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venerdì 24 ottobre 2014

Siamo all'apostasia

Il sacro non è soltanto il rito: è la presenza nel rito della realtà significata. Quando si mitizza il rito, si perde il senso della sostanza che contiene. Non ci si meravigli poi che l’Eucarestia divenga per taluni una semplice festa dell’unità umana, in cui Dio è semplicemente spettatore. Qui, siamo non alla eresia, ma alla apostasia.


[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla rivista "Renovatio", VI, 1970]

Il modernismo annebbia le coscienze

Una signora mi ha scritto una breve riflessione circa uno dei peggiori danni causati dal modernismo.


Ciao D.
Apprezzo che tu mantenga l'anonimato dei lettori.

[…] È vero ciò che dici tu, che i modernisti hanno raggiunto un'età avanzata ed è solo questione di tempo, ma hanno fatto tanti danni. Nel mio piccolo lo vedo: molti di quelli che sono più fedeli alla preghiera e ai sacramenti, hanno come perso la bussola, non sanno più distinguere il bene dal male, non hanno una conoscenza vera dell'insegnamento della Chiesa. 

Cerchiamo di fare, ognuno nel proprio ambito, il massimo del bene che possiamo fare, di combattere la buona battaglia come dice S. Paolo. Poi, se le cose migliorano, bene; in caso contrario, nessuno ci può togliere la pace che il Signore ci dona. E la certezza che Lui vince, ha già vinto.

Cari saluti
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                            pubblico in forma anonima le e-mail che mi scrivono i lettori anche perché in questo modo non scoraggio dallo scrivermi coloro che temono di veder pubblicato il proprio nome sul blog.

Per quanto riguarda la tua riflessione sugli effetti devastanti del modernismo, devo dirti che anche io ho notato che ci sono molti fedeli che pur facendo vita devota (pregano, vanno a Messa, partecipano a pellegrinaggi, fanno letture spirituali, ecc.), tuttavia hanno le idee confuse su ciò che è moralmente lecito e ciò che non lo è. Spesso su temi spinosi come la fornicazione, l'omosessualità, la contraccezione, le mode indecenti, gli spettacoli scandalosi, e tante altre cose, la pensano più o meno come i laicisti, magari tentando di fare assurdi compromessi tra Vangelo e mondanità.

I modernisti si stanno estinguendo, ma stanno lasciando devastazioni e macerie spirituali alle loro spalle. Bisogna rimboccarsi le maniche e ricostruire ciò che hanno distrutto, a cominciare da una vita cristiana vissuta nella fedeltà a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. Vivere il cristianesimo in maniera coerente è un potente mezzo di apostolato. 

Approfitto dell'occasione per porgerti cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

giovedì 23 ottobre 2014

Le “bufale” contro i Francescani dell'Immacolata

Il demonio non sa più cosa inventarsi pur di seminare zizzania contro i Francescani dell'Immacolata. Sentite cosa mi ha raccontato una lettrice.


Carissimo D.,
                         come stai? È tempo che non ti scrivo, ma seguo quotidianamente il tuo blog. Certe volte alcune risposte le ricevo proprio da lì. Grazie.

Da tempo volevo chiederti il parere a proposito dei Frati Francescani dell'Immacolata: in un incontro con le componenti dell'Associazione di cui faccio parte [...] ho sentito dire che i Frati dell'Immacolata nelle Sante Messe fanno delle “boiate”. Non è stato specificato cosa si intende per quel termine; [...] inoltre sembra che portino avanti più Maria che Gesù. Sono rimasta un po' sorpresa.

Cosa ne pensi? Può essere un fatto isolato? […] Da tempo noto invece molti sacerdoti della mia zona che dicono la Messa settimanale in 20 minuti! Non riesco a pregare cosi.

[…] Sono molto d'accordo con te quando parli degli Ordini di stretta osservanza, ho amicizia con delle Clarisse a poca distanza da me e, senza giudicare, la differenza si vede, come pure le Monache Benedettine di [...]. Che grande Grazia la loro amicizia!

Un grande Grazie da parte mia a te per il blog e per l'amicizia: mi sono di conforto nei momenti di solitudine e di tristezza (purtroppo sono molti per la situazione che conosci).

In Gesù e Maria ti saluto,

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo, 
                                         per quanto riguarda la celebrazione della Messa, i Francescani dell'Immacolata sono tra i migliori che conosca. La celebrano con devozione e sacralità, sforzandosi di evitare di commettere i soliti abusi liturgici che invece commettono tanti altri sacerdoti, sia del clero diocesano che del clero regolare (cioè appartenenti ad istituti religiosi).

Sant'Alfonso Maria de Liguori criticò severamente i preti che celebravano la “Messa strapazzata”, cioè commettendo degli abusi liturgici. Soprattutto criticava la fretta nel celebrare. Secondo lui è peccato mortale celebrare la Messa troppo in fretta (ad esempio in un quarto d'ora), perché in così breve tempo non può essere celebrata senza “mangiarsi” le parole e “strapazzare” le cerimonie, e senza mancare gravemente alla riverenza e gravità richiesta dal Santo Sacrificio dell'altare,dando tra l'altro un grave scandalo ai fedeli.

Magari tutti i sacerdoti celebrassero la Messa come fanno i Francescani dell'Immacolata! Invece assistendo a una Messa celebrata male, senza devozione e sacralità, con canti “profani” (o perlomeno non adatti a un rito sacro), e con abusi liturgici di vario tipo, c'è il rischio che qualche fedele perda la fede. Del resto, se molte chiese, pur essendo situate in quartieri popolati da migliaia di cattolici, sono quasi deserte anche di domenica, ci sarà una spiegazione. Le “Messe strapazzate” allontanano le anime da Dio e dalle chiese!

Per quanto riguarda l'accusa secondo cui i Francescani dell'Immacolata sarebbero troppo devoti alla Madonna, si tratta di una vera e propria ridicola stupidaggine. Diceva Santa Teresa di Lisieux che non dobbiamo preoccuparci di “amare troppo” la Madonna, perché tanto non riusciremo mai ad amarla tanto quanto l'ama Gesù. Anche San Luigi Grignon de Montfort, San Massimiliano Maria Kolbe, Sant'Alfonso Maria de Liguori e tanti altri santi, vennero ingiustamente accusati di parlare troppo della devozione alla Beata Vergine Maria, trascurando in questo modo Dio, che è il fine ultimo della nostra esistenza. La realtà è esattamente all'opposto, infatti la devozione alla Regina del Cielo non è fine a se stessa, ma conduce le anime a Gesù. San Bernardo diceva che chi non è devoto alla Beata Vergine Maria è moralmente impossibile che si salvi, perché è come se chiudesse il canale delle grazie. Infatti Ella è la Mediatrice di tutte le grazie che Dio ci dona, quindi commettono un grosso errore coloro che non la amano con un tenero amore filiale e non si rivolgono a Lei per chiederle aiuto. Del resto, è Dio stesso che desidera che nel mondo si propaghi la devozione alla Madonna (in particolare al suo Cuore Immacolato), come venne confidato a suor Lucia di Fatima nel corso di un'apparizione della Beata Vergine.

Anche San Francesco ebbe una visione nella quale vide che coloro che cercavano di andare direttamente a Gesù senza l'aiuto della Madonna, non riuscivano a raggiungerlo, invece coloro che si affidavano alla Beata Vergine Maria, riuscivano a raggiungere Cristo. 

I Francescani dell'Immacolata fanno benissimo a diffondere la devozione alla Madre del Redentore Divino. Se vuoi saperne di più su questo argomento ti consiglio di leggere “Le Glorie di Maria” di Sant'Alfonso Maria de Liguori e “Trattato della vera devozione a Maria” di San Luigi Grignon de Montfort. 

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

mercoledì 22 ottobre 2014

Parole sagge

Riporto un brano di un interessante articolo di Mons. Mario Oliveri, apparso sulla rivista "Studi Cattolici" del gennaio 2009.

