Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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giovedì 26 maggio 2016

Il significato del dono del corpo nel matrimonio


Dagli scritti di Pierre Dufoyer.


Cerchiamo dunque di renderci perfettamente conto del dono del corpo, secondo i piani della Provvidenza. Cerchiamo di comprendere nel suo completo significato la portata della dedizione fisica nel piano provvidenziale. In questo si inserisce, quando unisce anche il dono dei cuori e delle anime e, in tal modo, si manifesta come un dono più grande e nobile alla persona amata [...]. Quello che possiamo costatare della sua nobiltà e della sua bellezza non ha nessun valore se si considerano solo le manifestazioni fisiche. Queste acquistano valore solo quando il loro dono è un gesto dell'anima. Il dono completo di sé favorisce al massimo grado la fusione di due esseri ed è l'elemento principale che distingue l'amore dall'amicizia. L'amicizia è unione di anime, di spiriti, di cuori in uno scambievole affetto. Anche l'amore è tutto questo, ma vuole gelosamente essere molto di più. Non esclude nessuna unione, non si priva di nessun particolare mezzo di espressione e di realizzazione del totale dono dell'uno e del totale possesso dell'altro. Vuole quindi aggiungere all'unione delle anime, degli spiriti e dei cuori anche quella dei corpi il cui significato è un tentativo, un anelito per esprimere la totalità del dono e la profondità dell'amore che fiorisce nei cuori. E questo donarsi fisicamente, questo grande sacrificio del suo pudore verginale e dell'intimità del suo corpo, non hanno altra ragione all’infuori dell'amore della donna per il suo sposo. Il suo donarsi esprime inoltre con tutta chiarezza il particolare grado di intensità dell'affetto, poiché mostra come voglia darsi a lui interamente e definitivamente col corpo come col cuore. Il dono del corpo è quindi la traduzione in realtà, il simbolo tangibile di un amore che vuol essere senza nessuna riserva. Compiuto con questo spirito, si nobilita e diventa grande e bello; gesto del cuore, gesto dell'anima che pervade il corpo e lo induce ad esprimere i più profondi sentimenti. Se l'unione dei corpi è ispirata dall'amore dei cuori e delle anime, è lo sforzo più completo di due esseri che si amano per donarsi l'uno all'altro perfettamente. Al di fuori dell'unione dei corpi può esservi la donazione totale delle volontà e dei cuori, ma non è totale nella sua espressione. E dove esistesse la sola unione fisica senza unione di cuori e di anime, ci sarebbe unicamente un gesto organico qualsiasi. Ma se proviene da l'unione del corpi e delle anime, il dono reciproco è così completo come non può esserlo maggiormente sulla terra. Si comprende ora chiaramente il significato della donazione del corpo e lo spirito che deve animarla. Si comprende pure che, quando questa è compiuta nella sua pienezza umana e in conformità ai fini della Provvidenza, non è solo un segno o simbolo ma è realmente nutrimento all'amore dei due coniugi. La donazione del corpo alimenta, rinvigorisce e aumenta l'amore coniugale. E lo si capisce facilmente: l'amore viene rafforzato dal dono di sé e con l'accogliere il dono dell'amato. Sentirsi amato intensamente suscita pari amore e intensifica l'affetto reciproco degli sposi. L'unione dei corpi serve anche ad acquietare le tensioni coniugali, ed è quindi uno dei fattori più importanti per la reciproca buona armonia degli sposi. Nel corso della loro vita saranno inevitabili gli urti per mille motivi: diversità di carattere, di vedute, di gusti, di sensibilità, eccessivo affaticamento, nervosismo, preoccupazioni, ecc. Se però poi segue lo scambievole donarsi in modo amoroso e felice, l'appassionata affermazione dell'affetto reciproco che uno sente per l'altro, ecco che le ombre fluttuanti nell'aria vengono spazzate. Ogni malumore è dissipato, i nervi e i sentimenti si distendono e i piccoli screzi sembrano minimi e insignificanti di fronte alla grandezza dell'affetto che uno sente per l'altro. Quando la dedizione dei corpi è attuata con spirito conforme ai fini della Provvidenza, coopera grandemente alla buona armonia tra gli sposi. […] Attraverso la dedizione del corpo gli sposi potranno anche scorgere la loro reciproca interdipendenza. La dedizione mostra in modo evidente quanto uno abbia bisogno dell'altro e come la concordia reciproca e l'armonia tra loro sia indispensabile alla pienezza della loro felicità. Queste verità valgono in ogni singolo momento del matrimonio, ma assumono una particolare evidenza nei momenti dell'unione. Affinché ambedue possano raggiungere la maggior gioia possibile, debbono donarsi d'accordo, e nello stesso tempo partecipare al dono col cuore e con l'animo. Devono cercare di percorrere tutt'e due assieme la via dell'amore e le sue manifestazioni. Lo sposo cercherà di padroneggiarsi, e si preoccuperà perché la sposa giunga al piacere; la sposa deve rallegrarsi della gioia dello sposo. Soltanto allora l'unione raggiungerà la sua forza di espressione spirituale, il massimo dell'efficacia dell'amore e della gioia. Allora questi istanti diverranno gli autentici simboli di quello che deve realizzare l'intera vita matrimoniale: essi richiamano alla memoria il fine del reciproco perfezionamento, la legge dell'educarsi al sacrificio di sé e alla premura per l'altro. Infine questi istanti palesano il volto dell'animo sotto una luce speciale e molto più chiaramente che in qualsiasi altra ora. Fanno conoscere i caratteri e il fondo dei cuori. Manifestano l'intensità e la dovizia dell'amore che ci si dona reciprocamente; ne mostrano la qualità, la purezza e la veracità. Ne attestano la dolcezza e la delicatezza. Certo, nel corso della vita matrimoniale si presentano delle occasioni disinteressate per dimostrare la vera natura dell'amore con fatti e con sacrifici. Tuttavia non ve ne saranno più facili e più spontanee. Così, il dono dei corpi, attraverso la manifestazione della qualità dell'amore reciproco, favorisce molto la gioia dei cuori, l'incanto della vita comune, l'espansione delle anime, quando l'amore sia veramente tenero e profondo (anche il contrario è vero; quando gli istanti di unione mostrano un amore tiepido, misero, egoista, invece di unire, deludono crudelmente). Le possibili ricchezze del dono fisico consistono dunque in tutto ciò. Si può sprecarle, mutilarle e rovinarle. Si può rovesciarle in modo che quanto dovrebbe essere la manifestazione dell'amore e il suo nutrimento sostanziale, diventi una dimostrazione di egoismo, una ferita, una morte per l'affetto. Per sviluppare tutta la ricchezza e i vantaggi del dono di sé, bisogna viverlo nel suo significato umano e secondo i fini della Provvidenza. Deve essere dettato dall'amore, realizzato nell'amore, pervaso di dolcezza, di purezza, di carità e di rispetto per l'altro; e per quanto riguarda l'esecuzione, deve essere compiuto in perfetta purezza, cioè nel rispetto dei suoi fini e dei suoi riti. Le spose che hanno compreso quale sia la grandezza e il valore e le relative ricchezze celate nel dono del corpo, debbono prepararsi ad eseguirlo nella sua pienezza spirituale, nella sua lealtà fisica e in purità. Se occorre, vinceranno il puritanesimo della loro educazione anteriore e prenderanno in considerazione la loro missione provvidenziale di donne maritate. Contemperata dal significato profondo e nobile del dono del suo corpo, la donna capisce che può essere concesso solo nel matrimonio. Espressione fisica del dono totale di sé, dono d'amore, tale atto può essere consumato, soltanto quando esista un legame solenne e pubblico, in uno stato di vita che consacra questo dono di sé definitivo e totale, sino alla morte. Tale stato di vita è fondato solo nel matrimonio monogamico e indissolubile. Il fidanzamento rappresenta solo la strada che vi conduce. Sarebbe quindi estremamente incauto compiere questa totale e duratura dedizione quando si è ancora nell'incertezza — anche se la fidanzata fosse fermamente decisa a sposarsi — finché possono ancora nascere dei dissensi, che sorgerebbero molto spesso se il possesso del corpo fosse già avvenuto durante il fidanzamento. Quanti giovanotti farebbero promesse illusorie di matrimonio per soddisfare la loro passione! Una donna scrive: "Al di fuori del matrimonio la donna è in balia dei capricci dell'uomo. Egli la prende, la possiede, la rende madre, se ne annoia e l'abbandona per cominciare altrove una nuova avventura" (Tinayre).

