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venerdì 15 dicembre 2017

Molte ragazze non riescono a trovare un fidanzato cristiano

Diverse lettrici mi hanno confidato la loro difficoltà a trovare un fidanzato serio che voglia dar vita a una famiglia autenticamente cristiana. Ad esempio nel 2016 una ragazza laureata mi ha detto che gli uomini con cui aveva cominciato una relazione sentimentale, sono tutti scomparsi senza farsi più sentire. Le ho chiesto per quale motivo fosse accaduto ciò, visto che ha un aspetto esteriore alquanto grazioso. Mi ha risposto che quando quei ragazzi le hanno chiesto di concedersi, lei ha rifiutato poiché desidera vivere in castità fino al matrimonio, ma nessuno di loro ha voluto aspettare e quindi hanno interrotto la relazione e non si sono fatti più sentire.

Anche altre "ragazze serie" mi hanno detto che purtroppo i ragazzi che le corteggiano sono quasi tutti desiderosi di commettere fornicazione (rapporti tra persone non sposate) o addirittura di andare a convivere prima del matrimonio. Ciò per loro è causa di sconforto e tristezza, poiché si sentono attratte dalla vita matrimoniale e desiderano diventare madri, ma non riescono a trovare degli uomini pii come il papà di Santa Teresa di Lisieux, con cui formare una famiglia cristiana.

Mi dispiace tanto vederle soffrire ma sono dispiaciuto anche per il danno che ne ricava la Chiesa Cattolica, che è il Corpo Mistico di Cristo, e che ha una grande necessità di giovani, prolifiche e fervorose famiglie autenticamente cristiane. Se i bambini nascono in famiglie "scristianizzate", come faranno a ricevere una buona educazione cattolica? Invece i bambini che nascono in famiglie autenticamente cristiane come quella dei genitori di Santa Teresina, hanno maggiori probabilità di crescere buoni e di salvarsi l'anima.

Purtroppo, per sposarsi non basta trovare un "bravo coniuge", c'è bisogno anche che tra i due sposi ci sia una certa sintonia e una visione comune sulla vita matrimoniale. Vi faccio un esempio. Qualche anno fa un'infermiera neocatecumenale (le lettrici nubili che mi contattano per parlarmi di matrimonio cristiano sono principalmente insegnanti e infermiere), dopo aver letto un mio scritto sulla vita matrimoniale, mi disse che stava cercando un fidanzato cristiano che la pensasse come me, e così per alcuni mesi dialogammo con lo scopo di conoscerci meglio. Era una brava ragazza, aveva le idee chiare sulla sessualità (ho apprezzato molto il fatto che fosse contraria agli anticoncezionali, cosa alquanto rara di questi tempi persino in molti ambienti parrocchiali), ma tra noi non c'era molta sintonia, si notava la diversità di sensibilità tra di noi. Una ragazza che non ha una mentalità tradizionale, difficilmente riesce a comprendermi pienamente.

Nonostante il degrado continui ad avanzare nella società neopagana in cui viviamo, fortunatamente ci sono degli elementi che inducono alla speranza. Quando qualche anno fa ho partecipato a Roma al pellegrinaggio del Popolo del "Summorum Pontificum", ho notato la presenza di diverse giovani famiglie con tanti bambini. Queste prolifiche famiglie di stampo tradizionale aiutano a guardare con speranza verso l'avvenire (spesso sono vivai di buone vocazioni religiose), mentre il vegliardo e isterilita popolo modernista incede inesorabilmente sul viale del tramonto.

Preghiamo il Signore affinché doni alla Chiesa sia numerosi e santi sacerdoti che numerose e feconde famiglie profondamente cristiane!

Avviso da Trieste

Giovedì 21 dicembre, presso la chiesa parrocchiale della Beata Vergine del Soccorso (Sant’Antonio Vecchio), sita in piazzetta Santa Lucia 2, a Trieste, sarà celebrata alle ore 18.30, secondo la forma straordinaria del Rito Romano, una Santa Messa in suffragio dell’anima del defunto Cardinale Carlo Caffarra.

Celebrerà don Paolo Rakic, l’Orazione funebre sarà tenuta da don Samuele Cecotti. Il coro accompagnerà l’azione liturgica con la Messa da Requiem di Lorenzo Perosi.










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Pensiero del giorno

Consideratevi come un cane morto che merita di essere aborrito da tutti.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

giovedì 14 dicembre 2017

Per sconfiggere il modernismo abbiamo bisogno di numerosi e santi sacerdoti fedeli alla Tradizione

Tempo fa mi ha scritto un ragazzo attratto dal sacerdozio cattolico.


Caro D., 
               è veramente una gioia leggere ogni giorno i tuoi blog, specialmente quello sulla spiritualità. Devo dirti che apprezzo moltissimo le tue proposte di collaborazione a varie lettrici (mi sembra che siano solo lettrici!), poiché ritrovo in loro vari aspetti comuni alla mia esperienza. Non conosco le persone che leggono i tuoi blog, ma credo che tutti rimangano edificati, sei sempre caritatevole, fraterno e umile […]. Dicevo non conosco i tuoi lettori ma è come se li conoscessi, grazie alla "Messa in latino" è come se fossimo tutti fratelli […].

Il mio direttore spirituale mi ha "obbligato" il mese scorso a leggere "Teologia della perfezione cristiana" del p. domenicano Antonio Royo Marin, e mi è rimasta una "sete spirituale", non so come chiamarla […]. Ho capito certamente alcune cose [...] secondo me non ho la vocazione matrimoniale, perché non penso mai a sposarmi, non mi ci vedo, e poi stimo troppo il matrimonio, come San Paolo […]. E poi mi capita spesso (non so se capisci), quando servo la Messa, di restare letteralmente a bocca aperta alla Consacrazione, e di voler essere al posto del sacerdote, pur sapendo benissimo che cosa dice sottovoce. Non so che cosa veda Dio in me, ma so che desidero fare la Sua volontà. […] Ancora di più stimo il sacerdozio, ma non mi sento degno di un regalo così grande, da tanto che sono misero […].

Mi propongo di ricordarmi di te e dei lettori del blog quando assisterò alla Messa. Pregherò per te, per i tuoi progetti, per tutto ciò che fai e in particolare per quella signora che ha avuto quelle visioni di te insieme a lei, perché si compia la volontà di Dio.

Tuo fratello in Cristo, 
(lettera firmata)



Carissimo in Cristo,
                                     sono contento che ti piaccia molto il mio blog “Cordialiter”. All'inizio (nel 2008) era principalmente un "notiziario" sul mondo della Tradizione, ma col tempo ho capito che era importante dare ampio spazio a scritti ascetici, infatti sono convinto che il modernismo vada combattuto principalmente col rilancio della vita devota. Infatti quella che stiamo combattendo è una battaglia spirituale, quindi solo usando le armi della fede (preghiera, penitenza, buon esempio, ecc.) possiamo riuscire a prevalere. Se noi cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa praticassimo in maniera eroica le virtù cristiane e vivessimo un'intensa vita spirituale, otterremmo molte più grazie da Dio, le conversioni si moltiplicherebbero in maniera esponenziale, i buoni seminari e monasteri si propagherebbero dappertutto, ecc. L'apologetica da sola non basta a debellare la piaga del modernismo, è necessario curare la vita interiore e impegnarsi a vivere il cristianesimo in maniera coerente e fervorosa.

Non mi avvalgo della collaborazione solo delle “lettrici”, ma anche dei “lettori”. Ad esempio tempo fa ho pubblicato l’intervista a un ragazzo italiano che lavorava a Londra, facendogli domande sulla situazione del “movimento tradizionale” in Inghilterra (l’intervista venne riportata anche da qualche altro sito della nostra “area”). Adesso lavora in Irlanda e vorrei fargli altre domande, ma tra poco si sposerà e non voglio disturbarlo. Ho pubblicato anche un’intervista a un lettore che vive in Francia e frequenta una parrocchia personale legata alla liturgia tradizionale. Poi ci sono altri lettori a cui ho inviato delle domande per un’intervista, ma non mi hanno ancora inviato le risposte.

