprio, bisogna essere in stato di grazia: quindi quanta più grazia abituale possediamo, tanto più, a parità di condizioni, siamo atti a meritare. È vero che alcuni teologi lo negarono sotto pretesto che questa quantità di grazia non influisce sempre sui nostri atti per renderli migliori, e che anche certe anime sante operano talora con negligenza e imperfezione. Ma la dottrina comune è quella che sosteniamo.

1) Infatti il valore d'un atto, anche presso gli uomini, dipende in gran parte dalla dignità della persona che opera e dal credito che gode presso colui che deve ricompensarlo. Ora ciò che fa la dignità d'un cristiano e gli dà credito sul cuore di Dio è il grado di grazia o di vita divina a cui è elevato; è questa la ragione per cui i Santi del cielo o della terra hanno un potere d'intercessione così grande. Se quindi possediamo un grado di grazia più alto, ne viene che agli occhi di Dio valiamo più di quelli che ne hanno meno, che maggiormente gli piacciamo, e che per questo capo le nostre azioni sono più nobili, più accette a Dio e quindi più meritorie.

2) Ma poi ordinariamente e normalmente questo grado di grazia avrà un felice influsso sulla perfezione dei nostri atti. Vivendo di vita soprannaturale più abbondante, amando Dio con amore più perfetto, siamo portati a far meglio le nostre azioni, a mettervi più carità, ad essere più generosi nei nostri sacrifizi; le quali disposizioni, come tutti ammettono, aumentano certamente i nostri meriti. Nè si dica che talora avviene il contrario; si ha in tal caso l'eccezione non la regola generale, e noi ne abbiamo tenuto conto aggiungendo: a parità di condizioni.

Quanto consolante è questa dottrina! Moltiplicando gli atti meritori, aumentiamo ogni giorno il nostro capitale di grazia; questo capitale a sua volta ci aiuta a mettere maggior amore nelle nostre opere, onde acquistano maggior valore per accrescere la nostra vita soprannaturale: Qui justus est, justificetur adhuc.

b) Il grado d'unione con Nostro Signore. È cosa evidente: la fonte del nostro merito è Gesù Cristo, autore della nostra santificazione, causa meritoria principale di tutti i beni soprannaturali, capo d'un corpo mistico di cui noi siamo le membra. Quanto più vicini siamo alla sorgente, tanto più riceviamo della sua pienezza; quanto più ci accostiamo all'autore di ogni santità, tanto maggior grazia riceviamo; quanto più siamo uniti al capo, tanto più riceviamo da lui moto e vita. E non è ciò che dice Nostro Signore stesso in quel bel paragone della vite? "Io sono la vite, voi i tralci... chi rimane in me ed io in lui, questi porta gran frutto: Ego sum vitis vera, vos palmites... qui manet in me, et ego in eo, hic fert fructum multum". Uniti a Gesù come i tralci al ceppo, noi riceviamo tanto maggior linfa divina quanto più abitualmente, più attualmente, più strettamente siamo uniti al ceppo divino. Ecco perchè le anime fervorose o che tali vogliono divenire, cercarono sempre un'unione ognor più intima con Nostro Signore; ecco perchè la Chiesa stessa ci chiede di fare le nostre azioni per Lui, con Lui, in Lui: per Lui, per Ipsum, perchè "nessuno va al Padre senza passar per Lui, nemo venit ad Patrem nisi per me"; con Lui, cum Ipso, operando con Lui, perchè si degna di essere il nostro collaboratore; in Lui, in Ipso, vale a dire nella sua virtù, nella sua forza, e soprattutto nelle sue intenzioni, non avendone altre che le sue.