Si arriva alla stessa conclusione anche dalla costatazione che il dono del corpo porta come frutto il bambino. La dottrina cristiana insegna che è lecito solo agli sposi. Se fosse permesso al di fuori del matrimonio, avrebbe delle conseguenze sociali davvero sconfortanti. Spesso la madre rimarrebbe sola poiché il padre si sarebbe volto ad altre avventure. Essa avrebbe il doppio compito di pensare a sé e al suo bambino. Dovrebbe lavorare e lavorare sodo con discapito della sua salute e dell'educazione del figlio che potrebbe vedere solo la mattina presto e a tarda sera. L'educazione del figliuolo sarebbe priva dell'influenza paterna. Quali danni per la donna, il bimbo, la società! Il dono del corpo al di fuori del matrimonio è un grave passo falso per la giovane, anche quando realmente si abbia intenzione di sposarsi. Sono accaduti dei casi nei quali un fidanzato è rimasto ucciso per un incidente e ha lasciato dietro di sé una fidanzata incinta. Il matrimonio ha tutto previsto, per quanto sia possibile su questa terra, per prevenire tali svantaggi. Dobbiamo sottolineare nuovamente che il dono del corpo si trasforma in una ricchezza per gli sposi solo quando è realmente compiuto nel rispetto dei valori umani e dei fini assegnatagli dalla Provvidenza. Se si rovescia la gerarchia reale degli elementi costruttivi, questi sono trascinati al disordine e ci si danneggia nelle relazioni matrimoniali. Succede in tal caso che l'elemento del solo piacere sensuale sovrasti ogni altra cosa. Le componenti della dedizione e dell'affetto vengono interamente soffocate, e l'egoismo prende il primo posto invece dell'amore. La sensualità distrugge volontariamente la fecondità dell'unione matrimoniale e le toglie le sue più grandi possibilità, quelle di chiamare alla vita nuovi esseri, per realizzare, con modi artificiosi, solo un appagamento sensibile. E così l'alto valore della donazione dei corpi viene completamente distrutto e diventa un elemento negativo. Basta guardarsi attorno per vedere le empietà degli istinti sfrenati. Se un essere si abbandona al gioco dei suoi capricci, si dimostra un distruttore in modo spaventoso: il voluttuoso diventa egoista, poiché sacrifica al suo piacere gli altri e anche la stessa felicità familiare. L'istinto scatenato è la causa dei dolori di tante coppie di sposi. Da esso scaturiscono le gelosie selvagge, l'odio passionale, la decadenza spirituale, mentale e fisica delle malattie veneree, i tradimenti, i delitti, la morte. […] Le statistiche della mortalità mostrano con i loro dati che la voluttà uccide. Quanto è saggia la Chiesa cattolica che proclama nello stesso tempo le ricchezze e i pericoli del dono dei corpi, che rigetta il disprezzo manicaico e giansenistico, come pure l'idolatria della sessualità. La Chiesa rispetta la sessualità. [...] Gesù Cristo non ha forse elevato il contratto matrimoniale a sacramento, trasformando gli atti coniugali, lealmente compiuti, in canali di grazia santificante e grazie attuali, in meriti degni di eterna ricompensa? [...] Il sesto comandamento è dettato, nel pensiero della Chiesa, dalla stima dell'importanza della sessualità. Se l'unione fisica è permessa solo nel matrimonio, è soprattutto per il motivo del suo nobile significato, cioè il dono totale di sé, e per assicurare alla moglie e ai figli un sostegno duraturo nella vita: alla donna, un uomo che l'aiuti per tutta l'esistenza a portare i pesi della maternità, dell'andamento domestico, del nutrimento dei figli; ai bambini, un padre che si aggiunga e completi il lavoro materno dell'educazione. Iddio vuole, principalmente per la donna, per il bambino e per la società, che l'atto di così grande importanza dell'unione dei corpi sia circondato dalla massima sicurezza, che è anche propizia allo sviluppo dei suoi più ricchi frutti umani. 


[Brano Tratto da "La donna nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958]. 

Pensiero del giorno

È il più grande pericolo di oggi: certo attivismo, che non è secondo il Vangelo, perché dominato da un pauroso vuoto spirituale di chi avvicina l'uomo senza la preoccupazione di portarlo a Cristo.



(Cardinale Giulio Bevilacqua)

mercoledì 25 maggio 2016

Avviso da "Venesia"

Si comunica che don Cyrille Sow, cappellano della chiesa di S. Simeon Piccolo di Venezia per la FSSP, celebrerà questo sabato, alle ore 9, nella cappella della Madonna Nicopeia presso la Basilica di S. Marco a Venezia, una Messa in forma straordinaria. La Celebrazione Eucaristica sarà votiva nella memoria liturgica di Sant'Agostino di Canterbury.





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Appello ai Sacerdoti

Una carissima collaboratrice del blog ha scritto un accorato appello rivolto al clero.




Ti invio questa lettera un po' di fretta perché mi si è cancellata già due volte (forse contiene qualcosa di buono, vedi tu). Vedrò in futuro se potrò inviarti un'offerta perché attualmente sto aiutando altre persone. Prego per te.


Appello ai Sacerdoti, ai Vescovi, ai Cardinali per la diffusione del Catechismo e della Vera Religione.

Sono una fedele della Santa Chiesa e sin da bambina mi reco alla Santa Messa ogni settimana.

Ultimamente stavo riflettendo sul fatto che durante le prediche non sento mai parlare di alcuni argomenti che sembrano essere quasi esclusi e accantonati come se non esistessero. Non sento mai parlare di Paradiso, Inferno, Purgatorio, cioè della realtà della vita dopo la morte e della resurrezione dei nostri corpi. Non sento mai parlare dei precetti del Catechismo che riguardano ad esempio i Comandamenti e i Sacramenti, neppure qualche consiglio o regola morale di condotta, giusto per avere una guida o qualche chiarimento per sapere quel che insegna la Chiesa.

In qualche modo i fedeli vanno indirizzati alle realtà della fede e a qualche semplice regola di vita morale. Io ho avuto la grazia di avere in famiglia ferventi cristiani che mi hanno dato un buon esempio e mi piace leggere, così le cose riguardanti la Dottrina Cattolica me le vado a cercare e a studiare, ma sapete bene che non tutti i credenti sono così, per un motivo o per un altro ci vuole che qualcuno le cose gliele proponga e gliele spieghi, e questo compito tocca per primi a voi.

Per fare un esempio in questi anni non ho mai sentito una sola parola in qualche predica sulla convivenza prematrimoniale, come se non esistesse. In questo modo nel giro di poco più di dieci anni la convivenza è diventata prassi comune nella mia zona dove prima non esisteva.

Questo modo di fare non ha convertito nessuno.

Si è fatto così anche in questi ultimi mesi al riguardo della legge sulle “unioni civili”: silenzio. Solo pochi hanno osato dire qualcosa contro.

Non si parla di religione a scuola “perché non siamo al Catechismo” e non si parla al Catechismo perché “non siamo a scuola”.

