Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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mercoledì 20 settembre 2017

Stare alla larga dai siti internet che fanno sbandare il movimento tradizionale

Ho ricevuto varie lettere da parte di lettori amareggiati da quel che avviene su certi siti pseudo “tradizionalisti”, che usano un linguaggio simile a quello degli scismatici. Tempo fa mi ha colpito la lettera di un lettore che non essendo molto informato su queste cose, mi ha detto di essere “disorientato”. Ecco la risposta che gli ho inviato.

Carissimo in Cristo,
                               il tema su cui hai chiesto chiarimenti è molto importante, cercherò di risponderti in maniera esplicita, perché sbagliare in questo campo significa mettersi in grossi guai spirituali.

Tra cattolici, un conto è avere delle sensibilità diverse, altro conto è avere dei dogmi diversi, quest'ultima cosa è moralmente inammissibile. Purtroppo ci sono dei "teologi" che diffondono delle vere e proprie eresie in campo dogmatico e morale, ad esempio negano che Gesù sia risorto, che sia presente nel Santissimo Sacramento, che il purgatorio esista, che l'inferno sia eterno, che i matrimoni tra omosessuali siano immorali, ecc. Questa eresia modernista sta causando la perdita della fede in tante anime. È necessario opporsi al modernismo, ma bisogna farlo con prudenza, senza cadere in un eccessivo estremismo, come purtroppo fanno alcuni fedeli.

Ti confido che non mi piace affatto il comportamento di certe persone che pur dicendo a parole di essere dalla parte della Tradizione, tuttavia col proprio modo di fare danneggiano tutto il movimento tradizionale. Purtroppo, come tu stesso hai notato, certi siti “tradizionalisti” hanno uno stile che a mio avviso non produce buoni risultati, poiché visitandoli si rimane amareggiati, sconfortati, delusi, arrabbiati e demoralizzati. Insomma, quei siti non fanno altro che seminare disfattismo e scoraggiamento tra i fedeli. C'è modo e modo di denunciare i misfatti dei modernisti. Comunque, non sono l'unico a pensarla così, infatti ho ricevuto altre lettere di persone che la pensano allo stesso modo.

Il mio consiglio fraterno è di frequentare solo siti internet che ti edificano l'anima, non quelli dei fedeli “pessimisti e arrabbiati” che causano solo delusione e scoraggiamento.

Spero tanto di esserti stato di qualche aiuto. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria.

Cordialiter

Crimini "democratici"

Adolf Hiltler, il Führer del Reich germanico, è morto nel 1945. Purtroppo, alcuni aspetti della sua assurda e anticristiana ideologia sono ancora vivi nella società attuale. Credere che il razzismo e la statolatria siano gli unici punti censurabili del nazionalsocialismo non è corretto. Ci sono altre cose degne di disprezzo.

Pensiamo all'eutanasia. Quanti malati vennero uccisi durante il regime nazista! Da alcuni anni, vari Stati democratici hanno legalizzato l'eutanasia. Se qualche malato è stufo di vivere (oppure qualche suo parente è stufo di sopportarlo), con la "dolce morte" si risolve il “problema”. Secondo l'ideologia nazionalsocialista anche le persone affette dalla sindrome di down erano esseri indegni di vivere, pertanto nella Germania hitleriana vennero soppressi in gran numero. Questo è un crimine odioso che grida vendetta al cospetto di Dio. Oggi se una mamma non vuole un figlio down è sufficiente che si rechi in una clinica per farlo assassinare mediante il crudele delitto dell'aborto.

Hitler, tramite le pratiche eugenetiche, stava "producendo" una razza tedesca fatta da persone ariane, bionde e con gli occhi azzurri. Oggi l'eugenetica si è evoluta ed è possibile manipolare gli embrioni umani per fabbricare un figlio secondo i propri desideri. Magari biondo e occhi azzurri come piaceva al "Führer und Reichskanzler" (Capo e Cancelliere del Reich).

Ciò non significa che tutti coloro che compiono queste pratiche immorali siano dei nazionalsocialisti. Tuttavia è indubbio che costoro la pensano (almeno su certe tematiche) in modo molto simile al Führer.

Insomma, pur essendo Hitler morto da tanti anni, alcuni aspetti dell'ideologia hitleriana (aborto, eutanasia, eugenetica) continuano ad essere vivi e a fare danni.

Pensiero del giorno

La Madonna piange anche sul Santuario, e sui Chiostri. Si ragiona troppo, e si vive poco di Fede. All'ubbidienza ecclesiastica e religiosa, sottentra il culto della personalità. Alla mortificazione sacerdotale e cristiana, succede uno spirito edonistico, che è affatto nemico alla Croce di Cristo. Anche il clero va secolarizzandosi nello spirito. Sono cose che mi fanno paura. 


(Cardinale Ildefonso Schuster)

martedì 19 settembre 2017

La prima volta alla Messa tridentina

“Letizia” (pseudonimo utilizzato da una lettrice del blog per firmare i suoi post), da quando si è convertita, ha cominciato a vivere il cristianesimo in maniera profonda e devota, e a praticare un’intensa vita spirituale. Ormai è dall'aprile del 2013 che mi scrive, e tra noi si è instaurato un fortissimo legame di fraterna amicizia spirituale. Tra tutte le persone con cui sono contatto, è una di quelle che stimo maggiormente per l’ardore con cui ama la Santissima Trinità. Tempo fa, dopo essere andata per la prima volta in vita sua a una Messa in rito antico, le ho proposto di rilasciarmi un’intervista-testimonianza su questa esperienza, e lei, nonostante il poco tempo libero a disposizione, ha accettato di rispondere alle mie domande. Approfitto dell'occasione per ringraziarla di cuore per avermi concesso il privilegio di essere suo amico. In questa crudele e corrotta società in cui viviamo è divenuto ormai raro trovare in giro amicizie sincere e fraterne come quella che "Letizia" mi sta donando da anni.


- Perché hai deciso di andare per la prima volta a una Messa celebrata col venerabile rito antico?

- Sono venuta a conoscenza dell'esistenza della Messa tridentina grazie al tuo blog, qualche anno fa. Inizialmente non avvertivo il desiderio di parteciparvi e onestamente non sapevo che nella mia città c'era la possibilità di accostarsi a questa celebrazione. Il desiderio ha cominciato a farsi strada nel mio cuore quando nella mia parrocchia hanno cambiato parroco, che da subito mi ha stupita per il suo modo frettoloso di celebrare Messa. Nel corso dei mesi mi ero accorta che questo non giovava alla mia fede e alla mia anima. Ma avendo paura che questa mia impressione fosse frutto di una sottile tentazione, continuai a frequentare la mia parrocchia, reprimendo la mia sensazione, fingendo a me stessa che tutto andava bene. Poi un giorno alcune persone che frequento, appartenenti ad un gruppo di preghiera, mi invitarono a partecipare alla Messa in rito antico e dissi di sì! 

- Ti sei trovata "spaesata" oppure ti sei "ambientata" subito?

- Ero emozionatissima! Credevo di non essere all'altezza o di non riuscire a sentire quel coinvolgimento e la reale presenza di Gesù a causa di un rito e una lingua sconosciuti. Ma appena varcata la soglia della chiesa mi sono sentita subito a casa, ero nel posto giusto. C'era un silenzio angelico, non la confusione, le persone erano diligentemente in attesa e non si guardavano attorno come spesso accade altrove.

- I modernisti dicono che nella Messa tridentina il sacerdote "dà le spalle al popolo". Invece noi cattolici fedeli alla Tradizione diciamo che alla Messa in rito antico "siamo rivolti verso il Signore". Ti sei trovata a disagio nel vedere il prete rivolto verso Dio?

- Osservare per la prima volta che il sacerdote è rivolto verso il Signore, mi ha insegnato qualcosa, perché io ero lì anche per imparare e da allieva ho cercato di prestare la massima attenzione. Questo rivolgersi al Signore senz'altro esalta e valorizza il significato della santa Messa e permette di viverla con grande raccoglimento.

- Secondo i modernisti i fedeli assistono passivamente alla Messa tradizionale. Tu durante la celebrazione hai visto i fedeli assistere in modo passivo o attivo?

- Oh no! Niente di più falso! I fedeli non assistono passivamente alla Messa tradizionale, io ne sono testimone in quanto per imparare ho dovuto guardare gli altri per capire quando inginocchiarmi o quando e cosa dire...Era la prima volta e sono stata piacevolmente costretta a copiare dai fratelli che mi stavano vicino.

- Nel rito tradizionale il Canone della Messa viene recitato a bassa voce dal sacerdote. Durante la Consacrazione si rinnova in maniera incruenta il Santo Sacrificio di Gesù Cristo, il quale viene immolato come Vittima di espiazione per i nostri peccati. In quei momenti di apparente silenzio ti sei annoiata, oppure hai pregato in cuor tuo offrendo alla Santissima Trinità il Sacrificio del Redentore Divino?