"Si sta forse prendendo atto che là dove il Concilio Vaticano II è stato interpretato come discontinuità con il passato, come rottura, come rivoluzione, come cambiamento sostanziale, come svolta radicale, e, dove è stato applicato e vissuto come tale, è nata davvero un’altra chiesa, ma che non è la Chiesa vera di Gesù Cristo; è nata un’altra fede, ma che non è la vera fede nella Divina Rivelazione; è nata un’altra liturgia, ma che non è più la Liturgia Divina, ma che non è più la Liturgia tutta intessuta di Trascendenza, di Adorazione, di Mistero, di Grazia che discende dall’Alto per rendere davvero nuovo l’uomo, per renderlo capace di adorare in Spirito e Verità; si è andata diffondendo una morale della situazione, una morale che non è ancorata se non al proprio modo di pensare e di volere, una morale relativistica, a misura del pensiero non più sicuro di nulla, perché non più aderente all’essere, al vero, al bene."

Premio Stalin per la pace


Spesso quando penso ai modernisti mi vengono in mente i loro compagni comunisti. Quante menzogne hanno seminato i rossi tra la gente! Sapevano mistificare la realtà in maniera spudorata: parlavano di pace, e intanto massacravano milioni di uomini e tenevano in schiavitù interi popoli. Addirittura nel 1950, in contrapposizione al “Premio Nobel per la pace”, istituirono il “Premio Stalin per la pace”. Non sto scherzando, ebbero la sfrontatezza di istituire un premio per la pace dedicandolo a “Baffone”, che durante la sua lunga tirannia causò la morte di decine di milioni di persone. È veramente una cosa assurda!


Anche i modernisti parlano di pace, fratellanza, amicizia, e intanto perseguitano continuamente quei cattolici che secondo loro sono “colpevoli” di voler rimanere fedeli al Magistero perenne della Chiesa. Addirittura hanno la faccia tosta di accusare i cattolici fedeli alla Tradizione di creare divisioni nel Corpo Mistico di Cristo! Mistificano la realtà proprio come i comunisti che sulla “Pravda”, l'organo di stampa ufficiale del Partito Comunista Sovietico, sparavano menzogne a raffica, calunniando, inventando fatti o stravolgendone il significato. Il comunismo e il modernismo sono ideologie fondate sulla menzogna, ed entrambe hanno una visione immanentista della vita.

I modernisti parlano di pace e intanto fanno la guerra, causando la desertificazione spirituale. E se qualche cattolico con la schiena dritta osa ricordare ai novatori il Magistero perenne della Chiesa, viene accusato ingiustamente di fomentare divisioni. Ciò mi ricorda le persecuzioni subite da San Paolo, il quale veniva scacciato dalle città in cui faceva apostolato, accusato di turbare l'ordine pubblico. Noi accettiamo tutti i dogmi di fede e tutti gli insegnamenti dei Sommi Pontefici su questioni morali, eppure siamo accusati di turbare “l'ordine pubblico” nella Chiesa. In realtà ciò che turbiamo è il tentativo dei modernisti di fondare una “nuova religione” senza dogmi definiti e senza una morale vincolante. Che cosa pretendono, che ce ne restiamo in silenzio mentre loro riducono in macerie la Chiesa? Giammai! Daremo battaglia fino all'ultimo respiro! A noi gli applausi del mondo non ci interessano, il nostro scopo è solo quello di dare gloria a  Dio osservando fedelmente la sua santa Legge. Noi non odiamo nessuno, né i modernisti né i rossi, anzi preghiamo affinché lascino i loro errori dottrinali e abbraccino la Fede cattolica nella sua interezza, senza fare sconti o “depenalizzare” alcuni Comandamenti del Decalogo.

Se i modernisti dovessero intestardirsi e continuare la “lotta continua” contro la Tradizione, parlando di pace e fomentando lo scontro nella Chiesa, sappiano che andranno in contro a una disfatta tremenda, peggio di quella di Napoleone a Waterloo. Potranno pure ottenere l'approvazione e gli applausi dei rossi (una sorta di “premio di consolazione”, visto che oggi il “Premio Stalin per la pace” non esiste più), ma non riusciranno a demolire il Corpo Mistico di Cristo. Guai a chi semina scandali e trascina le anime nell'errore! Con Dio non si scherza. 

martedì 21 ottobre 2014

Avviso da Torino


Domenica 26 ottobre 2014, ore 18

Santuario di Cristo Re (suore Povere Figlie di S. Gaetano)

Lungo Dora Napoli 76

Torino

SANTA MESSA CANTATA LATINO- GREGORIANA
nella solennità di N.S. Gesù Cristo Re dell'universo


Celebrante: don Stefano Cheula, Parroco

Omelia di Mons. Massimo Degregori, attaché presso la Missione Permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra

Coro "Abbazia della Novalesa"
Organista:  Marco Capello

al termine della celebrazione canto dell'Inno Te saeculorum principem e recita della preghiera a Gesù Cristo Re Universale


Si segnala che, data la concomitanza delle celebrazioni, la consueta S. Messa cantata dell'ultima domenica del mese presso la parrocchia di Gesù Crocifisso e Madonna delle Lacrime non sarà celebrata.


Programma musicale della celebrazione


Processione d'Ingresso: Improvvisazione d'Organo

Introito: Dignus est agnus (antifona propria gregoriana della solennità di Cristo Re)

Kyrie VII (De angelis) alternatim Schola/fedeli

Gloria VII (De angelis) alternatim Schola/fedeli

Graduale  (Dominabitur: graduale proprio gregoriano della solennità di Cristo Re)

Alleluia - Potestas eius  (proprio gregoriano della solennità di Cristo Re)

Offertorio: Postula a me (antifona propria gregoriana della solennità di Cristo re)

All'incensazione delle offerte: improvvisazione d'organo

Sanctus VII (De angelis)

All'elevazione: Elevazione per organo (Ravanello)

Agnus Dei VII (De angelis)

Alla Comunione:  Lauda Sion - Christus Vincit (Caudana)

Communio: Sedebit  Dominus (antifona propria gregoriana della solennità di Cristo Re)

Ite Missa est VII (De angelis)

All'ultimo vangelo: Salve Regina (antifona gregoriana del tempo) tonus simplex

Dopo la Messa: Te saeculorum principem (inno dei secondi Vespri della Solennità di Cristo Re)

Christus Vincit

Recessionale: improvvisazione d'organo


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Avviso per i pellegrini "Summorum Pontificum"

Uno degli organizzatori del Pellegrinaggio "Summorum Pontificum" mi ha inviato il seguente messaggio:

Potete ricordare per favore ai vostri lettori che il modo migliore per accedere alla basilica sabato per la Messa con il cardinale Burke [di sabato 25 ottobre, n.d.r.] è di unirsi alla processione che partirà da San Lorenzo in Damaso dopo l'adorazione eucaristica?

L'adorazione è alle 9.30, la processione patirà alle 10.30 e giungerà verso le 11.15 in piazza San Pietro (chi non può camminare può aspettarci sotto il portico della libreria L'Ancora o della Sala Stampa).

Grazie! 

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Linguaggio virile e battagliero

Tempo fa ho sorriso quando ho letto l'accusa di un signore anonimo, il quale sosteneva che il mio modo di esprimermi è simile a quello usato dai cinegiornali dell'Istituto Luce del “Ventennio”. Evidentemente costui non ha mai letto i testi dei discorsi di Pio XII (anche lui usava un linguaggio virile e battagliero), penso ad esempio al magistrale discorso “Una gioia”, con cui il 30 dicembre del 1953 benedisse la santa Crociata della purezza indetta dalla gioventù femminile di Azione Cattolica. L'eroico Pontefice, col suo linguaggio tutt'altro che “politicamente corretto”, espresse il suo pensiero sulle storiche Crociate in Terra Santa con queste energiche parole: “Il degno e felice nome di Crociata, da voi scelto e imposto alla bella e grande vostra campagna, mentre s’ingemma della Croce, faro di salvezza al mondo, risveglia i gloriosi ricordi storici delle Crociate dei popoli cristiani, sante spedizioni e battaglie fatte e combattute insieme, sotto i sacri labari, per la conquista dei Luoghi Santi e per la difesa delle regioni cattoliche dalle invasioni e minacce degli infedeli.”