Così facendo molti giovani sono stati privati della conoscenza della Vera Religione. Questo è un peccato di omissione.

La situazione odierna dei fedeli che, disorientati nella loro vita personale e in stato di peccato, chiedono aiuto alla Chiesa, è dovuto anche al tacere che c’è stato in questi anni.

Lusingare i fedeli che in realtà non credono e che pretendono di imporre il loro personale modo di vedere la fede non è un metodo buono per evangelizzare.

Abbiate il coraggio di dire le cose come stanno. Smentite la stampa, i giornalisti che voglio creare nuove realtà di fede per distruggere i Sacramenti e la Chiesa stessa!

Affermate le verità della Chiesa! Spiegate il Catechismo! Difendete i Sacramenti!

Fatelo subito, fatelo dentro le Chiese, dal pulpito, durante la Messa, mentre celebrate i Sacramenti di fronte alle persone che vengono per ascoltarvi ed essere guidati da voi!

Parlate di fede, di morale, della Verità!

Parlate della vita eterna che è la nostra vera vita!

Non temete di perdere i fedeli! Chi non vuol credere lo perderete comunque come avete perso tutti quelli a cui non avete spiegato la bellezza della nostra fede con un metodo che in questi ultimi decenni non ha funzionato e che molti continuano a riproporre come nuovo!

Io sono tra i fedeli che aspettano le vostre parole e la vostra guida,

che Dio vi ricompensi e vi assista sempre, 

Teodolinda

Pensiero del giorno

Ci si lamenta che ci sono troppo pochi sacerdoti. Non è giusto. La verità è che vi sono troppo pochi sacerdoti santi. Se con i nostri sacrifici ottenessimo anche un solo sacerdote santo ogni anno, in poco tempo il mondo intero sarebbe santificato. 


(Don Edoardo Poppe)

martedì 24 maggio 2016

Le persecuzioni non ci fermeranno!

Pubblico una lettera che tempo fa mi ha scritto un lettore del blog che ringrazio per le parole di incoraggiamento.


Carissimo,
quanta saggezza e Verità nelle parole del Tuo articolo di oggi! Anch’io, molto umilmente e senza contare nulla, da sempre faccio parte del “Battaglione Tridentino”, e conosco le persecuzioni indicibili – certo, magari non paragonabili a quelle dei nostri fratelli di Mosul, ad esempio, però … - alle quali siamo continuamente sottoposti, senza sosta, spiritualmente e psicologicamente.

Di sicuro, se uno volesse vivere una vita tranquilla e serena, col sorriso beota di quelli che pensan sempre alla Risurrezione senza ricordare gli indicibili patimenti del nostro Signore, Re e Comandante, nella sua Gloriosissima e Sanguinosa Passione (senza la quale nessuna Risurrezione sarebbe stata possibile), dovrebbe abbandonarlo, il Battaglione Tridentino.

Ma se si accettano, nel Nome Santissimo del Signore Nostro Gesù Cristo che regnavit a ligno, ed a Lui si offre tutto per L’Immacolata Regina di Tutte le Vittorie,  si portano all’altare le umiliazioni, le denigrazioni, le calunnie, le diffamazioni, le esclusioni, gli ostracismi, le discriminazioni spinte fino al vero e proprio aparteheid (altro che razzismo), ecco che allora si può entrare nel Battaglione Tridentino, dove si gode della bellezza divina e della profondità spirituale ineguagliabile del rito di sempre, e della continuità della sana Dottrina, nella certezza della Verità quod semper, quod ubique, quod ab omnibus. E, pur nella battaglia, questa è vera pace e vera gioia.

Grazie per il Tuo articolo, grazie “carissimo commilitone”, perché con queste parole e la Tua preghiera sostieni questo Battaglione, il battaglione degli “straccioni di Dio”, che continua malgrado tutto ad avanzare. Perché è bene che lo sappiano: noi non ci faremo fermare mai, se il Signore vorrà sostenerci.

Abbiamo un’armeria piena di S. Rosarii, S. Comunioni quotidiane, Confessioni frequenti. Abbiamo interi monasteri di sante sorelle e madri che pregano per noi. Se Lui sarà con noi, chi sarà contro di noi?

Ancora grazie, Tempora Christi veniant!

(Lettera firmata)

Pensiero del giorno

La Passione di Gesù ė la più grande e stupenda opera del Divino Amore.





(San Paolo della Croce)

lunedì 23 maggio 2016

Avviso dall'Abruzzo

Nell’Arcidiocesi di L’Aquila, presso l’Abbazia di Sant’Equizio – parrocchia di San Lorenzo in Pizzoli (AQ) dal 15 maggio 2016 ogni domenica alle ore 18 viene celebrata la santa messa nella forma straordinaria. La messa è celebrata dall’abate-parroco Can. Mauro Medina.

Avviso da Trento


Giovedì 26 maggio, alle ore 18, nella Chiesa della Santissima Annunziata di Trento, sita in via Belenzani 53 (angolo Piazza Duomo), sarà celebrato il Santo Sacrificio della Messa (nel Vetus Ordo) nella Solennità del Corpus Domini.






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Avviso da Milano


Maristella, corrisondente del blog da Milano, informa che giovedì 26 maggio, alle ore 18, presso la Chiesa di Santa Maria della Consolazione, ci sarà la celebrazione della solennità del Corpus Domini in rito ambrosiano antico.

Ricordo che la santa Messa in rito antico è celebrata anche ogni domenica e festa di precetto presso la chiesa di Santa Maria della Consolazione in Largo Maria Callas (Cairoli M1) alle ore 10.






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L'armata modernista scatena la guerra totale contro la Tradizione Cattolica

Pubblico una delle e-mail che mi ha inviato Giustina (pseudonimo scelto da una carissima lettrice e generosa sostenitrice del blog per firmare le sue lettere da pubblicare).



Caro D., come stai?
                              Perdonami se non ti ho più scritto da qualche tempo. Ho letto che sei stato via per un certo periodo il mese scorso e spero che il tuo soggiorno sia stato gradevole. Continuo a leggere il blog con molto interesse. Spero di poterti sostenere con qualche offerta almeno periodica, questo genere di apostolato va sostenuto. Sei tra le poche fonti che parlano ancora di matrimonio cattolico indissolubile, esistenza della dannazione eterna e dell'inferno, di fede e di sacramenti... e sto apprezzando gli scritti che pubblichi, di Sant'Alfonso, San Paolo della Croce, ma anche di papi, etc.

(...) ho letto che hai un metodo valido per evitare di amareggiarti: semplicemente non leggi ciò che scrivono e dicono i modernisti e coltivi solo letture e studi di sana dottrina cattolica. Hai ragione! (...) I blog come il tuo possono aiutare molti che vogliono abbracciare la vita consacrata a districarsi tra il vero e il falso, considerato che oramai da anni è stato bandito il catechismo di San Pio X e si arriva all'età adulta senza fondamenti di fede utili per esprimere anche un giudizio. Non so se ti sei mai domandato seriamente come sia possibile questa confusione dottrinale, da quando si è bambini fin dentro ai seminari (...) le conseguenze le paghiamo tutti: mancanza di vocazioni ma anche di padri spirituali preparati, prediche filoprotestanti, oratori come ludoteche interconfessionali. Ovvio che poi si arriva ad essere "modernisti", favorevoli alle unioni civili, alla comunione ai divorziati risposati, etc. Non vorrei annoiarti con le mie e-mail.

Approfitto solo per chiederti una cosa: hai per caso pubblicato mai un qualche opuscolo che "spieghi" la Messa in latino? (...) E' vero che le cose si capiscono frequentandole e osservando gli altri, ma una traduzione e una spiegazione di ciò che fa il sacerdote potrebbe essere un aiuto per non trovarsi proprio del tutto spaesati.