- Forse per qualcuno sembrerà strano, ma è nel silenzio che meglio si osservano i gesti del sacerdote. Ed è nel silenzio che entra a gran voce la presenza di Gesù nei cuori in una cornice di sacra ritualità. E ho avuto la sensazione che Gesù fosse lì vicino a me e ascoltasse le mie preghiere. 

- Nel rito antico la Comunione viene ricevuta in ginocchio e solo sulla lingua (no sulla mano). Ti piace ricevere il Corpo di Cristo in questo devoto modo?

- Io questo cercavo! Di solito la Comunione viene adagiata sul palmo della mano e pochissimi la ricevono sulla lingua e non so come fanno! Io non so quante cose tocco con le mani prima di entrare in chiesa, le mie mani sono sporche, per non parlare poi dei frammenti che possono restare sulla mano e cadere per terra. A me piace ricevere il Corpo di Cristo sulla lingua e sono convinta che sia giusto così, sento che è la maniera giusta perchè riceviamo Gesù.

- I modernisti usano parole di disprezzo nei confronti della liturgia tradizionale. Tu invece hai intenzione di farla conoscere anche alle tue amiche e ai tuoi conoscenti?

- Io ho già cominciato con molto entusiasmo a raccontare la mia esperienza di Messa tridentina alle persone che conosco, sia all'interno della mia parrocchia che al di fuori, come ad esempio nell'ambiente di lavoro. Spero che il mio entusiasmo convinca qualcuno, anche solo una persona è già una conquista, ad avvicinarsi alla Messa tradizionale. Anche solo per curiosità, il resto del "lavoro" lo fa Gesù!

- Io penso che la lingua latina, con la sua maestà e nobiltà, sia particolarmente adatta ad elevare l'anino alla sacralità. Lo hai notato pure tu?

- Beh, sì, io ad un certo punto della Messa ho avvertito come già detto la presenza di Gesù, ma per la prima volta ho meditato anche sulla reale presenza attiva degli angeli e di Maria Santissima durante la Celebrazione. Non ho sentito la loro presenza, ma posso dire che credevo ci fossero, come atto di fede, così come un bambino crede alla mamma e al papà, alle loro promesse, senza vedere ancora le promesse realizzarsi, solo perchè il bambino ama i suoi genitori.

- I fedeli che hanno assistito al Santo Sacrificio erano in maggioranza anziani oppure giovani?

- Erano in maggioranza giovani e questo è un fatto positivo perchè i giovani con il loro entusiasmo sanno portare Gesù a coloro che da Gesù sono lontani e possono far conoscere la Messa tridentina a molte persone, in quanto essendo studenti o lavoratori hanno una vita sociale attiva. Infatti ho conosciuto alcuni giovani impegnati in attività molto diverse tra loro.

- Non vedi l'ora di assistere nuovamente alla Messa tridentina?

- Si, non vedo l'ora e perciò mi sto preparando anche nelle piccole cose, che possono sembrare esagerate o di poca importanza a chi preferisce il rito moderno e svalorizza il rito antico, e queste cose sono: procurarmi di andare a Messa con l'abito adatto e il velo per coprire i capelli. 

- In genere i fedeli legati alla liturgia tradizionale affermano che quando assistono al rito antico percepiscono in maniera forte la sacralità e l'essenza sacrificale della Messa. Visto che le anime devote rimangono molto edificate, ritieni che dovremmo impegnarci di più nel far conoscere questo inestimabile tesoro spirituale che è la Messa tradizionale in latino?

- Sì, è doveroso. Il tuo blog lavora anche in questo senso e noi fedeli abbiamo dunque il dovere e il piacere di far conoscere questo splendido rito, con molta semplicità, raccontando le emozioni provate e invitando i propri amici e conoscenti a parteciparvi.

Pensiero del giorno

Nei suoi pareri e decisioni non usi mai la severità. Il Signore non la vuole. Giusto sempre, severo mai. Dia sempre la soluzione che permetta alle anime di respirare. Non si stanchi d'insistere sulla confidenza. Si persuada che le anime hanno soprattutto bisogno di essere incoraggiate e di credere sempre più nell'amore di Dio, che è immenso.


(Pensiero di Padre Felice Maria Cappello S. J. - 1879-1962)

lunedì 18 settembre 2017

Non abbandoniamo le anime del purgatorio!

Ogni tanto mi scrive un'insegnante che da anni è una fedelissima lettrice (e generosa sostenitrice) del blog. Tempo fa le chiesi di scegliersi uno pseudonimo da usare per pubblicare le sue e-mail, e lei scelse "Elvira". Qualche tempo dopo mi chiese di ringraziare il prete che ogni mese celebra una Messa tridentina per il bene delle anime dei sostenitori del blog (alcune volte ha celebrato la Messa per le anime dei parenti defunti dei lettori/sostenitori).


Carissimo Cordialiter,
spero tu stia bene. Ho appena fatto una donazione in tuo favore in onore e a merito di quel sacerdote che generosamente celebra le Messe per tutti noi. Siccome immagino che non accetterebbe questa mia donazione per le Messe, considerala come se te l'avesse fatta lui. Ti prego di ringraziarlo a nome mio. Non puoi immaginare come la sua generosità tocchi il mio cuore. Era un po' che ci pensavo, ma per pigrizia ho sempre rimandato. Seguo sempre il tuo blog e continuo a trarne grandi benefici.

Un caro saluto e tanto bene.

Tua sorella in Cristo,

Elvira


Cara sorella in Cristo,
                        innanzitutto sento il bisogno di ringraziarti di cuore per la donazione che mi hai generosamente inviato. Se i miei blog stanno facendo del bene alle anime, il merito è da condividere con coloro che sostengono con libere donazioni l'enorme lavoro che c'è dietro. Supplico la Santissima Trinità di ricompensarti con la grazia della perseveranza finale!

Sono rimasto colpito dal tuo forte interesse per le anime sante del purgatorio. Se vuoi, durante il mese di novembre, potresti offrire a Dio tutte le tue buone azioni (comunioni, preghiere, penitenze, opere di misericordia, ecc.) e le azioni "indifferenti" (mangiare, lavorare, ecc.) a suffragio delle anime del purgatorio, le quali soffrono assai per la separazione dal Signore, fine ultimo della nostra esistenza (la loro sofferenza è una sorta di "martirio d'amore"). Che bel gesto di carità fraterna nei loro confronti!

Nel libretto intitolato “I nostri morti – La casa di tutti”, Don Giuseppe Tomaselli narra un fatto che fa riflettere. Un giorno, un anziano sacerdote gli disse che viaggiando tanto per l'Europa, l'Asia e l'Africa, aveva avuto modo di conoscere numerosi religiosi e prelati; ma l'uomo più santo che aveva conosciuto era stato Mons. Giovanni Battista Marenco, lo zelantissimo vescovo della diocesi di Massa Carrara, morto il 22 ottobre 1921. Dopo circa sette anni dal decesso, in un convento di suore salesiane accadde un fatto sorprendente. Una sera, verso l'imbrunire, la suora portinaia era nel cortile. Il portone era chiuso. Con sua meraviglia vide sotto i portici un ecclesiastico che passeggiava col capo chino e meditabondo. La suora domandò tra sé chi fosse quella persona, e come avesse fatto ad entrare se il portone era chiuso. Avvicinatasi riconobbe Mons. Marenco.

- Eccellenza, e voi qui?... Non siete morto?...
- Mi avete lasciato in Purgatorio!... Ho lavorato tanto in questo Istituto e non si prega più per me!
- In Purgatorio?... Un Vescovo così santo?...
- Non basta esser santi davanti agli uomini; bisogna essere tali davanti a Dio!... Pregate per me!...

Ciò detto, sparì. La suora corse ad informare la superiora, e l'indomani tutte e due si diressero alla volta di Torino, per narrare il fatto al Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Filippo Rinaldi, il quale indisse pubbliche preghiere nel Santuario di Maria Ausiliatrice, onde intensificare i suffragi. Dopo una settimana Mons. Marenco riapparve nello stesso Istituto, dicendo: Sono uscito dal Purgatorio!... Ringrazio della carità!... Prego per voi! -

Questo fatto deve far riflettere. Se un vescovo zelantissimo e di grande virtù è stato tenuto per anni a soffrire atrocemente in Purgatorio, figuriamoci cosa accade a quelle anime che conducono una vita rilassata e peccaminosa, e che si salvano per un pelo, dopo aver fatto in fin di vita una Confessione appena accettabile.  

Se vuoi approfondire tema delle anime del purgatorio posso inviarti il link del libretto devozionale "I nostri morti - La casa di tutti", da poter leggere comodamente sullo smartphone.

