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martedì 27 gennaio 2026

La Messa tridentina sfonda anche in Inghilterra (lk)

Ripubblico l'interessante intervista che diversi anni fa mi rilasciò un carissimo lettore (e sostenitore) del blog, che all'epoca viveva in Inghilterra.


- Come è nato il tuo amore per la Messa tradizionale?

- Sono stato invitato per la prima volta ad una Messa tradizionale da due mie amiche italiane, conosciute all’interno di un gruppo carismatico italiano presente a Londra. Esse furono subito entusiaste, io invece le prime volte la trovavo molto strana tanto che sentivo l’esigenza di ascoltare un’altra Messa Novus Ordo per ‘compensare’. Il loro entusiasmo e le omelie di un bravissimo sacerdote che diceva delle cose che non avevo mai sentito dire (per esempio di pregare il Rosario quotidianamente) mi ha spronato a continuare a frequentarla e partecipare anche ad altre iniziative come la “Sodality of the five Holy Wounds”, serie di incontri mensili con un allocutio su un tema spirituale, momento sociale a seguire e tour alla National Gallery con la guida di un sacerdote che ci spiegava il messaggio spirituale dell’opera. Di seguito mi sono allontanato per un periodo dalla Messa per poi ritornare dopo aver letto un articolo che citava una testimonianza di Padre Amorth.

- È interessante sapere che le tue amiche che ti hanno fatto conoscere Messa tridentina sono “carismatiche”. Ciò conferma che la liturgia tradizionale sta sfondando anche in ambienti distanti da quelli storicamente legati al rito antico. So che a Londra frequenti il celebre Brompton Oratory, appartenente alla Congregazione dei seguaci di San Filippo Neri. Viene molta gente alla Messa tradizionale?

- Dio mi benedice perché mi dà l’opportunità di frequentare la Messa tradizionale quotidianamente prima di cominciare il lavoro. Questa è una grande grazia. Alla Messa quotidiana nei giorni infra settimanali è frequentata da alcune decine di persone. Il numero lievita nelle feste comandate. Alla Messa domenicale invece ho la grazia di andare a St. Bede Clapham Park, dove settimanalmente si celebra la Messa cantata (Sung Mass) e una volta al mese si ha la possibilitá di ascoltare un coro di cantori professionisti. Spero ciò possa continuare anche in futuro e chiedo le preghiere dei lettori per questa mia intenzione.

- Tra voi fedeli c'è uno spirito di collaborazione? Vi incontrate solo alla Messa domenicale, oppure vi vedete anche in settimana per partecipare alle attività parrocchiali?

- In Inghilterra è tradizione che dopo la Messa domenicale ci si riunisce per un momento conviviale, generalmente in un locale adiacente la Chiesa. In questa occasione c’è l'opportunità di parlare ed approfondire la propria fede e coltivare rapporti di amicizia. L’Oratory ha diverse attività che non sono direttamente legate alla Messa Tradizionale.

- I sacerdoti del Brompton Oratory, oltre che a celebrare devotamente il Santo Sacrificio della Messa, sono bravi anche a confessare e a dirigere spiritualmente le anime?

- Grazie alla lettura del blog Cordialiter ho messo in pratica il consiglio su come scegliere il direttore spirituale. Dopo esser rimasto colpito dal modo di celebrare il Santo Sacrificio da parte di un giovanissimo prete, ho chiesto di confessarmi e gli ho fatto delle domande su dei problemi che mi stavano a cuore ed ho valutato l’efficacia dei suggerimenti ricevuti.

- Che tu sappia, ci sono altri italiani che frequentano il  Brompton Oratory?

- Immagino che qualche italiano frequenta il Brompton Oratory forse la domenica. Io non ne ho mai conosciuti. Se qualche italiano che ama la Messa Tridentina si trova a Londra di domenica consiglio di partecipare alla Messa a St. Bede, Clapham Park.

- Sei mai andato a Messa in una chiesa dell'Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham, cioè degli ex anglicani passati alla Chiesa Cattolica ai tempi di Benedetto XVI?

- No, non sono mai andato. 

- La società inglese ti sembra più secolarizzata di quella italiana?