L'8 settembre 1953, così si rivolse agli assistenti ecclesiastici diocesani della Gioventù Italiana di Azione Cattolica. “In questi tempi di tanta trepidazione e così risolutivi per la salvezza degl'individui, per l'ordine nelle nazioni e per la pace fra i popoli, la Chiesa ha chiamato e continua a chiamare a raccolta tutti gli uomini di buon volere, affinchè si considerino come mobilitati per la lotta contro un mondo così disumano, perchè così anticristiano. Noi stessi andiamo ripetendo che, crollate alcune vecchie strutture, occorre intraprendere l'opera della ricostruzione di un mondo in molti aspetti diverso e migliore. Ora Noi guardiamo la Gioventù cattolica come una delle più belle forze, sulle quali si può fare sicuro assegnamento. Oltre 200.000 Iuniores e 300.000 Aspiranti sono certo preziose reclute di un grande, promettente esercito : splendida primavera di giovinezze da poco sbocciate o che stanno per aprirsi alla vita. Ci pare quasi di vedere qui raccolte tutte le anime di questi carissimi figli, pupilla degli occhi Nostri. Voi infatti li portate, in modo misterioso ma vero, nel vostro cuore sacerdotale, e in questo momento state come presentandoli a Noi per invocare su di essi la benedizione di Dio. Dite loro che il Papa li ama di tenerissimo amore e conta su ciascuno di loro. Dite che abbiamo bisogno di giovani eroi, disposti a tutto per amore di Cristo e della sua Chiesa. Noi siamo certi che basterà un Nostro « cenno », una Nostra « voce », perché l'Altare abbia il suo esercito, pacifico ma ardito, pronto alla difesa, alla conquista, alla positiva costruzione.”

Pochi giorni dopo, nell'Allocuzione del 19 settembre, si espresse con queste parole: “Noi abbiamo raccomandato di preparare alla Chiesa un esercito di giovani eroi, pronti a qualsiasi ardimento. Volete anche voi essere coraggiose avanguardie di questo pacifico esercito? Volete corrispondere pienamente a ciò che la Chiesa aspetta dalla sua gioventù studiosa? Dopo il felice successo nel Concorso « Veritas », vi attende un'altra vittoria : quella sopra un mondo senza Cristo, senza Dio. Ma non si combatte e non si vince una tale battaglia spirituale, se non con una fede viva, integra, coerente. Haec est victoria, quae vincit mundum, fides nostra.”

Potrei citare anche altri discorsi, tra cui l'entusiasmante radiomessaggio “Con inmenso gozo”, del 16 aprile 1939, con cui si rallegrò della vittoria delle eroiche truppe della coalizione anticomunista che era riuscita a sconfiggere le milizie “rosse”, liberando così la Spagna dalla feroce, sanguinaria e anticristiana tirannide anarco-marxista.

Quel signore anonimo probabilmente non ha mai letto le parole della Canzone “Bianco Padre”, l'inno della Gioventù Italiana di Azione Cattolica, che contiene frasi del tipo “falange di Cristo Redentore”, “siamo arditi della fede”, “siamo […] un esercito all'altar”, "Balde e salde s'allineano le schiere [...] ed ogni figlio è pronto alla guerra  [spirituale, n.d.r.]" (testo e musica di Mario Ruccione).

Dunque, come dimostrato, il linguaggio virile e battagliero non è una prerogativa esclusiva dei cinegiornali dei tempi che furono, ma è un linguaggio che ha avuto piena cittadinanza anche nella Chiesa Cattolica. Insomma, io non cerco di ispirarmi ad Achille Starace o a qualche altro gerarca del Ventennio, ma a Pio XII, uno dei più grandi condottieri della Chiesa militante.

lunedì 20 ottobre 2014

L'eroica resistenza del movimento tradizionale

Una fedelissima lettrice del blog mi ha confidato di aver pianto a causa della drammatica situazione in cui versa l'orbe cattolico. Ecco quel che le dico per animarla al combattimento in difesa della fede.


Cara sorella in Cristo,
                                           ti scrivo con la speranza di poter esserti qualche aiuto spirituale.

La situazione generale della Chiesa è semplicemente drammatica a causa di abusi liturgici, rilassamento disciplinare, ambiguità, eresie, ecc., che dilagano tra preti e fedeli. Anche in passato ci sono stati dei periodi burrascosi, penso ad esempio all'epoca dell'eresia ariana e a quella dell'insurrezione luterana, ma la Chiesa è riuscita sempre a risollevarsi. Il Corpo Mistico di Cristo non può morire, e non morirà nemmeno questa volta. È stato lo stesso Redentore Divino a prometterci che le porte dell'inferno non prevarranno giammai.

Quella che stiamo vivendo è una prova di fedeltà a Dio. Quante sofferenze stiamo patendo! Ma è proprio nei momenti difficili che si prova la propria fedeltà al Signore. È facile essere cristiani quando tutto va bene, ma un'anima è nell'ora della sofferenza che dimostra di amare davvero Dio, sopportando eroicamente i patimenti e rimanendo fedele al Signore, senza volgersi indietro verso le lusinghe del mondo traditore.

“Militia est vita hominis super terram”, diceva il Santo Giobbe. È proprio così, la vita su questa terra è un continuo combattimento contro i nemici dell'anima. Però non dobbiamo rattristarci. “Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo San Cipriano. È così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede.

Insomma, è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama veramente Gesù. Coloro che lo amano poco, si arrendono, mentre coloro che lo amano assai continuano con ardore la battaglia. I martiri combatterono tenacemente e preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Perdere la vita terrena per salvare la vita eterna dell'anima. “Un'anima, un'eternità!”, diceva Santa Teresa d'Avila alle sue seguaci.

L'antidoto alle ambiguità e alle eresie che circolano in giro sta nel nutrire la propria anima col Magistero perenne della Chiesa. Ti consiglio di nutrirti soprattutto degli insegnamenti di Pio XII, il quale non solo parlava chiaramente e confermava nella fede i cattolici, ma spesso usava anche un linguaggio combattivo che dona tanto entusiasmo nella battaglia spirituale. Il “Pastor Angelicus” è stato uno dei più grandi Condottieri della Chiesa Militante. Cerca di leggere tutto di Papa Pacelli, non solo le encicliche, ma anche i discorsi e i radiomessaggi. Ti daranno vigore all'anima!

Ovviamente puoi leggere anche il Magistero dei successori di Pio XII, per esempio l'interessante Costituzione Apostolica “Veterum Sapientia” circa l'importanza del latino nella Chiesa, l'Enciclica “Humanae Vitae”, l'Istruzione "Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali", ecc.

Certo che fai bene a continuare ad andare alla Messa tridentina! Anzi, adesso ne hai bisogno più che in passato, perché hai la necessità di nutrire la tua anima con l'intramontabile Rito Romano antico, che con la sua ineffabile ricchezza dottrinale sprona al combattimento spirituale.

Non preoccuparti, non stai affatto cadendo nell'eresia, infatti tu stai soffrendo proprio perché vuoi rimanere ancorata agli insegnamenti del Magistero perenne della Chiesa. Mica Dio può condannarti perché accetti gli insegnamenti perenni della Chiesa! I santi furono fedeli al Magistero, eppure vennero spesso perseguitati ferocemente (pensa ad esempio a Sant'Atanasio). Ma mentre loro adesso godono in Cielo il premio eterno, chissà che fine hanno fatto i loro persecutori.

Coraggio, non arrenderti! Continua a combattere la buona battaglia in difesa della Fede! Devi essere come un valoroso soldato che non indietreggia di fronte al nemico, ma continua a lottare con indomita volontà e intrepido coraggio fino alla vittoria. In questo momento tutti i cuori dei cattolici fedeli alla Tradizione hanno un solo desiderio: continuare a combattere la buona battaglia!  Noi crediamo, noi vogliamo, noi dobbiamo vincere! 