Anche se non ti conosco personalmente, ormai ti considero come una sorta di "sorella maggiore". In effetti dovrebbe essere normale tra cattolici considerarsi fratelli. Ai tempi di San Paolo i pagani restavano meravigliati nel vedere i cristiani volersi bene come fratelli. Del resto è stato proprio il nostro amorevole Redentore Divino ad ordinarci di amarci gli uni gli altri come Lui ha amato noi, aggiungendo che in questo modo tutti ci avrebbero riconosciuti come suoi seguaci.

Rinnovandoti la mia gratitudine, ti porgo i miei più fraterni e cordiali saluti in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Gli Ordini Religiosi vivono dei loro ricordi storici. I Seminari di molta parte d'Italia mancano di veri educatori. Si sente il bisogno di vaste riforme, ma bisogna pregare perché Dio ne faccia sentire la necessità ai Supremi Piloti della Nave. Senza di essi, non si fa nulla. 


(Cardinale Ildefonso Schuster)

domenica 17 settembre 2017

Comunione sacramentale

Per fare una buona comunione due condizioni sono necessarie ed anche sufficienti: lo stato di grazia e la retta intenzione. [...] Ha retta intenzione colui che riceve la santa comunione per soddisfare al desiderio del Signore, per unirsi più intimamente con Cristo, o per trovare nella comunione un rimedio contro le proprie debolezze e miserie. [...] Per ricavare, tuttavia, frutti più abbondanti dalla comunione, è necessario [...] accostarsi alla mensa eucaristica con grande fede, con profonda umiltà e compunzione del cuore, e con vivo desiderio di ricevere Cristo e di unirsi più intimamente a lui. A misura che queste disposizioni sono più perfette, anche il Sacramento produce frutti più copiosi. Donde la necessità di una buona preparazione, prima di fare la santa comunione, di un grande raccoglimento nel riceverla, e di un fervido ringraziamento, dopo averla ricevuta. 

[...] L’effetto proprio della santa comunione è di essere il soprannaturale cibo dell’anima, e di effettuare l’unione con Cristo e con i membri del corpo mistico di Cristo. Una buona comunione aumenta la virtù infusa della carità (effetto primario del sacramento dell’altare), e quindi anche la grazia santificante, nonché le virtù infuse ed i doni dello Spirito Santo, connessi con la grazia e la carità. Dà inoltre un diritto costante a ricevere, nel momento opportuno, speciali grazie attuali per raggiungere l’effetto proprio del sacramento, ossia per frenare il soverchio amore di se stesso, per nutrire l’amore di Dio, Padre nostro, e del prossimo amato in Dio, e per divenire sempre più simili a Gesù Cristo, sacerdote e vittima. Secondo una sentenza ben fondata, la comunione produce anche una disposizione stabile, che medica la piaga dell’egoismo, tanto profonda nella natura decaduta. A motivo di questa cura speciale di Cristo, per chi si è nutrito della sua Carne e del suo Sangue, l’Eucaristia preserva dal peccato, ed è pegno della gloria futura e della risurrezione della carne. Se, durante i momenti che seguono immediatamente la comunione, colui che si è comunicato è attento alla presenza di Cristo, e si applica a porre con fervore gli atti di amore del Signore, ai quali, in virtù del Sacramento, viene incitato, la comunione ha anche per effetto un vero rifocillamento dell’anima, ed una gioia, che alle volte è anche sensibile. Mediante questi atti (i quali tuttavia, a cagione di distrazione o di ignavia da parte del soggetto, alle volte non seguono), la santa comunione è anche causa indiretta della remissione dei peccati veniali, sufficientemente ritrattati negli atti ai quali eccita, e di una parte delle pene ancor dovute per le colpe già rimesse. Il Concilio di Firenze compendia gli effetti della comunione dicendo che produce una alimentazione spirituale simile a quella corporale, prodotta dal cibo e dalla bevanda comuni, ossia che sostiene, aumenta, ripara e conforta (Denz. 698). 

[...] Il momento più indicato per ricevere la santa comunione [...] è durante la santa Messa, dopo la comunione del sacerdote (Pio XII, Enc. Mediator Dei, del 20 novembre 1947 [...]). Le preghiere della S. Messa, recitate con attenzione e fervore, sono molto adatte per eccitare le disposizioni, che debbono animarci al momento di ricevere la santa comunione. 

Il ringraziamento, dopo la santa comunione, deve, innanzi tutto, consistere in fervidi atti di amore per Dio, in un colloquio intimo con Cristo, ed in una dedizione totale di se stesso al servizio del Signore, utilmente concentrata in un proposito particolare, di immediata applicazione pratica. Il tempo del ringraziamento è anche il momento più opportuno per domandare al Signore grazie di unione intima con lui e di perseveranza, e per raccomandare persone o intenzioni speciali, nonché i bisogni generali della Chiesa e delle anime. Chi non avesse la possibilità di rimanere, dopo la santa comunione, un quarticello d’ora in chiesa, potrebbe fare il ringraziamento recandosi all’ufficio, alla scuola o al lavoro. È anche opportuno ripensare, durante il giorno, al grande dono della santa comunione ricevuta la mattina, e rinnovare allora i sentimenti di gratitudine e di totale dedizione di se stesso a Dio. [...]

[Brano tratto da "Dizionario di Teologia Morale", voce “Comunione” scritta da Dom Gregorio Manise, O.S.B., Editrice Studium, 1957].

Pensiero del giorno

Sei bello Gesù buono, il mio povero cuore non sa dire altro e si tace amandoti ed ama tacendo un oggetto così degno d'amore.


(Brano tratto da "La vita di N. S. Gesù Cristo" di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa)



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sabato 16 settembre 2017

Il battaglione islamico del Duce

Tempo fa ho letto un’avvincente biografia di un sacerdote trentino, Padre Gabriele da Casotto (1901-1990), al secolo Candido Sartori, il quale in gioventù era stato un milite del Tercio, cioè la legione straniera spagnola, allora comandata dal generale di brigata Francisco Franco, che in seguito diventò "el Caudillo de España". Alcuni anni prima dello scoppio della guerra civile spagnola, Candido abbandonò la legione, tornò in Italia, e si arruolò nell'Ordine religioso dei Frati Minori Cappuccini, dove gli venne imposto il nome di Gabriele. Dopo essere stato ordinato sacerdote, Padre Gabriele da Casotto si fece spedire missionario nella colonia italiana dell'Abissinia (Etiopia), dove lavorò arditamente nella propagazione della Fede tra gli indigeni. Dopo l'immane conflitto mondiale, Padre Gabriele dovette abbandonare l'Etiopia e andò in missione in Mozambico, che allora era una colonia del Portogallo di Salazar. Padre Gabriele notò la differenza tra le autorità portoghesi, le quali erano comprensive con i missionari e cercavano di venire incontro alle loro richieste, e le autorità italiane fasciste che aveva incontrato in Abissinia, che invece di favorire i missionari cattolici, facevano le preferenze nei confronti dei musulmani, nutrendo molta fiducia nei seguaci della religione di Maometto. In certi casi, arrivavano a mettere in difficoltà i poveri missionari pur di coccolare i maomettani, i quali molestavano copti, cattolici e pagani, per costringerli con la forza ad aderire all'islam. Venne formato un battaglione indigeno composto quasi completamente da islamici, che riscuoteva la simpatia dei fascisti. Quando nei primi mesi del 1941 si venne a sapere che l'esercito britannico stava avanzando speditamente dal Kenya verso l'Etiopia, quel battaglione indigeno si sfaldò come polistirolo (quasi tutti i soldati disertarono). Rimasero fedeli all'Italia solo dodici combattenti etiopi, tutti cattolici. E così finì il battaglione islamico agli ordini di Benito Mussolini in Africa Orientale. Sic transit gloria mundi.

La più entusiasta "tifosa" del blog

Ripubblico una breve e-mail che tempo fa mi ha scritto la più fedele ed entusiasta lettrice del blog. La ringrazio per le belle parole di incoraggiamento che mi spingono a continuare con impegno la battaglia spirituale sul web.


Carissimo fratello in Cristo,
                                            a costo di ripetermi vorrei proprio dirti che trovo che il blog sia una straordinaria fonte di ispirazione. (...) era proprio simpatico quel dialogo che avevi immaginato sulla posizione del manipolo: aveva il pregio di far sorridere e di far pensare!

Apprezzo anche la varietà di temi e di autori. Ogni giorno dopo aver recitato le Lodi mi collego al sito con grande letizia (e curiosità). Mi piace molto leggere i testi che proponi, le riflessioni delle persone che partecipano al blog. Oggi ho apprezzato gli scritti di Sant'Alfonso; la nostra società odia sentir parlare della morte eppure tutti un giorno moriremo e non sappiamo quando avverrà. Io ci penso spesso e spesso prego con le parole della bellissima sequenza Dies Irae: "Rex tremendae majestatis qui salvandos salvas gratis salva me fons pietatis".