- In Inghilterra si percepisce di non vivere in un paese cattolico, la maggior parte delle persone non si pone la domanda su Dio ma tutto è molto orientato al business. Però in ambienti cattolici si rimane molto edificati per l'ardore per la Tradizione che caratterizza gli inglesi. Prima di venire in Inghilterra vivevo nel Sud Italia dove le Messe tradizionali sono rare. Se non fossi venuto a Londra forse non avrei mai conosciuto questa straordinaria Messa. Ho trovato qui in Inghilterra una società che ha a cuore le tradizioni, anche la Messa Novus Ordo conserva delle cose che in Italia non avevo mai visto (velare le statue durante l’ultima settimana di Quaresima, l’uso del campanello alla Consacrazione che suona per tre volte come nella Messa Tradizionale, anche se nella Novus Ordo non si capisce bene il perché, la giusta traduzione della formula della Consacrazione del vino […”versato per voi e per molti” / non “per tutti”] e la Comunione in ginocchio alla balaustra [anche se nel Novus Ordo c’è la possibilitá di prenderla nella mano]).

- Ritieni che l'esperienza della Tradizione (cioè la “pastorale tradizionale”) possa essere efficace anche in un Paese secolarizzato come il Regno Unito?

- Io penso che la Tradizione sarà la forza che convertirà il Regno Unito al cattolicesimo facendolo ritornare di nuovo la dote della Madonna (la devozione dell’Inghilterra alla Madonna in passato era molto forte, Ella era vista come la protettrice della nazione – esiste anche una pala d’altare che mostra Riccardo II in ginocchio di fronte alla Madonna che Le dona un globo e si può leggere l’iscrizione Dos tua Virgo pia hæc est). Moltissimi giovani si stanno avvicinando alla Messa tradizionale. Di certo la pastorale tradizionale unisce persone di varia estrazione sociale ed offre un valido aiuto nella lotta al relativismo e nel cammino verso la verità. Abbiamo bisogno di credere che la verità esiste ed è immutabile e di imparare la strada per raggiungerla.

Pensiero del giorno

Parole che Gesù disse a suor Consolata Betrone (1903 - 1946) il 16 novembre del 1935:

Io voglio essere amato, Io voglio l'amore dalle mie creature; e quando mi ameranno, non mi offenderanno più.

[Brano tratto da "Il Cuore di Gesù al mondo", a cura di Padre Lorenzo Sales, Edizioni Paoline, imprimatur: Mons. Giulio Tobia, Vic. Gen., Pescara, 10-12-1966].

lunedì 26 gennaio 2026

Il soldato francese che non voleva confessarsi

Beata Vergine Maria
[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Maria Santissima ama tanto gli uomini, che li aiuta perché possano riparare almeno con una buona morte gli scandali dati nel corso della vita. In un ospedale di Roma si trovava il 23 settembre 1848 un soldato francese di fanteria, che oppresso da un mortale morbo si avvicinava a gran passi al termine di sua vita. Erano già scorsi 14 giorni dacché il meschino languiva in quel luogo, ed aveva rifiutato con disprezzo ogni conforto della religione, quando un sacerdote si accostò per la prima volta al letto dei suoi dolori. Per motivo di prudenza scansò di parlargli di religione alla prima visita. Passati frattanto alcuni giorni il sacerdote approfittò di una occasione propizia per esortarlo a rivolgere a Dio i suoi pensieri e il suo cuore. - Lasciatemi in pace, egli rispose bruscamente e con disdegno, io sono protestante; levatevi di qui! 

Quegli si ritrasse all'istante, e fece ricorso alla Regina del Paradiso a cui raccomandò caldamente questo disgraziato infermo. Anche le Dame del Sacro Cuore, ed altre pie persone si unirono con lui a pregare per la conversione di questo povero peccatore ostinato. Il 26 ottobre il sacerdote uscì dalla cappella delle dette religiose dedicata a Maria, per fare un nuovo tentativo di guadagnare a Cristo il peccatore. Portava seco una medaglia benedetta della Santissima Vergine, sperando dalla potenza e intercessione di Maria il più splendido risultato. L'infermo cominciava già a lottare colla morte, e ciò nonostante non dava segno alcuno di miglioramento in ordine ai sentimenti di religione. Pochi momenti prima aveva confessato apertamente ad un suo camerata di non essere protestante, ma di essersi spacciato per tale, al fin di liberarsi una volta per sempre dalle continue premure che gli verrebbero fatte, perché ricevesse gli ultimi Sacramenti. Allora il prete mise in opera tutto quello che sapeva suggerirgli la ragione e la fede, per ridurre il malato a più savi consigli; ma tutto fu indarno. - Andatevene, andatevene - era l'unica parola che uscisse dalle sue labbra. 