Alcuni diranno: “Ma come fai ad essere così certo della vittoria finale, visto che il movimento modernista dispone di ingenti mezzi materiali, mentre noi siamo quasi a mani nude?” Rispondo con le parole dell'eroico e intrepido Condottiero delle fulgide vittorie militari dei Maccabei: “quoniam non in multitudine exercitus victoria belli, sed de cælo fortitudo est” (1 Machabæorum 3,19). È proprio così, la nostra vittoria non dipenderà dal numero dei combattenti o dai mezzi materiali a disposizione, la nostra forza viene dal Cielo! Certo, le difficoltà sono enormi, ma maggiori sono le avversità, più bella sarà la vittoria! Sursum corda!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Sub Christi Regis vexíllis militáre gloriámur!


domenica 19 ottobre 2014

Un ragazzo all'inferno

Viveva a Londra, nel 1848, una vedova di ventinove anni, molto ricca e assai mondana. Tra i damerini che frequentavano la sua casa, si notava un giovane Lord, di condotta poco edificante.

Una notte, verso le dodici, la donna stava a letto leggendo un romanzo per conciliare il sonno. Appena spenta la candela per addormentarsi, si accorse che una strana luce, proveniente dalla porta, si diffondeva nella camera, crescendo sempre più. Meravigliata, spalancò gli occhi non sapendo spiegarsi il fenomeno. La porta della camera si aprì lentamente ed apparve il giovane Lord, complice dei suoi disordini.

Prima che essa potesse proferire parola, il giovane le fu vicino, l'afferrò al polso e disse in inglese: «C'è un Inferno, dove si brucia!».

Il dolore che la poveretta sentì al polso fu tale che svenne. Rinvenuta mezz'ora dopo, chiamò la camerie­ra, la quale entrando nella stanza sentì un forte puzzo di bruciato. La cameriera constatò che la padrona aveva al polso una scottatura così profonda da lasciar vedere l'osso, avente la superficie di una mano di uomo. Osservò ancora che dalla porta il tappeto aveva le impronte di passi d'uomo e che ne era bruciato il tessuto da una parte all'altra.

Il giorno seguente la signora seppe che la stessa notte il giovane Lord era morto.


[Brano di Don Giuseppe Tomaselli tratto da "L'inferno c'è". Imprimatur: Catania, 22-11-1954, Sac. N. Ciancio Vic. Gen.]

sabato 18 ottobre 2014

Avviso da Villafranca in Lunigiana


 Lunedì 20 ottobre 2014, ore 18.30 Santa Messa cantata nella forma straordinaria del Rito Romano.
Celebrante: Don Giovanni Poggiali
Fraternità San Filippo Neri
Viale dei Menhir 8
Villafranca in Lunigiana (MS)

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Avviso da Piacenza

Martedì 21 ottobre, ore 18.30

Santa Messa nella Chiesa di San Giorgino in sopramuro, ove si venera l'effige e la reliquia del Beato.

La S.Messa sarà celebrata dall'assitente ecclesiastico don Romano Pozzi in rito romano antico.




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Magistero del Venerabile Pio XII circa alcune "innovazioni" liturgiche


(Brano tratto dall'Enciclica “Mediator Dei” del Sommo Pontefice Pio XII)


È certamente cosa saggia e lodevolissima risalire con la mente e con l'anima alle fonti della sacra Liturgia, perché il suo studio, riportandosi alle origini, aiuta non poco a comprendere il significato delle feste e a indagare con maggiore profondità e accuratezza il senso delle cerimonie; ma non è certamente cosa altrettanto saggia e lodevole ridurre tutto e in ogni modo all'antico. Così, per fare un esempio, è fuori strada chi vuole restituire all'altare l'antica forma di mensa; chi vuole eliminare dai paramenti liturgici il colore nero; chi vuole escludere dai templi le immagini e le statue sacre; chi vuole cancellare nella raffigurazione del Redentore crocifisso i dolori acerrimi da Lui sofferti; chi ripudia e riprova il canto polifonico anche quando è conforme alle norme emanate dalla Santa Sede. 


venerdì 17 ottobre 2014

Un boomerang colpisce l'arroganza modernista

La superbia è la madre di tutte le eresie, soprattutto del modernismo, che è la sintesi di tutti gli errori dottrinali.

I seguaci del modernismo da qualche tempo si sono imbaldanziti, e sicuri di sé, forse pensando di non incontrare resistenze, hanno tentato di sfasciare la morale cattolica gettando la maschera e affermando platealmente di voler sdoganare “de facto” le convivenze “more uxorio”, le quali sono contrarie al Sesto Comandamento del Decalogo e offendono gravemente Dio, come ha sempre insegnato la Chiesa Cattolica in venti secoli di storia.

Ma la tracotanza dei modernisti si sta rivelando un boomerang che gli si sta ritorcendo contro. Infatti le loro tesi in campo morale, essendo contrarie alla Legge Eterna di Dio, e quindi non potendo in alcun modo essere accettate (infatti quando un atto umano è intrinsecamente perverso, non può essere compiuto per nessuna ragione al mondo), hanno provocato non solo la dura reazione degli ambienti tradizionali, ma persino quella di ambienti considerati “moderati”. Ormai è in corso una vera e propria sollevazione popolare contro questa deriva progressista. Insomma, i modernisti hanno tirato troppo la corda e adesso si stanno beccando la forte reazione di tutti i cattolici che hanno conservato un minimo di coerenza col Magistero perenne della Chiesa.

Li avete visti i modernisti? Da qualche tempo hanno facce da funerale. Pensavano che le loro tesi avrebbero trovato scarse resistenze, non si aspettavano una sollevazione popolare. Adesso abbassino la cresta e la smettano di diffondere con spavalderia e alterigia errori dottrinali che calpestano la Legge Eterna. Non siamo noi creature a stabilire quel che è giusto e quel che è sbagliato, ma è il Creatore nella sua infinita sapienza. Guai a chi osa sfidare Dio! La Chiesa Cattolica è immortale, nessuno può distruggerla. Sono stati sconfitti Robespierre, Napoleone, Stalin, Hitler, Ceaușescu, e tanti altri persecutori del Corpo Mistico di Cristo, saranno sconfitti anche i modernisti nonostante la prepotenza, l'arbitrio e la tirannide che li contraddistingue. 

giovedì 16 ottobre 2014

La “primavera modernista” è sul viale del tramonto

È da oltre mezzo secolo che la martellante propaganda modernista, “radiogonfiata” dai media gestiti dai loro compagni progressisti, continua a ripetere che la Tradizione Cattolica va accantonata e sostituita con una sorta di “nuova religione” aperta alla mentalità mondana, la quale, secondo loro, fa entrare nella Chiesa l'aria pura della primavera. Ma noi li conosciamo bene i frutti di questa tanto decantata “primavera modernista”: forte calo delle vocazioni sacerdotali, tracollo delle vocazioni religiose, conventi chiusi, seminari deserti, monasteri venduti e trasformati in agriturismo, chiese semivuote, confessionali abbandonati, ignoranza religiosa, templi sconsacrati e adibiti a ristoranti o ad altri usi profani, crollo della pratica religiosa, propagazione delle eresie, divorzi in forte aumento, diffusione delle convivenze prematrimoniali, ateismo dilagante, eccetera. Contro i fatti non c'è argomento che tenga: le “conquiste” e le “vittorie” dei modernisti, strombazzate da una bugiarda e sfrontata propaganda mediatica, sono in realtà dei veri e propri disastri spirituali, altro che primavera! Dove passa lo spirito modernistico avviene una desertificazione spirituale, come se fosse passata un'orda di barbari.