Sono ben consapevole che in qualunque momento in qualunque istante potrei lasciare questo mondo e comparire al tribunale divino.

Ti ringrazio di cuore per questa opera che svolgi sul web; mi ricorda la parabola del seminatore.

Dio ti benedica!

Maristella 




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Pensiero del giorno

Lo Spirito Santo pose nel cuore a Maria la Purezza per essenza, Gesù, che si pasce tra i gigli immacolati e che è lo Sposo dei Vergini.


(San Luigi Guanella)

venerdì 15 settembre 2017

Onoriamo l'Addolorata!

Sant'Alfonso Maria de Liguori nel suo capolavoro intitolato “Le Glorie di Maria” afferma che sono grandi le grazie che Gesù ha promesso ai devoti della Madonna Addolorata. Infatti venne rivelato a Santa Elisabetta che San Giovanni Evangelista, dopo che la Beata Vergine fu assunta in cielo, desiderava ardentemente rivederla. Dio concesse questa grazia, e gli apparve la sua cara Madre Celeste insieme al Redentore Divino. La Madonna domandò a Gesù qualche grazia speciale per i devoti dei dolori che soffrì nel vedere l'atroce Passione di suo Figlio, e Gesù promise per essi quattro grazie principali: 1. Chi invoca la Madonna per i suoi dolori, prima della morte meriterà fare vera penitenza di tutti i suoi peccati. 2. Egli custodirà questi devoti nelle tribolazioni in cui si trovano, specialmente nell'ora della morte. 3. Imprimerà in loro la memoria della sua Passione, e poi in Cielo li premierà. 4. Egli porrà tali devoti nelle mani di Maria affinché ella ne disponga a suo piacere e ottenga loro tutte le grazie che desidera.

Pertanto è vivamente raccomandabile accendersi nella devozione alla Madonna Addolorata e diffonderla il più possibile.

Pensiero del giorno

La Madonna ci vuole troppo bene.


(Don Bosco)

giovedì 14 settembre 2017

Avviso da Mantova




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Decimo anniversario della liberalizzazione della Messa tradizionale

Oggi ricorre il decimo anniversario dell'entrata in vigore del Motu Proprio “Summorum Pontificum” che ha liberalizzato l'utilizzo del Missale Romanum del 1962. Senza alcun dubbio si è trattato di un avvenimento epocale che sta apportando, e apporterà ancora di più in futuro, dei benefici spirituali inestimabili. Il rito antico non è più un qualcosa di “tollerato”, ora è un vero e proprio diritto dei fedeli e dei sacerdoti. Benedetto XVI ha abbattuto la “cortina di ferro liturgica” che per anni ha impedito a tanti cattolici di poter soddisfare le proprie legittime aspirazioni.

Come sono andati questi dieci anni? Se devo essere sincero, quando venne pubblicato il Motu Proprio pensavo che i denigratori della Messa tridentina si sarebbero “limitati” all'ostracismo silenzioso, non mi aspettavo affatto una ribellione così sfacciata, arrivando ad esercitare pressioni, minacce e punizioni nei confronti dei tradizionalisti, e a pubbliche manifestazioni di dissenso nei confronti del Papa. Insomma ci è mancato solo l'olio di ricino nei nostri confronti. :-) Ma come è possibile tutta questa rabbiosa avversione nei confronti di un rito sacro che ha nutrito innumerevoli anime nel corso dei secoli? Questo indica che la situazione spirituale generale è decisamente più grave del previsto. Odiare la Messa di san Pio V significa essere a un passo dalle tesi di Lutero. Comunque, la repressione non è riuscita a frenare l'avanzata della Tradizione. I fedeli interessati alla liturgia tradizionale sono aumentati in maniera esponenziale, nelle librerie hanno spopolato numerosi testi filo-tridentini, i centri di Messa si sono moltiplicati a dismisura, alcune comunità religiose hanno aderito al rito antico, circa 400 vescovi di tutto l'orbe cattolico hanno celebrato pubblicamente il Santo Sacrificio secondo l'usus antiquior. Dunque il bilancio è nettamente positivo visto che la situazione è decisamente migliorata rispetto al passato. Certo, bisogna riconoscere che ci sono delle accanite “sacche di resistenza”, ma ormai è impossibile per i denigratori della liturgia antica fermare il movimento tradizionale; sarebbe come tentare di fermare un fiume in piena.

Pensiero del giorno

La via della croce è quella che conduce a Dio.


(Don Bosco)

mercoledì 13 settembre 2017

Tiepidezza nella vita spirituale

Tempo fa una liceale mi ha scritto dicendomi di sentirsi tiepida e chiedendomi qualche consiglio al riguardo. Riporto la mia risposta nella speranza che possa essere di qualche utilità anche ad altre persone.


Carissima in Cristo,
                                 la tiepidezza è causata principalmente dai peccati veniali fatti con piena avvertenza, i quali non uccidono l'anima, ma la fanno diventare “rammollita”, arrestando così il cammino di perfezione cristiana. Nella vita spirituale il non progredire equivale a retrocedere.

Il cristiano deve sentirsi come un soldato in servizio permanente effettivo nella lotta contro i nemici dell'anima. Militia est vita hominis super terram (Iob 7,1). Ma se un soldato non si allena alla lotta, quando giunge il momento della battaglia, viene sconfitto dai nemici. Il combattimento spirituale si vince rimanendo sempre allenati. In che modo? Innanzitutto evitando tutti i peccati veniali pienamente avvertiti, come le piccole bugie, le impazienze, i modi “ruvidi” col prossimo (soprattutto coi familiari), le piccole mormorazioni, la golosità nel mangiare, l'eccessiva curiosità, ecc.

Oltre alla preghiera quotidiana, è importantissimo fare delle mortificazioni, le quali aiutano l'anima a rimanere allenata nel dominio della propria volontà. Ad esempio è bene rinunciare ogni tanto a mangiare una caramella, ad usare l'ascensore e l'automobile, ad ascoltare una canzone, a leggere subito una lettera che si è appena ricevuta, a guardare un film lecito, a discolparsi quando si riceve un rimprovero e a fare altri “fioretti” del genere. Possono sembrare piccole cose, ma sono molto utili all'anima devota che cerca la perfezione cristiana.

Per approfondire l'argomento puoi leggere il magistrale "Compendio di Teologia Ascetica e Mistica" del dotto Padre Adolfo Tanquerey.

In Corde Matris,

Cordialiter

Messa per i parenti dei finanziatori del blog

Venerdì 15 settembre verrà celebrata una Santa Messa per chiedere a Dio la salvezza eterna delle anime dei sostenitori del blog, cioè di coloro che mi hanno inviato almeno una donazione, anche di modico valore, per consentirmi di poter dedicare una parte importante del mio tempo alla gestione dei miei blog religiosi, i quali ormai costituiscono quasi l'unica fonte delle mie entrate. Pertanto, se i miei blog sono ancora in funzione e continuano a dare conforto a tante persone, il merito è anche dei lettori-sostenitori. Dio ricompensi queste persone dal cuore grande e i loro parenti con le grazie necessarie alla salvezza eterna, che è l'unica cosa che importa davvero nella vita!

Il Santo Sacrificio del Redentore Divino verrà offerto alla Santissima Trinità da un sacerdote molto caritatevole (è lui stesso un sostenitore del blog). Che Dio ricompensi pure lui con la vita eterna!

La "rivoluzione permanente" dei progressisti

Dagli scritti del cardinale Giuseppe Siri (1907-1989).

In un primo momento si è gettata una confusione nel campo delle idee. [...] In un secondo momento, dopo aver gettato la confusione nella Fede, fondamento di tutto, si è aggredita la morale, per rendere nulla la norma e lasciare libertà di espressione ad ogni atto umano. A questo punto si sono attaccati gli elementi esterni che «tenevano insieme la compagine ecclesiastica del Clero»: abito, seminari, studi, con una confusione estrosissima di iniziative culturali innumerevoli. Poi si è immessa la idea sociologistica del paradiso in terra al posto del Cielo, della rivoluzione permanente invece della pace e si è dato un valore simbolico agli atti di culto verso un Signore ormai confinato nelle nebbie. Si è discusso del celibato sacerdotale, anche da maestri, ignorando che la Chiesa non era stata più in grado — almeno questo! — di migliorare e fare avanzare i popoli dove il celibato era abolito. Ultimo e permanente ritrovato: discutere su cose certe, come se non lo fossero, e non lo fossero da Gesù Cristo. Non tutti sono arrivati in fondo, molti sono arroccati senza aver una idea delle conseguenze sugli stati intermedi, altri hanno di pari passo saltato tutto e tutti. Al di sotto resta ancora il popolo, che è buono e al quale pensa Dio evidentemente. Si moltiplicano gli slogans, non si insegna il catechismo; si parla di pastorale e si disertano gradatamente tutti i ministeri; si parla della Parola di Dio e si insegna tranquillamente che è quasi tutta una fiaba, si disserta della vicinanza con Dio e si irride o la si tratta come se fosse risibile, la Santissima Eucarestia. Almeno in pratica.

