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mercoledì 1 luglio 2015

Regolamento di vita

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


Utile anche ai semplici fedeli che vogliano santificarsi nel mondo, questa regola è più specialmente necessaria ai membri di comunità e ai sacerdoti che vivono nel ministero.

Giova non solo alla santificazione nostra ma anche alla santificazione del prossimo.

559. 1° Utilità per la santificazione nostra.

Per santificarsi è necessario utilizzare bene il tempo, rendere soprannaturali le proprie azioni e seguire un certo programma di perfezione.

Ora una regola di vita, ben concertata col direttore, ci procura questo triplice vantaggio.

A ) Ci fa utilizzar meglio il tempo.

Confrontiamo infatti la vita d'una persona che segue una regola di vita e quella d'un’altra che non ne ha.

a ) Senza si spreca fatalmente molto tempo:

1) nascono infatti allora esitazioni su ciò che sia meglio fare; s'impiega tempo a deliberare, a pesare il pro ed il contro, e poiché per molte cose non si trova ragion decisiva, si può rimanere incerti; onde, prendendo la natura il sopravvento, si è esposti a lasciarsi trascinare dalla curiosità, dal piacere o dalla vanità.

2) Si trasanda pure facilmente un certo numero di doveri: non essendosi previsto né determinato il momento e il luogo favorevole di adempiere cotesti doveri, se ne omettono alcuni perché non si trova più il tempo di farli.

3) Tali negligenze rendono incostanti: uno fa ora un vigoroso sforzo per ripigliarsi e ora si abbandona alla naturale indolenza, appunto perché non si ha una regola fissa per correggere l'incostanza della natura.

560. b ) Invece con un ben determinato regolamento si risparmia molto tempo:

1) Non più esitazioni: si sa esattamente ciò che si deve fare e quando; se non si riesce a fissar l'orario in modo matematico, almeno si sono posti dei punti fermi e fissati, dei principii sugli esercizi di pietà, sul lavoro, sulle ricreazioni, ecc

2) Non più l'imprevisto o almeno poca cosa: perché, anche per le circostanze straordinarie che possono capitare, si è già determinato quali esercizi si possono abbreviare, e come vi si può supplire con altre pratiche; in ogni caso, cessando l'imprevisto, si ritorna immediatamente alla regola.

3) Non più incostanza, perché il regolamento ci sollecita a far sempre ciò che è prescritto ogni giorno e nelle principali ore del giorno.

Si formano così buone abitudini che danno stabile ordine alla nostra vita e ne assicurano la perseveranza; i nostri giorni diventano giorni pieni, pieni di opere buone e di meriti.

561. B ) La regola ci aiuta a rendere soprannaturali tutte le nostre azioni.

a) Infatti vengono tutte fatte per obbedienza; onde questa virtù aggiunge lo speciale suo merito al merito proprio di ogni atto virtuoso.

In questo senso vale il detto che vivere secondo la regola è vivere per Dio, perché è fare costantemente la santa sua volontà.

Vi è pure in questa fedeltà alla regola un innegabile valore educativo: in cambio del capriccio e del disordine, che tendono a prevalere in una vita mal regolata, prendono il sopravvento la volontà e il dovere e quindi l'ordine e l'assestamento: la volontà è assoggettata a Dio e le facoltà inferiori si piegano ad obbedire alla volontà: è un progressivo ritorno allo stato di giustizia originale.

b ) è facile allora avere, in tutte le azioni, intenzioni soprannaturali: il solo fatto di vincere i propri gusti e i propri capricci mette già ordine nella vita e dirige le azioni a Dio; inoltre un buon regolamento di vita prescrive un momento di raccoglimento prima di ogni principale azione e ci suggerisce le migliori intenzioni soprannaturali per ben compierla; ognuna quindi viene esplicitamente santificata e diventa atto d’amor di Dio.

Chi potrà dire il numero di meriti così accumulati ogni giorno!

562. C ) La regola traccia un programma di perfezione.

a ) Ed è veramente un programma quello che abbiamo descritto e il seguirlo è un progredire verso la perfezione: è la via della conformità alla volontà di Dio tanto lodata dai Santi.

b ) E poi non vi è compita regola di vita che non indichi le principali virtù da praticare secondo la condizione del penitente e il suo stato spirituale.

Occorrerà certo di dover talora modificare questo piccolo programma per i nuovi bisogni che potranno nascere; ma è cosa che si farà d'accordo col direttore, inserendola poi nel regolamento di vita perché serva di guida.

563. 2° La santificazione del prossimo, com'è chiaro, non potrà che guadagnarci.

Per santificare gli altri, bisogna unire la preghiera all’azione, utilizzare bene il tempo consacrato all'apostolato e dar buon esempio.

Or questo fa per l’appunto chi è fedele al regolamento.

A ) Trova in una vita ben regolata il modo pratico di conciliare la preghiera con l’azione.

Persuaso che anima dell'apostolato è la vita interiore, si fissa nel regolamento un certo numero di ore per la meditazione, per la santa messa, per il ringraziamento e per tutti gli esercizi necessari allo spirituale alimento dell'anima [...].

Il che non toglie che consacri un notevole tempo all'apostolato; sa infatti disporre bene di tutti gli istanti ( n. 560 ), e ne trova quindi per far tutto con ordine e metodo; ha le ore stabilite per le diverse opere parrocchiali, per le confessioni, per l'amministrazione dei sacramenti; i fedeli ne sono avvertiti, e, purché si dia loro il tempo veramente necessario, sono anche essi contenti di sapere a qual preciso momento possono trovare il sacerdote.

564. B ) Rimangono pure edificati degli esempi di puntualità e di regolarità che dà il sacerdote: non possono fare a meno di pensare e di dire che è l'uomo del dovere, costantemente fedele ai regolamenti fissati dall’autorità ecclesiastica.

Quindi quando poi lo sentono proclamare dal pulpito o dal confessionale l'obbligo d'obbedire alle leggi di Dio e della Chiesa, ci si sentono stimolati dal suo esempio più ancora che dalle sue parole, e osservano più fedelmente i divini comandamenti.

Ecco come un sacerdote, il quale osservi il regolamento di vita, santifica sé e gli altri; il che è vero anche per i laici che si consacrano all'apostolato.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

martedì 30 giugno 2015

Ondata di ordinazioni per la liturgia tradizionale


Ieri Chantal mi aggiornato sulle nuove ordinazioni sacerdotali dell'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote, alle quali sarà presente anche lei.

Buongiorno caro Fratello in Cristo, (...)  io, come puoi già immaginare, sarò presente (e finalmente conoscerò di persona il mitico Mons. Cordileone!). Oggi consegna delle talari benedette a 11 seminaristi che terminano il primo anno di spiritualità, mentre i nuovi suddiaconi saranno 9, i nuovi diaconi 7 e ben 11 novelli sacerdoti! Il numero più ampio dalla fondazione nel 1990. I frutti fecondi del pontificato di Benedetto XVI e del Suo Motu Proprio Summorum Pontificum si iniziano a raccogliere: Deo gratias! Nel frattempo anche la FSSP non scherza: 15 nuovi preti ordinati fra Wigratzbad e Denton! 

In Corde Jesu,

Chantal

Avviso da Torino


S. Messa cantata latino-gregoriana (forma straordinaria) nella festa del Preziosissimo Sangue di N.S. Gesù Cristo

Mercoledì 1° luglio 2015 - ore 19.30

Basilica del Corpus Domini, P.zza Corpus Domini, Torino


Programma musicale della celebrazione:

Proprio gregoriano della Festa
Kyriale VIII (De angelis)
Credo III
O esca viatorum/O linfa fons amoris (Haydn)
Pange lingua (gregoriano)
Salve Regina (t. simplex)
Pietà Signor (Perosi)

Al termine della S. Messa, canto delle Litanie del Preziosissimo Sangue (Indulgenza par.)


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Circa le scuole laiche

Riporto un brano tratto dall'Enciclica "Divini illius Magistri" del Sommo Pontefice Pio XI.


