lunedì 8 febbraio 2010

Mons. Mario Oliveri, un vescovo esemplare


Quando un vescovo è zelante, enormi sono i benefici che ne ricavano i fedeli della sua diocesi. Tra i membri della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Mario Oliveri, vescovo della diocesi di Albenga-Imperia, è uno dei prelati che suscita in me maggiore ammirazione per il suo esemplare zelo pastorale. Anche da un punto di vista dottrinale è dotato di grande saggezza. Inoltre sono rimasto molto edificato nel constatare il filiale ossequio con cui questo degnissimo successore degli Apostoli ha recepito le direttive del Motu Proprio “Summorum Pontificum” di Papa Benedetto XVI. Nella sua diocesi non solo non si registrano malumori tra i fedeli legati all'antica e venerabile forma liturgica, ma addirittura vengono accolti a braccia aperte coloro che amano la Messa tridentina, come i Francescani dell'Immacolata di Padre Manelli e i Benedettini dell'Immacolata di Padre Jehan de Belleville. E' stato interessante osservare che quando P. Jehan ha preso possesso della chiesa di Villatalla, c'erano alcuni preti e seminaristi in talare che hanno accolto con carità fraterna i monaci, e durante la Messa hanno dimostrato la loro preparazione e venerazione per l'antico rito. E' lo stesso Mons. Oliveri a dare il buon esempio al suo clero non disdegnando di celebrare pubblicamente secondo la liturgia tradizionale. Nell'ottobre 2008, in occasione delle professioni perpetue di alcune Suore Francescane dell'Immacolata ha celebrato un Pontificale al Trono nella forma straordinaria. Era dal 1970 che ciò non accadeva in Italia.

domenica 7 febbraio 2010

Passione di Cristo


Chi può negare che la devozione alla Passione di Gesù Cristo è la devozione tra tutte le devozioni la più utile, la più tenera, la più cara a Dio, quella che più consola i peccatori, quella che più infiamma le anime amanti? E donde mai riceviamo noi tanti beni, se non dalla Passione di Gesù Cristo? Donde abbiamo noi la speranza del perdono, la fortezza contro le tentazioni, la confidenza di andare al paradiso? Donde tanti lumi di verità, tante chiamate amorose, tante spinte a mutar vita, tanti desideri di darci a Dio, se non dalla Passione di Gesù Cristo? Troppo dunque avea ragione l'Apostolo nel chiamare scomunicato chi non ama Gesù Cristo: Si quis non amat Dominum nostrum Iesum Christum, sit anathema (I Cor. XVI, 22).

[Brano di Sant'Alfonso de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo"].

sabato 6 febbraio 2010

Parigi, profanata la chiesa di Saint Nicolas du Chardonnet


Lo scorso mese di gennaio, la celebre chiesa parigina di Saint Nicolas du Chardonnet è stata fatta oggetto del lancio di vari proiettili di vernice rossa che hanno deturpato la facciata del tempio sacro.

Questo gesto sacrilego provoca tanta amarezza, non solo perché è stato profanato un luogo sacro, o perché è stato deturpato un edificio dall'alto valore artistico, ma anche perché ben pochi hanno espresso rammarico per ciò che è accaduto.

Vi immaginate che cosa sarebbe successo se ad essere imbrattata fosse stata la facciata di una moschea o addirittura di una sinagoga? Invece viene profanata una chiesa e in pochi se ne lamentano. Eppure nelle chiese dimora il Santissimo Sacramento, ossia Gesù Cristo Re onnipotente con tutto il corpo, il sangue, l'anima e la divinità.

Ormai nella società c'è un brutto clima, un clima cattofobico.

Cliccare qui per vedere la foto dello scempio commesso.

venerdì 5 febbraio 2010

Sacerdoti che diffondono eresie


Si stampano su riviste cattoliche e da Sacerdoti, errori, veri errori contro la Madonna e le cose più sante delle tradizioni della Chiesa. Si parla di aggiornamento ai tempi, ma c'è in realtà un aggiornamento al mondo ed allo spirito satanico. Non cooperate alla demolizione di quello che fa del vostro Ordine uno dei più belli della Chiesa. Rimanete puntello della Chiesa in questi tempi così pericolosi. Occorrono le parole che disse Pio XII ai Gesuiti: « O rimanete quali siete, nello spirito del fondatore, o è meglio che non siate più ». Parole di grande attualità per tutti gli Ordini religiosi.

[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

martedì 2 febbraio 2010

Il Cardinale Biffi querela il nuovo Lezionario del Cardinale Tettamanzi


Dal sito del mio amico José Luis Cabrera Ortiz dell'Associazione Una Voce Malaga (che a sua volta rilancia la notizia riportata da un altro sito), si apprende che il Cardinale Giacomo Biffi ha elaborato un testo di osservazioni critiche circa il nuovo Lezionario ambrosiano elaborato sotto l'egida dell'Arcivescovo di Milano, il Cardinale Dionigi Tettamanzi, e lo ha inviato alla Congregazione per il Culto Divino. Secondo l'ex Arcivescovo di Bologna, il Lezionario tettamanziano contiene elementi di archeologismo vano, iniziative avventurose sui riti, prospettive teologiche infondate e fuorvianti, proposte pastorali che mancano di buon senso e la presenza di curiose stranezze linguistiche.

In genere preferisco stare alla larga dalle polemiche, ma questa volta ho voluto rilanciare la notizia visto la gravità delle accuse e la serietà dell'accusatore che è un Porporato degno di stima. Adesso spetterà a Roma risolvere la faccenda del Lezionario che si innesta in un periodo delicato per la diocesi milanese, visto che sono in corso le ricerche del nuovo successore di Sant'Ambrogio. Milano (come altre grandi metropoli europee) è ormai una città ampiamente secolarizzata. Dobbiamo pregare Iddio per intercessione di Sant'Ambrogio e San Carlo Borromeo, affinché illumini il Papa nella scelta del nuovo arcivescovo.

lunedì 1 febbraio 2010

Circa il parroco che aveva abolito la Comunione sulla lingua


Lo scorso mese di novembre vi avevo parlato della disavventura capitatami in una parrocchia (non la mia) nella quale il parroco aveva severamente proibito ai fedeli di ricevere la Comunione sulla lingua, poiché secondo lui c'era il rischio di essere infettati dal “pericolosissimo” virus dell'influenza suina. E' doveroso ricordare che il virus poteva essere presente anche sulle mani dei fedeli e quindi infettarli ugualmente. Comunque quel giorno uscii di chiesa e andai a comunicarmi altrove, nel modo in cui preferisco: è un mio diritto!

Perché il Papa ha continuato tranquillamente a dare la Comunione sulla lingua dei fedeli? Evidentemente il pericolo di morte era remoto. E allora perché un parroco di campagna ha osato modificare di propria iniziativa la norma liturgica che regola questa materia? Credo che non si debba subire supinamente una cosa del genere, altrimenti questi preti non impareranno mai.

Pertanto, avvalendomi di una legge ecclesiastica che in caso di abusi liturgici, conferisce a qualsiasi fedele il diritto di sporgere querela presso il vescovo diocesano o presso la Santa Sede, ritenni opportuno querelare questo parroco, il quale da un po' di tempo ha finalmente ripristinato il diritto dei fedeli di comunicarsi ricevendo la Sacra Particola direttamente sulla lingua. Adesso io non so cosa l'abbia spinto a cambiare idea, tuttavia immagino che non faccia piacere a nessuno essere denunciato presso il vescovo. Penso che la prossima volta che a questo prete gli verrà in mente l'idea di abolire la Comunione sulla lingua, prima ci penserà due volte.

Coloro che si fossero persi le puntate precedenti di questa assurda vicenda possono rileggerle qui e qui.

sabato 30 gennaio 2010

Madre Teresa circa la Comunione sulla mano


Dovunque vado nel mondo intero, la cosa che mi rende più triste è guardare la gente ricevere la Comunione sulla mano.