[Brano tratto dalla "Rivista Diocesana Genovese" del gennaio 1975].

Pensiero del giorno

[...] prevedevo un rilassamento di spirito perché oramai sapevo bene per esperienza che l'anima mia, senza grandi sofferenze, non vive.


[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

martedì 12 settembre 2017

Record di nuovi seminaristi per l'ICRSS

Chantal mi ha segnalato una notizia interessante: ben 24 nuovi ragazzi sono entrati nel seminario dell'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote (uno dei principali istituti sacerdotali legati alla liturgia tradizionale), dove compiranno l'anno di spiritualità propedeutico agli studi filosofici e teologici che svolgeranno nei prossimi anni. Si tratta di un risultato molto positivo, basti pensare al fatto che tante popolose diocesi nemmeno in vent'anni riescono ad accogliere così tanti seminaristi. Ciò significa che l'avvenire appartiene alla liturgia tradizionale!

Quando i turchi volevano fagocitare la cristianità

(Brano tratto dal libro “Alla scuola di Maria – Catechismo mariano con esempi”, di Andrea Damino, Società Apostolato Stampa, 1947) 


Nel 1683, 200 mila Turchi stringevano d'assedio la capitale dell'Austria, Vienna, allora uno dei più forti baluardi della cristianità. Gli assediati compivano inauditi prodigi di valore, ma si vedevano sopraffatti dal numero dei nemici. Ancora pochi giorni e Vienna sarebbe stata distrutta dal ferro e dal fuoco; sarebbero state abbattute le sue chiese, venduti schiavi i suoi figli. La costernazione era generale. Nel grave pericolo i Viennesi ricorsero all'aiuto della Vergine, invocarono in pubbliche processioni il nome di Maria. Ed ecco giungere in tempo opportuno in aiuto degli assedianti un prode generale, il giovane re di Polonia, Giovanni Sobieschi, con 40 mila soldati.

Prima di gettarsi sul nemico, il generale gridò con fatidica voce: «Nel nome di Maria moviamo all'assalto; la vittoria sarà nostra!» La battaglia s'impegnò furibonda, e le scimitarre turche ebbero una completa disfatta. Maometto IV, colpito da una palla, cadde a terra in una pozza di sangue; il suo vessillo, preso dai polacchi, fu mandato al Pontefice Innocenzo XI, il quale riconoscente alla Vergine SS. di tale prodigiosa vittoria, ordinava che ne rimanesse perpetuo ricordo nell'orbe cattolico, istituendo a tal fine la festa del S. Nome di Maria, da celebrarsi ogni anno il 12 settembre.

Pensiero del giorno

Il diavolo ha paura della gente allegra.


(Don Bosco)

lunedì 11 settembre 2017

Amare Papa Pio VII

Pubblico un post scritto da Riesina, una gentile collaboratrice del blog, sul Servo di Dio Pio VII.


Spesso siamo noi Cattolici a chiedere una grazia a un Santo. Noi scegliamo il Santo, lo preghiamo, e gli chiediamo di intercedere presso Dio per ottenerci una grazia. Talvolta, però, può capitare che avvenga il contrario, e cioè che sia il Santo a scegliere noi, e di fare una grazia a noi. Gratuitamente. È quello che è successo a me, un mese fa circa, mentre ero in treno, per arrivare nella mia città universitaria (che si trova in Emilia). Qui avrei avuto un esame piuttosto difficile, in cui ero già stata bocciata quindici giorni prima. Lungo il viaggio, sono passata per Cesena. E, come in un flash, mi è comparso nella mente un nome. Pio VII. Di lui sapevo solo che durante il pontificato di Benedetto XVI era iniziato il processo di beatificazione. Così ho deciso che avrei affidato a lui il mio esame del giorno successivo. E Pio VII mi ha aiutata. Da quel momento, io affido tutte le mie giornate a Pio VII, oltre che a San Pio X, e mi preme molto che la sua causa di canonizzazione vada a buon fine, così da poterlo vedere venerato sugli Altari. Di seguito, propongo una breve biografia del Servo di Dio, così da farne conoscere la vita a chi non è ancora entrato in contatto con questo Papa così dolce e coraggioso. 

Barnaba Chiaramonti (il futuro Pio VII) nasce a Cesena il 14 agosto 1742, da una famiglia nobile ma non ricchissima. A quattordici anni, decide di entrare a far parte della comunità benedettina che a Cesena ha sede a Santa Maria del Monte. In seguito alla consacrazione, prende il nome di Gregorio. Nel frattempo, pure sua madre (che nel frattempo è rimasta vedova) sceglie di abbracciare la vita monastica, diventando suora carmelitana a Fano. Gregorio ha grandi capacità nello studio, e così i suoi superiori decidono di farlo perfezionare a Padova e a Roma, e in seguito insegna a Parma e a Roma. Nel 1775 il suo concittadino Giannangelo Braschi diventa Papa con il nome di Pio VI; conoscendo le doti del giovane, lo nomina prima priore dell’Abbazia benedettina di San Paolo fuori le Mura e poi, nel 1782, vescovo di Tivoli. Nel 1785, contestualmente alla nomina a cardinale, viene nominato vescovo di Imola. Nel frattempo, la Francia è scossa dall’ascesa di Napoleone, e le persecuzioni contro il clero sono all’ordine del giorno. Pio VI viene arrestato e condotto in Francia, dove muore a Valence nel 1799. Malgrado Napoleone avesse formulato il desiderio che con Pio VI finisse il papato, i cardinali si riuniscono in conclave a Venezia (che all’epoca non è occupata dai francesi ma si trova assoggettata all’Austria) e, il 14 marzo 1800, eleggono papa Gregorio Chiaramonti con il nome di Pio VII. Lo scelgono soprattutto considerandone il carattere mite e dolce, nonché la vasta cultura. Il nuovo Papa torna a Roma, e al suo arrivo trova una città in ginocchio. Riesce tuttavia a gestire la situazione anche grazie alla nomina del nuovo Segretario di Stato. Inoltre, notando come la situazione della Chiesa in Francia sia drammatica per via degli sconvolgimenti della rivoluzione, negozia con Napoleone un Concordato, nel 1801. Nel 1804, Pio VII è richiamato in Francia per incoronare Napoleone. Tuttavia la sua presenza si rivela essere solo marginale, in quanto l’imperatore prende la corona dalle mani del Papa e se la pone in testa, compiendo un gesto insolente e irrispettoso. Tuttavia il Papa, nella dolcezza del proprio carattere, non perde la speranza: tornando a Roma noterà come in Francia la Fede stia rinascendo. Negli anni successivi, però, la situazione precipita. Napoleone non rispetta più il Concordato. Le armate napoleoniche occupano Roma. Pio VII scomunica l’imperatore. Conseguentemente a questo atto, nel 1809, il Papa viene invitato a ritrattare; si rifiuta dicendo la celebre frase “Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo” ed è quindi arrestato dal generale francese Radet. Giunto a Savona, i liguri cominciano immediatamente ad amare il pontefice romagnolo, il quale ha sempre un po’ di gentilezza per tutti. Nel 1812, Napoleone teme che le armate britanniche possano facilmente liberare il Papa, e così lo obbliga a trasferirsi a Fontainebleau, alle porte di Parigi. Pio VII arriva a destinazione stremato dal viaggio: durante il passaggio sul Colle del Moncenisio ha rischiato di morire ed ha ricevuto l’estrema unzione. Tuttavia, perdona il suo aguzzino. In Francia, Napoleone intavola una serrata trattativa con il Papa (nel corso della quale non si risparmiano gli insulti e i ricatti contro il pontefice) per indurlo a sottoscrivere un concordato molto restrittivo. Il Papa, che versa in condizioni fisiche precarie, finisce per firmare il concordato; tuttavia riesce a disconoscerlo anche grazie all’aiuto dei suoi cardinali di fiducia, nel frattempo arrivati a Fontainebleau. Nel frattempo, il potere imperiale vacilla sempre di più. In seguito all’abdicazione e all’esilio di Napoleone sull’Isola d’Elba, Pio VII può finalmente rientrare a Roma, che proprio in quell’occasione è stata liberata dal dominio napoleonico. Lungo tutto il viaggio, benedice senza sosta le folle accorse al suo passaggio. Nel corso della sosta presso il Santuario di Loreto, incontra un giovane Giovanni Maria Mastai Ferretti (il futuro Beato Pio IX), e probabilmente lo guarisce dall’epilessia. L’anno successivo, però, Napoleone riesce a fuggire dall’Isola d’Elba; Pio VII, temendo di essere nuovamente rapito, fugge da Roma per poi rientrarvi una volta scongiurato il pericolo, dopo la battaglia di Waterloo. In questo momento il Papa dimostra il proprio perdono verso l’imperatore: dopo aver saputo che Napoleone non ha un cappellano, decide di inviargli un sacerdote che lo assista nei suoi ultimi giorni a Sant’Elena. In più fa alloggiare tutti i familiari di Napoleone a Roma, considerando che in seguito alla fine del dominio napoleonico essi sono caduti in disgrazia. Inoltre, nel corso del Congresso di Vienna ottiene l’abolizione della schiavitù. Nel 1821 rende illegale la Carboneria ed afferma che la Massoneria non è in alcun modo compatibile con il Cattolicesimo. Muore il 20 agosto 1823, in seguito ad una caduta. 