I miliziani della “primavera modernista” parlano tanto di pace, fratellanza, carità fraterna, e intanto perseguitano i cattolici rimasti fedeli al Magistero perenne della Chiesa. Ma cinquant'anni di persecuzioni non sono riusciti ad annientare l'eroica resistenza dei valorosi difensori della Tradizione, che hanno saputo tenere alta la bandiera della cattolicità, contro le aggressioni della vasta “coalizione liberal” dei nemici del Corpo Mistico di Cristo. Il movimento tradizionale si è aperto con la forza delle armi spirituali (preghiera, penitenza, apostolato, ecc.) gli sbocchi vitali necessari alla propria sopravvivenza, compiendo sacrifici di ogni tipo. Le catene moderniste che tentavano di ghettizzare e soffocare il movimento tradizionale sono state spezzate dall'indomita e incrollabile fede dei militanti del “battaglione tridentino”, che nonostante le mille avversità sono ancora in piedi, con la schiena dritta, pronti a continuare la battaglia spirituale per cancellare l'onta del tradimento modernista e riconquistare la completa libertà che consentirà di poter vivere in pace l'esperienza della Tradizione. 


L'immane incendio che divampa su vasti fronti dell'orbe cattolico si spegnerà solo col tramonto delle vegliarde e tracotanti milizie moderniste, le quali stanno rabbiosamente tentando l'ultimo assalto per scardinare la granitica resistenza dei fedeli tradizionali e ridurre in macerie la Chiesa, distruggendo dogmi, princìpi morali e liturgia. È una campale lotta spirituale tra il giovane, forte e virile movimento tradizionale, contro il vecchio e sterile popolo progressista, affamatore e carnefice delle anime. È una lotta tra due concezioni opposte della vita: soprannaturale da una parte, immanentista dall'altra. Bisogna ringraziare Dio per averci concesso l'onore di averci chiamato a combattere in quest'ora grave la buona battaglia della fede per la sua maggior gloria. Adesso stiamo soffrendo assai, mentre i “rossi” sghignazzano con arroganza, ma noi sappiamo bene che gioirà pienamente chi gioirà per ultimo. All'orizzonte già si intravvedono i primi bagliori della radiosa alba del trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!

mercoledì 15 ottobre 2014

I modernisti vogliono sdoganare gli anticoncezionali

Non solo molti semplici fedeli laici, ma persino molti teologi e sacerdoti osano affermare che l'uso degli anticoncezionali è lecito. Eppure il Magistero perenne della Chiesa insegna che gli anticoncezionali non possono essere mai usati (nemmeno tra marito e moglie), poiché il loro utilizzo è intrinsecamente immorale. Non si tratta di una legge ecclesiastica, ma di una legge stabilita da Dio, la quale non può essere modificata da nessuna creatura, nemmeno da un Papa o da un Concilio Ecumenico.

Ecco cosa scrisse in proposito il Sommo Pontefice Pio XI nella splendida Enciclica "Casti connubii" sul matrimonio cristiano:

Ma per venire ormai, Venerabili Fratelli, a trattare dei singoli punti che si oppongono ai diversi beni del matrimonio, il primo riguarda la prole, che molti osano chiamare molesto peso del connubio e affermano doversi studiosamente evitare dai coniugi, non già con l’onesta continenza, permessa anche nel matrimonio, quando l’uno e l’altro coniuge vi consentano, ma viziando l’atto naturale. E questa delittuosa licenza alcuni si arrogano perché, aborrendo dalle cure della prole, bramano soltanto soddisfare le loro voglie, senza alcun onere; altri allegano a propria scusa la incapacità di osservare la continenza, e la impossibilità di ammettere la prole a cagione delle difficoltà proprie, o di quelle della madre, o di quelle economiche della famiglia.

Senonché, non vi può esser ragione alcuna, sia pur gravissima, che valga a rendere conforme a natura ed onesto ciò che è intrinsecamente contro natura. E poiché l’atto del coniugio è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell’usarne lo rendono studiosamente incapace di questo effetto, operano contro natura, e compiono un’azione turpe e intrinsecamente disonesta.

Quindi non meraviglia se la Maestà divina, come attestano le stesse Sacre Scritture, abbia in sommo odio tale delitto nefando, e l’abbia talvolta castigato con la pena di morte, come ricorda Sant’Agostino: « Perché illecitamente e disonestamente si sta anche con la legittima sposa, quando si impedisce il frutto della prole. Così operava Onan, figlio di Giuda, e per tal motivo Dio lo tolse di vita ».

Pertanto, essendovi alcuni che, abbandonando manifestamente la cristiana dottrina, insegnata fin dalle origini, né mai modificata, hanno ai giorni nostri, in questa materia, preteso pubblicamente proclamarne un’altra, la Chiesa Cattolica, cui lo stesso Dio affidò il mandato di insegnare e difendere la purità e la onestà dei costumi, considerando l’esistenza di tanta corruttela di costumi, al fine di preservare la castità del consorzio nuziale da tanta turpitudine, proclama altamente, per mezzo della Nostra parola, in segno della sua divina missione, e nuovamente sentenzia che qualsivoglia uso del matrimonio, in cui per la umana malizia l’atto sia destituito della sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura, e che coloro che osino commettere tali azioni, si rendono rei di colpa grave.

Perciò, come vuole la suprema autorità Nostra e la cura commessaCi della salute di tutte le anime, ammoniamo i sacerdoti che sono impegnati ad ascoltare le confessioni e gli altri tutti che hanno cura d’anime, che non lascino errare i fedeli loro affidati, in un punto tanto grave della legge di Dio, e molto più che custodiscano se stessi immuni da queste perniciose dottrine, e ad esse, in qualsiasi maniera, non si rendano conniventi. Se qualche confessore o pastore delle anime, che Dio non lo permetta, inducesse egli stesso in simili errori i fedeli a lui commessi, o, se non altro, ve li confermasse, sia con approvarli, sia colpevolmente tacendo, sappia di dovere rendere severo conto a Dio, Giudice Supremo, del tradito suo ufficio, e stimi a sé rivolte le parole di Cristo: « Sono ciechi, e guide di ciechi: e se il cieco al cieco fa da guida, l’uno e l’altro cadranno nella fossa ».

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N. B. Onde evitare che qualche persona scrupolosa possa interpretare male le parole di Pio XI, preciso che i rapporti coniugali non sono vietati se uno dei coniugi è sterile o se la moglie è già gravida, perché in questi casi la procreazione non è impedita in maniera "artificiale", cioè calpestando la legge naturale.

martedì 14 ottobre 2014

Avviso da Lucca

Dal mese di ottobre a Lucca, presso la Chiesa di San Macario in Piano (via della Chiesa di San Macario in Piano), nota anche come Chiesa di Sant'Jacopo Apostolo, verrà recitato il Santo Rosario in latino, ogni primo e terzo mercoledì del mese, alle ore 21.15. Fra le intenzioni, vi sarà specificamente quella di ottenere una celebrazione stabile festiva secondo il rito antico, attraverso l'applicazione del motu proprio Summorum Pontificum. Sono invitati a partecipare tutti gli interessati. Prossimo appuntamento Mercoledì 15 ottobre, ore 21.15









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Criticare il modernismo è un atto di carità

I modernisti ci accusano ingiustamente di fomentare le divisioni nella Chiesa. In realtà ad alimentare le divisioni sono loro con le eresie e con l'accanita persecuzione nei confronti di noi cattolici colpevoli di voler restare fedeli alla Tradizione.

Criticare gli errori e la barbarie del movimento modernista non costituisce peccato, anzi è un atto di carità. San Francesco di Sales nel suo celebre capolavoro "Filotea" esorta la sua figlia spirituale a parlare male dei nemici della Chiesa, perché è un atto di carità gridare "al lupo" quando tenta di sbranare le pecore. San Pio X nell'enciclica "Pascendi Dominici gregis" afferma che non sono lontani dal vero coloro che considerano i modernisti come i più pericolosi nemici della Chiesa. 

Dunque, bisogna continuare a gridare "al lupo", dobbiamo aprire gli occhi a tanta gente che ingenuamente si è lasciata ingannare dai mostruosi errori del modernismo, per esempio alle dottrine eretiche di quei teologi che negano la Risurrezione di Cristo, la Presenza Reale di Gesù nel Santissimo Sacramento, la verginità perpetua della Madonna, l'eternità dell'inferno, l'esistenza del purgatorio, l'essenza sacrificale della Messa, e tante altre verità di fede.