Inoltre devo dirti che se escludiamo le e-mail in cui mi si chiede di pubblicizzare sul blog eventi riguardanti la Messa tradizionale, il resto delle lettere che ricevo mi vengono scritte in prevalenza (80 - 90%) da donne. E mentre le e-mail che ricevo da parte di uomini sono spesso mere richieste di informazioni oppure lamentele per la drammatica situazione ecclesiale causata dai miliziani modernisti, invece le lettere delle lettrici sono più di tenore ascetico. Ho notato infatti che le donne che seguono i miei blog (non solo le lettrici nubili e le suore, ma anche quelle sposate) sono particolarmente interessate alla vita devota e desiderano vivere il cristianesimo in maniera profonda, praticando un’intensa vita spirituale. Ecco perché le lettere che pubblico sul blog sono principalmente quelle che mi scrivono le lettrici. Ciò che a me interessa è il contenuto delle e-mail, se poi sono state scritte da uomini o da donne è secondario.

Mi fa piacere sapere che il tuo direttore spirituale ti abbia raccomandato di leggere “Teologia della perfezione cristiana” di Padre Antonio Royo Marin. Si tratta di uno dei manuali di ascetica più apprezzati (le prime edizioni vennero pubblicate ai tempi del grande Papa Pio XII).

Per quanto riguarda lo stato di vita da eleggere, si tratta di una scelta di fondamentale importanza. Supplichiamo lo Spirito Santo di farti comprendere quel che desidera che tu faccia. Io non so qual è la volontà di Dio su di te, tuttavia constato con gioia che tra coloro che frequentano la Messa tridentina c’è un alto tasso di ragazzi che stanno riflettendo sulla vocazione sacerdotale.

Ti incoraggio e perseverare nel discernimento vocazionale e ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Non chiamate divertimento una giornata che lascia rimorsi nel cuore.


(Don Bosco)

mercoledì 13 dicembre 2017

Dell'amore di Dio nel nascere bambino

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.


Poteva il Figlio di Dio nel farsi uomo per nostro amore, comparire al mondo in età di uomo perfetto, come comparve Adamo, quando fu creato; ma poiché i bambini sogliono maggiormente tirarsi l'amore di chi li guarda, perciò voll'egli comparire in terra da bambino, e da bambino il più povero ed abbietto, che mai tra i bambini sia nato. Scrisse S. Pier Grisologo: "Così volle nascere il nostro Dio, perché così voll'essere amato". Avendo già predetto il profeta Isaia che il Figlio di Dio doveva nascere bambino, e così darsi tutto a noi per l'amore che ci portava: "Parvulus natus est nobis, Filius datus est nobis" (Isa. 9. 6).

Ah Gesù mio, mio sommo e vero Dio, e chi mai dal cielo v'ha tirato a nascere in una grotta, se non l'amore che portate agli uomini? Chi dal seno del Padre v'ha indotto a collocarvi in una mangiatoia? Chi dal regnare sopra le stelle vi ha posto a giacere sopra la paglia? Chi da mezzo ai cori degli Angeli vi ha ridotto a starvene tra due animali? Voi infiammate di santo fuoco i Serafini, ed ora tremate di freddo in questa stalla? Voi date il moto ai cieli ed al sole ed ora per muovervi avete bisogno di chi vi prende in braccio? Voi provvedete di cibi gli uomini e le bestie, ed ora avete bisogno di un poco di latte per sostentarvi la vita? Voi siete l'allegrezza del cielo, ed ora come vi sento piangere e vagire? "Quis hoc fecit? fecit amor", dice S. Bernardo, l'ha fatto l'amore che voi portate agli uomini.

Affetti e preghiere

Ah mio caro bambino, ditemi che siete venuto a fare in questa terra? Ditemi chi andate cercando? Ah già v'intendo, voi siete venuto a morire per me, per liberarmi dall'inferno. Siete venuto a cercare me pecorella perduta, acciocché io non fugga più da voi e vi ami. Ah Gesù mio, mio tesoro, mia vita, mio amore, mio tutto, e se non amo voi, chi voglio amare? Dove posso trovarmi un padre, un amico, uno sposo più amabile di voi, e che più di voi mi ha voluto bene? Vi amo, caro mio Dio, vi amo unico mio bene. Mi dispiace d'esser stato tanti anni al mondo, e non avervi amato, anzi d'avervi offeso e disprezzato. Perdonatemi, amato mio Redentore, che io mi pento di avervi così trattato, me ne dispiace con tutta l'anima mia. Perdonatemi e datemi la grazia che io da voi non mi separi, e vi ami sempre per la vita che mi resta. Amor mio, a voi tutto mi dono; accettatemi e non mi rifiutate, come io meriterei.

Maria, voi siete l'avvocata mia, voi colle vostre preghiere ottenete quanto desiderate da questo Figlio; pregatelo che mi perdoni e mi dia la santa perseveranza sino alla morte.




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Pensiero del giorno

Puoi sperare di farti santo, se in simil modo persevererai a considerare quel che il tuo Redentore ha fatto e patito per te. Pregalo sempre che ti doni il suo amore. E quest'amore ancora domanda sempre alla tua Signora Maria che si chiama la Madre del bell'amore. E quando chiederai loro questo gran dono, ti prego di chiederlo anche per me che ho desiderato vederti santo con questa mia piccola fatica. Ed io ti prometto di fare lo stesso per te, acciocché poi un giorno in paradiso possiamo abbracciarci in santa carità e riconoscerci per amanti di questo amabilissimo Signore, fatti ivi compagni eterni, ed eletti ad amare da faccia a faccia per sempre il nostro Salvatore ed amore Gesù.

(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

martedì 12 dicembre 2017

Vivere l’Avvento nel raccoglimento interiore

Pubblico una lettera di Maristella, pseudonimo di una signora milanese che collabora col blog.


Caro fratello in Cristo,
come stai? Io sto bene, ringraziando Dio.

Con il Suo aiuto cerco di procedere nel mio cammino di fede. Sono stata invitata a vivere più profondamente la dimensione del silenzio. Cerco di evitare le conversazioni che trovo inutili, i pettegolezzi, le maldicenze. Preferisco restare tranquilla, in silenzio. Apprezzo molto invece i dialoghi che aiutano ad elevare l'animo; o quelli semplici in cui si condividono i problemi della vita, le piccole cose che capitano nella giornata, le riflessioni... non so se sono riuscita a spiegarmi.

Per esempio io ho ricevuto la grazia di leggere un giorno alcune parole di San Francesco di Sales. Invitava, senza mezzi termini, a parlare bene delle persone o a non parlarne affatto. Aiuta molto a vivere bene le relazioni con le persone. Ovviamente io non sempre ci riesco. Però posso contare su immensi aiuti: la Confessione per chiedere perdono, la preghiera e soprattutto l'Eucaristia per chiedere e ottenere la forza che io da sola non avrei mai.

Un'altra grazia che ricevo è  quella di pensare spesso alla morte, ai Novissimi. Non con paura; da anni la morte è un'amica che cammina a fianco a me. Un giorno mi prenderà per mano e mi accompagnerà da Gesù. Danzando, come nei dipinti medioevali che io amo tanto. Io devo tenermi pronta, come le vergini sagge, con la lampada accesa, pronta ad andare incontro allo Sposo celeste!
Così al mattino saluto Dio con gioia perché non so se arriverò alla sera e prima di dormire Lo saluto ancora non sapendo se passerò la notte.

Ti auguro un fruttuoso cammino di Avvento, incontro al Dio che era, che è e che viene, senza stancarsi a chiamare noi poveri peccatori!

Nei Cuori Immacolati,

Maristella 


Cara sorella in Cristo,
                                   innanzitutto desidero ringraziarti pubblicamente per tutto ciò che hai fatto per me da quando nell'estate del 2015 mi hai scritto per la prima volta. Oltre ad essere una generosa finanziatrice del blog, hai anche dedicato tantissimo tempo per scrivere post che riscuotono interesse tra i lettori. So bene che quando torni a casa dal lavoro sei stanca e devi pure occuparti della tua famiglia e della gestione della casa, tuttavia riesci a trovare qualche ritaglio di tempo per scrivere per il blog. Più che come un amico, mi tratti come un… “fratellino” (come mi chiami a volte). :-) In questa società egoista e spietata in cui viviamo è divenuto davvero raro trovare in giro persone dal cuore grande e ricco di carità fraterna come il tuo. Devo essere molto grato al Signore per avermi donato una “sorella adottiva” come te che in questa valle di lacrime mi è di conforto nel difficile cammino verso la Patria Celeste.