E’ dunque di suprema importanza non errare nell'educazione, e non errare nella direzione verso il fine ultimo con il quale tutta l'opera dell'educazione è intimamente e necessariamente connessa. Infatti, poiché l'educazione consiste essenzialmente nella formazione dell'uomo, quale egli deve essere e come deve comportarsi in questa vita terrena per conseguire il fine sublime per il quale fu creato, è chiaro che, come non può darsi vera educazione che non sia tutta ordinata al fine ultimo, così, nell'ordine presente della Provvidenza, dopo cioè che Dio ci si è rivelato nel Figlio Suo Unigenito, che solo è "via e verità e vita", non può darsi adeguata e perfetta educazione all'infuori dell'educazione cristiana.

[...]

Da ciò appunto consegue, essere contraria ai principi fondamentali dell'educazione la scuola così detta neutra o laica, dalla quale viene esclusa la religione. Una tale scuola, del resto, non è praticamente possibile, giacché nel fatto essa diviene irreligiosa.

[...]

Giacché non per il solo fatto che vi si impartisce l'istruzione religiosa (spesso con troppa parsimonia) una scuola diventa conforme ai diritti della Chiesa e della famiglia cristiana e degna di essere frequentata dagli alunni cattolici. A questo effetto è necessario che tutto l'insegnamento e tutto l'ordinamento della scuola: insegnanti, programmi e libri, in ogni disciplina, siano governati dallo spirito cristiano sotto la direzione e vigilanza materna della Chiesa, per modo che la religione sia veramente fondamento e coronamento di tutta l'istruzione, in tutti i gradi, non solo elementare, ma anche media e superiore. "E’ necessario - per adoperare le parole di Leone XIII - che non soltanto in determinate ore si insegni ai giovani la religione, ma che tutta la restante formazione olezzi di cristiana pietà. Se ciò manca, se questo alito sacro non pervade e non riscalda gli animi dei maestri e dei discepoli, ben poca utilità potrà aversi da qualsiasi dottrina: spesso anzi ne verranno danni non lievi " (Ep. Militantis Ecclesiae, del 1-8-1897).

Né si dica essere impossibile allo Stato, in una nazione divisa in varie credenze, provvedere alla pubblica istruzione altrimenti che con la scuola neutra o con la scuola mista, dovendo lo Stato più ragionevolmente e, potendo, anche più facilmente provvedere con il lasciar libera e favorire con giusti sussidi l'iniziativa e l'opera della Chiesa e delle famiglie. E che ciò sia attuabile, con soddisfazione delle famiglie e con giovamento dell'istruzione e della pace e tranquillità pubblica, lo dimostra il fatto di nazioni divise in varie confessioni religiose, dove l'ordinamento scolastico corrisponde al diritto educativo delle famiglie, non solo quanto a tutto l'insegnamento - particolarmente con la scuola interamente cattolica e per i cattolici - ma anche quanto alla giustizia distributiva, con l'aiuto finanziario, da parte dello Stato, alle singole scuole volute dalle famiglie.

Pellegrinaggio a Norcia



Il CNSP organizza il

Pellegrinaggio Nazionale

dei Coetus Fidelium del Summorum Pontificum

SULLE ORME DI BENEDETTO

al ritmo della liturgia tradizionale

 insieme ai Monaci di Norcia (OSB)

Ecco il programma:

venerdì 3 luglio 2015

dalle h. 17,00: accoglienza dei pellegrini

h. 19,45: Compieta in Basilica con i Monaci

dalle h. 20,00: cena libera

sabato 4 luglio 2015

dalle h. 07,00: confessioni in Basilica

h. 07,30: partenza per chi vuole fare tutto il percorso a piedi

h. 08,30: trasferimento in pullman alla Conca di Ancarano (punto di partenza della traversata a piedi verso l’Abbazia di S. Eutizio)

h. 09,00: inizio della traversata a piedi verso l’Abbazia di S. Eutizio (circa 3 ore); l’Abbazia sarà raggiungibile anche in pullman

h. 12,00: Santa Messa secondo il Messale di San Giovanni XXIII

h. 13,30: pranzo al sacco

h. 15,00: rientro a Norcia in pullman

h. 17,30: Vespri in Basilica con i Monaci

h. 18,00: conferenza spirituale: Il discernimento vocazionale

h. 19,45: Compieta in Basilica con i Monaci

h. 20,30: cena del Pellegrinaggio

domenica 5 luglio 2015

h. 10,00: Santa Messa conventuale in Basilica

h. 11,45: commiato dei pellegrini

Per la partecipazione al pellegrinaggio, ai pellegrini di età maggiore di 16 anni è richiesto un piccolo contributo, secondo le possibilità di ciascuno, da versare direttamente in loco. Il contributo minimo richiesto è di € 5,00 per i singoli, € 10,00 per le famiglie.

Per informazioni:  norcia2015@libero.it


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lunedì 29 giugno 2015

L'empia autoadorazione dell'uomo

Il disegno infernale, che è l'attuazione della dottrina della massoneria, sostituisce i pretesi diritti dell'uomo ai diritti e alla legge di Dio, e, sconvolgendo ogni principio di ordine, pone l'uomo fine a se stesso. E' l'empia e satanica apoteosi dell'umanità, ossia l'uomo sacrilegamente messo al posto di Dio. Persino l'idea religiosa deve scomparire; tutto diventa umano, cioè indipendente dalla legge divina e da ogni fine soprannaturale, l'organizzazione, il potere, i mezzi e lo scopo.

La ragione ribelle e una falsa scienza soppiantano la fede e la verità; l'idea, impropriamente chiamata laica, e che si dovrebbe invece chiamare satanica, è sostituita all'idea religiosa.

La setta segreta assale, insegue e vuol distruggere insieme la religione, la morale, la famiglia, la proprietà, l'educazione cristiana, ogni onesto governo, la vera libertà ed infine il Papato, che essa considera come il centro e la garanzia di tutte queste grandi cose che costituiscono la società, e che le fanno da base. La setta mira a tutto distruggere per arrivare a ciò che essa chiama lo stato di natura, che è in realtà l'anarchia, la forza selvaggia, la barbarie; non più culto a Dio, ma l'autoadorazione dell'uomo; non più doveri, ma egoismo sfrenato e la soddisfazione degli istinti più mostruosi, con qualsiasi mezzo. Essa fa entrare i suoi addetti nei consigli delle nazioni, perché vi combattano con trame segrete e astute, ciò che è contrario ai suoi fini; quando può, sale al sommo del potere sociale per realizzare con leggi empie, lo scopo tremendo che si prefigge, scopo che ai nostri giorni, a motivo del numero considerevole dei suoi membri, nasconde a mala pena sotto veli trasparenti e falsi, incapaci di ingannare le persone oneste. Noi ne siamo addolorati testimoni.

Che sono quelle leggi che opprimono le giuste libertà della Chiesa? Perché la violazione del domicilio dei Religiosi e la dispersione delle loro Comunità? Perché quelle misure contro le vocazioni Sacerdotali? Perché quelle scuole delle ragazze? quegli attentati sacrileghi ai santuari cattolici, quelle scuole senza Dio, quegli ospedali senza Preti? Perché quelle leggi disgreganti la famiglia, quel togliere il Crocifisso dai cimiteri e dovunque, quell'odio a Dio inculcato nei fanciulli innocenti? Quella libertà sfrenata concessa a pubblicazioni corruttrici e alla propaganda di dottrine sovversive e scandalose? Quella violazione dei più sacri diritti, perché?... Non è forse tutto questo il realizzarsi a faccia scoperta, con mezzi che fanno credere legali, delle dottrine accettate e dei piani da tanto tempo deliberati nei conciliaboli massonici, già tante volte segnalati dai Sommi Pontefici, come distruttori di ogni morale, di ogni società e di ogni religione? A vedere il trionfo dell'errore, quasi padrone del mondo, o almeno di quanto è forza materiale e potere, quella apparente legalità con la quale si vuole legittimare tanto male, dovremmo noi disperare del presente e dell'avvenire? No, Sorelle, no mai! Gesù Cristo ha vinto Satana e il mondo!