Gesù allora vive in noi, ispira i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre azioni, tanto da poter dire con S. Paolo: "Io vivo, non più io, ma vive in me Gesù: Vivo autem, jam non ego, vivit vero in me Christus. È chiaro che opere fatte sotto l'influsso e l'azione vivificante di Cristo, con l'onnipotente sua collaborazione, hanno un valore incomparabilmente più grande che se fossero fatte da noi soli. Quindi in pratica bisogna unirsi spesso, massime al principio delle nostre azioni, a N. S. Gesù Cristo e alle sue così perfette intenzioni, con la piena coscienza della nostra incapacità a far nulla di bene da noi stessi e con l'incrollabile fiducia ch'Egli può rimediare alla nostra debolezza.

c) La purità d'intenzione o la perfezione del motivo che ci fa operare. Molti teologi dicono che perchè le nostre azioni siano meritorie basta che siano ispirate da un motivo soprannaturale di timore, di speranza o d'amore. S. Tommaso vuole certamente che siano fatte sotto l'influsso almeno virtuale della carità, ossia in virtù d'un atto d'amor di Dio posto precedentemente e il cui influsso persevera. Ma aggiunge che questa condizione si avvera in tutti coloro che sono in stato di grazia e compiono un atto lecito: "Habentibus caritatem omnis actus est meritorius vel demeritorius". Ogni atto buono infatti si riconduce ad una virtù; ora ogni virtù converge alla carità, essendo essa la regina che comanda a tutte le virtù, come la volontà è la regina di tutte le facoltà. La carità, sempre attiva, ordina a Dio tutti i nostri atti buoni e vivifica tutte le virtù dando loro la forma.

Tuttavia, se vogliamo che i nostri atti diventino meritori quanto più è possibile, occorre una purità d'intenzione molto più perfetta e attuale. L'intenzione è la cosa principale nei nostri atti, è l'occhio che li illumina e li dirige al debito fine, è l'anima che li ispira e dà loro valore agli occhi di Dio: "Si oculus tuus fuerit simplex, totum corpus lucidum erit". Ora tre elementi danno alle nostre intenzioni un valore speciale.

1) Essendo la carità la regina e la forma delle virtù, ogni atto ispirato dall'amor di Dio e del prossimo avrà assai maggior merito di quelli ispirati dal timore o dalla speranza. Conviene quindi che tutte le nostre azioni siano fatte per amore: così diventano, anche le più comuni (come il pasto e la ricreazione), atti di carità, e partecipano al valore di questa virtù, senza perdere il proprio; mangiare per rifarsi le forze è motivo onesto e in un cristiano anche meritorio; ma rifarsi le forze per meglio lavorare per Dio e per le anime, è motivo di carità assai superiore che nobilita quest'atto e gli conferisce un valore meritorio molto più grande.

2) Poichè gli atti di virtù informati dalla carità non perdono il proprio valore, ne viene che un atto fatto con più intenzioni insieme sarà più meritorio. Così un atto d'obbedienza ai superiori fatto per doppio motivo, per rispetto alla loro autorità e nello stesso tempo per amor di Dio considerato nella loro persona, avrà il doppio merito dell'obbedienza e della carità. Uno stesso atto può quindi avere un triplice, un quadruplice valore: detestando i miei peccati perchè hanno offeso Dio, io posso avere l'intenzione di praticare nello stesso tempo la penitenza, l'umiltà e l'amor di Dio; onde quest'atto è triplicemente meritorio. È quindi cosa utile proporsi più intenzioni soprannaturali; ma si eviti di dar negli eccessi col cercare troppo affannosamente intenzioni multiple, il che turba l'anima. Abbracciare quelle che spontaneamente ci si presentano e subordinarle alla divina carità, è questo il mezzo di aumentare i propri meriti senza perdere la pace dell'anima.

La volontà dell'uomo essendo volubile, è necessario esprimere e rinnovar spesso le intenzioni soprannaturali; altrimenti potrebbe accadere che un atto cominciato per Dio continuasse sotto l'influsso della curiosità, della sensualità o dell'amor proprio, e perdesse così una parte del suo valore; dico una parte, perchè queste intenzioni sussidiarie non distruggendo intieramente la principale, l'atto non cessa d'essere soprannaturale e meritorio nel suo complesso. Quando una nave, salpando da Genova, fa rotta per New York, non basta dirigere la prora una volta per sempre verso questa città; ma poichè la marea, i venti e le correnti tendono a farla deviare, bisogna continuamente ricondurla, per mezzo del timone, verso la meta. Così è della nostra volontà; non basta ordinarla una volta, e neppure ogni giorno, a Dio; le umane passioni e le influenze esterne la faranno deviar presto dalla diritta via; bisogna spesso con atto esplicito ricondurla verso Dio e verso la carità. Così le nostre intenzioni restano costantemente soprannaturali, anzi perfette e assai meritorie, specialmente se vi aggiungiamo il fervore nell'operare.