I mondani preferiscono non pensare mai alla morte, poiché per loro rappresenta la fine degli spassi a cui hanno attaccato il cuore. Ma lo Spirito Santo nella Sacra Scrittura ci esorta a meditare spesso sui novissimi (morte, giudizio, inferno, paradiso), per non peccare in eterno: “In omnibus operibus tuis memorare novissima tua, et in aeternum non peccabis”. I santi (penso ad esempio a Santa Teresa d’Avila e a Sant’Alfonso Maria de Liguori) non vedevano l’ora di morire per poter finalmente unirsi a Cristo, lo sposo delle anime nostre (Sant’Antonio di Padova disse che tutte le anime sono spose di Cristo: “Omnes animae sponsae sunt Christi”).

Per quanto riguarda l’Avvento, stai facendo bene ad impegnarti a viverlo nel raccoglimento. Il silenzio aiuta a raccogliersi interiormente e ad elevare il cuore a Dio, fine ultimo della nostra esistenza. Purtroppo, spesso, le conversazioni con le persone mondane finiscono nel pettegolezzo, nelle mormorazioni, o in altri discorsi poco edificanti. Tuttavia, poiché ho notato che tra i lettori del blog ci sono persone che soffrono di scrupoli (cioè che credono di peccare in cose che in realtà non sono peccaminose), ci tengo a chiarire che è lecito parlare male del prossimo se lo si fa per un buon fine. Ad esempio lo stesso San Francesco di Sales incoraggiava Filotea, sua figlia spirituale, a parlare male dei nemici della Chiesa, onde evitare che altre persone potessero essere abbindolate dalla loro propaganda (diceva che in questo caso gridare “Al lupo!” è un atto di carità). Quindi parlar male dei modernisti, dei comunisti, dei massoni e di altri nemici della Chiesa non è peccato, se lo si fa con retta intenzione, senza essere mossi dall'odio. Anche i tradizionali manuali di Teologia Morale dicono che è lecito, se lo si fa per il bene proprio o del prossimo, raccontare in giro i misfatti compiuti da altra gente. Ti faccio qualche esempio. Se tu sai che un certo promotore finanziario truffa i suoi clienti, e poi vieni a sapere che una tua amica che è all'oscuro dei suoi imbrogli, vuole affidargli i propri risparmi, puoi dirle tranquillamente che ha truffato altre persone, onde evitare che anche lei venga truffata. Oppure supponiamo che un tuo amico voglia portare suo figlio a fare lezioni private presso un professore ateo che tu sai che insegna agli alunni cose immorali (ad esempio critica la Dottrina Cattolica), puoi tranquillamente dirgli ciò che sai al riguardo, onde evitare che il bambino possa andare a lezione da quell'insegnante e subire, più o meno subdolamente, la propaganda di quell'uomo “senza Dio”. Quindi, se una persona parla male del prossimo, non per odio o per vendetta, ma per una buona causa, non pecca né gravemente né venialmente. Anche Sant'Alfonso Maria de Liguori, uno dei più grandi moralisti della storia della Chiesa, nei suoi libri criticava pubblicamente le malefatte di certi personaggi. Ovviamente lo faceva in modo cristiano, cioè per giovare al prossimo, non per il gusto di parlar male di altra gente. 

Rinnovandoti la mia stima e la mia gratitudine per tutto ciò che hai fatto per me in questi anni, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Purtroppo il mondo si è così paganizzato che un po' del suo influsso materialistico si è infiltrato anche nelle coscienze cristiane.


[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961]

lunedì 11 dicembre 2017

L'abito ecclesiastico: sua finalità e sua importanza

Ripubblico la sintesi di un interessante articolo di Daniele Di Sorco.


1. Il monaco senza abito.

Si dice che l'abito non fa il monaco, il che è vero, nel senso che non basta mettersi qualcosa addosso per cambiare vita o distinguersi esteriormente dal mondo per operare la propria conversione interiore. D'altra parte, è vero anche il contrario: abbandonare l'abito religioso o deformarlo a mero "segno di riconoscimento" (come il tesserino appuntato sul petto dagli addetti di qualche azienda) può significare due sole cose, entrambe negative: o la vergogna per un modo di essere che si cerca di nascondere ogni qual volta faccia comodo; o l'idea secondo cui tra i consacrati e i laici non vi sia alcuna differenza se non sul piano puramente accidentale. In ultima analisi, è un indebolimento della fede, occultata o deformata, che provoca l'abbandono, se non addirittura il disprezzo, della veste sacra.

Non è mia intenzione, qui, analizzare minutamente le molteplici ragioni che giustificano l'uso, da parte dei consacrati, di un abito diverso dalle altre persone. Tuttavia, poiché oggi anche il semplice buon senso sembra vacillare, bisognerà per lo meno spendere una parola contro le obiezioni più frequenti.


2. Chiarezza, non finzione.

La prima è quella secondo cui il consacrato, vestendosi come chiunque, sarebbe più vicino alla gente, più capace di mettersi in relazione con loro. Ora, la chiarezza dei ruoli sta alla base del funzionamento di un rapporto. Nessuno, credo, per corteggiare una ragazza si vestirebbe da donna; e sarebbe ridicolo che il capo di un'azienda, per avere migliori relazioni coi propri operai, andasse a visitarli in tuta da lavoro. Anzi, nell'uno e nell'altro caso l'interlocutore si sentirebbe preso in giro dal tentativo di impostare il rapporto su un mezzo inganno. E reagirebbe o allontanando il dissimulatore oppure trattandolo con sufficienza, perché chi si vergogna di un modo di essere perfettamente legittimo non ha alcun diritto ad essere preso sul serio. Con questo cade la prima obiezione all'abito religioso: chi non lo porta per avvicinarsi alla gente, si rende, sia pure involontariamente, artefice di un inganno. Il consacrato deve avvicinare la gente come consacrato, non come finto laico.


3. Il falso spiritualismo si traduce in vero materialismo.

L'altra frequente obiezione viene formulata più o meno in questo modo: uno stato interiore e spirituale non ha bisogno di essere manifestato con segni esteriori e materiali. Distinguo: uno stato interiore e spirituale privato, che non ha riflessi visibili sulla propria condizione pubblica, non ha effettivamente bisogno di essere denotato esteriormente. Non si chiederà ad un laico che si è confessato e ha fatto la Comunione di appendersi una nastrino al collo per far sapere a tutti la grazia che ha ricevuto. Anzi, vantarsi dei propri meriti, ancorché spirituali, significa alienarsi, come dice il Vangelo, la ricompensa che essi avrebbero meritato nell'altra vita. Invece uno stato interiore e spirituale pubblico, che cioè muta la condizione pubblica di una persona, modificandone il suo status, non solo può, ma deve essere manifestato con segni visibili. Ora, il conferimento dei sacri ordini è pubblico, come pubblico è l'ingresso in un istituto religioso mediante la solenne professione dei voti. È necessario, quindi, che il consacrato porti esteriormente un segno di questa sua condizione, che lo distingue dagli altri fedeli e che, essendo pubblica, dev'essere pubblicamente manifestata. Certo, la sana filosofia ci insegna a subordinare il materiale allo spirituale. Sappiamo perfettamente che il segno esteriore ha senso nella misura in cui riflette uno stato interiore. Attribuire soverchia importanza al segno, a scapito della realtà che esso significa, vuol dire confondere il mezzo col fine, l'accidentale con l'essenziale. Ma nell'uomo, fatto di anima e di corpo, anche la parte materiale ha la sua importanza. È l'istituzione stessa dei Sacramenti a dimostrarcelo. Per veicolarci le sue grazie ex opere operato, nostro Signore avrebbe potuto scegliere qualunque mezzo, anche puramente spirituale. Invece ha deciso di legarle ad un segno tangibile, un segno che, pur essendo in se stesso materiale, produce infallibilmente una grazia spirituale. Perché questa scelta? Per la consapevolezza che l'uomo, non essendo un puro spirito (come gli Angeli), ha bisogno di segni sensibili per accedere più facilmente alle realtà insensibili (cioè non percepibili attraverso i sensi). Ho parlato dell'istituzione dei Sacramenti. Ma avrei potuto menzionare anche l'Incarnazione. Dio poteva redimerci in diversi modi. Se ha scelto di farlo assumendo l'umana natura, è per lo scopo delineato dal prefazio di Natale: "affinché, conoscendo Dio visibilmente, siamo rapiti alla contemplazione delle realtà invisibili".