[Brano tratto dalla lettera circolare dell'8 dicembre 1882 della Beata Maria Deluil-Martiny, zelantissima Fondatrice delle “Figlie del Cuore di Gesù”]

domenica 28 giugno 2015

Un prete nei tuguri

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)


Durante la mia lunga dimora a Messina, ricevo una visita. È un professore di musica di Catania, uno studente in medicina ed un giovane liceista.
- Reverendo, siamo lieti se venite con noi a fare una passeggiata.
- Quando ho tempo a disposizione, faccio il mio solito passeggio; v'invito io a farmi compagnia. - Eccoci lungo le file di baracche.
- Entriamo in questa abitazione!
- Una donna, oltre i sessant'anni, è seduta a mezzo letto. Fa ribrezzo il guardarla. Colpita da molti anni dal cancro alla faccia, ha perduto la vista; il naso e scomparso quasi al completo; il labbro superiore ed il centro del volto formano un'unica piaga sanguinolenta.
- Povera donna! Dimenticate per un momento le vostre pene! Mangiate questo dolce!
- È un dolce?! ... Potesse essere veleno e così morirei subito!
- Non dite così!... Avete sofferto tanto nella vita; ora siete avanzata negli anni e la morte non tarderà a venire.
- È morto mesi fa mio marito. Perchè non morivo anche io con lui?...
- Che cosa mangiate lungo il giorno?
- Quello che c'è, quando c'è... Mio figlio è povero e la sua famiglia è numerosa. Mi dà un po' di pane, che a stento riesco a mangiare.
- Vi porterà una persona alcuni chilogrammi di pasta, delle uova ed un pacco di grosse caramelle.
- Grazie! Ne piglierò due ogni notte, durante gli spasimi, almeno per distrarmi! -
Si esce da questa baracca e si entra in un'altra. In un bugigattolo, sopra un lurido materasso già rotto, giace una vecchietta. Piange, povera donna, come una bambina.
- Ma voi siete sola?
- Sì sino a qualche tempo fa stavo all'ospedale. Siccome non mi vedevano morire e c'era bisogno di posti, mi portarono qui e mi lasciarono in questa baracca. -
La vecchietta è ricoperta d'insetti. La vicina di casa ha avuto la premura di tosarle i capelli e viene a visitarla spesso.
- Che cosa avete di bisogno urgentemente?
- Tutto! Gradirei subito una presa di tabacco.
- Ve ne manderò una buona provvista.
Ah, Padre, passai l'altra notte nella smania: mi sopraggiunse uno sbocco di sangue, riuscii a trascinarmi sino alla porta e rimasi lì a bocca aperta, a prendere aria. Credevo di soffocare. L'indomani mattina, arsa dalla sete, avevo bisogno di qualche sorso rinfrescante e domandai per carità un piccolo limone ad un venditore ambulante. Me lo negò, perché non avevo denaro!...
- Quest'offerta per voi! Verrò a trovarvi spesso: -
Dopo si visita una terza baracca, una quarta ed una quinta.
Il professore di musica ha le lacrime agli occhi: Ho cinquantatré anni, esclama, e non ho visto mai scene così pietose; non credevo poter vedere ciò che ho visto! E voi, Reverendo, fate sovente di queste passeggiate?

- Due o tre volte alla settimana. Se non s'interessa il Prete di questi infelici, chi ne avrebbe cura?
- Già, solo il Prete può far questo! - E poi gli anticlericali hanno l'ardire di scrivere sui giornali « Abbasso i Preti! ». Perché non s'interessano loro di questi miserabili?


(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Avviso da Napoli

Si comunica che saranno celebrate due Sante Messe iuxta antiquiorem Ritus Romani usum presso la Chiesa dell’Arciconfraternita di S. Maria del Soccorso all’Arenella (Napoli):

- Domenica 28 giugno 2015, ore 18:30: S. Messa cantata in Rito Romano antico; celebrante: Rev. Padre Andrew Southwell.

- Domenica 5 luglio 2015, ore 18:30: S. Messa cantata in Rito Romano antico; celebrante: Rev. Padre Michael Houser.


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sabato 27 giugno 2015

I modernisti odiano la Scolastica

[...] certo si è che la smania di novità va sempre in essi congiunta coll'odio della Scolastica; né vi ha indizio più manifesto che taluno cominci a volgere al modernismo, che quando incominci ad aborrire la Scolastica.

[...] qual meraviglia se i cattolici, strenui difensori della Chiesa, son fatti segno dai modernisti di somma malevolenza e di livore? Non vi è specie d'ingiurie con cui non li lacerino: l'accusa più usuale è quella di chiamarli ignoranti ed ostinati. Che se la dottrina e l'efficacia di chi li confuta dà loro timore, ne incidono i nervi colla congiura del silenzio. E questa maniera di fare a riguardo dei cattolici è tanto più odiosa perché nel medesimo tempo e senza modo né misura, con continue lodi esaltano chi sta dalla loro; i libri di costoro riboccanti di novità accolgono ed ammirano con grandi applausi; quanto più alcuno si mostra audace nel distruggere l'antico, nel rigettare la tradizione e il magistero ecclesiastico, tanto più gli dàn vanto di sapiente; e per ultimo, ciò che fa inorridire ogni anima retta, se qualcuno sia condannato dalla Chiesa non solo pubblicamente e profusamente lo encomiano, ma quasi lo venerano come martire della verità.

Da tutto questo strepito di lodi e d'improperi colpiti e turbati gli animi giovanili, da una parte per non passare per ignoranti, dall'altra per parere sapienti spinti internamente dalla curiosità e dalla superbia, si dànno per vinti e passano al modernismo.


[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X]

venerdì 26 giugno 2015

Il lupo rosso perde il pelo ma non il vizio


Pubblico una breve e-mail di una lettrice del blog.



Caro D.,
                 non so come si possa uscire da questa situazione. Questi progressisti, fino a ieri comunisti, hanno una tale ostinazione nei loro errori incredibile. Dove girano i soldi loro si fanno accanto, ieri era l'Unione Sovietica, oggi le lobby omossessualiste e l'alta finanza. Passano sopra a tutto, presumendo di essere superiori a tutto perchè sapranno gestirlo oggi e domani, sempre. Sono sfacciati, nel senso che con uguale sicumera e con la tessa faccia affermano e negano lo stesso concetto. Mentono sapendo di mentire. Si ergono a moralisti di tutti. Blandiscono e  scientemente intimidiscono secondo il loro tornaconto. Si sciolgono da ogni legge per farsi giudici degli altri. Esistono solo nella contraddizione. La correzione quindi la fuggono perchè toglierebbe loro la ragion d'essere. Quindi non so, sinceramente, cosa sia mai possibile fare e se sia possibile fare qualcosa. Rispuntano ovunque, corruttori e distruttori di ogni realtà buona, sempre vestiti da quelli al passo con ogni idiozia (poi sono sempre le stesse) dei tempi.


Buon lavoro e grazie per l'ascolto.



(Lettera firmata)

Il pensiero dell'eternità

Ho rielaborato per renderne più agevole la lettura, alcune belle meditazioni del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Ecco a voi delle bellissime riflessioni sull'eternità e sul pellegrinaggio terreno.

Sant'Agostino definiva il pensiero dell'eternità come "magna cogitatio", ossia il gran pensiero. Questo pensiero ai santi ha fatto comprendere che tutti i tesori e le grandezze di questa terra non sono altro che paglia, fango, fumo e sterco. Questo pensiero ha convinto tanti giovani, anche nobili, re e imperatori ad entrare in convento. Questo pensiero ha dato coraggio a tanti martiri di sopportare gli atroci tormenti della morte anziché tradire Dio.

No, non siamo stati creati per questa terra; il fine per cui Dio ci ha posti nel mondo è di farci meritare la vita eterna con le buone opere. A tal proposito Sant'Eucherio diceva che l'unico affare di cui dobbiamo avere premura in questa vita è l'eternità, cioè di guadagnare l'eternità felice del paradiso e di evitare quella infelice dell'inferno: Negotium, pro quo contendimus, aeternitas est. Se ci salveremo saremo per sempre felici, se ci danneremo saremo per sempre infelici.

