Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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giovedì 22 giugno 2017

Circa il dramma dell'immigrazione di massa


Diversi lettori mi ha scritto al riguardo del tema dell'immigrazione. Ecco la risposta che ho dato a uno di loro.


Caro (...), è da maggio che desideravo rispondere alla tua e-mail sull'immigrazione, ma è stata seppellita da altre lettere alle quali devo ancora rispondere. (...)

Sant'Alfonso e altri dotti autori affermano che nel fare la carità dobbiamo seguire un ordine: prima i più prossimi. Ti faccio un esempio: se durante una gita in montagna io e un tuo parente veniamo morsi da una vipera, e tu hai a disposizione solo un antidoto, sei obbligato in coscienza a darlo a lui.

Ecco cosa afferma Padre Teodoro, un dotto teologo moralista del secolo scorso: "L'ordine nella carità del prossimo è determinato dalle sue necessità e dalle nostre relazioni con lui. (...) Le nostre relazioni col prossimo possono essere: a) carnali, se siamo legati col prossimo da vincoli di sangue; b) spirituali, se. siamo uniti dal vincolo della: fede; c) umane e civili, se da vincoli di convivenza umana e civile (benefattori, amici, concittadini, ecc.). (...) In rapporto alle nostre relazioni col prossimo si stabilisce: Nello stesso genere di beni ed in pari necessità, uno è tenuto a preferire se stesso al prossimo, specialmente se si tratta dell'interesse della propria anima; e tra le varie persone, sono da preferirsi quelle a noi più congiunte per vincoli di sangue, di amicizia, di ufficio o di religione" (Brano tratto da "Teologia Morale", di Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., Edizioni Paoline, 1964).

Poiché l'Italia si trova in una grave situazione di crisi economica, milioni di italiani sono disoccupati per mancanza di lavoro, molti pensionati vanno a rovistare nell'immondizia per trovare un po' di cibo, tanta gente non compra più medicine per mancanza di soldi, ecc., attualmente non abbiamo la possibilità di accogliere tutti gli immigrati extracomunitari che vengono da noi, dobbiamo aiutare prima i nostri connazionali che sono nell'indigenza.

A tal proposito ti racconto un fatto che ho letto in una biografia di San Pio X. Questo grande santo aiutava in maniera eroica i poveri, ma una volta, quando era ancora un semplice prete, in Veneto scoppiò una grave carestia, pertanto nella cittadina in cui svolgeva il suo apostolato sacerdotale vagavano molti mendicanti che chiedevano l'elemosina, anche provenienti da altri paesi. Il futuro Pontefice chiese alle pubbliche autorità che in quel comune venisse vietata l'elemosina da parte dei forestieri, poiché quando c'è poco pane a disposizione e non si può aiutare tutti, bisogna preferire i più prossimi.

Se Don Giuseppe Sarto (San Pio X) avesse fatto una cosa del genere ai nostri giorni, molti modernisti e buonisti probabilmente lo avrebbero accusato di essere leghista, fascista, populista, e cose di questo genere.

Sono d'accordo con te: il comunismo e il capitalismo selvaggio (cioè quello contrario alla Rerum Novarum, alla Quadragesimo Anno, e ad altri pronunciamenti del Magistero perenne della Chiesa) sono due facce della stessa medaglia, ossia il materialismo.

Ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno - Il comunismo è un'ideologia materialista


La dottrina che il comunismo nasconde sotto apparenze talvolta così seducenti, in sostanza oggi si fonda sui princìpi già predicati da C. Marx del materialismo dialettico e del materialismo storico, di cui i teorici del bolscevismo pretendono possedere l’unica genuina interpretazione. Questa dottrina insegna che esiste una sola realtà, la materia, con le sue forze cieche, la quale evolvendosi diventa pianta, animale, uomo. Anche la società umana non ha altro che un’apparenza e una forma della materia che si evolve nel detto modo, e per ineluttabile necessità tende, in un perpetuo conflitto delle forze, verso la sintesi finale: una società senza classi. In tale dottrina, com’è evidente, non vi è posto per l’idea di Dio, non esiste differenza fra spirito e materia, né tra anima e corpo; non si dà sopravvivenza dell’anima dopo la morte, e quindi nessuna speranza in un’altra vita. Insistendo sull’aspetto dialettico del loro materialismo, i comunisti pretendono che il conflitto, che porta il mondo verso la sintesi finale, può essere accelerato dagli uomini. Quindi si sforzano di rendere più acuti gli antagonismi che sorgono fra le diverse classi della società; e la lotta di classe, con i suoi odi e le sue distruzioni, prende l’aspetto d’una crociata per il progresso dell’umanità. Invece, tutte le forze, quali che esse siano, che resistono a quelle violenze sistematiche, debbono essere annientate come nemiche del genere umano.

[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI].

mercoledì 21 giugno 2017

Dobbiamo opporci alle mode scandalose!

Utilizzare abiti osceni è immorale perché induce il prossimo a commettere dei peccati. Noi cristiani, se vogliamo essere davvero seguaci di Gesù Cristo, non dobbiamo seguire le mode scandalose che dilagano in questa società materialista e neopagana. Ho discusso di questo importante argomento con Maristella, che ringrazio vivamente per il frequente impegno che in maniera disinteressata dedica al blog pur avendo poco tempo libero, visto che lavora fuori casa e ha una famiglia da curare.


- Ti dà fastidio vedere in televisione, sui giornali, per strada, ecc. la mercificazione del corpo della donna?

- Guardando le immagini con cui vengono presentate le donne provo disagio e tristezza. Soprattutto la pubblicità spesso utilizza l'immagine della donna come se fosse un oggetto. Credo che noi dovremmo far sentire la nostra voce. 

- La Madonna di Fatima preannunciò che sarebbero venute delle mode che avrebbero molto offeso Nostro Signore. Purtroppo, queste mode indecenti sono arrivate davvero. Chissà quante anime stanno già bruciando all'inferno per aver utilizzato abiti scandalosi senza pentirsene! Padre Pio e altri santi criticavano duramente le mode indecenti. Hai anche tu l'impressione che oggi sia raro sentire qualcuno criticare l'uso degli abiti scandalosi?

- La moda propone abiti sempre più succinti, volgari, spesso indecenti, eppure quasi nessuno critica questa tendenza. Negli uffici, nelle scuole, in giro per la città si vedono persone che sembrano non avere in alcuna considerazione il rispetto di se stessi e del prossimo. Anche i genitori, gli insegnanti, i catechisti, gli stessi sacerdoti, spesso non dicono nulla... perché? Anni fa ricordo con imbarazzo una mamma che andava al colloquio con il sacerdote per il catechismo della figlia, vestita in un modo assolutamente inadeguato. 

- Certi abiti che un tempo sarebbero stati utilizzati solo dalle meretrici, oggi vengono utilizzati da tante donne cristiane persino quando vanno in chiesa! Non pensi che sia una grave irriverenza entrare in chiesa e ricevere il Corpo di Cristo vestite in quel modo vergognoso?

- Sì, mi rattrista molto vedere alcune persone entrare nelle Chiese e ricevere l'Eucaristia con abiti sconvenienti, come se fossero in spiaggia. Quando io ero bambina certi parroci le avrebbero immediatamente accompagnate all'uscita. Invece oggi spesso si fa finta di nulla.

- So che da quando ti sei convertita hai buttato nell'immondizia molti abiti mondani e adesso ti vesti in maniera castigata anche durante i mesi estivi. Hai difficoltà a trovare nei negozi vestiti che preservano il pudore? Costano di più rispetto a quelli spudorati?

- Io ho l'abitudine di vestirmi in modo "informale" e trovo tutto facilmente e a poco prezzo nei vari magazzini e nei mercati. Per gli abiti più eleganti qui, vicino a Milano, ci sono vari negozi in centri commerciali che propongono ottimi abiti per signore: belli, decorosi e a prezzi contenuti. Poi ci sono le raffinate boutiques che vendono abiti da signora eleganti ma molto costosi.

- Il grande Papa Pio XII, di gloriosa e immortale memoria, incoraggiò le ragazze di Azione Cattolica a combattere la "Crociata della purezza", non solo vivendo in castità fino al matrimonio, ma anche indossando abiti degni di donne cristiane. Pensi che possa essere utile aprire dei negozi (magari anche on-line) dove poter acquistare abiti femminili moderni ma rispettosi della virtù della purezza?

- Sarebbe una bellissima idea: non sempre tutte le persone hanno il tempo per poter girare per i negozi cercando abiti adatti a persone cattoliche praticanti. Esistono vestiti rispettosi per ragazze, per signore, anche belli e colorati. Trasmettono il senso della purezza ma anche allegria e gioia di vivere. Io ho in mente vestiti dignitosi, non tristi.

- Io penso che se una ragazza pia e devota si sente chiamata da Dio ad eleggere lo stato di vita matrimoniale, se utilizza abiti rispettosi della virtù della purezza potrebbe trovare più facilmente un marito davvero cristiano, mentre se utilizza abiti indecenti potrebbe attirare l'interesse solo di uomini "poco virtuosi". Lo pensi anche tu?