Ti saluto nei sacri cuori di Gesù e di Maria.

A presto!

Giustina



Cara sorella in Cristo,
                              innanzitutto mi scuso per il ritardo con cui ti rispondo. Sto facendo molta fatica a smaltire la corrispondenza arretrata poiché ne ricevo parecchia. Se nonostante tutto riesco a dedicare molto tempo ai miei blog è grazie a persone come te (purtroppo, non molte) che comprendono l'enorme lavoro che sta dietro a questi siti religiosi e desiderano supportare economicamente tutto ciò. Dio vi ricompenserà!

Per quanto riguarda i disastri spirituali causati dal modernismo, viene voglia di piangere. Ho l'impressione che negli ultimi tempi l'armata rossa modernista stia scatenando una sorta di "guerra totale" su tutti i fronti per tentare di distruggere definitivamente la Tradizione Cattolica, ma non ci riuscirà perché la Chiesa è di istituzione divina, e nessuna forza umana, anche se spietata e brutale, potrà mai annientarla.

I cattolici davvero fedeli alla Tradizione, praticando con ardore le virtù cristiane, stanno mostrando in faccia al mondo la bellezza della vita vissuta in maniera coerente col Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo. Ciò fa rodere dalla rabbia il fronte modernista, il quale pur di riuscire a piegarci è disposto a ricorrere alle arti oscure dell'inganno e dell'ignominia. Bande di rancorosi novatori asserviti al nemico, mosse dal prurito delle novità e dall'odio verso la Tradizione Cattolica, imitando Giuda Iscariota tramano senza ritegno coi nostri avversari, che sul campo di battaglia non sono ancora riusciti a piegarci. I modernisti, sottomettendosi alla perfida e antievangelica mentalità mondana, hanno sottoscritto coi nemici della Chiesa il più infamante degli armistizi.

A causa del vile tradimento modernista ci sono state tragiche conseguenze: seminari deserti, conventi abbandonati, monasteri convertiti in alberghi, confessionali rimossi, chiese dismesse, associazioni cattoliche sfigurate e deturpate, compromessi al ribasso sui “valori non negoziabili”, e tante altre cose che rattristano.

Umanamente parlando, può sembrare tutto perduto. Ma la fede ci insegna che la Chiesa è immortale, perché è il Corpo Mistico di Cristo, del quale noi siamo le membra. E se in molti ambienti la Dottrina Cattolica viene vergognosamente ammainata e gettata nel fango, alto e fiero resta il vessillo di Cristo Re portato dai militanti del movimento tradizionale, i quali non vogliono deporre le armi della fede e arrendersi al nemico. Vogliono restare fedeli al Redentore Divino e continuare con spirito di sacrificio e incrollabile fede il combattimento spirituale per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Mentre la tracotante e vegliarda armata dei novatori continua ad assottigliare le fila ed è costretta a ripiegare da diversi fronti, il giovane e gagliardo movimento tradizionale continua ad attrarre nuove leve e ad avanzare con impeto nonostante il “fuoco di sbarramento” dei vecchi marpioni modernisti e dei loro alleati laicisti. Stiamo combattendo una battaglia spirituale aspra e faticosa, contro un nemico che, pur di rallentare l'inarrestabile avanzata del battaglione tridentino, non si fa scrupolo di usare mezzi scorretti come la menzogna e l'inganno. Ma le ostili insidie dei novatori non solo non sono riuscite a sbarrare il passo al movimento tradizionale, ma hanno contribuito a irrobustire nei militanti tridentini la determinazione a combattere virilmente la buona battaglia della fede sino a quando la perfida e tirannica eresia modernista non sarà stata debellata.

Per quanto riguarda qualche libretto che "spieghi" la Messa tridentina, apprezzo molto quello scritto da Daniel-Rops. Recentemente ho spedito una copia a Maristella (mia "sorella adottiva") ma ne ho un'altra in più che, se vuoi, posso regalarti (tu sei stata generosa con me, mi piacerebbe "sdebitarmi" donandoti questo interessante e devoto libretto).

Rinnovandoti la mia gratitudine, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno - Lotta contro tutto ciò che è divino

È quello che purtroppo stiamo vedendo: per la prima volta nella storia stiamo assistendo ad una lotta freddamente voluta, e accuratamente preparata dell’uomo contro « tutto ciò che è divino ». Il comunismo è per sua natura antireligioso, e considera la religione come « l’oppio del popolo » perché i princìpi religiosi che parlano della vita d’oltre tomba, distolgono il proletario dal mirare al conseguimento del paradiso sovietico, che è di questa terra.


[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris", del Sommo Pontefice Pio XI].

domenica 22 maggio 2016

Il modernismo si combatte anche tramite internet

I miei blog religiosi in italiano e in lingue straniere ricevono in totale circa mille visite giornaliere. Diverse persone mi hanno confidato di sentirsi edificare l'animo nel leggere i post che pubblico. L'enorme lavoro che c'è dietro a tutto ciò richiede un sacco di tempo e fatica. Ma chi è il mio "editore"? Siete voi lettori-sostenitori! No, non è un modo di dire, è la realtà. Infatti senza il vostro aiuto economico dovrei abbandonare i miei blog, come hanno fatto tanti altri blogger. A tal proposito pubblico uno scambio epistolare tra me e Maristella, la quale con delle libere donazioni sostiene il lavoro che sta dietro ai blog.


Carissima sorella in Cristo,
                                             ancora una volta sento il dovere di scriverti per ringraziarti per l'ennesimo contributo che mi hai generosamente donato. I soldi che mi hai inviato equivalgono ad alcune ore del tuo lavoro che devolvi a me per consentirmi di continuare a dedicare innumerevoli ore alla gestione dei miei blog. Pur essendo un estraneo (non ci siamo mai neppure incontrati di persona), mi tratti con tanta carità e mi consideri davvero tuo "fratellino" adottivo. Sono colpito da tutto ciò che fai per me in maniera disinteressata. C'è da commuoversi nel constatare che in questa spietata società materialista ed egoista, esistono ancora persone cordiali, caritatevoli e fraterne come te.

Gesù nel Vangelo ha promesso una ricompensa persino a chi darà un bicchiere d'acqua ai suoi discepoli. E tu mi hai donato molto più di un bicchiere d'acqua! Io non so se il Signore ti ricompenserà con beni materiali (salute, carriera, difesa dalle sciagure, ecc.) oppure con beni spirituali (contrizione del cuore, consolazioni spirituali, morte in stato di grazia, suffragi alle anime del purgatorio alle quali sei legata da legami parentali o affettivi, conversione dei tuoi parenti, ecc.), tuttavia è certo che Dio non si lascia vincere in generosità da nessuno, pertanto ricompensa abbondantemente ogni nostra opera buona.

Insomma, nessuno "paga" bene tanto quanto la Santissima Trinità. Penso che le donazioni che quasi mensilmente mi invii siano molto più "remunerative" rispetto a qualsiasi altro investimento economico (per non parlare poi del rischio di incorrere in qualche sciagura finanziaria come quelle che negli ultimi mesi hanno flagellato tanti incolpevoli investitori, tra i quali gli azionisti di Banca Etruria, Banca Popolare di Vicenza, e altre società... sarebbe stato meglio se avessero "investito" i soldi in opere pie anziché perderli nel mondo dell'alta finanza).