La fede è ciò che fa vivere i giusti in grazia di Dio e che dà vita alle anime, distaccando i cuori dagli affetti terreni e ricordando loro i beni eterni che Dio propone a coloro che l'amano. Per vincere le passioni e le tentazioni bisogna che spesso ravviviamo la fede, dicendo: Credo vitam aeternam, credo che dopo questa vita la quale presto per me finirà, vi è la vita eterna, o ripiena di gioie o ripiena di sofferenze, che mi toccherà secondo i meriti o demeriti miei. Santa Teresa ripeteva alle sue discepole: "Figlie, un'anima, un'eternità!", volendo dire: figlie, abbiamo un'anima; perduta questa, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. Insomma dall'ultimo istante di vita su questa terra dipende l'essere per sempre felici o per sempre disperati.

Un pensiero di viva fede circa l'eternità che ci aspetta può farci santi. Scrive San Gregorio che coloro che pensano all'eternità non si inorgogliscono nelle vicende prospere né si abbattono nelle avverse; poiché non desiderando nulla di questo mondo, di nulla temono. Quando ci tocca di patire qualche infermità o persecuzione ricordiamoci dell'inferno; facendo così ci sembrerà leggera ogni croce e ringrazieremo il Signore di non averci fatto morire quando stavamo in peccato mortale.

Mentre siamo in questa vita siamo pellegrini che vagano per la terra, lontani dalla nostra vera patria, il cielo, dove il Signore ci aspetta a godere eternamente la sua bella faccia: Dum sumus in corpore, peregrinamur a Domino, scrive l'Apostolo. Se dunque amiamo Dio, dobbiamo avere un continuo desiderio di uscire da questo esilio e di andare a vederlo. Questo desiderio era quel che sospirava sempre San Paolo.

Non c'è da meravigliarsi se i malvagi vorrebbero vivere sempre in questo mondo, poiché temono di passare dalle pene di questa vita alle pene eterne ed assai più terribili dell'inferno; ma chi ama Dio ed ha una moral certezza di stare in grazia, come può desiderare di continuare a vivere in questa valle di lacrime, in continue amarezze, angustie di coscienza, e pericoli di dannarsi? e come può non sospirare di andar presto ad unirsi con Dio nell'eternità beata, ove non c'è più pericolo di perderlo?

E quando siamo afflitti dai travagli o veniamo vilipesi dal mondo, consoliamoci con la gran mercede che apparecchia Dio a chi patisce per suo amore. Dice San Cipriano che il Signore vuole che gioiamo nei travagli e nelle persecuzioni, perché in quelle occasioni si provano i veri soldati di Dio e si distribuiscono le corone a coloro che sono fedeli: Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei.

Ecco, sono pronto ad ogni croce che mi invierà il Signore. No, non voglio delizie e piaceri in questa vita; non merita piaceri chi ha offeso Dio. Sono pronto a patire tutte le infermità e traversie che mi colpiranno, son pronto ad abbracciare tutti i disprezzi degli uomini. Sono contento, se così piace a Gesù, che io venga privato di tutti i sollievi corporali e spirituali, purché non venga separato dall'amore di Dio. Ciò non lo merito, ma lo spero da quel sangue che il Redentore ha sparso per me. Voglio amare per sempre Dio, mio amore, mio tutto. Io vivrò in eterno ed in eterno lo amerò, come spero, e il mio paradiso sarà godere del suo gaudio infinito e lodare la sua infinita misericordia.

giovedì 25 giugno 2015

Fermare la deriva dell'Europa verso "gaylandia"


Spesso i progressisti hanno una visione tirannica della politica, infatti vogliono imporre la loro mentalità, e chi non vuole piegarsi deve essere ferocemente perseguitato. Esagero? Non credo proprio, basti pensare al fatto che vogliono abolire il diritto all'obiezione di coscienza all'abominevole crimine dell'aborto, mettendo i ginecologi e le ostetriche di fronte a una scelta: o praticare gli aborti, oppure essere licenziati.


Inoltre i progressisti vogliono trasformare l'Europa in una sorta di gaylandia, indottrinando i cittadini sin dalla più tenera età all'ideologia omosessualista. I “liberal” hanno già cominciato a fare propaganda gay nelle scuole e persino negli asili nido, dove ai bimbi vengono raccontate fiabe in salsa omosex.

Noi cristiani non siamo xenofobi e non odiamo nessuno, però non possiamo condividere il fatto che vengano imposte delle ideologie che offendono gravemente Dio. Noi non vogliamo che l'Europa si trasformi in gaylandia, cioè in una sorta di Sodoma del terzo millennio. Per questo motivo quando ci sono le elezioni politiche e amministrative bisogna andare a votare in massa per impedire che prevalgano i partiti progressisti. E quando parlo di progressisti non mi riferisco solo a quelli di sinistra, ma anche a quelli di centro-destra che su temi come l'omosessualità e l'aborto la pensano come i rossi.

Il progressismo è un'ideologia tirannica perché non tollera che qualcuno possa opporsi ad essa. Per esempio con le leggi sulla cosiddetta omofobia vogliono mettere il bavaglio a coloro che si oppongono al matrimonio tra omosessuali e alla possibilità per i gay di poter adottare i bambini. Addirittura non vogliono nemmeno che si leggano per strada i passi della Sacra Scrittura in cui si condanna l'omosessualità!

È necessario continuare la resistenza contro la tirannica ideologia gender, bisogna opporsi coraggiosamente all'instaurazione di un regime culturale omosessualista. Non è più solo una battaglia religiosa e morale, ma anche una battaglia di libertà. Lo stalinismo della lobby gay non deve passare!

mercoledì 24 giugno 2015

Scuole familiari

Diversi lettori del blog mi hanno scritto al riguardo del tema delle “scuole familiari”. Ecco l'e-mail di una signora.


Carissimo Cordialiter,
                                           bravissimo! Secondo me la scuola familiare è il futuro dell'educazione cattolica, quella vera. Voglio raccontarle brevemente la mia esperienza.

Abito negli Stati Uniti e ho cominciato a sentire parlare di scuola familiare (home schooling) più di venti anni fa. All'inizio l'idea mi lasciava un po' perplessa, ma, considerando i cambiamenti culturali sempre più travolgenti degli ultimi decenni, avendo conosciuto molte famiglie che hanno preferito l'home schooling alla scuola pubblica o cattolica privata e avendone visti i risultati, sono diventata una grande sostenitrice della scuola familiare. Non solo i ragazzi ricevono una buona educazione cattolica, ma ottengono anche ottimi risultati agli esami e crescono decisamente più educati e rispettosi. Le famiglie organizzano gite insieme e attività extracurriculari. In America ci sono anche case editrici specializzate in libri per la scuola familiare tanto per dimostrare quanto questa è diffusa. La scuola familiare è senz'altro un'avventura impegnativa, ma che secondo me vale la pena di intraprendere. Indispensabile però è una grande autodisciplina da parte dei genitori. Tornassi indietro ci farei un pensierino per i miei figli.

Leggo sempre i suoi blog, anche quello per le vocazioni. Mi sono tutti di grande aiuto spirituale. Grazie!

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                            dammi pure del tu, lo preferisco. Innanzitutto sono contento che i miei blog ti siano di “grande aiuto spirituale”. È curioso sapere che leggi pure quello vocazionale anche se sei sposata. :-)

Come tu stessa hai notato, coloro che si istruiscono mediante “home schooling”, non solo vengono preservati dalla propaganda progressista degli insegnanti laicisti, ma hanno anche la possibilità di imparare molte più cose. Al giorno d'oggi non è più raro incontrare ragazzi, anche diplomati e laureati (con buoni voti), che non conoscono le province italiane, le tabelline, molti personaggi famosi della storia, e non sanno nemmeno coniugare i verbi, ecc. Spesso la colpa non è loro, ma della scuola. Ovviamente non sto criticando tutti gli insegnanti, ma solo quelli progressisti e quelli che usano metodi didattici fallimentari. Anche nelle scuole statali ci sono buoni insegnanti, alcuni dei quali sono appassionati lettori del blog.  :-)

Se avessi figli, uno dei motivi per cui non vorrei mandarli nelle scuole pubbliche e nemmeno in quelle private filo-moderniste, è la presenza di alunni che hanno comportamenti scandalosi, e che quindi rischierebbero di trascinarli sulla cattiva strada. Mi hanno scritto delle studentesse liceali in discernimento vocazionale, le quali lamentavano il fatto di dover ascoltare ogni giorno i compagni di classe bestemmiare e fare discorsi osceni.