I modernisti e l'anticristo non riusciranno a distruggere la Chiesa

Tempo fa per rispondere ad alcune domande di Berenice ho pubblicato alcuni post riguardanti l'anticristo e la fine del mondo, riportando ampiamente gli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori su tali temi. Anche Viviana (pseudonimo di una signora che ogni tanto scrive per il blog) ha voluto scrivermi per dialogare su questi argomenti. 


Caro D.,
                 come stai?

Ho letto con interesse le lettere di Berenice e le tue risposte. [...] Per quanto riguarda le tue risposte, come dicevo le ho lette con interesse perché anch'io mi pongo le stesse domande: ci stiamo forse avvicinando alla fine del mondo? La risposta vera, ovviamente, non posso saperla. Come ci ha detto Gesù, solo il Padre conosce l'ora; al tempo stesso ci ha anche avvertiti di stare pronti, di vegliare e vigilare perché la sua venuta sarà improvvisa. Questo dobbiamo fare: servirlo ogni giorno, cercando di compiere al meglio il nostro dovere quotidiano, nella Sua pace, perché ogni giorno potrebbe essere l'ultimo per noi. Però, senza drammatizzare, un po' mi interrogo se davvero questo nostro tempo possa precedere la seconda venuta di Nostro Signore Gesù Cristo. Ci sono nella società tanti avvenimenti che accelerano, ma soprattutto ci sono tante cose strane all'interno della Chiesa Cattolica, e sono queste ultime in particolare che mi fanno pensare. 

[…] Non voglio inoltrarmi oltre: rischierei di ingolfarmi, da incompetente, in discorsi sterili. Ripeto solo quanto detto poco fa, un po' il pensiero mi viene (mi sembra ci siano segnali, avvertimenti, coincidenze, che almeno indicano qualcosa di molto forte all'orizzonte) e insieme ad esso l'invocazione: Signore, aiutami in questi tempi così difficili per la fede; fa' che non perda la vera fede, rendimi semplice ed umile.

Cambiando argomento, provo stima per Maristella e quelle signore che mettono il velo a Messa sempre, non solo quando si trovano a una celebrazione col rito antico. Io lo farei, ma ho ancora paura di venire considerata stravagante e fissata (credo lo pensino già), specialmente in parrocchia. 

Spero di non rubarti altro tempo se aggiungo qualcosa alla lettera di ieri sera, per tentare di completare un po', per quanto possibile, ciò che ho scritto. Ho dimenticato di scrivere un particolare che mi colpisce, una delle ragioni che più mi fanno venire il pensiero se ci stiamo avvicinando alla fine dei tempi. Il fatto cioè che il nemico sta colpendo come non mai nella storia la creazione come Dio l'ha pensata. E' un attacco all'origine, come se la fine si riallacciasse all'inizio. Dio creò l'uomo e vide che ciò era cosa molto buona; a Sua immagine lo creò, maschio e femmina li creò: questo si vuole scardinare, con accanimento e violenza. Si vuole distruggere la famiglia come Dio l'ha voluta, la relazione tra l'uomo e la donna. [...]

Intanto, mentre si vuol distruggere la natura umana, si sono messe le mani sull'albero della vita, in un modo tale che l'uomo vuol farsi dio, disponendo a suo piacere della vita e della morte. Così abbiamo aborto, eutanasia, sperimentazioni genetiche di vario tipo, crescita di embrioni in vitro e quant'altro ancora.

Concludo. Mi sembra di aver detto l'essenziale, anche se c'è altro ancora. Di queste cose è più facile, almeno per me, parlare a voce. Ripeto comunque ciò che ho detto ieri sera: andiamo avanti, nella pace di Dio, compiendo giorno per giorno il nostro dovere quotidiano; pronti, con le lampade accese, ad accogliere il Signore quando vorrà venire per noi.

Mi accorgo di aver scritto tanto, mentre volevo essere più breve. Auguro ogni bene a te e a tutte le care persone che ho “conosciuto” attraverso il blog. Una conoscenza da un certo punto di vista virtuale, ma dall'altro ben più che virtuale: una vicinanza spirituale.

Un carissimo saluto in Gesù e Maria.

Viviana


Cara sorella in Cristo,
                                   Sant’Agostino spiega che quando Gesù disse che solo il Padre conosce la data della fine del mondo, in realtà usò una sorta di “restrizione mentale”. Infatti, Cristo, essendo Dio, è per sua natura onnisciente, quindi conosce benissimo tutte le cose, anche quelle future. Dicendo che quella data la conosce solo il Padre intendeva dire che non fa parte della Divina Rivelazione, cioè è come se avesse detto “Non la so per dirla a voi, ma per tenerla segreta”. Una restrizione mentale del genere assomiglia a quella che devono usare i confessori quando qualcuno gli domanda qualche cosa protetta dal sigillo sacramentale, i quali devono rispondere con frasi del tipo “Non lo so”, intendendo dire “Non lo so per dirla a te”. Anche noi, quando qualcuno ci domanda qualcosa che non possiamo o non vogliamo divulgare, possiamo tranquillamente rispondere con delle restrizioni mentali, cioè con risposte evasive, le quali hanno vari significati, ma non sono delle menzogne. Ad esempio su un vecchio manuale di Teologia Morale ho letto che se dei rapinatori entrano in casa e dopo aver rubato i beni materiali del padrone gli domandano se ha altri soldi nascosti da qualche parte, egli può rispondere “No”, intendendo dire “Non li ho per darli a te”. Oppure se una persona molesta suona il campanello di casa tua e domanda se sei in casa, i tuoi familiari possono rispondere “Non c’è”, intendendo dire “Non c’è per te”.

Se il Redentore Divino avesse detto quando finirà il mondo, probabilmente molta gente nel corso dei secoli avrebbe pensato così: “Quella data è ancora molto lontana, quindi posso vivere in maniera rilassata, senza preoccuparmi della seconda venuta di Cristo”. Invece noi dobbiamo stare sempre vigilanti, anche perché dobbiamo essere pronti a morire in ogni istante, e a presentarci dinanzi al Tribunale di Gesù Cristo con l’anima in stato di grazia. 

Dopo aver precisato la dichiarazione di Gesù sulla fine del mondo, ti confesso che non penso che sia vicina. Innanzitutto l’anticristo non è ancora venuto, o perlomeno non è ancora salito al potere. Lo riconosceremo dal fatto che farà falsi miracoli, si farà adorare come un dio, governerà il mondo, farà incantesimi, ingannerà tante anime, allontanerà dalla vera fede molti cristiani, fingerà di essere morto per poi “risorgere”, ecc. Quindi, visto che nel mondo non c’è ancora il regno dell’anticristo, non siamo ancora giunti alla fine dei tempi. Inoltre San Paolo ha profetizzato che in quel periodo ci sarà la conversione di massa degli ebrei, ma per il momento non mi pare che gli israeliti stiano manifestando la volontà di abiurare i blasfemi errori del Talmud e di abbracciare la fede cattolica e farsi battezzare.

I materialisti stanno costruendo una società senza Dio, una società che fa orrore perché calpestando gli insegnamenti evangelici è diventata inumana. Ma “Deus non irridetur”, Dio non si lascia prendere in giro dal mondo, prima o poi il castigone verrà davvero. Anche nella Bibbia sono numerosi gli esempi di castighi esemplari inferti dal Signore, pensiamo ad esempio alla cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, al diluvio universale, all'incenerimento di Sodoma, Gomorra e le altre tre città in cui dilagava l'omosessualità, alla morte inferta ad Onan per aver fatto un atto impuro contro natura, alla cattura e deportazione del popolo di Israele a Babilonia, alla distruzione del Tempio di Gerusalemme e alla diaspora degli ebrei ad opera dei Romani, ecc. 