Finalmente il sacerdote si prostrò in ginocchio appiè del malato, e pregò in silenzio Maria Santissima per l'anima di questo sciagurato. Dopo un po' di silenzio si alzò e tenendo la medaglia in mano disse al moribondo: Amico mio, giacché non volete neppur confessarvi, ricevete almeno questa medaglia; - Alla buon'ora si tratta di una cosa molto diversa: fate pure quel che vi aggrada. Avvertite però che la vostra medaglia non sarà sufficiente a farmi confessare; questo poi non lo farò giammai a nessun patto. Dette queste parole l'infermo sollevò il capo dal guanciale e lo piegò sul davanti affinché gli si mettesse la medaglia. Questa però non sì tosto venne a posarsi su quel cuore duro e impietrito, che lo ebbe cangiato all'istante. L'infermo mandò un profondo sospiro, e questo sospiro, appunto annunziava il trionfo della grazia. - Orsù, mio caro, disse il sacerdote, accorgendosi del felice cambiamento, bramate voi dunque di confessarvi? - Sì, Padre, io mi voglio confessare. Ritornate domani, e vi prometto di far la mia confessione. - E perché non subito, avendovi Iddio ispirato adesso questo buon pensiero? - Sì, sì - voi avete ragione, diamo principio senza indugio: aiutatemi però, ve ne prego. Ciò detto incominciò la confessione e la terminò con ammirabile presenza di spirito. Una mezz'ora dopo ricevette il santo Viatico, indi l'estrema Unzione, e decorse appena 40 ore spirò con gran quiete di spirito e con segni di vera divozione.

Pensiero del giorno

Ordinariamente una croce, accolta almeno con rassegnazione, è la vera medicina che risana un'anima, è il titolo di elevazione che la predestina a cose grandi. Sembrerebbe un assurdo, ma è una verità: essendo la croce un tesoro, essa fruttifica, germina, cresce quando è accolta almeno con rassegnazione.



[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

domenica 25 gennaio 2026

L’ideale apostolico

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


Accendi in me, Signore, la fiamma dell’apostolato e alimentala col tuo amore. 

1 - Come il seme non può germinare lo stelo che porterà una nuova spiga se prima non affonda le radici nel terreno, così l’anima non può dar frutti per l’apostolato, se prima non mette le radici di una seria vita interiore, mediante la quale trarrà da Dio stesso la linfa che la renderà feconda. La vita interiore è il principio vitale, è la forza, è la fiamma dell’apostolato; ma d’altra parte anche l’apostolato può portare il suo contributo alla vita interiore, cooperando a renderla più generosa, più intensa. Quando un’anima è presa dall’ideale apostolico, il suo stesso desiderio di conquistare altre anime a Dio la spinge ad impegnarsi con maggiore generosità nella preghiera, nella mortificazione, nell’esercizio delle virtù proprio con l’intento di rendersi maggiormente capace di un apostolato fecondo. Così, mentre la vita interiore è l’anima dell’apostolato, l’apostolato è a sua volta una molla assai potente per spingere l’anima all’unione con Dio, alla perfezione, alla santità. L’ideale apostolico è di per sè suscitatore di energie spirituali, di vita generosa, santa. [...]

Questo stesso ideale ha fatto sorgere recentemente nella Chiesa un nuovo stato di perfezione, quello degli Istituti secolari, in cui anime desiderose di consacrarsi alla salvezza dei fratelli s’impegnano a vivere nel mondo secondo la perfezione evangelica. […] Quando l’ideale apostolico è vivo e ben compreso, anzichè gettare sventatamente le anime nell’azione, le conduce ad una vita interiore più profonda, al dono totale di sé, alla santità, perchè è necessario santificarsi per santificare. [...]

2 - Una vita interiore in cui non brilla l’ideale apostolico non potrà mai essere piena, rigogliosa. Ciò dipende dalla natura della grazia e della carità che sono per se stesse espansive, apostoliche. Sebbene la grazia aderisca in modo intimo ed incomunicabile all’anima che ne è dotata, tuttavia giova al bene di tutta la comunità cristiana. Il dogma della comunione dei santi ci dice appunto che la grazia e la santità di un membro di Cristo ridonda a vantaggio di tutte le altre membra. Parimenti la carità, compagna inseparabile della grazia, è per sua natura espansiva e, abbracciando Dio, abbraccia tutte le creature in Dio. Essa imprime all’anima un duplice slancio: verso Dio e verso il prossimo; se l’uno o l’altro di questi slanci viene represso, la carità resta soffocata nella sua essenza. Questa virtù si sviluppa e giunge a maturità solo quando sono in piena efficienza i suoi due aspetti: amore di Dio e amore del prossimo; escludendo o diminuendo la carità fraterna, di cui l’apostolato è l’espressione più alta, si viene inevitabilmente a diminuire anche l’amore verso Dio. 