- Penso anch'io che una persona dica molto di sé anche attraverso il proprio abbigliamento. Una ragazza autenticamente cristiana utilizzerà un modo di vestirsi decoroso. I mondani la considereranno stravagante e antiquata. Ma il ragazzo cristiano noterà la differenza e penso che ne apprezzerà la delicata bellezza.

- Il vecchio Codice di Diritto Canonico del 1917 prescriveva che le donne in chiesa avessero il capo coperto, soprattutto al momento della Comunione. Invece il Codice attualmente in vigore non prescrive nulla al riguardo, pertanto le donne non sono più obbligate ad avere il capo coperto. Tuttavia molte fedeli laiche legate alla liturgia tradizionale continuano a mantenere in vita questa pia pratica, secondo l'insegnamento di San Paolo Apostolo. Tu perché utilizzi il velo in chiesa?

- Io ho iniziato a usare il velo in Chiesa da quando frequento la Messa tradizionale. Sento così intensamente la Presenza del Signore che mi sembra indispensabile coprire il capo: è un segno evidente di rispetto coprire la chioma. Ho alcuni veli da Messa e nella borsa ne tengo sempre uno insieme a un foulard. 

- A Milano quante siete all'incirca voi donne legate al rito ambrosiano antico ad utilizzare il velo (o un cappello) quando andate a Messa presso la chiesa di Santa Maria della Consolazione?

- Direi che siamo intorno al 15-20% Ultimamente alcune signore mi hanno chiesto informazioni per comprare un velo da Messa. Qui da noi non è facile trovarne. Io ho acquistato il mio su internet, è arrivato dagli Stati Uniti: se ne trovano di belli a vari prezzi. Purtroppo su tutto ciò che si acquista negli USA si pagano tasse doganali. Una buona alternativa, più economica, è comprare una mantilla spagnola, per evitare le tasse doganali. Sarebbe meraviglioso poter aprire un negozio, magari anche online, di articoli religiosi e anche di veli per la Messa.

- So che usi il velo anche quando entri in una chiesa non legata alla liturgia tradizionale. Come ti guarda la gente?

- Come se fossi appena arrivata da Marte e avessi parcheggiato l'astronave fuori dalla Chiesa! Però mi sento meglio con il velo in testa; il Signore è presente anche nella Messa novus ordo. Alcune volte ho sentito qualche commento tipo "è ortodossa" oppure "è romena/russa/polacca …". Sicuramente si stupirebbero di sapere che sono cattolica e italiana.

- Quando ero bambino (anni ottanta / primi anni novanta) le uniche donne che vedevo in chiesa col velo in testa erano alquanto anziane. Oggi invece quelle che utilizzano il velo nelle chiese legate alla liturgia tradizionale sono in maggioranza donne giovani o di mezza età come te. Ritieni che questo sia un segnale incoraggiante?

- Sì per me è davvero incoraggiante vedere ragazze, giovani donne, signore, con il velo in testa: penso che sia un segno che ci dice che anche loro percepiscono la Presenza Reale in modo tale da sentire la necessità di coprire il capo. Questa bella tradizione deve essere incoraggiata anche dai sacerdoti; io spero di poter vedere sempre più numerose Messe tradizionali, seguite da tanti fedeli di tutte le età. Spero anche di vedere tutte le persone con abiti adatti alla circostanza e le donne con il capo coperto da un velo o un foulard o un cappello.

Pensiero del giorno


Ricco di maestà e nobiltà, il latino è la lingua che meglio di tutte eleva l'animo alla sacralità. 

(Papa Roncalli).

martedì 20 giugno 2017

L'abito non fa il monaco, ma serve a riconoscerlo

Tempo fa una studentessa universitaria mi ha detto di essere dispiaciuta per il fatto che molti preti si vestono con abiti secolari, disobbedendo così al Codice di Diritto Canonico. 

Cara Anima buona, 
                                 vorrei innanzitutto ringraziarti per aver creato questo magnifico blog il quale mi è stato di molto aiuto e tuttora lo visito perché è di estremo interesse. Io mi chiamo [...], sono una ragazza di 22 anni e ti scrivo dalla provincia di [...]. Tre anni fa è avvenuta la mia seconda nascita: sono rinata in Cristo. Dopo un'adolescenza passata alla ricerca di qualcosa che potesse colmare la sensazione di vuoto esistenziale e che potesse dare un senso alla mia vita, ecco che, finalmente, la soluzione si fa chiara e arriva poi ad essere certezza assoluta. Sì, ho incontrato Gesù, in quel 21 settembre di tre anni fa. Quel Gesù che avevo conosciuto da piccola (grazie all'educazione datami dai miei genitori) ma che poi avevo abbandonato crescendo. Da tre anni sono in cammino e, se non fosse per Gesù, mi sarei già fermata a causa della mia pigrizia, della tiepidezza e tante altre cose. Ultimamente sto cercando di fare discernimento e capire cosa Dio vuole da me. Io so con certezza cosa voglio: AMARE DIO CON TUTTA ME STESSA. Non mi illudo, so che è facile a dirsi e difficile a farsi. Ma con il Suo aiuto tutto è possibile. Però ci vuole anche un po' del nostro contributo ... devo cominciare, giorno per giorno, a fare piccoli sacrifici, piccole mortificazioni, sopportare le umiliazioni quotidiane e offrire tutto a Lui, come insegnava l'amata Santa Teresina. 

Bene, a parte questa breve presentazione iniziale, il motivo vero per cui ti scrivo è un altro. Da settembre di quest'anno sono iscritta all'Istituto Superiore di Scienze Religiose dell'Università di [...]. Studio per una formazione personale più solida anche se so che la vera teologia la si fa non sui libri ma davanti al SS.Sacramento (questa è la mia opinione). Tutto mi piace a parte una cosa: non ho ancora visto un sacerdote-insegnante con la "divisa" da sacerdote. Le prime volte sia io che i miei compagni non riuscivamo a capire se il nostro professore di Sacra Scrittura fosse un sacerdote o no. Non c'è nemmeno un minimo segno distintivo. Non indossano né talare, né clergyman, ma nemmeno una crocetta appostata sulla giacca! Niente! Vestono con camicia e giacca come un qualsiasi impiegato di banca! Abbiamo persino un religioso che ci insegna Teologia il quale ha tutto tranne che del religioso! Indossa una camicia semplice senza nessun distintivo. Ma l'abito del suo Ordine dove ce l'ha? 

Questo modernismo a me non piace per niente, mette confusione sia ai consacrati che ai laici. Non si capisce più nulla. Vorrei tornare indietro nel tempo e assaporare il gusto della Tradizione. [...] Bisogna ricominciare prendendo spunto da ciò che abbiamo abbandonato con troppa facilità. I nostri Santi ci insegnano come e cosa dobbiamo fare. [...] Dobbiamo tornare alla vera devozione, alla vera Tradizione, in ciò sta l'innovazione. Finché non lo capiremo continuerà a perdurare questa crisi di vocazioni. 

Ti ringrazio anticipatamente per il tempo che dedicherai a leggere questo mio messaggio. Un caro saluto e che Dio ti benedica!

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                 ho letto con molto interesse la tua e-mail. Innanzitutto è edificante sapere che hai scoperto gli inganni che dilagano in questa società materialista e secolarizzata, hai compreso qual è il vero senso della vita e ti sei convertita a Dio. È commuovente meditare sulla Divina Misericordia! Il Signore, Re d'immensa maestà, è sempre pronto a riabbracciare coloro che ritornano a Lui col cuore contrito e umiliato. Come è possibile non amare un Dio così innamorato delle sue creature? Dopo averci dimostrato il suo amore sulla croce, espiando al posto nostro la pena meritata dalle nostre colpe, che altro doveva fare per farsi amare da noi? Ohimè, ciononostante l'Amore non è amato!

Sono contento che stai riflettendo sullo stato di vita da eleggere e che non escludi di abbracciare lo stato più perfetto, cioè la vita religiosa, divenendo così vera sposa di Cristo. Spero tanto che Gesù buono riesca a catturarti e tenerti tutta per Sé. Sia fatta la volontà di Dio!

Per quanto riguarda i preti, il Codice di Diritto Canonico al canone 284 ordina che devono indossare l'abito ecclesiastico, cioè l'abito talare oppure un altro abito consentito dalla Conferenza Episcopale (il clergyman). Purtroppo, in certe diocesi sono pochi i preti che si vestono da preti, e a volte nascono anche degli spiacevoli equivoci, poiché i sacerdoti vengono scambiati per semplici fedeli laici.

Questa piaga della secolarizzazione del clero è un sintomo del rilassamento che ha devastato la disciplina ecclesiastica negli ultimi decenni. Circa il tema dell'utilizzo dell'abito talare (e anche su tanti altri argomenti) la penso esattamente come il grande Cardinale Giuseppe Siri (Arcivescovo di Genova dal 1946 al 1987), i cui scritti sono per me un faro luminoso in questi tempi drammatici di confusione dottrinale. La mancanza dell'utilizzo dell'abito ecclesiastico è solo la punta dell'iceberg della crisi ecclesiale che stiamo vivendo. Il problema più grave sono gli errori dottrinali che vengono largamente diffusi dai teologi infetti dal morbo del modernismo. Non si tratta di “casi isolati”, anzi è un fenomeno molto diffuso. Il grande Papa San Pio X condannò il modernismo nella memorabile Enciclica “Pascendi Dominici gregis”, nella quale lo definì la “sintesi di tutte le eresie”. Inoltre, ammise che a diffondere questi errori dottrinali non erano solo dei semplici fedeli laici, ma anche non pochi sacerdoti.