Per quanto riguarda l'istruzione “elementare”, penso che molti genitori siano in grado di fare da insegnanti ai propri figli. I problemi seri sorgono quando si giunge all'età dell'istruzione superiore. Se ad esempio un ragazzo scegliesse di seguire gli studi “classici”, non sarebbe facile trovare qualcuno in grado di insegnargli greco antico. Per questo motivo sarebbe opportuno che i genitori cattolici uniscano le forze per aiutarsi a vicenda nell'istruzione didattica dei figli, salvandoli dalle grinfie del progressismo delle scuole laiciste.

Alcuni potrebbero accusarmi di essere un fanatico fondamentalista. Evidentemente costoro non hanno mai letto il Magistero della Chiesa (non solo quello preconciliare) riguardante questo delicato argomento (cfr.  “Divini illius magistri” di Pio XI e “Gravissimum educationis” del Concilio Vaticano II). Si tratta di essere coerenti con la propria fede e di cercare di difenderla dagli assalti del mondo.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

martedì 23 giugno 2015

Cosa fanno gli anticlericali per i poveri?

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)

Da parecchi anni sono a Messina, alla Giostra, in una contrada misera, economicamente e moralmente. Tanta gente vive ancora in baracchette di legno, ormai tarlate.
M'informano che in una baracca c'è un vecchio ammalato ed è solo. Vado a visitarlo.
La celletta è nella più squallida miseria. Il vecchietto tossisce ripetutamente e sputa sangue; osservo il pavimento e vedo grosse chiazze di sangue raggrumato.
- Ma voi siete solo?
- Sì, Padre!
- E se vi occorre qualche cosa, come fate?
- Batto alla parete e viene in aiuto la vicina. Anch'essa è povera ed è zoppa e va in giro a chiedere l'elemosina. Non mi porta altro che un po' di acqua.
- E per mangiare?
- Se qualcuno me lo porta mangio, se no sto a digiuno.
- Ma voi state al buio notte e giorno?
- Non c'è finestra e non posso lasciare la porta aperta. -
Mi accorgo che il misero uomo è assediato dagli insetti e mi muove a maggior compassione. Lasciarlo in abbandono sarebbe un vero delitto morale. Prometto di ritornare.
Con l'aiuto di pie persone posso riuscire nell'intento. Si appresta al povero il cibo quotidiano ed ogni giorno riceve visite.
Quando, ritornato a visitarlo, trovo la baracca in assetto e ben pulita, il suo corpo rinfrescato da un bagno e ricoperto di nuova biancheria, provo nell'anima una profonda gioia.
L'ammalato ringrazia: Che Iddio vi ricompensi tutto con la salute ed il Paradiso! -
Ritorno in Parrocchia. Lungo il torrente Giostra mi tocca attraversare un ponticello ed ecco un cane corrermi dietro in atto minaccioso. La donna, certamente la padrona, richiama il cane. Suo marito la rimprovera: Lascia che il cane se lo mangi! Che cosa farne dei Preti? 
- Io non rispondo; soltanto mi limito a guardare quell'uomo, che penso non essere... un galantuomo. Non è possibile nutrire sì perfidi sentimenti ed essere onesti e coscienziosi!

Abbasso tu!
Dopo una discreta anticamera sono ammesso a parlare al Prefetto della città.
- Reverendo, quale lo scopo della vostra visita?
- Vostra Eccellenza conoscerà, almeno per fama, la miseria della contrada Giostra. Come Sacerdote, ho il dovere di interessarmi dei bisogni del popolo. La gente muore di fame; la sporcizia è al colmo; la tubercolosi fa strage! So io quanti ne muoiono per la tisi! E prima muore il padre, poi il figlio, dopo alcuni mesi una figlia... si distruggono intere famiglie. Bisogna dar da mangiare ed isolare gl'infetti!
- Problema difficile! Bisognerebbe bruciare tutta quella zona. I sanatori sono rigurgitanti.
- Invece di spendere denaro in altre opere, impiegatelo per la povera gente!
Io faccio qualche cosa, ma posso fare ben poco.
- Fate quello che potete e Dio vi compenserà. Non si può arrivare a tutto.
- Esco dal colloquio con il cuore amareggiato. In città: bar, cinema, passeggi, divertimenti... alla periferia invece miseria e morte.
Lungo la via mi scorge un muratore, sui diciotto anni. Egli sta in alto, sulla fabbrica in costruzione. Dapprima fa una grossa risata e poi esclama: Abbasso il Prete!
Questa volta mi fermo e richiamo il giovanotto, il quale riprende il lavoro, L'appaltatore comprende e fa le scuse.

(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)

lunedì 22 giugno 2015

Offrire il Santo Sacrificio della Messa per impedire la vittoria dell'anticristiana ideologia gender

Noi cattolici siamo molto preoccupati per il dilagare della tirannica ideologia gender, che i progressisti vogliono imporre nelle scuole (e persino negli asili) per indottrinare i bambini all'omosessualismo. Questa ideologia è intrinsecamente contraria alla Legge Eterna di Dio. A tal proposito una gentilissima lettrice del blog mi ha segnalato l'iniziativa di un prete legato alla Liturgia antica.


Caro D.,
                  chiedo se è possibile scrivere sul tuo sito che da mercoledì prossimo (Natività di San Giovanni Battista) un sacerdote celebrerà la Santa Messa per 30 giorni con l’intenzione di impedire l’affermarsi dell’ideologia del gender (dalle cui linee guida l’OMS ha elaborato il documento “Standard di educazione sessuale in Europa”),  identica intenzione per lo stesso periodo di tempo nel Santo Rosario. Uniamoci in preghiera. [...]

Attendo notizie.

Ringraziando,

ti auguro ogni bene nel Signore Gesù,

(lettera firmata)

Messa all'Università Cattolica di Milano


La prossima Messa tradizionale presso l'Università Cattolica di Milano sarà celebrata il giorno 1 luglio 2015 ore 17,45.


S. Messa solenne nella Festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo.

Celebrerà don Jean-Cyrille Sow, FSSP.

La s. Messa sarà preceduta dalla recita del Rosario e delle litanie del preziosissimo sangue. Il Santo Sacrificio sarà celebrato presso la Cappella San Francesco, sita al primo piano dell'edificio monumentale di Largo Gemelli, lungo l'ambulacro 3 e presso la sommità della scala D.







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Abito talare

La grandezza sacerdotale non può rimanere celata, non è un brillante sepolto nella miniera, deve rifulgere innanzi a tutti nell'atteggiamento e nella vita del Sacerdote, poichè egli è la lampada posta sul candelabro ed è come città edificata sulla cima dei monti. Or come il carattere sacro lo distingue nettamente dagli altri uomini, così deve distinguerlo l'abito e la vita, ed egli deve essere rifulgente di splendori soprannaturali. Non può dire che l'esteriorità non conta nulla, nè può accomunarsi agli usi del mondo con la scusa che l'abito non fa il monaco; l'abito non lo fa ma lo rivela, e possiamo dire anche che lo aiuta internamente. Un soldato che non veste la divisa non si sente soldato; subcoscientemente si sente ancora libero cittadino, e non avverte la sua fusione al corpo militare cui appartiene come parte di un tutto inseparabile.