Perciò una vita interiore fredda, indifferente per il bene delle anime è necessariamente una vita sminuita, rimpicciolita, ridotta ad una forma di pietà gretta, meschina e spesso anche egoista; ha perso il calore vitale, il calore della carità e non merita neppure il nome di vita. 

Dove invece la fiamma dell’apostolato è viva, si ha una vita interiore più che mai rigogliosa, capace di grande generosità. Non è forse vero che talvolta il desiderio della nostra perfezione non è sufficiente a darci il coraggio per accettare certi sacrifici, certe rinunce che costano tanto alla natura? Ma quando si pensa che dalla nostra generosità, dalla nostra fedeltà alla grazia, dalla nostra immolazione può dipendere la salvezza di altre anime, allora non si può rifiutare nulla al Signore e si trova la forza per abbracciare anche le cose più aspre e penose. 

Così l’ideale apostolico diventa una leva potente per la santificazione personale e l’anima, resa più ricca da una fervorosa vita interiore, può mettere a disposizione di questo ideale nuove energie, nuova fecondità. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Ma specialmente con l'esempio un prete edifica nella conversazione; quando tutto, nel suo contegno e nelle sue parole, rispecchia la semplicità, la bonarietà, una schietta allegria, la carità, in una parola la santità, produce su quanti lo vedono e lo sentono una impressione profonda; non si finisce mai di ammirare quelli che vivono secondo le proprie convinzioni, e si stima una religione che sa ispirare così sode virtù. 

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 24 gennaio 2026

I missionari devono essere attivi... ma non troppo!

Dagli scritti di Padre Paolo Manna (1872-1952).


I nostri missionari sono talvolta un po’ troppo missionari: troppo al di fuori, troppo per gli altri. Bisogna evitare gli eccessi, e saper meglio contemperare la vita attiva con la contemplativa (...).

La smodata attività... è quella di cui ho paura, e alla quale vedo specialmente portati i giovani del nostro tempo. 

È questa attività febbrile, tutta esteriore, che ci fa mettere cuore, anima, tutte le forze del corpo e dello spirito in tante faccende pure buone, ma non sempre volute da Dio o in una misura non voluta da Dio: questa è da correggere con un maggior raccoglimento di vita interiore (...).

Ho visto missionari così impegnati nelle opere, così effusi all'esterno che hanno paura della solitudine della loro camera; che hanno quasi un bisogno di correre, di affaccendarsi sempre e quando non hanno da correre, pare non sappiano che il tempo si può anche impiegarlo studiando e pregando nella quiete della propria camera. Missionari così effusi non pregano più bene, affrettano l’ufficio e la meditazione, trascurano la lettura spirituale, la visita al SS. Sacramento, gli esami, e si trovano a disagio con N. Signore anche nel breve ringraziamento dopo la S. Messa! 

Questi uomini che così smodatamente si affannano, sia pure nelle opere dello zelo, perdono la loro libertà di spirito, non sono più padroni di se stessi, perciò soggetti a mille difetti, s’affievoliscono nella pietà e si espongono a mille illusioni e delusioni. 

Oh! se si seguisse la regola d’oro che suggeriva Mons. Marinoni: I missionari devono comportarsi in modo che nel cercare la salvezza del prossimo non abbiano mai a trascurare se stessi. La prima e più cara missione al cuore di Dio, quella che deve dare la forma ed il modello a tutte le altre, è l’assidua cura che il missionario deve avere dell’anima propria.


[Brano tratto da "Virtù apostoliche", Padre Paolo Manna, EMI]

Pensiero del giorno


Nelle vostre Comunioni abbiate intenzione di unire il vostro cuore al cuore di quel Signore che realmente ricevete dentro di voi. La vostra principale intenzione, nel comunicarvi, sia di avanzarvi, fortificarvi e consolarvi nell'amore di Dio.
 