Grazie ad internet abbiamo strappato il bavaglio mediatico che i modernisti ci avevano stretto alla bocca, e stiamo riuscendo a propagare la buona dottrina, la quale sta affascinando sempre più persone. Ormai il movimento tradizionale è un fiume in piena che sta dilagando e spazzando via le barricate delle anziane e demoralizzate truppe moderniste.

lunedì 13 ottobre 2014

Appello del Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum

Pubblico l'appello del Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum relativo al prossimo pellegrinaggio a Roma POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM. 

Contiene alcune indicazioni pratiche tra cui si chiede di riservare la massima attenzione a quella relativa al pullman per Norcia, dato che nei giorni scorsi sono stati rilevati alcuni disguidi informatici nelle mail di adesione e nelle relative risposte.



CARI AMICI DEL POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM!

Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum - CNSP partecipa attivamente al III Pellegrinaggio Internazionale del Populus Summorum Pontificum (Roma - Norcia, 23-26 ottobre 2014) ed aderisce con entusiasmo all'appello lanciato dal CISP a tutti i fedeli italiani perché partecipino numerosi agli eventi del Pellegrinaggio.

In questi giorni di confusione e disorientamento, ritrovarci con tanti altri fratelli nella fede cattolica, provenienti da ogni parte del mondo, per pregare insieme al ritmo della liturgia tradizionale, sarà anche un modo per manifestare la nostra incrollabile adesione alla perenne dottrina della Chiesa, che si esprime così mirabilmente nella S. Messa gregoriana, giacchè legem credendi lex statuit supplicandi.

Sforziamoci, dunque, di essere tutti presenti a Roma, e partecipiamo alla processione che ci porterà in San Pietro insieme a quanti, da ogni parte del mondo, si raccoglieranno attorno al Card. Burke per unirsi all'offerta della Santa Messa presso la tomba dell'Apostolo.

Per concorrere concretamente alla realizzazione del pellegrinaggio, il CNSP ha assunto con gioia sia l'incarico di curare l'Adorazione Eucaristica che, presso la Basilica di S. Lorenzo in Damaso, presieduta da don Marino Neri, precederà la processione verso San Pietro; sia l’organizzazione della trasferta Roma-Norcia-Roma, per assistere alla S. Messa solenne che p. Cassian Folson osb celebrerà nella Basilica di S. Benedetto domenica 26 ottobre, con l’assistenza e l’omelia del Card. Brandmüller.

VI CHIEDIAMO ANCHE UN AIUTO CONCRETO!

Invitiamo TUTTI I MINISTRANTI ad accorrere numerosi per prestare il loro prezioso servizio durante la processione e il successivo Pontificale in San Pietro. L'appuntamento è per sabato 25 ottobre, non oltre le ore 9,00, in veste e cotta, presso la Basilica di San Lorenzo in Damaso, piazza della Cancelleria, Roma. Se potete, preannunciate la vostra presenza all'indirizzo lazio.cnsp@gmail.com

A TUTTI COLORO CHE HANNO PRENOTATO IL PULLMAN PER NORCIA: ricordiamo che la prenotazione può ritenersi perfezionata solo quando riceverete una mail di conferma dall’agenzia organizzatrice. Se, pur avendo inviato la mail di prenotazione, non avete ancora ricevuto conferma, segnalatecelo all’indirizzo lazio.cnsp@gmail.com o all’indirizzo emiliaromagna.cnsp@gmail.com: provvederemo noi stessi a verificare che la vostra prenotazione sia andata a buon fine.

Tutti a Roma e a Norcia, dunque, per testimoniare la nostra fede, la nostra perseveranza, il nostro amore per la Santa Messa, la nostra riconoscenza per il dono inestimabile del Motu Proprio Summorum Pontificum, e la nostra volontà di proseguire lungo il cammino per la sua piena e serena applicazione nelle nostre diocesi e nelle nostre parrocchie!



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I lebbrosi della Chiesa

In una lettera scritta nel 1999 a Padre Matias Augé, l'allora Cardinale Joseph Ratzinger denunciò il fatto che spesso i "tradizionalisti" vengono trattati come lebbrosi (sì, nella lettera usò più volte il termine "tradizionalisti"). Io aggiungo soltanto che siamo felici di essere perseguitati a causa della nostra fedeltà alla Tradizione Cattolica. A noi gli applausi del mondo non ci interessano. Riporto alcuni brani della lettera.


18 febbraio 1999



Reverendo Padre,

ho letto con attenzione la Sua lettera del 16 novembre u.s., nella quale Lei ha formulato alcune critiche alla Conferenza da me tenuta il giorno 24 ottobre 1998, in occasione del 10° anniversario del Motu proprio “Ecclesia Dei”.

Capisco che Lei non condivida le mie opinioni sulla riforma liturgica, la sua attuazione, e la crisi che deriva da talune tendenze in essa nascoste, come la desacralizzazione.

Mi sembra, però, che la sua critica non prenda in considerazione due punti:

1. è il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II che ha concesso, con l’Indulto del 1984, l’uso della liturgia anteriore alla riforma paolina, sotto certe condizioni; in seguito lo stesso Pontefice ha pubblicato, nel 1988, il Motu proprio “Ecclesia Dei”, che manifesta la sua volontà di andare incontro ai fedeli, che si sentono attaccati a certe forme della liturgia latina anteriore, e pertanto chiede ai vescovi di concedere “in modo ampio e generoso” l’uso dei libri liturgici del 1962.

2. una parte non piccola dei fedeli cattolici, anzitutto di lingua francese, inglese e tedesca, rimangono fortemente attaccati alla liturgia antica, e il Sommo Pontefice non intende ripetere nei loro confronti ciò che era accaduto nel 1970, dove si imponeva la nuova liturgia in maniera estremamente brusca, con un tempo di passaggio di soli 6 mesi, mentre il prestigioso Istituto liturgico di Treviri, infatti, per tale questione, che tocca in maniera così viva il nervo della fede, giustamente aveva pensato ad un tempo di 10 anni, se non sbaglio.

Sono dunque questi due punti, cioè l’autorità del Sommo Pontefice regnante e il suo atteggiamento pastorale e rispettoso verso i fedeli tradizionalisti, che sarebbero da prendere in considerazione.

Mi permetta, pertanto, di aggiungere alcune risposte alle Sue critiche circa il mio intervento.

1. Quanto al Concilio di Trento non ho mai detto che esso avrebbe riformato i libri liturgici, al contrario ho sempre sottolineato che la riforma postridentina, situandosi pienamente nella continuità della storia della liturgia, non ha voluto abolire le altre liturgie latine ortodosse (i cui testi esistevano da più di 200 anni) e neppure imporre una uniformità liturgica.

[...]

2. La citazione di Newman vuole significare che l’autorità della Chiesa non ha mai abolito nella sua storia con un mandato giuridico una liturgia ortodossa. Si è verificato invece il fenomeno di una liturgia che scompare, e poi appartiene alla storia, non al presente.

3. Non vorrei entrare in tutti i dettagli della Sua lettera, anche se non sarebbe difficile rispondere alle Sue diverse critiche dei miei argomenti. Mi sta però a cuore quello che riguarda l’unità del Rito Romano. Questa unità oggi non è minacciata dalle piccole comunità che fanno uso dell’Indulto e si trovano spesso trattati come lebbrosi, come persone che fanno qualcosa di indecoroso, anzi di immorale; no, l’unità del Rito Romano è minacciata dalla creatività selvaggia, spesso incoraggiata da liturgisti (per esempio in Germania si fa la propaganda del progetto “Missale 2000”, dicendo, che il Messale di Paolo VI sarebbe già superato). Ripeto quanto ho detto nel mio intervento, che la differenza tra il Messale di 1962 e la messa fedelmente celebrata secondo il Messale di Paolo VI è molto minore che la differenza fra le diverse applicazioni cosiddette “creative” del Messale di Paolo VI. In questa situazione la presenza del Messale precedente può divenire una diga contro le alterazioni della liturgia purtroppo frequenti, ed essere così un appoggio della riforma autentica. Opporsi all’uso dell’Indulto del 1984 (1988) in nome dell’unità del Rito Romano è, secondo la mia esperienza, un atteggiamento molto lontano dalla realtà. Del resto mi rincresce un po’, che Lei non abbia percepito, nel mio intervento, l’invito rivolto ai “tradizionalisti” [...] a venirsi incontro verso la riconciliazione [...].