(Madre Teresa di Calcutta, St. Agnes Church, New York, 1989)

giovedì 28 gennaio 2010

Don Stefano Bellunato circa la Messa tridentina “per tutti”


Tempo fa, sul blog di un noto vaticanista, dissi che solo una parte dei cattolici ha la preparazione adeguata per poter assistere al Santo Sacrificio della Messa celebrato secondo l'antico “Missale Romanum” codificato da San Pio V. Del resto, anche Papa Benedetto XVI nella lettera accompagnatoria del Motu Proprio “Summorum Pontificum” ha affermato che l'uso dell'antica liturgia presuppone adeguate conoscenze liturgiche e linguistiche. In fondo si tratta solo di imparare alcune preghiere in latino (la maggior parte delle quali dovremmo già conoscerle in italiano), qualche canto gregoriano (consigliatissima la “Missa de Angelis”) e capire che andare a Messa è come andare al Calvario, dove Cristo si è immolato per espiare i nostri peccati. Insomma, avevo detto che secondo me la liturgia tradizionale è indicata solo per quei fedeli con un’intensa vita spirituale e con un’adeguata istruzione religiosa. Pensiamo ad esempio alla “Messa dei fedeli” (cioè la seconda parte della Messa), mentre il sacerdote recita a bassa voce il canone romano, in quei lunghi minuti di apparente silenzio è difficile che un fedele che ignora l’essenza sacrificale della Messa e non ha un’intensa vita spirituale, si metta a fare orazione mentale sulla dolorosa Passione di Gesù Cristo e ad offrire all’Eterno Padre il Santo Sacrificio per la salvezza delle anime.

Don Stefano Bellunato, prete della Fraternità Sacerdotale San Pio X, intervenne sul blog facendo qualche distinguo circa la mia affermazione: “la Messa tridentina è adatta solo a persone con un’intensa vita spirituale e con un’adeguata istruzione religiosa”. Egli ha affermato che se intendevo dire che la Messa tradizionale si “gusta” di più e se ne traggono maggiori frutti spirituali quando il battezzato possiede “un’intensa vita spirituale e un’adeguata istruzione religiosa”, in questo caso era d'accordo con me. Ma se invece intendevo dire che per ottenerne qualsiasi frutto, il battezzato deve per forza parteciparvi solo quando già è in possesso di “un’intensa vita spirituale e un’adeguata istruzione religiosa”, come condizione “sine qua non”, in questo caso non era d'accordo poiché la Messa tradizionale non è un premio per i più buoni e non è nemmeno una specie di Master in Liturgia conseguito dopo anni di studio e quindi “adatta solo” a pochi. Essa, come tutta la Liturgia, è piuttosto causa e non effetto di “un’intensa vita spirituale e… di un’adeguata istruzione religiosa”. Ha affermato inoltre che la Messa tradizionale è come una sorta di Catechismo in immagini adatto a tutti, perché con la sua maestà e semplicità, i suoi gesti e le sue pause, i suoi canti e i suoi silenzi, eleva la nostra anima (dotta o incolta che sia) fortemente verso Dio, quasi suggerendole i più insondabili misteri della fede quali ad esempio la Presenza Reale e il sacrificio di Cristo per i nostri peccati, (è quindi fonte e non effetto di “istruzione religiosa”), oltre ad infondere rispetto vero e quindi amore vero (cioè desiderio del bene e non volatile sentimento) per il nostro prossimo, perché anche lui è realmente fatto partecipe della vita divina se Cattolico, o è almeno chiamato ad essa se non ancora cattolico. In secondo luogo dunque, poiché la Messa tradizionale (e la Liturgia in genere perché “luogo teologico”) è una sorta di Catechismo adatto a tutti, essa è anche un nutrimento sicuro e nobile per una “vita spirituale intensa”, poiché istituito da Gesù e trasmesso dalla Chiesa attraverso i secoli, seppur con modifiche accidentali e non sostanziali, cioè “eodem sensu et eadem sententia” come per il dogma. Infine Don Stefano ha terminato il suo intervento incoraggiando a frequentare la Messa tradizionale, la quale aiuta ad avere una fede solida e riempie le chiese di fedeli.

Ripensandoci, ammetto di essermi espresso male. Non volevo dire che alla Messa tridentina non devono assolutamente assistere coloro che non sono sufficientemente preparati. In questo senso Don Stefano Bellunato ha chiarito la questione, evitando che qualche lettore del blog potesse pensare che l'usus antiquior della liturgia romana fosse un qualcosa che richiede troppe conoscenze. In fondo basta avere un po' di buona volontà nell'aprirsi al Mistero e al Sacro, poi ci pensa Dio a toccare i cuori e ad innamorare le anime al Santo Sacrificio della Messa.

lunedì 25 gennaio 2010

Fra Tommaso Maria di Gesù, un libertino convertito


Chi più chi meno siamo tutti peccatori. Penso che conoscere la vita di fra Tommaso Maria di Gesù possa essere di grande incoraggiamento per coloro che attualmente sono in disgrazia di Dio, ma vorrebbero uscire da questo stato penoso per cominciare a vivere nell'amicizia del Signore...

Con grande umiltà è stato lo stesso fra Tommaso a raccontare pubblicamente la sua storia in alcune trasmissioni televisive andate in onda su piccole emittenti locali.


Fra Tommaso Maria di Gesù, al secolo Pasquale Calvanese, nacque il 13 luglio 1908 a Pollena Trocchia in provincia di Napoli. Da giovane si lasciò affascinare dalle seduzioni del mondo, abbandonò la pratica religiosa e cominciò a vivere da libertino. Nel 1940 con l'entrata in guerra dell'Italia, venne arruolato nell'esercito con il grado di tenente. Dopo alcuni mesi di combattimento, cadde prigioniero nelle mani degli inglesi. Nel campo di prigionia non perdeva l'occasione di soddisfare i moti della carne, commettendo spesso degli atti impuri. Nonostante fosse lontano da molti anni dalla Religione, aveva conservato dalla fanciullezza, l'abitudine di recitare ogni giorno una semplice giaculatoria alla Madonna. Sant'Alfonso Maria de' Liguori racconta nei suoi scritti che molti peccatori hanno avuto da Dio la grazia della conversione, per il solo fatto di aver conservato qualche devozione alla Beata Vergine Maria. Un giorno un compagno di prigionia gli diede da leggere un libro su Padre Pio da Pietrelcina. Questa buona lettura convertì il tenente Calvanese, che si "arrese" dinanzi alla logica certezza dell'esistenza di Dio. Tuttavia, per poter vivere coerentemente da cristiano, restava da superare un ostacolo gigantesco: la lussuria. Era convinto che il sesto comandamento (non commettere atti impuri) fosse stato inventato dal Papa e dai preti. Praticando la devozione mariana del "mese di maggio" capì che i peccati impuri non erano un'invenzione della Chiesa ed ottenne da Dio la forza per resistere alle tentazioni della carne. Riuscitosi a liberare finalmente dalla tirannica schiavitù della lussuria, continuò con grande fervore a vivere cristianamente, aiutato anche dal cappellano militare, il quale ben presto gli fece comprendere che il Signore lo chiamava alla vita consacrata. Si sentiva indegno, non riusciva a capire per quale motivo Iddio chiamasse proprio lui, che era stato per tanti anni schiavo di peccati nefandi. Nel 1946 venne liberato dagli inglesi e tornò in Italia. Dopo qualche tempo entrò nel noviziato dei cappuccini e gli venne dato il nome di fra Tommaso Maria di Gesù. Nel 1952 ricevette l'ordinazione sacerdotale. I superiori rimasti ammirati dal suo comportamento esemplare gli affidarono l'incarico di vice-maestro dei novizi. Dopo il Concilio Vaticano II, fra Tommaso decise di uscire dai cappuccini per fondare insieme ad altri cinque frati un nuovo ordine che vivesse in maniera più radicale il francescanesimo. Ottenuta l'approvazione ecclesiastica, il nuovo ordine religioso denominato "Frati Minori Rinnovati", si stabilì a Palermo dove vivevano poveramente "alloggiando" in vecchi vagoni ferroviari in disuso. Indossavano abiti rattoppati color grigio-cenerino, portavano le barbe lunghe, i capelli tagliati alla vecchia maniera francescana (come nelle immagini di Sant'Antonio), camminavano anche in inverno o con i sandali o addirittura a piedi nudi, rifiutavano tenacemente offerte in denaro, non compravano nulla per mangiare, accontentandosi di ciò che la Provvidenza donava loro servendosi di persone di buon cuore. L'ex tenente Calvanse, divenuto sacerdote di Gesù Cristo, si era dato alla buona battaglia dell'apostolato. Scrisse vari scritti di apologetica tra i quali "Bibbia e cristiani a confronto". Per le esperienze maturate nel mondo quando era libertino, riusciva nel confessionale a comprendere i penitenti ed ad aiutarli a sconfiggere i vizi della lussuria. Era molto conosciuto anche grazie alle trasmissioni televisive, nelle quali istruiva i fedeli nelle principali verità di Fede. Il suo stile di vita era austero, ma gioviale. Si alzava nel cuore della notte per recitare le preghiere in comune con i suoi confratelli. Fino in tarda età ha praticato la "disciplina" (severe penitenze corporali). Questo eroico francescano, rimase molto dispiaciuto per il "terremoto" che ha colpito la Chiesa nel post-concilio. Egli disapprovava i pestiferi errori dottrinali diffusi da non pochi teologi “sensibili” alla mentalità progressista. Il 25 dicembre 2005, fra Tommaso Maria di Gesù è entrato nell'eternità. Aveva 97 anni. Spero ardentemente che il Signore lo abbia giudicato "servo buono e fedele".