(Pensiero di San Francesco di Sales)

venerdì 23 gennaio 2026

Dixit insipiens in corde suo: non est Deus

Gesù Cristo
Lettera di Don Giulivo ai giovani


Carissimi,

un altro anno sta per cominciare e tutti lo sospiriamo migliore. Ma la bontà degli anni non dipende dal tempo: dipende dalla bontà degli uomini che li vivono. E se voi volete passarne uno migliore ricordatevi di quello che diceva S. Giovanni Bosco: Vuoi diventar buono ed essere contento? Pensa a Dio. Pensate a Dio sovente, miei cari giovani, ed ispirate al pensiero di Dio la vostra condotta. Nè lasciatevi mai traviare da coloro che pretendessero d'insinuarvi che Dio non c'è. Credono di esser figli del progresso gli empi che negano Dio. Ma noi leggiamo nei salmi di Davide, secoli e secoli prima di Cristo: « Dixit insipiens in corde suo: non est Deus: ha detto lo stolto nel suo cuore: Dio non c'è » (Salmi 13 e 52). Come vedete, lo Spirito Santo li ha bollati fin d'allora con un marchio di infamia: il marchio della stoltezza. E la marca di fabbrica di tutti gli spregiudicati che perdono il senno e lo vorrebbero far perdere anche ai savi.

[...]

Che se mai nel corso dei vostri studi vi dovesse accadere di incontrare insegnanti che pretendano di sostituirsi a N. S. Gesù Cristo, aspettate che si facciano crocifiggere anch'essi per vostro amore, e che dopo morte risuscitino come Gesù; allora ne riparleremo. Badate però che non basta credere: bisogna vivere secondo la fede di N. S. Gesù Cristo. Solo così la vita è buona e gli anni scorrono felici anche in mezzo alle prove ed alle tribolazioni elevando l'anima nell'amore di Dio e nell'amore del prossimo, facendola degna della terra e del Cielo. Ve l'augura di gran cuore il

vostro aff.mo Don Giulivo


[Articolo pubblicato sul "Bollettino Salesiano" del dicembre del 1941].

Pensiero del giorno

Le famiglie numerose sono le aiuole più splendide del giardino della Chiesa, nelle quali, come su terreno favorevole, fiorisce la letizia e matura la santità. Ogni nucleo familiare, anche il più ristretto, è nelle intenzioni di Dio un'oasi di spirituale serenità.

[Brano tratto dal discorso del grande Papa Pio XII ai dirigenti e rappresentanti delle associazioni delle famiglie numerose, pronunciato presso la Città del Vaticano il 20 gennaio del 1958]

giovedì 22 gennaio 2026

I moribondi ostinati

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli.


Il caso più comune, specialmente nel sesso maschile, si ha quando è proprio l'ammalato a non volere il Sacerdote, mentre i parenti bramano di averlo.

Qui si tratta di miracolo morale, di vera conversione; si tratta o d'inferno o di Paradiso. Se i congiunti amano davvero il moribondo, non tralascino nulla per la sua salvezza.

I mezzi principali sono: fare celebrare delle Messe, possibilmente in onore della Passione di Gesù; raccomandare l'infermo alle preghiere di qualche Comunità Religiosa; fare a Dio delle promesse. A qualche anima generosa si raccomanda di offrirsi vittima a Dio, per un certo tempo, accettando qualche croce particolare. Con questo cumulo di aiuti spirituali, la grazia di Dio agisce potentemente nel cuore dell'infermo e difficilmente potrà resistere all'invito della grazia.

Quanti peccatori ostinati ho potuto riconciliare con Dio, dopo l'applicazione di questi mezzi!

Una signorina m'invitò ad assistere il padre moribondo, il quale da circa trenta anni non andava in Chiesa. Quando questi mi vide, esclamò: Andate via!

- Ma io sono venuto per aiutarvi a salvare l'anima!

- Ed io non voglio!

- Allontanando me, cacciate Gesù Cristo! - e gli mostrai il Crocifisso. 

- Non m'importa né di voi né del vostro Crocifisso! Via di qua!

- Non abbiate timore! Gesù vi perdona ogni cosa! Egli per noi è morto in Croce!

- Se è morto in Croce, vuol dire che se lo meritava!...

- ...Ve ne andrete all'inferno, se morite così... -

Che cosa fare davanti ad un uomo così duro e perverso?

Una persona presente si offrì subito vittima a Dio per la sua conversione. Dopo tre giorni fui chiamato: Reverendo, quell'uomo ancora non è morto; desidera confessarsi con voi. - Era completamente cambiato! Si confessò, baciò il Crocifisso e ricevette tutti i Sacramenti; potei ancora comunicarlo parecchie altre volte e poi spirò serenamente.

Ogni giorno quanti di questi peccatori sono alla soglia dell'eternità! I fedeli non dimentichino di pregare ogni giorno per i moribondi, specie se peccatori ostinati. Una semplice opera buona, potrebbe salvare un'anima.