Se tante persone, anche grazie ai miei blog, hanno abbracciato la vita consacrata, e molte altre, pur essendo rimaste nel mondo, hanno tratto giovamento spirituale leggendo gli scritti che pubblico, il merito devo condividerlo con coloro che mi hanno aiutato a poter realizzare quest'opera sul web che ormai ha totalizzato oltre 2 milioni di visite. Senza il vostro aiuto economico (purtroppo, voi lettori-sostenitori non siete in molti) temo che avrei dovuto abbandonare i miei blog (come hanno fatto tanti altri blogger) già da diverso tempo, poiché non si possono dedicare molte ore al giorno a rispondere alle e-mail e a preparare i post (a meno che un blogger non è in pensione oppure dispone di un ingente patrimonio con cui vivere di rendita).

Un altro motivo per cui ti sono grato è che tu quando mi scrivi non mi rattristi, anzi mi tiri su il morale con la tua letizia cristiana e la tua devozione. Sei proprio una vera amica spirituale!

Grazie di cuore!

Cordialiter

P. S. Grazie anche per i libri sul grande Cardinale Schuster che mi hai regalato!



Carissimo fratello in Cristo, 
                                              ancora una volta sono io che ringrazio te (…), il tuo blog è più unico che raro e per me è una grande gioia poterti aiutare anche materialmente. Anni fa avevo perso il lavoro e so molto bene cosa significhi non poter contare su un reddito fisso. Tu hai avuto questa vocazione all'apostolato e io sono convinta che sia giusto che noi cattolici che si riconosciamo nella Tradizione ti diamo il nostro contributo, in modo da poter permettere a te di continuare a diffondere la Fede e a coltivare i meravigliosi fiori delle vocazioni religiose.

Io credo che amministrare saggiamente il patrimonio familiare, senza dimenticare di fare il bene sia un compito indispensabile per le spose e le madri cristiane. (...) Il denaro è un mezzo, mai un fine: va impiegato con timore di Dio, con saggezza. Quanti disastri sia con l'avarizia che con gli sperperi! Le persone perdono la pace, cadono in preda al peccato... famiglie e aziende vengono travolte.

Spero sinceramente che il Signore, nelle Sue infinite bontà e giustizia, mi ricompensi con doni spirituali, desiderando io sempre più distaccarmi dal mondo per vivere sempre più vicina a Lui. (...) Sto chiedendo al Signore il dono e la grazie di riuscire sempre di più a rendere ogni mio gesto, ogni mia azione, un rendimento di grazie e una preghiera. Cerco di pregare mentre viaggio sull'autobus, lavorando e sbrigando le faccende di casa, guidando l'auto, dialogando con le persone. Lui si fa vicino a me e mi dona la pazienza, la calma, il sorriso; mi suggerisce buone azioni e parole di conforto. Mi aiuta a cercare di comportarmi come Maria: nella preghiera, nel lavoro, nei piccoli sacrifici, nel silenzio, nel custodire nel cuore tante persone, parole, situazioni. Sbaglio e cado spesso: cerco di chiedere subito perdono e di ripartire con il Signore che si china su di me e mi rialza.

Mi abbandono nelle mani del Signore, con pazienza e letizia. Lui mi ama immensamente: per me che sono polvere e cenere ha sparso il Suo sangue, ha sopportato una morte atroce. Lui non mi abbandonerà mai. Lui vuole il mio bene.

Dio ti benedica, illumini e rischiari sempre il tuo cammino, ti custodisca all'ombra delle Sue ali.

Nei Cuori Immacolati,
tua sorella Maristella


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Ringrazio tutti di cuore!

Elogio delle famiglie numerose

Leggere il Magistero perenne della Chiesa fa bene all'anima, perché ci si sente confermati nella fede. A tal proposito pubblico il discorso del grande Papa Pio XII ai dirigenti e rappresentanti delle associazioni delle famiglie numerose, pronunciato nella Città del Vaticano il 20 gennaio 1958.


Tra le visite più gradite al Nostro cuore annoveriamo questa vostra, diletti figli e figlie, Dirigenti e Rappresentanti le Associazioni tra le Famiglie Numerose di Roma e d'Italia. Vi è infatti nota la viva sollecitudine che Noi nutriamo verso la famiglia, di cui non trascuriamo occasione per illustrare la dignità nei suoi molteplici aspetti, per affermare e difendere i diritti, inculcare i doveri, in una parola, farne un caposaldo del Nostro pastorale insegnamento.  [...]

Ma voi non rappresentate solamente la famiglia, bensì siete e rappresentate le famiglie numerose, vale a dire, le più benedette da Dio, dalla Chiesa predilette e stimate quali preziosissimi tesori. Da queste infatti ella riceve più manifestamente una triplice testimonianza, che, mentre conferma dinanzi agli occhi del mondo la verità della sua dottrina e la rettitudine della sua pratica, ridonda, in virtù dell'esempio, a grande vantaggio di tutte le altre famiglie e della stessa civile società. Ove, infatti, si incontrino con frequenza, le famiglie numerose attestano : la sanità fisica e morale del popolo cristiano — la fede viva in Dio e la fiducia nella sua Provvidenza — la santità feconda e lieta del matrimonio cattolico.

1. Tra le aberrazioni più dannose della moderna società paganeggiante deve contarsi l'opinione di taluni che ardiscono definire la fecondità dei matrimoni una « malattia sociale », da cui le nazioni che ne sono colpite dovrebbero sforzarsi di guarire con ogni mezzo. Di qui la propaganda del cosiddetto « controllo razionale delle nascite », promossa da persone e da enti, talvolta autorevoli per altri titoli, ma, in questo, pur troppo riprovevoli. Se però è doloroso di rilevare la diffusione di tali dottrine e pratiche, anche nelle classi tradizionalmente sane, è tuttavia confortante di notare nella vostra patria i sintomi ed i fatti di una sana reazione, in campo sia giuridico che medico. 

Come è noto, la vigente Costituzione della Repubblica Italiana, per non citare che questa sola fonte, accorda, nell'articolo 31, un « particolare riguardo alle famiglie numerose », mentre la dottrina più corrente dei medici italiani si schiera sempre più in disfavore delle pratiche limitative delle nascite. Non pertanto deve stimarsi cessato il pericolo e distrutti i pregiudizi, che tendono ad asservire il matrimonio e le sue sapienti norme ai colpevoli egoismi individuali e sociali. È da deplorarsi in particolare quella stampa, che di tanto in tanto ritorna sull'argomento col manifesto intento di confondere le idee del buon popolo e trarlo in errore con fallaci documentazioni, con discutibili inchieste e perfino con dichiarazioni falsate di questo o quell'ecclesiastico. Da parte cattolica occorre insistere per diffondere la persuasione, fondata sulla verità, che la sanità fisica e morale della famiglia e della società si tutela soltanto con obbedire generosamente alle leggi della natura, ossia del Creatore, ed innanzi tutto nutrendo verso di esse un sacro ed interiore rispetto. Tutto in questa materia dipende dalla intenzione. Si potranno moltiplicare le leggi ed aggravare le pene, dimostrare con prove irrefutabili la stoltezza delle teorie limitative e i danni che dalla loro pratica derivano; ma se manca il sincero proposito di lasciare al Creatore compiere liberamente la sua opera, l'egoismo umano saprà sempre trovare nuovi sofismi ed espedienti per far tacere, se possibile, la coscienza e perpetuare gli abusi. 