Da un punto di vista spirituale la situazione del mondo è disastrosa a causa del dilagante secolarismo. Sembra di vivere ai tempi di Sodoma e Gomorra. Anche la situazione della Chiesa è drammatica a causa della confusione seminata dai modernisti. L'umanità sta andando verso l'abisso, basti pensare al fatto che molti abitanti della terra, anche tra i cristiani, non considerano più come peccaminosi certi atti umani contrari alla Legge naturale che il Signore ha scolpito nei nostri cuori. Pensiamo ad esempio all'aborto, ai rapporti prematrimoniali, agli atti impuri contro natura, ecc. Per salvare il mondo c'è bisogno di una “scossa”, di un qualcosa di grosso che faccia tremare tutto e svegliare le coscienze assopite. 

Dio è infinitamente buono ma è anche infinitamente giusto, e quando i peccati dei popoli raggiungono un certo livello, scattano i castighi divini. Durante la prima guerra mondiale la Madonna a Fatima disse chiaramente che se l'umanità non si fosse convertita, il Signore avrebbe permesso che gli uomini scatenassero una guerra ancora più disastrosa (la seconda guerra mondiale) e che la Russia avrebbe diffuso nel mondo gli errori del comunismo. Se a quei tempi Dio castigò il mondo con una terribile guerra, chissà che cosa avverrà adesso che pochi arrivano vergini al matrimonio, dilaga la contraccezione (che è un peccato contro natura che grida vendetta al cospetto di Dio), milioni di bambini innocenti vengono assassinati con l'aborto, le famiglie vengono disgregate dalla piaga del divorzio, gli omosessuali si sposano e adottano i bambini orfani o sottratti dai tribunali alle famiglie povere, in televisione imperversano programmi immorali, tra i cristiani si diffondono le mode indecenti, ecc. Insomma, la situazione dell'umanità è disastrosa, ormai il “grande castigo” è inevitabile (lo diceva anche lo zelantissimo Don Giuseppe Tomaselli nell'opuscoletto intitolato “Il mondo di oggi sotto la schiavitù di Satana”). 

Secondo me questo periodo terribile di apostasia di massa che stiamo vivendo servirà di “incoraggiamento” per i cristiani che vivranno negli ultimi tempi. Così come noi adesso ci consoliamo pensando a Sant’Atanasio e a coloro che come lui difesero strenuamente la Dottrina Cattolica dall’eresia ariana, la quale negava la divinità di Cristo, allo stesso modo i cristiani degli ultimi tempi riceveranno conforto pensando alle sofferenze che noi cattolici fedeli alla Tradizione stiamo sopportando a causa della tirannica eresia modernista che purtroppo ha contagiato anche “non pochi” membri del clero.

La Chiesa Cattolica è il Corpo Mistico di Cristo, pertanto nessun tiranno potrà mai abbatterla. Dobbiamo continuare a combattere la buona battaglia della fede con la dogmatica certezza del trionfo della Chiesa. Maggiori saranno state le avversità, più bella sarà la vittoria!

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Non est pax impiis, dicit Dominus Deus. 


(Isaia 57, 21)

domenica 10 settembre 2017

Esame di coscienza per fare una buona Confessione (rivolto ad anime devote)


Ogni tanto una mia amica mi scrive per chiedermi dei consigli spirituali.  


Caro D. [...] ti scrivo perché penso che tu possa veramente aiutarmi. Ti chiedo però di rispondermi con calma, quando potrai, non vorrei mai metterti fretta. È mio desiderio confessarmi una volta alla settimana come regola, ma dev'essere una confessione ben fatta. Perciò ho cercato qua e là, ma non ho trovato uno schema serio per l'esame di coscienza. Ora mi chiedo se tu forse puoi darmi qualche indicazione. Ti ringrazio come sempre di cuore. [...] Ciao!


Cara sorella in Cristo, 
ti ringrazio di cuore per la richiesta che mi hai fatto. Ormai lo sai bene che per me è una grande gioia fare qualcosa che va a vantaggio della tua anima, nella speranza di dare gusto a Gesù buono che ti ha tanto amato sin dall’eternità ed è giunto ad immolarsi sulla croce del Golgota per espiare anche i tuoi peccati. Sono davvero contento che desideri confessarti spesso, come raccomandato da Papa Pio XII, da Sant’Alfonso Maria de Liguori e da tanti altri autorevoli e dotti autori. In genere, quando una persona si confessa bene, sente un grande fervore di praticare le virtù cristiane, prega il Signore con maggiore carità, sente maggiore carità anche verso il prossimo, resiste più facilmente alle tentazioni, ed ottiene altri benefici spirituali. Purtroppo, i preti modernisti sconsigliano di confessarsi spesso, quindi ti conviene recarti da qualche confessore timorato di Dio e amante della vita devota.

Per rispondere alla tua richiesta di aiuto, ho preparato appositamente per te uno schema per fare un esame di coscienza adatto alle anime che sono attratte dalla vita devota. Onde evitare di essere troppo prolisso, ho evitato di riportare quei peccati che in genere le persone che praticano un’intensa vita interiore difficilmente commettono, ad esempio l’apostasia, il non andare a Messa nei giorni di precetto, l’omicidio, le rapine, l’incesto, la calunnia, e altri gravi peccati. Ho dato particolarmente risalto a quei peccati veniali (leggeri) che spesso vengono trascurati dai penitenti. Chi ama Dio e vuole praticare una vita davvero virtuosa cerca di evitare non solo le colpe gravi ma anche quelle veniali. Per esserti di maggiore aiuto, di fianco a ogni peccato ho segnalato se si tratta di materia grave o veniale, basandomi sugli scritti di autori di buona dottrina come Sant’Alfonso, Don Luigi Piscetta, Padre Eriberto Jone, Padre A. Chanson, e altri. Si tratta di un qualcosa che manca negli schemi che in genere si trovano in giro. Ovviamente non ho potuto elencare tutti i peccati possibili e immaginabili, oppure riportare tutta l’intera casistica per ogni tipo di peccato, altrimenti avrei dovuto scrivere un’enciclopedia, ma mi sono limitato a parlare di alcuni dei peccati tra quelli più comuni. Spero tanto che il lavoro che ho realizzato possa esserti di aiuto nel cammino di perfezione cristiana.


Schema per l’esame di coscienza per anime devote.

- Ho tralasciato di raccogliermi interiormente e di mettermi alla presenza di Dio prima di incominciare a pregare? (Veniale)

- Mi sono distratta volontariamente mentre recitavo le preghiere oppure mentre assistevo al Santo Sacrificio della Messa? (Veniale)

- Ho ricevuto la Comunione con poco fervore e profitto per l’anima a causa della negligenza con cui mi sono preparata a ricevere Gesù sacramentato? (Veniale)

- Ho accettato deliberatamente pensieri di superbia? (La “superbia perfetta”, cioè quando una persona giunge a considerarsi al di sopra di Dio, è peccato mortale, invece la “superbia imperfetta”, cioè quando una persona si limita solamente a nutrire uno sregolato desiderio di onore e ad amare in maniera esagerata la propria eccellenza, è peccato veniale, a meno che non giunge a far commettere qualche grave colpa nei confronti del prossimo)

- Quando mi sono capitate cose spiacevoli mi sono arrabbiata con Dio, ingiuriandolo o accusandolo di fare cose sbagliate? (Peccato grave)

- Faccio discorsi inutili, cioè che non giovano né a me né al prossimo? (Veniale)

- A volte faccio delle “opere buone”, non con l’intento di dare gusto a Dio, ma per vanagloria, cioè per fare bella figura ed essere stimata dalla gente? (Veniale)

- Mi impegno seriamente ad educare cristianamente la prole? (Si tratta di un obbligo gravissimo, pertanto i genitori che sono gravemente negligenti nell’educare i figli, facendoli crescere quasi come se Dio non ci fosse, peccano mortalmente)

- Nutro antipatia o addirittura odio nei confronti delle persone scortesi o di quelle che mi hanno fatto dei torti? (“Sentire” antipatia verso una persona non è peccato se non vi diamo il consenso della volontà, se invece vi diamo il consenso e si tratta di piccole antipatie, pecchiamo venialmente, mentre se proviamo odio grave, in questo caso pecchiamo mortalmente, ad esempio accettando deliberatamente il pensiero di desiderio che il prossimo venga colpito da qualche grave ed ingiusto male)