La vittima straordinaria, Josefa Menendez, una mattina fece un sacrificio per amore di Gesù. Nel pomeriggio le apparve la Madonna, che le disse: Quel tuo sacrificio ha salvato un'anima. C'era un peccatore sul letto di morte, prossimo a cadere nell'inferno. Il mio Figliuolo Gesù ha applicato a lui il tuo sacrificio e si è salvato. Vedi, figlia mia, con i piccoli atti quante anime si possono salvare! –


I destituiti dai sensi

I moribondi si aiutino col suggerire buoni pensieri. Anche quando pare che un agonizzante abbia perduto la conoscenza, potrà darsi che ancora comprenda; conviene quindi parlargli un po' forte all'orecchio, nella speranza che comprenda qualche cosa.

Un uomo mi diceva: Sono arrivato all'orlo della tomba; grazie a Dio, sono fuori pericolo, anzi presto lascerò il letto. In quei momenti supremi mi piangevano per morto ed io sentivo tutto. Sentii anche mio cognato che diceva: La mobilia di questa camera ora tocca a me! - Udivo, ragionavo e non potevo muovermi! -

Un'altra volta andai ad assistere un tale, che aveva rissato ed era ricoperto di coltellate. Era dissanguato, dagli occhi vitrei e dal colore cadaverico. Si diceva: E' morto! - Gli suggerii qualche buon pensiero e gli diedi l'assoluzione. Il povero uomo non morì, andai a trovarlo all'ospedale e mi disse: Io sentivo tutto quello che voi mi dicevate in quel momento! -

Questi esempi servano d'insegnamento: Ricordate all'agonizzante la bontà di Dio, la gioia del Paradiso, il vero pentimento di avere offeso Gesù ed il desiderio di confessarsi.

Può avvenire che, avvertita la gravità del caso, dopo un collasso o uno svenimento, mentre si corre a chiamare il Sacerdote, l'ammalato muoia. Prima che giunga al capezzale il Ministro di Dio, qualcuno dei presenti suggerisca all'orecchio dell'ammalato l'atto di dolore perfetto, con tutto il cuore: Signore, mi pento che ho offeso Voi coi miei peccati!... Perdonatemi i dispiaceri che vi ho dato!... Per i meriti della vostra morte, abbiate pietà di me!... Se potrò, mi confesserò!... -

Alle volte, basta in fine di vita un vero atto di dolore e di amore di Dio, col proposito di confessarsi, per sfuggire alle pene dell'inferno.


Morte apparente

Quando si dice: il tale è morto ora improvvisamente! - ci si può sbagliare. Si è provato che la vita ancora può continuare in modo latente. Difatti si danno dei casi in cui il cosiddetto cadavere, disteso sul letto, dopo parecchie ore o qualche giorno, si muova e riprenda la vita normale, come avvenne l'anno 1952, ad una vecchietta nella città di Modica, la quale, qualche momento prima di essere deposta nella cassa funebre, si svegliò e riprese le attività.

Per questo motivo è prescritto che il cadavere non si seppellisca prima delle ventiquattro ore, dopo avvenuta la morte, la quale potrebbe essere apparente.

Questa istruzione giova, specialmente nelle morti improvvise, per recare qualche aiuto spirituale all'interessato. In questi casi, se il Sacerdote non ha amministrato i Sacramenti, si vada a chiamarlo. Il Ministro di Dio sa come comportarsi; egli dice: Se tu sei ancora vivo, ti assolvo! -

Per un paio di ore dopo la cosiddetta morte, è lecito agire così.

L'aiuto di Dio

Il Padrone della vita è Dio; il medico ad un certo momento dice: Non ho più cosa fare! -

Alle volte Iddio aspetta in quei momenti estremi delle promesse speciali per prolungare la vita ad un uomo. E' bene farne qualcuna, ma con prudenza. Potrà darsi che il Signore accolga la promessa e faccia la grazia o il miracolo; potrà invece chiamare all'altra vita, concedendo però una santa morte che è grazia più importante della prima.

Per esperienza personale, raccomando ai fedeli di appigliarsi alla pratica dei Quindici Venerdì Consecutivi. Sono quindici Comunioni che si fanno al venerdì, ogni settimana; se qualche venerdì non fosse possibile comunicarsi, potrebbe farsi ciò in un altro giorno, prima che giunga il venerdì successivo. In casi urgentissimi può farsi questo in quindici giorni consecutivi. Più sono le persone che si comunicano, più facilmente può ottenersi la grazia. L'intenzione sia questa: Riparare il Cuore di Gesù delle offese che riceve ed ottenere la guarigione.

E' molto diffuso in Italia ed all'estero il manuale dei Quindici Venerdì [...].