I teologi neo modernisti negano verità di fede insegnate dalla Chiesa, ad esempio negano che Cristo sia risorto, che Gesù sia davvero presente nel Santissimo Sacramento, che il Redentore Divino sia l'unico Salvatore del genere umano, che la Madonna rimase sempre vergine, che il Purgatorio esista, che l'inferno sia eterno, che la Sacra Scrittura sia stata ispirata dallo Spirito Santo, che il Papa sia infallibile quando proclama un dogma, ecc.

Per questo motivo, coloro che scelgono di studiare Scienze Religiose devono fare attenzione a scegliere un'università nella quale insegnano dei professori fedeli al Magistero della Chiesa, altrimenti potrebbero essere guai.

C'è tanto bisogno di numerosi e santi sacerdoti che zelino il bene delle anime! Quando un sacerdote è ben preparato dottrinalmente e pratica le virtù cristiane, conduce tante anime a Dio, cioè alla salvezza eterna. Proprio come facevano il Curato d'Ars, Don Bosco, Padre Pio, Sant'Alfonso Maria de Liguori, San Francesco Saverio, San Francesco di Sales e tanti altri santi sacerdoti.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

Pensiero del giorno - Il «progressismo» coincide col «relativismo»

[...] si leggono riviste e libri i quali contraddicono tranquillamente a quanto il Concilio di Trento ha definito, accettano modi di pensare che sono espressamente condannati nella enciclica «Pascendi» di S. Pio X, nonché nel suo Decreto «Lamentabili»; fanno le riabilitazioni di Loisy; mettono in dubbio il valore storico dei Libri storici della Sacra Scrittura, elevano a criterio le teorie distruttrici del protestante Bultman, sentono con indifferenza le proposizioni di qualche scrittore d’oltralpe, anche se toccano il centro della rivelazione divina, ossia la divinità di Cristo. Naturalmente trattati senza freno i Princìpi, si ha quel che si vuole della morale e della disciplina ecclesiastica. Sotto questo fondamentale angolo di visuale il progressismo consiste nel trattare come relativa la verità rivelata, nel cambiarla il più presto possibile, nel dare agli uomini una libertà della quale in breve non sapranno che farsi, di fronte all’Assoluto. Ridotto a questa frontiera il «progressismo» coincide col «relativismo» e all’uomo, «adorato», non si lascia più nulla, neppure delle sue speranze! Naturalmente non tutte le persone etichettate come progressisti sanno queste cose. Ma esse accettano le conseguenze e le logiche deduzioni di quello che ignorano. Se hanno una colpa — questo lo giudichi Dio! — questa consiste nel non domandare il perché di quello in cui si fanatizzano.


[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla "Rivista Diocesana Genovese" del gennaio 1975]

lunedì 19 giugno 2017

Come fare per attrarre vocazioni?

Ho ricevuto migliaia di lettere di persone in discernimento vocazionale, alcune delle quali mi hanno chiesto se conoscevo qualche buon ordine religioso in cui poter fare un'esperienza vocazionale. Ovviamente ho cercato di consigliare quelli che mi sembravano buoni, cioè quelli più fervorosi nei quali si vive da veri religiosi (ossia non in maniera rilassata) e che hanno conservato una buona dottrina.

Mi rendo conto che c'è tanto bisogno di vocazioni, e a volte ricevo delle richieste d'aiuto. Però, io posso fare ben poco. Se si vogliono attrarre molte vocazioni bisogna imitare gli ordini che ne hanno molte. Infatti, mentre certi ordini rischiano di estinguersi poiché hanno il noviziato vuoto da quarant'anni, altri ordini sono invece in forte espansione e hanno tanti postulanti e novizi.

Se un ordine è rilassato, fare “pubblicità vocazionale” su internet non serve a niente perché ai giovani non interessano questi ordini in decadenza. Quindi, se si vogliono attirare vocazioni, ecco quello che bisogna fare: tornare allo spirito originario del proprio ordine; ripristinare un abito religioso di foggia tradizionale e utilizzarlo sempre (i religiosi in jeans e t-shirt non attraggono quasi nessuno); osservare fedelmente la Regola del proprio ordine, ripristinare i momenti di vita comunitaria, ripristinare la meditazione quotidiana, fare osservare il silenzio in monastero durante la gran parte della giornata, buttare via la televisione, bruciare i libri dei teologi infetti dal morbo del modernismo, ripristinare la lettura spirituale dei grandi classici del cristianesimo (ad esempio “Imitazione di Cristo”, “Le Glorie di Maria”, “Pratica di amar Gesù Cristo”, “Visite al Santissimo Sacramento”, “Filotea”, eccetera), abbandonare ogni forma di lusso e abbracciare uno stile di vita più povero, ripristinare alcune penitenze cadute in disuso, ripristinare l'amore per l'ascetica, cioè il desiderio della perfezione cristiana.


Ho notato che c'è un'altra cosa che interessa molto le giovani generazioni, ed è la Messa nell'antico rito in latino (chiamata spesso “Messa di San Pio V” o “Messa tridentina”). Molte società di vita apostolica e ordini religiosi legati alla Messa in rito antico godono di numerose vocazioni. Perché? È davvero meravigliosa, anche io ci vado quasi tutte le domeniche, si percepisce in maniera forte la sacralità del rito. Le preghiere, oltre ad essere in latino, sono in parte diverse rispetto alla liturgia moderna, i canti gregoriani elevano facilmente il cuore a Dio, i gesti del rito sono più gravi e devoti (si trascorre molto tempo in ginocchio e anche la Comunione si riceve sempre in ginocchio e solo sulla lingua, mai sulle mani). Un'altra cosa che mi piace assai del rito antico è la forte percezione dell'essenza sacrificale della Messa, la quale non è una semplice riunione conviviale o un ricordo dell'Ultima Cena, ma è essenzialmente, come insegna il Concilio di Trento, la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio di Gesù Cristo (come raffigurato nelle immagini che vedete a lato).

Alcuni si domanderanno per quale motivo pubblicizzo maggiormente gli ordini che seguono la liturgia moderna. La risposta è semplice: in Italia sono ancora pochi gli ordini legati alla Messa tridentina, ma in altri Paesi (soprattutto in Francia) sono più numerosi.

Purtroppo, ci sono ancora tante persone (mi riferisco ai modernisti) che disprezzano la Messa in rito antico e perseguitano coloro che la seguono. Eppure il Sommo Pontefice Benedetto XVI col Motu Proprio “Summorum Pontificum” ha affermato che l'antica liturgia non è mai stata abrogata, e oltre a permetterne l'uso ha anche ordinato che debba essere tenuta nel debito onore per il suo uso antico e venerabile. Ma come si sa, oggi molti cattolici disobbediscono a ciò. Fortunatamente i modernisti hanno un'età media abbastanza elevata, mentre gli amanti della Messa tridentina sono in prevalenza giovani, quindi in futuro le cose potranno solo migliorare, ormai è solo una questione di tempo.

Dunque, se qualche ordine religioso vuole attrarre molte vocazioni, basterà ripristinare la vera vita religiosa dei tempi dei Fondatori e l'uso della liturgia antica, e vedrà rifiorire il noviziato.

Pensiero del giorno - Ambiguità dei modernisti

[...] parrà più manifesto dalla condotta stessa dei modernisti, interamente conforme a quel che insegnano. Negli scritti e nei discorsi sembrano essi non rare volte sostenere ora una dottrina ora un'altra, talché si è facilmente indotti a giudicarli vaghi ed incerti. Ma tutto ciò è fatto avvisatamente; per l'opinione cioè che sostengono della mutua separazione della fede e della scienza. Quindi avviene che nei loro libri si incontrano cose che ben direbbe un cattolico; ma, al voltar della pagina, si trovano altre che si stimerebbero dettate da un razionalista.


[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X]

domenica 18 giugno 2017

Charitas est vinculum perfectionis

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa, Patrono universale dei Confessori e dei Moralisti.


Tutta la nostra perfezione consiste nell’amare il nostro amabilissimo Dio: Charitas est vinculum perfectionis. (Col. 3.14). Ma poi tutta la perfezione dell’amore a Dio consiste nell’unire la nostra alla sua santissima volontà. Questo è il principale effetto dell’amore, dice S. Dionigi Areopagita, l’unire le volontà degli amanti, sicchè abbiano lo stesso volere. E perciò quanto più alcuno sarà unito alla divina volontà, tanto sarà maggiore il suo amore. 

[...]