sabato 23 gennaio 2010

Differenza tra carità e filantropia


La carità è amore verso Dio e verso il prossimo, la filantropia è amore solo verso l'uomo; la filantropia è naturalistica e materialistica e i filantropi molto spesso, mentre "proclamano giustizia, legge, onestà", violano "ogni legge umana e divina". La carità è, invece, la "regina delle virtù", perché mette prima Dio e poi gli uomini, sicché di "matrice divina" è l'amore verso questi ultimi.

(Brano tratto dagli scritti di Padre Giuseppe M. Leone, C.SS.R.)

mercoledì 20 gennaio 2010

Circa la durata dei colloqui dottrinali tra Vaticano e FSSPX


Come ho già detto qualche giorno fa, aspetto quasi con ansia che i colloqui dottrinali intavolati a Roma tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X, possano avere al più presto un positivo esito finale. Dopodiché, bisognerà occuparsi finalmente dello status canonico della FSSPX. Questo sarà un momento cruciale per le sorti del cattolicesimo. Infatti se la Fraternità ottenesse uno status “ordinario”, potrebbe andare incontro alle stesse difficoltà che frenano l'apostolato degli istituti “Ecclesia Dei” (pensiamo ad esempio ai problemi che sta avendo l'Istituto del Buon Pastore in Francia e in Cile). Se invece ottenesse lo status di Amministrazione Apostolica (o qualcosa di equivalente), la FSSPX dilagherebbe in tutto il mondo, dando inizio finalmente alla tanto auspicata “primavera della Chiesa”.

A questo punto la domanda sorge spontanea: quanto tempo dureranno i colloqui dottrinali? Solo Iddio lo sa con precisione. Tuttavia stando alle dichiarazioni che hanno rilasciato alcuni protagonisti della vicenda è possibile farsi un'idea approssimativa. Ci sarà una riunione ogni tre mesi per ogni nuovo argomento da discutere. Nel caso sia necessario approfondire ulteriormente il tema, la successiva riunione si terrà dopo due mesi. Visto che i temi da trattare sono numerosi, è possibile che i colloqui dottrinali possano prolungarsi a lungo. Ipotizzando una ventina di questioni da analizzare, ci vorrebbero 60 mesi di tempo, più altri 40 in caso di una riunione di approfondimento per ogni tema. In totale 100 mesi, ossia oltre 8 anni. E se gli argomenti fossero 40, sarebbero necessari circa 16 anni.

Per farvi intendere che le mie non sono cifre sparate a caso, è sufficiente ricordare che Mons. Bernard Tissier de Mallerais ha dichiarato alcuni mesi orsono che potrebbero essere necessari anche 30 anni. Mons. Alfonso de Galarreta, incaricato da Mons. Bernard Fellay di guidare la delegazione lefebvriana, ha esplicitamente negato la possibilità di una conclusione rapida della vicenda, e ha affermato la necessità di diversi anni di colloqui teologici con Roma.

Ciò che conta davvero è che l'esito delle discussioni dottrinali sia positivo; tuttavia il mio auspicio è che possano concludersi in tempi più brevi di quelli preventivati da Mons. de Mallerais. Se devo essere sincero mi aspetto dei colpi di scena, anche perché gli attuali protagonisti di questa storia tra 30 anni potrebbero non essere più in vita. Ma il motivo che mi rende fiducioso è un altro. Qualche anno fa Mons. Fellay ha indetto una crociata del Rosario (come San Pio V ai tempi della temuta invasione turca) affinché la Messa gregoriana venisse liberalizzata, ed è stato esaudito. Poi ha indetto un'altra crociata di Rosari acciocché il Papa ritirasse le scomuniche del 1988, ed ancora una volta è stato esaudito. L'anno scorso ha lanciato una vasta offensiva di preghiere indicendo una terza crociata del Rosario con lo scopo di raggiungere l'enorme quantità di 12 milioni di Rosari da presentare al Romano Pontefice entro il 25 marzo 2010. Cosa accadrà? Staremo a vedere, consapevoli del fatto che la nostra speranza non è riposta negli uomini (“Maledictus homo qui confidit in homine”, Ierem. 17,5), ma solo in Dio e nella potente intercessione della Beata Vergine Maria che è la mediatrice di tutte le grazie.

martedì 19 gennaio 2010

Processo di beatificazione per l'imperatrice Zita di Borbone-Parma


A Le Mans (Francia), lo scorso 10 dicembre, il vescovo del luogo ha aperto ufficialmente il processo di beatificazione di Zita di Borbone–Parma, moglie del Beato Carlo d'Asburgo, l'ultimo sovrano dell'impero austro-ungarico.

In questa foto sono ritratti i due coniugi mentre assistono in maniera riverente alla Messa. E' edificante vedere un imperatore e la sua consorte devotamente inginocchiati mentre assistono alla Messa. Purtroppo oggi molti cattolici non si inginocchiano più in chiesa, nemmeno durante la consacrazione. Brutto segno.

sabato 16 gennaio 2010

La Fraternità San Pio X sarà la nuova milizia di arditi della Chiesa?


Le forze armate degli Stati nazionali, oltre alle truppe ordinarie dispongono di truppe speciali che si contraddistinguono per la dura preparazione militare e per l'ardimento mostrato in battaglia.

La Chiesa pellegrina sulla terra è chiamata “Chiesa militante”, poiché è incessantemente impegnata a combattere la battaglia spirituale per la salvezza delle anime. Militia est vita hominis super terram (Iob 7,1). I fedeli che ricevono il sacramento della Cresima, diventano soldati di Gesù Cristo e formano una sorta di esercito spirituale che con le armi della preghiera, della penitenza, del buon esempio e dell'apostolato, ha il dovere di lottare per giungere alla propria santificazione e alla conversione degli eretici e degli infedeli. A tal fine, la Chiesa ha avuto a disposizione nel corso dei secoli delle vere e proprie “truppe speciali” che si sono distinte per il coraggio e l'ardore nel combattimento. Mi riferisco principalmente ad alcuni ordini religiosi quali i francescani e i domenicani che contrastarono le pericolose eresie dei valdesi e degli albigesi; penso anche agli eroici gesuiti che contrastarono le eresie luterane e calviniste.