Il sacerdote deve essere tutto di Dio [...] La chiesa per questo lo riveste di una lunga tunica [...] L'abito sacerdotale deve mostrare che il ministro sacro quasi non ha corpo, è volto a Dio con tutte le sue forze, e cerca solo la salvezza delle anime. Ora, se l’abito talare ha una forma secolaresca, se il capo è coltivato mondanamente con [...] i ciuffi, e magari i riccioli ed i profumi, se di sotto ad una succinta sottana fanno mostra i calzoni, [...] che cosa rappresenta più un Sacerdote per il popolo? Quell’esteriore non lo raccomanda, ed in se stesso è un segno troppo evidente di poco spirito e poca rinunzia al mondo. [...] Se si veste mondanamente, spegne la sua luce, e mostra in sè tutt'altro che la corsa dell'anima verso Dio.

[...] Il sacerdote dunque col suo abito talare, lungo, composto, povero ma pulito, col suo mantello che lo avvolge come se avesse le ali ripiegate, pronte al volo, col capo segnato dalla croce del Redentore, col corpo composto, spirante ordine e modestia, con gli occhi bassi, alieni assolutamente da ogni malsana curiosità, passa nel mondo proprio come un angelo, dà un senso di pace e di conforto, dà un senso di speranza nelle angustie della vita perchè egli rappresenta la carità, e passa come lampada che illumina, dissipando con la sua sola presenza le tenebre degli errori.

[...] Egli deve essere umile, ultimo di tutti, mansueto, buono, ma deve avere anche, e soprannaturalmente, il senso della sua dignità. Non può essere volgare, non può mostrarsi in luoghi indecorosi, non può partecipare a giochi che lo fanno disistimare. Un sacerdote che va nella bettola, che va a bere il vino in un pubblico locale, che va a caccia, [...] o anche che va semplicemente a conversare al caffè o in farmacia, non può raccogliere la fiducia del popolo, ed è responsabile del rilassamento della vita cristiana.


[Brano tratto da "Nei raggi della grandezza e della vita sacerdotale" di Dain Cohenel (pseudonimo di Don Dolindo Ruotolo) edito nel 1940. Don Dolindo (1882 - 1970), sacerdote esemplare, scrisse numerosi libri che ebbero una vasta diffusione. La sua opera di maggior rilievo fu il commento alla Sacra Scrittura, composta da 33 voluminosi volumi, nella quale spiegò in maniera magistrale ogni capitolo della Bibbia, rendendo comprensibili a tutti i fedeli anche i passi più difficili].

domenica 21 giugno 2015

Un seminario "poco ascetico"

Alcuni si domandano come si fa a "diventare prete". Oltre ad avere la vocazione è necessario trovare un buon luogo in cui ricevere la formazione sacerdotale. Tempo fa, un altro ragazzo mi ha scritto per dirmi di voler uscire dal seminario "poco ascetico" che stava frequentando. Aveva in mente di entrare in un buon ordine religioso...

Gentile Cordialiter,
                                sono un tuo lettore da anni, ma questa è la prima volta che ti scrivo. Mi chiamo [...], ho 27 anni e sono un seminarista [...]. Pur essendo al secondo anno di filosofia, e quindi avere già ben definito un certo percorso, in realtà non mi sento felice dove mi trovo. Inoltre, come potrai immaginare, diversi punti mi lasciano perplesso: sia in termini di formazione spirituale che scolastica, trovo che non siano assolutamente adeguati ad educare al meglio dei futuri preti. Per non parlare poi di pettegolezzi e cattiverie che di certo non aiutano a conservare la serenità interiore. Conoscendo anche certi modi di ragionare che possono condizionarmi negativamente, sono giunto alla conclusione che probabilmente è meglio cambiare aria, anche se in tanti mi vogliono convincere del contrario. [...] Volevo un tuo parere in merito, oltre ad un consiglio per non rischiare di perdere la vocazione. Grazie.

In Corde Matris,
(Lettera firmata)

Carissimo in Cristo,
                                 ti confesso che ho ricevuto varie e-mail da parte di seminaristi delusi dal clima "poco ascetico" che si respira in certi seminari. Ci sono dei problemi anche da un punto di vista dottrinale, infatti certi teologi affermano delle vere e proprie eresie, ad esempio negano la Risurrezione di Cristo, la Presenza Reale di Gesù nell'Eucaristia, l'essenza sacrificale della Messa, la perpetua verginità della Madonna, il peccato originale, l'esistenza del purgatorio, l'esistenza del diavolo, l'eternità dell'inferno, l'inerranza della Sacra Scrittura, l'infallibilità del Papa quando definisce un dogma, l'invalidità delle ordinazioni sacerdotali delle donne, l'immoralità della fornicazione, ecc.

Che fare? Se in seminario c'è qualche pericolo per l'anima (ad esempio l'insegnamento basato sugli scritti dei teologi modernisti), si è più che giustificati ad andarsene via per trovare un posto migliore, anche contro il parere del direttore spirituale (i manuali di ascetica insegnano che quando una guida spirituale dà dei consigli cattivi, bisogna lasciarlo). Infatti in un seminario del genere c'è il rischio di diventare come i modernisti.

Sono contento che vuoi passare in un ordine religioso fervoroso e osservante (come consigliava S. Alfonso Maria de Liguori). Lì potrai facilmente vivere il cristianesimo in maniera profonda e devota, oltre a ricevere una buona preparazione dottrinale. Inoltre potrai anche trovare un nuovo direttore spirituale, qualora tu ritenga necessario sostituire quello attuale.

Fai attenzione a non farti “nemici” tra gli attuali superiori del seminario. Se decidi di andartene, non dire che te ne vai per il pessimo clima del seminario, devi dire soltanto che ti senti attratto dalla vita religiosa, altrimenti potresti avere dei “problemi”, come è capitato ad altri ragazzi.

Coraggio, anche altri ex seminaristi hanno fatto ciò che hai in mente di fare tu, e adesso sono felici!

Approfitto dell'occasione per porgerti cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

sabato 20 giugno 2015

Le suore gianseniste di Port-Royal


Anche oggi vi sono dei cristiani che vorrebbero esigere un'infinità di cose, di cui Gesù Cristo non ha fatto parola. E' quel che fecero le suore di Port-Royal, seguendo l'eresia del giansenismo, che tanto male ha fatto alla Chiesa. Le teorie ispirate a una severità inaudita furono controproducenti, perché, anziché spingere le anime al bene, le ritrassero dai sacramenti. [...] Il giansenismo è un'eresia scomparsa ufficialmente da gran tempo; eppure, se non c'è più nessuno che oserebbe proclamarsi giansenista in teoria, esistono sempre molti giansenisti nella pratica. Perfino in un'epoca come la nostra, che sembra tutto l'opposto del giansenismo per la sua faciloneria religiosa e la disinvoltura morale, non è raro ascoltare ragionamenti che sarebbero stati benissimo in bocca a quelle suore, traviate da tanto rigorismo.

(Brano tratto dagli scritti di Mons. Ernesto Moneta Caglio, 1907 - 1995).

Avviso da Torino

S. Messa cantata latino-gregoriana (forma straordinaria)

Basilica del Corpus Domini, Piazzetta Corpus Domini, Torino

Domenica 21 giugno 2015, ore 19



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venerdì 19 giugno 2015

Compiacersi della morte dell'empio

Ci sono dei casi in cui è lecito compiacersi della morte di persone che si comportano in maniera scandalosa? Ecco cosa insegna in proposito Sant'Alfonso Maria de Liguori in vari dei suoi celebri manuali di Teologia Morale: 


* [...] quando il prossimo patisce qualche male d'infermità, di perdita o di altro disgusto, la carità vuole che internamente ne abbiamo dispiacenza, almeno colla parte superiore: dico colla parte superiore, perché quando sappiamo qualche danno avvenuto ad alcuna persona a noi avversa, il nostro senso ribelle par che ne senta compiacenza; ma non vi è colpa, sempreché quella compiacenza noi non la vogliamo. Notate però che talvolta è lecito desiderare o compiacersi di qualche male temporale di taluno, quando si spera da quel male il bene spirituale di lui o degli altri; per esempio, se vi fosse un peccatore ostinato o scandaloso, ben è lecito, dice s. Gregorio, compiacersi della di lui infermità o di altro suo mal temporale, ed anche è lecito desiderare che cada infermo o che diventi povero, acciocché lasci la mala vita, o almeno cessi di scandalizzare gli altri.