Bisogna quindi tenersi egualmente lontani da due opposti eccessi: da un lato, quello del materialismo, che ordina l'inferiore (le realtà corporee) al superiore (le realtà spirituali), comportando il dileguo di queste ultime; e dall'altro quello, non meno deleterio, dello spiritualismo, che, pur riconoscendo la ragionevole supremazia delle realtà spirituali, finisce per misconoscere l'importanza di quelle materiali.

[...] Nei bui momenti di sconforto, di scoraggiamento, di tentazione, quando la volontà interiore è meno propensa a ricordarsi degli impegni assunti e delle scelte fatte, è spesso un segno esteriore che ci richiama alla realtà e ci salva. [...] Di qui la necessità di usare la veste sacra come memento al consacrato del suo modo di essere. In questo stessa senso va inquadrata la prassi di portare la tonsura o chierica nei capelli, la quale peraltro, a differenza della veste, non poteva essere neppure deposta. L'abito non fa il monaco, ma aiuta ad esserlo.

[...] Concludo con un tentativo di sintesi. L'abito religioso è il segno esteriore di una realtà interiore. Esso non è coessenziale a questa realtà, nel senso che non è indispensabile affinché questa esista (l'abito non fa il monaco), ma ne è la legittima espressione, conformemente alla natura dell'uomo, che essendo composto di anima e di corpo ha bisogno di servirsi delle cose visibili per cogliere meglio quelle invisibili (l'abito aiuta ad essere monaco). Spogliarsi del segno esteriore non implica la cessazione della realtà interiore; ma è visto dagli altri o come un suo svilimento (vergogna per ciò che si è) o come un tentativo di inganno (fingersi ciò che non si è). Quindi non è in alcun modo funzionale alle relazioni col prossimo, che, al contrario, hanno come presupposto la chiarezza, anche esteriore, dei ruoli. Queste considerazioni, se valgono per il prossimo, valgono a maggior ragione per il consacrato stesso, il quale, per primo, ha bisogno di un segno che gli ricordi sempre, anche quando sarebbe più propenso a scordarlo, la propria condizione. In quanto simbolo (realtà materiale che allude ad una realtà spirituale), la veste sacra deve avere una corrispondenza analogica con ciò che significa: in altre parole, deve in qualche modo rimandare, nel colore e nella forma, alle caratteristiche dello stato di vita che è chiamata a rappresentare. I segni di riconoscimento convenzionali (crocette, colletti, tau), come pure gli abiti stilizzati e imbruttiti che hanno rimpiazzato le dignitose vesti tradizionali, non soddisfano questo requisito, quindi sono da scartare. Essi denotano, tutt'al più, una funzione (come quella di un impiegato che porti un cartellino di riconoscimento), ma non un modo di essere: non sono sufficienti a fare della veste religiosa quel "segno escatologico" di cui parlano gli autori di spiritualità. Anzi, a causa della loro bruttezza ed ordinarietà, finiscono per svilire, a livello psicologico, anche la realtà che significano.

L'esperienza dimostra quanto abbiamo tentato di spiegare a parole. Nel corso della storia, l'abbandono della veste sacra è sempre coinciso con periodi di forte decadenza spirituale. Ad avere in uggia la forma tradizionale dell'abito sacro erano, per esempio, i chierici frivoli e libertini del XVIII secolo. Quanto al clero moderno, l'ostentata noncuranza nei confronti dei segni esteriori fa riscontro ad una mondanizzazione e ad una crisi d'identità (disciplinare e dottrinale) senza precedenti.

Del resto, la decadenza della religiosità esteriore è, ad un tempo, causa ed effetto della decadenza della religiosità interiore, poiché la mente umana è fatta in modo tale da conoscere invisibilia per visibilia. Trascurando il segno visibile, si finisce a poco a poco per perdere il contatto con la realtà invisibile da esso rappresentata. Parallelamente, chi non è più in grado di cogliere adeguatamente le cose spirituali non avverte più il bisogno di esprimerle in forma materiale. Si tratta di un circolo vizioso (abyssus clamat abyssum), dal quale è possibile uscire solo col recupero dei sani concetti della filosofia e della teologia tradizionali e col ritorno alla secolare prassi della Chiesa cattolica.

Pensiero del giorno

Che cosa vuole Dio, se non il nostro bene? Possiamo forse trovare uno che ci voglia bene più di Lui? Egli non solo vuole che nessuno si perda, ma che tutti si salvino e si facciano santi.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

domenica 10 dicembre 2017

Disposizioni per trar profitto dalla comunione

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Avendo l'Eucaristia per fine d'unirci a Gesù e a Dio in modo intimo, trasformante e permanente, tutto ciò che fomenterà quest'unione, nella preparazione o nel ringraziamento, ne intensificherà i lieti effetti.

a) La preparazione sarà quindi una specie d'unione anticipata a Nostro Signore. Si suppone che l'anima sia già unita a Dio con la grazia santificante, altrimenti la comunione sarebbe un sacrilegio. Ciò posto, la preparazione abbraccerà almeno queste tre cose:

1) Anzitutto l'adempimento più perfetto di tutti i doveri del nostro stato in unione con Gesù e per piacere a Lui. Non è forse questo infatti il mezzo migliore per attirare in noi Colui la cui vita si compendia nell'ubbidienza filiale al Padre a fine di piacergli? "Quæ placita sunt ei facio semper" [...].

2) Una sincera umiltà, fondata da un lato sulla grandezza e sulla santità di Nostro Signore e dall'altro sulla nostra bassezza e indegnità: "Domine, non sum dignus..." Questa disposizione fa, per così dire, il vuoto nell'anima nostra, sgombrandola dall'egoismo, dall'orgoglio, dalla presunzione; ora è proprio nel vuoto di sè che si opera l'unione con Dio; quanto più ci vuotiamo di noi stessi, tanto meglio prepariamo l'anima a lasciarsi prendere e possedere da Dio.

3) A questa umiltà terrà dietro un desiderio ardente d'unirsi al Dio dell'Eucaristia: sentendo vivamente la nostra impotenza e la nostra povertà, sospireremo a Colui che solo può fortificare la nostra debolezza, arricchirci dei suoi tesori e riempire il vuoto del nostro cuore. Or questo desiderio, dilatandoci l'anima, la spalancherà a Colui che desidera dare tutto se stesso a noi: "Desiderio desideravi hoc pascha manducare vobiscum".

b) Il migliore ringraziamento sarà quello che prolungherà la nostra unione con Gesù.

1) Principierà dunque con un atto di silenziosa adorazione, d'annientamento, e di intiera donazione di noi stessi a Colui che, essendo Dio, si dà interamente a noi: "Adoro te devote, latens deitas... Tibi se cor meum totum subjicit". In unione con Maria, la più perfetta adoratrice di Gesù, ci annienteremo davanti alla Maestà divina, per benedirla, lodarla, ringraziarla, prima il Verbo Incarnato e poi, con Lui e per Lui, la SS. Trinità. "Magnificat anima mea Dominum... fecit mihi magna qui potens est, et sanctum nomen ejus". Nulla fa meglio penetrar Gesù nel più intimo dell'anima nostra quanto quest'atto di annientamento di noi stessi; povere creature, è questo per noi il modo di darci a Colui che è tutto. Gli daremo tutto ciò che v'è di buono in noi, e sarà una restituzione perchè tutto viene da lui e non cessa d'appartenergli; offriremo pure le nostre miserie, perchè le consumi nel fuoco dell'amor suo e vi sostituisca le sue così perfette disposizioni. Quale mirabile cambio!

2) Vengono allora i dolci colloqui tra l'anima e l'ospite divino: "Loquere, Domine, quia audit servus tuus... Da mihi intellectum ut sciam testimonia tua. Inclina cor meum in verba oris tui" ... Si ascolta attentamente il Maestro, l'Amico; gli si parla rispettosamente, semplicemente, affettuosamente. Si apre l'anima alle comunicazioni divine; perchè è questo il momento in cui Gesù fa passare in noi le sue disposizioni interiori e le sue virtù; bisogna non solo riceverle ma attirarle, assaporarle, assimilarsele: "Os meum aperui et attraxi spiritum". Onde poi questi colloqui non degenerino in abitudine, è bene variare, se non ogni giorno almeno ogni tanto, l'argomento della conversazione, prendendo ora una virtù ora un'altra, meditando adagino qualche parola del Vangelo, e supplicando Nostro Signore di volercela far ben capire, gustare e praticare.