Adesso c'è bisogno di un agguerrito battaglione di arditi che contrasti la disastrosa eresia neo-modernista. Credo che la Fraternità Sacerdotale San Pio X abbia le capacità per assumere questo difficile compito, ma bisognerà vedere che tipo di status canonico le verrà concesso al termine dei colloqui dottrinali con la Santa Sede. Se infatti venisse confermata la proposta avanzata nel 2000 di trasformare la FSSPX in un'Amministrazione Apostolica Personale (o in qualcosa di molto simile), questi preti potranno svolgere apostolato ovunque li invierà il proprio superiore, senza chiedere permesso ad alcun vescovo diocesano. Se un tale progetto andasse in porto, vi immaginate quali potrebbero essere i benefici per la Chiesa Cattolica? Sarebbero davvero incalcolabili! Inoltre non ci sarebbero più dei casi “Thiberville”, poiché in situazioni analoghe sarà sufficiente rivolgersi al superiore dell'Amministrazione Apostolica e chiedergli di istituire una parrocchia personale per fedeli legati alla liturgia antica. Vi confesso che sto scalpitando nell'attesa che sorga un sì felice giorno.

giovedì 14 gennaio 2010

Circa il peccato mortale


Alcuni giorni fa ho ricevuto un'e-mail nella quale mi è stato chiesto cosa fossero l'avvertenza e il consenso per ciò che concerne la tematica del peccato mortale. Essendo una materia che può interessare anche altre persone, riporto uno stralcio della risposta:


[…] Affinché un peccato sia mortale (cioè uccida l'anima facendole perdere la grazia di Dio), non basta che l'azione peccaminosa sia materia grave (ad esempio l'omicidio, una bugia che procura un grave danno al prossimo, non andare a Messa nei giorni di precetto, un furto che procura un grave dispiacere al prossimo, ecc.), ma è necessario avere la piena avvertenza della mente che si sta commettendo una colpa grave. Facciamo un esempio. La festa dell'Epifania è una festa di precetto, cioè è un dovere grave di ogni cattolico andare a Messa (tranne se si è impossibilitati da una giusta causa). I fedeli che non vi vanno, commettono una colpa grave, ma affinché ci sia peccato mortale, è necessario che il fedele avverta pienamente che sta commettendo una colpa grave. Dunque se uno non va a Messa perché si dimentica che quel giorno è la festa dell'Epifania (altrimenti sarebbe andato), non avendo l'avvertenza dell'azione peccaminosa, non commette peccato mortale (in questo caso non commette nemmeno peccato veniale).

Inoltre, per peccare mortalmente non basta che l'azione peccaminosa sia materia grave e che si abbia la piena avvertenza, ma è necessario avere anche il pieno e totale consenso della volontà. E' il tipico caso dei pensieri di vendetta. Un tizio ci ha fatto un grave dispetto, dentro di noi potrebbero sorgere pensieri di vendetta che bisogna scacciare. Fin quando a questi pensieri (se sono di odio grave) non abbiamo dato un pieno e totale consenso, non vi è colpa mortale.

Da tutto ciò che ho detto prima si deduce che tutti i peccati commessi durante il sonno o il dormiveglia, non sono mai peccati mortali. Dunque se uno nel dormiveglia immagina di uccidere un nemico per vendetta, non pecca mortalmente.

Si è tenuti a confessare solo i peccati mortali. I peccati veniali (cioè quelli la cui materia non è grave, oppure pur essendo grave non vi era la piena avvertenza o il pieno consenso) è facoltativo confessarli. Se uno non è sicuro di aver commesso un certo peccato, oppure non è sicuro di aver avuto piena avvertenza o pieno consenso, non è tenuto a confessarlo, e se vuole confessarlo lo stesso deve dire che è in dubbio.

I peccati mortali taciuti in confessione per dimenticanza, vengono perdonati lo stesso, ma rimane il dovere di confessarli nella successiva occasione.

Per comunicarsi è necessario essere in grazia di Dio. Pertanto se uno ha commesso un peccato mortale deve necessariamente confessarsi per poter comunicarsi. Se un fedele non è sicuro di aver commesso un peccato mortale (ad esempio non è certo di aver dato pieno consenso a un peccato grave), può comunicarsi lo stesso, ma è bene premettere alla Comunione un atto di dolore perfetto delle proprie colpe (si può ottenere recitando l'atto di dolore). Il dolore perfetto (contrizione) è il dolore che si prova per le proprie colpe, derivato principalmente dalla consapevolezza di aver offeso Dio che è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa; oppure dall'aver causato la Passione di Gesù Cristo. Il dolore imperfetto (attrizione) invece è il dolore per le colpe commesse causato principalmente dalla consapevolezza di aver meritato l'inferno, di aver perso il paradiso, di aver commesso cose disgustose, ecc. Affinché una confessione sia valida è richiesto almeno il dolore imperfetto.

Nella speranza di esserti stato utile ti saluto cordialmente.

domenica 10 gennaio 2010

La drammatica crisi della diocesi di Evreux


Molti Paesi un tempo roccaforti del cattolicesimo si stanno ormai scristianizzando rapidamente. C'è da piangere al pensiero che queste terre sono state conquistate alla fede grazie al sangue di innumerevoli martiri e adesso le stiamo perdendo; purtroppo non sarà facile ricondurle a Cristo, forse ci vorranno secoli.

Pensiamo ad esempio alla diocesi francese di Evreux, recentemente salita alla ribalta delle cronache dopo la decisione del vescovo locale di sollevare dall'incarico il parroco di Thiberville, considerato da più parti come il miglior curato della diocesi. La questione è ora nelle mani di Roma che dovrà decidere se ratificare la scelta del vescovo di Evreux o riammettere l'ormai ex parroco nel suo precedente ruolo.

Osserviamo i numeri del tracollo religioso che ha subito questa diocesi. Nel 1950 i preti diocesani erano 312, oggi il loro numero è precipitato a 84 dei quali ben 36 sono in pensione! La percentuale dei cattolici era al 96% della popolazione residente, ora è crollata all'incirca al 70% (molti ormai non battezzano più i bambini). Ma il dato che sconvolge di più è quello del numero delle parrocchie che nel 1950 erano 582 e oggi sono scese a 34 con un saldo negativo di 548. La causa di ciò sta nel tracollo del numero dei preti, poiché le poche decine di parroci ancora in attività non erano sufficienti a gestire le 582 parrocchie del passato.

I numeri non sono né tradizionalisti, né modernisti, sono dati di fatto dei quali è necessario prenderne atto. Se il presente è drammatico, il futuro della diocesi di Evreux appare ancora più tragico. Degli 84 preti diocesani attualmente in vita, solo 25 hanno meno di 60 anni. Considerando il bassissimo numero di vocazioni, tra dieci o vent'anni, l'intera diocesi conterà solo una manciata di preti. E pensare che erano 312!

Insomma quando dico che la situazione è drammatica non è un'esagerazione. E' come se uno tsunami avesse travolto questa e molte altre diocesi. Fortunatamente gli istituti legati alla liturgia tradizionale godono di un abbondante afflusso di nuove vocazioni, le quali, se Dio vorrà, dovranno rievangelizzare nuovamente le diocesi terremotate dalla terribile crisi che ha colpito il cattolicesimo negli ultimi decenni.

sabato 9 gennaio 2010

Relazione mp3 di Padre Manelli


Una delle più interessanti relazioni pronunciate al convegno sul Motu Proprio Summorum Pontificum dello scorso ottobre è stata quella di Padre Stefano Maria Manelli circa i benefici che la liturgia antica sta apportando alla vita religiosa. Un solo commento: edificante. Ho pensato che possa essere utile a tutti coloro che non sono potuti essere presenti al convegno, poter ascoltare almeno i passi salienti della relazione manelliana. Così ho deciso di mettere a disposizione di tutti una corposa sintesi nell'agile formato audio mp3. Vi consiglio di ascoltarla interamente con attenzione. Si può dire che lo scopo della registrazione è didattico visto che si tratta di una magistrale lezione di liturgia e di ascetica. Per le note delle numerose citazioni effettuate dal Manelli rimando agli atti del convegno che, se non erro, dovrebbero essere pubblicati prossimamente dalla casa editrice Fede & Cultura.