Un atto di perfetta uniformità al divino volere basta a fare un santo. Ecco Saulo mentre va perseguitando la Chiesa, Gesù Cristo l’illumina, e lo converte. Che fa Saulo? che dice? non fa altro che offrirsi a fare la sua vonontà: Domine, quid me vis facere? (Act 9.6) Ed ecco, che il Signore lo dichiara vaso d’elezione ed Apostolo delle genti: Vas electionis est mihi iste, ut portet nomen meum coram gentibus. (Act 9.15) Sì, perché colui che dà la sua volontà a Dio, gli dà tutto; chi gli dà le robe con le elemosine, il sangue col flagellarsi, i cibi coi digiuni, dona a Dio parte di ciò che possiede, ma chi gli dona la sua volontà, gli dona tutto, onde può dirgli: Signore, io son povero, ma vi dono tutto quel che posso; dandovi la mia volontà, non ho più che darvi. Ma questo appunto è il tutto quel che da noi vuole il nostro Dio: Fili mi, praebe cor tuum mihi. (Prov 23.1) Figlio, dice il Signore a ciascuno, figlio, dammi il tuo cuore, cioè la tua volontà. Nihil gratius Deo (parla S. Agostino) possumus ei offerre, quam ut dicamus ei: Posside nos. No, che non possiamo offerire a Dio cosa più cara, che con dirgli: Signore possedeteci voi; noi vi doniamo tutta la nostra volontà, fateci intendere quello che da noi volete, e noi l’eseguiremo.

Se dunque vogliamo compiacere appieno il cuore di Dio, procuriamo in tutto di conformarci alla sua divina volontà; e non solo di conformarci, ma uniformarci a quanto Dio dispone. La conformità importa che noi congiungiamo la nostra volontà alla volontà di Dio; ma l’uniformità importa di più, che noi della volontà divina e della nostra ne facciamo una sola, sì che non vogliamo altro se non quello che vuole Dio, e la sola volontà di Dio sia la nostra. Ciò è il sommo della perfezione, a cui dobbiamo sempre aspirare; questa ha da esser la mira di tutte le nostre opere, di tutti i desideri, meditazione, e preghiere. In ciò abbiamo da pregare ad aiutarci tutti i nostri santi Avvocati, i nostri Angeli Custodi, e sopratutto la divina Madre Maria, la quale perciò fu la più perfetta di tutti i Santi, perché più perfettamente ella abbracciò sempre la divina volontà.

Ma il forte sta nell’abbracciare la volontà di Dio in tutte le cose che avvengono o prospere, o avverse ai nostri appetiti. Nelle cose prospere anche i peccatori ben sanno uniformarsi alla divina volontà; ma i santi si uniformano anche nelle contrarie e dispiacenti all’amor proprio. Qui si vede la perfezione del nostro amore a Dio. Diceva il V. S. Giovanni Avila: Vale più un benedetto sia Dio nelle cose avverse, che seimila ringraziamenti nelle cose a voi dilettevoli.

Di più bisogna uniformarci al divino volere non solo nelle cose avverse che ci vengono direttamente da Dio, come sono le infermità, le desolazioni di spirito, la povertà, la morte dei parenti, e simili; ma anche in quelle, che ci vengono per mezzo degli uomini, come sono i disprezzi, le infamie, le ingiustizie, i furti, e tutte le sorte di persecuzioni. In ciò bisogna intendere, che quando noi siamo offesi da qualcuno nella fama, nell’onore, nei beni materiali, benchè il Signore non voglia il peccato di colui che ci fa del male, vuole nondimeno la nostra umiliazione, la nostra povertà e mortificazione. E’ certo, e di fede, che quanto avviene nel mondo, tutto avviene per divina volontà.


[Brano tratto da "Uniformità alla Volontà di Dio" , di Sant'Alfonso Maria de Liguori].


 lll

Pensiero del giorno

Nello studio della nostra perfezione e nel servizio del prossimo, noi dobbiamo unicamente tenere innanzi agli occhi Dio, il quale, come ci fissa l’ultimo fine di ogni nostro operare, così ci deve egli solo spronare al sacrificio: ci dice di attendere da Dio solo e non da altri la ricompensa, spronandoci inoltre all'acquisto di quelle solide virtù che sono necessarie a formare e stabilire in noi lo spirito della nostra vocazione.


(Don Luigi De Gaudenzi)

sabato 17 giugno 2017

Teilhard de Chardin, tra il mito e l'eresia

Anni fa acquistai da un mercante di libri antichi un volumetto intitolato "Teilhard de Chardin, tra il mito e l'eresia", scritto da P. Giacinto Scaltriti O. P. e pubblicato con imprimatur ecclesiastico nei primi anni '60. Nel libro, il dotto sacerdote domenicano confutava alcune tesi del noto teologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin, considerato uno dei maggiori esponenti della "nuova teologia".

Qualcuno dirà che quel che pensava Padre Scaltriti gli importa poco, poiché ciò che conta davvero è quel che dice la Santa Sede. Ebbene, la Suprema Sacra Congregazione del Sant'Uffizio, ai tempi dell'eroico Cardinale Alfredo Ottaviani, pubblicò un "Monitum" firmato da Mons. Sebastiano Masala, per mettere in guardia i Vescovi, i Superiori degli Istituti Religiosi, i Rettori di Seminari e i Direttori delle Università, dai pericoli delle opere di P. Teilhard de Chardin, poiché (cito) "in materia di Filosofia e Teologia si vede chiaramente che le opere menzionate racchiudono tali ambiguità ed anche errori tanto gravi, che offendono la dottrina cattolica."

Nello stesso giorno in cui veniva pubblicato il Monitum (30 giugno 1962), “L'Osservatore Romano” pubblicava un articolo nel quale venivano confutate alcune tesi teilhardiane. Ecco alcuni passi: “[...] le ambiguità pericolose e gli errori che si riscontrano in certe espressioni del Teilhard riguardanti il concetto cattolico tradizionale di creazione (riportarsi ai Concili Laterano IV e Vaticano I). […] Nella sua concezione dei rapporti tra il Cosmo e Dio, Teilhard de Chardin ha dei punti deboli che non si possono passare sotto silenzio. Egli, è vero, afferma esplicitamente e più volte la necessità e la personalità trascendente di Dio. Tuttavia, nella logica del pensiero teilhardiano la trascendenza divina non viene espressa in un modo sufficiente. Dio viene raffigurato come suprema unità che in qualche modo s'incorpora l'universo; così l'unità divina in qualche maniera diviene partecipe della molteplicità cosmica e Dio in un certo senso viene reso più perfetto dall'assimilazione del Cosmo. […] Nel saggio già citato, “Le Christique”, si legge addirittura - e dice “en sens vrai” - di una “troisième nature” di Cristo, non umana, non divina, ma “cosmica”! Non vogliamo prendere alla lettera e “en sens vrai” quanto scrive il Teilhard a questo punto, altrimenti si tratterebbe di una vera eresia. [...] Anche noi sappiamo che il Teilhard ha fatto non poche volte affermazioni non del tutto coerenti, se non talvolta contrarie o contraddittorie; e vogliamo concedere che il pensiero del Teilhard sia rimasto in una fase di problematicità. Tuttavia, i suoi scritti in molti punti rimangono sempre più o meno contrastanti con la dottrina cattolica. […] Veramente il nostro secolo ha un estremo bisogno di autentici testimoni di Cristo; ma noi ci auguriamo che essi non si abbiano ad ispirare al “sistema” scientifico-religioso del Teilhard. Abbiamo ritenuto necessario formulare le nostre critiche al pensiero, non alla persona - ripetiamo - per mettere in guardia gli studiosi, e specialmente i giovani, contro gli errori e le ambiguità contenute negli scritti del Teilhard. E facendo le nostre riflessioni, riteniamo di avere agito nella mente del Monitum, che viene oggi pubblicato sul nostro giornale.”

Pensiero del giorno


Oh quanti uomini vivono gonfi di sé stessi per sapere di matematica, di belle lettere, di lingue straniere e di certe notizie di antichità, che niente conducono al bene della religione e niente giovano al profitto spirituale! Ma a che servirà la scienza di queste cose a molti che sanno tante belle cose, e poi non sanno amare Dio e praticar la virtù?

Quanti rozzi che non san leggere, ma sanno amare Dio, si salvano; e quanti dotti del mondo si dannano!


[Sant'Alfonso Maria de Liguori].

venerdì 16 giugno 2017

L'esercito siriano sferra l'offensiva per liberare Deir Ezzour

Travolgendo con impeto le linee difensive dei miliziani dell'Isis, le truppe siriane hanno scatenato una vasta offensiva con l'obiettivo di liberare dall'assedio la città di Deir Ezzour. Se le milizie del califfato riuscissero a conquistare tutta la città, per i cristiani ivi residenti (e non solo per loro) si prospetterebbero guai seri. Ma grazie all'ardimento dei militari della 104esima Brigata Paracadutisti della Guardia Repubblicana e di altri combattenti filo-governativi, tra cui la milizia popolare NDF (National Defence Forces), la popolazione civile è ancora al sicuro. Non ci sono alternative, bisogna resistere in attesa che giungano le truppe liberatrici! Intanto dal cielo gli aerei russi continuano a paracadutare i rifornimenti di viveri, medicine e armi per permettere ai soldati e ai civili di continuare a resistere all'assedio.