Anni addietro fui chiamato ad assistere un moribondo, che era nelle ultime ore; da una settimana era sotto gli spasimi dell'angina pectoris. Gli consigliai di promettere a Gesù tre turni dei Quindici Venerdì; accettò lui e la sposa. Dopo un po' di ore era fuori pericolo. E' ancora in vita e son passati circa 30 anni.

A Barriera del Bosco un bambino di sette anni era in fine di vita per avvelenamento al sangue; aveva perduto la conoscenza. Esortai i genitori, i fratelli e le sorelle a promettere i Quindici Venerdì.

L'indomani mattina tutti si comunicarono. Dopo meno di una settimana il bambino giocava fuori di casa.

Pochi mesi or sono fui invitato ad andare con urgenza in una clinica di Catania, ove stava per morire un giovane, per avvelenamento al sangue in seguito ad operazione chirurgica.

Il caso era disperato. I parenti del moribondo, poco religiosi, si accorsero che solo Dio poteva salvare il congiunto. Mi promisero che non avrebbero più bestemmiato, che sarebbero andati in Chiesa uomini e donne. Consigliai i Quindici Venerdì al moribondo ed ai parenti e Dio intervenne subito. L'ex moribondo oggi attende al lavoro.

Di questi esempi potrei portarne ancora. Alle volte Iddio non dà la salute, ma la santa morte. Ad un infermo, operato di gravissima peritonite, feci promettere i Quindici Venerdì per tutta la vita. Morì lo stesso. Ma che morte edificante! Mi diceva: Reverendo, sia fatta la volontà di Dio! - Esclamava: O Gesù, la mia sete è spasimante! La unisco alla sete che tu hai avuto sulla Croce!... Gesù mio, fa' di me quello che vuoi!.... Accetta i miei dolori in riparazione dei peccati che si commettono nella mia città!... -

Che nobili sentimenti di un uomo, che muore nel fiore degli anni! Quale grazia maggiore di questa?


[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli, imprimatur: Catanae die 3 novembris 1953, Can. Nicolaus Ciancio, Vic. Gen.].

Pensiero del giorno

Gesù Cristo con occhi misericordiosi
Ogni sofferenza che ci viene dalle creature ci purifica, ci avvicina a Dio, ci fa sentire la ineffabile e profonda gioia della solitudine interiore, e ci fa sentire sorretti dalla divina carità.



[Pensiero di Don Dolindo Ruotolo tratto dal suo commento al Libro dell'Apocalisse]. 

mercoledì 21 gennaio 2026

Bisogna pregare sia per i "cattivi" che per i "buoni"

Donne cattoliche in preghiera col velo in testa
Ripubblico un vecchio messaggio che anni fa mi scrisse una lettrice della Venezia Giulia.


Caro D., io sto bene. Sto cercando di vivere questo periodo in ascolto, trascurando tutto il resto. Ammetto che sono triste perché vedo attorno a me persone che perdono la fede senza grandi scrupoli, come se il Signore fosse solo Misericordia e non Giustizia divina, come se si potesse prendersi gioco di Gesù tanto è buono. (…) Seguo sempre il tuo blog e ti penso ogni giorno, non prego per te, quasi mai. Il male che c'è intorno a me, in famiglia e al lavoro mi impegna molto in termini di preghiera e quando penso che ora devo dedicare del tempo a te credo, sbagliando, che non ne hai bisogno. Ma non credere che non ti voglia più bene. Io ti voglio sempre tanto bene e il posto che occupi nel mio cuore oramai è tuo, tu sei in me e sono in pace quando ogni giorno mi ricordo che quello spazio è tuo e ti porto con me ovunque io vada. Sei piacevolmente e sorprendentemente indelebile. Ti ringrazio per tutto ciò che fai per me, non ti sarò mai sufficientemente grata. Ma lo vorrei, vorrei esprimerti la mia gratitudine. Ti voglio bene…