Ora il valore della testimonianza dei genitori di famiglie numerose non solo consiste nel rigettare senza ambagi e con la forza dei fatti ogni compromesso intenzionale tra la legge di Dio e l'egoismo dell'uomo, ma nella prontezza ad accettare con gioia e riconoscenza gli inestimabili doni di Dio, che sono i figli, e nel numero che a lui piace. Tale disposizione di animo, mentre libera gli sposi da intollerabili incubi e rimorsi, pone, a giudizio di autorevoli medici, le premesse psichiche più favorevoli per un sano sviluppo dei frutti propri del matrimonio, evitando nell'origine stessa delle nuove vite quei turbamenti ed angosce, che si tramutano in tare fisiche e psichiche sia nella madre che nella prole. A prescindere infatti dai casi eccezionali, sui quali avemmo altre volte occasione di parlare, la legge della natura è essenzialmente armonia, e quindi non crea dissidi e contraddizioni, se non nella misura in cui il suo corso viene turbato da circostanze per lo più anormali o dalla contrastante volontà umana. Non vi è eugenetica che sappia far meglio della natura, ed è buona solo quella che ne rispetta le leggi, dopo averle profondamente conosciute, sebbene in alcuni casi di soggetti tarati sia consigliabile di dissuaderli dal contrarre matrimonio. Del resto, sempre e dappertutto il buon senso popolare ha ravvisato nelle famiglie numerose il segno, la prova e la fonte di sanità fisica, mentre la storia non erra quando addita nella manomissione delle leggi del matrimonio e della procreazione la causa prima della decadenza dei popoli. 

Le famiglie numerose, lungi dall'essere la « malattia sociale », sono la garanzia della sanità di un popolo, fisica e morale. Nei focolari, dove è sempre una culla che vagisce, fioriscono spontaneamente le virtù, mentre esula il vizio, quasi scacciato dalla fanciullezza, che ivi si rinnova come soffio fresco e risanatore di primavera.  

Prendano dunque esempio da voi i pusillanimi e gl'ingenerosi; a voi conservi la patria gratitudine e predilezione per tanti sacrifici, che abbracciate nell'allevare ed educare i suoi cittadini; come vi è grata la Chiesa, che può per mezzo vostro ed insieme con voi presentare all'azione santificatrice del divino Spirito schiere sempre più sane e folte di anime. 

2. Nel mondo civile moderno la famiglia numerosa vale in generale non a torto come la testimonianza della fede cristiana vissuta, poiché l'egoismo, di cui parlavamo testé come massimo ostacolo alla espansione del nucleo familiare, non può validamente vincersi se non ricorrendo ai principii etico-religiosi. Anche di recente si è visto come la cosiddetta « politica demografica » non ottiene notevoli risultati, sia perché sull'egoismo collettivo, di cui essa è spesso la espressione, prevale quasi sempre l'individuale, sia perché le intenzioni ed i metodi di quella politica avviliscono la dignità della famiglia e delle persone, pareggiandole quasi a specie inferiori. Soltanto la luce divina ed eterna del cristianesimo illumina e vivifica la famiglia, in tal modo che, sia nell'origine sia nello sviluppo, la famiglia numerosa è spesso presa come sinonimo di famiglia cristiana. Il rispetto delle leggi divine le ha dato l'esuberanza della vita; la fede in Dio fornisce ai genitori il vigore necessario per affrontare i sacrifici e le rinunzie che esige l'allevamento della prole; i principi cristiani guidano e agevolano l'ardua opera di educazione; lo spirito cristiano dell'amore veglia sull'ordine e sulla tranquillità, mentre dispensa, quasi enucleandole dalla natura, le intime gioie familiari, comuni ai genitori, ai figli, ai fratelli. Anche esteriormente una famiglia numerosa ben ordinata è quasi un visibile santuario: il sacramento del Battesimo non è per essa un avvenimento eccezionale, ma rinnova più volte la letizia e la grazia del Signore. Non è ancora terminata la serie dei festosi pellegrinaggi al fonte battesimale, che comincia quella, sfavillante di pari candore, delle Cresime e delle prime Comunioni. Il più piccino dei fratelli ha appena deposto il vestitino bianco tra i più cari ricordi della vita, ed ecco fiorire il primo velo nuziale, che raccoglie ai piedi dell'altare genitori, figli e nuovi parenti. Seguiranno, come rinnovate primavere, altri matrimoni, altri battesimi, altre prime Comunioni, perpetuando, per così dire, nella casa le visite di Dio e della sua grazia. 

Ma Dio visita altresì le famiglie numerose con la sua Provvidenza, alla quale i genitori, specialmente poveri, danno aperta testimonianza, riponendo in lei ogni loro fiducia, quando non bastasse la umana industria. Fiducia ben fondata e non vana! 

Provvidenza - per esprimerCi con concetti e parole umane - non è propriamente l'insieme di atti eccezionali della divina clemenza; ma il risultato ordinario dell'azione armoniosa della infinita sapienza, bontà e onnipotenza del Creatore. Dio non nega i mezzi di vivere a chi chiama alla vita. Il divino Maestro esplicitamente insegnato che « la vita vale più del nutrimento, e il corpo più del vestito » (cfr. Matth. 6, 25). Se singoli episodi piccoli e grandi, talora sembrano provare il contrario, è segno che qualche impedimento è stato opposto dall'uomo alla esecuzione dell'ordine divino, oppure, in casi eccezionali, prevalgono superiori disegni di bontà; ma la Provvidenza è una realtà, una necessità di Dio Creatore. Senza dubbio, non dalla disarmonia od inerzia della Provvidenza, bensì dal disordine dell'uomo — particolare dall'egoismo e dall'avarizia — è sorto e si mantiene ancora insoluto il cosiddetto problema della sovrappopolazione della terra, in parte realmente esistente, in parte irragionevolmente temuto come imminente catastrofe dalla moderna società. Con il progresso della tecnica, con la facilità dei trasporti, con le nuove fonti di energia, di cui si è appena cominciato a raccogliere i frutti, la terra può promettere prosperità a tutti coloro che ospiterà, ancora per molto tempo. 

[...] La sovrappopolazione non è dunque una valida ragione per diffondere le illecite pratiche del controllo delle nascite, bensì il pretesto per legittimare l'avarizia e l'egoismo, sia di quelle nazioni che temono dalla espansione delle altre un pericolo alla propria egemonia politica e l'abbassamento del tenore di vita, sia degli individui, specialmente dei più forniti di mezzi di fortuna, che preferiscono il più largo godimento dei beni terreni al vanto ed al merito di suscitare nuove vite. Si giunge in tal modo ad infrangere le leggi certe del Creatore col pretesto di correggere gli immaginari errori della di lui Provvidenza. Sarebbe invece più ragionevole ed utile che la società moderna si applicasse più risolutamente e universalmente a correggere la propria condotta, rimuovendo le cause della fame nelle « zone depresse » o sovrappopolate, mediante un più attivo uso a scopi di pace delle moderne scoperte, una più aperta politica di collaborazione e di scambio, una più lungimirante e meno nazionalistica economia; soprattutto reagendo alle suggestioni dell'egoismo con la carità, dell'avarizia con applicazione più concreta della giustizia. Dio non chiederà conto agli uomini del generale destino della umanità, che è di sua spettanza; ma dei singoli atti da loro voluti in conformità o in dispregio dei dettami della coscienza. 

Quanto a voi, genitori e figli di famiglie numerose, continuate a prestare con serena fermezza la vostra testimonianza di fiducia nella divina Provvidenza, certi che ella non mancherà di ricambiarla con la testimonianza della sua quotidiana assistenza, e, se fosse necessario, con straordinari interventi, dei quali molti di voi hanno felice esperienza. 