Spero che questa registrazione possa essere ascoltata anche da quei vescovi e da quei superiori generali che non nutrono particolari simpatie per l'usus antiquior della Messa. I numeri dicono che la situazione del cattolicesimo è drammatica. In molti Paesi ormai non si battezzano più i neonati, non ci si sposa più in chiesa, non si va più a Messa la domenica, non ci si confessa mai, si chiudono i seminari e i conventi, non ci sono più preti; insomma la Chiesa sta scomparendo.

La spiritualità tradizionale, l'ascetica tradizionale, la morale tradizionale, la dogmatica tradizionale e la liturgia tradizionale, possono costituire un'ancora di salvezza in quest'ora grave.

Per scaricare il file accedere a questa pagina.

venerdì 8 gennaio 2010

Prima esecuzione dei Mottetti del M° Fagiani


Domenica 10 Gennaio alle ore 20.45, presso il Convento Francescano di Baccanello (Calusco d'Adda, Bergamo), l'ACB Consort diretto dal M° Claudio Magni proporrà la prima esecuzione assoluta dei 6 Mottetti op. 94, composti dal M° Eugenio Maria Fagiani (nella foto a lato).

Messa Extraordinaria in suffragio della Regina Giovanna di Bulgaria


Il Dott. Fabrizio Nucera, Segretario Nazionale del Movimento "Rinnovamento nella Tradizione", rende noto che in collaborazione con l'Associazione Mafalda e Giovanna di Savoia, è stata organizzata la celebrazione di una Santa Messa in occasione del 10° anniversario della scomparsa della Regina Giovanna di Bulgaria (figlia di Re Vittorio Emanuele III). Il Santo Sacrificio verrà celebrato nella Forma Straordinaria del Rito Romano nell'antica Basilica di Santa Maria ad Martyres (Pantheon) di Roma, alle ore 12 di domenica 28 febbraio.

giovedì 7 gennaio 2010

Nuovi estimatori del canto gregoriano


Ritorno a scrivere sul blog dopo il lungo stop festivo, riportando una notizia curiosa. Il compact disc “Crucis Christi mons Alvernae”, contenente canti gregoriani francescani cantati dal Coro dei Frati della Verna ed improvvisazioni organistiche realizzate dal M° Eugenio Maria Fagiani (prodotto dal Santuario della Verna, Arezzo, la scorsa primavera) è stato recentemente nominato quale migliore disco del 2009, per l'ambito musica contemporanea, all'interno della Top Ten compilata dalla rivista "Alias". Alcuni di voi si domanderanno: cosa c'è di tanto curioso in ciò? Il fatto è che "Alias" è il supplemento culturale del quotidiano “Il Manifesto” (organo di stampa di area comunista). Insomma, per sorridere potremmo dire che ormai quei cattolici che sostengono l'ermeneutica della rottura sono rimasti quasi da soli ad ostracizzare il glorioso e intramontabile canto gregoriano.

Approfitto dell'occasione per complimentarmi coi frati e col M° Fagiani, i quali hanno ottenuto il riconoscimento senza avere spinte pubblicitarie ed editoriali. Infatti è difficile essere recensiti dalle riviste di settore senza avere una buona distribuzione. Ringrazio pubblicamente il giovane M° Eugenio Maria Fagiani per il lustro che dà all'Italia con i suoi concerti che esegue in giro per il mondo e con le sue composizioni. La prossima occasione sarà il 16 febbraio quando si terrà la Prima esecuzione assoluta del Salmo 100, commissionato ed eseguito da Stephen Tharp, "Midwinter Organ Conference" Baylor University, Waco, Texas (Usa). Suite su 4 movimenti su quattro temi gregoriani francescani.

giovedì 31 dicembre 2009

Messa tradizionale a Vocogno (Verbania)


Spesso le fotografie sono più eloquenti delle parole. Anche le seguenti fotografie parlano da sole. Sono state scattate la notte di Natale nella chiesa di Vocogno (piccolo borgo di montagna, quasi al confine con la Svizzera), frazione del comune di Craveggia, in provincia di Verbania. Il Santo Sacrificio del Redentore Divino è stato celebrato da Don Alberto Secci. Il coro è stato diretto da Don Stefano Coggiola. Mi piace constatare che il tempio è rimasto praticamente intatto dai tempi di Pio XII e non ha subito la demolizione dell'altare maggiore e delle balaustre. Ricordo gli orari delle Messe tradizionali nei giorni di precetto nella chiesa di Vocogno: ore 10,30 (cantata), ore 17,00 (letta). Nella chiesa di Caddo (frazione di Crevoladossola, provincia di Verbania), la Messa tridentina domenicale è officiata da Don Stefano Coggiola, alle ore 10,30. In entrambe le chiese si celebra secondo l'antica forma liturgica anche nei giorni feriali. Che altro aggiungere? Spero che questi due piccoli paesi, rinvigoriti dall'esperienza della tradizione, possano ripopolarsi di giovani coppie che sfuggono dalla frenesia e dal libertinaggio che dominano le città, per poter condurre più facilmente una vita autenticamente cristiana. Un fenomeno del genere sta accadendo anche negli Stati Uniti d'America, dove molte coppie hanno lasciato le città, per andare a vivere nei pressi di luoghi di culto officiati da sacerdoti che fanno l'esperienza della tradizione.

(cliccare sulle foto per ingrandirle)




mercoledì 30 dicembre 2009

Bilancio 2009 della Tradizione Cattolica


Siamo ormai a fine anno, è giunto il momento di stilare il bilancio 2009 della Tradizione Cattolica, che ancora una volta si è chiuso in maniera positiva. Ripercorriamo insieme i principali avvenimenti:

- Il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha finalmente ritirato le scomuniche ai quattro vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, consacrati nel 1988 da Mons. Marcel Lefebvre e da Mons. Antonio de Castro Mayer. Era da anni che speravo in un provvedimento del genere.

- Sono iniziati importantissimi colloqui dottrinali tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X, volti a fare chiarezza su alcuni punti del magistero ecclesiastico degli ultimi decenni. Questi colloqui sono molto importanti per tutti; infatti nonostante siano passati quarantacinque anni dalla fine del Concilio Vaticano II, c'è ancora molta confusione nell'orbe cattolico. Ad esempio non sappiamo ancora se i documenti approvati dall'assise conciliare siano magistero ordinario infallibile (come dicono molti teologi) oppure magistero autentico ma non infallibile (come dicono altri teologi, tra i quali l'autorevole Mons. Brunero Gherardini).

- Il Papa ha spalancato le porte della Chiesa ai cristiani già anglicani, desiderosi di diventare cattolici. Ad “attraversare il Tevere” saranno molto probabilmente le frange dell'anglicanesimo più vicine al cattolicesimo, le quali utilizzano riti liturgici che assomigliano parecchio alla Messa tridentina (ad esempio il rito di Sarum).

- Nel mondo è aumentato il numero delle Messe tradizionali celebrate nei giorni di precetto.

- Un sondaggio della Doxa ha rivelato che in Italia la maggioranza dei cattolici è favorevole alla Messa tridentina, smentendo clamorosamente quei detrattori dell'usus antiquior che affermavano che l'antica forma liturgica non interessa quasi a nessuno.

- Dopo circa quarant'anni è stato celebrato per la prima volta nella basilica vaticana di San Pietro un solenne pontificale al faldistorio. A celebrare il Santo Sacrificio è stato ancora una volta il zelantissimo Mons. Raymond Burke (uno dei più edificanti vescovi della Chiesa Cattolica).

- Il Sommo Pontefice Pio XII (di gloriosa e immortale memoria) è stato dichiarato venerabile dalla Santa Sede.

- Sono stati pubblicati sia in Italia che all'estero, vari libri favorevoli alla Messa tradizionale. Se gli editori li pubblicano, significa che c'è un discreto interesse da parte dei lettori, altrimenti non rischierebbero i propri soldi nel far stampare questo genere di libri.

giovedì 24 dicembre 2009

Ordo Missae celebrandae


Sono lieto di segnalare l'uscita del nuovo "Ordo Missae celebrandae et divini Officii persolvendi" per l'anno 2010.