d) L'intensità o il fervore con cui si opera. Si può infatti operare, anche facendo il bene, con negligenza, con poco sforzo, o invece con slancio, con tutta l'energia di cui si è capaci, utilizzando tutta la grazia attuale messa a nostra disposizione. È chiaro che il risultato in questi due casi sarà ben diverso. Se si opera con negligenza, non si acquistano che pochi meriti e talvolta anche uno si rende colpevole di qualche colpa veniale, -- la quale del resto non distrugge tutto il merito; -- se invece uno prega, lavora, si sacrifica con tutta l'anima, ognuna delle fatte azioni merita una quantità considerevole di grazia abituale. Senza entrare qui in ipotesi poco sicure, si può dire con certezza che, rendendo Dio il cento per uno di ciò che si fa per lui, un'anima fervorosa acquista ogni giorno un numero considerevolissimo di gradi di grazia, e diviene così in poco tempo molto perfetta, secondo l'osservazione della Sapienza: "Perfezionatosi in breve, compì una lunga carriera; Consummatus in brevi, explevit tempora multa". Qual prezioso incoraggiamento al fervore, e come torna conto rinnovar spesso gli sforzi con energia e perseveranza!


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

sabato 21 febbraio 2015

La persecuzione della Chiesa è causata dai peccati dei fedeli

Di Papa Adriano VI.

Noi riconosciamo liberamente che Dio ha permesso questa persecuzione della Chiesa a causa dei peccati degli uomini e particolarmente dei sacerdoti e dei prelati. La mano di Dio, infatti, non si è ritirata, egli potrebbe salvarci, ma il peccato ci separa da Lui e gli impedisce di ascoltarci. Tutta la Sacra scrittura ci insegna che gli errori del popolo hanno la loro sorgente negli errori del clero …Sappiamo che, da molti anni, anche nella Santa Sede sono stati commessi molti abomini: traffico di cose sacre, trasgressione dei Comandamenti in tale misura che tutto si è trasformato in scandalo. Non ci si può meravigliare che la malattia sia scesa dalla testa alle membra, dai papi ai prelati. Noi tutti, prelati ed ecclesiastici ci siamo sviati dalla via della giustizia. Da molto tempo nessuno fa più il bene. Per questo tutti noi dobbiamo onorare Dio e umiliarci davanti a Lui. Ciascuno di noi deve esaminarsi e vedere in che cosa è caduto molto più severamente di quanto non lo sarà da Dio nel giorno della Sua ira. Noi ci consideriamo tanto più impegnati a farlo perché il mondo intero ha sete di riforma.

(Brano tratto dal discorso di Papa Adriano VI ai delegati della Dieta imperiale nel 1523)

venerdì 20 febbraio 2015

Il segreto della perfezione cristiana

Poichè l'essenza della perfezione consiste nell'amor di Dio, ne viene che l'accorciatoia per arrivarvi è d'amar molto, d'amare con generosità ed intensità, e principalmente di amare con amor puro e disinteressato. Ora noi amiamo Dio non solo quando recitiamo un atto di carità ma anche quando facciamo la sua volontà o quando compiamo un dovere sia pur minimo per piacergli. Ognuna quindi delle nostre azioni, per quanto volgare ella sia in se stessa, può essere trasformata in un atto di amore e farci avanzare verso la perfezione. Il progresso sarà tanto più reale e più rapido, quanto più intenso e più generoso sarà quest'amore e quindi quanto più il nostro sforzo sarà energico e costante; perchè ciò che conta agli occhi di Dio è la volontà, è lo sforzo, indipendentemente da ogni emozione sensibile.