3. Ed ora qualche considerazione sulla terza testimonianza, atta a rinfrancare i pavidi e ad accrescere in voi il conforto. Le famiglie numerose sono le aiuole più splendide del giardino della Chiesa, nelle quali, come su terreno favorevole, fiorisce la letizia e matura la santità. Ogni nucleo familiare, anche il più ristretto, è nelle intenzioni di Dio un'oasi di spirituale serenità. Ma vi è una profonda differenza: dove il numero dei figli non supera di molto il singolare, là quell'intimo sereno, che ha valore di vita, porta in sé un qualcosa di melanconico e di smorto; è di più breve durata, forse più incerto, spesso offuscato da timori e da segreti rimorsi. Diversa è, invece, la serenità di spirito nei genitori circondati da una rigogliosa fioritura di giovani vite. Il gaudio, frutto della sovrabbondante benedizione di Dio, irrompe con mille espressioni, con stabile e sicura perennità. Sulla fronte di questi padri e madri, benché gravata da pensieri, non vi è traccia di quell'ombra interiore, rivelatrice di ansie di coscienza o del timore di un irreparabile ritorno alla solitudine. La loro giovinezza non sembra mai appassire, finché perdura nella casa il profumo delle culle, finché le pareti domestiche riecheggiano delle voci argentine dei figli e dei nipoti. Le fatiche moltiplicate e i sacrifici raddoppiati, le rinunzie a costosi svaghi, sono largamente compensati, anche quaggiù, dalla copia inesauribile di affetti e di dolci speranze, che assediano i loro cuori, senza tuttavia opprimerli nè stancarli. E le speranze diventano presto realtà dal momento che la più grandicella delle figliuole comincia a prestare alla madre la sua opera nell'accudire l'ultimo nato; il giorno in cui il primogenito rientra per la prima volta, raggiante, col suo primo guadagno. Quel giorno sarà benedetto in modo particolare dai genitori, che ormai vedono scongiurato lo spettro di una possibile squallida vecchiaia e assicurato il compenso ai loro sacrifici. I numerosi fratelli, alla loro volta, ignorano il tedio della solitudine ed il disagio dell'essere costretti a vivere tra i più grandi. È vero che la loro numerosa compagnia può trasformarsi talora in fastidiosa vivacità, e i loro dissensi in passeggere tempeste; tuttavia, quando queste sono superficiali e di breve durata, concorrono efficacemente alla formazione del carattere. I fanciulli delle famiglie numerose si educano quasi da sé alla vigilanza ed alla responsabilità dei loro atti, al mutuo rispetto ed aiuto, all'apertura di animo e alla generosità. La famiglia è per essi il piccolo mondo di prova, prima che si affronti quello esterno, più arduo ed impegnativo. 

Tutti questi beni e pregi assumono maggiore consistenza, intensità e fecondità, allorché la famiglia numerosa pone a proprio fondamento e norma lo spirito soprannaturale del Vangelo, che tutto trasumana ed eterna. In questi casi, agli ordinari doni di provvidenza, di letizia, di pace, Iddio aggiunge spesso, come l'esperienza dimostra, le chiamate di predilezione, vale a dire, le vocazioni al sacerdozio, alla perfezione religiosa e alla stessa santità. Più volte, e non a torto, si è voluto mettere in risalto la prerogativa delle famiglie numerose nell'essere culle di santi; si citano, tra tante, quella di S. Luigi Re di Francia composta da dieci figli, di S. Caterina da Siena da venticinque, di S. Roberto Bellarmino da dodici, di S. Pio X da dieci. Ogni vocazione è un segreto della Provvidenza; ma, per quanto concerne i genitori, da questi fatti si può concludere che il numero dei figli non impedisce la loro egregia e perfetta educazione; che il numero, in questa materia, non torna a discapito della qualità, sia in rapporto ai valori fisici che a quelli spirituali. 


Una parola finalmente a voi, Dirigenti e Rappresentanti le Associazioni tra le Famiglie Numerose in Roma e in Italia. Abbiate cura d'imprimere un dinamismo sempre più vigile e fattivo all'azione che vi proponete di svolgere a vantaggio della dignità delle famiglie numerose e della loro protezione economica. Per il primo scopo conformatevi ai dettami della Chiesa; per il secondo occorre scuotere dal letargo quella parte della società non ancora aperta ai doveri sociali. La Provvidenza è una verità ed una realtà divina, che, però, si compiace di avvalersi della umana collaborazione. D'ordinario essa si muove ed accorre, se chiamata e quasi condotta con mano dall'uomo; ama nascondersi dietro l'umana operosità. Se è giusto riconoscere alla legislazione italiana il vanto delle posizioni più progredite sul terreno della tutela delle famiglie, particolarmente di quelle numerose, non bisogna nascondersi che ne esistono tuttora non poche, le quali si dibattono, senza loro colpa, tra disagi e stenti. Ebbene, la vostra azione deve proporsi di far giungere anche a queste la tutela delle leggi, e, nei casi urgenti, quella della carità. Ogni risultato positivo ottenuto in questo campo è come una solida pietra posta nell'edificio della patria e della Chiesa: è quanto di meglio si possa fare come cattolici e come cittadini. 

Invocando la divina protezione sopra le vostre famiglie e sopra quelle di tutta l'Italia, ponendole ancora una volta sotto l'egida celeste della Sacra Famiglia di Gesù, di Maria e di Giuseppe, v'impartiamo di gran cuore la Nostra paterna Apostolica Benedizione. 

Pensiero del giorno - Povero in spirito

I desideri terreni […] sono come bevande gassose: dilatano lo stomaco ma non lo saziano; i desideri celesti invece sono come linfa benefica che si diffonde in tutte le fibre della vita e la fa fiorire.

Povero di spirito è chi è distaccato da tutto, pur possedendo, o chi, non avendo nulla, non desidera altro, e si acquieta nella vita, confidando in Dio solo. Povero di spirito o nello spirito è chi non ha l'anima infarcita di sapienza umana, ma si apre con semplicità alla luce di Dio. Povero di spirito è chi volontariamente abbandona ogni suo avere per abbracciarsi, senza ostacoli, al Sommo Bene, chi sopporta con sapienza la perdita dei beni, chi tollera in pace la sopraffazione ingiusta, e spregia i beni che gli vengono rapiti, chi rinunzia alle sue agiatezze per consolare i poveri, e diventa come acquedotto della carità […]. Povero di spirito è soprattutto chi confida in Dio solo, e riguarda come nullità le cose presenti, fissando gli occhi sempre alla dolce paternità del Signore, chi si crede nullità e non confida nelle proprie forze, ma fa appello alla bontà ed alla misericordia di Dio.

Beati sono ancora i poveri di beni materiali, che mutano la loro povertà in ricchezze spirituali, uniformandosi alla divina Volontà e confidando nel Signore. La fiducia toglie l'angustia che cagiona la povertà materiale, poiché Dio interviene sempre per soccorrere chi gli si abbandona, e rende non solo sopportabile ma beata la condizione di chi non ha niente.

[Brano tratto dal libro “La Sacra Scrittura”, volume XX, Vangelo secondo Matteo, Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa]

sabato 21 maggio 2016

Monasteri rilassati

Ripubblico un interessante post sul tema dei "monasteri rilassati".


Gentile D.,
                 vorrei chiederti il riferimento bibliografico della frase di Sant'Alfonso che citi spesso, secondo cui piuttosto che entrare in un ordine rilassato, è meglio rimanere a casa propria, visto che qualche religioso a cui ho parlato di questa citazione afferma di non aver mai sentito questa frase da nessuna parte […], mi piacerebbe sapere dove trovo questa mirabile perla sulla vita religiosa, che io condivido in pieno.

Ti ringrazio sempre per gli aggiornamenti costanti sul blog, e ti esorto a continuare su questa direzione: sono certo che il tuo apostolato sta salvando tante anime, aprendo gli occhi anche a coloro che vivono la fede in modo passivo.