L'opera, che si presenta quest'anno in due volumi distinti (l'uno contenente norme generali, l'altro il direttorio liturgico particolare per l'anno in corso), è pubblicata dalla casa editrice Cantagalli di Siena e reca una lettera di presentazione di mons. Guido Pozzo, Segretario della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei".

I volumi sono stati curati da Daniele Di Sorco, dell'Associazione Culturale “Rinascimento Sacro”.

mercoledì 23 dicembre 2009

Natale senza Gesù


Un chierichetto, appena terminato di servire la Messa, doveva correre a scuola per la consueta recita natalizia. Il sacerdote gli chiese quale personaggio avesse dovuto interpretare. Alla risposta “il bidone di spazzatura”, ha voluto sapere dal fanciullo quale fosse il tema della recita, al che si sentì ribattere: “La raccolta differenziata”.

Questo fatterello avvenuto lo scorso anno, è emblematico della situazione attuale della società. Ovviamente non ho nulla contro la raccolta differenziata che reputo utile per l'ambiente, ma preferirei che a Natale si parlasse di Gesù Bambino. In giro si sente parlare di tutto: regali, cenoni, viaggi, panettoni, botti, vacanze in montagna, concerti ...tutto tranne di Nostro Signore che dovrebbe essere il festeggiato. Che tristezza! Si sta costruendo un mondo senza Religione e senza Dio, nel nome dell'edonismo materialista più sfrenato. Sembra di vivere nell'Unione Sovietica di Stalin, solo che al posto della collettivizzazione delle imprese, c'è l'edonismo sfrenato, ma il risultato è più o meno lo stesso: ateismo pratico, ossia si vive come se Dio non ci fosse.

Auguro a tutti i visitatori del blog di trascorrere un Santo Natale. Natale di Nostro Signore Gesù Cristo, Redentore del genere umano e Re dell'universo.

domenica 20 dicembre 2009

Magistero del Venerabile Pio XII circa alcune "innovazioni" liturgiche


È certamente cosa saggia e lodevolissima risalire con la mente e con l'anima alle fonti della sacra Liturgia, perché il suo studio, riportandosi alle origini, aiuta non poco a comprendere il significato delle feste e a indagare con maggiore profondità e accuratezza il senso delle cerimonie; ma non è certamente cosa altrettanto saggia e lodevole ridurre tutto e in ogni modo all'antico. Così, per fare un esempio, è fuori strada chi vuole restituire all'altare l'antica forma di mensa; chi vuole eliminare dai paramenti liturgici il colore nero; chi vuole escludere dai templi le immagini e le statue sacre; chi vuole cancellare nella raffigurazione del Redentore crocifisso i dolori acerrimi da Lui sofferti; chi ripudia e riprova il canto polifonico anche quando è conforme alle norme emanate dalla Santa Sede. (Pio XII, Enciclica “Mediator Dei”, 1947).

sabato 19 dicembre 2009

Messe gregoriane a Verona


Messe tridentine a Verona nel periodo natalizio, presso la chiesa di Santa Toscana:

- Giovedì 24 dicembre - ore 22
- Sabato 26 dicembre - ore 11 (in onore di Santo Stefano - non di precetto)
- Domenica 27 dicembre – ore 11
- Venerdì 1 gennaio – ore 11 (Madre di Dio)
- Domenica 3 gennaio – ore 11
- Mercoledì 6 gennaio – ore 11 (Epifania)

Inoltre il giorno di Natale, una Santa Messa cantata in rito romano antico sarà officiata, alle ore 9, presso la chiesa parrocchiale di San Giorgio in Salici, nel comune di Sona. Celebrerà don Vilmar Pavesi.

venerdì 18 dicembre 2009

Gran Concerto di Natale con Mons. Domenico Bartolucci


A Verona, domenica 20 dicembre, alle ore 16,30, presso la splendida chiesa di Santa Anastasia, si terrà il “Gran Concerto di Natele”. Un'orchestra e due cori, per un totale di 120 artisti, sotto la direzione del Maestro Emil Saul, eseguiranno opere musicali composte da Antonin Dvorak e Mons. Domenico Bartolucci.

Sarà presente lo stesso Autore della seconda parte del Gran Concerto, Mons. Domenico Bartolucci, di anni 93, considerato giustamente negli ambienti tradizionali come il massimo compositore vivente di musica sacra.

Il concerto è stato organizzato dall'Associazione “Fede & Cultura” del prof. Giovanni Zenone.

giovedì 17 dicembre 2009

Il bombardamento della Basilica della Vergine del Pilar


Nel libro “Prædica verbum”, Padre Mario Andreani racconta un fatto eclatante avvenuto durante la guerra civile spagnola (1936 – 1939). Un aeroplano dei "rossi" (i quali erano talmente imbevuti dell'ideologia marxista, da odiare ferocemente il cattolicesimo), venne camuffato con la bandiera dei loro avversari (le truppe nazionali del Generalissimo Francisco Franco), in questo modo riuscì ad ingannare la popolazione di Saragozza, che non si allarmò vedendolo sorvolare la città. Nessun ordigno venne sganciato sin quando non giunse sopra la celebre Basilica di “Nuestra Señora del Pilar”. A quel punto sganciò tre grosse bombe da 50 kg ciascuna. Un patrimonio di inestimabile valore storico, artistico, ma soprattutto devozionale stava per andare in frantumi. La Madonna che è considerata onnipotente per grazia, poiché qualsiasi sua supplica rivolta a Gesù viene sempre esaudita, non permise che questa Basilica mariana molto cara ai fedeli spagnoli fosse distrutta. Nemmeno una delle tre bombe riuscì ad esplodere. Il fatto singolarissimo destò la meraviglia della popolazione, che attribuì la scampata devastazione sacrilega all'intervento della Beata Vergine. Venne pertanto organizzata una processione di ringraziamento alla quale parteciparono oltre 100.000 fedeli, con a capo le autorità religiose e militari. Nella cattolica Spagna fu l'ennesimo trionfo di Maria!

martedì 15 dicembre 2009

Novena di Natale mp3

Ricordo a tutti i lettori del blog, che sul mio sito di meditazioni alfonsiane è possibile scaricare anche la Novena di Natale nel formato audio mp3. Cliccare qui accedere alla pagina dei download.


Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori:

La nascita di Gesù Cristo apportò un'allegrezza generale a tutto il mondo. Egli fu il Redentore desiderato per tanti anni e con tanti sospiri; che perciò fu chiamato il desiderato dalle genti e 'l desiderio de' colli eterni. Eccolo è già venuto ed è nato in una picciola spelonca. Quel gran gaudio che l'angelo annunziò a' pastori, pensiamo che oggi l'annunzii anche a noi e ci dica: Ecce enim evangelizo vobis gaudium magnum quod erit omni populo: quia natus est vobis hodie Salvator (Luc. II, [10, 11]).- Quanta festa si fa in un regno quando nasce al re il suo infante primogenito! Ma maggior festa dobbiamo far noi vedendo nato il Figlio di Dio ch'è venuto dal cielo a visitarci, spinto dalle viscere della sua misericordia: Per viscera misericordiae Dei nostri, in quibus visitavit nos oriens ex alto. Noi eravamo perduti, ed ecco quegli ch'è venuto a salvarci: Propter nostram salutem descendit de caelis. Ecco il pastore ch'è venuto a salvare le sue pecorelle dalla morte, con dar esso la vita per loro amore: Ego sum pastor bonus: bonus pastor animam suam dat pro ovibus suis (Io. [X], 11). Ecco l'agnello di Dio ch'è venuto a sacrificarsi per ottenere a noi la divina grazia e per rendersi nostro liberatore, nostra vita, nostra luce e anche nostro cibo nel SS. Sacramento. Dice S. Agostino che Gesù Cristo, nascendo, per questo ancora voll'essere posto nella mangiatoia dove trovano il pascolo gli animali, per darci ad intendere ch'egli si e fatt' uomo anche per rendersi cibo nostro: In praesepio, ubi pastus est animalium, sua collocari membra permittit, in aeternam refectionem vescendum a mortalibus suum corpus ostendit. (Tract. XXV, in Io.). Egli di più ogni giorno nasce nel Sagramento per mezzo de' sacerdoti e della consecrazione: l'altare è il presepio ed ivi noi andiamo a cibarci delle sue carni. Taluno desidererebbe di aver il santo Bambino nelle braccia, come l'ebbe il santo vecchio Simeone; ma quando ci comunichiamo, c'insegna la fede che non solamente nelle braccia, ma dentro il nostro petto sta quell'istesso Gesù che stette nel presepio di Betlemme. Egli per questo è nato, per darsi tutto a noi: Parvulus... natus est nobis, et Filius datus est nobis (Is. IX, 6).