Tuttavia, La ringrazio per la Sua parresia, che mi ha permesso di discutere francamente su una realtà che ci sta ugualmente a cuore.

Con sentimenti di gratitudine per il lavoro che Lei svolge nella formazione dei futuri sacerdoti, La saluto

Suo nel Signore
+ Joseph Card. Ratzinger 

domenica 12 ottobre 2014

Avviso da Moncalieri (Torino)


Sabato 18 ottobre 2014, ore 18

Chiesa dell'Arciconfraternita della S. Croce
Via S. Croce 20
Moncalieri

SANTA MESSA CANTATA LATINO- GREGORIANA 
nella festa di San Luca Evangelista

(MESSALE LATINO DI S. GIOVANNI XXIII - 1962)

Celebrante: Mons. Massimo Degregori


Programma musicale della celebrazione

Introito: Mihi autem (proprio gregoriano del giorno)

Kyrie VII (De angelis) alternatim Schola/fedeli

Gloria VII (De angelis) alternatim Schola/fedeli
Graduale In omnem terram (proprio gregoriano del giorno)

Alleluia - Ego vos elegi ( alleluia proprio gregoriano del giorno con versetto salmodiato)

Offertorio: Mihi autem nimis (proprio gregoriano del giorno)

Sanctus VII (De angelis)

Agnus Dei VII (De angelis)

Communio:Vos qui secutis estis me  (proprio gregoriano del giorno)

Ite Missa est VII (De angelis)

All'ultimo vangelo: Salve Regina (antifona gregoriana del tempo) tonus simplex


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Convegno su Mons. Pietro Fiordelli

"La battaglia per la vita e la famiglia"
venerdì 7 novembre, ore 21.15
in ricordo di Mons. Pietro Fiordelli, a dieci anni dalla morte

INTERVERRANNO
Giuseppe Brienza  - Giornalista Vaticanista
Mons. Franco Agostinelli - Vescovo di Prato


Parrocchia Gesù Divin Lavoratore - Via Donizetti, 62 - Prato

Introduce
P. Giovanni Giannalia IVE

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Giuseppe Brienza 
La difesa sociale della famiglia. 
Diritto naturale e dottrina cristiana nella pastorale di Pietro Fiordelli, Vescovo di Prato

Invito alla lettura di Luigi Negri 
Case editrice Leonardo da Vinci
Roma 2014
pp. 161

Mons. Pietro Fiordelli (1916-2004), per 37 anni vescovo di Prato (dal 1954 al 1991), è da considerarsi fra i più intrepidi difensori della vita e della famiglia in una Italia, come quella del post-Concilio e del Sessantotto, nella quale anche molti cattolici si sono adeguati al liberalismo ed al marxismo imperanti.

Fra i suoi meriti vi sono quello di aver promosso, nei primi anni Settanta, l’organizzazione capillare di “Centri” e “Servizi di aiuto alla vita” che, ancora oggi, cercano di far evitare l’aborto alle donne che vi si rivolgono e, nel 1979, di essersi inventato quella “Giornata nazionale per la vita”, doverosamente  celebrata ogni anno in tutte le parrocchie d’Italia, a partire dall’approvazione della legge che ha introdotto l’uccisione volontaria dei nascituri nel nostro Paese (la famigerata l. n. 194 del 1978).

Quella di mons. Fiordelli presentata in questo saggio biografico pubblicato nel decimo anniversario della sua morte (2004-2014), corrisponde esattamente alla visione di vescovo che la Chiesa “vuole avere”. Determinato a compiere sempre scelte libere, questo vescovo si è adoperato in un’opera indefessa per la restaurazione della dignità del matrimonio e contro il comunismo.

Noncurante delle calunnie e delle accuse mossegli da coloro che avversavano la sua concezione sociale cristiana, Fiordelli si è fatto senza compromessi araldo dei valori morali e familiari, coniando fra l’altro durante il Concilio Vaticano II una delle espressioni che è oggi comunemente utilizzata, cioè la famiglia «Chiesa domestica», destinata ad edificare, in chiave civica, quella famiglia di famiglie sicuro ancoraggio di Tradizione e futuro.

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In memoriam di Mons. Salvatore Boccaccio

Molti di voi ricorderanno le assurde polemiche che divamparono contro Benedetto XVI, “colpevole” di aver promulgato il Motu Proprio “Summorum Pontificum”. Si vocifera che in quei giorni il Papa abbia sofferto molto. Fortunatamente, ci furono moltissimi cattolici che espressero la propria gratitudine al Vicario di Cristo. Tra questi benemeriti fedeli, vi fu anche Mons. Salvatore Boccaccio, allora vescovo della diocesi di Frosinone - Veroli – Ferentino, il quale indirizzò al Pontefice una lettera piena di affetto filiale e gratitudine, apprezzando “lo sforzo di Vostra Santità di operare, anche per mezzo del Motu Proprio, una riconciliazione interna nel seno della Chiesa attraverso una illuminata disposizione che [...] ribadisce la sacralità e la dignità di una forma celebrativa che costituisce un intramontabile patrimonio a cui sarebbe insano rinunciare. [...] In piena unione con il mio Presbiterio Le garantisco, Padre Santo, che nelle situazioni concrete sapremo far tesoro delle preziose indicazioni offerteci dal Motu Proprio [...] ”.

E' stato davvero esemplare questo modo di accogliere un documento del Romano Pontefice. Il 18 ottobre 2008, Mons. Boccaccio ha terminato il suo pellegrinaggio terreno. Aveva 70 anni. Spero tanto che Dio misericordioso lo abbia giudicato servo buono e fedele. Una preghiera di suffragio per la sua anima.

Appetito e vergogna

Il signor Ravagnan, poi famoso predicatore gesuita, in un pranzo si era trovato al fianco di una signorina elegante, poco vestita. Egli rimase male, e fu taciturno. Alla fine la giovane azzardò:
- Signor Ravagnan, non avete dunque appetito?
- E voi, signorina, non avete dunque vergogna? replicò pronto il vicino interpellato.
A sua volta, anche la signorina perdette l'appetito...
Vent'anni dopo se ne ricordava ancora con amarezza; come lei stessa confessò dopo la sua conversione.

[Tratto da “Catechesi in esempi” di Fratel Remo di Gesù, Edizione “Sussidi”, 1956].

sabato 11 ottobre 2014

Messa tridentina

È importante parlare della "Messa tridentina" su blog e forum, se non altro in questo modo si contribuisce a mantenere il tema “liturgia tradizionale” tra i principali argomenti di dibattito nell'orbe cattolico. Veniamo da decenni di ostracismo, dove quasi mai si sentiva parlare di Messa gregoriana in termini positivi. Da qualche anno la “cortina di ferro liturgica” è caduta, dunque possiamo parlarne liberamente.

Secondo me uno dei principali problemi da affrontare è la scarsa preparazione dei “novizi” della Messa “more antiquo”. Molti fedeli sentono parlare su internet della sacralità della liturgia antica, della maestosità del latino, del decoro dei paramenti sacri, dell'armonia dell'intramontabile canto gregoriano, della riverenza della Comunione in ginocchio, e di altri aspetti del rito antico; così decidono di andare di persona a vedere di che si tratta. Ma andandoci senza nessuna preparazione, si ritrovano disorientati dalle “novità” alle quali non erano abituati, e finiscono per deporre l'entusiasmo che avevano prima di entrare in chiesa. È importantissimo prepararsi prima della Messa, imparando a memoria le preghiere riservate ai fedeli e i principali canti gregoriani. Inoltre è bene prepararsi spiritualmente prima della Messa facendo un po' di meditazione sul Santo Sacrificio di Gesù Cristo.