Le differenze tra noi cattolici legati alla Tradizione e i modernisti non sono solo su questioni teologiche e liturgiche, ma spesso anche su quelle politiche. Infatti i modernisti affermano che in Siria la guerra bisogna concluderla mediante il "dialogo", noi invece pensiamo che sia inutile (per non dire impossibile) tentare di dialogare con l'Isis o con gli altri gruppi terroristici, e che quindi solo con la forza delle armi il popolo siriano riuscirà a riottenere la pace. Al massimo il "dialogo" si può attuare con gli Stati che direttamente o indirettamente sostengono i gruppi terroristici, nella speranza di riuscire a convincerli a smettere di aiutarli. Ad esempio gli Stati Uniti d'America sostengono il gruppo terrostico del Free Syrian Army, cioè uno di quei gruppi che i media del regime culturale definiscono "ribelli moderati", anche se spesso combattono al fianco del Fronte al-Nusra, cioè il ramo siriano di al-Qaeda. Certi personaggi americani hanno interesse ad abbattere la Siria di Assad, poiché quest'ultimo è "colpevole" di non essere asservito al confinante Stato Ebraico, che è il miglior amico degli USA, dato che la lobby ebraica ha una forte influenza nel mondo dell'alta finanza, grazie alla quale riesce ad avere anche una forte influenza su molti Stati nazionali. Anche per questo spero in una vittoria dell'esercito siriano e in una sconfitta indiretta della cricca dei plutocrati che "governa" (malgoverna) gran parte del mondo occidentale.

Vivere alla presenza di Dio

Dagli scritti di Sant'Alfonso Rodriguez S. J. (1538-1616).


1. Far tutto a gloria di Dio.
2. Utilità di questa pratica.
3. Aver Dio sempre presente.


* * *


1. Fra le altre aspirazioni ed orazioni giaculatorie che possiamo usare è molto principale e molto a proposito per la pratica di questo esercizio quella che c'insegna l'Apostolo S. Paolo (I Cor. 10, 31). «O mangiate, o beviate, o facciate qualsivoglia altra cosa; tutto fate a gloria di Dio». Procurate in tutte le cose che farete, e quanto più frequentemente potrete, d'alzare il cuore a Dio, dicendo: Per voi, Signore, fo questa cosa: per darvi gusto e per piacere a voi, perché così voi volete. La vostra volontà, Signore, è la mia, e il vostro gusto è il mio; né ho io altro volere, né altro non volere che quello che voi volete, o non volete: questa è tutta la mia allegrezza, tutto il mio gusto, tutta la mia ricreazione, l'esecuzione e l'adempimento della vostra volontà, il piacere e dar gusto a voi; né v’è altra cosa che volere, né che desiderare, né in che metter l'occhio né in cielo né in terra. Questo è un modo molto buono di camminare e star sempre alla presenza di Dio molto facile ed utile, e di gran perfezione: perché è star sempre in un continuo esercizio d'amor di Dio.

E perché in altri luoghi abbiamo toccato e per l'avvenire toccheremo di nuovo questa cosa, qui solamente voglio dire che questo è uno dei migliori e più utili modi di stare sempre in orazione che vi siano e che possiamo usare. Né pare che vi manchi altra cosa, per finire di canonizzare e di esaltare questo esercizio, che dire che con esso staremo in quella continua orazione che Cristo nostro Redentore ricerca da noi, come abbiamo dal sacro Vangelo: «Bisogna sempre pregare e non mai stancarsene» (Luc. 18, 1). Perché qual orazione può essere migliore che lo star sempre desiderando la maggior gloria ed onore di Dio, e lo starci sempre conformando alla volontà sua, non avendo altro volere, né altro non volere che quello che vuole, o non vuole Dio, e che tutto il nostro gusto e la nostra allegrezza sia il gusto e la soddisfazione di Dio!


2. Perciò dice un dottor mistico (DIONIS. RICH. L 1, de contempl.c. 25), e con gran ragione, che colui che persevererà diligentemente in quest'esercizio con questi affetti e desideri interni caverà da esso tanto frutto, che in breve tempo si sentirà mutato e cambiato il cuore, e proverà in esso particolare avversione al mondo e singolare affezione a Dio. Questo è cominciare di qua ad essere cittadini del cielo e famigliari della Casa di Dio. «Non siete più ospiti e pellegrini, ma siete concittadini dei Santi e siete della famiglia di Dio» (Eph. 2, 19). Questi sono quei celesti cortigiani che vide S. Giovanni, i quali avevano il nome di Dio scritto nelle loro fronti, che è la continua memoria e presenza di Dio. «E vedranno la faccia di lui, e il nome di lui sulle loro fronti» (Apoc. 22, 4) perché la conversazione non è più in terra, ma in cielo. Noi siamo cittadini del cielo (Phil 3, 30). «Non mirando noi a quel che si vede, ma a quello che non si vede; perché le cose che si vedono sono temporali e quelle che non si vedono sono eterne» (II Cor 4, 18).

3. Bisogna però avvertire in quest'esercizio che quando facciamo questi atti, dicendo: per voi, Signore, fo questa cosa, per amor vostro e perché così Voi volete, ed altri simili; abbiamo da farli e da dirli come chi parla con Dio presente, e non come chi volge il cuore o il pensiero a cosa lontana da sé, o fuori di sé. Questa avvertenza è di grande importanza in questo esercizio; perché questo è propriamente camminare e stare alla presenza di Dio, e questo è quello che rende quest'esercizio facile e soave e fa che muova e giovi più.

Ancora, nelle altre orazioni, quando meditiamo Cristo in croce, o alla colonna, avvertono quelli che trattano d'orazione che non abbiamo da immaginarci che quel mistero si operò colà in Gerusalemme e mille e tante centinaia d'anni sono; perché questo stanca più e non muove tanto; ma che dobbiamo immaginarci ogni cosa come presente, e che tutto segua qui dinanzi a noi, figurandoci di sentire i colpi dei flagelli e le martellate onde furono confitti i chiodi. E se facciamo la meditazione della morte, dicono che abbiamo da immaginarci di stare già per morire disperati dai medici [...]. Quanto dunque sarà più ragionevole che in quest'esercizio della presenza di Dio facciamo questi atti che abbiamo detto, non come chi parla con chi è assente e lontano da noi; ma come chi parla con Dio presente; poiché lo stesso esercizio lo ricerca e realmente la cosa sta così.


[ Brano tratto da "Esercizio di perfezione e di cristiane virtù" di Sant'Alfonso Rodriguez].


lll

Pensiero del giorno

Quanto alla preghiera, che è e sarà sempre il più efficace mezzo dello zelo, qual differenza tra il sacerdote santo e il sacerdote ordinario? Il primo prega abitualmente, costantemente, perchè le sue azioni, fatte per Dio, sono in sostanza una preghiera; non fa nulla, nè dà consiglio, senza riconoscere la propria incapacità e pregar Dio di supplirvi con la sua grazia. Dio copiosamente gliela concede "humilibus autem dat gratiam", e il suo ministero è fruttuoso. Il sacerdote ordinario prega poco e prega male; quindi anche il ministero ne è sterile.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

giovedì 15 giugno 2017

Usare l'abito talare aiuta a difendere la vocazione sacerdotale


Dagli scritti del Cardinale Giuseppe Siri (1907 - 1989).


Ritengo di attirare la attenzione su un problema, che sta diventando della massima importanza: quello dell'abito ecclesiastico. […] Di fatto si sta assistendo alla più grande decadenza dell'abito ecclesiastico. […] L'abito condiziona fortemente e talvolta forgia addirittura la psicologia di chi lo porta . L'abbigliamento, infatti, impegna per la vestizione, per la sua conservazione, per la sostituzione. È la prima cosa che si vede, l'ultima che si depone. Esso ricorda impegni, appartenenze, decoro, colleganze, spirito di corpo, dignità! Questo fa in modo continuo. Crea pertanto dei limiti alla azione, richiama incessantemente tali limiti, fa scattare la barriera del pudore, del buon nome, del proprio dovere, della risonanza pubblica, delle conseguenze, delle malevoli interpretazioni. […] L'abito non fa il monaco al 100%, ma lo fa certamente in parte notevole; in parte maggiore, secondo che cresce la sua debolezza di temperamento. […] Per tale motivo la questione della divisa ingigantisce nel campo ecclesiastico e si impone alla attenzione di quanti vogliono salvare vocazioni, perseveranza negli accettati doveri, disciplina, pietà, santità! […] succede che in talune città d'Italia (non citiamo ovviamente i nomi, ma siamo ben sicuri di quello che diciamo) per l'assenza di ritegno imposto dalla sacra divisa si arriva ai divertimenti tuttavia proibiti dal Codice di Diritto Canonico, ai night clubs, alle case malfamate e peggio. Sappiamo di retate di seminaristi fatte in cinema malfamati ed in altri non più consigliabili locali. Tutto per colpa dell'abito tradito! […] Il bilancio che ne consegue . Eccolo:
- disistima;
- sfiducia;
- insinuazioni facili e talvolta gravi;
- preti che, cominciando dall'abito e dallo smantellamento della prima umile difesa, finiscono dove finiscono...
- crisi sacerdotali, del tutto colpevoli, perché cominciate col rifiuto delle necessarie cautele, richieste dal Diritto Canonico e dal consiglio dei Vescovi..., con risultati disgraziati e spostati...
- seminari che si svuotano e non resistono; mentre nel mondo, tanto in Europa che in America, rigurgitano i seminari, ordinati secondo la loro genuina origine, col rigoroso abito ecclesiastico, nella vera obbedienza al Decreto conciliare Optatam totius;
- anime che si trascinano innanzi senza più alcuna capacità decisionale, dopo la loro contaminazione col mondo.