* [...] se taluno desiderasse, o si compiacesse del male temporale di qualche peccatore ostinato, affinché si ravvedesse, e lasciasse di dare scandalo, o di vessare gl'innocenti, costui non peccherebbe

* [...] è ben lecito godere, ed aver desiderio del danno temporale del prossimo per lo bene comune, oppure dell'innocente, o dello stesso prossimo

* Onde ben è lecito (sempre però atteso l'ordine della carità) desiderare, o compiacersi dell'infermità, e anche della morte dell'empio, per esempio degli altri, o affinché cessi quegli di dare scandalo, o di far danno d'altro modo all'anime altrui. Così anche è lecito godere del danno temporale del privato, affinché si eviti il danno comune.

giovedì 18 giugno 2015

Avanzano i ribelli!

[Avvertenza: questo dialogo è inventato. Serve a far riflettere in modo ironico sulla disperazione dei seguaci del modernismo]

Due modernisti si incontrano in una sacrestia, e ne nasce un conciliabolo...

  • Hai una faccia triste, che ti è successo?
  • Avanzano i ribelli!
  • Ti riferisci alla "primavera araba"?
  • No
  • E a chi?
  • Ai membri del movimento tradizionale, i quali si ribellano alle nostre idee progressiste
  • Hai ragione, questi ribelli stanno facendo proseliti, dobbiamo purgarli
  • Se non la smetteranno la pagheranno cara...
  • Ti ricordi quando minacciammo di purgare quel tal dottore?
  • Ah, sì, quando gli dicemmo che avrebbe perso un incarico...
  • Eh, eh, eh, abbandonò subito la sua richiesta per per la Messa in latino!
  • E quando purgammo quel professore di religione?
  • Poveretto, un po' mi fa pena
  • Nessuna compassione per i tradizionalisti!
  • Hai ragione, se li lasciamo fare, questi ci riportano nel Medioevo
  • E di Cordialiter che mi dici?
  • È un cane rognoso, ma in fondo non è molto pericoloso
  • Sì, il suo blog sembra sbucato fuori dal settecento, roba per signorine devote
  • I suoi lettori saran pure fraticelli e signorine devote, ma son più numerosi dei nostri siti
  • Però, dieci Cordialiter non fanno tanta cagnara come quel tale che incontrammo l'altro giorno
  • Già, quello lì è il più pericoloso di tutti, bisogna fermarlo subito, prima che sia tardi
  • Ma come possiamo purgarlo? Questo non ha incarichi da fargli perdere
  • Eh, sì, con lui ci vorrebbe l'olio di ricino
  • I fedeli legati alla liturgia antica sono fanatici integralisti!
  • Sì, vogliono la Comunione in ginocchio, i preti con la talare, latino e gregoriano
  • Se i tradizionalisti prendono il predominio, povere donne!
  • Le cacceranno dal presbiterio, e in chiesa le faranno indossare il velo in testa
  • Roba da matti, hanno una mentalità antiquata
  • La cosa che mi preoccupa è che sono prevalentemente giovani
  • Devi sentirli! Non accettano anticoncezionali, divorzio, aborto, matrimonio gay, niente!
  • Infami! Con l'arma della natalità vogliono superarci di numero
  • Te li ricordi i commenti che fecero quando qualche tempo fa nacque il figlio di uno dei loro?
  • Sì, tipo “arrivano i rinforzi!”, “più siamo e meglio è”, “ad majora”
  • Ma lo sai che addirittura credono che l'inferno e il demonio esistono davvero?
  • Che buffi, se credono nell'esistenza del diavolo forse credono pure alla befana!
  • Tu scherzi, ma questi credono davvero a tutti i dogmi della Chiesa Cattolica!
  • Anche alla "Presenza Reale", alla "Resurrezione", e al dogma dell'infallibilità?
  • Sì, sì, credono tutto!
  • Ma è assurdo, sono proprio antiquati! Non sanno che molti teologi parlano dell'evoluzione del dogma?
  • Sì, lo sanno, ma dicono che San Pio X ha condannato queste teorie moderniste 
  • Che tipi strani! I tradizionalisti vivono in un mondo tutto loro
  • Sono uno peggio dell'altro!
  • Poveri noi se prendono il sopravvento
  • Consoliamoci, noi siamo quasi ottantenni, non li vedremo al potere
  • No! Finché avrò vita voglio combattere questi ribelli. Non passeranno!

mercoledì 17 giugno 2015

Crociata per cristianizzare la cultura


Ripubblico un'interessante e-mail che tempo fa mi scrisse una regista teatrale impegnata nel tentativo di evangelizzare il mondo della cultura realizzando delle opere teatrali di stampo cattolico.


Caro fratello in Cristo,
                                     ti ringrazio per la tua bella risposta; è molto importante quello che hai scritto. Sì, è decisamente indispensabile avanzare su tutti i fronti!  Vivere da buoni cristiani e far trionfare, ognuno secondo i propri mezzi, i diritti di Dio su tutta la terra! Continua così!

Nel mio piccolo, dato che l'unica cosa che so fare è far teatro [...] ho cominciato da qualche tempo a lavorare alla stesura di un progetto per la realizzazione della rinascita di un teatro cattolico tradizionale in Italia. Ho cominciato dai testi, raccogliendo del materiale adattabile ad una trasposizione drammatica (tratto esclusivamente dalla tradizione cattolica, con l'aiuto di una persona pia provvista di una buona biblioteca), da utilizzare per la stesura di testi teatrali in lingua italiana.  Per ora ho iniziato con i Novissimi. Poi cercherò di costituire una compagnia stabile per sviluppare il progetto.

L'ispirazione mi è venuta qualche tempo fa, dopo aver letto la trascrisione del bellissimo discorso che fece Pio XII agli autori, registi ed attori nel 1945:  "...   Quale magnifico campo di attività si offre pertanto a voi, autori drammatici, a voi, registi, a voi, critici teatrali! Spetta a voi di ristabilire il contatto fra il pubblico e le belle ed alte creazioni del genio umano, di lavorare alla rieducazione del buon gusto e alla onestà dei sentimenti, d'insegnare agli spettatori a scoprire essi stessi e a gustare i capolavori degni di tal nome, che presentate alla loro ammirazione.  Quanto a voi, attori ed attrici, è ben naturale, è ben comprensibile l'emozione intensa di gioia e di fierezza che invade l'animo vostro dinanzi a quel pubblico, tutto teso verso di voi, anelante, plaudente, fremente. Voi lo vedete soggiogato dall'arte vostra, voi sentite tutta la potenza della vostra azione sulle menti e sui cuori. Onore a quelli e a quelle che consapevoli della loro grave responsabilità, consci della nobiltà della loro missione, non scorgono nel loro influsso sulle anime che un mezzo per elevarle al di sopra della terra e farle salire verso l'ideale. Tali sono quegli attori e quelle attrici che non entrano in scena senza aver innalzato il loro pensiero e la loro intenzione a Dio, e non reca più sorpresa di vedere talvolta Cristo scegliere fra le vostre file spiriti superiori che Egli illumina e guida verso le altezze mistiche di una vita di perfezione.     ..."   Roma, San Pietro in Vaticano, 26 agosto 1945. S.S. Papa Pio XII  (Fonte: Osservatore Romano n. 197 del 27-28 agosto 1945).