In Corde Matris,
(lettera firmata)


Carissimo in Cristo,
                               sono contento che la pensi come Sant'Alfonso Maria de Liguori circa la questione dell'osservanza religiosa. Sì, confermo che questo grande Dottore della Chiesa affermava che è meglio restare a casa propria anziché entrare in un monastero rilassato. Lo scrisse nella lettera intitolata "Risposta ad un giovane che dimanda consiglio circa lo stato di vita che deve eleggere" ed anche in una lettera intitolata "Avvertimenti ad una donzella che sta in dubbio dello stato che ha da eleggere”. Ecco cosa disse Sant'Alfonso a quel ragazzo: “Ho detto monastero di osservanza, perché se voleste entrare in qualche altro, dove si vive alla larga, è meglio che restiate in casa vostra, ed attendiate ivi a salvarvi l'anima, come meglio potrete; poiché, entrando in una comunità ove è rilassato lo spirito, vi metterete in pericolo di perdervi. Quantunque vi entraste con risoluzione di dedicarvi all'orazione, e di pensare solo a Dio; ciononostante, trascinato poi dai cattivi esempi dei compagni, e vedendovi inoltre deriso ed anche perseguitato, se non vorrete vivere a modo loro, lascerete tutte le vostre devozioni, e farete come fanno gli altri, secondo l'esperienza che se ne vede.”

Purtroppo molti fedeli ignorano gli scritti di Sant'Alfonso, e quando gli si mostrano i testi, si limitano a rispondere che oggi i tempi sono cambiati o trovano altre scuse di questo genere. Per convertire costoro non ci rimane che pregare e fare penitenza. Ti saluto cordialmente e ti incoraggio a continuare il tuo percorso di discernimento vocazionale.

In Cordibus Jesu et Mariae,
Cordialiter

Circa il pericolo comunista

Si sente spesso ripetere dalla propaganda progressista che oggi il pericolo comunista non esiste più. In realtà ci sono ancora circa un miliardo e mezzo di persone che in diversi Stati vivono sotto il tallone della tirannica oppressione dei rossi. L'esempio più spaventoso è quello della Korea del Nord, che a livello di terrore nella popolazione può essere paragonata più o meno all'Unione Sovietica di Stalin.

In Cina è sorto un mostro con due teste: il capital-comunismo. Da un punto di vista economico non c'è più il comunismo di stampo maoista, ma si è passati a un capitalismo selvaggio che sfrutta i lavoratori; e intanto da un punto di vista dei diritti umani il comunismo è rimasto vivo e vegeto, basti pensare alla persecuzione che subiscono i cattolici, oppure alle restrizioni circa la procreazione della prole.

Anche in altri Stati i comunisti continuano a governare in maniera tirannica. Ma anche i rossi dell'occidente mi preoccupano molto, perché si sono “mimetizzati”. Non sventolano più la bandiera rossa con la falce e il martello, dicono di essere democratici ma in realtà stanno instaurando una dittatura relativista che calpesta la Legge Eterna di Dio, imbavaglia gli oppositori, e perseguita chi non la pensa come loro (basti pensare alle varie leggi sull'omofobia in vigore in molti Stati, le quali non sono altro che dei subdoli modi per mettere a tacere chi non è d'accordo con il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali). Anche se non si chiamano più “comunisti”, sono rimasti “rossi” dentro, e sono ancora più pericolosi di prima, perché si sono alleati con il mondo dell'alta finanza, la quale controlla il sistema dell'informazione e manipola l'opinione pubblica.

I regimi dittatoriali relativisti apparentemente non assomigliano ai regimi totalitari di stampo stalinista e maoista, ma i danni che causano sono altrettanto disastrosi. Pensiamo ad esempio ai milioni di bimbi assassinati “democraticamente” grazie alle leggi che hanno legalizzato l'aborto in quasi tutti i Paesi occidentali. Insomma, il lupo rosso ha perso il pelo ma non il vizio di uccidere.

Ovunque governano i comunisti, sia quelli di stampo stalinista sia quelli “radical-chic” da salotto (in voga nei Paesi occidentali), causano sempre miseria, persecuzioni, sofferenze e morte. I rossi vogliono costruire un mondo “senza Dio”, ma in questo modo causano un mucchio di disastri. Solo osservando la Legge di Dio i governanti possono ottenere risultati positivi per il bene comune.

Pensiero del giorno


Oh quanti uomini vivono gonfi di sé stessi per sapere di matematica, di belle lettere, di lingue straniere e di certe notizie di antichità, che niente conducono al bene della religione e niente giovano al profitto spirituale! Ma a che servirà la scienza di queste cose a molti che sanno tante belle cose, e poi non sanno amare Dio e praticar la virtù?

Quanti rozzi che non san leggere, ma sanno amare Dio, si salvano; e quanti dotti del mondo si dannano!


[Sant'Alfonso Maria de Liguori].

venerdì 20 maggio 2016

La vera fede

Una carissima lettrice mi ha inviato vari scritti da pubblicare firmandoli con uno pseudonimo scelto da lei. Li pubblicherò un po' alla volta. Eccone uno.


Gentile Cordialiter ti mando ancora qualche pensiero che ho elaborato in questi ultimi tempi riguardo a che cosa mi ha dato la vera fede.

La vera fede mi ha dato:

-una base dottrinale semplice ed essenziale, facile da imparare e chiara che mi ha aiutata ad avere un comportamento normalmente cristiano nella vita di tutti i giorni;

-una semplice capacità di capire cosa pensare in certi casi morali e di capire dove è il bene nelle vicende confuse dei tempi moderni e nelle realtà che stiamo vivendo;

-chiarezza nel distinguere cosa è meglio fare nelle scelte della vita personale e privata;

-aiuto per mantenere la salute fisica e la stabilità nella vita soprattutto attraverso i Sacramenti e la preghiera del Rosario.

Il fatto è che noi avevamo la possibilità di avere una fede così anche in questi tempi confusi. Questa fede è stata abbandonata dalle persone per avere una maggiore libertà nei costumi e nella vita personale di fare scelte diverse da quelle che ci propone il Vangelo e provare valori diversi tipo, ad esempio, mettere se stessi al primo posto (autostima) invece dell’essere pazienti ed umili. Ciò è avvenuto per comodità. Alla gente faceva comodo non avere regole certe e chiarezza e non avere impegni religiosi da rispettare (ad esempio dormire invece di andare alla messa la domenica).

Risultato: che cosa trovo adesso quando frequento le Chiese:

- una comunità di persone che non sa bene cosa significa essere cristiani, che conosce a mala pena solo qualcosa del Catechismo, che fuori dalla Chiesa vive tranquillamente in un contesto indifferente o contrario al cristianesimo e lo accetta di buon grado;

- guida incerta da parte delle persone consacrate;

- elementi protestanti considerati come appartenenti alla Chiesa universale, ad esempio idee eretiche propagandate da alcuni gruppi carismatici.

Di fronte a una Chiesa di uomini che non conoscono il Catechismo e i principi base del cristianesimo e non amano i Sacramenti e la preghiera, la soluzione che si cerca è quella di cancellare quel che resta della dottrina cristiana per far posto all’umanità. Si propone come rimedio per aumentare la fede ciò che è la causa della mancanza della fede.

Sinceramente è una vita che osservo questa situazione: la progressiva mondanizzazione dei cristiani e adesso la ricerca di giustificazioni a comportamenti non cristiani da parte dei cristiani stessi come se questo fosse un rimedio alla mondanizzazione, ma la grazia del Signore esiste!

Comunque la fede si conserverà sempre. Questo pensiero è come un faro per me in questo momento di confusione.

Grazie, saluti,

Teodolinda

Avviso da Napoli



*** 
Domenica 22 maggio 2016 
Festa della Santissima Trinità 
Chiesa dell’Arciconfraternita di S. Maria del Soccorso all’Arenella – Napoli 

- ore 17:15 S. Rosario e Adorazione eucaristica 
- ore 18:00 S. Messa cantata in Rito Domenicano 

Celebrante: Pé. Réginald-Marie Rivoire, Fraternità di San Vincenzo Ferrer

***
Si ricorda che la Messa in rito antico viene celebrata tutte le domeniche alle 18.





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