3) Non dimentichiamo di ringraziarlo dei lumi che si degna, per grazia sua, di comunicarci, dei pii affetti, come pure delle oscurità e delle aridità in cui ci lascia ogni tanto; cogliamo anzi l'occasione da quest'ultime per umiliarci, per riconoscerci indegni dei divini favori, e per aderire più frequentemente con la volontà a Colui che, anche nelle aridità, non cessa di far passare in noi, in modo segreto e misterioso, la sua vita e le sue virtù. Supplichiamolo di prolungare in noi la sua azione e la sua vita: "O Jesu, vivens in Mariâ, veni et vive in famulis tuis"; di ricevere, per trasformarlo, quel poco di bene che è in noi: "Sume, Domine, et suscipe omnem meam libertam...".

4) Offriamoci pronti a fare i sacrifici necessari per riformare e trasformare la nostra vita, specialmente su quel tal punto particolare; consapevoli della nostra debolezza, chiediamo istantemente la grazia di compiere questi sacrifizi. È questo un punto capitale, dovendo ogni comunione esser fatta allo scopo di progredire in una speciale virtù.

5) È questo pure il momento di pregare per tutte le persone che ci sono care, per tutti i grandi interessi della Chiesa, secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, per i Vescovi, i sacerdoti. Non temiamo di rendere la nostra preghiera universale quanto più è possibile: è questo in sostanza il miglior mezzo d'essere esauditi.

Infine si termina chiedendo a Nostro Signore, con una formola o con un'altra, la grazia di restare in lui come egli resta in noi e di fare tutte e ciascuna delle nostre azioni in unione con lui, in spirito di ringraziamento. Si affida a Maria quel Gesù da lei così ben custodito, perchè ci aiuti a farlo crescere nel nostro cuore; e così, riconfortati dalla preghiera, si passa al lavoro.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

Circa la carità, mi studierò di rendermi veramente segnalato nel pratico esercizio di essa coll'essere sempre affabile, dolce, urbano, delicato, pieno di cortesia e di delicatezza con tutti e nelle singole circostanze. 


(Proposito fatto durante gli esercizi spirituali del 1939 da Padre Felice Maria Cappello S. J. - 1879-1962)

sabato 9 dicembre 2017

I tradizionalisti sanno dormire anche per terra!

Mi entusiasma osservare lo spirito combattivo dei militanti del movimento tradizionale. È davvero edificante vedere con quanta dedizione e ardimento molti fedeli legati alla Tradizione Cattolica cercano di propagare il patrimonio liturgico e dottrinale della "Chiesa di sempre", minacciato da coloro che hanno il prurito delle novità. Ormai il movimento tradizionale dilaga dappertutto. Una studentessa liceale mi ha raccontato di essersi convertita dopo aver conosciuto un seminarista "tradizionale". Dopodiché lei stessa ha cominciato a fare propaganda tradizionale tra i suoi amici dell'Azione Cattolica, riuscendo a convincerne parecchi. Il militante della Tradizione non riesce a starsene con le mani in mano mentre i neomodernisti demoliscono la nostra Religione, egli cerca di fare "proseliti" ovunque è possibile, sente irrefrenabile dentro di sé il desiderio di combattere con ogni mezzo lecito pur di strappare anime dalle grinfie letali del modernismo filo-massonico.

"Fate fondere le nostre brande; il soldato italiano sa dormire per terra", recitava un manifesto propagandistico in tempo di guerra. Anche la vita del cristiano è una continua guerra contro i nemici dell'anima. Militia est vita hominis super terram (Iob 7,1). Questi son tempi di guerra, guerra spirituale ma pur sempre guerra, pertanto sono necessari un forte spirito di sacrificio, un combattivo spirito apostolico e il disprezzo della vita comoda.

Gli adepti del modernismo hanno un'età media molto elevata (secondo me si aggira sui 70 anni), dunque non possono nemmeno tentare un colpo di coda, altrimenti rischierebbero di ritrovarsi a gambe all'aria. Ormai è solo una questione di tempo, vedrete che si estingueranno come i mammut. Le loro truppe son sempre più assottigliate e acciaccate, le nostre sono nel pieno vigore delle forze e sono determinate a tutto pur di vincere. La vegliarda e decrepita eresia modernista presto soccomberà sotto le energiche sferzate di un giovane padrone: la Tradizione Cattolica.

Pensiero del giorno

Tutti i santi sono stati innamorati di Gesù Cristo e della sua Passione, e per questo unico mezzo si son fatti santi.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

venerdì 8 dicembre 2017

Mater purissima

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori (1696 - 1787).


"Sancta Maria ora pro nobis". Giacché nelle Litanie della Madonna c'istruisce la Chiesa a replicar tante volte la domanda ch'ella preghi per noi, "ora pro nobis", giova che prima di meditare i titoli, con cui s'invoca la santa Vergine, consideriamo quanto vagliano appresso Dio le preghiere di Maria.

Beata quella persona, per cui prega Maria! Gode Gesù d'esser pregato da questa Madre così amata, per accordarle tutto ciò che gli cerca. Un giorno intese S. Brigida che Gesù, parlando con Maria, così le diceva: [...] Madre, già sai che le tue preghiere da me non possono non esser esaudite, onde cercami quel che vuoi. E poi soggiunse: [...] Giacché tu, Madre mia, stando in terra non m'hai negato niente, conviene che ora stando in cielo io niente ti neghi di quanto mi domandi. [...] Onde preghiamo sempre questa divina Madre, se vogliamo accertare la salute eterna, e diciamole con S. Andrea di Candia (o sia di Gerusalemme): "Vi supplichiamo dunque, o Vergine santa, di concederci il soccorso delle vostre preghiere appresso Dio: preghiere che sono più preziose che tutti i tesori della terra: preghiere che ci ottengono una grande abbondanza di grazie: preghiere che confondono i nemici e trionfano de' loro sforzi". 

"Sancta Maria". Il nome di Maria è nome di salute. Questo nome non venne dalla terra, ma dal cielo; onde dice S. Epifanio che non fu dato a Maria da' suoi genitori, ma le fu imposto per espresso voler divino. Quindi è che dopo il nome di Gesù il nome di Maria è superiore ad ogni nome; poiché Dio l'ha ripieno di grazia e di dolcezza, per ottenere ogni bene a chi lo nomina. [...] Nome pieno di benedizioni; dicea S. Bonaventura che il nome di Maria non può esser invocato senza profitto di chi l'invoca. Sovra tutto questo nome ha forza di abbattere le tentazioni dell'inferno.

Ah Signora mia, s'io vi avessi invocato sempre nelle mie tentazioni, non sarei mai caduto. Per l'avvenire non lascerò d'invocarvi sempre, dicendo: "Maria assistetemi, Maria soccorretemi"; e voi ottenetemi la grazia di sempre invocarvi nei pericoli dell'anima mia. 

"Sancta Dei Genitrix". Se appresso Dio molto vagliono le preghiere dei santi, quanto più valeranno le preghiere di Maria? Quelle son preghiere di servi, ma queste son preghiere di Madre. Dicea S. Antonino che la preghiera di Maria presso Gesù Cristo ha ragione di comando: "Oratio Virginis habet rationem imperii". Onde poi diceva essere impossibile che questa Madre chieda una grazia al Figlio, e il Figlio non la conceda: "Impossibile est Deiparam non exaudiri". Quindi ci esorta S. Bernardo che ogni grazia che vogliamo da Dio, la domandiamo per mezzo di Maria: "Quaeramus gratiam, et per Mariam quaeramus". Poiché ella è madre, ed è sempre esaudita. [...].

O gran Madre di Dio, pregate Gesù per me. Guardate le miserie dell'anima mia, ed abbiate di me pietà. Pregate e non lasciate mai di pregare, fin tanto che non mi vedete già salvo in paradiso. O Maria, voi siete la speranza mia, non mi abbandonate. "Sancta Dei Genitrix, ora pro nobis".

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"Mater divinae gratiae". Da S. Anselmo è chiamata Maria, "Mater omnium gratiarum" [...]. Tutte le grazie che noi riceviamo da Dio, si dispensano per mano di Maria, e si dispensano a chi vuole Maria, quando vuole e come vuole Maria. [...] Dunque, regina mia, se io vi amo, non sarò più povero, come sono. Io dopo Dio vi amo sopra ogni cosa; ottenetemi voi maggior tenerezza ed amore verso la vostra bontà. Mi dice S. Bonaventura che sarà salvo ognuno che volete voi: "Quem ipsa vis, salvus erit". Che perciò vi dirò collo stesso santo: "O salus te invocantium salva me": o salute di chi vi invoca, salvatemi dall'inferno, e prima salvatemi dal peccato, che solo può condurmi all'inferno.