E chissà, forse un giorno rinascerà anche in Italia un teatro cattolico tradizionale, magari sia per gli adulti che per i bambini. E sono proprio i bambini, per mia esperienza diretta, ad esser maggiormente portati per l'arte drammatica. Per esempio: ho saputo che in una scuola cattolica, in Inghilterra, gli studenti, oltre alle materie fondamentali, hanno in programma diverse attività ricreative, tra cui la realizzazione di spettacoli teatrali fatti dagli allievi della scuola con il supporto di professionisti del settore.  Inoltre, sempre in Inghilterra, si è stabilita da qualche anno una compagnia di teatro cattolico tradizionale, formata da artisti cattolici di buona volontà.  Hanno pure realizzato e pubblicato diversi video. Per ora ho preso contatto con uno di loro, il quale mi sta passando del materiale da visionare, per poi magari tradurre alcuni lavori in italiano. Altro piccolo progettino a cui sto lavorando, sempre in lingua italiana, è la realizzazione di un video, fatto montando immagini della Santa Messa, con l'aggiunta di un audio contenente una voce recitante fuori campo che rappresenta la lente di una fedele (registrato da un attrice professionista e che ho poi montato).  L'intenzione è di mostrare in maniera semplice, con l'esempio, come noi cattolici tradizionali ascoltiamo la Santa Messa di sempre, soprattutto meditando la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.  L'idea l'ho avuta dopo aver discusso con molte persone, con cui mi sono trovata a parlare della Santa Messa di sempre. A detta loro, non riescono proprio a capire quale sia la differenza effettiva tra il partecipare al Novus Ordo e l'ascolto orante e la meditazione che noi cattolici tradizionali facciamo durante la Santa Messa di sempre, dato che molti di loro, purtroppo erroneamente, la trovano troppo distante e noiosa.  

Ecco, vorrei riuscire a riempire quel vuoto, Deo adiuvante.

Un saluto in Gesù, Maria e Giuseppe,

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                    l'idea di realizzare delle opere teatrali di stampo cattolico è semplicemente splendida! Proprio pochi giorni fa stavo leggendo un articolo apparso sul numero di aprile del 1884 del Bollettino Salesiano (Don Bosco era ancora vivente), nel quale un missionario descriveva il suo apostolato in Patagonia, e poi chiedeva ai suoi confratelli di inviargli dall'Italia i testi di alcune “piccole commedie”, aggiungendo che “Noi le tradurremo in lingua spagnuola, e le faremo recitare dai nostri ragazzi. Con ciò addestreremo gli uni alla declamazione, educheremo gli altri alla virtù, e nell'un modo e nell'altro faremo il miglior bene possibile, dimostrando nel tempo stesso che la cristiana religione non condanna punto la onesta allegria, anzi la promuove.”

Ho apprezzato molto la citazione di un discorso del grande Pio XII agli artisti del mondo dello spettacolo. I suoi insegnamenti e le sue esortazioni sono sempre attuali! Era davvero un uomo straordinario. Ti confesso che appena ho letto qualche riga della tua e-mail, molto prima che tu citassi Pio XII, mi è venuto subito in mente l'amatissimo Pastor Angelicus, il quale sferrò una vasta offensiva apostolica per tentare di cristianizzare la società: dallo sport al cinema, dalla stampa alla radio, dalla scuola alla medicina, ecc. Fu una specie di crociata spirituale che produsse molti risalutati, basti pensare alle opere nel campo dello sport (e non solo) realizzate da Luigi Gedda, fedelissimo collaboratore di Papa Pacelli.

Non dobbiamo lasciare il mondo dell'arte e della cultura nelle mani dei nemici di Gesù, che con le loro opere artistiche immorali e diseducative, causano la morte di innumerevoli anime, per le quali il Redentore Divino si immolò sulla croce del Golgota. Ti incoraggio a continuare questa battaglia per la maggior gloria di Dio. Spero che qualche facoltoso lettore del blog possa esprimere il desiderio di mettersi in contatto con te per conoscere meglio i tuoi progetti e magari donarti un contributo economico che ti aiuti a finanziare la realizzazione di opere teatrali cattoliche. 

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

martedì 16 giugno 2015

Chi odia i preti?

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989).


È l'una dopo la mezzanotte e battono alla porta. Bisogna alzarsi da letto ed andare ad assistere una moribonda.
È necessario far lungo cammino per giungere al posto. Quivi trovo, sopra un povero giaciglio, una donna quasi tremante, e di color cadaverico. Una piccola lampada ad olio rischiara la cameretta, o meglio, il sottoscala.
Intanto un fetore insopportabile, nauseante mi spinge ad uscire. Prendo un po' d'aria e mi riavvicino al letto della moribonda.
- È vostra moglie costei?
- chiedo all'uomo ch'è vicino.
- Sì è mia moglie.
- E questo fetore?
- È la cancrena.
- Ma è impossibile resistere. E voi come state qua dentro?... Spero di potere resistere! Proviamo! -
Sto un momento e subito mi allontano. Poi riesco ad ascoltare la confessione della moribonda, ma diverse volte mi tocca prendere un po' d'aria buona. Le amministro il Santo Viatico e l'Olio Santo. Intanto il mio stomaco si sconvolge; c'è la provocazione al vomito.
Affretto le preghiere di rito e mi dispongo a partire. Il marito della moribonda non sa come disobbligarsi e mette la mano nel suo taschino per prendere qualche cosa.
- Reverendo, quanto pago? 
- Niente!
- Possibile?
- Il sacro ministero non si paga. 
- Ma ... ho dato disturbo e poi di notte ...
- Grazie al vostro buon cuore!
- Son già le due e mezza; le vie sono deserte. Sono avvistato in una traversa da alcuni uomini, che sono intenti a caricar un autocarro.
- C'è il Prete!
- Chi sa da dove venga!
Tra loro commentano, quasi a mezza voce: I Preti ne combinano più degli altri! ... Ciò che non possono fare di giorno, lo fanno di notte! ...
Uomini miserabili! Giudicate perversamente, perchè siete cattivi. Il ladro crede che gli altri siano pure ladri, e l’immorale pensa che anche gli altri siano nella disonestà. Ma c'è un Dio, che giudica!

Conseguenza.

Da questi episodi si deduce chiaramente che il Prete è odiato, anzi molto odiato. Ma da chi? Dai cattivi. Se si domandasse ai ladri ed ai facinorosi: Amate voi i carabinieri? - risponderebbero: Abbasso i carabinieri! Si mandino alla forca! Se vogliono vivere in società, vadano a zappare! - Se si facesse la stessa domanda ai veri galantuomini, risponderebbero: I carabinieri sono necessari e meritano riconoscenza e rispetto.

Chi dice: Abbasso i Preti! - chi odia la veste clericale, chi si dimostra in qualunque modo ostile al Sacerdote, dà una prova chiara della sua condotta reprensibile.

(Brano tratto da "Abbasso i preti", di Don Giuseppe Tomaselli)

lunedì 15 giugno 2015

Tramonta il sogno modernista di una rivoluzione liturgica nella Chiesa

Ormai sono passati alcuni anni dall'elezione di Papa Francesco, e noto con piacere che il Romano Pontefice utilizza ogni giorno l'amitto quando celebra la Messa (anche nei giorni feriali). Può sembrare una piccola cosa, ma è anche dai piccoli gesti che si nota la cura di un sacerdote per la Sacra Liturgia. Inoltre nella Basilica di San Pietro ha conservato il Crocifisso al centro dell'altare, non indossa casule arlecchinesche, durante le sue celebrazioni non solo non ci sono i balli tribali che vanno di moda in certe parrocchie, ma ha addirittura conservato l'uso del canto gregoriano. A volte celebra persino in latino, usando l'ostracizzato (dai modernisti) Canone Romano.

Insomma l'atmosfera liturgica in Vaticano non è cambiata di molto rispetto ai tempi di Benedetto XVI. Qualcuno dirà che il merito è del cerimoniere. Certamente anche lui ha i suoi meriti, ma se il Papa non avesse voluto indossare l'amitto, o se avesse deciso di indossare una casula in stile “Star Trek”, nessuno avrebbe potuto costringerlo a cambiare idea, così come nessuno ha osato costringerlo a indossare il camauro o le scarpe rosse.

Se qualche modernista con l'acquolina in bocca sperava in una “rivoluzione liturgica”, è rimasto certamente a bocca asciutta. Coloro che speravano che Papa Bergoglio fosse un rivoluzionario, una sorta di "Che Guevara" della liturgia, hanno sbagliato di grosso i loro calcoli, e devono accontentarsi di vedere il Papa non indossare la pelliccia d'ermellino. Chi si accontenta gode.  :-)