[…] Credo difficile possa esistere nel nostro tempo, proprio per le sue caratteristiche, lo spirito ecclesiastico senza il desiderio e il rispetto dell'abito ecclesiastico. […] Qui non parliamo solo di «abito ecclesiastico», ma di talare. E guardiamo bene le cose in faccia, senza alcun timore di quel che si può dire. […] Alcuni, per boicottare l'uso della talare o per giustificarsi nell'aver ceduto alla moda corrente contraria all'abito talare, affermano: «Tanto la talare è un abito liturgico», volendo così esaurire l'eventuale uso della talare alla sola liturgia. Questo è apertamente falso e capziosamente ipocrita! […] Francamente è chiaro che il clergyman […] non è la soluzione più desiderata. Chi non ama la sua talare resisterà ad amare il suo servizio a Dio? Il prossimo non sostituisce Dio! Non è soldato chi non ama la sua divisa. […] L'indirizzo da darsi è:
- che anche se la legge ammette il clergyman, esso non rappresenta in mezzo al nostro popolo la soluzione ideale;
- che chi intende avere l'integro spirito ecclesiastico deve amare la sua talare;
[…]
- che la difesa della talare è la difesa della vocazione e delle vocazioni.

Il mio dovere di Pastore mi obbliga a guardare assai lontano. Ho dovuto constatare che la introduzione del clergyman oltre la legge e le depravazioni dell'abito ecclesiastico sono una causa, probabilmente la prima, del grave decadimento della disciplina ecclesiastica in Italia. Chi vuol bene al sacerdozio, non scherzi con la sua divisa!


[Testo del Cardinale Giuseppe Siri, tratto da "A Te sacerdote", vol. II, Casa Mariana, 1987, pp. 67-73].

Pensiero del giorno

Il fidanzato, e specialmente il giovane marito, prenda buona nota di questo aspetto della psicologia femminile. Ne può ricavare molto per la felicità o l'infelicità della sua sposa o del suo matrimonio. Una donna non dimenticherà mai una parola dura o un rimprovero amaro, pronunciato a sproposito durante una piccola scena coniugale, come ricorderà la parola o il gesto amabile durante un parto, una malattia, una prova, un lieto avvenimento. Di qui la necessità per l'uomo di evitare ogni durezza di parola, di gesto o di atteggiamento, e di vivere in vera cortesia e sincera bontà. È la condizione di una felicità duratura. 

(Brano tratto da "Per te fidanzato e giovane marito", di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline, 1958).

mercoledì 14 giugno 2017

L'inferno visto e raccontato da Santa Veronica Giuliani

«Parvemi che il Signore mi facesse vedere un luogo oscurissimo; ma dava incendio come fosse stata una gran fornace. Erano fiamme e fuoco, ma non si vedeva luce; sentivo stridi e rumori, ma non si vedeva niente; usciva un fetore e fumo orrendo, ma non vi è, in questa vita, cosa da poter paragonare. In questo punto, Iddio mi dà una comunicazione sopra l'ingratitudine delle creature, e quanto gli dispiaccia questo peccato. E qui mi si dimostrò tutto appassionato, flagellato, coronato di spine, con viva, pesante croce in spalla. Così mi disse: "Mira e guarda bene questo luogo che non avrà mai fine. Vi sta, per tormento, la mia giustizia ed il rigoroso mio sdegno". In questo mentre, mi parve di sentire un gran rumore. Comparvero tanti demoni: tutti, con catene, tenevano bestie legate di diverse specie. Le dette bestie, in un subito, divennero creature (uomini), ma tanto spaventevoli e brutte, che mi davano più terrore che non erano gli stessi demoni. Io stavo tutta tremante, e mi volevo accostare dove stava il Signore. Ma, contuttoché vi fosse poco spazio, non potei mai avvicinarmi più. Il Signore grondava sangue, e sotto quel grave peso stava. O Dio! Io avrei voluto raccogliere il Sangue, e pigliare quella Croce, e con grand'ansia desideravo il significato di tutto. In un istante, quelle creature divennero, di nuovo, in figura di bestie, e poi, tutte furono precipitate in quel luogo oscurissimo, e maledicevano Iddio e i Santi. Qui mi si aggiunge un rapimento, e mi parve che il Signore mi facesse capire, che quel luogo era l'inferno, e quelle anime erano morte, e, per il peccato, erano divenute come bestie, e che, fra esse, vi erano anche dei religiosi [...]. Mi pareva di essere trasportata in un luogo deserto, oscuro e solitario, ove non sentivo altro che urli, stridi, fischi di serpenti, rumori di catene, di ruote, di ferri, botti così grandi, che, ad ogni colpo, pensavo sprofondasse tutto il mondo. E io non aveva sussidi ove rivolgermi; non potevo parlare; non potevo invitare il Signore. Mi pareva che fosse luogo di castigo e di sdegno di Dio verso di me, per le tante offese fatte a Sua Divina Maestà. E avevo davanti di me tutti i miei peccati [...]. Sentivo un incendio di fuoco, ma non vedevo fiamme; altro che colpi sopra di me; ma non vedevo nessuno. In un subito, sentivo come una fiamma di fuoco che si avvicinava a me, e sentivo percuotermi; ma niente vedevo. Oh! Che pena! Che tormento! Descriverlo non posso; e anche il sol ricordarmi di ciò, mi fà tremare. Alla fine, fra tante tenebre, mi parve di vedere un piccolo lume come per aria. A poco a poco, si dilatò tanto. Mi sembrava che mi sollevasse da tali pene; ma non vedevo altro». Un'altra visione dell'inferno è del 17 gennaio 1716. La Santa racconta che in detto giorno fu trasportata da alcuni angeli nell'inferno: «In un batter d'occhio mi ritrovai in una regione bassa, nera e fetida, piena di muggiti di tori, di urli di leoni, di fischi di serpenti [...]. Una grande montagna si alzava a picco davanti a me ed era tutta coperta di aspidi e basilischi legati assieme [...]. La montagna viva era un clamore di maledizioni orribili. Essa era l'inferno superiore, cioè l'inferno benigno. Infatti, la montagna si spalancò e nei suoi fianchi aperti vidi una moltitudine di anime e demoni intrecciati con catene di fuoco. I demoni, estremamente furiosi, molestavano le anime le quali urlavano disperate. A questa montagna seguivano altre montagne più orride, le cui viscere erano teatro di atroci e indescrivibili supplizi.

Nel fondo dell'abisso vidi un trono mostruoso, fatto di demoni terrificanti. Al centro una sedia formata dai capi dell'abisso. Satana ci sedeva sopra nel suo indescrivibile orrore e da lì osservava tutti i dannati. Gli angeli mi spiegarono che la visione di Satana forma il tormento dell'inferno, come la visione di Dio forma la delizia del Paradiso. Nel frattempo, notai che il muto cuscino della sedia erano Giuda ed altre anime disperate come lui. Chiesi agli angeli di chi fossero quelle anime ed ebbi questa terribile risposta: "Essi furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi». E in quell'abisso, ella vide precipitare una pioggia di anime... Ed ecco altre visioni della Santa: «Come Dante, anche la nostra Santa, appena su la soglia, ode urli, voci lamentevoli, bestemmie e maledizioni contro Dio. Vede mostri, serpenti, fiamme smisurate. È menata per tutto l'inferno. Precipitano giù, con la furia di densa grandine, le anime dei nuovi abitatori. E a quest'arrivo, si rinnovano pene sopra pene ai dannati. In un luogo ancora più profondo trova ammucchiate migliaia di anime (sono quelle degli assassini), sopra le quali incombe un torchio con una immensa ruota. La ruota gira e fà tremare tutto l'inferno. All'improvviso il torchio piomba su le anime, le riduce quasi a una sola; cosicché ciascuna partecipa alla pena dell'altra. Poi ritornano come prima. Ci sono parecchie anime con un libro in mano.

I demoni le battono con verghe di fuoco nella bocca, con mazze di ferro sul capo, e con spuntoni acuti trapassano loro le orecchie. Sono le anime di quei religiosi bastardi, che adattarono la regola a uso e consumo proprio. Altre anime sono rinchiuse in sacchetti e infilzate dai diavoli nella bocca d'un orrendo dragone che in eterno le digruma. Sono le anime degli avari. Altre gorgogliano tuffate in un lago d'immondizie. Di tratto in tratto sgusciano fulmini. Le anime restano incenerite, ma dopo riacquistano lo stato primiero. I peccati che hanno commesso sono i più gravi che mai vivente può immaginare. Tutte le strade dell'inferno appaiono sparse di rasoi, di coltelli, di mannaie taglienti. E mostri, dovunque mostri. E una voce che grida: "Sarà sempre così. Sempre, sempre, sempre". Veronica è condotta alla presenza di Lucifero. Egli ha d'intorno le anime più graziate dal cielo, che nulla fecero per Iddio, per la sua gloria; e tiene sotto i piedi, a guisa di cuscino, e pesta continuamente le anime di quelli che mancarono ai loro voti. "Via l'intrusa che ci accresce i tormenti"!, urla furibondo ai suoi ministri. Levata dall'inferno, Veronica ripete esterrefatta: "O giustizia di Dio, quanto sei potente!"».