"Mater purissima". Questa Madre vergine tutta candida e pura rende casti e puri tutti i suoi servi. Scrive S. Ambrogio che mentre Maria stava sulla terra colla sua presenza infondeva a chi la mirava, amore alla purità [...]. Tutte le altre vergini, dice S. Dionisio Cartusiano, sono spine o a se stesse o agli altri: ma la B. Vergine non fu spina né per sé, né per gli altri; poich'ella verso ognuno che la guardava, spirava affetti puri e santi. Scrive di più il Frigerio, scrittore della vita di S. Tommaso d'Aquino, esser detto del santo che anche le immagini di questa casta tortorella estinguono gli ardori sensuali di chi le mira con devozione. E narra il ven. Giov. Avila che molti tentati nella castità, si eran conservati puri colla divozione alla Madonna. Oh quanto specialmente è grande la virtù del nome di Maria per vincere tutte le tentazioni di questo vizio!

O Maria purissima, liberatemi da questo vizio; fate che nelle tentazioni sempre ricorra a voi con invocarvi sin tanto che la tentazione persiste.

"Mater inviolata". Maria fu quella Donna inviolata che comparve agli occhi di Dio tutta bella e senza macchia: "Tota pulchra es amica mea, et macula non est in te" (Cant. 4. 7). [...]  Dice S. Gregorio che se a placare il re offeso comparisse un suo ribelle, invece di placarlo più lo provocherebbe a sdegno. Quindi essendo destinata Maria a trattar la pace fra Dio e gli uomini, non conveniva che comparisse peccatrice e complice dello stesso delitto di Adamo, e perciò il Signore preservò Maria da ogni macchia di colpa.

Ah mia regina immacolata e candida colomba, così cara a Dio, deh non sdegnate di guardare le tante macchie e piaghe dell'anima mia; guardatemi e soccorretemi. [...] O Maria, a voi ricorro, abbiate di me pietà. "Mater inviolata, ora pro nobis".



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Pensiero del giorno


Oh quanti beati non vi sarebbero ora in Cielo, se Maria con la sua potente intercessione non ve li avesse condotti!


(Pensiero tratto da "Le glorie di Maria" di Sant'Alfonso Maria de Liguori).

giovedì 7 dicembre 2017

Oggi si parla raramente dei novissimi

Una delle innumerevoli macerie spirituali causate dalla "rivoluzione culturale" modernista è la quasi scomparsa delle prediche sui novissimi. Si sente parlare spesso di temi sociali, ma raramente del tema della salvezza eterna dell'anima, che è la cosa più importante. "Porro unum est necessarium" (Lc 10,42). Ho discusso di questo e di altri argomenti con Maristella, che ringrazio di cuore per la sua fraterna amicizia spirituale.


- Sant'Alfonso Maria de Liguori nelle sue prediche parlava spesso dei "novissimi" (morte, giudizio, inferno, paradiso). Oggi invece è raro sentirne parlare. Lo hai notato pure tu?

- Quando ero una ragazzina me ne aveva parlato una mia compagna di scuola, una suora domenicana, spiegandomi i “Novissimi” ossia le cose ultime che accadono quando la vita finisce. Quando muore qualcuno, io in famiglia, con delicatezza ne parlo, invito sempre alla preghiera per le anime dei defunti. Mi si stringe il cuore pensando che tanti non sanno queste cose, non ci pensano e io temo per la loro vita eterna. “Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna” (Giovanni 6,68). 

- Tempo fa mi hai confidato che desideri morire per andare in Cielo ad amare Dio per tutta l'eternità. Anche San Paolo, Santa Teresa, Sant'Alfonso e altri santi desideravano morire per andare a vivere con Cristo, senza timore di poterlo perdere col peccato mortale. Ogni persona saggia dovrebbe desiderare di poter unirsi presto alla Santissima Trinità, fine ultimo della nostra esistenza. Quando vivevi in maniera mondana pensavi al giorno della morte?

-  Quando vivevo in modo mondano vedevo un Dio lontano e indifferente e il mondo governato da un destino cieco e crudele. Così consideravo la morte una specie di liberazione da un’esistenza disperata, che io nascondevo bene sotto un aspetto allegro. Ridevo e scherzavo, ed ero mortalmente ferita. Il Signore mi ha lavata e curata: nessuno mi ama tanto quanto Lui. Ora desidero solo ricambiare, come posso, il Suo sconfinato amore. Vivendo e morendo per Lui.

- La vigilia di Pentecoste del 2016 la nostra fraterna amicizia spirituale si è ulteriormente rafforzata con un patto di mutuo soccorso: entrambi ci siamo accordati che, a Dio piacendo, il primo di noi due che morirà, se si salverà l'anima dovrà impegnarsi, dal Purgatorio o dal Paradiso, a pregare intensamente il Signore affinché anche l'altro che è rimasto in questa valle di lacrime si salvi l'anima. Sono molto contento del nostro "Patto di Pentecoste" che rafforza tra di noi i vincoli di fraterna carità. Pensi che potremmo coinvolgere anche altre persone in questa sorta di "alleanza spirituale"?

- L’alleanza spirituale tra di noi cattolici militanti è fondamentale in questi tempi torbidi e confusi. La preghiera è indispensabile nella vita di Fede; Gesù stesso ce la raccomanda "Pregate sempre, senza stancarvi mai" (Luca 18,1). Sarebbe meraviglioso estendere ad altri fratelli e sorelle questa iniziativa. Ringrazio sempre il Signore che mi dona amicizie fraterne spirituali.

- Oltre ad essere sposa e madre sei anche una lavoratrice subordinata. È molto faticoso riuscire a conciliare il tuo lavoro in ufficio coi lavori casalinghi e la cura della famiglia?

- In tutta sincerità posso dire che, da quando ho imparato a offrire tutto al Signore e alla Vergine Maria, nulla mi costa più fatica. Offro il mio quotidiano lavoro, le relazioni con i colleghi, i viaggi con gli autobus, le piccole incombenze di casa… tutti i fastidi e i sorrisi della mia semplice esistenza quotidiana. In famiglia poi posso contare sull’aiuto del marito e della figlia. Da quando cerco di vivere nella Presenza del Signore sono tranquilla e serena. “Mia forza e mio canto è il Signore” (Salmo 117). 

- Sin da ragazza hai praticato diversi sport. Il grande Papa Pio XII insegna che lo sport, oltre a temprare e fortificare i corpi, può servire ad educare l'anima e a spronarla alle battaglie dell'agone spirituale. Ti affascina questa visione spirituale dello sport?

- Ho sempre amato i passi in cui l’apostolo Paolo ci incoraggia a fare il bene usando parole che richiamano lo sport: “Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l'aria” (1 Corinzi 9, 26). Nei ritmi frenetici della nostra vita quotidiana dedicarsi a un’attività sportiva ci aiuta a mantenere la salute e l’armonia del corpo. Aiuta molto anche l’anima praticare le virtù come la pazienza, la perseveranza, la temperanza anche in questo campo. Anche nello sport noi cattolici possiamo testimoniare l’incontro meraviglioso che ha illuminato la nostra vita!

- Capita spesso di venire traditi da persone che vivono lontano da Dio. Hai mai subìto dei voltafaccia anche da parte di persone che sembravano essere molto praticanti?

- Sì ho fatto anche questa esperienza, molto dolorosa. Ho pregato e Dio mi ha aiutata a capire che non dovevo chiudermi nel rancore e nel risentimento ma accompagnare queste persone dilatando il mio cuore e pregando per loro. Ogni sera prima di dormire recito il Rosario, in un dolcissimo dialogo con il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria: porto con me tutti, amici, nemici ed ex amici… li ringrazio per avere percorso con me un tratto di cammino sulla strada della vita. Forse le nostre strade si incontreranno ancora, oppure si allontaneranno definitivamente. “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore!” (Giobbe 1,21).

- Come vivi le tue vacanze estive: in maniera pagana dedicandoti ai divertimenti mondani, oppure in maniera cristiana andando in posti che facilitano un maggiore raccoglimento interiore e il dialogo con Dio?