domenica 13 dicembre 2009

Il pestifero spirito modernistico


Vi sono oggi pure, e non sono scarsi, coloro i quali, come dice l'Apostolo: "Stimolati nell'orecchio, e non sostenuti da una sana dottrina, ammucchiano le parole dei maestri secondo i propri desideri e dalle verità si sviano e si lasciano convertire dalle parole" (II Tim. IV, 3, 4). Infatti tronfi ed imbaldanziti per il grande concetto che hanno dell'umano pensiero, il quale in verità ha raggiunto, la Dio mercè, incredibili progressi nello studio della natura, alcuni, confidando nel proprio giudizio in ispregio dell'autorità della Chiesa, giunsero a tal punto di temerità che non esitarono a voler misurare colla loro intelligenza perfino le profondità dei divini misteri e tutte le verità rivelate, e a volerle adattare al gusto dei nostri tempi. Sorsero di conseguenza i mostruosi errori del Modernismo, che il Nostro Predecessore giustamente dichiarò "sintesi di tutte le eresie" condannandolo solennemente. Tale condanna, o Venerabili Fratelli, noi qui rinnoviamo in tutta la sua estensione; e poiché un così pestifero contagio non è stato ancora del tutto sradicato, ma, sebbene latente, serpeggia tuttora qua e là, Noi esortiamo che guardisi ognuno con cura dal pericolo di contagio; che ben potrebbe ripetersi di tale peste ciò che di altra cosa disse Giobbe: "È fuoco che divora. fino alla perdizione e che sradica tutti i germi" (Job. XXXI, 12). Né soltanto desideriamo che i cattolici rifuggano dagli errori dei Modernisti, ma anche dalle tendenze dei medesimi, e dal cosiddetto spirito modernistico; dal quale chi rimane infetto, subito respinge con nausea tutto ciò che sappia di antico, e si fa avido e cercatore di novità in ogni singola cosa, nel modo di parlare delle cose divine, nella celebrazione del sacro culto, nelle istituzioni cattoliche e perfino nell'esercizio privato della pietà. Vogliamo dunque che rimanga intatta la nota antica legge: "Nulla si rinnova, se non ciò che è stato, tramandato"; la quale legge, mentre da una parte deve inviolabilmente osservarsi nelle cose di Fede, deve dall'altra servire di norma anche in tutto ciò che va soggetto a mutamento; benché anche in questo valga generalmente la regola: "Non nova, sed noviter".

[Brano tratto dall'enciclica “Ad Beatissimi Apostolorum Principis” di Benedetto XV; Papa dal 1914 al 1922].

mercoledì 9 dicembre 2009

Giovanni XXIII, il Papa della Tradizione


Spesso sui mass-media la figura di Giovanni XXIII viene distorta sfacciatamente, facendolo apparire come un Papa progressista. La realtà è ben diversa. Il Cardinale Silvio Oddi (che lo conobbe bene) dichiarò che “Roncalli era il conservatore più incallito che Dio abbia mai creato sulla faccia della terra”.

Dopo essermi discretamente documentato sugli atti e gli scritti del Beato Giovanni XXIII, sono giunto alla conclusione che questo Pontefice è stato uno dei più tradizionalisti che la Chiesa abbia mai avuto. Forse qualcuno, leggendo la parola “tradizionalista” si sarà scandalizzato, quasi fosse un insulto. Eppure San Pio X nella lettera apostolica “Notre charge apostolique” rivolta all'episcopato francese, affermò che “i veri amici del popolo non sono nè rivoluzionari, nè novatori, ma tradizionalisti”.

Ecco alcuni dei provvedimenti presi dalla Sede Apostolica sotto il suo pontificato:

- Censura del libro "Esperienze pastorali" di Don Lorenzo Milani (parroco molto apprezzato dai cattolici che votano per i partiti progressisti).

- Rinnovo delle condanne verso il comunismo ateo e materialista. Infatti nel 1959 un nuovo decreto del Sant'Uffizio proibì di votare per i comunisti non solo alle elezioni politiche, ma anche alle elezioni amministrative. Inoltre nell'enciclica “Mater et magistra”, Papa Roncalli affermò chiaramente: “Tra comunismo e cristianesimo, il Pontefice ribadisce che l’opposizione è radicale, e precisa che non è da ammettersi in alcun modo che i cattolici aderiscano al socialismo moderato”.

- Il Cardinale Alfredo Ottaviani (il "carabiniere del Vaticano") porporato amatissimo dai tradizionalisti, venne promosso a segretario (equivalente all'odierno "prefetto") della "Suprema Sacra Congregazione del Sant’Offizio".

- Indizione e direzione del sinodo per la diocesi di Roma nel quale venne vietato ai preti di andare allo stadio, al cinema ed anche di viaggiare in auto con una donna. Venne inoltre ribadito l'obbligo dell'utilizzo dell'abito talare e della lingua latina nella liturgia.

- Approvazione del "Monitum" contro le opere del gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin: "Indipendentemente dal dovuto giudizio in quanto attiene alle scienze positive, in materia di Filosofia e Teologia si vede chiaramente che le opere menzionate racchiudono tali ambiguità ed anche errori tanto gravi, che offendono la dottrina cattolica. Di conseguenza, gli Eccellentissimi e Reverendissimi Padri della Suprema Congregazione del Santo Ufficio esortano tutti gli Ordinari e i superiori di Istituti Religiosi, i Rettori di Seminari e i Direttori delle Università, a difendere gli spiriti, particolarmente dei giovani, dai pericoli delle opere di P. Theilard de Chardin e dei suoi discepoli."

- Inserimento di San Giuseppe nel Canone Romano.

- Difesa strenua del latino che ricco di maestà e nobiltà, è la lingua che meglio di tutte eleva l'animo alla sacralità. A tal proposito promulgò la Costitutzione Apostolica "Veterum sapientia", una vera e propria apologia del latino. Ecco qualche breve passaggio: "Né bisogna dimenticare che la lingua latina ha nobiltà di struttura e di lessico, dato che offre la possibilità di «uno stile conciso, ricco, armonioso, pieno di maestà e di dignità», che singolarmente giova alla chiarezza ed alla gravità. [...] I medesimi Vescovi e Superiori Generali degli Ordini religiosi, mossi da paterna sollecitudine, vigileranno affinché nessuno dei loro soggetti, smanioso di novità, scriva contro l'uso della lingua latina nell'insegnamento delle sacre discipline e nei sacri riti della Liturgia e, con opinioni preconcette, si permetta di estenuare la volontà della Sede Apostolica in materia e di interpretarla erroneamente. [...] [la lingua latina] «è stimata la più adatta a spiegare l'intima e profonda natura delle nozioni e delle forme con assoluta chiarezza e lucidità»; tanto più che essa si è venuta arricchendo di vocaboli appropriati e precisi, adatti a difendere l'integrità della fede cattolica, e non poco adatta a recidere ogni vuota verbosità".

- Giovanni XXIII conferì personalmente l'ordinazione episcopale ad ecclesiastici tradizionalisti come Ottaviani, Browne, Tardini, Bacci, Roberti, Staffa, Larraona e Palazzini (solo per citarne alcuni).