E poichè l'amore soprannaturale del prossimo è anch'esso un atto d'amor di Dio, tutti i servizi che rendiamo ai nostri fratelli, vedendo in loro un riflesso delle divine perfezioni, o, ciò che torna lo stesso, vedendo in loro Gesù Cristo, diventano tutti atti d'amore che ci fanno avanzare verso la santità. Amare dunque Dio e il prossimo per Dio, ecco il segreto della perfezione, purchè su questa terra vi si aggiunga il sacrificio.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928)

giovedì 19 febbraio 2015

Il condottiero dell'armata modernista

Chi è il leader del movimento modernista? Io penso che non c'è un vero e proprio "condottiero", è piuttosto organizzato in gruppi autonomi, uniti solamente dall'avversione per la Tradizione. I seguaci del modernismo vanno un po' per conto proprio, però si nota la forte influenza di certa gente con grembiulino, squadra e compasso.

Non si tratta di un “sospetto temerario”, ci sono le testimonianze e le prove che certi personaggi sono legati alla massoneria. Del resto non c'è bisogno di prove visto che le analogie tra i miliziani del movimento modernista e i massoni sono troppo evidenti, basti pensare che la pensano allo stesso modo su importanti questioni riguardanti la fede e la morale. Ovviamente non sto dicendo che tutti i modernisti sono anche massoni, però è lampante che la massoneria e il modernismo hanno vari punti in comune.

Oggi non si parla quasi più del pericolo costituito dalle sette massoniche, eppure io penso che se vogliamo accelerare la caduta del modernismo dobbiamo rinvigorire la lotta contro la massoneria. So benissimo che loro dispongono di radio, televisioni, giornali, case editrici, scuole, università, banche, eccetera, e la lotta può sembrare impari, ma adiutorium nostrum in nomine Domini. Noi confidiamo nella Santissima Trinità, non in qualche falso idolo.

mercoledì 18 febbraio 2015

Avviso da Torino



S. Messa cantata in forma straordinaria (messale latino/gregoriano del 1962 di S. Giovanni XXIII)


Domenica 22 febbraio 2015, ore 18:00


I Domenica di Quaresima


PARROCCHIA GESU’ CROCIFISSO E MADONNA DELLE LACRIME

VIA GIAVENO 39, TORINO


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Un vescovo con le idee chiare


Di Mons. Jan Paweł Lenga

Non posso dimenticare quelle scene commoventi dai tempi della persecuzione della Chiesa [in Polonia ai tempi del comunismo, n.d.r.], quando in piccolissime stanze riempite di fedeli durante la S. Messa, bambini, anziani e malati si mettevano in ginocchio ricevendo con riverenza edificante il corpo del Signore. Tra le innovazioni liturgiche apportate nel mondo occidentale, ne emergono specialmente due che oscurano in un certo modo l'aspetto visibile dell'Eucaristia riguardante la sua centralità e sacralità; queste sono: la rimozione del tabernacolo dal centro e la distribuzione della comunione sulla mano. Quando si rimuove il Signore eucaristico, "l'Agnello immolato e vivo", dal posto centrale e quando nella distribuzione della comunione sulla mano si aumenta innegabilmente il pericolo della dispersione dei frammenti, delle profanazioni e dell'equiparazione pratica del pane eucaristico con il pane ordinario, si creano condizioni sfavorevoli per una crescita nella profondità della fede e nella devozione. La comunione sulla mano si sta divulgando e persino imponendo maggiormente come una cosa più comoda, come una specie di moda. Non siano in primo luogo gli specialisti accademici, ma l'anima pura dei bambini e della gente semplice che ci potrebbe insegnare il modo con cui dovremmo trattare il Signore eucaristico. Vorrei fare quindi umilmente le seguenti proposizioni concrete: che la Santa Sede stabilisca una norma universale motivata, secondo la quale il modo ufficiale di ricevere la comunione sia quello in bocca ed in ginocchio; la comunione sulla mano sarebbe riservata invece al clero. Che i vescovi dei luoghi, dove è stata introdotta la comunione sulla mano, si adoperino con prudenza pastorale a ricondurre gradualmente i fedeli al rito ufficiale della comunione, valido per tutte le chiese locali.