- Un tempo amavo il mare in estate. Ora mi piace guardarlo in inverno, quando le spiagge sono vuote e deserte. Adesso in estate trascorro le mie vacanze in montagna, cercando angoli tranquilli e appartati. Amo il silenzio, la pace, il vento che sussurra nelle pinete, le nubi. Mi raccolgo in preghiera e in meditazione. Soprattutto amo contemplare il cielo stellato. Leggere, pregare, meditare e… camminare. Un ottimo riposo per il corpo e per lo spirito.

- Ti piacerebbe fare un ritiro spirituale in un convento fervoroso e osservante?

- Vorrei proprio fare questa esperienza! Spero di riuscire a organizzarmi entro quest’anno. Pregare, pregare tanto mi sembra una prospettiva meravigliosa. Un modo per ringraziare il Salvatore divino e stare tanto con Lui. Io appena posso mi rifugio in Chiesa e sto lì a lasciarmi accarezzare dalla Sua misericordia… il tempo vola mentre sto con Lui.





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Pensiero del giorno

Quante giovani ragazze ci sono che non vedono niente di sbagliato nel seguire alcuni spudorati stili così come tante pecore. Dovrebbero certamente arrossire di vergogna se potessero sapere l'impressione che fanno ed i sentimenti che evocano in coloro che le vedono.


(Papa Pio XII)

mercoledì 6 dicembre 2017

Devastazioni moderniste

Se vedessimo soprannaturalmente quello che accade tra i fedeli al passaggio dei modernisti, vedremmo morti, feriti, devastazioni e macerie, come ai tempi della guerra civile spagnola nelle zone infestate dai rossi.

Ma come fanno i miliziani modernisti ad uccidere le anime? Semplice, spargendo i nuovi dogmi della nuova religione "politically correct" che hanno inventato. Per la Dottrina Cattolica di sempre, noi siamo stati creati per conoscere, amare e servire Dio su questa terra, per poi poterlo godere in eterno in Paradiso. Da ciò ne deriva che per salvarsi l'anima bisogna impegnarsi a combattere contro le cattive inclinazioni, le tentazioni e i vizi. I modernisti invece narcotizzano le anime distogliendole dalla battaglia per la salvezza eterna e le trascinano nel combattimento per la realizzazione di un paradiso sulla terra, così come pretendono di fare i loro amichetti marxisti e tutti i materialisti. Per tranquillizzare le anime, i modernisti le illudono affermando che Dio alla fine perdona tutti, che l'inferno è solo un luogo di purificazione in attesa del paradiso, che per non commettere peccato mortale è sufficiente avere l'opzione preferenziale per il bene, che il demonio non esiste o perlomeno è un innocuo yorkshire che abbaia ma non morde, che i rapporti sessuali fuori dal matrimonio sono piccoli peccatucci veniali, che non è necessario confessare i peccati mortali poiché tanto Dio li conosce già, che l'Ostia Consacrata è solo un simbolo di Gesù e che sarebbe idolatria adorarla, che non bisogna pregare troppo la Madonna altrimenti si cade nella superstizione, che divorzio, matrimoni gay e aborto sono diritti civili democraticamente sanciti, che tutte le religioni sono uguali, eccetera, eccetera. È chiaro che chi si lascia abbindolare dai pifferai modernisti rischia seriamente di allontanarsi dalla vera Religione e di morire spiritualmente.

Padre Miguel Pro, eroico martire messicano

Nel 1927 in Messico spadroneggiava un feroce regime anticlericale guidato da Plutarco Elías Calles. Gli istituti religiosi furono sciolti e i preti vennero oppressi da severe restrizioni. Molti sacerdoti (soprattutto stranieri) furono costretti a nascondersi o ad abbandonare il Paese. Il giovane gesuita Padre Miguel Agustin Pro aveva un grande amore per le anime redente da Cristo a caro prezzo sulla croce del Golgota, e non riusciva a rassegnarsi al pensiero che la gente morisse come gli animali, senza poter ricevere i sacramenti. Decise pertanto di continuare l'apostolato sacerdotale in clandestinità, vestendosi con abiti civili e ingegnandosi a sfuggire (spesso in maniera avvincente e rocambolesca) dalle grinfie della polizia al soldo del regime. Ma un giorno riuscirono a catturarlo e a portarlo in galera.

Il 23 novembre 1927, a Città del Messico, Padre Miguel venne condotto innanzi al plotone d'esecuzione per essere fucilato. Anche se innocente, era stato condannato alla pena di morte con un'accusa ingiusta. Il gesuita, come ultimo desiderio chiese di pregare. Gli venne concesso. Si inginocchiò, affidò la sua anima a Dio e perdonò di cuore i suoi carnefici. Rialzatosi stese le braccia come se fosse in croce, tenendo in una mano la corona del rosario e nell'altra un crocifisso (come immortalato nella foto). Il plotone intanto si era preparato ad eseguire l'esecuzione capitale. Erano i suoi ultimi momenti di vita su questa terra d'esilio. Appena i soldati alzarono i fucili, Padre Miguel diede il suo ultimo attestato d'amore al Redentore Divino esclamando ad alta voce "Viva Cristo Re!". Pochi istanti dopo veniva crivellato da una raffica di pallottole.

Padre Miguel Augustin Pro è stato beatificato il 25 settembre 1988.

Che il martirio dei cattolici messicani del XX secolo, possa essere di incoraggiamento a quei cattolici che ancora oggi, in vari Stati, vengono perseguitati a causa della loro fedeltà a Cristo.

Messa per i lettori

Senza l'aiuto di Dio non possiamo fare nulla di buono. Anche i miei blog, se hanno fatto del bene a qualcuno, il merito è dello Spirito Santo, che sa toccare i cuori. A tal proposito, venerdì 8 dicembre verrà celebrata una Messa per le anime di tutti i lettori dei miei blog. Spero tanto che un giorno potremo incontrarci tutti ai piedi della Beata Vergine Maria, nella Patria Celeste, ove assieme a tutti gli angeli e ai santi potremo inneggiare in eterno all'infinita misericordia del Signore. Ringrazio di cuore il sacerdote che celebrerà il Santo Sacrificio della Messa.

Pensiero del giorno

La vocazione al Sacerdozio, non è soltanto una chiamata di Dio, ma è anche un'offerta che i genitori fanno al Signore di un loro figliuolo. […] Un giovane che non intende le vie di Dio, che non sa vivere soprannaturalmente, ch'è pieno di difetti deformanti il carattere, come l'ira, la gola, l'egoismo, o ch'è inclinato alle colpe impure, è escluso dalla divina vocazione […]. E' falsissimo però che sia chiamato al Sacerdozio solo chi non risente la lotta dei sensi; ed è falso che questa lotta sia un segno che Dio non chiama all'Altare. […] Chi ha avuto la grande grazia di darsi al Signore nel Sacerdozio, deve vivere da santo, osservando tutti gli ordini divini con amore e scrupolosa esattezza; deve affidare a Dio stesso la propria santificazione, guardando con ribrezzo il mondo che è per lui come la terra di oppressione, l'Egitto dal quale fu tratto.

[Brano di Don Dolindo Ruotolo tratto da “La Sacra Scrittura”, Volume II “Esodo – Levitico”, Apostolato Stampa].

martedì 5 dicembre 2017

Segni della chiamata di Dio al sacerdozio

Diversi ragazzi mi hanno chiesto quali sono i segni della vocazione sacerdotale. Visto che questo argomento interessa molti lettori, per poter dare una risposta soddisfacente ho consultato il testo "Esortazioni al clero", pubblicato nel 1943 dalla casa editrice Civiltà Cattolica, e scritto da Padre Ottavio Marchetti, sacerdote della Compagnia di Gesù. Ecco una sintesi schematica. Affinché una vocazione sacerdotale sia considerata autentica sono necessarie quattro caratteristiche: doni di natura, doni di grazia, libera volontà, retta intenzione.

Doni di natura:
- dono della salute (che consenta di svolgere efficacemente il ministero sacerdotale);
- dono del buon carattere;
- dono dell'intelligenza.

Doni di grazia:
- pratica delle virtù acquisite: pietà, castità, disinteresse, zelo, spirito di disciplina ed ubbidienza.

Libera volontà:
- tendere al sacerdozio senza costrizioni da parte di qualcuno.

Retta intenzione:
- tendere al sacerdozio cattolico unicamente per consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, avendo una soda pietà, una provata purezza di vita, e una scienza sufficiente.

Chi ha tutte queste caratteristiche mostra di avere i caratteristici segni della chiamata di Dio allo stato sacerdotale.