Carissima in Cristo,
                                 tutti quanti hanno bisogno di preghiere: i cattivi affinché si convertano, i tiepidi affinché diventino fervorosi, i buoni affinché diventino ancora più santi e non tradiscano mai il Signore. La storia insegna che ci sono state tante persone che per un certo periodo di tempo si sono comportate bene, ma poi hanno fatto “naufragio”. Salomone è stato uno dei re più sapienti di tutti i tempi e per anni governò con saggezza il Regno di Israele, ma poi cadde nell’idolatria. Tertulliano fu un abile scrittore cristiano che scrisse interessanti opere di apologetica, ma poi cadde nell’eresia montanista. Sant’Alfonso Maria de Liguori racconta diverse apparizioni di anime dannate che in vita sembravano sante e che invece sono andate all’inferno. Pertanto, anche se una persona ti sembra vivere in maniera coerente col Vangelo, anche lei ha bisogno di preghiere affinché possa rimanere fedele a Cristo sino alla morte. Io prego spesso per te nella speranza che il Signore ti conceda la grande gioia di morire in stato di grazia (quando Lui vorrà). Inoltre chiedo a Dio di darti la forza di praticare con fervore le virtù cristiane, affinché tu possa meritare tanti gradi di gloria per il Cielo e gioire maggiormente della visione beatifica del Signore se ti salverai l’anima e andrai in Paradiso. Insomma voglio che tu possa diventare santa per la maggior gloria di Dio. Dopo la tua conversione hai cambiato radicalmente stile di vita, pertanto penso che se ti salverai l’anima sarai uno dei trofei più belli dell’infinita misericordia della Santissima Trinità.

Coloro che amano Gesù Cristo hanno il cuore in lacrime nel constatare che nella nostra società tante persone vivono come se Dio non ci fosse. Anche i santi piangevano al pensiero che molta gente non ama il Signore. Ciò provoca tristezza, ma dobbiamo cercare di sfruttare questo stato d’animo lacrimevole per stringerci maggiormente a Gesù buono e consolarlo col nostro amore. Se invece ci lasciamo prendere dalla rabbia diventa difficile conservare la pace interiore e praticare la vita devota con dolcezza, come voleva San Francesco di Sales.

Rinnovandoti la mia gratitudine per il tuo ordinato affetto verso di me, ti porgo i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Brevi sono i trionfi dell’iniquità: le vittorie degli empi passano come turbine, che lascia dietro a sè la desolazione e la morte; ma viene il Dio della Giustizia, un soffio solo di Lui è bastante a disperderli ed allora la Verità e la Giustizia tornano a brillare di più fulgida luce. Lo ha giurato Dio, che i desiderii degli empi periranno; e sillaba di Dio non si cancella.

[Brano tratto da "La Santa Guerriera" (Santa Giovanna d'Arco), di Padre Felice da Porretta, Unione Francescana, 1937].

martedì 20 gennaio 2026

Sofferenza per la morte di un figlio

Sacro Cuore di Gesù
Dagli scritti di Don Antonio Zaccaria.

Un giovane dotato d'un carattere eccellente e di una dolcezza incantevole fu dai suoi parenti inviato ad una casa di educazione per perfezionarsi nelle scienze, secondo quello che esigeva la sua condizione. Nel sesto mese del suo soggiorno in questo collegio una malattia fierissima lo condusse agli estremi. I suoi genitori, avvisati subito di tanta disgrazia, si misero in viaggio senza ritardo. Il primo ad arrivare fu il padre, che corse subito al letto del figliuolo, e lo trovò così male che s'avvide che l'avrebbe perduto: infatti il giorno dopo era morto. Bisognava pertanto dar questa notizia alla sua madre, che arrivata di fresco faceva istanza per essere condotta al letto del suo Gustavo. Due sacerdoti furono incaricati della dolorosa missione. Dopo averla disposta alla meglio, Madama, dissero, bisogna che voi facciate un atto di sottomissione alla divina volontà. Mio Dio, esclamò la madre, ho inteso tutto: Gustavo è morto! ahimè Gustavo mio! mio caro Gustavo!... Madama, soggiunsero i due preti, ci siamo dimenticati di dirvi che a voi resta un oggetto di consolazione, il crocifisso di Gustavo!... Oh! il crocifisso del mio caro figliuolo! che mi si porti subito. Quando la pia dama lo ebbe nelle sue mani, lo strinse al cuore, baciò commossa la piaga del S. Cuore di Gesù, e la bagnò di lacrime. Da tanto dolore si sentì subito sollevata e piena di un santo conforto esclamò: Il Crocifisso sarà da qui avanti unico oggetto del mio amore; niente più potrà attaccarmi alla terra; il Crocifisso sarà il mio conforto; Egli saprà ricompensarmi della perdita del mio figliuolo. Pensiamo noi pure bene spesso ai dolori che Gesù ha sofferto per noi, e nella piaga del suo S. Cuore troveremo coraggio e forza a portare la croce che Egli ci vorrà dare.

[Brano tratto da "Il Cuor di Gesù - Mese di Giugno", di Don Antonio Zaccaria, parroco in Faenza, stampato nell’anno 1902].