Per quanto riguarda il numero dei fedeli che partecipano alla Messa tridentina, sono fiducioso che in futuro la situazione generale possa migliorare. Ricordo che alla prima Messa “usus antiquior” alla quale assistetti (era il 2002, ma sembra passato un secolo), la chiesa era strapiena di fedeli ben preparati, e persino i bambini erano attenti e devoti. Dunque anche in Italia, come avviene già in Francia e in altri Paesi, è possibile avere Messe gregoriane “affollate” di fedeli. A mio avviso, la soluzione di tutte (o quasi) le problematiche connesse alla liturgia tradizionale termineranno il giorno in cui verrà istituita un'amministrazione apostolica (o qualcosa di simile) per i fedeli “more antiquo”. Spero che questo giorno non sia troppo lontano.

L’amore di Dio, dal Sacro Cuore alla Divina Misericordia


A Cecina (Livorno), sabato  18  ottobre, alle ore 18,
nei locali del Circolo “Il Fitto”, in Corso Matteotti 101, 
verrà presentato da don Federico Pozza
il libro di Piero Mainardi:
“L’amore di Dio, dal Sacro Cuore alla Divina Misericordia”


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giovedì 9 ottobre 2014

Al Papa il Nobel per la pace?

Ci sono alte probabilità che il prossimo premio Nobel per la pace venga assegnato a Papa Francesco. Nessun altro candidato all'ambito premio può reggere il confronto con lui come grado di popolarità.

Il fatto che a un Papa venga assegnato un premio Nobel, presenta dei pro e dei contro. Certamente la grossa somma di denaro allegata al premio potrebbe essere utile per essere utilizzata dal Pontefice per opere pie o per opere caritative, tuttavia c'è un aspetto negativo che non può essere sottovalutato. Infatti se un Papa accettasse il premio, la gente avrebbe la percezione che il Vicario di Cristo è un uomo al livello di tutti gli altri, che può essere valutato e giudicato da una giuria di laici. Insomma il prestigio di "Pontefice tra gli uomini e Cristo" rischierebbe di venire offuscato.

In secondo luogo c'è il rischio che si diffondi tra la gente una sorta di pregiudizio nei confronti dei Papi che in futuro non riceveranno il premio Nobel per la pace. I Romani Pontefici buoni saranno quelli che avranno ricevuto il premio, gli altri saranno considerati non dico "cattivi", ma perlomeno che si sono impegnati poco per la pace. In questo modo sorgerebbe una sorta di pressione psicologica: se vuoi essere un Papa buono devi cercare di vincere il Nobel, altrimenti sarai condannato all'oblio.

Se il premio venisse assegnato non al Papa in persona, ma a un'istituzione ecclesiastica (per esempio al Pontificio Consiglio "Cor Unum"), si riuscirebbe a ottenere la somma di denaro senza rischiare di offuscare la dignità del Romano Pontefice.

Al Sinodo sta vincendo la Dottrina Tradizionale?

Dalle prime indiscrezioni trapelate dal Sinodo dei Vescovi, sembra che la maggioranza dei Padri sinodali stia difendendo la tradizionale Dottrina sulla famiglia. Pare che i Vescovi africani siano i più compatti nel difendere eroicamente la Legge Eterna di Dio.

Insomma, nonostante sui media la propaganda progressista stia strombazzando “aperture” su tutti i fronti (persino sulle unioni omosessuali), in realtà le cose si stanno mettendo male per coloro che auspicavano una “rivoluzione dottrinale” all'interno della Chiesa. Continuiamo a pregare affinché le tesi moderniste non sfondino la “linea del Piave” della dottrina tradizionale sulla famiglia.

Il «progressismo» coincide col «relativismo»

[...] si leggono riviste e libri i quali contraddicono tranquillamente a quanto il Concilio di Trento ha definito, accettano modi di pensare che sono espressamente condannati nella enciclica «Pascendi» di S. Pio X, nonché nel suo Decreto «Lamentabili»; fanno le riabilitazioni di Loisy; mettono in dubbio il valore storico dei Libri storici della Sacra Scrittura, elevano a criterio le teorie distruttrici del protestante Bultman, sentono con indifferenza le proposizioni di qualche scrittore d’oltralpe, anche se toccano il centro della rivelazione divina, ossia la divinità di Cristo. Naturalmente trattati senza freno i Princìpi, si ha quel che si vuole della morale e della disciplina ecclesiastica. Sotto questo fondamentale angolo di visuale il progressismo consiste nel trattare come relativa la verità rivelata, nel cambiarla il più presto possibile, nel dare agli uomini una libertà della quale in breve non sapranno che farsi, di fronte all’Assoluto. Ridotto a questa frontiera il «progressismo» coincide col «relativismo» e all’uomo, «adorato», non si lascia più nulla, neppure delle sue speranze! Naturalmente non tutte le persone etichettate come progressisti sanno queste cose. Ma esse accettano le conseguenze e le logiche deduzioni di quello che ignorano. Se hanno una colpa — questo lo giudichi Dio! — questa consiste nel non domandare il perché di quello in cui si fanatizzano.

[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla "Rivista Diocesana Genovese" del gennaio 1975]

mercoledì 8 ottobre 2014

In cammino verso Roma

Messaggio dell'Associazione Paix Liturgique.

Le Loro Eminenze Brandmüller, Burke e Pell sono tre dei cardinali che, in occasione del Sinodo per la famiglia, hanno preso la penna per ribadire con forza e chiarezza come la Chiesa non possa che confermare la sua dottrina in materia, e che ogni altra opzione non sarebbe che un inganno sia per i credenti sia per i non credenti. Infatti, e per farla breve, basta ricordare con San Pio X che Dio “ci diede l'esempio di famiglia perfetta nella Sacra Famiglia” e “costituì ed ordinò la famiglia, acciocché in essa l'uomo trovi i primi mezzi necessari al suo perfezionamento materiale e spirituale” (Catechismo di San Pio X, 402 e 404). Istituzione divina, la famiglia non è dunque e non può ridursi a una qualsiasi organizzazione umana le cui struttura e composizione variano secondo gli umori e le mode.

Ovviamente, in questo mese del rosario, tutte le nostre preghiere sono indirizzate alla nostra Madre celeste affinché la confusione che caratterizza il mondo moderno non riesca a soffocare i lavori del Sinodo e che la Chiesa non abbia paura di ribadire che c'è una sola Vita, una sola Via, una sola Verità.

Ebbene, mentre i nostri cuori sono rivolti a Maria, i nostri sguardi si proiettano già oltre il sinodo, ad un importante evento che ci consentirà di incontrare i cardinali Brandmüller, Burke e Pell per pregare con loro secondo la liturgia antica della Chiesa: il terzo pellegrinaggio internazionale del popolo Summorum Pontificum. La lex orandi coincide con la lex credendi: non c'è da stupirsi, dunque, se i nostri reverendissimi paladini di Dio sono accomunati anche dalla loro ben favorevole disposizione verso la liturgia tradizionale.

Così come non c'è da stupirsi se, specularmente, i fautori della desacralizzazione della Comunione e del matrimonio sono fra gli oppositori alla liberazione della Messa tradizionale voluta da Papa Benedetto. Tuttavia, se incontriamo tuttora tanta diffidenza e ostilità nei confronti del Motu Proprio Summorum Pontificum non può essere solo perché ci sono ancora alcuni (vecchi) ecclesiastici amareggiati per aver visto l’agognata “primavera della Chiesa” trasformarsi in un gelido inverno, a immagine e somiglianza di quel mondo, da loro così intensamente amato, che è franato dalle utopie sessantottesche al terrorismo internazionale, alla precarietà sociale e alla miseria spirituale. No, la maggior parte delle troppe resistenze alla riconciliazione liturgica è dovuta alla grande ignoranza della tradizione liturgica della Chiesa da parte di tanti. Portare dunque questa liturgia nel cuore della Cristianità, pubblicamente e pacificamente, così come fanno gli organizzatori del pellegrinaggio, è una testimonianza essenziale per invitare tutti i cattolici ad arricchire la loro vita dottrinale e spirituale attingendo alla fonte dell'eterna gioventù.

Perciò, dal 23 al 26 ottobre, in un modo o nell'altro, saremo tutti uniti ai pellegrini del popolo Summorum Pontificum.




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