Sopportare pazientemente le avversità della vita

Un gentile lettore mi ha chiesto un consiglio circa i fioretti che si possono fare durante l'Avvento.


Carissimo D.,
                            [...] mi piacerebbe ricevere dei consigli su come vivere bene questo meraviglioso tempo di Avvento, consigli su fioretti che si possono fare, devozioni speciali e cose che mi portano più vicino a Gesù buono.

In Cordibus Iesu et Mariae,

(lettera firmata)


Carissimo in Cristo,
                                     […]. Per quanto riguarda l'Avvento, penso che il fioretto più bello sia di accettare con pace le cose spiacevoli che ci accadono. Quante incomprensioni, contrasti, diffidenze, gelosie, persecuzioni, ecc., dobbiamo subire da parte di altre altra gente! Magari anche da parte di persone che sembravano nostre amiche e che invece ci hanno fatto soffrire col loro comportamento freddo, aspro, o troppo severo. Accettando serenamente tutte queste cose che ci fanno soffrire interiormente e offrendole a Dio per dargli gusto, si fanno enormi passi avanti nel cammino di perfezione cristiana, molto più che facendo delle penitenze corporali come i digiuni, le flagellazioni, e cose di questo genere. Alcuni magari usano il cilicio, e poi non sanno sopportare con pazienza un'incomprensione da parte di un loro amico, o delle parole ingiuriose da parte di un persecutore. 

Nella vita spirituale si procede per gradi: prima bisogna imparare ad accettare in pace le “penitenze involontarie” (cioè le avversità della vita che ci capitano senza che noi le abbiamo cercate), successivamente si può passare alle penitenze corporali scelte da noi stessi, anche se in questo campo ci vuole molta prudenza, onde evitare di farsi del male, pertanto conviene parlarne prima con la propria guida spirituale.

Rinnovandoti la mia gratitudine ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno


Come mai Gesù ha ancora tanti nemici? Il perché è uno solo: perché è sempre vivo. Nessuno, oggi combatte Giove o Minerva oppure Cesare e Alessandro Magno.



(Padre Mariano)

lunedì 4 dicembre 2017

Circa il tracollo vocazionale

Una volta mi è capitato di leggere un articolo che parlava della situazione delle vocazioni sacerdotali. Non ricordo le parole esatte utilizzate dall'autore, ma il senso era che secondo lui la situazione non è poi tanto drammatica poiché il numero dei sacerdoti dagli anni '60 ad oggi è rimasto sostanzialmente stabile.

Io non sono d'accordo con questo modo di affrontare il calo delle vocazioni. Infatti, non è pubblicando dati parziali che si risolve il problema. E' vero che il numero dei sacerdoti è più o meno lo stesso di cinquant'anni fa, ma per correttezza bisognerebbe ricordare che nel frattempo il numero dei cattolici è più che raddoppiato. Ciò significa che la densità dei sacerdoti è diminuita in maniera drammatica. Del resto lo vediamo coi nostri occhi che in molti paesi dove c'erano tre o quattro preti, adesso ne è rimasto solo uno, e anche anziano.

Dunque come affrontare questo drammatico problema? Se osserviamo i dati risulta evidente che mentre in certe diocesi la situazione è catastrofica, in altre le cose vanno abbastanza bene. Per esempio, la diocesi di Saint Louis (U.S.A.) nei pochi anni di governo dell'allora Mons. Burke, ha avuto un incremento esplosivo dei seminaristi, aumentati all'incirca del 100%. Io penso che se venisse applicata la stessa “ricetta” liturgica e formativa, i risultati sarebbero positivi anche in altre diocesi.

Se il prete si confonde coi mondani

[Riporto un interessante brano tratto dall'Enciclica “Ad catholici sacerdotii” di Papa Pio XI]

Guai se il sacerdote, dimentico di sì divine promesse, cominciasse a mostrarsi "avido di turpe lucro" e si confondesse con la turba dei mondani, su cui geme la Chiesa insieme con l'Apostolo: "Tutti pensano alle cose loro, non a quelle di Gesù Cristo". In tal caso, oltre il mancare alla sua vocazione, raccoglierebbe il disprezzo del suo stesso popolo, il quale riscontrerebbe in lui una deplorevole contraddizione tra la sua condotta e la dottrina evangelica così chiaramente espressa da Gesù e che il sacerdote deve annunziare: "Non cercate di accumulare tesori sopra la terra, dove la ruggine e il tarlo li consumano e dove i ladri li dissotterrano e li rubano; procurate invece di accumulare tesori nel cielo". Se si pensa che uno degli Apostoli di Cristo, uno dei Dodici, come mestamente notano gli Evangelisti, Giuda, fu condotto all'abisso dell'iniquità appunto dallo spirito di cupidigia delle cose terrene, ben si comprende come questo medesimo spirito abbia potuto arrecare tanti danni alla Chiesa attraverso i secoli: la cupidigia, che dallo Spirito Santo è detta "radice di tutti i mali", può trascinare a qualunque delitto; e quando anche non arrivi a tanto, di fatto un sacerdote infetto da tale vizio, consciamente o inconsciamente fa causa comune coi nemici di Dio e della Chiesa e coopera ai loro iniqui disegni.

E invece il sincero disinteresse concilia al sacerdote gli animi di tutti, tanto più che con questo distacco dai beni terreni, quando viene dall'intima forza della fede, va sempre congiunta quella tenera compassione verso ogni sorta d'infelici, che trasforma il sacerdote in un vero padre dei poveri, nei quali egli, memore di quelle commoventi parole del suo Signore: "Ogni volta che avete fatto qualche cosa per uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l'avete fatta a me", con affetto singolare vede, venera e ama Gesù Cristo stesso.

Pensiero del giorno

Omnia per ipsum facta sunt et sine ipso factum est nihil quod factum est.


(Pensiero tratto dal Prologo del Vangelo secondo Giovanni)

domenica 3 dicembre 2017

Un gran numero di anime va all'inferno a causa della mancanza di missionari

Dalle «Lettere» di San Francesco Saverio (eroico missionario in Asia) a Sant'Ignazio di Loyola.


Abbiamo percorso i villaggi dei neofiti, che pochi anni fa avevano ricevuto i sacramenti cristiani. Questa zona non è abitata dai Portoghesi, perché estremamente sterile e povera, e i cristiani indigeni, privi di sacerdoti, non sanno nient'altro se non che sono cristiani. Non c'è nessuno che celebri le sacre funzioni, nessuno che insegni loro il Credo, il Padre nostro, l'Ave ed i Comandamenti della legge divina.

Da quando dunque arrivai qui non mi sono fermato un istante; percorro con assiduità i villaggi, amministro il battesimo ai bambini che non l'hanno ancora ricevuto. Così ho salvato un numero grandissimo di bambini, i quali, come si dice, non sapevano distinguere la destra dalla sinistra. I fanciulli poi non mi lasciano né dire l'Ufficio divino, né prendere cibo, né riposare fino a che non ho loro insegnato qualche preghiera; allora ho cominciato a capire che a loro appartiene il regno dei cieli.

Perciò, non potendo senza empietà respingere una domanda così giusta, a cominciare dalla confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnavo loro il Simbolo apostolico, il Padre nostro e l'Ave Maria. Mi sono accorto che sono molto intelligenti e, se ci fosse qualcuno a istruirli nella legge cristiana, non dubito che diventerebbero ottimi cristiani.

Moltissimi, in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le Università d'Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all'inferno! Oh! se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti!

In verità moltissimi di costoro, turbati da questo pensiero, dandosi alla meditazione delle cose divine, si disporrebbero ad ascoltare quanto il Signore dice al loro cuore, e, messe da parte le loro brame e gli affari umani, si metterebbero totalmente a disposizione della volontà di Dio. Griderebbero certo dal profondo del loro cuore: «Signore, eccomi; che cosa vuoi che io faccia?» (At 9, 6 volg.). Mandami dove vuoi, magari anche in India.


[Lett. 20 ott. 1542, 15 gennaio 1544; Epist. S. Francisci Xaverii aliaque eius scripta, ed. G. Schurhammer I Wicki, t. I, Mon. Hist. Soc. Iesu, vol. 67, Romae, 1944, pp. 147-148; 166-167 - Traduzione tratta da: "Liturgia delle Ore" - Libreria Poliglotta Vaticana - Edizioni Conferenza Episcopale Italiana].


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