Pensiero del giorno - Il comunismo è un nemico della famiglia

Rifiutando alla vita umana ogni carattere sacro e spirituale, una tale dottrina naturalmente fa del matrimonio e della famiglia una istituzione puramente artificiale e civile, ossia il frutto di un determinato sistema economico; viene rinnegata l’esistenza di un vincolo matrimoniale di natura giuridico-morale che sia sottratto al beneplacito dei singoli o della collettività, e, conseguentemente, l’indissolubilità di esso. In particolare per il comunismo non esiste alcun legame della donna con la famiglia e con la casa. Esso, proclamando il principio dell’emancipazione della donna, la ritira dalla vita domestica e dalla cura dei figli per trascinarla nella vita pubblica e nella produzione collettiva nella stessa misura che l’uomo, devolvendo alla collettività la cura del focolare e della prole. È negato infine ai genitori il diritto di educare, essendo questo concepito come un diritto esclusivo della comunità, nel cui nome soltanto e per suo mandato i genitori possono esercitarlo.

[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI].

martedì 13 giugno 2017

Avviso da Correggio (Reggio Emilia)

VENERDÌ 16 GIUGNO:
Santa Messa "da requiem", in suffragio dell'anima di Don Umberto Pessina (71° anniversario dell'uccisione) con assoluzione al tumulo.
Ore 19 presso la chiesa di san Martino piccolo (via S.Martino, 23 - Correggio - RE)
celebrata da Mons. Carlo Pasotti, cancelliere vescovile e canonico penitenziere.


VENERDÌ 23 GIUGNO:
Santa Messa in forma straordinaria nella Festa del Sacratissimo Cuore di Gesù
ore 19 presso l’oratorio “Mater Amabilis” a Correggio
(di lato alla basilica di s. Quirino, entrata dal palazzo Bellelli, Corso Mazzini, n.44 - Correggio - RE)
celebrata da don Carlo Castellini, vicario foraneo.




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Massoneria nella Chiesa

La Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo, ciò però non significa che i suoi membri siano impeccabili.

Tempo fa una lettrice del blog mi ha detto che tra i suoi ex colleghi di lavoro c'erano dei membri della massoneria, i quali gli hanno confidato che tra i frammassoni ci sono anche dei religiosi appartenenti a un certo istituto di vita consacrata. C'era da aspettarselo. In effetti alcuni discorsi fatti da certi "religiosi" potrebbero benissimo stare in bocca a un qualsiasi membro di una loggia massonica. Quando si mette l'uomo al posto di Dio al centro dell'universo, si spoglia la regalità di Cristo Re, si dissolve il cattolicesimo in un generico sentimento religioso "politically correct", si mettono tutte le religioni sullo stesso livello... a quel punto si comincia a sentire una brutta puzza. Non dico che costoro siano assolutamente affiliati a qualche loggia massonica, ma almeno hanno cominciato a ragionare in un modo abbastanza simile.

Oggi si sente dire che ognuno ha il "diritto" di fare tutto ciò che gli pare (anche cose peccaminose), anche di credere a una dottrina religiosa erronea. No, non esiste il "diritto all'errore" o il "diritto al peccato", questa è una massima molto cara ai massoni e ai "liberal" di tutte le risme. Nessun gay potrà scusarsi dinanzi a Dio dicendo che la pratica omosessuale era un suo "diritto" sancito dalle leggi di qualche Stato democratico.

Sui vecchi libri cattolici si leggevano spesso delle dure critiche nei confronti delle sette massoniche, oggi invece non se ne parla quasi più, come se il pericolo fosse scomparso. Invece la massoneria è più forte che mai, grazie all'indottrinamento che riceviamo nelle scuole e tramite televisioni e giornali. Ormai molta gente la pensa come i frammassoni senza sapere nemmeno cosa sia la massoneria.

Bisogna estirpare dai cuori l'ideologia delle sette che tramano contro il Corpo Mistico del Redentore Divino. Noi non abbiamo mezzi materiali per poter iniziare il processo di "bonifica", però abbiamo il potentissimo mezzo della preghiera. È una battaglia titanica, ma vale la pena di combatterla. Cristo deve regnare!

Pensiero del giorno - Simonia nella Chiesa

La simonia è stato il peccato che ha avvelenato i centri vitali della Chiesa, chiamando tante volte al suo governo o alla cura e alla formazione delle anime gente indegnissima. […] Considerando la simonia nella sua natura si rimane veramente addolorati pensando alla facilità con la quale questo vizio terribile e dissacratore penetra nella Chiesa e al male che vi produce e vi ha prodotto qualche volta. È raro che, in una maniera o in un'altra certe nomine a posti di responsabilità o di onore non siano macchiate di questa tabe [malattia mortale n.d.r.]. Evidentemente il Signore non concede le grazie particolari di ciascun officio a chi se lo è assunto per intrighi, e allora è impossibile che lo compia con profitto proprio o degli altri. […] Se l'obbedienza e solo l'obbedienza regolasse questi movimenti importanti della vita della Chiesa, allora in ogni ramo della sua attività ci sarebbe una grande fioritura di bene; lo Spirito Santo sarebbe largo dei suoi aiuti e dei suoi doni, e le anime ne riceverebbero un immenso vantaggio.


[Brano tratto dal libro “La Sacra Scrittura”, volume 21, “Atti degli Apostoli”, di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa]

lunedì 12 giugno 2017

Discorso di Pio XII agli scout

Discorso di Papa Pio XII ai giovani dell'Associazione Scoutistica Cattolica Italiana, pronunciato a Castel Gandolfo il 10 settembre 1946.


Di gran cuore vi diamo il Nostro benvenuto, diletti figli (...).

Quali sono state le ragioni che hanno condotto alla rapida diffusione del movimento « scoutistico » attraverso il mondo? Tre considerazioni Ci sembra di poter principalmente additare :

Lo « Scoutismo » risveglia nel giovane e mette in azione tutto ciò che è naturalmente buono, nobile, sano: semplicità di vita, amore della natura e della patria, sentimento dell'onore, autodisciplina, obbedienza, dedizione a servigio degli altri, in spirito di fraternità e di cavalleria. Lo « Scoutismo » vuol portare ordine e retta misura nella vita umana. Amore della natura, sì, ma scevro di fantasticherie e di malsani sentimentalismi. Anche il divertimento, la gita, il gioco impongono ai singoli « Esploratori » particolari doveri e responsabilità, e debbono essere soltanto il complemento di una forte e volenterosa attività nella scuola, nell'officina, nella professione. Le stesse vacanze non sono che il premio di un anno di serio e regolare lavoro.

Lo « Scoutismo » dà al culto e al servizio di Dio il posto sopraeminente che gli è dovuto nella vita dell'uomo, e con ciò stesso dispone il giovane a scorgere in ogni oggetto, in ogni ordine, in ogni virtù, in ogni bellezza creata, il suo vero valore, il suo vero splendore al lume del sole divino. Cercare, trovare, gustare, magnificare Iddio nelle sue opere. Vedere tutta la creazione nella luce che la illumina; ecco ciò che deve costituire il fondo della vostra vita di « Esploratori ». La vostra Associazione vuole uomini uniti a Dio, uomini in cui il sentimento religioso informi tutti gli atti della vita individuale e sociale. Anche lo spirito più nobile ed elevato fra voi non potrebbe esser sempre veritiero e leale, sempre giusto e buono verso gli altri, sempre onesto e puro, senza l'aiuto della grazia divina. Soprattutto, poi, senza questo ausilio, non vi sarebbe dato di mantenervi costantemente franchi e immuni dai torbidi flutti d'invereconda seduzione, che - Ci duole amaramente di rilevarlo - si sono riversati in tutte le forme, aperte e clandestine, anche sul buono e sano popolo italiano e sulla sua balda e schietta gioventù, per avvelenare e corrompere le sorgenti più profonde del suo vigore, il matrimonio e la famiglia cristiana, e per rapirgli la benedizione di Dio, di cui al presente esso ha più che mai bisogno. Ma l'aiuto di tale grazia è concesso a chi umilmente eleva le mani e il cuore al Signore, a chi prega e attinge dalle fonti soprannaturali la forza di pensare e di agire sempre santamente.

La vostra Associazione ha per motto « Estote parati »: vale a dire, siate sempre pronti a fare il vostro « Dovere ». Noi vorremmo dare a quelle parole un significato ancor più ampio e profondo : Siate pronti ad ogni istante a compiere coscienziosamente la volontà di Dio e ad osservare i suoi comandamenti. Siate pronti soprattutto per il momento, a Dio solo noto, in cui il Signore vi chiamerà a rendere conto dei talenti a voi affidati, vale a dire così delle grazie e dei doni soprannaturali, come delle doti naturali di animo e di corpo, di cui vi ha colmati, perché ne usiate a gloria di Lui e a bene vostro e dei vostri simili.