Forse uno dei difetti che ebbe Papa Roncalli (difetto comune a molti santi) fu di essere talmente buono da non accorgersi di coloro che tramavano alle sue spalle, come avvenne in occasione dell'infausta alleanza tra democristiani e socialisti (trama che tempo dopo venne scoperta dal Cardinale Giuseppe Siri).

venerdì 4 dicembre 2009

Un bambino in lacrime per una Confessione negata


Mi trovavo a cena con alcuni sacerdoti stranieri. Uno di loro, un parroco portoghese (ex combattente della guerra in Angola ai tempi di Salazar), ci raccontò che un bambino di un'altra parrocchia era venuto a trovarlo in sacrestia chiedendo di potersi confessare, e tra le lacrime gli disse che il giorno dopo avrebbe dovuto ricevere la Prima Comunione, ma il suo parroco non voleva confessare i bambini comunicandi.

Questa pratica di rimandare il sacramento della Confessione a dopo la Prima Comunione, è una vera e propria assurdità pastorale. Le norme emanate dalla Santa Sede impongono che la Prima Comunione venga impartita dopo aver ricevuto il sacramento della Confessione (come è logico che sia), pertanto non è lecito ai parroci stabilire il contrario. Non si tratta solo di obbedire ad una legge ecclesiastica, ma anche di impedire che la Prima Comunione con Gesù, si trasformi nel primo sacrilegio della vita. Poveri bambini che hanno come parroco un prete con idee lassiste! Che rovina! Don Bosco diceva che "un prete o in paradiso o all'inferno non va mai solo: vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell'adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio".

Che altro dire? La Chiesa ha davvero urgente bisogno di numerosi e santi sacerdoti!

mercoledì 2 dicembre 2009

Don Nicola Bux, Messa tridentina per l'anniversario dell'ordinazione sacerdotale


Il teologo barese, Mons. Nicola Bux, Consultore dell'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, festeggerà l'anniversario della sua ordinazione sacerdotale, celebrando il Santo Sacrificio secondo l'antica e venerabile liturgia del rito romano. La Messa sarà celebrata domenica 6 dicembre, alle ore 11, presso la chiesa di San Giuseppe, sita nel suggestivo borgo antico di Bari.

La messa tridentina viene celebrata ordinariamente da Don Nicola Bux la prima domenica del mese alle ore 11, mentre nelle seguenti settimane è celebrata di sabato alle ore 19. Le celebrazioni avvengono sempre nella chiesa di San Giuseppe di Bari Vecchia, da non confondere (come erroneamente riportato da altri siti internet) con la chiesa parrocchiale di San Giuseppe sita nel quartiere Madonnella.

Nelle seguenti foto è raffigurata la piccola chiesa di San Giuseppe. Da notare la presenza nel presbiterio del solo altare "ad orientem". (Cliccare sulle foto per ingrandirle)



lunedì 30 novembre 2009

Querelato il parroco che ha abolito la Comunione sulla lingua


Alcuni giorni fa, vi ho raccontato dell'assurda vicenda avvenuta l'ultimo giorno dell'anno liturgico, quando un parroco (non il mio) ha imposto ai comunicandi di ricevere la Sacra Particola solo sulle mani.

Essendo stato commesso un abuso liturgico e violato un diritto dei fedeli, ho esposto querela presso il vescovo diocesano. Infatti l'istruzione “Redemptionis sacramentum” della Congregazione per il Culto Divino, al n° 184 stabilisce che in caso di abusi liturgici, qualsiasi fedele ha il diritto di sporgere querela presso il vescovo diocesano o anche presso la Santa Sede. Non si tratta di attuare una vendetta, bensì di esporre in maniera veritiera come sono andati i fatti. Ovviamente ho approfittato dell'occasione per esporre altri abusi commessi da questo parroco, tra i quali (solo per citarne alcuni), la recita da parte dei fedeli (per sua disposizione) di preghiere riservate al celebrante e la concelebrazione con un vescovo scismatico della Chiesa Ortodossa.

Ho terminato la lettera al vescovo affermando che per il momento ho ritenuto opportuno non sporgere querela presso la Sede Apostolica (come mi consente di fare la “Redemptionis sacramentum”), nella speranza che il parroco querelato ripristini presto il diritto dei fedeli di comunicarsi sulla lingua.

Insomma, ho cercato di essere diplomatico, ma il messaggio era chiaro: o il parroco ritorna ad osservare le norme liturgiche oppure valuterò l'opportunità di presentare querela presso la Congregazione del Culto Divino. Non penso che possa esserci qualche vescovo al quale faccia piacere che a Roma vengano a sapere degli abusi liturgici che avvengono nella propria diocesi.

venerdì 27 novembre 2009

Alcune considerazioni del Cardinale Giuseppe Siri sulla Sacra Liturgia


[Brani tratti dalla lettera pastorale del 2 febbraio 1964].

Cari Confratelli, Diletti Figli! [...] la Chiesa ha voluto richiamare al mondo una verità tanto elementare quanto trascurata: il primo atto al quale sono tenuti gli uomini, come singoli e nella loro vita associata, è quello di rendere nell’intimo del cuore per la sincerità, nella pubblica espressione per la giustizia verso il Creatore, quel culto che Gli è dovuto come a dispositore di ogni cosa, salvatore ed eterno amore. Il culto solenne e pubblico a Dio sta prima del progresso, prima di ogni piacere e prima di ogni altro dovere sociale. Tutte le proporzioni si alterano nella vita individuale e sociale, quando questa legge non viene osservata ed il disordine, la insoddisfazione, la noia, la tristezza, la stessa disperazione si impossessano degli uomini e fanno impazzire gli stessi fatti della loro storia. Molti troveranno in questo la vera spiegazione del loro stato arido ed oscuro, pervaso di ombre e di inutili dolori. [...] la Liturgia è il primo strumento ordinario per la salvezza delle anime. Non vi sembri strano: il Santo Sacrificio, i Santi Sacramenti, la più grande preghiera, la erogazione della parola di Dio più autentica fanno parte della Divina Liturgia. Non solo, ma essa, col suo continuo dialogo con Dio, colla Vergine Madre nostra e coi Santi, ricostruisce sempre la famiglia di Dio, quella che resta al disopra delle nere vicissitudini umane. Colla Divina Liturgia, specialmente se capita e seguita, si insegna, si santifica, si eleva tutto.

lunedì 23 novembre 2009

La Comunione sulle mani e l'influenza suina


Quando assisto al Novus ordo Missæ, preferisco ricevere la Comunione direttamente sulla lingua per vari motivi. Uno di questi è che ricevendola sulle mani potrebbe rimanervi attaccato qualche frammento, col grave rischio che venga disperso e profanato. Domenica 22 novembre, sono andato in una parrocchia (non la mia), dove non sapevo che il parroco avesse deciso “motu proprio” di abolire la Comunione sulla lingua per evitare il contagio dell'influenza suina. Quando il parroco con sdegno ha detto che non avrebbe dato la Sacra Particola a coloro che non avessero presentato il palmo della mano, sono tornato a casa, ho preso l'auto e mi sono recato in un santuario dove ho potuto comunicarmi nel modo in cui preferisco. Reputo che l'accaduto sia un sopruso. Nessun parroco può abolire un diritto che è stato stabilito dalla Santa Sede. Nei prossimi giorni prenderò provvedimenti (vi terrò informati).

In realtà il rischio di morire con questa influenza è davvero remoto. Ci sono molte meno possibilità di morire rispetto persino alle classiche influenze stagionali. Dunque ogni allarmismo è ingiustificato. Se si volesse abolire la Comunione sulla lingua a causa dell'influenza suina, bisognerebbe abolirla stabilmente a causa delle influenze stagionali e delle altre malattie virali. Anzi, bisognerebbe vietare anche di andare a scuola, al lavoro, in chiesa e in qualsiasi luogo pubblico poiché il virus può essere trasmesso anche con un semplice starnuto, o anche solo parlando con una persona che non usa la mascherina. Del resto se il Papa sta continuando tranquillamente a distribuire la Comunione sulla lingua, significa che non c'è pericolo prossimo di morire.

Ciò che mi è capitato è assurdo. Basta con gli allarmismi! Se morirò a causa dell'influenza, non sarà certo per via della Comunione sulla lingua, visto che il virus può essere presente anche sulle mani.