[Brano tratto dal discorso pronunciato il 4-10-2005 da Mons. Jan Paweł Lenga al Sinodo dei Vescovi sull'Eucarestia]

martedì 17 febbraio 2015

La "Confederazione cristiana" di stampo modernista

Dal Magistero del Sommo Pontefice Pio XI.

Ma dove, sotto l’apparenza di bene, si cela più facilmente l’inganno, è quando si tratta di promuovere l’unità fra tutti i cristiani. [...] Potrà sembrare che questi pancristiani, tutti occupati nell’unire le chiese, tendano al fine nobilissimo di fomentare la carità fra tutti i cristiani; ma come mai potrebbe la carità riuscire in danno della fede? [...] Come dunque si potrebbe concepire una Confederazione cristiana, i cui membri, anche quando si trattasse dell’oggetto della fede, potessero mantenere ciascuno il proprio modo di pensare e giudicare, benché contrario alle opinioni degli altri? E in che modo, di grazia, uomini che seguono opinioni contrarie potrebbero far parte di una sola ed eguale Confederazione di fedeli? Come, per esempio, chi afferma che la sacra Tradizione è fonte genuina della divina Rivelazione e chi lo nega?  [...] Da così grande diversità d’opinioni non sappiamo come si prepari la via per formare l’unità della Chiesa, mentre questa non può sorgere che da un solo magistero, da una sola legge del credere e da una sola fede nei cristiani; sappiamo invece benissimo che da quella diversità è facile il passo alla noncuranza della religione, cioè all’indifferentismo e al cosiddetto modernismo, il quale fa ritenere, da chi ne è miseramente infetto, che la verità dogmatica non è assoluta, ma relativa, cioè proporzionata alle diverse necessità dei tempi e dei luoghi e alle varie tendenze degli spiriti, non essendo essa basata sulla rivelazione immutabile, ma sull’adattabilità della vita. 

[...] non si può altrimenti favorire l’unità dei cristiani che procurando il ritorno dei dissidenti all’unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale essi un giorno infelicemente s’allontanarono: a quella sola vera Chiesa di Cristo che a tutti certamente è manifesta e che, per volontà del suo Fondatore, deve restare sempre quale Egli stesso la istituì per la salvezza di tutti. Poiché la mistica Sposa di Cristo nel corso dei secoli non fu mai contaminata né giammai potrà contaminarsi, secondo le parole di Cipriano: «Non può adulterarsi la Sposa di Cristo: è incorrotta e pudica. Conosce una casa sola, custodisce con casto pudore la santità di un solo talamo ». [..] Volesse il cielo che toccasse a Noi quanto sinora non toccò ai nostri predecessori, di poter abbracciare con animo di padre i figli che piangiamo separati da Noi per funesta divisione; oh! se il nostro divin Salvatore « il quale vuole che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità », ascoltando le Nostre ardenti preghiere si degnasse richiamare all’unità della Chiesa tutti gli erranti! Per tale obiettivo, senza dubbio importantissimo, disponiamo e vogliamo che si invochi l’intercessione della Beata Vergine Maria, Madre della divina grazia, debellatrice di tutte le eresie, aiuto dei Cristiani, affinché quanto prima ottenga il sorgere di quel desideratissimo giorno, quando gli uomini udiranno la voce del Suo divin Figlio « conservando l’unità dello Spirito nel vincolo della pace ». [...] Voi ben comprendete, Venerabili Fratelli, quanto desideriamo questo ritorno; e bramiamo che ciò sappiano tutti i figli Nostri, non soltanto i cattolici, ma anche i dissidenti da Noi: i quali, se imploreranno con umile preghiera i lumi celesti, senza dubbio riconosceranno la vera Chiesa di Cristo e in essa finalmente entreranno, uniti con Noi in perfetta carità.

[Brani tratti dall'Enciclica "Mortalium animos" di Pio XI].