Ma, per ciò conseguire, per essere sempre veramente fedeli al vostro ideale di « Esploratori cattolici », in mezzo a tanti errori che ai giorni nostri ottenebrano e traviano le menti e i cuori, conviene che voi manteniate sempre vivi la fiaccola della vostra fede e il fuoco del vostro amore. La fiaccola della vostra fede! Essa è lampada che insieme arde e splende : lucerna ardens et lucens (Io. 5, 35). Luce al pari di lampada, che risplenda, come quando voi vi trovate, nelle vostre marce o nei vostri campi, in luogo oscuro, finché spunti il giorno e sorga la stella del mattino (cfr. 2 Petr.1, 19). Illumina chi la porta e la via che percorre, simile agli astri che di notte rischiarano il sentiero all'« Esploratore » nelle più ardue ascensioni alpine; splende, ma non ci manifesta nella visione il sole della salute delle anime nostre, Gesù Cristo, che noi amiamo senza averlo veduto, nel quale anche adesso con assoluta certezza fermamente crediamo, pur senza vederlo (cfr. I Petr. 1, 8). In questo sta la prova della nostra fede, argomento delle cose che non appaiono visibilmente al nostro occhio intellettuale (cfr. Hebr. 2, 1); in questo sta il fuoco e l'ardore della nostra carità, nell'abbracciare Iddio col palpito della fede, nell'amarlo e nell'unirci a Lui. È la vetta sublime raggiunta.

Questo, diletti figli, è il principio e la fine, il segreto di ogni vera vita. Se voi vi formerete in questo spirito, diverrete uomini, sui quali la Chiesa e la Patria potranno sicuramente edificare.

Con tale augurio impartiamo a voi qui presenti, a tutti gli « Esploratori d'Italia » (...), come anche alle vostre famiglie, alle persone e alle cose che vi sono care, con paterno affetto la Nostra Apostolica Benedizione.


(Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, volume VIII, pp. 223-225, Tipografia Poliglotta Vaticana)

Pensiero del giorno - Provvedimenti di bene comune

Inoltre lo Stato deve mettere ogni cura per creare quelle condizioni materiali di vita senza cui un’ordinata società non può sussistere, e per fornire lavoro specialmente ai padri di famiglia e alla gioventù. S’inducano a questo fine le classi possidenti ad assumersi, per la urgente necessità del bene comune, quei pesi, senza i quali la società umana non può essere salvata né essi stessi potrebbero trovar salvezza. I provvedimenti però che lo Stato prende a questo fine, devono essere tali che colpiscano davvero quelli che di fatto hanno nelle loro mani i maggiori capitali e vanno continuamente aumentandoli con grave danno altrui.

[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI].

domenica 11 giugno 2017

Tre grandi mezzi per conservare e aumentare in noi la vita cristiana

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Abbiamo dunque a nostra disposizione tre grandi mezzi per conservare e aumentare in noi la vita cristiana che Dio ci largisce con tanta liberalità, e per darci generosamente a lui come egli si dà a noi.

1) Lottando, senza posa e senza scoraggiamento, con l'aiuto di Dio e di tutti i protettori datici da lui, contro i nostri nemici spirituali, siamo sicuri di vincere e di rassodare in noi la vita spirituale.

2) Santificando, con spesso rinnovata offerta, tutte le nostre azioni anche le più comuni, acquistiamo copiosi meriti, aumentiamo considerevolmente ogni giorno il nostro capitale di grazia e i nostri diritti al paradiso, pur riparando ed espiando le nostre colpe.

3) I sacramenti, ricevuti con buone e fervorose disposizioni, aggiungono ai personali nostri meriti una copia eccezionale di grazie che vengono dai meriti stessi di Gesù Cristo; e poichè spesso ci confessiamo e, se vogliamo, quotidianamente ci comunichiamo, non dipende che da noi di essere santi. Gesù è venuto e viene ancora in noi per comunicarci abbondantemente la sua vita: "Ego veni ut vitam habeant et abundantius habeant". Sta a noi l'aprire, il dilatar l'anima, per riceverla, coltivarla, aumentarla, partecipando continuamente alle disposizioni, alle virtù, ai sacrifici di Gesù. Verrà così il momento in cui, trasformati in lui, non avendo altri pensieri, altri affetti, altre intenzioni che le sue, potremo ripetere le parole di S. Paolo: "Vivo, jam non ego, vivit vero in me Christus".

[...] Giunti alla fine di questo capitolo, che è il più importante di questa prima parte, possiamo intender meglio la natura della vita cristiana.

1) È veramente una partecipazione della vita di Dio, perchè Dio vive in noi e noi viviamo in lui. Dio vive realmente in noi nell'unità della sua natura e nella trinità delle sue persone; e non vi resta inoperoso: produce nell'anima nostra un organismo soprannaturale che ci fa vivere una vita, non uguale ma simile alla sua, una vita deiforme. Colla grazia attuale, Dio mette questa vita in movimento, ci aiuta a fare atti meritori, e ricompensa questi atti producendo in noi una nuova infusione di grazia abituale. Ma noi viviamo in lui e per lui, perchè ne siamo i collaboratori: aiutati dalla sua grazia, riceviamo liberamente l'impulso divino, vi cooperiamo, e così trionfiamo dei nostri nemici, acquistiamo dei meriti, e ci prepariamo a quella ricca effusione di grazia dataci dai sacramenti. Non dimentichiamo però che lo stesso nostro consenso è opera della sua grazia, onde gli attribuiamo il merito delle nostre opere buone, vivendo per lui, perchè da lui e in lui viviamo.

2) Questa vita è anche una partecipazione della vita di Gesù, perchè Gesù vive in noi e noi viviamo in lui. Vive in noi non solo come Dio, allo stesso titolo del Padre, ma anche come Uomo-Dio. Gesù è infatti il capo d'un corpo mistico di cui noi siamo le membra e da lui riceviamo il movimento e la vita. Vive in noi in un modo anche più misterioso, perchè, con i suoi meriti e con le sue preghiere, fa sì che lo Spirito Santo operi in noi disposizioni simili a quelle che questo divino Spirito operava nell'anima sua. Vive in noi realmente e fisicamente nel momento della santa comunione, e, per mezzo del divino suo Spirito, fa passare in noi i suoi sentimenti e le sue virtù. Ma anche noi viviamo in lui: incorporati a lui, liberamente riceviamo il movimento ch'egli c'imprime; liberamente ci studiamo d'imitarne le virtù senza però dimenticare che non vi riusciamo se non per mezzo della grazia meritataci da lui; liberamente aderiamo a lui come il tralcio al ceppo, e apriamo l'anima alla linfa divina che con tanta liberalità egli ci comunica. E, tutto ricevendo da lui, per lui e a lui viviamo, ben lieti di darci a lui come egli si dà a noi, dolenti solo di farlo in modo così imperfetto.

3) Questa vita è pure, in una certa misura, una partecipazione della vita di Maria, o, come dice l'Olier, della vita di Gesù vivente in Maria. Volendo infatti che la santa sua Madre sia la vivente sua immagine, Gesù le comunica, per mezzo dei suoi meriti e delle sue preghiere, il divino suo Spirito, che la fa partecipare, in un grado sovreminente, alle sue disposizioni e alle sue virtù. Così Gesù vive in Maria, e poichè vuole che la madre sua sia madre nostra, vuole pure che spiritualmente ci generi. Ora, generandoci alla vita spirituale (come causa secondaria, ben inteso), Maria ci fa partecipare non solo alla vita di Gesù ma anche alla sua. Onde noi partecipiamo alla vita di Maria nello stesso tempo che alla vita di Gesù o, in altre parole, alla vita di Gesù vivente in Maria. È il pensiero così bene espresso nella bella preghiera del P. Condren perfezionata dall'Olier: "O Jesu vivens in Maria, veni et vive in famulis tuis".

4) Questa vita è infine una partecipazione della vita dei Santi del cielo e della terra. Abbiamo infatti visto che il corpo mistico di Cristo comprende tutti coloro che gli sono incorporati col battesimo, e specialmente tutti quelli che godono della grazia e della gloria. Ora tutti i membri di questo corpo mistico partecipano alla stessa vita, alla vita che ricevono dal capo e che è diffusa nell'anima loro dallo stesso divino Spirito. Siamo dunque tutti veramente fratelli, ricevendo dallo stesso Padre, che è Dio, per i meriti dello stesso Redentore, una partecipazione della stessa vita spirituale, la cui pienezza è in Gesù Cristo, "de cuius plenitudine nos omnes accepimus". Perciò i Santi del cielo e della terra s'interessano del nostro progresso spirituale e ci aiutano nella lotta contro la carne, il mondo e il demonio.

Come son consolanti queste verità! Quaggiù la vita spirituale è certamente una lotta; ma se l'inferno combatte contro di noi e trova alleati nel mondo e sopra tutto nella triplice concupiscenza, combatte per noi il Cielo; e il Cielo non è soltanto l'esercito degli Angeli e dei Santi, è Cristo, vincitore di Satana, è la SS. Trinità che vive e regna nell'anima nostra. Dobbiamo quindi esser pieni di speranza e sicuri di riportar vittoria, a patto che, diffidenti di noi, facciamo innanzi tutto assegnamento su Dio: "omnia possum in eo qui me confortat".


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]