- Ogni tanto aiuto materialmente le opere pie (ad esempio le opere davvero cattoliche che svolgono apostolato) e le persone che si trovano in stato di bisogno? (Chi dona alle opere pie o ai bisognosi che si trovano in stato di necessità comune almeno il 2% di ciò che avanza alle spese necessarie per il mantenimento del proprio stato di vita e quello dei propri cari, non pecca; se dona meno del 2% pecca venialmente; se non vuole donare nulla a nessuno pecca gravemente, almeno secondo i teologi della sentenza più rigida. Non si è tenuti ad aiutare tutti coloro che si trovano in stato di necessità comune, è sufficiente aiutarne alcuni a nostra scelta. Per quanto riguarda i poveri che si trovano in stato di necessità estrema, cioè che rischiano di morire, grazie a Dio in Italia è rarissimo trovare qualcuno che si trovi in condizioni così disperate, quindi non sto ad elencarti tutta la casistica, anche perché su questo tema i teologi non sempre sono concordi)

- Ho esagerato nel bere o nel mangiare? (Per capire quando si pecca in questa materia ti faccio un esempio: bere un po’ di vino è una cosa buona, berne sino al punto da rimanere brilli è peccato veniale, berne sino al punto da ubriacarsi è peccato mortale; lo stesso discorso vale quando si mangia in maniera eccessiva, peccando in modo grave o veniale in base alla gravità delle conseguenze, se ci cibiamo sino al punto da star male o di nuocere alla salute)

- Ho detto delle bugie? (Le menzogne che fanno un grave danno al prossimo sono colpe gravi, le altre sono colpe veniali)

- Sopporto con pazienza le avversità oppure mi lascio prendere dall’impazienza? (Ordinariamente è un peccato veniale, tuttavia può diventare mortale se giunge a far trasgredire un grave precetto)

- Nella vita cristiana mi lascio dominare dall’accidia? (L’accidia è la pigrizia nel compiere opere virtuose, spesso fa commettere delle colpe solamente veniali, ad esempio quando induce una persona a saltare, per pigrizia spirituale, delle pratiche devozionali facoltative alle quali è abituato; ma se l’accidia giunge a non far compiere atti che obbligano gravemente in coscienza, ad esempio assistere alla Messa domenicale, trascina al peccato mortale)

- Quando vedo qualcuno comportarsi male mi lascio prendere dall’ira? (Quando una persona si adira in modo ragionevole per un torto subìto e auspica una giusta punizione del colpevole, non commette peccato; invece quando l’ira giunge a far accettare un disordinato trasporto dell’animo, in questo caso si commette un peccato veniale, tuttavia diventa colpa grave se la persona adirata giunge a tale eccesso da far pensare che abbia perso l’uso della ragione, oppure quando giunge a far desiderare disordinatamente qualcosa che è gravemente contraria alla carità e alla giustizia, ad esempio desiderare una punizione gravemente esagerata per il colpevole o addirittura per un innocente)

- Anche se da tanti anni non vivo più coi miei genitori, continuo ad interessarmi di loro e ad aiutarli quando hanno bisogno del mio sostegno? (Abbandonare a se stessi i genitori che si trovano in grave stato di necessità, pur avendo la possibilità di aiutarli, è una grave mancanza di pietà filiale da parte dei figli)

- Mi sono attaccata eccessivamente ai beni materiali? (In se stessa è una colpa veniale, tuttavia può essere causa di peccati mortali, ad esempio quando giunge al punto di far commettere furti in materia grave, omettere di aiutare il prossimo che sta letteralmente morendo di fame, considerare i soldi più importanti di Dio, eccetera).

- Ho creduto alle superstizioni? (Si tratta di materia grave, tuttavia alcuni autorevoli teologi ammettono la possibilità che il penitente possa peccare solo venialmente per ignoranza, semplicità, errore, o se considera la cosa più per scherzo che seriamente)

- Ho giudicato temerariamente il prossimo oppure ho avuto dei sospetti temerari nei suoi confronti? (Se c’è bastante fondamento per giudicare che il prossimo ha commesso un grave male, non si commette nessun peccato, mentre il giudizio diventa “temerario”, e peccato grave, quando senza sufficienti motivi giudichiamo che il prossimo abbia certamente commesso un grave male; da ciò, secondo Sant’Alfonso, si deduce che tali giudizi di solito non sono peccaminosi poiché spesso ci sono sufficienti motivi che fanno ritenere che il prossimo abbia commesso davvero quella colpa, oppure perché non sono giudizi, ma solo dei sospetti, i quali non giungono a peccato mortale se non quando si dubita, senza avere nessun indizio, che persone di buona fama siano colpevoli di colpe gravissime, mentre se c’è anche un minimo indizio non si commette nemmeno peccato veniale nel sospettare del prossimo)



Vari consigli per confessarsi bene.

I peccati mortali sono talmente gravi che ne basta solo uno per meritare l'inferno, se si muore senza essersi pentiti. Se una persona ha commesso solo peccati veniali e non si è pentita, non va all'inferno, ma in purgatorio, tuttavia è bene cercare di evitare anche queste colpe che pur non essendo gravi, indeboliscono l'anima e la predispongono al peccato mortale. 

È obbligatorio confessare solo i peccati certamente mortali, cioè le colpe gravi commesse con piena avvertenza dell’intelletto e deliberato e pieno consenso della volontà. Se una persona ha commesso una colpa grave, ma non è certa di aver avuto piena avvertenza e pieno consenso, non è obbligata a confessare quella colpa, anche se, per maggiore tranquillità di coscienza del penitente, è consigliabile confessarla, dicendo, ad esempio, che non si è certi di aver dato il pieno consenso della volontà a quel pensiero di odio grave (alle anime scrupolose è vivamente sconsigliato di confessare i peccati dubbi). Inoltre tutte le cose che avvengono durante il sonno o il dormiveglia non sono peccati mortali. È facoltativo confessare i peccati veniali (cioè colpe con materia leggera, oppure con materia grave ma commesse senza piena avvertenza o senza pieno consenso della volontà), tuttavia è bene confessarsi anche se si hanno solo colpe veniali, perché l'assoluzione purifica la coscienza, aiuta a resistere con maggior vigore alle tentazioni e accresce la grazia santificante.

È molto facile fare una buona Confessione; è sufficiente fare un esame di coscienza (bastano pochi minuti per chi si confessa spesso), pentirsi dei peccati commessi, avere il proposito di non peccare più, confessarli con sincerità al sacerdote, e infine eseguire la penitenza (se il confessore tralascia o si dimentica di dare la penitenza, la confessione è valida lo stesso, però, come insegna Sant'Alfonso, il prete si macchia di colpa, veniale o mortale in base alla gravità delle colpe confessate dal penitente, se ha deliberatamente omesso di assegnargli una penitenza).

Affinché la Confessione sia fruttuosa è necessario essere sinceramente pentiti dei peccati commessi, ma ciò è un dono di Dio, pertanto è importante pregare lo Spirito Santo e la Beata Vergine Maria per ottenere la grazia del pentimento per le colpe compiute. Per suscitare il dispiacere dei peccati commessi è molto utile riflettere al fatto che con le proprie colpe è stato offeso Dio che è infinitamente buono, ci ha tanto amato sin dall’eternità, ed è degno di essere amato sopra ogni cosa, inoltre i propri peccati hanno causato l'atroce Passione e Morte di Gesù Cristo. Chi si pente per questi motivi, significa che ha un dolore perfetto (contrizione del cuore). Invece il dolore è imperfetto (detto anche “attrizione”) quando è causato principalmente (non esclusivamente) dalla paura dell'inferno, o dal dispiacere di aver perso il paradiso, o dalla riflessione sulla bruttezza del peccato commesso. Affinché una Confessione sia valida è sufficiente avere un dolore imperfetto. In caso di imminente pericolo di morte, mancando un sacerdote, è possibile ricevere il perdono di tutti i peccati suscitando qualche pensiero di dolore perfetto. A tal fine è ottima cosa imparare a memoria e recitare spesso l'Atto di dolore. 

È necessario essere sinceramente pentiti di tutti i peccati mortali compiuti, altrimenti l’assoluzione è nulla (e anche sacrilega, se il penitente è consapevole di non essere pentito). Se ti confessi solo di peccati veniali, affinché l’assoluzione sia valida è necessario essere sinceramente pentita almeno di uno di loro, tuttavia conviene suscitare il dolore di tutte le colpe veniali, poiché in questo modo si ottengono maggiori benefici spirituali. È lecito confessare dei peccati, mortali o veniali, già confessati in passato. 

Per scriverti questa lettera ho impiegato diverse ore (per poter fornirti informazioni precise sono andato a rivedere vari manuali di Teologia Morale), ma l’ho fatto molto volentieri, poiché voglio che la tua anima avanzi sempre di più nel cammino di perfezione cristiana e, soprattutto, spero in questo modo di aver dato gusto a Dio. Se in futuro avrai altri consigli da chiedermi, non esitare a scrivermi ancora, sarò molto felice di fare qualcosa per il tuo bene spirituale.

Rinnovandoti la mia amicizia e la mia stima, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter